Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Un piccolo gioco “trova le differenze” fra un pontile e una piattaforma. Secondo voi quali sono le differenze? La Soprintendenza spiega che un pontile galleggiante ha impatto paesaggistico perché permanentemente collegato a terra, mentre una piattaforma no, o molto meno, in quanto non permanentemente collegata a terra. Per la prima è necessaria una relazione paesaggistica completa, mentre per la seconda è sufficiente una paesaggistica semplificata (se non nulla). Ora vi farò vedere le differenze, in pratica un gioco da settimana enigmistica. Vi darò pure la soluzione.

Sulla scia dell’articolo di ieri vi mostro i progetti presentati in Comune, entrambi approvati dalla Commissione Paesaggistica Comunale, soltanto che il primo del 2015 si chiamava “pontile” e non ha beneficiato delle ultime variazioni di legge che permettono paesaggistiche più facili, ovvero semplificate o senza (a seconda dei casi), mentre il secondo progetto del 2017, che si chiama “piattaforma”, è tutta un’altra storia. Il primo non ha mai avuto l’approvazione da parte della Soprintendenza, mentre il secondo si.

Ebbene, trovate le differenze. Per aiutarvi ho messo vicini i dettagli dei due progetti.

Qui sotto uno stralcio più ampio dei progetti con i timbri e date, giusto per mostrarvi che non c’è trucco, non c’è inganno.

Stralcio planimetrico pontile 2015
Stralcio planimetrico piattaforma 2017

Entrambi i progetti hanno gli stessi tiranti a terra, addirittura il primo disponeva di una passerella amovibile (grazie alla struttura a terra abusiva, poi rimossa dopo accertamento della Guardia Costiera), mentre il secondo, non disponendo di un sistema di tiranti per alzare la passerella, dispone si di una passerella ma non amovibile. Quindi è sparito pure il nome “passerella”. Vi pare chiaro no? Il primo è evidentemente un pontile (direi), mentre il secondo è solo una piattaforma (mah), con i medesimi tiranti a terra del primo e, addirittura, con una passerella NON amovibile (v. foto sotto).

Passerella non amovibile del 2017

E non si può certo dire che, con le ultime facilitazioni di legge, si siano applicate solamente norme più facili, perché qui c’è di più: un pontile che cambia nome in “piattaforma”. Da ridere, da piangere? Beh, certo non mi sembra una bella figura per il nostro Comune e per la nostra Soprintendenza.

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.

Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

Perché la cattiva o imprecisa informazione diventa anche facile propaganda politica? Capirne i meccanismi serve a difenderci, non solo dalle “bufale” conclamate, ma anche da quelle manipolazioni più sottili, che poi possono anche portarci a ragionare erroneamente e, di conseguenza, a fare scelte sbagliate. Voglio mostrarvi un paio di esempi di questi ultimi giorni.

Esempio 1: il caso del Bar Lamia a Portovenere (SP), nato dalla messa all’asta dell’immobile passato al Comune dopo cessione da parte dell’Agenzia del Demanio.

Siamo di fronte ad una questione che sta animando molto la popolazione locale, ma ha anche raggiunto la cronaca nazionale, vista la notorietà e l’apprezzamento per questo esercizio pubblico che ha fatto la storia ed era la porta di ingresso del paese, da oltre settant’anni. Un bar storico, conosciuto alle cronache per la frequentazione di personaggi famosi, sin dagli anni ’60. Una questione, perciò, ritenuta importante da molti, sulla quale si giocano non solo interessi puramente economici ma, evidentemente, anche politici e di prestigio.

Il giorno 8 settembre scorso esce su Il Secolo XIX, un articolo senza firma e senza alcuna sigla in merito all’autore. Il titolo è: “Ex bar Lamia, no del Tar alla richiesta di annullare
la revoca della concessione“. E già qui non aiuta a raccontare la verità dei fatti. Ci può stare l’esigenza di sintetizzare in poco spazio, ed è anche vero, spesso, che di solito chi fa i titoli non è l’autore dell’articolo. Non è raro, perciò, che sui giornali il contenuto di un articolo smentisca il titolo, il sottotitolo o l’occhiello. Nello specifico, il fatto è che il TAR non ha detto no alla revoca della concessione, ma ha detto no alla richiesta di sospendere il provvedimento del Comune che revoca la concessione. Sono due cose ben diverse. Il titolo fa intendere una decisione nel merito, ma in realtà si tratta di una decisione che riguarda la sola richiesta di sospensiva. Il TAR, con questa decisione, non entra nella materia del contendere che ha innescato il processo, infatti non emette una sentenza ma un’ordinanza, in attesa di svolgere le udienze di approfondimento del caso. Poi, nell’articolo si legge: “Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto l’istanza cautelare presentata dagli ex concessionari della struttura che chiedevano l’annullamento della revoca della concessione rilasciata loro nel 2004“. Bene, si scrive di istanza cautelare, quindi di richiesta di sospensiva, in parole povere, della efficacia immediata del provvedimento del Comune, non accolta dal tribunale. Anche se a ben vedere, si tratta della sola concessione dell’area esterna al fabbricato, non del bar vero e proprio. Cosa del resto descritta nell’articolo, il quale riporta anche la parola “ordinanza” e non “sentenza”, citando dal provvedimento del Tribunale: “salvi gli approfondimenti di merito“. Da ciò si può ben capire che la storia non è finita, in quanto non affrontata ancora pienamente nel merito.

Per sintetizzare il caso 1, possiamo dire che il solo titolo trae in inganno, ma i lettori dell’intero l’articolo (una minoranza rispetto a chi si limiterà al titolo) ne potranno capire il senso compiuto. Però, spesso, il solo titolo diventa arma di dibattito impropria, se non propaganda. Ed ecco qua, un altro titolo sbagliato (questa volta della testata “Città della Spezia” online), ma dal  senso identico al titolo errato de Il Secolo XIX, diventa su Facebook strumento di campagna politica della buona amministrazione. Ne fa uso improprio il consigliere di maggioranza del Comune di Portovenere, Giovanna Angelino. Il titolo: “Ex Bar Lamia, il Tar respinge la richiesta di annullamento della revoca della concessione”, fa dire al consigliere Angelino che si tratta di una “sentenza”, di una decisione nel merito  e definitiva, che non è. Perciò, giù un dibattito sulla pretesa e conquistata vittoria da parte del Comune ma che, francamente, mi auguro non avverrà, almeno in toto, perché i Lamia nel frattempo stanno tentando di aprire altra attività limitrofa, a quanto pare resa improba da incomprensibili niet comunali. Del resto, se il Comune ritiene di avere ottenuto ciò che voleva, perché negare ad un’altra attività di nascere? Non mi pare ci sia un problema di concorrenza e concentrazione di bar, gelaterie e ristoranti nella zona.

Esempio 2: il caso dei lavori che hanno interessato il muro storico nell’area del Convento degli Olivetani a Le Grazie, frazione di Portovenere.

Anche in questo caso c’è una certa animazione, chi vuol difendere la memoria storica dei luoghi e chi, invece, ritiene il muro di scarsa importanza, se non ricettacolo di sporcizia. Il Comune è intervenuto, anche per le forti polemiche suscitate dal caso, e ha ritenuto di ordinare agli autori dei lavori di porre in pristino i luoghi. Quest’ultimi, però, hanno impugnato l’ordinanza comunale al TAR, chiedendone contestualmente la sospensiva. Il TAR respinge la sospensiva, in attesa di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa succede su Il Secolo XIX? Appare un articolo, questa volta a firma di Mariano Alberto Vignali, col titolo e sottotitolo: “Il Tar: «Ricostruire antico muro demolito» I giudici danno torto ai coniugi australiani“. E’ vera solo la seconda parte, i giudici danno torto ai coniugi australiani, perché riguarda l’istanza cautelare, l’efficacia immediata dell’ordine di messa in pristino, non l’intera vicenda. Il TAR non ha ancora deciso sulla ricostruzione del muro e questo inganna chi si limita a titolo e sottotitolo. Ok, va bene, diamo la colpa al solo titolista e vediamo che dice il contenuto dell’articolo. Inizia così: “DOVRA’ essere ricostruito…“. Eh no, il TAR non ha ancora emesso sentenza, non ha deciso, ha rigettato solo la richiesta di sospendere l’ordinanza del Comune. La decisione definitiva e nel merito deve ancora essere presa. Ma l’articolo continua: “Lo ha deciso il Tar della Liguria che ha dato torto ai due coniugi australiani…“, “Ora resta da capire però se sarà possibile ricostruire…“. Insomma, il nostro giornalista dà tutto per fatto, concluso. Peccato che non sia così, perché anche io parteggio per il muro storico e non per chi lo ha danneggiato.

Anche qui, in sintesi, qual è l’esito di titolo, sottotitolo e articolo che riportano un caso come concluso, quando in realtà non lo è ancora? L’esito è lo stesso di prima: la facile e ingannevole propaganda politica è servita. Ed ecco di nuovo il consigliere di maggioranza Giovanna Angelino, pubblicare la decisione del TAR (che ben pochi leggeranno e comprenderanno), commentando: “Il Comune di Portovenere ha vinto anche il ricorso al Tar, contro la famiglia Flintoff (gli Australiani), per l’abbattimento abusivo di una porzione del muro del Convento degli Olivetani. E NON CI VERGOGNIAMO NEMMENO DI QUESTO. Buona Madonna delle Grazie a tutti.“.  Buona Madonna a lei Angelino, ma (ops…) non ha notato che nella prima pagina, ben titolato, il TAR ha scritto “ordinanza” e non “sentenza”? Il Comune di Portovenere ha vinto si, ma solo sulla richiesta di sospensiva, non ancora contro l’abbattimento di porzione del muro del convento. E anche qui, giù propaganda ingurgitata a tonnellate. Il TAR nell’ordinanza ha scritto: “rilevato che, nelle more del necessario approfondimento di merito contestualmente ai connessi ricorsi (r.g. nn. 818\2016 e 208\2017), la domanda cautelare proposta in relazione al diniego impugnato nella presente sede non risulta accompagnata dai necessari presupposti, anche in relazione alla natura ed agli effetti dell’atto impugnato“.  Nelle more del necessario approfondimento di merito, in lingua italiana, significa che i giudici devono ancora decidere, quindi, per favore, le notizie diamole vere, altrimenti basta poco e diventa una vittoria. Per carità, se poi l’amministrazione vuole mostrare con orgoglio e senza vergogna le proprie vittorie (magari anche sconfitte, non poche), benissimo, ma almeno abbia la pazienza di attendere che siano tali, anche se magari, lo diventeranno dopo le prossime elezioni. Nel frattempo, invece, penserei anche a rispondere nel merito, senza rivendicare una domanda cautelare, ad un problema annoso di insulti sul Vs. gruppo Facebook, che mi pare ormai entrato a pieno titolo nel dossier politico. Giusto per regolare non solo la propaganda gratuita, ma anche gli annessi e connessi, visto il perdurante silenzio in merito. Sappiate, poi, lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, che non ci sarà legge a difendervi dalle “bufale” o dalle “fake news”, anche questa è propaganda. Perché fare una legge sulla selezione delle notizie non può che diventare uno strumento di controllo sulla libertà di stampa, una forma pericolosa di autoritarismo e censura. Chi stabilirà se una cosa è vera o falsa? Non sempre, poi, verità e falsità stanno così chiaramente separate. Quindi, fate affidamento su voi stessi, sulla vostra cultura (non sulla vostra ignoranza), sul vostro senso critico, sulla vostra capacità di intendere e di volere. Non delegate agli altri i vostri neuroni: la cultura e la scuola sono i veri strumenti contro ogni inganno.

 

Un silenzio istituzionale inaccettabile

Un silenzio istituzionale, a volte, è un silenzio pesante, che trasuda inadeguatezza da parte di coloro che ricoprono cariche pubbliche. Il sindaco di Portovenere (SP) e membri della sua maggioranza non possono esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie.

Mi riferisco all’ennesimo episodio avvenuto sul gruppo Facebook denominato “Il Comune siamo noi”, in cui persone che dissentono o portano argomenti non graditi da alcuni membri e amministratori di quel gruppo, vengono sottoposti a denigrazioni personali, insulti, se non minacce. Nelle ultime ore è toccato ad una giornalista locale, non ne farò il nome, come non farò il nome di coloro che sono stati sottoposti allo stesso trattamento, perché la questione va oltre i singoli episodi.  Sono episodi che si ripropongono, almeno, dal 2014 e da allora non si è mostrato pentimento, né si sono rimossi, dai commenti o dai post, i passaggi salienti e incivili che rappresentano questo genere di barbarie da social network.

Dato per assodato che questi casi hanno mostrato incapacità di dialogo, di dialettica civile, mancanza di argomentazioni, valide o meno, mi chiedo: tutto ciò è normale?

Ciò che si scrive sui social, quasi sempre, è pubblico, o almeno diffuso in una cerchia di “amici”, ma rimane scritto, perciò è di fatto sempre possibile diffonderlo ovunque. Ciò che si scrive su tali mezzi è, perciò, molto di più che parlare al pubblico in piazza. Non è un gioco, non è uno scherzo, ma insulti e altro su questi mezzi, lo sappiamo, possono danneggiare molto le persone che ne vengono colpite. La cronaca, purtroppo, ha reso noti casi di suicidio per cyberbullismo, a dimostrare che questo mezzo non è per nulla innocuo.

Chiarito che il mezzo può essere un’arma e che può nuocere, vorrei tornare al gruppo specifico dove da tempo si verificano questi episodi. Il gruppo “Il Comune siamo noi”, ad oggi, consta di ben 1.427 membri ed è, di fatto, con frequenza, l’agone sociale e politico telematico principale nell’ambito del Comune di Portovenere. Risolte alcune ambiguità sul fatto che la pagina fosse istituzionale o meno, riprendendo le ultime dichiarazioni ufficiali in merito da parte del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, se ne può trarre una serie di affermazioni:

  • “… pagina dedicata al Comune di Porto Venere (…) dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere…“;
  • … non è gestita dal Comune…“;
  • “… è uno strumento fatto da simpatizzanti…“;
  • “… volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone…“;
  • “… non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere …”;
  • … l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere…“.

Insomma, mi pare di capire che non sia una pagina (o meglio gruppo) istituzionale, ma che però sia strettamente correlata all’attività politica (quantomeno) dell’attuale sindaco Matteo Cozzani. Uno strumento di contatto con la popolazione. Tanto è vero che, sia il sindaco, che membri della maggioranza consiliare e della giunta, ne fanno un certo uso. Chi più, chi meno. Questo è il punto: non è uno strumento ufficiale, ma viene utilizzato e, in un certo senso, rivendicato da fan dell’attuale amministrazione, cittadini ed è stato creato con la partecipazione (in un certo modo attiva, consenziente) dello stesso sindaco. Se ne deduce dal fatto che il sindaco dica: “l’abbiamo creata“, “dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere”. Ad ogni modo, penso si possa dire che vi sia una stretta vicinanza tra questo gruppo Facebook e l’attuale amministrazione del Comune di Portovenere. Mi sembra chiaro, assodato.

Detto ciò, ritengo che il sindaco e membri della sua maggioranza non possano esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie. Non mi riferisco al singolo ultimo episodio, ma mi riferisco al complesso degli episodi che si sono verificati dal 2014 e che continuano a riproporsi. Credo che, al contrario, utilizzare questo gruppo per le proprie finalità politiche (e anche gestionali pubbliche, sebbene non ufficiali) per poi darsi pubblicamente alla macchia, quando episodi incresciosi avvengono sul gruppo, anche per mano di coloro che lo amministrano direttamente, sia da parte del sindaco e della sua maggioranza un atto di viltà. Un modello da non seguire, un modo di relazionarsi con i propri cittadini e con le stesse istituzioni, fortemente inopportuno, che potrebbe anche far pensare ad un uso strumentale di queste modalità, al quale un pubblico amministratore non può permettersi neanche lontanamente di adeguarsi. Proprio per questo il sindaco e la sua amministrazione devono, subito, chiaramente e fortemente dichiarare ciò che dal 2014 non hanno mai avuto la forza, il coraggio, la volontà di affermare: la più ferma distanza da coloro e dalle modalità da questi più volte utilizzata, di intimidire, offendere, denigrare alcuni cittadini, o comunque persone che fanno liberamente uso delle proprie civili opinioni. Abbia il sindaco il coraggio di dichiararsi aperto alle opinioni diverse dalla propria, dimostri anelito democratico e rispetto per coloro che hanno idee diverse dalla propria. Dimostri di essere adeguato al ruolo, a prescindere dai fatti accaduti sino ad ora.

Portovenere (SP): rimossi i chiodi, rimangono da chiarire le spese sponsorizzate

Il Comune di Portovenere, rapidissimamente, fa rimuovere i chiodi rimasti lungo la scalinata di S. Pietro. Seguito del tappeto rosso della discordia. Ma le non spese sponsorizzate rimangono ancora dall’essere formalmente chiarite.

Dopo il mio articolo di due giorni fa e segnalazione, di ieri mattina, a Soprintendenza SABAP di Genova, UNESCO, Regione Liguria, Comune di Portovenere e Carabinieri, finalmente i chiodi vengono rimossi. Speriamo che, altrettanto rapidamente, arrivi risposta che renda formalmente conto delle NON spese sponsorizzate in merito a installazione, rimozione e smaltimento del tappeto. Un’ultima domanda: chi ha provveduto a rimuovere i chiodi rimasti? Lo sponsor?

Portovenere (SP): il red carpet lascia sulla strada chiodi e spese misteriose

Ben lontana dall’essere chiarita, la storia delle spese per installazione, rimozione e smaltimento del red carpet, lascia come ulteriore strascico i chiodi sulla scalinata di S. Pietro.

Del tappeto rosso, molto discutibile iniziativa (ad essere gentili) della giunta regionale di Giovanni Toti, si è scritto molto e molto male. Basta vedere la galleria fotografica degli orrori che gira in rete, grazie alla raccolta di Federico Valerio, oltre ad una piccola parte che riguarda Portovenere pubblicata da me. In realtà, la questione per Portovenere non si è conclusa qui: sono rimasti ancora molti chiodi piantati nella pavimentazione nella parte finale del carrugio e sulla scalinata che porta alla chiesa di S. Pietro. Una cosa orribile che ho documentato, parzialmente, questa sera (30 agosto 2017), ben dopo la cosiddetta rimozione. Come visibile da una parte delle fotografie scattate, diversi chiodi hanno ancora lembi di tappeto.

30.08.17 – Portovenere (SP) : i chiodi del red carpet rimasti sulla scalinata storico-monumentale

Oltre agli aspetti estetici e danni, per Portovenere è rimasta sconosciuta la questione spese, almeno per il pubblico. Ho chiesto pubblicamente più volte, visto che sindaci vari avevano accettato o meno, sobbarcandosi spese o rifiutando il tappeto (proprio per le spese), che il Comune di Portovenere pubblicasse i relativi documenti. Di questo nulla è apparso, tranne la banale e succinta delibera di “Adesione e patrocinio – Campagna dei red carpets”. Dal titolo, in effetti, sembra riguardare un gruppo musicale pop-folk. Ad ogni modo, nel documento si scrive: “… VISTA la richiesta di adesione e supporto presentata all’Amministrazione per la buona riuscita dell’evento…“, ed è curioso che in tutta la stringatissima delibera non appaia il nome/titolo del richiedente. Curioso.

Poi ho letto un’intervista in cui il sindaco Matteo Cozzani diceva: Il red carpet è stato una perfetta operazione di marketing che al Comune non è costata nemmeno un euro. Il costo del personale per l’installazione è stato sostenuto dall’impresa alla quale ci siamo rivolti come sponsorizzazione, mentre la spesa materiale del tappeto è stata sostenuta dalla Regione.“. In questo articolo sotto, invece, si scrive: “Ai sindaci che hanno aderito, è stato richiesto di curare il posizionamento e la manutenzione.“.

In realtà ci sarebbe anche la rimozione e lo smaltimento. Quindi mi sono chiesto e ho chiesto: Portovenere è l’unico Comune che è riuscito a fare tutto senza spendere un euro? Eppoi, quale sarebbe questa ditta che si è accontentata della sponsorizzazione? Mi sarà sfuggito, ma non ne so il nome. Dove sarebbe apparso? Manifesti? E soprattutto (ad oggi) non è apparso nulla all’albo pretorio, di cui sono attento lettore. Può pubblicare il sindaco, gli accordi di sponsorizzazione che diano spiegazione in merito alle non spese di installazione, rimozione e smaltimento? Grazie.

Detto fatto, il sindaco risponde non a me, dato che non ho più l’onore da tempo di poter intervenire sul suo gruppo di fan preferito, visto che da lì sono stato espulso e censurato (e altro). Risponde in questo modo: “… noi abbiamo semplicemente chiesto alla ditta che ci fa il service per gli eventi quanto voleva per l’installazione… ce lo hanno fatto come sponsorizzazione.“.

Beh si, perché formalizzare? Siamo tra noi, un ente pubblico e una ditta privata. Ma poi quale sarebbe la ditta? E dove appare la sponsorizzazione?

Insomma, qui mi parte l’embolo. Mi scusi sig. sindaco Matteo Cozzani, ma sta scherzando o scrive seriamente? Lei è bravo con le parole, peccato che ci siano cose che non funzionino in questo modo. Lei è l’amministratore di un ente pubblico, non di casa sua. Se lei ottiene un “favore” come ente pubblico, questo “favore” lo deve comunque formalizzare, per correttezza, per trasparenza (soprattutto), per dovere istituzionale (per dovere appunto), anche per evitare che possano esserci, ad esempio, ipotizzati scambi di favori poco chiari. Lei non deve dare adito nemmeno ad ipotesi in merito all’uso del proprio ruolo. Un amministratore pubblico deve agire con formalità e trasparenza. Qui non vedo entrambe le cose. Ci sono accordi di sponsorizzazione con questa ditta? Li pubblichi! Soprattutto con una vicenda in corso, come la questione della sponsorizzazione occulta dell’Autorità Portuale, lei dovrebbe agire nella massima trasparenza, non come pare a me tanto i cittadini sono contenti. Io non sono contento, sig. sindaco, di queste modalità opache. Se una ditta (che ancora non sappiamo quale sia) accetta di fare un lavoro gratis (ci sono anche i chiodi da togliere), o con uno scambio di sponsorizzazione, sarebbe il minimo che apparisse in giro una cosa del genere: “L’installazione, la rimozione e lo smaltimento del red carpet sono state sponsorizzate dalla ditta Pinco Palla di Pinco Palla Giuseppe” e che venissero pubblicati gli atti formali. Mi spiace sig. sindaco, non accetto questa faciloneria da un amministratore pubblico.

Detto questo, ovviamente senza risposta alcuna, arriva l’articolo di Sondra Coggio.

Che per fortuna (o sfortuna per altri) fa la giornalista, non si limita alle notizie dei comunicati stampa. Approfondisce, scopre il nome della ditta. Giusto perché era uno sponsor. Anche a lei (evidentemente), la questione risulta poco chiara e trasparente e scrive. E il sindaco che fa? Risponde come dovrebbe rispondere un amministratore pubblico? No, la “banna” dal proprio profilo personale su Facebook. Beh, che dire: è la stampa bellezza! Una presa di posizione non proprio responsabile e adulta, segno evidente di debolezza. Io, francamente, mi chiedo se il sindaco non abbia bisogno di aiuto, magari da una persona che sia in grado di ricoprire più adeguatamente il ruolo. Per la verità la questione dell’Autorità Portuale, anche lì con sponsorizzazioni e versamenti di soldi alle ditte di famiglia e personale, mi pareva ben sufficiente per rassegnare le dimissioni, se non altro per opportunità etica. Ma se proprio vuole rimanere fino a fine mandato, almeno si faccia supportare da qualcuno che sappia come muoversi. Non scordiamo, però, che rimangono queste domande: la rimozione del tappeto, con i chiodi rimasti piantati, è stata fatta dalla solita ditta? E dello smaltimento che ci dice sindaco? Sarebbe bene avere documenti non chiacchiere. Questo non per un favore verso di me, ma per un dovere suo nei confronti della cittadinanza. Grazie.

Ex Casa Carassale alla Palmaria e oneri mancanti de “Le Terrazze”: la svendita non aiuta

La vendita della ex Casa Carassale all’isola Palmaria doveva servire a ripianare i costi per la mancata messa in opera, da circa dieci anni, del prolungamento della passeggiata all’Olivo di Portovenere, oneri di urbanizzazione a carico dei titolari della struttura turistica “Le Terrazze”. Il costo calcolato ad oggi che peserebbe sulla comunità ammonta ad € 657.804,40.

Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze

Ma cosa c’entrano i mancati oneri di urbanizzazione per una struttura sino ad oggi mai edificata (prolungamento della passeggiata a mare dell’Olivo) e a scomputo, ovvero a maggior costo per i cittadini in proporzione al tempo trascorso dal suo computo iniziale, con la vendita all’asta della ex Casa Carassale sull’isola Palmaria?

Già, cosa c’entra l’asta e la passeggiata? Me lo sono chiesto pure io, fino a che ho letto il verbale di Consiglio Comunale del 14.12.16 (v. pag. 5 del verbale di seduta). In quel verbale è il sig. sindaco Matteo Cozzani che mette in diretta correlazione le due cose e afferma:

Sulla destinazione invece dei proventi della vendita di Villa Carassale credo di essere stato abbastanza chiaro. Sicuramente a base d’asta mettiamo una cifra che ci permetterà di chiudere finalmente la partita delle Terrazze per cui il completamento della passeggiata e quello credo che dal 2004 se non sbaglio la gente si sta aspettando e non siamo riusciti ancora a farlo e sono passate un po’ di amministrazioni compreso il commissario prefettizio, per cui credo che quello sarà un obiettivo che riusciamo a traguardare e l’abbiamo messo nel nostro programma elettorale, per cui non ci discostiamo assolutamente da quelle che erano le nostre previsioni, e in più tutto quello che avanzerà verrà utilizzato come rampa di lancio per eventuali altre opere importanti.
Missione compiuta sindaco? No, pare proprio di no, dopo la terza asta andata deserta, che implica un nuovo abbassamento del 20% sul prezzo base, ovvero da € 384.000 a € 307.200. Siamo ormai al 50% del prezzo iniziale di 600 mila euro. A quanto pare la faticosa partita per il prolungamento della passeggiata a mare è lontano dal concludersi.  Se ne deduce anche dal Documento Unico di Programmazione 2018 – 2020 (pagg.104 e 106) allegato alla delibera di Giunta Comunale n.163 del 31.07.17, in cui il costo a carico della comunità per tale opera rimane fermo a € 657.804,40, proprio come nel mio precedente articolo in cui ne descrivevo i dettagli, anche se la tempistica di realizzazione continua a slittare fino al 2020. A tale ammonterebbe, perciò, l’incremento dei costi per le tasche dei contribuenti. La spesa complessiva di progetto del computo originario (2003) a carico del soggetto attuatore (Le Terrazze), che secondo la convenzione del 2004 sarebbe a scomputo, era di (soli) € 180.059,80, evidentemente ora calcolate con gli interessi legali della fidejussione stipulata allora, ad € 209.000. Il tutto per un costo globale dell’opera di € 866.804,40, includendo i 657.804,40 euro che verrebbero versati dal Comune, cioè noi/voi. Le opere di consolidamento costiero, incluse nello stesso progetto e con esso computate, farebbero poi pensare ad ulteriori costi, visto che il mare ha eroso ulteriormente spiaggetta e muro di contenimento posti lungo il percorso della passeggiata.
A ciò si aggiunge la vendita anche della Casa del Capitano, un edificio storico residenziale (del valore di € 372.000), al momento locato, se non erro. Tale vendita, assieme alla ex Casa Carassale, per alcuni articoli online, sarebbe strumentale alla spesa per le asfaltature stradali. Poche idee ma ben confuse a quanto pare. Quello che è sicuro è che tutto ciò farebbe pensare a necessità impellenti di bilancio.

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Pontile o piattaforma? Ecco l’ultimo trucco per mettere un pontile galleggiante senza bisogno di autorizzazione paesaggistica. Allo stabilimento “Le Terrazze”, per ora, funziona.

Qui apriamo, o meglio, riapriamo uno dei capitoli della tanto travagliata questione della struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere. E’ un capitolo minore, ma dà l’idea di quale tenacia si possa avere nel riproporre un manufatto che era già stato rimosso più volte. Non vi faccio la storia completa perché sarebbe noiosa (ma anche un po’ comica), vi propongo un estratto e l’aggiornamento ai giorni nostri.

Per anni, presso lo stabilimento “Le Terrazze”, abbiamo visto un pontile galleggiante, documentato anche da satelliti, o più semplicemente da fotografie aeree della Regione, ma anche dallo stesso titolare con foto pubblicitarie e striscioni. Ebbene, questo pontile, non presente nel P.U.D. (piano di utilizzo del demanio) comunale stava miracolosamente e magicamente sempre presente sul mare, estate, autunno, inverno, primavera, e via dicendo per anni, senza venire mai rimosso. Poi un bel giorno del 2014, dopo essere stato querelato dal sindaco per la storia dei parcheggi pubblici (che rimane ancora da essere chiarita e risolta), il sottoscritto decise di aprire, assieme al capitolo principale,  altri capitoli poco chiari, tra cui questo, quello del pontile fantasma, un pontile che c’è ma non è nel P.U.D.. Da quel momento quel pontile ebbe vita grama, riapparve senza autorizzazioni nel giugno del 2015 e poco dopo i miei accessi e segnalazioni sparì nuovamente. Non riapparve nel 2016, mentre è riapparso nei primi giorni di luglio di quest’anno.

Ebbene, pochi mesi prima, era stata pubblicata all’albo pretorio istanza di autorizzazione demaniale ad occupare uno specchio acqueo con una “piattaforma” galleggiante di m 12 x 2,50, proprio in relazione a “Le Terrazze”. In quell’occasione scoprii una bella novità che però non sembrava nuova, perché gli articoli di legge a cui si riferiva erano ben più vecchi:

risulterebbe prevista una nuova forma semplificata di autorizzazione paesaggistica per la quale una piattaforma galleggiante, se posizionata per meno di 120 gg. NON necessita di autorizzazione paesaggistica, ma rientra nella definizione di edilizia “libera” (!!!). Qualora la “piattaforma” sia messa in opera per un periodo inferiore a 120 gg., può configurarsi sotto il profilo di intervento di edilizia “libera”, ex art. 21, c. 1, L.R. Regione Liguria n.16/08 e ss. mm. ed ii., e sotto il profilo paesaggistico intervento esonerato dall’autorizzazione paesaggistica ai sensi del D.Lgs. n. 42 del 22/01/2004, art.149 (v. all. I al D.P.R. n.139/2010, punto 38).

Ma mi chiedo, per qualsiasi misura? Pure per una piattaforma di 50 o 100 metri? A parte ciò dove sta il trucco se c’è? E il trucco c’è, sta nella parola “piattaforma”. Ovvero nel fare un pontile che sembri una piattaforma, in quanto, grande genialata di qualche avvocato delle alte sfere, la piattaforma non è ancorata permanentemente alla terraferma e perciò, per la Soprintendenza, non ha impatti paesaggistici perché l’impatto parte dalla battigia verso terra (!!!). Bene, quindi, se vi costruite una casa galleggiante con luci da luna park in zona UNESCO va benissimo. A questo punto consiglierei a Toti & C. di fare tanti red carpet galleggianti, proprio come Christo (l’artista impacchettatore), quando ha messo le passerelle galleggianti sul lago di Iseo. Oddio adesso lo fa davvero!

Ma veniamo a noi al pontile… ops… alla piattaforma sistemata nei primi giorni di luglio davanti a “Le Terrazze”, lo vedete in foto. Che ne dite? Si capisce è una piattaforma. Se guardate il dettaglio si capisce che alcuni di quei cavi in basso sono per bellezza, non per fissare la piattaforma a terra. No, vero? Eppoi la passerella. Che dite si alza? Io dico di no, perché non vedo tiranti e mi sa tanto che rimane abbassata fino a che non levano tutto, pure la “piattaforma”.

Beh, vediamo se la “piattaforma” avrà vita tranquilla dopo le mie segnalazioni alle autorità che se la pigliano con calma (è agosto), ma magari si è ancora in tempo per un miracolo.

 

Il rotolone ligure che non finisce mai…

L’iniziativa fallimentare della Regione Liguria, Toti e i suoi amici sindaci. Il tappeto rosso strangola la Liguria e violenta le bellezze ambientali.

Più che scrivere vi invito a guardare. Per certi versi mi viene in mente la pubblicità dei rotoloni, quelli che non finiscono mai. Per altri direi di fare attenzione con ciabattine e infradito. Ad ogni modo mi chiedo se il punto d’arrivo sia uno schermo su cui proiettano la Corazzata Potemkin, ai tempi di Fantozzi. Eppoi, tanta tristezza per il gusto raffinato e per i soldi buttati (ci fanno sapere la Regione e i vari Comuni dove sono andati e quanti?), che magari facevano comodo per un ripascimento adeguato delle spiagge, o per il servizio di recupero degli animali selvatici feriti, come ho letto in rete. #TristezzaToty

I chiodi…

L’esaltazione della bellezza…

Non male la tombinatura del red carpet…

ARPAL: ghiaia con spigoli vivi nei ripascimenti a Portovenere

Ulteriori dettagli in merito ai ripascimenti 2017 a Portovenere, nello specifico in zona Olivo. L’ARPAL afferma che: “La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“, “Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

20170705 dai ciottoli di fiume ai sassi delle cave

Menomale, allora non ho le traveggole, ARPAL in una recente nota del 06.07 u.s., in risposta ai miei esposti, comincia a fare alcuni distinguo dopo il proprio sopralluogo del 19.06 scorso. Prima di tutto però, tengo a precisare quanto scritto in precedenza: nelle operazioni di ripascimento degli ultimi 10-15 e forse 20 anni, è sempre stata introdotta una quantità di materiale insufficiente a mantenere inalterati i profili costieri, in troppe parti ormai ridotti di almeno 1, se non 2 o 3 metri, per non parlare dell’evidente differenza a monte degli arenili.

Il materiale risulta essere “macinato di cava di colore grigio (diverso dal materiale usato sino al 2015), mentre in merito alla granulometria, distingue solamente le parti inferiori ai 0,0625 mm, ovvero polveri, che risulterebbero essere l’1,4% del peso. Non aggiunge altro in merito alla distribuzione dimensionale dei granuli.

ARPAL, però, fa alcune importanti considerazioni:

  • La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“;
  • Per quanto sopra evidenziato si fa presente che durante le operazioni di ripascimento in cui si effettua movimentazione, conferimento, stesa, sistemazione, ecc. di materiale inerte di cava, le acque prospicienti gli arenili evidenziano nella totalità dei casi una torbidità più o meno accentuata, per tale motivi sarebbe opportuno effettuare tali operazioni nei mesi invernali o nella prima parte della primavera.“;
  • Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

Ad ogni modo, ARPAL non trova elementi normativi che facciano ritenere le operazioni di ripascimento 2017 effettuate fuori regola. Detto ciò, credo sia utile farvi conoscere la mia risposta che sintetizzo di seguito, in particolare la parte che approfondisce le granulometrie del ripascimento 2017 (non osservate precedentemente in dettaglio) e la spiaggetta non trattata, benché nel piano. Ribadendo che le spiagge previste nel piano in zona “Olivo 1”, non sono state trattate in maniera adeguata, sia relativamente al piano, sia in senso assoluto.

Notevoli differenze granulometriche già nelle analisi 2016

Il materiale esistente nel 2016 all’Olivo risultava avere dimensioni ben distribuite tra i 16mm e 4 mm, mentre nel rapporto di prova presso la cava NEC a Biassa il materiale era sostanzialmente composto da granuli di dimensione unica, ovverosia di dimensione inferiore a 14 mm per il 93,7%, mentre risultava essere inferiore ai 10 mm solo per il 22%. Ciò che ha determinato di fatto la totale alterazione, quantomeno estetica delle spiagge, senza considerare la diversità riscontrata quest’anno, anche da ARPAL, in relazione alla spigolosità e polverosità, del resto già notata dal sottoscritto nel 2016 e ripresa in almeno un articolo dalla stampa locale del 27.06.16, nel quale si utilizzano un paio delle mie immagini.

Notevole incongruenza tra le granulometrie previste nel piano 2017 e le analisi del materiale utilizzato

Tengo, inoltre, a far notare la notevole incongruenza tra le granulometrie previste per le spiagge dell’Olivo e le analisi del materiale utilizzato, del resto confortate dalle immagini già pubblicate. Nella relazione tecnica inviata dal Comune per la richiesta di parere da ARPAL, Tav. 01 del maggio 2017:

  • a pag.13 si riporta lo stato attuale delle spiagge Olivo 1: “Dalle analisi emerge una composizione piuttosto eterogenea, con diametro medio variabile da 4 a 20 mm.“;
  • a pag. 21, si riportano le caratteristiche dell’intervento previsto per le stesse spiagge Olivo 1: “Tale intervento verrà eseguito in due fasi distinte: – apporto di circa 46 mc di materiale (tout-venant di cava da 0 a 120 mm) nella prima fascia di battigia (larghezza di circa 1,50 metri), per tutta la lunghezza della spiaggia; – apporto di circa 196 mc di materiale (ghiaia da frantoio pezzatura indicativa 4/8, 8/16, 16/32) a copertura della zona di apporto con estensione a monte; finitura con 190 mc. L’utilizzo misto dei materiali di diversa pezzatura, con posa dei materiali più grossolani negli strati inferiori, ha lo scopo di ottimizzare la compatibilità ai fini turistico balneare .“, come del resto si riporta a pagina 2 nella tavola A03 “Computo metrico estimativo” del maggio 2017, nel “Supercapitolo – 02_Spiaggia dell’Olivo 1“.

La pezzatura previsionale indicata per l’intervento di ripascimento NON appare avere alcun riscontro coerente sia rispetto a quanto riportato a pag.13 del documento, sia rispetto alle stesse analisi del 2016 (allegate anche alla relazione del 2017 perché valide per 5 anni) e da ARPAL descritte ancora simili alle analisi affidate alla ditta SANA S.r.l., la stessa che ha proceduto ad effettuare i ripascimenti 2017. Come del resto, in maniera intuitiva, dalle immagini di dettaglio dei cumuli da me riprese, che mostrano due tipologie di materiale.

le due formulazioni depositate oggi
Le due formulazioni depositate nel 2017
Bagnanti in mare nelle acque torbide durante le operazioni di ripascimento

Benché le spiagge all'”Olivo 1″ fossero presidiate dai vigili, il mare era frequentato dai bagnanti durante le operazioni di ripascimento, i quali proseguivano a stare in acqua benché fosse notevolmente torbida, come ben visibile nelle fotografie già pubblicate.

torbidità 2
Torbidità
Ripascimento parziale e difforme rispetto ai piani

Non secondario poi, come rilevato sempre dalle fotografie già da me diffuse, l’aspetto inerente alle modalità di lavorazione che, diversamente da quanto riportato nelle planimetrie del piano per le spiagge Olivo 1, non sono state rispettate distribuendo il materiale per tutta la profondità dell’arenile, ma solo per la metà a mare.

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Erba in spiaggia dopo i ripascimenti (22.06.17)
Spiaggetta nel piano ma non trattata

Inoltre, la spiaggetta più a est presente nel piano per l'”Olivo 1″, diversamente da quanto previsto nel piano, non è stata rifornita di alcun apporto di materiale, ciò è riscontrabile sia nelle immagini già pubblicate, inerenti il materiale ivi presente allo stato attuale (ovvero materiale coerente ai ripascimenti sino al 2015), che nelle nuove immagini ora pubblicate, le quali mostrano le differenze di livello alla battigia tra altezza del mare e altezza dell’arenile immediatamente a monte. La spiaggia su cui è stato effettuato il ripascimento (foto 01) evidenzia un forte dislivello dell’arenile alla battigia (dovuto alle ultime mareggiate), ciò che non è visibile per la spiaggetta fortemente erosa dal mare (foto 02 e 03), su cui non è stato introdotto nuovo materiale sebbene presente nel piano. Qui il mare penetra in profondità, anche in ragione di onde relativamente modeste.

01 -Tratto che ha subìto il ripascimento (11.07.17)
02 -Tratto che NON ha subìto il ripascimento (11.07.17)
03 – Tratto che NON ha subìto il ripascimento (01.07.17)

Mi auguro che alcune persone non se ne abbiano a male se ho ripreso l’argomento, ma quando una situazione, soprattutto di interesse pubblico, mi pare non chiaramente focalizzata e/o risolta, penso sia bene sviscerarla e ribadirla fino ad ottenere qualche risultato. Almeno si spera.