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Chi voleva abbattere le caprette della Palmaria (SP) – La verità

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, ripropone storielle che andrebbero sempre verificate. Anche lui decise l’abbattimento delle caprette dell’isola Palmaria, ma tornò sui propri passi grazie all’interesse dell’opinione pubblica.

Caprette Isola Palmaria

Siamo in campagna elettorale e mi trovo, ormai ogni giorno, a leggere storielle fantasiose che trasformano la realtà dei fatti in uno spettacolo per creduloni della montagna del sapone.

L’ultima è questa. Leggo pag. 4 del giornale “La Repubblica” edizione di Genova di oggi, 02.02.18. Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, in merito alla ben nota vicenda dell’eradicamento delle caprette dall’isola Palmaria, per motivi scientificamente motivati e sensati, dettati dalla tutela dell’habitat naturale (sito di importanza comunitaria), avrebbe dichiarato: … La mia volontà era di farne un censimento, non ho mai pensato di sopprimerle, quanto è successo odora di strumentalizzazione politica. ….

Ebbene, egregio sindaco, le dimostrerò tecnicamente che chi sta facendo sentire odore di strumentazione politica, in questo caso, è lei (sempre che non voglia smentire quanto riportato dal giornale La Repubblica).

Più di un anno fa, fui io il primo a pubblicare sui social, la SUA delibera n.192 del 19.09.16, con la quale, non solo prendeva atto delle decisioni della precedente giunta, ma ne perpetuava le intenzioni. Ne avevo già scritto, ma guardiamo questa paginetta, la quarta nel provvedimento, nella quale si scrive:

“… CHE, data l’assenza in organico di una figura specifica idonea alla realizzazione del progetto, occorre attivare idoneo incarico di servizio finalizzato alla progettazione di dettaglio e realizzazione delle seguenti azioni progettuali, dettagliate nello schema progettuale di massima depositato agli atti d’ufficio:

  • aggiornamento censimento diretto da punti fissi e diretto alla cerca, in battuta
    (avvistamento dal mare, da percorsi stabiliti…);
  • verifica habitat in relazione al danno indiretto sull’avifauna, provocato dalle
    abitudini alimentari delle capre;
  • predisposizione progetto d’intesa con le locali Autorità Veterinarie e
    campionamento, volto a valutare lo stato sanitario della popolazione in essere
    per fornire indicazioni necessarie ai S.S.V. A.U.S.L. n°5 Spezzino, perché si
    esprima sulla possibile destinazione degli animali che saranno oggetto di
    prelievo, fini alimentari per il consumo umano, fini alimentari per la produzione
    di mangimi zootecnici, smaltimento presso ditte autorizzate; …”.

Dunque, chi è che fa sentire odore di strumentalizzazione politica?

Cari concittadini, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Fate sempre un fact checking, prima di dare le cose per assodate. E soprattutto, siate ancora più diffidenti quando si è in campagna elettorale. Non incantatevi a guardare i giocolieri al semaforo, perché quando scatterà il verde sarà troppo tardi.

Il giocoliere al semaforo – Portovenere (SP)

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, sfrutta le ultime settimane di mandato per trasformare questioni serie in boutade da propaganda elettorale. Non si decidono le sorti di un paese a tempo scaduto.

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Non passa ormai settimana o giorno, che il sindaco Matteo Cozzani non tiri fuori dal cappello qualche oggetto curioso per attirare i passanti, suoi cittadini od operatori dell’informazione. Mi ricorda quei giocolieri di strada che, all’incrocio, calcolano bene i tempi in sincrono col semaforo, prima che torni verde. Con la differenza che, il saltimbanco di strada ha giusto qualche decina di secondi per fare i suoi giochi, mentre il sindaco ha avuto cinque anni e, solo a tempo quasi scaduto, comincia a fare i primi tentativi di abilità.

Sindaco, se voleva fare le cose seriamente doveva pensarci prima, per tempo. Quando i mesi non le mancavano. Un percorso di ascolto, ora del piano urbanistico comunale, pochi mesi fa per la “valorizzazione” dell’isola Palmaria (oltre ai vari sondaggi online farlocchi e non per tutti), non significa nulla se non è collegato ad un percorso partecipato, pensato, pianificato, con i propri tempi e passi calibrati. Soprattutto con un garante terzo, o garanti indipendenti, veri. Di questi non c’è ombra, nemmeno all’orizzonte. Chissà, magari lo/li tirerà fuori come coniglietti bianchi nei prossimi giorni.

Ma, anche a prescindere dai garanti, che non è una opzione, è il tempo che manca, e aggiungerei la serietà. Perché è un dato di fatto: il percorso di ascolto per la Palmaria appare accantonato e langue, mentre il P.U.C. poteva, forse, vedere una partecipazione attivata per tempo. Sul P.U.C. abbiamo una sua prima delibera del 20.12.14, proprio in tempo per il Natale, la n.231, intitolata: “Verifica di adeguatezza del P.U.C. vigente (art.46 L.U.R.) – indirizzi“. Poi passa il tempo. Abbiamo altri provvedimenti dal 2016, come la determina n.303, “Approvazione avviso pubblico esplorativo per individuazione professionisti esperti per affidamento incarichi di pianificazione“. E fra esperti, gare, proroghe, arriviamo al 2017, dove si procede agli affidamenti per gli incarichi relativi al P.U.C.. Con determina n.201 del 06.05.17, si affida definitivamente il servizio attinente l’architettura e l’ingegneria relativo al P.U.C., al costituendo [n.d.r.: !!!] RTP MATE Soc. Cooperativa – D.R.E.Am. ITALIA SOC. COOP., con sede in via San Felice, 21 a Bologna, “per l’importo di € 48.434,40, contributi previdenziali ed IVA esclusa, per un corrispettivo totale di € 61.453,57 (Euro sessantunomilaquattrocentocinquantatre/57) a fronte dell’applicazione del ribasso offerto del 23,12%, alle condizioni di cui all’offerta tecnica presentata“.

E solo ora si pensa al percorso di ascolto? Che chissà se mai confluirà in un percorso realmente partecipato, poi? Ma credo che quest’ultima domanda sia il caso di non porla, o porsela nemmeno. A tempo scaduto, legittimare questi incontri, queste scelte demagogiche, sarebbe solo un modo per dare fiato alla propaganda elettorale. Capisco che possano anche venire lette come ricattatorie: se non vado, non faccio sentire la mia voce, le mie idee. Ma a che pro, se tanto non ci sono né i tempi, né le garanzie?

Uno strumento serio di partecipazione non può venire svilito sotto gli ultimi granelli della clessidra. Credo sarebbe dignitoso, per ogni persona coerente con gli ideali democratici e sensibile alla tutela dei nostri territori, non prestarsi a questo gioco, veramente squallido. Si lascino specchietti e perline ai “conquistadores”, si pensi alla tutela del territorio, senza farsi coinvolgere per così poco (nulla), col rischio di legittimare l’ennesima svendita del nostro oro, i nostri territori.

Si dia pace il sindaco. E’ probabile che venga rieletto. Non ha bisogno di coprirsi di ridicolo o di camminare sulle mani.

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Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

2014_01_09 Parere ISPRA 1128

La salute, dopo di tutto. Abbruciamenti in spiaggia una pratica cancerogena

Alcuni Comuni continuano ad autorizzare i falò in spiaggia, ma per ISPRA: “Non si ritiene, invece, opportuno, sotto il profilo ambientale e della tutela della salute, sottoporre il materiale ligneo ad abbruciamento in situ, anche in considerazione dell’elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“.

In questa penisola siamo abituati a vedere (e a subire) permanentemente, il primato di tutte le questioni possibili ed immaginabili a danno della nostra salute e dell’ambiente.

Il lavoro e i lavoratori dell’ILVA vengono prima dei morti di cancro, il referendum spezzino sulla centrale ENEL a carbone viene dopo, i livelli di arsenico nell’acqua in diverse zone del centro Italia vengono dopo, quindi si alzano i livelli tollerati per legge. Se ne potrebbero fare a migliaia di esempi. Il lavoro, gli interessi economici e il metodo più semplice per risolvere, prevalgono sempre sulla salute pubblica. E chissenefrega!

Fra tutto ciò, troviamo una pratica deleteria per la salute e l’ambiente andare alla grande nel nostro paese, anche in violazione delle direttive europee (speriamo arrivi presto una sanzione), la pratica delle combustioni di materiali vegetali open air. Normale prassi agricola? Già. Normale prassi agricola idiota e cancerogena. Idiota perché esistono anche in agricoltura metodi intelligenti di compostaggio, ne avevo scritto qui. Cancerogena perché da tempo, studi tecnico-scientifici, indicano la combustione di legna e biomasse, fonte di diossine, particolato, benzene ed altre sostanze dannose, CANCEROGENE, per la nostra salute e l’ambiente. Sostanze che entrano nell’ecosistema, che respiriamo, beviamo, mangiamo e si accumulano nel nostro organismo per tutta la vita. Ne avevo già scritto qui.

Pure i semplici caminetti a legna (e stufe a pellet) sono fonte elevata di inquinamento, ben conosciuta in Europa. Le varie agenzie regionali per la protezione dell’ambiente lo sanno bene, alcune molto bene e lo scrivono (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna), altre lo sanno ma fanno finta di non sapere, o di sapere meno. A questo proposito vi invito a vedere la puntata del 20.11.17 di REPORT su RAI3. Questa una parte introduttiva:

“Oggi il riscaldamento a legna pesa per il 65% sul totale delle emissioni nazionali di particolato, per il resto causate da traffico, attività agricole e industriali. Ma c’è differenza tra un camino tradizionale aperto e una stufa ad alto rendimento energetico, che consuma poco e di conseguenza emette meno polveri nell’aria. La legna è considerata fonte energetica rinnovabile e in quanto tale andrebbe favorita secondo l’accordo sul clima di Parigi firmato dall’Italia. Dipende però da come si brucia. Secondo l’Arpa Lombardia una tonnellata di legna permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto e di circa 900 kg di CO2 se bruciata in una stufa efficiente.”

Detto ciò, appare del tutto assurdo che si continui a praticare la combustione del materiale legnoso (o anche solo vegetale) sulle spiagge, quando periodicamente ci ritroviamo il problema degli accumuli dovuti alle condizioni meteo-marine. Anche in questo caso, viene prima la soluzione facile, liberarsi prima possibile del materiale, invece di pensare a tutelare la nostra salute e l’ambiente. Non solo, questo materiale “naturale”, ha subìto una vera e propria “contaminazione” entrando in contatto con i sali di sodio dell’acqua marina, perciò materiale che combusto genererà una: “(…) “elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.” (…)”. Lo scrive ISPRA nel suo parere dato alla Regione Liguria n.1128 del 09.01.14.

2014_01_09 Parere ISPRA 1128

Quindi, ISPRA non ritiene opportuno per ambiente e salute bruciare la legna spiaggiata “in situ”, ovvero sulle spiagge. E nelle pieghe della frase: “… particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“, si vuole intendere che quella legna, non solo ha assorbito sali di sodio, ma che bruciarla all’aria aperta, ad un punto di combustione più basso (rispetto ai caminetti, soprattutto quelli chiusi) è ulteriore causa di produzione di sostanze nocive… diciamolo chiaro cancerogene!

Detto questo che abbiamo? Come ogni anno la solita giostra delle ordinanze comunali, lungo tutto la penisola, in particolare in Liguria e Toscana (v. Lerici e Ameglia in provincia di La Spezia), che non solo allargano le maglie già ben allargate di una normativa all’italiana (in violazione delle direttive europee sulla qualità dell’aria), ma che addirittura citano il parere ISPRA qui sopra e ne omettono, guarda caso, l’ultimo comma, quello in cui non si ritiene opportuno l'”abbruciamento in situ“. Tra l’altro, mi pare che ISPRA sia stata già molto “generosa” nel concedere ai privati di bruciare tali rifiuti da trattare a casa propria, con buona pace della salute di tutti. Vediamo, almeno, di evitare di danneggiare la gente che abita lungo i litorali, ambiente incluso.


Aggiornamento del 27.12.17

Grazie a Sondra Coggio per sensibilizzare sull’argomento che pare ostico a chi dovrebbe tutelare la salute pubblica. Aggiungerei anche il fatto che appare chiaro che tale materiale spiaggiato non sia derivato direttamente da attività in qualche modo organizzata, perciò equivalente a rifiuti abbandonati e/o depositati in maniera incontrollata. Cosa c’è di più incontrollato di uno spiaggiamento dovuto a eventi meteo-marini? Quindi pare chiaro, oltremodo chiaro, che possa applicarsi l’art.256-bis del testo unico ambientale (D.Lgs. n.152 del 03.04.2006) per il quale: “Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata e’ punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile e’ tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.“. Evitando e tagliando corto su tutti gli altri sprechi di parole, grazie ad una normativa sempre ambigua, ma non in questo caso.

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Perché non ritirerò il “buono carburante”

Ricevo da Gabriella Reboa, membro dell’Associazione Posidonia, comunicato in merito alla prossima distribuzione del buono carburante per la presenza del rigassificatore GNL Italia di Panigaglia (SP), che firma solo a nome personale.

Siamo ormai alla fase attuativa della Delibera di Giunta Regionale che prevede l’elargizione di buoni carburante agli abitanti che sopportano nel proprio territorio l’impianto di rigassificazione di Panigaglia.
Abito al Fezzano, Comune di Porto Venere, ho patente di guida e macchina e quindi rientro nella platea di cittadini che potranno beneficiare di questa elargizione ma non è mia intenzione usufruirne. Spiego brevemente il perché di questa mia decisione.
Il rigassificatore di Panigaglia è un impianto ad altissimo rischio di incidente rilevante, sottoposto a particolari leggi e normative, anche europee, oltre che agli strumenti urbanistici vigenti. Senza andare molto indietro nel tempo, l’impianto presenta molte carenze rispetto all’ultimo Dlgs 105/2015 sull’ “attuazione della direttiva europea relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”. Per esempio ha un Rapporto di Sicurezza non aggiornato da almeno 5 anni così come risale al 2008 il Piano di Emergenza Esterna che dovrebbe invece essere aggiornato ogni tre anni dopo consultazione della popolazione. Quest’ultimo aspetto in particolare è stato costantemente disatteso da gestori e amministratori: la popolazione non è mai stata coinvolta, non è mai stata informata sui comportamenti da tenere in caso di incidente, a meno che non si voglia considerare informazione l’esercitazione farsa del 2010.
Impossibile poi, data l’ubicazione dell’impianto, rispettare le prescrizioni del Dlgs già citato laddove amplia la zona di attenzione intorno ad un impianto ad alto rischio portandola a “almeno 2 Km” dal confine dello stabilimento.
Ora è in cantiere una trasformazione dell’impianto in un modo che lo renderebbe ancora più pericoloso: uno small scale, cioè non solo impianto che rigassifica il GNL liquido e lo immette in rete ma anche distributore di GNL liquido con trasporto dello stesso via mare e via terra (cioè all’interno del nostro Golfo e lungo la SP 530 !!!!) a un impianto di stoccaggio e distribuzione sempre interno al Golfo.
A mio parere la Delibera della Giunta Regionale mira proprio ad aggirare queste difficoltà acquistando, nel senso letterale del termine, il parere favorevole della popolazione.
Trovo politicamente ripugnante che si possa anche solo immaginare di mercificare e monetizzare la salute, la sicurezza e la stessa vita dei cittadini e del territorio.
La prima e fondamentale ragione del mio rifiuto è quindi la coerenza con quanto ho sostenuto e combattuto almeno da trenta anni a questa parte.
Tenendo come punto fermo queste considerazioni, se ne possono fare altre anche sulla modalità di elargizione di questo bonus. Perché solo ai patentati con auto? L’anziano che vive solo e non ha macchina non è ugualmente esposto al rischio? Questa scelta lede il principio di uguaglianza tra i cittadini e vi si possono ravvisare problemi di incostituzionalità.
Mi chiedo anche se non sarebbe stato meglio che gli Enti locali interessati avessero utilizzato questi fondi per finanziare attività di prevenzione del rischio, a partire dall’aggiornamento dei documenti fondamentali previsti dalla legge e dal coinvolgimento, vero e effettivo, della popolazione in esercitazioni di simulazione di incidente.
In questo caso però l’impatto sui cittadini sarebbe stato meno rilevante, in prossimità delle elezioni meglio elargire denaro sonante, che siano 80 o 400 euro.

Nonostante l’evidenza continuo ostinatamente a sperare che in questo Golfo si attui un cambiamento di rotta, che la politica torni a occuparsi dei cittadini e del bene comune più prezioso che è la loro salute e il territorio in cui vivono. Questo si può fare anche aprendo con ENI una trattativa per la riconversione dell’area, tutelando i posti di lavoro e avviando una disamina sul futuro del Golfo anche nell’ottica di un progressivo abbandono delle fonti fossili.

Per concludere, chiedo che la quota di cui io non usufruirò venga vincolata alla realizzazione di quanto scritto sopra.

Gabriella Reboa

27 novembre 2017


Posso sicuramente affermare di concordare pienamente con ogni parola di Gabriella, in primis sul fatto che la sicurezza e la salute non si possono barattare, con soldi o altro. Anche questo dovrebbe essere palesemente incostituzionale, come vendere un rene o un occhio, oltre a distribuire l’obolo solo a certe categorie. Gli anziani e i bambini, o coloro che non hanno patente non ne hanno diritto, eppoi solo uno per famiglia. Quindi, almeno due potrebbero essere gli aspetti di incostituzionalità. E’ chiaro poi, che lo scopo è meramente propagandistico, date le ormai prossime elezioni amministrative locali e politiche nazionali. La posizione di Gabriella in merito al rigassificatore GNL Italia di Panigaglia è indubbiamente la più corretta in assoluto, ma voglio anche cercare di mettermi dalla parte di quella larga parte di cittadini, i quali non possono permettersi di rifiutare un bel gruzzolo, visto come ossigeno per le loro magre entrate. Escludendo, ovviamente, quei tanti falsi residenti (molti liberi professionisti, o comunque benestanti) nell’elenco dei beneficiari, che vedranno sommarsi, alla loro evasione fiscale annuale, ulteriori benefit come il posto barca da residente e la tariffa più conveniente per alcune utenze.

Ebbene, io risulto tra i beneficiari come effettivo residente, ma l’obolo lo prenderò come molto parziale rimborso all’attività civica che ho esercitato sino ad oggi, che mi è anche costata un processo a mio carico da cui sono risultato pienamente assolto già in primo grado. Con questo, pare chiaro, non mi farò comprare politicamente. Lo dico subito, non voterò Cozzani o la sua parte politica alle prossime elezioni (se qualcuno non mi conoscesse). Del resto non ci vuole molto a scoprirlo, dati i precedenti sin dal 2013, prima che diventasse sindaco di Portovenere. Anzi, avrebbe fatto bene a dimettersi appena rivelato il caso Autorità Portuale e i finanziamenti, tramite il dott. Santini, alle aziende di famiglia e personale, per lavori utili al Comune che amministra. Detto questo, è chiaro che ritengo più utile che questi soldi vengano destinati alla vera messa in sicurezza dell’area, o meglio, al trasferimento del rigassificatore in altra zona ben più lontana dai centri abitati. Proprio per questo mi ritengo disponibile a restituirli nel caso in cui venga data una destinazione più opportuna a tale finanziamento, o nel caso in cui sia dichiarata l’incostituzionalità di questi versamenti. L’importante è che prenderli non voglia dire farsi comprare politicamente, magari come ai tempi di Achille Lauro, nella speranza di avere una seconda scarpa a voto ultimato. Anche perché, la propria sicurezza ha un valore infinitamente maggiore di questa offerta pecuniaria ad usum populi.

Palmaria (SP). Grondacci smonta il percorso partecipato. Il sindaco ricorre al TAR per acquisire due immobili e accelera sul trasferimento delle caprette.

Nell’ambito delle cessioni del federalismo demaniale, pur di ottenere due piccoli immobili della Palmaria, il sindaco ricorre al TAR. Critiche tecniche del giurista ambientale Marco Grondacci smontano il percorso “partecipato” per la valorizzazione dell’isola. Ma nel frattempo si pensa a far sloggiare in fretta le caprette.

Promontorio Portovenere e isole

Forse tutti i nodi stanno già venendo al pettine, perlomeno i primi. Le questioni che si incrociano paiono diverse ma, in effetti, il denominatore comune è la Palmaria, o comunque, in senso più ampio, gli immobili in vendita (svendita) nell’ambito del Comune di Portovenere. Parto dall’ultima questione di cui sono venuto a conoscenza.

Ex polveriera e T.A.R.

Il sindaco ricorre al T.A.R. perché il Segretariato Regionale della Liguria ha confermato il vincolo di interesse culturale per l’immobile denominato “fabbricati ex polveriera della batteria Cala Fornace” sull’isola Palmaria. Per tale motivo, l’Agenzia del Demanio deve rigettare la richiesta di acquisizione a titolo non oneroso, presentata dal Comune il 28.11.13, per due fabbricati che avrebbero potuto, in caso positivo, essere posti in vendita. I due fabbricati non sono nemmeno ampi, uno di 62 mq. e l’altro di 28 mq., parzialmente accessibile. Edifici ad uso militare, che sarebbero stati destinati ad abitazione. Mentre, il terzo fabbricato del complesso e di 228 mq., già rudere, era già indisponibile. Perciò non avrebbe potuto, comunque, essere richiesto.

E qui mi domando. Addirittura ricorrere al T.A.R. per necessità e con urgenza? Ma dove sta questa necessità? Da quando il Comune ha necessità di acquisire due piccoli immobili (nemmeno messi bene) rispetto al complesso delle strutture in gioco alla Palmaria con il progetto di valorizzazione? Gli immobili non si trovano nemmeno in posizione ideale per raggiungere il mare con facilità. Perché tutta questa foga per acquisire questi immobili, spendendo altri soldi della comunità per far decadere un vincolo di interesse culturale? Si sono già fatte variazioni di bilancio per i costi dei procedimenti legali che pesano sul Comune. Questo ricorso appare del tutto inopportuno e ingiustificato.

Qui, poi, bisogna capire che ci troviamo davanti a due percorsi paralleli che stanno procedendo in maniera autonoma: vendite del federalismo demaniale e vendite (da prevedere) dei beni in dismissione della Marina Militare, all’interno del progetto di “riqualificazione” dell’isola.

Mentre questa amministrazione, a pochi mesi dall’insediamento (circa sei), ha prodotto una corposa lista di beni da acquisire in base alla legge sul Federalismo Demaniale (L. n.42/2009), in contemporanea manda avanti il progetto di valorizzazione della Palmaria, che è altra cosa. La legge prodotta dal governo Berlusconi, con Tremonti e Calderoli, tramite la quale si mette sul mercato un patrimonio notevole dello Stato, ovvero di noi tutti, qui sta già producendo frutti (miseri), vendita della ex-casa Carassale e vendita della casa del Capitano sul continente (a breve). In questo caso, vendere vuol dire perdere risorse potenziali per sempre, se non testimonianze storiche.

Ma perché non coordinare il tutto in un progetto unico? Perché questa fretta di vendere e (acquisire), in maniera del tutto svincolata, rispetto ad un’idea complessiva di valorizzazione dell’isola Palmaria? Tutto ciò mi fa pensare che il sindaco non abbia messo in atto un’idea razionale e strutturata di tutela dell’isola, ma stia precipitando, sempre più, sul versante della speculazione per mere esigenze di cassa. Questo vuol dire impoverire la comunità, dato che i soldi, molto più facilmente, potranno perdere valore o essere sperperati per qualcosa di effimero. Chi si avvantaggerà di tutto ciò?

Percorso NON partecipato e V.A.S.

In merito al progetto di valorizzazione della Palmaria, va ripreso ciò che ha esposto Marco Grondacci, durante l’incontro di sabato scorso, assieme ad Alice Salvatore del M5S. L’esperto giurista ambientale Grondacci, che da decenni si occupa di vertenze in Provincia e oltre, ben conosce il senso tecnico dei percorsi partecipati e di ascolto. In merito a ciò ha messo il dito su due questioni fondamentali:

  • il percorso “partecipato” attivato dal Comune, in realtà, allo stato attuale, è un percorso di “ascolto”, cosa ben diversa e non è un dettaglio. Non è un dettaglio, infatti, limitarsi ad ascoltare senza essere coinvolti nella stesura del progetto, senza vincoli imposti da regole prefissate. L’amministrazione, in questo caso, può tranquillamente dire: “belle proposte, interessanti, ora lasciateci decidere”. Mentre un percorso realmente partecipato, prevede regole prestabilite, vincolanti e garanti per vigilare su tutto ciò. In questo caso, se c’è, il garante ha come unica funzione la gestione dei contatti fra comunità e decisori. Un mero esercizio comunicativo;
  • la valorizzazione di un tale complesso di beni immobili, per forza di legge, obbliga all’attivazione della V.A.S. (valutazione ambientale strategica), con tutto ciò che implica: indagini, valutazioni ambientali, rapporti, monitoraggi e, non in ultimo, informazione e consultazione del pubblico. Tutto ciò all’interno di un quadro previsto per legge che, al momento, non è stato attivato dai gestori e decisori, ovvero Regione, Comune e gli altri enti coinvolti.

Mi permetto di fare una sola aggiunta in merito all’accordo di intesa fra Comune e Marina Militare, alla base delle attività fin qui intraprese. L’accordo è, di fatto, mi si permetta il termine, un “trappolone con convenienze”. Perché obbliga il Comune a fare cassa per riuscire a tenersi poco, vendendo molto. La M.M. pretende una rete idrica alle strutture e, l’entità degli immobili, per poter essere mantenuta, obbliga alla vendita del vendibile. Tutto ciò, fa comodo anche al Comune, per poter giustificare l’esigenza di fare vendite speculative. Questo con il rischio, però, che di denaro ne entri molto meno del previsto e, quindi, di andare in perdita. Esito di tutto ciò, perdita per sempre di valori immobiliari importanti e di risorse potenziali e perenni (ex casa Carassale docet).

Eradicazione urgente delle capre

Innegabile, poi, che l’accelerazione di questi ultimi giorni sul tema capre non venga a caso. Solo un mese per coloro (associazioni o privati) che vorranno preparare un piano di cattura e trasferimento delle capre dall’isola ad altra destinazione. L’amministrazione comunale, ma direi le istituzioni in generale, scaricano la questione sugli altri, quando il tema dovrebbe essere di competenza pubblica. Ora si vuole procedere celermente alla eradicazione delle capre per tutelare l’habitat dell’isola. Credo sia innegabile che diverse specie vegetali rare o uniche, endemismi della nostra zona, se non dell’isola, vadano protette. Ma questo non può trasformarsi in arma di ricatto, anche per non perdere finanziamenti europei: se non le prendete voi si farà una mattanza, come previsto nei piani originari. Penso che, in primis, il Ministero dell’Ambiente abbia il dovere di attivarsi a tutela di capre e cavoli, dove i cavoli sono il cavolo delle rupi (Brassica oleracea ssp. robertiana), ma soprattutto rarità per la Liguria come il cisto rosso (Cistus creticus L.s.l. ex-Cistus incanus), il Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed endemismi come il fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris), che vive solo sulle rupi calcaree del promontorio di Portovenere e sulle isole antistanti, descritte dal SIC IT1345104 Natura 2000.

Detto ciò, mi auguro che si moltiplichino le iniziative di interesse alla tutela dell’isola da parte di associazioni e parti politiche, fino ad oggi scarsamente presenti sulla tematica. Sabato scorso, come ho già scritto, c’è stato un incontro organizzato dal M5S preceduto e seguito da sopralluoghi. Altri ce ne saranno, anche di altri gruppi, come “Il futuro è qui”, per il 3 novembre, alle ore 21, presso la sala della Pubblica Assistenza di Portovenere.

Ex Casa Carassale aggiudicata a società estone con due italiani nel c.d.a.

La società estone che ha acquistato la ex Casa Carassale alla Palmaria si occupa di vendita al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. Capitale sociale 10.000 euro. Nel consiglio di amministrazione Mario Federico Giuseppe Bontempi e Diego Feola.

Finalmente pubblicati il verbale e la determina con cui si conclude la quarta asta per la vendita della ex casa Carassale, immobile in degrado, in pessimo stato di conservazione ma di superficie lorda di circa 150 mq, con annessa area verde in stato di abbandono. Dagli originari 600 mila euro, previsti come base alla prima asta andata deserta, l’immobile è stato aggiudicato per € 371.510,00 alla società Sampa Pulin OÜ con sede a Tallinn, Estonia, capitale sociale di 10 mila euro. La società si occupa di vendita al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. Così risulterebbe non essere una società immobiliare, come era stato scritto da alcuni. Membri del consiglio di amministrazione: Philip Piskator, Diego Feola e Mario Federico Giuseppe Bontempi. Quest’ultimo è membro del consiglio di amministrazione in diverse società estoni.

In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)
In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)

Nel frattempo, il sindaco Matteo Cozzani sembrerebbe aver cambiato idea in merito alla destinazione dei proventi della vendita, non più il prolungamento della passeggiata dell’Olivo, ma i pontili per i residenti in Palmaria e la “casetta rifugio” al Terrizzo. Per i famosi e mai eseguiti oneri di urbanizzazione de “Le Terrazze”, tra cui la passeggiata dell’Olivo, dopo numerosi slittamenti, pare si dovrà attendere il terzo trimestre del 2018 per l’inizio dei lavori e il secondo trimestre del 2020 per la conclusione dei due lotti. Il costo previsto, a carico dei contribuenti, fluttua tra i 600mila ed 800mila euro (ma anche più). Ancora irrisolta, inoltre, la questione in merito alla cinquantina di posti auto pubblici interni alla stessa area de “Le Terrazze”, ancora invisibili perché privi di indicazioni.

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Un piccolo gioco “trova le differenze” fra un pontile e una piattaforma. Secondo voi quali sono le differenze? La Soprintendenza spiega che un pontile galleggiante ha impatto paesaggistico perché permanentemente collegato a terra, mentre una piattaforma no, o molto meno, in quanto non permanentemente collegata a terra. Per la prima è necessaria una relazione paesaggistica completa, mentre per la seconda è sufficiente una paesaggistica semplificata (se non nulla). Ora vi farò vedere le differenze, in pratica un gioco da settimana enigmistica. Vi darò pure la soluzione.

Sulla scia dell’articolo di ieri vi mostro i progetti presentati in Comune, entrambi approvati dalla Commissione Paesaggistica Comunale, soltanto che il primo del 2015 si chiamava “pontile” e non ha beneficiato delle ultime variazioni di legge che permettono paesaggistiche più facili, ovvero semplificate o senza (a seconda dei casi), mentre il secondo progetto del 2017, che si chiama “piattaforma”, è tutta un’altra storia. Il primo non ha mai avuto l’approvazione da parte della Soprintendenza, mentre il secondo si.

Ebbene, trovate le differenze. Per aiutarvi ho messo vicini i dettagli dei due progetti.

Qui sotto uno stralcio più ampio dei progetti con i timbri e date, giusto per mostrarvi che non c’è trucco, non c’è inganno.

Stralcio planimetrico pontile 2015
Stralcio planimetrico piattaforma 2017

Entrambi i progetti hanno gli stessi tiranti a terra, addirittura il primo disponeva di una passerella amovibile (grazie alla struttura a terra abusiva, poi rimossa dopo accertamento della Guardia Costiera), mentre il secondo, non disponendo di un sistema di tiranti per alzare la passerella, dispone si di una passerella ma non amovibile. Quindi è sparito pure il nome “passerella”. Vi pare chiaro no? Il primo è evidentemente un pontile (direi), mentre il secondo è solo una piattaforma (mah), con i medesimi tiranti a terra del primo e, addirittura, con una passerella NON amovibile (v. foto sotto).

Passerella non amovibile del 2017

E non si può certo dire che, con le ultime facilitazioni di legge, si siano applicate solamente norme più facili, perché qui c’è di più: un pontile che cambia nome in “piattaforma”. Da ridere, da piangere? Beh, certo non mi sembra una bella figura per il nostro Comune e per la nostra Soprintendenza.