Archivi categoria: Sporting Beach – Portovenere (SP)

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Portovenere (SP): interrogazione regionale sul libero accesso al mare

Sopralluogo di Francesco Battistini, consigliere regionale di opposizione, ed interrogazione al Consiglio Regionale, concernente il rispetto della libera fascia di accesso al mare a Portovenere, da parte del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria.

2017_05_23 01 IRI Demanio Portovenere

Importante novità nell’ambito del demanio marittimo a Portovenere. Nelle passate settimane, il consigliere di opposizione del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, Francesco Battistini, si è recato a Portovenere per effettuare un sopralluogo e verificare alcune delle situazioni in essere che impattano sulla fascia pubblica di libero accesso al mare. Particolare attenzione è stata posta alle situazioni più volte descritte su questo blog, relativamente agli stabilimenti balneari in zona Olivo, ovvero “Sporting Beach” e “Le Terrazze“.

Lo scorso 23 maggio, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini di Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, hanno presentato una interrogazione in Consiglio Regionale. Nel testo si chiede di conoscere eventuali violazioni nell’ambito del demanio marittimo per la presenza di strutture di ogni genere o, comunque, se sia tutelato il libero e gratuito accesso e transito lungo la battigia.

Al momento l’interrogazione non è stata ancora calendarizzata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale, vi aggiornerò. Mi auguro che questo possa essere un momento significativo, chiarificatorio, viste le situazioni quantomeno ambigue che si protraggono da tempo lungo la costa portovenerese. Spero anche che sia l’inizio di una profonda e concreta revisione degli spazi occupati illegittimamente e che la verifica possa allargarsi all’ambito dell’intero litorale comunale. Ringrazio Francesco Battistini e l’intero gruppo regionale di Rete a Sinistra e liberaMENTE Liguria, che hanno posto attenzione al tema e alle mie denunce spesso cadute nel vuoto.

#SalvaLeSpiagge con una firma. Gli abusi ci tolgono il mare.

Dalla massicciata abusiva presso lo stabilimento Sporting Beach a Portovenere (SP), patrimonio UNESCO, a tutti i piccoli e grandi soprusi sparsi lungo la penisola e le sue isole. Con la petizione #SalvaLeSpiagge si vuole chiedere più tutela per le nostre coste, sempre più devastate da speculazioni edilizie o di fatto svendute. Cominciamo a salvarle, da subito!

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Un caso simbolico di cui scrivo da tempo, localmente certamente importante, finalmente approda anche sulla carta stampata, grazie a Sondra Coggio che ne scrive su Il Secolo XIX. Si tratta di una massicciata abusiva, all’apparenza posta come difesa costiera, in realtà creata da privati per interessi altrettanto privati. La questione Sporting Beach, stabilimento balneare di Portovenere, è emblematica di come nel nostro paese sia possibile sanare situazioni formalmente insanabili, a maggior ragione in luoghi tutelati da vincoli paesaggistici importanti. Non per nulla Portovenere, come le confinanti Cinqueterre della provincia spezzina, è tra le località patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO.

Questo caso mi ha fatto credere necessaria una nuova normativa, più specifica e più mirata a tutelare le nostre coste. Il demanio marittimo rimane un bene di interesse nazionale, la materia non può essere delegata ai soli Comuni o Regioni. E’ necessario un controllo da parte di un ente, o di un’agenzia specifica (ad esempio ISPRA), che abbia una visione nazionale delle nostre coste. Il tutto per poter uniformare la tutela, sganciandola, allo stesso tempo, dagli interessi locali. Un ente che possa supervisionare la gestione delle nostre coste, del resto, ha un senso in quanto esse sono anche il nostro confine, il nostro accesso al mare, non solo dal punto di vista doganale (come formalmente è), ma anche per l’impatto umano che ne deriva. La cementificazione ne è un segno evidentissimo.

La petizione #SalvaLeSpiagge, che ad oggi ha portato a raccogliere oltre 300 firme, nonostante la quasi totale assenza di campagna pubblicitaria e di sostegno da parte dei media, vuole portare all’attenzione un caso specifico per dimostrare quanto possa essere aggirabile il sistema di tutela delle nostre coste. Per questo, nella lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente, si espongono sia la questione nazionale, sia quella locale che è segno evidente di una necessità nazionale, proprio perché un caso tra tanti.

Il tema è: esiste, ed è già applicato, un effettivo ed efficace sistema di tutela delle nostre coste? La domanda non è peregrina se avrete la pazienza di approfondire il caso specifico. Ecco perché chi firma vuole chiedere al ministro di agire, subito, per salvare una spiaggia e per salvarle tutte. Soprattutto prima che sia troppo tardi.

La costa è via di accesso al mare, come tale un diritto, svenderlo sarebbe un danno permanente. Le generazioni future troverebbero solo cemento, cancellate e reti, se non massicciate abusive.

Massicciata abusiva Sporting Beach – ARPAL rimette le mani avanti e dietro

ARPAL La Spezia non è stata chiamata per verificare il materiale utilizzato per incrementare la massicciata abusiva presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, ma si fida dei lavori fatti dal privato.
Raddoppio massicciata Sporting Beach - Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata
Incremento massicciata Sporting Beach – Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata

Credo sia interessante sapere come opera ARPAL nella provincia della Spezia. Molto sinteticamente, questa appare una vicenda all’interno dei, molto criticabili, lavori di messa in pristino dello stabilimento Sporting Beach di Portovenere. Lavori a seguito di sanatoria che accoglie una serie nutrita di abusi e che, però, evita di valutare in maniera appropriata e precisa i due abusi più importanti, ovvero: una massicciata abusiva che elimina la battigia ad uso pubblico ed un cordolo di cemento lungo la stessa battigia, che viene elevato a 60 cm. dagli autorizzati 20 cm..

In questo quadro, la Regione Liguria non solo accoglie l’istanza di sanatoria, ma chiede la “mitigazione” della massicciata abusiva, in parole povere la sistemazione di alcuni “buchi”, tra cui quelli derivati dalla rimozione di alcune colate di cemento e delle sei discese a mare in calcestruzzo. La “mitigazione”, in realtà, si è trasformata in qualcosa di ben più corposo, non solo va a ricoprire le parti mancanti ma interviene su tutta la massicciata, con un notevole aumento volumetrico. Tutto questo può vedersi dal materiale che è stato portato e dai confronti prima-dopo i lavori.

Ebbene, tra i paradossi di questa sanatoria con le conseguenti operazioni, chi vi scrive ha chiesto ad ARPAL se si erano adoperati ad una verifica del materiale e delle operazioni sullo stesso. La risposta da ARPAL è sostanzialmente no, non abbiamo fatto alcuna verifica e riteniamo di non avere competenza in merito. La dott.ssa Colonna, in data 10.04.17, così scrive:

“… ritiene di non aver particolare competenza in merito… si rimane comunque a disposizione per eventuali interventi citando, nel caso di tali richieste, i provvedimenti di legge e/o autorizzativi che a vario titolo indicano ARPAL come Ente di riferimento.
Cordiali saluti
Il Responsabile U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Interessato da questa chiara e responsabile presa di posizione, replico ad ARPAL in data 11.04.17:

“Ne deduco che nessuna procedura di controllo del materiale, utilizzato per consolidare la massicciata posta frontalmente allo stabilimento in oggetto, sia stata posta in essere, anche in riferimento alla normativa regionale di cui alla D.G.R. n.456/2004, la quale adotta le linee guida per posa di materiali in mare (lungo le linee di costa e sugli arenili) ai sensi della L.R. n.13/99 ss. mm. e ii. e dell’art. 35 del D.Lgs. n.152/99.
Mi permetto, perciò, di chiedere più puntuali chiarimenti alla dott.ssa Colonna e alla dott.ssa Fasce, responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, dato che le operazioni di “rifiorimento” della massicciata hanno interessato tutto l’arenile sino a mare in quanto, come documentato fotograficamente, i massi ciclopici trasportati, oltre a materiale meno imponente, appaiono essere stati “lavorati” in situ, ovvero scomposti per adattarli meglio alla conformazione della massicciata stessa, con ulteriore ed evidente creazione di residui.
Mi domando anche come sia possibile che per un ordinario ripascimento si necessiti di verifiche e campionamenti di legge sul materiale utilizzato, mentre in questo caso non sia stato necessario alcun controllo od autorizzazione preventiva in tal senso.
Rimango in attesa di ulteriori delucidazioni.”.

Orbene, a questo punto ARPAL mi risponde in data 8.5.17, probabilmente prendendo atto (ex post) che, dopo tutto, non dovevano non avere del tutto alcuna competenza in merito, visto che adesso il tema diventa il materiale che sarebbe stato utilizzato per la corposa “mitigazione” della massicciata abusiva e non più la normativa:

“… il Dipartimento ARPAL della Spezia fa presente che quanto segue.:

  • Il materiale utilizzato per la realizzazione della massicciata e per il suo “consolidamento” è costituito da massi calcarei completamente inerti derivanti dalla coltivazione di cave ubicate nel territorio dello spezzino.
  • Tali materiali sono stati sempre utilizzati da tempo memorabile (ndr: hanno scritto proprio così non è un mio refuso) per la costruzione di moli frangiflutti, massicciate di difesa degli abitati, delle spiagge, nella costruzione di porti, dighe foranee, ecc. in tutto il golfo della Spezia.
  • I litorali costieri del Comune di Portovenere sono composti dalle stesse formazioni rocciose da cui provengono i massi utilizzati per la realizzazione e consolidamento della massicciata in argomento.
  • L’immissione a mare di massi da scogliera calcarei, sia nel caso in questione che in altri numerosissimi casi in tutto il golfo della Spezia, non ha provocato contaminazioni ambientali e non altera la qualità chimica e fisica (torbidità) delle acque. Per quanto sopra non si ritiene di dover eseguire interventi per le verifica sulla tipologia del materiale impiegato in quanto ben conosciuta e neppure determinazioni analitiche sia sui massi inerti che sulle acque di mare circostanti.

Distinti saluti

Per il settore rifiuti e suolo
Dr. Sandro Andreoli

Il Responsabile dell’ U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Inutile replicare ulteriormente, il quadro mi pare chiaro:

  1. nessuno ha chiamato ARPAL per fare verifiche sul materiale e/o per supervisionare durante i lavori effettuati da un privato, cosa che si fa per l’immersione di corpi morti durante la sistemazione di un pontile galleggiante (quindi per molto meno materiale coinvolto), o per il ripascimento di una spiaggia effettuato per conto di un Comune;
  2. su richiesta di chiarimenti ARPAL, in merito alle verifiche del materiale, scrive di non essere competente anche per normativa;
  3. fatta presente la normativa per la quale si ritiene che la competenza ci sia, ARPAL replica che tanto il materiale è inerte, sulla fiducia, anche ex post e a distanza;
  4. se ne deduce che per ARPAL ripascere una spiaggia, sarebbe altra cosa da portare massi e magari lavorarli in situ.

Ora si, mi sento più tranquillo, dato che so che c’è ARPAL a vigilare (quando serve) sul materiale utilizzato per le nostre spiagge e, soprattutto, che se ARPAL non viene chiamata per verifiche di competenza, a lavori fatti, non importa più.

Il "ripieno" del dosso paradossale

Sporting Beach -Portovenere (SP): una sanatoria inadeguata. Lettera al sindaco.

In questa lettera al sindaco di Portovenere, le incongruenze e l’inadeguatezza delle opere di messa in pristino a seguito della sanatoria, alla luce delle ultime mareggiate e della relazione tecnica dell’architetto Evaristi, professionista incaricato dallo stabilimento balneare.

– Comune di Portovenere (SP)

protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

c.a. Sig. Sindaco Matteo Cozzani

sindaco@comune.portovenere.sp.it

e p.c.

Portovenere (SP), 29.04.17

Oggetto: sanatoria di cui al decreto dirigenziale Regione Liguria n.1160 del 08.05.14 – stabilimento Sporting Beach Portovenere (SP) – inadeguatezza opere messa in pristino

———

Egr. Sindaco Matteo Cozzani,

Le scrivo su una questione che ritengo alquanto singolare.

Non molte settimane fa è stata conclusa da questo Comune una procedura di sanatoria riguardante lo stabilimento Sporting Beach, a cui mi riferisco nell’articolo allegato. Ebbene, nella relazione tecnica dell’architetto Evaristi, professionista di fiducia del titolare dello stabilimento ed, allora, anche presidente della Commissione Paesaggistica dello stesso Comune di Portovenere, relazione acquisita già nel 2013 ai fini della rilasciata conformità paesaggistica da parte della Regione con decreto dirigenziale Regione Liguria n.1160 del 08.05.14, al paragrafo A.1, lettera H, in merito al dislivello di cm.60 fra arenile dello stabilimento e spiaggia libera alla battigia, si scrive che:

… la quota della spiaggia libera confinante, è invece decisamente decrescente verso la battigia e che dopo quaranta anni, l’azione erosiva e dilavante del mare possa risultare più evidente nel tratto di spiaggia libera priva di qualsiasi opera di protezione, che in quella adiacente, protetta da scogliera e cordolo in cls, annualmente mantenuta.“.

(NDR: per i lettori del blog vedasi anche l'articolo "Sporting Beach: la grande saga a puntate. Seconda puntata. Una faccenda molto da ridere")

Effettivamente è vero, la spiaggia libera decresce verso la battigia, non so se vada ritenuta questione eccezionale, mentre la spiaggia dello stabilimento è perfettamente pianeggiante fino alla scogliera abusiva. Detto ciò, secondo l’archietto Evaristi, la causa del dislivello sarebbe da attribuirsi esclusivamente all’azione erosiva e dilavante del mare, determinata dall’assenza di un’opera di protezione costiera, anche su questa parte del medesimo tratto costiero. Per inciso, posso dimostrare documentalmente, come d’altronde voi avete già accertato agli atti della sanatoria stessa, che l’arenile dello stabilimento non è stato annualmente mantenuto, ma si è giovato solo di alcuni ripascimenti saltuari, agli atti ne risultano solo due o tre, ad abbondare.

Dato, ormai, per assodato che tale “opera di protezione costiera” è da sempre abusiva, come accertato da ben due diverse indagini della Polizia Giudiziaria, incaricata dalla Procura della Repubblica della Spezia, come d’altronde dallo stesso Comune, mi chiedo se il Comune intenda promuovere la costruzione di un ulteriore tratto della massicciata illegittima, a tutela di tale spiaggetta (come suggerito dall’architetto), o invece abbia in serbo l’intenzione di procedere con una poderosa opera di ripascimento in tale tratto, proprio per appianare le differenze di quota fra spiaggia libera e arenile dello stabilimento, evitando mere coperture effimere.

Il "ripieno" del dosso paradossale
Il risultato delle ultime mareggiate – 28.04.17

Ciò che dice l’architetto è chiaro, secondo egli, la differenza di quota è da addebitarsi alla scarsa attenzione da parte di coloro che avrebbero dovuto tutelare quel tratto di costa da quarant’anni ad oggi e oggi è chiaramente visibile il danno provocato dalle ultime mareggiate che hanno facilmente dissolto la “duna” creata a seguito dei lavori di messa in pristino relativi alla sanatoria (v. foto allegata ripresa in data 28.04.17). Provvedimento con il quale si mantiene (e si è aumentata di volume) la massicciata abusiva, assieme al cordolo di calcestruzzo lungo la battigia, difforme in altezza per almeno 40 cm. in più, rispetto a quanto descritto dalle planimetrie originarie, riportate nella stessa relazione tecnica (v. pag. 26). Ovvero, muretto passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm., che, quindi, secondo il ragionamento dell’architetto, per quanto posso io comprendere, a causa dell’erosione, è stato scoperto avere almeno 40 cm. di impianto sottoterra, ben prevedendo, già allora, l’entità della futura erosione.

Planimetria cordolo 20 cm.
Planimetria cordolo h. 20 cm.

In conclusione, da fotografia e articolo allegati, pare evidente l’inadeguatezza della situazione scaturita dalla diversa conformazione (artificiale l’una, naturale l’altra) delle due spiagge limitrofe che, in realtà, dovrebbero far parte, da sempre, di un arenile unico.

Se mi posso permettere, il mio personale suggerimento, probabilmente ritenuto incomprensibile ai tecnici che hanno posto in essere tale inadeguata sanatoria all’atto pratico (anche per gli ulteriori punti riportati nell’articolo allegato), sarebbe di rimuovere la massicciata abusiva e riportare il cordolo all’altezza originaria, proprio per conformare la zona a quanto più simile all’aspetto originario, successivo alla conclusione della costruzione dello stabilimento negli anni ’70. Tale misura è l’unica che possa rendere la zona pienamente fruibile, esteticamente migliore e, soprattutto, perfettamente compatibile riguardo alle due spiagge limitrofe, che in realtà sono state scisse per azioni del tutto improprie nel passato.

Certo che vorrà operare per il bene dell’interesse pubblico, a tutela del promontorio, ristabilendo anche la possibilità di accedere ad una battigia liberamente accessibile su tutto quel tratto di costa, Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Allegati: – articolo online del 28.04.17estratto relazione tecnicafotografia del 28.04.17.

Sporting Beach Portovenere (SP): una sanatoria tanti paradossi

Tutti i paradossi di una sanatoria che cerca di tenere assieme una spiaggia artificialmente innalzata con una naturalmente scoscesa. ARPAL non ha verificato il materiale utilizzato per accrescere la massicciata abusiva sanata e si ritiene non competente.

Meno se ne scrive e più ne scriverò. Di fronte alla negazione della notizia, perdonatemi, ma insisto e rilancio, tanto più quando una sanatoria piuttosto zoppicante mostra segni sempre più tangibili di inadeguatezza alla messa in pratica. Si direbbe tutti i nodi vengono al pettine, e parrebbe proprio di si quando si vogliono affermare questioni che non solo vanno contro il buonsenso e la logica, ma anche la fisica.

Ebbene, chi ha seguito la questione, sa già che parliamo di una spiaggia dove nel corso del tempo, la battigia è stata ricoperta di massi senza alcuna giustificazione e autorizzazione (tecnico-scientifica, amministrativa), ovvero non ci troviamo di fronte ad una scogliera artificiale creata a protezione della costa, ma di una massicciata creata su misura per uno stabilimento balneare da privati a vantaggio di privati. I motivi li ho spiegati più volte nel dossier ben compendiato:

  1. togliere dalle scatole gli avventori lungo la battigia, fascia pubblica a libero accesso;
  2. in sinergia con il cordolo di cemento portato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm., fare un ripascimento definitivo, invece che stagionale, con grande risparmio economico;
  3. innalzare la quota di arenile lungo la battigia in maniera da rendere la spiaggia pianeggiante e pienamente sfruttabile dalle cabine sino a mare (massicciata).

Per gli altri dettagli mi rifaccio a quanto già scritto, ma teniamo presente che una spiaggia piacevole e scoscesa è diventata un bunker per VIP, a mio parere molto sgradevole, con conseguente danno alla collettività, del resto già quantificato in sanatoria (anche se con un calcolo assai criticabile), nonostante la giuridicamente palese insanabilità di una massicciata abusiva in area demaniale marittima. Del resto basta dare un’occhiata a com’era, com’è e come dovrebbe tornare ad essere.

Prima contraddizione o scoperta viene da ARPAL, in realtà non è una novità sapere che non hanno competenza o mettono le mani avanti, in questo caso indietro, perché si scopre a posteriori. In data 10.04.17, quando i lavori per l’aumento volumetrico della massicciata abusiva ed insanabile sono terminati, ARPAL scrive che:

“… ritiene di non aver particolare competenza in merito… si rimane comunque a disposizione per eventuali interventi citando, nel caso di tali richieste, i provvedimenti di legge e/o autorizzativi che a vario titolo indicano ARPAL come Ente di riferimento.
Cordiali saluti
Il Responsabile U.O. Territorio
Dr.ssa Fabrizia Colonna”.

Interessato da questa chiara e responsabile presa di posizione replico ad ARPAL in data 11.04.17:

“Ne deduco che nessuna procedura di controllo del materiale, utilizzato per consolidare la massicciata posta frontalmente allo stabilimento in oggetto, sia stata posta in essere, anche in riferimento alla normativa regionale di cui alla D.G.R. n.456/2004, la quale adotta le linee guida per posa di materiali in mare (lungo le linee di costa e sugli arenili) ai sensi della L.R. n.13/99 ss. mm. e ii. e dell’art. 35 del D.Lgs. n.152/99.
Mi permetto, perciò, di chiedere più puntuali chiarimenti alla dott.ssa Colonna e alla dott.ssa Fasce, responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, dato che le operazioni di “rifiorimento” della massicciata hanno interessato tutto l’arenile sino a mare in quanto, come documentato fotograficamente, i massi ciclopici trasportati, oltre a materiale meno imponente, appaiono essere stati “lavorati” in situ, ovvero scomposti per adattarli meglio alla conformazione della massicciata stessa, con ulteriore ed evidente creazione di residui.
Mi domando anche come sia possibile che per un ordinario ripascimento si necessiti di verifiche e campionamenti di legge sul materiale utilizzato, mentre in questo caso non sia stato necessario alcun controllo od autorizzazione preventiva in tal senso.
Rimango in attesa di ulteriori delucidazioni.”.

Ad oggi le delucidazioni non sono arrivate, ma le attendo con fiducia. Passiamo ora alle altre contraddizioni pratiche della sanatoria.

La contraddizione da cui scaturisce tutto, oserei dire, il peccato originale che disvela d’un soffio questa storia che da altre parti non avrebbe mai avuto inizio, nasce quando qualcuno ha avuto l’insana idea di farsi una massicciata per uno stabilimento balneare che condivide lo stesso arenile con una spiaggia libera. Qui sta l’arcano che del resto ha fatto scaturire la mia curiosità: che senso poteva avere una massicciata a protezione costiera che non proteggesse tutta la spiaggia, ma solo la parte adibita a stabilimento balneare? Già. Quale sarebbe stato il provveditore alle Opere Pubbliche così “tirchio” da dire, facciamo un’opera di protezione costiera, ma per risparmiare non proteggiamo tutta la spiaggia, solo una parte. Da qui iniziò il mio percorso per capire l’incoerenza e l’assurdità di una tale costruzione che, però, nel tempo è diventata normalità, un po’ come la Torre di Pisa. Con la differenza che la Torre di Pisa è un’attrazione turistica, mentre questa è una piccola-grande (eliminabile) mostruosità entrata nella vita ordinaria. Mi chiedevo, perché non proteggere anche la piccola spiaggia libera limitrofa? Ma ovvio, perché non c’era nulla da proteggere, ma tutto da ripascere annualmente, come del resto stabiliva la stessa concessione data allo stabilimento. Difatti la spiaggetta libera non è sparita, è ancora lì, un po’ accorciata certo, ma solo perché i ripascimenti nel tempo non sono stati sempre adeguati, visto che per non fare le gare si rimaneva sempre entro i fatidici 40 mila euro di tetto di spesa, per tutto il litorale dell’Olivo. E se la spesa è sempre uguale, è naturale che nel corso del tempo la quantità di materiale utilizzato diminuisce, sempre che non ci siano supporti economici straordinari da parte della Regione, come per quest’anno. Speriamo bene, che ritorni com’era anni addietro, ma non con lo spezzato di cava che dall’anno scorso ricopre questi litorali al posto del ghiaino di fiume, come del resto si ritrae dalle percentuali delle analisi ARPAL del ripascimento 2016. Ma guarda, ARPAL ci ha lavorato.

Comparazione lato ovest
Il dosso paradossale

Certo non è tutto qui. Il paradosso ancora più evidente, ora, è proprio un dosso. Finalmente anche a Portovenere abbiamo i dossi sulle spiagge. Per passare dalla spiaggia libera allo stabilimento, non c’è più il cordolo laterale abusivo, rimosso a seguito della sanatoria, ma una salitella, visto che la sanatoria ha sanato parzialmente e a macchia di leopardo. La spiaggia dello stabilimento in pari, non si concilia bene con la spiaggia libera scoscesa e allora bisogna cercare di tenere assieme capra e cavoli. I cavoli, in forma di scapolame di cava, sono stati messi sotto l’arenile per cercare di compensare il dislivello e non fare scendere la ghiaia dello stabilimento verso la spiaggia libera. In più, per essere sicuri che non ci siano “frane”, si sono posizionate una serie di pietre di “contenimento” in superficie, che di fatto definiscono un “confine” stabile alquanto illegittimo, dato che l’arenile dovrebbe essere unico. Il “confine” temporaneo dovrebbe essere solo quello stagionale, fatto di pali rigorosamente di legno (non metallo) uniti da corde, come infatti è stato anche sistemato, sopra a tutto questo artificio. Ma le pietre, no. Le pietre messe a “confine” o “contenimento” proprio non hanno senso di esistere (soprattutto legalmente). Qui scaturisce l’ulteriore contraddizione, anzi, para-dosso. In un prossimo futuro speriamo poi che non arrivino anche vasi decorativi con piante, tende, parasoli, cannicciati, ecc… . Mi pare chiaro.

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Passaggio ad est

Ora, però, passiamo all’altro lato dello stabilimento, lato est. Com’era e com’è ora, le foto descrivono meglio di ogni mia parola. Chiariamo che il confine demaniale qui inizia dal muro della passeggiata soprastante, ovvero dal muretto della scala laterale. La parte privata della spiaggia (mappale 732) da ovest ad est va restringendosi e il confine demaniale (in rosso) ingloba tutta la spiaggia all’estremità est dello stabilimento, come può vedersi in mappa.

mappa demanio marittimo

Ciò che prima aveva coperture con ombreggina, un consistente cordolo di cemento, in inverno il cartello “proprietà privata” (non in queste foto), ora non li dovrà più avere, ma c’è un ma. La sanatoria che sana un po’ si e un po’ no, fa venire allo scoperto una ulteriore contraddizione. La veranda abusiva, in buona parte in area demaniale, è stata sanata e sta ancora lì, ovvero entra in conflitto con il confine demaniale e il libero accesso al mare. Tanto più che appare ora evidente la pavimentazione ben elevata rispetto alla superficie dell’arenile, ovvero di ciò che dovrebbe rimanere arenile ma che di fatto è stato ricoperto, nonostante sia in area demaniale. Su questo si sono sudate sette camicie per sanare, operando anche con variazioni catastali, sia da parte del privato, che da parte dell’Agenzia del Territorio. Quindi, come si fa a salvare una “proprietà privata” (la veranda), con un bel pavimento, posta forzatamente, in buona parte, su un’area demaniale ove si dovrebbe, quantomeno, rispettare quelle norme valide anche per il lato ovest dello stabilimento? Bel problema. La soluzione?

Chiusura fine giornata

Beh, i pali di legno qui diventano di metallo (altra differenza incomprensibile fra lato est e lato ovest), ben fissati con viti anche allo zoccolo del pavimento, ora ben visibile. Si copre poi, con un po’ di piantine, almeno per ora. Non parliamo poi dei vasi che, sempre se vogliamo essere coerenti con le norme, non dovrebbero starci. Eppoi, la rete metallica lato mare, mi lascia alquanto dubbioso, per usare un eufemismo. Ma non tralasciamo la solita cima di chiusura a fine giornata e zerbino, modello “Benvenuti a casa mia”, proprio sul passaggio demaniale unico possibile, che dovrebbe essere di libero accesso al mare, 24 ore su 24. Oltretutto, un bel cartello di videosorveglianza non è proprio un bel invito a passare liberamente. Tutto, a quanto pare, piuttosto difficile da tenere assieme, anche rispetto a quella parte in regola sul lato ovest.

Come si possa poi, mantenere tavolini per la ristorazione (visibili nella prima foto) in area demaniale marittima, che non c’entrano nulla con una concessione demaniale esclusivamente per stabilimento adibito a balneazione. Beh, sono i misteri della fede, in particolare quando lo stabilimento è chiuso fino al 1° maggio, come da linee guida regionali. Molte attività hanno fatto richiesta per il posizionamento di tavoli, o altro, in area demaniale, ma per questo stabilimento, ad oggi, non risulta nulla, per quanto ho potuto osservare all’albo pretorio.

Insomma, un bel congegno pieno di pecche. Per quanto tempo starà ancora in piedi questa “sanatoria”, che non ha per nulla l’aria di essere definitiva?


Un breve post scriptum, visto che le ultime mareggiate hanno già intaccato il dosso paradossale portando alla luce il contenuto dell’arenile, il “ripieno”. Eccolo qui sotto in una foto di oggi, 28.04.17.

Il "ripieno" del dosso paradossale
Il “ripieno” del dosso paradossale

Sporting Beach – Portovenere (SP): com’era e come doveva rimanere

In questo articolo vi posso mostrare un’immagine fotografica aerea storica proveniente dall’Aerofototeca Nazionale di Roma, datata 1974, grazie all’autorizzazione ricevuta dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT).

L’immagine rappresenta lo stato dello stabilimento pochi anni dopo la dichiarazione di termine lavori depositata nel 1971, che a sua volta allegava la fotografia già pubblicata nel  mio primo articolo riguardante lo “Sporting Beach”, allora di proprietà della Società Immobiliare Riviera di Portovenere e denominato “Royal Sporting”.

1974 - Royal Sporting (oggi Sporting Beach) - zona Olivo - Portovenere (SP) dettaglio foto ICCD - Aerofototeca Nazionale, Fondo I-BUGA, volo del 1974, Foglio 95, Strisciata Prospettica, Positivo 482, Diapositiva 13066 (Su autorizzazione dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione - MiBACT)
1974 – Royal Sporting (oggi Sporting Beach) – zona Olivo – Portovenere (SP) dettaglio foto ICCD – Aerofototeca Nazionale, Fondo I-BUGA, volo del 1974, Foglio 95, Strisciata Prospettica, Positivo 482, Diapositiva 13066 (Su autorizzazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – MiBACT – Divieto di riproduzione/duplicazione con qualsiasi mezzo)

La fotografia è estremamente chiara e dettagliata, si vedono grosso modo tre file di ombrelloni (oggi sono quattro, v. fotografie seguenti). Il cordolo di cemento lungo la battigia, oggi di 60 cm., allora era già presente ma di 20 cm.. Ne è evidente l’altezza dato che diverse persone sono sedute su di esso con le gambe piuttosto distese. La battigia è liberamente frequentata ed è occupata da diversi bagnanti, con asciugamani e canotti. Evidentemente molto fastidiosi. A sinistra, tra spiaggia libera e stabilimento, un muro illegittimo, abbattuto per provvedimento del pretore di allora dott. Attinà, alcuni anni dopo.

Ma credo sia opportuno ricapitolare per sommi punti il senso della questione che pare sfuggire ad alcuni:

  1. presso lo stabilimento, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, è stata progressivamente insediata e consolidata (grazie anche ad alcune autorizzazioni di “rifiorimento”, ex-post, prive di riferimento alle autorizzazioni di origine, in quanto non esistenti), una massicciata abusiva, priva di qualsiasi tipo di titolo autorizzativo e studio tecnico che ne giustificasse la presenza. Da quanto di mia conoscenza un abuso non cade in prescrizione. La documentazione storica relativa alla conformazione delle linee di costa, disponibile presso la Regione Liguria, attesta che il tratto interessato è rimasto pressoché invariato dal 1944, cosa che quindi non giustifica nemmeno informalmente la presenza di tale massicciata a difesa costiera. Tratto di costa ben diverso dalle altre spiagge della zona che sono state formate artificialmente tra gli anni ’50 e ’60, contestualmente alla creazione della strada litoranea, prima non esistente. Ebbene, tali spiagge, pur non disponendo di una massicciata, ma subendo ripascimenti stagionali, benché non sempre sufficienti, permangono in essere. Aspetto che conferma quanto stabilito dalle concessioni demaniali marittime storiche dello stabilimento, ovvero che requisito al rilascio fosse la messa in opera di ripascimento stagionale, con copertura del cordolo stesso, oltre a lasciare al pubblico utilizzo una fascia di arenile di metri 5;

  2. a seguito di accertamenti determinati da esposti di chi scrive, in data 13.07.13, il Comune di Portovenere emette l’ordinanza n.2518 con la quale però, sostanzialmente, i due abusi più importanti non vengono posti in evidenza e definiti chiaramente. Ovvero, la massicciata non viene definita come totalmente abusiva e il cordolo di cemento limitrofo, posto lungo la battigia (ossia posteriormente alla massicciata), non viene definito come in difformità rispetto ai titoli edilizi, in quanto è stato elevato all’altezza di 50-60 cm. rispetto ai 20 cm. autorizzati;

  3. sulla base di tale ordinanza palesemente deficitaria e dell’istanza di sanatoria presentata dal titolare dello stabilimento, la Regione Liguria rilascia conformità paesaggistica con decreto dirigenziale n.1160 del 08.05.14, per il quale la massicciata non solo non verrà posta in demolizione, ma ne verrà, contrariamente, chiesta la “mitigazione”. Mentre del cordolo lungo battigia si eluderà qualsiasi provvedimento in merito. Non solo, negli atti non si terrà conto del fatto sostanziale dovuto alla variazione del piano di inclinazione dell’arenile dello stabilimento. Infatti, massicciata e innalzamento del cordolo parallelo a 60 cm., divenuto di fatto muro di contenimento, hanno permesso il riempimento dell’arenile, fino al limite del cordolo stesso. Ciò si è tradotto in un ripascimento definitivo, che ha di fatto portato la spiaggia, naturalmente scoscesa sino a mare, a diventare pianeggiante dalle cabine sino a mare, con evidente guadagno di almeno una fila di ombrelloni e sdraie. Ovvero, in un aumento evidente di superficie utile, negato negli atti, ma che adeguatamente rilevato avrebbe impedito il rilascio della conformità paesaggistica, come più volte segnalato in passato a Regione Liguria e Comune di Portovenere;

  4. per rendervi chiaro ciò che è avvenuto sul tratto di costa interessato nel corso del tempo, è utile osservare alcune immagini fotografiche:

    1. immagine aerea ripresa nel 1974, riportata all’inizio dell’articolo, successiva alla dichiarazione di termine lavori del 11.08.1971, disponibile presso l’Aerofototeca Nazionale di Roma, identificata come: Fondo I-BUGA, Foglio 95, Strisciata Prospettica, Positivo 482, anno 1974. Se ne mostra un dettaglio del fotogramma;

      foto ICCD - Aerofototeca Nazionale, Fondo I-BUGA, volo del 1974, Foglio 95, Strisciata Prospettica, Positivo 482, Diapositiva 13066 (Su autorizzazione dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione - MiBACT)
      dettaglio foto ICCD – Aerofototeca Nazionale, Fondo I-BUGA, volo del 1974, Foglio 95, Strisciata Prospettica, Positivo 482, Diapositiva 13066 (Su autorizzazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – MiBACT)
    2. fotografia aerea del 2008, disponibile presso l’Ufficio Cartografico della Regione Liguria, come foto prospettica del 2008, Regione Liguria, identificativo 4223. Se ne mostra un dettaglio del fotogramma;

      fotografia aerea del 2008, disponibile presso l'Ufficio Cartografico della Regione Liguria, come foto prospettica del 2008, Regione Liguria, identificativo 4223. Se ne mostra un dettaglio del fotogramma
      Regione Liguria – Ufficio Cartografico, dettaglio fotografia aerea prospettica del 2008, identificativo 4223
    3. oltre alle immagini più recenti riportate nell’articolo precedente, dalle quali è possibile anche vedere la differenza del numero di file di ombrelloni e lettini rispetto all’origine, passate da tre a quattro.

Dovrebbe, quindi, essere chiaro che la battigia è un bene di noi tutti, nessuno dovrebbe togliercela, soprattutto in un paese (Italia), dove la cementificazione e la privatizzazione delle coste è un male endemico.

Sporting Beach: ulteriori confronti prima/dopo

Sulla scia degli articoli precedenti, propongo ulteriori immagini di raffronto in modo che ognuno di voi possa liberamente valutare l’entità e la tipologia dei lavori che si sono compiuti presso lo stabilimento Sporting Beach a Portovenere (SP).

Ciò tenendo in considerazione quanto stabilito dalla Regione Liguria nel proprio atto di conformità paesaggistica, con il quale non si prevedeva di mettere mano su tutta la massicciata, ma sostanzialmente di “mitigare” integrando solamente le parti “mancanti”, mantenendo la conformazione esistente. Però, osservando le immagini, si direbbe aumentato il corpo della massicciata nel complesso volumetrico, variata la superficie, quota e la linea di costa, oltre alla tonalità variegata di colore originaria e i materiali. Ma il punto principale è comunque l’entità volumetrica complessiva, che aumenta senza alcuna previsione negli atti.

Questo per capire se sono io il “cattivo” con le traveggole, oppure se ci sono persone che fanno fatica a vedere le differenze.

Comparazione tra lavori non iniziati e lavori al 27.03.17
Comparazione tra lavori non iniziati (in basso a sx) e lavori al 27.03.17 (in alto a dx)

Confronto: estate 2016 / lavori al 27.03.2017 (scroll orizzontale sull’immagine)

Confronto: estate 2016 / lavori al 27.03.2017 (scroll orizzontale sull’immagine)

Sporting Beach: né ripristino, né mitigazione, ma raddoppio

La massicciata presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere viene raddoppiata e trasformata. La Regione Liguria aveva stabilito diversamente.

_MG_1698Ciò che temevo è ormai sotto gli occhi di tutti. Altro che ripristino, altro che mitigazione e ricostruzione delle parti di scogliera mancanti, qui siamo di fronte ad un vero  e proprio raddoppio e trasformazione della massicciata abusiva sanata, o quasi, dalla Regione Liguria nel lontano 2013. Raffrontate anche il pregresso.

Infatti, il decreto dirigenziale della Regione Liguria n.1160 del 08.05.14, con il quale si concedeva la sanatoria paesaggistica, a pag.4 prescriveva che venissero “… realizzate, entro un termine che verrà stabilito dal Comune di Portovenere, le opere di mitigazione e miglioramento previste nel progetto in esame…”, oltre al fatto che “… gli eventuali massi da posare ad integrazione di quelli esistenti abbiano analoghe caratteristiche e colorazioni, con esclusione di materiale marmoreo; …”.

Sarò poco oggettivo, ma non vedo nulla di tutto ciò. La fotografia di oggi mi pare alquanto esplicativa.

Il progetto a cui si fa riferimento è descritto nella relazione Paesaggistica S.O.I. datata 01.08.13, di cui riporto un estratto minimale, (documento su cui si è basato il rilascio della conformità paesaggistica stessa), nel quale, a pag.22 al par. 2.4.1 “Elementi di mitigazione”, riporta “… Si ritiene, valutando le opere da un punto di vista paesistico, di proporre un intervento di riqualificazione ambientale meno invasivo della prescritta demolizione e rimessa in pristino, ovvero ricostituzione delle parti di scogliera mancanti mediante la posa di massi a dimensioni decrescenti dal mare verso la spiaggia con successiva posa di spezzato, misto a ghiaietto, nella fascia immediatamente sottostante il cordolo di delimitazione, come peraltro già presente nella restante porzione di scogliera. …”.

Dal medesimo documento riporto anche le pagg. 34 e 35 relative alla “ricostituzione delle parti di scogliera mancanti”, nelle quali si descrive con fotosimulazione l’intervento previsto. Da tali immagini e dalla fotografia ripresa in data odierna appare evidente il contrasto tra quanto prospettato ed approvato dalla Regione Liguria a suo tempo, e quanto, in realtà, viene messo in opera con i lavori in corso. E’ chiaro che non si sta operando per ricostruire solamente le parti mancanti, ma è in atto una vera e propria trasformazione di tutta la massicciata. La cosa non può finire qui.

Planimetria mitigazioni allegata al progetto

Planimetria totale
Dettaglio 1
Dettaglio 2
Raddoppio massicciata Sporting Beach - Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata
Raddoppio massicciata Sporting Beach – Portovenere (SP) al 22.03.17 inizio giornata

Confronto: estate 2016 / lavori al 24.03.2017 (scroll orizzontale sull’immagine)
Valutando la diversa luce nelle due immagini, che tende a rendere più bianca la massicciata attuale, le differenze di colore comunque ci sono (oggi ha anche piovuto e la polvere del materiale nuovo si è in parte dissolta). Ad ogni modo, si notano ancora di più le differenze morfologiche della linea di costa in diversi punti, e le differenze di superficie e quota, soprattutto rispetto al cordolo di cemento immediatamente dietro. Le fotografie, inoltre, non sono pubblicate al massimo della risoluzione. In conclusione, l’operazione non appare coinvolgere solo alcuni punti da porre in riempimento, o per la rimozione delle 6 discese a mare e delle altre parti in calcestruzzo, o per alcuni e circoscritti “buchi” preesistenti, come indicato dalla Regione nel progetto approvato, ma intacca tutta la massicciata a prescindere dallo stato antecedente.

Portovenere (SP), Sporting Beach: in corso operazioni di messa in pristino

Portovenere (SP), in corso le fasi conclusive della sanatoria protrattasi dal 2013, relativamente agli abusi accertati presso lo stabilimento Sporting Beach.

Portovenere (SP) Sporting Beach, messa in pristinoDa qualche giorno sono iniziate le operazioni di messa in pristino presso lo stabilimento Sporting Beach, in zona Olivo a Portovenere. Nel 2013 era stata accertata una cospicua serie di abusi, in buona parte pregressi all’attuale proprietà, anche se ad avviso di chi scrive non venivano chiaramente evidenziati gli interventi illegittimi più gravi, ovvero una massicciata totalmente abusiva ed un cordolo di cemento passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 50-60 cm., che infatti non verranno posti in pristino. Al momento sono state rimosse sei delle sette discese a mare in cemento (ed una ringhiera fissa in acciaio), che dovrebbero venire sostituite con scalette in legno rimovibili, oltre ai cordoli di cemento laterali allo stabilimento. La settima discesa in cemento, utilizzata per i mezzi di salvataggio, non è stata inclusa nelle opere da demolire. La Regione Liguria, nel provvedimento che accolse la conformità paesaggistica dell’intervento ha previsto, in contrasto alla illegittimità completa della massicciata, un rinforzo della stessa con materiale di tipologia conforme, ma che al momento pare non essere tale (v. in foto parti evidenziate in rosso). Oltretutto, la ruspa in fotografia sta operando nella parte di spiaggia libera esterna allo stabilimento e al momento mi chiedo quale sarà il risultato finale, anche in relazione all’impatto sulla piccola spiaggia limitrofa.


20.03.17

I lavori proseguono e i miei dubbi aumentano, in particolare per ciò che riguarda la conformazione di ciò che potrà, a ben vedere, chiamarsi la “nuova” massicciata, che oltre a venire poderosamente consolidata cambia morfologia e colore. Mi pare di scorgere una tendenza a divenire, quasi, come le bianche scogliere di Dover. Ma la Regione Liguria e Soprintendenza non avevano scritto che il materiale per il “rifiorimento” doveva essere omogeneo a quello esistente?

_MG_1644 edited