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Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio

Tavola unica

Portovenere (SP) Le Terrazze: ripristino da abusi e/o danni? Un caso di successo per le informazioni ai cittadini

Vittoria? In pratica si, ma che fatica per far valere i propri diritti! Questa, secondo me, è la morale della vicenda su cui ho scritto in precedenza alcuni articoli e riguarda un accesso agli atti ambientale rigettato, poi ripresentato tramite la normativa dell’accesso civico, rigettato pure quello (riportato per l’analisi dei più esperti), ma infine accolto dopo lunga attesa, dopo una serie di note, anche al responsabile anticorruzione della Regione Liguria, al titolare del potere sostitutivo, ovvero il Segretario Generale sempre della Regione, e pure all’assessore Giampedrone, con delega in materia. Il responsabile anticorruzione scrisse una nota favorevole all’accesso, ma nonostante ciò ci volle un mio ulteriore sollecito ultimativo per far ripartire l’iter, figuriamoci come sarebbe andata a finire se avessi messo di mezzo il Difensore Civico Regionale, ben noto alle cronache di questo blog, autorità dipendente dalla Giunta Regionale.

Un caso all’apparenza banale, il titolare dello stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere invia, alla Regione Liguria, comunicazione

Comunicazione immersione in mare
Comunicazione immersione in mare

per il “… ripristino con riposizionamento di massi per la porzione crollata a seguito della mareggiata dei primi giorni di marzo. L’intervento comporta il recupero, per quanto possibile, dei massi scivolati, con l’integrazione di massi più piccoli“.

Ebbene, quest’ultimo episodio inizia, di fatto, da una comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 109, del D.Lgs. 152/06, ovvero relativa all’immersione in mare di materiale, secondo il comma 3, il quale prevede che: “… Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola comunicazione all’autorità competente…“, ovvero la Regione.

Roba che ha a che fare con l’ambiente? No, no. Per la Regione Liguria, per la precisione la dott.ssa Fasce responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque: no, no. No due volte, all’accesso ambientale e all’accesso civico. Accesso civico che all’art. 40 (sia pre che post riforma D.Lgs. 97/16) si rifà alla stessa normativa ambientale per l’accesso agli atti (D.Lgs. 195/05), rendendo di fatto, in più, obbligatoria la pubblicazione di tutti gli atti inerenti l’ambiente sul sito della P.A..

Ma dato che il no, no della Regione Liguria era alquanto impresentabile DUE VOLTE, finalmente è giunta la documentazione richiesta che include la comunicazione, la nota all’invio degli atti da parte della dott.ssa Fasce, la tavola unica di progetto e la risposta/parere/assenso/nulla osta all’immersione materiale della stessa dott.ssa Fasce, che però già avevo avuto tramite il Comune di Portovenere.

Nota di invio
Nota di invio
Tavola unica
Tavola unica
Nulla osta immersione
Nulla osta immersione

Come mai tutta questa resistenza al rilascio di tale documentazione non si sa (visto che i documenti andavano rilasciati anche pre-riforma, certo la riforma ha indubbiamente e meritoriamente appesantito l’obbligo), ma in compenso si sa che contestualmente all’immersione in mare di materiale c’erano altre attività di cui formalmente l’ufficio Settore Costiero e Acque non era a conoscenza (n.b.: ci sono atti ufficiali che lo attestano, giusto per prevenire querele a vuoto), ovvero, le attività di demolizione per il ripristino dagli abusi accertati dalla Guardia Costiera, poi confluite in una SCIA, in seguito sospesa, rimpiazzata da due procedimenti di sanatoria, una paesaggistica ed una urbanistica. Capite bene che è curioso che si richieda un ripristino per scogliera danneggiata senza far sapere, allo stesso ufficio Settore Ecosistema Costiero, che nel medesimo luogo, contemporaneamente, si lavora anche per ripristinare da abusi. Ma questa curiosità la lasciamo ai posteri.

Qui devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a darmi spunti utili, affinché riuscissi a penetrare nel bunker: Rosy Battaglia dell’associazione Cittadini Reattivi, Gabriella Reboa dell’associazione Posidonia di Portovenere, Claudio Cesarano di Diritto di Sapere e l’avv. Ernesto Belisario che è stato uno dei principali propulsori della recentissima riforma dell’accesso civico, riforma che a quanto pare (incredibile ma vero) ha fatto gioco sull’apertura all’accesso da parte del responsabile anticorruzione della Regione Liguria, in pratica uno dei primi casi di successo, se non il primo in Italia, a seguito del D.Lgs. 97/16. Insomma: l’unione fa la forza!

Un’ultima nota, ma la Regione non dovrebbe pubblicare questi atti? Al momento pare li abbia inviati solo a me, per questo li pubblico io.

Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

risp-accesso-atti-com109-Le-Terrazze Quando si entra in contatto con la pubblica amministrazione càpita (spesso o a volte, decidete voi) che l’aggettivo “banale”, nella lingua italiana, non abbia senso. Mentre, invece, acquisti un forte significato la parola “pranayama” che dovrebbe, a tutti gli effetti, entrare nella lingua corrente, parlata e scritta. Pranayama è la tecnica yoga di respirazione che permette il controllo del sistema nervoso e riduce gli stati di ansia o incazzatura, per dirla fuori dai denti.
Veniamo al punto, come libero cittadino di questo strano paese ho richiesto alla Regione Liguria gli atti riguardanti la comunicazione (con allegati) e il nulla osta (o parere, poco conta) relativi ad interventi di immersione di materiali in mare ai sensi del D.Lgs. n.152/06.
A me pare, forse sarò azzardato (ironico), che una operazione di immersione di massi in mare, anche se per il “ripristino” di una scogliera, debba essere ritenuta relativa all’ambiente, ragione per la quale ho richiesto di accedere a tali documenti sulla base del D.Lgs. n.195/05 (accesso ambientale). Ma sapete cosa mi ha risposto la dott.ssa Ilaria Fasce del Settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque della Regione Liguria? Reggetevi bene alle potrone… che da tale carteggio non emergono informazioni ambientali rilevanti ai sensi del D.Lgs. n.195/2005” (!!!). Evvai di pranayama… inspirare… espirare… inspirare… espirare… per almeno una mezzora.
Dopo aver ripreso contatto con la realtà molto irreale dei nostri amministratori regionali, riprendo le forze e la pacatezza necessaria per rispondere al dirigente del Settore Ecosistema Costiero, che forse si occupa dei riflessi sonori lungo le coste liguri, facendo presente che l’art.2 della normativa per l’accesso ambientale (D.Lgs. n.195/05) specifica cosa si debba intendere per “informazione ambientale”, senza bisogno di alcun sforzo ulteriore da parte dei dipendenti della Regione. Ebbene, in sintesi: si intende come informazione ambientale “(…) ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente (…).
Serve altro?
Ebbene, la Regione Liguria, però, dato che non vuole essere scortese con i propri cittadini, mi invita a ripresentare la domanda, ma sulla base della L.241/90, obbligandomi, perciò, a corredarla di motivazioni all’accesso ed a presentare i titoli necessari (ovvero, se proprietario limitrofo, ad esempio), metodo per poi rigettarmi con convinzione (e giuridicamente) l’accesso, magari affermando che sto cercando di operare un “controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. Tutte considerazioni che non sono opponibili quando si accede con la modalità “ambientale”. Capite bene che non ho l’anello al naso e nel trappolone non ci casco, ma esigo che una legge dello Stato venga applicata in quanto DEVE essere applicata, così com’è, nel caso specifico.
Che strade mi rimangono? La strada amministrativa, ad esempio. Potrei fare ricorso al Difensore Civico Regionale, ma ormai conosco il nostro Difensore Civico della Pubblica Amministrazione (v. dossier sull’accesso agli atti), tra l’altro dipendente della stessa Regione: quanto potrà essere autonomo nelle proprie decisioni? Al T.A.R.? No grazie, non ho altri 300 euro da spendere per il T.A.R. (v. dossier Le Terrazze), visto che mi è anche toccato ricorrere al Consiglio di Stato, per altro accesso negato inopportunamente (il procedimento è in corso), sempre sul medesimo specchio acqueo.

Ma quali segreti di Stato ci saranno?

Non mi rimane altro che rendere noto l’accaduto, nella speranza che qualche giornale e qualche esperto, o associazione, voglia interessarsi della vicenda, che nel merito, vi assicuro, è molto interessante.

Per coloro che diranno che il post non è in tema con il gruppo, vorrei far presente che parliamo di materiale immerso in mare presso lo stabilimento “Le Terrazze” a Portovenere, e che tutti i cittadini che hanno a cuore il proprio ambiente, nello specifico il mare, farebbero bene ad interessarsi della vicenda che sta proseguendo, con esiti ancora non scontati e importanti rivelazioni, di cui renderò noto in un prossimo articolo più specifico nel merito. Magari, se mi danno una mano alcune associazioni ambientaliste (o giornalisti) non sarebbe male, con la documentazione che già ho e la loro titolarità ex lege, si potrebbe tentare di spezzare la resistenza del Settore Ecosistema regionale… regionale… regionale…. Visto che di eco se ne intendono.

Ambiente: tutti hanno il diritto di sapere e difendersi

tools-collectionAgile manuale d’uso (aggiornabile) per aprire i forzieri dell’informazione ambientale (e non) senza compiere furti con scasso e soprattutto senza scazzi. Inviateci anche le vostre esperienze.

Su queste pagine abbiamo scritto più volte (e non ci stancheremo mai) di trasparenza amministrativa e di accesso agli atti, ovvero dei nostri diritti ad ottenere le informazioni (e documenti) detenute dalle pubbliche amministrazioni. Frequentemente abbiamo scritto anche dei numerosi casi in cui sono stati frapposti ostacoli illegittimi al reperimento delle informazioni ed all’ottenimento della documentazione richiesta. In questo post ci faremo un regalo per l’anno nuovo, uno strumento in più (anzi tanti, tipo coltellino svizzero o toolbox) per poter tutelare noi stessi e gli altri dagli abusi in materia ambientale, aprendo i forzieri dell’informazione all’interno di quella parte della P.A. che si proclama trasparente, ma che nei fatti trasparente lo è molto poco, o lo è solo quando le informazioni le si tirano fuori con le pinze. Ecco, infatti, un paio di pinze (anzi molti e potenti strumenti) specifiche per l’accesso agli atti amministrativi in materia ambientale, ma anche ad uso generale per alcuni casi, forniteci dalla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che: “E’ l’organismo preposto alla vigilanza sull’attuazione del principio della piena conoscibilità e trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione, al quale possono rivolgersi privati cittadini e pubbliche amministrazioni.“.

Perciò, […]

Trasparenza: un vantaggio per tutti che non si deve pagare

trasparenzaAbbiamo rispolverato il programma elettorale del sindaco Matteo Cozzani, che aveva messo al primo punto due bei proponimenti: “TRASPARENZA E INTEGRITA’ MORALE”.

Per quanto riguarda l’integrità morale ci auguriamo che il sindaco possa dar modo di dimostrare di non essere più la stessa persona che ha patteggiato una condanna penale alcuni mesi fa, mentre in merito alla trasparenza sta già dimostrando di non essere molto diverso da chi c’era prima di lui, anzi, se possibile sta mettendo in atto il peggio che un’amministrazione possa fare nei confronti della propria cittadinanza, porre nuovi ostacoli all’accesso dei documenti conservati nelle proprie stanze.

E’ vero, il programma non era da rispolverare, di polvere depositata ne abbiamo trovata poca, dato che era solo il 2013, eppure sembra che sia passato un secolo. Poco più di un anno di amministrazione in questo Comune è bastato per passare dalla precedente gestione dell’ufficio “SPECTRE” a quello dell’ufficio “PAY-per-VIEW”, forse proprio in onore dell’amico (o ex amico) Silvio da Mediaset, prode guerriero della TV spazzatura. Ma qui la tele-visione non c’entra, è la visione degli atti pubblici (non a distanza) un tempo gratuita, che ora diventa a pagamento, dopo appena un anno di vecchiaia del documento da esaminare, per buona pace della TRASPARENZA AMMINISTRATIVA.

Infatti, la Giunta Comunale il 23 settembre scorso ha sfornato una bella delibera, la D.G.C. n.181/2014, nella quale introduce i costi dei “diritti di ricerca”, che chiede pure IN ANTICIPO, prima ancora di poter visionare le carte. E se i costi di ricerca sono ammissibili (anche umanamente comprensibili) e previsti dalla legge, rimane da capire se chiederli SUBITO – PRIMA DELLA VISIONE e PER LA SOLA VISIONE sia legittimo, perché la legge non dice esattamente così (art. 25 legge 241/90). La legge associa tutte le eventuali spese solamente all’estrazione, ovvero se e quando si fa la richiesta di copie, ne abbiamo già parlato qui.

Ma la trasparenza amministrativa, che vuol dire permettere ad un cittadino di verificare, a tutela propria, del proprio condominio o della propria comunità, l’andamento delle procedure amministrative, non è una semplice fissazione, per il gusto di scoprire chissà quali segreti, ma una camera di decompressione importante, probabilmente fondamentale, a tutela dell’interesse pubblico, affinché si possa prevenire e combattere la corruzione all’interno degli enti pubblici. Enti in teoria al nostro servizio, ma che non raramente, le cronache lo riportano con buona frequenza, in pratica potrebbero agire anche per interessi di altra natura, contrari all’interesse collettivo. La trasparenza agisce, quindi, a tutela della stessa amministrazione pubblica e dei singoli amministratori, dirigenti, funzionari e dipendenti.

Capite bene che se per un atto bisogna pagare per la sola visione, quando prima (qualche mese fa) nel Comune di Portovenere non si faceva, e non solo, quando non è MAI capitato al sottoscritto (e a molti altri) di aver trovato un’altra amministrazione pubblica che usi la modalità PAY-per-VIEW, le cose cambiano molto e in peggio nei confronti della cittadinanza. Se poi i costi si fanno pesanti, la cosa si fa ancora più limitativa, se non impraticabile e l’amministrazione da trasparente diventa opaca, se non oscura agli occhi dei cittadini.

Già, i costi, andiamo ad esaminare anche questi. Dopo aver più volte, invano, richiesto il riferimento alla delibera che stabilisce le tariffe, finalmente la delibera che pareva introvabile è spuntata fuori, ed allora vediamo cosa si scrive nella D.G.C. n.181/2014. Ricordiamo che la legge già citata prevede i “diritti di ricerca atti” solo se si chiedono copie ed, inoltre, è la direttiva del 19 marzo 1993, n. 27720/928/46, emessa dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio, a prevedere i diritti di ricerca MA SOLO per “procedure di ricerca di particolare difficoltà. Il tariffario del Comune prende in considerazione effettivamente questo aspetto?

Andiamo a vedere cosa dice e non dice:

Rimborso costi di ricerca ATTI:
-Precedenti 5 anni rispetto all’anno corrente € 10,00
-Anni anteriori a 6 rispetto all’anno corrente € 15,00

Per le pratiche edilizie si calcola il rimborso per ogni singolo edificio rapportato all’anno più vecchio di ricerca come di seguito:
-Precedenti 5 anni rispetto all’anno corrente € 20,00
-Anni anteriori a 6 rispetto all’anno corrente € 30,00

Dunque, parrebbe che per l’anno corrente, sia che siano atti generici o pratiche edilizie, non si paghino costi di ricerca (il costo copie cartacee ovviamente c’è sempre), bene. Ma possibile che se un atto (o pratica edilizia) è più vecchio di un solo anno (solare o di calendario, poi non si capisce) già diventa particolarmente difficoltoso reperirlo? Dove vengono messi? In un cassone alla rinfusa? Possibile che basti un solo anno per diventare difficile da trovare? Complimenti all’organizzazione dell’archivio.

Eppoi, indubbiamente, il cassone delle pratiche edilizie è più capiente e quindi si paga il DOPPIO. Certo, sono pratiche più voluminose, ma un fascicolo dovrebbe essere comunque posizionato in un certo ordine. Già scatta una “discriminazione” tra pratica edilizia e altro? E come mai?

Francamente, in parte, il criterio adottato dal Comune e i costi convincono poco e non sembrano aderenti al principio cardine che dovrebbe essere la difficoltà nella RICERCA, non alla difficoltà nel prelievo del fascicolo dall’armadio perché sotto altre carte, o per il peso.

Vedremo cosa ne penserà la Commissione per l’accesso, ad ogni modo il precedente della modalità PAY-per-VIEW è pericoloso, perché potrebbe estendersi a tutte le altre amministrazioni (che mai hanno adottato tale metodo), un po’ per rimpinguare le proprie casse e un po’ per limitare la visione delle carte, ma tutto sempre a danno della trasparenza e quindi dei cittadini.

Inoltre, il Comune di Portovenere pare particolarmente preoccupato dai “ficcanaso”, tanto da aver messo nel proprio “Regolamento sul diritto di accesso agli atti amministrativi” un bel articoletto, il n.19 comma 2: Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione.. Paura eh? Peccato che la legge preveda che il cittadino abbia diritto alla: “accessibilità totale (…) allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità” (art.11 del D. Lgs. n. 150/2009). A maggior ragione ciò è altrettanto valido per gli accessi di natura ambientale, quelli che hanno spesso a che fare con le pratiche edilizie, quelle che per il Comune di Portovenere costano di più e sono più difficoltose da reperirsi.

In merito ne avevamo già parlato qui:

Daniele Brunetti

Il Difensore Civico Regionale: l’accesso agli atti si paga anche prima della visione.

comune-costiMemore del precedente intervento da parte del dott. Lalla, mi sono chiesto, perché non fare ricorso, ulteriormente, al Suo intervento anche in un altro caso?

Quindi ho scritto, nuovamente, al Difensore Civico Regionale affinché illuminasse me, e tutti i cittadini interessati, su una questione che parrebbe semplice: può un ente pubblico (in questo caso, per combinazione, il Comune di Portovenere) richiedere il pagamento dei diritti di ricerca (o altre voci) prima ancora della visione degli atti?

A logica verrebbe da dire, si perché per rendere disponibili gli atti, anche per la sola visione, vanno cercati tra le scartoffie. Ok, bene, ma in effetti la legge non dice proprio così, o almeno per noi profani che conosciamo solo la lingua italiana parrebbe dire un’altra cosa. Esattamente la solita legge 241/90 all’art.25 sancisce:

Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione
di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti
indicati dalla presente legge. L’esame dei documenti e’ gratuito. Il
rilascio di copia e’ subordinato soltanto al rimborso del costo di
riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo,
nonche’ i diritti di ricerca e di visura.

Noi, sciocchi cittadini che conosciamo solo la lingua italiana, abbiamo, perciò, pensato che scrivere: “L’esame dei documenti e’ gratuito.” (PUNTO), fosse un modo per distinguere questo periodo linguistico dal successivo, il quale fa intendere che i diritti di ricerca ed altre voci si possono, eventualmente, applicare, ma solo al “rilascio di copia. Credendo, anche, che questa non fosse una secondaria questione di lana caprina, ma pensando che il legislatore avesse volutamente affermato che le informazioni sono gratuite, a prescindere dal servizio (la copia), per tutelare non solo la trasparenza amministrativa (cosa che non sta a cuore a molti), ma il diritto all’informazione a tutela dell’interesse della collettività, o anche del singolo cittadino (se interessato), a prescindere dalle capacità pecuniarie di ognuno.

Cosa che potrebbe far pensare a scomodare l’art.3 della Costituzione, quando afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale …” e ancora che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“. E non si tratta forse di libertà – l’accesso alle informazioni – ed ostacolo – il costo – per esse, se sono fondamentali all’esercizio di un nostro diritto o una tutela?

Abbiamo scomodato la Costituzione, comunque, per fare intendere che, probabilmente, il legislatore non si è sbagliato a scrivere l’art.25 della legge 241/90 in quel modo chiaro, semplice e senza margini interpretativi, a quanto appare.

Ma qui entra in gioco il dott. Lalla che, nella sua missiva, inizialmente e in apparenza conferma il mio parere (ma dai!!!) per poi darmi completamente torto, in quanto la legge 241/90, a Suo parere, è generale ed astratta e non poteva certamente prevedere e specificare. Certamente, come poteva prevedere quelle voci di costo che cita esplicitamente nella frase successiva?

Non solo, ma altrettanto ingenuamente, da cittadino profano, ho fatto presente il contrasto tra il citato articolo di legge e il regolamento Comunale approvato con delibera di Consiglio Comunale n.21 del 30.06.14, il quale all’art.7 recita:

Esame dei documenti – Rilascio di copie – Diritti e rimborso spese
1. L’esame dei documenti è gratuito, fatto salvo l’eventuale costo di ricerca degli atti in archivio quando da tale operazioni risulti un impegno particolarmente gravoso.
2. Per il rilascio di copie dei documenti trovano applicazione, in relazione al disposto dell’art. 25 comma 1 Legge n. 241/1990, le tariffe approvate dalla Giunta comunale con deliberazione, e fatte salve le disposizioni vigenti in materia di bollo.
3. I diritti di cui al comma 2 sono riscossi dall’Ufficio Ragioneria o dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico.

E qui, dopo la frase “L’esame dei documenti è gratuito“, spunta una virgola al posto del punto. Ma che sciocco, certo è stata esplicitata la virgola implicita della legge 241/90. La – virgola implicita – fa parte della prassi giuridica nel nostro Paese.

Or bene, lasciamo strada, allora, ai luminari delle norme, agli azzecca garbugli o semplicemente a chi cerca di applicare la legge, magari tralasciando la lingua italiana, ma ad ogni modo lasciamo strada libera a tutti quegli enti pubblici che finora non hanno osato richiedere pagamenti (a qualsiasi titolo) per la sola visione, a seguito di una richiesta di accesso agli atti. Adesso avete strada libera anche voi, avrete così un altro modo per ripianare ai vostri problemi di bilancio a discapito della trasparenza amministrativa e dei diritti della collettività.

Ma, un appunto finale, oltre a non citarci alcuna fonte esistente (se vi fosse) in merito a questa interpretazione della legge, non so, sentenze, circolari o direttive (magari della Commissione per l’accesso), il dott. Lalla ha tralasciato di farci sapere (nonostante l’avessi richiesto) su quale base il Comune di Portovenere ha stabilito i costi dei diritti di ricerca richiesti (20 euro per alcuni e 30 euro per altri), dato che abbiamo chiesto quale fosse la delibera di riferimento in tal senso, e ad oggi nessuno, nemmeno il Segretario Comunale, è stato in grado di rispondermi. Insomma, un tariffario approvato da qualche parte esiste?

C’è poi una questione di lana caprina finale, ma è vero che c’è una direttiva della Commissione all’Accesso che invita i Comuni a trasmettere il loro regolamento per l’accesso agli atti alla Commissione stessa? Perché parrebbe, ripeto PARE, che il regolamento del Comune di Portovenere non sia ancora arrivato a destinazione. Ma sicuramente è una voce del tutto infondata.

Ancora tanti auguri Italia.

Daniele Brunetti

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AGGIORNAMENTO del 04/09/15
A ben guardare la legge per l’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), citata nell’istanza di accesso presso il Comune ed alla base della richiesta, all’art.6, comma 1, stabilisce che:

L’accesso ai cataloghi previsti all’articolo 4 e l’esame presso il detentore dell’informazione richiesta sono gratuiti, fatto salvo quanto stabilito all’articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, relativamente al rilascio di copie.

Servono tanti ulteriori discorsi?

Salviamo il paesaggio dalla cattiva amministrazione: il difensore civico della regione Liguria lo (la) difende?

Cavaliere - difensoreVorrei rendere nota, ulteriormente, una questione che ritengo una lezione importante di democrazia e giustizia, che può essere, probabilmente, un piccolo sasso in uno stagno, ma che, se diffusa, può contribuire (anche se poco) a far crescere quella coscienza civica di cui il nostro paese ha estremamente bisogno.

Mi scrive il dott. Lalla, il Difensore Civico della Regione Liguria, che pochi mesi orsono ritenne giustificato il diniego espresso dal Comune di Portovenere all’accesso totale, da me richiesto, alla documentazione relativa alla domanda di sanatoria paesaggistica dello stabilimento balneare “Sporting Beach”, qui a Portovenere, in zona Olivo e zona UNESCO, paesaggisticamente vincolata. Il parere è riportato qui in originale

Nello specifico, il dott. Lalla pare particolarmente piccato dal post pubblicato sulle pagine Facebook, dal titolo: Aiutiamo il Difensore Civico Regionale, nel quale notavo quanto limitato e ristretto era stato il suo intervento.

Allora rendiamo nota la e-mail pervenuta oggi dal Difensore Civico Regionale e la mia risposta immediata, ma vediamo anche di approfondire la questione e di inviare tale approfondimento al dott. Lalla, in modo che possa eventualmente darci ulteriori chiarimenti.

L’e-mail, ricevuta oggi, è di seguito integralmente riportata:

Gent.mo sig. Brunetti,

mi è stata segnalata, e trascritta, la nota da Lei pubblicizzata su Facebook ( strumento notoriamente utilizzato da persone che non sopportano il dialogo diretto con chi ha opinioni diverse) riguardante il mio provvedimento di diniego agli atti del comune di Portovenere relativi allo stabilimento “Sporting Beach”.

Per prima cosa La voglio tranquillizzare: conoscevo e conosco il Decreto Legislativo sull’accesso all’informazione ambientale attuativo della direttiva 2003/4/CE.

Tale normativa (contrariamente a quanto Lei con supponenza ritiene) non giustifica affatto la Sua istanza. Se è vero infatti che il richiedente l’accesso in materia ambientale non deve dichiarare il proprio interesse ( e d’altro canto il mio diniego non richiama affatto una mancanza di “interesse” e non è neppure vero che il Comune ne abbia chiesto dimostrazione), è anche vero che l’art. 5 del decreto indica in modo espresso i casi in cui il diritto di accesso è negato. Quindi tale diritto in materia ambientale non è illimitato come Lei vorrebbe far credere.

Fra i casi di diniego è elencato quello che attiene allo svolgimento in corso di procedimenti giudiziari o anche di sole indagini. Ed è a questa ipotesi che fa riferimento il Comune nella comunicazione del 24.5.2014.

Tanto Le dovevo, con un pacato invito a leggere tutto, e non solo nella parte che giova ai propri interessi, un testo normativo: in questo modo eviterà di formulare giudizi impropri ed avventati.

Con i migliori saluti
Francesco Lalla
Difensore Civico della Regione Liguria

Orbene, nell’immediato, la risposta è stata:

Gent.mo dott. Lalla,

Le faccio presenti due aspetti che mi hanno fatto esprimere l’opinione da Lei citata, per nulla avventata ma determinata da fatti concreti:

  1. il procedimento penale a cui si riferisce il Comune, fu da me azionato tramite esposto ed all’epoca della richiesta di accesso agli atti era già stato archiviato (ne ho documentazione);
  2. la Regione Liguria, diversamente da quanto da Lei ritenuto, mi ha concesso libero accesso all’intero fascicolo e ciò sarebbe in palese contraddizione con quanto da Lei affermato.

Inoltre, le mie opinioni sono supportate da diversi legali, dirigenti e funzionari pubblici. Per tale motivo continuerò a scrivere nel merito della vicenda fino a giustizia piena.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Ma, ora, vorrei andare più nei dettagli, perché ci sono alcuni aspetti che non tornano e che mi sembrano importanti per capire meglio la questione.

Sorvoliamo sul fatto che il dott. Lalla non ama uno strumento fortemente democratico (pur con l’infinità di difetti che ha, ma pure le nostre democrazie li hanno) come Facebook, perché accessibile a tutti. Lui stesso avrebbe potuto scrivere un commento all’articolo ed interloquire con me pubblicamente. O comunque, avrebbe potuto rispondere alla mia email del 01/07 u.s., inviata tramite protocollo PEC della Regione, dopo aver ricevuto l’esito negativo del suo provvedimento ufficiale. Non può, quindi, negare che un tentativo di dialogo diretto era da me stato fatto. Tant’è, sono lieto che un post su Facebook abbia sortito migliore effetto.

Non mi rincuora, però, sapere, che nonostante la conoscenza del decreto attuativo sull’accesso all’informazione ambientale, ovvero il D.Lgs. n.195/05, un accesso ad una domanda di sanatoria accolta dalla Regione, perciò pubblica ed impugnabile presso il TAR, sia ritenuto non pienamente accoglibile.

Scrive il dott. Lalla, che anche l’accesso ambientale ha dei limiti, vero, e che l'”ipotesi” che avrebbe pesato sul suo diniego sarebbe stata lo svolgimento in corso di procedimenti giudiziari, o anche sole indagini. IPOTESI? Beh, allora, se vogliamo impedire un accesso a documenti di natura amministrativa (perché poi è di questo che si parla concretamente) solo per una ipotesi, allora stiamocene tutti a casa. Difatti, il Comune, incalzato da richieste di chiarimenti, non è mai stato in grado di affermare se si trattava di un procedimento penale o di un procedimento di accertamento interno. E comunque, possiamo domandare(ci) e dire molte cose interessanti:

  1. come mai il dott. Lalla nel suo provvedimento non ha mai menzionato nulla in merito a questa motivazione specifica, ma è rimasto molto sul vago? Non sarebbe stato corretto farla presente?
  2. il dott. Lalla si è forse dimenticato quanto scrivevo nell’esposto-ricorso a lui indirizzato, testimoniato dai documenti emessi dal Comune? Il procedimento penale era stato da me azionato, con esposto, e quindi ne ho avuto accesso nel momento in cui è stato archiviato. Ed al momento dell’accesso era già stato archiviato, tant’è che il Comune, incalzato da richieste di chiarimenti, non ha potuto ammettere una cosa non vera ed ha nicchiato finché ha potuto. La cosa è ulteriormente confermata dal loro ricorso al parere della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non menziona tale IPOTETICO procedimento penale;
  3. quindi, se capisco bene, secondo il ragionamento del dott. Lalla, non ci si può opporre ad un provvedimento di sanatoria (per uno stabilimento balneare), reso pubblico sul sito internet della Regione, se in corso c’è un procedimento penale ad esso relativo, nonostante il procedimento amministrativo sia in corso (non sospeso). Perché questo è il senso se io, libero cittadino, posso avere solo parzialmente i documenti inerenti la sanatoria. Un po’ come dire: troppo facile, bendati un occhio, segati una gamba e meglio ancora un braccio, che poi ti facciamo fare ricorso. Non troviamo qualcosa di strano in tutto ciò?
  4. se poi andiamo a vedere tra le righe della legge sull’accesso ambientale, il D.Lgs. n.195/05 all’art.5, non dice solamente quanto succintamente affermato dal dott. Lalla, ma riporta: “2. L’accesso all’informazione ambientale e’ negato quando la divulgazione dell’informazione reca pregiudizio: (…) c) allo svolgimento di procedimenti giudiziari o alla possibilità per l’autorità pubblica di svolgere indagini per l’accertamento di illeciti; (…)“. E qui torniamo al punto di prima, ma con una marcia in più. O sospendiamo il procedimento di sanatoria in corso e impugnabile, perché ciò pregiudicherebbe le indagini penali in atto (questo è il senso), o altrimenti significa: io pubblica amministrazione sano un abuso e tu, cittadino che vuoi ricorrere contro, te lo pigli in quel posto, perché ti lego ad una sedia fino a quando non è tutto finito. Corretto no?
  5. infine, leggiamo bene il provvedimento del Difensore Civico (lo riporto in originale per il pubblico dominio), si scrive: “(…) il Comune di Porto Venere (…) fornisce, a parere dello scrivente, tutti i chiarimenti necessari e risulta adempiere con puntualità e precisione alle prescrizioni normative contenute nella legge 241/1990 (Legge sul procedimento amministrativo) e successive modifiche e integrazioni.“. E qui di D.Lgs. n.195/05 non c’è nemmeno l’ombra, questo decreto è tutt’altra cosa rispetto alla normativa a cui il Difensore Civico fa riferimento, non è una modifica e nemmeno un’integrazione alla legge 241/1990. E quindi, se il dott. Lalla cita solo ora l’art.5 del decreto è evidente che fa un’azione “postuma”, a cui prima non aveva affatto pensato, o a cui aveva pensato ma che ha volutamente evitato. Il che, per un professionista, non è una bella cosa, né in un senso, né in un altro.

Se posso mostrare un sentimento finale, voglio esprimere tanta tristezza per il nostro paese e, francamente, faccio fatica a pensare ad un futuro migliore, se non con enormi sforzi da parte di tutte le persone di buona volontà.

Daniele Brunetti

Sporting Beach: la grande saga a puntate. Prima puntata

Portovenere (SP) - Nov. 2013 - Sporting Beach
Portovenere (SP) – Nov. 2013 – Sporting Beach

Cominciamo la nutrita serie di puntate per riparlare di Sporting Beach, ma supportati dai documenti avuti da legittimo accesso agli atti presso la Regione Liguria, dato che il Comune di Portovenere, come spesso fa, ci impedisce illegittimamente di visionare o estrarre copia. Come sapete, si tratta di uno stabilimento in zona Olivo per il quale sta per concludersi l’iter di sanatoria paesaggistica, ma di fatto concluso visti i pareri favorevoli di Soprintendenza e Comune (se non già concluso ufficialmente per mano dei locali secret agents). La sanatoria paesaggistica servirà anche a dare il via libera alla sanatoria urbanistica, altrettanto interessante (quasi replica della prima), e che rimane ad esclusivo appannaggio dell’ente comunale. Figo no?

E partiamo proprio da questo secondo aspetto, contenuto anche nell’istanza di sanatoria paesaggistica, che era quello tenuto ben riservato e che si teneva a non divulgare. Ma, come sappiamo, gli atti devono essere pubblici in quanto attinenti a delibera dirigenziale impugnabile, resa pubblica sul sito della Regione, inerente zona vincolata paesaggisticamente, all’interno della fascia dei 30 metri previsti dal Codice della Navigazione, più diversi altri aspetti che fanno si che gli atti debbano essere mostrati a chiunque, sulla base della tutela paesaggistica e più generalmente ambientale, Dlgs. 195/05, a buona memoria del nostro difensore Civico Regionale e del Comune di Portovenere.

Gli aspetti sono molteplici, alcuni veramente spassosi, dato che vengono giustificati in maniera estremamente acrobatica, anche quando contornati da apparenza tecnico-scientifica, degna del Mago Oronzo. Ci faremo, infatti, anche notevoli e sane risate nelle prossime puntate.

Come prima chicca, la cosa interessante da mostrare ora, è proprio una parte più recondita degli abusi, ovvero una serie di cabine fatte all’interno di un sottopasso che collega la spiaggia all’area interna frontale all’Hotel Royal. Il “tunnel”, come definito nel documento, è stato ridotto di circa la metà in larghezza, e su una metà è stata fatta una fila di locali in muratura, come cabine, spogliatoi, depositi e locale pronto soccorso. Locali, in pratica, sotterranei, fatti in barba al titolo edilizio ed a ciò che ne deriva, da chissà quanto tempo (vedremo con precisione in seguito).

Per chi volesse documentarsi in merito agli antefatti consigliamo:

Estratto dalla Relazione Tecnica Illustrativa
Estratto dalla
Relazione Tecnica Illustrativa inerente domanda di sanatoria paesaggistica (pag.12)

Trasparenza, dove sei? Che non ti vedo?

trasparenza 2Torniamo a parlare di trasparenza amministrativa, di accesso agli atti amministrativi ed alla relativa normativa, ovvero alle possibilità offerte ai cittadini che poco conoscono e che in molti casi le amministrazioni fanno finta di non conoscere.

La legge, o meglio le varie leggi che si sono succedute, hanno ampliato il campo alla trasparenza ed agli obblighi della pubblica amministrazione di rendere pubblici atti e permettere un più facile accesso ai documenti amministrativi, cosa a quanto pare, ancora piuttosto indigesta al Comune di Portovenere e poco conosciuta allo stesso difensore Civico Regionale della Liguria.

Ne avevamo parlato già anche in questo articolo, ma sembra proprio che il Comune non trovi pace, visto che è ritornato sul tema nell’ultimo Consiglio Comunale del 30.06.14 con un ulteriore regolamento sul diritto di accesso agli atti amministrativi, cosa ormai francamente inutile, visto che le leggi sono quelle e il Comune non può certo inventarsi artifici locali per fare come gli pare. Basterebbe applicare la legge e far studiare dirigenti e funzionari, invece di inventare regolamenti e cambiarli pochi mesi dopo.

Detto questo, vogliamo rendere noti alcuni punti fondamentali al Comune di Portovenere e al dott. Francesco Lalla, che tra l’altro è stato capo della Procura di Genova, ora in pensione ad esercitare la funzione di Difensore Civico Regionale, a quanto pare piuttosto distrattamente visto che gli sono sfuggite molte norme (come riportato dal nostro articolo) tra cui la legge 33/2013. Ma il dottore è rimasto solo al 1990 con la legge 241.

Ebbene, andiamo a leggere questa paginetta [NDR: ora non più online] (http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=2206), molto interessante, scritta dal dipartimento della Funzione Pubblica. I riferimenti normativi sono molteplici, ma è comunque scritta in maniera semplice e divulgativa, facile anche per i funzionari più ostici alle regole.

Dal 2009, ai sensi dell’art.11 del D. Lgs. n. 150/2009, la trasparenza è intesa come: “accessibilità totale (…) allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità“. E qui, come avevamo scritto, il Comune di Portovenere era già inciampato impedendo un accesso proprio perché reo di voler effettuare una forma di controllo. Eh si, cari signori e signore del Comune, il Comune non è una ditta privata ma un ente pubblico, ovvero dipende dai cittadini che ne sono i principali azionisti di riferimento. Ma, a quanto pare, la cosa è dura da capire. Del resto, qui, siamo abituati anche a vedere terreno demaniale (PUBBLICO) usato per scopi privati senza che qualcuno dal “palazzo” dica nulla, anche se avvisato, e quindi facciamo come ci pare.

Ecco che subito troviamo un bel link con tutti i riferimenti normativi adatti alla bisogna [NDR: ora non più online]: http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=2207. Prego signori favorite.

Ma ecco che troviamo la più recente legge in materia (D.Lgs. 33/13) che chiarisce numerosi principi, su:

  1. obbligo di pubblicità su: situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado, procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche, ecc…;
  2. trasparenza: accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle PA, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo democratico sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubblicazione dei dati sui siti istituzionali (chiaro, no?);
  3. pubblicazione dei dati e delle informazioni sui siti istituzionali: e qui come richiesto vorremmo vedere la LISTA (lista ripetiamo), aggiornata e perenne (almeno 5 anni), degli atti emessi a partire da gennaio, vista anche la confusione delle ultime settimane sull’Albo Pretorio online;
  4. totale accessibilità: (e qui riporto pari pari) si stabilisce il principio della totale accessibilità delle informazioni. Il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso delle PA, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza, ed evidentemente conoscere i dati di uno stabilimento balneare mette a rischio la stabilità dello Stato, o del Comune?);
  5. accesso civico: viene introdotto un nuovo istituto (tataaa! e qui martelleremo nelle prossime settimane). Questa nuova forma di accesso mira ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA (e qui ce n’è molto poca) e a promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione). – Corruzione? Che brutta parola! Qui siamo tutti amici. – Tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato. (Ad esempio il PUD – Piano di Utilizzo del Demanio – COMPLETO, non solo alcuni pezzi, con TUTTI gli atti relativi, a presto!);
  6. qualità e chiarezza delle informazioni: tutti i dati formati o trattati da una PA devono essere integri. Ma pensa, che ci volevano dare planimetrie censurate (!);
  7. obbligo di durata delle pubblicazioni. Si stabilisce la durata dell’obbligo di pubblicazione: 5 anni e comunque fino a che gli atti abbiano prodotto i loro effetti (fatti salvi i casi in cui la legge dispone diversamente);
  8. amministrazione trasparente: si prevede l’obbligo per i siti istituzionali di creare un’apposita sezione – “Amministrazione trasparente” – nella quale inserire tutto quello che stabilisce il provvedimento (seee, fantascienza);
  9. piano triennale per trasparenza e integrità: viene disciplinato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità – che è parte integrante del Piano di prevenzione della corruzione (di nuovo? Che brutta parola);
  10. pubblicazione dei curricula, stipendi e incarichi del personale dirigenziale: ma va? Noi abbiamo trovato qualche curriculum tirato via, una traccia non completa per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali e zero stipendi. Forse abbiamo cercato male? Che dice Segretario?

Or dunque, partiamo dal concetto di trasparenza (sembra Fuffas), dovrebbe avere tre scopi:

  • sottoporre a controllo diffuso (controllo diffuso? Che brutto termine, fa impressione eh?) ogni fase di gestione della performance per consentire il miglioramento, assicurare la conoscenza a cittadini e stakeholders (ditte e consulenti), dei servizi resi dalle amministrazioni, delle loro caratteristiche quantitative e qualitative, nonche’ delle loro modalita’ di erogazione (mica poco!);
  • prevenire fenomeni corruttivi. Di nuovo! Eh, ma sono fissati, qui siamo tutti amici (!);
  • promuovere l’integrita’ nelle pubbliche amministrazioni. Integrità? Vuoi dire che in Comune devono mangiare crusca e cibo integrale per migliorare le prestazioni intestinali?

E terminiamo con la chicca della bussola della trasparenza, sistema che dovrebbe valutare la qualità dei siti istituzionali e che vuol dire tutto o niente, cioè molto poco. Perché il sistema di monitoraggio informatico non è per nulla intelligente, valuta in pratica l’esistenza dei titoli nei siti istituzionali, non il contenuto, quindi, capite bene, non ha molto valore pratico.

Bene cari cittadini, amici del Comune di Portovenere ed egregio dott. Lalla, abbiamo soddisfatto, almeno in parte, la vostra voglia di sapere? Speriamo di si e a presto, visto che vogliamo sapere tutto sul PUD, oltre a voler vedere pubblicata la lista degli atti da gennaio 2014, per almeno 5 anni.

Aiutiamo il Difensore Civico Regionale

Aiutiamo il difensore civicoDiamo una mano al Difensore Civico della Regione Liguria, il dott. Francesco Lalla, possiamo capire, non riesce a seguire tutte le nuove normative in materia di accesso agli atti amministrativi e gli è sfuggito che oltre alla normativa di base (Legge n.241/90) esiste un decreto legislativo successivo, il D.Lgs. n.195/05, si va bene è del 2005, ma lasciamogli ancora tempo perché per ora conosce solo la legge del 1990, prima o poi ci arriverà.

Ebbene, rispetto alla legge n.241/90 il D.Lgs. n.195/05 ha introdotto una fattispecie speciale in materia di accesso ambientale (che include la materia paesaggistica) che si connota, rispetto a quella generale (legge 241/90), per due particolarità: 1) l’estensione del novero dei soggetti legittimati, ovvero che le informazioni ambientali spettano a chiunque le richieda senza necessità, in deroga alla disciplina generale, di dimostrare un suo particolare e qualificato interesse; 2) estende il contenuto delle informazioni accessibili alle “informazioni ambientali”, che implicano anche una attività elaborativa da parte dell’amministrazione debitrice delle informazioni richieste, assicurando una tutela più ampia di quella garantita dalla normativa generale, oggettivamente circoscritta ai soli documenti amministrativi già formati e nella disponibilità dell’amministrazione.

Conoscendo solo la legge base, il dott. Lalla non si è reso conto che accedere a documenti che riguardano una sanatoria paesaggistica, o una ordinanza che impone la demolizione di numerosi manufatti in zona demaniale marittima e privata, relativi ad uno stabilimento balneare (Sporting Beach in zona Olivo), ovvero un esercizio pubblico (tra l’altro non la villa di Pinco Palla), è un accesso a dati ambientali, cosa richiamata nella motivazione nella domanda. Inoltre, lo stabilimento si trova nella “fascia di rispetto” (30 metri, salvo estensione in casi particolari) prevista dall’art. 55 del codice della navigazione, e per pura combinazione in zona UNESCO e con vincolo paesistico-ambientale “bellezze di insieme”. Tutte cose che dovrebbero far pensare all’applicazione del D.Lgs. n.195/05 (ripetiamo, il richiamo alla tutela ambientale era chiaro già nella domanda), ma non conoscendo la normativa ha ritenuto corretto l’operare del Comune di Portovenere solo sulla base della Legge n.241/90, visto che il Comune insiste nel volere la dimostrazione di un particolare e qualificato interesse. Oh che peccato, visto che la stessa Regione, organo da cui dipende il Difensore Civico Regionale, dott. Lalla, ha ritenuto che l’accesso a documenti riferiti ad una sanatoria paesaggistica fosse di natura ambientale-paesaggistica, strano no? E quindi abbia dato corso all’accesso immediato con estrazione delle copie di tutti i documenti. Che strano però, la Regione Liguria questa legge la conosce e il Difensore Civico Regionale che “abita” a due passi no. Proprio strano.

Forse il dott. Lalla farebbe bene a cambiare mestiere? Che ne dite?