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Ripascimenti a Portovenere (SP): salute, ambiente e trasparenza rispettati?

Solo ora abbiamo conoscenza dei dati finali riguardanti i ripascimenti del Comune di Portovenere, con meno trasparenza. I campioni preventivi del materiale da analizzare, vengono prelevati da chi compie i lavori, senza verbale o metodo di prelievo. Non sono indicati né la cava, né il fornitore del pietrisco. Nessuna analisi sulla forma del ghiaino. Il parere “preventivo” di ARPAL viene redatto a lavori già in corso. Le analisi di ARPAL post-lavori risultano tardive e superficiali.

Spesso mi chiedo se la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo siano adeguatamente tutelati da coloro che dovrebbero vigilare su di essi. Non infrequentemente la risposta che trovo nei fatti è no. No, perché chi opera può far uso di pratiche non buone, per i motivi più disparati. Perché le norme non sono buone, ma anche perché cerca di aggirarle. No, perché chi controlla, a volte, è lo stesso controllato. Oppure, chi controlla, non fa bene il proprio dovere per carenza di risorse (personale o strumenti), o peggio, non vuole.

Questo è un caso in cui ritengo dimostrata l’inefficienza delle norme e/o l’inadeguatezza degli attori in gioco. Ciò, si tramuta in una scarsa garanzia e congruenza dei controlli a tutela di salute ed ambiente. Chiediamoci cosa si può fare. Lo dicano anche gli enti coinvolti, perché questo stato di cose non è accettabile in un paese evoluto.

Le premesse

Il caso, in fin dei conti, è relativamente semplice. Si tratta di ripascimenti stagionali delle spiagge, nello specifico degli arenili del Comune di Portovenere (SP) che, come ho documentato per gli anni 2016-18, hanno visto un peggioramento delle lavorazioni e del materiale utilizzato. In particolare mi riferisco alle spiagge dell’Olivo, che ho seguito con maggiore attenzione.

Per quest’anno abbiamo avuto un risultato finale, tutto sommato, all’apparenza migliore di quello dello scorso anno, ma attenzione a quanto rilevo in seguito. Lo scorso anno si evidenziava una superficie lavorata estremamente parziale, anche rispetto ai piani stabiliti, e una tipologia di materiale proveniente esclusivamente da una cava non fluviale, consistente in ghiaino spezzato spigoloso, non sempre agevole per chi cammina a piedi nudi (o calzature leggere da spiaggia) e si stende su asciugamani. Quest’ultimo aspetto, almeno, confermato dalla stessa ARPAL nel rapporto del 2017. Per il 2018 noto due fatti: una certa ritrosia e lentezza nell’ottenere la documentazione finale completa da parte di ARPAL, ma anche una formulazione eccessivamente sintetica del Comune. I piani di intervento sono tornati in house, nel “vecchio stile pre-2017”. Con meno spese in teoria, dato che i costi finali sono sempre gli stessi. Per ARPAL ci sono stati, si, problemi tecnici a quanto mi hanno scritto, ma probabilmente non hanno pesato un mese (almeno) di ritardo. Dal Comune abbiamo una relazione tecnica estremamente sintetica e nessun cronoprogramma o computo metrico (per lo meno per ciò che io ho ricevuto). Quest’anno non ho nemmeno avuto le fotografie pre e post lavori. Foto in genere piuttosto inutili e inutilizzabili, vista la stessa genericità della ripresa (una per zona). Le immagini post lavori, di solito, sono anche assenti, per quanto ho potuto reperire degli ultimi dieci anni.

Veniamo ai dati di quest’anno integrandoli con quanto già da me rilevato a maggio, durante i lavori, ricordando che le tipologie di materiale depositato sono state sostanzialmente due:

  • un primo apporto di materiale da riempimento, veramente disomogeneo e brutto a vedersi. Uno spezzato fine e meno fine, molto polveroso, di consistenza inadatta perché facile da disperdere. Di colore inadeguato, grigio scuro o marrone se umido;


Il primo carico di materiale giunto il 3.5.18 in spiaggia all’Olivo


Il ghiaino di rifinitura giunto sulle spiagge dell’Olivo sempre a inizio maggio 2018

I documenti di quest’anno

La relazione tecnica del Comune di Portovenere

Il Comune produce una relazione tecnica di progetto del 09.02.18, molto sintetica, per tutte le spiagge interessate, con analisi del pietrisco da utilizzare , che sarebbe proveniente dal fiume Vara tra i Comuni di Brugnato e Borghetto (analisi completa), o semplicemente dal fiume Vara (analisi completa), in entrambi i casi senza identificazione della zona precisa o della cava. Le analisi sono affidate dal Comune al laboratorio privato Analysis S.a.s. di La Spezia, come per gli ultimi anni. Ma non sono i tecnici che prelevano dal cumulo, come avvenuto in passato, ad esempio nel maggio 2016, quando il personale del laboratorio redige anche un verbale di campionamento. I campioni vengono prelevati e consegnati in laboratorio dal committente, ovvero lo stesso Comune, che quindi se la canta e sa la suona. Il punto di prelievo è, genericamente, il greto del fiume Vara, come se nemmeno ci fosse un cumulo da utilizzare successivamente, visto che non c’è nemmeno un verbale di campionamento. Per questo non mi soffermo sui dati tecnici. Quindi, che garanzia ho che il materiale realmente utilizzato in fase esecutiva, sia conforme a quanto riportato dalle analisi preventive? Ricordiamoci, poi, che il certificato di conformità dei lavori è rilasciato dal Comune e, lo scorso anno, nonostante le evidenti discrepanze rispetto al progetto, non è stato evidenziato alcun problema.


Intestazione delle analisi preventive 2018, in cui non si riporta il punto esatto di prelievo/cava, né l’indicazione del cumulo e il nome del fornitore. Prelievi a cura di chi svolgerà i lavori, senza verbale.

La cava di provenienza

Tornando alla cava di provenienza, i documenti di quest’anno mandati dal Comune ad ARPAL non indicano il fornitore originario del pietrisco e non mostrano alcuna certificazione del materiale, diversamente dagli anni precedenti. Lo scorso anno il ghiaino proveniva dalla cava N.E.C. di Biassa. Quest’anno il materiale è fornito, in buona parte se non totalmente, dalla S.E.I.B. s.r.l. (cosa che non ho trovato scritto da nessuna parte tra i documenti avuti). La ghiaia è stata caricata sui camion nella sede di via Pedemonte 6/1 a Vezzano Ligure, ovvero lungo le sponde del fiume Magra e non Vara. Ciò non toglie che possa provenire dal Vara (esattamente non sappiamo da dove) e depositato in quella sede per la distribuzione. Ma che la S.E.I.B. s.r.l. abbia fornito quel materiale, non appare scritto da nessuna parte, almeno per quanto pubblicato dal Comune e dato a me da ARPAL. Sarebbe da chiedere al Comune la pubblicazione delle fatture e delle bolle di carico della ditta incaricata, legalmente senza gara, come usuale, ovvero della TEAS s.r.l. di Sestri Levante. Da notare che la S.E.I.B. s.r.l. aveva, o ha ancora, un’altra sede ad Aulla (sempre Val di Magra). Sul proprio sito scrive: “Il materiale è proveniente dalla Cava Monte Porro gestita sempre dalla nostra Seib srl ed è suddivisibile in due tipologie: semilavorato e prodotto finito“. Ma magari non è aggiornato. Il Monte Porro, comunque, si trova nel Comune di Aulla, vicino alla frazione di Bibola e la cava, per intenderci, non è di fiume.


Screenshots dal sito www.seibsrl.it

Il parere preventivo di ARPAL a lavori già avviati

Vediamo il parere preventivo sul progetto, da parte di ARPAL, del 07.05.18, protocollo n. 0013610. Udite-udite, il parere PREVENTIVO (zona Olivo) è del 07.05.18, mentre i lavori erano già in corso dal 03.05.18, ovvero 4 giorni prima, come ho puntualmente segnalato via PEC alla stessa ARPAL, Capitaneria di Porto, Guardia Costiera locale e lo stesso Comune di Portovenere. Il mio articolo dell’8 maggio si basa su osservazioni e fotografie riprese, appunto, lo stesso 3 maggio. NESSUNO HA FATTO UNA PIEGA, che io sappia, nonostante sia chiaramente scritto nei vari provvedimenti del Comune che “i lavori potranno avere inizio solamente dopo l’ottenimento dei pareri favorevoli di ARPAL e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale …” (l’autorità portuale ha competenza per le sole spiagge entro diga), ad esempio nella determina del 19.05.18 (post inizio lavori), n.254, di integrazione di spesa per pagamento dei pareri ARPAL. C’era fretta, quest’anno bisognava fare presto, le elezioni locali incombevano, mi pare chiaro. Mai visto ripascimenti ai primi di maggio, quando di solito avvengono a spiagge frequentate a fine giugno, se non nelle prime settimane di luglio. Le facessero ogni anno le elezioni. Comunque, ora sappiamo che il parere “preventivo” di ARPAL conta fino ad un certo punto. Nella medesima determina, poi, non si indica la data di rilascio dei pareri. Però, si deduce ulteriormente che il parere, o meglio i 3 pareri delle differenti zone, sono successivi al 02.05.18. Che senso avrebbe avuto fare una fattura il 02.05.18 che non li includesse? Questa, infatti, è la data della prima fattura di ARPAL riferita al riscontro dato alla prima richiesta del Comune in quanto: “… ARPAL ai fini dell’espressione del proprio parere, ha comunicato la necessità di fornire le analisi granulometriche del materiale che sarà posato sul litorale“. Il giorno dopo, 03.05.18, il Comune che fa? Inizia i lavori. Nella determina il Comune scrive “erroneamente” di due distinti pareri, in realtà ci sono 3 pareri e un pre-parere (senza le analisi di partenza), quello citato prima con la fattura del 02.05.18. I conti tornano perché, quello che il Comune definisce secondo parere costa € 1.104,99, ovvero € 368,33 (come riportato a fine del parere del 07.05.18) moltiplicato per 3 (pareri), al centesimo! Tra parentesi: a me la prima risposta per esposti e accesso arriva solo il 16.05.18, per evitare si possa dire che il timbro del protocollo fosse riferito alla missiva indirizzata a me e non alla nota originaria. Come se il resto non bastasse.


Il parere “preventivo” di ARPAL del 07.05.18 a lavori iniziati il 03.05.18

ARPAL tranquillizza sulla fiducia

Detto ciò, a seguito delle fotografie e degli esposti inviati da me a vari uffici, nei primi giorni di maggio 2018, ARPAL mi replica con una nota estremamente tranquillizzante del 16.05.18. Si limita a ribadire pedissequamente quanto riportato dal Comune nel progetto e dalle analisi di laboratorio sui campioni preventivi. Questo senza considerare il modo di campionare che ho descritto in precedenza. ARPAL, infine, definisce di fatto normale la torbidità. In sostanza, ci si affida totalmente al parere preventivo favorevole, espresso a lavori iniziati. Il personale, si riporta ancora nella nota, effettuerà un sopralluogo, che avverrà circa 3 settimane dopo. Sopralluogo che, per normativa, non è per nulla obbligatorio, a quanto mi riporta ARPAL in altre note. Il tutto nonostante le foto di quei cumuli (soprattutto il primo) che ho inviato, con dettagli. Tra le foto non pubblicate in precedenza, queste sotto, che danno un’idea più precisa sull’effetto del materiale depositato sulla battigia e della tipologia del primo cumulo, quello triturato e polverizzato. Guardate come si attacca alle pietre più grandi quando asciuga. Sembra quasi polvere di ferro attratta da una calamita. Questo, poi, viene rapidamente dilavato nei primi giorni di lavoro, ben prima del sopralluogo di ARPAL, come visibile nelle foto seguenti.


Effetti del materiale depositato in zona Olivo, fotografato il 6 maggio 2018


Effetti in mare del materiale dilavato fotografati in data 08.05.18

Già, perché il sopralluogo con prelievo dei campioni da parte di ARPAL, arriverà solo tre settimane dopo, circa, la fine dei lavori presso il litorale dell’Olivo. Capite bene con quale risultanze.

Il campionamento di ARPAL

Ed ecco il verbale di campionamento del 01.06.18, con alcuni campi non descritti. Non si riporta alcun dettaglio circa la profondità di prelievo, oltre a mancare la descrizione del materiale, caratteristiche, modalità e strumentazione. Appare solamente la dicitura generica “varie aliquote“. Nessun dato tecnico, quindi. Non si chiarisce se “l’aliquota” (peraltro assente) si riferisca alla profondità dell’arenile, o alla superficie dell’arenile rispetto al livello sul mare. Teniamo anche conto che per la lavorazione in spiaggia e i tempi, il nuovo materiale è ormai ben miscelato con il vecchio. Le analisi ARPAL avrebbero dovuto farsi ANCHE sui cumuli depositati prima della lavorazione.


Verbale di campionamento di ARPAL del 01.06.18

La dott.ssa Colonna di ARPAL sui pareri preventivi e i referti post-lavori

Sono vari gli aspetti che ho fatto presenti con una PEC alla dott.ssa Fabrizia Colonna responsabile spezzina di ARPAL, in risposta alla sua nota di accompagnamento dei referti. Ne aggiungo un altro paio ora, osservando il rapporto di prova granulometrico e dei metalli pesanti del 27.08.18, ovvero “i referti” completi:

  1. noto che questo rapporto del 27.08 sostituisce quello del 21.08. Evidentemente, ciò è dovuto ai problemi tecnici già citati da ARPAL. Problemi che non mi dispiacerebbe conoscere più nel dettaglio;
  2. noto l’assenza di maggior dettaglio nella granulometria, evidentemente con meno operazioni di setacciatura, altrimenti non mi spiego perché in questo referto si metta in una unica voce la frazione “4mm-18mm, quando nelle analisi del laboratorio privato abbiamo distinzioni tra 20-16-14-10-8-6,3 e 4 mm. Dal laboratorio Analysis s.a.s. vengono distinti anche i 2 mm dai 2,8 mm. ARPAL i 2 mm e i 4 mm li mette in una unica voce. Insomma, mi pare che il “dettaglio” granulometrico sia veramente poco considerato e ciò non sia affatto un dettaglio, per rimanere al gioco di parole. Ma ciò ha un impatto reale ed evidente sulle spiagge, se abbiamo pietre di quasi 2 cm o pietruzze di 4 mm.


Nota di accompagnamento ai referti 2018 della dott.ssa Colonna

Questo articolo, lo dico già ora, lo invierò alla stessa dott.ssa Colonna, al Comune, Capitaneria di Porto, Guardia Costiera e Carabinieri. In effetti è più completo rispetto alla mia risposta già inviata, qui di seguito.

Le mie ulteriori considerazioni

Queste le mie ulteriori considerazioni inviate alla dott.ssa Colonna il 4 settembre scorso, con cui concludo l’articolo di oggi, che riassumo dalla lettera riportata subito dopo:

  1. meno trasparenza da parte sia del Comune che di ARPAL. Il Comune scrive di due pareri di ARPAL, in realtà sono tre. Oltre a ciò, c’è anche un primo parere non rilasciato, sempre da pagare. Ovvero, una nota che non mi è stata data (ma indicata nei provvedimenti del Comune), nella quale si segnala la mancanza delle analisi preventive sui materiali , tramite laboratorio privato, a carico del Comune;
  2. il Comune compie delle modifiche a lavori in corso (anche contrattuali) e forse non informa ARPAL. In particolare: a) preliminare pulizia delle spiagge dal materiale ligneo presente sulle stesse; b) apporto di un maggiore quantitativo di materiale a causa delle mareggiate verificatesi nel periodo tra la redazione della perizia e l’appalto dei lavori; c)necessità di non eseguire i lavori sulla spiaggia della Marina a Porto Venere in quanto il materiale sorbonato non risultava di buona qualità (e poi non si è fatto nulla?);
  3. il Comune effettivamente produce meno documentazione e meno documentazione trasmette ad ARPAL. Niente cronoprogramma, niente computo metrico, diversamente dallo scorso anno;
  4. ARPAL si appella ai tempi standard (60 gg.) e ai problemi tecnici (che sarebbero di 6 giorni a leggere l’intestazione dei referti). In realtà, l’anno scorso, le cose erano andate in maniera diversa anche sulla tempistica, nonostante i ripascimenti fossero iniziati più di un mese dopo. Tenendo anche conto che quest’anno abbiamo l’analisi dei metalli pesanti in più. Così nel 2017: a) ripascimenti iniziati attorno al 14 giugno; b) il 19 giugno effettuati due sopralluoghi con prelievi di ARPAL; c) i riscontri tecnici di ARPAL mi arrivano il 6 luglio. Quest’anno: a) ripascimenti iniziati il 3 maggio; b) sopralluoghi e prelievi di ARPAL il 1 giugno (un mese dopo l’inizio lavori, tre settimane circa dopo la fine in zona Olivo!): c) i referti ARPAL mi arrivano il 29 agosto (3 mesi dopo il prelievo, includendo una settimana di ritardi per problemi tecnici). Oltre a ciò considerazioni ulteriori sui modi e i tempi per i referti, in parte già esposti in precedenza. In particolare, come ovvio, nelle analisi non appare traccia di quel primo cumulo di materiale che segnalai immediatamente ad ARPAL, Comune e Capitaneria di Porto, ormai parzialmente disperso in mare e ben disperso in spiaggia.

La lettera

La seguente lettera è stata inviata ad ARPAL, ma anche al Comune ed alla Capitaneria di Porto:

Gentile Dott.ssa Fabrizia Colonna,

a seguito della Sua nota prot.n. U.0025917 del 29.08 u.s., mi permetto di replicare con ulteriori considerazioni oggettive ed anche personali:
  1. solo tramite la Sua nota del 29.08 u.s. vengo a conoscenza del fatto che ARPAL ha emesso tre distinti pareri relativi ai ripascimenti presso le spiagge del Comune di Portovenere (Portovenere, Le Grazie e Fezzano), mentre solo dalla determina comunale n.254, del 19.05.18, ne traggo che ARPAL avrebbe emesso due distinti pareri, uno per le spiagge del (e limitrofe) al capoluogo, ed un altro per le spiagge di Le Grazie e Fezzano. Devo anche farLe presente che, diversamente da quanto Lei afferma, la mia istanza di accesso (a cui Ella dovrebbe riferirsi) del 03.05.18, Vs. prot.n. 13526, testualmente riporta: "CHIEDE di visionare ed estrarre documenti in formato elettronico o cartaceo, non autenticati, inerenti i ripascimenti costieri effettuati nell'anno 2018 nelle spiagge del Comune di Portovenere, in particolare: 1. disporre delle planimetrie indicanti le aree interessate da ripascimento; 2. disporre dei piani di ripascimento riportanti le quantità e la tipologia di materiale utilizzato per ogni arenile; 3. disporre degli atti (anche interni) inerenti le ispezioni o analisi effettuate ed eventuali procedimenti attivati; 4. disporre delle fotografie riprese prima, durante e dopo le operazioni di ripascimento.". Ne converrà che non mi riferivo alle sole spiagge dell'Olivo. Per tale motivo Le chiedo, cortesemente, di inviarmi anche i due pareri a me mancanti e gli eventuali ulteriori documenti relativi alle altre spiagge, come gli ulteriori referti e verbali di campionamento;
  2. prendo atto che, l'apporto maggiore di materiale esulante dal contratto, forse successivo ai Vs. accertamenti e campionamenti in loco, non modificherebbe la validità del parere da Voi espresso. Anche se mi rimane il dubbio che non vi sia stato alcun (pre)avviso in merito, da parte del Comune verso ARPAL, in quanto da Lei non espressamente chiarito;
  3. prendo atto anche del fatto che la documentazione da Voi ricevuta, da parte del Comune, ed a me inviata, sarebbe stata trasmessa integralmente;
  4. prendo atto delle problematiche tecniche relative alla refertazione dei campioni prelevati, ma mi permetto di criticare la tempistica dei 60 gg. standard, in quanto la stagione balneare a queste latitudini si limita, sostanzialmente, ai mesi tra giugno e agosto. Ne deriva che i risultati delle analisi, se nei tempi, con prelievo ai primi di giugno, arriverebbero solo ad agosto, quando gli avventori hanno già fatto largo uso degli arenili interessati. Si perderebbe, perciò, gran parte dell'utilità delle Vs. analisi e, soprattutto, non si farebbe adeguata tutela preventiva della salute e dell'ambiente. Nel caso specifico di quest'anno, il notevole ritardo ha reso sostanzialmente inutili le Vs. analisi dal punto di vista di tale prevenzione, nel caso non fossero state positive. Tenuto anche conto che ripascere le spiagge a Portovenere, i primi di maggio, è evento eccezionale, dato che normalmente avviene a stagione avviata, fine giugno o luglio. Devo inoltre rilevare aspetti, nel Vs. metodo di prelievo dei campioni e tempistica, che mi lasciano molti dubbi, o meglio, ritengo fallaci dal punto di vista tecnico-scientifico, pur essendo un semplice cittadino, senza nessuna competenza, ma che semplicemente fa uso della logica e delle proprie conoscenze scientifiche scolastiche. Riassumo per punti: a) per quanto attiene la spiaggia dell'Olivo, come già a Voi documentato con esposti del 3, 6 e e 8 maggio, i lavori si sono conclusi in pochi giorni e il Vs. prelievo è avvenuto solo il 01.06 u.s., ovvero circa tre settimane dopo la fine lavori in quella zona. Quindi, quando buona parte del materiale più fine, che ho potuto vedere e documentarVi come depositato lungo la battigia e area limitrofa (fotografia con intensa torbidità marina), si è già ben disperso in mare o in profondità nell'arenile più interno. Ecco perché le Vs. analisi non ne rivelano, sostanzialmente, la presenza; b) il Vs. verbale di campionamento in zona Olivo del 01.06.18, non riporta alcun dettaglio circa la profondità di prelievo, oltre a mancare la descrizione del materiale, caratteristiche, modalità e strumentazione. Si riporta solamente la dicitura generica "varie aliquote", che oltre a non dare dati tecnici, non chiarisce se si riferisca alla profondità dell'arenile o all'aliquota della superficie dell'arenile rispetto al livello sul mare; c) è totalmente mancata un'attività del prelievo dei campioni direttamente sul cumulo depositato in spiaggia, ulteriore motivo che determina un'analisi falsata dal fatto che il nuovo materiale è stato ormai disperso e mischiato con il precedente, senza poterne più distinguere le caratteristiche; d) le analisi di laboratorio preventive, compiute dalla ditta incaricata dal Comune, si riferiscono a "Campionamento a cura del Committente" e a "Campione consegnato in laboratorio a cura e responsabilità del Committente". Come a dire, in parole povere, che chi compie i lavori se la canta e se la suona, senza dare alcuna garanzia sul materiale che verrà effettivamente scaricato sugli arenili, forte anche del fatto che da parte Vs. non è stato fatto alcun prelievo sui cumuli depositati in loco prima della dispersione; e) manca totalmente per quest'anno, diversamente dagli anni scorsi, un'analisi sia pur basica, della tipologia del materiale relativamente alla forma, ovvero se il materiale fosse stondato (probabilmente di origine fluviale), oppure spezzato (di cava), oppure un misto, come ho potuto vedere e a Voi documentare, relativamente ai secondi carichi portati in zona Olivo; f) le mie precedenti considerazioni vengono confermate dal fatto che nulla appare, nelle Vs. analisi, relativamente al primo cumulo di materiale che ho documentato nel dettaglio (in particolare nella mia nota del 08.05.18 con fotografie e misura di riferimento). Che tale cumulo fosse composto da materiale estremamente disomogeneo, in gran parte molto fine e polveroso, oltre a pietre risultate da opera di triturazione, in buona parte depositato proprio lungo la battigia, del tutto inadatto ad un arenile per la balneazione, anche per il colore in contrasto con quello precedente sull'arenile, non appare nulla nelle Vs. indagini. Come del resto il materiale in altri cumuli, decisamente migliore, ma il risultato di un misto spezzato e stondato, usato per rifinire e ricoprire, dopo lunga e laboriosa opera (documentata) di mescolamento effettuata con le ruspe. Il risultato finale è, perciò, apparso decisamente migliore dello scorso anno, anche in relazione all'ampiezza dell'area lavorata. Sebbene lungo la battigia, il materiale più fine, si sia disperso nei primi giorni, mostrando cali della consistenza dell'arenile.
A conclusione di ciò, devo purtroppo notare, da semplice cittadino, che non mi sento per nulla tutelato, sia dal metodo di analisi preventivo effettuato su incarico del Comune a terzi, come descritto al punto d), che dalle Vs. analisi tardive e, mi permetta, superficiali in riferimento al metodo ed alla tempistica di prelievo dei campioni, oltre ad essere del tutto mancante un'analisi gemmologica (in passato presente) che, in una spiaggia frequentata da bagnanti e in zona UNESCO, non può essere secondaria, sia dal punto di vista estetico che della fruibilità, in quanto il materiale inadatto per conformazione e presenza di spigoli accentuati crea disagio allo stazionamento e alla deambulazione. Oltre a tutto questo, non abbiamo effettivo riscontro su tutto il materiale nuovo depositato, anche in merito alla quantità effettiva, che potrebbe essere, nel caso peggiore, dannoso alla salute e all'ambiente. Devo infine aggiungere che, negli anni precedenti, ho trovato maggiore disponibilità e meno superficialità da parte Vs..


Rimango in attesa del materiale ancora non inviatomi, relativo alle spiagge di Le Grazie e Fezzano.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

 

Le spiagge UNESCO di Portovenere (SP) ancora maltrattate con i ripascimenti 2018

Anche per l’anno 2018, i ripascimenti del litorale dell’Olivo compiuti con materiale di bassa qualità e inadatto. Nonostante i 50mila euro di Toti dalla Regione Liguria, come per l’anno passato, si segue la via del risparmio a danno della qualità degli arenili.

Devo notare con rammarico che, dal 2016, i ripascimenti stagionali delle spiagge in zona Olivo hanno avuto un deciso declino di qualità del materiale, di distribuzione (si direbbe anche quantità in diverse aree) e di modalità del lavoro, tra materiale di riempimento e di copertura.

Il materiale di fiume (ghiaino tondo), come quello utilizzato fino al 2015, proveniente dalle cave del fiume Taro e un torrente limitrofo, possiamo scordarcelo. Qualcosa di fiume, quest’anno forse c’è, ma parliamo di ben poca cosa rispetto alla massa reale del materiale posato sino ad oggi. Spero non si usi una presenza minima ed insignificante per affermare la provenienza di fiume. Vedremo le carte. Eppure quest’anno, in via del tutto eccezionale, i ripascimenti sono iniziati i primi giorni di maggio (il 3), invece di fine giugno o luglio, come usuale. Pensavo che il sindaco volesse fare una bella figura per le elezioni del prossimo 10 giugno, ma mi sono evidentemente sbagliato.

Ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015

I costi finali sono sostanzialmente i soliti, da molti anni, i soliti 40mila euro di soglia per evitare la gara obbligatoria, che con i vari oneri e tasse superano di poco i 50mila euro, dallo scorso anno gentilmente forniti dalla Regione Liguria. Proprio nell’anno passato, poi, 6.028,89  euro lordi se ne erano andati per il solo progetto (!) affidato ad uno studio esterno, mentre quest’anno si è ritornati al piano fatto in casa dal geom. Benabbi, responsabile dei LL.PP.. Tanto, se si fa come nel 2017, il progetto serve a poco, visto che non si è rispettato, evitando di posare materiale in vaste aree interne dei litorali e alcune spiaggette ritenute minori (a quanto pare), come quella libera ad ovest dello stabilimento Sporting Beach, nonostante fossero previste dal piano. Chissà perché. Su questi aspetti, vedremo come proseguono le cose per quest’anno.

Invece, per ora, vorrei descrivere il materiale utilizzato e alcune modalità di lavorazione.

Nel primo giorno di lavoro (03.05.18) è arrivata una massa di roba, per fare riempimento, che non capivo bene cosa fosse (v. foto sotto). Mi sono trattenuto dal dare un giudizio negativo nell’immediato, infatti il giudizio non poteva essere negativo, ma assolutamente negativo. Un conglomerato di sassi (stondati si, probabilmente di fiume) di 10-20 cm., ma in quantità decisamente inferiore rispetto alla grande massa composta da roba che non saprei bene come definire, un tritato di cava misto a ghiaino, in cui prevale il tritato. Comunque materiale inadatto per fare da riempitivo per un ripascimento costiero, visto che un’onda la fa sparire via in un secondo, guardate l’acqua torbida in foto. Non per nulla è stato sistemato lungo la battigia e poi ricoperto.

Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Mi chiedevo se il termine conglomerato fosse adeguato, ma letto il dizionario, si direi che è il termine esatto: “materiale costituito da una mescolanza di sostanze incoerenti e leganti, impiegato nelle costruzioni edili e stradali“.

Vediamo il dettaglio della grande massa di un cumulo come quello, una volta asciutto, perché è stato portato umido-bagnato (per la pioggia immagino), ma non lavato data la torbidità marina.

Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

 

A parte il colore, direi terra e anche un po’ fecale, ma che roba è? La massa portante è formata da sabbia? No, non direi, vediamo una foto ulteriore più nel dettaglio ancora.

Massa portante del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Non è certo una sabbia da litorale dignitoso, si direbbe un macinato/tritato molto disomogeneo e con molta molta polvere, molto pulviscolo. Una roba che infatti è stata messa sotto, non sopra. Ma possibile che per fare da base si metta materiale di questa consistenza, oltre ad essere adatta per un fondo stradale e non una spiaggia? Sindaco, a lei, ARPAL e Capitaneria di Porto, ho già mandato due PEC, oggi arriverà la terza, non potrà dire di non aver saputo, visto che i lavori indecenti dei ripascimenti 2017 hanno avuto l’approvazione finale dell’ente dal lei amministrato. Mi pare, poi, che lo scorso anno ARPAL si fosse un po’ destata, menomale.

Vediamo ora il materiale di “rifinitura” portato negli ultimi giorni. Siamo alle solite, uno spezzato di cava con qualche traccia di stondato, anche questo più adatto all’ANAS che ad un litorale frequentato dai bagnanti.

Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)

Vorrei far notare la differenza con il dettaglio del ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015, qui sotto.

Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015
Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015

Non sono dettagli, gli spigoli e il colore contano, soprattutto in zona UNESCO.

Nelle prossime puntate vedremo il resto.


Aggiornamento del 14.05.18

Questa è la torbidità effetto dello spezzato di cava. Notate, in contrasto, come è scura la riva che è stata bagnata.

08.05.18 torbidità e effetti dei ripascimenti 2018

ARPAL: ghiaia con spigoli vivi nei ripascimenti a Portovenere

Ulteriori dettagli in merito ai ripascimenti 2017 a Portovenere, nello specifico in zona Olivo. L’ARPAL afferma che: “La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“, “Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

20170705 dai ciottoli di fiume ai sassi delle cave

Menomale, allora non ho le traveggole, ARPAL in una recente nota del 06.07 u.s., in risposta ai miei esposti, comincia a fare alcuni distinguo dopo il proprio sopralluogo del 19.06 scorso. Prima di tutto però, tengo a precisare quanto scritto in precedenza: nelle operazioni di ripascimento degli ultimi 10-15 e forse 20 anni, è sempre stata introdotta una quantità di materiale insufficiente a mantenere inalterati i profili costieri, in troppe parti ormai ridotti di almeno 1, se non 2 o 3 metri, per non parlare dell’evidente differenza a monte degli arenili.

Il materiale risulta essere “macinato di cava di colore grigio (diverso dal materiale usato sino al 2015), mentre in merito alla granulometria, distingue solamente le parti inferiori ai 0,0625 mm, ovvero polveri, che risulterebbero essere l’1,4% del peso. Non aggiunge altro in merito alla distribuzione dimensionale dei granuli.

ARPAL, però, fa alcune importanti considerazioni:

  • La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“;
  • Per quanto sopra evidenziato si fa presente che durante le operazioni di ripascimento in cui si effettua movimentazione, conferimento, stesa, sistemazione, ecc. di materiale inerte di cava, le acque prospicienti gli arenili evidenziano nella totalità dei casi una torbidità più o meno accentuata, per tale motivi sarebbe opportuno effettuare tali operazioni nei mesi invernali o nella prima parte della primavera.“;
  • Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

Ad ogni modo, ARPAL non trova elementi normativi che facciano ritenere le operazioni di ripascimento 2017 effettuate fuori regola. Detto ciò, credo sia utile farvi conoscere la mia risposta che sintetizzo di seguito, in particolare la parte che approfondisce le granulometrie del ripascimento 2017 (non osservate precedentemente in dettaglio) e la spiaggetta non trattata, benché nel piano. Ribadendo che le spiagge previste nel piano in zona “Olivo 1”, non sono state trattate in maniera adeguata, sia relativamente al piano, sia in senso assoluto.

Notevoli differenze granulometriche già nelle analisi 2016

Il materiale esistente nel 2016 all’Olivo risultava avere dimensioni ben distribuite tra i 16mm e 4 mm, mentre nel rapporto di prova presso la cava NEC a Biassa il materiale era sostanzialmente composto da granuli di dimensione unica, ovverosia di dimensione inferiore a 14 mm per il 93,7%, mentre risultava essere inferiore ai 10 mm solo per il 22%. Ciò che ha determinato di fatto la totale alterazione, quantomeno estetica delle spiagge, senza considerare la diversità riscontrata quest’anno, anche da ARPAL, in relazione alla spigolosità e polverosità, del resto già notata dal sottoscritto nel 2016 e ripresa in almeno un articolo dalla stampa locale del 27.06.16, nel quale si utilizzano un paio delle mie immagini.

Notevole incongruenza tra le granulometrie previste nel piano 2017 e le analisi del materiale utilizzato

Tengo, inoltre, a far notare la notevole incongruenza tra le granulometrie previste per le spiagge dell’Olivo e le analisi del materiale utilizzato, del resto confortate dalle immagini già pubblicate. Nella relazione tecnica inviata dal Comune per la richiesta di parere da ARPAL, Tav. 01 del maggio 2017:

  • a pag.13 si riporta lo stato attuale delle spiagge Olivo 1: “Dalle analisi emerge una composizione piuttosto eterogenea, con diametro medio variabile da 4 a 20 mm.“;
  • a pag. 21, si riportano le caratteristiche dell’intervento previsto per le stesse spiagge Olivo 1: “Tale intervento verrà eseguito in due fasi distinte: – apporto di circa 46 mc di materiale (tout-venant di cava da 0 a 120 mm) nella prima fascia di battigia (larghezza di circa 1,50 metri), per tutta la lunghezza della spiaggia; – apporto di circa 196 mc di materiale (ghiaia da frantoio pezzatura indicativa 4/8, 8/16, 16/32) a copertura della zona di apporto con estensione a monte; finitura con 190 mc. L’utilizzo misto dei materiali di diversa pezzatura, con posa dei materiali più grossolani negli strati inferiori, ha lo scopo di ottimizzare la compatibilità ai fini turistico balneare .“, come del resto si riporta a pagina 2 nella tavola A03 “Computo metrico estimativo” del maggio 2017, nel “Supercapitolo – 02_Spiaggia dell’Olivo 1“.

La pezzatura previsionale indicata per l’intervento di ripascimento NON appare avere alcun riscontro coerente sia rispetto a quanto riportato a pag.13 del documento, sia rispetto alle stesse analisi del 2016 (allegate anche alla relazione del 2017 perché valide per 5 anni) e da ARPAL descritte ancora simili alle analisi affidate alla ditta SANA S.r.l., la stessa che ha proceduto ad effettuare i ripascimenti 2017. Come del resto, in maniera intuitiva, dalle immagini di dettaglio dei cumuli da me riprese, che mostrano due tipologie di materiale.

le due formulazioni depositate oggi
Le due formulazioni depositate nel 2017
Bagnanti in mare nelle acque torbide durante le operazioni di ripascimento

Benché le spiagge all'”Olivo 1″ fossero presidiate dai vigili, il mare era frequentato dai bagnanti durante le operazioni di ripascimento, i quali proseguivano a stare in acqua benché fosse notevolmente torbida, come ben visibile nelle fotografie già pubblicate.

torbidità 2
Torbidità
Ripascimento parziale e difforme rispetto ai piani

Non secondario poi, come rilevato sempre dalle fotografie già da me diffuse, l’aspetto inerente alle modalità di lavorazione che, diversamente da quanto riportato nelle planimetrie del piano per le spiagge Olivo 1, non sono state rispettate distribuendo il materiale per tutta la profondità dell’arenile, ma solo per la metà a mare.

IMG_20170622_073025
Erba in spiaggia dopo i ripascimenti (22.06.17)
Spiaggetta nel piano ma non trattata

Inoltre, la spiaggetta più a est presente nel piano per l'”Olivo 1″, diversamente da quanto previsto nel piano, non è stata rifornita di alcun apporto di materiale, ciò è riscontrabile sia nelle immagini già pubblicate, inerenti il materiale ivi presente allo stato attuale (ovvero materiale coerente ai ripascimenti sino al 2015), che nelle nuove immagini ora pubblicate, le quali mostrano le differenze di livello alla battigia tra altezza del mare e altezza dell’arenile immediatamente a monte. La spiaggia su cui è stato effettuato il ripascimento (foto 01) evidenzia un forte dislivello dell’arenile alla battigia (dovuto alle ultime mareggiate), ciò che non è visibile per la spiaggetta fortemente erosa dal mare (foto 02 e 03), su cui non è stato introdotto nuovo materiale sebbene presente nel piano. Qui il mare penetra in profondità, anche in ragione di onde relativamente modeste.

01 -Tratto che ha subìto il ripascimento (11.07.17)
02 -Tratto che NON ha subìto il ripascimento (11.07.17)
03 – Tratto che NON ha subìto il ripascimento (01.07.17)

Mi auguro che alcune persone non se ne abbiano a male se ho ripreso l’argomento, ma quando una situazione, soprattutto di interesse pubblico, mi pare non chiaramente focalizzata e/o risolta, penso sia bene sviscerarla e ribadirla fino ad ottenere qualche risultato. Almeno si spera.

Ripascimenti: 2a risposta al sindaco di Portovenere (SP)

20170625 sassi aguzzi arenili

In questo articolo integro la mia risposta precedente, basata principalmente sui pareri ARPAL. Vedremo più in dettaglio i piani dei ripascimenti, cercando anche di approfondire le questioni descritte nell’articolo di Sondra Coggio su Il Secolo XIX di domenica scorsa (25.06.17), senza tralasciare le quantità utilizzate di materiale e le modalità di lavoro.

Dunque, il sindaco scrive: “I ripascimenti sono stati fatti con gli stessi materiali degli anni scorsi.. Sui tempi, nulla da dire, anzi sono stati rapidissimi, casomai il problema è che si ripasce sempre a stagione inoltrata, quando la gente è al mare. Ma veniamo al punto, i materiali utilizzati, senza dimenticare le quantità e le modalità dei lavori, che non sono per nulla questioni secondarie, anzi.


I materiali di ripascimento per le spiagge dell’Olivo nel corso degli ultimi anni

Correva l’anno 2013:

2013 materiale

Nel piano di ripascimento del 2013 (integrale al link per come è stato inviato a me), di redattore anonimo, si riporta tout-venant come riempimento e finitura con ghiaino tondo 4/12 mm.

certificazione materiale usato nel 2013

Questa, invece, la certificazione del materiale usato come finitura nel piano 2013, che si legge con un po’ di difficoltà, ma si può capire: “aggregato 4/10“, “costituito da rocce calcaree” e “rocce metamorfiche ed arenarie“, “proveniente dalle cave (…) sul fiume Taro e Torrente (…) (PR)“. Dunque di fiume o torrente.

Granulometria materiale 2013

Questa sopra la granulometria dello stesso materiale che si può vedere chiaramente cliccando sull’immagine.

Poi abbiamo l’analisi petrografica datata 2006 (!) che conferma la provenienza (fiume Taro e torrente Ceno), descrivendo gli inerti di forma arrotondata ed appiattita, con “frazione sabbiosa abbondante“.

Nel piano di ripascimento del 2014, redatto dall’ing. Alessandro Castro, abbiamo poche varianti, sostanzialmente quasi una fotocopia. Del resto la certificazione del materiale usato all’Olivo appare copia della precedente (peggio leggibile) e l’analisi granulometrica cambia di poco, ma questa volta riporta una data “13 febbraio 2010” (!). Non mi è stata data copia con analisi petrografica stavolta.

Con il piano ripascimenti 2015 cambia il progettista, diventa il geom. Gabriele Benabbi, responsabile area Lavori Pubblici. Anche qui, per l’Olivo, abbiamo alcune variazioni sulla quantità, ma non significativa rispetto a prima e sempre il solito ghiaino tondo 4/12. La certificazione del materiale appare una fotocopia della fotocopia, sempre meno leggibile. L’analisi granulometrica è identica a quella del 2014, stessa data “13 febbraio 2010“. Anche qui niente analisi petrografica, per lo meno non data a me.

Nel piano ripascimenti 2016, invece, abbiamo numerosi allegati, come le cartografie intervento 2 Olivo I intervento 3 Olivo II (sempre simili alle precedenti), oltre alle varie e nuove analisi 2016 del materiale preesistente nelle diverse spiagge del territorio comunale, incluso il materiale di ripascimento (cumulo Biassa c/o NEC Srl). Ai link solo le parti riguardanti l’Olivo, per quanto riguarda gli allegati. In questo piano, come nei precedenti, si scrive di finitura con ghiaino tondo 4/12 per l’Olivo, ma la cosa fa un po’ a pugni con l’analisi granulometrica che si direbbe riferita a materiale 10/14 (la percentuale si riferisce al materiale passato nei setacci di varia dimensione).

2016 analisi materiale nuovo

Se avete la pazienza, vedrete le differenze granulometriche tra le analisi 2016 e le precedenti, piuttosto evidenti, che non appaiono di poco conto, oltre alle stesse analisi del 2016 sul preesistente. Ma poi, di stondato di fiume si tratta per il nuovo materiale 2016? Non si direbbe. Il cumulo analizzato, sostanzialmente 10/14, ma molto 14 e poco altro, proviene da Biassa, dalla cava della N.E.C. Nuova Edilizia Cave, non più dal fiume Taro o torrente Ceno, come negli anni 2013-2015. A Biassa non mi risulta ci siano torrenti o fiumi di una certa entità. Da ciò se ne trae che può solo essere spezzato di cava e non stondato come scritto nel piano 2016. La cosa è stata confermata nel 2016 anche da osservazioni, non solo mie, riportate su FB.

2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato di cava 2
2016_06_25 spezzato di cava 2

Ma soprattutto abbiamo un parere ARPAL del 2016 che differisce dai precedenti fotocopia, come abbiamo visto anche nel precedente articolo.

Parere Arpal 2016
Parere Arpal 2016

Dunque, per la prima volta, nel 2016, il materiale di riempimento viene ricoperto con spezzato di cava e non più stondato di fiume, tra l’altro di dimensione sostanzialmente unica 14 mm, e non più eterogenea come in precedenza.

Nel 2017 abbiamo il nuovo piano redatto da studio esterno, il “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella“. Il piano è molto ben fatto e con planimetrie dettagliatissime (qui Olivo I), come citato nell’articolo “I ripascimenti peggiori che abbia mai visto”. Ora appare chiaro che anche di finitura con spezzato di cava si tratta, non più di stondato di fiume.

Piano ripascimenti 2017

Lavorazioni e quantità

Non si può, però tralasciare la quantità e la lavorazione. Nel corso del tempo, come se ne trae dai piani, dalle determine comunali e dalle fotografie, le quantità introdotte paiono decisamente insufficienti a mantenere i litorali pressoché inalterati nel tempo. Fare sempre affidamenti diretti (tranne una volta), ovvero, dover rimanere sotto la soglia dei 40mila euro per non fare gare, è decisamente un limite alla quantità di materiale, che non può che scemare nel tempo. E’ banale immaginare l’aumento dei prezzi, anche per il lavoro impiegato.

Caro sindaco, mi spiace smentirla decisamente e documentalmente (almeno per cercare di evitare un’altra querela), ma diversamente da quanto lei scrive, il materiale è cambiato dal 2016 e lei è sindaco dal 2013. Vi sono, poi, problemi ulteriori. Venga a fare un bel sopralluogo all’Olivo. Le paiono spiagge che un paese di richiamo turistico in zona UNESCO può permettersi? Il materiale è poco, c’è erba e terra in molti punti. Si è pensato a ripascere la metà delle spiagge lato mare e non lato monte, diversamente da quanto descritto nelle planimetrie del piano 2017. In più ci sono arenili non trattati in toto con nuovo e ulteriore materiale, come le due spiaggette ad est ed ad ovest dello Sporting Beach. Il livello e la profondità di queste spiagge è fortemente calato.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Spiagge lato monte

Ormai il livello dell’arenile pare sceso sul lato a monte di oltre 12 cm., rispetto ad anni fa, lo testimoniano i diversi punti in cui i muretti, o il cemento, sono scoperti alla base.

27.06.17 - Olivo Portovenere (SP) - Il muretto svela lo spessore originario dell'arenile
27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Il muretto svela lo spessore originario dell’arenile

Nell’immagine sotto, invece, si vedono chiaramente tre aree, data la differenza in colore e morfologia:

A – area non trattata che ha solamente il materiale pregresso, stondato di fiume, ma che risulta molto ridotta nel tempo, lo vedremo in altri articoli;

B- area non trattata a monte nel 2017;

C – area trattata solo con spezzato di cava negli anni 2016-2017.

27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Le differenze rimaste dopo il ripascimento 2017

Mi spiace, inoltre, per i tanti fan del sindaco, ma non è questione di lana caprina ed è oggettivamente evidente a chiunque abbia frequentato queste spiagge nel corso degli anni. Se vogliamo che i turisti tornino, anche le spiagge fanno parte del gioco, non solo le crociere. Tra l’altro le spiagge portano turismo che in genere non è mordi e fuggi, ma consuetudinario ed anche all’Olivo ci sono commercianti che su questo ci vivono. Bisogna intervenire prima che alcuni lembi di spiagge diventino inutilizzabili, è necessario un ripascimento che recuperi le aree perse nel corso degli ultimi decenni. Va fatto un lavoro serio che indubbiamente richiede materiale adatto e quantità consistenti, almeno una tantum, per poi poter fare ripascimenti meno impegnativi nei prossimi anni, ma non sotto la soglia della sufficienza, come fino adesso. Quest’anno c’era anche il finanziamento di quasi 60mila euro della Regione, il Comune poteva e doveva dare di più di solo 3.405,40 euro.

torbidità 1

Ripascimenti: risposta al sindaco di Portovenere (SP)

Caro sindaco questi sono i pareri di ARPAL in merito ai ripascimenti nel Comune di Portovenere degli anni 2013/2015/2017.

Nei pareri 2013 e 2015 (in pratica fotocopie) si scrive di sabbia del Po“, “sabbia e ghiaia ben calibrata e lavata” e per le spiagge dell’Olivo la stesa si di un primo strato di tout-venant più grossolano, ma anche si un secondo strato di “sabbia del Po. Mentre nel parere 2017 si scrive esplicitamente di “materiale di cava macinato proveniente da formazioni calcaree dello stesso tipo di quelle affioranti nel litorale oggetto di intervento“, eppoi si scrive che per le spiagge dell’Olivo si prevede “la stesa di un primo strato di materiale più grossolano, anch’esso proveniente da attività di cava, a cui seguirà un secondo strato di finitura costituito sempre dallo stesso materiale con granulometria più fine. In breve, la “sabbia del Po“, utilizzata nello strato superiore della spiaggia negli anni 2013 e 2015, poi sparisce e nel 2017 si usa lo stesso materiale dello strato inferiore ma più fine. Nel 2017, inoltre, non si scrive di “sabbia e ghiaia ben calibrata e lavata“, perché lavata e ben calibrata non mi è parsa, basta vedere le foto del mio secondo articolo e del primo. Non è proprio la stessa cosa degli anni precedenti, considerando anche l’usura del vecchio materiale, sig. sindaco Cozzani. Cosa mi dice poi delle quantità?

materiale originario
le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate alcuni giorni fa
torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Ad ulteriore chiarificazione aggiungo le analisi compiute nel 2016 sul materiale preesistente e sul materiale nuovo (valgono per 5 anni e sono le stesse presentate anche nella relazione 2017, dato che il nuovo materiale non è cambiato rispetto a quello nuovo del 2016) , da cui si evince che il preesistente dispone di dimensioni molto ben distribuite dai 6,3 mm in su, mentre il nuovo materiale va in gran parte dai 14 mm in su. Una bella differenza!

2016 analisi materiale preesistente
2016 analisi materiale nuovo
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Olivo di Portovenere (SP): i ripascimenti peggiori che abbia mai visto

Le spiagge di Portovenere hanno subìto, come ogni anno, i ripascimenti stagionali, ma quest’anno le opere paiono fortemente inadeguate in quantità e qualità. Nell’articolo un resoconto sulle spiagge dell’Olivo.
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Erba in spiaggia dopo i ripascimenti

Avrei voluto scrivere inserendo i documenti relativi ai piani di ripascimento di quest’anno, ma francamente la ritengo questione inutile e dispersiva, chiacchiere al vento. Le immagini riprese ieri e riprese una settimana fa durante le operazioni, documentano perfettamente ciò che è stato fatto e non fatto.

L’unica premessa documentale utile da sapere è che, anche quest’anno niente gara, l’appalto, come sempre (ad eccezione del 2015), è ad affidamento diretto data la solita entità sotto la soglia dei 40mila euro (tasse escluse) da moltissimi anni. Già questo fa pensare che la quantità del materiale non può essere certo la stessa, se non diminuire nel corso del tempo. Inoltre, quest’anno, diversamente dai precedenti anni in cui si è operato in-house (a parte una o due eccezioni), si è anche incaricato un “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella” di redigere il piano di ripascimento 2017 per un totale di euro 6.028,89 lordi, ovvero euro € 4.751,65 netti. Tale progetto è stato approvato con delibera di Giunta Comunale n.96 del 31.05.17 e comporta una spesa di esecuzione complessiva di euro 60.000,00. L’esecuzione è stata affidata alla ditta S.A.N.A. S.r.l. con sede in Sarzana (SP), sulla base dell’art.36 c.2 lettera a) del D.Lgs. 50/16, senza previa consultazione di due o più operatori economici, per l’importo di euro 39.512,60 compresi oneri della sicurezza e costi della manodopera ed oltre il 22% di IVA, per un impegno totale di spesa di euro € 48.205,77. Dei 60mila euro totali di spesa, infine, euro 56.594,60 arrivano dal contributo regionale di quest’anno, per cui al Comune rimane da versare la restante parte di euro 3.405,40, sulla base della determina n.227 del 01.06.17.

Detto ciò, andiamo a vedere come si è svolta l’operazione di ripascimento presso le spiagge dell’Olivo 1 (secondo la denominazione del piano), ovvero tra il pontile Ferrari all’altezza di via I Traversa Olivo e la spiaggia al confine ovest dello stabilimento Sporting Beach, ma osservando anche la abbandonata e, ormai, fu spiaggetta posta tra il lato est dello stesso stabilimento e via II Traversa Olivo.

La spiaggetta abbandonata. Erano previste opere di consolidamento negli oneri di urbanizzazione dello stabilimento “Le Terrazze” del 2004.

Nota curiosa, per quest’ultima spiaggetta, all’interno degli oneri di urbanizzazione dello stabilimento Le Terrazze, era prevista (e conteggiata) un’opera di consolidamento abbinata al mai edificato prolungamento della passeggiata che va dall’Hotel Royal a via II Traversa Olivo. Passeggiata che dal 2004 non ha mai trovato soluzione. Altra nota curiosa, questa spiaggetta non fu mai inserita nei piani di ripascimento fotocopia degli anni passati (come nel presente), ad eccezione degli anni 2014 e 2015, ma francamente non mi risulta che sia stato mai posizionato un solo nuovo sassolino su questo disgraziato arenile. Se qualcuno avesse una prova contraria è pregato di farmela pervenire. Ad ogni modo, basta vedere il materiale presente ad oggi su questo tratto di spiaggia, probabilmente in buona parte stondato di fiume, per capire la tipologia e la qualità dei litoidi presenti nel passato (tanto da usarli come campione di riferimento) e quelli usati quest’anno o l’anno scorso per i ripascimenti (spezzato di cava).

materiale originario (probabilmente, in buona parte, stondato di fiume)
le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni del ripascimento 2017 (spezzato di cava)

Visto il materiale utilizzato, possiamo facilmente dedurne che pure la piccola spiaggia al confine ovest con lo stabilimento Sporting Beach non ha ricevuto nuovo materiale, semplicemente osservando questa immagine fotografica.

Spiaggetta subito ad ovest dello stabilimento Sporting Beach al 22.06.17

Adesso uno sguardo panoramico allo stato attuale (ieri 22.06.17). Nonostante siano passati circa 7 giorni, è ancora visibile la differenza fra i nuovi materiali depositati e i precedenti. Nelle foto successive si nota la differenza nella parte centrale longitudinale dell’arenile, che è il confine fra il materiale nuovo lato mare e la parte non lavorata dell’arenile, lato monte.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Già, infatti la spiaggia non è stata trattata in tutta la profondità ma solo nella metà lato mare, tanto è vero che queste foto di dettaglio riprendono non solo il materiale dello scorso anno, ma anche lo spessore dell’arenile (lato monte). In molti punti affiora la terra sottostante ed è visibile l’originario spessore della spiaggia lungo le parti in cemento alla base del muretto della passeggiata, oltre all’erba e alla disomogeneità della lavorazione.

Spiagge lato monte

Queste le foto dell’effetto, nelle parti a ridosso della battigia che hanno subito il ripascimento. Si aspettano le piogge nella speranza che la polvere venga dilavata.

Il ripascimento lato mare

In conclusione, a mia memoria, mi pare il ripascimento peggiore e più inadeguato che abbia visto dalla fine degli anni ’60 ad oggi, una vera bruttura per queste spiagge che meriterebbero molto di più, sia come quantità che qualità.

torbidità 2

E’ tempo di ripascimenti all’Olivo di Portovenere (SP)

L’anno scorso, per la prima volta, al posto della ghiaia stondata di fiume è arrivato lo spezzato di cava, non è stato piacevole vedere le spiagge cambiare colore e consistenza, ma tant’è andò così. Ora torna lo spezzato di cava, sostanzialmente in due formulazioni, per quanto si può oggi documentare. Lo spezzato non appare presente al 100%, ma in forte prevalenza su materiale misto, un po’ meno peggio. Le due formulazioni sono visibili in questa immagine.

le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate oggi

Vedremo l’effetto finale. Il primo effetto è visibile in queste due immagini, consistente nella forte torbidità delle acque, come l’anno scorso, ma la gente tranquillamente fa il bagno.

torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Tutto ciò alla presenza di due vigili che cercano di arginare la contemporanea presenza dei lavori e dei bagnanti.

Vedremo, ad ogni modo, se ARPAL valuterà sul campo i lavori e come termineranno. La torbidità non pare da sottovalutare ed è un fattore che ARPAL sa essere importante.