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Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio

Tavola unica

Portovenere (SP) Le Terrazze: ripristino da abusi e/o danni? Un caso di successo per le informazioni ai cittadini

Vittoria? In pratica si, ma che fatica per far valere i propri diritti! Questa, secondo me, è la morale della vicenda su cui ho scritto in precedenza alcuni articoli e riguarda un accesso agli atti ambientale rigettato, poi ripresentato tramite la normativa dell’accesso civico, rigettato pure quello (riportato per l’analisi dei più esperti), ma infine accolto dopo lunga attesa, dopo una serie di note, anche al responsabile anticorruzione della Regione Liguria, al titolare del potere sostitutivo, ovvero il Segretario Generale sempre della Regione, e pure all’assessore Giampedrone, con delega in materia. Il responsabile anticorruzione scrisse una nota favorevole all’accesso, ma nonostante ciò ci volle un mio ulteriore sollecito ultimativo per far ripartire l’iter, figuriamoci come sarebbe andata a finire se avessi messo di mezzo il Difensore Civico Regionale, ben noto alle cronache di questo blog, autorità dipendente dalla Giunta Regionale.

Un caso all’apparenza banale, il titolare dello stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere invia, alla Regione Liguria, comunicazione

Comunicazione immersione in mare
Comunicazione immersione in mare

per il “… ripristino con riposizionamento di massi per la porzione crollata a seguito della mareggiata dei primi giorni di marzo. L’intervento comporta il recupero, per quanto possibile, dei massi scivolati, con l’integrazione di massi più piccoli“.

Ebbene, quest’ultimo episodio inizia, di fatto, da una comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 109, del D.Lgs. 152/06, ovvero relativa all’immersione in mare di materiale, secondo il comma 3, il quale prevede che: “… Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola comunicazione all’autorità competente…“, ovvero la Regione.

Roba che ha a che fare con l’ambiente? No, no. Per la Regione Liguria, per la precisione la dott.ssa Fasce responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque: no, no. No due volte, all’accesso ambientale e all’accesso civico. Accesso civico che all’art. 40 (sia pre che post riforma D.Lgs. 97/16) si rifà alla stessa normativa ambientale per l’accesso agli atti (D.Lgs. 195/05), rendendo di fatto, in più, obbligatoria la pubblicazione di tutti gli atti inerenti l’ambiente sul sito della P.A..

Ma dato che il no, no della Regione Liguria era alquanto impresentabile DUE VOLTE, finalmente è giunta la documentazione richiesta che include la comunicazione, la nota all’invio degli atti da parte della dott.ssa Fasce, la tavola unica di progetto e la risposta/parere/assenso/nulla osta all’immersione materiale della stessa dott.ssa Fasce, che però già avevo avuto tramite il Comune di Portovenere.

Nota di invio
Nota di invio
Tavola unica
Tavola unica
Nulla osta immersione
Nulla osta immersione

Come mai tutta questa resistenza al rilascio di tale documentazione non si sa (visto che i documenti andavano rilasciati anche pre-riforma, certo la riforma ha indubbiamente e meritoriamente appesantito l’obbligo), ma in compenso si sa che contestualmente all’immersione in mare di materiale c’erano altre attività di cui formalmente l’ufficio Settore Costiero e Acque non era a conoscenza (n.b.: ci sono atti ufficiali che lo attestano, giusto per prevenire querele a vuoto), ovvero, le attività di demolizione per il ripristino dagli abusi accertati dalla Guardia Costiera, poi confluite in una SCIA, in seguito sospesa, rimpiazzata da due procedimenti di sanatoria, una paesaggistica ed una urbanistica. Capite bene che è curioso che si richieda un ripristino per scogliera danneggiata senza far sapere, allo stesso ufficio Settore Ecosistema Costiero, che nel medesimo luogo, contemporaneamente, si lavora anche per ripristinare da abusi. Ma questa curiosità la lasciamo ai posteri.

Qui devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a darmi spunti utili, affinché riuscissi a penetrare nel bunker: Rosy Battaglia dell’associazione Cittadini Reattivi, Gabriella Reboa dell’associazione Posidonia di Portovenere, Claudio Cesarano di Diritto di Sapere e l’avv. Ernesto Belisario che è stato uno dei principali propulsori della recentissima riforma dell’accesso civico, riforma che a quanto pare (incredibile ma vero) ha fatto gioco sull’apertura all’accesso da parte del responsabile anticorruzione della Regione Liguria, in pratica uno dei primi casi di successo, se non il primo in Italia, a seguito del D.Lgs. 97/16. Insomma: l’unione fa la forza!

Un’ultima nota, ma la Regione non dovrebbe pubblicare questi atti? Al momento pare li abbia inviati solo a me, per questo li pubblico io.

Anticorruzione e Trasparenza Regione Liguria smentisce dirigente Ecosistema Costiero

2016_06_22 nota favorevole resp. anticorruzionePenso sia importante, per chi tiene alla trasparenza delle nostre istituzioni, far sapere come procede la vicenda in merito all’ennesimo caso di mala-amministrazione, dovuto al doppio rigetto di una istanza di accesso ambientale, ed un’altra civica, che vertono su documenti riguardanti l’immersione in mare di materiale, operazione avvenuta presso lo stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere, mentre erano (e sono) in corso una sanatoria paesaggistica ed una urbanistica, a seguito di abusi accertati presso la medesima area demaniale marittima. Il doppio rigetto è stato firmato dalla dott.ssa Ilaria Fasce, dirigente del settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, la quale sfidando l’art.2 del D.Lgs. 195/05, afferma che documenti ed operazioni inerenti l’immersione in mare di massi non conterrebbero “informazione ambientale”. In realtà uno stralcio dell’articolo 2 detta: “Ai fini del presente decreto s’intende per: a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente: (…) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi; (…)”.
E al n.1 abbiamo: “1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi elementi;“.

Ma nulla da fare, la dott.ssa Fasce è tosta e non ritiene di farmi accedere. Certo che questa legge sull’accesso ambientale è proprio indigesta a molti amministratori e burocrati. Ragione per cui ho ripetuto l’accesso, ma sulla base delle norme riguardanti l’accesso civico (D.Lgs. 33/13), per le quali le pubbliche amministrazioni devono pubblicare sui loro siti internet tutta una serie di documenti, fra cui le “informazioni ambientali”. E qui, la stessa normativa sull’accesso civico, si appoggia nuovamente alla disciplina dell’accesso ambientale: art.40 del D.Lgs. 33/13. Ringrazio Rosy Battaglia, giornalista e combattente (nomen omen) per la trasparenza e molto altro, per avermelo fatto notare.

Ma, novità di oggi, dopo aver interpellato presso la Regione Liguria il responsabile alla trasparenza e anticorruzione, il titolare del potere sostitutivo, oltre all’assessore regionale dott. Giampedrone, finalmente un primo segnale positivo.

Il responsabile del settore Performance, Trasparenza e Anticorruzione, dott. Luca Nervi mi comunica che: “… si è provveduto ad invitare il Settore Ecosistema Costiero e Acque a rendere disponibili i dati oggetto della richiesta di accesso …“.

Bene, buono, ottimo dott. Nervi! Anche se non canto ancora vittoria, fino a che non vedo cammello, perciò aspetto prima di scriverLe una mia nota.
Vale comunque la pena capire su che basi si è mosso il dott. Nervi, ovvero sulla riforma che entra in vigore domani 23.06.16, della tanto amata e contestata normativa che rivoluziona l’accesso agli atti e molto altro, definita da alcuni FOIA (Freedom of Information Act) e da altri riforma a metà, o comunque con carenze più o meno rilevanti. Ma, eccessi a parte, in un senso o in un altro, in questo caso, devo dire che, FOIA o non FOIA, ha fatto la sua bella figura. Devo, quindi, ringraziare tutti coloro che si sono prodigati per questo traguardo importante, anche se non finale, dato che sono già al lavoro per ampliarne la portata. In particolare ringrazio, fra i massimi esperti in materia di accesso, l’avvocato Ernesto Belisario che tra l’altro mi tutelerà presso il Consiglio di Stato per altro accesso inerente stesso stabilimento.

Ma la vicenda continua…

2016_06_20-a-assessore-Giampedrone

Caro Giampedrone, immersione di materiale in mare è informazione ambientale o no?

2016_06_20-a-assessore-GiampedroneLa lettera seguente è correlata all’articolo: Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

Egr. Dott. Giampedrone,

mi pregio di scriverLe la presente, anche in quanto dottore in giurisprudenza, rendendoLa partecipe, date le Sue ampie facoltà e responsabilità in ambito regionale, degli eventi succedutisi alle mie due istanze, l’una di accesso ambientale (D.Lgs. 195/05) e la successiva di accesso civico (D.Lgs. 33/13), come riportato in epigrafe.

Tengo a rilevare che, pur avendo una visione politica diversa dalla Sua e dall’amministrazione che l’ha preceduta, ogni mia istanza di accesso in materia ambientale, in rispetto della legge, è sempre stata puntualmente accolta e compiutamente corrisposta da codesto ente, prima dell’avvento dell’attuale amministrazione.

Mi rattrista pensare che alla base del rigetto per entrambe le istanze vi siano, oltre a motivazioni risibili dal punto di vista giuridico, motivazioni non applicabili o non previste dalla normativa e dalla giurisprudenza in merito, ma soprattutto che tra esse sia posto ad elemento dirimente, l’ardito concetto che in relazione alla documentazione richiesta, riguardante operazioni di immersione di materiale in mare, non vi sia “informazione ambientale”. Un’affermazione apodittica di tale portata per cui, mi chiedo, se all’origine vi sia un’azzardata presa di posizione del solo responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque, oppure se tale decisione sia stata presa, o almeno avallata da altri responsabili nell’ambito di codesto ente pubblico, tra cui Lei. Dato che ritengo le mie ragioni, estesamente prodotte nei confronti di coloro che leggono in copia, giuridicamente inoppugnabili, vorrei avere chiarimenti precisi riferiti alle responsabilità personali di cui trattasi, in merito ai rigetti delle istanze in oggetto.

Fiducioso di un Suo puntuale e soddisfacente riscontro Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

risp-accesso-atti-com109-Le-Terrazze Quando si entra in contatto con la pubblica amministrazione càpita (spesso o a volte, decidete voi) che l’aggettivo “banale”, nella lingua italiana, non abbia senso. Mentre, invece, acquisti un forte significato la parola “pranayama” che dovrebbe, a tutti gli effetti, entrare nella lingua corrente, parlata e scritta. Pranayama è la tecnica yoga di respirazione che permette il controllo del sistema nervoso e riduce gli stati di ansia o incazzatura, per dirla fuori dai denti.
Veniamo al punto, come libero cittadino di questo strano paese ho richiesto alla Regione Liguria gli atti riguardanti la comunicazione (con allegati) e il nulla osta (o parere, poco conta) relativi ad interventi di immersione di materiali in mare ai sensi del D.Lgs. n.152/06.
A me pare, forse sarò azzardato (ironico), che una operazione di immersione di massi in mare, anche se per il “ripristino” di una scogliera, debba essere ritenuta relativa all’ambiente, ragione per la quale ho richiesto di accedere a tali documenti sulla base del D.Lgs. n.195/05 (accesso ambientale). Ma sapete cosa mi ha risposto la dott.ssa Ilaria Fasce del Settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque della Regione Liguria? Reggetevi bene alle potrone… che da tale carteggio non emergono informazioni ambientali rilevanti ai sensi del D.Lgs. n.195/2005” (!!!). Evvai di pranayama… inspirare… espirare… inspirare… espirare… per almeno una mezzora.
Dopo aver ripreso contatto con la realtà molto irreale dei nostri amministratori regionali, riprendo le forze e la pacatezza necessaria per rispondere al dirigente del Settore Ecosistema Costiero, che forse si occupa dei riflessi sonori lungo le coste liguri, facendo presente che l’art.2 della normativa per l’accesso ambientale (D.Lgs. n.195/05) specifica cosa si debba intendere per “informazione ambientale”, senza bisogno di alcun sforzo ulteriore da parte dei dipendenti della Regione. Ebbene, in sintesi: si intende come informazione ambientale “(…) ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente (…).
Serve altro?
Ebbene, la Regione Liguria, però, dato che non vuole essere scortese con i propri cittadini, mi invita a ripresentare la domanda, ma sulla base della L.241/90, obbligandomi, perciò, a corredarla di motivazioni all’accesso ed a presentare i titoli necessari (ovvero, se proprietario limitrofo, ad esempio), metodo per poi rigettarmi con convinzione (e giuridicamente) l’accesso, magari affermando che sto cercando di operare un “controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. Tutte considerazioni che non sono opponibili quando si accede con la modalità “ambientale”. Capite bene che non ho l’anello al naso e nel trappolone non ci casco, ma esigo che una legge dello Stato venga applicata in quanto DEVE essere applicata, così com’è, nel caso specifico.
Che strade mi rimangono? La strada amministrativa, ad esempio. Potrei fare ricorso al Difensore Civico Regionale, ma ormai conosco il nostro Difensore Civico della Pubblica Amministrazione (v. dossier sull’accesso agli atti), tra l’altro dipendente della stessa Regione: quanto potrà essere autonomo nelle proprie decisioni? Al T.A.R.? No grazie, non ho altri 300 euro da spendere per il T.A.R. (v. dossier Le Terrazze), visto che mi è anche toccato ricorrere al Consiglio di Stato, per altro accesso negato inopportunamente (il procedimento è in corso), sempre sul medesimo specchio acqueo.

Ma quali segreti di Stato ci saranno?

Non mi rimane altro che rendere noto l’accaduto, nella speranza che qualche giornale e qualche esperto, o associazione, voglia interessarsi della vicenda, che nel merito, vi assicuro, è molto interessante.

Per coloro che diranno che il post non è in tema con il gruppo, vorrei far presente che parliamo di materiale immerso in mare presso lo stabilimento “Le Terrazze” a Portovenere, e che tutti i cittadini che hanno a cuore il proprio ambiente, nello specifico il mare, farebbero bene ad interessarsi della vicenda che sta proseguendo, con esiti ancora non scontati e importanti rivelazioni, di cui renderò noto in un prossimo articolo più specifico nel merito. Magari, se mi danno una mano alcune associazioni ambientaliste (o giornalisti) non sarebbe male, con la documentazione che già ho e la loro titolarità ex lege, si potrebbe tentare di spezzare la resistenza del Settore Ecosistema regionale… regionale… regionale…. Visto che di eco se ne intendono.

Le Terrazze (Portovenere – SP): abusi in area demaniale marittima

Ora pubblicato all’Albo Pretorio del Comune di Portovenere (SP) al N.R.G. 915/15, a seguito di mio accesso civico in base al D.Lgs. 33/13, il rapporto di ottobre relativo al controllo dell’attività edilizia (evidentemente sfuggito alla pubblicazione), dal quale si legge:

Ufficio Locale Marittimo (ndr: Guardia Costiera) – data relazione tecnica 15.10.15 – esito accertamenti/tipologia abuso: interventi di sistemazione esterna su area demaniale marittima in concessione realizzati in assenza di titoli autorizzativi ai sensi dell’art.56 della L.R. 16/08 e ss. mm. ed ii. e dell’art. 167 del D.Lgs. 42/2004 e ss. mm. ed ii. ed interventi in assenza di S.C.I.A. ai sensi dell’art.43 e dell’art.56 della L.R. 16/08 e ss. mm. e ii. e dell’art. 167 D.Lgs. 42/2004 nonché in assenza delle autorizzazioni sotto il profilo demaniale – Responsabile dell’abuso: Soc. Lido di Portovenere s.r.l. (ndr: “Le Terrazze” di Portovenere) (…) – descrizione: posa in opera di attrezzatura per lo svolgimento di attività turistica e per la balneazione su area demaniale marittima in concessione (…)

Ricordo in merito l’articolo: TAR Liguria: le concessioni demaniali marittime NON impattano l’ambiente (!!!)

Mi astengo da ogni ulteriore commento per rispetto al processo relativo al mio rinvio a giudizio, che si intreccia con la medesima struttura turistica.

Albo Pretorio N.R.G. 915/15
Albo Pretorio N.R.G. 915/15
Nota di accompagnamento rapporto illleciti edilizi ottobre 2015
Nota di accompagnamento rapporto illleciti edilizi ottobre 2015
Rapporto illeciti edilizi ottobre 2015
Rapporto illeciti edilizi ottobre 2015

Il TAR, il blogger e l’ambiente: precisazioni

Articolo Secolo XIXRingrazio Sondra Coggio del Secolo XIX per l’attenzione mediatica al caso ma, spero mi perdonerà, devo fare alcune rettifiche tecniche e precisazioni. Credo che, comunque, il messaggio essenziale sia arrivato, del resto la maggioranza delle persone si ferma al titolo, sia sul giornale che su un blog. Ci sono, però, anche molte persone (almeno spero) che approfondiscono, per queste scrivo le righe che seguono.

Dunque, non è stato il Comune a fare ricorso per l’ipotizzato abnorme numero di domande, ma il sottoscritto perché riteneva (e ritiene) che i documenti richiesti dovessero essere rilasciati, dato che riguardano interessi pubblici e chi li richiede è residente.

Nella sentenza si fa un po’ di tutta un’erba un fascio, si associa la questione ambientale a tutto ma, invece, per quanto riguarda la residenza del sottoscritto non si tiene conto per nulla. Perché dico questo, perché chi conosce la normativa per accedere agli atti degli enti pubblici sa che contano: le motivazioni, i propri interessi giuridici e la propria posizione giuridica. Grosso modo, questi tre elementi, a seconda dei casi, hanno rilevanza e giocano in maniera diversa. A volte, uno degli elementi prevale ed è sufficiente per concedere l’accesso.

In questo caso ho richiesto documenti relativi a due questioni (in realtà a tre questioni, ma lo vedremo in altro articolo più in dettaglio): parcheggio pubblico e demanio marittimo. Con quali basi? Ebbene, su due basi: per tutela ambientale (motivazione) e in quanto residente (posizione giuridica). L’interesse giuridico diretto (ad esempio stretta correlazione con una mia proprietà), in questi casi non serve, dato che stiamo parlando di interessi diffusi (parcheggio pubblico e demanio marittimo). Norme e giurisprudenza stabiliscono che le persone residenti abbiano diritto ad accedere a tutti gli atti delle loro amministrazioni locali, a maggior ragione se si parla di interessi diffusi. Ci sono dei limiti, ma questi limiti sono ristretti ad una serie di casi, ad esempio per questioni di privacy, come lo stato di salute di una persona, oppure per necessità di sicurezza dello Stato, e via dicendo. Sto semplificando molto, ma il senso è più o meno questo. Uno dei limiti è quando si accede a documentazione di un iter amministrativo in essere, ma questo ha un senso in una serie di casi, come un concorso pubblico, non certo in fase di rilascio di una concessione demaniale marittima, come è accaduto a me, dato che incide su interessi diffusi. In tal caso, norme e giurisprudenza prevedono che si debba poter accedere anche durante l’iter di rilascio, proprio per tutelare l’imparzialità amministrativa ed eventualmente prevenire atti lesivi nei confronti degli stessi interessi pubblici.
Insomma, capite bene, che essere residenti è, in molti casi, sufficiente ad autorizzare l’accesso agli atti del proprio Comune, soprattutto quando ci sono interessi pubblici di mezzo, ma frequentemente i Comuni fanno finta di non capire.

Orbene, vediamo adesso la motivazione ambientale. La tutela ambientale è un gradino in più, perché permette di far agire una normativa “speciale” (D.Lgs. 195/05), una disciplina che prevale e sostituisce la normativa base (legge n.241/90), che lascia, quindi, maggiori facoltà di accesso al richiedente.
Se da un lato al TAR è sfuggito il fatto che fossi un residente, invece ha ben visto la motivazione e si è concentrato su quella anche dove non era mia intenzione usarla, ovvero in relazione al parcheggio pubblico. Materia sulla quale ritenevo, e ritengo, sufficiente la mia “posizione differenziata” di residente. L’accesso ambientale è, invece, quella marcia in più che ho inteso usare in relazione ai documenti inerenti le concessioni demaniali marittime, in particolare di un pontile galleggiante (stagionale, estraneo al PUD) con immersione di corpi morti. Visto anche che trattiamo di un’area a doppio vincolo paesaggistico (bellezza d’insieme e 300 metri dalla battigia, ci sta pure il parcheggio). Qui il TAR ha visto la mia motivazione ambientale, ma è sfuggito il fatto dei corpi morti in mare e che un pontile ha impatto paesaggistico (area UNESCO, tra l’altro) e “forse” impatta anche sul mare, visto che non galleggia in aria… ma pure se galleggiasse in aria avrebbe impatto con l’ambiente aereo. Perciò, il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha scritto un postulato di valenza generale che ritengo sconcertante: le concessioni demaniali marittime non hanno correlazioni con la materia ambientale (sic!).

Mentre sulla storia del numero abnorme di domande è stato creato un numero di fantasia, si, di fantasia, perché 34 è diverso da 10. Poi vedremo bene in quale lasso di tempo e come distribuite tra gli uffici. Un colpo sotto la cintura che vedremo nelle prossime puntate. Io ancora attendo le prove sulle 34 istanze. Sapete dove trovarmi, sono qui e continuo a scrivere. Per chi volesse agganciarsi al pregresso basta vedere il dossier Le Terrazze – Portovenere (SP) ed in particolare l’articolo TAR Liguria: le concessioni demaniali marittime NON impattano l’ambiente (!!!).

TAR Liguria: le concessioni demaniali marittime NON impattano l’ambiente (!!!)

Lo stabilimento-residence "Le Terrazze", Portovenere (SP)
Lo stabilimento-residence “Le Terrazze”, Portovenere (SP)

E’ con un provvedimento stupefacente che il TAR Liguria, con sentenza n.935 del 2015, in riferimento alla “documentazione amministrativa relativa alle concessioni demaniali marittime assentite in favore del complesso ‘Le Terrazze’” (struttura turistica sita a Portovenere – SP) apoditticamente dichiara: “Il collegio deve rilevare in proposito la difficoltà di ricomprendere tale materia nell’ambito dell’ambiente, trattandosi invece dell’attività negoziale di una pubblica amministrazione che mette a frutto un bene demaniale per farlo fruire ai consociati, ricavando da ciò un utile.

Ma non è l’unico aspetto stupefacente (mi si permetta di riutilizzare lo stesso aggettivo che trovo quantomai calzante). Nelle pieghe della sentenza ci sono diversi aspetti interessanti e, a mio parere, estremamente criticabili, visto che conosco le carte nel dettaglio in quanto ricorrente. Metto subito le mani avanti, si dirà: ne sei uscito sconfitto e quindi ti scotta. Verissimo, mi scotta moltissimo, ma ciò non toglie che le sentenze si rispettano e si criticano, soprattutto se non sono ancora definitive. Si capirà, inoltre, che chi ne è uscito sconfitto non sono solo io ma, soprattutto, la trasparenza amministrativa e tutti coloro che della difesa dei diritti e dell’ambiente ne fanno una ragione di vita.

La sentenza riguarda, innanzitutto, materia di accesso agli atti amministrativi, in riferimento ad una richiesta di documenti e di risposta, relative allo stabilimento-residence che si chiama “Le Terrazze”, di cui ho già scritto in passato ed in merito al quale ho ricevuto una querela da parte del Sindaco di Portovenere. Per chi volesse rinfrescarsi la memoria o conoscerne le premesse può seguire i link:

Ebbene la querela sta ancora lì, pendente, le indagini si sono chiuse a gennaio 2015 e da allora non ne conosco l’esito, dato che ad oggi non mi risulta di essere stato rinviato a giudizio e nemmeno che il tutto sia stato archiviato. Il senso della querela è scritto nell’articolo al link qui sopra. Il Comune, o meglio, il Sindaco si è sentito danneggiato da una mia frase scritta su Facebook nella quale, riportando quanto riferitomi da un agente di P.M. (ex comandante), scrivevo: “… per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani. E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché? …”.

Ma credo che la questione più interessante, e meno folcloristica, sia nel merito della vicenda Le Terrazze, ovvero gran parte degli oneri di urbanizzazione mai eseguiti e una serie di aspetti strani, poco chiari, in merito alla gestione dei posti auto pubblici all’interno della struttura. La vicenda è annosa ed ha coinvolto diverse amministrazioni comunali a partire dal 2004, anno in cui fu firmata la convenzione urbanistica n.3650. Da allora fu fatto ben poco per chiudere la vicenda, nonostante fiammate fatue a seguito delle ultime sedute di Consiglio Comunale della passata amministrazione Pistone-Nardini, come riportato da un mio articolo di allora, quando il sig. sindaco, Matteo Cozzani, era all’opposizione e si esprimeva in modi un po’ diversi. Se ritiene, può integrare la querela.

In questo articolo, però, non voglio scrivere nel merito della vicenda “Le Terrazze”, perché di cose da scriverne ne avrei troppe (molte sconosciute ai più e molto interessanti) e me le voglio conservare per una serie di articoli che scriverò nelle prossime settimane, se riuscirò ad averne il tempo. In realtà ce ne sarebbero così tante da pubblicare un libro. Se mi metto a scrivere il libro, non faccio il resto, ovvero gli accessi agli atti, per andare a trovare i miei amici in Comune. In realtà sono stato ritenuto, di fatto, uno “stalker” da parte dell’avvocato del Comune e anche dal TAR (non dal Comune, che non lo ha scritto nel rigetto parziale all’accesso in oggetto), visto che richiedere i documenti relativi alle concessioni demaniali per il solo anno 2015 (sono concessioni stagionali) e per un solo stabilimento è ritenuto “controllo generalizzato”. Cosa dovevo fare, richiedere un solo documento, a caso? Solo per farmi un’idea “generalizzata”? Ma soprattutto, quanti saranno coloro che da adesso verranno ritenuti “stalker” perché fanno una domanda di accesso, senza i termini precisi di un documento, in quanto non sono informazioni normalmente nella disponibilità di chi accede? In tal senso la giurisprudenza aiuta e mi dà ragione. Ma andiamo oltre.

Il punto più eclatante nella sentenza del TAR, anzi stupefacente, è quello che riportavo ad inizio articolo, il fatto che i Consiglieri ritengano difficile comprendere la relazione fra i documenti relativi a concessioni demaniali e l’ambiente, soprattutto dopo essere stati visionati dal sottoscritto (senza poterne avere copia), ma riportati puntualmente nel ricorso, con data e soprattutto descrizione del contenuto. E tali documenti non riguardano il posizionamento di sdraie ed ombrelloni in spiaggia, ma l’installazione di un pontile galleggiante (stagionale, estraneo al PUD) con relativa immersione di corpi morti, per il quale è stata anche necessaria la richiesta di un’autorizzazione paesaggistica e del Decreto Regionale 1340 del 26.05.15 da parte del dirigente del settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque, che evidentemente con l’ambiente non ha nulla a che fare.

Questa evidente difficoltà, nel rilevare le correlazioni fra ambiente e atti richiesti, ha determinato il campo di gioco giuridico che si è spostato dalla normativa relativa all’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05) alla normativa base (L.241/90), più restrittiva. Ma nonostante ciò, l’esito non avrebbe dovuto cambiare, ovviamente a mio favore. Peccato che la citata giurisprudenza, richiamata in Camera di Consiglio, non abbia sortito alcun effetto. Perché gli aspetti interessanti sarebbero ulteriori, ma non è il caso di citarli ora per motivi di opportunità in un possibile appello in Consiglio di Stato.

Altro punto che ritengo clamoroso (stupefacente), data la corposa giurisprudenza in merito, è il fatto che il TAR non abbia visto che sono residente, l’ho scritto più volte, ed era ben scritto alla fine dell’istanza di accesso assieme alle motivazioni. Fatto che per legge e giurisprudenza è ciò che viene giuridicamente definita “posizione differenziata” per la quale i “forzieri” degli enti pubblici locali dovrebbero essere facilmente accessibili. Ma anche questo è stato difficile da scorgere.

Morale: date le affermazioni generali e definitive del Tribunale Regionale della Liguria in questa sentenza, si aprono potenziali problemi per tutti coloro che vogliono tutelare beni comuni, siano privati cittadini o associazioni, sia per salvaguardare parcheggi pubblici o aree demaniali marittime.

A tal proposito, pure il Comune stesso potrebbe (paradossalmente) rimetterci, dato che ho avuto molti documenti del demanio marittimo con precedenti accessi sulla base della tutela ambientale, ed a questo punto qualche titolare di stabilimento, giustamente, potrebbe richiedere i danni al Comune. In tal caso metto a disposizione dei titolari la mia testimonianza, anche documentale.

Per ora termino qui, altri aspetti interessanti della sentenza e nel merito della vicenda “Le Terrazze” nelle prossime puntate.

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La sentenza del TAR, citata nell’articolo (n.935/15), è stata completamente ribaltata dal Consiglio di Stato con sentenza n.3856/16, descritta a partire da questo articolo.