Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte I

G. e B. Light Music S.r.l. e Ant S.r.l.s. di Gionata Casone e Filippo Beggi del centro-destra le società che incassano di più per gli eventi estivi 2016-17, da parte della partecipata al 100% comunale Porto Venere Sviluppo s.r.l.. Prima parte di un’analisi sui conti delle partecipate comunali.

Un po’ di sana trasparenza nei conti delle due partecipate principali del Comune di Portovenere non può che fare bene, ma non per polemizzare, perché la trasparenza migliora anche la concorrenza per chi svolge servizi, oltre a calmierarne i costi. Se un ente pubblico, direttamente, o in maniera indiretta e poco trasparente tramite partecipate, affida appalti e servizi sempre ai soliti, appare chiaro che non c’è garanzia né sulla qualità, né sulla congruità dei costi. Fare luce su questo, senza intento polemico, fa bene a tutti, perché da questo se ne ricaverà solo migliorie a vantaggio dei contribuenti, di tutti i cittadini.

Ecco perché ho ritenuto fosse necessario scardinare, almeno un po’, quella riservatezza che impropriamente avvolge le partecipate del Comune di Portovenere. In particolare la Porto Venere Sviluppo s.r.l. al 100% comunale e la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., al 51,12% comunale e per il resto ad azionariato diffuso. In quest’ultima, gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Fra loro (sembra un elenco telefonico), molti con lo stesso cognome, alcune ditte, alcuni esercenti locali, una associazione. Alcuni tra i soci e le attività commerciali o professionali poi, hanno effettuato  servizi per conto della stessa Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l.. Per ciò beneficiano, ovviamente, dei dovuti importi fatturati.

Senza dilungarmi troppo per non annoiare, cercherò di dividere la mia analisi su più articoli. I dati che rivelerò in questi articoli, sono stati estratti ed elaborati da quelli che ho ricevuto da poco dalle citate partecipate, a seguito di una richiesta di accesso agli atti ben mirata. Le società coinvolte sono state collaborative, anche se, per la Porto Venere Sviluppo s.r.l., ho dovuto mostrare un po’ di più le mie ferme intenzioni, ma poi è stata decisamente più generosa della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., la quale si è limitata moltissimo sulle evidenze documentali, il minimo sindacale direi. Dopo tutto, però, sono riuscito nel mio intento, anche se ho limitato di molto l’ambito della mia ricerca. Solo in un caso ho trovato una società controinteressata che si è mostrata totalmente contraria al mio accesso, la Ant s.r.l.s.. A firma di Filippo Beggi scrive che: “… dichiara di esercitare il proprio diritto all’opposizione poiché i documenti di cui alla richiesta di accesso contengono informazioni inerenti i rapporti commerciali tra la scrivente e la Vs. società la cui divulgazione potrebbe nuocere agli interessi economici della scrivente“. Ma tale opposizione si è dimostrata inutile, dato che parliamo di partecipate in toto o a maggioranza comunale.

Più nello specifico, per la Porto Venere Sviluppo, la mia ricerca ha riguardato gli eventi estivi comunali dati in gestione per le stagioni 2016 e 2017. Mentre, per la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici, ha riguardato le attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Non ho quindi richiesto e ricevuto i dati relativi a tutte le fatture attive e passive di tali società per gli anni 2016-17, ma solo quelli relativi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa.

Dopo questo lungo e necessario preambolo, vengo al primo sguardo sui dati che ho elaborato.  Per gli eventi estivi 2016-17, la Porto Venere Sviluppo s.r.l. preferisce avvalersi della G. e B. Light Music S.r.l., con sede in via della Costa 17, la Spezia, come servizio palchi, audio e luci, la quale ha fatturato un totale eventi 2016-17 di € 76.189, divisi in tre fatture 2016 per € 29.829 e due fatture 2017 per € 46.360. Ottima crescita.

Al secondo posto troviamo la Ant S.r.l.s. di Gionata Casone e Filippo Beggi con un totale fatturato 2016-17 per € 60.784,18. Su questo la Porto Venere Sviluppo non specifica nel dettaglio in cosa consistano i servizi di tale ditta, che ha avuto lo stesso indirizzo di società della famiglia del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani. Del resto, come già rilevato da Sondra Coggio nei propri articoli per Il Secolo XIX nell’anno 2016, Gionata Casone e Filippo Beggi fanno parte dello stesso schieramento di centro-destra del sindaco, ed hanno svolto funzioni politiche in provincia. Dal loro sito internet appuriamo che si occupano di servizi pubblicitari di stampa, realizzazione di siti internet e promozione ed organizzazione di eventi. Possiamo ben capire che siano estremamente gelosi delle loro informazioni, in merito ai rapporti commerciali con la partecipata al 100% comunale Porto Venere Sviluppo, alla quale hanno presentato n.6 fatture nel 2016 per un totale di € 48.098,38 e solo due fatture con un totale di € 12.685,80 per il 2017. Una bella frenata.

Per ora freno pure io, in modo da non rendere faticosa la lettura.

 

 

Passeggiata dell’Olivo i costi ben più che raddoppiati – Portovenere (SP)

Il nuovo programma triennale dei lavori pubblici, redatto dal geometra Gabriele Benabbi, riporta costi per il prolungamento della passeggiata dell’Olivo per quasi due milioni di euro, di cui 320.500 euro a carico dei titolari de Le Terrazze, come oneri di urbanizzazione a scomputo. Ma dal 2014 ad oggi il solo costo a carico pubblico passa da 370.000 euro a 1.637.000 euro, ovvero + 442% circa.

Fino al settembre scorso, il Documento Unico di Programmazione 2018-20, allegato alla Delibera di Consiglio n.21 del 27.09.17, riportava nella scheda 2 del programma triennale delle opere pubbliche 2017-19, un ammontare di 209.000 euro da capitale privato. Probabilmente la fideiussione originaria di 180 mila euro rivalutata con gli interessi, stipulata per gli oneri di urbanizzazione del progetto Le Terrazze in base alla convenzione del 2004 . Oltre a questo, la spesa a carico del Comune sarebbe stata di 657.804,40 per concludere i lavori con il secondo lotto. Il totale dei costi per l’intera opera ammontava a 866.804,40 euro.

2017_09_27 scheda 2 LLPP DUP
27.09.17 – scheda 2 – D.U.P. programma triennale delle OO.PP. 2017/2019

Dal 27.09.17 alla delibera di Giunta Comunale n.241 del 27.11.17, ovvero al programma triennale dei lavori pubblici 2018-20 redatto dal geometra Gabriele Benabbi,  i costi totali sono più che raddoppiati a ben 1.957.500 euro. Di questi 320.500 euro sarebbero da apporto da capitale privato, ma non torna che possa essere una semplice rivalutazione della fideiussione d’origine, già salita a 209.000 euro. C’è stata una trattativa con i titolari de Le Terrazze, o è un volo pindarico? Eppoi come la mettiamo che in convenzione questi lavori risultano a scomputo?

27.11.2017 – scheda 2 – Programma Triennale delle OO.PP. 2018/2020

Pensare che nel lontano D.U.P. allegato alla delibera di Giunta Comunale n.177 del 15.09.14, nel piano triennale delle OO.PP. 2014-16, c’era ancora la previsione di un solo lotto per un totale di 550.000 euro di cui gli originari 180.000 euro della fideiussione dei titolari de Le Terrazze. Un bel salto: dal 2014 ad oggi il solo costo a carico pubblico passa da 370.000 euro a 1.637.000 euro, ovvero + 442% circa.

2014_09_15 DUP piano triennale LLPP 2014-16
15.09.2014 – Programma Triennale delle OO.PP. 2014/2016

In precedenza: Il dossier Le Terrazze con tutti gli articoli

Perché non ritirerò il “buono carburante”

Ricevo da Gabriella Reboa, membro dell’Associazione Posidonia, comunicato in merito alla prossima distribuzione del buono carburante per la presenza del rigassificatore GNL Italia di Panigaglia (SP), che firma solo a nome personale.

Siamo ormai alla fase attuativa della Delibera di Giunta Regionale che prevede l’elargizione di buoni carburante agli abitanti che sopportano nel proprio territorio l’impianto di rigassificazione di Panigaglia.
Abito al Fezzano, Comune di Porto Venere, ho patente di guida e macchina e quindi rientro nella platea di cittadini che potranno beneficiare di questa elargizione ma non è mia intenzione usufruirne. Spiego brevemente il perché di questa mia decisione.
Il rigassificatore di Panigaglia è un impianto ad altissimo rischio di incidente rilevante, sottoposto a particolari leggi e normative, anche europee, oltre che agli strumenti urbanistici vigenti. Senza andare molto indietro nel tempo, l’impianto presenta molte carenze rispetto all’ultimo Dlgs 105/2015 sull’ “attuazione della direttiva europea relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”. Per esempio ha un Rapporto di Sicurezza non aggiornato da almeno 5 anni così come risale al 2008 il Piano di Emergenza Esterna che dovrebbe invece essere aggiornato ogni tre anni dopo consultazione della popolazione. Quest’ultimo aspetto in particolare è stato costantemente disatteso da gestori e amministratori: la popolazione non è mai stata coinvolta, non è mai stata informata sui comportamenti da tenere in caso di incidente, a meno che non si voglia considerare informazione l’esercitazione farsa del 2010.
Impossibile poi, data l’ubicazione dell’impianto, rispettare le prescrizioni del Dlgs già citato laddove amplia la zona di attenzione intorno ad un impianto ad alto rischio portandola a “almeno 2 Km” dal confine dello stabilimento.
Ora è in cantiere una trasformazione dell’impianto in un modo che lo renderebbe ancora più pericoloso: uno small scale, cioè non solo impianto che rigassifica il GNL liquido e lo immette in rete ma anche distributore di GNL liquido con trasporto dello stesso via mare e via terra (cioè all’interno del nostro Golfo e lungo la SP 530 !!!!) a un impianto di stoccaggio e distribuzione sempre interno al Golfo.
A mio parere la Delibera della Giunta Regionale mira proprio ad aggirare queste difficoltà acquistando, nel senso letterale del termine, il parere favorevole della popolazione.
Trovo politicamente ripugnante che si possa anche solo immaginare di mercificare e monetizzare la salute, la sicurezza e la stessa vita dei cittadini e del territorio.
La prima e fondamentale ragione del mio rifiuto è quindi la coerenza con quanto ho sostenuto e combattuto almeno da trenta anni a questa parte.
Tenendo come punto fermo queste considerazioni, se ne possono fare altre anche sulla modalità di elargizione di questo bonus. Perché solo ai patentati con auto? L’anziano che vive solo e non ha macchina non è ugualmente esposto al rischio? Questa scelta lede il principio di uguaglianza tra i cittadini e vi si possono ravvisare problemi di incostituzionalità.
Mi chiedo anche se non sarebbe stato meglio che gli Enti locali interessati avessero utilizzato questi fondi per finanziare attività di prevenzione del rischio, a partire dall’aggiornamento dei documenti fondamentali previsti dalla legge e dal coinvolgimento, vero e effettivo, della popolazione in esercitazioni di simulazione di incidente.
In questo caso però l’impatto sui cittadini sarebbe stato meno rilevante, in prossimità delle elezioni meglio elargire denaro sonante, che siano 80 o 400 euro.

Nonostante l’evidenza continuo ostinatamente a sperare che in questo Golfo si attui un cambiamento di rotta, che la politica torni a occuparsi dei cittadini e del bene comune più prezioso che è la loro salute e il territorio in cui vivono. Questo si può fare anche aprendo con ENI una trattativa per la riconversione dell’area, tutelando i posti di lavoro e avviando una disamina sul futuro del Golfo anche nell’ottica di un progressivo abbandono delle fonti fossili.

Per concludere, chiedo che la quota di cui io non usufruirò venga vincolata alla realizzazione di quanto scritto sopra.

Gabriella Reboa

27 novembre 2017


Posso sicuramente affermare di concordare pienamente con ogni parola di Gabriella, in primis sul fatto che la sicurezza e la salute non si possono barattare, con soldi o altro. Anche questo dovrebbe essere palesemente incostituzionale, come vendere un rene o un occhio, oltre a distribuire l’obolo solo a certe categorie. Gli anziani e i bambini, o coloro che non hanno patente non ne hanno diritto, eppoi solo uno per famiglia. Quindi, almeno due potrebbero essere gli aspetti di incostituzionalità. E’ chiaro poi, che lo scopo è meramente propagandistico, date le ormai prossime elezioni amministrative locali e politiche nazionali. La posizione di Gabriella in merito al rigassificatore GNL Italia di Panigaglia è indubbiamente la più corretta in assoluto, ma voglio anche cercare di mettermi dalla parte di quella larga parte di cittadini, i quali non possono permettersi di rifiutare un bel gruzzolo, visto come ossigeno per le loro magre entrate. Escludendo, ovviamente, quei tanti falsi residenti (molti liberi professionisti, o comunque benestanti) nell’elenco dei beneficiari, che vedranno sommarsi, alla loro evasione fiscale annuale, ulteriori benefit come il posto barca da residente e la tariffa più conveniente per alcune utenze.

Ebbene, io risulto tra i beneficiari come effettivo residente, ma l’obolo lo prenderò come molto parziale rimborso all’attività civica che ho esercitato sino ad oggi, che mi è anche costata un processo a mio carico da cui sono risultato pienamente assolto già in primo grado. Con questo, pare chiaro, non mi farò comprare politicamente. Lo dico subito, non voterò Cozzani o la sua parte politica alle prossime elezioni (se qualcuno non mi conoscesse). Del resto non ci vuole molto a scoprirlo, dati i precedenti sin dal 2013, prima che diventasse sindaco di Portovenere. Anzi, avrebbe fatto bene a dimettersi appena rivelato il caso Autorità Portuale e i finanziamenti, tramite il dott. Santini, alle aziende di famiglia e personale, per lavori utili al Comune che amministra. Detto questo, è chiaro che ritengo più utile che questi soldi vengano destinati alla vera messa in sicurezza dell’area, o meglio, al trasferimento del rigassificatore in altra zona ben più lontana dai centri abitati. Proprio per questo mi ritengo disponibile a restituirli nel caso in cui venga data una destinazione più opportuna a tale finanziamento, o nel caso in cui sia dichiarata l’incostituzionalità di questi versamenti. L’importante è che prenderli non voglia dire farsi comprare politicamente, magari come ai tempi di Achille Lauro, nella speranza di avere una seconda scarpa a voto ultimato. Anche perché, la propria sicurezza ha un valore infinitamente maggiore di questa offerta pecuniaria ad usum populi.

Palmaria (SP). Grondacci smonta il percorso partecipato. Il sindaco ricorre al TAR per acquisire due immobili e accelera sul trasferimento delle caprette.

Nell’ambito delle cessioni del federalismo demaniale, pur di ottenere due piccoli immobili della Palmaria, il sindaco ricorre al TAR. Critiche tecniche del giurista ambientale Marco Grondacci smontano il percorso “partecipato” per la valorizzazione dell’isola. Ma nel frattempo si pensa a far sloggiare in fretta le caprette.

Promontorio Portovenere e isole

Forse tutti i nodi stanno già venendo al pettine, perlomeno i primi. Le questioni che si incrociano paiono diverse ma, in effetti, il denominatore comune è la Palmaria, o comunque, in senso più ampio, gli immobili in vendita (svendita) nell’ambito del Comune di Portovenere. Parto dall’ultima questione di cui sono venuto a conoscenza.

Ex polveriera e T.A.R.

Il sindaco ricorre al T.A.R. perché il Segretariato Regionale della Liguria ha confermato il vincolo di interesse culturale per l’immobile denominato “fabbricati ex polveriera della batteria Cala Fornace” sull’isola Palmaria. Per tale motivo, l’Agenzia del Demanio deve rigettare la richiesta di acquisizione a titolo non oneroso, presentata dal Comune il 28.11.13, per due fabbricati che avrebbero potuto, in caso positivo, essere posti in vendita. I due fabbricati non sono nemmeno ampi, uno di 62 mq. e l’altro di 28 mq., parzialmente accessibile. Edifici ad uso militare, che sarebbero stati destinati ad abitazione. Mentre, il terzo fabbricato del complesso e di 228 mq., già rudere, era già indisponibile. Perciò non avrebbe potuto, comunque, essere richiesto.

E qui mi domando. Addirittura ricorrere al T.A.R. per necessità e con urgenza? Ma dove sta questa necessità? Da quando il Comune ha necessità di acquisire due piccoli immobili (nemmeno messi bene) rispetto al complesso delle strutture in gioco alla Palmaria con il progetto di valorizzazione? Gli immobili non si trovano nemmeno in posizione ideale per raggiungere il mare con facilità. Perché tutta questa foga per acquisire questi immobili, spendendo altri soldi della comunità per far decadere un vincolo di interesse culturale? Si sono già fatte variazioni di bilancio per i costi dei procedimenti legali che pesano sul Comune. Questo ricorso appare del tutto inopportuno e ingiustificato.

Qui, poi, bisogna capire che ci troviamo davanti a due percorsi paralleli che stanno procedendo in maniera autonoma: vendite del federalismo demaniale e vendite (da prevedere) dei beni in dismissione della Marina Militare, all’interno del progetto di “riqualificazione” dell’isola.

Mentre questa amministrazione, a pochi mesi dall’insediamento (circa sei), ha prodotto una corposa lista di beni da acquisire in base alla legge sul Federalismo Demaniale (L. n.42/2009), in contemporanea manda avanti il progetto di valorizzazione della Palmaria, che è altra cosa. La legge prodotta dal governo Berlusconi, con Tremonti e Calderoli, tramite la quale si mette sul mercato un patrimonio notevole dello Stato, ovvero di noi tutti, qui sta già producendo frutti (miseri), vendita della ex-casa Carassale e vendita della casa del Capitano sul continente (a breve). In questo caso, vendere vuol dire perdere risorse potenziali per sempre, se non testimonianze storiche.

Ma perché non coordinare il tutto in un progetto unico? Perché questa fretta di vendere e (acquisire), in maniera del tutto svincolata, rispetto ad un’idea complessiva di valorizzazione dell’isola Palmaria? Tutto ciò mi fa pensare che il sindaco non abbia messo in atto un’idea razionale e strutturata di tutela dell’isola, ma stia precipitando, sempre più, sul versante della speculazione per mere esigenze di cassa. Questo vuol dire impoverire la comunità, dato che i soldi, molto più facilmente, potranno perdere valore o essere sperperati per qualcosa di effimero. Chi si avvantaggerà di tutto ciò?

Percorso NON partecipato e V.A.S.

In merito al progetto di valorizzazione della Palmaria, va ripreso ciò che ha esposto Marco Grondacci, durante l’incontro di sabato scorso, assieme ad Alice Salvatore del M5S. L’esperto giurista ambientale Grondacci, che da decenni si occupa di vertenze in Provincia e oltre, ben conosce il senso tecnico dei percorsi partecipati e di ascolto. In merito a ciò ha messo il dito su due questioni fondamentali:

  • il percorso “partecipato” attivato dal Comune, in realtà, allo stato attuale, è un percorso di “ascolto”, cosa ben diversa e non è un dettaglio. Non è un dettaglio, infatti, limitarsi ad ascoltare senza essere coinvolti nella stesura del progetto, senza vincoli imposti da regole prefissate. L’amministrazione, in questo caso, può tranquillamente dire: “belle proposte, interessanti, ora lasciateci decidere”. Mentre un percorso realmente partecipato, prevede regole prestabilite, vincolanti e garanti per vigilare su tutto ciò. In questo caso, se c’è, il garante ha come unica funzione la gestione dei contatti fra comunità e decisori. Un mero esercizio comunicativo;
  • la valorizzazione di un tale complesso di beni immobili, per forza di legge, obbliga all’attivazione della V.A.S. (valutazione ambientale strategica), con tutto ciò che implica: indagini, valutazioni ambientali, rapporti, monitoraggi e, non in ultimo, informazione e consultazione del pubblico. Tutto ciò all’interno di un quadro previsto per legge che, al momento, non è stato attivato dai gestori e decisori, ovvero Regione, Comune e gli altri enti coinvolti.

Mi permetto di fare una sola aggiunta in merito all’accordo di intesa fra Comune e Marina Militare, alla base delle attività fin qui intraprese. L’accordo è, di fatto, mi si permetta il termine, un “trappolone con convenienze”. Perché obbliga il Comune a fare cassa per riuscire a tenersi poco, vendendo molto. La M.M. pretende una rete idrica alle strutture e, l’entità degli immobili, per poter essere mantenuta, obbliga alla vendita del vendibile. Tutto ciò, fa comodo anche al Comune, per poter giustificare l’esigenza di fare vendite speculative. Questo con il rischio, però, che di denaro ne entri molto meno del previsto e, quindi, di andare in perdita. Esito di tutto ciò, perdita per sempre di valori immobiliari importanti e di risorse potenziali e perenni (ex casa Carassale docet).

Eradicazione urgente delle capre

Innegabile, poi, che l’accelerazione di questi ultimi giorni sul tema capre non venga a caso. Solo un mese per coloro (associazioni o privati) che vorranno preparare un piano di cattura e trasferimento delle capre dall’isola ad altra destinazione. L’amministrazione comunale, ma direi le istituzioni in generale, scaricano la questione sugli altri, quando il tema dovrebbe essere di competenza pubblica. Ora si vuole procedere celermente alla eradicazione delle capre per tutelare l’habitat dell’isola. Credo sia innegabile che diverse specie vegetali rare o uniche, endemismi della nostra zona, se non dell’isola, vadano protette. Ma questo non può trasformarsi in arma di ricatto, anche per non perdere finanziamenti europei: se non le prendete voi si farà una mattanza, come previsto nei piani originari. Penso che, in primis, il Ministero dell’Ambiente abbia il dovere di attivarsi a tutela di capre e cavoli, dove i cavoli sono il cavolo delle rupi (Brassica oleracea ssp. robertiana), ma soprattutto rarità per la Liguria come il cisto rosso (Cistus creticus L.s.l. ex-Cistus incanus), il Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed endemismi come il fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris), che vive solo sulle rupi calcaree del promontorio di Portovenere e sulle isole antistanti, descritte dal SIC IT1345104 Natura 2000.

Detto ciò, mi auguro che si moltiplichino le iniziative di interesse alla tutela dell’isola da parte di associazioni e parti politiche, fino ad oggi scarsamente presenti sulla tematica. Sabato scorso, come ho già scritto, c’è stato un incontro organizzato dal M5S preceduto e seguito da sopralluoghi. Altri ce ne saranno, anche di altri gruppi, come “Il futuro è qui”, per il 3 novembre, alle ore 21, presso la sala della Pubblica Assistenza di Portovenere.

Ex Casa Carassale aggiudicata a società estone con due italiani nel c.d.a.

La società estone che ha acquistato la ex Casa Carassale alla Palmaria si occupa di vendita al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. Capitale sociale 10.000 euro. Nel consiglio di amministrazione Mario Federico Giuseppe Bontempi e Diego Feola.

Finalmente pubblicati il verbale e la determina con cui si conclude la quarta asta per la vendita della ex casa Carassale, immobile in degrado, in pessimo stato di conservazione ma di superficie lorda di circa 150 mq, con annessa area verde in stato di abbandono. Dagli originari 600 mila euro, previsti come base alla prima asta andata deserta, l’immobile è stato aggiudicato per € 371.510,00 alla società Sampa Pulin OÜ con sede a Tallinn, Estonia, capitale sociale di 10 mila euro. La società si occupa di vendita al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. Così risulterebbe non essere una società immobiliare, come era stato scritto da alcuni. Membri del consiglio di amministrazione: Philip Piskator, Diego Feola e Mario Federico Giuseppe Bontempi. Quest’ultimo è membro del consiglio di amministrazione in diverse società estoni.

In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)
In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)

Nel frattempo, il sindaco Matteo Cozzani sembrerebbe aver cambiato idea in merito alla destinazione dei proventi della vendita, non più il prolungamento della passeggiata dell’Olivo, ma i pontili per i residenti in Palmaria e la “casetta rifugio” al Terrizzo. Per i famosi e mai eseguiti oneri di urbanizzazione de “Le Terrazze”, tra cui la passeggiata dell’Olivo, dopo numerosi slittamenti, pare si dovrà attendere il terzo trimestre del 2018 per l’inizio dei lavori e il secondo trimestre del 2020 per la conclusione dei due lotti. Il costo previsto, a carico dei contribuenti, fluttua tra i 600mila ed 800mila euro (ma anche più). Ancora irrisolta, inoltre, la questione in merito alla cinquantina di posti auto pubblici interni alla stessa area de “Le Terrazze”, ancora invisibili perché privi di indicazioni.

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Un piccolo gioco “trova le differenze” fra un pontile e una piattaforma. Secondo voi quali sono le differenze? La Soprintendenza spiega che un pontile galleggiante ha impatto paesaggistico perché permanentemente collegato a terra, mentre una piattaforma no, o molto meno, in quanto non permanentemente collegata a terra. Per la prima è necessaria una relazione paesaggistica completa, mentre per la seconda è sufficiente una paesaggistica semplificata (se non nulla). Ora vi farò vedere le differenze, in pratica un gioco da settimana enigmistica. Vi darò pure la soluzione.

Sulla scia dell’articolo di ieri vi mostro i progetti presentati in Comune, entrambi approvati dalla Commissione Paesaggistica Comunale, soltanto che il primo del 2015 si chiamava “pontile” e non ha beneficiato delle ultime variazioni di legge che permettono paesaggistiche più facili, ovvero semplificate o senza (a seconda dei casi), mentre il secondo progetto del 2017, che si chiama “piattaforma”, è tutta un’altra storia. Il primo non ha mai avuto l’approvazione da parte della Soprintendenza, mentre il secondo si.

Ebbene, trovate le differenze. Per aiutarvi ho messo vicini i dettagli dei due progetti.

Qui sotto uno stralcio più ampio dei progetti con i timbri e date, giusto per mostrarvi che non c’è trucco, non c’è inganno.

Stralcio planimetrico pontile 2015
Stralcio planimetrico piattaforma 2017

Entrambi i progetti hanno gli stessi tiranti a terra, addirittura il primo disponeva di una passerella amovibile (grazie alla struttura a terra abusiva, poi rimossa dopo accertamento della Guardia Costiera), mentre il secondo, non disponendo di un sistema di tiranti per alzare la passerella, dispone si di una passerella ma non amovibile. Quindi è sparito pure il nome “passerella”. Vi pare chiaro no? Il primo è evidentemente un pontile (direi), mentre il secondo è solo una piattaforma (mah), con i medesimi tiranti a terra del primo e, addirittura, con una passerella NON amovibile (v. foto sotto).

Passerella non amovibile del 2017

E non si può certo dire che, con le ultime facilitazioni di legge, si siano applicate solamente norme più facili, perché qui c’è di più: un pontile che cambia nome in “piattaforma”. Da ridere, da piangere? Beh, certo non mi sembra una bella figura per il nostro Comune e per la nostra Soprintendenza.

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.

Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

Perché la cattiva o imprecisa informazione diventa anche facile propaganda politica? Capirne i meccanismi serve a difenderci, non solo dalle “bufale” conclamate, ma anche da quelle manipolazioni più sottili, che poi possono anche portarci a ragionare erroneamente e, di conseguenza, a fare scelte sbagliate. Voglio mostrarvi un paio di esempi di questi ultimi giorni.

Esempio 1: il caso del Bar Lamia a Portovenere (SP), nato dalla messa all’asta dell’immobile passato al Comune dopo cessione da parte dell’Agenzia del Demanio.

Siamo di fronte ad una questione che sta animando molto la popolazione locale, ma ha anche raggiunto la cronaca nazionale, vista la notorietà e l’apprezzamento per questo esercizio pubblico che ha fatto la storia ed era la porta di ingresso del paese, da oltre settant’anni. Un bar storico, conosciuto alle cronache per la frequentazione di personaggi famosi, sin dagli anni ’60. Una questione, perciò, ritenuta importante da molti, sulla quale si giocano non solo interessi puramente economici ma, evidentemente, anche politici e di prestigio.

Il giorno 8 settembre scorso esce su Il Secolo XIX, un articolo senza firma e senza alcuna sigla in merito all’autore. Il titolo è: “Ex bar Lamia, no del Tar alla richiesta di annullare
la revoca della concessione“. E già qui non aiuta a raccontare la verità dei fatti. Ci può stare l’esigenza di sintetizzare in poco spazio, ed è anche vero, spesso, che di solito chi fa i titoli non è l’autore dell’articolo. Non è raro, perciò, che sui giornali il contenuto di un articolo smentisca il titolo, il sottotitolo o l’occhiello. Nello specifico, il fatto è che il TAR non ha detto no alla revoca della concessione, ma ha detto no alla richiesta di sospendere il provvedimento del Comune che revoca la concessione. Sono due cose ben diverse. Il titolo fa intendere una decisione nel merito, ma in realtà si tratta di una decisione che riguarda la sola richiesta di sospensiva. Il TAR, con questa decisione, non entra nella materia del contendere che ha innescato il processo, infatti non emette una sentenza ma un’ordinanza, in attesa di svolgere le udienze di approfondimento del caso. Poi, nell’articolo si legge: “Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto l’istanza cautelare presentata dagli ex concessionari della struttura che chiedevano l’annullamento della revoca della concessione rilasciata loro nel 2004“. Bene, si scrive di istanza cautelare, quindi di richiesta di sospensiva, in parole povere, della efficacia immediata del provvedimento del Comune, non accolta dal tribunale. Anche se a ben vedere, si tratta della sola concessione dell’area esterna al fabbricato, non del bar vero e proprio. Cosa del resto descritta nell’articolo, il quale riporta anche la parola “ordinanza” e non “sentenza”, citando dal provvedimento del Tribunale: “salvi gli approfondimenti di merito“. Da ciò si può ben capire che la storia non è finita, in quanto non affrontata ancora pienamente nel merito.

Per sintetizzare il caso 1, possiamo dire che il solo titolo trae in inganno, ma i lettori dell’intero l’articolo (una minoranza rispetto a chi si limiterà al titolo) ne potranno capire il senso compiuto. Però, spesso, il solo titolo diventa arma di dibattito impropria, se non propaganda. Ed ecco qua, un altro titolo sbagliato (questa volta della testata “Città della Spezia” online), ma dal  senso identico al titolo errato de Il Secolo XIX, diventa su Facebook strumento di campagna politica della buona amministrazione. Ne fa uso improprio il consigliere di maggioranza del Comune di Portovenere, Giovanna Angelino. Il titolo: “Ex Bar Lamia, il Tar respinge la richiesta di annullamento della revoca della concessione”, fa dire al consigliere Angelino che si tratta di una “sentenza”, di una decisione nel merito  e definitiva, che non è. Perciò, giù un dibattito sulla pretesa e conquistata vittoria da parte del Comune ma che, francamente, mi auguro non avverrà, almeno in toto, perché i Lamia nel frattempo stanno tentando di aprire altra attività limitrofa, a quanto pare resa improba da incomprensibili niet comunali. Del resto, se il Comune ritiene di avere ottenuto ciò che voleva, perché negare ad un’altra attività di nascere? Non mi pare ci sia un problema di concorrenza e concentrazione di bar, gelaterie e ristoranti nella zona.

Esempio 2: il caso dei lavori che hanno interessato il muro storico nell’area del Convento degli Olivetani a Le Grazie, frazione di Portovenere.

Anche in questo caso c’è una certa animazione, chi vuol difendere la memoria storica dei luoghi e chi, invece, ritiene il muro di scarsa importanza, se non ricettacolo di sporcizia. Il Comune è intervenuto, anche per le forti polemiche suscitate dal caso, e ha ritenuto di ordinare agli autori dei lavori di porre in pristino i luoghi. Quest’ultimi, però, hanno impugnato l’ordinanza comunale al TAR, chiedendone contestualmente la sospensiva. Il TAR respinge la sospensiva, in attesa di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa succede su Il Secolo XIX? Appare un articolo, questa volta a firma di Mariano Alberto Vignali, col titolo e sottotitolo: “Il Tar: «Ricostruire antico muro demolito» I giudici danno torto ai coniugi australiani“. E’ vera solo la seconda parte, i giudici danno torto ai coniugi australiani, perché riguarda l’istanza cautelare, l’efficacia immediata dell’ordine di messa in pristino, non l’intera vicenda. Il TAR non ha ancora deciso sulla ricostruzione del muro e questo inganna chi si limita a titolo e sottotitolo. Ok, va bene, diamo la colpa al solo titolista e vediamo che dice il contenuto dell’articolo. Inizia così: “DOVRA’ essere ricostruito…“. Eh no, il TAR non ha ancora emesso sentenza, non ha deciso, ha rigettato solo la richiesta di sospendere l’ordinanza del Comune. La decisione definitiva e nel merito deve ancora essere presa. Ma l’articolo continua: “Lo ha deciso il Tar della Liguria che ha dato torto ai due coniugi australiani…“, “Ora resta da capire però se sarà possibile ricostruire…“. Insomma, il nostro giornalista dà tutto per fatto, concluso. Peccato che non sia così, perché anche io parteggio per il muro storico e non per chi lo ha danneggiato.

Anche qui, in sintesi, qual è l’esito di titolo, sottotitolo e articolo che riportano un caso come concluso, quando in realtà non lo è ancora? L’esito è lo stesso di prima: la facile e ingannevole propaganda politica è servita. Ed ecco di nuovo il consigliere di maggioranza Giovanna Angelino, pubblicare la decisione del TAR (che ben pochi leggeranno e comprenderanno), commentando: “Il Comune di Portovenere ha vinto anche il ricorso al Tar, contro la famiglia Flintoff (gli Australiani), per l’abbattimento abusivo di una porzione del muro del Convento degli Olivetani. E NON CI VERGOGNIAMO NEMMENO DI QUESTO. Buona Madonna delle Grazie a tutti.“.  Buona Madonna a lei Angelino, ma (ops…) non ha notato che nella prima pagina, ben titolato, il TAR ha scritto “ordinanza” e non “sentenza”? Il Comune di Portovenere ha vinto si, ma solo sulla richiesta di sospensiva, non ancora contro l’abbattimento di porzione del muro del convento. E anche qui, giù propaganda ingurgitata a tonnellate. Il TAR nell’ordinanza ha scritto: “rilevato che, nelle more del necessario approfondimento di merito contestualmente ai connessi ricorsi (r.g. nn. 818\2016 e 208\2017), la domanda cautelare proposta in relazione al diniego impugnato nella presente sede non risulta accompagnata dai necessari presupposti, anche in relazione alla natura ed agli effetti dell’atto impugnato“.  Nelle more del necessario approfondimento di merito, in lingua italiana, significa che i giudici devono ancora decidere, quindi, per favore, le notizie diamole vere, altrimenti basta poco e diventa una vittoria. Per carità, se poi l’amministrazione vuole mostrare con orgoglio e senza vergogna le proprie vittorie (magari anche sconfitte, non poche), benissimo, ma almeno abbia la pazienza di attendere che siano tali, anche se magari, lo diventeranno dopo le prossime elezioni. Nel frattempo, invece, penserei anche a rispondere nel merito, senza rivendicare una domanda cautelare, ad un problema annoso di insulti sul Vs. gruppo Facebook, che mi pare ormai entrato a pieno titolo nel dossier politico. Giusto per regolare non solo la propaganda gratuita, ma anche gli annessi e connessi, visto il perdurante silenzio in merito. Sappiate, poi, lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, che non ci sarà legge a difendervi dalle “bufale” o dalle “fake news”, anche questa è propaganda. Perché fare una legge sulla selezione delle notizie non può che diventare uno strumento di controllo sulla libertà di stampa, una forma pericolosa di autoritarismo e censura. Chi stabilirà se una cosa è vera o falsa? Non sempre, poi, verità e falsità stanno così chiaramente separate. Quindi, fate affidamento su voi stessi, sulla vostra cultura (non sulla vostra ignoranza), sul vostro senso critico, sulla vostra capacità di intendere e di volere. Non delegate agli altri i vostri neuroni: la cultura e la scuola sono i veri strumenti contro ogni inganno.

 

Un silenzio istituzionale inaccettabile

Un silenzio istituzionale, a volte, è un silenzio pesante, che trasuda inadeguatezza da parte di coloro che ricoprono cariche pubbliche. Il sindaco di Portovenere (SP) e membri della sua maggioranza non possono esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie.

Mi riferisco all’ennesimo episodio avvenuto sul gruppo Facebook denominato “Il Comune siamo noi”, in cui persone che dissentono o portano argomenti non graditi da alcuni membri e amministratori di quel gruppo, vengono sottoposti a denigrazioni personali, insulti, se non minacce. Nelle ultime ore è toccato ad una giornalista locale, non ne farò il nome, come non farò il nome di coloro che sono stati sottoposti allo stesso trattamento, perché la questione va oltre i singoli episodi.  Sono episodi che si ripropongono, almeno, dal 2014 e da allora non si è mostrato pentimento, né si sono rimossi, dai commenti o dai post, i passaggi salienti e incivili che rappresentano questo genere di barbarie da social network.

Dato per assodato che questi casi hanno mostrato incapacità di dialogo, di dialettica civile, mancanza di argomentazioni, valide o meno, mi chiedo: tutto ciò è normale?

Ciò che si scrive sui social, quasi sempre, è pubblico, o almeno diffuso in una cerchia di “amici”, ma rimane scritto, perciò è di fatto sempre possibile diffonderlo ovunque. Ciò che si scrive su tali mezzi è, perciò, molto di più che parlare al pubblico in piazza. Non è un gioco, non è uno scherzo, ma insulti e altro su questi mezzi, lo sappiamo, possono danneggiare molto le persone che ne vengono colpite. La cronaca, purtroppo, ha reso noti casi di suicidio per cyberbullismo, a dimostrare che questo mezzo non è per nulla innocuo.

Chiarito che il mezzo può essere un’arma e che può nuocere, vorrei tornare al gruppo specifico dove da tempo si verificano questi episodi. Il gruppo “Il Comune siamo noi”, ad oggi, consta di ben 1.427 membri ed è, di fatto, con frequenza, l’agone sociale e politico telematico principale nell’ambito del Comune di Portovenere. Risolte alcune ambiguità sul fatto che la pagina fosse istituzionale o meno, riprendendo le ultime dichiarazioni ufficiali in merito da parte del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, se ne può trarre una serie di affermazioni:

  • “… pagina dedicata al Comune di Porto Venere (…) dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere…“;
  • … non è gestita dal Comune…“;
  • “… è uno strumento fatto da simpatizzanti…“;
  • “… volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone…“;
  • “… non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere …”;
  • … l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere…“.

Insomma, mi pare di capire che non sia una pagina (o meglio gruppo) istituzionale, ma che però sia strettamente correlata all’attività politica (quantomeno) dell’attuale sindaco Matteo Cozzani. Uno strumento di contatto con la popolazione. Tanto è vero che, sia il sindaco, che membri della maggioranza consiliare e della giunta, ne fanno un certo uso. Chi più, chi meno. Questo è il punto: non è uno strumento ufficiale, ma viene utilizzato e, in un certo senso, rivendicato da fan dell’attuale amministrazione, cittadini ed è stato creato con la partecipazione (in un certo modo attiva, consenziente) dello stesso sindaco. Se ne deduce dal fatto che il sindaco dica: “l’abbiamo creata“, “dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere”. Ad ogni modo, penso si possa dire che vi sia una stretta vicinanza tra questo gruppo Facebook e l’attuale amministrazione del Comune di Portovenere. Mi sembra chiaro, assodato.

Detto ciò, ritengo che il sindaco e membri della sua maggioranza non possano esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie. Non mi riferisco al singolo ultimo episodio, ma mi riferisco al complesso degli episodi che si sono verificati dal 2014 e che continuano a riproporsi. Credo che, al contrario, utilizzare questo gruppo per le proprie finalità politiche (e anche gestionali pubbliche, sebbene non ufficiali) per poi darsi pubblicamente alla macchia, quando episodi incresciosi avvengono sul gruppo, anche per mano di coloro che lo amministrano direttamente, sia da parte del sindaco e della sua maggioranza un atto di viltà. Un modello da non seguire, un modo di relazionarsi con i propri cittadini e con le stesse istituzioni, fortemente inopportuno, che potrebbe anche far pensare ad un uso strumentale di queste modalità, al quale un pubblico amministratore non può permettersi neanche lontanamente di adeguarsi. Proprio per questo il sindaco e la sua amministrazione devono, subito, chiaramente e fortemente dichiarare ciò che dal 2014 non hanno mai avuto la forza, il coraggio, la volontà di affermare: la più ferma distanza da coloro e dalle modalità da questi più volte utilizzata, di intimidire, offendere, denigrare alcuni cittadini, o comunque persone che fanno liberamente uso delle proprie civili opinioni. Abbia il sindaco il coraggio di dichiararsi aperto alle opinioni diverse dalla propria, dimostri anelito democratico e rispetto per coloro che hanno idee diverse dalla propria. Dimostri di essere adeguato al ruolo, a prescindere dai fatti accaduti sino ad ora.

Portovenere (SP): rimossi i chiodi, rimangono da chiarire le spese sponsorizzate

Il Comune di Portovenere, rapidissimamente, fa rimuovere i chiodi rimasti lungo la scalinata di S. Pietro. Seguito del tappeto rosso della discordia. Ma le non spese sponsorizzate rimangono ancora dall’essere formalmente chiarite.

Dopo il mio articolo di due giorni fa e segnalazione, di ieri mattina, a Soprintendenza SABAP di Genova, UNESCO, Regione Liguria, Comune di Portovenere e Carabinieri, finalmente i chiodi vengono rimossi. Speriamo che, altrettanto rapidamente, arrivi risposta che renda formalmente conto delle NON spese sponsorizzate in merito a installazione, rimozione e smaltimento del tappeto. Un’ultima domanda: chi ha provveduto a rimuovere i chiodi rimasti? Lo sponsor?