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Oggi su Il Secolo XIX – La petizione #salvalespiagge ha superato le 11mila firme

Oggi la petizione #salvalespiagge sulla cronaca locale, edizione La Spezia, del giornale Il Secolo XIX.

In realtà, ad oggi, abbiamo già superato le 11mila firme e puntiamo a consegnarle al prossimo governo, ma non solo, all’Unione Europea.

Per ogni dettaglio:
https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi

Grazie a Sondra Coggio, giornalista de Il Secolo XIX, che segue la petizione e le vicende locali, in parte sintetizzate nell’articolo.

#salvalespiagge Il Secolo XIX

Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Un piccolo gioco “trova le differenze” fra un pontile e una piattaforma. Secondo voi quali sono le differenze? La Soprintendenza spiega che un pontile galleggiante ha impatto paesaggistico perché permanentemente collegato a terra, mentre una piattaforma no, o molto meno, in quanto non permanentemente collegata a terra. Per la prima è necessaria una relazione paesaggistica completa, mentre per la seconda è sufficiente una paesaggistica semplificata (se non nulla). Ora vi farò vedere le differenze, in pratica un gioco da settimana enigmistica. Vi darò pure la soluzione.

Sulla scia dell’articolo di ieri vi mostro i progetti presentati in Comune, entrambi approvati dalla Commissione Paesaggistica Comunale, soltanto che il primo del 2015 si chiamava “pontile” e non ha beneficiato delle ultime variazioni di legge che permettono paesaggistiche più facili, ovvero semplificate o senza (a seconda dei casi), mentre il secondo progetto del 2017, che si chiama “piattaforma”, è tutta un’altra storia. Il primo non ha mai avuto l’approvazione da parte della Soprintendenza, mentre il secondo si.

Ebbene, trovate le differenze. Per aiutarvi ho messo vicini i dettagli dei due progetti.

Qui sotto uno stralcio più ampio dei progetti con i timbri e date, giusto per mostrarvi che non c’è trucco, non c’è inganno.

Stralcio planimetrico pontile 2015
Stralcio planimetrico piattaforma 2017

Entrambi i progetti hanno gli stessi tiranti a terra, addirittura il primo disponeva di una passerella amovibile (grazie alla struttura a terra abusiva, poi rimossa dopo accertamento della Guardia Costiera), mentre il secondo, non disponendo di un sistema di tiranti per alzare la passerella, dispone si di una passerella ma non amovibile. Quindi è sparito pure il nome “passerella”. Vi pare chiaro no? Il primo è evidentemente un pontile (direi), mentre il secondo è solo una piattaforma (mah), con i medesimi tiranti a terra del primo e, addirittura, con una passerella NON amovibile (v. foto sotto).

Passerella non amovibile del 2017

E non si può certo dire che, con le ultime facilitazioni di legge, si siano applicate solamente norme più facili, perché qui c’è di più: un pontile che cambia nome in “piattaforma”. Da ridere, da piangere? Beh, certo non mi sembra una bella figura per il nostro Comune e per la nostra Soprintendenza.

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Pontile o piattaforma? Ecco l’ultimo trucco per mettere un pontile galleggiante senza bisogno di autorizzazione paesaggistica. Allo stabilimento “Le Terrazze”, per ora, funziona.

Qui apriamo, o meglio, riapriamo uno dei capitoli della tanto travagliata questione della struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere. E’ un capitolo minore, ma dà l’idea di quale tenacia si possa avere nel riproporre un manufatto che era già stato rimosso più volte. Non vi faccio la storia completa perché sarebbe noiosa (ma anche un po’ comica), vi propongo un estratto e l’aggiornamento ai giorni nostri.

Per anni, presso lo stabilimento “Le Terrazze”, abbiamo visto un pontile galleggiante, documentato anche da satelliti, o più semplicemente da fotografie aeree della Regione, ma anche dallo stesso titolare con foto pubblicitarie e striscioni. Ebbene, questo pontile, non presente nel P.U.D. (piano di utilizzo del demanio) comunale stava miracolosamente e magicamente sempre presente sul mare, estate, autunno, inverno, primavera, e via dicendo per anni, senza venire mai rimosso. Poi un bel giorno del 2014, dopo essere stato querelato dal sindaco per la storia dei parcheggi pubblici (che rimane ancora da essere chiarita e risolta), il sottoscritto decise di aprire, assieme al capitolo principale,  altri capitoli poco chiari, tra cui questo, quello del pontile fantasma, un pontile che c’è ma non è nel P.U.D.. Da quel momento quel pontile ebbe vita grama, riapparve senza autorizzazioni nel giugno del 2015 e poco dopo i miei accessi e segnalazioni sparì nuovamente. Non riapparve nel 2016, mentre è riapparso nei primi giorni di luglio di quest’anno.

Ebbene, pochi mesi prima, era stata pubblicata all’albo pretorio istanza di autorizzazione demaniale ad occupare uno specchio acqueo con una “piattaforma” galleggiante di m 12 x 2,50, proprio in relazione a “Le Terrazze”. In quell’occasione scoprii una bella novità che però non sembrava nuova, perché gli articoli di legge a cui si riferiva erano ben più vecchi:

risulterebbe prevista una nuova forma semplificata di autorizzazione paesaggistica per la quale una piattaforma galleggiante, se posizionata per meno di 120 gg. NON necessita di autorizzazione paesaggistica, ma rientra nella definizione di edilizia “libera” (!!!). Qualora la “piattaforma” sia messa in opera per un periodo inferiore a 120 gg., può configurarsi sotto il profilo di intervento di edilizia “libera”, ex art. 21, c. 1, L.R. Regione Liguria n.16/08 e ss. mm. ed ii., e sotto il profilo paesaggistico intervento esonerato dall’autorizzazione paesaggistica ai sensi del D.Lgs. n. 42 del 22/01/2004, art.149 (v. all. I al D.P.R. n.139/2010, punto 38).

Ma mi chiedo, per qualsiasi misura? Pure per una piattaforma di 50 o 100 metri? A parte ciò dove sta il trucco se c’è? E il trucco c’è, sta nella parola “piattaforma”. Ovvero nel fare un pontile che sembri una piattaforma, in quanto, grande genialata di qualche avvocato delle alte sfere, la piattaforma non è ancorata permanentemente alla terraferma e perciò, per la Soprintendenza, non ha impatti paesaggistici perché l’impatto parte dalla battigia verso terra (!!!). Bene, quindi, se vi costruite una casa galleggiante con luci da luna park in zona UNESCO va benissimo. A questo punto consiglierei a Toti & C. di fare tanti red carpet galleggianti, proprio come Christo (l’artista impacchettatore), quando ha messo le passerelle galleggianti sul lago di Iseo. Oddio adesso lo fa davvero!

Ma veniamo a noi al pontile… ops… alla piattaforma sistemata nei primi giorni di luglio davanti a “Le Terrazze”, lo vedete in foto. Che ne dite? Si capisce è una piattaforma. Se guardate il dettaglio si capisce che alcuni di quei cavi in basso sono per bellezza, non per fissare la piattaforma a terra. No, vero? Eppoi la passerella. Che dite si alza? Io dico di no, perché non vedo tiranti e mi sa tanto che rimane abbassata fino a che non levano tutto, pure la “piattaforma”.

Beh, vediamo se la “piattaforma” avrà vita tranquilla dopo le mie segnalazioni alle autorità che se la pigliano con calma (è agosto), ma magari si è ancora in tempo per un miracolo.

 

Portovenere (SP): interrogazione regionale sul libero accesso al mare

Sopralluogo di Francesco Battistini, consigliere regionale di opposizione, ed interrogazione al Consiglio Regionale, concernente il rispetto della libera fascia di accesso al mare a Portovenere, da parte del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria.

2017_05_23 01 IRI Demanio Portovenere

Importante novità nell’ambito del demanio marittimo a Portovenere. Nelle passate settimane, il consigliere di opposizione del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, Francesco Battistini, si è recato a Portovenere per effettuare un sopralluogo e verificare alcune delle situazioni in essere che impattano sulla fascia pubblica di libero accesso al mare. Particolare attenzione è stata posta alle situazioni più volte descritte su questo blog, relativamente agli stabilimenti balneari in zona Olivo, ovvero “Sporting Beach” e “Le Terrazze“.

Lo scorso 23 maggio, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini di Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, hanno presentato una interrogazione in Consiglio Regionale. Nel testo si chiede di conoscere eventuali violazioni nell’ambito del demanio marittimo per la presenza di strutture di ogni genere o, comunque, se sia tutelato il libero e gratuito accesso e transito lungo la battigia.

Al momento l’interrogazione non è stata ancora calendarizzata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale, vi aggiornerò. Mi auguro che questo possa essere un momento significativo, chiarificatorio, viste le situazioni quantomeno ambigue che si protraggono da tempo lungo la costa portovenerese. Spero anche che sia l’inizio di una profonda e concreta revisione degli spazi occupati illegittimamente e che la verifica possa allargarsi all’ambito dell’intero litorale comunale. Ringrazio Francesco Battistini e l’intero gruppo regionale di Rete a Sinistra e liberaMENTE Liguria, che hanno posto attenzione al tema e alle mie denunce spesso cadute nel vuoto.

#SalvaLeSpiagge con una firma. Gli abusi ci tolgono il mare.

Dalla massicciata abusiva presso lo stabilimento Sporting Beach a Portovenere (SP), patrimonio UNESCO, a tutti i piccoli e grandi soprusi sparsi lungo la penisola e le sue isole. Con la petizione #SalvaLeSpiagge si vuole chiedere più tutela per le nostre coste, sempre più devastate da speculazioni edilizie o di fatto svendute. Cominciamo a salvarle, da subito!

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Un caso simbolico di cui scrivo da tempo, localmente certamente importante, finalmente approda anche sulla carta stampata, grazie a Sondra Coggio che ne scrive su Il Secolo XIX. Si tratta di una massicciata abusiva, all’apparenza posta come difesa costiera, in realtà creata da privati per interessi altrettanto privati. La questione Sporting Beach, stabilimento balneare di Portovenere, è emblematica di come nel nostro paese sia possibile sanare situazioni formalmente insanabili, a maggior ragione in luoghi tutelati da vincoli paesaggistici importanti. Non per nulla Portovenere, come le confinanti Cinqueterre della provincia spezzina, è tra le località patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO.

Questo caso mi ha fatto credere necessaria una nuova normativa, più specifica e più mirata a tutelare le nostre coste. Il demanio marittimo rimane un bene di interesse nazionale, la materia non può essere delegata ai soli Comuni o Regioni. E’ necessario un controllo da parte di un ente, o di un’agenzia specifica (ad esempio ISPRA), che abbia una visione nazionale delle nostre coste. Il tutto per poter uniformare la tutela, sganciandola, allo stesso tempo, dagli interessi locali. Un ente che possa supervisionare la gestione delle nostre coste, del resto, ha un senso in quanto esse sono anche il nostro confine, il nostro accesso al mare, non solo dal punto di vista doganale (come formalmente è), ma anche per l’impatto umano che ne deriva. La cementificazione ne è un segno evidentissimo.

La petizione #SalvaLeSpiagge, che ad oggi ha portato a raccogliere oltre 300 firme, nonostante la quasi totale assenza di campagna pubblicitaria e di sostegno da parte dei media, vuole portare all’attenzione un caso specifico per dimostrare quanto possa essere aggirabile il sistema di tutela delle nostre coste. Per questo, nella lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente, si espongono sia la questione nazionale, sia quella locale che è segno evidente di una necessità nazionale, proprio perché un caso tra tanti.

Il tema è: esiste, ed è già applicato, un effettivo ed efficace sistema di tutela delle nostre coste? La domanda non è peregrina se avrete la pazienza di approfondire il caso specifico. Ecco perché chi firma vuole chiedere al ministro di agire, subito, per salvare una spiaggia e per salvarle tutte. Soprattutto prima che sia troppo tardi.

La costa è via di accesso al mare, come tale un diritto, svenderlo sarebbe un danno permanente. Le generazioni future troverebbero solo cemento, cancellate e reti, se non massicciate abusive.

Massicciata abusiva Sporting Beach – ARPAL rimette le mani avanti e dietro

ARPAL La Spezia non è stata chiamata per verificare il materiale utilizzato per incrementare la massicciata abusiva presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, ma si fida dei lavori fatti dal privato.
Raddoppio massicciata Sporting Beach - Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata
Incremento massicciata Sporting Beach – Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata

Credo sia interessante sapere come opera ARPAL nella provincia della Spezia. Molto sinteticamente, questa appare una vicenda all’interno dei, molto criticabili, lavori di messa in pristino dello stabilimento Sporting Beach di Portovenere. Lavori a seguito di sanatoria che accoglie una serie nutrita di abusi e che, però, evita di valutare in maniera appropriata e precisa i due abusi più importanti, ovvero: una massicciata abusiva che elimina la battigia ad uso pubblico ed un cordolo di cemento lungo la stessa battigia, che viene elevato a 60 cm. dagli autorizzati 20 cm..

In questo quadro, la Regione Liguria non solo accoglie l’istanza di sanatoria, ma chiede la “mitigazione” della massicciata abusiva, in parole povere la sistemazione di alcuni “buchi”, tra cui quelli derivati dalla rimozione di alcune colate di cemento e delle sei discese a mare in calcestruzzo. La “mitigazione”, in realtà, si è trasformata in qualcosa di ben più corposo, non solo va a ricoprire le parti mancanti ma interviene su tutta la massicciata, con un notevole aumento volumetrico. Tutto questo può vedersi dal materiale che è stato portato e dai confronti prima-dopo i lavori.

Ebbene, tra i paradossi di questa sanatoria con le conseguenti operazioni, chi vi scrive ha chiesto ad ARPAL se si erano adoperati ad una verifica del materiale e delle operazioni sullo stesso. La risposta da ARPAL è sostanzialmente no, non abbiamo fatto alcuna verifica e riteniamo di non avere competenza in merito. La dott.ssa Colonna, in data 10.04.17, così scrive:

“… ritiene di non aver particolare competenza in merito… si rimane comunque a disposizione per eventuali interventi citando, nel caso di tali richieste, i provvedimenti di legge e/o autorizzativi che a vario titolo indicano ARPAL come Ente di riferimento.
Cordiali saluti
Il Responsabile U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Interessato da questa chiara e responsabile presa di posizione, replico ad ARPAL in data 11.04.17:

“Ne deduco che nessuna procedura di controllo del materiale, utilizzato per consolidare la massicciata posta frontalmente allo stabilimento in oggetto, sia stata posta in essere, anche in riferimento alla normativa regionale di cui alla D.G.R. n.456/2004, la quale adotta le linee guida per posa di materiali in mare (lungo le linee di costa e sugli arenili) ai sensi della L.R. n.13/99 ss. mm. e ii. e dell’art. 35 del D.Lgs. n.152/99.
Mi permetto, perciò, di chiedere più puntuali chiarimenti alla dott.ssa Colonna e alla dott.ssa Fasce, responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, dato che le operazioni di “rifiorimento” della massicciata hanno interessato tutto l’arenile sino a mare in quanto, come documentato fotograficamente, i massi ciclopici trasportati, oltre a materiale meno imponente, appaiono essere stati “lavorati” in situ, ovvero scomposti per adattarli meglio alla conformazione della massicciata stessa, con ulteriore ed evidente creazione di residui.
Mi domando anche come sia possibile che per un ordinario ripascimento si necessiti di verifiche e campionamenti di legge sul materiale utilizzato, mentre in questo caso non sia stato necessario alcun controllo od autorizzazione preventiva in tal senso.
Rimango in attesa di ulteriori delucidazioni.”.

Orbene, a questo punto ARPAL mi risponde in data 8.5.17, probabilmente prendendo atto (ex post) che, dopo tutto, non dovevano non avere del tutto alcuna competenza in merito, visto che adesso il tema diventa il materiale che sarebbe stato utilizzato per la corposa “mitigazione” della massicciata abusiva e non più la normativa:

“… il Dipartimento ARPAL della Spezia fa presente che quanto segue.:

  • Il materiale utilizzato per la realizzazione della massicciata e per il suo “consolidamento” è costituito da massi calcarei completamente inerti derivanti dalla coltivazione di cave ubicate nel territorio dello spezzino.
  • Tali materiali sono stati sempre utilizzati da tempo memorabile (ndr: hanno scritto proprio così non è un mio refuso) per la costruzione di moli frangiflutti, massicciate di difesa degli abitati, delle spiagge, nella costruzione di porti, dighe foranee, ecc. in tutto il golfo della Spezia.
  • I litorali costieri del Comune di Portovenere sono composti dalle stesse formazioni rocciose da cui provengono i massi utilizzati per la realizzazione e consolidamento della massicciata in argomento.
  • L’immissione a mare di massi da scogliera calcarei, sia nel caso in questione che in altri numerosissimi casi in tutto il golfo della Spezia, non ha provocato contaminazioni ambientali e non altera la qualità chimica e fisica (torbidità) delle acque. Per quanto sopra non si ritiene di dover eseguire interventi per le verifica sulla tipologia del materiale impiegato in quanto ben conosciuta e neppure determinazioni analitiche sia sui massi inerti che sulle acque di mare circostanti.

Distinti saluti

Per il settore rifiuti e suolo
Dr. Sandro Andreoli

Il Responsabile dell’ U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Inutile replicare ulteriormente, il quadro mi pare chiaro:

  1. nessuno ha chiamato ARPAL per fare verifiche sul materiale e/o per supervisionare durante i lavori effettuati da un privato, cosa che si fa per l’immersione di corpi morti durante la sistemazione di un pontile galleggiante (quindi per molto meno materiale coinvolto), o per il ripascimento di una spiaggia effettuato per conto di un Comune;
  2. su richiesta di chiarimenti ARPAL, in merito alle verifiche del materiale, scrive di non essere competente anche per normativa;
  3. fatta presente la normativa per la quale si ritiene che la competenza ci sia, ARPAL replica che tanto il materiale è inerte, sulla fiducia, anche ex post e a distanza;
  4. se ne deduce che per ARPAL ripascere una spiaggia, sarebbe altra cosa da portare massi e magari lavorarli in situ.

Ora si, mi sento più tranquillo, dato che so che c’è ARPAL a vigilare (quando serve) sul materiale utilizzato per le nostre spiagge e, soprattutto, che se ARPAL non viene chiamata per verifiche di competenza, a lavori fatti, non importa più.