Navi portachiazze: finalmente un faro mediatico

Il Secolo XIX 11.09.15 Troppe navi
Il Secolo XIX 11.09.15

Da tempo, dagli ultimi mesi del 2013, penso (e scrivo) che il limite corretto per le grandi navi, all’interno del canale di Portovenere (SP), fosse quello vigente prima delle modifiche ai punti di fonda messo in atto da parte della nostra Capitaneria di Porto (comandante Castioni), in accordo con il sindaco Matteo Cozzani, nella seconda parte del 2013. L’accordo risulta da un comunicato stampa del Comune di Portovenere, ancora visibile sul sito istituzionale (ad ora) e nel caso non fosse più visibile ecco qui. In tale comunicato, diversamente da quanto riportato nelle ordinanze della Capitaneria, le modifiche ai punti di fonda non sono state effettuate per una mera necessità di più ampi spazi di rifugio, ma per poter accogliere due navi simultaneamente.

Ora, finalmente sulla carta stampata, l’articolo odierno di Sondra Coggio su Il Secolo XIX, accende un faro (ben puntato) sulla situazione creatasi a seguito della modifica dei punti di fonda, in particolare il punto E1 (echo uno), all’interno del canale di Portovenere.

La prima cosa che salta agli occhi è la sproporzione fra le dimensioni delle navi autorizzate e lo scorcio paesaggistico (fra Punta Castagna e Torre Scola), letteralmente invaso da queste macchine del mare. Inoltre, col passare del tempo, si aggiungono altri e non meno importanti aspetti, fra cui le ormai evidenti chiazze di materiale sollevato dal fondale marino (si guardi qui e qui), a seguito delle manovre di ancoraggio. Ed ancora, anche se non direttamente collegabili al passaggio delle navi da crociera, dobbiamo fare i conti con gli avvenimenti degli ultimi mesi: abbiamo visto fenomeni di inquinamento marino di varia natura e forse fenomeni di eutrofizzazione. In più, abbiamo altre variabili globali con cui combattere, come: l’innalzamento delle temperature delle acque marine (il Mar Ligure, a luglio, ha toccato temperature di 30 gradi centigradi in superficie) e l’acidificazione dei mari (da cui non saremo esenti nel futuro). Su una cosa rimarcherei bene, il dragaggio del porto spezzino non mi pare sia stato eseguito per accogliere navi mercantili, ma per ospitare navi da crociera sempre più “ipertrofiche”. Cosa non si fa, ormai, per accogliere queste città galleggianti, con tutto ciò che ne consegue di positivo (sicuri che ci guadagniamo tutti?) e di negativo. Il bilancio, alla fine, com’è o come sarà da qui a 5, 10, 15 anni? Non so, ma ho sempre l’impressione che le strategie di sviluppo in questo paese vengano improntate sul breve e medio periodo (se va bene), difficilmente sul lungo periodo. Eppure i “visionari” al potere non ci mancano, ma temo che siano un po’ miopi.