Archivio mensile:dicembre 2016

Gas ed Elettricità: la truffa ti chiama al telefono

stockvault-fireball136952Parliamo di gas ed elettricità. Una direttiva europea e di conseguenza il nostro governo, assieme all’Autorità per l’energia, ci stanno obbligando a passare dal contratto a maggior tutela al mercato libero. Dal 2018, probabilmente, tutti i contratti a maggior tutela verranno aboliti per legge. Chi avesse già provato l’ebrezza del mercato libero (circa il 25% degli utenti e delle PMI) avrà potuto verificare che il tanto declamato blocco della tariffa (o sconti) è in gran parte un’enorme bufala, in quanto il blocco tariffario si riferisce solo ad una delle tante voci che concorrono a formare il prezzo finale per l’utente. Le altre voci, guarda un po’, si incrementano liberamente, di solito.

Ebbene, la nostra Autorità per l’energia ha messo in piedi un piano (per ora limitato all’energia elettrica) che prevede un contratto tariffario intermedio, per aiutare (pare) l’utente a prendere il largo tra i marosi del mercato libero. Questo contratto ponte, che rimane opzionale, entra in vigore dal 1 gennaio 2017 e si chiama “Tutela Simile”. Tramite tale tipologia contrattuale sarebbe garantita la vigilanza dell’autorità, con “sconti” che varierebbero tra le diverse società fornitrici. La “Tutela Simile” viene stipulata esclusivamente via web, si potrà aderire fino al 30 giugno 2018, per la durata massima di 12 mesi, dopo di che verrete catapultati sul mercato libero, o potrete tornare alla maggiore tutela, se ancora esisterà.

Al momento, gran parte delle associazioni dei consumatori non paiono reagire più di tanto a questi cambiamenti, anche perché sono state coinvolte nel processo da parte dell’Acquirente Unico (garante della fornitura di energia elettrica alle famiglie e alle piccole imprese). Ente che  si occupa anche di gestire il processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Infatti, il passaggio dalla maggior tutela alla tutela simile, può essere effettuato anche tramite una delle associazioni dei consumatori accreditate presso l’Acquirente Unico.

Inoltre, sempre da Gennaio 2017, a seguito della delibera 296/2015/R/COM dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, tutte le società che operano in ambito energetico dovranno avere denominazione sociale e marchio distinti a seconda se operano nel mercato libero o a maggior tutela. Questo comporta, ad esempio, che il marchio “ENEL” rimane per la società operante nel mercato libero, mentre la parte di ENEL che opererà formalmente con diversa società nel servizio a maggior tutela si chiamerà “Servizio Elettrico Nazionale”. Questa separazione formale più chiara, tra società dello stesso gruppo che operano su mercati diversi, dovrebbe aiutare l’utente a capire meglio la fonte che gli sottopone delle proposte commerciali. Magari queste società avranno stessa sede e stessi uffici, ma sarà più difficile nascondersi dietro nomi troppo simili (quasi uguali) per fare proposte commerciali che, a vostra insaputa, vi faranno passare dal mercato a maggior tutela a quello libero. Ovviamente, le società con marchi storicamente più conosciuti, tenderanno a mantenere il vecchio nome sul mercato libero, proprio per invogliarvi a seguirle su tale mercato, possibilmente sempre a vostra insaputa. Quindi, attenzione.

Attenzione perché, tutto ciò, a quanto pare, sta mandando in fibrillazione le compagnie energetiche fornitrici di luce o gas agli utenti finali. Tanto che nelle ultime settimane, probabilmente, vi sarà capitato di essere stati oggetto di chiamate telefoniche, di solito durante il pranzo o la cena, con le quali vengono fatte proposte commerciali mascherate in tutto e per tutto. Ecco alcuni esempi su cui riporre la massima attenzione:

  • un addetto/a di una società del gas (attuale vs. fornitore) vi propone un “aggiornamento della tariffa del gas“, perché il mercato è favorevole e la vostra tariffa risulta più alta. Durante la telefonata, l’operatore non vi parla di variazione contrattuale, o di cambio società, ma solamente di “aggiornamento“, di “blocco tariffa“, di “sconto” e di “lettura informativa poi spedita via email(in realtà nuovo contratto). L’obiettivo è, in realtà, di farvi passare dal servizio a maggior tutela ad una nuova tipologia contrattuale (mercato libero?), ovvero un diverso contratto per sganciarvi anticipatamente dalla maggiore tutela. Se poi dite che volete capire meglio, chiedendo se loro intendono farvi cambiare tipologia contrattuale, da maggior tutela a mercato libero, vi potrebbero rispondere che tanto dal 1 gennaio il servizio a maggior tutela non esisterà più, affermazione del tutto falsa (!!!);
  • altro addetto/a, della stessa società del gas di prima, vi chiama dopo alcuni giorni dalla chiamata precedente. Anche questo/a signore/a vi parla solamente di “aggiornamento tariffario“, ma nega con decisione la necessità di un cambio contrattuale o di tipologia contrattuale, ribadisce che si tratta esclusivamente di un cambio tariffario (chissà, magari perché siete simpatici?);
  • vi telefona un addetto/a, stavolta, di una società elettrica. Riesce a malapena a farsi comprendere, la lingua italiana non è il suo forte. Sembra di origine extra-europea, inizia a raccontarvi (almeno tenta) una serie di cose e di sconti, ma tutto è alquanto incomprensibile. Mi spiace ma non comprendo, fine della chiamata;
  • la stessa società elettrica (vs. fornitore attuale) di prima vi richiama dopo alcuni giorni. E’ un operatore italiano, ora si capisce, o meglio si capiscono le parole, ma non quello che vuole da voi. Esordisce dicendo qualcosa come, la nostra società passa da distribuzione ad energia (???) in fascia mono-oraria (immagino sappiate delle fasce bi-orarie attuali). Però aggiunge: “dal mercato tutelato a quello libero“. Ah, ok, bravo! Continua dicendo: “Se lei vuole restare con noi basta fare una registrazione telefonica” (?!?!?!). Se invece non si provvede a fare questa registrazione, dal 1 gennaio, cambia società. Oddio, cioè? L’operatore, dice che in questo caso si finisce in una società con mercato gestito dallo Stato. Ah ok, allora si rimane nel mercato a maggior tutela? NO (!!!), risponde l’addetto. Beh, o lui ha le idee poco chiare, oppure vuole confondere le vostre. Se chiedete di farvi avere le cose per mail, o posta, vi dice che già ha mandato tutto con l’ultima fattura. Ma se poi gli leggete il contenuto della lettera allegata alla fattura, dove si scrive che dal 1 gennaio la società in ambito a maggior tutela cambia solo il nome, beh… vi chiude la chiamata. Eccolo lì.

Capite bene che queste sono modalità ingannevoli, sono pratiche commerciali scorrette che meritano anche di essere sanzionate. Ecco perché sarebbe bene informare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust. Inutile, a quanto pare, segnalare questi episodi alla stessa Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, che tratta solo le segnalazioni dopo reclamo presentato alla società energetica. Se, però, inviate la segnalazione di pratiche scorrette all’Acquirente Unico (che dovrebbe tutelarvi come mission istituzionale), magari vi rispondono in pochi giorni, o meno di una settimana (evidentemente interessati ad essere rapidi). Ma vi arriva, almeno a me è capitato così, una letterona piena di parole, che non risponde nel merito della vostra segnalazione (che loro chiamano “richiesta di informazioni“!!!). La riporto per cronaca e per far capire come gira il mondo, anzi l’Italia. Segno evidente che è meglio girare al largo e cercare altre sponde di tutela. Peccato perché, una volta, l’Acquirente Unico funzionava e bene quando si trattava di tutelare gli utenti. Come dire, il “progresso”.

Ad ogni modo un consiglio, se da queste chiamate importune e malevoli ne volete uscire con dignità, dite che quando avverrà l’abolizione del servizio a maggior tutela deciderete sul momento, oppure di inviarvi tutto per iscritto per poter valutare bene. Detto ciò, mai accettare proposte commerciali porta a porta, per telefono, per strada o al centro commerciale mentre andate a fare shopping, sempre pretendere tutto per iscritto da valutare con calma, in poltrona o al computer, senza promotori che vi ansimano sul collo o che vi fanno il gioco delle tre carte.

Virginia Raggi: dimissioni si o no?

Statua equestre di Marco AurelioNon so se essere d’accordo pienamente con Saviano oppure no, che richiede a gran voce le dimissioni di Virginia Raggi, in un post dove tiene a dimostrare di essere super partes. Io credo che lui non abbia bisogno di dimostrare di non essere, a prescindere, a favore del PD o di altra parte politica, ma non vorrei che le dimissioni della Raggi le chiedesse proprio per avvalorare la sua posizione, dato che mostra fastidio per accuse risibili, su cui credo potrebbe anche soprassedere.

Sempre con il beneficio del dubbio, per chiunque, fino a sentenza definitiva, vedo, però, delle differenze: 1) la Raggi non è nemmeno indagata (fino ad adesso), mentre Sala che si “auto-sospende” (cosa che legalmente non esiste) è indagato; 2) Marra è stato arrestato per reati (su cui dovrà essere processato) compiuti nel giugno 2013, mese in cui stava terminando la giunta Alemanno. Quindi, per reati compiuti prima della giunta Raggi, mentre Sala è indagato per reato che sarebbe (sarebbe) stato compiuto da lui stesso, in prima persona, per EXPO.

Insomma, mi pare che queste differenze non siano questioni di lana caprina. Su Virginia Raggi incombono colpe di natura politica non giudiziaria, se queste colpe valgano le dimissioni è questione politica, di non poco conto, ma politica, che dovranno valutare bene coloro che del M5S fanno parte, soprattutto della giunta romana e di Grillo, perché anche da questo passa il loro futuro. Ad ogni modo, a mio avviso, non si può criminalizzare un movimento intero per questo, altrimenti PD e FI dovrebbero essere già sparite dalla faccia della Terra. Ma, certamente, andrà valutata con attenzione la capacità della Raggi di fare il sindaco, magari dandole un “badante” professionalmente competente e possibilmente estraneo a quell’ambiente della destra romana (o sinistra) già con le mani in pasta. Penso che si possa trovare un garante istituzionalmente valido. Sicuramente, poi, va anche considerata l’abilità del movimento di Grillo di selezionare la propria classe dirigente, cosa tra l’altro non dissimile da altri partiti, ben più esperti, che però si trovano fronde di condannati in via definitiva al proprio interno e ai propri vertici. E quando hai i vertici che sono già corrotti o predisposti geneticamente a delinquere, beh non so che tipo di selezione si possa fare.

Le dimissioni tout court richieste da Saviano, francamente, mi paiono un po’ calcate, nell’immediato improprie, dato che la Raggi, almeno fino ad ora non è nemmeno indagata. Immaginate se PD o FI volessero tenere così pulita la loro casa.

Breve appendice: ma è sicuro il PD ad avere fatto la scelta giusta eliminando Marino, che a mio parere stava comunque riuscendo a fare qualcosa di buono?

Isola Palmaria (SP): riserva integrale, una proposta valida a prescindere

Isola Palmaria - Portovenere (SP)

Leggo da Il Secolo XIX di oggi (14.12.16) la lettera di Gabriella Reboa (presidente dell’associazione Posidonia), la quale probabilmente scrive a titolo personale, dato che non cita l’associazione.

161214 Palmaria Reboa no riserva integraleEbbene, Reboa contesta il metodo con cui sarebbe piovuta la proposta da parte di Enrico Conti (PD) all’interno del Consiglio Comunale della Spezia, ovvero lo definisce “dall’alto” e, sostanzialmente, da un luogo estraneo al consesso degli abitanti dell’isola stessa.

A parte che non vedo la proposta giungere dall’alto, sia perché il Comune della Spezia in cui si sono svolti i fatti non ha competenza territoriale sull’Isola, sia perché un partito è comunque un consesso di persone (si spera libere) che possono proporre, altra cosa è imporre. E lo scrivo io che mi trovo ben distante da quel partito.

A parte ciò, lasciare il pallino in mano a chi vive quei luoghi mi pare fuorviante, sia in linea di principio, che in ambito giuridico. Non mi pare, poi, che in passato la creazione di parchi nazionali, regionali o riserve integrali (o meno), sia dipesa esclusivamente dalle decisioni delle comunità che storicamente occupano tali aree. Il principio, sul quale mi pare concordi anche Gabriella Reboa è proprio questo: la Palmaria è un bene di interesse nazionale (mondiale: UNESCO) e di tutti. Tralascio volutamente l’aspetto giuridico, che comunque, a mio umile parere, ci ricondurrebbe alle medesime conclusioni.

Poniamoci paradossalmente, invece, cosa ne sarebbe delle nostre riserve naturali, soprattutto di quelle integrali, se il destino fosse stato deciso esclusivamente dalle comunità che quei luoghi li abitano e vivono da sempre. Pensate che avrebbero accettato restrizioni al loro operare da secoli? Pensate che chi prima tagliava alberi senza problemi per alimentare il proprio caminetto, o per vendere legna ad altri, avrebbe accettato di buon grado limiti alla propria attività? Pensate poi, che chi ha un bel appezzamento di terra con un rudere da trasformare in villa, o più ruderi da far diventare tante villette, apprezzerebbe un controllo più stringente su tali speculazioni, abusive o meno? Non faccio a caso questo esempio, è di quest’anno il caso della presunta lottizzazione abusiva alla Palmaria, accertata grazie all’operato del Corpo Forestale dello Stato.

Posso capire che dal punto di vista demagogico, scrivere: “le proposte devono nascere dalle comunità che vivono quei luoghi”, suoni bene. Ma non è questo il caso, perché in questo ambito nascono evidenti conflitti di interesse, tra chi possiede terreni ed immobili, magari fatiscenti, li vede aumentare di valore per il congiungersi di una serie di fattori positivi (cessione di beni demaniali dello Stato e finanziamenti regionali sul futuro dell’isola), e chi invece tiene al rispetto dell’isola come bene ambientale di tutti.

Questo conflitto di interessi, tra proprietari di terreni ed immobili sull’isola (abitanti o meno) ed efficace tutela dei beni ambientali della Palmaria, è troppo tangibile per non evidenziarlo e tenerlo in seria considerazione, ne è ammonimento ciò che è avvenuto ed avviene troppo spesso.

Isola Palmaria (SP): un patrimonio mondiale da tutelare. E’ un nostro dovere

Promontorio Portovenere e isolePrendo spunto da alcuni articoli comparsi sui giornali negli ultimi giorni, del resto non nuovi al dibattito inerente il futuro dell’isola Palmaria.
Il tutto parte da ipotizzate “interferenze” in merito alla “sovranità” territoriale sull’isola, scaturite dalla mozione presentata dall’avv. Enrico Conti (PD) presso il Consiglio Comunale della Spezia, territorialmente non competente, con cui si chiede che il Comune spezzino si faccia promotore di un’iniziativa a tutela della Palmaria, dichiarandola riserva naturale integrale ai fini di preservarla da possibili speculazioni edilizie. Tutto ciò per evidente riflesso ai recenti accordi tra Marina Militare e Comune di Portovenere, orientati alla dismissione di una nutrita serie di beni immobili demaniali, che passerebbero dalla mano statale a quella comunale.

Da tutto ciò reazioni di sindaco, i pochi abitanti dell’isola e ulteriori voci locali, che in linea di principio rivendicano l’esclusivo diritto a decidere delle sorti della Palmaria. In parole povere: l’isola è nostra e gli amministratori di Spezia se ne stiano alla larga, amministrativamente e metaforicamente parlando o scrivendo.

Ma l’isola di chi è? Del Comune che l’amministra e dei suoi abitanti? Qui si potrebbero percorrere due strade, l’una prettamente giuridica ed un’altra di principio che poi, a mio parere, porterebbero entrambe ad un’unica ed identica soluzione: l’isola, nel suo complesso, è patrimonio degli italiani, come del resto la natura delle coste, dei mari che bagnano la penisola, le sue isole e le risorse minerali, vegetali e faunistiche. Un bene unico, naturale ed inalienabile, come un’isola quasi totalmente disabitata, con poche attività commerciali, praticamente inesistenti al di fuori del periodo estivo.
In linea di principio, quindi, mi trovo in accordo con il consigliere comunale spezzino Enrico Conti, quasi sempre distante dalle mie posizioni, ma che in questo caso ha voluto ribadire un principio base: l’isola è un bene naturale e come tale va tutelato perché patrimonio di tutti, tra l’altro in area UNESCO, perciò patrimonio mondiale dell’umanità. Non certo un dettaglio.

Posso capire le rivalità politiche di parte che sono anche alla base di tale discussione, ma qui non si tratta di far valere il potere sul bene o l’autorità esclusiva, si tratta di stabilire il futuro di un pezzo d’Italia che è per sua natura destinato a rimanere presidio ambientale tutelato, e perché no, tutelato integralmente, come avviene in altre parti d’Italia, nonostante al proprio interno coesistano attività umane gestite nel rispetto dell’ambiente in cui operano. Ed è proprio questo il momento giusto per mettere dei paletti chiari su cosa si potrà e non si potrà fare nell’isola e dell’isola. E’ quanto mai necessario, ora, stabilire chiaramente e definitivamente, che l’isola Palmaria assieme alle sue sorelle, Tino e Tinetto, debbano far parte, integralmente, di un parco naturale di valenza nazionale, magari assieme a quello delle Cinque Terre, come già pare si stia (forse) lentamente operando. All’interno di tale parco nazionale, le isole del Comune di Portovenere dovrebbero rientrare a pieno titolo come aree a riserva naturale integrale. Solo in questo modo possiamo far sì che la tutela sia concreta, che i progetti per l’isola non possano andare oltre quei limiti che vedrebbero irrimediabilmente persi beni che appartengono a tutti noi, che fanno dei nostri luoghi terra di richiamo per turisti. Turisti che ne possano recepire e rispettare le proprie peculiarità. Come ho scritto in altre occasioni, il tipo di turismo per i luoghi in cui viviamo dobbiamo scegliercelo noi, questo si, abitanti ed amministratori del luogo, se abbiamo lungimiranza e non solo una vista corta sul breve e medio termine. Il portafoglio non deve essere l’unica bussola per stabilire il futuro dei nostri luoghi, altrimenti il nostro destino sarà segnato da una inevitabile e triste decadenza. In tal caso, i luoghi che apprezziamo per le proprie particolarità diventeranno uguali ad altrettante Disneyland, perciò perderanno, di fatto, il motivo principale per cui oggi sono attrattive ed attraenti.

Insomma, la “Capri ligure” vista da un Toti e le caprette da estirpare (per non scrivere eradicare) sono facce della stessa medaglia?
Lo sapremo solo vivendo e rivendicando il diritto alla tutela della natura dei nostri luoghi, motivo essenziale e unico, che una volta perso farebbe disperdere il vero valore incalcolabile e non venale alla base del nostro futuro e delle attività locali, turistiche e non.

Sporting Beach (Portovenere – SP): la lunga sanatoria volge al termine?

Dove eravamo rimasti? Riassumo brevemente, dato che il tempo è trascorso da quella lontana ordinanza demolitoria n.2518 del 13.07.13, indirizzata ai titolari dello stabilimento Sporting Beach, in zona Olivo a Portovenere, con la quale si accertavano una buona serie di abusi in area demaniale marittima e privata, tranne i più rilevanti, ovvero: una massicciata abusiva lungo la battigia e un cordolo di cemento contiguo alla massicciata, passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm. circa. Per chi vuole approfondire, in questa pagina trova tutti gli articoli di riferimento, incluso il presente.

Sporting Beach 2016Parliamoci chiaramente, perché mi pare che alcuni concetti non siano passati facilmente, una massicciata abusiva lungo la costa non significa che sia la normalità e di fatto un’opera di difesa costiera, se alla base non c’è stato alcuno studio tecnico e, nemmeno, alcun tipo di autorizzazione per la sistemazione ex-novo. Ciò a prescindere dalla data con cui ha iniziato a “crescere”, anno dopo anno, a partire dalla seconda parte degli anni ’70 (n.b.: il tempo trascorso, in campo giuridico amministrativo, non ha alcuna valenza ai fini della decadenza dell’abuso), in un progressivo incremento, per poi giungere ai giorni nostri allo stato attuale (v.foto). La massicciata abusiva, innanzitutto, sostituisce una battigia costituita da arenile che giunge a mare, con massi che cambiano totalmente la morfologia della costa e l’accessibilità al mare, soprattutto per chi non è in grado di salire su tali macigni, come bambini piccoli, anziani o disabili. Di fatto, ciò che per la legge doveva rimanere una fascia di mare libero ed accessibile a tutti, calpestabile senza difficoltà, è diventato il confine di una specie di bunker per gli interessi dei privati che cominciarono a sistemare quei massi. Gli obiettivi dell’allora Royal Sporting (oggi Sporting Beach) erano essenzialmente due, anzi tre: 1) risparmiare sui ripascimenti stagionali (un bel gruzzolo) resi obbligatori nelle concessioni demaniali di origine, grazie anche al cordolo diventato muro di contenimento da 20 a 60 cm; 2) impedire ai non clienti dello stabilimento di passeggiare liberamente sulla battigia, per rendere la struttura turistica più privata, più vip; 3) cambiare l’inclinazione dell’arenile, in maniera da farlo diventare pianeggiante per tutta la propria estensione, fino alla battigia stessa, in modo da renderlo sfruttabile sino al limite estremo verso mare. Quindi, con un bel guadagno di superficie utile per mettere sdraie ed ombrelloni. Elemento mai rilevato negli atti, sino ad oggi, che avrebbe reso inapplicabile la successiva sanatoria paesaggistica, ora in fase conclusiva.

Il concetto, quindi, è che di una fascia di area demaniale, ovvero pubblica, si è fatto e si sta facendo un uso improprio a danno pubblico, ovvero di tutti, noi e voi. Oltre ad aver determinato danni ambientali evidenti, sicuramente paesaggisticamente, se non biologicamente (ormai impossibile da accertare), ma anche fisicamente per ulteriori aspetti, dato che nessuno studio fu fatto in merito all’influenza di tali massi sulle correnti costiere. Correnti che potrebbero aver determinato un aumento dell’erosione in aree di costa limitrofe. Tale influenza sulle correnti marine, per certo, rimane tutt’oggi e per il futuro, in quale forma ed entità non lo sappiamo, ma mi piacerebbe saperlo.

Sporting Beach 2016Le novità stanno, sostanzialmente, nelle sanatorie (paesaggistica e urbanistica) iniziate nel lontano 2013, eppoi arrivate ai giorni nostri, tra mie istanze di accesso agli atti che ne sondavano lo stato. Negli ultimi mesi c’è stato un coinvolgimento dell’Agenzia delle Entrate, per la dovuta perizia in relazione all’aumento venale dell’immobile che, assieme alle perizie di parte, ha concorso a determinare le sanzioni in ambito urbanistico e paesaggistico. Ricordando che le sanzioni calcolano una serie di abusi importanti, come: una veranda fissa, in buona parte in area demaniale (in parte minore in area privata), che viene sanata con una serie di accatastamenti da parte privata e dall’Agenzia delle Entrate per il demanio marittimo (!!!), oltre ad una serie di cabine abusive (un bel valore negli anni per l’attività commerciale) ricavate in un sottopassaggio e, ancora, una parte non autorizzata del pontile galleggiante. Ma, che tali sanzioni non includono esattamente ciò che ho fatto presente, più volte, a riguardo massicciata totalmente abusiva e cordolo di cemento in difformità, a mio parere insanabili. Considerando tutto ciò, il titolare ha ricevuto una sanzione per la parte urbanistica di circa 6mila euro (più 816,87 euro per il pontile galleggiante) già versate, e di 18.497,12 euro per quanto riguarda la questione paesaggistica. In conclusione, le uniche opere edilizie che si mettono in pristino sono le 6 (forse 7) discese a mare in cemento con ringhiere in acciaio, che dovrebbero essere sostituite da scalette di legno rimovibili. Mentre, per il discorso del cordolo-vaso e reti di confine laterali, ancora la visione finale non mi è chiara. Per ora mi fermo qui, facendo presente ad eventuali associazioni ambientaliste interessate, che a mio parere ci sarebbero molti profili su cui ricorrere per via amministrativa, scongiurando la parola fine ad una sanatoria (anzi due) che, a mio ben vedere, cura poco e passa troppo.

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Aggiornamento del 27.02.17: il Comune di Portovenere in data 25.02.17 ha rilasciato, al titolare dello stabilimento balneare “Sporting Beach”, il permesso di costruire in sanatoria n.3/2017.