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La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Scriviamo di stabilimenti balneari e abusi, tanto per cambiare. A Portovenere (SP), in zona Olivo, abbiamo solo due stabilimenti balneari, ma nel corso dei decenni è stata accumulata una quantità/qualità di abusi incredibile. Dalla massicciata abusiva frontale allo stabilimento Sporting Beach, che tale rimane perché in sostanza insanabile, ad un’altra grande opera edilizia abusiva presso “Le Terrazze”, ora accertata con condanna penale. Rimane, però, al palo il procedimento amministrativo da parte del Comune.

Ed è proprio di questa grande opera abusiva sul demanio marittimo, frutto dei gestori de “Le Terrazze”, a Portovenere, che ora posso liberamente scrivere, data la conclusione di un incompleto (a mio avviso) procedimento penale, rapidamente terminato con un decreto di condanna voluto dal P.M. dott. Monteverde, ed emesso dal G.I.P. dott.ssa Perazzo. Peccato che non ci sia stato un processo, ulteriori aspetti e responsabilità sarebbero potute uscire allo scoperto, lo vedremo nel corso dell’articolo. Ha giocato un ruolo fondamentale anche la normativa penale, estremamente debole in ambito abusi edilizi, grazie a prescrizioni rapidissime e, per il demanio marittimo, un codice della navigazione che commina sanzioni non ridicole, di più. Insomma vedrete che abusare del demanio marittimo, e in generale, conviene e paga il più delle volte. Per il codice della navigazione, artt. 54 e 1161, se “occupate” il demanio marittimo, in genere pagherete un’ammenda assolutamente ridicola, €500 ma poi ridotti a €250. Che voi sul demanio marittimo mettiate ombrelloni, un pollaio, o un grattacielo, pagherete praticamente la stessa cifra e tanti saluti. Per questo vi invito, se non l’avete già fatto, a firmare la petizione che non verrà chiusa fino a che il Ministero dell’Ambiente, della Giustizia, dei Beni Culturali, o il governo, non ci daranno l’attenzione chiesta da tempo: https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi/
Oggi siamo ad oltre 41mila firme e non ci fermeremo fino a quando il “governo del cambiamento” o altri governi, non ci ascolteranno.

Questo per quanto riguarda l’aspetto penale, meglio andrebbe dal punto di vista amministrativo, sempre che i vari enti preposti facciano il loro lavoro seriamente e senza sconti, soprattutto non meritati. Il Comune pare non abbia ancora attivato alcun procedimento, nonostante conosca il mio esposto dal novembre 2017.

Ma è solo grazie ai contributi finanziari che ho ricevuto da persone generose, che ho potuto accedere alla copia di un DVD con documenti delle indagini di cui sto per scrivervi. Se potete: contribuite, anche per tenere in vita questo blog! Pensate un po’, che voi siate persona offesa o imputato, se avete la sfortuna di imbattervi in un CD o DVD in un fascicolo penale, al quale vi serve accedervi per vostra difesa (o per informazione al pubblico), ad oggi, dovete pagare ben € 323,04. A prescindere che nel CD/DVD ci sia una foto o l’enciclopedia britannica, sempre quello è il costo, grazie ad una circolare che il Ministero della Giustizia aggiorna praticamente ogni anno. Vi pare sensato o giusto? Avete mai sentito un solo avvocato che abbia protestato per questo? No, loro si fanno rimborsare dal cliente. Allora sarà il caso di farsi sentire anche per questo, perché non c’è giustizia se non c’è trasparenza, ovvero se la trasparenza è vincolata a costi inaccessibili ai più. Ho aperto, perciò, un’altra petizione: https://www.change.org/p/alfonso-bonafede-spese-ingiuste-di-giustizia-la-copia-di-un-cd-dvd-costa-323-04/.

I fatti

Dopo un lungo e necessario preambolo, passiamo ai fatti concreti.  Guardate l’immagine Google Maps sotto, si tratta dello stabilimento “Le Terrazze”, parte di una struttura ricettiva composta anche da una Residenza Turistica Alberghiera, un ristorante e un comparto ancora oggi inedificato e sterrato. Quest’ultimo con una buona parte di parcheggi pubblici, una trentina (altri 20 circa compiuti da tempo, si trovano davanti alla R.T.A.) ed altri privati interrati e un campo di calcetto, che dal 2004 attendono un compimento. Storia di cui ho raccontato in più occasioni, scorrete il dossier.

Ebbene, non soddisfatti di tutto ciò, lo stabilimento balneare è stato costruito in buona parte in abuso sul demanio marittimo. Ma attenzione, non fatevi ingannare dal gergo algido del legalese spinto degli atti che seguono, non si tratta di mera occupazione di un terreno preesistente, si tratta di un terreno di circa 200 mq. uscito fuori per un’opera umana (o forse non molto umana) di interramento di un braccio di mare di identica estensione. Chissà, poi, che bel volume di materiale tra subacqueo e in superficie. Questo terreno, poi, è stato lasciato in parte a “scogliera”, o meglio massicciata (in effetti era stata cementificata pure questa, come in foto), e in parte cementificata con gradoni e pietra. Il tutto senza alcuna autorizzazione effettiva, semplicemente giocando a fare della costa ciò che si ritiene utile per il proprio interesse personale e senza nessun controllo da parte di chi avrebbe dovuto controllare.

L’immagine Google Maps è oltremodo esplicativa, rappresenta la situazione completa antecedente al febbraio 2016 (a dispetto di quanto scritto da Google). Fino a quell’epoca, il primo livello vicino al mare era cementificato per poter sistemare lettini ed ombrelloni, in barba alla concessione demaniale, perché avrebbe dovuto rimanere massicciata libera da attrezzatura balneare. Solo grazie ad un mio esposto, la gestione dello stabilimento dovette rapidamente dare una passata di martello pneumatico per riportare la massicciata alla luce. Ma ecco perché tolsero velocemente quel cemento e fecero una sanatoria, c’era molto, ma molto, di più. In quella sanatoria del 2016 si notò qualcosa di strano, la profondità della massicciata non appariva per nulla conforme a quella riportata nella planimetria della concessione edilizia n.1263/1999. Concessione accordata alla soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., ovvero la società che gestisce tutt’oggi “Le Terrazze”.

03.08.1999 planimetria CE n.1263

In merito a ciò, l’intraprendente architetto Roberto Evaristi, incaricato dai titolari de “Le Terrazze”, risolse facilmente la questione. L’archistar Evaristi è stato sempre presente in caso di sanatorie (e altre pratiche) degli stabilimenti balneari dell’Olivo (v. anche Sporting Beach), pure quando era presidente della stessa commissione paesaggistica comunale del medesimo Comune di Portovenere. L’architetto, nella dichiarazione asseverata alla sanatoria del 2016 (estratto), a pag.5-6, par. 1.2, scrisse che:

Le opere in difformità sono costituite da modeste variazioni nella disposizione delle pietre che costituiscono la massicciata a mare rispetto a quanto previsto e autorizzato dalla concessione edilizia n. 1263 del 03/08/99, mantenendone però inalterata la geometria ed estensione globale.
Infatti, a livello planimetrico, si riscontra una profondità media di circa tre metri per tutta l’estensione della scogliera, con alcune porzioni lievemente più profonde alternate ad altre più strette, così come si evidenzia negli schemi sottostanti.
Tale conformazione consolidata nel tempo, si pensa possa essere la conseguenza di particolari moti ondosi e flussi di corrente che caratterizzano lo specchio d’acqua in questione particolarmente soggetto all’azione delle maree.
Ciò che in realtà costituisce difformità tra quanto rilevato e quanto rappresentato graficamente nel titolo edilizio è la conformazione trasversale della scogliera in rapporto allo stato e conformazione del fondale.
Si presume che tale rappresentazione originaria sia stata redatta senza il supporto di un rilievo del fondale e senza minimamente considerare l’escursione delle maree, producendo un elaborato grafico di sezione non rispondente allo stato effettivo dei luoghi.
La profondità del fondale in quella fascia di specchio acqueo è infatti decisamente maggiore di quanto rappresentato originariamente e facilmente rilevabile rendendo praticamente irrealizzabile la tipologia di massicciata rappresentata nel titolo originario.
Fin dall’epoca della sua realizzazione, infatti, la massicciata, proprio per le motivazioni suesposte, si presenta come scogliera emersa in quanto prevista quale opera di consolidamento e protezione del muro di confine retrostante.
La diversa configurazione si ritiene pertanto quale diretta conseguenza sia dell’inesattezza della rappresentazione grafica originaria che dell’effettivo stato dei luoghi.
Si riporta, a solo scopo esemplificativo, lo schema della sezione tipo riportata nel progetto originario, nonché quella dello stato attuale e di raffronto.

Certamente, molto convincente. Sicuro. Tra maree, correnti molto particolari, lavoro svolto male all’epoca (1999), è chiaro che il fondale è stato eroso dai moti del mare, allo stesso tempo la scogliera è aumentata di volume, un po’ “naturalmente” e un po’ per gli errori dei progettisti dell’epoca. Volete farvi due risate? Progettista dell’epoca era l’ing. Montefiori, con cui l’arch. Evaristi ha avuto lunga e stretta collaborazione. Non per nulla, già nel 2002, lavorarono assieme al P.U.O. “Le Terrazze”: R.T.A., ristorante, stabilimento e parcheggi pubblici, ancora in parte inedificati e molto altro. Infatti, trovate anche una relazione, con loro firme appaiate (di cui parleremo ulteriormente), proprio collegata alla concessione dello stabilimento in oggetto. Peccato, poi, che il profilo costiero catastale, rispetto a quello reale, non l’abbia notato nessuno, nemmeno i tecnici infallibili del Comune, nemmeno la Guardia Costiera. Questo sempre durante la sanatoria del 2016, che ha coinvolto anche la Regione (differenti uffici) e la Soprintendenza di Genova. Nessuno.

Insomma, l’architetto, anzi gli architetti Evaristi, oltre a Ottolini, Nadotti, Portunato per il Comune e altri enti, non scrissero nulla in merito a una ben diversa, più che solida ipotesi, confortata da fotografie aree e satellitari storiche: la maggiore profondità della massicciata, rispetto al progetto del 1999, era dovuta semplicemente al fatto che la stessa massicciata era stata estesa verso mare per diversi metri, anche 5 o 6 metri e oltre.

Nella mappa catastale del 1999 il profilo costiero era questo:

Nella mappa catastale del 2016 (valida anche oggi), usata pure negli atti della sanatoria e non coincidente con le condizioni reali al momento dell’accertamento (!), invece, il profilo catastale risultava questo sotto. Questo disegno era opera del Ministero delle Infrastrutture, il quale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fece rilievi reali lungo tutta la costa italiana. E’ la ben conosciuta per i tecnici, “proiezione Z” dei dati catastali. E, guarda la fortuna (per noi), il rilievo nella zona fu fatto poco prima degli abusi. Il dettaglio e la precisione sono evidentemente maggiori, rispetto alle epoche precedenti:

Però, ben prima del 2016 (anno della sanatoria “Le Terrazze”), ovvero già dal 20.06.2000, secondo immagine dell’Istituto Geografico della Marina Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344), che non posso pubblicare per questione di copyright, lo stato reale della costa era già questo:

Qui, dal S.I.D., sistema informativo del demanio marittimo del M.I.T., vediamo la stessa mappa catastale del 2016 (e anni precedenti, valida pure oggi), sovrapposta ad una foto satellitare recente (ante febbraio 2016, notate i lettini sul primo livello a mare). La linea blu marca chiaramente quanta parte di mare, frontale allo stabilimento, è stata interrata, anche dallo sperone della proprietà limitrofa più a est, ovviamente segnalato anche questo da tempo, ma senza alcuna conseguenza (così va il mondo). Allo stesso tempo, la linea rossa segna il confine vero tra demanio e terreno privato. E’ evidente che buona parte dello stabilimento si è piazzato con struttura edilizia, cabine e muro a ovest, ben oltre i limiti reali della proprietà e, ad oggi, dopo il decreto penale di condanna, appare così.

Da tenere in forte considerazione che, solo nel 2004, viene rilasciato il permesso di costruire n.54 relativo allo stabilimento balneare come oggi, cioè con la linea di costa come già era dal 2000 e in difformità alla precedente concessione edilizia del 1999. Inoltre, nelle carte edilizie del P.U.O. 2004, non risulta essere presente alcuna autorizzazione ad hoc ad effettuare opere edilizie sul demanio marittimo. Opere che vennero compiute prima di costruire lo stesso stabilimento e nello stato come ad oggi. Come vedremo nelle foto di seguito. Nello stesso verbale dell’Agenzia del Demanio del 06.03.18, a pag. 3 si scrive:

Ovvero l’allegato 6 è sotto:

 

Infatti, io l’autorizzazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, collegato a quanto scrive l’Agenzia del Demanio, relativo alla costruzione frontale allo stabilimento con n.3 scale in pietra (e non due), non l’ho mai trovata nel P.U.O. Le Terrazze e, infatti, non è presente, né nel verbale della stessa Agenzia del Demanio, né nelle informative della C.P., che includono specifico atto di acquisizione documenti presso il Comune di Portovenere. Per la precisione, esiste si una lettera della C.P. datata 01.12.2003 (sempre negli atti del fascicolo penale), con approvazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, ma riguarda solo la parte in proprietà e non la parte demaniale. Gli atti dell’istanza a firme Montefiori e Evaristi vengono allegati alla nota della C.P., la quale scrive alquanto chiaramente:

Il Signor RICCIOTTI Antonio in qualità di legale rappresentante della Società IMMOBILIARE LIDO DI PORTOVENERE, con domanda pervenuta in data 10 novembre 2003 e successivamente integrata, ha chiesto l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 55 del Codice della Navigazione, per realizzare una struttura turistico ricettivo nell'area di proprietà entro trenta metri dal demanio marittimo, così come meglio indicato negli uniti elaborati grafici.

Del resto il fronte mare era già stato sistemato, senza alcuna autorizzazione, come dimostrato inequivocabilmente da una foto del 2003, estate 2003 (ante autorizzazioni stabilimento), che vedremo anche più in avanti.

E questo fa scopa (o non fa scopa, come preferite) con una nota dello stesso Comune a firma delle architette Ottolini, Nadotti e Portunato, prot.n.189 del 05.01.18, che io contestai in questo modo, appena ne ebbi copia, ed è agli atti:

Spett.le Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera,

mi pregio di comunicare e trasmettere documentazione relativa atta a confutare le affermazioni riportate nella nota allegata del Comune di Portovenere del 05.01.18, nello specifico al punto alla seconda pagina ove si scrive: "In merito a quanto riportato nella parte finale della Vs. nota e riferito al punto 2 della segnalazione del Sig. Daniele Brunetti (presenza di n.3 scale in pietra anziché n.2), si allega estratto titolo edilizio P.D.C. n.54/2004 relativamente agli immobili individuati catastalmente al Fg.10 mappale 864 e si dà atto che risultano autorizzate n.3 scale in forza del predetto titolo rilasciato successivamente alla citata concessione edilizia 1263/99....".

In merito a quanto sopra dichiarato devo sostenere che ciò non trova documentalmente conforto, in quanto:

il P.D.C. n.54/2004 che autorizzava n.3 scale in pietra (diversamente dalla c.e. 1263/99 che ne autorizzava solo due) è stato rilasciato in data 04.08.2004 (all.2), tra l'altro senza menzionare variazioni sulla linea di costa di fatto effettuate, ma anche ben dopo la costruzione della parte frontale dello stabilimento con n.3 scale come ad oggi, che era già in essere alla data del 05.08.2003, come provato dalla fotografia aerea reperibile presso l'ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872 (all.3, 3A e 3B). Ciò prova che la parte frontale dello stabilimento è stata costruita senza titolo edilizio conforme, anzi in palese difformità rispetto al titolo edilizio del 1999. Perciò, l'autorizzazione edilizia del 2004 è stata rilasciata a seguito di una rappresentazione non aderente alla realtà dei fatti di allora. Ad ulteriore conferma si allega la planimetria catastale dello stato dei luoghi, facente parte dell'allegato "E" al P.U.O. Le Terrazze, per come avrebbero dovuto essere prima della costruzione del comparto U.M.I. "D", relativo al P.d.C n.54/2004.

Voglio, inoltre porre in rilievo la nota con la quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Genova ha dato parere favorevole al rilascio del P.d.C n.54/2004 (all.2), quando indica di adottare "accorgimenti tali da rompere la continuità del muro di delimitazione dell'arenile mediante l'introduzione di elementi vegetali e/o una maggiore articolazione planimetrica dello stesso muro...", cosa che non è mai stata considerata. Non solo, tale muro rompe la continuità della fascia di libero accesso della battigia in violazione delle normative nazionali e regionali.

Mi auguro che di tali rilievi si terrà conto, assieme agli accertamenti effettuati dall'Agenzia del Demanio trasmessi a Voi circa tre mesi fa, dato che tale immagine fotografica del 2003, ma probabilmente ulteriori e precedenti di alcuni anni, che Vi trasmetterò, dimostrano che la parte frontale dello stabilimento era già in essere come oggi, ma prima del rilascio del titolo edilizio attuale, perciò, senza che fosse stato verificato lo stato dei luoghi prima del rilascio stesso, senza quindi sanare l'abuso preesistente, ma in maniera ingannevole.

Mi riservo di preparare ulteriore esposto specifico da integrare alle Vs. indagini presso la Procura della Repubblica.

Allegati n.6.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Tra gli allegati misi questo dettaglio dalla foto dell’ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65 (a sinistra), fotogramma (che posso pubblicare) dal quale si nota che il fronte mare era già come l’attuale ancora prima della costruzione dello stabilimento balneare (2004) vero e proprio (!!!). Addirittura c’erano già, però, i lettini in batteria, ergo foto dell’estate 2003.

anno 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872
anno 1999, volo alto 50 La Spezia, strisciata 21, fotogramma 451

Confrontato con il dettaglio del fotogramma a destra, sempre della Regione Liguria, ma del volo alto 50 La Spezia, anno 1999 (24.03.99 sul bordo fotogramma) strisciata 21, fotogramma 451, appare chiaro che, tra il 1999 e il 2003 ne furono fatti di lavori in quella zona! Questo ben prima dell’autorizzazione edilizia del 2004 che, tra l’altro, nemmeno fa fede per la parte nel demanio marittimo (anche Agenzia del Demanio e C.P. dixit).

Guardate, inoltre, questo muro che spezza la continuità della fascia libera demaniale, anche in sfregio alle norme regionali, oltre che nazionali.

Ma ecco il decreto penale di condanna del Tribunale di La Spezia n.12/19, emesso dal G.I.P. Marta Perazzo il 07.01.19, su richiesta del P.M. Luca Monteverde:

Nel decreto si scrive di “occupazione“, un termine un po’ generico, dato che non è descritto in cosa consista l’occupazione. Nel corso delle indagini si trova anche il termine “con impianti di difficile rimozione“, che nel decreto avrebbe reso un po’ meglio l’idea. Lo stesso articolo 54 del codice della navigazione prevede, come opzione aggiuntiva, anche il termine “innovazioni abusive” o “innovazioni non autorizzate“.

Cosa curiosa è che, a parte le mie note presenti nel fascicolo, nessuno descrive in cosa consistano queste “occupazioni” e questi “impianti di difficile rimozione. Il termine “interramento abusivo di ampie aree di mare“, tratto dai miei esposti, appare solo in una relazione di servizio della Guardia Costiera del 20.09.17, in fase iniziale delle indagini e mai più verrà ripetuta.

Sempre l’art. 54 prevede, inoltre che: “il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito.“. Il Capo compartimento sarebbe il comandante della Capitaneria di Porto, ma di ordine e termini di messa in pristino nulla appare nel fascicolo. Infine, il procedimento penale si è chiuso definitivamente, dato che il Ricciotti Antonio ha pagato l’ammenda di “ben” €250,00, in data 31.01.19.

A questo punto si attende lo svolgimento della parte amministrativa, da parte del Comune di Portovenere e, perché no, della Capitaneria di Porto a norma dell’art.54 del Codice della Navigazione, con un ordine di messa in pristino. Vedremo se la messa in pristino si farà, o se, come mi aspetto e ritengo più probabile, si tirerà fuori dal cappello una sanatoria, con in aggiunta un pontile galleggiante (N19), questa volta previsto nel nuovo P.U.D.. Più volte sistemato (e rimosso) con autorizzazioni zoppicanti e invenzioni lessicali, tipo “piattaforma”. Pontile che sarà, inevitabilmente, solo ad uso e consumo de “Le Terrazze”.

Ma qui sta la ciliegina. Si scrive solamente di “impianti di difficile rimozione”, senza alcuna descrizione della loro natura, pure nel verbale dell’Agenzia del Demanio, incaricata degli accertamenti tecnici. In tale verbale, a seguito di sopralluogo di un anno fa, si indica una cifra ad indennizzo per l’occupazione abusiva per gli anni 2009-2018 di €46.274,40 e si invita il Comune a procedere all’accatastamento delle opere esistenti (!!!). Avete capito benissimo: accatastamento! Altro che messa in pristino con demolizioni e rimozioni. La strada amministrativa sembra già segnata.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ecco poi, le conclusioni delle indagini raccolte in queste righe sotto, tratte dall’annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18. Sul decreto penale di condanna arriverà solo il termine “occupazione” (indefinita nei modi), non arriveranno le frasi “inosservanza dei limiti di proprietà privata” e nemmeno “impianti di difficile rimozione” (mai descritti compiutamente). Mentre, la violazione degli articoli del codice della navigazione nn. 54 e 1161 vengono recepiti senza ulteriori rilievi dal P.M. e dal G.I.P..


Annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18

Il tutto, poi, è chiuso nel fascicolo penale, da un paio di interessanti note del Comune di Portovenere inviate a Capitaneria di Porto, Ufficio Locale Marittimo, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Entrate e Polizia Municipale per: “… confermare l’incontro… per il giorno 22 maggio p.v. …” (2018), “… per esaminare la pratica congiuntamente…“. Qualcosa, non mi è chiaro, ma forse sono io che mi aspetto un mondo diverso. Da quando, un ente che nemmeno ha aperto un procedimento amministrativo nei confronti di qualcuno e senza alcuna delega o subdelega alle indagini, prende le redini e invita la Capitaneria di Porto (e Ufficio Locale Marittimo) nelle vesti di Polizia Giudiziaria, per procedimento penale aperto sul quale stanno investigando, e altri, a “esaminare la pratica congiuntamente“? Per di più dopo che la Capitaneria stessa, in data 04.05.18, chiedeva (ordinava) al Comune, per esigenze di indagini, di fornire copia, con urgenza, di tutti gli atti in merito ad ipotesi di abusiva occupazione di demanio marittimo da parte dello stabilimento balneare in oggetto? Il Comune di Portovenere, sino ad oggi, non risulta aver aperto alcun procedimento amministrativo nei confronti de “Le Terrazze”, nonostante abbia ricevuto notizia della questione sin dal 22.11.17. Da allora ad oggi, nessun rapporto sugli abusi edilizi pubblicato mensilmente (e obbligatoriamente) all’albo pretorio, ha riportato alcunché di questa vicenda. Tutto ciò mi lascia veramente interdetto. Spero, a questo punto, che della vicenda si occupino anche associazioni ambientali serie. Che non mi lascino solo e che magari diano uno sguardo anche al caso Sporting Beach, a mio avviso ancora aperto.

P.S.: le concessioni demaniali non sono un regalo per sempre, è previsto anche il ritiro nel caso di violazioni di legge.


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Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Portovenere (SP): demanio e superficie commerciale a libero uso? Il caso Sporting Beach

Fatemi capire come funziona la questione demanio marittimo e autorizzazioni commerciali a Portovenere, in particolare per lo stabilimento Sporting Beach. Di questa questione ho fatto carico il Comune di Portovenere e diverse autorità, almeno dal 2014, ma senza esito alcuno. Ho ottenuto solo delle parole di giustificazione che vediamo in seguito. E questo è solo un dettaglio rispetto alla ben nota massicciata abusiva insanabile che sarebbe stata sanata.

Dunque, lo stabilimento Sporting Beach dispone di una autorizzazione, n.433 del 31 dicembre 2009, rilasciata dal Comune di Portovenere, per somministrazione di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, per una superficie di somministrazione di mq.15.. In data 27.05.10, il Comune rilascia una ulteriore autorizzazione, n.438, a seguito di richiesta di estensione della tipologia dell’attività con codifica BAR RISTORANTE ATECO 55300 e sempre per mq.15 di superficie di somministrazione. Autorizzazione tuttora attiva perché menzionata nella visura della Camera di Commercio di qualche settimana fa.

Per mettere in chiaro, è stabilito che: “… Per superficie di somministrazione, si intende la superficie appositamente attrezzata per essere utilizzata per la somministrazione. Rientra in essa l’area occupata da banchi, scaffalature, tavoli, sedie, panche e simili, nonché lo spazio funzionale esistente tra dette strutture. Non vi rientra l’area occupata da magazzini, depositi, locali di lavorazione, cucine, uffici e servizi…” (http://suap.spezianet.it/info/impresa-facile/attivita-di-somministrazione/somministrazione-allinterno-di-pubblici-esercizi-bar-ristorante).

Ebbene, andiamo a vedere la superficie effettiva utilizzata con tavoli, sedie, poltroncine e divanetti.

Fatevi, ad esempio, un bel giro su Google a vedere le immagini ufficiali dell’attività, tra cui dall’interno di una splendida veranda adibita a ristorante e rinnovata da poco.

Ebbene questa è la situazione di oggi (4.10.18):

 

E questa la situazione di aprile 2017:

Ovvero, stabilimento balneare chiuso e ristorante aperto.

Punto primo, se lo stabilimento balneare è chiuso, in quanto fuori stagione (maggio-settembre), perché ci stanno le corde con pali ad impedire il libero passaggio lungo l’area demaniale?

Punto secondo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché la veranda ristorante con tavoli e sedie è di mq.58 (come da documenti ufficiali)?

Punto terzo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché tavoli e sedie (ma anche divanetti e tavolinetti all’occorrenza) vengono posizionati anche fuori dalla veranda ristorante di mq.58?

Punto quarto, dato che la veranda (abusiva e poi “sanata”) sta in buona parte anche in area demaniale (come da documenti ufficiali), dato che i tavoli sono posizionati anche esternamente alla veranda, perché si lascia che un’area in concessione per stabilimento balneare (tra l’altro, ora chiuso, ma altre volte no), venga occupata a stabilimento chiuso, o occupata da attrezzatura NON BALNEARE saltuariamente quando aperto, nonostante la concessione non preveda deroghe alla tipologia d’uso?

Ebbene, sapete cosa mi sono sentito dire tempo fa da persone varie e scrivere in maniera ambigua? Che il ristorante forse faceva self-service (!!!) e quindi non c’era somministrazione ai tavoli, ma anche che è vero, la concessione demaniale per stabilimento balneare non specifica (!!!) quando in realtà dovrebbe elencare cosa si può mettere e non mettere (???), allora aspettiamo il rinnovo(!!!).

Io sto chiedendo delucidazioni in punta di diritto, ma ancora non le vedo, nonostante varie richieste e lettere, ad esempio questa del 2014.

Come funziona, dato che vedo, stagionalmente, ogni anno, varie attività di ristorazione fare istanza per l’occupazione di area demaniale con tavoli e sedie, ma lo Sporting Beach no?

 

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

La prova che il sindaco sospese il procedimento, più che una semplice pratica, avviato pochi mesi prima dall’ex sindaco Nardini. Il sindaco Matteo Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Le scelte arriveranno, poi, a partire da agosto 2017.

Sapere è potere, soprattutto sapere la verità, magari per propagandare l’opposto. In questa vicenda, il sindaco Matteo Cozzani, ha dimostrato tutta la propria temerarietà querelandomi nel 2014, soprattutto alla luce di altre carte, che solo recentemente sono venute allo scoperto. Carte mancanti nell’indagine della Procura della Spezia, all’epoca in cui fui rinviato a giudizio e processato per aver scritto: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla mia domanda: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Il PM, dott.ssa Federica Mariucci, mi rinviò rapidamente a giudizio, dopo indagini fulminee, con questa motivazione al capo di imputazione: “… offendeva la reputazione di Matteo Cozzani, insinuando falsamente che lo stesso avrebbe commesso un atto illegittimo con abuso d’ufficio…“. Su una cosa può stare sicuro il sindaco, che se avessi avuto modo di sospettare o avere la certezza di un abuso di ufficio, nel primo caso avrei presentato un esposto alla magistratura, nel secondo caso una denuncia. Così non fu. Ebbene la dott.ssa Mariucci, tramite i Carabinieri, chiese al Comune le carte relative al progetto “Le Terrazze”, collegato alla riqualificazione dell’Olivo, quello ripartito solo ad agosto 2017, e il Comune qualcosa fece arrivare, un po’ tra le righe, che la Polizia Giudiziaria però, non vide, anche perché assieme a un po’ di fuffa, non inerente la questione cardine. C’erano, però, un paio di lettere che l’ufficio tecnico portovenerese rilasciò col contagocce, assieme a stralci di planimetrie copiate confusamente, con parti duplicate e con parti mancanti, proprio dove serviva. Per le planimetrie e altro del P.U.O. originario e ultima variante del 2008, però, mi ero attivato per tempo e le avevo recuperate per conto mio, perché chi fa da sé, fa per tre. Mentre le lettere interne mi giungevano del tutto nuove (mai consegnate nei miei accessi approfonditi), dato che risalivano agli ultimi mesi del mandato del sindaco Nardini, come ho già scritto e mostrato nell’articolo: “Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione“.

Insomma, da quelle lettere si capiva chiaramente che in merito ai posti auto pubblici, interni al P.U.O. “Le Terrazze”, qualcosa si era attivato nel 2013, il Comune ne stava richiedendo il passaggio per gestirli. Non era un dettaglio che si chiedesse una celere presa in carico dei parcheggi pubblici entro l’estate 2013! Ma poi, giunta la nuova amministrazione Cozzani, non se ne seppe più nulla, anzi io pubblicai online, nell’estate del 2014, diverse fotografie in cui si vedeva controllare il varco d’accesso dai privati. Feci esposti pubblici e via PEC al sindaco per ottenere chiarimenti, come nell’articolo “Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.1: parcheggio pubblico presso Le Terrazze“, oppure “Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede“. I chiarimenti non arrivarono, ma la querela si.

Fortunatamente, ma anche no, date le carte e i fatti oggettivi, il giudice comprese perfettamente il quadro. Mi assolse principalmente perché scrissi la pura verità e perché il sindaco (inconsapevolmente), mi diede un forte aiuto con la sua testimonianza, facendo comprendere quanto fosse presente l’elemento psicologico, più che oggettivo, alla base della querela.

Ma ora posso dire di aver trovato la prova regina (anzi il pacco di prove) di quella “sospensione della pratica“, che in realtà fu una sospensione di un vero e proprio procedimento amministrativo, avviato dal precedente sindaco e poi lasciato in bando fino ad agosto 2017. Infatti il 22.02.13, l’allora sindaco Nardini scrive alla proprietà “Le Terrazze”, nella persona del sig. Antonio Ricciotti, invitandolo ad adempiere agli obblighi convenzionali del 2004 (rep. 3650) e “… comunica altresì che al fine di consentire la presa in carico delle opere di viabilità pubblica e parcheggio pubblico, con definizione di interventi per quanto attiene la sicurezza della circolazione, verrà effettuato nei prossimi giorni sopralluogo da parte degli uffici competenti. …“.

22.02.13, invito ad adempiere art.10 p.2 convenzione

Fu anche di questo sopralluogo che l’ex-comandante Pruzzo mi accennò e poi scrisse in una mail, su invito del sindaco. Della sospensione, anzi della pratica “bloccata in amministrazione“, dieci giorni più tardi, mi parlò anche un secondo agente, che fortunatamente registrai. Ed in merito voglio riprendere un passaggio della sentenza con cui sono stato assolto, che tratta dei due agenti chiamati a testimoniare:  <<… invero i testi Pruzzo e [ndr: omissis], sentiti sul punto, non sono stati in grado di ricordare esattamente le parole pronunciate nel corso dei rispettivi colloqui con l’imputato e, pur non escludendo di avere utilizzato l’espressione “pratica sospesa”, hanno negato di avere lasciato intendere che l’iter burocratico fosse stato indebitamente “bloccato” o, peggio, “imboscato”. E’ del tutto evidente che tale precisazione trae origine dal fatto gli organi comunali si erano molto risentiti per il post pubblicato dall’imputato sulla pagina facebook, tanto da invitare – per le vie gerarchiche – l’Ag. Pruzzo Pierluigi a chiarire il contenuto della conversazione del 20.09.2014 a cui Brunetti aveva fatto riferimento, così da indurre i suddetti testi a temere che le loro parole potessero essere fraintese, ovvero, interpretate con la medesima chiave di lettura utilizzata per il messaggio postato dal prevenuto. …>>.

Ed ecco la prova regina che è venuta fuori come per magia, dopo mesi dalla mia assoluzione, mai mostrata agli inquirenti, che pur fecero richiesta agli uffici comunali. E non si può dire che questa nota firmata dal sindaco Cozzani fosse l’unico documento, perché era la conseguenza di un progetto sconosciuto ai più, depositato con una sconosciuta bella serie di planimetrie, stranamente mai uscite fuori nonostante polizia giudiziaria e il Brunetti che faceva accesso agli atti (migliaia di accessi secondo il sindaco).

05.08.2013 valutazioni da parte del sindaco

Quindi il sindaco Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Scelte che arrivarono ad agosto 2017, a P.U.O. scaduto, con convenzione da rifare. Altro che celere presa in carico, entro l’estate 2013, come dalle lettere interne a fine mandato Nardini. E qui un piccolo accenno al merito dei parcheggi pubblici che, nella nuova convenzione, si prevede di dare in gestione agli stessi proprietari de “Le Terrazze” (che già li hanno sfruttati abbastanza), per ben 14 anni e per una cifra, 29mila euro/anno, a mio parere troppo bassa rispetto ai potenziali ricavi di circa 50 posti auto pubblici. Ebbene, c’era bisogno di querelare una persona che faceva informazione e chiedeva chiarimenti? Il sindaco forse si sentiva a disagio di fronte a tali richieste? Il sindaco aveva dimenticato il progetto presentato e la sua lettera di “valutazione”? Se ci penso dico che è pazzesco, querelare una persona sapendo che ha riportato la verità, tra l’altro documentale, oltre che oggettiva. E ancora più pazzesco la Procura, che si fa in quattro per una querela sul nulla, nonostante una prova sostanziale a mio favore: la registrazione della conversazione con il secondo agente. Che vi fosse inteso un abuso d’ufficio, poi, era tutto nella testa del querelante e anche del P.M., mi si permetta, sentenza definitiva docet. Senza calcolare lo sperpero di tempo e soldi pubblici (inclusi quelli del sindaco, anzi del Comune). Di fronte a tutto questo mi chiedo che paese vogliamo, un paese alla rovescia? Caro sindaco temerario.

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Ma questo gruppo “del Comune” ci fa o ci è? La politica social ai tempi di FB

Alcuni simpatici e documentati retroscena riguardanti il sindaco di Portovenere, il gruppo Facebook denominato: “Il Comune siamo noi” e ulteriori verità, o meno, all’epoca della politica molto social e poco etica.

Il gruppo

Dato che ho avuto modo di leggere una serie di interventi sgradevoli, nei confronti di persone che stanno facendo presenti i valori del confronto civile e democratico, dopo la mia espulsione dal gruppo, credo sia arrivato il momento di svelare alcuni retroscena, non secondari, riguardanti il gruppo “Il Comune siamo noi”, ormai chiaramente definibile un gruppo di propaganda politica, esclusivamente pro sindaco di Portovenere. Quindi, è il caso di sapere chi sono il “noi” nel nome del gruppo.

Io sapevo che il gruppo era stato creato immediatamente dopo [e.c.: o forse più correttamente, poco prima] le elezioni che hanno visto, come nuovo sindaco di Portovenere, il sig. Matteo Cozzani. Ero curioso di capire se l’impronta sarebbe stata di pura propaganda o, in qualche modo di servizio alla comunità. In verità il “noi” un po’ ambiguo nel nome non mi faceva presagire bene. Io avrei usato “voi”. Non è passato molto tempo per capirlo. Chi osava minimamente porre in dubbio qualche azione dei neoeletti amministratori, o far presenti problematiche un po’ più serie, veniva telematicamente “massacrato” con insulti, minacce (le mie querele del 2014 stanno ancora in Procura in attesa di sviluppi) o, come minimo, si usavano maldicenze per cercare di mettere il “nemico” in cattiva luce. Io fui tra i primi, se non il primo. Ebbene, volete un gruppo di propaganda? Ok, ma allora non camuffatevi dietro ad una parvenza di pubblica utilità, di servizio alla comunità, lindi e puri. Ditelo chiaramente. Ma, niente da fare, il camuffamento  viene perseguito sino ad oggi, anche se il “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“, un pochino dovrebbe far riflettere, almeno sull’urbanità dei modi.

A quattro mesi dalla mia querela del 2014, nei confronti di un paio di persone del gruppo, mi arriva una querela da parte del sig. Cozzani, in proprio e in quanto sindaco.

Leggo la querela, fuffa con alcune omissioni importanti, qualcosa d’altro, però, non mi torna e mi fa anche sorridere. Le omissioni importanti riguardano il capo d’accusa (mancava il contesto completo, soprattutto la domanda), ma ne ho già scritto e non mi pare il caso di tornarci, vista anche la sentenza a me favorevole. Ciò su cui mi soffermo, invece, è la frase che contiene: “… pagina Facebook – Il Comune siamo noi- (pagina di riferimento per le attività del Comune di Portovenere e dal medesimo creata)…“.

pagina di riferimento del Comune

Ah, quindi la pagina (per la verità il gruppo) Facebook citato, è la pagina ufficiale dell’ente Comune di Portovenere, creata dall’ente stesso? Ma davvero? Non mi pareva. Perché sapevo e avevo letto più volte, commenti e post, alcuni poco eleganti del sig. Giovanni Dotti, su cui si affermava altro, sempre che non fosse stato il suo alter ego. Uno è quello già ripreso prima con l’incipit: “… non deve più rompere i c.“, ma ce ne sono molti altri. In questi, Dotti ripete che: “Ho creato questo blog nella primavera del 2013 (insieme ad alcuni amici) sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla lista civica del Sindaco Matteo Cozzani..

Quindi qualcosa non torna. Ma sentiamo (leggiamo) cosa dice il sig. Matteo Cozzani durante la sua deposizione in aula durante il processo a mio carico, dall’estratto delle trascrizioni d’udienza. Questi alcuni passaggi (tralascio in questo articolo il tema “Le Terrazze” che rimane per il nostro territorio dirimente e irrisolto). Nel testo, l’avv. Andrea Della Croce è erroneamente riportato come avv. Della Corte, ogni riferimento è del tutto casuale da parte del Tribunale:

  1. Teste Cozzani: “… all’interno di una pagina dedicata al Comune di Porto Venere, intitolata: “Il Comune siamo noi”, dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di… di vario genere…” (pag.4 della trascrizione);
  2. giusto per divertimento, teste Cozzani: “… il signor Brunetti chiama un sacco di volte in Comune e fa centinaia di accessi agli atti…” (pag. 6) [ormai è diventata una leggenda metropolitana questa di decine e decine, se non centinaia di accessi agli atti, arrivata fino al Consiglio di Stato, che poi il sindaco ripete a pag. 20 della deposizione, NDR];
  3. (…) P.M. – Su questa pagina del social network, questa pagina è, quindi, gestita direttamente dal Comune e poi è apparso questo…
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Commento?
    TESTE COZZANI – No, non è gestita dal Comune la...
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – La pagina. La pagina in realtà è uno strumento fatto da, eeeh, simpatizzanti, ovviamente, del…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – Della nostra… della nostra lista in campagna elettorale, proprio perché volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone; no?
    Per cui sapete che oggi è difficilissimo, eeeh, poter confrontarsi per eva… per eventuali problematiche, eeeh, afferenti il territorio. Per cui abbiamo creato questa pagina, però non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere con, diciamo, un’ufficialità, anche perché non credo che un Comune possa…
    P.M. – A scopo promozionale, perché in querela si legge: “pagina di riferimento e dal medesimo creata”...
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Ed allora volevo capire.
    TESTE COZZANI – Sì, per… creata, perché, ovviamente, in campagna elettorale c’eravamo tutti e quanti, però non può essere ufficiale del Comune, anche perché…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – L’ufficialità lo, lo dia…
    P.M. – Se no sarebbe un sito di altro genere.
    TESTE COZZANI – Lo diamo attraverso l’albo pretorio…
    P.M. – Eh.
    TESTE COZZANI – Non di certo attraverso… Però, per esempio, è uno strumento talmente utilizzato che le allerte meteo, giusto per, per renderci…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Ho detto: “Le mettiamo sul… sul sito.”…
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – Quando chiudiamo le scuole, le mettiamo su quel sito lì, perché, purtroppo, non chiedetemi come mai, ma Facebook è più seguito del…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Dell’albo pretorio…
    P.M. – Perché ha molti accessi.
    TESTE COZZANI – Del Comune.
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – È ovvio.
    P.M. – E… Ecco.
    TESTE COZZANI – Ed anche in termini di visibilità, ovviamente, questa cosa le posso garantire che ha fatto discutere molto a Porto Venere, perché… Insomma. (…)” (pagg. 7-9);
  4. AVV. VARTOLO – Senta, la… Un chiarimento: la pagina: “Il Comune siamo noi” è una pagina istituzionale?
    TESTE COZZANI – No, le ho già risposto prima: è una pagina che utilizza il Comune di Porto Venere e tutti i cittadini del Comune di Porto Venere…
    AVV. VARTOLO – Da chi è stata creata?
    TESTE COZZANI – Da cittadini del Comune di Porto Venere.
    AVV. VARTOLO – Siccome… Procedo ad una contestazione, perché (inc.) in querela è scritto che: “è la pagina di riferimento per le attività del Comune e dal medesimo
    creata”.
    TESTE COZZANI – Io, guardi, sono un cittadino del Comune di Porto Venere, poi, ovviamente, l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere; capisce? Cioè un conto è l’ufficialità, se lei mi fa un’istanza di accesso agli atti, io le rispondo in base alla due quattro uno, non certo su Facebook, il concetto
    è quello lì.
    AVV. VARTOLO – Ho capito…
    TESTE COZZANI – Eh.
    AVV. VARTOLO – Siccome dice: “dal medesimo creata”, volevo capire…
    GIUDICE – Va beh, ha chiarito il concetto comunque. Viene
    utilizzata, ma non è quella ufficiale.(pag.14).

Non ho commenti da aggiungere, se non che non è bello che un sindaco in querela (ma ovunque) riporti fatti non veri. Il motivo, poi, lo lascio scovare a voi.

Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Portovenere (SP), Daniele Brunetti assolto in primo grado dal reato di diffamazione su querela del sindaco, Matteo Cozzani.

Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/leviphotos/2332987961/">noyava</a> via <a href="http://foter.com/">Foter.com</a> / <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">CC BY-NC-SA</a>Assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. Il presunto reato era diffamazione aggravata tramite internet, su querela presentata dall’attuale sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani.

Per questo risultato devo, innanzitutto, ringraziare i miei avvocati dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, che si occupano dello sportello legale a tutela di giornalisti, bloggers e cronisti indipendenti. Tramite Ossigeno e MLDI (Media Legal Defence Initiative) è possibile ottenere assistenza legale gratuita nell’ambito dell’attività nel campo dell’informazione. L’associazione è, perciò, un importante presidio a difesa della libera informazione e della democrazia.

Ancora oggi, mi chiedo quale fosse il presunto reato e, soprattutto, quale fosse il reato individuato dal Pubblico Ministero nel testo: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla richiesta: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Un sindaco non ha facoltà di operare scelte politiche? Una pratica, che cos’è? E’ un procedimento amministrativo? O un iter non formalizzato? Senza, però, entrare nelle questioni accademiche di cosa si intenda per “pratica“, punto, non seguita da alcun aggettivo e quindi capire il senso del termine “sospesa“, mi pare non secondario rilevare un dettaglio. Il dettaglio era questo, dieci giorni dopo aver rilevato e riportato quell’informazione datami da un pubblico ufficiale e non in via riservata, ho avuto un lungo colloquio telefonico con un altro agente della Polizia Municipale. Durata 8 minuti e 24 secondi, eh si, registrato. Col senno di poi, mi dico che avrei dovuto registrare già la prima conversazione, ad ogni modo, registrai altra conversazione con altro agente, dieci giorni più tardi, il 30 settembre 2014. Questo ben prima di venire querelato in data 20 ottobre, ben prima della notizia della querela e della delibera che ne formalizzò la proposizione, in data 17.10.14. La telefonata, che verteva in tutt’altra questione per circa 8 minuti, fu tra l’altro sostanzialmente verbalizzata da me in una PEC inviata al Comune il 09.10.14. Che culo! Mi dico, che faccio bene a verbalizzare e formalizzare ciò che non mi viene ufficialmente messo per iscritto e che giudico di una certa rilevanza.

Il tema della telefonata, però, era altro, solo gli ultimi 22 secondi riportano alla questione che ha fatto scatenare la reazione del sindaco, cioè la annosa questione degli oneri di urbanizzazione legata al P.U.O. “Le Terrazze”, complesso turistico ricettivo di Portovenere che include: una residenza turistico alberghiera, uno stabilimento balneare, bar, ristorante, parcheggi pubblici e privati e opere ancora incompiute. In buona parte oneri di urbanizzazione ancora mancanti, come il prolungamento di una passeggiata lungo mare (a scomputo), un campo di calcetto, ma anche un’opera di consolidamento della costa, per la spiaggia sottostante (più o meno esistente) ed inclusa nel prolungamento della passeggiata. Oltre a ciò, è ancora da terminare una consistente parte di parcheggi privati interrati, dato che quelli previsti in superficie nell’area sterrata al termine della struttura (ma già operativi da anni), sarebbero in buona parte pubblici. Solo quelli pubblici nell’area incompiuta sarebbero 28, cosa che, all’epoca della querela, non conoscevo. Allora sapevo solamente dei parcheggi pubblici (17) edificati da anni, posti davanti al residence, ad oggi ancora privi di segnaletica stradale regolamentare, orizzontale e verticale. Invisibili per questo, perché non distinguibili da parcheggi privati posti, oltretutto, dopo uno stretto varco, a senso unico alternato, che difficilmente una persona può intendere come varco di accesso pubblico libero, con o senza striscioni pubblicitari o addetti privati a controllare. Ma lo vedremo in altro articolo, assieme alle carte.

Torno alla telefonata, avuta il 30.09.14, con un agente della Polizia Locale. Ebbene, volgeva il termine della chiamata, riporto la mia trascrizione (BD sono io, PL è l’agente di Polizia Locale):

BD – Vabbè. La sanatoria riguarda la materia edilizia non la materia commerciale. Stiamo facendo un po’ di confusione. Vabbè, comunque finiamola qua, perché vedo che non ci capiamo. Ehhh, niente. (min 08:02) Invece, per quanto riguarda la questione che avevo già fatto protocollare, mandato per PEC, “Le Terrazze”, li la questione…
PL – “Le Terrazze” io questo non l’ho seguito
BD – Non la sta seguendo lei
PL- Non la sto seguendo io “Le Terrazze”, comunque le sto dicendo che sta… ehhh le posso dire che è stato bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione
BD – Si… si allora mi conferma quello che mi era stato detto… in sostanza
PL – Va bene?
BD – Va bene. La ringrazio, buon…

bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione“, questo è il senso della questione. Non c’è riservatezza, non c’è segretezza, non c’è alcun tono che faccia intendere qualcosa di sospetto, ad esempio un ipotizzato abuso d’ufficio, per come l’ha inteso il sindaco. Nulla di tutto ciò, è stato del tutto normale e naturale, tanto è vero che, sia dall’ex-comandante Pruzzo, che dall’agente nella telefonata, sono stato indirizzato a sindaco o amministrazione, non all’ufficio tecnico. Perché non avrei dovuto ritenere come fonte valida un pubblico ufficiale? Poi diventati due pubblici ufficiali? Cosa vogliamo fare, querelare anche gli agenti della municipale? Insomma tutto rientrava, pure per me, nel normale quadro delle facoltà decisionali del sindaco, punto. Nulla di più, nulla di meno. Certamente la questione Le Terrazze rimane da anni incompiuta, nella parte più importante riguardante gli interessi pubblici, cosa che prima di me rilevò già l’associazione locale “Posidonia” in un articolo sul loro blog del 14.02.13, dal titolo “Strade negate 2“, ancora online. Non mi sembra, poi, che loro siano stati delicati con l’amministrazione di allora (Nardini-Pistone): “… Neppure i parcheggi in realtà sono pubblici perché, oltre all’impossibilità di accedervi fuori stagione per la presenza del cancello, se fossero tali dovrebbe avere valore anche per quell’area il pass residenti oppure il biglietto rilasciato dal parcometro che gestisce i parcheggi nell’area della II traversa Olivo e non dovrebbe essere necessario pagare altro biglietto. Domanda non secondaria: il ricavato da questi parcheggi ad uso pubblico va nelle casse del Comune?“. Anche del cancello, poi abbattuto a seguito di ordinanza del 24.07.13, ne scriverò nuovamente.

Dunque, anche la telefonata registrata fu depositata presso il P.M. in Procura, prima del mio rinvio a giudizio, cosa che però avvenne pochi giorni dopo. Non mi spiegai il perché, ed in seguito non mi spiegai perché la Procura non sentì l’agente della telefonata, persino senza chiamarlo a testimoniare nel processo. In udienza ebbi la risposta, quando il mio avvocato, Valerio Vartolo, chiese di depositare la registrazione telefonica, a seguito dell’esame in udienza dell’agente, chiamato dalla mia difesa. Ebbene, le ragioni della illegittimità della prova, per la Procura (seguita a ruota dalla difesa del sindaco), erano sostanzialmente tre:

  1. l’interlocutore non era a conoscenza della registrazione in corso;
  2. vi è strumentalità della prova precostituita;
  3. la modalità della trascrizione non è certificata.

Vi immaginate quanti processi debbano andare all’aria perché basati anche su prove registrate da persone implicate? La giurisprudenza, poi, appare chiara nel merito. Non vi è mai capitato di leggere di giornalisti che registrano le conversazioni, visto che le ritrattazioni sono all’ordine del giorno? Un esempio recentissimo, Berdini, l’assessore all’urbanistica della giunta Raggi a Roma, smentito dalle registrazioni. Anche se lì potrebbe esserci una questione di deontologia professionale giornalistica, visto che Berdini aveva chiesto la riservatezza. Un giornalista sarebbe tenuto a rispettare il segreto delle fonti. Ma questo è altro tema e non fa parte di questo mio caso specifico. Nessuno mi ha chiesto riservatezza, a prescindere dal non sapere di essere registrato. Cosa che potrebbe aver avuto senso se ritenuta, ad esempio, confidenza in merito ad un atto avvenuto in violazione della legge. Di esempi, ad ogni modo, ne possiamo fare tantissimi.

“Strumentalità della prova precostituita”, francamente faccio fatica a capirne il senso, dato che non se ne contesta la veridicità e nemmeno la data in cui è avvenuta (viste le prove di contesto depositate), ovvero ben prima di conoscere l’intenzione del sindaco di sporgere querela, avvenuta 17 giorni dopo.

La trascrizione non è certificata, ok. La trascrizione è stata depositata con il cd della registrazione, non mi pare insormontabile il problema, tanto da invalidare la prova.

Ovviamente, la prova fu acquisita dal giudice ed è questo che mi rende incomprensibile il mio rinvio a giudizio. Ma certo, le questioni non erano tutte qui. Il processo non è stato banale, nonostante le premesse al capo d’accusa, anzi proprio per quello direi. La presunta diffamazione non era certo intellegibile di primo acchito, perciò, chi poteva intenderla come tale tra il pubblico? Credo, però, risulti per voi noioso, e poco interessante riproporne pedissequamente la storia, dato che non è certo un caso di importanza nazionale. L’importanza, però, sta nel senso generale delle cose, che indubbiamente si riflette sui tanti casi simili nella nostra penisola e nel mondo. Dov’è il limite tra informazione e diffamazione? Dov’è il limite tra informazione e autocensura? Dov’è il limite tra critica politica e calunnia? In mancanza del buon senso, possiamo riferirci all’orientamento giuridico che ne dà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ripresa dalla mia difesa nel processo. Corte per la quale, a voler sintetizzare il più possibile, un pubblico amministratore, per il ruolo che svolge, è tenuto a subire critiche, anche un po’ ingiuste, dato che il suo ruolo è quello di dimostrare con i propri atti politici e amministrativi il proprio valore e le proprie capacità di operare per il buon governo della cosa pubblica. Ciò, senza dover comprimere le libere opinioni e l’informazione, se orientate a valutare il suo operato e non la sua persona. L’opinione pubblica, come l’informazione e la critica, rimangono, perciò, parti essenziali nella vita sociale di ogni paese democratico. Spero che, anche il mio caso, possa servire da esempio, come del resto è stato a proprio modo utile a farmi capire molte più cose, soprattutto a non rinunciare ad informare, ad esporre critiche, ma nel più razionale dei modi, conoscendo i temi esposti sulla base di una rigorosa ricerca documentale e di fonti attendibili.

Tornando alla frase del capo d’accusa e alla connessa domanda, il sindaco mi rispose? No, mi querelò. In seguito feci alcuni accessi agli atti, dovetti anche arrivare sino al Consiglio di Stato, ad ogni modo, nei prossimi articoli, intendo riprendere il tema nel merito, ovvero nella questione dell’incompiuto P.U.O. de “Le Terrazze”. Farò anche una breve parentesi sugli insulti come metodo intimidatorio, atti a zittire le opinioni altrui. L’insulto non va mai tollerato, perché è un’arma impropria al servizio delle prepotenze, è la base dei regimi non democratici.

Articolo correlato: A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

Per approfondire: Dossier “Le Terrazze”

Grazie Ossigeno per l’informazione, questo l’articolo sul loro sito: Il blogger Daniele Brunetti. Grazie Ossigeno. Questo il mio calvario

Le motivazioni giuridiche dei legali di Ossigeno: Sindaco querela. Giudice assolve applicando le regole europee

Photo credit: noyava via Foter.com / CC BY-NC-SA

Il prossimo sindaco di Portovenere (SP)

mayorI meriti concreti e dettagliati verranno accertati, ma mi sento di ringraziare per ciò che è stato comunque già fatto per il nostro paese sulla costa ligure.

Volevo ringraziare il dott. Santini, per tutto ciò che avrebbe fatto per il nostro Comune (Portovenere – SP) perché, a prescindere dalla regolarità o meno delle dazioni che sarebbero state fatte per opere buone per il nostro paese, ha comunque dimostrato di essere persona umile e modesta. Non avrebbe voluto far apparire il proprio ente (l’Autorità Portuale della Spezia) tra i generosi finanziatori di tante realizzazioni importanti per il nostro paese, tra cui i bellissimi e indimenticabili fuochi d’artificio a Le Grazie, palchi, luci, suoni, fantastici manifesti, sfarzose colonnine pubblicitarie, bellissime transenne ed elegantissimi new jersey. Tutte opere che rimarranno ad imperitura memoria, nei secoli dei secoli, che mostreranno ai nostri posteri gli sfarzi e la grandezza dei tempi odierni.

Ringrazio anche il giovanissimo sindaco del Comune di Portovenere, perché anch’egli ha mostrato grande umiltà e desiderio di non venire menzionato, per le opere che ha compiuto, anche grazie ai finanziamenti che sarebbero giunti alla sua ditta, ed alla ditta di suo padre, da parte del dott. Santini. Il nostro sindaco è il pioniere di una nuova politica 4.0, che va ben oltre lo spirito della terza repubblica, segno dei nostri tempi.

Non voglio dimenticare, però, il dott. Forcieri che ha scelto di fare chiarezza prima di dover lasciare il proprio ente, per cause a lui non contingibili, che ha voluto dare tutto il merito di tanta generosità al dott. Santini. Un modo per far risaltare le persone di valore.

Il nostro è un paese di gente umile, molto dedita al duro lavoro e con ferree regole di rispetto sociale, tutto ciò ha sempre fortemente motivato ognuno di noi a vigilare sulla cosa pubblica, perché sentiamo fortemente l’appartenenza al nostro paese e il senso civico non ci manca.

Detto ciò, mi sento di fare una proposta a tutti voi, di candidare per le prossime elezioni comunali il dott. Santini, per lo spirito tenace e la grande generosità. Mi auguro che questa proposta venga accolta ampiamente fra le forze politiche locali, perché potrebbe portare il nostro paese ad altissimi vertici mondiali. Buon anno a tutti!

Bibliografia: http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2017/01/09/ASy4XAtF-occulto_sponsor_authority.shtml

Virginia Raggi: dimissioni si o no?

Statua equestre di Marco AurelioNon so se essere d’accordo pienamente con Saviano oppure no, che richiede a gran voce le dimissioni di Virginia Raggi, in un post dove tiene a dimostrare di essere super partes. Io credo che lui non abbia bisogno di dimostrare di non essere, a prescindere, a favore del PD o di altra parte politica, ma non vorrei che le dimissioni della Raggi le chiedesse proprio per avvalorare la sua posizione, dato che mostra fastidio per accuse risibili, su cui credo potrebbe anche soprassedere.

Sempre con il beneficio del dubbio, per chiunque, fino a sentenza definitiva, vedo, però, delle differenze: 1) la Raggi non è nemmeno indagata (fino ad adesso), mentre Sala che si “auto-sospende” (cosa che legalmente non esiste) è indagato; 2) Marra è stato arrestato per reati (su cui dovrà essere processato) compiuti nel giugno 2013, mese in cui stava terminando la giunta Alemanno. Quindi, per reati compiuti prima della giunta Raggi, mentre Sala è indagato per reato che sarebbe (sarebbe) stato compiuto da lui stesso, in prima persona, per EXPO.

Insomma, mi pare che queste differenze non siano questioni di lana caprina. Su Virginia Raggi incombono colpe di natura politica non giudiziaria, se queste colpe valgano le dimissioni è questione politica, di non poco conto, ma politica, che dovranno valutare bene coloro che del M5S fanno parte, soprattutto della giunta romana e di Grillo, perché anche da questo passa il loro futuro. Ad ogni modo, a mio avviso, non si può criminalizzare un movimento intero per questo, altrimenti PD e FI dovrebbero essere già sparite dalla faccia della Terra. Ma, certamente, andrà valutata con attenzione la capacità della Raggi di fare il sindaco, magari dandole un “badante” professionalmente competente e possibilmente estraneo a quell’ambiente della destra romana (o sinistra) già con le mani in pasta. Penso che si possa trovare un garante istituzionalmente valido. Sicuramente, poi, va anche considerata l’abilità del movimento di Grillo di selezionare la propria classe dirigente, cosa tra l’altro non dissimile da altri partiti, ben più esperti, che però si trovano fronde di condannati in via definitiva al proprio interno e ai propri vertici. E quando hai i vertici che sono già corrotti o predisposti geneticamente a delinquere, beh non so che tipo di selezione si possa fare.

Le dimissioni tout court richieste da Saviano, francamente, mi paiono un po’ calcate, nell’immediato improprie, dato che la Raggi, almeno fino ad ora non è nemmeno indagata. Immaginate se PD o FI volessero tenere così pulita la loro casa.

Breve appendice: ma è sicuro il PD ad avere fatto la scelta giusta eliminando Marino, che a mio parere stava comunque riuscendo a fare qualcosa di buono?

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio


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