Archivio mensile:settembre 2017

Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

Perché la cattiva o imprecisa informazione diventa anche facile propaganda politica? Capirne i meccanismi serve a difenderci, non solo dalle “bufale” conclamate, ma anche da quelle manipolazioni più sottili, che poi possono anche portarci a ragionare erroneamente e, di conseguenza, a fare scelte sbagliate. Voglio mostrarvi un paio di esempi di questi ultimi giorni.

Esempio 1: il caso del Bar Lamia a Portovenere (SP), nato dalla messa all’asta dell’immobile passato al Comune dopo cessione da parte dell’Agenzia del Demanio.

Siamo di fronte ad una questione che sta animando molto la popolazione locale, ma ha anche raggiunto la cronaca nazionale, vista la notorietà e l’apprezzamento per questo esercizio pubblico che ha fatto la storia ed era la porta di ingresso del paese, da oltre settant’anni. Un bar storico, conosciuto alle cronache per la frequentazione di personaggi famosi, sin dagli anni ’60. Una questione, perciò, ritenuta importante da molti, sulla quale si giocano non solo interessi puramente economici ma, evidentemente, anche politici e di prestigio.

Il giorno 8 settembre scorso esce su Il Secolo XIX, un articolo senza firma e senza alcuna sigla in merito all’autore. Il titolo è: “Ex bar Lamia, no del Tar alla richiesta di annullare
la revoca della concessione“. E già qui non aiuta a raccontare la verità dei fatti. Ci può stare l’esigenza di sintetizzare in poco spazio, ed è anche vero, spesso, che di solito chi fa i titoli non è l’autore dell’articolo. Non è raro, perciò, che sui giornali il contenuto di un articolo smentisca il titolo, il sottotitolo o l’occhiello. Nello specifico, il fatto è che il TAR non ha detto no alla revoca della concessione, ma ha detto no alla richiesta di sospendere il provvedimento del Comune che revoca la concessione. Sono due cose ben diverse. Il titolo fa intendere una decisione nel merito, ma in realtà si tratta di una decisione che riguarda la sola richiesta di sospensiva. Il TAR, con questa decisione, non entra nella materia del contendere che ha innescato il processo, infatti non emette una sentenza ma un’ordinanza, in attesa di svolgere le udienze di approfondimento del caso. Poi, nell’articolo si legge: “Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto l’istanza cautelare presentata dagli ex concessionari della struttura che chiedevano l’annullamento della revoca della concessione rilasciata loro nel 2004“. Bene, si scrive di istanza cautelare, quindi di richiesta di sospensiva, in parole povere, della efficacia immediata del provvedimento del Comune, non accolta dal tribunale. Anche se a ben vedere, si tratta della sola concessione dell’area esterna al fabbricato, non del bar vero e proprio. Cosa del resto descritta nell’articolo, il quale riporta anche la parola “ordinanza” e non “sentenza”, citando dal provvedimento del Tribunale: “salvi gli approfondimenti di merito“. Da ciò si può ben capire che la storia non è finita, in quanto non affrontata ancora pienamente nel merito.

Per sintetizzare il caso 1, possiamo dire che il solo titolo trae in inganno, ma i lettori dell’intero l’articolo (una minoranza rispetto a chi si limiterà al titolo) ne potranno capire il senso compiuto. Però, spesso, il solo titolo diventa arma di dibattito impropria, se non propaganda. Ed ecco qua, un altro titolo sbagliato (questa volta della testata “Città della Spezia” online), ma dal  senso identico al titolo errato de Il Secolo XIX, diventa su Facebook strumento di campagna politica della buona amministrazione. Ne fa uso improprio il consigliere di maggioranza del Comune di Portovenere, Giovanna Angelino. Il titolo: “Ex Bar Lamia, il Tar respinge la richiesta di annullamento della revoca della concessione”, fa dire al consigliere Angelino che si tratta di una “sentenza”, di una decisione nel merito  e definitiva, che non è. Perciò, giù un dibattito sulla pretesa e conquistata vittoria da parte del Comune ma che, francamente, mi auguro non avverrà, almeno in toto, perché i Lamia nel frattempo stanno tentando di aprire altra attività limitrofa, a quanto pare resa improba da incomprensibili niet comunali. Del resto, se il Comune ritiene di avere ottenuto ciò che voleva, perché negare ad un’altra attività di nascere? Non mi pare ci sia un problema di concorrenza e concentrazione di bar, gelaterie e ristoranti nella zona.

Esempio 2: il caso dei lavori che hanno interessato il muro storico nell’area del Convento degli Olivetani a Le Grazie, frazione di Portovenere.

Anche in questo caso c’è una certa animazione, chi vuol difendere la memoria storica dei luoghi e chi, invece, ritiene il muro di scarsa importanza, se non ricettacolo di sporcizia. Il Comune è intervenuto, anche per le forti polemiche suscitate dal caso, e ha ritenuto di ordinare agli autori dei lavori di porre in pristino i luoghi. Quest’ultimi, però, hanno impugnato l’ordinanza comunale al TAR, chiedendone contestualmente la sospensiva. Il TAR respinge la sospensiva, in attesa di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa succede su Il Secolo XIX? Appare un articolo, questa volta a firma di Mariano Alberto Vignali, col titolo e sottotitolo: “Il Tar: «Ricostruire antico muro demolito» I giudici danno torto ai coniugi australiani“. E’ vera solo la seconda parte, i giudici danno torto ai coniugi australiani, perché riguarda l’istanza cautelare, l’efficacia immediata dell’ordine di messa in pristino, non l’intera vicenda. Il TAR non ha ancora deciso sulla ricostruzione del muro e questo inganna chi si limita a titolo e sottotitolo. Ok, va bene, diamo la colpa al solo titolista e vediamo che dice il contenuto dell’articolo. Inizia così: “DOVRA’ essere ricostruito…“. Eh no, il TAR non ha ancora emesso sentenza, non ha deciso, ha rigettato solo la richiesta di sospendere l’ordinanza del Comune. La decisione definitiva e nel merito deve ancora essere presa. Ma l’articolo continua: “Lo ha deciso il Tar della Liguria che ha dato torto ai due coniugi australiani…“, “Ora resta da capire però se sarà possibile ricostruire…“. Insomma, il nostro giornalista dà tutto per fatto, concluso. Peccato che non sia così, perché anche io parteggio per il muro storico e non per chi lo ha danneggiato.

Anche qui, in sintesi, qual è l’esito di titolo, sottotitolo e articolo che riportano un caso come concluso, quando in realtà non lo è ancora? L’esito è lo stesso di prima: la facile e ingannevole propaganda politica è servita. Ed ecco di nuovo il consigliere di maggioranza Giovanna Angelino, pubblicare la decisione del TAR (che ben pochi leggeranno e comprenderanno), commentando: “Il Comune di Portovenere ha vinto anche il ricorso al Tar, contro la famiglia Flintoff (gli Australiani), per l’abbattimento abusivo di una porzione del muro del Convento degli Olivetani. E NON CI VERGOGNIAMO NEMMENO DI QUESTO. Buona Madonna delle Grazie a tutti.“.  Buona Madonna a lei Angelino, ma (ops…) non ha notato che nella prima pagina, ben titolato, il TAR ha scritto “ordinanza” e non “sentenza”? Il Comune di Portovenere ha vinto si, ma solo sulla richiesta di sospensiva, non ancora contro l’abbattimento di porzione del muro del convento. E anche qui, giù propaganda ingurgitata a tonnellate. Il TAR nell’ordinanza ha scritto: “rilevato che, nelle more del necessario approfondimento di merito contestualmente ai connessi ricorsi (r.g. nn. 818\2016 e 208\2017), la domanda cautelare proposta in relazione al diniego impugnato nella presente sede non risulta accompagnata dai necessari presupposti, anche in relazione alla natura ed agli effetti dell’atto impugnato“.  Nelle more del necessario approfondimento di merito, in lingua italiana, significa che i giudici devono ancora decidere, quindi, per favore, le notizie diamole vere, altrimenti basta poco e diventa una vittoria. Per carità, se poi l’amministrazione vuole mostrare con orgoglio e senza vergogna le proprie vittorie (magari anche sconfitte, non poche), benissimo, ma almeno abbia la pazienza di attendere che siano tali, anche se magari, lo diventeranno dopo le prossime elezioni. Nel frattempo, invece, penserei anche a rispondere nel merito, senza rivendicare una domanda cautelare, ad un problema annoso di insulti sul Vs. gruppo Facebook, che mi pare ormai entrato a pieno titolo nel dossier politico. Giusto per regolare non solo la propaganda gratuita, ma anche gli annessi e connessi, visto il perdurante silenzio in merito. Sappiate, poi, lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, che non ci sarà legge a difendervi dalle “bufale” o dalle “fake news”, anche questa è propaganda. Perché fare una legge sulla selezione delle notizie non può che diventare uno strumento di controllo sulla libertà di stampa, una forma pericolosa di autoritarismo e censura. Chi stabilirà se una cosa è vera o falsa? Non sempre, poi, verità e falsità stanno così chiaramente separate. Quindi, fate affidamento su voi stessi, sulla vostra cultura (non sulla vostra ignoranza), sul vostro senso critico, sulla vostra capacità di intendere e di volere. Non delegate agli altri i vostri neuroni: la cultura e la scuola sono i veri strumenti contro ogni inganno.

 

Un silenzio istituzionale inaccettabile

Un silenzio istituzionale, a volte, è un silenzio pesante, che trasuda inadeguatezza da parte di coloro che ricoprono cariche pubbliche. Il sindaco di Portovenere (SP) e membri della sua maggioranza non possono esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie.

Mi riferisco all’ennesimo episodio avvenuto sul gruppo Facebook denominato “Il Comune siamo noi”, in cui persone che dissentono o portano argomenti non graditi da alcuni membri e amministratori di quel gruppo, vengono sottoposti a denigrazioni personali, insulti, se non minacce. Nelle ultime ore è toccato ad una giornalista locale, non ne farò il nome, come non farò il nome di coloro che sono stati sottoposti allo stesso trattamento, perché la questione va oltre i singoli episodi.  Sono episodi che si ripropongono, almeno, dal 2014 e da allora non si è mostrato pentimento, né si sono rimossi, dai commenti o dai post, i passaggi salienti e incivili che rappresentano questo genere di barbarie da social network.

Dato per assodato che questi casi hanno mostrato incapacità di dialogo, di dialettica civile, mancanza di argomentazioni, valide o meno, mi chiedo: tutto ciò è normale?

Ciò che si scrive sui social, quasi sempre, è pubblico, o almeno diffuso in una cerchia di “amici”, ma rimane scritto, perciò è di fatto sempre possibile diffonderlo ovunque. Ciò che si scrive su tali mezzi è, perciò, molto di più che parlare al pubblico in piazza. Non è un gioco, non è uno scherzo, ma insulti e altro su questi mezzi, lo sappiamo, possono danneggiare molto le persone che ne vengono colpite. La cronaca, purtroppo, ha reso noti casi di suicidio per cyberbullismo, a dimostrare che questo mezzo non è per nulla innocuo.

Chiarito che il mezzo può essere un’arma e che può nuocere, vorrei tornare al gruppo specifico dove da tempo si verificano questi episodi. Il gruppo “Il Comune siamo noi”, ad oggi, consta di ben 1.427 membri ed è, di fatto, con frequenza, l’agone sociale e politico telematico principale nell’ambito del Comune di Portovenere. Risolte alcune ambiguità sul fatto che la pagina fosse istituzionale o meno, riprendendo le ultime dichiarazioni ufficiali in merito da parte del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, se ne può trarre una serie di affermazioni:

  • “… pagina dedicata al Comune di Porto Venere (…) dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere…“;
  • … non è gestita dal Comune…“;
  • “… è uno strumento fatto da simpatizzanti…“;
  • “… volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone…“;
  • “… non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere …”;
  • … l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere…“.

Insomma, mi pare di capire che non sia una pagina (o meglio gruppo) istituzionale, ma che però sia strettamente correlata all’attività politica (quantomeno) dell’attuale sindaco Matteo Cozzani. Uno strumento di contatto con la popolazione. Tanto è vero che, sia il sindaco, che membri della maggioranza consiliare e della giunta, ne fanno un certo uso. Chi più, chi meno. Questo è il punto: non è uno strumento ufficiale, ma viene utilizzato e, in un certo senso, rivendicato da fan dell’attuale amministrazione, cittadini ed è stato creato con la partecipazione (in un certo modo attiva, consenziente) dello stesso sindaco. Se ne deduce dal fatto che il sindaco dica: “l’abbiamo creata“, “dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere”. Ad ogni modo, penso si possa dire che vi sia una stretta vicinanza tra questo gruppo Facebook e l’attuale amministrazione del Comune di Portovenere. Mi sembra chiaro, assodato.

Detto ciò, ritengo che il sindaco e membri della sua maggioranza non possano esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie. Non mi riferisco al singolo ultimo episodio, ma mi riferisco al complesso degli episodi che si sono verificati dal 2014 e che continuano a riproporsi. Credo che, al contrario, utilizzare questo gruppo per le proprie finalità politiche (e anche gestionali pubbliche, sebbene non ufficiali) per poi darsi pubblicamente alla macchia, quando episodi incresciosi avvengono sul gruppo, anche per mano di coloro che lo amministrano direttamente, sia da parte del sindaco e della sua maggioranza un atto di viltà. Un modello da non seguire, un modo di relazionarsi con i propri cittadini e con le stesse istituzioni, fortemente inopportuno, che potrebbe anche far pensare ad un uso strumentale di queste modalità, al quale un pubblico amministratore non può permettersi neanche lontanamente di adeguarsi. Proprio per questo il sindaco e la sua amministrazione devono, subito, chiaramente e fortemente dichiarare ciò che dal 2014 non hanno mai avuto la forza, il coraggio, la volontà di affermare: la più ferma distanza da coloro e dalle modalità da questi più volte utilizzata, di intimidire, offendere, denigrare alcuni cittadini, o comunque persone che fanno liberamente uso delle proprie civili opinioni. Abbia il sindaco il coraggio di dichiararsi aperto alle opinioni diverse dalla propria, dimostri anelito democratico e rispetto per coloro che hanno idee diverse dalla propria. Dimostri di essere adeguato al ruolo, a prescindere dai fatti accaduti sino ad ora.

Portovenere (SP): rimossi i chiodi, rimangono da chiarire le spese sponsorizzate

Il Comune di Portovenere, rapidissimamente, fa rimuovere i chiodi rimasti lungo la scalinata di S. Pietro. Seguito del tappeto rosso della discordia. Ma le non spese sponsorizzate rimangono ancora dall’essere formalmente chiarite.

Dopo il mio articolo di due giorni fa e segnalazione, di ieri mattina, a Soprintendenza SABAP di Genova, UNESCO, Regione Liguria, Comune di Portovenere e Carabinieri, finalmente i chiodi vengono rimossi. Speriamo che, altrettanto rapidamente, arrivi risposta che renda formalmente conto delle NON spese sponsorizzate in merito a installazione, rimozione e smaltimento del tappeto. Un’ultima domanda: chi ha provveduto a rimuovere i chiodi rimasti? Lo sponsor?