Archivio mensile:maggio 2016

Portovenere (SP): là dove crescono le scogliere (abusivamente)

Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze
Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze

Siamo sempre a Portovenere, patrimonio dell’umanità censita dall’UNESCO, in zona Olivo, a quanto pare una zona che negli anni passati è stata oggetto di diverse speculazioni ed abusi edilizi, proprio lungo la costa (e non solo), senza che nessuno vedesse nulla. Mi riferisco alla baia dell’Olivo, zona periferica rispetto al paese di Portovenere, scarsamente abitata in inverno, con numerose seconde abitazioni, ma tanti residenti “virtuali”, che essendo “virtuali” non vedono, non sentono e non parlano. In quest’area ai confini del mondo, anno dopo anno, si sono erose, un po’ alla volta, alcune aree del demanio marittimo, ma non per fenomeni meteo-marini, più semplicemente sono state assoggettate all’interesse privatistico di coloro che ne avevano più facilmente accesso, e più facilmente ne potevano ottenere lo sfruttamento.

La cosa curiosa è che, da queste parti, le scogliere nascono o crescono come esseri viventi, un po’ come i funghi, soltanto che poi rimangono, anzi ingrossano.

Ho scritto più volte della scogliera dello stabilimento balneare “Sporting Beach“, nata per iniziativa di qualcuno che dalla seconda metà degli anni ’70 cominciò a ricoprire una spiaggia di massi, un po’ alla volta, anno dopo anno, fino a creare una scogliera del tutto abusiva, senza alcuno studio delle correnti marine e dell’erosione costiera, per poter avere uno spazio molto più privato, impedendo il passeggio lungo la battigia, per risparmiare molti soldi con ripascimenti non più stagionali ma una tantum, e per sfruttare meglio una spiaggia che da scoscesa è diventata pianeggiante, un bordo piscina.
Su questo ne scriverò nuovamente, perché, ad oggi, dopo tutti gli abusi accertati (e non), i procedimenti di sanatoria sono ancora pendenti (una complessità notevole), non conclusi, permettendo l’uso inalterato dello stabilimento dal luglio del 2013, mese in cui il Comune emise ordinanza demolitoria per numerosi aspetti edilizi, tranne i due più importanti: la scogliera abusiva e il cordolo in cemento lungo la battigia, passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm.. Abusi che si sono tradotti in una riduzione importante del terreno pubblico demaniale accessibile liberamente, con eliminazione di una spiaggia nel suo tratto di battigia. Un danno per la collettività, se non si fosse capito.

Ma ora voglio aggiornarvi sugli ultimi sviluppi, relativi agli accertamenti ed ai procedimenti in corso, che si riferiscono ad altra scogliera, quella frontale allo stabilimento “Le Terrazze”. Per il pregresso vi rimando al solito dossier “Le Terrazze” che raccoglie gli articoli pubblicati dal 2014.

Ebbene, dopo varie lotte (non concluse), anche per avere accesso a documenti banali, come le autorizzazioni demaniali marittime, si sono chiariti alcuni aspetti (alcuni, non tutti) inerenti gli abusi accertati dalla Guardia Costiera a partire dall’estate 2015, poi confluiti in un rapporto citato nell’elenco degli abusi mensili dell’ottobre 2015 (pubblicato dopo accesso civico del sottoscritto), che non ha avuto come conseguenza un’ordinanza demolitoria, ma più semplicemente una comunicazione di avvio di procedimento che, come tale quindi, non è stata resa nota ai più, ma di cui, chi vi scrive ne ha avuto accesso. Ed infatti, ad oggi, non risultano ordinanze demolitorie, ma una serie di atti in concreto equivalenti, che sarebbe stato bene rendere pubblici, perché vanno ad incidere su un’area demaniale marittima, ovvero pubblica.

Quindi, il 27.10.15 il Comune avvia un procedimento amministrativo per l'”accertamento dell’esistenza di opere prive dei necessari titoli autorizzativi presso gli immobili siti in Porto Venere, Via II Traversa Olivo – Stabilimento balneare Le Terrazze“, relativamente a:

  • un pontile galleggiante “fantasma” che non sarà presente al primo sopralluogo della Guardia Costiera del 07.08.15 (nessuno se lo ricorda o lo ha mai fotografato?), ma stranamente sarà notata la presenza di una passerella abbattibile (poi rimossa), contestualmente ad una richiesta (poi non andata a buon fine) per l’occupazione temporanea di uno specchio acqueo con il posizionamento di, appunto, un pontile galleggiante;
  • n.3 piattaforme-pontiletti in legno con tappeto sintetico verde e scaletta metallica, in assenza di titoli autorizzativi;
  • una scala metallica, in assenza di titoli autorizzativi.

Ma nel provvedimento del Comune del 27.10.15, che di fatto è un pacato preavviso di emanazione di ordinanze demolitorie, un po’ tra le righe, appare un aspetto importante che poi porterà ad altre conseguenze, ovvero la presenza di una gettata di calcestruzzo e ghiaia per livellare una massicciata che, in origine, avrebbe dovuto essere irregolare in quanto formata da massi e scapolame in pietra.

Su queste premesse, i titolari comunicano il 28 dicembre 2015, la rimozione delle piattaforme e scalette varie (bello sforzo, ben oltre la fine della stagione balneare), con l’intenzione di ripristinare la scogliera eliminando lo strato di cemento e ghiaino. Conseguenza è l’avvio di una semplice S.C.I.A. in data 04.02.16 per “rimessa in pristino della massicciata in concessione demaniale con rimozione della gettata di livellamento in cls a margine dello stabilimento balneare – Le Terrazze – N.C.T. Foglio 10, Mapp.le 226. Massicciata in concessione demaniale, in quanto, tale concessione non era di carattere balneare ma solamente ai fini di mantenimento della massicciata stessa. Va detto, quindi, che la massicciata è stata originata dalla concessione edilizia n.1263 del 03.08.1999, definita come “consolidamento statico di opera di contenimento di terreno“, che in realtà ha visto la trasformazione di quel tratto di costa, da muraglione a picco sul mare ad un terreno a degradare, grazie all’introduzione di due muri a scalare e due scale in pietra: questa la planimetria di progetto.

Da tutto ciò è apparso chiaro che una semplice S.C.I.A. non poteva bastare, in quanto la massicciata, ad oggi, è ben diversa, guarda caso è cresciuta: in volume, altezza e superficie emersa. Ragione per la quale sono stati subito avviati due procedimenti di sanatoria, urbanistico e paesaggistico, tuttora in corso, che sarebbe stato bene porre alla pubblica conoscenza, dato che scriviamo di area demaniale sul mare.

Sono stato prolisso a sufficienza, per cui, per ora, mi fermo qui, ma è chiaro che tutta questa riservatezza avrebbe un senso fino a che si procede nell’accertamento dei reati penali (a quanto pare in corso) o illeciti amministrativi ma, quando si mette mano ad autorizzazioni in sanatoria, la cittadinanza dovrebbe esserne già messa al corrente ancora prima del rilascio (benché sia impugnabile), proprio per anticipare danni ulteriori a terzi (e questo lo dicono anche sentenze del Consiglio di Stato), tanto più che si è già visto operare sulla scogliera con martelli pneumatici e altro. Operazioni complessivamente ancora non ben chiarite, con immersione di massi per il “ripristino” di una scogliera, su cui si sono chieste delucidazioni, di cui vi scriverò prossimamente. Tutti motivi per i quali, sarebbe bene che cittadini e associazioni in sonno si svegliassero dal torpore e che guardassero un po’ oltre il proprio giardino.

Isola Palmaria: abusi edilizi con abbattimento alberi

Isola Palmaria - Portovenere (SP)
Isola Palmaria – Portovenere (SP)

Cosa significa controllo del territorio, soprattutto quando si ha a che fare con risorse limitate e bellezze naturali da proteggere, questo è un esempio mirabile (purtroppo quando i danni sono già stati fatti) compiuto dal Corpo Forestale dello Stato (fino a che esisterà) della Spezia. Un “signore” (i responsabili sono però Romano Paglini proprietario e Renzo Paglini usufruttuario), in piena isola Palmaria a Colle Bruciato sopra Villa S. Giovanni, in area in teoria ultra-protetta, secondo l’accertamento compiuto con sequestro di un immobile con terreno, avrebbe compiuto una discreta serie di abusi edilizi e danni ambientali, anche falciando via varie alberature. Diciamo che a cominciare da alcune autorizzazioni gli sarebbe “partita la mano”, sapete com’è.

I lavori sono stati sospesi, ovviamente, come risulta dall’ordinanza n.2768 del 19.05.16, emessa dal Comune di Portovenere.

Dal sopralluogo successivo congiunto del 11.04.16, insieme all’ufficio tecnico del Comune, risulta però che il proprietario fosse sfornito di chiavi (càpita è normale, il proprietario non tiene doppioni MAI, soprattutto quando l’usufruttuario è un estraneo), per cui non è stato possibile accedere all’interno dell’abitazione per compiere ulteriori rilievi.

Quindi, la morale è sempre quella: vigilare, segnalare e non fermarsi alle prime difficoltà. La bellezza dei luoghi è un patrimonio comune, non possiamo farceli distruggere da chi non meriterebbe alcun titolo edilizio nemmeno per sbaglio.

Insomma, un’altra triste storia per i nostri luoghi, certo il “signore” sarebbe stato meglio fermarlo prima, sui banchi di scuola, insegnando il rispetto per il nostro ambiente e il senso civico.

Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

risp-accesso-atti-com109-Le-Terrazze Quando si entra in contatto con la pubblica amministrazione càpita (spesso o a volte, decidete voi) che l’aggettivo “banale”, nella lingua italiana, non abbia senso. Mentre, invece, acquisti un forte significato la parola “pranayama” che dovrebbe, a tutti gli effetti, entrare nella lingua corrente, parlata e scritta. Pranayama è la tecnica yoga di respirazione che permette il controllo del sistema nervoso e riduce gli stati di ansia o incazzatura, per dirla fuori dai denti.
Veniamo al punto, come libero cittadino di questo strano paese ho richiesto alla Regione Liguria gli atti riguardanti la comunicazione (con allegati) e il nulla osta (o parere, poco conta) relativi ad interventi di immersione di materiali in mare ai sensi del D.Lgs. n.152/06.
A me pare, forse sarò azzardato (ironico), che una operazione di immersione di massi in mare, anche se per il “ripristino” di una scogliera, debba essere ritenuta relativa all’ambiente, ragione per la quale ho richiesto di accedere a tali documenti sulla base del D.Lgs. n.195/05 (accesso ambientale). Ma sapete cosa mi ha risposto la dott.ssa Ilaria Fasce del Settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque della Regione Liguria? Reggetevi bene alle potrone… che da tale carteggio non emergono informazioni ambientali rilevanti ai sensi del D.Lgs. n.195/2005” (!!!). Evvai di pranayama… inspirare… espirare… inspirare… espirare… per almeno una mezzora.
Dopo aver ripreso contatto con la realtà molto irreale dei nostri amministratori regionali, riprendo le forze e la pacatezza necessaria per rispondere al dirigente del Settore Ecosistema Costiero, che forse si occupa dei riflessi sonori lungo le coste liguri, facendo presente che l’art.2 della normativa per l’accesso ambientale (D.Lgs. n.195/05) specifica cosa si debba intendere per “informazione ambientale”, senza bisogno di alcun sforzo ulteriore da parte dei dipendenti della Regione. Ebbene, in sintesi: si intende come informazione ambientale “(…) ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente (…).
Serve altro?
Ebbene, la Regione Liguria, però, dato che non vuole essere scortese con i propri cittadini, mi invita a ripresentare la domanda, ma sulla base della L.241/90, obbligandomi, perciò, a corredarla di motivazioni all’accesso ed a presentare i titoli necessari (ovvero, se proprietario limitrofo, ad esempio), metodo per poi rigettarmi con convinzione (e giuridicamente) l’accesso, magari affermando che sto cercando di operare un “controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. Tutte considerazioni che non sono opponibili quando si accede con la modalità “ambientale”. Capite bene che non ho l’anello al naso e nel trappolone non ci casco, ma esigo che una legge dello Stato venga applicata in quanto DEVE essere applicata, così com’è, nel caso specifico.
Che strade mi rimangono? La strada amministrativa, ad esempio. Potrei fare ricorso al Difensore Civico Regionale, ma ormai conosco il nostro Difensore Civico della Pubblica Amministrazione (v. dossier sull’accesso agli atti), tra l’altro dipendente della stessa Regione: quanto potrà essere autonomo nelle proprie decisioni? Al T.A.R.? No grazie, non ho altri 300 euro da spendere per il T.A.R. (v. dossier Le Terrazze), visto che mi è anche toccato ricorrere al Consiglio di Stato, per altro accesso negato inopportunamente (il procedimento è in corso), sempre sul medesimo specchio acqueo.

Ma quali segreti di Stato ci saranno?

Non mi rimane altro che rendere noto l’accaduto, nella speranza che qualche giornale e qualche esperto, o associazione, voglia interessarsi della vicenda, che nel merito, vi assicuro, è molto interessante.

Per coloro che diranno che il post non è in tema con il gruppo, vorrei far presente che parliamo di materiale immerso in mare presso lo stabilimento “Le Terrazze” a Portovenere, e che tutti i cittadini che hanno a cuore il proprio ambiente, nello specifico il mare, farebbero bene ad interessarsi della vicenda che sta proseguendo, con esiti ancora non scontati e importanti rivelazioni, di cui renderò noto in un prossimo articolo più specifico nel merito. Magari, se mi danno una mano alcune associazioni ambientaliste (o giornalisti) non sarebbe male, con la documentazione che già ho e la loro titolarità ex lege, si potrebbe tentare di spezzare la resistenza del Settore Ecosistema regionale… regionale… regionale…. Visto che di eco se ne intendono.

Libertà di stampa: ieri era, ma oggi è importante lottare per domani

HumphreyBogartDeadlineIeri era la giornata mondiale della libertà di stampa, francamente l’evento mi è sfuggito, come può essere sfuggito a molti. Le giornate in memoria, o per qualcosa, raggiungono, però, il loro scopo quando non rimangono lettera morta il giorno dopo, soprattutto nel domani.
La libertà (in generale), come la libertà di stampa e di informazione (la trasparenza), non possono durare lo spazio di un giorno o di un anno, ma devono permanere indefinitamente, in particolar modo nei cosiddetti paesi democratici, perché ne è la loro linfa.
Ma in Italia, come in altri paesi della sfera democratica, qualcosa (o più) non funziona, anche in questo senso. Nel nostro paese, la libertà di stampa e il diritto ad essere informati (trasparenza) hanno un’ampiezza ed un’efficacia estremamente variabile in ragione di una serie di fattori, non sarò certo esaustivo, ma fra questi pesano: l’influenza politica, l’autocensura, l’arroganza di alcune istituzioni pubbliche, i legami clientelari e di amicizia (tra cui varie forme di associazionismo più o meno palesi), il corporativismo, per arrivare a vere e proprie forme di associazioni a delinquere con forte radicamento sul territorio nazionale e locale, ovvero consorterie che spaziano all’interno di ambienti disomogenei e che spesso penetrano, o lambiscono, anche ambienti istituzionali di ogni specie: quelle forme di legami che possiamo anche definire con un termine che ormai va un po’ stretto (ed è datato) come “massonerie” o, forse più adeguatamente, “mafie” anche se non in modo tradizionale.
Volutamente, nella libertà di stampa, includo il diritto all’informazione, ovvero, alla trasparenza delle nostre istituzioni pubbliche, perché la mancata trasparenza nella pubblica amministrazione non solo è un sintomo di malessere antidemocratico, ma un presidio al malaffare, a ciò che di un’istituzione pubblica ne fa un gruppo di persone che lavorano per gli interessi di pochi, consapevolmente o meno.
Per questo la libertà di stampa e la trasparenza sono legate a filo doppio, l’una muore quando manca l’altra, mentre l’una e l’altra in salute contribuiscono a mantenere sano un paese, ne disvelano i problemi, le carenze, le marcescenze. Ciò che un’inchiesta giornalistica, o la trasparenza, rivela non rimane fine a sé stesso quando la libera stampa (e potremmo anche dire la libera diffusione su tutti i mezzi di informazione sociale) ne dà conto alla comunità. Ed è proprio la conoscenza sociale dei problemi e delle storture, in essere al proprio interno, che ne stimola le soluzioni, o ciò che alcuni hanno chiamato “anticorpi”, ovvero una reazione, o meglio una serie di reazioni che si riflettono a tutti i livelli, socio-politico-economici. E la parola “anticorpi” non esce a caso perché, come un medico sa, la malattia si debella definitivamente solo quando se ne acquisisce piena conoscenza e consapevolezza. Non è certo nascondendo la malattia, o i suoi stessi sintomi, che i problemi si risolvono ma, purtroppo, non è raro tra noi, trovare limiti all’esposizione o all’individuazione di una notizia, di una informazione, soprattutto in ambiti comunitari ristretti, e perciò più facilmente sottoposti all’influenza di piccoli gruppi di potere (ma ben ramificati), o per timore personale, o banalmente per ignoranza e quieto vivere comune, o per tutti questi fattori messi assieme.
L’Italia, come l’Europa o l’ambito democratico mondiale, vive, ormai da lungo tempo, un periodo di evidente decadenza di quei valori fondanti che fanno di una società umana una società vivibile ed equa, in cui “la Libertà e la ricerca delle Felicità” possono avere un senso solo nel solco del rispetto reciproco e della crescita culturale di ognuno di noi. Ed è proprio in questo senso che la libertà di stampa (e trasparenza) opera, senza la quale un popolo ignorante è alla totale sudditanza dei propri aguzzini, che siano all’interno delle istituzioni, di gruppi sociali od economici, o che semplicemente siano ras del quartierino.