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Portovenere (SP): demanio e superficie commerciale a libero uso? Il caso Sporting Beach

Fatemi capire come funziona la questione demanio marittimo e autorizzazioni commerciali a Portovenere, in particolare per lo stabilimento Sporting Beach. Di questa questione ho fatto carico il Comune di Portovenere e diverse autorità, almeno dal 2014, ma senza esito alcuno. Ho ottenuto solo delle parole di giustificazione che vediamo in seguito. E questo è solo un dettaglio rispetto alla ben nota massicciata abusiva insanabile che sarebbe stata sanata.

Dunque, lo stabilimento Sporting Beach dispone di una autorizzazione, n.433 del 31 dicembre 2009, rilasciata dal Comune di Portovenere, per somministrazione di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, per una superficie di somministrazione di mq.15.. In data 27.05.10, il Comune rilascia una ulteriore autorizzazione, n.438, a seguito di richiesta di estensione della tipologia dell’attività con codifica BAR RISTORANTE ATECO 55300 e sempre per mq.15 di superficie di somministrazione. Autorizzazione tuttora attiva perché menzionata nella visura della Camera di Commercio di qualche settimana fa.

Per mettere in chiaro, è stabilito che: “… Per superficie di somministrazione, si intende la superficie appositamente attrezzata per essere utilizzata per la somministrazione. Rientra in essa l’area occupata da banchi, scaffalature, tavoli, sedie, panche e simili, nonché lo spazio funzionale esistente tra dette strutture. Non vi rientra l’area occupata da magazzini, depositi, locali di lavorazione, cucine, uffici e servizi…” (http://suap.spezianet.it/info/impresa-facile/attivita-di-somministrazione/somministrazione-allinterno-di-pubblici-esercizi-bar-ristorante).

Ebbene, andiamo a vedere la superficie effettiva utilizzata con tavoli, sedie, poltroncine e divanetti.

Fatevi, ad esempio, un bel giro su Google a vedere le immagini ufficiali dell’attività, tra cui dall’interno di una splendida veranda adibita a ristorante e rinnovata da poco.

Ebbene questa è la situazione di oggi (4.10.18):

 

E questa la situazione di aprile 2017:

Ovvero, stabilimento balneare chiuso e ristorante aperto.

Punto primo, se lo stabilimento balneare è chiuso, in quanto fuori stagione (maggio-settembre), perché ci stanno le corde con pali ad impedire il libero passaggio lungo l’area demaniale?

Punto secondo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché la veranda ristorante con tavoli e sedie è di mq.58 (come da documenti ufficiali)?

Punto terzo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché tavoli e sedie (ma anche divanetti e tavolinetti all’occorrenza) vengono posizionati anche fuori dalla veranda ristorante di mq.58?

Punto quarto, dato che la veranda (abusiva e poi “sanata”) sta in buona parte anche in area demaniale (come da documenti ufficiali), dato che i tavoli sono posizionati anche esternamente alla veranda, perché si lascia che un’area in concessione per stabilimento balneare (tra l’altro, ora chiuso, ma altre volte no), venga occupata a stabilimento chiuso, o occupata da attrezzatura NON BALNEARE saltuariamente quando aperto, nonostante la concessione non preveda deroghe alla tipologia d’uso?

Ebbene, sapete cosa mi sono sentito dire tempo fa da persone varie e scrivere in maniera ambigua? Che il ristorante forse faceva self-service (!!!) e quindi non c’era somministrazione ai tavoli, ma anche che è vero, la concessione demaniale per stabilimento balneare non specifica (!!!) quando in realtà dovrebbe elencare cosa si può mettere e non mettere (???), allora aspettiamo il rinnovo(!!!).

Io sto chiedendo delucidazioni in punta di diritto, ma ancora non le vedo, nonostante varie richieste e lettere, ad esempio questa del 2014.

Come funziona, dato che vedo, stagionalmente, ogni anno, varie attività di ristorazione fare istanza per l’occupazione di area demaniale con tavoli e sedie, ma lo Sporting Beach no?

 

Ripascimenti a Portovenere (SP): salute, ambiente e trasparenza rispettati?

Solo ora abbiamo conoscenza dei dati finali riguardanti i ripascimenti del Comune di Portovenere, con meno trasparenza. I campioni preventivi del materiale da analizzare, vengono prelevati da chi compie i lavori, senza verbale o metodo di prelievo. Non sono indicati né la cava, né il fornitore del pietrisco. Nessuna analisi sulla forma del ghiaino. Il parere “preventivo” di ARPAL viene redatto a lavori già in corso. Le analisi di ARPAL post-lavori risultano tardive e superficiali.

Spesso mi chiedo se la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo siano adeguatamente tutelati da coloro che dovrebbero vigilare su di essi. Non infrequentemente la risposta che trovo nei fatti è no. No, perché chi opera può far uso di pratiche non buone, per i motivi più disparati. Perché le norme non sono buone, ma anche perché cerca di aggirarle. No, perché chi controlla, a volte, è lo stesso controllato. Oppure, chi controlla, non fa bene il proprio dovere per carenza di risorse (personale o strumenti), o peggio, non vuole.

Questo è un caso in cui ritengo dimostrata l’inefficienza delle norme e/o l’inadeguatezza degli attori in gioco. Ciò, si tramuta in una scarsa garanzia e congruenza dei controlli a tutela di salute ed ambiente. Chiediamoci cosa si può fare. Lo dicano anche gli enti coinvolti, perché questo stato di cose non è accettabile in un paese evoluto.

Le premesse

Il caso, in fin dei conti, è relativamente semplice. Si tratta di ripascimenti stagionali delle spiagge, nello specifico degli arenili del Comune di Portovenere (SP) che, come ho documentato per gli anni 2016-18, hanno visto un peggioramento delle lavorazioni e del materiale utilizzato. In particolare mi riferisco alle spiagge dell’Olivo, che ho seguito con maggiore attenzione.

Per quest’anno abbiamo avuto un risultato finale, tutto sommato, all’apparenza migliore di quello dello scorso anno, ma attenzione a quanto rilevo in seguito. Lo scorso anno si evidenziava una superficie lavorata estremamente parziale, anche rispetto ai piani stabiliti, e una tipologia di materiale proveniente esclusivamente da una cava non fluviale, consistente in ghiaino spezzato spigoloso, non sempre agevole per chi cammina a piedi nudi (o calzature leggere da spiaggia) e si stende su asciugamani. Quest’ultimo aspetto, almeno, confermato dalla stessa ARPAL nel rapporto del 2017. Per il 2018 noto due fatti: una certa ritrosia e lentezza nell’ottenere la documentazione finale completa da parte di ARPAL, ma anche una formulazione eccessivamente sintetica del Comune. I piani di intervento sono tornati in house, nel “vecchio stile pre-2017”. Con meno spese in teoria, dato che i costi finali sono sempre gli stessi. Per ARPAL ci sono stati, si, problemi tecnici a quanto mi hanno scritto, ma probabilmente non hanno pesato un mese (almeno) di ritardo. Dal Comune abbiamo una relazione tecnica estremamente sintetica e nessun cronoprogramma o computo metrico (per lo meno per ciò che io ho ricevuto). Quest’anno non ho nemmeno avuto le fotografie pre e post lavori. Foto in genere piuttosto inutili e inutilizzabili, vista la stessa genericità della ripresa (una per zona). Le immagini post lavori, di solito, sono anche assenti, per quanto ho potuto reperire degli ultimi dieci anni.

Veniamo ai dati di quest’anno integrandoli con quanto già da me rilevato a maggio, durante i lavori, ricordando che le tipologie di materiale depositato sono state sostanzialmente due:

  • un primo apporto di materiale da riempimento, veramente disomogeneo e brutto a vedersi. Uno spezzato fine e meno fine, molto polveroso, di consistenza inadatta perché facile da disperdere. Di colore inadeguato, grigio scuro o marrone se umido;


Il primo carico di materiale giunto il 3.5.18 in spiaggia all’Olivo


Il ghiaino di rifinitura giunto sulle spiagge dell’Olivo sempre a inizio maggio 2018

I documenti di quest’anno

La relazione tecnica del Comune di Portovenere

Il Comune produce una relazione tecnica di progetto del 09.02.18, molto sintetica, per tutte le spiagge interessate, con analisi del pietrisco da utilizzare , che sarebbe proveniente dal fiume Vara tra i Comuni di Brugnato e Borghetto (analisi completa), o semplicemente dal fiume Vara (analisi completa), in entrambi i casi senza identificazione della zona precisa o della cava. Le analisi sono affidate dal Comune al laboratorio privato Analysis S.a.s. di La Spezia, come per gli ultimi anni. Ma non sono i tecnici che prelevano dal cumulo, come avvenuto in passato, ad esempio nel maggio 2016, quando il personale del laboratorio redige anche un verbale di campionamento. I campioni vengono prelevati e consegnati in laboratorio dal committente, ovvero lo stesso Comune, che quindi se la canta e se la suona. Il punto di prelievo è, genericamente, il greto del fiume Vara, come se nemmeno ci fosse un cumulo da utilizzare successivamente, visto che non c’è nemmeno un verbale di campionamento. Per questo non mi soffermo sui dati tecnici. Quindi, che garanzia ho che il materiale realmente utilizzato in fase esecutiva, sia conforme a quanto riportato dalle analisi preventive? Ricordiamoci, poi, che il certificato di conformità dei lavori è rilasciato dal Comune e, lo scorso anno, nonostante le evidenti discrepanze rispetto al progetto, non è stato evidenziato alcun problema.


Intestazione delle analisi preventive 2018, in cui non si riporta il punto esatto di prelievo/cava, né l’indicazione del cumulo e il nome del fornitore. Prelievi a cura di chi svolgerà i lavori, senza verbale.

La cava di provenienza

Tornando alla cava di provenienza, i documenti di quest’anno mandati dal Comune ad ARPAL non indicano il fornitore originario del pietrisco e non mostrano alcuna certificazione del materiale, diversamente dagli anni precedenti. Lo scorso anno il ghiaino proveniva dalla cava N.E.C. di Biassa. Quest’anno il materiale è fornito, in buona parte se non totalmente, dalla S.E.I.B. s.r.l. (cosa che non ho trovato scritto da nessuna parte tra i documenti avuti). La ghiaia è stata caricata sui camion nella sede di via Pedemonte 6/1 a Vezzano Ligure, ovvero lungo le sponde del fiume Magra e non Vara. Ciò non toglie che possa provenire dal Vara (esattamente non sappiamo da dove) e depositato in quella sede per la distribuzione. Ma che la S.E.I.B. s.r.l. abbia fornito quel materiale, non appare scritto da nessuna parte, almeno per quanto pubblicato dal Comune e dato a me da ARPAL. Sarebbe da chiedere al Comune la pubblicazione delle fatture e delle bolle di carico della ditta incaricata, legalmente senza gara, come usuale, ovvero della TEAS s.r.l. di Sestri Levante. Da notare che la S.E.I.B. s.r.l. aveva, o ha ancora, un’altra sede ad Aulla (sempre Val di Magra). Sul proprio sito scrive: “Il materiale è proveniente dalla Cava Monte Porro gestita sempre dalla nostra Seib srl ed è suddivisibile in due tipologie: semilavorato e prodotto finito“. Ma magari non è aggiornato. Il Monte Porro, comunque, si trova nel Comune di Aulla, vicino alla frazione di Bibola e la cava, per intenderci, non è di fiume.


Screenshots dal sito www.seibsrl.it

Il parere preventivo di ARPAL a lavori già avviati

Vediamo il parere preventivo sul progetto, da parte di ARPAL, del 07.05.18, protocollo n. 0013610. Udite-udite, il parere PREVENTIVO (zona Olivo) è del 07.05.18, mentre i lavori erano già in corso dal 03.05.18, ovvero 4 giorni prima, come ho puntualmente segnalato via PEC alla stessa ARPAL, Capitaneria di Porto, Guardia Costiera locale e lo stesso Comune di Portovenere. Il mio articolo dell’8 maggio si basa su osservazioni e fotografie riprese, appunto, lo stesso 3 maggio. NESSUNO HA FATTO UNA PIEGA, che io sappia, nonostante sia chiaramente scritto nei vari provvedimenti del Comune che “i lavori potranno avere inizio solamente dopo l’ottenimento dei pareri favorevoli di ARPAL e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale …” (l’autorità portuale ha competenza per le sole spiagge entro diga), ad esempio nella determina del 19.05.18 (post inizio lavori), n.254, di integrazione di spesa per pagamento dei pareri ARPAL. C’era fretta, quest’anno bisognava fare presto, le elezioni locali incombevano, mi pare chiaro. Mai visto ripascimenti ai primi di maggio, quando di solito avvengono a spiagge frequentate a fine giugno, se non nelle prime settimane di luglio. Le facessero ogni anno le elezioni. Comunque, ora sappiamo che il parere “preventivo” di ARPAL conta fino ad un certo punto. Nella medesima determina, poi, non si indica la data di rilascio dei pareri. Però, si deduce ulteriormente che il parere, o meglio i 3 pareri delle differenti zone, sono successivi al 02.05.18. Che senso avrebbe avuto fare una fattura il 02.05.18 che non li includesse? Questa, infatti, è la data della prima fattura di ARPAL riferita al riscontro dato alla prima richiesta del Comune in quanto: “… ARPAL ai fini dell’espressione del proprio parere, ha comunicato la necessità di fornire le analisi granulometriche del materiale che sarà posato sul litorale“. Il giorno dopo, 03.05.18, il Comune che fa? Inizia i lavori. Nella determina il Comune scrive “erroneamente” di due distinti pareri, in realtà ci sono 3 pareri e un pre-parere (senza le analisi di partenza), quello citato prima con la fattura del 02.05.18. I conti tornano perché, quello che il Comune definisce secondo parere costa € 1.104,99, ovvero € 368,33 (come riportato a fine del parere del 07.05.18) moltiplicato per 3 (pareri), al centesimo! Tra parentesi: a me la prima risposta per esposti e accesso arriva solo il 16.05.18, per evitare si possa dire che il timbro del protocollo fosse riferito alla missiva indirizzata a me e non alla nota originaria. Come se il resto non bastasse.


Il parere “preventivo” di ARPAL del 07.05.18 a lavori iniziati il 03.05.18

ARPAL tranquillizza sulla fiducia

Detto ciò, a seguito delle fotografie e degli esposti inviati da me a vari uffici, nei primi giorni di maggio 2018, ARPAL mi replica con una nota estremamente tranquillizzante del 16.05.18. Si limita a ribadire pedissequamente quanto riportato dal Comune nel progetto e dalle analisi di laboratorio sui campioni preventivi. Questo senza considerare il modo di campionare che ho descritto in precedenza. ARPAL, infine, definisce di fatto normale la torbidità. In sostanza, ci si affida totalmente al parere preventivo favorevole, espresso a lavori iniziati. Il personale, si riporta ancora nella nota, effettuerà un sopralluogo, che avverrà circa 3 settimane dopo. Sopralluogo che, per normativa, non è per nulla obbligatorio, a quanto mi riporta ARPAL in altre note. Il tutto nonostante le foto di quei cumuli (soprattutto il primo) che ho inviato, con dettagli. Tra le foto non pubblicate in precedenza, queste sotto, che danno un’idea più precisa sull’effetto del materiale depositato sulla battigia e della tipologia del primo cumulo, quello triturato e polverizzato. Guardate come si attacca alle pietre più grandi quando asciuga. Sembra quasi polvere di ferro attratta da una calamita. Questo, poi, viene rapidamente dilavato nei primi giorni di lavoro, ben prima del sopralluogo di ARPAL, come visibile nelle foto seguenti.


Effetti del materiale depositato in zona Olivo, fotografato il 6 maggio 2018


Effetti in mare del materiale dilavato fotografati in data 08.05.18

Già, perché il sopralluogo con prelievo dei campioni da parte di ARPAL, arriverà solo tre settimane dopo, circa, la fine dei lavori presso il litorale dell’Olivo. Capite bene con quale risultanze.

Il campionamento di ARPAL

Ed ecco il verbale di campionamento del 01.06.18, con alcuni campi non descritti. Non si riporta alcun dettaglio circa la profondità di prelievo, oltre a mancare la descrizione del materiale, caratteristiche, modalità e strumentazione. Appare solamente la dicitura generica “varie aliquote“. Nessun dato tecnico, quindi. Non si chiarisce se “l’aliquota” (peraltro assente) si riferisca alla profondità dell’arenile, o alla superficie dell’arenile rispetto al livello sul mare. Teniamo anche conto che per la lavorazione in spiaggia e i tempi, il nuovo materiale è ormai ben miscelato con il vecchio. Le analisi ARPAL avrebbero dovuto farsi ANCHE sui cumuli depositati prima della lavorazione.


Verbale di campionamento di ARPAL del 01.06.18

La dott.ssa Colonna di ARPAL sui pareri preventivi e i referti post-lavori

Sono vari gli aspetti che ho fatto presenti con una PEC alla dott.ssa Fabrizia Colonna responsabile spezzina di ARPAL, in risposta alla sua nota di accompagnamento dei referti. Ne aggiungo un altro paio ora, osservando il rapporto di prova granulometrico e dei metalli pesanti del 27.08.18, ovvero “i referti” completi:

  1. noto che questo rapporto del 27.08 sostituisce quello del 21.08. Evidentemente, ciò è dovuto ai problemi tecnici già citati da ARPAL. Problemi che non mi dispiacerebbe conoscere più nel dettaglio;
  2. noto l’assenza di maggior dettaglio nella granulometria, evidentemente con meno operazioni di setacciatura, altrimenti non mi spiego perché in questo referto si metta in una unica voce la frazione “4mm-18mm, quando nelle analisi del laboratorio privato abbiamo distinzioni tra 20-16-14-10-8-6,3 e 4 mm. Dal laboratorio Analysis s.a.s. vengono distinti anche i 2 mm dai 2,8 mm. ARPAL i 2 mm e i 4 mm li mette in una unica voce. Insomma, mi pare che il “dettaglio” granulometrico sia veramente poco considerato e ciò non sia affatto un dettaglio, per rimanere al gioco di parole. Ma ciò ha un impatto reale ed evidente sulle spiagge, se abbiamo pietre di quasi 2 cm o pietruzze di 4 mm.


Nota di accompagnamento ai referti 2018 della dott.ssa Colonna

Questo articolo, lo dico già ora, lo invierò alla stessa dott.ssa Colonna, al Comune, Capitaneria di Porto, Guardia Costiera e Carabinieri. In effetti è più completo rispetto alla mia risposta già inviata, qui di seguito.

Le mie ulteriori considerazioni

Queste le mie ulteriori considerazioni inviate alla dott.ssa Colonna il 4 settembre scorso, con cui concludo l’articolo di oggi, che riassumo dalla lettera riportata subito dopo:

  1. meno trasparenza da parte sia del Comune che di ARPAL. Il Comune scrive di due pareri di ARPAL, in realtà sono tre. Oltre a ciò, c’è anche un primo parere non rilasciato, sempre da pagare. Ovvero, una nota che non mi è stata data (ma indicata nei provvedimenti del Comune), nella quale si segnala la mancanza delle analisi preventive sui materiali , tramite laboratorio privato, a carico del Comune;
  2. il Comune compie delle modifiche a lavori in corso (anche contrattuali) e forse non informa ARPAL. In particolare: a) preliminare pulizia delle spiagge dal materiale ligneo presente sulle stesse; b) apporto di un maggiore quantitativo di materiale a causa delle mareggiate verificatesi nel periodo tra la redazione della perizia e l’appalto dei lavori; c)necessità di non eseguire i lavori sulla spiaggia della Marina a Porto Venere in quanto il materiale sorbonato non risultava di buona qualità (e poi non si è fatto nulla?);
  3. il Comune effettivamente produce meno documentazione e meno documentazione trasmette ad ARPAL. Niente cronoprogramma, niente computo metrico, diversamente dallo scorso anno;
  4. ARPAL si appella ai tempi standard (60 gg.) e ai problemi tecnici (che sarebbero di 6 giorni a leggere l’intestazione dei referti). In realtà, l’anno scorso, le cose erano andate in maniera diversa anche sulla tempistica, nonostante i ripascimenti fossero iniziati più di un mese dopo. Tenendo anche conto che quest’anno abbiamo l’analisi dei metalli pesanti in più. Così nel 2017: a) ripascimenti iniziati attorno al 14 giugno; b) il 19 giugno effettuati due sopralluoghi con prelievi di ARPAL; c) i riscontri tecnici di ARPAL mi arrivano il 6 luglio. Quest’anno: a) ripascimenti iniziati il 3 maggio; b) sopralluoghi e prelievi di ARPAL il 1 giugno (un mese dopo l’inizio lavori, tre settimane circa dopo la fine in zona Olivo!): c) i referti ARPAL mi arrivano il 29 agosto (3 mesi dopo il prelievo, includendo una settimana di ritardi per problemi tecnici). Oltre a ciò considerazioni ulteriori sui modi e i tempi per i referti, in parte già esposti in precedenza. In particolare, come ovvio, nelle analisi non appare traccia di quel primo cumulo di materiale che segnalai immediatamente ad ARPAL, Comune e Capitaneria di Porto, ormai parzialmente disperso in mare e ben disperso in spiaggia.

La lettera

La seguente lettera è stata inviata ad ARPAL, ma anche al Comune ed alla Capitaneria di Porto:

Gentile Dott.ssa Fabrizia Colonna,

a seguito della Sua nota prot.n. U.0025917 del 29.08 u.s., mi permetto di replicare con ulteriori considerazioni oggettive ed anche personali:
  1. solo tramite la Sua nota del 29.08 u.s. vengo a conoscenza del fatto che ARPAL ha emesso tre distinti pareri relativi ai ripascimenti presso le spiagge del Comune di Portovenere (Portovenere, Le Grazie e Fezzano), mentre solo dalla determina comunale n.254, del 19.05.18, ne traggo che ARPAL avrebbe emesso due distinti pareri, uno per le spiagge del (e limitrofe) al capoluogo, ed un altro per le spiagge di Le Grazie e Fezzano. Devo anche farLe presente che, diversamente da quanto Lei afferma, la mia istanza di accesso (a cui Ella dovrebbe riferirsi) del 03.05.18, Vs. prot.n. 13526, testualmente riporta: "CHIEDE di visionare ed estrarre documenti in formato elettronico o cartaceo, non autenticati, inerenti i ripascimenti costieri effettuati nell'anno 2018 nelle spiagge del Comune di Portovenere, in particolare: 1. disporre delle planimetrie indicanti le aree interessate da ripascimento; 2. disporre dei piani di ripascimento riportanti le quantità e la tipologia di materiale utilizzato per ogni arenile; 3. disporre degli atti (anche interni) inerenti le ispezioni o analisi effettuate ed eventuali procedimenti attivati; 4. disporre delle fotografie riprese prima, durante e dopo le operazioni di ripascimento.". Ne converrà che non mi riferivo alle sole spiagge dell'Olivo. Per tale motivo Le chiedo, cortesemente, di inviarmi anche i due pareri a me mancanti e gli eventuali ulteriori documenti relativi alle altre spiagge, come gli ulteriori referti e verbali di campionamento;
  2. prendo atto che, l'apporto maggiore di materiale esulante dal contratto, forse successivo ai Vs. accertamenti e campionamenti in loco, non modificherebbe la validità del parere da Voi espresso. Anche se mi rimane il dubbio che non vi sia stato alcun (pre)avviso in merito, da parte del Comune verso ARPAL, in quanto da Lei non espressamente chiarito;
  3. prendo atto anche del fatto che la documentazione da Voi ricevuta, da parte del Comune, ed a me inviata, sarebbe stata trasmessa integralmente;
  4. prendo atto delle problematiche tecniche relative alla refertazione dei campioni prelevati, ma mi permetto di criticare la tempistica dei 60 gg. standard, in quanto la stagione balneare a queste latitudini si limita, sostanzialmente, ai mesi tra giugno e agosto. Ne deriva che i risultati delle analisi, se nei tempi, con prelievo ai primi di giugno, arriverebbero solo ad agosto, quando gli avventori hanno già fatto largo uso degli arenili interessati. Si perderebbe, perciò, gran parte dell'utilità delle Vs. analisi e, soprattutto, non si farebbe adeguata tutela preventiva della salute e dell'ambiente. Nel caso specifico di quest'anno, il notevole ritardo ha reso sostanzialmente inutili le Vs. analisi dal punto di vista di tale prevenzione, nel caso non fossero state positive. Tenuto anche conto che ripascere le spiagge a Portovenere, i primi di maggio, è evento eccezionale, dato che normalmente avviene a stagione avviata, fine giugno o luglio. Devo inoltre rilevare aspetti, nel Vs. metodo di prelievo dei campioni e tempistica, che mi lasciano molti dubbi, o meglio, ritengo fallaci dal punto di vista tecnico-scientifico, pur essendo un semplice cittadino, senza nessuna competenza, ma che semplicemente fa uso della logica e delle proprie conoscenze scientifiche scolastiche. Riassumo per punti: a) per quanto attiene la spiaggia dell'Olivo, come già a Voi documentato con esposti del 3, 6 e e 8 maggio, i lavori si sono conclusi in pochi giorni e il Vs. prelievo è avvenuto solo il 01.06 u.s., ovvero circa tre settimane dopo la fine lavori in quella zona. Quindi, quando buona parte del materiale più fine, che ho potuto vedere e documentarVi come depositato lungo la battigia e area limitrofa (fotografia con intensa torbidità marina), si è già ben disperso in mare o in profondità nell'arenile più interno. Ecco perché le Vs. analisi non ne rivelano, sostanzialmente, la presenza; b) il Vs. verbale di campionamento in zona Olivo del 01.06.18, non riporta alcun dettaglio circa la profondità di prelievo, oltre a mancare la descrizione del materiale, caratteristiche, modalità e strumentazione. Si riporta solamente la dicitura generica "varie aliquote", che oltre a non dare dati tecnici, non chiarisce se si riferisca alla profondità dell'arenile o all'aliquota della superficie dell'arenile rispetto al livello sul mare; c) è totalmente mancata un'attività del prelievo dei campioni direttamente sul cumulo depositato in spiaggia, ulteriore motivo che determina un'analisi falsata dal fatto che il nuovo materiale è stato ormai disperso e mischiato con il precedente, senza poterne più distinguere le caratteristiche; d) le analisi di laboratorio preventive, compiute dalla ditta incaricata dal Comune, si riferiscono a "Campionamento a cura del Committente" e a "Campione consegnato in laboratorio a cura e responsabilità del Committente". Come a dire, in parole povere, che chi compie i lavori se la canta e se la suona, senza dare alcuna garanzia sul materiale che verrà effettivamente scaricato sugli arenili, forte anche del fatto che da parte Vs. non è stato fatto alcun prelievo sui cumuli depositati in loco prima della dispersione; e) manca totalmente per quest'anno, diversamente dagli anni scorsi, un'analisi sia pur basica, della tipologia del materiale relativamente alla forma, ovvero se il materiale fosse stondato (probabilmente di origine fluviale), oppure spezzato (di cava), oppure un misto, come ho potuto vedere e a Voi documentare, relativamente ai secondi carichi portati in zona Olivo; f) le mie precedenti considerazioni vengono confermate dal fatto che nulla appare, nelle Vs. analisi, relativamente al primo cumulo di materiale che ho documentato nel dettaglio (in particolare nella mia nota del 08.05.18 con fotografie e misura di riferimento). Che tale cumulo fosse composto da materiale estremamente disomogeneo, in gran parte molto fine e polveroso, oltre a pietre risultate da opera di triturazione, in buona parte depositato proprio lungo la battigia, del tutto inadatto ad un arenile per la balneazione, anche per il colore in contrasto con quello precedente sull'arenile, non appare nulla nelle Vs. indagini. Come del resto il materiale in altri cumuli, decisamente migliore, ma il risultato di un misto spezzato e stondato, usato per rifinire e ricoprire, dopo lunga e laboriosa opera (documentata) di mescolamento effettuata con le ruspe. Il risultato finale è, perciò, apparso decisamente migliore dello scorso anno, anche in relazione all'ampiezza dell'area lavorata. Sebbene lungo la battigia, il materiale più fine, si sia disperso nei primi giorni, mostrando cali della consistenza dell'arenile.
A conclusione di ciò, devo purtroppo notare, da semplice cittadino, che non mi sento per nulla tutelato, sia dal metodo di analisi preventivo effettuato su incarico del Comune a terzi, come descritto al punto d), che dalle Vs. analisi tardive e, mi permetta, superficiali in riferimento al metodo ed alla tempistica di prelievo dei campioni, oltre ad essere del tutto mancante un'analisi gemmologica (in passato presente) che, in una spiaggia frequentata da bagnanti e in zona UNESCO, non può essere secondaria, sia dal punto di vista estetico che della fruibilità, in quanto il materiale inadatto per conformazione e presenza di spigoli accentuati crea disagio allo stazionamento e alla deambulazione. Oltre a tutto questo, non abbiamo effettivo riscontro su tutto il materiale nuovo depositato, anche in merito alla quantità effettiva, che potrebbe essere, nel caso peggiore, dannoso alla salute e all'ambiente. Devo infine aggiungere che, negli anni precedenti, ho trovato maggiore disponibilità e meno superficialità da parte Vs..


Rimango in attesa del materiale ancora non inviatomi, relativo alle spiagge di Le Grazie e Fezzano.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

 

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

Voi avete capito che cosa è successo all’area demaniale frontale allo stabilimento Le Terrazze? Nei prossimi giorni ve lo spiegherò meglio, anche se il Comune di Portovenere (SP) e l’Agenzia del Demanio mi stanno impedendo l’accesso agli atti sull’accertamento, concluso dalla stessa Agenzia. Intanto abbiamo i dati del SID, Sistema Informativo Demanio Marittimo su cui molti si erano distratti e su cui, a mio parere, andrebbero fatte ulteriori verifiche lungo tutta la costa comunale. Sicuramente ci sono alcuni pontili non aggiornati con sanatorie o autorizzazioni, ma andrebbe fatta una verifica seria perché, mi pare, in alcuni casi ci siano degli allargamenti molto sospetti.

La prima immagine è l’unione che ho fatto di due immagini dal SID per avere un ingrandimento dell’area di interesse. Usa come sfondo l’immagine satellitare di default del sistema, mentre la seconda utilizza una immagine alternativa (sempre da opzioni SID) da Google, su cui, però non posso zoomare ulteriormente. La linea blu rappresenta il confine costiero catastale, la linea rossa il confine fra demanio e proprietà private/comunali, l’area gialla il demanio marittimo. Oltre la linea blu dovrebbe esserci solo mare, tenendo conto che in alcuni punti la costa può essere cambiata per erosione o insabbiamento, più o meno naturale, il resto potrebbe essere o non autorizzato, o non aggiornato con le ultime autorizzazioni. Osservando l’immagine ampia, appare evidente la coincidenza di molti punti fra mappa catastale e foto, assieme a varie difformità, grandi e piccole. Non si tratta comunque di errori di sfasamento di sovrapposizione, anzi è tutto molto preciso.

Di fronte a Le Terrazze abbiamo una evidente difformità della linea di costa reale rispetto alla mappa catastale, anche come curvatura. Quell’area è stata interessata da una massicciata autorizzata nel 1998 e poi dal P.U.O. Le Terrazze, per la precisione il permesso di costruire del comparto D (stabilimento balneare) del 2006, nulla di più se non una sanatoria legata alla cementificazione e alcune difformità della scogliera del 2016. E proprio in quell’occasione si sperava si facesse una verifica puntuale anche sui confini demaniali, ma così non pare sia stato. Secondo queste immagini con sovrapposizione della mappa catastale, molte cose sono slittate verso mare, come piscine e immobile bar dello stabilimento. Inoltre, le cabine di proprietà paiono entro l’area demaniale. Mi chiedo poi, da tempo, perché non ci sia continuità lungo la fascia di battigia tra demanio frontale allo stabilimento e spiaggia libera limitrofa: lì ci sta un bel muro.

Alla prossima.

Elezioni a Portovenere (SP): Matteo Cozzani

Portovenere si appresta a votare il prossimo sindaco e, indubbiamente, il più bravo a raccontare è Matteo Cozzani, con una “macchina da guerra” di una certa potenza alle sue spalle. Ma cosa e come racconta, e cosa non racconta?
Sicuramente ci sono alcuni punti a suo favore, ma molti altri andrebbero evidenziati e descritti meglio, se non altro per rispetto delle persone che si recheranno alle urne.

Sapete già come la penso, a mio parere una persona che gestisce la cosa pubblica deve, prima di ogni cosa, mostrare integrità morale e non sfruttare la propria posizione per interessi personali, dei propri parenti e dei propri amici. Questo perché fare il sindaco, un amministratore pubblico, significa svolgere il proprio compito con spirito di servizio e nell’esclusivo interesse della comunità tutta, non una sua parte.
Matteo Cozzani ha mostrato di non essere adatto a fare il sindaco, anche solo per una questione, a prescindere da aspetti giudiziari: il caso Autorità Portuale – segretario generale Santini e soldi alle imprese della famiglia Cozzani, per attività richiesta dal e nel Comune di Portovenere. Questo è un dato di fatto, acclarato e non smentito, che ha occupato l’informazione locale per un certo periodo di tempo e che ora pare essere stato messo nel dimenticatoio.

No, è sbagliato dimenticare, come è sbagliato sottovalutare un caso di rilevanza etica come questo. Solo per questo, sarebbe stato giusto e doveroso che il sindaco si fosse dimesso. Perché con quei fatti ha dato dimostrazione di non avere ben presenti gli scopi e i limiti del proprio ruolo pubblico, aggravati poi da un precedente che non è proprio una ragazzata: un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Serve altro? Per me sarebbe più che sufficiente per dire: non sei candidabile, torna a casa. Questo dal punto di vista puramente etico, non giuridico, del resto, in diversi paesi democratici i politici sono tornati a casa per molto meno. Ma capisco, l’Italia ha metri del tutto particolari, dato che un pregiudicato può andare tranquillamente a colloquio con il presidente delle Repubblica, per le consultazioni post elezioni.
Sarò fuori moda, ma credo che farebbe bene al paese cambiare passo su questo.

Detto questo, trovo aspetti negativi, molto somiglianti e sconcertanti del Cozzani, che mi ricordano molto le campagne elettorali di Berlusconi. Ad esempio il libretto dei sogni esauditi, pieno di belle figurine e poca ciccia su ciò che ha messo in vendita, ad esempio e altro. Ma soprattutto sul “volàno” (la sua parola mantra preferita) economico, che intende mettere in piedi per far girare gli affari alla Palmaria. Si, non si trova altro modo, lo ha detto più volte. E su questo ha ragione: l’accordo sui beni demaniali con la Marina Militare non è economicamente sostenibile, se si vogliono rimettere in sesto TUTTI gli immobili dismessi. Quindi servono soldi freschi e per averli servono i privati: magari vendendone una buona parte. E allora dico: se dobbiamo correre il rischio che la Palmaria si trasformi da parco naturale a luna park, si lascino andare in malora una parte di quegli immobili, la parte meno significativa e/o più danneggiata, ma si mantengano giusto gli immobili essenziali, il minimo, per l’accoglienza sul modello parchi naturali da tutelare, magari come riserva anche integrale in alcune sue aree più rilevanti. Si giochi, inoltre, un ruolo di recupero sugli immobili di rilevanza storica. Se poi il piano dovesse essere non sostenibile, senza svendere l’anima della Palmaria, allora si mandi all’aria il piano o si ritratti un piano ragionevole. Ma questo gioco del “volàno” non mi piace, non mi piace per nulla, perché mette avanti la natura economica e non la tutela, come del resto si fa ogni anno con il gioco dei Guinness dei primati. I numeri dei turisti che devono crescere sempre, a dismisura, anche a costo di un turismo insostenibile e dannoso per le stesse risorse che sono il richiamo nei nostri luoghi. L’esempio Cinque Terre mi pare chiaro.

Poi mi chiedo cosa abbia fatto il sindaco, per ciò che conosco meglio nel dettaglio, per la tutela delle aree demaniali, soprattutto all’Olivo e per quei famosi 50 posti auto pubblici che aspettano di essere indicati ed utilizzati come tali, anche se all’interno di una struttura privata, ma oneri di urbanizzazione mai resi disponibili dal 2004, anno della convenzione pubblica stipulata, che adesso sarebbe stata stracciata perché scaduta (?!), assieme al P.U.O. non concluso. Ho qualche dubbio pure su questo, vedremo. Ad ogni modo, la novità, collegata al progetto di “riqualificazione” dell’Olivo, è arrivata solo a partire da luglio 2017. Praticamente cinque anni, da quando un progetto era già pronto e definito già nel 2013. Carte uscite pochi mesi fa, per chi vi scrive e che è stato processato e assolto anche per questo. Ma si è preferito ritrattare tutto, per poi lasciare la gestione dei 50 posti auto pubblici sempre ai titolari de Le Terrazze, per altri 15 anni, come se non li avessero già sfruttati, in buona parte dal 2008, con tariffe di 1,50 e poi 2 euro l’ora.

Mentre, in merito alle aree demaniali frontali ai due stabilimenti balneari all’Olivo, ci sono altri forti dubbi che sintetizzo:

  • per lo stabilimento Sporting Beach è stata messa in piedi una sanatoria conclusa nel 2017 che ha l’aria di non stare in piedi. Come si faccia a sanare una massicciata completamente abusiva sul demanio marittimo è un mistero, anzi, no. Ogni giorno che passa aiuta ad arrivare al nocciolo della questione e confido che ci si arriverà. Nel frattempo, sappiamo che l’ordinanza demolitoria iniziale era deficitaria, non indicava chiaramente gli abusi principali, cosa che ha permesso il rilascio di una conformità paesaggistica dalla Regione Liguria che, in caso contrario, non avrebbe potuto essere rilasciata. Ma poi, la cosa più bella, è che nella fase finale della sanatoria, nel calcolo della sanzione e di seguito, avvenuta presso il Comune, sono apparsi gli abusi non trattati dall’ordinanza demolitoria iniziale e quindi dalla conformità paesaggistica. Vedere le carte per credere. Ci sarà occasione di scriverne nel dettaglio, sugli sviluppi futuri;
  • per lo stabilimento Le Terrazze (dopo abusi e sanatorie un po’ miopi), invece, sono in attesa di carte che Agenzia del Demanio e Comune non mi vogliono dare, su accertamenti che riguardano i confini demaniali di quella struttura e che paiono MOLTO, MA MOLTO, difformi rispetto al catasto, guardate qui sotto, ma che nessuno ha notato dal 2006 circa. Gli accertamenti sono terminati da poche settimane e il Comune non ha pubblicato ancora nulla nel rapporto mensile degli illeciti edilizi. Avrei voluto dirvi di più prima delle elezioni, ma non tarderò ulteriormente. Che ne dice il sindaco di fare trasparenza ANCHE su questo?

Trasparenza, ecco, il primo punto del programma Cozzani di adesso e di allora, su cui il Comune tutto pare non aver imparato nulla o molto poco.


Aggiornamento 08.06.18 h18:06

Queste le immagini più aggiornate dal nuovo Portale del Mare SID del Ministero Infrastrutture e Trasporti, che si comprendono ancora meglio.

Le spiagge UNESCO di Portovenere (SP) ancora maltrattate con i ripascimenti 2018

Anche per l’anno 2018, i ripascimenti del litorale dell’Olivo compiuti con materiale di bassa qualità e inadatto. Nonostante i 50mila euro di Toti dalla Regione Liguria, come per l’anno passato, si segue la via del risparmio a danno della qualità degli arenili.

Devo notare con rammarico che, dal 2016, i ripascimenti stagionali delle spiagge in zona Olivo hanno avuto un deciso declino di qualità del materiale, di distribuzione (si direbbe anche quantità in diverse aree) e di modalità del lavoro, tra materiale di riempimento e di copertura.

Il materiale di fiume (ghiaino tondo), come quello utilizzato fino al 2015, proveniente dalle cave del fiume Taro e un torrente limitrofo, possiamo scordarcelo. Qualcosa di fiume, quest’anno forse c’è, ma parliamo di ben poca cosa rispetto alla massa reale del materiale posato sino ad oggi. Spero non si usi una presenza minima ed insignificante per affermare la provenienza di fiume. Vedremo le carte. Eppure quest’anno, in via del tutto eccezionale, i ripascimenti sono iniziati i primi giorni di maggio (il 3), invece di fine giugno o luglio, come usuale. Pensavo che il sindaco volesse fare una bella figura per le elezioni del prossimo 10 giugno, ma mi sono evidentemente sbagliato.

Ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015

I costi finali sono sostanzialmente i soliti, da molti anni, i soliti 40mila euro di soglia per evitare la gara obbligatoria, che con i vari oneri e tasse superano di poco i 50mila euro, dallo scorso anno gentilmente forniti dalla Regione Liguria. Proprio nell’anno passato, poi, 6.028,89  euro lordi se ne erano andati per il solo progetto (!) affidato ad uno studio esterno, mentre quest’anno si è ritornati al piano fatto in casa dal geom. Benabbi, responsabile dei LL.PP.. Tanto, se si fa come nel 2017, il progetto serve a poco, visto che non si è rispettato, evitando di posare materiale in vaste aree interne dei litorali e alcune spiaggette ritenute minori (a quanto pare), come quella libera ad ovest dello stabilimento Sporting Beach, nonostante fossero previste dal piano. Chissà perché. Su questi aspetti, vedremo come proseguono le cose per quest’anno.

Invece, per ora, vorrei descrivere il materiale utilizzato e alcune modalità di lavorazione.

Nel primo giorno di lavoro (03.05.18) è arrivata una massa di roba, per fare riempimento, che non capivo bene cosa fosse (v. foto sotto). Mi sono trattenuto dal dare un giudizio negativo nell’immediato, infatti il giudizio non poteva essere negativo, ma assolutamente negativo. Un conglomerato di sassi (stondati si, probabilmente di fiume) di 10-20 cm., ma in quantità decisamente inferiore rispetto alla grande massa composta da roba che non saprei bene come definire, un tritato di cava misto a ghiaino, in cui prevale il tritato. Comunque materiale inadatto per fare da riempitivo per un ripascimento costiero, visto che un’onda la fa sparire via in un secondo, guardate l’acqua torbida in foto. Non per nulla è stato sistemato lungo la battigia e poi ricoperto.

Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Mi chiedevo se il termine conglomerato fosse adeguato, ma letto il dizionario, si direi che è il termine esatto: “materiale costituito da una mescolanza di sostanze incoerenti e leganti, impiegato nelle costruzioni edili e stradali“.

Vediamo il dettaglio della grande massa di un cumulo come quello, una volta asciutto, perché è stato portato umido-bagnato (per la pioggia immagino), ma non lavato data la torbidità marina.

Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

 

A parte il colore, direi terra e anche un po’ fecale, ma che roba è? La massa portante è formata da sabbia? No, non direi, vediamo una foto ulteriore più nel dettaglio ancora.

Massa portante del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Non è certo una sabbia da litorale dignitoso, si direbbe un macinato/tritato molto disomogeneo e con molta molta polvere, molto pulviscolo. Una roba che infatti è stata messa sotto, non sopra. Ma possibile che per fare da base si metta materiale di questa consistenza, oltre ad essere adatta per un fondo stradale e non una spiaggia? Sindaco, a lei, ARPAL e Capitaneria di Porto, ho già mandato due PEC, oggi arriverà la terza, non potrà dire di non aver saputo, visto che i lavori indecenti dei ripascimenti 2017 hanno avuto l’approvazione finale dell’ente dal lei amministrato. Mi pare, poi, che lo scorso anno ARPAL si fosse un po’ destata, menomale.

Vediamo ora il materiale di “rifinitura” portato negli ultimi giorni. Siamo alle solite, uno spezzato di cava con qualche traccia di stondato, anche questo più adatto all’ANAS che ad un litorale frequentato dai bagnanti.

Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)

Vorrei far notare la differenza con il dettaglio del ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015, qui sotto.

Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015
Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015

Non sono dettagli, gli spigoli e il colore contano, soprattutto in zona UNESCO.

Nelle prossime puntate vedremo il resto.


Aggiornamento del 14.05.18

Questa è la torbidità effetto dello spezzato di cava. Notate, in contrasto, come è scura la riva che è stata bagnata.

08.05.18 torbidità e effetti dei ripascimenti 2018

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

La prova che il sindaco sospese il procedimento, più che una semplice pratica, avviato pochi mesi prima dall’ex sindaco Nardini. Il sindaco Matteo Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Le scelte arriveranno, poi, a partire da agosto 2017.

Sapere è potere, soprattutto sapere la verità, magari per propagandare l’opposto. In questa vicenda, il sindaco Matteo Cozzani, ha dimostrato tutta la propria temerarietà querelandomi nel 2014, soprattutto alla luce di altre carte, che solo recentemente sono venute allo scoperto. Carte mancanti nell’indagine della Procura della Spezia, all’epoca in cui fui rinviato a giudizio e processato per aver scritto: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla mia domanda: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Il PM, dott.ssa Federica Mariucci, mi rinviò rapidamente a giudizio, dopo indagini fulminee, con questa motivazione al capo di imputazione: “… offendeva la reputazione di Matteo Cozzani, insinuando falsamente che lo stesso avrebbe commesso un atto illegittimo con abuso d’ufficio…“. Su una cosa può stare sicuro il sindaco, che se avessi avuto modo di sospettare o avere la certezza di un abuso di ufficio, nel primo caso avrei presentato un esposto alla magistratura, nel secondo caso una denuncia. Così non fu. Ebbene la dott.ssa Mariucci, tramite i Carabinieri, chiese al Comune le carte relative al progetto “Le Terrazze”, collegato alla riqualificazione dell’Olivo, quello ripartito solo ad agosto 2017, e il Comune qualcosa fece arrivare, un po’ tra le righe, che la Polizia Giudiziaria però, non vide, anche perché assieme a un po’ di fuffa, non inerente la questione cardine. C’erano, però, un paio di lettere che l’ufficio tecnico portovenerese rilasciò col contagocce, assieme a stralci di planimetrie copiate confusamente, con parti duplicate e con parti mancanti, proprio dove serviva. Per le planimetrie e altro del P.U.O. originario e ultima variante del 2008, però, mi ero attivato per tempo e le avevo recuperate per conto mio, perché chi fa da sé, fa per tre. Mentre le lettere interne mi giungevano del tutto nuove (mai consegnate nei miei accessi approfonditi), dato che risalivano agli ultimi mesi del mandato del sindaco Nardini, come ho già scritto e mostrato nell’articolo: “Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione“.

Insomma, da quelle lettere si capiva chiaramente che in merito ai posti auto pubblici, interni al P.U.O. “Le Terrazze”, qualcosa si era attivato nel 2013, il Comune ne stava richiedendo il passaggio per gestirli. Non era un dettaglio che si chiedesse una celere presa in carico dei parcheggi pubblici entro l’estate 2013! Ma poi, giunta la nuova amministrazione Cozzani, non se ne seppe più nulla, anzi io pubblicai online, nell’estate del 2014, diverse fotografie in cui si vedeva controllare il varco d’accesso dai privati. Feci esposti pubblici e via PEC al sindaco per ottenere chiarimenti, come nell’articolo “Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.1: parcheggio pubblico presso Le Terrazze“, oppure “Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede“. I chiarimenti non arrivarono, ma la querela si.

Fortunatamente, ma anche no, date le carte e i fatti oggettivi, il giudice comprese perfettamente il quadro. Mi assolse principalmente perché scrissi la pura verità e perché il sindaco (inconsapevolmente), mi diede un forte aiuto con la sua testimonianza, facendo comprendere quanto fosse presente l’elemento psicologico, più che oggettivo, alla base della querela.

Ma ora posso dire di aver trovato la prova regina (anzi il pacco di prove) di quella “sospensione della pratica“, che in realtà fu una sospensione di un vero e proprio procedimento amministrativo, avviato dal precedente sindaco e poi lasciato in bando fino ad agosto 2017. Infatti il 22.02.13, l’allora sindaco Nardini scrive alla proprietà “Le Terrazze”, nella persona del sig. Antonio Ricciotti, invitandolo ad adempiere agli obblighi convenzionali del 2004 (rep. 3650) e “… comunica altresì che al fine di consentire la presa in carico delle opere di viabilità pubblica e parcheggio pubblico, con definizione di interventi per quanto attiene la sicurezza della circolazione, verrà effettuato nei prossimi giorni sopralluogo da parte degli uffici competenti. …“.

22.02.13, invito ad adempiere art.10 p.2 convenzione

Fu anche di questo sopralluogo che l’ex-comandante Pruzzo mi accennò e poi scrisse in una mail, su invito del sindaco. Della sospensione, anzi della pratica “bloccata in amministrazione“, dieci giorni più tardi, mi parlò anche un secondo agente, che fortunatamente registrai. Ed in merito voglio riprendere un passaggio della sentenza con cui sono stato assolto, che tratta dei due agenti chiamati a testimoniare:  <<… invero i testi Pruzzo e [ndr: omissis], sentiti sul punto, non sono stati in grado di ricordare esattamente le parole pronunciate nel corso dei rispettivi colloqui con l’imputato e, pur non escludendo di avere utilizzato l’espressione “pratica sospesa”, hanno negato di avere lasciato intendere che l’iter burocratico fosse stato indebitamente “bloccato” o, peggio, “imboscato”. E’ del tutto evidente che tale precisazione trae origine dal fatto gli organi comunali si erano molto risentiti per il post pubblicato dall’imputato sulla pagina facebook, tanto da invitare – per le vie gerarchiche – l’Ag. Pruzzo Pierluigi a chiarire il contenuto della conversazione del 20.09.2014 a cui Brunetti aveva fatto riferimento, così da indurre i suddetti testi a temere che le loro parole potessero essere fraintese, ovvero, interpretate con la medesima chiave di lettura utilizzata per il messaggio postato dal prevenuto. …>>.

Ed ecco la prova regina che è venuta fuori come per magia, dopo mesi dalla mia assoluzione, mai mostrata agli inquirenti, che pur fecero richiesta agli uffici comunali. E non si può dire che questa nota firmata dal sindaco Cozzani fosse l’unico documento, perché era la conseguenza di un progetto sconosciuto ai più, depositato con una sconosciuta bella serie di planimetrie, stranamente mai uscite fuori nonostante polizia giudiziaria e il Brunetti che faceva accesso agli atti (migliaia di accessi secondo il sindaco).

05.08.2013 valutazioni da parte del sindaco

Quindi il sindaco Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Scelte che arrivarono ad agosto 2017, a P.U.O. scaduto, con convenzione da rifare. Altro che celere presa in carico, entro l’estate 2013, come dalle lettere interne a fine mandato Nardini. E qui un piccolo accenno al merito dei parcheggi pubblici che, nella nuova convenzione, si prevede di dare in gestione agli stessi proprietari de “Le Terrazze” (che già li hanno sfruttati abbastanza), per ben 14 anni e per una cifra, 29mila euro/anno, a mio parere troppo bassa rispetto ai potenziali ricavi di circa 50 posti auto pubblici. Ebbene, c’era bisogno di querelare una persona che faceva informazione e chiedeva chiarimenti? Il sindaco forse si sentiva a disagio di fronte a tali richieste? Il sindaco aveva dimenticato il progetto presentato e la sua lettera di “valutazione”? Se ci penso dico che è pazzesco, querelare una persona sapendo che ha riportato la verità, tra l’altro documentale, oltre che oggettiva. E ancora più pazzesco la Procura, che si fa in quattro per una querela sul nulla, nonostante una prova sostanziale a mio favore: la registrazione della conversazione con il secondo agente. Che vi fosse inteso un abuso d’ufficio, poi, era tutto nella testa del querelante e anche del P.M., mi si permetta, sentenza definitiva docet. Senza calcolare lo sperpero di tempo e soldi pubblici (inclusi quelli del sindaco, anzi del Comune). Di fronte a tutto questo mi chiedo che paese vogliamo, un paese alla rovescia? Caro sindaco temerario.

Falò cancerogeni e soldi buttati per ripulire le spiagge dai detriti

A Sarzana ed Ameglia, due comuni del levante ligure, come in molti altri comuni liguri e toscani, si preferiscono fare prima i falò cancerogeni in spiaggia e poi, dato che il materiale è tanto, buttare parecchi soldi nel trasporto di tronchi e ramaglie, magari da bruciare in impianti a biomasse, per nulla innocui pure quelli.

30.03.16, Portovenere (SP): smaltimento rifiuti

Un pessimo esempio di cultura ambientale. Gli amministratori pubblici, in particolare quelli liguri e della Toscana costiera, pensano che la legna spiaggiata sia buona da bruciare, a piacere, in spiaggia o in impianti a biomasse. Cosa assolutamente non vera, perché produce diossine, particolato e numerose altre sostanze cancerogene. Purtroppo la fa da padrona un po’ l’ignoranza e un po’ la finta ignoranza. Ma pure in materia giuridica.

L’assessore Massimo Baudone del Comune di Sarzana (SP), in questo caso, fa un cattivo servizio pubblico dichiarando: “Così come bisogna essere chiari sul fatto che la legna spiaggiata non è rifiuto speciale, come affermato sempre dalla Consulta di Marinella (non so sulla base di quali particolari competenze peraltro), in quanto già la delibera regionale lo definisce “materiale” e non rifiuto, così come stabilito dal ‪DL 152‬/06 art. 183.“.
Il citato articolo non definisce la legna spiaggiata come “materiale”, ma semplicemente fa un elenco di definizioni usate nell’articolato di legge, nulla più. Sono altri gli articoli che vanno nel merito. Se proprio lo vuole sapere, l’assessore dovrebbe già sapere che l’art.256-bis del testo unico ambientale (D.Lgs. n.152 del 03.04.2006, a cui faceva riferimento) recita: “Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile e’ tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.“.

Proprio per questo, alcuni comuni come il suo (Sarzana), hanno fatto delibere collegate ad una legge regionale che deroga da questa norma, sulla base di dichiarazioni di calamità (vere, presunte, costituzionalmente o meno, molto meno). Sappia assessore che tale materiale legnoso entrato in contatto con l’acqua di mare, quando combusto, rilascia sostanze cancerogene e particolato, in misura molto maggiore, rispetto ad altre condizioni. Inoltre, è pure dannoso per gli impianti a biomasse, perché la presenza di cloruri (sale marino), durante la combustione, produce acido cloridrico che corroderebbe gli impianti (secondo il parere del dott. Federico Valerio, chimico ed esperto in combustione biomasse).

Infine, molti comuni fanno finta di non conoscere il parere ISPRA dato alla Regione Liguria n.1128 del 09.01.14. Leggete qui: http://partigianocivico.it/wp/index.php/2017/12/24/la-salute-abbruciamenti-spiaggia-pratica-cancerogena/

Ci sono ditte che hanno i mezzi per tritare in loco, perché si risparmia e si compatta il materiale da trasportare. Diventa più semplice la rimozione e meno costoso il trasporto, si fanno meno viaggi. Non si devono fare cataste ulteriori temporaneamente in attesa della rimozione come si sta facendo ora. Se poi si vuole fare come si è sempre fatto, bruciare in loco a danno dell’ambiente e della salute, per poi accorgersi che non è sufficiente e trovarsi all’ultimo momento a fare guadagnare paccate di soldi a ditte che rimuovono in maniera meno intelligente, che dire?

Per chi non dovesse capire la soluzione, ovvero triturare il materiale in loco per farne compost, risparmiando notevolmente sul trasporto di ramaglie e tronchi, consiglio di vedere questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=-65AwWnMCIc&app=desktop

Oggi su Il Secolo XIX – La petizione #salvalespiagge ha superato le 11mila firme

Oggi la petizione #salvalespiagge sulla cronaca locale, edizione La Spezia, del giornale Il Secolo XIX.

In realtà, ad oggi, abbiamo già superato le 11mila firme e puntiamo a consegnarle al prossimo governo, ma non solo, all’Unione Europea.

Per ogni dettaglio:
https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi

Grazie a Sondra Coggio, giornalista de Il Secolo XIX, che segue la petizione e le vicende locali, in parte sintetizzate nell’articolo.

#salvalespiagge Il Secolo XIX

Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Chi voleva abbattere le caprette della Palmaria (SP) – La verità

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, ripropone storielle che andrebbero sempre verificate. Anche lui decise l’abbattimento delle caprette dell’isola Palmaria, ma tornò sui propri passi grazie all’interesse dell’opinione pubblica.

Caprette Isola Palmaria

Siamo in campagna elettorale e mi trovo, ormai ogni giorno, a leggere storielle fantasiose che trasformano la realtà dei fatti in uno spettacolo per creduloni della montagna del sapone.

L’ultima è questa. Leggo pag. 4 del giornale “La Repubblica” edizione di Genova di oggi, 02.02.18. Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, in merito alla ben nota vicenda dell’eradicamento delle caprette dall’isola Palmaria, per motivi scientificamente motivati e sensati, dettati dalla tutela dell’habitat naturale (sito di importanza comunitaria), avrebbe dichiarato: … La mia volontà era di farne un censimento, non ho mai pensato di sopprimerle, quanto è successo odora di strumentalizzazione politica. ….

Ebbene, egregio sindaco, le dimostrerò tecnicamente che chi sta facendo sentire odore di strumentazione politica, in questo caso, è lei (sempre che non voglia smentire quanto riportato dal giornale La Repubblica).

Più di un anno fa, fui io il primo a pubblicare sui social, la SUA delibera n.192 del 19.09.16, con la quale, non solo prendeva atto delle decisioni della precedente giunta, ma ne perpetuava le intenzioni. Ne avevo già scritto, ma guardiamo questa paginetta, la quarta nel provvedimento, nella quale si scrive:

“… CHE, data l’assenza in organico di una figura specifica idonea alla realizzazione del progetto, occorre attivare idoneo incarico di servizio finalizzato alla progettazione di dettaglio e realizzazione delle seguenti azioni progettuali, dettagliate nello schema progettuale di massima depositato agli atti d’ufficio:

  • aggiornamento censimento diretto da punti fissi e diretto alla cerca, in battuta
    (avvistamento dal mare, da percorsi stabiliti…);
  • verifica habitat in relazione al danno indiretto sull’avifauna, provocato dalle
    abitudini alimentari delle capre;
  • predisposizione progetto d’intesa con le locali Autorità Veterinarie e
    campionamento, volto a valutare lo stato sanitario della popolazione in essere
    per fornire indicazioni necessarie ai S.S.V. A.U.S.L. n°5 Spezzino, perché si
    esprima sulla possibile destinazione degli animali che saranno oggetto di
    prelievo, fini alimentari per il consumo umano, fini alimentari per la produzione
    di mangimi zootecnici, smaltimento presso ditte autorizzate; …”.

Dunque, chi è che fa sentire odore di strumentalizzazione politica?

Cari concittadini, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Fate sempre un fact checking, prima di dare le cose per assodate. E soprattutto, siate ancora più diffidenti quando si è in campagna elettorale. Non incantatevi a guardare i giocolieri al semaforo, perché quando scatterà il verde sarà troppo tardi.