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Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

Voi avete capito che cosa è successo all’area demaniale frontale allo stabilimento Le Terrazze? Nei prossimi giorni ve lo spiegherò meglio, anche se il Comune di Portovenere (SP) e l’Agenzia del Demanio mi stanno impedendo l’accesso agli atti sull’accertamento, concluso dalla stessa Agenzia. Intanto abbiamo i dati del SID, Sistema Informativo Demanio Marittimo su cui molti si erano distratti e su cui, a mio parere, andrebbero fatte ulteriori verifiche lungo tutta la costa comunale. Sicuramente ci sono alcuni pontili non aggiornati con sanatorie o autorizzazioni, ma andrebbe fatta una verifica seria perché, mi pare, in alcuni casi ci siano degli allargamenti molto sospetti.

La prima immagine è l’unione che ho fatto di due immagini dal SID per avere un ingrandimento dell’area di interesse. Usa come sfondo l’immagine satellitare di default del sistema, mentre la seconda utilizza una immagine alternativa (sempre da opzioni SID) da Google, su cui, però non posso zoomare ulteriormente. La linea blu rappresenta il confine costiero catastale, la linea rossa il confine fra demanio e proprietà private/comunali, l’area gialla il demanio marittimo. Oltre la linea blu dovrebbe esserci solo mare, tenendo conto che in alcuni punti la costa può essere cambiata per erosione o insabbiamento, più o meno naturale, il resto potrebbe essere o non autorizzato, o non aggiornato con le ultime autorizzazioni. Osservando l’immagine ampia, appare evidente la coincidenza di molti punti fra mappa catastale e foto, assieme a varie difformità, grandi e piccole. Non si tratta comunque di errori di sfasamento di sovrapposizione, anzi è tutto molto preciso.

Di fronte a Le Terrazze abbiamo una evidente difformità della linea di costa reale rispetto alla mappa catastale, anche come curvatura. Quell’area è stata interessata da una massicciata autorizzata nel 1998 e poi dal P.U.O. Le Terrazze, per la precisione il permesso di costruire del comparto D (stabilimento balneare) del 2006, nulla di più se non una sanatoria legata alla cementificazione e alcune difformità della scogliera del 2016. E proprio in quell’occasione si sperava si facesse una verifica puntuale anche sui confini demaniali, ma così non pare sia stato. Secondo queste immagini con sovrapposizione della mappa catastale, molte cose sono slittate verso mare, come piscine e immobile bar dello stabilimento. Inoltre, le cabine di proprietà paiono entro l’area demaniale. Mi chiedo poi, da tempo, perché non ci sia continuità lungo la fascia di battigia tra demanio frontale allo stabilimento e spiaggia libera limitrofa: lì ci sta un bel muro.

Alla prossima.

Elezioni a Portovenere (SP): Matteo Cozzani

Portovenere si appresta a votare il prossimo sindaco e, indubbiamente, il più bravo a raccontare è Matteo Cozzani, con una “macchina da guerra” di una certa potenza alle sue spalle. Ma cosa e come racconta, e cosa non racconta?
Sicuramente ci sono alcuni punti a suo favore, ma molti altri andrebbero evidenziati e descritti meglio, se non altro per rispetto delle persone che si recheranno alle urne.

Sapete già come la penso, a mio parere una persona che gestisce la cosa pubblica deve, prima di ogni cosa, mostrare integrità morale e non sfruttare la propria posizione per interessi personali, dei propri parenti e dei propri amici. Questo perché fare il sindaco, un amministratore pubblico, significa svolgere il proprio compito con spirito di servizio e nell’esclusivo interesse della comunità tutta, non una sua parte.
Matteo Cozzani ha mostrato di non essere adatto a fare il sindaco, anche solo per una questione, a prescindere da aspetti giudiziari: il caso Autorità Portuale – segretario generale Santini e soldi alle imprese della famiglia Cozzani, per attività richiesta dal e nel Comune di Portovenere. Questo è un dato di fatto, acclarato e non smentito, che ha occupato l’informazione locale per un certo periodo di tempo e che ora pare essere stato messo nel dimenticatoio.

No, è sbagliato dimenticare, come è sbagliato sottovalutare un caso di rilevanza etica come questo. Solo per questo, sarebbe stato giusto e doveroso che il sindaco si fosse dimesso. Perché con quei fatti ha dato dimostrazione di non avere ben presenti gli scopi e i limiti del proprio ruolo pubblico, aggravati poi da un precedente che non è proprio una ragazzata: un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Serve altro? Per me sarebbe più che sufficiente per dire: non sei candidabile, torna a casa. Questo dal punto di vista puramente etico, non giuridico, del resto, in diversi paesi democratici i politici sono tornati a casa per molto meno. Ma capisco, l’Italia ha metri del tutto particolari, dato che un pregiudicato può andare tranquillamente a colloquio con il presidente delle Repubblica, per le consultazioni post elezioni.
Sarò fuori moda, ma credo che farebbe bene al paese cambiare passo su questo.

Detto questo, trovo aspetti negativi, molto somiglianti e sconcertanti del Cozzani, che mi ricordano molto le campagne elettorali di Berlusconi. Ad esempio il libretto dei sogni esauditi, pieno di belle figurine e poca ciccia su ciò che ha messo in vendita, ad esempio e altro. Ma soprattutto sul “volàno” (la sua parola mantra preferita) economico, che intende mettere in piedi per far girare gli affari alla Palmaria. Si, non si trova altro modo, lo ha detto più volte. E su questo ha ragione: l’accordo sui beni demaniali con la Marina Militare non è economicamente sostenibile, se si vogliono rimettere in sesto TUTTI gli immobili dismessi. Quindi servono soldi freschi e per averli servono i privati: magari vendendone una buona parte. E allora dico: se dobbiamo correre il rischio che la Palmaria si trasformi da parco naturale a luna park, si lascino andare in malora una parte di quegli immobili, la parte meno significativa e/o più danneggiata, ma si mantengano giusto gli immobili essenziali, il minimo, per l’accoglienza sul modello parchi naturali da tutelare, magari come riserva anche integrale in alcune sue aree più rilevanti. Si giochi, inoltre, un ruolo di recupero sugli immobili di rilevanza storica. Se poi il piano dovesse essere non sostenibile, senza svendere l’anima della Palmaria, allora si mandi all’aria il piano o si ritratti un piano ragionevole. Ma questo gioco del “volàno” non mi piace, non mi piace per nulla, perché mette avanti la natura economica e non la tutela, come del resto si fa ogni anno con il gioco dei Guinness dei primati. I numeri dei turisti che devono crescere sempre, a dismisura, anche a costo di un turismo insostenibile e dannoso per le stesse risorse che sono il richiamo nei nostri luoghi. L’esempio Cinque Terre mi pare chiaro.

Poi mi chiedo cosa abbia fatto il sindaco, per ciò che conosco meglio nel dettaglio, per la tutela delle aree demaniali, soprattutto all’Olivo e per quei famosi 50 posti auto pubblici che aspettano di essere indicati ed utilizzati come tali, anche se all’interno di una struttura privata, ma oneri di urbanizzazione mai resi disponibili dal 2004, anno della convenzione pubblica stipulata, che adesso sarebbe stata stracciata perché scaduta (?!), assieme al P.U.O. non concluso. Ho qualche dubbio pure su questo, vedremo. Ad ogni modo, la novità, collegata al progetto di “riqualificazione” dell’Olivo, è arrivata solo a partire da luglio 2017. Praticamente cinque anni, da quando un progetto era già pronto e definito già nel 2013. Carte uscite pochi mesi fa, per chi vi scrive e che è stato processato e assolto anche per questo. Ma si è preferito ritrattare tutto, per poi lasciare la gestione dei 50 posti auto pubblici sempre ai titolari de Le Terrazze, per altri 15 anni, come se non li avessero già sfruttati, in buona parte dal 2008, con tariffe di 1,50 e poi 2 euro l’ora.

Mentre, in merito alle aree demaniali frontali ai due stabilimenti balneari all’Olivo, ci sono altri forti dubbi che sintetizzo:

  • per lo stabilimento Sporting Beach è stata messa in piedi una sanatoria conclusa nel 2017 che ha l’aria di non stare in piedi. Come si faccia a sanare una massicciata completamente abusiva sul demanio marittimo è un mistero, anzi, no. Ogni giorno che passa aiuta ad arrivare al nocciolo della questione e confido che ci si arriverà. Nel frattempo, sappiamo che l’ordinanza demolitoria iniziale era deficitaria, non indicava chiaramente gli abusi principali, cosa che ha permesso il rilascio di una conformità paesaggistica dalla Regione Liguria che, in caso contrario, non avrebbe potuto essere rilasciata. Ma poi, la cosa più bella, è che nella fase finale della sanatoria, nel calcolo della sanzione e di seguito, avvenuta presso il Comune, sono apparsi gli abusi non trattati dall’ordinanza demolitoria iniziale e quindi dalla conformità paesaggistica. Vedere le carte per credere. Ci sarà occasione di scriverne nel dettaglio, sugli sviluppi futuri;
  • per lo stabilimento Le Terrazze (dopo abusi e sanatorie un po’ miopi), invece, sono in attesa di carte che Agenzia del Demanio e Comune non mi vogliono dare, su accertamenti che riguardano i confini demaniali di quella struttura e che paiono MOLTO, MA MOLTO, difformi rispetto al catasto, guardate qui sotto, ma che nessuno ha notato dal 2006 circa. Gli accertamenti sono terminati da poche settimane e il Comune non ha pubblicato ancora nulla nel rapporto mensile degli illeciti edilizi. Avrei voluto dirvi di più prima delle elezioni, ma non tarderò ulteriormente. Che ne dice il sindaco di fare trasparenza ANCHE su questo?

Trasparenza, ecco, il primo punto del programma Cozzani di adesso e di allora, su cui il Comune tutto pare non aver imparato nulla o molto poco.


Aggiornamento 08.06.18 h18:06

Queste le immagini più aggiornate dal nuovo Portale del Mare SID del Ministero Infrastrutture e Trasporti, che si comprendono ancora meglio.

Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte II

Per le iniziative territoriali 2016-17 promosse dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., percepiscono i maggiori introiti il Grand Hotel di Portovenere, il Bar Gelateria al Gabbiano, l’affitta camere “La Darsena” di Giovanni Dotti e “Garbo Wine and Food” di Andrea Cavallo. La società sportiva Forza e Coraggio di Le Grazie, riceve un sostanzioso sostegno diretto e indiretto, per le proprie attività sociali.

In questa seconda parte mi soffermerò esclusivamente sulla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., che ha limitato al minimo le evidenze documentali relative al mio accesso agli atti. La mia ricerca si è limitata alle attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Ho quindi ristretto l’analisi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa e non all’intero bilancio.

Come scritto nel precedente articolo, la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., capitale sociale 100.000 euro, è al 51,12% partecipata comunale e per il resto ad azionariato diffuso. Gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Nella lettera inviata dal C.d.A. mi specificano che la società non è controllata dal Comune di Portovenere. Interessante, avrebbe una guida del tutto autonoma dall’amministrazione comunale. Le entrate sarebbero dovute esclusivamente alle attività svolte: porto di Portovenere, stabilimento Arenella, porto delle Grazie, pontile Lulworth, gru di Portovenere, gru delle Grazie e gru di Fezzano. Opera in un mercato concorrenziale.

Nell’ambito della promozione territoriale, mi specificano che l’evento “Azimut Rendez-V Marine” del 7, 8 e 9 luglio 2017, che ha visto impedito l’accesso pubblico alla banchina del porticciolo di Portovenere, è stato organizzato dalla sola V Marine s.r.l., la quale ha noleggiato n.32 ormeggi. Si mantengono riservati in merito all’entità delle due fatture emesse per tale occasione ma, a quanto traggo da giornali e social, l’ammontare percepito sarebbe stato di 15.000 euro, oltre a presunte ricadute presso gli esercenti locali. Il Comune, in tutto ciò, non avrebbe avuto alcuna gestione diretta o indiretta. La società, in quanto concessionaria, mi scrivono, può disporre la chiusura degli accessi al porticciolo (ad esempio per la piscina naturale, o altri eventi come regate), senza per ciò andare in contrasto con le prescrizioni demaniali a proprio carico.

Quindi, per gli anni 2016-17, la maggiore voce di spesa per la promozione del territorio è dovuta all’organizzazione delle regate Melges. In tale ambito, le spese riguardano pagamenti agli operatori economici del territorio di Portovenere, per pernottamenti, pranzi e cene. Oltre a ciò, la società contribuisce ad offerte benefiche nei confronti della Pro Loco di Portovenere e Le Grazie, oltre alla Pubblica Assistenza Croce Bianca di Portovenere, che è anche socia nel capitale. Ha finanziato anche la società sportiva Forza e Coraggio ASD, contribuisce alle spese per l’organizzazione di manifestazioni di interesse sociale sul territorio, come GiocoleRia e il Cantiere della Memoria per promuovere l’arte dei maestri d’ascia.

Ma veniamo ai numeri relativi alle spese complessive degli anni 2016-17 in ambito promozionale del territorio: al primo posto il Grand Hotel di Portovenere, che per le regate Melges 2016 percepisce 6.681,82 euro; al secondo il Bar Gelateria al Gabbiano, che fra regate Melges 2016-17 e “pasti per commissioni selezione personale (ormeggiatori/bagnini e spiaggisti)” 2016-17 riceve 5.727,28 euro spalmati su 5 fatture, di cui 2 riguardano complessivamente circa 160 euro per le commissioni del personale, tutto il resto le regate Melges. Al terzo posto, l’affitta camere La Darsena, che per le Melges 2016 e 2017 incassa complessivamente 5.000 euro tonde. La Darsena è proprietà di Giovanni Dotti, soprannominato “il sindaco della calata“, grande sostenitore e stretto amico del sindaco Matteo Cozzani, organizzatore di eventi locali, come “Minaccia Bel Tempo“, cassiere (o ex-cassiere) della locale borgata marinara per il Palio del Golfo. Dotti è anche il creatore del ben conosciuto gruppo Facebook “Il Comune Siamo Noi“, ben frequentato da cittadini e amministratori comunali, di cui ho scritto in più occasioni, anche per gli insulti transitati sul social.

Di seguito troviamo Garbo – wine and food“, che per forniture presso la società sportiva Forza e Coraggio, ha percepito un totale di 4.266,68 euro in due fatture tra 2016 e 2017. Su internet troviamo “Garbo Italy“, nome non registrato della ditta individuale di Andrea Cavallo con sede ad Arcola (SP), che si occupa di vendita per catalogo di prodotti enogastronomici. E’ anche sponsor della società sportiva Forza e Coraggio. La stessa società sportiva ha ricevuto contributi diretti dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l. per totali 2.650,84 euro negli anni 2016-17. E sempre finalizzato all’attività della Forza e Coraggio, troviamo che la Special Cart ha ricevuto 1.785,40 euro in tre fatture tra 2016 e 2017. Special Cart è impresa individuale di Roberto Speciale che si occupa di commercio all’ingrosso di carta, cartone e articoli di cartoleria.

Per le locandine dell’iniziativa “Cantiere della Memoria”, la Publisystem di via Fontevivo a La Spezia,  ha emesso 10 fatture tra il 2016 e 2017, per un ammontare di 1.523,00 euro. Di seguito la Med s.r.l. per la gestione del sito web ha fatturato per 1.421,48 euro, La Bottega di Rena 875,00 euro (Melges 2016, premi coppa Dallorso 2016, targhe Cantiere della Memoria), Mainoldi per la Melges 2016 ha ricevuto 1.000 euro, stessa cifra per la Pro Loco Le Grazie per il 2016. Cifre sotto i mille euro per gli altri tra cui: Le Terrazze di Portovenere 763,64 euro (Melges 2017), Torre di Porto Venere s.r.l. 736,36 euro (Melges 2017), Pro Loco di Portovenere 560,00 euro (Madonna Bianca 2017, banner sul sito 2016-17), La Pitoneta 554,55 euro (Melges 2017). Eppoi, via via, sotto i 400 euro fino a poche decine di euro altri operatori ed esercenti, poco più di una decina. Infine, la Pubblica Assistenza di Portovenere (riceve una donazione di 150 euro del 2016), ma è anche titolare di una quota (470 euro) della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l..

 

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte I

G. e B. Light Music S.r.l. e Ant S.r.l.s. di Gionata Casone e Filippo Beggi del centro-destra le società che incassano di più per gli eventi estivi 2016-17, da parte della partecipata al 100% comunale Porto Venere Sviluppo s.r.l.. Prima parte di un’analisi sui conti delle partecipate comunali.

Un po’ di sana trasparenza nei conti delle due partecipate principali del Comune di Portovenere non può che fare bene, ma non per polemizzare, perché la trasparenza migliora anche la concorrenza per chi svolge servizi, oltre a calmierarne i costi. Se un ente pubblico, direttamente, o in maniera indiretta e poco trasparente tramite partecipate, affida appalti e servizi sempre ai soliti, appare chiaro che non c’è garanzia né sulla qualità, né sulla congruità dei costi. Fare luce su questo, senza intento polemico, fa bene a tutti, perché da questo se ne ricaverà solo migliorie a vantaggio dei contribuenti, di tutti i cittadini.

Ecco perché ho ritenuto fosse necessario scardinare, almeno un po’, quella riservatezza che impropriamente avvolge le partecipate del Comune di Portovenere. In particolare la Porto Venere Sviluppo s.r.l. al 100% comunale e la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., al 51,12% comunale e per il resto ad azionariato diffuso. In quest’ultima, gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Fra loro (sembra un elenco telefonico), molti con lo stesso cognome, alcune ditte, alcuni esercenti locali, una associazione. Alcuni tra i soci e le attività commerciali o professionali poi, hanno effettuato  servizi per conto della stessa Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l.. Per ciò beneficiano, ovviamente, dei dovuti importi fatturati.

Senza dilungarmi troppo per non annoiare, cercherò di dividere la mia analisi su più articoli. I dati che rivelerò in questi articoli, sono stati estratti ed elaborati da quelli che ho ricevuto da poco dalle citate partecipate, a seguito di una richiesta di accesso agli atti ben mirata. Le società coinvolte sono state collaborative, anche se, per la Porto Venere Sviluppo s.r.l., ho dovuto mostrare un po’ di più le mie ferme intenzioni, ma poi è stata decisamente più generosa della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., la quale si è limitata moltissimo sulle evidenze documentali, il minimo sindacale direi. Dopo tutto, però, sono riuscito nel mio intento, anche se ho limitato di molto l’ambito della mia ricerca. Solo in un caso ho trovato una società controinteressata che si è mostrata totalmente contraria al mio accesso, la Ant s.r.l.s.. A firma di Filippo Beggi scrive che: “… dichiara di esercitare il proprio diritto all’opposizione poiché i documenti di cui alla richiesta di accesso contengono informazioni inerenti i rapporti commerciali tra la scrivente e la Vs. società la cui divulgazione potrebbe nuocere agli interessi economici della scrivente“. Ma tale opposizione si è dimostrata inutile, dato che parliamo di partecipate in toto o a maggioranza comunale.

Più nello specifico, per la Porto Venere Sviluppo, la mia ricerca ha riguardato gli eventi estivi comunali dati in gestione per le stagioni 2016 e 2017. Mentre, per la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici, ha riguardato le attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Non ho quindi richiesto e ricevuto i dati relativi a tutte le fatture attive e passive di tali società per gli anni 2016-17, ma solo quelli relativi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa.

Dopo questo lungo e necessario preambolo, vengo al primo sguardo sui dati che ho elaborato.  Per gli eventi estivi 2016-17, la Porto Venere Sviluppo s.r.l. preferisce avvalersi della G. e B. Light Music S.r.l., con sede in via della Costa 17, la Spezia, come servizio palchi, audio e luci, la quale ha fatturato un totale eventi 2016-17 di € 76.189, divisi in tre fatture 2016 per € 29.829 e due fatture 2017 per € 46.360. Ottima crescita.

Al secondo posto troviamo la Ant S.r.l.s. di Gionata Casone e Filippo Beggi con un totale fatturato 2016-17 per € 60.784,18. Su questo la Porto Venere Sviluppo non specifica nel dettaglio in cosa consistano i servizi di tale ditta, che ha avuto lo stesso indirizzo di società della famiglia del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani. Del resto, come già rilevato da Sondra Coggio nei propri articoli per Il Secolo XIX nell’anno 2016, Gionata Casone e Filippo Beggi fanno parte dello stesso schieramento di centro-destra del sindaco, ed hanno svolto funzioni politiche in provincia. Dal loro sito internet appuriamo che si occupano di servizi pubblicitari di stampa, realizzazione di siti internet e promozione ed organizzazione di eventi. Possiamo ben capire che siano estremamente gelosi delle loro informazioni, in merito ai rapporti commerciali con la partecipata al 100% comunale Porto Venere Sviluppo, alla quale hanno presentato n.6 fatture nel 2016 per un totale di € 48.098,38 e solo due fatture con un totale di € 12.685,80 per il 2017. Una bella frenata.

Per ora freno pure io, in modo da non rendere faticosa la lettura.

 

 

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.

Un silenzio istituzionale inaccettabile

Un silenzio istituzionale, a volte, è un silenzio pesante, che trasuda inadeguatezza da parte di coloro che ricoprono cariche pubbliche. Il sindaco di Portovenere (SP) e membri della sua maggioranza non possono esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie.

Mi riferisco all’ennesimo episodio avvenuto sul gruppo Facebook denominato “Il Comune siamo noi”, in cui persone che dissentono o portano argomenti non graditi da alcuni membri e amministratori di quel gruppo, vengono sottoposti a denigrazioni personali, insulti, se non minacce. Nelle ultime ore è toccato ad una giornalista locale, non ne farò il nome, come non farò il nome di coloro che sono stati sottoposti allo stesso trattamento, perché la questione va oltre i singoli episodi.  Sono episodi che si ripropongono, almeno, dal 2014 e da allora non si è mostrato pentimento, né si sono rimossi, dai commenti o dai post, i passaggi salienti e incivili che rappresentano questo genere di barbarie da social network.

Dato per assodato che questi casi hanno mostrato incapacità di dialogo, di dialettica civile, mancanza di argomentazioni, valide o meno, mi chiedo: tutto ciò è normale?

Ciò che si scrive sui social, quasi sempre, è pubblico, o almeno diffuso in una cerchia di “amici”, ma rimane scritto, perciò è di fatto sempre possibile diffonderlo ovunque. Ciò che si scrive su tali mezzi è, perciò, molto di più che parlare al pubblico in piazza. Non è un gioco, non è uno scherzo, ma insulti e altro su questi mezzi, lo sappiamo, possono danneggiare molto le persone che ne vengono colpite. La cronaca, purtroppo, ha reso noti casi di suicidio per cyberbullismo, a dimostrare che questo mezzo non è per nulla innocuo.

Chiarito che il mezzo può essere un’arma e che può nuocere, vorrei tornare al gruppo specifico dove da tempo si verificano questi episodi. Il gruppo “Il Comune siamo noi”, ad oggi, consta di ben 1.427 membri ed è, di fatto, con frequenza, l’agone sociale e politico telematico principale nell’ambito del Comune di Portovenere. Risolte alcune ambiguità sul fatto che la pagina fosse istituzionale o meno, riprendendo le ultime dichiarazioni ufficiali in merito da parte del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, se ne può trarre una serie di affermazioni:

  • “… pagina dedicata al Comune di Porto Venere (…) dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere…“;
  • … non è gestita dal Comune…“;
  • “… è uno strumento fatto da simpatizzanti…“;
  • “… volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone…“;
  • “… non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere …”;
  • … l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere…“.

Insomma, mi pare di capire che non sia una pagina (o meglio gruppo) istituzionale, ma che però sia strettamente correlata all’attività politica (quantomeno) dell’attuale sindaco Matteo Cozzani. Uno strumento di contatto con la popolazione. Tanto è vero che, sia il sindaco, che membri della maggioranza consiliare e della giunta, ne fanno un certo uso. Chi più, chi meno. Questo è il punto: non è uno strumento ufficiale, ma viene utilizzato e, in un certo senso, rivendicato da fan dell’attuale amministrazione, cittadini ed è stato creato con la partecipazione (in un certo modo attiva, consenziente) dello stesso sindaco. Se ne deduce dal fatto che il sindaco dica: “l’abbiamo creata“, “dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di vario genere”. Ad ogni modo, penso si possa dire che vi sia una stretta vicinanza tra questo gruppo Facebook e l’attuale amministrazione del Comune di Portovenere. Mi sembra chiaro, assodato.

Detto ciò, ritengo che il sindaco e membri della sua maggioranza non possano esimersi da una chiara, netta, presa di posizione e distanza da atteggiamenti e frasi, inequivocabilmente offensive, denigratorie, se non intimidatorie. Non mi riferisco al singolo ultimo episodio, ma mi riferisco al complesso degli episodi che si sono verificati dal 2014 e che continuano a riproporsi. Credo che, al contrario, utilizzare questo gruppo per le proprie finalità politiche (e anche gestionali pubbliche, sebbene non ufficiali) per poi darsi pubblicamente alla macchia, quando episodi incresciosi avvengono sul gruppo, anche per mano di coloro che lo amministrano direttamente, sia da parte del sindaco e della sua maggioranza un atto di viltà. Un modello da non seguire, un modo di relazionarsi con i propri cittadini e con le stesse istituzioni, fortemente inopportuno, che potrebbe anche far pensare ad un uso strumentale di queste modalità, al quale un pubblico amministratore non può permettersi neanche lontanamente di adeguarsi. Proprio per questo il sindaco e la sua amministrazione devono, subito, chiaramente e fortemente dichiarare ciò che dal 2014 non hanno mai avuto la forza, il coraggio, la volontà di affermare: la più ferma distanza da coloro e dalle modalità da questi più volte utilizzata, di intimidire, offendere, denigrare alcuni cittadini, o comunque persone che fanno liberamente uso delle proprie civili opinioni. Abbia il sindaco il coraggio di dichiararsi aperto alle opinioni diverse dalla propria, dimostri anelito democratico e rispetto per coloro che hanno idee diverse dalla propria. Dimostri di essere adeguato al ruolo, a prescindere dai fatti accaduti sino ad ora.

Portovenere (SP): rimossi i chiodi, rimangono da chiarire le spese sponsorizzate

Il Comune di Portovenere, rapidissimamente, fa rimuovere i chiodi rimasti lungo la scalinata di S. Pietro. Seguito del tappeto rosso della discordia. Ma le non spese sponsorizzate rimangono ancora dall’essere formalmente chiarite.

Dopo il mio articolo di due giorni fa e segnalazione, di ieri mattina, a Soprintendenza SABAP di Genova, UNESCO, Regione Liguria, Comune di Portovenere e Carabinieri, finalmente i chiodi vengono rimossi. Speriamo che, altrettanto rapidamente, arrivi risposta che renda formalmente conto delle NON spese sponsorizzate in merito a installazione, rimozione e smaltimento del tappeto. Un’ultima domanda: chi ha provveduto a rimuovere i chiodi rimasti? Lo sponsor?