Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/leviphotos/2332987961/">noyava</a> via <a href="http://foter.com/">Foter.com</a> / <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">CC BY-NC-SA</a>Assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. Il presunto reato era diffamazione aggravata tramite internet, su querela presentata dall’attuale sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani.

Per questo risultato devo, innanzitutto, ringraziare i miei avvocati dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, che si occupano dello sportello legale a tutela di giornalisti, bloggers e cronisti indipendenti. Tramite Ossigeno e MLDI (Media Legal Defence Initiative) è possibile ottenere assistenza legale gratuita nell’ambito dell’attività nel campo dell’informazione. L’associazione è, perciò, un importante presidio a difesa della libera informazione e della democrazia.

Ancora oggi, mi chiedo quale fosse il presunto reato e, soprattutto, quale fosse il reato individuato dal Pubblico Ministero nel testo: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla richiesta: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Un sindaco non ha facoltà di operare scelte politiche? Una pratica, che cos’è? E’ un procedimento amministrativo? O un iter non formalizzato? Senza, però, entrare nelle questioni accademiche di cosa si intenda per “pratica“, punto, non seguita da alcun aggettivo e quindi capire il senso del termine “sospesa“, mi pare non secondario rilevare un dettaglio. Il dettaglio era questo, dieci giorni dopo aver rilevato e riportato quell’informazione datami da un pubblico ufficiale e non in via riservata, ho avuto un lungo colloquio telefonico con un altro agente della Polizia Municipale. Durata 8 minuti e 24 secondi, eh si, registrato. Col senno di poi, mi dico che avrei dovuto registrare già la prima conversazione, ad ogni modo, registrai altra conversazione con altro agente, dieci giorni più tardi, il 30 settembre 2014. Questo ben prima di venire querelato in data 20 ottobre, ben prima della notizia della querela e della delibera che ne formalizzò la proposizione, in data 17.10.14. La telefonata, che verteva in tutt’altra questione per circa 8 minuti, fu tra l’altro sostanzialmente verbalizzata da me in una PEC inviata al Comune il 09.10.14. Che culo! Mi dico, che faccio bene a verbalizzare e formalizzare ciò che non mi viene ufficialmente messo per iscritto e che giudico di una certa rilevanza.

Il tema della telefonata, però, era altro, solo gli ultimi 22 secondi riportano alla questione che ha fatto scatenare la reazione del sindaco, cioè la annosa questione degli oneri di urbanizzazione legata al P.U.O. “Le Terrazze”, complesso turistico ricettivo di Portovenere che include: una residenza turistico alberghiera, uno stabilimento balneare, bar, ristorante, parcheggi pubblici e privati e opere ancora incompiute. In buona parte oneri di urbanizzazione ancora mancanti, come il prolungamento di una passeggiata lungo mare (a scomputo), un campo di calcetto, ma anche un’opera di consolidamento della costa, per la spiaggia sottostante (più o meno esistente) ed inclusa nel prolungamento della passeggiata. Oltre a ciò, è ancora da terminare una consistente parte di parcheggi privati interrati, dato che quelli previsti in superficie nell’area sterrata al termine della struttura (ma già operativi da anni), sarebbero in buona parte pubblici. Solo quelli pubblici nell’area incompiuta sarebbero 28, cosa che, all’epoca della querela, non conoscevo. Allora sapevo solamente dei parcheggi pubblici (17) edificati da anni, posti davanti al residence, ad oggi ancora privi di segnaletica stradale regolamentare, orizzontale e verticale. Invisibili per questo, perché non distinguibili da parcheggi privati posti, oltretutto, dopo uno stretto varco, a senso unico alternato, che difficilmente una persona può intendere come varco di accesso pubblico libero, con o senza striscioni pubblicitari o addetti privati a controllare. Ma lo vedremo in altro articolo, assieme alle carte.

Torno alla telefonata, avuta il 30.09.14, con un agente della Polizia Locale. Ebbene, volgeva il termine della chiamata, riporto la mia trascrizione (BD sono io, PL è l’agente di Polizia Locale):

BD – Vabbè. La sanatoria riguarda la materia edilizia non la materia commerciale. Stiamo facendo un po’ di confusione. Vabbè, comunque finiamola qua, perché vedo che non ci capiamo. Ehhh, niente. (min 08:02) Invece, per quanto riguarda la questione che avevo già fatto protocollare, mandato per PEC, “Le Terrazze”, li la questione…
PL – “Le Terrazze” io questo non l’ho seguito
BD – Non la sta seguendo lei
PL- Non la sto seguendo io “Le Terrazze”, comunque le sto dicendo che sta… ehhh le posso dire che è stato bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione
BD – Si… si allora mi conferma quello che mi era stato detto… in sostanza
PL – Va bene?
BD – Va bene. La ringrazio, buon…

bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione“, questo è il senso della questione. Non c’è riservatezza, non c’è segretezza, non c’è alcun tono che faccia intendere qualcosa di sospetto, ad esempio un ipotizzato abuso d’ufficio, per come l’ha inteso il sindaco. Nulla di tutto ciò, è stato del tutto normale e naturale, tanto è vero che, sia dall’ex-comandante Pruzzo, che dall’agente nella telefonata, sono stato indirizzato a sindaco o amministrazione, non all’ufficio tecnico. Perché non avrei dovuto ritenere come fonte valida un pubblico ufficiale? Poi diventati due pubblici ufficiali? Cosa vogliamo fare, querelare anche gli agenti della municipale? Insomma tutto rientrava, pure per me, nel normale quadro delle facoltà decisionali del sindaco, punto. Nulla di più, nulla di meno. Certamente la questione Le Terrazze rimane da anni incompiuta, nella parte più importante riguardante gli interessi pubblici, cosa che prima di me rilevò già l’associazione locale “Posidonia” in un articolo sul loro blog del 14.02.13, dal titolo “Strade negate 2“, ancora online. Non mi sembra, poi, che loro siano stati delicati con l’amministrazione di allora (Nardini-Pistone): “… Neppure i parcheggi in realtà sono pubblici perché, oltre all’impossibilità di accedervi fuori stagione per la presenza del cancello, se fossero tali dovrebbe avere valore anche per quell’area il pass residenti oppure il biglietto rilasciato dal parcometro che gestisce i parcheggi nell’area della II traversa Olivo e non dovrebbe essere necessario pagare altro biglietto. Domanda non secondaria: il ricavato da questi parcheggi ad uso pubblico va nelle casse del Comune?“. Anche del cancello, poi abbattuto a seguito di ordinanza del 24.07.13, ne scriverò nuovamente.

Dunque, anche la telefonata registrata fu depositata presso il P.M. in Procura, prima del mio rinvio a giudizio, cosa che però avvenne pochi giorni dopo. Non mi spiegai il perché, ed in seguito non mi spiegai perché la Procura non sentì l’agente della telefonata, persino senza chiamarlo a testimoniare nel processo. In udienza ebbi la risposta, quando il mio avvocato, Valerio Vartolo, chiese di depositare la registrazione telefonica, a seguito dell’esame in udienza dell’agente, chiamato dalla mia difesa. Ebbene, le ragioni della illegittimità della prova, per la Procura (seguita a ruota dalla difesa del sindaco), erano sostanzialmente tre:

  1. l’interlocutore non era a conoscenza della registrazione in corso;
  2. vi è strumentalità della prova precostituita;
  3. la modalità della trascrizione non è certificata.

Vi immaginate quanti processi debbano andare all’aria perché basati anche su prove registrate da persone implicate? La giurisprudenza, poi, appare chiara nel merito. Non vi è mai capitato di leggere di giornalisti che registrano le conversazioni, visto che le ritrattazioni sono all’ordine del giorno? Un esempio recentissimo, Berdini, l’assessore all’urbanistica della giunta Raggi a Roma, smentito dalle registrazioni. Anche se lì potrebbe esserci una questione di deontologia professionale giornalistica, visto che Berdini aveva chiesto la riservatezza. Un giornalista sarebbe tenuto a rispettare il segreto delle fonti. Ma questo è altro tema e non fa parte di questo mio caso specifico. Nessuno mi ha chiesto riservatezza, a prescindere dal non sapere di essere registrato. Cosa che potrebbe aver avuto senso se ritenuta, ad esempio, confidenza in merito ad un atto avvenuto in violazione della legge. Di esempi, ad ogni modo, ne possiamo fare tantissimi.

“Strumentalità della prova precostituita”, francamente faccio fatica a capirne il senso, dato che non se ne contesta la veridicità e nemmeno la data in cui è avvenuta (viste le prove di contesto depositate), ovvero ben prima di conoscere l’intenzione del sindaco di sporgere querela, avvenuta 17 giorni dopo.

La trascrizione non è certificata, ok. La trascrizione è stata depositata con il cd della registrazione, non mi pare insormontabile il problema, tanto da invalidare la prova.

Ovviamente, la prova fu acquisita dal giudice ed è questo che mi rende incomprensibile il mio rinvio a giudizio. Ma certo, le questioni non erano tutte qui. Il processo non è stato banale, nonostante le premesse al capo d’accusa, anzi proprio per quello direi. La presunta diffamazione non era certo intellegibile di primo acchito, perciò, chi poteva intenderla come tale tra il pubblico? Credo, però, risulti per voi noioso, e poco interessante riproporne pedissequamente la storia, dato che non è certo un caso di importanza nazionale. L’importanza, però, sta nel senso generale delle cose, che indubbiamente si riflette sui tanti casi simili nella nostra penisola e nel mondo. Dov’è il limite tra informazione e diffamazione? Dov’è il limite tra informazione e autocensura? Dov’è il limite tra critica politica e calunnia? In mancanza del buon senso, possiamo riferirci all’orientamento giuridico che ne dà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ripresa dalla mia difesa nel processo. Corte per la quale, a voler sintetizzare il più possibile, un pubblico amministratore, per il ruolo che svolge, è tenuto a subire critiche, anche un po’ ingiuste, dato che il suo ruolo è quello di dimostrare con i propri atti politici e amministrativi il proprio valore e le proprie capacità di operare per il buon governo della cosa pubblica. Ciò, senza dover comprimere le libere opinioni e l’informazione, se orientate a valutare il suo operato e non la sua persona. L’opinione pubblica, come l’informazione e la critica, rimangono, perciò, parti essenziali nella vita sociale di ogni paese democratico. Spero che, anche il mio caso, possa servire da esempio, come del resto è stato a proprio modo utile a farmi capire molte più cose, soprattutto a non rinunciare ad informare, ad esporre critiche, ma nel più razionale dei modi, conoscendo i temi esposti sulla base di una rigorosa ricerca documentale e di fonti attendibili.

Tornando alla frase del capo d’accusa e alla connessa domanda, il sindaco mi rispose? No, mi querelò. In seguito feci alcuni accessi agli atti, dovetti anche arrivare sino al Consiglio di Stato, ad ogni modo, nei prossimi articoli, intendo riprendere il tema nel merito, ovvero nella questione dell’incompiuto P.U.O. de “Le Terrazze”. Farò anche una breve parentesi sugli insulti come metodo intimidatorio, atti a zittire le opinioni altrui. L’insulto non va mai tollerato, perché è un’arma impropria al servizio delle prepotenze, è la base dei regimi non democratici.

Articolo correlato: A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

Per approfondire: Dossier “Le Terrazze”

Photo credit: noyava via Foter.com / CC BY-NC-SA

Il prossimo sindaco di Portovenere (SP)

mayorI meriti concreti e dettagliati verranno accertati, ma mi sento di ringraziare per ciò che è stato comunque già fatto per il nostro paese sulla costa ligure.

Volevo ringraziare il dott. Santini, per tutto ciò che avrebbe fatto per il nostro Comune (Portovenere – SP) perché, a prescindere dalla regolarità o meno delle dazioni che sarebbero state fatte per opere buone per il nostro paese, ha comunque dimostrato di essere persona umile e modesta. Non avrebbe voluto far apparire il proprio ente (l’Autorità Portuale della Spezia) tra i generosi finanziatori di tante realizzazioni importanti per il nostro paese, tra cui i bellissimi e indimenticabili fuochi d’artificio a Le Grazie, palchi, luci, suoni, fantastici manifesti, sfarzose colonnine pubblicitarie, bellissime transenne ed elegantissimi new jersey. Tutte opere che rimarranno ad imperitura memoria, nei secoli dei secoli, che mostreranno ai nostri posteri gli sfarzi e la grandezza dei tempi odierni.

Ringrazio anche il giovanissimo sindaco del Comune di Portovenere, perché anch’egli ha mostrato grande umiltà e desiderio di non venire menzionato, per le opere che ha compiuto, anche grazie ai finanziamenti che sarebbero giunti alla sua ditta, ed alla ditta di suo padre, da parte del dott. Santini. Il nostro sindaco è il pioniere di una nuova politica 4.0, che va ben oltre lo spirito della terza repubblica, segno dei nostri tempi.

Non voglio dimenticare, però, il dott. Forcieri che ha scelto di fare chiarezza prima di dover lasciare il proprio ente, per cause a lui non contingibili, che ha voluto dare tutto il merito di tanta generosità al dott. Santini. Un modo per far risaltare le persone di valore.

Il nostro è un paese di gente umile, molto dedita al duro lavoro e con ferree regole di rispetto sociale, tutto ciò ha sempre fortemente motivato ognuno di noi a vigilare sulla cosa pubblica, perché sentiamo fortemente l’appartenenza al nostro paese e il senso civico non ci manca.

Detto ciò, mi sento di fare una proposta a tutti voi, di candidare per le prossime elezioni comunali il dott. Santini, per lo spirito tenace e la grande generosità. Mi auguro che questa proposta venga accolta ampiamente fra le forze politiche locali, perché potrebbe portare il nostro paese ad altissimi vertici mondiali. Buon anno a tutti!

Bibliografia: http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2017/01/09/ASy4XAtF-occulto_sponsor_authority.shtml

Gas ed Elettricità: la truffa ti chiama al telefono

stockvault-fireball136952Parliamo di gas ed elettricità. Una direttiva europea e di conseguenza il nostro governo, assieme all’Autorità per l’energia, ci stanno obbligando a passare dal contratto a maggior tutela al mercato libero. Dal 2018, probabilmente, tutti i contratti a maggior tutela verranno aboliti per legge. Chi avesse già provato l’ebrezza del mercato libero (circa il 25% degli utenti e delle PMI) avrà potuto verificare che il tanto declamato blocco della tariffa (o sconti) è in gran parte un’enorme bufala, in quanto il blocco tariffario si riferisce solo ad una delle tante voci che concorrono a formare il prezzo finale per l’utente. Le altre voci, guarda un po’, si incrementano liberamente, di solito.

Ebbene, la nostra Autorità per l’energia ha messo in piedi un piano (per ora limitato all’energia elettrica) che prevede un contratto tariffario intermedio, per aiutare (pare) l’utente a prendere il largo tra i marosi del mercato libero. Questo contratto ponte, che rimane opzionale, entra in vigore dal 1 gennaio 2017 e si chiama “Tutela Simile”. Tramite tale tipologia contrattuale sarebbe garantita la vigilanza dell’autorità, con “sconti” che varierebbero tra le diverse società fornitrici. La “Tutela Simile” viene stipulata esclusivamente via web, si potrà aderire fino al 30 giugno 2018, per la durata massima di 12 mesi, dopo di che verrete catapultati sul mercato libero, o potrete tornare alla maggiore tutela, se ancora esisterà.

Al momento, gran parte delle associazioni dei consumatori non paiono reagire più di tanto a questi cambiamenti, anche perché sono state coinvolte nel processo da parte dell’Acquirente Unico (garante della fornitura di energia elettrica alle famiglie e alle piccole imprese). Ente che  si occupa anche di gestire il processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Infatti, il passaggio dalla maggior tutela alla tutela simile, può essere effettuato anche tramite una delle associazioni dei consumatori accreditate presso l’Acquirente Unico.

Inoltre, sempre da Gennaio 2017, a seguito della delibera 296/2015/R/COM dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, tutte le società che operano in ambito energetico dovranno avere denominazione sociale e marchio distinti a seconda se operano nel mercato libero o a maggior tutela. Questo comporta, ad esempio, che il marchio “ENEL” rimane per la società operante nel mercato libero, mentre la parte di ENEL che opererà formalmente con diversa società nel servizio a maggior tutela si chiamerà “Servizio Elettrico Nazionale”. Questa separazione formale più chiara, tra società dello stesso gruppo che operano su mercati diversi, dovrebbe aiutare l’utente a capire meglio la fonte che gli sottopone delle proposte commerciali. Magari queste società avranno stessa sede e stessi uffici, ma sarà più difficile nascondersi dietro nomi troppo simili (quasi uguali) per fare proposte commerciali che, a vostra insaputa, vi faranno passare dal mercato a maggior tutela a quello libero. Ovviamente, le società con marchi storicamente più conosciuti, tenderanno a mantenere il vecchio nome sul mercato libero, proprio per invogliarvi a seguirle su tale mercato, possibilmente sempre a vostra insaputa. Quindi, attenzione.

Attenzione perché, tutto ciò, a quanto pare, sta mandando in fibrillazione le compagnie energetiche fornitrici di luce o gas agli utenti finali. Tanto che nelle ultime settimane, probabilmente, vi sarà capitato di essere stati oggetto di chiamate telefoniche, di solito durante il pranzo o la cena, con le quali vengono fatte proposte commerciali mascherate in tutto e per tutto. Ecco alcuni esempi su cui riporre la massima attenzione:

  • un addetto/a di una società del gas (attuale vs. fornitore) vi propone un “aggiornamento della tariffa del gas“, perché il mercato è favorevole e la vostra tariffa risulta più alta. Durante la telefonata, l’operatore non vi parla di variazione contrattuale, o di cambio società, ma solamente di “aggiornamento“, di “blocco tariffa“, di “sconto” e di “lettura informativa poi spedita via email(in realtà nuovo contratto). L’obiettivo è, in realtà, di farvi passare dal servizio a maggior tutela ad una nuova tipologia contrattuale (mercato libero?), ovvero un diverso contratto per sganciarvi anticipatamente dalla maggiore tutela. Se poi dite che volete capire meglio, chiedendo se loro intendono farvi cambiare tipologia contrattuale, da maggior tutela a mercato libero, vi potrebbero rispondere che tanto dal 1 gennaio il servizio a maggior tutela non esisterà più, affermazione del tutto falsa (!!!);
  • altro addetto/a, della stessa società del gas di prima, vi chiama dopo alcuni giorni dalla chiamata precedente. Anche questo/a signore/a vi parla solamente di “aggiornamento tariffario“, ma nega con decisione la necessità di un cambio contrattuale o di tipologia contrattuale, ribadisce che si tratta esclusivamente di un cambio tariffario (chissà, magari perché siete simpatici?);
  • vi telefona un addetto/a, stavolta, di una società elettrica. Riesce a malapena a farsi comprendere, la lingua italiana non è il suo forte. Sembra di origine extra-europea, inizia a raccontarvi (almeno tenta) una serie di cose e di sconti, ma tutto è alquanto incomprensibile. Mi spiace ma non comprendo, fine della chiamata;
  • la stessa società elettrica (vs. fornitore attuale) di prima vi richiama dopo alcuni giorni. E’ un operatore italiano, ora si capisce, o meglio si capiscono le parole, ma non quello che vuole da voi. Esordisce dicendo qualcosa come, la nostra società passa da distribuzione ad energia (???) in fascia mono-oraria (immagino sappiate delle fasce bi-orarie attuali). Però aggiunge: “dal mercato tutelato a quello libero“. Ah, ok, bravo! Continua dicendo: “Se lei vuole restare con noi basta fare una registrazione telefonica” (?!?!?!). Se invece non si provvede a fare questa registrazione, dal 1 gennaio, cambia società. Oddio, cioè? L’operatore, dice che in questo caso si finisce in una società con mercato gestito dallo Stato. Ah ok, allora si rimane nel mercato a maggior tutela? NO (!!!), risponde l’addetto. Beh, o lui ha le idee poco chiare, oppure vuole confondere le vostre. Se chiedete di farvi avere le cose per mail, o posta, vi dice che già ha mandato tutto con l’ultima fattura. Ma se poi gli leggete il contenuto della lettera allegata alla fattura, dove si scrive che dal 1 gennaio la società in ambito a maggior tutela cambia solo il nome, beh… vi chiude la chiamata. Eccolo lì.

Capite bene che queste sono modalità ingannevoli, sono pratiche commerciali scorrette che meritano anche di essere sanzionate. Ecco perché sarebbe bene informare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust. Inutile, a quanto pare, segnalare questi episodi alla stessa Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, che tratta solo le segnalazioni dopo reclamo presentato alla società energetica. Se, però, inviate la segnalazione di pratiche scorrette all’Acquirente Unico (che dovrebbe tutelarvi come mission istituzionale), magari vi rispondono in pochi giorni, o meno di una settimana (evidentemente interessati ad essere rapidi). Ma vi arriva, almeno a me è capitato così, una letterona piena di parole, che non risponde nel merito della vostra segnalazione (che loro chiamano “richiesta di informazioni“!!!). La riporto per cronaca e per far capire come gira il mondo, anzi l’Italia. Segno evidente che è meglio girare al largo e cercare altre sponde di tutela. Peccato perché, una volta, l’Acquirente Unico funzionava e bene quando si trattava di tutelare gli utenti. Come dire, il “progresso”.

Ad ogni modo un consiglio, se da queste chiamate importune e malevoli ne volete uscire con dignità, dite che quando avverrà l’abolizione del servizio a maggior tutela deciderete sul momento, oppure di inviarvi tutto per iscritto per poter valutare bene. Detto ciò, mai accettare proposte commerciali porta a porta, per telefono, per strada o al centro commerciale mentre andate a fare shopping, sempre pretendere tutto per iscritto da valutare con calma, in poltrona o al computer, senza promotori che vi ansimano sul collo o che vi fanno il gioco delle tre carte.

Virginia Raggi: dimissioni si o no?

Statua equestre di Marco AurelioNon so se essere d’accordo pienamente con Saviano oppure no, che richiede a gran voce le dimissioni di Virginia Raggi, in un post dove tiene a dimostrare di essere super partes. Io credo che lui non abbia bisogno di dimostrare di non essere, a prescindere, a favore del PD o di altra parte politica, ma non vorrei che le dimissioni della Raggi le chiedesse proprio per avvalorare la sua posizione, dato che mostra fastidio per accuse risibili, su cui credo potrebbe anche soprassedere.

Sempre con il beneficio del dubbio, per chiunque, fino a sentenza definitiva, vedo, però, delle differenze: 1) la Raggi non è nemmeno indagata (fino ad adesso), mentre Sala che si “auto-sospende” (cosa che legalmente non esiste) è indagato; 2) Marra è stato arrestato per reati (su cui dovrà essere processato) compiuti nel giugno 2013, mese in cui stava terminando la giunta Alemanno. Quindi, per reati compiuti prima della giunta Raggi, mentre Sala è indagato per reato che sarebbe (sarebbe) stato compiuto da lui stesso, in prima persona, per EXPO.

Insomma, mi pare che queste differenze non siano questioni di lana caprina. Su Virginia Raggi incombono colpe di natura politica non giudiziaria, se queste colpe valgano le dimissioni è questione politica, di non poco conto, ma politica, che dovranno valutare bene coloro che del M5S fanno parte, soprattutto della giunta romana e di Grillo, perché anche da questo passa il loro futuro. Ad ogni modo, a mio avviso, non si può criminalizzare un movimento intero per questo, altrimenti PD e FI dovrebbero essere già sparite dalla faccia della Terra. Ma, certamente, andrà valutata con attenzione la capacità della Raggi di fare il sindaco, magari dandole un “badante” professionalmente competente e possibilmente estraneo a quell’ambiente della destra romana (o sinistra) già con le mani in pasta. Penso che si possa trovare un garante istituzionalmente valido. Sicuramente, poi, va anche considerata l’abilità del movimento di Grillo di selezionare la propria classe dirigente, cosa tra l’altro non dissimile da altri partiti, ben più esperti, che però si trovano fronde di condannati in via definitiva al proprio interno e ai propri vertici. E quando hai i vertici che sono già corrotti o predisposti geneticamente a delinquere, beh non so che tipo di selezione si possa fare.

Le dimissioni tout court richieste da Saviano, francamente, mi paiono un po’ calcate, nell’immediato improprie, dato che la Raggi, almeno fino ad ora non è nemmeno indagata. Immaginate se PD o FI volessero tenere così pulita la loro casa.

Breve appendice: ma è sicuro il PD ad avere fatto la scelta giusta eliminando Marino, che a mio parere stava comunque riuscendo a fare qualcosa di buono?

Isola Palmaria (SP): riserva integrale, una proposta valida a prescindere

Isola Palmaria - Portovenere (SP)

Leggo da Il Secolo XIX di oggi (14.12.16) la lettera di Gabriella Reboa (presidente dell’associazione Posidonia), la quale probabilmente scrive a titolo personale, dato che non cita l’associazione.

161214 Palmaria Reboa no riserva integraleEbbene, Reboa contesta il metodo con cui sarebbe piovuta la proposta da parte di Enrico Conti (PD) all’interno del Consiglio Comunale della Spezia, ovvero lo definisce “dall’alto” e, sostanzialmente, da un luogo estraneo al consesso degli abitanti dell’isola stessa.

A parte che non vedo la proposta giungere dall’alto, sia perché il Comune della Spezia in cui si sono svolti i fatti non ha competenza territoriale sull’Isola, sia perché un partito è comunque un consesso di persone (si spera libere) che possono proporre, altra cosa è imporre. E lo scrivo io che mi trovo ben distante da quel partito.

A parte ciò, lasciare il pallino in mano a chi vive quei luoghi mi pare fuorviante, sia in linea di principio, che in ambito giuridico. Non mi pare, poi, che in passato la creazione di parchi nazionali, regionali o riserve integrali (o meno), sia dipesa esclusivamente dalle decisioni delle comunità che storicamente occupano tali aree. Il principio, sul quale mi pare concordi anche Gabriella Reboa è proprio questo: la Palmaria è un bene di interesse nazionale (mondiale: UNESCO) e di tutti. Tralascio volutamente l’aspetto giuridico, che comunque, a mio umile parere, ci ricondurrebbe alle medesime conclusioni.

Poniamoci paradossalmente, invece, cosa ne sarebbe delle nostre riserve naturali, soprattutto di quelle integrali, se il destino fosse stato deciso esclusivamente dalle comunità che quei luoghi li abitano e vivono da sempre. Pensate che avrebbero accettato restrizioni al loro operare da secoli? Pensate che chi prima tagliava alberi senza problemi per alimentare il proprio caminetto, o per vendere legna ad altri, avrebbe accettato di buon grado limiti alla propria attività? Pensate poi, che chi ha un bel appezzamento di terra con un rudere da trasformare in villa, o più ruderi da far diventare tante villette, apprezzerebbe un controllo più stringente su tali speculazioni, abusive o meno? Non faccio a caso questo esempio, è di quest’anno il caso della presunta lottizzazione abusiva alla Palmaria, accertata grazie all’operato del Corpo Forestale dello Stato.

Posso capire che dal punto di vista demagogico, scrivere: “le proposte devono nascere dalle comunità che vivono quei luoghi”, suoni bene. Ma non è questo il caso, perché in questo ambito nascono evidenti conflitti di interesse, tra chi possiede terreni ed immobili, magari fatiscenti, li vede aumentare di valore per il congiungersi di una serie di fattori positivi (cessione di beni demaniali dello Stato e finanziamenti regionali sul futuro dell’isola), e chi invece tiene al rispetto dell’isola come bene ambientale di tutti.

Questo conflitto di interessi, tra proprietari di terreni ed immobili sull’isola (abitanti o meno) ed efficace tutela dei beni ambientali della Palmaria, è troppo tangibile per non evidenziarlo e tenerlo in seria considerazione, ne è ammonimento ciò che è avvenuto ed avviene troppo spesso.

Isola Palmaria (SP): un patrimonio mondiale da tutelare. E’ un nostro dovere

Promontorio Portovenere e isolePrendo spunto da alcuni articoli comparsi sui giornali negli ultimi giorni, del resto non nuovi al dibattito inerente il futuro dell’isola Palmaria.
Il tutto parte da ipotizzate “interferenze” in merito alla “sovranità” territoriale sull’isola, scaturite dalla mozione presentata dall’avv. Enrico Conti (PD) presso il Consiglio Comunale della Spezia, territorialmente non competente, con cui si chiede che il Comune spezzino si faccia promotore di un’iniziativa a tutela della Palmaria, dichiarandola riserva naturale integrale ai fini di preservarla da possibili speculazioni edilizie. Tutto ciò per evidente riflesso ai recenti accordi tra Marina Militare e Comune di Portovenere, orientati alla dismissione di una nutrita serie di beni immobili demaniali, che passerebbero dalla mano statale a quella comunale.

Da tutto ciò reazioni di sindaco, i pochi abitanti dell’isola e ulteriori voci locali, che in linea di principio rivendicano l’esclusivo diritto a decidere delle sorti della Palmaria. In parole povere: l’isola è nostra e gli amministratori di Spezia se ne stiano alla larga, amministrativamente e metaforicamente parlando o scrivendo.

Ma l’isola di chi è? Del Comune che l’amministra e dei suoi abitanti? Qui si potrebbero percorrere due strade, l’una prettamente giuridica ed un’altra di principio che poi, a mio parere, porterebbero entrambe ad un’unica ed identica soluzione: l’isola, nel suo complesso, è patrimonio degli italiani, come del resto la natura delle coste, dei mari che bagnano la penisola, le sue isole e le risorse minerali, vegetali e faunistiche. Un bene unico, naturale ed inalienabile, come un’isola quasi totalmente disabitata, con poche attività commerciali, praticamente inesistenti al di fuori del periodo estivo.
In linea di principio, quindi, mi trovo in accordo con il consigliere comunale spezzino Enrico Conti, quasi sempre distante dalle mie posizioni, ma che in questo caso ha voluto ribadire un principio base: l’isola è un bene naturale e come tale va tutelato perché patrimonio di tutti, tra l’altro in area UNESCO, perciò patrimonio mondiale dell’umanità. Non certo un dettaglio.

Posso capire le rivalità politiche di parte che sono anche alla base di tale discussione, ma qui non si tratta di far valere il potere sul bene o l’autorità esclusiva, si tratta di stabilire il futuro di un pezzo d’Italia che è per sua natura destinato a rimanere presidio ambientale tutelato, e perché no, tutelato integralmente, come avviene in altre parti d’Italia, nonostante al proprio interno coesistano attività umane gestite nel rispetto dell’ambiente in cui operano. Ed è proprio questo il momento giusto per mettere dei paletti chiari su cosa si potrà e non si potrà fare nell’isola e dell’isola. E’ quanto mai necessario, ora, stabilire chiaramente e definitivamente, che l’isola Palmaria assieme alle sue sorelle, Tino e Tinetto, debbano far parte, integralmente, di un parco naturale di valenza nazionale, magari assieme a quello delle Cinque Terre, come già pare si stia (forse) lentamente operando. All’interno di tale parco nazionale, le isole del Comune di Portovenere dovrebbero rientrare a pieno titolo come aree a riserva naturale integrale. Solo in questo modo possiamo far sì che la tutela sia concreta, che i progetti per l’isola non possano andare oltre quei limiti che vedrebbero irrimediabilmente persi beni che appartengono a tutti noi, che fanno dei nostri luoghi terra di richiamo per turisti. Turisti che ne possano recepire e rispettare le proprie peculiarità. Come ho scritto in altre occasioni, il tipo di turismo per i luoghi in cui viviamo dobbiamo scegliercelo noi, questo si, abitanti ed amministratori del luogo, se abbiamo lungimiranza e non solo una vista corta sul breve e medio termine. Il portafoglio non deve essere l’unica bussola per stabilire il futuro dei nostri luoghi, altrimenti il nostro destino sarà segnato da una inevitabile e triste decadenza. In tal caso, i luoghi che apprezziamo per le proprie particolarità diventeranno uguali ad altrettante Disneyland, perciò perderanno, di fatto, il motivo principale per cui oggi sono attrattive ed attraenti.

Insomma, la “Capri ligure” vista da un Toti e le caprette da estirpare (per non scrivere eradicare) sono facce della stessa medaglia?
Lo sapremo solo vivendo e rivendicando il diritto alla tutela della natura dei nostri luoghi, motivo essenziale e unico, che una volta perso farebbe disperdere il vero valore incalcolabile e non venale alla base del nostro futuro e delle attività locali, turistiche e non.

Sporting Beach (Portovenere – SP): la lunga sanatoria volge al termine?

Dove eravamo rimasti? Riassumo brevemente, dato che il tempo è trascorso da quella lontana ordinanza demolitoria n.2518 del 13.07.13, indirizzata ai titolari dello stabilimento Sporting Beach, in zona Olivo a Portovenere, con la quale si accertavano una buona serie di abusi in area demaniale marittima e privata, tranne i più rilevanti, ovvero: una massicciata abusiva lungo la battigia e un cordolo di cemento contiguo alla massicciata, passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm. circa. Per chi vuole approfondire, in questa pagina trova tutti gli articoli di riferimento, incluso il presente.

Sporting Beach 2016Parliamoci chiaramente, perché mi pare che alcuni concetti non siano passati facilmente, una massicciata abusiva lungo la costa non significa che sia la normalità e di fatto un’opera di difesa costiera, se alla base non c’è stato alcuno studio tecnico e, nemmeno, alcun tipo di autorizzazione per la sistemazione ex-novo. Ciò a prescindere dalla data con cui ha iniziato a “crescere”, anno dopo anno, a partire dalla seconda parte degli anni ’70 (n.b.: il tempo trascorso, in campo giuridico amministrativo, non ha alcuna valenza ai fini della decadenza dell’abuso), in un progressivo incremento, per poi giungere ai giorni nostri allo stato attuale (v.foto). La massicciata abusiva, innanzitutto, sostituisce una battigia costituita da arenile che giunge a mare, con massi che cambiano totalmente la morfologia della costa e l’accessibilità al mare, soprattutto per chi non è in grado di salire su tali macigni, come bambini piccoli, anziani o disabili. Di fatto, ciò che per la legge doveva rimanere una fascia di mare libero ed accessibile a tutti, calpestabile senza difficoltà, è diventato il confine di una specie di bunker per gli interessi dei privati che cominciarono a sistemare quei massi. Gli obiettivi dell’allora Royal Sporting (oggi Sporting Beach) erano essenzialmente due, anzi tre: 1) risparmiare sui ripascimenti stagionali (un bel gruzzolo) resi obbligatori nelle concessioni demaniali di origine, grazie anche al cordolo diventato muro di contenimento da 20 a 60 cm; 2) impedire ai non clienti dello stabilimento di passeggiare liberamente sulla battigia, per rendere la struttura turistica più privata, più vip; 3) cambiare l’inclinazione dell’arenile, in maniera da farlo diventare pianeggiante per tutta la propria estensione, fino alla battigia stessa, in modo da renderlo sfruttabile sino al limite estremo verso mare. Quindi, con un bel guadagno di superficie utile per mettere sdraie ed ombrelloni. Elemento mai rilevato negli atti, sino ad oggi, che avrebbe reso inapplicabile la successiva sanatoria paesaggistica, ora in fase conclusiva.

Il concetto, quindi, è che di una fascia di area demaniale, ovvero pubblica, si è fatto e si sta facendo un uso improprio a danno pubblico, ovvero di tutti, noi e voi. Oltre ad aver determinato danni ambientali evidenti, sicuramente paesaggisticamente, se non biologicamente (ormai impossibile da accertare), ma anche fisicamente per ulteriori aspetti, dato che nessuno studio fu fatto in merito all’influenza di tali massi sulle correnti costiere. Correnti che potrebbero aver determinato un aumento dell’erosione in aree di costa limitrofe. Tale influenza sulle correnti marine, per certo, rimane tutt’oggi e per il futuro, in quale forma ed entità non lo sappiamo, ma mi piacerebbe saperlo.

Sporting Beach 2016Le novità stanno, sostanzialmente, nelle sanatorie (paesaggistica e urbanistica) iniziate nel lontano 2013, eppoi arrivate ai giorni nostri, tra mie istanze di accesso agli atti che ne sondavano lo stato. Negli ultimi mesi c’è stato un coinvolgimento dell’Agenzia delle Entrate, per la dovuta perizia in relazione all’aumento venale dell’immobile che, assieme alle perizie di parte, ha concorso a determinare le sanzioni in ambito urbanistico e paesaggistico. Ricordando che le sanzioni calcolano una serie di abusi importanti, come: una veranda fissa, in buona parte in area demaniale (in parte minore in area privata), che viene sanata con una serie di accatastamenti da parte privata e dall’Agenzia delle Entrate per il demanio marittimo (!!!), oltre ad una serie di cabine abusive (un bel valore negli anni per l’attività commerciale) ricavate in un sottopassaggio e, ancora, una parte non autorizzata del pontile galleggiante. Ma, che tali sanzioni non includono esattamente ciò che ho fatto presente, più volte, a riguardo massicciata totalmente abusiva e cordolo di cemento in difformità, a mio parere insanabili. Considerando tutto ciò, il titolare ha ricevuto una sanzione per la parte urbanistica di circa 6mila euro (più 816,87 euro per il pontile galleggiante) già versate, e di 18.497,12 euro per quanto riguarda la questione paesaggistica. In conclusione, le uniche opere edilizie che si mettono in pristino sono le 6 (forse 7) discese a mare in cemento con ringhiere in acciaio, che dovrebbero essere sostituite da scalette di legno rimovibili. Mentre, per il discorso del cordolo-vaso e reti di confine laterali, ancora la visione finale non mi è chiara. Per ora mi fermo qui, facendo presente ad eventuali associazioni ambientaliste interessate, che a mio parere ci sarebbero molti profili su cui ricorrere per via amministrativa, scongiurando la parola fine ad una sanatoria (anzi due) che, a mio ben vedere, cura poco e passa troppo.

Le caprette della Palmaria: il Sindaco mi scrive (e la Pro Loco Palmaria mi scrive)

Caprette della PalmariaPenso che molti di voi conoscano il caso che ha avuto notevole eco mediatica, anche su scala nazionale, che vede un gruppo di caprette (pare un centinaio, ma forse meno) contrapporsi alle esigenze di tutela dell’habitat della piccola isola Palmaria. In data odierna ricevo nota da parte del sindaco di Portovenere che mi informa e mi conforta in merito “alla migliore soluzione, contemperando l’esigenza di tutela del delicato habitat dell’isola Palmaria e l’assoluta tutela degli animali“. Non ho motivo per non prenderlo in parola, nonostante altre vicende che ci contrappongono anche in un’aula giudiziaria, anzi sono lieto dell’atto pubblico di buona volontà (come del resto già riportato dai media) e trasparenza che in altre occasioni è mancato, o sta, ad oggi, parzialmente mancando. Una sentenza del Consiglio di Stato ne è testimone.

Devo precisare che ritengo più che concreto l’allarme ripreso dallo studio scientifico alla base del richiesto “eradicamento” delle capre, non ne avrei nemmeno le competenze per rifiutarlo a priori, del resto è vero che sull’isola Palmaria risiedono (sino ad oggi, con rischio concreto di estinzione, anche e soprattutto a causa dell’uomo, non scordiamolo nei futuri progetti che coinvolgono l’isola) specie vegetali endemiche e rare, quindi peculiari all’interno di un habitat sicuramente fragile. Non posso, però, non rilevare altre posizioni che contestano tale studio e nel caso vi fosse ulteriore e contrastante studio scientifico, non vedo perché non considerare altre varianti al piano di totale ed immediata eradicazione, quale il trasferimento limitato a buona parte dei maschi caprini, il trasferimento parziale della popolazione caprina considerata nel suo insieme o altre forme di limitazione, ma ripeto, allo stato attuale non ne vedo la possibilità, dato lo studio di partenza.

Riprendendo il testo del sindaco, noto una lunga nota di richiamo agli atti della precedente amministrazione, con i quali si modificava il progetto originario (finanziato dalla U.E.) “introducendo abbattimenti diretti” a dimostrazione che tale esito finale fu già impostato dal sindaco di allora. Gliene do atto pienamente, e a quanto mi dicono già allora vi fu una certa reazione da parte di associazioni a tutela degli animali. Mi domando perciò, come mai l’attuale sindaco non abbia previsto le medesime reazioni ad un provvedimento di tale natura, e a sua volta abbia proceduto senza esitazioni, o comunque senza prevedere forme alternative a tutela della vita delle caprette, come del resto chiaramente riportato nella propria delibera n.192/16, nella quale si scrive: “CHE il progetto approvato e non attuato, che prevede abbattimento diretto e smaltimento degli animali abbattuti, è stato oggetto di attenta revisione, facendo emergere la grande difficoltà di concluderlo come inizialmente prospettato anche tenuto conto del fatto che l’unico periodo idoneo agli interventi è quello invernale“, e si delibera: “1) Di richiamare le premesse quale parte integrante e motivazionale del presente atto; 2) Di procedere nel progetto “Ripristino, salvaguardia e valorizzazione degli habitat naturali del SIC IT1345104 -Isola Palmaria” secondo le linee di indirizzo di cui in premessa; 3) Di incaricare la Responsabile dell’Area Edilizia, Urbanistica, Parco, Turismo e Cultura per gli adempimenti conseguenti…“.

Mi pare perciò palese che la pur apprezzabile presa di posizione attuale del sindaco sia dovuta ad altri fattori, successivi alla delibera approvata nella piena responsabilità dell’attuale amministrazione. Ma è comunque un bene che tale cambio di rotta ci sia stato e, mi auguro, che ciò avvenga concretamente nei prossimi giorni con il trasferimento e l’affidamento delle capre a chi potrà mantenerle con i migliori ed incruenti propositi futuri. Sempre che altri studi scientifici, se fattibili, a questo punto esterni al Comune di Portovenere, ma che dovrebbero essere impostati nell’immediato (cosa che vedo difficile) non ci descrivano un quadro diverso da quello tecnicamente descritto sino ad oggi.

Mi resta da domandare quale siano state le concrete difficoltà dell’amministrazione precedente nel portare a compimento le fasi di censimento e di cattura, anche perché, comunque, è evidente che il finanziamento ricevuto sino ad oggi dall’Unione Europea non è servito a nulla e in quanto tale è diventato sperpero economico.

Ringrazio comunque il sindaco per i chiarimenti e la seria presa in considerazione della tutela della vita delle capre della Palmaria, dato che scrive: “L’Amministrazione attiverà quindi con propri fondi, come previsto, la fase d’informazione e partecipazione, e potrà mettere a disposizione l’attività già finanziata per analisi ed assistenza veterinaria per consentire di perseguire fattivamente il completamento del progetto con il supporto di altri soggetti competenti ed associazioni interessate, disposte a collaborare alle attività di cattura e trasferimento degli animali.“.

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Nel frattempo ho ricevuto dalla neo Pro Loco Palmaria il testo di questa lettera che ripubblico integralmente, dato che giustamente si ritene importante evidenziare anche altri problemi che pesano non poco tra gli abitanti dell’isola.

Contributo di sbarco
Cozzani a TLS ha dichiarato giustamente che servono infrastrutture primarie sull’isola, per esempio le fognature collegate alla terraferma, un depuratore, la fornitura di acqua corrente per la vetta dell’isola ed il Pozzale, la manutenzione della strada carrabile, ammettendo poi che purtroppo in questo momento il Comune di Porto Venere soffre di grosse difficoltà economiche.
Il senso di questo contributo è proprio quello di finanziare queste infrastrutture viste le difficoltà correnti del Comune, servizi che annullerebbero il deficit di competitività e che dovrebbero essere pagati anche dai visitatori che ne beneficiano e non solo dai residenti.
Il contributo potrebbe essere destinato in parte anche a ristrutturare quegli immobili strategici oggetto di dismissione da parte del Demanio Militare di cui ha parlato più volte Cozzani.

Capre
Gli abitanti hanno espresso insoddisfazione in merito al fatto che gli enti pubblici locali, ancora una volta, non abbiano preventivamente organizzato incontri per coinvolgere chi convive quotidianamente con il problema delle capre, che entrano nelle abitazioni, depredano gli orti, fanno crollare i muri a secco, tra l’altro estirpando specie come la Centaurea Veneris e il cappero.
Se ormai la capra è diventata la mascotte dell’isola e ci sono privati intenzionati ad adottarne alcune, la proposta degli abitanti è quella di confinare gli animali all’interno dei terreni di svariati ettari che sono passati dal Demanio Militare al Comune di Porto Venere, cercando di includere queste aree nelle attività di educazione ambientale.

Domenica Ecologica del 30 Ottobre
Una giornata per sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata e per imparare a prenderci cura dei luoghi in cui viviamo.
Muniti di guanti, sacchi, scarponi e materiale per giardinaggio, gruppi di volontari ripuliranno litorali e sentieri dell’isola.
Dalle 10.30 sarà possibile inoltre visitare la Torre Corazzata Umberto I grazie all’Associazione “Dalla Parte dei Forti”, convenzionata con il Comune di Porto Venere.

Mauro Toselli, presidente Pro Loco Palmaria

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio

09.09.16 – Portovenere (SP): vasta chiazza schiumosa e non solo

09.09.16 Portovenere (SP), zona Olivo.

Tutto naturale oppure no? Venerdì scorso, 09.09.16, tra le ore 15 e le 16 si è presentata una vasta chiazza di schiuma persistente, con colori che variavano dal grigio scuro al marrone, o tendente al nero. Osservando bene, in superficie potevano notarsi presenze oleose, anche se non iridescenti, tipiche degli idrocarburi. La Guardia Costiera ha effettuato un rapido passaggio ma, a mio parere, non ha osservato il fenomeno nell’area in quel momento più interessata. Mi risulta che siano state effettuate varie chiamate anche ad altri enti interessati.

Ad ogni modo potete farvi un’idea osservando questa galleria di immagini fotografiche.