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Giulio Regeni: consigliere comunale rifiuta la solidarietà in nome dei marò… scuse rimediate?

Consigliere comunale sul caso Regeni Siamo nell’Italia delle bassezze, della cultura da bar un tanto al chilo, dove si è perso il senso delle istituzioni, se mai c’è stato, e dove tutto si mette sullo stesso piano, si mischia, fino a confondere il significato.

In questo paese da smargiassi, ognuno fa del proprio peggio per dare senso agli egoismi, alle paure, alle viltà e all’ignoranza.
Purtroppo, non ultimo (tristemente immaginiamo), è il caso avvenuto oggi sulle pagine Facebook del gruppo “Il Comune Siamo Noi”, un gruppo aperto da coloro che sostengono l’attuale amministrazione comunale di Portovenere, in provincia della Spezia.
Una signora, tra l’altro direttamente coinvolta, ha cercato solidarietà da parte del Comune con l’esposizione di uno striscione di Amnesty International per chiedere la verità sul caso di Giulio Regeni, caso che noi tutti abbiamo conosciuto dalla stampa e dalle TV in queste ultime settimane. Ebbene, dopo silenzi da parte dell’amministrazione, una prima risposta nella quale si chiede di formalizzare la richiesta, magari presentando una petizione con firme. Il sottoscritto si è chiesto e ha chiesto, se fosse necessario questo formalismo, quando si tratta di un caso molto noto per il quale si pone solo l’orgoglio di una presa di posizione politica (oltre alla solidarietà in sé) di chiedere la verità per una morte tanto atroce, ma poi è giunta una risposta che ha raggelato, penso, tutte le persone di buon senso. Un consigliere comunale, Emilio Di Pelino, ha voluto mettere sullo stesso piano due vicende completamente diverse misurandole con il bilancino, un’operazione orrore proferita in questa frase: “Gentile franceska se precedentemente avevi affisso lo striscione per la liberazione dei due Maro’ puoi usare lo stesso procedimento.”.

Tutta la mia solidarietà alla signora Francesca, ho avuto solo la forza di scrivere questo:

Signora Franceska Righetti io non sono solo allibito dalla risposta del consigliere comunale Emilio Di Pelino, ma ritengo di vergognarmi anche a nome della comunità locale (di tutte le persone di buon senso) per questa risposta che la dice lunga sul valore dei nostri amministratori, se non dovessero ritrattare totalmente e rapidamente le parole del sig. Di Pelino. Credo che non siano necessarie ulteriori spiegazioni quando si pone il bilancino a distinguere un morto dopo sevizie e due nostri militari, pur nelle personali sofferenze, in una situazione completamente diversa. Come le dicevo, non è il caso di svilire il proprio orgoglio e le proprie sofferenze quando di fronte si trovano persone che non meritano le sue attenzioni. Mi creda, sto soffrendo immensamente per queste parole vergognose e indecenti, tanto da essere impronunciabili, soprattutto da un consigliere comunale.

Qual’è il senso di tutto ciò se non aver completamente perso il senso delle cose e del rispetto degli altri? Per quanto continueremo in Italia a scendere negli inferi della barbarie?

——– aggiornamento 10.03.16 ore 00:36

Fraintendimento o scuse rimediate?
Giudicate voi, il consigliere comunale Di Pelino interviene nuovamente, ma non senza sarcasmo nei confronti di chi aveva preso le distanze e afferma di avere inteso (frainteso) che la signora volesse esporre lo striscione per conto proprio. Ecco come è proseguita la discussione nell’immagine seguente.