Ripascimenti: 2a risposta al sindaco di Portovenere (SP)

20170625 sassi aguzzi arenili

In questo articolo integro la mia risposta precedente, basata principalmente sui pareri ARPAL. Vedremo più in dettaglio i piani dei ripascimenti, cercando anche di approfondire le questioni descritte nell’articolo di Sondra Coggio su Il Secolo XIX di domenica scorsa (25.06.17), senza tralasciare le quantità utilizzate di materiale e le modalità di lavoro.

Dunque, il sindaco scrive: “I ripascimenti sono stati fatti con gli stessi materiali degli anni scorsi.. Sui tempi, nulla da dire, anzi sono stati rapidissimi, casomai il problema è che si ripasce sempre a stagione inoltrata, quando la gente è al mare. Ma veniamo al punto, i materiali utilizzati, senza dimenticare le quantità e le modalità dei lavori, che non sono per nulla questioni secondarie, anzi.


I materiali di ripascimento per le spiagge dell’Olivo nel corso degli ultimi anni

Correva l’anno 2013:

2013 materiale

Nel piano di ripascimento del 2013 (integrale al link per come è stato inviato a me), di redattore anonimo, si riporta tout-venant come riempimento e finitura con ghiaino tondo 4/12 mm.

certificazione materiale usato nel 2013

Questa, invece, la certificazione del materiale usato come finitura nel piano 2013, che si legge con un po’ di difficoltà, ma si può capire: “aggregato 4/10“, “costituito da rocce calcaree” e “rocce metamorfiche ed arenarie“, “proveniente dalle cave (…) sul fiume Taro e Torrrente (…) (PR)“. Dunque di fiume o torrente.

Granulometria materiale 2013

Questa sopra la granulometria dello stesso materiale che si può vedere chiaramente cliccando sull’immagine.

Poi abbiamo l’analisi petrografica datata 2006 (!) che conferma la provenienza (fiume Taro e torrente Ceno), descrivendo gli inerti di forma arrotondata ed appiattita, con “frazione sabbiosa abbondante“.

Nel piano di ripascimento del 2014, redatto dall’ing. Alessandro Castro, abbiamo poche varianti, sostanzialmente quasi una fotocopia. Del resto la certificazione del materiale usato all’Olivo appare copia della precedente (peggio leggibile) e l’analisi granulometrica cambia di poco, ma questa volta riporta una data “13 febbraio 2010” (!). Non mi è stata data copia con analisi petrografica stavolta.

Con il piano ripascimenti 2015 cambia il progettista, diventa il geom. Gabriele Benabbi, responsabile area Lavori Pubblici. Anche qui, per l’Olivo, abbiamo alcune variazioni sulla quantità, ma non significativa rispetto a prima e sempre il solito ghiaino tondo 4/12. La certificazione del materiale appare una fotocopia della fotocopia, sempre meno leggibile. L’analisi granulometrica è identica a quella del 2014, stessa data “13 febbraio 2010“. Anche qui niente analisi petrografica, per lo meno non data a me.

Nel piano ripascimenti 2016, invece, abbiamo numerosi allegati, come le cartografie intervento 2 Olivo I intervento 3 Olivo II (sempre simili alle precedenti), oltre alle varie e nuove analisi 2016 del materiale preesistente nelle diverse spiagge del territorio comunale, incluso il materiale di ripascimento (cumulo Biassa c/o NEC Srl). Ai link solo le parti riguardanti l’Olivo, per quanto riguarda gli allegati. In questo piano, come nei precedenti, si scrive di finitura con ghiaino tondo 4/12 per l’Olivo, ma la cosa fa un po’ a pugni con l’analisi granulometrica che si direbbe riferita a materiale 10/14 (la percentuale si riferisce al materiale passato nei setacci di varia dimensione).

2016 analisi materiale nuovo

Se avete la pazienza, vedrete le differenze granulometriche tra le analisi 2016 e le precedenti, piuttosto evidenti, che non appaiono di poco conto, oltre alle stesse analisi del 2016 sul preesistente. Ma poi, di stondato di fiume si tratta per il nuovo materiale 2016? Non si direbbe. Il cumulo analizzato, sostanzialmente 10/14, ma molto 14 e poco altro, proviene da Biassa, dalla cava della N.E.C. Nuova Edilizia Cave, non più dal fiume Taro o torrente Ceno, come negli anni 2013-2015. A Biassa non mi risulta ci siano torrenti o fiumi di una certa entità. Da ciò se ne trae che può solo essere spezzato di cava e non stondato come scritto nel piano 2016. La cosa è stata confermata nel 2016 anche da osservazioni, non solo mie, riportate su FB.

2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato di cava 2
2016_06_25 spezzato di cava 2

Ma soprattutto abbiamo un parere ARPAL del 2016 che differisce dai precedenti fotocopia, come abbiamo visto anche nel precedente articolo.

Parere Arpal 2016
Parere Arpal 2016

Dunque, per la prima volta, nel 2016, il materiale di riempimento viene ricoperto con spezzato di cava e non più stondato di fiume, tra l’altro di dimensione sostanzialmente unica 14 mm, e non più eterogenea come in precedenza.

Nel 2017 abbiamo il nuovo piano redatto da studio esterno, il “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella“. Il piano è molto ben fatto e con planimetrie dettagliatissime (qui Olivo I), come citato nell’articolo “I ripascimenti peggiori che abbia mai visto”. Ora appare chiaro che anche di finitura con spezzato di cava si tratta, non più di stondato di fiume.

Piano ripascimenti 2017

Lavorazioni e quantità

Non si può, però tralasciare la quantità e la lavorazione. Nel corso del tempo, come se ne trae dai piani, dalle determine comunali e dalle fotografie, le quantità introdotte paiono decisamente insufficienti a mantenere i litorali pressoché inalterati nel tempo. Fare sempre affidamenti diretti (tranne una volta), ovvero, dover rimanere sotto la soglia dei 40mila euro per non fare gare, è decisamente un limite alla quantità di materiale, che non può che scemare nel tempo. E’ banale immaginare l’aumento dei prezzi, anche per il lavoro impiegato.

Caro sindaco, mi spiace smentirla decisamente e documentalmente (almeno per cercare di evitare un’altra querela), ma diversamente da quanto lei scrive, il materiale è cambiato dal 2016 e lei è sindaco dal 2013. Vi sono, poi, problemi ulteriori. Venga a fare un bel sopralluogo all’Olivo. Le paiono spiagge che un paese di richiamo turistico in zona UNESCO può permettersi? Il materiale è poco, c’è erba e terra in molti punti. Si è pensato a ripascere la metà delle spiagge lato mare e non lato monte, diversamente da quanto descritto nelle planimetrie del piano 2017. In più ci sono arenili non trattati in toto con nuovo e ulteriore materiale, come le due spiaggette ad est ed ad ovest dello Sporting Beach. Il livello e la profondità di queste spiagge è fortemente calato.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Spiagge lato monte

Ormai il livello dell’arenile pare sceso sul lato a monte di oltre 12 cm., rispetto ad anni fa, lo testimoniano i diversi punti in cui i muretti, o il cemento, sono scoperti alla base.

27.06.17 - Olivo Portovenere (SP) - Il muretto svela lo spessore originario dell'arenile
27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Il muretto svela lo spessore originario dell’arenile

Nell’immagine sotto, invece, si vedono chiaramente tre aree, data la differenza in colore e morfologia:

A – area non trattata che ha solamente il materiale pregresso, stondato di fiume, ma che risulta molto ridotta nel tempo, lo vedremo in altri articoli;

B- area non trattata a monte nel 2017;

C – area trattata solo con spezzato di cava negli anni 2016-2017.

27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Le differenze rimaste dopo il ripascimento 2017

Mi spiace, inoltre, per i tanti fan del sindaco, ma non è questione di lana caprina ed è oggettivamente evidente a chiunque abbia frequentato queste spiagge nel corso degli anni. Se vogliamo che i turisti tornino, anche le spiagge fanno parte del gioco, non solo le crociere. Tra l’altro le spiagge portano turismo che in genere non è mordi e fuggi, ma consuetudinario ed anche all’Olivo ci sono commercianti che su questo ci vivono. Bisogna intervenire prima che alcuni lembi di spiagge diventino inutilizzabili, è necessario un ripascimento che recuperi le aree perse nel corso degli ultimi decenni. Va fatto un lavoro serio che indubbiamente richiede materiale adatto e quantità consistenti, almeno una tantum, per poi poter fare ripascimenti meno impegnativi nei prossimi anni, ma non sotto la soglia della sufficienza, come fino adesso. Quest’anno c’era anche il finanziamento di quasi 60mila euro della Regione, il Comune poteva e doveva dare di più di solo 3.405,40 euro.

torbidità 1

Ripascimenti: risposta al sindaco di Portovenere (SP)

Caro sindaco questi sono i pareri di ARPAL in merito ai ripascimenti nel Comune di Portovenere degli anni 2013/2015/2017.

Nei pareri 2013 e 2015 (in pratica fotocopie) si scrive di sabbia del Po“, “sabbia e ghiaia ben calibrata e lavata” e per le spiagge dell’Olivo la stesa si di un primo strato di tout-venant più grossolano, ma anche si un secondo strato di “sabbia del Po. Mentre nel parere 2017 si scrive esplicitamente di “materiale di cava macinato proveniente da formazioni calcaree dello stesso tipo di quelle affioranti nel litorale oggetto di intervento“, eppoi si scrive che per le spiagge dell’Olivo si prevede “la stesa di un primo strato di materiale più grossolano, anch’esso proveniente da attività di cava, a cui seguirà un secondo strato di finitura costituito sempre dallo stesso materiale con granulometria più fine. In breve, la “sabbia del Po“, utilizzata nello strato superiore della spiaggia negli anni 2013 e 2015, poi sparisce e nel 2017 si usa lo stesso materiale dello strato inferiore ma più fine. Nel 2017, inoltre, non si scrive di “sabbia e ghiaia ben calibrata e lavata“, perché lavata e ben calibrata non mi è parsa, basta vedere le foto del mio secondo articolo e del primo. Non è proprio la stessa cosa degli anni precedenti, considerando anche l’usura del vecchio materiale, sig. sindaco Cozzani. Cosa mi dice poi delle quantità?

materiale originario
le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate alcuni giorni fa
torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Ad ulteriore chiarificazione aggiungo le analisi compiute nel 2016 sul materiale preesistente e sul materiale nuovo (valgono per 5 anni e sono le stesse presentate anche nella relazione 2017, dato che il nuovo materiale non è cambiato rispetto a quello nuovo del 2016) , da cui si evince che il preesistente dispone di dimensioni molto ben distribuite dai 6,3 mm in su, mentre il nuovo materiale va in gran parte dai 14 mm in su. Una bella differenza!

2016 analisi materiale preesistente
2016 analisi materiale nuovo
IMG_20170622_073025

Olivo di Portovenere (SP): i ripascimenti peggiori che abbia mai visto

Le spiagge di Portovenere hanno subìto, come ogni anno, i ripascimenti stagionali, ma quest’anno le opere paiono fortemente inadeguate in quantità e qualità. Nell’articolo un resoconto sulle spiagge dell’Olivo.
IMG_20170622_073025
Erba in spiaggia dopo i ripascimenti

Avrei voluto scrivere inserendo i documenti relativi ai piani di ripascimento di quest’anno, ma francamente la ritengo questione inutile e dispersiva, chiacchiere al vento. Le immagini riprese ieri e riprese una settimana fa durante le operazioni, documentano perfettamente ciò che è stato fatto e non fatto.

L’unica premessa documentale utile da sapere è che, anche quest’anno niente gara, l’appalto, come sempre (ad eccezione del 2015), è ad affidamento diretto data la solita entità sotto la soglia dei 40mila euro (tasse escluse) da moltissimi anni. Già questo fa pensare che la quantità del materiale non può essere certo la stessa, se non diminuire nel corso del tempo. Inoltre, quest’anno, diversamente dai precedenti anni in cui si è operato in-house (a parte una o due eccezioni), si è anche incaricato un “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella” di redigere il piano di ripascimento 2017 per un totale di euro 6.028,89 lordi, ovvero euro € 4.751,65 netti. Tale progetto è stato approvato con delibera di Giunta Comunale n.96 del 31.05.17 e comporta una spesa di esecuzione complessiva di euro 60.000,00. L’esecuzione è stata affidata alla ditta S.A.N.A. S.r.l. con sede in Sarzana (SP), sulla base dell’art.36 c.2 lettera a) del D.Lgs. 50/16, senza previa consultazione di due o più operatori economici, per l’importo di euro 39.512,60 compresi oneri della sicurezza e costi della manodopera ed oltre il 22% di IVA, per un impegno totale di spesa di euro € 48.205,77. Dei 60mila euro totali di spesa, infine, euro 56.594,60 arrivano dal contributo regionale di quest’anno, per cui al Comune rimane da versare la restante parte di euro 3.405,40, sulla base della determina n.227 del 01.06.17.

Detto ciò, andiamo a vedere come si è svolta l’operazione di ripascimento presso le spiagge dell’Olivo 1 (secondo la denominazione del piano), ovvero tra il pontile Ferrari all’altezza di via I Traversa Olivo e la spiaggia al confine ovest dello stabilimento Sporting Beach, ma osservando anche la abbandonata e, ormai, fu spiaggetta posta tra il lato est dello stesso stabilimento e via II Traversa Olivo.

La spiaggetta abbandonata. Erano previste opere di consolidamento negli oneri di urbanizzazione dello stabilimento “Le Terrazze” del 2004.

Nota curiosa, per quest’ultima spiaggetta, all’interno degli oneri di urbanizzazione dello stabilimento Le Terrazze, era prevista (e conteggiata) un’opera di consolidamento abbinata al mai edificato prolungamento della passeggiata che va dall’Hotel Royal a via II Traversa Olivo. Passeggiata che dal 2004 non ha mai trovato soluzione. Altra nota curiosa, questa spiaggetta non fu mai inserita nei piani di ripascimento fotocopia degli anni passati (come nel presente), ad eccezione degli anni 2014 e 2015, ma francamente non mi risulta che sia stato mai posizionato un solo nuovo sassolino su questo disgraziato arenile. Se qualcuno avesse una prova contraria è pregato di farmela pervenire. Ad ogni modo, basta vedere il materiale presente ad oggi su questo tratto di spiaggia, probabilmente in buona parte stondato di fiume, per capire la tipologia e la qualità dei litoidi presenti nel passato (tanto da usarli come campione di riferimento) e quelli usati quest’anno o l’anno scorso per i ripascimenti (spezzato di cava).

materiale originario (probabilmente, in buona parte, stondato di fiume)
le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni del ripascimento 2017 (spezzato di cava)

Visto il materiale utilizzato, possiamo facilmente dedurne che pure la piccola spiaggia al confine ovest con lo stabilimento Sporting Beach non ha ricevuto nuovo materiale, semplicemente osservando questa immagine fotografica.

Spiaggetta subito ad ovest dello stabilimento Sporting Beach al 22.06.17

Adesso uno sguardo panoramico allo stato attuale (ieri 22.06.17). Nonostante siano passati circa 7 giorni, è ancora visibile la differenza fra i nuovi materiali depositati e i precedenti. Nelle foto successive si nota la differenza nella parte centrale longitudinale dell’arenile, che è il confine fra il materiale nuovo lato mare e la parte non lavorata dell’arenile, lato monte.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Già, infatti la spiaggia non è stata trattata in tutta la profondità ma solo nella metà lato mare, tanto è vero che queste foto di dettaglio riprendono non solo il materiale dello scorso anno, ma anche lo spessore dell’arenile (lato monte). In molti punti affiora la terra sottostante ed è visibile l’originario spessore della spiaggia lungo le parti in cemento alla base del muretto della passeggiata, oltre all’erba e alla disomogeneità della lavorazione.

Spiagge lato monte

Queste le foto dell’effetto, nelle parti a ridosso della battigia che hanno subito il ripascimento. Si aspettano le piogge nella speranza che la polvere venga dilavata.

Il ripascimento lato mare

In conclusione, a mia memoria, mi pare il ripascimento peggiore e più inadeguato che abbia visto dalla fine degli anni ’60 ad oggi, una vera bruttura per queste spiagge che meriterebbero molto di più, sia come quantità che qualità.

torbidità 2

E’ tempo di ripascimenti all’Olivo di Portovenere (SP)

L’anno scorso, per la prima volta, al posto della ghiaia stondata di fiume è arrivato lo spezzato di cava, non è stato piacevole vedere le spiagge cambiare colore e consistenza, ma tant’è andò così. Ora torna lo spezzato di cava, sostanzialmente in due formulazioni, per quanto si può oggi documentare. Lo spezzato non appare presente al 100%, ma in forte prevalenza su materiale misto, un po’ meno peggio. Le due formulazioni sono visibili in questa immagine.

le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate oggi

Vedremo l’effetto finale. Il primo effetto è visibile in queste due immagini, consistente nella forte torbidità delle acque, come l’anno scorso, ma la gente tranquillamente fa il bagno.

torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Tutto ciò alla presenza di due vigili che cercano di arginare la contemporanea presenza dei lavori e dei bagnanti.

Vedremo, ad ogni modo, se ARPAL valuterà sul campo i lavori e come termineranno. La torbidità non pare da sottovalutare ed è un fattore che ARPAL sa essere importante.

Portovenere (SP): interrogazione regionale sul libero accesso al mare

Sopralluogo di Francesco Battistini, consigliere regionale di opposizione, ed interrogazione al Consiglio Regionale, concernente il rispetto della libera fascia di accesso al mare a Portovenere, da parte del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria.

2017_05_23 01 IRI Demanio Portovenere

Importante novità nell’ambito del demanio marittimo a Portovenere. Nelle passate settimane, il consigliere di opposizione del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, Francesco Battistini, si è recato a Portovenere per effettuare un sopralluogo e verificare alcune delle situazioni in essere che impattano sulla fascia pubblica di libero accesso al mare. Particolare attenzione è stata posta alle situazioni più volte descritte su questo blog, relativamente agli stabilimenti balneari in zona Olivo, ovvero “Sporting Beach” e “Le Terrazze“.

Lo scorso 23 maggio, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini di Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, hanno presentato una interrogazione in Consiglio Regionale. Nel testo si chiede di conoscere eventuali violazioni nell’ambito del demanio marittimo per la presenza di strutture di ogni genere o, comunque, se sia tutelato il libero e gratuito accesso e transito lungo la battigia.

Al momento l’interrogazione non è stata ancora calendarizzata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale, vi aggiornerò. Mi auguro che questo possa essere un momento significativo, chiarificatorio, viste le situazioni quantomeno ambigue che si protraggono da tempo lungo la costa portovenerese. Spero anche che sia l’inizio di una profonda e concreta revisione degli spazi occupati illegittimamente e che la verifica possa allargarsi all’ambito dell’intero litorale comunale. Ringrazio Francesco Battistini e l’intero gruppo regionale di Rete a Sinistra e liberaMENTE Liguria, che hanno posto attenzione al tema e alle mie denunce spesso cadute nel vuoto.

Isola Palmaria – Le Terrazze dell’Olivo: (s)vendita Ex Casa Carassale per la passeggiata

Nuovamente all’asta ex Casa Carassale, sull’isola Palmaria, con progressivi ribassi del 20%. I proventi destinati ad opere di urbanizzazione mai edificate dal 2004, relative alla struttura turistica “Le Terrazze” dell’Olivo.
Le Terrazze
Complesso privato turistico “Le Terrazze” in zona Olivo a Portovenere (SP)

Si è scritto anche recentemente sulla vendita della ex Casa Carassale, un rudere inagibile su due livelli di 7,5 vani con area esterna esclusiva, di superficie lorda 150 mq. circa.

Nel marzo scorso, una prima asta con base di 600 mila euro andò deserta. Il 31 maggio si ritenta con un decremento del valore d’asta a 480 mila euro. Nel caso non andasse in porto nemmeno questa volta, le prossime aste vedranno ribassi progressivi del 20% sulla base di vendita.

Sarà vendita o svendita a questo punto? E’ un rudere, certamente, ma la potenzialità rimane tutta, in quanto su un’isola invidiabile come posizione, sul cui destino si sta decidendo a seguito delle cessioni del demanio e Marina Militare. D’ora in poi una delle alternative avrà la meglio: speculazione o valorizzazione ambientale.

In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)
In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)

La questione curiosa, però, di cui non si è ancora scritto, è che la ex Casa Carassale è in vendita non per attività riguardanti l’isola, ma per una questione annosa che riguarda i mai visti oneri di urbanizzazione relativi alla struttura turistica privata de “Le Terrazze”, in zona Olivo a Portovenere. Per la precisione, la destinazione di tali proventi è per il completamento della passeggiata che da via Olivo porta a Via II Traversa Olivo, onere a scomputo previsto dalla convenzione stipulata nel lontano 2004. E’ lo stesso sindaco, Matteo Cozzani, che lo afferma durante il Consiglio Comunale del 14.12.16 (v. pag. 5 del verbale di seduta).

A pag. 13 della convenzione del 2004 si stabiliva, poi, che tale opera di urbanizzazione (lettera f) fosse realizzata “contemporaneamente al rilascio della prima concessione edilizia relativa alla costruzione degli immobili previsti nel P.U.O.” de Le Terrazze.

Il primo permesso di costruire fu rilasciato tra il 2006 ed il 2008 ma della passeggiata non si vede l’ombra ancora ora, assieme ai famosi parcheggi pubblici ancora invisibili e su cui mi presi una querela da parte del sindaco. Querela da cui sono uscito assolto già in primo grado.

A tale proposito, sono stati diversi gli amministratori che dal 2004 si sono succeduti, senza che nulla avvenisse. Persino un commissario prefettizio. Merita, perciò, evidenziare ulteriori due punti:

  1. per il prolungamento della passeggiata fu stipulata, all’epoca, una fidejussione di euro 180.059,80 (attualmente rivalutati a € 209.000,00), cifra ad oggi del tutto insufficiente per l’opera. Tanto è vero che, negli ultimi anni, i D.U.P. (Documento Unico di Programmazione) succedutisi durante l’attuale amministrazione, riportano l’onere complessivo attuale per un importo superiore a 800 mila euro, per la precisione di € 866.804,40 (totale di € 209.000,00 + 657.804,40 ). Se ci riferiamo all’aggiornamento verificato dal revisore dei conti in data 27.12.16. L’opera è a scomputo, per cui, ciò che ne viene non è grasso che cola per i cittadini ma esattamente il contrario;
    Nota_aggiorn._DUP_stima costi 2017-19
    Nota di aggiornamento al D.U.P. 2017-19
  2. c’è da chiedersi perché all’epoca furono rilasciati i permessi di agibilità e abitabilità ai fabbricati de “Le Terrazze”, dato che la stessa convenzione del 2004 prevedeva a pag. 18: “… 4) Il permesso di abitabilità e/o di agibilità dei fabbricati non potrà rilasciarsi finché non saranno state collaudate dal Comune (…) le opere di urbanizzazione di piano e finché non saranno state cedute e consegnate le opere stesse, per quanto previsto dalla presente Convenzione. …“.
pag.18 All.S CONVENZIONE 2004_02_05 Rep.3650
pag.18 Convenzione Pubblica del 05.02.2004, Rep.3650

A quando un definitivo chiarimento su tutti gli oneri di urbanizzazione derivanti dal P.U.O. Le Terrazze?

#SalvaLeSpiagge con una firma. Gli abusi ci tolgono il mare.

Dalla massicciata abusiva presso lo stabilimento Sporting Beach a Portovenere (SP), patrimonio UNESCO, a tutti i piccoli e grandi soprusi sparsi lungo la penisola e le sue isole. Con la petizione #SalvaLeSpiagge si vuole chiedere più tutela per le nostre coste, sempre più devastate da speculazioni edilizie o di fatto svendute. Cominciamo a salvarle, da subito!

300firmemassicciata

Un caso simbolico di cui scrivo da tempo, localmente certamente importante, finalmente approda anche sulla carta stampata, grazie a Sondra Coggio che ne scrive su Il Secolo XIX. Si tratta di una massicciata abusiva, all’apparenza posta come difesa costiera, in realtà creata da privati per interessi altrettanto privati. La questione Sporting Beach, stabilimento balneare di Portovenere, è emblematica di come nel nostro paese sia possibile sanare situazioni formalmente insanabili, a maggior ragione in luoghi tutelati da vincoli paesaggistici importanti. Non per nulla Portovenere, come le confinanti Cinqueterre della provincia spezzina, è tra le località patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO.

Questo caso mi ha fatto credere necessaria una nuova normativa, più specifica e più mirata a tutelare le nostre coste. Il demanio marittimo rimane un bene di interesse nazionale, la materia non può essere delegata ai soli Comuni o Regioni. E’ necessario un controllo da parte di un ente, o di un’agenzia specifica (ad esempio ISPRA), che abbia una visione nazionale delle nostre coste. Il tutto per poter uniformare la tutela, sganciandola, allo stesso tempo, dagli interessi locali. Un ente che possa supervisionare la gestione delle nostre coste, del resto, ha un senso in quanto esse sono anche il nostro confine, il nostro accesso al mare, non solo dal punto di vista doganale (come formalmente è), ma anche per l’impatto umano che ne deriva. La cementificazione ne è un segno evidentissimo.

La petizione #SalvaLeSpiagge, che ad oggi ha portato a raccogliere oltre 300 firme, nonostante la quasi totale assenza di campagna pubblicitaria e di sostegno da parte dei media, vuole portare all’attenzione un caso specifico per dimostrare quanto possa essere aggirabile il sistema di tutela delle nostre coste. Per questo, nella lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente, si espongono sia la questione nazionale, sia quella locale che è segno evidente di una necessità nazionale, proprio perché un caso tra tanti.

Il tema è: esiste, ed è già applicato, un effettivo ed efficace sistema di tutela delle nostre coste? La domanda non è peregrina se avrete la pazienza di approfondire il caso specifico. Ecco perché chi firma vuole chiedere al ministro di agire, subito, per salvare una spiaggia e per salvarle tutte. Soprattutto prima che sia troppo tardi.

La costa è via di accesso al mare, come tale un diritto, svenderlo sarebbe un danno permanente. Le generazioni future troverebbero solo cemento, cancellate e reti, se non massicciate abusive.

Massicciata abusiva Sporting Beach – ARPAL rimette le mani avanti e dietro

ARPAL La Spezia non è stata chiamata per verificare il materiale utilizzato per incrementare la massicciata abusiva presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, ma si fida dei lavori fatti dal privato.
Raddoppio massicciata Sporting Beach - Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata
Incremento massicciata Sporting Beach – Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata

Credo sia interessante sapere come opera ARPAL nella provincia della Spezia. Molto sinteticamente, questa appare una vicenda all’interno dei, molto criticabili, lavori di messa in pristino dello stabilimento Sporting Beach di Portovenere. Lavori a seguito di sanatoria che accoglie una serie nutrita di abusi e che, però, evita di valutare in maniera appropriata e precisa i due abusi più importanti, ovvero: una massicciata abusiva che elimina la battigia ad uso pubblico ed un cordolo di cemento lungo la stessa battigia, che viene elevato a 60 cm. dagli autorizzati 20 cm..

In questo quadro, la Regione Liguria non solo accoglie l’istanza di sanatoria, ma chiede la “mitigazione” della massicciata abusiva, in parole povere la sistemazione di alcuni “buchi”, tra cui quelli derivati dalla rimozione di alcune colate di cemento e delle sei discese a mare in calcestruzzo. La “mitigazione”, in realtà, si è trasformata in qualcosa di ben più corposo, non solo va a ricoprire le parti mancanti ma interviene su tutta la massicciata, con un notevole aumento volumetrico. Tutto questo può vedersi dal materiale che è stato portato e dai confronti prima-dopo i lavori.

Ebbene, tra i paradossi di questa sanatoria con le conseguenti operazioni, chi vi scrive ha chiesto ad ARPAL se si erano adoperati ad una verifica del materiale e delle operazioni sullo stesso. La risposta da ARPAL è sostanzialmente no, non abbiamo fatto alcuna verifica e riteniamo di non avere competenza in merito. La dott.ssa Colonna, in data 10.04.17, così scrive:

“… ritiene di non aver particolare competenza in merito… si rimane comunque a disposizione per eventuali interventi citando, nel caso di tali richieste, i provvedimenti di legge e/o autorizzativi che a vario titolo indicano ARPAL come Ente di riferimento.
Cordiali saluti
Il Responsabile U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Interessato da questa chiara e responsabile presa di posizione, replico ad ARPAL in data 11.04.17:

“Ne deduco che nessuna procedura di controllo del materiale, utilizzato per consolidare la massicciata posta frontalmente allo stabilimento in oggetto, sia stata posta in essere, anche in riferimento alla normativa regionale di cui alla D.G.R. n.456/2004, la quale adotta le linee guida per posa di materiali in mare (lungo le linee di costa e sugli arenili) ai sensi della L.R. n.13/99 ss. mm. e ii. e dell’art. 35 del D.Lgs. n.152/99.
Mi permetto, perciò, di chiedere più puntuali chiarimenti alla dott.ssa Colonna e alla dott.ssa Fasce, responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, dato che le operazioni di “rifiorimento” della massicciata hanno interessato tutto l’arenile sino a mare in quanto, come documentato fotograficamente, i massi ciclopici trasportati, oltre a materiale meno imponente, appaiono essere stati “lavorati” in situ, ovvero scomposti per adattarli meglio alla conformazione della massicciata stessa, con ulteriore ed evidente creazione di residui.
Mi domando anche come sia possibile che per un ordinario ripascimento si necessiti di verifiche e campionamenti di legge sul materiale utilizzato, mentre in questo caso non sia stato necessario alcun controllo od autorizzazione preventiva in tal senso.
Rimango in attesa di ulteriori delucidazioni.”.

Orbene, a questo punto ARPAL mi risponde in data 8.5.17, probabilmente prendendo atto (ex post) che, dopo tutto, non dovevano non avere del tutto alcuna competenza in merito, visto che adesso il tema diventa il materiale che sarebbe stato utilizzato per la corposa “mitigazione” della massicciata abusiva e non più la normativa:

“… il Dipartimento ARPAL della Spezia fa presente che quanto segue.:

  • Il materiale utilizzato per la realizzazione della massicciata e per il suo “consolidamento” è costituito da massi calcarei completamente inerti derivanti dalla coltivazione di cave ubicate nel territorio dello spezzino.
  • Tali materiali sono stati sempre utilizzati da tempo memorabile (ndr: hanno scritto proprio così non è un mio refuso) per la costruzione di moli frangiflutti, massicciate di difesa degli abitati, delle spiagge, nella costruzione di porti, dighe foranee, ecc. in tutto il golfo della Spezia.
  • I litorali costieri del Comune di Portovenere sono composti dalle stesse formazioni rocciose da cui provengono i massi utilizzati per la realizzazione e consolidamento della massicciata in argomento.
  • L’immissione a mare di massi da scogliera calcarei, sia nel caso in questione che in altri numerosissimi casi in tutto il golfo della Spezia, non ha provocato contaminazioni ambientali e non altera la qualità chimica e fisica (torbidità) delle acque. Per quanto sopra non si ritiene di dover eseguire interventi per le verifica sulla tipologia del materiale impiegato in quanto ben conosciuta e neppure determinazioni analitiche sia sui massi inerti che sulle acque di mare circostanti.

Distinti saluti

Per il settore rifiuti e suolo
Dr. Sandro Andreoli

Il Responsabile dell’ U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Inutile replicare ulteriormente, il quadro mi pare chiaro:

  1. nessuno ha chiamato ARPAL per fare verifiche sul materiale e/o per supervisionare durante i lavori effettuati da un privato, cosa che si fa per l’immersione di corpi morti durante la sistemazione di un pontile galleggiante (quindi per molto meno materiale coinvolto), o per il ripascimento di una spiaggia effettuato per conto di un Comune;
  2. su richiesta di chiarimenti ARPAL, in merito alle verifiche del materiale, scrive di non essere competente anche per normativa;
  3. fatta presente la normativa per la quale si ritiene che la competenza ci sia, ARPAL replica che tanto il materiale è inerte, sulla fiducia, anche ex post e a distanza;
  4. se ne deduce che per ARPAL ripascere una spiaggia, sarebbe altra cosa da portare massi e magari lavorarli in situ.

Ora si, mi sento più tranquillo, dato che so che c’è ARPAL a vigilare (quando serve) sul materiale utilizzato per le nostre spiagge e, soprattutto, che se ARPAL non viene chiamata per verifiche di competenza, a lavori fatti, non importa più.

Il "ripieno" del dosso paradossale

Sporting Beach -Portovenere (SP): una sanatoria inadeguata. Lettera al sindaco.

In questa lettera al sindaco di Portovenere, le incongruenze e l’inadeguatezza delle opere di messa in pristino a seguito della sanatoria, alla luce delle ultime mareggiate e della relazione tecnica dell’architetto Evaristi, professionista incaricato dallo stabilimento balneare.

– Comune di Portovenere (SP)

protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

c.a. Sig. Sindaco Matteo Cozzani

sindaco@comune.portovenere.sp.it

e p.c.

Portovenere (SP), 29.04.17

Oggetto: sanatoria di cui al decreto dirigenziale Regione Liguria n.1160 del 08.05.14 – stabilimento Sporting Beach Portovenere (SP) – inadeguatezza opere messa in pristino

———

Egr. Sindaco Matteo Cozzani,

Le scrivo su una questione che ritengo alquanto singolare.

Non molte settimane fa è stata conclusa da questo Comune una procedura di sanatoria riguardante lo stabilimento Sporting Beach, a cui mi riferisco nell’articolo allegato. Ebbene, nella relazione tecnica dell’architetto Evaristi, professionista di fiducia del titolare dello stabilimento ed, allora, anche presidente della Commissione Paesaggistica dello stesso Comune di Portovenere, relazione acquisita già nel 2013 ai fini della rilasciata conformità paesaggistica da parte della Regione con decreto dirigenziale Regione Liguria n.1160 del 08.05.14, al paragrafo A.1, lettera H, in merito al dislivello di cm.60 fra arenile dello stabilimento e spiaggia libera alla battigia, si scrive che:

… la quota della spiaggia libera confinante, è invece decisamente decrescente verso la battigia e che dopo quaranta anni, l’azione erosiva e dilavante del mare possa risultare più evidente nel tratto di spiaggia libera priva di qualsiasi opera di protezione, che in quella adiacente, protetta da scogliera e cordolo in cls, annualmente mantenuta.“.

(NDR: per i lettori del blog vedasi anche l'articolo "Sporting Beach: la grande saga a puntate. Seconda puntata. Una faccenda molto da ridere")

Effettivamente è vero, la spiaggia libera decresce verso la battigia, non so se vada ritenuta questione eccezionale, mentre la spiaggia dello stabilimento è perfettamente pianeggiante fino alla scogliera abusiva. Detto ciò, secondo l’archietto Evaristi, la causa del dislivello sarebbe da attribuirsi esclusivamente all’azione erosiva e dilavante del mare, determinata dall’assenza di un’opera di protezione costiera, anche su questa parte del medesimo tratto costiero. Per inciso, posso dimostrare documentalmente, come d’altronde voi avete già accertato agli atti della sanatoria stessa, che l’arenile dello stabilimento non è stato annualmente mantenuto, ma si è giovato solo di alcuni ripascimenti saltuari, agli atti ne risultano solo due o tre, ad abbondare.

Dato, ormai, per assodato che tale “opera di protezione costiera” è da sempre abusiva, come accertato da ben due diverse indagini della Polizia Giudiziaria, incaricata dalla Procura della Repubblica della Spezia, come d’altronde dallo stesso Comune, mi chiedo se il Comune intenda promuovere la costruzione di un ulteriore tratto della massicciata illegittima, a tutela di tale spiaggetta (come suggerito dall’architetto), o invece abbia in serbo l’intenzione di procedere con una poderosa opera di ripascimento in tale tratto, proprio per appianare le differenze di quota fra spiaggia libera e arenile dello stabilimento, evitando mere coperture effimere.

Il "ripieno" del dosso paradossale
Il risultato delle ultime mareggiate – 28.04.17

Ciò che dice l’architetto è chiaro, secondo egli, la differenza di quota è da addebitarsi alla scarsa attenzione da parte di coloro che avrebbero dovuto tutelare quel tratto di costa da quarant’anni ad oggi e oggi è chiaramente visibile il danno provocato dalle ultime mareggiate che hanno facilmente dissolto la “duna” creata a seguito dei lavori di messa in pristino relativi alla sanatoria (v. foto allegata ripresa in data 28.04.17). Provvedimento con il quale si mantiene (e si è aumentata di volume) la massicciata abusiva, assieme al cordolo di calcestruzzo lungo la battigia, difforme in altezza per almeno 40 cm. in più, rispetto a quanto descritto dalle planimetrie originarie, riportate nella stessa relazione tecnica (v. pag. 26). Ovvero, muretto passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm., che, quindi, secondo il ragionamento dell’architetto, per quanto posso io comprendere, a causa dell’erosione, è stato scoperto avere almeno 40 cm. di impianto sottoterra, ben prevedendo, già allora, l’entità della futura erosione.

Planimetria cordolo 20 cm.
Planimetria cordolo h. 20 cm.

In conclusione, da fotografia e articolo allegati, pare evidente l’inadeguatezza della situazione scaturita dalla diversa conformazione (artificiale l’una, naturale l’altra) delle due spiagge limitrofe che, in realtà, dovrebbero far parte, da sempre, di un arenile unico.

Se mi posso permettere, il mio personale suggerimento, probabilmente ritenuto incomprensibile ai tecnici che hanno posto in essere tale inadeguata sanatoria all’atto pratico (anche per gli ulteriori punti riportati nell’articolo allegato), sarebbe di rimuovere la massicciata abusiva e riportare il cordolo all’altezza originaria, proprio per conformare la zona a quanto più simile all’aspetto originario, successivo alla conclusione della costruzione dello stabilimento negli anni ’70. Tale misura è l’unica che possa rendere la zona pienamente fruibile, esteticamente migliore e, soprattutto, perfettamente compatibile riguardo alle due spiagge limitrofe, che in realtà sono state scisse per azioni del tutto improprie nel passato.

Certo che vorrà operare per il bene dell’interesse pubblico, a tutela del promontorio, ristabilendo anche la possibilità di accedere ad una battigia liberamente accessibile su tutto quel tratto di costa, Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Allegati: – articolo online del 28.04.17estratto relazione tecnicafotografia del 28.04.17.

Sporting Beach Portovenere (SP): una sanatoria tanti paradossi

Tutti i paradossi di una sanatoria che cerca di tenere assieme una spiaggia artificialmente innalzata con una naturalmente scoscesa. ARPAL non ha verificato il materiale utilizzato per accrescere la massicciata abusiva sanata e si ritiene non competente.

Meno se ne scrive e più ne scriverò. Di fronte alla negazione della notizia, perdonatemi, ma insisto e rilancio, tanto più quando una sanatoria piuttosto zoppicante mostra segni sempre più tangibili di inadeguatezza alla messa in pratica. Si direbbe tutti i nodi vengono al pettine, e parrebbe proprio di si quando si vogliono affermare questioni che non solo vanno contro il buonsenso e la logica, ma anche la fisica.

Ebbene, chi ha seguito la questione, sa già che parliamo di una spiaggia dove nel corso del tempo, la battigia è stata ricoperta di massi senza alcuna giustificazione e autorizzazione (tecnico-scientifica, amministrativa), ovvero non ci troviamo di fronte ad una scogliera artificiale creata a protezione della costa, ma di una massicciata creata su misura per uno stabilimento balneare da privati a vantaggio di privati. I motivi li ho spiegati più volte nel dossier ben compendiato:

  1. togliere dalle scatole gli avventori lungo la battigia, fascia pubblica a libero accesso;
  2. in sinergia con il cordolo di cemento portato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm., fare un ripascimento definitivo, invece che stagionale, con grande risparmio economico;
  3. innalzare la quota di arenile lungo la battigia in maniera da rendere la spiaggia pianeggiante e pienamente sfruttabile dalle cabine sino a mare (massicciata).

Per gli altri dettagli mi rifaccio a quanto già scritto, ma teniamo presente che una spiaggia piacevole e scoscesa è diventata un bunker per VIP, a mio parere molto sgradevole, con conseguente danno alla collettività, del resto già quantificato in sanatoria (anche se con un calcolo assai criticabile), nonostante la giuridicamente palese insanabilità di una massicciata abusiva in area demaniale marittima. Del resto basta dare un’occhiata a com’era, com’è e come dovrebbe tornare ad essere.

Prima contraddizione o scoperta viene da ARPAL, in realtà non è una novità sapere che non hanno competenza o mettono le mani avanti, in questo caso indietro, perché si scopre a posteriori. In data 10.04.17, quando i lavori per l’aumento volumetrico della massicciata abusiva ed insanabile sono terminati, ARPAL scrive che:

“… ritiene di non aver particolare competenza in merito… si rimane comunque a disposizione per eventuali interventi citando, nel caso di tali richieste, i provvedimenti di legge e/o autorizzativi che a vario titolo indicano ARPAL come Ente di riferimento.
Cordiali saluti
Il Responsabile U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Interessato da questa chiara e responsabile presa di posizione replico ad ARPAL in data 11.04.17:

“Ne deduco che nessuna procedura di controllo del materiale, utilizzato per consolidare la massicciata posta frontalmente allo stabilimento in oggetto, sia stata posta in essere, anche in riferimento alla normativa regionale di cui alla D.G.R. n.456/2004, la quale adotta le linee guida per posa di materiali in mare (lungo le linee di costa e sugli arenili) ai sensi della L.R. n.13/99 ss. mm. e ii. e dell’art. 35 del D.Lgs. n.152/99.
Mi permetto, perciò, di chiedere più puntuali chiarimenti alla dott.ssa Colonna e alla dott.ssa Fasce, responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, dato che le operazioni di “rifiorimento” della massicciata hanno interessato tutto l’arenile sino a mare in quanto, come documentato fotograficamente, i massi ciclopici trasportati, oltre a materiale meno imponente, appaiono essere stati “lavorati” in situ, ovvero scomposti per adattarli meglio alla conformazione della massicciata stessa, con ulteriore ed evidente creazione di residui.
Mi domando anche come sia possibile che per un ordinario ripascimento si necessiti di verifiche e campionamenti di legge sul materiale utilizzato, mentre in questo caso non sia stato necessario alcun controllo od autorizzazione preventiva in tal senso.
Rimango in attesa di ulteriori delucidazioni.”.

Ad oggi le delucidazioni non sono arrivate, ma le attendo con fiducia. Passiamo ora alle altre contraddizioni pratiche della sanatoria.

La contraddizione da cui scaturisce tutto, oserei dire, il peccato originale che disvela d’un soffio questa storia che da altre parti non avrebbe mai avuto inizio, nasce quando qualcuno ha avuto l’insana idea di farsi una massicciata per uno stabilimento balneare che condivide lo stesso arenile con una spiaggia libera. Qui sta l’arcano che del resto ha fatto scaturire la mia curiosità: che senso poteva avere una massicciata a protezione costiera che non proteggesse tutta la spiaggia, ma solo la parte adibita a stabilimento balneare? Già. Quale sarebbe stato il provveditore alle Opere Pubbliche così “tirchio” da dire, facciamo un’opera di protezione costiera, ma per risparmiare non proteggiamo tutta la spiaggia, solo una parte. Da qui iniziò il mio percorso per capire l’incoerenza e l’assurdità di una tale costruzione che, però, nel tempo è diventata normalità, un po’ come la Torre di Pisa. Con la differenza che la Torre di Pisa è un’attrazione turistica, mentre questa è una piccola-grande (eliminabile) mostruosità entrata nella vita ordinaria. Mi chiedevo, perché non proteggere anche la piccola spiaggia libera limitrofa? Ma ovvio, perché non c’era nulla da proteggere, ma tutto da ripascere annualmente, come del resto stabiliva la stessa concessione data allo stabilimento. Difatti la spiaggetta libera non è sparita, è ancora lì, un po’ accorciata certo, ma solo perché i ripascimenti nel tempo non sono stati sempre adeguati, visto che per non fare le gare si rimaneva sempre entro i fatidici 40 mila euro di tetto di spesa, per tutto il litorale dell’Olivo. E se la spesa è sempre uguale, è naturale che nel corso del tempo la quantità di materiale utilizzato diminuisce, sempre che non ci siano supporti economici straordinari da parte della Regione, come per quest’anno. Speriamo bene, che ritorni com’era anni addietro, ma non con lo spezzato di cava che dall’anno scorso ricopre questi litorali al posto del ghiaino di fiume, come del resto si ritrae dalle percentuali delle analisi ARPAL del ripascimento 2016. Ma guarda, ARPAL ci ha lavorato.

Comparazione lato ovest
Il dosso paradossale

Certo non è tutto qui. Il paradosso ancora più evidente, ora, è proprio un dosso. Finalmente anche a Portovenere abbiamo i dossi sulle spiagge. Per passare dalla spiaggia libera allo stabilimento, non c’è più il cordolo laterale abusivo, rimosso a seguito della sanatoria, ma una salitella, visto che la sanatoria ha sanato parzialmente e a macchia di leopardo. La spiaggia dello stabilimento in pari, non si concilia bene con la spiaggia libera scoscesa e allora bisogna cercare di tenere assieme capra e cavoli. I cavoli, in forma di scapolame di cava, sono stati messi sotto l’arenile per cercare di compensare il dislivello e non fare scendere la ghiaia dello stabilimento verso la spiaggia libera. In più, per essere sicuri che non ci siano “frane”, si sono posizionate una serie di pietre di “contenimento” in superficie, che di fatto definiscono un “confine” stabile alquanto illegittimo, dato che l’arenile dovrebbe essere unico. Il “confine” temporaneo dovrebbe essere solo quello stagionale, fatto di pali rigorosamente di legno (non metallo) uniti da corde, come infatti è stato anche sistemato, sopra a tutto questo artificio. Ma le pietre, no. Le pietre messe a “confine” o “contenimento” proprio non hanno senso di esistere (soprattutto legalmente). Qui scaturisce l’ulteriore contraddizione, anzi, para-dosso. In un prossimo futuro speriamo poi che non arrivino anche vasi decorativi con piante, tende, parasoli, cannicciati, ecc… . Mi pare chiaro.

compare E - P1060253 - IMG_20170419_065550
Passaggio ad est

Ora, però, passiamo all’altro lato dello stabilimento, lato est. Com’era e com’è ora, le foto descrivono meglio di ogni mia parola. Chiariamo che il confine demaniale qui inizia dal muro della passeggiata soprastante, ovvero dal muretto della scala laterale. La parte privata della spiaggia (mappale 732) da ovest ad est va restringendosi e il confine demaniale (in rosso) ingloba tutta la spiaggia all’estremità est dello stabilimento, come può vedersi in mappa.

mappa demanio marittimo

Ciò che prima aveva coperture con ombreggina, un consistente cordolo di cemento, in inverno il cartello “proprietà privata” (non in queste foto), ora non li dovrà più avere, ma c’è un ma. La sanatoria che sana un po’ si e un po’ no, fa venire allo scoperto una ulteriore contraddizione. La veranda abusiva, in buona parte in area demaniale, è stata sanata e sta ancora lì, ovvero entra in conflitto con il confine demaniale e il libero accesso al mare. Tanto più che appare ora evidente la pavimentazione ben elevata rispetto alla superficie dell’arenile, ovvero di ciò che dovrebbe rimanere arenile ma che di fatto è stato ricoperto, nonostante sia in area demaniale. Su questo si sono sudate sette camicie per sanare, operando anche con variazioni catastali, sia da parte del privato, che da parte dell’Agenzia del Territorio. Quindi, come si fa a salvare una “proprietà privata” (la veranda), con un bel pavimento, posta forzatamente, in buona parte, su un’area demaniale ove si dovrebbe, quantomeno, rispettare quelle norme valide anche per il lato ovest dello stabilimento? Bel problema. La soluzione?

Chiusura fine giornata

Beh, i pali di legno qui diventano di metallo (altra differenza incomprensibile fra lato est e lato ovest), ben fissati con viti anche allo zoccolo del pavimento, ora ben visibile. Si copre poi, con un po’ di piantine, almeno per ora. Non parliamo poi dei vasi che, sempre se vogliamo essere coerenti con le norme, non dovrebbero starci. Eppoi, la rete metallica lato mare, mi lascia alquanto dubbioso, per usare un eufemismo. Ma non tralasciamo la solita cima di chiusura a fine giornata e zerbino, modello “Benvenuti a casa mia”, proprio sul passaggio demaniale unico possibile, che dovrebbe essere di libero accesso al mare, 24 ore su 24. Oltretutto, un bel cartello di videosorveglianza non è proprio un bel invito a passare liberamente. Tutto, a quanto pare, piuttosto difficile da tenere assieme, anche rispetto a quella parte in regola sul lato ovest.

Come si possa poi, mantenere tavolini per la ristorazione (visibili nella prima foto) in area demaniale marittima, che non c’entrano nulla con una concessione demaniale esclusivamente per stabilimento adibito a balneazione. Beh, sono i misteri della fede, in particolare quando lo stabilimento è chiuso fino al 1° maggio, come da linee guida regionali. Molte attività hanno fatto richiesta per il posizionamento di tavoli, o altro, in area demaniale, ma per questo stabilimento, ad oggi, non risulta nulla, per quanto ho potuto osservare all’albo pretorio.

Insomma, un bel congegno pieno di pecche. Per quanto tempo starà ancora in piedi questa “sanatoria”, che non ha per nulla l’aria di essere definitiva?


Un breve post scriptum, visto che le ultime mareggiate hanno già intaccato il dosso paradossale portando alla luce il contenuto dell’arenile, il “ripieno”. Eccolo qui sotto in una foto di oggi, 28.04.17.

Il "ripieno" del dosso paradossale
Il “ripieno” del dosso paradossale