Sporting Beach (Portovenere – SP): la lunga sanatoria volge al termine?

Dove eravamo rimasti? Riassumo brevemente, dato che il tempo è trascorso da quella lontana ordinanza demolitoria n.2518 del 13.07.13, indirizzata ai titolari dello stabilimento Sporting Beach, in zona Olivo a Portovenere, con la quale si accertavano una buona serie di abusi in area demaniale marittima e privata, tranne i più rilevanti, ovvero: una massicciata abusiva lungo la battigia e un cordolo di cemento contiguo alla massicciata, passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm. circa. Per chi vuole approfondire, in questa pagina trova tutti gli articoli di riferimento, incluso il presente.

Sporting Beach 2016Parliamoci chiaramente, perché mi pare che alcuni concetti non siano passati facilmente, una massicciata abusiva lungo la costa non significa che sia la normalità e di fatto un’opera di difesa costiera, se alla base non c’è stato alcuno studio tecnico e, nemmeno, alcun tipo di autorizzazione per la sistemazione ex-novo. Ciò a prescindere dalla data con cui ha iniziato a “crescere”, anno dopo anno, a partire dalla seconda parte degli anni ’70 (n.b.: il tempo trascorso, in campo giuridico amministrativo, non ha alcuna valenza ai fini della decadenza dell’abuso), in un progressivo incremento, per poi giungere ai giorni nostri allo stato attuale (v.foto). La massicciata abusiva, innanzitutto, sostituisce una battigia costituita da arenile che giunge a mare, con massi che cambiano totalmente la morfologia della costa e l’accessibilità al mare, soprattutto per chi non è in grado di salire su tali macigni, come bambini piccoli, anziani o disabili. Di fatto, ciò che per la legge doveva rimanere una fascia di mare libero ed accessibile a tutti, calpestabile senza difficoltà, è diventato il confine di una specie di bunker per gli interessi dei privati che cominciarono a sistemare quei massi. Gli obiettivi dell’allora Royal Sporting (oggi Sporting Beach) erano essenzialmente due, anzi tre: 1) risparmiare sui ripascimenti stagionali (un bel gruzzolo) resi obbligatori nelle concessioni demaniali di origine, grazie anche al cordolo diventato muro di contenimento da 20 a 60 cm; 2) impedire ai non clienti dello stabilimento di passeggiare liberamente sulla battigia, per rendere la struttura turistica più privata, più vip; 3) cambiare l’inclinazione dell’arenile, in maniera da farlo diventare pianeggiante per tutta la propria estensione, fino alla battigia stessa, in modo da renderlo sfruttabile sino al limite estremo verso mare. Quindi, con un bel guadagno di superficie utile per mettere sdraie ed ombrelloni. Elemento mai rilevato negli atti, sino ad oggi, che avrebbe reso inapplicabile la successiva sanatoria paesaggistica, ora in fase conclusiva.

Il concetto, quindi, è che di una fascia di area demaniale, ovvero pubblica, si è fatto e si sta facendo un uso improprio a danno pubblico, ovvero di tutti, noi e voi. Oltre ad aver determinato danni ambientali evidenti, sicuramente paesaggisticamente, se non biologicamente (ormai impossibile da accertare), ma anche fisicamente per ulteriori aspetti, dato che nessuno studio fu fatto in merito all’influenza di tali massi sulle correnti costiere. Correnti che potrebbero aver determinato un aumento dell’erosione in aree di costa limitrofe. Tale influenza sulle correnti marine, per certo, rimane tutt’oggi e per il futuro, in quale forma ed entità non lo sappiamo, ma mi piacerebbe saperlo.

Sporting Beach 2016Le novità stanno, sostanzialmente, nelle sanatorie (paesaggistica e urbanistica) iniziate nel lontano 2013, eppoi arrivate ai giorni nostri, tra mie istanze di accesso agli atti che ne sondavano lo stato. Negli ultimi mesi c’è stato un coinvolgimento dell’Agenzia delle Entrate, per la dovuta perizia in relazione all’aumento venale dell’immobile che, assieme alle perizie di parte, ha concorso a determinare le sanzioni in ambito urbanistico e paesaggistico. Ricordando che le sanzioni calcolano una serie di abusi importanti, come: una veranda fissa, in buona parte in area demaniale (in parte minore in area privata), che viene sanata con una serie di accatastamenti da parte privata e dall’Agenzia delle Entrate per il demanio marittimo (!!!), oltre ad una serie di cabine abusive (un bel valore negli anni per l’attività commerciale) ricavate in un sottopassaggio e, ancora, una parte non autorizzata del pontile galleggiante. Ma, che tali sanzioni non includono esattamente ciò che ho fatto presente, più volte, a riguardo massicciata totalmente abusiva e cordolo di cemento in difformità, a mio parere insanabili. Considerando tutto ciò, il titolare ha ricevuto una sanzione per la parte urbanistica di circa 6mila euro (più 816,87 euro per il pontile galleggiante) già versate, e di 18.497,12 euro per quanto riguarda la questione paesaggistica. In conclusione, le uniche opere edilizie che si mettono in pristino sono le 6 (forse 7) discese a mare in cemento con ringhiere in acciaio, che dovrebbero essere sostituite da scalette di legno rimovibili. Mentre, per il discorso del cordolo-vaso e reti di confine laterali, ancora la visione finale non mi è chiara. Per ora mi fermo qui, facendo presente ad eventuali associazioni ambientaliste interessate, che a mio parere ci sarebbero molti profili su cui ricorrere per via amministrativa, scongiurando la parola fine ad una sanatoria (anzi due) che, a mio ben vedere, cura poco e passa troppo.

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Aggiornamento del 27.02.17: il Comune di Portovenere in data 25.02.17 ha rilasciato, al titolare dello stabilimento balneare “Sporting Beach”, il permesso di costruire in sanatoria n.3/2017.