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Ma questo gruppo “del Comune” ci fa o ci è? La politica social ai tempi di FB

Alcuni simpatici e documentati retroscena riguardanti il sindaco di Portovenere, il gruppo Facebook denominato: “Il Comune siamo noi” e ulteriori verità, o meno, all’epoca della politica molto social e poco etica.

Il gruppo

Dato che ho avuto modo di leggere una serie di interventi sgradevoli, nei confronti di persone che stanno facendo presenti i valori del confronto civile e democratico, dopo la mia espulsione dal gruppo, credo sia arrivato il momento di svelare alcuni retroscena, non secondari, riguardanti il gruppo “Il Comune siamo noi”, ormai chiaramente definibile un gruppo di propaganda politica, esclusivamente pro sindaco di Portovenere. Quindi, è il caso di sapere chi sono il “noi” nel nome del gruppo.

Io sapevo che il gruppo era stato creato immediatamente dopo [e.c.: o forse più correttamente, poco prima] le elezioni che hanno visto, come nuovo sindaco di Portovenere, il sig. Matteo Cozzani. Ero curioso di capire se l’impronta sarebbe stata di pura propaganda o, in qualche modo di servizio alla comunità. In verità il “noi” un po’ ambiguo nel nome non mi faceva presagire bene. Io avrei usato “voi”. Non è passato molto tempo per capirlo. Chi osava minimamente porre in dubbio qualche azione dei neoeletti amministratori, o far presenti problematiche un po’ più serie, veniva telematicamente “massacrato” con insulti, minacce (le mie querele del 2014 stanno ancora in Procura in attesa di sviluppi) o, come minimo, si usavano maldicenze per cercare di mettere il “nemico” in cattiva luce. Io fui tra i primi, se non il primo. Ebbene, volete un gruppo di propaganda? Ok, ma allora non camuffatevi dietro ad una parvenza di pubblica utilità, di servizio alla comunità, lindi e puri. Ditelo chiaramente. Ma, niente da fare, il camuffamento  viene perseguito sino ad oggi, anche se il “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“, un pochino dovrebbe far riflettere, almeno sull’urbanità dei modi.

A quattro mesi dalla mia querela del 2014, nei confronti di un paio di persone del gruppo, mi arriva una querela da parte del sig. Cozzani, in proprio e in quanto sindaco.

Leggo la querela, fuffa con alcune omissioni importanti, qualcosa d’altro, però, non mi torna e mi fa anche sorridere. Le omissioni importanti riguardano il capo d’accusa (mancava il contesto completo, soprattutto la domanda), ma ne ho già scritto e non mi pare il caso di tornarci, vista anche la sentenza a me favorevole. Ciò su cui mi soffermo, invece, è la frase che contiene: “… pagina Facebook – Il Comune siamo noi- (pagina di riferimento per le attività del Comune di Portovenere e dal medesimo creata)…“.

pagina di riferimento del Comune

Ah, quindi la pagina (per la verità il gruppo) Facebook citato, è la pagina ufficiale dell’ente Comune di Portovenere, creata dall’ente stesso? Ma davvero? Non mi pareva. Perché sapevo e avevo letto più volte, commenti e post, alcuni poco eleganti del sig. Giovanni Dotti, su cui si affermava altro, sempre che non fosse stato il suo alter ego. Uno è quello già ripreso prima con l’incipit: “… non deve più rompere i c.“, ma ce ne sono molti altri. In questi, Dotti ripete che: “Ho creato questo blog nella primavera del 2013 (insieme ad alcuni amici) sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla lista civica del Sindaco Matteo Cozzani..

Quindi qualcosa non torna. Ma sentiamo (leggiamo) cosa dice il sig. Matteo Cozzani durante la sua deposizione in aula durante il processo a mio carico, dall’estratto delle trascrizioni d’udienza. Questi alcuni passaggi (tralascio in questo articolo il tema “Le Terrazze” che rimane per il nostro territorio dirimente e irrisolto). Nel testo, l’avv. Andrea Della Croce è erroneamente riportato come avv. Della Corte, ogni riferimento è del tutto casuale da parte del Tribunale:

  1. Teste Cozzani: “… all’interno di una pagina dedicata al Comune di Porto Venere, intitolata: “Il Comune siamo noi”, dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di… di vario genere…” (pag.4 della trascrizione);
  2. giusto per divertimento, teste Cozzani: “… il signor Brunetti chiama un sacco di volte in Comune e fa centinaia di accessi agli atti…” (pag. 6) [ormai è diventata una leggenda metropolitana questa di decine e decine, se non centinaia di accessi agli atti, arrivata fino al Consiglio di Stato, che poi il sindaco ripete a pag. 20 della deposizione, NDR];
  3. (…) P.M. – Su questa pagina del social network, questa pagina è, quindi, gestita direttamente dal Comune e poi è apparso questo…
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Commento?
    TESTE COZZANI – No, non è gestita dal Comune la...
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – La pagina. La pagina in realtà è uno strumento fatto da, eeeh, simpatizzanti, ovviamente, del…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – Della nostra… della nostra lista in campagna elettorale, proprio perché volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone; no?
    Per cui sapete che oggi è difficilissimo, eeeh, poter confrontarsi per eva… per eventuali problematiche, eeeh, afferenti il territorio. Per cui abbiamo creato questa pagina, però non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere con, diciamo, un’ufficialità, anche perché non credo che un Comune possa…
    P.M. – A scopo promozionale, perché in querela si legge: “pagina di riferimento e dal medesimo creata”...
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Ed allora volevo capire.
    TESTE COZZANI – Sì, per… creata, perché, ovviamente, in campagna elettorale c’eravamo tutti e quanti, però non può essere ufficiale del Comune, anche perché…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – L’ufficialità lo, lo dia…
    P.M. – Se no sarebbe un sito di altro genere.
    TESTE COZZANI – Lo diamo attraverso l’albo pretorio…
    P.M. – Eh.
    TESTE COZZANI – Non di certo attraverso… Però, per esempio, è uno strumento talmente utilizzato che le allerte meteo, giusto per, per renderci…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Ho detto: “Le mettiamo sul… sul sito.”…
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – Quando chiudiamo le scuole, le mettiamo su quel sito lì, perché, purtroppo, non chiedetemi come mai, ma Facebook è più seguito del…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Dell’albo pretorio…
    P.M. – Perché ha molti accessi.
    TESTE COZZANI – Del Comune.
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – È ovvio.
    P.M. – E… Ecco.
    TESTE COZZANI – Ed anche in termini di visibilità, ovviamente, questa cosa le posso garantire che ha fatto discutere molto a Porto Venere, perché… Insomma. (…)” (pagg. 7-9);
  4. AVV. VARTOLO – Senta, la… Un chiarimento: la pagina: “Il Comune siamo noi” è una pagina istituzionale?
    TESTE COZZANI – No, le ho già risposto prima: è una pagina che utilizza il Comune di Porto Venere e tutti i cittadini del Comune di Porto Venere…
    AVV. VARTOLO – Da chi è stata creata?
    TESTE COZZANI – Da cittadini del Comune di Porto Venere.
    AVV. VARTOLO – Siccome… Procedo ad una contestazione, perché (inc.) in querela è scritto che: “è la pagina di riferimento per le attività del Comune e dal medesimo
    creata”.
    TESTE COZZANI – Io, guardi, sono un cittadino del Comune di Porto Venere, poi, ovviamente, l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere; capisce? Cioè un conto è l’ufficialità, se lei mi fa un’istanza di accesso agli atti, io le rispondo in base alla due quattro uno, non certo su Facebook, il concetto
    è quello lì.
    AVV. VARTOLO – Ho capito…
    TESTE COZZANI – Eh.
    AVV. VARTOLO – Siccome dice: “dal medesimo creata”, volevo capire…
    GIUDICE – Va beh, ha chiarito il concetto comunque. Viene
    utilizzata, ma non è quella ufficiale.(pag.14).

Non ho commenti da aggiungere, se non che non è bello che un sindaco in querela (ma ovunque) riporti fatti non veri. Il motivo, poi, lo lascio scovare a voi.

Rinviato a giudizio per la querela del sindaco di Portovenere (SP)

PartigianoCivico-FB-Testata-New-01--mottoE’ notizia di oggi che sono stato rinviato a giudizio dal PM dott.ssa Mariucci, a seguito della querela presentata dal sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani. Ovviamente, per rispetto del processo che verrà avviato il giorno 11 luglio 2016, non potrò pubblicare ulteriori informazioni, ad oggi non ancora pubbliche.

Per chi volesse conoscere quanto pubblicato sino ad oggi, rimando in particolare all’articolo in merito alla querela ed al dossier “Le Terrazze” – Portovenere (SP).

La mia attività, però, continuerà invariata in quanto ritengo la querela pretestuosa, a scopo intimidatorio.

A presto
Daniele Brunetti

Cambio di titolari nel Comune di Portovenere (SP)

<p style="text-align: right;"><span style="font-size: 8pt;"><small>Free Vector Design by: <a href="http://www.vecteezy.com">www.vecteezy.com</a></small></span></p> Merita una menzione speciale il cambio di titolari comunali (e spero di rotta), tra il dott. Pomo ed il sig. Maestripieri, attuale comandante (temporaneo) della Polizia Locale del Comune di Portovenere.

Il dott. Pomo, dopo una lunghissima carriera all’interno del Comune, che nel momento del più alto splendore lo ha visto responsabile factotum di numerosi incarichi e funzioni, tra cui Segretario Comunale Reggente per lungo tempo (nonostante la carenza dei titoli), lascia Portovenere per trasferirsi al Comune della Spezia, al quale faccio molti auguri. Non so se ne debba essere dato merito anche al sindaco di Portovenere: credo di si.

Ne voglio ricordare alcune gesta e momenti particolari con un paio di articoli del 2013:

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Partigiano Civico è online!

metamorfosi Nasce il blog Partigiano Civico (www.partigianocivico.it – www.facebook.com/partigianocivico – twitter.com/partigianocivic) che raccoglie quanto pubblicato e portato avanti tramite le pagine Facebook del Comitato Spiagge Libere Olivo (Portovenere – SP) dal 21 giugno 2011, ne fa esperienza ed amplia il campo informativo e di attività. In realtà, si tratta più esattamente di una metamorfosi pratica, estetica ed operativa.

Pertanto, le pagine del Comitato (ufficialmente mai nato) non verranno più aggiornate, se non per seguire l’evoluzione di Partigiano Civico.

Nei prossimi giorni, oltre a pubblicare nuovi articoli, verrà di volta in volta formato l’archivio con tutti gli articoli pubblicati in passato sulle pagine del Comitato, inclusi quelli di cui si era persa traccia online.

A presto e confidando di essere tanti, anche se sparuti e disorganizzati, ma motivati nell’ottenere un paese (Portovenere, Italia, Europa o Mondo che sia) migliore e degno dell’appellativo CIVILE.

Daniele Brunetti

Photo credit: Stéfan / Foter / CC BY-NC-SA

Ambiente: tutti hanno il diritto di sapere e difendersi

tools-collectionAgile manuale d’uso (aggiornabile) per aprire i forzieri dell’informazione ambientale (e non) senza compiere furti con scasso e soprattutto senza scazzi. Inviateci anche le vostre esperienze.

Su queste pagine abbiamo scritto più volte (e non ci stancheremo mai) di trasparenza amministrativa e di accesso agli atti, ovvero dei nostri diritti ad ottenere le informazioni (e documenti) detenute dalle pubbliche amministrazioni. Frequentemente abbiamo scritto anche dei numerosi casi in cui sono stati frapposti ostacoli illegittimi al reperimento delle informazioni ed all’ottenimento della documentazione richiesta. In questo post ci faremo un regalo per l’anno nuovo, uno strumento in più (anzi tanti, tipo coltellino svizzero o toolbox) per poter tutelare noi stessi e gli altri dagli abusi in materia ambientale, aprendo i forzieri dell’informazione all’interno di quella parte della P.A. che si proclama trasparente, ma che nei fatti trasparente lo è molto poco, o lo è solo quando le informazioni le si tirano fuori con le pinze. Ecco, infatti, un paio di pinze (anzi molti e potenti strumenti) specifiche per l’accesso agli atti amministrativi in materia ambientale, ma anche ad uso generale per alcuni casi, forniteci dalla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che: “E’ l’organismo preposto alla vigilanza sull’attuazione del principio della piena conoscibilità e trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione, al quale possono rivolgersi privati cittadini e pubbliche amministrazioni.“.

Perciò, […]

Trasparenza: un vantaggio per tutti che non si deve pagare

trasparenzaAbbiamo rispolverato il programma elettorale del sindaco Matteo Cozzani, che aveva messo al primo punto due bei proponimenti: “TRASPARENZA E INTEGRITA’ MORALE”.

Per quanto riguarda l’integrità morale ci auguriamo che il sindaco possa dar modo di dimostrare di non essere più la stessa persona che ha patteggiato una condanna penale alcuni mesi fa, mentre in merito alla trasparenza sta già dimostrando di non essere molto diverso da chi c’era prima di lui, anzi, se possibile sta mettendo in atto il peggio che un’amministrazione possa fare nei confronti della propria cittadinanza, porre nuovi ostacoli all’accesso dei documenti conservati nelle proprie stanze.

E’ vero, il programma non era da rispolverare, di polvere depositata ne abbiamo trovata poca, dato che era solo il 2013, eppure sembra che sia passato un secolo. Poco più di un anno di amministrazione in questo Comune è bastato per passare dalla precedente gestione dell’ufficio “SPECTRE” a quello dell’ufficio “PAY-per-VIEW”, forse proprio in onore dell’amico (o ex amico) Silvio da Mediaset, prode guerriero della TV spazzatura. Ma qui la tele-visione non c’entra, è la visione degli atti pubblici (non a distanza) un tempo gratuita, che ora diventa a pagamento, dopo appena un anno di vecchiaia del documento da esaminare, per buona pace della TRASPARENZA AMMINISTRATIVA.

Infatti, la Giunta Comunale il 23 settembre scorso ha sfornato una bella delibera, la D.G.C. n.181/2014, nella quale introduce i costi dei “diritti di ricerca”, che chiede pure IN ANTICIPO, prima ancora di poter visionare le carte. E se i costi di ricerca sono ammissibili (anche umanamente comprensibili) e previsti dalla legge, rimane da capire se chiederli SUBITO – PRIMA DELLA VISIONE e PER LA SOLA VISIONE sia legittimo, perché la legge non dice esattamente così (art. 25 legge 241/90). La legge associa tutte le eventuali spese solamente all’estrazione, ovvero se e quando si fa la richiesta di copie, ne abbiamo già parlato qui.

Ma la trasparenza amministrativa, che vuol dire permettere ad un cittadino di verificare, a tutela propria, del proprio condominio o della propria comunità, l’andamento delle procedure amministrative, non è una semplice fissazione, per il gusto di scoprire chissà quali segreti, ma una camera di decompressione importante, probabilmente fondamentale, a tutela dell’interesse pubblico, affinché si possa prevenire e combattere la corruzione all’interno degli enti pubblici. Enti in teoria al nostro servizio, ma che non raramente, le cronache lo riportano con buona frequenza, in pratica potrebbero agire anche per interessi di altra natura, contrari all’interesse collettivo. La trasparenza agisce, quindi, a tutela della stessa amministrazione pubblica e dei singoli amministratori, dirigenti, funzionari e dipendenti.

Capite bene che se per un atto bisogna pagare per la sola visione, quando prima (qualche mese fa) nel Comune di Portovenere non si faceva, e non solo, quando non è MAI capitato al sottoscritto (e a molti altri) di aver trovato un’altra amministrazione pubblica che usi la modalità PAY-per-VIEW, le cose cambiano molto e in peggio nei confronti della cittadinanza. Se poi i costi si fanno pesanti, la cosa si fa ancora più limitativa, se non impraticabile e l’amministrazione da trasparente diventa opaca, se non oscura agli occhi dei cittadini.

Già, i costi, andiamo ad esaminare anche questi. Dopo aver più volte, invano, richiesto il riferimento alla delibera che stabilisce le tariffe, finalmente la delibera che pareva introvabile è spuntata fuori, ed allora vediamo cosa si scrive nella D.G.C. n.181/2014. Ricordiamo che la legge già citata prevede i “diritti di ricerca atti” solo se si chiedono copie ed, inoltre, è la direttiva del 19 marzo 1993, n. 27720/928/46, emessa dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio, a prevedere i diritti di ricerca MA SOLO per “procedure di ricerca di particolare difficoltà. Il tariffario del Comune prende in considerazione effettivamente questo aspetto?

Andiamo a vedere cosa dice e non dice:

Rimborso costi di ricerca ATTI:
-Precedenti 5 anni rispetto all’anno corrente € 10,00
-Anni anteriori a 6 rispetto all’anno corrente € 15,00

Per le pratiche edilizie si calcola il rimborso per ogni singolo edificio rapportato all’anno più vecchio di ricerca come di seguito:
-Precedenti 5 anni rispetto all’anno corrente € 20,00
-Anni anteriori a 6 rispetto all’anno corrente € 30,00

Dunque, parrebbe che per l’anno corrente, sia che siano atti generici o pratiche edilizie, non si paghino costi di ricerca (il costo copie cartacee ovviamente c’è sempre), bene. Ma possibile che se un atto (o pratica edilizia) è più vecchio di un solo anno (solare o di calendario, poi non si capisce) già diventa particolarmente difficoltoso reperirlo? Dove vengono messi? In un cassone alla rinfusa? Possibile che basti un solo anno per diventare difficile da trovare? Complimenti all’organizzazione dell’archivio.

Eppoi, indubbiamente, il cassone delle pratiche edilizie è più capiente e quindi si paga il DOPPIO. Certo, sono pratiche più voluminose, ma un fascicolo dovrebbe essere comunque posizionato in un certo ordine. Già scatta una “discriminazione” tra pratica edilizia e altro? E come mai?

Francamente, in parte, il criterio adottato dal Comune e i costi convincono poco e non sembrano aderenti al principio cardine che dovrebbe essere la difficoltà nella RICERCA, non alla difficoltà nel prelievo del fascicolo dall’armadio perché sotto altre carte, o per il peso.

Vedremo cosa ne penserà la Commissione per l’accesso, ad ogni modo il precedente della modalità PAY-per-VIEW è pericoloso, perché potrebbe estendersi a tutte le altre amministrazioni (che mai hanno adottato tale metodo), un po’ per rimpinguare le proprie casse e un po’ per limitare la visione delle carte, ma tutto sempre a danno della trasparenza e quindi dei cittadini.

Inoltre, il Comune di Portovenere pare particolarmente preoccupato dai “ficcanaso”, tanto da aver messo nel proprio “Regolamento sul diritto di accesso agli atti amministrativi” un bel articoletto, il n.19 comma 2: Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione.. Paura eh? Peccato che la legge preveda che il cittadino abbia diritto alla: “accessibilità totale (…) allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità” (art.11 del D. Lgs. n. 150/2009). A maggior ragione ciò è altrettanto valido per gli accessi di natura ambientale, quelli che hanno spesso a che fare con le pratiche edilizie, quelle che per il Comune di Portovenere costano di più e sono più difficoltose da reperirsi.

In merito ne avevamo già parlato qui:

Daniele Brunetti

Il Difensore Civico Regionale: l’accesso agli atti si paga anche prima della visione.

comune-costiMemore del precedente intervento da parte del dott. Lalla, mi sono chiesto, perché non fare ricorso, ulteriormente, al Suo intervento anche in un altro caso?

Quindi ho scritto, nuovamente, al Difensore Civico Regionale affinché illuminasse me, e tutti i cittadini interessati, su una questione che parrebbe semplice: può un ente pubblico (in questo caso, per combinazione, il Comune di Portovenere) richiedere il pagamento dei diritti di ricerca (o altre voci) prima ancora della visione degli atti?

A logica verrebbe da dire, si perché per rendere disponibili gli atti, anche per la sola visione, vanno cercati tra le scartoffie. Ok, bene, ma in effetti la legge non dice proprio così, o almeno per noi profani che conosciamo solo la lingua italiana parrebbe dire un’altra cosa. Esattamente la solita legge 241/90 all’art.25 sancisce:

Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione
di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti
indicati dalla presente legge. L’esame dei documenti e’ gratuito. Il
rilascio di copia e’ subordinato soltanto al rimborso del costo di
riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo,
nonche’ i diritti di ricerca e di visura.

Noi, sciocchi cittadini che conosciamo solo la lingua italiana, abbiamo, perciò, pensato che scrivere: “L’esame dei documenti e’ gratuito.” (PUNTO), fosse un modo per distinguere questo periodo linguistico dal successivo, il quale fa intendere che i diritti di ricerca ed altre voci si possono, eventualmente, applicare, ma solo al “rilascio di copia. Credendo, anche, che questa non fosse una secondaria questione di lana caprina, ma pensando che il legislatore avesse volutamente affermato che le informazioni sono gratuite, a prescindere dal servizio (la copia), per tutelare non solo la trasparenza amministrativa (cosa che non sta a cuore a molti), ma il diritto all’informazione a tutela dell’interesse della collettività, o anche del singolo cittadino (se interessato), a prescindere dalle capacità pecuniarie di ognuno.

Cosa che potrebbe far pensare a scomodare l’art.3 della Costituzione, quando afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale …” e ancora che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“. E non si tratta forse di libertà – l’accesso alle informazioni – ed ostacolo – il costo – per esse, se sono fondamentali all’esercizio di un nostro diritto o una tutela?

Abbiamo scomodato la Costituzione, comunque, per fare intendere che, probabilmente, il legislatore non si è sbagliato a scrivere l’art.25 della legge 241/90 in quel modo chiaro, semplice e senza margini interpretativi, a quanto appare.

Ma qui entra in gioco il dott. Lalla che, nella sua missiva, inizialmente e in apparenza conferma il mio parere (ma dai!!!) per poi darmi completamente torto, in quanto la legge 241/90, a Suo parere, è generale ed astratta e non poteva certamente prevedere e specificare. Certamente, come poteva prevedere quelle voci di costo che cita esplicitamente nella frase successiva?

Non solo, ma altrettanto ingenuamente, da cittadino profano, ho fatto presente il contrasto tra il citato articolo di legge e il regolamento Comunale approvato con delibera di Consiglio Comunale n.21 del 30.06.14, il quale all’art.7 recita:

Esame dei documenti – Rilascio di copie – Diritti e rimborso spese
1. L’esame dei documenti è gratuito, fatto salvo l’eventuale costo di ricerca degli atti in archivio quando da tale operazioni risulti un impegno particolarmente gravoso.
2. Per il rilascio di copie dei documenti trovano applicazione, in relazione al disposto dell’art. 25 comma 1 Legge n. 241/1990, le tariffe approvate dalla Giunta comunale con deliberazione, e fatte salve le disposizioni vigenti in materia di bollo.
3. I diritti di cui al comma 2 sono riscossi dall’Ufficio Ragioneria o dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico.

E qui, dopo la frase “L’esame dei documenti è gratuito“, spunta una virgola al posto del punto. Ma che sciocco, certo è stata esplicitata la virgola implicita della legge 241/90. La – virgola implicita – fa parte della prassi giuridica nel nostro Paese.

Or bene, lasciamo strada, allora, ai luminari delle norme, agli azzecca garbugli o semplicemente a chi cerca di applicare la legge, magari tralasciando la lingua italiana, ma ad ogni modo lasciamo strada libera a tutti quegli enti pubblici che finora non hanno osato richiedere pagamenti (a qualsiasi titolo) per la sola visione, a seguito di una richiesta di accesso agli atti. Adesso avete strada libera anche voi, avrete così un altro modo per ripianare ai vostri problemi di bilancio a discapito della trasparenza amministrativa e dei diritti della collettività.

Ma, un appunto finale, oltre a non citarci alcuna fonte esistente (se vi fosse) in merito a questa interpretazione della legge, non so, sentenze, circolari o direttive (magari della Commissione per l’accesso), il dott. Lalla ha tralasciato di farci sapere (nonostante l’avessi richiesto) su quale base il Comune di Portovenere ha stabilito i costi dei diritti di ricerca richiesti (20 euro per alcuni e 30 euro per altri), dato che abbiamo chiesto quale fosse la delibera di riferimento in tal senso, e ad oggi nessuno, nemmeno il Segretario Comunale, è stato in grado di rispondermi. Insomma, un tariffario approvato da qualche parte esiste?

C’è poi una questione di lana caprina finale, ma è vero che c’è una direttiva della Commissione all’Accesso che invita i Comuni a trasmettere il loro regolamento per l’accesso agli atti alla Commissione stessa? Perché parrebbe, ripeto PARE, che il regolamento del Comune di Portovenere non sia ancora arrivato a destinazione. Ma sicuramente è una voce del tutto infondata.

Ancora tanti auguri Italia.

Daniele Brunetti

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AGGIORNAMENTO del 04/09/15
A ben guardare la legge per l’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), citata nell’istanza di accesso presso il Comune ed alla base della richiesta, all’art.6, comma 1, stabilisce che:

L’accesso ai cataloghi previsti all’articolo 4 e l’esame presso il detentore dell’informazione richiesta sono gratuiti, fatto salvo quanto stabilito all’articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, relativamente al rilascio di copie.

Servono tanti ulteriori discorsi?

A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

photo credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/78755281@N00/4713319026">ten boxes</a> via <a href="http://photopin.com">photopin</a> <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">(license)</a>C’è veramente l’imbarazzo della scelta, non saprei da dove cominciare, gli argomenti potrebbero essere molti ma farò il possibile per essere sintetico.

Partiamo da ciò che ha eccitato alcuni giornali molto restii a parlare di argomenti veri e concreti, ma amanti della fuffa pseudo-politica, ovvero della delibera di Giunta del Comune di Portovenere del 17.10.14, con la quale il sindaco Matteo Cozzani dà mandato all’avv. Andrea Della Croce di presentare querela nei confronti del sottoscritto (Daniele Brunetti), gestore delle pagine Facebook denominate “Comitato Spiagge Libere Olivo”.

Ebbene, ieri ho saputo ciò e mi è costato molto, ho dovuto comprare il giornale che l’ha riportata, testata che non leggo praticamente mai, da quando ho capito che riporta, spesso, solo ciò che non può dar fastidio ai potenti (o ritenuti tali), anche se sono notizie documentate e di pubblico interesse. Avesse (il giornale), per una volta negli ultimi anni, riportato una delle informazioni evidenziate sulle pagine del Comitato. Purtroppo, non è l’unica testata che filtra informazioni vere, documentate e utili alla comunità. Ho scritto di scogliere abusive che sottraggono terreno demaniale al pubblico uso, di scempi edilizi e paesaggistici, di scarsa trasparenza amministrativa, o più in generale di malamministrazione e malaburocrazia, ed anche di giochi di “potere” (parola grossa) o di interessi opachi, degni di una soap opera. Il tutto basato su documenti ufficiali, spesso citati, se non riportati integralmente o per stralci.

E’ nella mia indole, non mi piace scrivere di fuffa, di gossip, ma ad ogni passo corrisponde una base concreta e documentata, non fosse altro per tutelarmi anche da azioni incaute, proprio come questa del giovane ed improvvido sindaco del Comune di Portovenere, non nuovo a mettere il piede in fallo.

Ma che sia chiaro, il mio scopo non è demolire ma svegliare, far conoscere ciò che chi lavora con scarsa trasparenza preferisce non far sapere e determinare una reazione civile, una presa di coscienza. Conoscere per scegliere davvero. Questo per puro spirito di servizio, in un certo senso, mi perdonerete spero l’ambizione (anche se in piccolo e parlo per Portovenere in particolare), per cercare di compensare le carenze politiche da un lato (inesistenza di una vera opposizione politica locale) e la frequente assenza di una difesa civica a tutela degli interessi comuni. E se proprio lo devo dire, è questo secondo aspetto che mi motiva principalmente.

Ma veniamo alla querela, nella delibera si scrive che il motivo è dettato dal “(…) contenuto diffamatorio di dette affermazioni nei confronti del Sindaco (…)” per la frase pubblicata per (ben) due volte: “l’ex comandante Pruzzo mi ha riferito che per quanto riguarda il parcheggio pubblico alle Terrazze, la pratica è stata sospesa dal Sindaco Matteo Cozzani“.

E qui si capisce al volo che la frase è una di quelle da far tremare i polsi, soprattutto la parola “sospesa” è chiaramente diffamatoria, fate perciò attenzione a non utilizzare la parola “sospesa” con facilità, magari sostituitela con il termine “fluttua” che parrebbe anche più adatta al gergo burocratese. “C’è una pratica che fluttua in ufficio”: dà anche l’impressione delle grandi capacità di telecinesi, in questo caso l’amministrazione è comunque salvaguardata.

Capite bene che se questo è il tema principale, ed unico, della querela come prospettata dalla delibera, già ne esco bene e con orgoglio per aver avuto dal sindaco implicita ammissione di verità per il restante 99,99% di ciò che ho scritto prima e dopo, almeno fino al 17.10.14, data della delibera.

il post incriminato
il post incriminato

Ma, c’è di più, la frase intera come pubblicata il 20.09.14: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani. E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché? I precedenti sono qui …” [vedasi l’articolo: Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede].

Cari giornali (non tutti, ma quelli che ho in mente io), prima di scrivere sentite anche l’altra campana, anche se non è un politico od un amministratore: nella frase si rivolge anche una domanda e si chiede il perché. E non sarebbe stata buona pratica democratica del Sindaco o chi per lui di rispondere, non dico direttamente a me (non son degno), ma magari direttamente in Consiglio Comunale o sui giornali con un bel comunicato stampa che passa sempre? No, molto meglio la querela.

Che dire, se non di aver toccato, evidentemente, un nervo scoperto di un’amministrazione debole che non riesce a dare spiegazioni concrete. Difatti, la campana del sindaco appare solo sul giornale (non in delibera) riportando: “Non è stata sospesa alcuna pratica. Si tratta di un parcheggio che verrà consegnato al Comune quando verranno terminate tutte le opere di urbanizzazione, compresa la passeggiata che dal Royal conduce alle Terrazze. La critica può essere costruttiva, ma affermare il falso può danneggiare l’immagine dell’amministrazione comunale“.

Allora permettetemi di entrare più nel dettaglio, parliamo di un parcheggio costruito ed attivo, utilizzato, da diversi anni, che in dipendenza di una convenzione tra privato e amministrazione (n.3650 del 05.02.2004) doveva essere destinato ad uso pubblico, questo dice la convenzione. Voglio, perciò, fare una domanda al sindaco, trattandosi di un parcheggio destinato ad essere esclusivamente pubblico, e a quanto riportato dal giornale: non ancora nella disponibilità (giuridica?) della comunità, in quanto non ancora “consegnato”. Parcheggio che avrebbe dovuto, perciò, essere chiuso ed inibito all’uso di tutti fino a “consegna”. Perché, egregio sindaco, si è ritenuto di dover ancora attendere, per l’uso pubblico di un parcheggio già pronto (e già utilizzato), la definizione dell’infinita vicenda degli ulteriori oneri di urbanizzazione, relativi ad opere mai terminate (o iniziate), sulle quali dovranno essere riversati ulteriori soldi (non previsti) dei contribuenti? Se c’è un ostacolo tecnico-giuridico-burocratico se ne può parlare, invece di sparare querele, direi che non sarebbe male l’idea, o forse pretendo troppo?

Nel frattempo, però, per la querela a me indirizzata, altri soldi dei contribuenti sono stati destinati all’avv. Andrea della Croce, “fatta salva l’eventuale successiva di parte civile costituzione in un successivo giudizio“, per un ammontare di euro 800,00 più 4% di Cassa Forense, più 22% di IVA ed è triste che i primi a perderci siano i cittadini, pure io stesso, ironia della vicenda.

E’ triste, anche, che un sindaco debole ed impacciato nel gestire la cosa pubblica, come scritto in altre occasioni, non trovi altra soluzione per tutelare una onorabilità già intaccata da un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Possiamo anche chiedere se i soldi, eventualmente guadagnati da tale commercio illegale, sono stati restituiti?

L’unica nota positiva è che finalmente un pezzo di verità è arrivato alla pubblica opinione e che, anche se distrattamente, qualche giornale, a malavoglia, ne ha dovuto scrivere. Approfondiamo, allora, i temi veri, ad esempio quello del parcheggio pubblico, ma da anni invisibile, a Le Terrazze, in zona Olivo.

Daniele Brunetti
Comitato Spiagge Libere Olivo
Facebook: https://www.facebook.com/comitatospiaggelibere

Photo credit: ten boxes via photopin (license)

Per approfondire vedasi l’articolo: Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede

Salviamo il paesaggio dalla cattiva amministrazione: il difensore civico della regione Liguria lo (la) difende?

Cavaliere - difensoreVorrei rendere nota, ulteriormente, una questione che ritengo una lezione importante di democrazia e giustizia, che può essere, probabilmente, un piccolo sasso in uno stagno, ma che, se diffusa, può contribuire (anche se poco) a far crescere quella coscienza civica di cui il nostro paese ha estremamente bisogno.

Mi scrive il dott. Lalla, il Difensore Civico della Regione Liguria, che pochi mesi orsono ritenne giustificato il diniego espresso dal Comune di Portovenere all’accesso totale, da me richiesto, alla documentazione relativa alla domanda di sanatoria paesaggistica dello stabilimento balneare “Sporting Beach”, qui a Portovenere, in zona Olivo e zona UNESCO, paesaggisticamente vincolata. Il parere è riportato qui in originale

Nello specifico, il dott. Lalla pare particolarmente piccato dal post pubblicato sulle pagine Facebook, dal titolo: Aiutiamo il Difensore Civico Regionale, nel quale notavo quanto limitato e ristretto era stato il suo intervento.

Allora rendiamo nota la e-mail pervenuta oggi dal Difensore Civico Regionale e la mia risposta immediata, ma vediamo anche di approfondire la questione e di inviare tale approfondimento al dott. Lalla, in modo che possa eventualmente darci ulteriori chiarimenti.

L’e-mail, ricevuta oggi, è di seguito integralmente riportata:

Gent.mo sig. Brunetti,

mi è stata segnalata, e trascritta, la nota da Lei pubblicizzata su Facebook ( strumento notoriamente utilizzato da persone che non sopportano il dialogo diretto con chi ha opinioni diverse) riguardante il mio provvedimento di diniego agli atti del comune di Portovenere relativi allo stabilimento “Sporting Beach”.

Per prima cosa La voglio tranquillizzare: conoscevo e conosco il Decreto Legislativo sull’accesso all’informazione ambientale attuativo della direttiva 2003/4/CE.

Tale normativa (contrariamente a quanto Lei con supponenza ritiene) non giustifica affatto la Sua istanza. Se è vero infatti che il richiedente l’accesso in materia ambientale non deve dichiarare il proprio interesse ( e d’altro canto il mio diniego non richiama affatto una mancanza di “interesse” e non è neppure vero che il Comune ne abbia chiesto dimostrazione), è anche vero che l’art. 5 del decreto indica in modo espresso i casi in cui il diritto di accesso è negato. Quindi tale diritto in materia ambientale non è illimitato come Lei vorrebbe far credere.

Fra i casi di diniego è elencato quello che attiene allo svolgimento in corso di procedimenti giudiziari o anche di sole indagini. Ed è a questa ipotesi che fa riferimento il Comune nella comunicazione del 24.5.2014.

Tanto Le dovevo, con un pacato invito a leggere tutto, e non solo nella parte che giova ai propri interessi, un testo normativo: in questo modo eviterà di formulare giudizi impropri ed avventati.

Con i migliori saluti
Francesco Lalla
Difensore Civico della Regione Liguria

Orbene, nell’immediato, la risposta è stata:

Gent.mo dott. Lalla,

Le faccio presenti due aspetti che mi hanno fatto esprimere l’opinione da Lei citata, per nulla avventata ma determinata da fatti concreti:

  1. il procedimento penale a cui si riferisce il Comune, fu da me azionato tramite esposto ed all’epoca della richiesta di accesso agli atti era già stato archiviato (ne ho documentazione);
  2. la Regione Liguria, diversamente da quanto da Lei ritenuto, mi ha concesso libero accesso all’intero fascicolo e ciò sarebbe in palese contraddizione con quanto da Lei affermato.

Inoltre, le mie opinioni sono supportate da diversi legali, dirigenti e funzionari pubblici. Per tale motivo continuerò a scrivere nel merito della vicenda fino a giustizia piena.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Ma, ora, vorrei andare più nei dettagli, perché ci sono alcuni aspetti che non tornano e che mi sembrano importanti per capire meglio la questione.

Sorvoliamo sul fatto che il dott. Lalla non ama uno strumento fortemente democratico (pur con l’infinità di difetti che ha, ma pure le nostre democrazie li hanno) come Facebook, perché accessibile a tutti. Lui stesso avrebbe potuto scrivere un commento all’articolo ed interloquire con me pubblicamente. O comunque, avrebbe potuto rispondere alla mia email del 01/07 u.s., inviata tramite protocollo PEC della Regione, dopo aver ricevuto l’esito negativo del suo provvedimento ufficiale. Non può, quindi, negare che un tentativo di dialogo diretto era da me stato fatto. Tant’è, sono lieto che un post su Facebook abbia sortito migliore effetto.

Non mi rincuora, però, sapere, che nonostante la conoscenza del decreto attuativo sull’accesso all’informazione ambientale, ovvero il D.Lgs. n.195/05, un accesso ad una domanda di sanatoria accolta dalla Regione, perciò pubblica ed impugnabile presso il TAR, sia ritenuto non pienamente accoglibile.

Scrive il dott. Lalla, che anche l’accesso ambientale ha dei limiti, vero, e che l'”ipotesi” che avrebbe pesato sul suo diniego sarebbe stata lo svolgimento in corso di procedimenti giudiziari, o anche sole indagini. IPOTESI? Beh, allora, se vogliamo impedire un accesso a documenti di natura amministrativa (perché poi è di questo che si parla concretamente) solo per una ipotesi, allora stiamocene tutti a casa. Difatti, il Comune, incalzato da richieste di chiarimenti, non è mai stato in grado di affermare se si trattava di un procedimento penale o di un procedimento di accertamento interno. E comunque, possiamo domandare(ci) e dire molte cose interessanti:

  1. come mai il dott. Lalla nel suo provvedimento non ha mai menzionato nulla in merito a questa motivazione specifica, ma è rimasto molto sul vago? Non sarebbe stato corretto farla presente?
  2. il dott. Lalla si è forse dimenticato quanto scrivevo nell’esposto-ricorso a lui indirizzato, testimoniato dai documenti emessi dal Comune? Il procedimento penale era stato da me azionato, con esposto, e quindi ne ho avuto accesso nel momento in cui è stato archiviato. Ed al momento dell’accesso era già stato archiviato, tant’è che il Comune, incalzato da richieste di chiarimenti, non ha potuto ammettere una cosa non vera ed ha nicchiato finché ha potuto. La cosa è ulteriormente confermata dal loro ricorso al parere della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non menziona tale IPOTETICO procedimento penale;
  3. quindi, se capisco bene, secondo il ragionamento del dott. Lalla, non ci si può opporre ad un provvedimento di sanatoria (per uno stabilimento balneare), reso pubblico sul sito internet della Regione, se in corso c’è un procedimento penale ad esso relativo, nonostante il procedimento amministrativo sia in corso (non sospeso). Perché questo è il senso se io, libero cittadino, posso avere solo parzialmente i documenti inerenti la sanatoria. Un po’ come dire: troppo facile, bendati un occhio, segati una gamba e meglio ancora un braccio, che poi ti facciamo fare ricorso. Non troviamo qualcosa di strano in tutto ciò?
  4. se poi andiamo a vedere tra le righe della legge sull’accesso ambientale, il D.Lgs. n.195/05 all’art.5, non dice solamente quanto succintamente affermato dal dott. Lalla, ma riporta: “2. L’accesso all’informazione ambientale e’ negato quando la divulgazione dell’informazione reca pregiudizio: (…) c) allo svolgimento di procedimenti giudiziari o alla possibilità per l’autorità pubblica di svolgere indagini per l’accertamento di illeciti; (…)“. E qui torniamo al punto di prima, ma con una marcia in più. O sospendiamo il procedimento di sanatoria in corso e impugnabile, perché ciò pregiudicherebbe le indagini penali in atto (questo è il senso), o altrimenti significa: io pubblica amministrazione sano un abuso e tu, cittadino che vuoi ricorrere contro, te lo pigli in quel posto, perché ti lego ad una sedia fino a quando non è tutto finito. Corretto no?
  5. infine, leggiamo bene il provvedimento del Difensore Civico (lo riporto in originale per il pubblico dominio), si scrive: “(…) il Comune di Porto Venere (…) fornisce, a parere dello scrivente, tutti i chiarimenti necessari e risulta adempiere con puntualità e precisione alle prescrizioni normative contenute nella legge 241/1990 (Legge sul procedimento amministrativo) e successive modifiche e integrazioni.“. E qui di D.Lgs. n.195/05 non c’è nemmeno l’ombra, questo decreto è tutt’altra cosa rispetto alla normativa a cui il Difensore Civico fa riferimento, non è una modifica e nemmeno un’integrazione alla legge 241/1990. E quindi, se il dott. Lalla cita solo ora l’art.5 del decreto è evidente che fa un’azione “postuma”, a cui prima non aveva affatto pensato, o a cui aveva pensato ma che ha volutamente evitato. Il che, per un professionista, non è una bella cosa, né in un senso, né in un altro.

Se posso mostrare un sentimento finale, voglio esprimere tanta tristezza per il nostro paese e, francamente, faccio fatica a pensare ad un futuro migliore, se non con enormi sforzi da parte di tutte le persone di buona volontà.

Daniele Brunetti

Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma

altan-merda-non-sabbia_jpgNella puntata precedente abbiamo fatto conoscenza con l’architetto Roberto Evaristi che ha redatto le istanze di sanatoria Paesaggistica e Urbanistica per conto dello stabilimento Sporting Beach, in questa puntata faremo un breve approfondimento sul melmoso sistema locale.

La cronologia dei fatti ci racconta che:

  • 26/06/13: la giunta comunale presieduta dal sindaco Matteo Cozzani delibera la nomina dei nuovi membri della Commissione Locale per il Paesaggio, con durata quinquennale, che sono: 1. arch. Roberto EVARISTI, 2. arch. Stefano LUPI, 3. arch. Enrica MAGGIANI;
  • 04/07/13: la Commissione Locale per il Paesaggio viene convocata per esprimere i pareri relativi ad una serie di procedimenti amministrativi in corso tra cui: a) il provvedimento demolitorio del cancello a scorrimento presso lo stabilimento “Le Terrazze” (che avrebbe impedito il libero accesso ai parcheggi pubblici e tuttora non indicati da alcun cartello stradale), ordinanza n.2522/2013; b) l’ordinanza relativa agli accertamenti degli illeciti e al provvedimento demolitorio per gli abusi riscontrati presso lo stabilimento Sporting Beach, ordinanza n.2518/2013. Nel verbale, alle ore 10:35, l’arch. Evaristi risulta rientrato dopo tali delibere;
  • 22/10/13: l’arch. Roberto EVARISTI, per conto del titolare dello stabilimento Sporting Beach, elabora, redige e firma, la documentazione ed i progetti inerenti la domanda di sanatoria paesaggistica presentata presso la Regione Liguria, la quale, nel corso dell’iter amministrativo si avvarrà dei pareri della Soprintendenza e dello stesso Comune di Portovenere, al quale interno è in carica la Commissione Paesaggistica prima menzionata.

Ci fa piacere che l’architetto Evaristi sia uscito dalla seduta della Commissione Locale per il Paesaggio nei momenti cruciali di conflitto di interesse, ma ci chiediamo come sia andata anche successivamente quando il Comune ha espresso pareri (favorevoli) alla Regione nel procedimento di sanatoria paesaggistica inerente lo Sporting Beach.

Il nostro parere è espresso da una forte (fortissima) sensazione di nausea, francamente per nulla favorevole. Immaginiamo che per le nostre istituzioni sia tutto nella norma, ci chiediamo cosa ne pensino i cittadini.

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Breve integrazione al ns. post:

l’arch. Roberto Evaristi è consigliere dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Spezia dal 2009, rimarrà in carica fino al 2017 ed è attualmente presidente della commissione “Taratura parcelle”, sempre presso lo stesso Ordine.

Il Codice deontologico Nazionale degli Architetti in vigore dal 01/01/14 all’art.31 recita:

Art. 31 (Conflitto di interessi)
1. Il Professionista è tenuto ad astenersi dal prestare attività professionale quando abbia, per conto proprio, di terzi o di soggetti che esercitano attività professionale negli stessi locali, un interesse in conflitto con quello di un committente o che possa condizionare il corretto svolgimento dell’incarico.

Chissà se lo prevedeva anche il codice in vigore sino al 31/12/13.

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Le puntate precedenti:

L’inizio della storia: