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Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’;
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013;
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze;
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

2014_01_09 Parere ISPRA 1128

La salute, dopo di tutto. Abbruciamenti in spiaggia una pratica cancerogena

Alcuni Comuni continuano ad autorizzare i falò in spiaggia, ma per ISPRA: “Non si ritiene, invece, opportuno, sotto il profilo ambientale e della tutela della salute, sottoporre il materiale ligneo ad abbruciamento in situ, anche in considerazione dell’elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“.

In questa penisola siamo abituati a vedere (e a subire) permanentemente, il primato di tutte le questioni possibili ed immaginabili a danno della nostra salute e dell’ambiente.

Il lavoro e i lavoratori dell’ILVA vengono prima dei morti di cancro, il referendum spezzino sulla centrale ENEL a carbone viene dopo, i livelli di arsenico nell’acqua in diverse zone del centro Italia vengono dopo, quindi si alzano i livelli tollerati per legge. Se ne potrebbero fare a migliaia di esempi. Il lavoro, gli interessi economici e il metodo più semplice per risolvere, prevalgono sempre sulla salute pubblica. E chissenefrega!

Fra tutto ciò, troviamo una pratica deleteria per la salute e l’ambiente andare alla grande nel nostro paese, anche in violazione delle direttive europee (speriamo arrivi presto una sanzione), la pratica delle combustioni di materiali vegetali open air. Normale prassi agricola? Già. Normale prassi agricola idiota e cancerogena. Idiota perché esistono anche in agricoltura metodi intelligenti di compostaggio, ne avevo scritto qui. Cancerogena perché da tempo, studi tecnico-scientifici, indicano la combustione di legna e biomasse, fonte di diossine, particolato, benzene ed altre sostanze dannose, CANCEROGENE, per la nostra salute e l’ambiente. Sostanze che entrano nell’ecosistema, che respiriamo, beviamo, mangiamo e si accumulano nel nostro organismo per tutta la vita. Ne avevo già scritto qui.

Pure i semplici caminetti a legna (e stufe a pellet) sono fonte elevata di inquinamento, ben conosciuta in Europa. Le varie agenzie regionali per la protezione dell’ambiente lo sanno bene, alcune molto bene e lo scrivono (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna), altre lo sanno ma fanno finta di non sapere, o di sapere meno. A questo proposito vi invito a vedere la puntata del 20.11.17 di REPORT su RAI3. Questa una parte introduttiva:

“Oggi il riscaldamento a legna pesa per il 65% sul totale delle emissioni nazionali di particolato, per il resto causate da traffico, attività agricole e industriali. Ma c’è differenza tra un camino tradizionale aperto e una stufa ad alto rendimento energetico, che consuma poco e di conseguenza emette meno polveri nell’aria. La legna è considerata fonte energetica rinnovabile e in quanto tale andrebbe favorita secondo l’accordo sul clima di Parigi firmato dall’Italia. Dipende però da come si brucia. Secondo l’Arpa Lombardia una tonnellata di legna permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto e di circa 900 kg di CO2 se bruciata in una stufa efficiente.”

Detto ciò, appare del tutto assurdo che si continui a praticare la combustione del materiale legnoso (o anche solo vegetale) sulle spiagge, quando periodicamente ci ritroviamo il problema degli accumuli dovuti alle condizioni meteo-marine. Anche in questo caso, viene prima la soluzione facile, liberarsi prima possibile del materiale, invece di pensare a tutelare la nostra salute e l’ambiente. Non solo, questo materiale “naturale”, ha subìto una vera e propria “contaminazione” entrando in contatto con i sali di sodio dell’acqua marina, perciò materiale che combusto genererà una: “(…) “elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.” (…)”. Lo scrive ISPRA nel suo parere dato alla Regione Liguria n.1128 del 09.01.14.

2014_01_09 Parere ISPRA 1128

Quindi, ISPRA non ritiene opportuno per ambiente e salute bruciare la legna spiaggiata “in situ”, ovvero sulle spiagge. E nelle pieghe della frase: “… particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“, si vuole intendere che quella legna, non solo ha assorbito sali di sodio, ma che bruciarla all’aria aperta, ad un punto di combustione più basso (rispetto ai caminetti, soprattutto quelli chiusi) è ulteriore causa di produzione di sostanze nocive… diciamolo chiaro cancerogene!

Detto questo che abbiamo? Come ogni anno la solita giostra delle ordinanze comunali, lungo tutto la penisola, in particolare in Liguria e Toscana (v. Lerici e Ameglia in provincia di La Spezia), che non solo allargano le maglie già ben allargate di una normativa all’italiana (in violazione delle direttive europee sulla qualità dell’aria), ma che addirittura citano il parere ISPRA qui sopra e ne omettono, guarda caso, l’ultimo comma, quello in cui non si ritiene opportuno l'”abbruciamento in situ“. Tra l’altro, mi pare che ISPRA sia stata già molto “generosa” nel concedere ai privati di bruciare tali rifiuti da trattare a casa propria, con buona pace della salute di tutti. Vediamo, almeno, di evitare di danneggiare la gente che abita lungo i litorali, ambiente incluso.


Aggiornamento del 27.12.17

Grazie a Sondra Coggio per sensibilizzare sull’argomento che pare ostico a chi dovrebbe tutelare la salute pubblica. Aggiungerei anche il fatto che appare chiaro che tale materiale spiaggiato non sia derivato direttamente da attività in qualche modo organizzata, perciò equivalente a rifiuti abbandonati e/o depositati in maniera incontrollata. Cosa c’è di più incontrollato di uno spiaggiamento dovuto a eventi meteo-marini? Quindi pare chiaro, oltremodo chiaro, che possa applicarsi l’art.256-bis del testo unico ambientale (D.Lgs. n.152 del 03.04.2006) per il quale: “Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata e’ punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile e’ tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.“. Evitando e tagliando corto su tutti gli altri sprechi di parole, grazie ad una normativa sempre ambigua, ma non in questo caso.

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

ARPAL: ghiaia con spigoli vivi nei ripascimenti a Portovenere

Ulteriori dettagli in merito ai ripascimenti 2017 a Portovenere, nello specifico in zona Olivo. L’ARPAL afferma che: “La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“, “Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

20170705 dai ciottoli di fiume ai sassi delle cave

Menomale, allora non ho le traveggole, ARPAL in una recente nota del 06.07 u.s., in risposta ai miei esposti, comincia a fare alcuni distinguo dopo il proprio sopralluogo del 19.06 scorso. Prima di tutto però, tengo a precisare quanto scritto in precedenza: nelle operazioni di ripascimento degli ultimi 10-15 e forse 20 anni, è sempre stata introdotta una quantità di materiale insufficiente a mantenere inalterati i profili costieri, in troppe parti ormai ridotti di almeno 1, se non 2 o 3 metri, per non parlare dell’evidente differenza a monte degli arenili.

Il materiale risulta essere “macinato di cava di colore grigio (diverso dal materiale usato sino al 2015), mentre in merito alla granulometria, distingue solamente le parti inferiori ai 0,0625 mm, ovvero polveri, che risulterebbero essere l’1,4% del peso. Non aggiunge altro in merito alla distribuzione dimensionale dei granuli.

ARPAL, però, fa alcune importanti considerazioni:

  • La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“;
  • Per quanto sopra evidenziato si fa presente che durante le operazioni di ripascimento in cui si effettua movimentazione, conferimento, stesa, sistemazione, ecc. di materiale inerte di cava, le acque prospicienti gli arenili evidenziano nella totalità dei casi una torbidità più o meno accentuata, per tale motivi sarebbe opportuno effettuare tali operazioni nei mesi invernali o nella prima parte della primavera.“;
  • Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

Ad ogni modo, ARPAL non trova elementi normativi che facciano ritenere le operazioni di ripascimento 2017 effettuate fuori regola. Detto ciò, credo sia utile farvi conoscere la mia risposta che sintetizzo di seguito, in particolare la parte che approfondisce le granulometrie del ripascimento 2017 (non osservate precedentemente in dettaglio) e la spiaggetta non trattata, benché nel piano. Ribadendo che le spiagge previste nel piano in zona “Olivo 1”, non sono state trattate in maniera adeguata, sia relativamente al piano, sia in senso assoluto.

Notevoli differenze granulometriche già nelle analisi 2016

Il materiale esistente nel 2016 all’Olivo risultava avere dimensioni ben distribuite tra i 16mm e 4 mm, mentre nel rapporto di prova presso la cava NEC a Biassa il materiale era sostanzialmente composto da granuli di dimensione unica, ovverosia di dimensione inferiore a 14 mm per il 93,7%, mentre risultava essere inferiore ai 10 mm solo per il 22%. Ciò che ha determinato di fatto la totale alterazione, quantomeno estetica delle spiagge, senza considerare la diversità riscontrata quest’anno, anche da ARPAL, in relazione alla spigolosità e polverosità, del resto già notata dal sottoscritto nel 2016 e ripresa in almeno un articolo dalla stampa locale del 27.06.16, nel quale si utilizzano un paio delle mie immagini.

Notevole incongruenza tra le granulometrie previste nel piano 2017 e le analisi del materiale utilizzato

Tengo, inoltre, a far notare la notevole incongruenza tra le granulometrie previste per le spiagge dell’Olivo e le analisi del materiale utilizzato, del resto confortate dalle immagini già pubblicate. Nella relazione tecnica inviata dal Comune per la richiesta di parere da ARPAL, Tav. 01 del maggio 2017:

  • a pag.13 si riporta lo stato attuale delle spiagge Olivo 1: “Dalle analisi emerge una composizione piuttosto eterogenea, con diametro medio variabile da 4 a 20 mm.“;
  • a pag. 21, si riportano le caratteristiche dell’intervento previsto per le stesse spiagge Olivo 1: “Tale intervento verrà eseguito in due fasi distinte: – apporto di circa 46 mc di materiale (tout-venant di cava da 0 a 120 mm) nella prima fascia di battigia (larghezza di circa 1,50 metri), per tutta la lunghezza della spiaggia; – apporto di circa 196 mc di materiale (ghiaia da frantoio pezzatura indicativa 4/8, 8/16, 16/32) a copertura della zona di apporto con estensione a monte; finitura con 190 mc. L’utilizzo misto dei materiali di diversa pezzatura, con posa dei materiali più grossolani negli strati inferiori, ha lo scopo di ottimizzare la compatibilità ai fini turistico balneare .“, come del resto si riporta a pagina 2 nella tavola A03 “Computo metrico estimativo” del maggio 2017, nel “Supercapitolo – 02_Spiaggia dell’Olivo 1“.

La pezzatura previsionale indicata per l’intervento di ripascimento NON appare avere alcun riscontro coerente sia rispetto a quanto riportato a pag.13 del documento, sia rispetto alle stesse analisi del 2016 (allegate anche alla relazione del 2017 perché valide per 5 anni) e da ARPAL descritte ancora simili alle analisi affidate alla ditta SANA S.r.l., la stessa che ha proceduto ad effettuare i ripascimenti 2017. Come del resto, in maniera intuitiva, dalle immagini di dettaglio dei cumuli da me riprese, che mostrano due tipologie di materiale.

le due formulazioni depositate oggi
Le due formulazioni depositate nel 2017
Bagnanti in mare nelle acque torbide durante le operazioni di ripascimento

Benché le spiagge all'”Olivo 1″ fossero presidiate dai vigili, il mare era frequentato dai bagnanti durante le operazioni di ripascimento, i quali proseguivano a stare in acqua benché fosse notevolmente torbida, come ben visibile nelle fotografie già pubblicate.

torbidità 2
Torbidità
Ripascimento parziale e difforme rispetto ai piani

Non secondario poi, come rilevato sempre dalle fotografie già da me diffuse, l’aspetto inerente alle modalità di lavorazione che, diversamente da quanto riportato nelle planimetrie del piano per le spiagge Olivo 1, non sono state rispettate distribuendo il materiale per tutta la profondità dell’arenile, ma solo per la metà a mare.

IMG_20170622_073025
Erba in spiaggia dopo i ripascimenti (22.06.17)
Spiaggetta nel piano ma non trattata

Inoltre, la spiaggetta più a est presente nel piano per l'”Olivo 1″, diversamente da quanto previsto nel piano, non è stata rifornita di alcun apporto di materiale, ciò è riscontrabile sia nelle immagini già pubblicate, inerenti il materiale ivi presente allo stato attuale (ovvero materiale coerente ai ripascimenti sino al 2015), che nelle nuove immagini ora pubblicate, le quali mostrano le differenze di livello alla battigia tra altezza del mare e altezza dell’arenile immediatamente a monte. La spiaggia su cui è stato effettuato il ripascimento (foto 01) evidenzia un forte dislivello dell’arenile alla battigia (dovuto alle ultime mareggiate), ciò che non è visibile per la spiaggetta fortemente erosa dal mare (foto 02 e 03), su cui non è stato introdotto nuovo materiale sebbene presente nel piano. Qui il mare penetra in profondità, anche in ragione di onde relativamente modeste.

01 -Tratto che ha subìto il ripascimento (11.07.17)
02 -Tratto che NON ha subìto il ripascimento (11.07.17)
03 – Tratto che NON ha subìto il ripascimento (01.07.17)

Mi auguro che alcune persone non se ne abbiano a male se ho ripreso l’argomento, ma quando una situazione, soprattutto di interesse pubblico, mi pare non chiaramente focalizzata e/o risolta, penso sia bene sviscerarla e ribadirla fino ad ottenere qualche risultato. Almeno si spera.

Ripascimenti: 2a risposta al sindaco di Portovenere (SP)

20170625 sassi aguzzi arenili

In questo articolo integro la mia risposta precedente, basata principalmente sui pareri ARPAL. Vedremo più in dettaglio i piani dei ripascimenti, cercando anche di approfondire le questioni descritte nell’articolo di Sondra Coggio su Il Secolo XIX di domenica scorsa (25.06.17), senza tralasciare le quantità utilizzate di materiale e le modalità di lavoro.

Dunque, il sindaco scrive: “I ripascimenti sono stati fatti con gli stessi materiali degli anni scorsi.. Sui tempi, nulla da dire, anzi sono stati rapidissimi, casomai il problema è che si ripasce sempre a stagione inoltrata, quando la gente è al mare. Ma veniamo al punto, i materiali utilizzati, senza dimenticare le quantità e le modalità dei lavori, che non sono per nulla questioni secondarie, anzi.


I materiali di ripascimento per le spiagge dell’Olivo nel corso degli ultimi anni

Correva l’anno 2013:

2013 materiale

Nel piano di ripascimento del 2013 (integrale al link per come è stato inviato a me), di redattore anonimo, si riporta tout-venant come riempimento e finitura con ghiaino tondo 4/12 mm.

certificazione materiale usato nel 2013

Questa, invece, la certificazione del materiale usato come finitura nel piano 2013, che si legge con un po’ di difficoltà, ma si può capire: “aggregato 4/10“, “costituito da rocce calcaree” e “rocce metamorfiche ed arenarie“, “proveniente dalle cave (…) sul fiume Taro e Torrrente (…) (PR)“. Dunque di fiume o torrente.

Granulometria materiale 2013

Questa sopra la granulometria dello stesso materiale che si può vedere chiaramente cliccando sull’immagine.

Poi abbiamo l’analisi petrografica datata 2006 (!) che conferma la provenienza (fiume Taro e torrente Ceno), descrivendo gli inerti di forma arrotondata ed appiattita, con “frazione sabbiosa abbondante“.

Nel piano di ripascimento del 2014, redatto dall’ing. Alessandro Castro, abbiamo poche varianti, sostanzialmente quasi una fotocopia. Del resto la certificazione del materiale usato all’Olivo appare copia della precedente (peggio leggibile) e l’analisi granulometrica cambia di poco, ma questa volta riporta una data “13 febbraio 2010” (!). Non mi è stata data copia con analisi petrografica stavolta.

Con il piano ripascimenti 2015 cambia il progettista, diventa il geom. Gabriele Benabbi, responsabile area Lavori Pubblici. Anche qui, per l’Olivo, abbiamo alcune variazioni sulla quantità, ma non significativa rispetto a prima e sempre il solito ghiaino tondo 4/12. La certificazione del materiale appare una fotocopia della fotocopia, sempre meno leggibile. L’analisi granulometrica è identica a quella del 2014, stessa data “13 febbraio 2010“. Anche qui niente analisi petrografica, per lo meno non data a me.

Nel piano ripascimenti 2016, invece, abbiamo numerosi allegati, come le cartografie intervento 2 Olivo I intervento 3 Olivo II (sempre simili alle precedenti), oltre alle varie e nuove analisi 2016 del materiale preesistente nelle diverse spiagge del territorio comunale, incluso il materiale di ripascimento (cumulo Biassa c/o NEC Srl). Ai link solo le parti riguardanti l’Olivo, per quanto riguarda gli allegati. In questo piano, come nei precedenti, si scrive di finitura con ghiaino tondo 4/12 per l’Olivo, ma la cosa fa un po’ a pugni con l’analisi granulometrica che si direbbe riferita a materiale 10/14 (la percentuale si riferisce al materiale passato nei setacci di varia dimensione).

2016 analisi materiale nuovo

Se avete la pazienza, vedrete le differenze granulometriche tra le analisi 2016 e le precedenti, piuttosto evidenti, che non appaiono di poco conto, oltre alle stesse analisi del 2016 sul preesistente. Ma poi, di stondato di fiume si tratta per il nuovo materiale 2016? Non si direbbe. Il cumulo analizzato, sostanzialmente 10/14, ma molto 14 e poco altro, proviene da Biassa, dalla cava della N.E.C. Nuova Edilizia Cave, non più dal fiume Taro o torrente Ceno, come negli anni 2013-2015. A Biassa non mi risulta ci siano torrenti o fiumi di una certa entità. Da ciò se ne trae che può solo essere spezzato di cava e non stondato come scritto nel piano 2016. La cosa è stata confermata nel 2016 anche da osservazioni, non solo mie, riportate su FB.

2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato di cava 2
2016_06_25 spezzato di cava 2

Ma soprattutto abbiamo un parere ARPAL del 2016 che differisce dai precedenti fotocopia, come abbiamo visto anche nel precedente articolo.

Parere Arpal 2016
Parere Arpal 2016

Dunque, per la prima volta, nel 2016, il materiale di riempimento viene ricoperto con spezzato di cava e non più stondato di fiume, tra l’altro di dimensione sostanzialmente unica 14 mm, e non più eterogenea come in precedenza.

Nel 2017 abbiamo il nuovo piano redatto da studio esterno, il “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella“. Il piano è molto ben fatto e con planimetrie dettagliatissime (qui Olivo I), come citato nell’articolo “I ripascimenti peggiori che abbia mai visto”. Ora appare chiaro che anche di finitura con spezzato di cava si tratta, non più di stondato di fiume.

Piano ripascimenti 2017

Lavorazioni e quantità

Non si può, però tralasciare la quantità e la lavorazione. Nel corso del tempo, come se ne trae dai piani, dalle determine comunali e dalle fotografie, le quantità introdotte paiono decisamente insufficienti a mantenere i litorali pressoché inalterati nel tempo. Fare sempre affidamenti diretti (tranne una volta), ovvero, dover rimanere sotto la soglia dei 40mila euro per non fare gare, è decisamente un limite alla quantità di materiale, che non può che scemare nel tempo. E’ banale immaginare l’aumento dei prezzi, anche per il lavoro impiegato.

Caro sindaco, mi spiace smentirla decisamente e documentalmente (almeno per cercare di evitare un’altra querela), ma diversamente da quanto lei scrive, il materiale è cambiato dal 2016 e lei è sindaco dal 2013. Vi sono, poi, problemi ulteriori. Venga a fare un bel sopralluogo all’Olivo. Le paiono spiagge che un paese di richiamo turistico in zona UNESCO può permettersi? Il materiale è poco, c’è erba e terra in molti punti. Si è pensato a ripascere la metà delle spiagge lato mare e non lato monte, diversamente da quanto descritto nelle planimetrie del piano 2017. In più ci sono arenili non trattati in toto con nuovo e ulteriore materiale, come le due spiaggette ad est ed ad ovest dello Sporting Beach. Il livello e la profondità di queste spiagge è fortemente calato.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Spiagge lato monte

Ormai il livello dell’arenile pare sceso sul lato a monte di oltre 12 cm., rispetto ad anni fa, lo testimoniano i diversi punti in cui i muretti, o il cemento, sono scoperti alla base.

27.06.17 - Olivo Portovenere (SP) - Il muretto svela lo spessore originario dell'arenile
27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Il muretto svela lo spessore originario dell’arenile

Nell’immagine sotto, invece, si vedono chiaramente tre aree, data la differenza in colore e morfologia:

A – area non trattata che ha solamente il materiale pregresso, stondato di fiume, ma che risulta molto ridotta nel tempo, lo vedremo in altri articoli;

B- area non trattata a monte nel 2017;

C – area trattata solo con spezzato di cava negli anni 2016-2017.

27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Le differenze rimaste dopo il ripascimento 2017

Mi spiace, inoltre, per i tanti fan del sindaco, ma non è questione di lana caprina ed è oggettivamente evidente a chiunque abbia frequentato queste spiagge nel corso degli anni. Se vogliamo che i turisti tornino, anche le spiagge fanno parte del gioco, non solo le crociere. Tra l’altro le spiagge portano turismo che in genere non è mordi e fuggi, ma consuetudinario ed anche all’Olivo ci sono commercianti che su questo ci vivono. Bisogna intervenire prima che alcuni lembi di spiagge diventino inutilizzabili, è necessario un ripascimento che recuperi le aree perse nel corso degli ultimi decenni. Va fatto un lavoro serio che indubbiamente richiede materiale adatto e quantità consistenti, almeno una tantum, per poi poter fare ripascimenti meno impegnativi nei prossimi anni, ma non sotto la soglia della sufficienza, come fino adesso. Quest’anno c’era anche il finanziamento di quasi 60mila euro della Regione, il Comune poteva e doveva dare di più di solo 3.405,40 euro.

torbidità 1

Ripascimenti: risposta al sindaco di Portovenere (SP)

Caro sindaco questi sono i pareri di ARPAL in merito ai ripascimenti nel Comune di Portovenere degli anni 2013/2015/2017.

Nei pareri 2013 e 2015 (in pratica fotocopie) si scrive di sabbia del Po“, “sabbia e ghiaia ben calibrata e lavata” e per le spiagge dell’Olivo la stesa si di un primo strato di tout-venant più grossolano, ma anche si un secondo strato di “sabbia del Po. Mentre nel parere 2017 si scrive esplicitamente di “materiale di cava macinato proveniente da formazioni calcaree dello stesso tipo di quelle affioranti nel litorale oggetto di intervento“, eppoi si scrive che per le spiagge dell’Olivo si prevede “la stesa di un primo strato di materiale più grossolano, anch’esso proveniente da attività di cava, a cui seguirà un secondo strato di finitura costituito sempre dallo stesso materiale con granulometria più fine. In breve, la “sabbia del Po“, utilizzata nello strato superiore della spiaggia negli anni 2013 e 2015, poi sparisce e nel 2017 si usa lo stesso materiale dello strato inferiore ma più fine. Nel 2017, inoltre, non si scrive di “sabbia e ghiaia ben calibrata e lavata“, perché lavata e ben calibrata non mi è parsa, basta vedere le foto del mio secondo articolo e del primo. Non è proprio la stessa cosa degli anni precedenti, considerando anche l’usura del vecchio materiale, sig. sindaco Cozzani. Cosa mi dice poi delle quantità?

materiale originario
le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate alcuni giorni fa
torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Ad ulteriore chiarificazione aggiungo le analisi compiute nel 2016 sul materiale preesistente e sul materiale nuovo (valgono per 5 anni e sono le stesse presentate anche nella relazione 2017, dato che il nuovo materiale non è cambiato rispetto a quello nuovo del 2016) , da cui si evince che il preesistente dispone di dimensioni molto ben distribuite dai 6,3 mm in su, mentre il nuovo materiale va in gran parte dai 14 mm in su. Una bella differenza!

2016 analisi materiale preesistente
2016 analisi materiale nuovo
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Olivo di Portovenere (SP): i ripascimenti peggiori che abbia mai visto

Le spiagge di Portovenere hanno subìto, come ogni anno, i ripascimenti stagionali, ma quest’anno le opere paiono fortemente inadeguate in quantità e qualità. Nell’articolo un resoconto sulle spiagge dell’Olivo.
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Erba in spiaggia dopo i ripascimenti

Avrei voluto scrivere inserendo i documenti relativi ai piani di ripascimento di quest’anno, ma francamente la ritengo questione inutile e dispersiva, chiacchiere al vento. Le immagini riprese ieri e riprese una settimana fa durante le operazioni, documentano perfettamente ciò che è stato fatto e non fatto.

L’unica premessa documentale utile da sapere è che, anche quest’anno niente gara, l’appalto, come sempre (ad eccezione del 2015), è ad affidamento diretto data la solita entità sotto la soglia dei 40mila euro (tasse escluse) da moltissimi anni. Già questo fa pensare che la quantità del materiale non può essere certo la stessa, se non diminuire nel corso del tempo. Inoltre, quest’anno, diversamente dai precedenti anni in cui si è operato in-house (a parte una o due eccezioni), si è anche incaricato un “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella” di redigere il piano di ripascimento 2017 per un totale di euro 6.028,89 lordi, ovvero euro € 4.751,65 netti. Tale progetto è stato approvato con delibera di Giunta Comunale n.96 del 31.05.17 e comporta una spesa di esecuzione complessiva di euro 60.000,00. L’esecuzione è stata affidata alla ditta S.A.N.A. S.r.l. con sede in Sarzana (SP), sulla base dell’art.36 c.2 lettera a) del D.Lgs. 50/16, senza previa consultazione di due o più operatori economici, per l’importo di euro 39.512,60 compresi oneri della sicurezza e costi della manodopera ed oltre il 22% di IVA, per un impegno totale di spesa di euro € 48.205,77. Dei 60mila euro totali di spesa, infine, euro 56.594,60 arrivano dal contributo regionale di quest’anno, per cui al Comune rimane da versare la restante parte di euro 3.405,40, sulla base della determina n.227 del 01.06.17.

Detto ciò, andiamo a vedere come si è svolta l’operazione di ripascimento presso le spiagge dell’Olivo 1 (secondo la denominazione del piano), ovvero tra il pontile Ferrari all’altezza di via I Traversa Olivo e la spiaggia al confine ovest dello stabilimento Sporting Beach, ma osservando anche la abbandonata e, ormai, fu spiaggetta posta tra il lato est dello stesso stabilimento e via II Traversa Olivo.

La spiaggetta abbandonata. Erano previste opere di consolidamento negli oneri di urbanizzazione dello stabilimento “Le Terrazze” del 2004.

Nota curiosa, per quest’ultima spiaggetta, all’interno degli oneri di urbanizzazione dello stabilimento Le Terrazze, era prevista (e conteggiata) un’opera di consolidamento abbinata al mai edificato prolungamento della passeggiata che va dall’Hotel Royal a via II Traversa Olivo. Passeggiata che dal 2004 non ha mai trovato soluzione. Altra nota curiosa, questa spiaggetta non fu mai inserita nei piani di ripascimento fotocopia degli anni passati (come nel presente), ad eccezione degli anni 2014 e 2015, ma francamente non mi risulta che sia stato mai posizionato un solo nuovo sassolino su questo disgraziato arenile. Se qualcuno avesse una prova contraria è pregato di farmela pervenire. Ad ogni modo, basta vedere il materiale presente ad oggi su questo tratto di spiaggia, probabilmente in buona parte stondato di fiume, per capire la tipologia e la qualità dei litoidi presenti nel passato (tanto da usarli come campione di riferimento) e quelli usati quest’anno o l’anno scorso per i ripascimenti (spezzato di cava).

materiale originario (probabilmente, in buona parte, stondato di fiume)
le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni del ripascimento 2017 (spezzato di cava)

Visto il materiale utilizzato, possiamo facilmente dedurne che pure la piccola spiaggia al confine ovest con lo stabilimento Sporting Beach non ha ricevuto nuovo materiale, semplicemente osservando questa immagine fotografica.

Spiaggetta subito ad ovest dello stabilimento Sporting Beach al 22.06.17

Adesso uno sguardo panoramico allo stato attuale (ieri 22.06.17). Nonostante siano passati circa 7 giorni, è ancora visibile la differenza fra i nuovi materiali depositati e i precedenti. Nelle foto successive si nota la differenza nella parte centrale longitudinale dell’arenile, che è il confine fra il materiale nuovo lato mare e la parte non lavorata dell’arenile, lato monte.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Già, infatti la spiaggia non è stata trattata in tutta la profondità ma solo nella metà lato mare, tanto è vero che queste foto di dettaglio riprendono non solo il materiale dello scorso anno, ma anche lo spessore dell’arenile (lato monte). In molti punti affiora la terra sottostante ed è visibile l’originario spessore della spiaggia lungo le parti in cemento alla base del muretto della passeggiata, oltre all’erba e alla disomogeneità della lavorazione.

Spiagge lato monte

Queste le foto dell’effetto, nelle parti a ridosso della battigia che hanno subito il ripascimento. Si aspettano le piogge nella speranza che la polvere venga dilavata.

Il ripascimento lato mare

In conclusione, a mia memoria, mi pare il ripascimento peggiore e più inadeguato che abbia visto dalla fine degli anni ’60 ad oggi, una vera bruttura per queste spiagge che meriterebbero molto di più, sia come quantità che qualità.

torbidità 2

E’ tempo di ripascimenti all’Olivo di Portovenere (SP)

L’anno scorso, per la prima volta, al posto della ghiaia stondata di fiume è arrivato lo spezzato di cava, non è stato piacevole vedere le spiagge cambiare colore e consistenza, ma tant’è andò così. Ora torna lo spezzato di cava, sostanzialmente in due formulazioni, per quanto si può oggi documentare. Lo spezzato non appare presente al 100%, ma in forte prevalenza su materiale misto, un po’ meno peggio. Le due formulazioni sono visibili in questa immagine.

le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate oggi

Vedremo l’effetto finale. Il primo effetto è visibile in queste due immagini, consistente nella forte torbidità delle acque, come l’anno scorso, ma la gente tranquillamente fa il bagno.

torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Tutto ciò alla presenza di due vigili che cercano di arginare la contemporanea presenza dei lavori e dei bagnanti.

Vedremo, ad ogni modo, se ARPAL valuterà sul campo i lavori e come termineranno. La torbidità non pare da sottovalutare ed è un fattore che ARPAL sa essere importante.

Portovenere (SP): interrogazione regionale sul libero accesso al mare

Sopralluogo di Francesco Battistini, consigliere regionale di opposizione, ed interrogazione al Consiglio Regionale, concernente il rispetto della libera fascia di accesso al mare a Portovenere, da parte del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria.

2017_05_23 01 IRI Demanio Portovenere

Importante novità nell’ambito del demanio marittimo a Portovenere. Nelle passate settimane, il consigliere di opposizione del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, Francesco Battistini, si è recato a Portovenere per effettuare un sopralluogo e verificare alcune delle situazioni in essere che impattano sulla fascia pubblica di libero accesso al mare. Particolare attenzione è stata posta alle situazioni più volte descritte su questo blog, relativamente agli stabilimenti balneari in zona Olivo, ovvero “Sporting Beach” e “Le Terrazze“.

Lo scorso 23 maggio, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini di Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, hanno presentato una interrogazione in Consiglio Regionale. Nel testo si chiede di conoscere eventuali violazioni nell’ambito del demanio marittimo per la presenza di strutture di ogni genere o, comunque, se sia tutelato il libero e gratuito accesso e transito lungo la battigia.

Al momento l’interrogazione non è stata ancora calendarizzata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale, vi aggiornerò. Mi auguro che questo possa essere un momento significativo, chiarificatorio, viste le situazioni quantomeno ambigue che si protraggono da tempo lungo la costa portovenerese. Spero anche che sia l’inizio di una profonda e concreta revisione degli spazi occupati illegittimamente e che la verifica possa allargarsi all’ambito dell’intero litorale comunale. Ringrazio Francesco Battistini e l’intero gruppo regionale di Rete a Sinistra e liberaMENTE Liguria, che hanno posto attenzione al tema e alle mie denunce spesso cadute nel vuoto.