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Elezioni a Portovenere (SP): Matteo Cozzani

Portovenere si appresta a votare il prossimo sindaco e, indubbiamente, il più bravo a raccontare è Matteo Cozzani, con una “macchina da guerra” di una certa potenza alle sue spalle. Ma cosa e come racconta, e cosa non racconta?
Sicuramente ci sono alcuni punti a suo favore, ma molti altri andrebbero evidenziati e descritti meglio, se non altro per rispetto delle persone che si recheranno alle urne.

Sapete già come la penso, a mio parere una persona che gestisce la cosa pubblica deve, prima di ogni cosa, mostrare integrità morale e non sfruttare la propria posizione per interessi personali, dei propri parenti e dei propri amici. Questo perché fare il sindaco, un amministratore pubblico, significa svolgere il proprio compito con spirito di servizio e nell’esclusivo interesse della comunità tutta, non una sua parte.
Matteo Cozzani ha mostrato di non essere adatto a fare il sindaco, anche solo per una questione, a prescindere da aspetti giudiziari: il caso Autorità Portuale – segretario generale Santini e soldi alle imprese della famiglia Cozzani, per attività richiesta dal e nel Comune di Portovenere. Questo è un dato di fatto, acclarato e non smentito, che ha occupato l’informazione locale per un certo periodo di tempo e che ora pare essere stato messo nel dimenticatoio.

No, è sbagliato dimenticare, come è sbagliato sottovalutare un caso di rilevanza etica come questo. Solo per questo, sarebbe stato giusto e doveroso che il sindaco si fosse dimesso. Perché con quei fatti ha dato dimostrazione di non avere ben presenti gli scopi e i limiti del proprio ruolo pubblico, aggravati poi da un precedente che non è proprio una ragazzata: un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Serve altro? Per me sarebbe più che sufficiente per dire: non sei candidabile, torna a casa. Questo dal punto di vista puramente etico, non giuridico, del resto, in diversi paesi democratici i politici sono tornati a casa per molto meno. Ma capisco, l’Italia ha metri del tutto particolari, dato che un pregiudicato può andare tranquillamente a colloquio con il presidente delle Repubblica, per le consultazioni post elezioni.
Sarò fuori moda, ma credo che farebbe bene al paese cambiare passo su questo.

Detto questo, trovo aspetti negativi, molto somiglianti e sconcertanti del Cozzani, che mi ricordano molto le campagne elettorali di Berlusconi. Ad esempio il libretto dei sogni esauditi, pieno di belle figurine e poca ciccia su ciò che ha messo in vendita, ad esempio e altro. Ma soprattutto sul “volàno” (la sua parola mantra preferita) economico, che intende mettere in piedi per far girare gli affari alla Palmaria. Si, non si trova altro modo, lo ha detto più volte. E su questo ha ragione: l’accordo sui beni demaniali con la Marina Militare non è economicamente sostenibile, se si vogliono rimettere in sesto TUTTI gli immobili dismessi. Quindi servono soldi freschi e per averli servono i privati: magari vendendone una buona parte. E allora dico: se dobbiamo correre il rischio che la Palmaria si trasformi da parco naturale a luna park, si lascino andare in malora una parte di quegli immobili, la parte meno significativa e/o più danneggiata, ma si mantengano giusto gli immobili essenziali, il minimo, per l’accoglienza sul modello parchi naturali da tutelare, magari come riserva anche integrale in alcune sue aree più rilevanti. Si giochi, inoltre, un ruolo di recupero sugli immobili di rilevanza storica. Se poi il piano dovesse essere non sostenibile, senza svendere l’anima della Palmaria, allora si mandi all’aria il piano o si ritratti un piano ragionevole. Ma questo gioco del “volàno” non mi piace, non mi piace per nulla, perché mette avanti la natura economica e non la tutela, come del resto si fa ogni anno con il gioco dei Guinness dei primati. I numeri dei turisti che devono crescere sempre, a dismisura, anche a costo di un turismo insostenibile e dannoso per le stesse risorse che sono il richiamo nei nostri luoghi. L’esempio Cinque Terre mi pare chiaro.

Poi mi chiedo cosa abbia fatto il sindaco, per ciò che conosco meglio nel dettaglio, per la tutela delle aree demaniali, soprattutto all’Olivo e per quei famosi 50 posti auto pubblici che aspettano di essere indicati ed utilizzati come tali, anche se all’interno di una struttura privata, ma oneri di urbanizzazione mai resi disponibili dal 2004, anno della convenzione pubblica stipulata, che adesso sarebbe stata stracciata perché scaduta (?!), assieme al P.U.O. non concluso. Ho qualche dubbio pure su questo, vedremo. Ad ogni modo, la novità, collegata al progetto di “riqualificazione” dell’Olivo, è arrivata solo a partire da luglio 2017. Praticamente cinque anni, da quando un progetto era già pronto e definito già nel 2013. Carte uscite pochi mesi fa, per chi vi scrive e che è stato processato e assolto anche per questo. Ma si è preferito ritrattare tutto, per poi lasciare la gestione dei 50 posti auto pubblici sempre ai titolari de Le Terrazze, per altri 15 anni, come se non li avessero già sfruttati, in buona parte dal 2008, con tariffe di 1,50 e poi 2 euro l’ora.

Mentre, in merito alle aree demaniali frontali ai due stabilimenti balneari all’Olivo, ci sono altri forti dubbi che sintetizzo:

  • per lo stabilimento Sporting Beach è stata messa in piedi una sanatoria conclusa nel 2017 che ha l’aria di non stare in piedi. Come si faccia a sanare una massicciata completamente abusiva sul demanio marittimo è un mistero, anzi, no. Ogni giorno che passa aiuta ad arrivare al nocciolo della questione e confido che ci si arriverà. Nel frattempo, sappiamo che l’ordinanza demolitoria iniziale era deficitaria, non indicava chiaramente gli abusi principali, cosa che ha permesso il rilascio di una conformità paesaggistica dalla Regione Liguria che, in caso contrario, non avrebbe potuto essere rilasciata. Ma poi, la cosa più bella, è che nella fase finale della sanatoria, nel calcolo della sanzione e di seguito, avvenuta presso il Comune, sono apparsi gli abusi non trattati dall’ordinanza demolitoria iniziale e quindi dalla conformità paesaggistica. Vedere le carte per credere. Ci sarà occasione di scriverne nel dettaglio, sugli sviluppi futuri;
  • per lo stabilimento Le Terrazze (dopo abusi e sanatorie un po’ miopi), invece, sono in attesa di carte che Agenzia del Demanio e Comune non mi vogliono dare, su accertamenti che riguardano i confini demaniali di quella struttura e che paiono MOLTO, MA MOLTO, difformi rispetto al catasto, guardate qui sotto, ma che nessuno ha notato dal 2006 circa. Gli accertamenti sono terminati da poche settimane e il Comune non ha pubblicato ancora nulla nel rapporto mensile degli illeciti edilizi. Avrei voluto dirvi di più prima delle elezioni, ma non tarderò ulteriormente. Che ne dice il sindaco di fare trasparenza ANCHE su questo?

Trasparenza, ecco, il primo punto del programma Cozzani di adesso e di allora, su cui il Comune tutto pare non aver imparato nulla o molto poco.


Aggiornamento 08.06.18 h18:06

Queste le immagini più aggiornate dal nuovo Portale del Mare SID del Ministero Infrastrutture e Trasporti, che si comprendono ancora meglio.

Le spiagge UNESCO di Portovenere (SP) ancora maltrattate con i ripascimenti 2018

Anche per l’anno 2018, i ripascimenti del litorale dell’Olivo compiuti con materiale di bassa qualità e inadatto. Nonostante i 50mila euro di Toti dalla Regione Liguria, come per l’anno passato, si segue la via del risparmio a danno della qualità degli arenili.

Devo notare con rammarico che, dal 2016, i ripascimenti stagionali delle spiagge in zona Olivo hanno avuto un deciso declino di qualità del materiale, di distribuzione (si direbbe anche quantità in diverse aree) e di modalità del lavoro, tra materiale di riempimento e di copertura.

Il materiale di fiume (ghiaino tondo), come quello utilizzato fino al 2015, proveniente dalle cave del fiume Taro e un torrente limitrofo, possiamo scordarcelo. Qualcosa di fiume, quest’anno forse c’è, ma parliamo di ben poca cosa rispetto alla massa reale del materiale posato sino ad oggi. Spero non si usi una presenza minima ed insignificante per affermare la provenienza di fiume. Vedremo le carte. Eppure quest’anno, in via del tutto eccezionale, i ripascimenti sono iniziati i primi giorni di maggio (il 3), invece di fine giugno o luglio, come usuale. Pensavo che il sindaco volesse fare una bella figura per le elezioni del prossimo 10 giugno, ma mi sono evidentemente sbagliato.

Ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015

I costi finali sono sostanzialmente i soliti, da molti anni, i soliti 40mila euro di soglia per evitare la gara obbligatoria, che con i vari oneri e tasse superano di poco i 50mila euro, dallo scorso anno gentilmente forniti dalla Regione Liguria. Proprio nell’anno passato, poi, 6.028,89  euro lordi se ne erano andati per il solo progetto (!) affidato ad uno studio esterno, mentre quest’anno si è ritornati al piano fatto in casa dal geom. Benabbi, responsabile dei LL.PP.. Tanto, se si fa come nel 2017, il progetto serve a poco, visto che non si è rispettato, evitando di posare materiale in vaste aree interne dei litorali e alcune spiaggette ritenute minori (a quanto pare), come quella libera ad ovest dello stabilimento Sporting Beach, nonostante fossero previste dal piano. Chissà perché. Su questi aspetti, vedremo come proseguono le cose per quest’anno.

Invece, per ora, vorrei descrivere il materiale utilizzato e alcune modalità di lavorazione.

Nel primo giorno di lavoro (03.05.18) è arrivata una massa di roba, per fare riempimento, che non capivo bene cosa fosse (v. foto sotto). Mi sono trattenuto dal dare un giudizio negativo nell’immediato, infatti il giudizio non poteva essere negativo, ma assolutamente negativo. Un conglomerato di sassi (stondati si, probabilmente di fiume) di 10-20 cm., ma in quantità decisamente inferiore rispetto alla grande massa composta da roba che non saprei bene come definire, un tritato di cava misto a ghiaino, in cui prevale il tritato. Comunque materiale inadatto per fare da riempitivo per un ripascimento costiero, visto che un’onda la fa sparire via in un secondo, guardate l’acqua torbida in foto. Non per nulla è stato sistemato lungo la battigia e poi ricoperto.

Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Mi chiedevo se il termine conglomerato fosse adeguato, ma letto il dizionario, si direi che è il termine esatto: “materiale costituito da una mescolanza di sostanze incoerenti e leganti, impiegato nelle costruzioni edili e stradali“.

Vediamo il dettaglio della grande massa di un cumulo come quello, una volta asciutto, perché è stato portato umido-bagnato (per la pioggia immagino), ma non lavato data la torbidità marina.

Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

 

A parte il colore, direi terra e anche un po’ fecale, ma che roba è? La massa portante è formata da sabbia? No, non direi, vediamo una foto ulteriore più nel dettaglio ancora.

Massa portante del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Non è certo una sabbia da litorale dignitoso, si direbbe un macinato/tritato molto disomogeneo e con molta molta polvere, molto pulviscolo. Una roba che infatti è stata messa sotto, non sopra. Ma possibile che per fare da base si metta materiale di questa consistenza, oltre ad essere adatta per un fondo stradale e non una spiaggia? Sindaco, a lei, ARPAL e Capitaneria di Porto, ho già mandato due PEC, oggi arriverà la terza, non potrà dire di non aver saputo, visto che i lavori indecenti dei ripascimenti 2017 hanno avuto l’approvazione finale dell’ente dal lei amministrato. Mi pare, poi, che lo scorso anno ARPAL si fosse un po’ destata, menomale.

Vediamo ora il materiale di “rifinitura” portato negli ultimi giorni. Siamo alle solite, uno spezzato di cava con qualche traccia di stondato, anche questo più adatto all’ANAS che ad un litorale frequentato dai bagnanti.

Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)

Vorrei far notare la differenza con il dettaglio del ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015, qui sotto.

Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015
Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015

Non sono dettagli, gli spigoli e il colore contano, soprattutto in zona UNESCO.

Nelle prossime puntate vedremo il resto.


Aggiornamento del 14.05.18

Questa è la torbidità effetto dello spezzato di cava. Notate, in contrasto, come è scura la riva che è stata bagnata.

08.05.18 torbidità e effetti dei ripascimenti 2018

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

La prova che il sindaco sospese il procedimento, più che una semplice pratica, avviato pochi mesi prima dall’ex sindaco Nardini. Il sindaco Matteo Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Le scelte arriveranno, poi, a partire da agosto 2017.

Sapere è potere, soprattutto sapere la verità, magari per propagandare l’opposto. In questa vicenda, il sindaco Matteo Cozzani, ha dimostrato tutta la propria temerarietà querelandomi nel 2014, soprattutto alla luce di altre carte, che solo recentemente sono venute allo scoperto. Carte mancanti nell’indagine della Procura della Spezia, all’epoca in cui fui rinviato a giudizio e processato per aver scritto: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla mia domanda: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Il PM, dott.ssa Federica Mariucci, mi rinviò rapidamente a giudizio, dopo indagini fulminee, con questa motivazione al capo di imputazione: “… offendeva la reputazione di Matteo Cozzani, insinuando falsamente che lo stesso avrebbe commesso un atto illegittimo con abuso d’ufficio…“. Su una cosa può stare sicuro il sindaco, che se avessi avuto modo di sospettare o avere la certezza di un abuso di ufficio, nel primo caso avrei presentato un esposto alla magistratura, nel secondo caso una denuncia. Così non fu. Ebbene la dott.ssa Mariucci, tramite i Carabinieri, chiese al Comune le carte relative al progetto “Le Terrazze”, collegato alla riqualificazione dell’Olivo, quello ripartito solo ad agosto 2017, e il Comune qualcosa fece arrivare, un po’ tra le righe, che la Polizia Giudiziaria però, non vide, anche perché assieme a un po’ di fuffa, non inerente la questione cardine. C’erano, però, un paio di lettere che l’ufficio tecnico portovenerese rilasciò col contagocce, assieme a stralci di planimetrie copiate confusamente, con parti duplicate e con parti mancanti, proprio dove serviva. Per le planimetrie e altro del P.U.O. originario e ultima variante del 2008, però, mi ero attivato per tempo e le avevo recuperate per conto mio, perché chi fa da sé, fa per tre. Mentre le lettere interne mi giungevano del tutto nuove (mai consegnate nei miei accessi approfonditi), dato che risalivano agli ultimi mesi del mandato del sindaco Nardini, come ho già scritto e mostrato nell’articolo: “Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione“.

Insomma, da quelle lettere si capiva chiaramente che in merito ai posti auto pubblici, interni al P.U.O. “Le Terrazze”, qualcosa si era attivato nel 2013, il Comune ne stava richiedendo il passaggio per gestirli. Non era un dettaglio che si chiedesse una celere presa in carico dei parcheggi pubblici entro l’estate 2013! Ma poi, giunta la nuova amministrazione Cozzani, non se ne seppe più nulla, anzi io pubblicai online, nell’estate del 2014, diverse fotografie in cui si vedeva controllare il varco d’accesso dai privati. Feci esposti pubblici e via PEC al sindaco per ottenere chiarimenti, come nell’articolo “Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.1: parcheggio pubblico presso Le Terrazze“, oppure “Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede“. I chiarimenti non arrivarono, ma la querela si.

Fortunatamente, ma anche no, date le carte e i fatti oggettivi, il giudice comprese perfettamente il quadro. Mi assolse principalmente perché scrissi la pura verità e perché il sindaco (inconsapevolmente), mi diede un forte aiuto con la sua testimonianza, facendo comprendere quanto fosse presente l’elemento psicologico, più che oggettivo, alla base della querela.

Ma ora posso dire di aver trovato la prova regina (anzi il pacco di prove) di quella “sospensione della pratica“, che in realtà fu una sospensione di un vero e proprio procedimento amministrativo, avviato dal precedente sindaco e poi lasciato in bando fino ad agosto 2017. Infatti il 22.02.13, l’allora sindaco Nardini scrive alla proprietà “Le Terrazze”, nella persona del sig. Antonio Ricciotti, invitandolo ad adempiere agli obblighi convenzionali del 2004 (rep. 3650) e “… comunica altresì che al fine di consentire la presa in carico delle opere di viabilità pubblica e parcheggio pubblico, con definizione di interventi per quanto attiene la sicurezza della circolazione, verrà effettuato nei prossimi giorni sopralluogo da parte degli uffici competenti. …“.

22.02.13, invito ad adempiere art.10 p.2 convenzione

Fu anche di questo sopralluogo che l’ex-comandante Pruzzo mi accennò e poi scrisse in una mail, su invito del sindaco. Della sospensione, anzi della pratica “bloccata in amministrazione“, dieci giorni più tardi, mi parlò anche un secondo agente, che fortunatamente registrai. Ed in merito voglio riprendere un passaggio della sentenza con cui sono stato assolto, che tratta dei due agenti chiamati a testimoniare:  <<… invero i testi Pruzzo e [ndr: omissis], sentiti sul punto, non sono stati in grado di ricordare esattamente le parole pronunciate nel corso dei rispettivi colloqui con l’imputato e, pur non escludendo di avere utilizzato l’espressione “pratica sospesa”, hanno negato di avere lasciato intendere che l’iter burocratico fosse stato indebitamente “bloccato” o, peggio, “imboscato”. E’ del tutto evidente che tale precisazione trae origine dal fatto gli organi comunali si erano molto risentiti per il post pubblicato dall’imputato sulla pagina facebook, tanto da invitare – per le vie gerarchiche – l’Ag. Pruzzo Pierluigi a chiarire il contenuto della conversazione del 20.09.2014 a cui Brunetti aveva fatto riferimento, così da indurre i suddetti testi a temere che le loro parole potessero essere fraintese, ovvero, interpretate con la medesima chiave di lettura utilizzata per il messaggio postato dal prevenuto. …>>.

Ed ecco la prova regina che è venuta fuori come per magia, dopo mesi dalla mia assoluzione, mai mostrata agli inquirenti, che pur fecero richiesta agli uffici comunali. E non si può dire che questa nota firmata dal sindaco Cozzani fosse l’unico documento, perché era la conseguenza di un progetto sconosciuto ai più, depositato con una sconosciuta bella serie di planimetrie, stranamente mai uscite fuori nonostante polizia giudiziaria e il Brunetti che faceva accesso agli atti (migliaia di accessi secondo il sindaco).

05.08.2013 valutazioni da parte del sindaco

Quindi il sindaco Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Scelte che arrivarono ad agosto 2017, a P.U.O. scaduto, con convenzione da rifare. Altro che celere presa in carico, entro l’estate 2013, come dalle lettere interne a fine mandato Nardini. E qui un piccolo accenno al merito dei parcheggi pubblici che, nella nuova convenzione, si prevede di dare in gestione agli stessi proprietari de “Le Terrazze” (che già li hanno sfruttati abbastanza), per ben 14 anni e per una cifra, 29mila euro/anno, a mio parere troppo bassa rispetto ai potenziali ricavi di circa 50 posti auto pubblici. Ebbene, c’era bisogno di querelare una persona che faceva informazione e chiedeva chiarimenti? Il sindaco forse si sentiva a disagio di fronte a tali richieste? Il sindaco aveva dimenticato il progetto presentato e la sua lettera di “valutazione”? Se ci penso dico che è pazzesco, querelare una persona sapendo che ha riportato la verità, tra l’altro documentale, oltre che oggettiva. E ancora più pazzesco la Procura, che si fa in quattro per una querela sul nulla, nonostante una prova sostanziale a mio favore: la registrazione della conversazione con il secondo agente. Che vi fosse inteso un abuso d’ufficio, poi, era tutto nella testa del querelante e anche del P.M., mi si permetta, sentenza definitiva docet. Senza calcolare lo sperpero di tempo e soldi pubblici (inclusi quelli del sindaco, anzi del Comune). Di fronte a tutto questo mi chiedo che paese vogliamo, un paese alla rovescia? Caro sindaco temerario.

Falò cancerogeni e soldi buttati per ripulire le spiagge dai detriti

A Sarzana ed Ameglia, due comuni del levante ligure, come in molti altri comuni liguri e toscani, si preferiscono fare prima i falò cancerogeni in spiaggia e poi, dato che il materiale è tanto, buttare parecchi soldi nel trasporto di tronchi e ramaglie, magari da bruciare in impianti a biomasse, per nulla innocui pure quelli.

30.03.16, Portovenere (SP): smaltimento rifiuti

Un pessimo esempio di cultura ambientale. Gli amministratori pubblici, in particolare quelli liguri e della Toscana costiera, pensano che la legna spiaggiata sia buona da bruciare, a piacere, in spiaggia o in impianti a biomasse. Cosa assolutamente non vera, perché produce diossine, particolato e numerose altre sostanze cancerogene. Purtroppo la fa da padrona un po’ l’ignoranza e un po’ la finta ignoranza. Ma pure in materia giuridica.

L’assessore Massimo Baudone del Comune di Sarzana (SP), in questo caso, fa un cattivo servizio pubblico dichiarando: “Così come bisogna essere chiari sul fatto che la legna spiaggiata non è rifiuto speciale, come affermato sempre dalla Consulta di Marinella (non so sulla base di quali particolari competenze peraltro), in quanto già la delibera regionale lo definisce “materiale” e non rifiuto, così come stabilito dal ‪DL 152‬/06 art. 183.“.
Il citato articolo non definisce la legna spiaggiata come “materiale”, ma semplicemente fa un elenco di definizioni usate nell’articolato di legge, nulla più. Sono altri gli articoli che vanno nel merito. Se proprio lo vuole sapere, l’assessore dovrebbe già sapere che l’art.256-bis del testo unico ambientale (D.Lgs. n.152 del 03.04.2006, a cui faceva riferimento) recita: “Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile e’ tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.“.

Proprio per questo, alcuni comuni come il suo (Sarzana), hanno fatto delibere collegate ad una legge regionale che deroga da questa norma, sulla base di dichiarazioni di calamità (vere, presunte, costituzionalmente o meno, molto meno). Sappia assessore che tale materiale legnoso entrato in contatto con l’acqua di mare, quando combusto, rilascia sostanze cancerogene e particolato, in misura molto maggiore, rispetto ad altre condizioni. Inoltre, è pure dannoso per gli impianti a biomasse, perché la presenza di cloruri (sale marino), durante la combustione, produce acido cloridrico che corroderebbe gli impianti (secondo il parere del dott. Federico Valerio, chimico ed esperto in combustione biomasse).

Infine, molti comuni fanno finta di non conoscere il parere ISPRA dato alla Regione Liguria n.1128 del 09.01.14. Leggete qui: http://partigianocivico.it/wp/index.php/2017/12/24/la-salute-abbruciamenti-spiaggia-pratica-cancerogena/

Ci sono ditte che hanno i mezzi per tritare in loco, perché si risparmia e si compatta il materiale da trasportare. Diventa più semplice la rimozione e meno costoso il trasporto, si fanno meno viaggi. Non si devono fare cataste ulteriori temporaneamente in attesa della rimozione come si sta facendo ora. Se poi si vuole fare come si è sempre fatto, bruciare in loco a danno dell’ambiente e della salute, per poi accorgersi che non è sufficiente e trovarsi all’ultimo momento a fare guadagnare paccate di soldi a ditte che rimuovono in maniera meno intelligente, che dire?

Per chi non dovesse capire la soluzione, ovvero triturare il materiale in loco per farne compost, risparmiando notevolmente sul trasporto di ramaglie e tronchi, consiglio di vedere questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=-65AwWnMCIc&app=desktop

Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Chi voleva abbattere le caprette della Palmaria (SP) – La verità

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, ripropone storielle che andrebbero sempre verificate. Anche lui decise l’abbattimento delle caprette dell’isola Palmaria, ma tornò sui propri passi grazie all’interesse dell’opinione pubblica.

Caprette Isola Palmaria

Siamo in campagna elettorale e mi trovo, ormai ogni giorno, a leggere storielle fantasiose che trasformano la realtà dei fatti in uno spettacolo per creduloni della montagna del sapone.

L’ultima è questa. Leggo pag. 4 del giornale “La Repubblica” edizione di Genova di oggi, 02.02.18. Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, in merito alla ben nota vicenda dell’eradicamento delle caprette dall’isola Palmaria, per motivi scientificamente motivati e sensati, dettati dalla tutela dell’habitat naturale (sito di importanza comunitaria), avrebbe dichiarato: … La mia volontà era di farne un censimento, non ho mai pensato di sopprimerle, quanto è successo odora di strumentalizzazione politica. ….

Ebbene, egregio sindaco, le dimostrerò tecnicamente che chi sta facendo sentire odore di strumentazione politica, in questo caso, è lei (sempre che non voglia smentire quanto riportato dal giornale La Repubblica).

Più di un anno fa, fui io il primo a pubblicare sui social, la SUA delibera n.192 del 19.09.16, con la quale, non solo prendeva atto delle decisioni della precedente giunta, ma ne perpetuava le intenzioni. Ne avevo già scritto, ma guardiamo questa paginetta, la quarta nel provvedimento, nella quale si scrive:

“… CHE, data l’assenza in organico di una figura specifica idonea alla realizzazione del progetto, occorre attivare idoneo incarico di servizio finalizzato alla progettazione di dettaglio e realizzazione delle seguenti azioni progettuali, dettagliate nello schema progettuale di massima depositato agli atti d’ufficio:

  • aggiornamento censimento diretto da punti fissi e diretto alla cerca, in battuta
    (avvistamento dal mare, da percorsi stabiliti…);
  • verifica habitat in relazione al danno indiretto sull’avifauna, provocato dalle
    abitudini alimentari delle capre;
  • predisposizione progetto d’intesa con le locali Autorità Veterinarie e
    campionamento, volto a valutare lo stato sanitario della popolazione in essere
    per fornire indicazioni necessarie ai S.S.V. A.U.S.L. n°5 Spezzino, perché si
    esprima sulla possibile destinazione degli animali che saranno oggetto di
    prelievo, fini alimentari per il consumo umano, fini alimentari per la produzione
    di mangimi zootecnici, smaltimento presso ditte autorizzate; …”.

Dunque, chi è che fa sentire odore di strumentalizzazione politica?

Cari concittadini, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Fate sempre un fact checking, prima di dare le cose per assodate. E soprattutto, siate ancora più diffidenti quando si è in campagna elettorale. Non incantatevi a guardare i giocolieri al semaforo, perché quando scatterà il verde sarà troppo tardi.

Il giocoliere al semaforo – Portovenere (SP)

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, sfrutta le ultime settimane di mandato per trasformare questioni serie in boutade da propaganda elettorale. Non si decidono le sorti di un paese a tempo scaduto.

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Non passa ormai settimana o giorno, che il sindaco Matteo Cozzani non tiri fuori dal cappello qualche oggetto curioso per attirare i passanti, suoi cittadini od operatori dell’informazione. Mi ricorda quei giocolieri di strada che, all’incrocio, calcolano bene i tempi in sincrono col semaforo, prima che torni verde. Con la differenza che, il saltimbanco di strada ha giusto qualche decina di secondi per fare i suoi giochi, mentre il sindaco ha avuto cinque anni e, solo a tempo quasi scaduto, comincia a fare i primi tentativi di abilità.

Sindaco, se voleva fare le cose seriamente doveva pensarci prima, per tempo. Quando i mesi non le mancavano. Un percorso di ascolto, ora del piano urbanistico comunale, pochi mesi fa per la “valorizzazione” dell’isola Palmaria (oltre ai vari sondaggi online farlocchi e non per tutti), non significa nulla se non è collegato ad un percorso partecipato, pensato, pianificato, con i propri tempi e passi calibrati. Soprattutto con un garante terzo, o garanti indipendenti, veri. Di questi non c’è ombra, nemmeno all’orizzonte. Chissà, magari lo/li tirerà fuori come coniglietti bianchi nei prossimi giorni.

Ma, anche a prescindere dai garanti, che non è una opzione, è il tempo che manca, e aggiungerei la serietà. Perché è un dato di fatto: il percorso di ascolto per la Palmaria appare accantonato e langue, mentre il P.U.C. poteva, forse, vedere una partecipazione attivata per tempo. Sul P.U.C. abbiamo una sua prima delibera del 20.12.14, proprio in tempo per il Natale, la n.231, intitolata: “Verifica di adeguatezza del P.U.C. vigente (art.46 L.U.R.) – indirizzi“. Poi passa il tempo. Abbiamo altri provvedimenti dal 2016, come la determina n.303, “Approvazione avviso pubblico esplorativo per individuazione professionisti esperti per affidamento incarichi di pianificazione“. E fra esperti, gare, proroghe, arriviamo al 2017, dove si procede agli affidamenti per gli incarichi relativi al P.U.C.. Con determina n.201 del 06.05.17, si affida definitivamente il servizio attinente l’architettura e l’ingegneria relativo al P.U.C., al costituendo [n.d.r.: !!!] RTP MATE Soc. Cooperativa – D.R.E.Am. ITALIA SOC. COOP., con sede in via San Felice, 21 a Bologna, “per l’importo di € 48.434,40, contributi previdenziali ed IVA esclusa, per un corrispettivo totale di € 61.453,57 (Euro sessantunomilaquattrocentocinquantatre/57) a fronte dell’applicazione del ribasso offerto del 23,12%, alle condizioni di cui all’offerta tecnica presentata“.

E solo ora si pensa al percorso di ascolto? Che chissà se mai confluirà in un percorso realmente partecipato, poi? Ma credo che quest’ultima domanda sia il caso di non porla, o porsela nemmeno. A tempo scaduto, legittimare questi incontri, queste scelte demagogiche, sarebbe solo un modo per dare fiato alla propaganda elettorale. Capisco che possano anche venire lette come ricattatorie: se non vado, non faccio sentire la mia voce, le mie idee. Ma a che pro, se tanto non ci sono né i tempi, né le garanzie?

Uno strumento serio di partecipazione non può venire svilito sotto gli ultimi granelli della clessidra. Credo sarebbe dignitoso, per ogni persona coerente con gli ideali democratici e sensibile alla tutela dei nostri territori, non prestarsi a questo gioco, veramente squallido. Si lascino specchietti e perline ai “conquistadores”, si pensi alla tutela del territorio, senza farsi coinvolgere per così poco (nulla), col rischio di legittimare l’ennesima svendita del nostro oro, i nostri territori.

Si dia pace il sindaco. E’ probabile che venga rieletto. Non ha bisogno di coprirsi di ridicolo o di camminare sulle mani.

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Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte II

Per le iniziative territoriali 2016-17 promosse dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., percepiscono i maggiori introiti il Grand Hotel di Portovenere, il Bar Gelateria al Gabbiano, l’affitta camere “La Darsena” di Giovanni Dotti e “Garbo Wine and Food” di Andrea Cavallo. La società sportiva Forza e Coraggio di Le Grazie, riceve un sostanzioso sostegno diretto e indiretto, per le proprie attività sociali.

In questa seconda parte mi soffermerò esclusivamente sulla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., che ha limitato al minimo le evidenze documentali relative al mio accesso agli atti. La mia ricerca si è limitata alle attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Ho quindi ristretto l’analisi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa e non all’intero bilancio.

Come scritto nel precedente articolo, la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., capitale sociale 100.000 euro, è al 51,12% partecipata comunale e per il resto ad azionariato diffuso. Gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Nella lettera inviata dal C.d.A. mi specificano che la società non è controllata dal Comune di Portovenere. Interessante, avrebbe una guida del tutto autonoma dall’amministrazione comunale. Le entrate sarebbero dovute esclusivamente alle attività svolte: porto di Portovenere, stabilimento Arenella, porto delle Grazie, pontile Lulworth, gru di Portovenere, gru delle Grazie e gru di Fezzano. Opera in un mercato concorrenziale.

Nell’ambito della promozione territoriale, mi specificano che l’evento “Azimut Rendez-V Marine” del 7, 8 e 9 luglio 2017, che ha visto impedito l’accesso pubblico alla banchina del porticciolo di Portovenere, è stato organizzato dalla sola V Marine s.r.l., la quale ha noleggiato n.32 ormeggi. Si mantengono riservati in merito all’entità delle due fatture emesse per tale occasione ma, a quanto traggo da giornali e social, l’ammontare percepito sarebbe stato di 15.000 euro, oltre a presunte ricadute presso gli esercenti locali. Il Comune, in tutto ciò, non avrebbe avuto alcuna gestione diretta o indiretta. La società, in quanto concessionaria, mi scrivono, può disporre la chiusura degli accessi al porticciolo (ad esempio per la piscina naturale, o altri eventi come regate), senza per ciò andare in contrasto con le prescrizioni demaniali a proprio carico.

Quindi, per gli anni 2016-17, la maggiore voce di spesa per la promozione del territorio è dovuta all’organizzazione delle regate Melges. In tale ambito, le spese riguardano pagamenti agli operatori economici del territorio di Portovenere, per pernottamenti, pranzi e cene. Oltre a ciò, la società contribuisce ad offerte benefiche nei confronti della Pro Loco di Portovenere e Le Grazie, oltre alla Pubblica Assistenza Croce Bianca di Portovenere, che è anche socia nel capitale. Ha finanziato anche la società sportiva Forza e Coraggio ASD, contribuisce alle spese per l’organizzazione di manifestazioni di interesse sociale sul territorio, come GiocoleRia e il Cantiere della Memoria per promuovere l’arte dei maestri d’ascia.

Ma veniamo ai numeri relativi alle spese complessive degli anni 2016-17 in ambito promozionale del territorio: al primo posto il Grand Hotel di Portovenere, che per le regate Melges 2016 percepisce 6.681,82 euro; al secondo il Bar Gelateria al Gabbiano, che fra regate Melges 2016-17 e “pasti per commissioni selezione personale (ormeggiatori/bagnini e spiaggisti)” 2016-17 riceve 5.727,28 euro spalmati su 5 fatture, di cui 2 riguardano complessivamente circa 160 euro per le commissioni del personale, tutto il resto le regate Melges. Al terzo posto, l’affitta camere La Darsena, che per le Melges 2016 e 2017 incassa complessivamente 5.000 euro tonde. La Darsena è proprietà di Giovanni Dotti, soprannominato “il sindaco della calata“, grande sostenitore e stretto amico del sindaco Matteo Cozzani, organizzatore di eventi locali, come “Minaccia Bel Tempo“, cassiere (o ex-cassiere) della locale borgata marinara per il Palio del Golfo. Dotti è anche il creatore del ben conosciuto gruppo Facebook “Il Comune Siamo Noi“, ben frequentato da cittadini e amministratori comunali, di cui ho scritto in più occasioni, anche per gli insulti transitati sul social.

Di seguito troviamo Garbo – wine and food“, che per forniture presso la società sportiva Forza e Coraggio, ha percepito un totale di 4.266,68 euro in due fatture tra 2016 e 2017. Su internet troviamo “Garbo Italy“, nome non registrato della ditta individuale di Andrea Cavallo con sede ad Arcola (SP), che si occupa di vendita per catalogo di prodotti enogastronomici. E’ anche sponsor della società sportiva Forza e Coraggio. La stessa società sportiva ha ricevuto contributi diretti dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l. per totali 2.650,84 euro negli anni 2016-17. E sempre finalizzato all’attività della Forza e Coraggio, troviamo che la Special Cart ha ricevuto 1.785,40 euro in tre fatture tra 2016 e 2017. Special Cart è impresa individuale di Roberto Speciale che si occupa di commercio all’ingrosso di carta, cartone e articoli di cartoleria.

Per le locandine dell’iniziativa “Cantiere della Memoria”, la Publisystem di via Fontevivo a La Spezia,  ha emesso 10 fatture tra il 2016 e 2017, per un ammontare di 1.523,00 euro. Di seguito la Med s.r.l. per la gestione del sito web ha fatturato per 1.421,48 euro, La Bottega di Rena 875,00 euro (Melges 2016, premi coppa Dallorso 2016, targhe Cantiere della Memoria), Mainoldi per la Melges 2016 ha ricevuto 1.000 euro, stessa cifra per la Pro Loco Le Grazie per il 2016. Cifre sotto i mille euro per gli altri tra cui: Le Terrazze di Portovenere 763,64 euro (Melges 2017), Torre di Porto Venere s.r.l. 736,36 euro (Melges 2017), Pro Loco di Portovenere 560,00 euro (Madonna Bianca 2017, banner sul sito 2016-17), La Pitoneta 554,55 euro (Melges 2017). Eppoi, via via, sotto i 400 euro fino a poche decine di euro altri operatori ed esercenti, poco più di una decina. Infine, la Pubblica Assistenza di Portovenere (riceve una donazione di 150 euro del 2016), ma è anche titolare di una quota (470 euro) della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l..