Archivio mensile:luglio 2019

Portovenere (SP): la Regione Liguria ritocca il piano spiagge, ma la cementificazione non si ferma

Il Comune di Portovenere (SP) riceve il nulla osta al nuovo piano delle spiagge e demanio marittimo, ma con qualche brutta sorpresa per l’amministrazione. La spiaggia libera attrezzata prevista all’Olivo si dimezza, ma solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Il cemento non si ferma, almeno per ora, la spiaggetta delle sule sparirà, per diventare una banchina di cemento di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune di Portovenere, il 27 giugno scorso, ha ricevuto il nulla osta regionale alla variante al PUD, piano di utilizzo comunale del demanio marittimo, che ha visto una prima approvazione in Consiglio Comunale a dicembre 2018 e il respingimento di tutte le osservazioni (previste dalla legge) ricevute da parte di associazioni e singoli cittadini, tra cui le mie. La Regione a sua volta, però, ha dato seguito ad alcune delle osservazioni, ed ha indicato una serie di prescrizioni obbligatorie con il proprio decreto dirigenziale 3693 del 21.06.19. Il Comune dovrà impegnarsi ad applicare queste prescrizioni, con una nuova delibera nel prossimo Consiglio Comunale, previsto il 12.07.19 alle ore 18, ma nel complesso non c’è da stare contenti.

La Regione, in sostanza, smorza in alcuni punti, e non di poco conto, l’impianto del P.U.D. come voluto dal Comune, ma lascia ancora aperta la strada all’aumento della cementificazione costiera, a mio parere il punto principale e irrimediabile, una volta messo in atto. Ciò è legato allo spostamento dei pontili galleggianti, da via II Traversa Olivo alla spiaggetta (abbandonata da tempo) delle sule, posta tra lo stabilimento Sporting Beach e la stessa via appena citata.

Altro punto importante di questa variante al P.U.D., è la volontà di questa amministrazione nel voler trasformare le spiagge dell’Olivo, frontali alle attività commerciali, da libere a libere attrezzate. In Liguria però, troppo spesso, le spiagge libere attrezzate diventano stabilimenti balneari di fatto, con occupazione dell’arenile preventiva e a prescindere dall’arrivo effettivo di clienti per lettini e ombrelloni a noleggio. Se non aspettarsi l’invasione di spazi ulteriori, nel corso del tempo. Su questo, ad ogni modo, il Comune riceve una brutta sorpresa: la Regione ha imposto il dimezzamento dell’area prevista, da affidare in concessione di spiaggia libera attrezzata. Dobbiamo, su ciò, tenere conto che l’ampiezza dell’arenile e la sua morfologia, già poneva seri problemi alla convenienza economica della proposta, per un eventuale concessionario. Da considerare, inoltre, che per legge vanno posizionate cabine, toilette e servizi per disabili, riducendo non di poco gli spazi disponibili, certamente non ampi. Questo dimezzamento dell’area concessionabile rende, l’eventuale gestione della spiaggia libera attrezzata, ancora meno appetibile economicamente e, francamente, più a prezzi di saldo la concessione. A questo punto il Comune la farà, anche solo per orgoglio, ma ci perderanno tutti. Sicuramente si perderanno spazi. Meno persone potranno utilizzare questo tratto di spiaggia, se non altro perché la troveranno occupata da lettini ed ombrelloni, quando il portafoglio sarà già stato reso esangue dal costo dei parcheggi.

Veniamo alle prescrizioni imposte dalla Regione al Comune sul P.U.D., più nel dettaglio:

  1. la parte di costa lasciata libera dai pontili galleggianti, da trasferire davanti all’attuale spiaggetta delle sule, il Comune osava definirla spiaggia libera attrezzata, anche ad uso cani (SpaC). In realtà spiaggia non è, ma costa cementificata e pavimentata. Inoltre, sarebbe ad uso cani sopra ad un previsto paiolato sintetico, con l’ottima igiene conseguente alle fessure di tale pavimentazione. La Regione, giustamente, afferma che non si può definire “spiaggia”, ma “area attrezzata per l’utilizzo da parte di utenti con animali domestici”. Almeno questa presa in giro è stata disinnescata, ma viene comunque considerata area balneabile, sicuramente da bonificare, visto l’uso diportistico fatto sino ad oggi;
  2. la nuova spiaggia libera attrezzata all’Olivo (Spa1), davanti alle attività commerciali, non sarà di ml. 125, come previsto dal Comune, ma di ml. 76. In quanto la spiaggia libera attrezzata limitrofa allo stabilimento “Le Terrazze” (da cui viene trasferita) è attualmente di tale misura, ciò a non determinare un decremento di spiagge libere in proporzione, secondo la Regione. Da considerare poi che, per legge regionale, solo il 50% della concessione può essere utilizzato per gli impianti e l’attrezzatura , ivi compresi lettini e ombrelloni. Bene che la spiaggia libera attrezzata prevista sia stata dimezzata ma, in realtà, contestualmente, perdiamo due tratti di spiagge libere: 1) la spiaggetta delle sule sarà irrimediabilmente cementificata; 2) non è vero che si sposta una spiaggia libera attrezzata da una parte all’altra per ml. 76, dato che di fatto, sin dall’origine, nessuna spiaggia libera era stata assegnata in concessione come attrezzata. Quindi, alla fine, per il Comune è un brutto colpo vedersi dimezzato “l’affare”, ma i cittadini, comunque, perderanno la spiaggetta delle sule, benché abbandonata, ma recuperabile come da progetto che era stato elaborato già nel 2004. Il progetto, definito di “spiaggia sospesa”, mirava a consolidare e a recuperare arenile in quel tratto di costa. Un vero delitto di questi tempi, cementificare un tratto di costa recuperabile alla balneazione, soprattutto da noi, dove non si può certo scialare, visti gli spazi assai ristretti e, in buona parte, anche abusati. Siamo fra le regioni a maggior tasso di abuso e cementificazione, nulla da invidiare al sud d’Italia;
  3. la Regione, che il 25 marzo 2019 ha effettuato un sopralluogo nelle zone interessate, fa presente che la spiaggia libera attrezzata “…  dovrà essere completamente fruibile da persone disabili e pertanto la stessa dovrà essere dotata almeno di un servizio igienico, uno spogliatoio ed una doccia accessibili anche a persone disabili e relative rampe che colleghino la passeggiata con il piano arenile ed i servizi sopra citati …“. Aspetti non proprio facili da attuarsi sulle spiagge libere dell’Olivo, per nulla ampie in profondità e sfavorevoli come inclinazione dell’arenile. Forse conveniva lasciare la spiaggia libera attrezzata (formale, ma non sostanziale) dove era stata prevista prima, ci sarà stato un motivo logico, almeno come caratteristiche fisiche. Certo, lì dietro, ci sta pure la struttura “Le Terrazze” che, non manca (da tempo) di dare in affitto ombrelloni con piede in cemento (immagino trasportati dai clienti, dato che sarebbe vietato da parte dello stabilimento senza concessione specifica) e lettini. Mentre, in questo caso, per la spiaggia libera attrezzata nuova, in zona Olivo Via I Traversa, sembra che l’amministrazione segua un criterio diverso. Forse, si vogliono eliminare le bande dei ragazzi del pomeriggio? Forse, qualche commerciante in zona, già può proporre qualcuno dei servizi previsti, quindi gareggiare a prezzo più vantaggioso? Vedremo;
  4. la Regione scrive: “Solarium Calata Doria – prima del suo utilizzo sia verificata l’idoneità statica della copertura del manufatto per l’uso che se ne intende fare“. Meglio essere chiari, non si sa mai;
  5. pontile galleggiante N19, il famoso pontile misterioso de “Le Terrazze”. Ci sarebbe da scrivere un libro solo per questo, una storia degna di Conan Doyle, Roahl Dahl, ma anche Shakespeare. Un po’ giallo e un po’ fantastica, con risvolti da letteratura dell’imprevisto e commedia degli equivoci. Mi ha divertito tanto. Ora viene chiaramente alla superficie che, non solo il pontile era totalmente illegittimo da oltre dieci anni, perché inesistente nel P.U.D., ma è pure necessario metterlo a gara. Beh, una grande soddisfazione, dopo averci sbattuto la testa più volte, incrociando concessioni demaniali alquanto curiose e paesaggistiche (dell’ultim’ora) grottesche. Mi ricordo ancora i cartelli pubblicitari con scritto “pontile riservato ai clienti”. Ebbene, questo pontile galleggiante ci sarà, ma non davanti a “Le Terrazze”, per cui non più ad uso esclusivo loro. Slitterà, anche se di poco, davanti alla spiaggia libera limitrofa, in un punto dove l’accesso al mare dalla spiaggia è impedito da vecchie strutture, residui dell’attività di mitilicoltura. Per cui, non toglierà costa balneabile. Il pontile sarà stagionale (e non fisso come nella variante approvata in Consiglio), così ha chiesto il Comune, mentre la Regione studiava sulla questione nulla osta al P.U.D., probabilmente cercando di evitarne lo spostamento a svantaggio de “Le Terrazze”. A naso, però, direi che il Comune cambierà idea nuovamente e lo farà diventare fisso, vista la battaglia ormai persa. In ogni caso, però, il pontile N19 dovrebbe rientrare nel pacchetto da esaminare per la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) assieme agli altri pontili, come vedremo più avanti. Un “dettaglio” ulteriore trascurato da anni;
  6. la Regione indica: “Al fine di tutelare l’incolumità dell’utenza, il Comune per tutte le aree balneabili libere, prima dell’inizio di ogni stagione balneare, dovrà verificare la sicurezza delle scarpate eventualmente situate a ridosso delle spiagge o delle scogliere balneabili, ciò al fine di assicurare che le aree balneabili siano utilizzabili dai bagnanti in sicurezza“. Non so esattamente a quali casi si possa riferire, però è chiaro che le nostre spiagge non sono esattamente poco inclinate, come molte spiagge libere (soprattutto libere attrezzate) della costa ligure;
  7. molto importante la prescrizione n.7, ove la Regione impone la procedura di evidenza pubblica (gara) per tutte le nuove concessioni demaniali marittime destinate a soggetti diversi dal Comune. Che brutta sorpresa. Quindi pontili, spiagge e mi viene da pensare, anche aree “nuove” da destinare a somministrazione di cibi e bevande, quindi tavolini, sedie ed altro va messo a gara. Perché, non ho visto gara per la NUOVA concessione che il Comune vuole assegnare al Ristorante “Iseo” e il Bar “La Vigna”. Nuova, si. Così si legge nell’avviso pubblicato pochi giorni fa, il 1° luglio, in cui la “GBF s.r.l.” ha fatto istanza per il rilascio in concessione di ben tre aree demaniali marittime di mq. 77 di veranda, mq. 104 e mq. 45 di superfici scoperte per posa di tavoli, sedie, fioriere, bacheche amovibili ed arredi. Non c’erano tavoli esterni prima? Mi piacerebbe capire meglio, anche perché questa non è una istanza di variante, ma totalmente nuova. Quindi, Mr. Comune, come mai non metti a gara obbligatoria anche questa NUOVA concessione demaniale marittima?  Tralasciamo, per ora, la questione fallimento Iseo, anche questa da approfondire pubblicamente. Vedremo;
  8. la Regione indica l’obbligo di acquisire tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie per i pontili previsti davanti alla spiaggetta delle sule, denominati N18, e tutte le altre opere a mare che modificano l’utilizzo dello specchio acqueo, incluso il famoso N19 (si capisce). Una piccola tirata di orecchie? Mi pare di si. Insomma i pontili galleggianti (o meno) necessitano di V.I.A., paesaggistica seria, nulla osta del settore regionale del ciclo delle acque per immersione dei corpi morti, con conseguente supervisione all’immersione di ARPAL e Capitaneria di Porto (come non fu fatto per N19 e non mi fu dato ascolto). Pure l’ufficio delle dogane deve dire la sua, penserei, dato che si occupa di visibilità e controllo della costa, per eventuali traffici di materiali. In più, la C.P. deve dare parere in merito alla sicurezza in mare. Il Comune poi, vista la malaparata relativa al procedimento per la sistemazione dei nuovi pontili ai residenti in Palmaria e lato paese, che ha subito una brusca frenata nell’iter approvativo, proprio per la V.I.A., ha pensato bene di avviarne il procedimento di verifica di assoggettabilità, anche per il P.U.D. Questo, comunque, non a tempo debito ma ben in ritardo, solo il 13.06.19, a sole due settimane di anticipo dal nulla osta regionale. Non una bella figura;
  9. questa è una bella chicca nuova, la Regione ha imposto al Comune un ricalcolo degli utilizzi e delle percentuali, non solo a seguito delle prescrizioni precedenti, ma anche per elaborare due tabelle ulteriori che distinguano tra isola Palmaria e terra ferma. E qui viene il bello, per come era stato evidenziato in varie osservazioni al P.U.D.. Il Comune, era stato scritto anche da me, non indica da dove trae il fronte mare complessivo, se cioè include l’isola Palmaria o anche tratti di costa in mare aperto, per intenderci le spiagge delle Nere e delle Rosse, verso le Cinque Terre. Quest’ultime aree inaccessibili via terra e, per la verità, anche via mare, da tempo, per divieto dovuto alle frane di quel promontorio. Il Comune, poi, non può equiparare una spiaggia libera sull’isola, con quelle sulla terra ferma. E’ chiaro a tutti che l’accessibilità è ben diversa, considerando non solo persone meno abbienti (il biglietto per il traghetto è più caro di un bus, anche con tariffa residenti), ma anche anziani e disabili, che hanno difficoltà a deambulare per prendere un traghetto. Ebbene, da questo conteggio, appare subito evidente che, per quanto attiene la terra ferma, la percentuale degli arenili liberi e liberi attrezzati da contarsi assieme (unico parametro considerato dalla legge regionale, anche questo ingiusto, perché non distingue le libere vere dalle attrezzate) e gli stabilimenti balneari è di SOLO il 26,44% , di cui l’11,50% sarà libera attrezzata, ovvero: solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Per chi vuole capire il conteggio, questi i numeri in ml.:  arenili liberi 98,70, spiaggia libera attrezzata 76,00, stabilimenti balneari 486,00. Capite bene che sulla terra ferma rimane solo un 9% di autentica spiaggia libera, rispetto al fronte mare complessivo di aree balneabili (che include stabilimenti, spiagge libere, libere attrezzate, scogliera e pure l’area cani cementificata considerata balneabile). Una bella fregatura! Il tutto pensando anche alla situazione regionale, secondo un rapporto di Legambiente del 2018, per il quale la Liguria presenta una delle più basse percentuali di superficie di litorale non occupata da concessioni balneari: appena il 14%, molto meno anche dell’Emilia Romagna, al 23%. Vedremo se la Regione si attiverà, una volta ricevuti questi numeri che il Comune ha dovuto rendere più chiari, senza tema di smentita: scandalosi!

Per ora mi fermo qui. Attendiamo il consiglio comunale del 05.07 e le chiacchiere conseguenti. Vedremo se la Regione si farà sentire nuovamente, come mi auguro, ma con ben poche speranze. Soprattutto, sarà importante che si facciano sentire i cittadini (non certo i locali che usano poco quelle spiagge), ben prima della brutta sorpresa prevista per la prossima stagione balneare.

 

Isola Palmaria, Portovenere (SP): le profonde incompatibilità del piano Toti col sito UNESCO

Vorrei cercare di focalizzare la questione Palmaria, ovvero del grande progetto di sfruttamento della splendida isola, finora parzialmente preservata dalla speculazione edilizia (e pseudo-agricola), non tanto sul masterplan dell’architetto Kipar e dei suoi committenti (Regione e Comune di Portovenere), ma sul protocollo d’intesa con la Marina Militare e le contraddizioni/incompatibilità con i vari piani di tutela, regolazione e pianificazione, a tutti i livelli. In questo articolo, per ora, sul piano del sito UNESCO “Portovenere, Cinque Terre e isole (Palmaria, Tino e Tinetto)”.

Perché scrivo parzialmente preservata dalla speculazione edilizia, perché basta guardare le fotografie degli anni ’50 e successive, per vedere e capire che diversi sono gli immobili edificati (case, talune abitate o utilizzate), anche dove prima non c’erano. Dove, insomma, non c’era nemmeno una seppur minima giustificazione di natura storica. La Palmaria, come il resto del Comune di Portovenere, non è stata certo immune dalla mano edificatoria dell’uomo degli ultimi sessanta-settant’anni. Diversi immobili sono stati abbandonati a loro stessi, ed oggi, in buona parte, sono in condizioni pietose, se non totalmente diruti o spariti, sotto la coltre vegetale o boschiva. Tranne poche eccezioni, di queste, ben meno sono di interesse storico. Trovare volumetrie da ristrutturare, in realtà da riedificare ex-novo, è esercizio principale di questo piano regionale-comunale, sostenuto dalla “fortunosa” giustificazione di dover rendere conto dei costi, piuttosto onerosi, derivanti da un protocollo d’intesa sostanzialmente incostituzionale. Che la Marina Militare possa vantare benefici economico-finanziari sulla cessione di beni che non sono suoi, ma del demanio pubblico, è cosa assai strana ed è stata ultimamente rilevata più volte. Giustamente. Questo è il punto di partenza. Non il masterplan, sostanzialmente un piano di massima, di buone intenzioni, pardon, pessime intenzioni, il quale verrà sicuramente cambiato mille volte, anche dopo una eventuale formulazione definitiva ed operativa, che mi auguro mai possa avvenire. Disperdere la discussione, o l’operatività per contrastare il masterplan è solo un mero esercizio accademico ed inutile, perché ciò che “obbliga” (piacevolmente per alcuni) a dover speculare finanziariamente ed economicamente sul bene comune isola Palmaria, è esclusivamente il protocollo di intesa con la Marina Militare. Lo scenario 1, ad esempio, era solo uno specchietto per le allodole, insostenibile economicamente, ma utile nelle fasi iniziali di propaganda di uno pseudo percorso partecipato, che al massimo è stato solo di ascolto. In realtà nemmeno quello, ma ha comunque contribuito a fare girare l’economia della giostra “masterplan” e ad intessere una possibile relazione con ambienti potenzialmente interessati ad una fetta della torta, anche se in formale opposizione politica.

La parola magica è “valorizzare”, ma nell’accezione piuttosto abusata di questi tempi di “capitalizzare”. E’ questo il senso vero del piano di “capitalizzazione” dell’isola Palmaria. Ma troveremo altre parole magiche nelle varie pieghe dei provvedimenti amministrativi che si curano di portare a termine questo progetto. Ad esempio “armonizzazione“, nel senso di “sottomissione”, ovvero sottomettere i piani di tutela, pianificazione, regionali, comunali e parco al masterplan (al protocollo d’intesa, in realtà) e non il contrario, come ragionevolmente dovrebbe essere. La parola chiave “armonia” torna, però, anche in altri passaggi, ad esempio nell’ambito uomo-natura, come vediamo subito di seguito.

Mi vorrei soffermare sul piano di gestione UNESCO, per il quale la Palmaria ha un ben definito e distinto ambito territoriale, il n. 94, assieme a Portovenere. Soprattutto, la Palmaria nel piano UNESCO, è bene saperlo, non è parte del calderone “Cinque Terre”, ovvero di ciò che viene scritto più volte anche negli atti ufficiali di Regione e Comune, prendendo a prestito la sintesi estrema della definizione del sito n.826. Questa è solo la definizione più generale, alla base della nomina del sito UNESCO nel 1997, come tradotta in italiano (forse non troppo fedelmente all’idea in lingua inglese): “(…) la Riviera Ligure di Levante tra le Cinque Terre e Portovenere è un’area culturale di eccezionale valore, che mostra l’armonioso rapporto tra uomo e natura cui si deve un paesaggio di straordinaria bellezza scenica dimostrazione di un tradizionale modo di vivere che si è conservato per mille anni e che continua a svolgere un’importante funzione socio economica nella vita della comunità (…)“.

L’ “armonioso rapporto tra uomo e natura“, infatti, diventa l’arco di volta su cui si appoggia la giustificazione a radere al suolo i boschi della Palmaria. A dire che la Palmaria è sporca, vada ripulita dai rovi. Per Toti & friends la Palmaria diventa un’isola da erbicidi. In realtà da motoseghe. Per i suoi luogotenenti, un’isola di splendidi terrazzamenti agricoli che aspettano solo di rivedere la luce tirando via solo erbacce infestanti e rovi. In realtà e non lo dico solo io, ma pure lo stesso Kipar a pag. 24 della relazione tecnica al masterplan: l’isola Palmaria è (sorpresa) coperta, per una buona parte, da boschi maturi di pino marittimo, di leccio, di pino d’aleppo e leccio ed anche di latifoglie termofile. Chi l’avrebbe mai detto?

Masterplan, pag.24

Detto questo, sempre lo stesso Kipar, nel suo masterplan (allegato tavola 3), ci fa sapere che ne vuole fare dell’isola, per ora.

Ebbene, l’agricoltura (altra parola magica) servirà a radere al suolo boschi (è chiaro), non a “pulire” dai rovi. Grosso modo, almeno 2/3 degli attuali boschi spariranno per i terrazzamenti agricoli. E voi siete sicuri che rimarranno, poi, terrazzamenti? Io, no. Ma io sono prevenuto, dato che di abusi in questa area UNESCO ne ho visti da tempo (non di poco conto) e nessuna delle autorità competenti ne vuole la “messa in pristino”, non discrezionale di legge. La mia fantasia, quindi, galoppa. Mi aspetto, perciò, un buon vino dalla Palmaria, magari di nome “Strinea” (per gli spezzini doc).

Altra sorpresa, a confrontare le due mappe sopra, sarà il trasferimento di parte dei boschi (!!!), dalla parte nord, alla parte sud e sud-est dell’isola, dove ora ci sarebbe la “pseudo-steppa”. Mi chiedo come avverrà, perché non ho ancora visto nulla sul “trasloco” boschi nel masterplan e nei documenti ufficiali dei nostri lungimiranti amministratori pubblici.

Ma ecco che diventa importante leggere il Piano di Gestione per il sito UNESCO. Per la precisione la scheda dell’ambito territoriale n.94, Portovenere, all’interno del “Quaderno 2 – Quadro pianificatorio” a cura dell’architetto Elisa Zanetta. La scheda, non per nulla, è riportata pure dallo stesso Kipar nel documento di “Fase 1 – Approfondimento conoscitivo” a pag.60, ma vedrete che se la sono dimenticata un po’ tutti. Tanto era solo la fase 1, da mettere in cantina.

Piano di Gestione per il sito UNESCO – Quaderno 2 – Quadro pianificatorio, pag.15
Piano di Gestione per il sito UNESCO – Quaderno 2 – Quadro pianificatorio, pag.16

La descrizione è ammirevolmente precisa, puntuale. Soprattutto pone una netta distinzione fra il paesaggio umano delle Cinque Terre e il paesaggio, chiaramente selvaggio, o rinselvatichito se preferite, ma attuale e sostanziale da molti decenni, più di mezzo secolo, della Palmaria.

Il promontorio di Portovenere e isole “Pur essendo la prosecuzione del versante delle Cinque Terre a sud e del golfo di La Spezia a nord, presenta alcune caratteristiche proprie di tipo geomorfologico e insediativo“. Molti si perderanno sul secondario, ne sono sicuro il “di La Spezia” al posto del “della Spezia”, che odio con tutte le mie forze. A scuola mi hanno insegnato che “La” è parte del nome e giustamente non si declina. Casomai si elimini l’articolo tout court e si scriva “di Spezia”, lo apprezzerei di più e semplificherebbe la vita a tutti. Ma torniamo a noi.

Prosegue: “Di notevole valore paesistico è l’isola Palmaria, caratterizzata da un versante roccioso, con grotte, a picco sul mare e da quello opposto che scende gradatamente all’arenile, con approdi e lembi di spiaggia, coronata da vegetazione mediterranea“. Coronata da vegetazione mediterranea, mi vengono i brividi per la contentezza. Esattamente!

E qui arriva una delle parti più belle. Ricordiamoci che questa è la descrizione ufficiale del quadro pianificatorio UNESCO di Portovenere e Palmaria nello specifico, non sono quattro chiacchiere come il masterplan. Questo documento non è “armonizzabile” da Marco Scajola per conto Toti: “Sull’isola Palmaria si trova una ricca vegetazione spontanea ben conservata, con pinete a pino marittimo, macchia mediterranea e latifoglie termofile (leccio e roverella).“. Mi chiedo, su che base il Segretariato Regionale per la Liguria alla “cabina di regia” abbia approvato questo masterplan, ma soprattutto abbia permesso l’inizio dei giochi con questo protocollo d’intesa. Il rappresentante italiano dell’UNESCO dovrebbe farsi venire i capelli dritti, si sta facendo strame (queste si) del piano UNESCO per Portovenere ambito 94.

E poi, per fare strame noi dell'”armonioso rapporto tra uomo e natura“, si afferma: “Le isole, viceversa, a parte alcune emergenze monumentali sono prive di insediamenti.“. Alcune case abitate e altre disabitate, non fanno certo un insediamento stabile. Un vero centro urbano, non c’è. Per carità non parliamo di Terrizzo. Pure lì non c’è un centro urbano. Ergo, per l’UNESCO l’isola è da tutelare in quanto ambiente naturale, nulla di più. Non ci piove.

Ed ancora: “La configurazione paesistica dell’ambito, pur con aspetti simili alle aree confinanti, si struttura in un’unità di promontorio a sé stante con valori paesistici autonomi ed esclusivi. Il versante che è geograficamente la prosecuzione delle Cinque Terre si differenzia da queste per la scarsità di insediamenti, l’inaccessibilità e la bellezza della costa.“. Ma si, è straordinariamente vero: la Palmaria (e con essa Portovenere) è ben diversa dalle Cinque Terre. Non si può parlare di vigne, di terrazzamenti. La Palmaria potrebbe benissimo, e sarebbe meglio, far parte di un parco nazionale assieme alle Cinque Terre, ma va trattata per come è ora, realmente, non per come la vorrebbero gli speculatori del mattone o della vigna (ergo sempre del mattone), per poi farne un albergo (o casa), passando attraverso fondi comunitari agricoli e agrituristici.

Quindi si scrive: “… l’appropriazione da parte della Marina Militare di insenature e di tratti costieri, anche se inibisce la godibilità del territorio, ne ha forse impedito lo sfruttamento intensivo.“. Toglierei il forse, sicuramente ne ha impedito lo sfruttamento intensivo, anche se la M.M. danni ne ha fatti e ne sta facendo. Sempre meno, però, del costruttore dalla moneta cash. Questa tutela che ci lascia la M.M. delle isole è, comunque, una grande fortuna. Facciamo in modo di non mandare tutto alle ortiche, o meglio, ai mattoni.

Si prosegue con la parte B della scheda ambito 94 UNESCO, B1 assetto insediativo: “MANTENIMENTO – L’indirizzo normativo è volto a tutelare gli attuali rapporti di equilibrio esistenti tra aree insediate e aree non insediate.“. Mantenimento, quindi, non sviluppo, non valorizzazione nell’accezione di capitalizzazione, ma di valorizzazione del bene per come è, e deve rimanere, con ben pochi, minimali interventi.

E ancora più chiaramente: “Sulle restanti parti dell’ambito, isole comprese, le potenzialità insediative sono da ritenersi esaurite.. ESAURITE. STOP. Nessun recupero di fabbricati senza valenza storica e a fini di vendita o concessione. Nessuna volumetria da recuperare a fini economici.

Per l’assetto vegetazionale poi si prevede: “CONSOLIDAMENTO-MODIFICABILITA’ – Boschi nel complesso poco estesi, la cui superficie può essere incrementata rispettando le tendenze evolutive in atto su aree prative e arbustate.“. Nessun abbattimento di boschi. Rispetto totale, se non incremento delle aree boschive. Altro che ampliamento delle aree agricole, quasi inesistenti, in Palmaria.

Interessanti, infine, al punto C, le azioni proposte, che in parte paiono ancora lontane dall’esaudirsi, come l’eliminazione della servitù militare tra il Varignano e Punta Castagna, per la parte continentale. Ma in concreto si chiede: “(la) formazione di un parco organizzato per la fruizione in accordo con le disposizioni della legge regionale istitutiva approvata nel dicembre 1985 comprendente il promontorio di Portovenere e le isole Palmaria, Tino e Tinetto rese accessibili per riduzione delle servitù militari, sia con un adeguato servizio marittimo che con una migliore infrastrutturazione delle percorrenze pedonali e dei servizi presenti o da istituire al loro interno. (…)”. Si qualche servizio, qualche struttura d’appoggio, ma al parco in sostanza. Certamente, aggiungo io, quello che serve ai residenti veri, ma nulla di più, nulla. Altrimenti perderemo il senso, l’anima di questa magnifica isola, un unicum per la nostra regione e per l’UNESCO. Il più potrà solo fare danni e contribuire a ridurre le risorse naturali-turistiche del nostro fragile territorio.

A questo punto mi chiedo, i titolari dell’azione UNESCO nel nostro ambito territoriale stanno facendo il proprio dovere? Com’è stato possibile far approvare il masterplan, senza che si siano rilevate tutte queste contraddizioni, non conformità col piano UNESCO, ambito 94, per Portovenere e isole? Le cose non tornano.

Sappiamo comunque che la c.d. “armonizzazione” di Toti-Scajola sarà, molto probabilmente, amministrativamente impugnabile, magari inglobando l’incostituzionalità, o almeno l’illegittimità, del protocollo d’intesa con la M.M., oltre ad altri aspetti tecnico-giuridici e strategici da giocare a tempo debito. Senza parlare dei vincoli che si cercano di saltare. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora molta, il tempo passa e pure le amministrazioni. Nulla è perduto. NO masterplan, ma soprattutto NO protocollo d’intesa capestro e SI Palmaria selvaggia.