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Portovenere (SP): la Regione Liguria ritocca il piano spiagge, ma la cementificazione non si ferma

Il Comune di Portovenere (SP) riceve il nulla osta al nuovo piano delle spiagge e demanio marittimo, ma con qualche brutta sorpresa per l’amministrazione. La spiaggia libera attrezzata prevista all’Olivo si dimezza, ma solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Il cemento non si ferma, almeno per ora, la spiaggetta delle sule sparirà, per diventare una banchina di cemento di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune di Portovenere, il 27 giugno scorso, ha ricevuto il nulla osta regionale alla variante al PUD, piano di utilizzo comunale del demanio marittimo, che ha visto una prima approvazione in Consiglio Comunale a dicembre 2018 e il respingimento di tutte le osservazioni (previste dalla legge) ricevute da parte di associazioni e singoli cittadini, tra cui le mie. La Regione a sua volta, però, ha dato seguito ad alcune delle osservazioni, ed ha indicato una serie di prescrizioni obbligatorie con il proprio decreto dirigenziale 3693 del 21.06.19. Il Comune dovrà impegnarsi ad applicare queste prescrizioni, con una nuova delibera nel prossimo Consiglio Comunale, previsto il 12.07.19 alle ore 18, ma nel complesso non c’è da stare contenti.

La Regione, in sostanza, smorza in alcuni punti, e non di poco conto, l’impianto del P.U.D. come voluto dal Comune, ma lascia ancora aperta la strada all’aumento della cementificazione costiera, a mio parere il punto principale e irrimediabile, una volta messo in atto. Ciò è legato allo spostamento dei pontili galleggianti, da via II Traversa Olivo alla spiaggetta (abbandonata da tempo) delle sule, posta tra lo stabilimento Sporting Beach e la stessa via appena citata.

Altro punto importante di questa variante al P.U.D., è la volontà di questa amministrazione nel voler trasformare le spiagge dell’Olivo, frontali alle attività commerciali, da libere a libere attrezzate. In Liguria però, troppo spesso, le spiagge libere attrezzate diventano stabilimenti balneari di fatto, con occupazione dell’arenile preventiva e a prescindere dall’arrivo effettivo di clienti per lettini e ombrelloni a noleggio. Se non aspettarsi l’invasione di spazi ulteriori, nel corso del tempo. Su questo, ad ogni modo, il Comune riceve una brutta sorpresa: la Regione ha imposto il dimezzamento dell’area prevista, da affidare in concessione di spiaggia libera attrezzata. Dobbiamo, su ciò, tenere conto che l’ampiezza dell’arenile e la sua morfologia, già poneva seri problemi alla convenienza economica della proposta, per un eventuale concessionario. Da considerare, inoltre, che per legge vanno posizionate cabine, toilette e servizi per disabili, riducendo non di poco gli spazi disponibili, certamente non ampi. Questo dimezzamento dell’area concessionabile rende, l’eventuale gestione della spiaggia libera attrezzata, ancora meno appetibile economicamente e, francamente, più a prezzi di saldo la concessione. A questo punto il Comune la farà, anche solo per orgoglio, ma ci perderanno tutti. Sicuramente si perderanno spazi. Meno persone potranno utilizzare questo tratto di spiaggia, se non altro perché la troveranno occupata da lettini ed ombrelloni, quando il portafoglio sarà già stato reso esangue dal costo dei parcheggi.

Veniamo alle prescrizioni imposte dalla Regione al Comune sul P.U.D., più nel dettaglio:

  1. la parte di costa lasciata libera dai pontili galleggianti, da trasferire davanti all’attuale spiaggetta delle sule, il Comune osava definirla spiaggia libera attrezzata, anche ad uso cani (SpaC). In realtà spiaggia non è, ma costa cementificata e pavimentata. Inoltre, sarebbe ad uso cani sopra ad un previsto paiolato sintetico, con l’ottima igiene conseguente alle fessure di tale pavimentazione. La Regione, giustamente, afferma che non si può definire “spiaggia”, ma “area attrezzata per l’utilizzo da parte di utenti con animali domestici”. Almeno questa presa in giro è stata disinnescata, ma viene comunque considerata area balneabile, sicuramente da bonificare, visto l’uso diportistico fatto sino ad oggi;
  2. la nuova spiaggia libera attrezzata all’Olivo (Spa1), davanti alle attività commerciali, non sarà di ml. 125, come previsto dal Comune, ma di ml. 76. In quanto la spiaggia libera attrezzata limitrofa allo stabilimento “Le Terrazze” (da cui viene trasferita) è attualmente di tale misura, ciò a non determinare un decremento di spiagge libere in proporzione, secondo la Regione. Da considerare poi che, per legge regionale, solo il 50% della concessione può essere utilizzato per gli impianti e l’attrezzatura , ivi compresi lettini e ombrelloni. Bene che la spiaggia libera attrezzata prevista sia stata dimezzata ma, in realtà, contestualmente, perdiamo due tratti di spiagge libere: 1) la spiaggetta delle sule sarà irrimediabilmente cementificata; 2) non è vero che si sposta una spiaggia libera attrezzata da una parte all’altra per ml. 76, dato che di fatto, sin dall’origine, nessuna spiaggia libera era stata assegnata in concessione come attrezzata. Quindi, alla fine, per il Comune è un brutto colpo vedersi dimezzato “l’affare”, ma i cittadini, comunque, perderanno la spiaggetta delle sule, benché abbandonata, ma recuperabile come da progetto che era stato elaborato già nel 2004. Il progetto, definito di “spiaggia sospesa”, mirava a consolidare e a recuperare arenile in quel tratto di costa. Un vero delitto di questi tempi, cementificare un tratto di costa recuperabile alla balneazione, soprattutto da noi, dove non si può certo scialare, visti gli spazi assai ristretti e, in buona parte, anche abusati. Siamo fra le regioni a maggior tasso di abuso e cementificazione, nulla da invidiare al sud d’Italia;
  3. la Regione, che il 25 marzo 2019 ha effettuato un sopralluogo nelle zone interessate, fa presente che la spiaggia libera attrezzata “…  dovrà essere completamente fruibile da persone disabili e pertanto la stessa dovrà essere dotata almeno di un servizio igienico, uno spogliatoio ed una doccia accessibili anche a persone disabili e relative rampe che colleghino la passeggiata con il piano arenile ed i servizi sopra citati …“. Aspetti non proprio facili da attuarsi sulle spiagge libere dell’Olivo, per nulla ampie in profondità e sfavorevoli come inclinazione dell’arenile. Forse conveniva lasciare la spiaggia libera attrezzata (formale, ma non sostanziale) dove era stata prevista prima, ci sarà stato un motivo logico, almeno come caratteristiche fisiche. Certo, lì dietro, ci sta pure la struttura “Le Terrazze” che, non manca (da tempo) di dare in affitto ombrelloni con piede in cemento (immagino trasportati dai clienti, dato che sarebbe vietato da parte dello stabilimento senza concessione specifica) e lettini. Mentre, in questo caso, per la spiaggia libera attrezzata nuova, in zona Olivo Via I Traversa, sembra che l’amministrazione segua un criterio diverso. Forse, si vogliono eliminare le bande dei ragazzi del pomeriggio? Forse, qualche commerciante in zona, già può proporre qualcuno dei servizi previsti, quindi gareggiare a prezzo più vantaggioso? Vedremo;
  4. la Regione scrive: “Solarium Calata Doria – prima del suo utilizzo sia verificata l’idoneità statica della copertura del manufatto per l’uso che se ne intende fare“. Meglio essere chiari, non si sa mai;
  5. pontile galleggiante N19, il famoso pontile misterioso de “Le Terrazze”. Ci sarebbe da scrivere un libro solo per questo, una storia degna di Conan Doyle, Roahl Dahl, ma anche Shakespeare. Un po’ giallo e un po’ fantastica, con risvolti da letteratura dell’imprevisto e commedia degli equivoci. Mi ha divertito tanto. Ora viene chiaramente alla superficie che, non solo il pontile era totalmente illegittimo da oltre dieci anni, perché inesistente nel P.U.D., ma è pure necessario metterlo a gara. Beh, una grande soddisfazione, dopo averci sbattuto la testa più volte, incrociando concessioni demaniali alquanto curiose e paesaggistiche (dell’ultim’ora) grottesche. Mi ricordo ancora i cartelli pubblicitari con scritto “pontile riservato ai clienti”. Ebbene, questo pontile galleggiante ci sarà, ma non davanti a “Le Terrazze”, per cui non più ad uso esclusivo loro. Slitterà, anche se di poco, davanti alla spiaggia libera limitrofa, in un punto dove l’accesso al mare dalla spiaggia è impedito da vecchie strutture, residui dell’attività di mitilicoltura. Per cui, non toglierà costa balneabile. Il pontile sarà stagionale (e non fisso come nella variante approvata in Consiglio), così ha chiesto il Comune, mentre la Regione studiava sulla questione nulla osta al P.U.D., probabilmente cercando di evitarne lo spostamento a svantaggio de “Le Terrazze”. A naso, però, direi che il Comune cambierà idea nuovamente e lo farà diventare fisso, vista la battaglia ormai persa. In ogni caso, però, il pontile N19 dovrebbe rientrare nel pacchetto da esaminare per la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) assieme agli altri pontili, come vedremo più avanti. Un “dettaglio” ulteriore trascurato da anni;
  6. la Regione indica: “Al fine di tutelare l’incolumità dell’utenza, il Comune per tutte le aree balneabili libere, prima dell’inizio di ogni stagione balneare, dovrà verificare la sicurezza delle scarpate eventualmente situate a ridosso delle spiagge o delle scogliere balneabili, ciò al fine di assicurare che le aree balneabili siano utilizzabili dai bagnanti in sicurezza“. Non so esattamente a quali casi si possa riferire, però è chiaro che le nostre spiagge non sono esattamente poco inclinate, come molte spiagge libere (soprattutto libere attrezzate) della costa ligure;
  7. molto importante la prescrizione n.7, ove la Regione impone la procedura di evidenza pubblica (gara) per tutte le nuove concessioni demaniali marittime destinate a soggetti diversi dal Comune. Che brutta sorpresa. Quindi pontili, spiagge e mi viene da pensare, anche aree “nuove” da destinare a somministrazione di cibi e bevande, quindi tavolini, sedie ed altro va messo a gara. Perché, non ho visto gara per la NUOVA concessione che il Comune vuole assegnare al Ristorante “Iseo” e il Bar “La Vigna”. Nuova, si. Così si legge nell’avviso pubblicato pochi giorni fa, il 1° luglio, in cui la “GBF s.r.l.” ha fatto istanza per il rilascio in concessione di ben tre aree demaniali marittime di mq. 77 di veranda, mq. 104 e mq. 45 di superfici scoperte per posa di tavoli, sedie, fioriere, bacheche amovibili ed arredi. Non c’erano tavoli esterni prima? Mi piacerebbe capire meglio, anche perché questa non è una istanza di variante, ma totalmente nuova. Quindi, Mr. Comune, come mai non metti a gara obbligatoria anche questa NUOVA concessione demaniale marittima?  Tralasciamo, per ora, la questione fallimento Iseo, anche questa da approfondire pubblicamente. Vedremo;
  8. la Regione indica l’obbligo di acquisire tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie per i pontili previsti davanti alla spiaggetta delle sule, denominati N18, e tutte le altre opere a mare che modificano l’utilizzo dello specchio acqueo, incluso il famoso N19 (si capisce). Una piccola tirata di orecchie? Mi pare di si. Insomma i pontili galleggianti (o meno) necessitano di V.I.A., paesaggistica seria, nulla osta del settore regionale del ciclo delle acque per immersione dei corpi morti, con conseguente supervisione all’immersione di ARPAL e Capitaneria di Porto (come non fu fatto per N19 e non mi fu dato ascolto). Pure l’ufficio delle dogane deve dire la sua, penserei, dato che si occupa di visibilità e controllo della costa, per eventuali traffici di materiali. In più, la C.P. deve dare parere in merito alla sicurezza in mare. Il Comune poi, vista la malaparata relativa al procedimento per la sistemazione dei nuovi pontili ai residenti in Palmaria e lato paese, che ha subito una brusca frenata nell’iter approvativo, proprio per la V.I.A., ha pensato bene di avviarne il procedimento di verifica di assoggettabilità, anche per il P.U.D. Questo, comunque, non a tempo debito ma ben in ritardo, solo il 13.06.19, a sole due settimane di anticipo dal nulla osta regionale. Non una bella figura;
  9. questa è una bella chicca nuova, la Regione ha imposto al Comune un ricalcolo degli utilizzi e delle percentuali, non solo a seguito delle prescrizioni precedenti, ma anche per elaborare due tabelle ulteriori che distinguano tra isola Palmaria e terra ferma. E qui viene il bello, per come era stato evidenziato in varie osservazioni al P.U.D.. Il Comune, era stato scritto anche da me, non indica da dove trae il fronte mare complessivo, se cioè include l’isola Palmaria o anche tratti di costa in mare aperto, per intenderci le spiagge delle Nere e delle Rosse, verso le Cinque Terre. Quest’ultime aree inaccessibili via terra e, per la verità, anche via mare, da tempo, per divieto dovuto alle frane di quel promontorio. Il Comune, poi, non può equiparare una spiaggia libera sull’isola, con quelle sulla terra ferma. E’ chiaro a tutti che l’accessibilità è ben diversa, considerando non solo persone meno abbienti (il biglietto per il traghetto è più caro di un bus, anche con tariffa residenti), ma anche anziani e disabili, che hanno difficoltà a deambulare per prendere un traghetto. Ebbene, da questo conteggio, appare subito evidente che, per quanto attiene la terra ferma, la percentuale degli arenili liberi e liberi attrezzati da contarsi assieme (unico parametro considerato dalla legge regionale, anche questo ingiusto, perché non distingue le libere vere dalle attrezzate) e gli stabilimenti balneari è di SOLO il 26,44% , di cui l’11,50% sarà libera attrezzata, ovvero: solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Per chi vuole capire il conteggio, questi i numeri in ml.:  arenili liberi 98,70, spiaggia libera attrezzata 76,00, stabilimenti balneari 486,00. Capite bene che sulla terra ferma rimane solo un 9% di autentica spiaggia libera, rispetto al fronte mare complessivo di aree balneabili (che include stabilimenti, spiagge libere, libere attrezzate, scogliera e pure l’area cani cementificata considerata balneabile). Una bella fregatura! Il tutto pensando anche alla situazione regionale, secondo un rapporto di Legambiente del 2018, per il quale la Liguria presenta una delle più basse percentuali di superficie di litorale non occupata da concessioni balneari: appena il 14%, molto meno anche dell’Emilia Romagna, al 23%. Vedremo se la Regione si attiverà, una volta ricevuti questi numeri che il Comune ha dovuto rendere più chiari, senza tema di smentita: scandalosi!

Per ora mi fermo qui. Attendiamo il consiglio comunale del 05.07 e le chiacchiere conseguenti. Vedremo se la Regione si farà sentire nuovamente, come mi auguro, ma con ben poche speranze. Soprattutto, sarà importante che si facciano sentire i cittadini (non certo i locali che usano poco quelle spiagge), ben prima della brutta sorpresa prevista per la prossima stagione balneare.

 

Isola Palmaria, Portovenere (SP): le profonde incompatibilità del piano Toti col sito UNESCO

Vorrei cercare di focalizzare la questione Palmaria, ovvero del grande progetto di sfruttamento della splendida isola, finora parzialmente preservata dalla speculazione edilizia (e pseudo-agricola), non tanto sul masterplan dell’architetto Kipar e dei suoi committenti (Regione e Comune di Portovenere), ma sul protocollo d’intesa con la Marina Militare e le contraddizioni/incompatibilità con i vari piani di tutela, regolazione e pianificazione, a tutti i livelli. In questo articolo, per ora, sul piano del sito UNESCO “Portovenere, Cinque Terre e isole (Palmaria, Tino e Tinetto)”.

Perché scrivo parzialmente preservata dalla speculazione edilizia, perché basta guardare le fotografie degli anni ’50 e successive, per vedere e capire che diversi sono gli immobili edificati (case, talune abitate o utilizzate), anche dove prima non c’erano. Dove, insomma, non c’era nemmeno una seppur minima giustificazione di natura storica. La Palmaria, come il resto del Comune di Portovenere, non è stata certo immune dalla mano edificatoria dell’uomo degli ultimi sessanta-settant’anni. Diversi immobili sono stati abbandonati a loro stessi, ed oggi, in buona parte, sono in condizioni pietose, se non totalmente diruti o spariti, sotto la coltre vegetale o boschiva. Tranne poche eccezioni, di queste, ben meno sono di interesse storico. Trovare volumetrie da ristrutturare, in realtà da riedificare ex-novo, è esercizio principale di questo piano regionale-comunale, sostenuto dalla “fortunosa” giustificazione di dover rendere conto dei costi, piuttosto onerosi, derivanti da un protocollo d’intesa sostanzialmente incostituzionale. Che la Marina Militare possa vantare benefici economico-finanziari sulla cessione di beni che non sono suoi, ma del demanio pubblico, è cosa assai strana ed è stata ultimamente rilevata più volte. Giustamente. Questo è il punto di partenza. Non il masterplan, sostanzialmente un piano di massima, di buone intenzioni, pardon, pessime intenzioni, il quale verrà sicuramente cambiato mille volte, anche dopo una eventuale formulazione definitiva ed operativa, che mi auguro mai possa avvenire. Disperdere la discussione, o l’operatività per contrastare il masterplan è solo un mero esercizio accademico ed inutile, perché ciò che “obbliga” (piacevolmente per alcuni) a dover speculare finanziariamente ed economicamente sul bene comune isola Palmaria, è esclusivamente il protocollo di intesa con la Marina Militare. Lo scenario 1, ad esempio, era solo uno specchietto per le allodole, insostenibile economicamente, ma utile nelle fasi iniziali di propaganda di uno pseudo percorso partecipato, che al massimo è stato solo di ascolto. In realtà nemmeno quello, ma ha comunque contribuito a fare girare l’economia della giostra “masterplan” e ad intessere una possibile relazione con ambienti potenzialmente interessati ad una fetta della torta, anche se in formale opposizione politica.

La parola magica è “valorizzare”, ma nell’accezione piuttosto abusata di questi tempi di “capitalizzare”. E’ questo il senso vero del piano di “capitalizzazione” dell’isola Palmaria. Ma troveremo altre parole magiche nelle varie pieghe dei provvedimenti amministrativi che si curano di portare a termine questo progetto. Ad esempio “armonizzazione“, nel senso di “sottomissione”, ovvero sottomettere i piani di tutela, pianificazione, regionali, comunali e parco al masterplan (al protocollo d’intesa, in realtà) e non il contrario, come ragionevolmente dovrebbe essere. La parola chiave “armonia” torna, però, anche in altri passaggi, ad esempio nell’ambito uomo-natura, come vediamo subito di seguito.

Mi vorrei soffermare sul piano di gestione UNESCO, per il quale la Palmaria ha un ben definito e distinto ambito territoriale, il n. 94, assieme a Portovenere. Soprattutto, la Palmaria nel piano UNESCO, è bene saperlo, non è parte del calderone “Cinque Terre”, ovvero di ciò che viene scritto più volte anche negli atti ufficiali di Regione e Comune, prendendo a prestito la sintesi estrema della definizione del sito n.826. Questa è solo la definizione più generale, alla base della nomina del sito UNESCO nel 1997, come tradotta in italiano (forse non troppo fedelmente all’idea in lingua inglese): “(…) la Riviera Ligure di Levante tra le Cinque Terre e Portovenere è un’area culturale di eccezionale valore, che mostra l’armonioso rapporto tra uomo e natura cui si deve un paesaggio di straordinaria bellezza scenica dimostrazione di un tradizionale modo di vivere che si è conservato per mille anni e che continua a svolgere un’importante funzione socio economica nella vita della comunità (…)“.

L’ “armonioso rapporto tra uomo e natura“, infatti, diventa l’arco di volta su cui si appoggia la giustificazione a radere al suolo i boschi della Palmaria. A dire che la Palmaria è sporca, vada ripulita dai rovi. Per Toti & friends la Palmaria diventa un’isola da erbicidi. In realtà da motoseghe. Per i suoi luogotenenti, un’isola di splendidi terrazzamenti agricoli che aspettano solo di rivedere la luce tirando via solo erbacce infestanti e rovi. In realtà e non lo dico solo io, ma pure lo stesso Kipar a pag. 24 della relazione tecnica al masterplan: l’isola Palmaria è (sorpresa) coperta, per una buona parte, da boschi maturi di pino marittimo, di leccio, di pino d’aleppo e leccio ed anche di latifoglie termofile. Chi l’avrebbe mai detto?

Masterplan, pag.24

Detto questo, sempre lo stesso Kipar, nel suo masterplan (allegato tavola 3), ci fa sapere che ne vuole fare dell’isola, per ora.

Ebbene, l’agricoltura (altra parola magica) servirà a radere al suolo boschi (è chiaro), non a “pulire” dai rovi. Grosso modo, almeno 2/3 degli attuali boschi spariranno per i terrazzamenti agricoli. E voi siete sicuri che rimarranno, poi, terrazzamenti? Io, no. Ma io sono prevenuto, dato che di abusi in questa area UNESCO ne ho visti da tempo (non di poco conto) e nessuna delle autorità competenti ne vuole la “messa in pristino”, non discrezionale di legge. La mia fantasia, quindi, galoppa. Mi aspetto, perciò, un buon vino dalla Palmaria, magari di nome “Strinea” (per gli spezzini doc).

Altra sorpresa, a confrontare le due mappe sopra, sarà il trasferimento di parte dei boschi (!!!), dalla parte nord, alla parte sud e sud-est dell’isola, dove ora ci sarebbe la “pseudo-steppa”. Mi chiedo come avverrà, perché non ho ancora visto nulla sul “trasloco” boschi nel masterplan e nei documenti ufficiali dei nostri lungimiranti amministratori pubblici.

Ma ecco che diventa importante leggere il Piano di Gestione per il sito UNESCO. Per la precisione la scheda dell’ambito territoriale n.94, Portovenere, all’interno del “Quaderno 2 – Quadro pianificatorio” a cura dell’architetto Elisa Zanetta. La scheda, non per nulla, è riportata pure dallo stesso Kipar nel documento di “Fase 1 – Approfondimento conoscitivo” a pag.60, ma vedrete che se la sono dimenticata un po’ tutti. Tanto era solo la fase 1, da mettere in cantina.

Piano di Gestione per il sito UNESCO – Quaderno 2 – Quadro pianificatorio, pag.15
Piano di Gestione per il sito UNESCO – Quaderno 2 – Quadro pianificatorio, pag.16

La descrizione è ammirevolmente precisa, puntuale. Soprattutto pone una netta distinzione fra il paesaggio umano delle Cinque Terre e il paesaggio, chiaramente selvaggio, o rinselvatichito se preferite, ma attuale e sostanziale da molti decenni, più di mezzo secolo, della Palmaria.

Il promontorio di Portovenere e isole “Pur essendo la prosecuzione del versante delle Cinque Terre a sud e del golfo di La Spezia a nord, presenta alcune caratteristiche proprie di tipo geomorfologico e insediativo“. Molti si perderanno sul secondario, ne sono sicuro il “di La Spezia” al posto del “della Spezia”, che odio con tutte le mie forze. A scuola mi hanno insegnato che “La” è parte del nome e giustamente non si declina. Casomai si elimini l’articolo tout court e si scriva “di Spezia”, lo apprezzerei di più e semplificherebbe la vita a tutti. Ma torniamo a noi.

Prosegue: “Di notevole valore paesistico è l’isola Palmaria, caratterizzata da un versante roccioso, con grotte, a picco sul mare e da quello opposto che scende gradatamente all’arenile, con approdi e lembi di spiaggia, coronata da vegetazione mediterranea“. Coronata da vegetazione mediterranea, mi vengono i brividi per la contentezza. Esattamente!

E qui arriva una delle parti più belle. Ricordiamoci che questa è la descrizione ufficiale del quadro pianificatorio UNESCO di Portovenere e Palmaria nello specifico, non sono quattro chiacchiere come il masterplan. Questo documento non è “armonizzabile” da Marco Scajola per conto Toti: “Sull’isola Palmaria si trova una ricca vegetazione spontanea ben conservata, con pinete a pino marittimo, macchia mediterranea e latifoglie termofile (leccio e roverella).“. Mi chiedo, su che base il Segretariato Regionale per la Liguria alla “cabina di regia” abbia approvato questo masterplan, ma soprattutto abbia permesso l’inizio dei giochi con questo protocollo d’intesa. Il rappresentante italiano dell’UNESCO dovrebbe farsi venire i capelli dritti, si sta facendo strame (queste si) del piano UNESCO per Portovenere ambito 94.

E poi, per fare strame noi dell'”armonioso rapporto tra uomo e natura“, si afferma: “Le isole, viceversa, a parte alcune emergenze monumentali sono prive di insediamenti.“. Alcune case abitate e altre disabitate, non fanno certo un insediamento stabile. Un vero centro urbano, non c’è. Per carità non parliamo di Terrizzo. Pure lì non c’è un centro urbano. Ergo, per l’UNESCO l’isola è da tutelare in quanto ambiente naturale, nulla di più. Non ci piove.

Ed ancora: “La configurazione paesistica dell’ambito, pur con aspetti simili alle aree confinanti, si struttura in un’unità di promontorio a sé stante con valori paesistici autonomi ed esclusivi. Il versante che è geograficamente la prosecuzione delle Cinque Terre si differenzia da queste per la scarsità di insediamenti, l’inaccessibilità e la bellezza della costa.“. Ma si, è straordinariamente vero: la Palmaria (e con essa Portovenere) è ben diversa dalle Cinque Terre. Non si può parlare di vigne, di terrazzamenti. La Palmaria potrebbe benissimo, e sarebbe meglio, far parte di un parco nazionale assieme alle Cinque Terre, ma va trattata per come è ora, realmente, non per come la vorrebbero gli speculatori del mattone o della vigna (ergo sempre del mattone), per poi farne un albergo (o casa), passando attraverso fondi comunitari agricoli e agrituristici.

Quindi si scrive: “… l’appropriazione da parte della Marina Militare di insenature e di tratti costieri, anche se inibisce la godibilità del territorio, ne ha forse impedito lo sfruttamento intensivo.“. Toglierei il forse, sicuramente ne ha impedito lo sfruttamento intensivo, anche se la M.M. danni ne ha fatti e ne sta facendo. Sempre meno, però, del costruttore dalla moneta cash. Questa tutela che ci lascia la M.M. delle isole è, comunque, una grande fortuna. Facciamo in modo di non mandare tutto alle ortiche, o meglio, ai mattoni.

Si prosegue con la parte B della scheda ambito 94 UNESCO, B1 assetto insediativo: “MANTENIMENTO – L’indirizzo normativo è volto a tutelare gli attuali rapporti di equilibrio esistenti tra aree insediate e aree non insediate.“. Mantenimento, quindi, non sviluppo, non valorizzazione nell’accezione di capitalizzazione, ma di valorizzazione del bene per come è, e deve rimanere, con ben pochi, minimali interventi.

E ancora più chiaramente: “Sulle restanti parti dell’ambito, isole comprese, le potenzialità insediative sono da ritenersi esaurite.. ESAURITE. STOP. Nessun recupero di fabbricati senza valenza storica e a fini di vendita o concessione. Nessuna volumetria da recuperare a fini economici.

Per l’assetto vegetazionale poi si prevede: “CONSOLIDAMENTO-MODIFICABILITA’ – Boschi nel complesso poco estesi, la cui superficie può essere incrementata rispettando le tendenze evolutive in atto su aree prative e arbustate.“. Nessun abbattimento di boschi. Rispetto totale, se non incremento delle aree boschive. Altro che ampliamento delle aree agricole, quasi inesistenti, in Palmaria.

Interessanti, infine, al punto C, le azioni proposte, che in parte paiono ancora lontane dall’esaudirsi, come l’eliminazione della servitù militare tra il Varignano e Punta Castagna, per la parte continentale. Ma in concreto si chiede: “(la) formazione di un parco organizzato per la fruizione in accordo con le disposizioni della legge regionale istitutiva approvata nel dicembre 1985 comprendente il promontorio di Portovenere e le isole Palmaria, Tino e Tinetto rese accessibili per riduzione delle servitù militari, sia con un adeguato servizio marittimo che con una migliore infrastrutturazione delle percorrenze pedonali e dei servizi presenti o da istituire al loro interno. (…)”. Si qualche servizio, qualche struttura d’appoggio, ma al parco in sostanza. Certamente, aggiungo io, quello che serve ai residenti veri, ma nulla di più, nulla. Altrimenti perderemo il senso, l’anima di questa magnifica isola, un unicum per la nostra regione e per l’UNESCO. Il più potrà solo fare danni e contribuire a ridurre le risorse naturali-turistiche del nostro fragile territorio.

A questo punto mi chiedo, i titolari dell’azione UNESCO nel nostro ambito territoriale stanno facendo il proprio dovere? Com’è stato possibile far approvare il masterplan, senza che si siano rilevate tutte queste contraddizioni, non conformità col piano UNESCO, ambito 94, per Portovenere e isole? Le cose non tornano.

Sappiamo comunque che la c.d. “armonizzazione” di Toti-Scajola sarà, molto probabilmente, amministrativamente impugnabile, magari inglobando l’incostituzionalità, o almeno l’illegittimità, del protocollo d’intesa con la M.M., oltre ad altri aspetti tecnico-giuridici e strategici da giocare a tempo debito. Senza parlare dei vincoli che si cercano di saltare. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora molta, il tempo passa e pure le amministrazioni. Nulla è perduto. NO masterplan, ma soprattutto NO protocollo d’intesa capestro e SI Palmaria selvaggia.

La vergognosa inerzia continua: Le Terrazze di Portovenere (SP)

Continua la vergognosa inerzia delle autorità competenti, a partire dal Comune di Portovenere (SP), in relazione all’enorme abuso de “Le Terrazze”, già condannato penalmente in via definitiva lo scorso gennaio. Nessun sequestro, nessuna sospensione o ritiro delle concessioni. Lo stabilimento continua tranquillamente la propria attività sull’area abusata dal 2000.

Questa la PEC trasmessa poco fa a varie amministrazioni, tra cui il sindaco di Portovenere, la Regione Liguria e la Capitaneria di Porto di La Spezia.

Egr. Sig. Sindaco,
Spett.li Uffici,

ad oggi, nessuno degli uffici competenti, in primis Comune di Portovenere e Regione Liguria, ha proceduto ad avviare procedimenti amministrativi, per quanto risulta all'albo pretorio, in particolare nei rapporti mensili relativi agli illeciti edilizi dei mesi di aprile (pubblicato con un mese di ritardo) e maggio.

Lo stabilimento balneare Le Terrazze, in via II Traversa Olivo a Portovenere, come già ribadito anche nella precedente PEC dell'11.05 u.s., ha aperto lo stabilimento balneare ed ha posizionato la propria attrezzatura da tempo, anche nell'area interessata dalla condanna penale, passata in giudicato dallo scorso gennaio (foto 1 del 13.06.19). Il Comune, informato dal novembre 2017, ad oggi, gravemente, non ha avviato il procedimento amministrativo dovuto per legge.

Foto 1
Invito la Capitaneria di Porto e le autorità competenti, ad evitare che questa fase di inerzia si prolunghi ulteriormente, verificando se sono applicabili estremi di legge, anche penali.

Ricordo che, la condanna in base all'art.54 del Codice della Navigazione dello scorso mese di gennaio, prevede la messa in pristino non discrezionale e che l'abuso consiste in occupazione e violazione dei limiti del demanio marittimo, i quali hanno determinato l'interramento di circa 200 mq. di specchio acqueo marittimo.

Il sottoscritto ritiene veramente vergognoso oltre che illegittimo, che si lasci tale stabilimento, impunemente, produrre ulteriori introiti sfruttando un'area edificata in abuso sul demanio marittimo sin dall'anno 2000, come attestato da fotografia aerea dell'Istituto Geografico Militare già prodotta.

Si vuole, inoltre, far notare:

- la presenza ancora attuale di un enorme cardine di metallo fissato sulla roccia, che è stato utilizzato per il posizionamento del pontile galleggiante, ora non presente, ma installato più volte e rimosso a seguito delle segnalazioni del sottoscritto (fotografia 2 del 13.06.19);
- la presenza delle piattaforme e delle scalette, autorizzate con concessioni demaniali rilasciate precedentemente alla verifica dell'abuso e della condanna, proprio in area interessata dal medesimo abuso, che dovrebbero verosimilmente essere sospese, se non ritirate;
- la presenza di ombrelloni con piede in cemento e carrello per il trasporto, vicino alla rampa che porta alla spiaggia libera, "attrezzata" nel P.U.D. attuale, ma mai data in concessione ad alcuno. Si verifichi se lo stabilimento sta noleggiando e trasportando attrezzatura su codesta spiaggia libera. Lo scrivente si riserva di segnalare eventuali presunte violazioni in tal senso.

Foto 2
Foto 3
Con l'augurio che ogni ufficio provveda rapidamente (ben prima del termine della stagione balneare) per quanto di propria competenza. Il sottoscritto Vi informa che sta approntando un esposto/denuncia presso le Procure di La Spezia e Genova, anche alla Procura Generale presso la Corte d'Appello competente, oltre a segnalare la questione alla Corte dei Conti. Ad ogni modo, la presente ha valore di denuncia/esposto presso tutte le autorità competenti e verrà resa pubblica su ogni mezzo di stampa.

Distinti saluti
Daniele Brunetti

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Dopo i pesanti abusi perpetrati a danno del mare, del demanio marittimo, cosa di noi tutti, vi pare normale che lo stabilimento balneare “Le Terrazze” cominci a posizionare la propria attrezzatura balneare, come se nulla fosse stato? Questa la lettera al sindaco Matteo Cozzani e non solo. Che paese è il nostro? Italia come Portovenere (SP).

Ricordo che lo scorso gennaio è stata emessa condanna penale definitiva per violazione degli artt. 54 e 1161 del codice della navigazione. L’ammenda è si ridicola, 250 euro, il codice è vetusto, ma l’articolo 54 impone la messa in pristino, ovvero la rimozione di una massicciata abusiva che ha interrato circa 200 mq. di mare.
Il Comune non ha ancora avviato il proprio procedimento amministrativo, dovuto per legge dal 22.11.17. Cosa gravissima. Che cosa aspetta, che passi questa stagione balneare? Con inclusi ulteriori e futuri introiti del privato, per utilizzo di quell’area demaniale di cui abusa dal 2000, ovvero ben prima del P.U.O. Le Terrazze del 2004? L’immagine dell’Istituto Geografico Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344) lo testimonia inequivocabilmente. E la concessione demaniale, dopo abusi del genere non dovrebbe, almeno eticamente, essere ritirata? Come dettaglio, è in forte ritardo la pubblicazione, all’albo pretorio, del rapporto sugli illeciti edilizi del mese di aprile.

Ai giornali ed alle associazioni ambientaliste che non muovono un dito dico che, loro sono dalla parte di chi commette gli abusi, in questo caso è evidente. Legambiente non ha soldi e tempo per questa causa, così mi è stato scritto dal suo presidente locale, Paolo Varrella. Eppure il loro presidente locale abita sullo stesso versante dello stabilimento e si occupa di mitilicoltura. Il mio è un atto di accusa, si, chiaro e forte. Perché chi dovrebbe fare informazione non fa il proprio dovere da mesi. Non è uscita una sola riga di questa storia sui giornali, giornaloni, giornaletti o giornalini su carta od online. Chi dovrebbe tutelare le nostre aree in zona Olivo, associazioni ambientaliste locali, con sedi nazionali, non lo fa da anni.

I responsabili, oltre alle pubbliche amministrazioni che non hanno vigilato e fatto il proprio dovere, sono veramente troppi, per un paese che dovrebbe avere come stella polare lo stato di diritto.

Questa la lettera e gli allegati che ho inviato al sindaco Matteo Cozzani, e non solo a lui, lo scorso sabato.

Gli allegati da nn. 01 a 06: fotografie del 10.05.19

L’allegato n. 07: nota dell’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria del 03.08.18, con le verifiche tecniche per stabilire il dividente demaniale sullo stato attuale dello stabilimento, in base ai progetti del P.U.O. Le Terrazze.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

Parcheggi pubblici a Portovenere: che affare! Ma non solo (Parte II)

Seconda parte della panoramica sui parcheggi pubblici primavera-estate 2019. Dopo la prima parte, incentrata soprattutto sui notevoli aumenti tariffari dei parcheggi a gestione diretta comunale, vedremo che il Comune non ha fatto un buon affare con l’affidamento del parcheggio pubblico, presso “Le Terrazze”, alla società titolare della stessa struttura.

Bisognerà, inoltre, anche valutare i profitti del passato, per i quali il Comune non ha ricevuto nemmeno un euro, totalmente andati nelle casse del privato dal 2004 (circa), fino all’entrata in vigore della convenzione n.167, stipulata il 12.10.18, relativa ai parcheggi interni al P.U.O. “Le Terrazze”. Guadagni, immagino, perfettamente risultanti nelle denunce dei redditi della società Lido di Portovenere s.r.l. che gestisce la struttura, benché i posti auto fossero in parte non edificati (in area sterrata, ma utilizzati, come oggi) ed in totale non consegnati formalmente al Comune.

Oggi, con la nuova convenzione, la sola differenza è che i posti auto pubblici edificati (ovvero solo quelli davanti al residence, 17 esterni e 4 interni), sono stati consegnati formalmente al Comune, senza collaudo, ma con verbale di consegna. Permangono, infatti, inedificati altri 28 stalli pubblici posti nell’area sterrata sempre, comunque, pienamente utilizzata e sfruttata a pagamento. Rimangono, soprattutto, inedificati importanti oneri di urbanizzazione come: il prolungamento della passeggiata a mare (da eseguire contestualmente al rilascio del primo permesso di costruire, v. convenzione originaria al P.U.O. del 2004) e il campo di calcetto assieme ai posti auto pubblici e privati nel comparto C (l’area ancora oggi non edificata). Un appunto, la convenzione definisce i posti auto come: 22 nell’area edificata e 27 nell’area non attuata. Ma la stessa planimetria allegata, ne mette 21 nell’area edificata e 28 nell’area non attuata, come da me descritto in precedenza. Ad ogni modo, il totale degli stalli è sempre 49.

Allora, vediamo cosa prevede la convenzione, su quale base di calcolo ha stabilito il canone, a carico dei privati, ma cosa avviene nella realtà.

Durata della convenzione e canone

Premettiamo che la durata della convenzione è fissata in ben 14 anni e il canone annuale di € 29.027,61 (oltre rivalutazioni ISTAT), è sganciato da eventuali aumenti a carico degli utenti. Aumenti corposi, già avvenuti alla velocità della luce, visto che “Le Terrazze” si è già adeguata, in sincrono, con gli aumenti dei parcheggi comunali a gestione diretta. Inizialmente, ad ottobre dello scorso anno, erano apparsi alcuni cartelli che indicavano in € 15,00 il costo giornaliero e in € 2,00 il costo orario del posto auto.

Ottobre 2018

Mentre ora, assieme alle nuove sbarre automatiche (e presto anche semafori), sono apparsi cartelli con tariffe ben più elevate e un regolamento “contrattuale”.

Marzo 2019

Quindi, a convenzione ancora nuova di zecca, viene già applicato un aumento tariffario a spese degli utenti, che non avrà nessuna ricaduta sul canone che i gestori privati dovranno versare al Comune. Facciamo due conti, leggendo calcoli e tabelle in convenzione, come qui sotto.

Estratto dalla convenzione n.167/18, pagg. 10-11

Nel dettaglio:

  •  il canone annuale viene calcolato sulla base di una tariffa giornaliera di soli € 5,00, che stagionalmente passa a €10,00 e poi a €15 (da aprile a settembre), mentre i gestori applicano all’utente € 25,00 fissi, ovvero 5 volte di più, o quasi il doppio, delle tariffe minima e massima di riferimento;
  • la tariffa oraria di € 3,00 per le prime due ore (e il resto a calare), lascia ulteriore e notevole spazio di calcolo sul ricavo del gestore rispetto a quanto definito in convenzione;
  • la tabella di riferimento per il calcolo riporta una stima dei posti auto utilizzati, a seconda del mese, fino ad un massimo di 31 stalli auto (?!), quando sulla stessa planimetria allegata risultano 49. Dove sono finiti 18 posti auto? Tra l’altro i 49 posti (e oltre, vedremo in avanti) vengono già sfruttati pienamente a prescindere che siano edificati e consegnati ufficialmente o meno;
  •  i gestori hanno introdotto anche una tariffa per le due ruote di € 5,00 al giorno, non prevista in convenzione. Ulteriore ricavo non calcolato ai fini della stima del canone annuale;
  • oltre a ciò, i posti auto effettivi nell’area ancora oggi sterrata (parcheggio pubblico esterno C e D) risultano in numero ben maggiore, di circa 14 unità, rispetto alla planimetria del P.U.O., la stessa della convenzione (v. paragrafo successivo). Tenendo in considerazione che il “parcheggio privato autorimessa C” è, ad oggi, inedificato e sarebbe collegato alla rampa di collegamento con il parcheggio privato interrato, ovviamente ancora inesistente.
Planimetria 49 posti auto in convenzione

Divertitevi, se volete, a fare il calcolo finale, per capire a quanto ammonta il vantaggio a favore della società Lido di Portovenere s.r.l., rispetto a quanto il Comune ha scritto nei buoni propositi della convenzione, ovvero: “… canone annuale a favore del Comune medesimo pari al 35% degli incassi al netto delle spese…” e poi, “… ipotizzando gli incassi a favore del Comune medesimo pari al 45% al netto delle spese…“. Un bell’affare, non c’è che dire.

Panoramica sugli usi e consumi di una prima domenica primaverile

E’ domenica mattina del 24 marzo 2019, ore 6:54, prima dell’arrivo degli avventori giornalieri. A sinistra, sbarre alzate, posti frontali al residence già in buona parte usati. Mentre, a destra, inutilizzati, molti posti pubblici limitrofi (più economici, si fa per dire). Domande: parcheggi disponibili al pubblico o ai clienti della struttura rimasti per la notte? Parcheggi a rotazione che non ruotano? Vero, i gestori pagano il canone, ma per cosa? Il quanto lo abbiamo visto. Sbarre abbassate, per ora, solo nel weekend, dalla mattina alla sera.

La giornata è iniziata da ore, è primo pomeriggio di domenica 24 marzo 2019, gli avventori sono arrivati. Pure una moto presente, nei posti a pagamento per due ruote (foto in alto a destra), non previsti in convenzione. Sbarre abbassate e posti auto al completo, sia nel comparto edificato (in alto), sia in quello ancora inedificato (in basso) e sterrato (tranne la striscia di asfalto che porta alla villa in fondo). In quest’ultima area stimiamo a vista, 5 file da 8 posti, ovvero 40 stalli, più 12 posti del parcheggio pubblico esterno D (v. planimetria convenzione), a destra nell’ultima foto in basso. La planimetria, nell’area sterrata, prevede 28 posti auto pubblici, più 10 privati, per un totale di 38 stalli. In realtà, in quella prima domenica di primavera, a sbarre abbassate, di auto ce ne stanno in totale circa, e almeno, 52. Ovvero 14 stalli in più, privati o pubblici? E i soldi a chi vanno?

Detto questo, non mi pare normale che si concedano posti auto pubblici da gestire, ad una struttura che, non solo non ha completato la struttura stessa, ma non ha ancora eseguito oneri di urbanizzazione pubblici importanti. Il prolungamento della passeggiata a mare doveva essere eseguito all’atto del rilascio del primo permesso di costruire (2004), qui è la convenzione originaria del P.U.O. n.3650/2004 che lo stabilisce (e non è scaduta per nulla), opere a scomputo, art.4, lettera f (qui la versione integrale). Aggiungiamo, poi, il campo di calcetto. Ad oggi, dal 2004, nemmeno una pietra.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Parcheggi pubblici a Portovenere: che tariffe! Ma non solo (Parte I)

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Parcheggi pubblici a Portovenere: che tariffe! Ma non solo (Parte I)

Facciamo una prima panoramica dei parcheggi pubblici primavera-estate 2019, delle questioni da chiarire, degli aumenti tariffari (notevoli) e, nella prossima parte, della gestione (ora formalizzata) presso la struttura turistica “Le Terrazze”.

Cominciamo con la sintesi sugli aumenti tariffari stabiliti dal Comune, con delibera di giunta n.28 del 28.02.19.

Per il capoluogo, abbiamo un aumento generale di 50 centesimi sulle tariffe orarie, raddoppi delle tariffe per i pullman, raddoppi (o quasi) per gli abbonamenti auto giornalieri, weekend, settimanali, mensili. I pass residenti restano a tariffa invariata. Per i pass lavoratori sparisce la tariffa mensile, ora si applica solo la tariffa annuale, invariata, di €100,00. Stessa cosa per il pass unico, la tariffa mensile non è più prevista, rimane quella annuale invariata di €200,00. Ma il pass unico verrà concesso anche ai titolari di posto barca per non residenti, oltre (come prima) ai proprietari di seconde case, per assistenza parenti, per affittuari di abitazioni. Tariffe nelle frazioni di Le Grazie e Fezzano invariate. Sanzione per divieto di sosta rimane al minimo edittale di €26,00, nonostante il Codice della Strada preveda fino ad un massimo di €102,00. Però, in caso di sosta con intralcio, possiamo immaginare che non rimanga al minimo.

Permane il dilemma dei falsi residenti, ad oggi mai perseguiti dal Comune (a quanto si sa), diversamente da altre zone d’Italia. Bisogna anche dire che le due settimane scarse date per poter avere o rinnovare il pass da residente, potrebbe limitare il fenomeno. Sempre che non si conceda anche oltre il tempo di scadenza, fissato per fine mese. Indicazione fornita dal consigliere di maggioranza Filippo Fenelli, il 23 marzo scorso su Facebook, ma non si sa su quale base, dato che la delibera tariffe non riporta alcuna scadenza per il rinnovo.

[N.D.R.: Dopo poco dall’uscita del mio articolo, Filippo Fenelli pubblica questo volantino (sotto). Quindi, anche i falsi residenti avranno più tempo per rinnovare il pass, fino al 30 aprile 2019. Ma mi chiedo, su che base questa scadenza, visto che sta solo su un volantino e non su una delibera?]

Per chi ha fatto, o rinnovato, un pass, potrebbe essersi trovato ad affrontare una coda, più o meno lunga, ma lenta, cosa mai accaduta in precedenza, pare a causa di un software un po’ problematico, dato che non c’è più da compilare il modello cartaceo.

Sempre in ambito parcheggi, chi vi scrive ha notato che il display dei posti auto liberi su via II Traversa Olivo, segna sempre 18 stalli liberi. Pure domenica scorsa, senza un posto libero, anche a Le Terrazze, dove hanno già attivato le nuove sbarre e le nuove tariffe, allineate agli aumenti comunali. Ne scriverò nel prossimo articolo a breve. Ad ogni modo, quel display, non indica e non ha mai indicato gli stalli liberi interni a Le Terrazze, pure quando erano gratuiti (almeno in via teorica) e non segnalati.

Diversamente dalle efficienti “Le Terrazze”, inoltre, permane inattivo il sistema automatizzato (foto del 24.03 scorso), anche lì con sbarre, presso il parcheggio comunale “Il Golfo”, al Cavo. Forse attivo a breve? Un sistema installato da oltre un anno e ancora non funzionante, vittima anche di un atto vandalico mesi fa. Sistema, tra l’altro, originato da una gara per la quale c’era stata una dimenticanza non di dettaglio: erano stati tralasciati gli oneri per la sicurezza, inseriti ex-post, direttamente nel contratto del vincitore. Senza rifare la gara.

Concludo con il prospetto della tariffe ora in vigore e, tra parentesi, le indicazioni delle variazioni tariffarie, rispetto alle precedenti in vigore dal 27.11.17 con D.G.C. n.238:

PROSPETTO TARIFFE AREE DI SOSTA A BASSA ALTA
PAGAMENTO NEL COMUNE DI STAGIONE DAL STAGIONE DAL
PORTOVENERE 16/10 AL 14/03 15/03 AL 15/10
(8:00-19:00) (8:00-21:00)
PORTOVENERE
ZONA P1 – da inizio via Olivo a inizio Arenella 1,50 (+0,50) 3,00 (+0,50)
ZONA P2 – da inizio Arenella a II^ trav.Olivo 1,50 (+0,50) 2,50 (+0,50)
ZONA P3 – salita Cavo e via Garibaldi gratuito 2,00 (+0,50)
IL GOLFO – parcheggio interno loc. Cavo gratuito 2,00 (+0,50)
PULLMAN PARCHEGGIO IL GOLFO
tariffa giornaliera 100,00 (+50,00)
sosta da 1 a 3 ore 50,00 (+25,00)
tariffa giornaliera con prenotazione alberghiera 30,00 (+15,00)
ABBONAMENTI PORTO VENERE
ZONA P1 – tariffa giornaliera 10,00 (+5,00) non consentito
ZONA P2 – tariffa giornaliera 5,00 (=) 25,00 (+10,00)
ZONA P3 – tariffa giornaliera gratuito 20,00 (+10,00)
IL GOLFO – tariffa giornaliera gratuito 10,00 (+5,00)
ZONA P1 – tariffa week-end non consentito
ZONA P2 – tariffa week-end 10,00 (=) non consentito
ZONA P3 – tariffa week-end 0,00 (=) 40,00 (+20,00)
IL GOLFO- tariffa week-end 0,00 (=) 20,00 (+10,00)
ZONA P1- tariffa settimanale non consentito
ZONA P2- tariffa settimanale 30,00 (=) non consentito
ZONA P3- tariffa settimanale 0,00 (=) 100,00 (+40,00)
IL GOLFO- tariffa settimanale 0,00 (=) 60,00 (+30,00)
ZONA P1- tariffa mese non consentito
ZONA P2- tariffa mese non consentito
ZONA P3- tariffa mese 0,00 (=) 200,00 (+100,00)
IL GOLFO- tariffa mese 0,00 (=) 150,00 (+50,00)
LE GRAZIE e FEZZANO
tariffa oraria 0,00 (=) 1,50 (=)
tariffa giornaliera 0,00 (=) 5,00 (=)
tariffa week-end 0,00 (=) 10,00 (=)
tariffa settimanale 0,00 (=) 30,00 (=)
tariffa mensile 0,00 (=) 100,00 (=)
FESTIVITA’ PATRONALI
tariffa unica – campo sportivo 5,00 (=)
PASS RESIDENTI
Per i cittadini residenti nel territorio del comune tariffa unica euro 12,00 (=) prima auto e
euro 20,00 (=) seconda auto per un massimo di due auto.
La validità di tale abbonamento, indipendentemente dalla data di rilascio, validità
massima sino al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di rilascio.
PASS LAVORATORI
Tutti i pass lavoratori avranno validità fino al 31 dicembre di ciascun anno
TARIFFA ANNUALE €100,00 (=)
TARIFFA MENSILE (cancellata)
Il pass ha validità solo nella frazione dove viene prestata l’attività lavorativa
AREE DI SOSTA CONSENTITE PER I PASS LAVORATORI
ZONA P1 non consentito
ZONA P2 sempre
ZONA P3 sempre
IL GOLFO sempre
LE GRAZIE sempre (nel campo sportivo se aperto)
FEZZANO sempre (nel campo sportivo se aperto)
PASS UNICO
per i proprietari di seconde case, per assistenza parenti, per affittuari di abitazioni e
(+ titolari di posto barca non residenti). Sarà erogabile un solo pass per seconda casa, un
solo pass per assistenza parenti, un solo pass per affittuari di abitazioni e (+ un solo
pass per posto barca).
TARIFFA ANNUALE € 200,00
TARIFFA MENSILE (cancellata)
AREE DI SOSTA CONSENTITE PER I PASS UNICO
ZONA P1 non consentito
ZONA P2 solo bassa stagione
ZONA P3 sempre
IL GOLFO sempre
LE GRAZIE – sempre nel campo sportivo – in caso di campo sportivo chiuso negli stalli a pagamento
FEZZANO – sempre nel campo sportivo – in caso di campo sportivo chiuso nel “Fezzano Parking”
SANZIONI AMMINISTRATIVE PER IRREGOLARE PAGAMENTO DELLA SOSTA
ai sensi dell’art.7 del C.d.S. € 26,00 (=)
[n.d.r.: il codice prevede da Euro 26 a Euro 102]

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Scriviamo di stabilimenti balneari e abusi, tanto per cambiare. A Portovenere (SP), in zona Olivo, abbiamo solo due stabilimenti balneari, ma nel corso dei decenni è stata accumulata una quantità/qualità di abusi incredibile. Dalla massicciata abusiva frontale allo stabilimento Sporting Beach, che tale rimane perché in sostanza insanabile, ad un’altra grande opera edilizia abusiva presso “Le Terrazze”, ora accertata con condanna penale. Rimane, però, al palo il procedimento amministrativo da parte del Comune.

Ed è proprio di questa grande opera abusiva sul demanio marittimo, frutto dei gestori de “Le Terrazze”, a Portovenere, che ora posso liberamente scrivere, data la conclusione di un incompleto (a mio avviso) procedimento penale, rapidamente terminato con un decreto di condanna voluto dal P.M. dott. Monteverde, ed emesso dal G.I.P. dott.ssa Perazzo. Peccato che non ci sia stato un processo, ulteriori aspetti e responsabilità sarebbero potute uscire allo scoperto, lo vedremo nel corso dell’articolo. Ha giocato un ruolo fondamentale anche la normativa penale, estremamente debole in ambito abusi edilizi, grazie a prescrizioni rapidissime e, per il demanio marittimo, un codice della navigazione che commina sanzioni non ridicole, di più. Insomma vedrete che abusare del demanio marittimo, e in generale, conviene e paga il più delle volte. Per il codice della navigazione, artt. 54 e 1161, se “occupate” il demanio marittimo, in genere pagherete un’ammenda assolutamente ridicola, €500 ma poi ridotti a €250. Che voi sul demanio marittimo mettiate ombrelloni, un pollaio, o un grattacielo, pagherete praticamente la stessa cifra e tanti saluti. Per questo vi invito, se non l’avete già fatto, a firmare la petizione che non verrà chiusa fino a che il Ministero dell’Ambiente, della Giustizia, dei Beni Culturali, o il governo, non ci daranno l’attenzione chiesta da tempo: https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi/
Oggi siamo ad oltre 41mila firme e non ci fermeremo fino a quando il “governo del cambiamento” o altri governi, non ci ascolteranno.

Questo per quanto riguarda l’aspetto penale, meglio andrebbe dal punto di vista amministrativo, sempre che i vari enti preposti facciano il loro lavoro seriamente e senza sconti, soprattutto non meritati. Il Comune pare non abbia ancora attivato alcun procedimento, nonostante conosca il mio esposto dal novembre 2017.

Ma è solo grazie ai contributi finanziari che ho ricevuto da persone generose, che ho potuto accedere alla copia di un DVD con documenti delle indagini di cui sto per scrivervi. Se potete: contribuite, anche per tenere in vita questo blog! Pensate un po’, che voi siate persona offesa o imputato, se avete la sfortuna di imbattervi in un CD o DVD in un fascicolo penale, al quale vi serve accedervi per vostra difesa (o per informazione al pubblico), ad oggi, dovete pagare ben € 323,04. A prescindere che nel CD/DVD ci sia una foto o l’enciclopedia britannica, sempre quello è il costo, grazie ad una circolare che il Ministero della Giustizia aggiorna praticamente ogni anno. Vi pare sensato o giusto? Avete mai sentito un solo avvocato che abbia protestato per questo? No, loro si fanno rimborsare dal cliente. Allora sarà il caso di farsi sentire anche per questo, perché non c’è giustizia se non c’è trasparenza, ovvero se la trasparenza è vincolata a costi inaccessibili ai più. Ho aperto, perciò, un’altra petizione: https://www.change.org/p/alfonso-bonafede-spese-ingiuste-di-giustizia-la-copia-di-un-cd-dvd-costa-323-04/.

I fatti

Dopo un lungo e necessario preambolo, passiamo ai fatti concreti.  Guardate l’immagine Google Maps sotto, si tratta dello stabilimento “Le Terrazze”, parte di una struttura ricettiva composta anche da una Residenza Turistica Alberghiera, un ristorante e un comparto ancora oggi inedificato e sterrato. Quest’ultimo con una buona parte di parcheggi pubblici, una trentina (altri 20 circa compiuti da tempo, si trovano davanti alla R.T.A.) ed altri privati interrati e un campo di calcetto, che dal 2004 attendono un compimento. Storia di cui ho raccontato in più occasioni, scorrete il dossier.

Ebbene, non soddisfatti di tutto ciò, lo stabilimento balneare è stato costruito in buona parte in abuso sul demanio marittimo. Ma attenzione, non fatevi ingannare dal gergo algido del legalese spinto degli atti che seguono, non si tratta di mera occupazione di un terreno preesistente, si tratta di un terreno di circa 200 mq. uscito fuori per un’opera umana (o forse non molto umana) di interramento di un braccio di mare di identica estensione. Chissà, poi, che bel volume di materiale tra subacqueo e in superficie. Questo terreno, poi, è stato lasciato in parte a “scogliera”, o meglio massicciata (in effetti era stata cementificata pure questa, come in foto), e in parte cementificata con gradoni e pietra. Il tutto senza alcuna autorizzazione effettiva, semplicemente giocando a fare della costa ciò che si ritiene utile per il proprio interesse personale e senza nessun controllo da parte di chi avrebbe dovuto controllare.

L’immagine Google Maps è oltremodo esplicativa, rappresenta la situazione completa antecedente al febbraio 2016 (a dispetto di quanto scritto da Google). Fino a quell’epoca, il primo livello vicino al mare era cementificato per poter sistemare lettini ed ombrelloni, in barba alla concessione demaniale, perché avrebbe dovuto rimanere massicciata libera da attrezzatura balneare. Solo grazie ad un mio esposto, la gestione dello stabilimento dovette rapidamente dare una passata di martello pneumatico per riportare la massicciata alla luce. Ma ecco perché tolsero velocemente quel cemento e fecero una sanatoria, c’era molto, ma molto, di più. In quella sanatoria del 2016 si notò qualcosa di strano, la profondità della massicciata non appariva per nulla conforme a quella riportata nella planimetria della concessione edilizia n.1263/1999. Concessione accordata alla soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., ovvero la società che gestisce tutt’oggi “Le Terrazze”.

03.08.1999 planimetria CE n.1263

In merito a ciò, l’intraprendente architetto Roberto Evaristi, incaricato dai titolari de “Le Terrazze”, risolse facilmente la questione. L’archistar Evaristi è stato sempre presente in caso di sanatorie (e altre pratiche) degli stabilimenti balneari dell’Olivo (v. anche Sporting Beach), pure quando era presidente della stessa commissione paesaggistica comunale del medesimo Comune di Portovenere. L’architetto, nella dichiarazione asseverata alla sanatoria del 2016 (estratto), a pag.5-6, par. 1.2, scrisse che:

Le opere in difformità sono costituite da modeste variazioni nella disposizione delle pietre che costituiscono la massicciata a mare rispetto a quanto previsto e autorizzato dalla concessione edilizia n. 1263 del 03/08/99, mantenendone però inalterata la geometria ed estensione globale.
Infatti, a livello planimetrico, si riscontra una profondità media di circa tre metri per tutta l’estensione della scogliera, con alcune porzioni lievemente più profonde alternate ad altre più strette, così come si evidenzia negli schemi sottostanti.
Tale conformazione consolidata nel tempo, si pensa possa essere la conseguenza di particolari moti ondosi e flussi di corrente che caratterizzano lo specchio d’acqua in questione particolarmente soggetto all’azione delle maree.
Ciò che in realtà costituisce difformità tra quanto rilevato e quanto rappresentato graficamente nel titolo edilizio è la conformazione trasversale della scogliera in rapporto allo stato e conformazione del fondale.
Si presume che tale rappresentazione originaria sia stata redatta senza il supporto di un rilievo del fondale e senza minimamente considerare l’escursione delle maree, producendo un elaborato grafico di sezione non rispondente allo stato effettivo dei luoghi.
La profondità del fondale in quella fascia di specchio acqueo è infatti decisamente maggiore di quanto rappresentato originariamente e facilmente rilevabile rendendo praticamente irrealizzabile la tipologia di massicciata rappresentata nel titolo originario.
Fin dall’epoca della sua realizzazione, infatti, la massicciata, proprio per le motivazioni suesposte, si presenta come scogliera emersa in quanto prevista quale opera di consolidamento e protezione del muro di confine retrostante.
La diversa configurazione si ritiene pertanto quale diretta conseguenza sia dell’inesattezza della rappresentazione grafica originaria che dell’effettivo stato dei luoghi.
Si riporta, a solo scopo esemplificativo, lo schema della sezione tipo riportata nel progetto originario, nonché quella dello stato attuale e di raffronto.

Certamente, molto convincente. Sicuro. Tra maree, correnti molto particolari, lavoro svolto male all’epoca (1999), è chiaro che il fondale è stato eroso dai moti del mare, allo stesso tempo la scogliera è aumentata di volume, un po’ “naturalmente” e un po’ per gli errori dei progettisti dell’epoca. Volete farvi due risate? Progettista dell’epoca era l’ing. Montefiori, con cui l’arch. Evaristi ha avuto lunga e stretta collaborazione. Non per nulla, già nel 2002, lavorarono assieme al P.U.O. “Le Terrazze”: R.T.A., ristorante, stabilimento e parcheggi pubblici, ancora in parte inedificati e molto altro. Infatti, trovate anche una relazione, con loro firme appaiate (di cui parleremo ulteriormente), proprio collegata alla concessione dello stabilimento in oggetto. Peccato, poi, che il profilo costiero catastale, rispetto a quello reale, non l’abbia notato nessuno, nemmeno i tecnici infallibili del Comune, nemmeno la Guardia Costiera. Questo sempre durante la sanatoria del 2016, che ha coinvolto anche la Regione (differenti uffici) e la Soprintendenza di Genova. Nessuno.

Insomma, l’architetto, anzi gli architetti Evaristi, oltre a Ottolini, Nadotti, Portunato per il Comune e altri enti, non scrissero nulla in merito a una ben diversa, più che solida ipotesi, confortata da fotografie aree e satellitari storiche: la maggiore profondità della massicciata, rispetto al progetto del 1999, era dovuta semplicemente al fatto che la stessa massicciata era stata estesa verso mare per diversi metri, anche 5 o 6 metri e oltre.

Nella mappa catastale del 1999 il profilo costiero era questo:

Nella mappa catastale del 2016 (valida anche oggi), usata pure negli atti della sanatoria e non coincidente con le condizioni reali al momento dell’accertamento (!), invece, il profilo catastale risultava questo sotto. Questo disegno era opera del Ministero delle Infrastrutture, il quale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fece rilievi reali lungo tutta la costa italiana. E’ la ben conosciuta per i tecnici, “proiezione Z” dei dati catastali. E, guarda la fortuna (per noi), il rilievo nella zona fu fatto poco prima degli abusi. Il dettaglio e la precisione sono evidentemente maggiori, rispetto alle epoche precedenti:

Però, ben prima del 2016 (anno della sanatoria “Le Terrazze”), ovvero già dal 20.06.2000, secondo immagine dell’Istituto Geografico della Marina Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344), che non posso pubblicare per questione di copyright, lo stato reale della costa era già questo:

Qui, dal S.I.D., sistema informativo del demanio marittimo del M.I.T., vediamo la stessa mappa catastale del 2016 (e anni precedenti, valida pure oggi), sovrapposta ad una foto satellitare recente (ante febbraio 2016, notate i lettini sul primo livello a mare). La linea blu marca chiaramente quanta parte di mare, frontale allo stabilimento, è stata interrata, anche dallo sperone della proprietà limitrofa più a est, ovviamente segnalato anche questo da tempo, ma senza alcuna conseguenza (così va il mondo). Allo stesso tempo, la linea rossa segna il confine vero tra demanio e terreno privato. E’ evidente che buona parte dello stabilimento si è piazzato con struttura edilizia, cabine e muro a ovest, ben oltre i limiti reali della proprietà e, ad oggi, dopo il decreto penale di condanna, appare così.

Da tenere in forte considerazione che, solo nel 2004, viene rilasciato il permesso di costruire n.54 relativo allo stabilimento balneare come oggi, cioè con la linea di costa come già era dal 2000 e in difformità alla precedente concessione edilizia del 1999. Inoltre, nelle carte edilizie del P.U.O. 2004, non risulta essere presente alcuna autorizzazione ad hoc ad effettuare opere edilizie sul demanio marittimo. Opere che vennero compiute prima di costruire lo stesso stabilimento e nello stato come ad oggi. Come vedremo nelle foto di seguito. Nello stesso verbale dell’Agenzia del Demanio del 06.03.18, a pag. 3 si scrive:

Ovvero l’allegato 6 è sotto:

 

Infatti, io l’autorizzazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, collegato a quanto scrive l’Agenzia del Demanio, relativo alla costruzione frontale allo stabilimento con n.3 scale in pietra (e non due), non l’ho mai trovata nel P.U.O. Le Terrazze e, infatti, non è presente, né nel verbale della stessa Agenzia del Demanio, né nelle informative della C.P., che includono specifico atto di acquisizione documenti presso il Comune di Portovenere. Per la precisione, esiste si una lettera della C.P. datata 01.12.2003 (sempre negli atti del fascicolo penale), con approvazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, ma riguarda solo la parte in proprietà e non la parte demaniale. Gli atti dell’istanza a firme Montefiori e Evaristi vengono allegati alla nota della C.P., la quale scrive alquanto chiaramente:

Il Signor RICCIOTTI Antonio in qualità di legale rappresentante della Società IMMOBILIARE LIDO DI PORTOVENERE, con domanda pervenuta in data 10 novembre 2003 e successivamente integrata, ha chiesto l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 55 del Codice della Navigazione, per realizzare una struttura turistico ricettivo nell'area di proprietà entro trenta metri dal demanio marittimo, così come meglio indicato negli uniti elaborati grafici.

Del resto il fronte mare era già stato sistemato, senza alcuna autorizzazione, come dimostrato inequivocabilmente da una foto del 2003, estate 2003 (ante autorizzazioni stabilimento), che vedremo anche più in avanti.

E questo fa scopa (o non fa scopa, come preferite) con una nota dello stesso Comune a firma delle architette Ottolini, Nadotti e Portunato, prot.n.189 del 05.01.18, che io contestai in questo modo, appena ne ebbi copia, ed è agli atti:

Spett.le Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera,

mi pregio di comunicare e trasmettere documentazione relativa atta a confutare le affermazioni riportate nella nota allegata del Comune di Portovenere del 05.01.18, nello specifico al punto alla seconda pagina ove si scrive: "In merito a quanto riportato nella parte finale della Vs. nota e riferito al punto 2 della segnalazione del Sig. Daniele Brunetti (presenza di n.3 scale in pietra anziché n.2), si allega estratto titolo edilizio P.D.C. n.54/2004 relativamente agli immobili individuati catastalmente al Fg.10 mappale 864 e si dà atto che risultano autorizzate n.3 scale in forza del predetto titolo rilasciato successivamente alla citata concessione edilizia 1263/99....".

In merito a quanto sopra dichiarato devo sostenere che ciò non trova documentalmente conforto, in quanto:

il P.D.C. n.54/2004 che autorizzava n.3 scale in pietra (diversamente dalla c.e. 1263/99 che ne autorizzava solo due) è stato rilasciato in data 04.08.2004 (all.2), tra l'altro senza menzionare variazioni sulla linea di costa di fatto effettuate, ma anche ben dopo la costruzione della parte frontale dello stabilimento con n.3 scale come ad oggi, che era già in essere alla data del 05.08.2003, come provato dalla fotografia aerea reperibile presso l'ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872 (all.3, 3A e 3B). Ciò prova che la parte frontale dello stabilimento è stata costruita senza titolo edilizio conforme, anzi in palese difformità rispetto al titolo edilizio del 1999. Perciò, l'autorizzazione edilizia del 2004 è stata rilasciata a seguito di una rappresentazione non aderente alla realtà dei fatti di allora. Ad ulteriore conferma si allega la planimetria catastale dello stato dei luoghi, facente parte dell'allegato "E" al P.U.O. Le Terrazze, per come avrebbero dovuto essere prima della costruzione del comparto U.M.I. "D", relativo al P.d.C n.54/2004.

Voglio, inoltre porre in rilievo la nota con la quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Genova ha dato parere favorevole al rilascio del P.d.C n.54/2004 (all.2), quando indica di adottare "accorgimenti tali da rompere la continuità del muro di delimitazione dell'arenile mediante l'introduzione di elementi vegetali e/o una maggiore articolazione planimetrica dello stesso muro...", cosa che non è mai stata considerata. Non solo, tale muro rompe la continuità della fascia di libero accesso della battigia in violazione delle normative nazionali e regionali.

Mi auguro che di tali rilievi si terrà conto, assieme agli accertamenti effettuati dall'Agenzia del Demanio trasmessi a Voi circa tre mesi fa, dato che tale immagine fotografica del 2003, ma probabilmente ulteriori e precedenti di alcuni anni, che Vi trasmetterò, dimostrano che la parte frontale dello stabilimento era già in essere come oggi, ma prima del rilascio del titolo edilizio attuale, perciò, senza che fosse stato verificato lo stato dei luoghi prima del rilascio stesso, senza quindi sanare l'abuso preesistente, ma in maniera ingannevole.

Mi riservo di preparare ulteriore esposto specifico da integrare alle Vs. indagini presso la Procura della Repubblica.

Allegati n.6.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Tra gli allegati misi questo dettaglio dalla foto dell’ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65 (a sinistra), fotogramma (che posso pubblicare) dal quale si nota che il fronte mare era già come l’attuale ancora prima della costruzione dello stabilimento balneare (2004) vero e proprio (!!!). Addirittura c’erano già, però, i lettini in batteria, ergo foto dell’estate 2003.

anno 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872
anno 1999, volo alto 50 La Spezia, strisciata 21, fotogramma 451

Confrontato con il dettaglio del fotogramma a destra, sempre della Regione Liguria, ma del volo alto 50 La Spezia, anno 1999 (24.03.99 sul bordo fotogramma) strisciata 21, fotogramma 451, appare chiaro che, tra il 1999 e il 2003 ne furono fatti di lavori in quella zona! Questo ben prima dell’autorizzazione edilizia del 2004 che, tra l’altro, nemmeno fa fede per la parte nel demanio marittimo (anche Agenzia del Demanio e C.P. dixit).

Guardate, inoltre, questo muro che spezza la continuità della fascia libera demaniale, anche in sfregio alle norme regionali, oltre che nazionali.

Ma ecco il decreto penale di condanna del Tribunale di La Spezia n.12/19, emesso dal G.I.P. Marta Perazzo il 07.01.19, su richiesta del P.M. Luca Monteverde:

Nel decreto si scrive di “occupazione“, un termine un po’ generico, dato che non è descritto in cosa consista l’occupazione. Nel corso delle indagini si trova anche il termine “con impianti di difficile rimozione“, che nel decreto avrebbe reso un po’ meglio l’idea. Lo stesso articolo 54 del codice della navigazione prevede, come opzione aggiuntiva, anche il termine “innovazioni abusive” o “innovazioni non autorizzate“.

Cosa curiosa è che, a parte le mie note presenti nel fascicolo, nessuno descrive in cosa consistano queste “occupazioni” e questi “impianti di difficile rimozione. Il termine “interramento abusivo di ampie aree di mare“, tratto dai miei esposti, appare solo in una relazione di servizio della Guardia Costiera del 20.09.17, in fase iniziale delle indagini e mai più verrà ripetuta.

Sempre l’art. 54 prevede, inoltre che: “il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito.“. Il Capo compartimento sarebbe il comandante della Capitaneria di Porto, ma di ordine e termini di messa in pristino nulla appare nel fascicolo. Infine, il procedimento penale si è chiuso definitivamente, dato che il Ricciotti Antonio ha pagato l’ammenda di “ben” €250,00, in data 31.01.19.

A questo punto si attende lo svolgimento della parte amministrativa, da parte del Comune di Portovenere e, perché no, della Capitaneria di Porto a norma dell’art.54 del Codice della Navigazione, con un ordine di messa in pristino. Vedremo se la messa in pristino si farà, o se, come mi aspetto e ritengo più probabile, si tirerà fuori dal cappello una sanatoria, con in aggiunta un pontile galleggiante (N19), questa volta previsto nel nuovo P.U.D.. Più volte sistemato (e rimosso) con autorizzazioni zoppicanti e invenzioni lessicali, tipo “piattaforma”. Pontile che sarà, inevitabilmente, solo ad uso e consumo de “Le Terrazze”.

Ma qui sta la ciliegina. Si scrive solamente di “impianti di difficile rimozione”, senza alcuna descrizione della loro natura, pure nel verbale dell’Agenzia del Demanio, incaricata degli accertamenti tecnici. In tale verbale, a seguito di sopralluogo di un anno fa, si indica una cifra ad indennizzo per l’occupazione abusiva per gli anni 2009-2018 di €46.274,40 e si invita il Comune a procedere all’accatastamento delle opere esistenti (!!!). Avete capito benissimo: accatastamento! Altro che messa in pristino con demolizioni e rimozioni. La strada amministrativa sembra già segnata.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ecco poi, le conclusioni delle indagini raccolte in queste righe sotto, tratte dall’annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18. Sul decreto penale di condanna arriverà solo il termine “occupazione” (indefinita nei modi), non arriveranno le frasi “inosservanza dei limiti di proprietà privata” e nemmeno “impianti di difficile rimozione” (mai descritti compiutamente). Mentre, la violazione degli articoli del codice della navigazione nn. 54 e 1161 vengono recepiti senza ulteriori rilievi dal P.M. e dal G.I.P..


Annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18

Il tutto, poi, è chiuso nel fascicolo penale, da un paio di interessanti note del Comune di Portovenere inviate a Capitaneria di Porto, Ufficio Locale Marittimo, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Entrate e Polizia Municipale per: “… confermare l’incontro… per il giorno 22 maggio p.v. …” (2018), “… per esaminare la pratica congiuntamente…“. Qualcosa, non mi è chiaro, ma forse sono io che mi aspetto un mondo diverso. Da quando, un ente che nemmeno ha aperto un procedimento amministrativo nei confronti di qualcuno e senza alcuna delega o subdelega alle indagini, prende le redini e invita la Capitaneria di Porto (e Ufficio Locale Marittimo) nelle vesti di Polizia Giudiziaria, per procedimento penale aperto sul quale stanno investigando, e altri, a “esaminare la pratica congiuntamente“? Per di più dopo che la Capitaneria stessa, in data 04.05.18, chiedeva (ordinava) al Comune, per esigenze di indagini, di fornire copia, con urgenza, di tutti gli atti in merito ad ipotesi di abusiva occupazione di demanio marittimo da parte dello stabilimento balneare in oggetto? Il Comune di Portovenere, sino ad oggi, non risulta aver aperto alcun procedimento amministrativo nei confronti de “Le Terrazze”, nonostante abbia ricevuto notizia della questione sin dal 22.11.17. Da allora ad oggi, nessun rapporto sugli abusi edilizi pubblicato mensilmente (e obbligatoriamente) all’albo pretorio, ha riportato alcunché di questa vicenda. Tutto ciò mi lascia veramente interdetto. Spero, a questo punto, che della vicenda si occupino anche associazioni ambientali serie. Che non mi lascino solo e che magari diano uno sguardo anche al caso Sporting Beach, a mio avviso ancora aperto.

P.S.: le concessioni demaniali non sono un regalo per sempre, è previsto anche il ritiro nel caso di violazioni di legge.


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Portovenere (SP): demanio marittimo, cementificazione e responsabilità

Nel precedente articolo scrivevo delle mie osservazioni al nuovo piano del demanio del Comune, per quanto riguarda la zona Olivo. Ebbene, approfondiamo il punto CEMENTIFICAZIONE e vediamo subito che un dirigente Regionale cerca di sfuggire, non a richieste o ulteriori osservazioni, ma alla documentazione che prova il collegamento nuovo P.U.D.=+cemento.

Siamo stati in diversi, tra coloro che hanno inviato le osservazioni alla variante del P.U.D. che il Comune approverà domani sera in Consiglio Comunale, a porre la questione dell’incremento della cementificazione costiera e alcuni, proprio per questo, anche dell’obbligo della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.).

Ma, in cosa consiste?

In breve, nel fatto che il Comune ha deciso la morte definitiva di una spiaggetta (quella delle sule), mai manuntenuta con i ripascimenti, che verrà eliminata con una banchina di accesso ai pontili, i quali slitteranno da est a ovest. In cambio, il sindaco ci dice che darà più litorale balneabile. Peccato che sarà cementificato anche quello. Già, in cambio dove ora ci sono i pontili si potrà fare il bagno, assieme ai cani, ma non ci sarà una spiaggia, ci sarà una banchina pavimentata ricoperta di finto paiolato: un solarium. Mi chiedo, poi, le deiezioni dei cani che fine faranno tra un listello e l’altro del finto paiolato?

Il Comune ha già predisposto i progetti coadiuvati da una serie di delibere, ma pochi conoscono i disegni dell’arch. Evaristi, deus ex machina di ogni cosa edilizia in quel dell’Olivo e frequentatore assiduo degli uffici comunali.

Eccoli, i disegni. Nel primo vediamo la cosiddetta “Area 2”, ovvero la spiaggetta, come dovrebbe diventare: una banchina per accedere ai pontili.

Nel secondo disegno, “Area 1”, l’attuale banchina pontili, diventerà la nuova spiaggia per cani e non. Più per cani, direi, perché non ci sarà molto arenile, ma tanto cemento ricoperto di paiolato finto legno, che durerà qualche anno se va bene, fra sole, intemperie ed evacuazioni canine. Davanti alla parte restante di arenile, la metà, tanti massi dove ora c’è un cordolo di cemento. Vedere il disegno per credere.

Uno scambio impari direi. Non converrebbe fare un ristrutturazione vera e seria della spiaggetta delle sule?

Ad ogni modo, ho voluto informare la Regione Liguria, ma tanto parliamo di amici del Comune, visto che la parte politica è la stessa. Ho voluto, comunque, scrivere alla Regione, affinché non possano dire che non sapevano quali conseguenze avrebbe portato il loro nulla osta alla variante del P.U.D.. Ho scritto chiaramente che le mie non erano ulteriori osservazioni al P.U.D., ma semplice trasmissione di documenti ufficiali per fare capire chiaramente quali sarebbero state le conseguenze. Ovvero spiegare in cosa consistesse tecnicamente l’aumento della cementificazione costiera, collegato a questo piano del demanio comunale.

Per Email PEC

Alla Regione Liguria

Settore tutela del paesaggio, demanio marittimo ed attività estrattive

PEC: protocollo@pec.regione.liguria.it

Portovenere (SP),11.02.2019

OGGETTO: piani di variante del P.U.D. del Comune di Portovenere, con conseguente incremento della cementificazione costiera - delibere e tavole di progetto

Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),

ha presentato

presso il Comune di Portovenere e trasmesso con PEC al Vs. prot.n.PG/2019/13110 in data 16/01/2019, assegnata al Settore tutela del paesaggio, demanio marittimo ed attività estrattive, osservazioni relativamente alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.

Le controdeduzioni da parte del Comune di Portovenere (all.1-2), in fase di approvazione al prossimo Consiglio Comunale, sono state estremamente superficiali e minimali, tralasciando praticamente quasi l'intera esposizione. Stessa cosa è avvenuta per altri soggetti, i quali hanno presentato ulteriori osservazioni, in particolare il circolo spezzino di Legambiente che ha rilevato la necessità di applicare la V.A.S., visto l'impatto delle opere previste conseguenza di detta variante.

In merito a ciò, ovvero all'evidente incremento della cementificazione costiera, conseguenza di tale variante al P.U.D., sono semplicemente a trasmetterVi, nel caso non ne siate già a conoscenza, documenti che attestano tali intenzioni da parte del Comune di Portovenere, ovvero: le d.g.c. n.3/18 e d.g.c. 27/18, relative alla riqualificazione del seno dell'Olivo e protocollo d'intesa della aree demaniali marittime, 4 tavole di progetto di tale “riqualificazione” e nota interna a firma del sindaco e della responsabile dell'area del 14.11.17, relativa alle ultime modifiche di progetto (tavole allegate).

Non produco con la presente, perciò nuove osservazioni al P.U.D. ma mi limito a trasmettervi documenti tecnici indubbiamente rilevanti al fine delle Vs. considerazioni sulla variante richiesta.

In particolare, mi permetto di farVi notare che l'”AREA 2” definita nelle tavole, corrisponde alla spiaggia Sp4 nel P.U.D. vigente, seppur molto ridotta per mancanza di ripascimenti stagionali. Tale AREA 2 a progetto, prevede cementificazione costiera aggiuntiva (all.8), o comunque l'eliminazione definitiva di un arenile, per la creazione di una banchina di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune, in sostituzione della Sp4 attuale, prevede in variante la SpaC, con accesso anche ai cani (all.7). Questo non è altro che un tratto di costa, in buona parte cementificato e pavimentato, che verrà semplicemente ricoperto da un finto paiolato.

Tanto Vi dovevo per assicurarmi che foste edotti di tali piani e progetti.

Si allega:
  1. Proposta di D.C.C. del 07.02.19 n.5 (per il C.C. del 13.02.19);
  2. Allegato alla proposta di cui al punto precedente, con controdeduzioni;
  3. D.G.C. n.3/18, interventi di riqualificazione seno dell'Olivo;
  4. D.G.C. n.27/18, approvazione protocollo intesa aree demaniali marittime seno dell'Olivo;
  5. Tavola di progetto A2, giugno 2017, area di intervento “2”, seno dell'Olivo;
  6. Tavola di progetto B1, giugno 2017, area di intervento “2”, seno dell'Olivo;
  7. Tavola di progetto B2, giugno 2017, area di intervento “1”, seno dell'Olivo;
  8. Tavola di progetto B2, giugno 2017, area di intervento “2”, seno dell'Olivo;
  9. nota interna del 14.11.17, Comune di Portovenere, Integrazioni richieste Area 2 progetto, Terrazze (ovvero riqualificazione seno dell'Olivo, come oneri di urbanizzazione primaria).
Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Ed ecco cosa mi risponde, subito, oggi, il dirigente regionale del Settore tutela del paesaggio, demanio marittimo ed attività estrattive, dott.ssa Corinna Artom:

Gentile sig. Brunetti,

in riferimento alla nota inerente i Piani di variante del P.U.D. del Comune di Portovenere (SP), con conseguente incremento della cementificazione costiera, con allegate delibere e tavole di progetto trasmesse a mezzo PEC in 4 parti in data 11/02/2019 e pervenute allo scrivente Settore in data 12/02/2019, si comunica che ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 bis della Legge regionale 28 aprile 1999, n. 13 e ss.mm.ii. le suddette osservazioni vanno presentate prioritariamente al Comune interessato.

Cordiali saluti.
Il Dirigente
Arch. Corinna Artom

Regione Liguria
Dipartimento Territorio, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti
Vice Direzione Generale Territorio
Settore Tutela del Paesaggio, Demanio Marittimo ed Attività Estrattive
Via Fieschi, 15 (Piano S2)
16121 Genova
tel.: 010.548.4251/8881
fax: 010.548.5522
e-mail: demanio@regione.liguria.it
PEC: protocollo@pec.regione.liguria.it

E menomale che avevo scritto di trasmissione di documenti, non di osservazioni. Non so come la vediate, ma io ci vedo un tentativo di non prendersi le proprie responsabilità (non vedo, non sento, non parlo), per cui ho replicato in tal senso, ma non alla mail demanio@regione.liguria.it, che dà errori, ma al protocollo@pec.regione.liguria.it, alla mail del dirigente del dipartimento dirgen.pianpaesamb@regione.liguria.it  e alla stessa dirigente del settore corinna.artom@regione.liguria.it . Insomma, rifiutare documentazione UFFICIALE, a prescindere, non fa una bella impressione.

Il nuovo piano del demanio marittimo a Portovenere (SP): più cemento, meno diritti, abusi intoccati

Il Comune procede sul P.U.D., ovvero sull’uso del litorale, senza minimamente riflettere (anche tecnicamente). Se le mie osservazioni sono state trattate come tutte le altre 7 andiamo male. Troppo facile trattare solo alcuni punti e saltare quelli più scomodi, magari molto scomodi e quindi meglio non divulgare. Meglio non vedere e non sentire, allora lo farò pubblicamente. Due punti su tutti: incremento della cementificazione costiera e presenza di considerevoli ed accertati abusi sulla costa, ad oggi non messi in pristino.

Sotto le mie osservazioni integrali (inviate per PEC il 15.01.19, quindi nei termini, anche se protocollate il giorno successivo) e in seguito ciò che il Comune vuole approvare (e approverà) al prossimo consiglio comunale. Le controsservazioni al n.6 sono veramente tirate via e striminzite. Qui il recente pregresso con le mappe. C’era di più caro Sindaco e chi ne fa le veci, in sintesi:

    • Nel 2005, la Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione (v. Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell’11.10.2005);

    • non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni;

    • Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l’Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati;

    • Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell’isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato;

    • Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22. Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all’interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E’ quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti;

    •  SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

      Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico;

    • P.U.D. con deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale;

    •  Inoltre, quest’area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti;

    • Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione;

    • Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo;

    • Massicciata abusiva e sanatoria Sporting Beach impropria. Nella relazione tecnica giurata dell’arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all’epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Ciò rende nulla la sanatoria;

    • Massicciata e stabilimento in abuso Le Terrazze. Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un’occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017;

    • e poi il secondo allegato, molto tecnico, con progetto di spiaggia sospesa allegato al P.U.O. Le Terrazze del 2004, dove ora si vogliono mettere i pontili eliminando del tutto un arenile abbandonato da anni.

Le mie osservazioni integrali

Per Email PEC

Al Comune di Portovenere
Via Garibaldi 9, 19025 Portovenere (SP)
email PEC: protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

Portovenere (SP),15.01.2019

OGGETTO: Osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18.

Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),

ESPONE

le proprie osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.

1- Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005 – stralcio Spa1

Per diversi aspetti, la presente proposta di variante al P.U.D. comunale di Portovenere, ricalca la precedente approvata con D.C.C. n.22 del 05.05.2005, approvata parzialmente con decreto regionale n.2137 dell'11.10.2005. In quel caso fu stralciata la parte riguardante la trasformazione delle spiagge libere in spiagge libere attrezzate, nel tratto di costa denominato Spa1 nella variante di allora, come in quella oggi in osservazione.

Si riprendono, perciò, le osservazioni che fece, all'epoca, Silvia Brunetti (all.1) e richiamate nello stesso atto regionale n.2137/05, considerandole ancora totalmente valide nel merito. Tale descrizione contribuì a chiarire alla Regione Liguria il contesto dei luoghi e delle situazioni, ad oggi invariati. La Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione.

In particolare, la Regione Liguria ritenne che la previsione di Spa1 penalizzi la libera balneazione nella zona centrale (della baia dell'Olivo) in quanto:
  1. la Sp2 è confinata nell'area portuale e in commistione con i natanti;
  2. la Sp4 è ormai di profondità scarsa o nulla, per cui di fatto la sua realizzazione priverebbe il capoluogo dell'unica spiaggia libera fruibile.
In merito al punto 1 il fatto rimane indiscutibilmente tale, mentre per il punto 2, dato che nel caso attuale abbiamo contestualmente la spiaggia libera attrezzata Spa2 nel P.U.D. vigente, il quale diventerebbe spiaggia libera, la questione è da approfondire anche nel paragrafo 6.

Bisogna, innanzitutto dire che la motivazione al punto 2, aveva allora, di fatto, assorbito le ulteriori osservazioni addotte da Silvia Brunetti, ma che rimangono assolutamente valide anche oggi. In particolare per quanto riguarda interessi pubblici che non paiono sussistere, anzi danneggiati, dalla trasformazione della spiaggia libera Sp3 in libera attrezzata Spa1, in quanto:

  1. pulizia del litorale. Compete comunque al Comune per le spiagge non affidate in concessione ai sensi dell’art.5 della L.R.n.13/99, dunque è già garantita;
  2. docce e servizi igienici pubblici già esistono nella Sp3. Vi sono due docce funzionanti e, all'interno di un piccolo immobile verso lo stabilimento Sporting Beach, vi sono una doccia con acqua calda e servizi igienici i quali, però, sono stati abbandonati da alcuni anni dall'attuale amministrazione, nonostante li avesse riattivati dopo il 2013 e affidati ad una cooperativa. Sono, perciò, servizi riattivabili abbastanza facilmente;
  3. attrezzature per la balneazione. I bagnanti interessati ad esse sono perfettamente in grado di portarle da soli in spiaggia, essa infatti è posta a lato di strada pedonale e carrozzabile. Non solo, già da due anni il Bar Atlantic, a pochissimi metri dalla spiaggia, noleggia l'attrezzatura;
  4. attività commerciali limitrofe. Sempre a pochi metri dalla Sp3, quindi, troviamo due bar, due ristoranti, un negozio di alimentari, una pizzeria e yogurteria. Non vi è, perciò, bisogno di alcuna ulteriore concorrenza per i medesimi servizi. Inoltre il Comune, da un paio d'anni, sta concedendo a queste attività di ristorazione l'uso delle spiagge per il posizionamento di alcuni tavolini nella fascia serale notturna. Attività che non sarebbe più possibile se quel tratto di litorale venisse occupato da un concessionario con attrezzatura e altri manufatti, in quanto l'arenile più pianeggiante è veramente molto limitato, il resto dell'area è troppo scosceso, anche per la stessa attrezzatura balneare, mentre più si adatta all'uso di semplici asciugamani e stuoie;
  5. accessi per disabili. La Sp3 già dispone di due discese in cemento a mare: una in origine ad uso alaggio per le imbarcazioni, poi ricoperta dai ripascimenti stagionali; un'altra inizialmente posizionata per l'accesso dei disabili alla spiaggia libera, poi prolungata per raggiungere lo stabilimento limitrofo Sporting Beach.
Oltre ai punti precedenti, in merito alla Spa1 in variante, non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni. La spiaggia, perciò, ordinariamente e in gran parte, viene utilizzata da avventori con semplici asciugamani e stuoie. Questi arenili, poi, non dispongono di una grande profondità. Per poter ricevere la sistemazione dei servizi, cabine, aree di accatastamento dell'attrezzatura balneare, si renderebbe necessario eliminare le asperità del fondo, magari con pedane. La scarsa profondità, poi, renderebbe il tutto un caos molto compatto e ingestibile. Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l'Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati.

Per questi motivi si ritiene che la Regione debba confermare lo stralcio della previsione della Spa1, confermando anche le considerazioni già valutate nel 2005, proprio perché, sostanzialmente, nulla è cambiato da allora.

2- Calcolo del fronte balneare comunale e percentuali tipologia d'utilizzo

Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell'isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato.

3- Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22

Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all'interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. E poco importa che tale legge sino ad oggi non sia stata impugnata formalmente, perché l'atto discriminatorio conseguente persiste. Appare poi, del tutto spropositato il vantaggio percentuale che detengono gli stabilimenti balneari rispetto alle spiagge libere e libere attrezzate, le quali non vengono distinte fra loro nel calcolo, se non dalla prescrizione a priori per la quale il 50% delle aree balneabili devono restare libere, ma all'interno del 40% minimo sul totale della costa balneabile, rispetto al 60% massimo concessionabile agli stabilimenti. Ovvero, la percentuale vera minima delle spiagge libere (e non attrezzate) arriverebbe, in termini effettivi e assoluti, al 50% del 40%, ovvero solo il 20% su totale della costa balneabile che, tra l'altro include le scogliere. Quindi, ben sapendo che gli stabilimenti e le spiagge libere attrezzate vengono privilegiati all'uso di arenili rispetto alle scogliere, possiamo ritenere che la percentuale delle spiagge libere con arenile della Liguria, possa essere ben inferiore persino al 20%. Un aspetto veramente discriminatorio che avvantaggia in maniera spropositata i privati che dispongono di concessioni per stabilimenti ed attrezzatura per spiagge libere attrezzate, rispetto al pubblico. Non si teme ad affermare che questa normativa sia una delle più restrittive, se non la più restrittiva, in ambito nazionale.

Va, quindi, considerato che la spiaggia libera attrezzata è sostanzialmente, grazie alla normativa regionale, di fatto, equivalente ad uno stabilimento balneare, perché si autorizza definitivamente l'occupazione di un'area (il 50% di quello concessionato è solo un puro escamotage che poco tutela dal punto di vista complessivo). In pratica, l'attrezzatura non viene sistemata all'arrivo e per conto del cliente, ma preventivamente, anche grazie alla possibilità di forme di abbonamento. In questo modo l'arenile viene occupato permanentemente e non è raro che persino l'ulteriore 50% venga invaso illegittimamente da ulteriore lettini e ombrelloni, impedendo agli astanti che non vogliono noleggiare l'attrezzatura, ad usare l'area che dovrebbe restare assolutamente libera. Purtroppo vige molta confusione e poca chiarezza su questo, per cui le persone non riescono ad auto-tutelarsi, anche grazie ad un controllo del territorio troppo spesso deficitario.

4- Aree balneabili effettivamente facilmente raggiungibili

Nell'ambito del Comune di Portovenere, facendo seguito alle considerazioni di cui alla parte precedente, è necessario fare una valutazione più attenta delle tipologia di costa, sia dal punto di vista morfologico, orografico e geografico, che dal punto di vista del collegamento viario.

Il Comune di Portovenere dispone, innanzitutto, di territori in ambito peninsulare e insulare, non possiamo, perciò, considerarli alla stessa stregua. Fra questi abbiamo anche coste alte e rocciose, spiagge, spiagge senza alcuna via d'accesso se non per mare. Non possiamo ritenere due arenili equivalenti, soprattutto se uno è posizionato lungo la costa dell'isola Palmaria, o lungo la costa alta e rocciosa che diparte dal Muzzerone e va verso lo scoglio Ferale, e l'altro si trova all'Olivo. All'Olivo sono situate le uniche spiagge con arenili, facilmente raggiungibili con mezzi terrestri, limitrofe alla strada che conduce al capoluogo, La Spezia. Sono le uniche spiagge degli spezzini che, per mille ragioni, non possono spendere di più, o non riescono con altri mezzi a raggiungere un tratto costiero balneabile, soprattutto se hanno difficoltà a deambulare.

E' veramente improponibile, quindi, il criterio usato per il conteggio delle aree balneabili, così privo di ulteriori aspetti da considerare.

In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E' quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti.

5- SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato, ora destinato a banchina e punto di approdo con pontili gallegianti e testate in cemento. Nel progetto già approvato dal Comune, il cemento verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico, probabilmente deteriorabile nell'arco di pochi anni. Questo, non sarà, perciò, nemmeno uno strato impermeabile, compatto ed omogeneo. Ci si chiede se sia, quindi, opportuno per contenere le deiezioni degli animali, facilmente lavabile, anche negli interstizi e, soprattutto nella parte a contatto con il cemento sottostante. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico.

Detto ciò, non può passare sotto traccia che, nella variante al P.U.D. del Comune, questo tratto di costa sarebbe sostitutivo dell'arenile denominato Sp4 nel P.U.D. vigente. Vero è che questo tratto di arenile non è mai stato sottoposto a ripascimenti da decenni, perciò, scomparso gradualmente per l'azione dell'erosione marina, che ha intaccato persino il muro di contenimento retrostante. Ma se fosse stato manutenuto, e non abbandonato, ci troveremmo ad uno “scambio” iniquo, un arenile perso, in cambio di costa cementificata. In questo caso specifico va anche considerato che, probabilmente, proprio in previsione di eseguire gli oneri di urbanizzazione connessi al P.U.O. della struttura ricettiva “Le Terrazze”, risalente al 2004, si è ritenuto che non fosse producente ripascere la Sp4, come le altre spiagge dell'Olivo. I progetti di allora, infatti, prevedevano per questo tratto costiero, il prolungamento della passeggiata e il consolidamento costiero con un'opera di difesa costiera denominata “spiaggia sospesa” (all.2), ovvero un consolidamento tramite massi sommersi e materiale di ripascimento in superficie. Ad oggi, quel progetto iniziale è cambiato e prevede una nuova banchina con pontili galleggianti, in pratica un deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale.

Inoltre, quest'area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti.

Per questi motivi l'attuale variante al P.U.D. andrebbe rigettata anche su questo punto.

6- Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione

La prevista spiaggia libera Sp4 sarebbe il risultato di un cambio di utilizzo, da spiaggia libera attrezzata a libera, ciò contribuirebbe (secondo i ragionamenti ufficiali, contestati in precedenza) anche a mantenere valide le percentuali previste dalla normativa regionale, a seguito della previsione della Spa1. Un altro scambio, ma che in realtà cela un ulteriore escamotage non accettabile. Questa spiaggia, che si, sarebbe più adatta ad essere libera attrezzata, in realtà non lo è mai stata e mai è stata in tal senso data in concessione ad alcuno, anche se il limitrofo stabilimento “Le Terrazze” la sfrutta da anni (legittimamente o meno) per il noleggio di proprie attrezzature, però solo su richiesta degli avventori. Non si capisce, perciò, perché questa spiaggia, più adatta per spazi e morfologia ad essere libera attrezzata (considerando però scorrette le percentuali calcolate), diventi libera e, contestualmente, perda lo status di spiaggia libera il previsto tratto Spa1. Non ha proprio alcun senso logico e razionale, se non per impedire l'accesso all'attuale Sp3, da parte di ragazzi e meno abbienti, con servizi a poca distanza, ed allo stesso tempo creare maggiore concorrenza commerciale con gli stessi bar e ristoranti, già in essere da anni e già in concorrenza fra loro. In conclusione, è comunque un bene che questa spiaggia diventi libera, ma è inaccettabile che possa essere la scusa tecnica, per trasformare la spiaggia libera frontale ai servizi esistenti in libera attrezzata Spa1.

7- Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo

Non a margine, nel quadro del P.U.D. comunale, vanno considerate pesanti, ed ancora attuali, situazioni di abuso edilizio costiero, soprattutto a carico dei due stabilimenti balneari dell'Olivo, lo Sporting Beach (ex Royal Sporting) e Le Terrazze. Questo, perché, nel complesso delle valutazioni sullo stato attuale della costa, in realtà:
  • frontalmente allo Sporting Beach, abbiamo una massicciata consolidata in totale abuso senza alcun titolo edilizio, in luogo di un arenile scosceso verso mare e senza ostacoli di sorta;
  • frontalmente allo stabilimento Le Terrazze, abbiamo una massicciata consolidata in buona parte in difformità ai titoli edilizi, che ha determinato un'occupazione abusiva di 428 mq. sul demanio marittimo, in luogo dei 195 mq. concessi.
Ciò è approfondito nei paragrafi seguenti.

7.1- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Sporting Beach

A fine febbraio 2017, il Comune di Portovenere (SP), area tutelata dall'UNESCO, ha concluso l'iter di una sanatoria edilizia iniziata grazie al rilascio, da parte della Regione Liguria, di un primo provvedimento di accertamento di conformità paesaggistica (decreto dirigenziale n.1160 del 08.05.14). Alla base del procedimento, una serie di accertamenti relativi ad abusi compiuti in area demaniale marittima, ed in area privata, presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, in zona Olivo. Tra i numerosi abusi, i due principali, una massicciata totalmente abusiva ed un cordolo di cemento in difformità, posto lungo la battigia, quindi in area demaniale marittima, non vengono rilevati nell'ordinanza demolitoria emessa dal Comune di Portovenere nel luglio del 2013 (ordinanza n.2518 del 13.07.13). Proprio per questo, la Regione Liguria può accogliere la domanda di compatibilità paesaggistica ed avviare l'iter, anche per quanto riguarda la conformità urbanistica.

Il 25.02.17, il tutto si conclude con un permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune(n.3/17), quindi vengono avviati e conclusi i lavori di messa in "pristino", alquanto contraddittori e incoerenti. In realtà si tacciono gli abusi insanabili (massicciata e cordolo in difformità sul demanio marittimo) nella fase iniziale dell'iter (ordinanza comunale demolitoria del 2013 e relazione tecnica alla sanatoria), per poter ottenere la conformità paesaggistica, da cui poi discenderà anche la sanatoria urbanistica. Per poi quindi introdurre, ex-post, tali abusi nella fase finale della sanatoria e nel calcolo della sanzione.

Difatti, nella relazione tecnica giurata dell'arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all'epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria.

Ciò è suffragato da tutti i documenti necessari, di cui il sottoscritto è in possesso a seguito di accessi agli atti effettuati sin dal 2012, dato che tali abusi furono denunciati alle varie autorità competenti dallo scrivente.

Della vicenda vi sono articoli dettagliati pubblicati sul blog del sottoscritto, in particolare ai seguenti link:

la sintesi - http://partigianocivico.it/wp/index.php/2017/03/28/sporting-beach-portoveneresp-comera-doveva-rimanere/

il dossier - http://partigianocivico.it/wp/index.php/category/spiagge/sporting-beach-portovenere/

Ogni documento è messo a Vs. disposizione.

7.2- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Le Terrazze

Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un'occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017.

Dall'analisi della documentazione a fascicolo, si tratta di opere di difficile rimozione, in pratica anche di una massicciata posizionata già dall'anno 2000, in difformità al pregresso titolo edilizio n.1263/99. In seguito, contestualmente al P.U.O. Le Terrazze, relativo anche agli oneri di urbanizzazione già citati al paragrafo 5, venne rilasciato dal Comune di Portovenere, un primo permesso di costruire (P.D.C. n.54/2004), il quale assorbì lo stato di fatto senza, però, effettuare alcuna sanatoria (!).

CONCLUSIONI

Per quanto su esposto, si ritiene che Comune di Portovenere e Regione Liguria debbano stralciare le previsioni alla variante del P.U.D. comunale nell'ambito della zona dell'Olivo, in quanto determinerebbero danni nell'uso di dette aree a svantaggio di cittadini e avventori, oltre ad incrementare la cementificazione costiera, aspetto che ogni P.A. ha il dovere di contrastare sia per direttive europee, che per aspetti tecnico scientifici rilevati da ricerche ambientali.

Si allega:
  1. osservazioni Silvia Brunetti a pregressa variante, in parte stralciata con Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005;
  2. progetto di spiaggia sospesa allegato a P.U.O. Le Terrazze;
  3. documento di riconoscimento C.I. n.(omissis), rilasciata dal Comune di Portovenere (SP) il (omissis).
Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Le striminzite controsservazioni n.6

Proposta approvazione PUD con controsservazioni (integrale – PDF).

Dobbiamo aspettarci altrettanto sbrigativo, superficiale, ottuso e timoroso lavoro anche dalla Regione?

 

Portovenere (SP): a rischio le spiagge libere all’Olivo. Mandate le vostre osservazioni al Comune

Buona parte delle spiagge libere a Portovenere, in zona Olivo, diventeranno spiagge libere attrezzate, ovvero stabilimenti di fatto. La facoltà di scegliere fra stabilimento, risparmio e libertà verrà limitata. Fatevi sentire, il Comune, per normativa, dovrà rispondere alle vostre osservazioni formali da inviare entro il 15 gennaio 2019. Lo stesso dovrà fare la Regione Liguria, prima del rilascio del nulla osta definitivo al nuovo piano del demanio marittimo.

Il Sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, il 14 dicembre scorso, ha fatto approvare in Consiglio Comunale una variante al P.U.D. (Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo), con la quale si trasformano le spiagge libere, frontali ai bar e ristoranti, in spiagge libere attrezzate. Questo, soprattutto in Liguria, significa stabilimento balneare di fatto. In pratica, il 50% di questo tratto di litorale, segnato come “Spa1” nella mappa della variante, verrà permanentemente occupato da lettini ed ombrelloni (non da escludere che si vada oltre viste le abitudini nel nostro paese) e non si potrà usare senza pagare il noleggio di questa attrezzatura. In più, come immaginabile, dovrà essere prevista una zona per la gestione di questa spiaggia, un chiosco o simili, se non anche un piccolo bar. Ma di spazio da scialare non c’è. E’ altrettanto immaginabile, come succede praticamente sempre con concessioni sui beni pubblici di ogni tipo, che nel corso del tempo avremo allargamenti, magari vasi, pali, cordoli e altro, a confinare e inglobare.

All’Olivo ci sono gli unici tratti di litorale con arenili (non scogliere o massicciate) facilmente raggiungibili (anche dalla città) con mezzi terrestri e fuori diga, o fuori porto, come la spiaggetta in paese. Le uniche spiagge facili e dignitose per la balneazione, per chi vuole spendere meno. Le uniche spiagge facili per anziani, bambini e disabili. Sono spiagge libere che non possono essere paragonate, proprio per queste peculiarità, con le spiagge di Le Grazie (entro diga e balneabili?) e, più lontano, con quelle dell’isola Palmaria, le Nere o le Rosse, raggiungibili solo in barca o con i traghetti. Quindi a prezzi che possono permettersi i più, soprattutto con frequenza.

Inoltre, lo spostamento dei pontili dall’inizio del tratto di via II Traversa Olivo, verso il centro della baia, nella zona denominata “N18” sulla mappa della variante, determinerà la fine definitiva di quel tratto di spiaggia abbandonato da tempo e mai consolidato, magari con ripascimenti stagionali come gli altri arenili pubblici. La stessa area di riproduzione delle Sule, uccelli pelagici, sarà di fatto eliminata. In cambio si libererà quel tratto di costa (“SpaC” sulla variante) dove stanno ora quei pontili, ovvero non una spiaggia ma quasi completamente un pavimento cementato, il quale verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico. Una spiaggia vera (anche se maltrattata), perciò, lascerà il posto ad un tratto di costa cementificato, in più attrezzato e anche per i cani. Capite bene che lo scambio con una spiaggia che avrebbe dovuto rimanere ad arenile è assolutamente impari.

In pratica, solo la spiaggia limitrofa a Le Terrazze rimarrà libera. Rispetto al P.U.D. precedente, formalmente, cambierà denominazione da libera attrezzata (P.U.D. vigente “Spa2”) a libera “Sp4”, anche se, sempre formalmente, non è mai stata utilizzata come attrezzata e tanto meno data in concessione come tale. Anche se si, lo sappiamo, qualcuno ci metteva qualche ombrellone su richiesta.

Ora sta anche a Voi farvi ascoltare e non lo dico solo ai cittadini di Portovenere, che queste spiagge le usano meno (magari perché hanno la barca) rispetto a chi vive in altre zone. Lo dico soprattutto a che vive nei paesi limitrofi come, in maggioranza, in città e viene spesso a fare il bagno all’Olivo. Lo dico anche a coloro che hanno una seconda casa e queste spiagge le vivono stagionalmente. Le spiagge degli spezzini non saranno più libere, i ragazzi, in particolar modo, verranno scacciati anche da qui e non solo dal paese. Forse buon senso vorrebbe che ai ragazzi non si impedisse di avere aree di svago, ma di ricevere l’educazione appropriata, in famiglia come a scuola, come fuori grazie ad un’appropriata vigilanza. Tutto questo poi perché, per avere un paese di “VIP” e con accessi limitati ai meno abbienti? Già ci pensano le tariffe dei parcheggi pubblici, visibili o meno.

Detto questo, ora avete facoltà di parola, per procedura formale, anche se non specificato ampiamente nella delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18. Ogni frequentatore di queste spiagge è di fatto un soggetto legittimato, anche se, ovviamente il Comune cercherà di limitare la voce ai soli residenti ed esercenti commerciali. Fatevi comunque ascoltare. Per procedura formale, il Comune dovrà attendere le vostre osservazioni fino a 15 gg. dopo il termine della pubblicazione all’albo pretorio, ovvero fino a 15 gg. a partire dal 01.01.19. Per sicurezza, considerate il 15 gennaio 2019 termine ultimo per inviare le vostre osservazioni formali al Comune di Porto Venere, possibilmente per PEC a protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it o raccomandata (Via Garibaldi, 9 – 19025 Portovenere – SP). Per mail semplice a sindaco@comune.portovenere.sp.it non è garantito il vostro ascolto ma meglio di nulla. Se volete, inviate una copia anche a me partigianocivico@gmail.com, eventualmente per usare le vostre motivazioni anche in un secondo tempo. Questo, ovviamente, vale a maggior ragione per le associazioni. Il Comune, per normativa, dovrà accogliere o respingere le singole osservazioni motivandole una ad una. Dopo ciò, dovrà anche approvare una nuova delibera, prima di fare richiesta alla Regione Liguria del nulla osta sulla variante al P.U.D.. Assieme invierà tutte le osservazioni e le risposte del Comune. Anche la Regione Liguria, prima del rilascio del nulla osta, dovrà valutare tutte le vostre osservazioni. Intanto vi invito a farle. Trovate tutta la documentazione, anche dopo il termine della pubblicazione, a questo link (https://drive.google.com/open?id=1h5QlHZJtwKT74UjIyECbQY8Mkp4S-MBM), assieme a dettagli di mappe e un volantino dell’Associazione Posidonia, che si sta prodigando per la difesa dei nostri luoghi ed anche per questo caso specifico.