Archivio mensile:novembre 2014

Trasparenza: un vantaggio per tutti che non si deve pagare

trasparenzaAbbiamo rispolverato il programma elettorale del sindaco Matteo Cozzani, che aveva messo al primo punto due bei proponimenti: “TRASPARENZA E INTEGRITA’ MORALE”.

Per quanto riguarda l’integrità morale ci auguriamo che il sindaco possa dar modo di dimostrare di non essere più la stessa persona che ha patteggiato una condanna penale alcuni mesi fa, mentre in merito alla trasparenza sta già dimostrando di non essere molto diverso da chi c’era prima di lui, anzi, se possibile sta mettendo in atto il peggio che un’amministrazione possa fare nei confronti della propria cittadinanza, porre nuovi ostacoli all’accesso dei documenti conservati nelle proprie stanze.

E’ vero, il programma non era da rispolverare, di polvere depositata ne abbiamo trovata poca, dato che era solo il 2013, eppure sembra che sia passato un secolo. Poco più di un anno di amministrazione in questo Comune è bastato per passare dalla precedente gestione dell’ufficio “SPECTRE” a quello dell’ufficio “PAY-per-VIEW”, forse proprio in onore dell’amico (o ex amico) Silvio da Mediaset, prode guerriero della TV spazzatura. Ma qui la tele-visione non c’entra, è la visione degli atti pubblici (non a distanza) un tempo gratuita, che ora diventa a pagamento, dopo appena un anno di vecchiaia del documento da esaminare, per buona pace della TRASPARENZA AMMINISTRATIVA.

Infatti, la Giunta Comunale il 23 settembre scorso ha sfornato una bella delibera, la D.G.C. n.181/2014, nella quale introduce i costi dei “diritti di ricerca”, che chiede pure IN ANTICIPO, prima ancora di poter visionare le carte. E se i costi di ricerca sono ammissibili (anche umanamente comprensibili) e previsti dalla legge, rimane da capire se chiederli SUBITO – PRIMA DELLA VISIONE e PER LA SOLA VISIONE sia legittimo, perché la legge non dice esattamente così (art. 25 legge 241/90). La legge associa tutte le eventuali spese solamente all’estrazione, ovvero se e quando si fa la richiesta di copie, ne abbiamo già parlato qui.

Ma la trasparenza amministrativa, che vuol dire permettere ad un cittadino di verificare, a tutela propria, del proprio condominio o della propria comunità, l’andamento delle procedure amministrative, non è una semplice fissazione, per il gusto di scoprire chissà quali segreti, ma una camera di decompressione importante, probabilmente fondamentale, a tutela dell’interesse pubblico, affinché si possa prevenire e combattere la corruzione all’interno degli enti pubblici. Enti in teoria al nostro servizio, ma che non raramente, le cronache lo riportano con buona frequenza, in pratica potrebbero agire anche per interessi di altra natura, contrari all’interesse collettivo. La trasparenza agisce, quindi, a tutela della stessa amministrazione pubblica e dei singoli amministratori, dirigenti, funzionari e dipendenti.

Capite bene che se per un atto bisogna pagare per la sola visione, quando prima (qualche mese fa) nel Comune di Portovenere non si faceva, e non solo, quando non è MAI capitato al sottoscritto (e a molti altri) di aver trovato un’altra amministrazione pubblica che usi la modalità PAY-per-VIEW, le cose cambiano molto e in peggio nei confronti della cittadinanza. Se poi i costi si fanno pesanti, la cosa si fa ancora più limitativa, se non impraticabile e l’amministrazione da trasparente diventa opaca, se non oscura agli occhi dei cittadini.

Già, i costi, andiamo ad esaminare anche questi. Dopo aver più volte, invano, richiesto il riferimento alla delibera che stabilisce le tariffe, finalmente la delibera che pareva introvabile è spuntata fuori, ed allora vediamo cosa si scrive nella D.G.C. n.181/2014. Ricordiamo che la legge già citata prevede i “diritti di ricerca atti” solo se si chiedono copie ed, inoltre, è la direttiva del 19 marzo 1993, n. 27720/928/46, emessa dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio, a prevedere i diritti di ricerca MA SOLO per “procedure di ricerca di particolare difficoltà. Il tariffario del Comune prende in considerazione effettivamente questo aspetto?

Andiamo a vedere cosa dice e non dice:

Rimborso costi di ricerca ATTI:
-Precedenti 5 anni rispetto all’anno corrente € 10,00
-Anni anteriori a 6 rispetto all’anno corrente € 15,00

Per le pratiche edilizie si calcola il rimborso per ogni singolo edificio rapportato all’anno più vecchio di ricerca come di seguito:
-Precedenti 5 anni rispetto all’anno corrente € 20,00
-Anni anteriori a 6 rispetto all’anno corrente € 30,00

Dunque, parrebbe che per l’anno corrente, sia che siano atti generici o pratiche edilizie, non si paghino costi di ricerca (il costo copie cartacee ovviamente c’è sempre), bene. Ma possibile che se un atto (o pratica edilizia) è più vecchio di un solo anno (solare o di calendario, poi non si capisce) già diventa particolarmente difficoltoso reperirlo? Dove vengono messi? In un cassone alla rinfusa? Possibile che basti un solo anno per diventare difficile da trovare? Complimenti all’organizzazione dell’archivio.

Eppoi, indubbiamente, il cassone delle pratiche edilizie è più capiente e quindi si paga il DOPPIO. Certo, sono pratiche più voluminose, ma un fascicolo dovrebbe essere comunque posizionato in un certo ordine. Già scatta una “discriminazione” tra pratica edilizia e altro? E come mai?

Francamente, in parte, il criterio adottato dal Comune e i costi convincono poco e non sembrano aderenti al principio cardine che dovrebbe essere la difficoltà nella RICERCA, non alla difficoltà nel prelievo del fascicolo dall’armadio perché sotto altre carte, o per il peso.

Vedremo cosa ne penserà la Commissione per l’accesso, ad ogni modo il precedente della modalità PAY-per-VIEW è pericoloso, perché potrebbe estendersi a tutte le altre amministrazioni (che mai hanno adottato tale metodo), un po’ per rimpinguare le proprie casse e un po’ per limitare la visione delle carte, ma tutto sempre a danno della trasparenza e quindi dei cittadini.

Inoltre, il Comune di Portovenere pare particolarmente preoccupato dai “ficcanaso”, tanto da aver messo nel proprio “Regolamento sul diritto di accesso agli atti amministrativi” un bel articoletto, il n.19 comma 2: Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione.. Paura eh? Peccato che la legge preveda che il cittadino abbia diritto alla: “accessibilità totale (…) allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità” (art.11 del D. Lgs. n. 150/2009). A maggior ragione ciò è altrettanto valido per gli accessi di natura ambientale, quelli che hanno spesso a che fare con le pratiche edilizie, quelle che per il Comune di Portovenere costano di più e sono più difficoltose da reperirsi.

In merito ne avevamo già parlato qui:

Daniele Brunetti

Il Difensore Civico Regionale: l’accesso agli atti si paga anche prima della visione.

comune-costiMemore del precedente intervento da parte del dott. Lalla, mi sono chiesto, perché non fare ricorso, ulteriormente, al Suo intervento anche in un altro caso?

Quindi ho scritto, nuovamente, al Difensore Civico Regionale affinché illuminasse me, e tutti i cittadini interessati, su una questione che parrebbe semplice: può un ente pubblico (in questo caso, per combinazione, il Comune di Portovenere) richiedere il pagamento dei diritti di ricerca (o altre voci) prima ancora della visione degli atti?

A logica verrebbe da dire, si perché per rendere disponibili gli atti, anche per la sola visione, vanno cercati tra le scartoffie. Ok, bene, ma in effetti la legge non dice proprio così, o almeno per noi profani che conosciamo solo la lingua italiana parrebbe dire un’altra cosa. Esattamente la solita legge 241/90 all’art.25 sancisce:

Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione
di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti
indicati dalla presente legge. L’esame dei documenti e’ gratuito. Il
rilascio di copia e’ subordinato soltanto al rimborso del costo di
riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo,
nonche’ i diritti di ricerca e di visura.

Noi, sciocchi cittadini che conosciamo solo la lingua italiana, abbiamo, perciò, pensato che scrivere: “L’esame dei documenti e’ gratuito.” (PUNTO), fosse un modo per distinguere questo periodo linguistico dal successivo, il quale fa intendere che i diritti di ricerca ed altre voci si possono, eventualmente, applicare, ma solo al “rilascio di copia. Credendo, anche, che questa non fosse una secondaria questione di lana caprina, ma pensando che il legislatore avesse volutamente affermato che le informazioni sono gratuite, a prescindere dal servizio (la copia), per tutelare non solo la trasparenza amministrativa (cosa che non sta a cuore a molti), ma il diritto all’informazione a tutela dell’interesse della collettività, o anche del singolo cittadino (se interessato), a prescindere dalle capacità pecuniarie di ognuno.

Cosa che potrebbe far pensare a scomodare l’art.3 della Costituzione, quando afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale …” e ancora che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“. E non si tratta forse di libertà – l’accesso alle informazioni – ed ostacolo – il costo – per esse, se sono fondamentali all’esercizio di un nostro diritto o una tutela?

Abbiamo scomodato la Costituzione, comunque, per fare intendere che, probabilmente, il legislatore non si è sbagliato a scrivere l’art.25 della legge 241/90 in quel modo chiaro, semplice e senza margini interpretativi, a quanto appare.

Ma qui entra in gioco il dott. Lalla che, nella sua missiva, inizialmente e in apparenza conferma il mio parere (ma dai!!!) per poi darmi completamente torto, in quanto la legge 241/90, a Suo parere, è generale ed astratta e non poteva certamente prevedere e specificare. Certamente, come poteva prevedere quelle voci di costo che cita esplicitamente nella frase successiva?

Non solo, ma altrettanto ingenuamente, da cittadino profano, ho fatto presente il contrasto tra il citato articolo di legge e il regolamento Comunale approvato con delibera di Consiglio Comunale n.21 del 30.06.14, il quale all’art.7 recita:

Esame dei documenti – Rilascio di copie – Diritti e rimborso spese
1. L’esame dei documenti è gratuito, fatto salvo l’eventuale costo di ricerca degli atti in archivio quando da tale operazioni risulti un impegno particolarmente gravoso.
2. Per il rilascio di copie dei documenti trovano applicazione, in relazione al disposto dell’art. 25 comma 1 Legge n. 241/1990, le tariffe approvate dalla Giunta comunale con deliberazione, e fatte salve le disposizioni vigenti in materia di bollo.
3. I diritti di cui al comma 2 sono riscossi dall’Ufficio Ragioneria o dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico.

E qui, dopo la frase “L’esame dei documenti è gratuito“, spunta una virgola al posto del punto. Ma che sciocco, certo è stata esplicitata la virgola implicita della legge 241/90. La – virgola implicita – fa parte della prassi giuridica nel nostro Paese.

Or bene, lasciamo strada, allora, ai luminari delle norme, agli azzecca garbugli o semplicemente a chi cerca di applicare la legge, magari tralasciando la lingua italiana, ma ad ogni modo lasciamo strada libera a tutti quegli enti pubblici che finora non hanno osato richiedere pagamenti (a qualsiasi titolo) per la sola visione, a seguito di una richiesta di accesso agli atti. Adesso avete strada libera anche voi, avrete così un altro modo per ripianare ai vostri problemi di bilancio a discapito della trasparenza amministrativa e dei diritti della collettività.

Ma, un appunto finale, oltre a non citarci alcuna fonte esistente (se vi fosse) in merito a questa interpretazione della legge, non so, sentenze, circolari o direttive (magari della Commissione per l’accesso), il dott. Lalla ha tralasciato di farci sapere (nonostante l’avessi richiesto) su quale base il Comune di Portovenere ha stabilito i costi dei diritti di ricerca richiesti (20 euro per alcuni e 30 euro per altri), dato che abbiamo chiesto quale fosse la delibera di riferimento in tal senso, e ad oggi nessuno, nemmeno il Segretario Comunale, è stato in grado di rispondermi. Insomma, un tariffario approvato da qualche parte esiste?

C’è poi una questione di lana caprina finale, ma è vero che c’è una direttiva della Commissione all’Accesso che invita i Comuni a trasmettere il loro regolamento per l’accesso agli atti alla Commissione stessa? Perché parrebbe, ripeto PARE, che il regolamento del Comune di Portovenere non sia ancora arrivato a destinazione. Ma sicuramente è una voce del tutto infondata.

Ancora tanti auguri Italia.

Daniele Brunetti

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AGGIORNAMENTO del 04/09/15
A ben guardare la legge per l’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), citata nell’istanza di accesso presso il Comune ed alla base della richiesta, all’art.6, comma 1, stabilisce che:

L’accesso ai cataloghi previsti all’articolo 4 e l’esame presso il detentore dell’informazione richiesta sono gratuiti, fatto salvo quanto stabilito all’articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, relativamente al rilascio di copie.

Servono tanti ulteriori discorsi?