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Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’;
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013;
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze;
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Il "ripieno" del dosso paradossale

Sporting Beach -Portovenere (SP): una sanatoria inadeguata. Lettera al sindaco.

In questa lettera al sindaco di Portovenere, le incongruenze e l’inadeguatezza delle opere di messa in pristino a seguito della sanatoria, alla luce delle ultime mareggiate e della relazione tecnica dell’architetto Evaristi, professionista incaricato dallo stabilimento balneare.

– Comune di Portovenere (SP)

protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

c.a. Sig. Sindaco Matteo Cozzani

sindaco@comune.portovenere.sp.it

e p.c.

Portovenere (SP), 29.04.17

Oggetto: sanatoria di cui al decreto dirigenziale Regione Liguria n.1160 del 08.05.14 – stabilimento Sporting Beach Portovenere (SP) – inadeguatezza opere messa in pristino

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Egr. Sindaco Matteo Cozzani,

Le scrivo su una questione che ritengo alquanto singolare.

Non molte settimane fa è stata conclusa da questo Comune una procedura di sanatoria riguardante lo stabilimento Sporting Beach, a cui mi riferisco nell’articolo allegato. Ebbene, nella relazione tecnica dell’architetto Evaristi, professionista di fiducia del titolare dello stabilimento ed, allora, anche presidente della Commissione Paesaggistica dello stesso Comune di Portovenere, relazione acquisita già nel 2013 ai fini della rilasciata conformità paesaggistica da parte della Regione con decreto dirigenziale Regione Liguria n.1160 del 08.05.14, al paragrafo A.1, lettera H, in merito al dislivello di cm.60 fra arenile dello stabilimento e spiaggia libera alla battigia, si scrive che:

… la quota della spiaggia libera confinante, è invece decisamente decrescente verso la battigia e che dopo quaranta anni, l’azione erosiva e dilavante del mare possa risultare più evidente nel tratto di spiaggia libera priva di qualsiasi opera di protezione, che in quella adiacente, protetta da scogliera e cordolo in cls, annualmente mantenuta.“.

(NDR: per i lettori del blog vedasi anche l'articolo "Sporting Beach: la grande saga a puntate. Seconda puntata. Una faccenda molto da ridere")

Effettivamente è vero, la spiaggia libera decresce verso la battigia, non so se vada ritenuta questione eccezionale, mentre la spiaggia dello stabilimento è perfettamente pianeggiante fino alla scogliera abusiva. Detto ciò, secondo l’archietto Evaristi, la causa del dislivello sarebbe da attribuirsi esclusivamente all’azione erosiva e dilavante del mare, determinata dall’assenza di un’opera di protezione costiera, anche su questa parte del medesimo tratto costiero. Per inciso, posso dimostrare documentalmente, come d’altronde voi avete già accertato agli atti della sanatoria stessa, che l’arenile dello stabilimento non è stato annualmente mantenuto, ma si è giovato solo di alcuni ripascimenti saltuari, agli atti ne risultano solo due o tre, ad abbondare.

Dato, ormai, per assodato che tale “opera di protezione costiera” è da sempre abusiva, come accertato da ben due diverse indagini della Polizia Giudiziaria, incaricata dalla Procura della Repubblica della Spezia, come d’altronde dallo stesso Comune, mi chiedo se il Comune intenda promuovere la costruzione di un ulteriore tratto della massicciata illegittima, a tutela di tale spiaggetta (come suggerito dall’architetto), o invece abbia in serbo l’intenzione di procedere con una poderosa opera di ripascimento in tale tratto, proprio per appianare le differenze di quota fra spiaggia libera e arenile dello stabilimento, evitando mere coperture effimere.

Il "ripieno" del dosso paradossale
Il risultato delle ultime mareggiate – 28.04.17

Ciò che dice l’architetto è chiaro, secondo egli, la differenza di quota è da addebitarsi alla scarsa attenzione da parte di coloro che avrebbero dovuto tutelare quel tratto di costa da quarant’anni ad oggi e oggi è chiaramente visibile il danno provocato dalle ultime mareggiate che hanno facilmente dissolto la “duna” creata a seguito dei lavori di messa in pristino relativi alla sanatoria (v. foto allegata ripresa in data 28.04.17). Provvedimento con il quale si mantiene (e si è aumentata di volume) la massicciata abusiva, assieme al cordolo di calcestruzzo lungo la battigia, difforme in altezza per almeno 40 cm. in più, rispetto a quanto descritto dalle planimetrie originarie, riportate nella stessa relazione tecnica (v. pag. 26). Ovvero, muretto passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm., che, quindi, secondo il ragionamento dell’architetto, per quanto posso io comprendere, a causa dell’erosione, è stato scoperto avere almeno 40 cm. di impianto sottoterra, ben prevedendo, già allora, l’entità della futura erosione.

Planimetria cordolo 20 cm.
Planimetria cordolo h. 20 cm.

In conclusione, da fotografia e articolo allegati, pare evidente l’inadeguatezza della situazione scaturita dalla diversa conformazione (artificiale l’una, naturale l’altra) delle due spiagge limitrofe che, in realtà, dovrebbero far parte, da sempre, di un arenile unico.

Se mi posso permettere, il mio personale suggerimento, probabilmente ritenuto incomprensibile ai tecnici che hanno posto in essere tale inadeguata sanatoria all’atto pratico (anche per gli ulteriori punti riportati nell’articolo allegato), sarebbe di rimuovere la massicciata abusiva e riportare il cordolo all’altezza originaria, proprio per conformare la zona a quanto più simile all’aspetto originario, successivo alla conclusione della costruzione dello stabilimento negli anni ’70. Tale misura è l’unica che possa rendere la zona pienamente fruibile, esteticamente migliore e, soprattutto, perfettamente compatibile riguardo alle due spiagge limitrofe, che in realtà sono state scisse per azioni del tutto improprie nel passato.

Certo che vorrà operare per il bene dell’interesse pubblico, a tutela del promontorio, ristabilendo anche la possibilità di accedere ad una battigia liberamente accessibile su tutto quel tratto di costa, Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Allegati: – articolo online del 28.04.17estratto relazione tecnicafotografia del 28.04.17.

Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma

altan-merda-non-sabbia_jpgNella puntata precedente abbiamo fatto conoscenza con l’architetto Roberto Evaristi che ha redatto le istanze di sanatoria Paesaggistica e Urbanistica per conto dello stabilimento Sporting Beach, in questa puntata faremo un breve approfondimento sul melmoso sistema locale.

La cronologia dei fatti ci racconta che:

  • 26/06/13: la giunta comunale presieduta dal sindaco Matteo Cozzani delibera la nomina dei nuovi membri della Commissione Locale per il Paesaggio, con durata quinquennale, che sono: 1. arch. Roberto EVARISTI, 2. arch. Stefano LUPI, 3. arch. Enrica MAGGIANI;
  • 04/07/13: la Commissione Locale per il Paesaggio viene convocata per esprimere i pareri relativi ad una serie di procedimenti amministrativi in corso tra cui: a) il provvedimento demolitorio del cancello a scorrimento presso lo stabilimento “Le Terrazze” (che avrebbe impedito il libero accesso ai parcheggi pubblici e tuttora non indicati da alcun cartello stradale), ordinanza n.2522/2013; b) l’ordinanza relativa agli accertamenti degli illeciti e al provvedimento demolitorio per gli abusi riscontrati presso lo stabilimento Sporting Beach, ordinanza n.2518/2013. Nel verbale, alle ore 10:35, l’arch. Evaristi risulta rientrato dopo tali delibere;
  • 22/10/13: l’arch. Roberto EVARISTI, per conto del titolare dello stabilimento Sporting Beach, elabora, redige e firma, la documentazione ed i progetti inerenti la domanda di sanatoria paesaggistica presentata presso la Regione Liguria, la quale, nel corso dell’iter amministrativo si avvarrà dei pareri della Soprintendenza e dello stesso Comune di Portovenere, al quale interno è in carica la Commissione Paesaggistica prima menzionata.

Ci fa piacere che l’architetto Evaristi sia uscito dalla seduta della Commissione Locale per il Paesaggio nei momenti cruciali di conflitto di interesse, ma ci chiediamo come sia andata anche successivamente quando il Comune ha espresso pareri (favorevoli) alla Regione nel procedimento di sanatoria paesaggistica inerente lo Sporting Beach.

Il nostro parere è espresso da una forte (fortissima) sensazione di nausea, francamente per nulla favorevole. Immaginiamo che per le nostre istituzioni sia tutto nella norma, ci chiediamo cosa ne pensino i cittadini.

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Breve integrazione al ns. post:

l’arch. Roberto Evaristi è consigliere dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Spezia dal 2009, rimarrà in carica fino al 2017 ed è attualmente presidente della commissione “Taratura parcelle”, sempre presso lo stesso Ordine.

Il Codice deontologico Nazionale degli Architetti in vigore dal 01/01/14 all’art.31 recita:

Art. 31 (Conflitto di interessi)
1. Il Professionista è tenuto ad astenersi dal prestare attività professionale quando abbia, per conto proprio, di terzi o di soggetti che esercitano attività professionale negli stessi locali, un interesse in conflitto con quello di un committente o che possa condizionare il corretto svolgimento dell’incarico.

Chissà se lo prevedeva anche il codice in vigore sino al 31/12/13.

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Le puntate precedenti:

L’inizio della storia:

Sporting Beach: la grande saga a puntate. Seconda puntata. Una faccenda molto da ridere

Portovenere (SP) – Nov. 2013 – Sporting Beach
Portovenere (SP) – Nov. 2013 – Sporting Beach – Dislivello “naturalmente” artificiale

In questa seconda puntata analizzeremo un altro aspetto tra i numerosi abusi, ciò che era stato catalogato nell’ordinanza di demolizione e ripristino alla lettera H, come: sistemazione artificiale (dell’arenile) con dislivello di cm.60. Premettiamo che l’ordinanza del Comune (n.2518/2013), nonostante, anzi proprio per il numero cospicuo di abusi (senza titoli o per difformità), passava assolutamente in sordina i due aspetti più importanti per quanto riguarda l’interesse pubblico, ovvero la scogliera artificiale completamente abusiva ed il cordolo in cemento lungo la battigia, passato dagli autorizzati 20 cm. a 60 cm.. Opere che hanno completamente annientato la battigia, ovvero terreno pubblico (demaniale) sul quale è garantito per legge il libero accesso, diritto che, quindi, nello specifico, non esiste più da tempo.

Ebbene, la scogliera abusiva ed il cordolo in difformità, hanno determinato un dislivello di ben 60 cm. tra la spiaggia dello stabilimento e la limitrofa spiaggia libera, proprio perché il cordolo passando nel corso del tempo da 20 cm. a 60 cm. ha permesso di fatto un ripascimento definitivo, non stagionale e massiccio, nonostante il titolare tenti più volte di portare atti a dimostrare il contrario, ma tre ripascimenti in più di 20 anni non fanno primavera, tranne per il Comune e la Soprintendenza. Capite bene che l’arenile, per questo motivo, è aumentato in massa ghiaiosa ed ora è, praticamente, completamente in bolla (in piano) dalle cabine sino al mare. Ma anche questo aspetto non ha minimamente impensierito o fatto riflettere i nostri funzionari, anzi, si sono bevuti tranquillamente ciò che è scritto nel paragrafo A.1 (pagg.6-8) della Relazione Tecnica Illustrativa e che ha qualcosa di fantascientifico, oltre che, francamente, umoristico.

L’architetto Evaristi ammette che c’è un dislivello di 60 cm. tra il cordolo (al bordo dell’arenile lato mare) e l’altezza della battigia (mica poco) e riproduce una foto, già di per sé umoristica. Perché non riprendere l’immagine da più lontano ancora, ponendosi ancora più tangenti al muretto ed aspettando che la spiaggia si affollasse di più? Guardate la differenza con le foto del nostro articolo, da noi riprese perpendicolarmente al cordolo di separazione tra stabilimento e spiaggia libera, forse si vede un po’ meglio?

Poi l’architetto riproduce una foto degli anni ’70 (a pag.7, non ne discutiamo la data) scrivendo: “… da cui può facilmente individuarsi che il livello della spiaggia dello stabilimento è pressoché lo stesso di quello del marciapiede a servizio delle cabine e pressoché in piano. …“. Caspita, è evidentissimo che dalla foto non si vede assolutamente nulla, dato il punto di ripresa (non serve uno scienziato), tanto è vero che ha dovuto sovrapporre una freccia. Ma, poi, si riprende la porzione (molto parziale) di spiaggia libera e non lo stabilimento. Si vuole forse dimostrare che la spiaggia libera era pianeggiante? Eh, si, leggiamo ancora, qui viene la parte più spassosa ed incredibile.

Ecco la genialata, un grafico che dimostrerebbe che il dislivello non è stato determinato dall’innalzamento artificiale della spiaggia dello stabilimento (tramite cordolo e ripascimento definitivo), ma è dovuto all’erosione della spiaggia libera. E qui risate a crepapelle, a scena aperta. Grandioso, veramente un colpo di teatro, un maestro!

Quindi il cordolo, in origine era di 60 cm., di cui 40 cm. interrati, e la spiaggia dello stabilimento, da sempre, è pianeggiante. Non solo, pianeggiante avrebbe dovuto essere anche la spiaggia libera. WOW!!! Portovenere, zona Olivo, da sempre ha le spiagge in bolla, tutto assolutamente naturale. Fantastico, assolutamente grandioso. Ed il bello è che al Comune e Soprintendenza la scenetta è piaciuta, visti i pareri favorevoli già dati.

La cosa magnifica è che il grafico non dà minimamente idea di come la spiaggia si inclini verso il mare, oppure no (differenza tra spiaggia libera e stabilimento), come dire: ti dimostro che la Torre di Pisa non pende, basta fare una foto lungo l’asse di pendenza, et voilà. LA TORRE DI PISA NON PENDE, ERANO TUTTE BALLE!

Ma non è una gran bella soddisfazione farsi prendere per i fondelli in questo modo? Si, avanti così Italia.

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Le puntate precedenti:

L’inizio della storia: