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Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

Libertà di stampa: ieri era, ma oggi è importante lottare per domani

HumphreyBogartDeadlineIeri era la giornata mondiale della libertà di stampa, francamente l’evento mi è sfuggito, come può essere sfuggito a molti. Le giornate in memoria, o per qualcosa, raggiungono, però, il loro scopo quando non rimangono lettera morta il giorno dopo, soprattutto nel domani.
La libertà (in generale), come la libertà di stampa e di informazione (la trasparenza), non possono durare lo spazio di un giorno o di un anno, ma devono permanere indefinitamente, in particolar modo nei cosiddetti paesi democratici, perché ne è la loro linfa.
Ma in Italia, come in altri paesi della sfera democratica, qualcosa (o più) non funziona, anche in questo senso. Nel nostro paese, la libertà di stampa e il diritto ad essere informati (trasparenza) hanno un’ampiezza ed un’efficacia estremamente variabile in ragione di una serie di fattori, non sarò certo esaustivo, ma fra questi pesano: l’influenza politica, l’autocensura, l’arroganza di alcune istituzioni pubbliche, i legami clientelari e di amicizia (tra cui varie forme di associazionismo più o meno palesi), il corporativismo, per arrivare a vere e proprie forme di associazioni a delinquere con forte radicamento sul territorio nazionale e locale, ovvero consorterie che spaziano all’interno di ambienti disomogenei e che spesso penetrano, o lambiscono, anche ambienti istituzionali di ogni specie: quelle forme di legami che possiamo anche definire con un termine che ormai va un po’ stretto (ed è datato) come “massonerie” o, forse più adeguatamente, “mafie” anche se non in modo tradizionale.
Volutamente, nella libertà di stampa, includo il diritto all’informazione, ovvero, alla trasparenza delle nostre istituzioni pubbliche, perché la mancata trasparenza nella pubblica amministrazione non solo è un sintomo di malessere antidemocratico, ma un presidio al malaffare, a ciò che di un’istituzione pubblica ne fa un gruppo di persone che lavorano per gli interessi di pochi, consapevolmente o meno.
Per questo la libertà di stampa e la trasparenza sono legate a filo doppio, l’una muore quando manca l’altra, mentre l’una e l’altra in salute contribuiscono a mantenere sano un paese, ne disvelano i problemi, le carenze, le marcescenze. Ciò che un’inchiesta giornalistica, o la trasparenza, rivela non rimane fine a sé stesso quando la libera stampa (e potremmo anche dire la libera diffusione su tutti i mezzi di informazione sociale) ne dà conto alla comunità. Ed è proprio la conoscenza sociale dei problemi e delle storture, in essere al proprio interno, che ne stimola le soluzioni, o ciò che alcuni hanno chiamato “anticorpi”, ovvero una reazione, o meglio una serie di reazioni che si riflettono a tutti i livelli, socio-politico-economici. E la parola “anticorpi” non esce a caso perché, come un medico sa, la malattia si debella definitivamente solo quando se ne acquisisce piena conoscenza e consapevolezza. Non è certo nascondendo la malattia, o i suoi stessi sintomi, che i problemi si risolvono ma, purtroppo, non è raro tra noi, trovare limiti all’esposizione o all’individuazione di una notizia, di una informazione, soprattutto in ambiti comunitari ristretti, e perciò più facilmente sottoposti all’influenza di piccoli gruppi di potere (ma ben ramificati), o per timore personale, o banalmente per ignoranza e quieto vivere comune, o per tutti questi fattori messi assieme.
L’Italia, come l’Europa o l’ambito democratico mondiale, vive, ormai da lungo tempo, un periodo di evidente decadenza di quei valori fondanti che fanno di una società umana una società vivibile ed equa, in cui “la Libertà e la ricerca delle Felicità” possono avere un senso solo nel solco del rispetto reciproco e della crescita culturale di ognuno di noi. Ed è proprio in questo senso che la libertà di stampa (e trasparenza) opera, senza la quale un popolo ignorante è alla totale sudditanza dei propri aguzzini, che siano all’interno delle istituzioni, di gruppi sociali od economici, o che semplicemente siano ras del quartierino.

Breviario: governo, caso Guidi e due di picche

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  1. ovviamente per Renzi e il governo (come il buon B. di una volta) la colpa è delle intercettazioni e di questi fastidiosi magistrati che fanno il proprio dovere;
  2. quei magistrati che il proprio dovere non lo fanno, invece, stanno bene dove sono, magari in ruoli politico-istituzionali;
  3. i ministri epurati non sono mai del “Giglio Magico” renziano, ma più facilmente in quota alleati esterni-interni (FI, NCD ora AP), come la Guidi o Lupi;
  4. la ministra Boschi, toccata dal caso banche e dallo stesso caso Guidi, non viene messa in discussione: “indimettibile” (neologismo boschiano. Dopo “petaloso” che dice la Crusca?);
  5. il caso banche (Boschi) e il caso petrolio (Guidi) ci fanno capire che il governo ha tentato un’operazione impossibile, ovvero: mettere lupi nel pollaio, sperando che con le galline, quantomeno, facessero gli indifferenti;
  6. il referendum anti-trivelle è una vera dannazione per il Renzi, più politicamente che per i reali effetti di una eventuale vittoria del si. Non a caso il governo chiede l’astensione, e ora, con il caso Guidi, capiamo ancora meglio il senso dell’astensione voluta dal ragazzo prodigio del PD;
  7. il caso Guidi consoliderà la coalizione massonica con Verdini e la stessa Forza Italia, che finge di chiedere le dimissioni del governo;
  8. colui che gode di più in tutto questo è Alfano, il ministro incapace che condiziona politicamente, anche se vale come il due di picche, in quanto il peso del suo partito sulla scala politica è: non pervenuto.

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Kim Il-sung: un fratello del profondo nord-ovest

160115-Kim-Sung-e-massoneria Non è una semplice e folkloristica storia all’italiana, quella che 35 anni fa portò il dittatore Nord Coreano di allora, Kim Il-sung, a ricevere la cittadinanza onoraria di Sarzana e Pontremoli. Leggete con attenzione il bellissimo articolo di Pino Meneghini, pubblicato ieri sul Secolo XIX, ai più attenti verranno in mente tante altre storie.

Ebbene, storia e storie passate? No, affatto, Kim Il-sung è la cartina al tornasole di ieri, come di oggi, di una società, quella della provincia spezzina e del suo capoluogo (e aree limitrofe), sempre ben intrisa di un’alchimia venefica fatta di massoneria, partiti politici, consorterie, corporazioni, amici e amici degli amici. Un cupolone che decide le sorti di chi può e di chi non può, che sentenzia, che espelle, che accoglie, che decide le fortune e le sfortune di chi nasce, o si ritrova, in questa provincia del profondo nord-ovest mentale.

Ieri, come oggi, non è cambiato nulla, proprio nulla (nemmeno i dettagli) e l’articolo impietosamente riflette, con la scusa del passato, il presente: inamovibile e freddo come una lastra di marmo. Intanto, la maggioranza silenziosa, quella moderata, quella che riflette da sempre sul nulla, che da sempre non fa nulla, che da sempre non capisce nulla o fa finta di non capire, pascola come vacche da latte in attesa della prossima mungitura, per poi dire:”Muuu!”.

Il sistema “Mafia Capoluogo” (il pesce puzza dalla testa)

Photo credit: Ferran. / Foter / CC BY-NC-ND Leggiamo anche in questi giorni dei nuovi sviluppi del sistema “Mafia Capitale”, le collusioni tra malavita locale, mafia e politica che pare non lambire (almeno per ora) gli ambienti giudiziari romani, vista anche la potenza di fuoco che un magistrato onesto, competente e coraggioso, come il dott. Pignatone, ha potuto mettere in campo.

Beati loro mi viene da scrivere, perché nonostante il sistema romano dimostri di essere marcio fino al midollo, dimostra anche di possedere gli anticorpi e che questi stanno facendo il proprio dovere.

Beati loro, perché Roma è una grande città, che pur con gli enormi difetti e carenze, ha un bacino di persone oneste e coraggiose che compiono il loro dovere e anche di più.

Beati loro, perché il nostro capoluogo, La Spezia, dimostra di avere un sistema “Mafia Capoluogo” che tocca tutti gli ambienti, pure quello giudiziario e forense. Il sistema spezzino copre veramente ogni cosa e non dà modo, se non raramente (v. parcopoli), agli anticorpi di agire. Forse ciò è dovuto, principalmente, all’entità della città, che permette il consolidare di una rete di conoscenze estremamente capillare, con il fiorire di conflitti di interessi in ogni campo professionale, soprattutto nell’ambito politico e giudiziario. Capite bene […]

Mettiamoci una croce sopra

cipro2euroSiamo quasi ad un anno da inizio mandato del neosindaco Matteo Cozzani, qui a Portovenere, e sembra già di poter tracciare un primo quadro sull’andamento in questi mesi.

L’eredità è stata pesante, il Comune è stato (e lo è ancora, almeno in parte) in mano, quasi ininterrottamente, della stessa forza politica (PD) per almeno 15 anni. E si sa, più si sta al potere e più si incalliscono clientelismi, spartizioni, lotte intestine e qui non c’è mancato nulla rispetto a comunità ben più grandi e complesse: vedasi il commissariamento prefettizio. Ma la cosa è ancora così radicata, tra l’altro, che anche in questi mesi si sono visti alcuni “autorimborsi”, “auto” non perché riguardassero un’automobile, o forse non solamente, ma perché c’è ancora chi è in grado di suonarsela e cantarsela da solo senza nemmeno essere “nuovo” all’interno della macchina comunale, con buona pace degli ultimi arrivati che devono abbozzare. Speriamo allora nel riciclo, con le prossime amministrative in ambito provinciale. E’, però, triste consolazione quando quello che non strozza ingrassa.

E dunque, il prode Matteo Cozzani non è ancora arrivato a presiedere la sua giunta, che si trova tra le mani una bella bomba con la miccia accesa, modello Willy Coyote, ma che si prende volontariamente visto che non poteva non saperne nulla dato che stava in consiglio all’opposizione, o quasi. La bomba con miccia corta accesa si chiama autoparking Fezzano, anche questa “auto”, perché chi l’ha accesa se la voleva tenere ad esplodere in mano e invece, che fortuna, l’ha presa Matteo Cozzani che trasforma il mutuo di 1.500.000,00 euro in mutuo fondiario ipotecario da 1.850.000,00 per 15 anni, con fideiussione e rata mensile al tasso variabile EURIBOR 6 mesi + spread 4,50%. Il tutto con la CARISPE presieduta dall’avvocato Andrea Corradino. Ma ci chiediamo, non sarebbe stato più opportuno accendere una miccia, un po’ più lunga, con un mutuo, sin dall’origine, con la Cassa Depositi e Prestiti? O mandare tutto alle ortiche dato che il Comune è con l’acqua alla gola e fa fatica a trovare i soldi per pagare le rate? Un buon padre di famiglia non dovrebbe arrivare a tanto.

Poi arriva l’inverno, il maltempo, la pioggia, il mare grosso e tanta legna sulle spiagge, e a novembre si fa un bel falò, come si è sempre fatto, da sempre. La legna si brucia, e se sta in spiaggia si brucia sulla spiaggia per risparmiare sullo smaltimento, tutto normale. E invece no, studi di ISPRA e non solo, attestano che la legna venuta a contatto con l’acqua di mare e il sale non è esattamente la stessa legna tagliata direttamente dal bosco. La legna “salata” brucia “male”, le condizioni di combustione in spiaggia non sono ottimali, e come si scrive su wikipedia alla voce DIOSSINE: “… la combustione non controllata di legna, rifiuti e biomasse varie – contrariamente a quanto si può pensare – è molto pericolosa …. ISPRA, in un parere richiesto da Ministero dell’Ambiente e Regione Liguria, dichiara che la legna non può essere bruciata in spiaggia ma può essere data liberamente, affinché venga utilizzata in condizioni di combustione migliore: il caminetto di casa. Se la differenza sia sostanziale, è da chiedere a chi si occupa di questo per mestiere.
Oltre a ciò, c’è la nuova normativa nata per contrastare gli incendi incontrollati nella “Terra dei fuochi”, il legname spiaggiato è equivalente ai rifiuti abbandonati, e la combustione di questi rifiuti è reato, ovvero illecito penalmente rilevante, punito con pena carceraria dai 2 ai 5 anni, se non ci sono aggravanti. Provare per credere, persino molti agenti e dirigenti delle forze dell’ordine non lo sanno e la legge non vale solo per la Campania, ma per tutta Italia.
Tant’è, il nostro povero Matteo Cozzani non lo sapeva ed emette il 6 febbraio scorso una mitica ordinanza, la numero 2577, che verrà revocata una settimana dopo: “… dato atto che è venuta meno la necessità…”. Con tante scuse, anzi senza.

La legna però resta, con il problema gravoso dello smaltimento, il ministro dell’ambiente Orlando sentita ISPRA, ritiene più opportuno che venga smaltita in modo adeguato e poi passa al Ministero della Giustizia, data la maggior competenza in materia per un diplomato di liceo scientifico.
L’idea buona, però, arriva dal Comune di Riomaggiore che scova negli anfratti della Lunigiana una cooperativa di matti scatenati, la “Terra Uomini Ambiente”, che fa il lavoro di pulizia dei sentieri gratuitamente, con la formula della compensazione mediante il ritiro. Ovvero puliamo, ma ci teniamo gli sfalci e la legna, a costo ZERO. Bene, visto che sono impazziti, sulle spiagge è ancora più semplice che inerpicarsi per i sentieri, venite qui. Invece no, il riflessivo Matteo Cozzani, con firma dott. Roberto Pomo (funzionario e candidato sindaco PD a Follo), assegna il lavoro ad un’altra cooperativa per SOLI euro 5.917,00. Che dire, un altro affare.

Ma, visto che siamo in vena di affari, rinnoviamo un bel incarico di marketing (con firma dott. Roberto Pomo, sempre PD come prima), per la promozione del nostro bel paese, al costo di SOLI 4.880 euro (iva esclusa), a Giacomo Raul Giampedrone da Ameglia (ex-PDL), ex-portaborse di Luigi Morgillo (PDL-FI) e candido apolide partitico come Matteo Cozzani (ex-PDL), ora candido candidato con una lista ultra-civica alle prossime amministrative di Ameglia. Proprio come qui, una bella lista CIVICA, apartitica, ma con un po’ di FI (ex-PDL) dentro, e magari una spruzzatina di sinistra ed ex-grillini, per dare una lucidatina al simbolo elettorale. Del resto, rispetto all’incarico precedente si risparmia, visto che era costato SOLI 5.000 euro (iva esclusa).

Gli affari andavano bene ma riecco un’altra bomba, il solito Willy Coyote, anzi suoi parenti ma supereroi, come Batman, o i ben più terreni membri della famiglia Simpson. L’ingegnoso (quasi ingegnere) Matteo Cozzani patteggia una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Ma vent’anni di berlusconismo non sono passati invano, e ormai possono farci credere che violare la legge, a volte, sia “sacrosanto”, e che rubare sia solo quando si svaligia un appartamento. Come si dice da queste parti: “Un reato? Non esageriamo… un piccolo reato, veramente piccolo, piccolissimo che nemmeno si vede. Chi non vende magliette copiate su internet? Sicuramente almeno una volta nella vita ognuno di voi ha venduto una o due magliette (o tre) copiate su internet. Non si scappa, fa parte della natura umana”. Insomma, un sindaco ha una natura umana, non è Batman, un sindaco è uno come gli altri. Ma fa il sindaco e per sua disgrazia dovrebbe dare l’esempio agli altri, anche se l’avvocato Andrea Corradino fosse riuscito a fargli abbassare ulteriormente la pena. Corradino? Lo stesso che è presidente della CARISPE, che ha concesso al Comune mutuo con fidejussione per 1.850.000? Si, ma è una pura combinazione. La provincia è piccola, brulica di avvocati, ma quelli buoni sono pochi.

E’ a questo punto che Luigi Morgillo (FI), altro fervente cattolico come il nostro Matteo Cozzani, vede una luce a Medjugorje e lo confessa su Facebook. Chissà se l’illuminazione ha dato la forza necessaria, la Forza Italia, anche a Cozzani e Giampedrone. Fatto sta che Matteo (Cozzani) ha deciso di mettere una croce sul passato e di ricominciare candido come una volta. E la croce l’ha messa davvero, in sala consiliare, con cerimonia officiante della deposizione per la gioia di tutti coloro che credono nella laicità delle istituzioni, in quanto credenti anche loro, anche se della stessa lista CIVICA di Matteo Cozzani. A questo punto il PD ha fatto sentire chiara e forte la propria voce… non esageriamo.

Eppoi via, Matteo Cozzani (il cognome serve, potrebbe confondersi con Renzi) verso nuove avventure, per la Seatrade Cruise Shipping Convention che si è tenuta a Miami dal 10 al 13 marzo 2014, dove è stato allestito uno spazio espositivo completamente dedicato al Golfo della Spezia, per SOLI 6.000 euro e pranzo al sacco. Un affare che porta affari.

Ottima battuta di spirito di Cosimo Ferri

Best SmileOttima battuta di spirito di Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia in quota ora Forza Italia, che si definisce un “tecnico” pur di non dover dare le dimissioni dato che FI è ora all’opposizione. E’ proprio il caso di dire che i Ferri sono ben agganciati alla poltrona.

http://www.ilsole24ore.com/…/le-dimissioni-orizzonte-espone…

La saga dei Ferri continua qui:

CHI E’ COSIMO FERRI E PERCHÉ MERITA UN BEL PREMIO…
Prendiamo spunto da un articolo di oggi per riprendere un nostro post dello scorso 3 maggio su Cosimo Ferri sottosegretario alla Giustizia

http://www.lanazione.it/…/983310-cosimo-ferri-premio-sciacc…
Cosimo Ferri sottosegretario alla Giustizia

Cosa dice di Cosimo Ferri “La Repubblica” del 24/01/2011, a firma di Liana Milella: “Di lui, l’ex componente dell’Agcom Giancarlo Innocenzi, diceva a Berlusconi che «aveva trovato una chiave interessante» per bloccare i talk show, Annozero in particolare, sui processi di Milano. Era il 2009, incombeva un’udienza Mills, e il Cavaliere era in ansia. Lui, Cosimo Maria Ferri, era per loro «l’amico del Csm». Quello che partecipava alle riunioni con Innocenzi, Alessio Gorla (ex manager Fininvest e consigliere Rai), Paolo Romani, oggi ministro per lo sviluppo economico. Finì nell’inchiesta di Trani sull’Agcom per via delle telefonate tra il premier e Innocenzi. E al Csm s’aprì un caso, s’ipotizzò pure un’azione disciplinare, ma si chiuse senza conseguenze. In piena azione della loggia P3, di Ferri parlavano Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per via dei magistrati da promuovere o da trasferire. Lui, scottato, reagiva ritroso. Anche se, per una nomina strategica come quella di Alfonso Marra alla Corte d’appello di Milano, si schierò per lui, che era il candidato della loggia. …” (http://ricerca.repubblica.it/…/dava-consigli-agli-amici-di-…).

Cosimo Ferri, ora giudice al tribunale di Massa Carrara, è figlio di Enrico nato a La Spezia nel 1942, magistrato, già ministro PSDI poi Forza Italia, conosciuto per aver introdotto il limite dei 110km/h in autostrada ed ex sindaco di Pontremoli (http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Ferri_(politico))

La dinastia dei Ferri è composta, oltre al padre Enrico ed al terzo figlio Cosimo, dal primogenito Filippo poliziotto, Jacopo avvocato e politico e la quarta figlia Camilla, farmacista.

Filippo è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per falso aggravato nei fatti di violenza avvenuti alla scuola Diaz di Genova (http://www.lanazione.it/…/739859-sentenza-scuola-diaz-filip…).

Jacopo porta avanti l’anima politica della famiglia.

“Sulla famiglia Ferri girava fino a qualche anno fa questa simpatica storiella paesana: il padre fa le leggi, un figlio arresta i cittadini, un altro li condanna e la figlia, se si ammalano, li cura”, da il Tirreno del 10/05/2011, a firma Mario Lancisi (http://iltirreno.gelocal.it/…/pontremoli-ferri-jr-alla-prov…).

Filippo ex-poliziotto ora tutor di Balotelli al Milan…
http://www.ilfattoquotidiano.it/…/milan-ex-poliziotto-conda…

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Opposizione in Consiglio Comunale a Portovenere? L’avete vista?

Opposizione in Consiglio Comunale

A noi è sembrato che l’opposizione (PDL) sia spesso stata fortemente in accordo con la giunta Nardini-Pistone, ma che poi per non perdere completamente la faccia abbia, a volte (o spesso), non votato a favore e nemmeno contro, ma si sia astenuta con motivazioni risibili.

Riportiamo alcuni stralci dal verbale della seduta del 20/12/12 in merito al progetto di riqualificazione dell’Olivo, dove si fa tutto un gioco di spostamenti di pontili per poi mettere un bel pontile nuovo (per il traffico marittimo pubblico, inutile e dannoso) in mezzo alla principale e maggiore area balneabile della zona, che si vuol far diventare monca e di misura inferiore rispetto a quella dal lato “Le Terrazze”. Naturalmente, dicendo a voce di non voler fare il nuovo pontile (ma scrivendo in delibera diversamente), tanto è vero che poi la cosa è resuscitata nel programma elettorale dello stesso Nardini-Pistone (il doppio cognome è per le origini aristocratiche).

Ebbene, pare che il consigliere dell’opposizione PDL Matteo Cozzani conosca molto bene dove Nardini-Pistone voglia arrivare, addirittura gli sfugga qualcosa di detto in più che la giunta non osava dire a voce, ma non fa una piega, tutto bene anche per Cozzani, anzi.

In questo passaggio, Matteo Cozzani, si riferisce allo spostamento dei pontili dell’Unione Sportiva verso la zona della spiaggetta lasciata sparire negli ultimi anni limitrofa allo “Sporting Beach” (Royal): “Tra l’altro, traslando i pontili dell’Unione Sportiva, che penso, per via informale, si sia già detta disponibile appunto a questa soluzione, riusciamo ad avere più spazio per quello che riguarda la balneazione, tra virgolette, pubblica nel tratto di spiaggia che ora è occupato dal pontile, quella spiaggia deve essere sicuramente valorizzata, perché è un tratto di spiaggia molto importante, è l’unico tratto di spiaggia libera in fondo al seno dell’Olivo, che poi, come sappiamo, termina con lo stabilimento Le Terrazze.“.

Dice proprio: “… balneazione, tra virgolette, pubblica…“. Uno direbbe perché tra virgolette? Perché è pubblica tra virgolette e il Cozzani la sa lunga del gioco tra spiaggia libera e libera attrezzata, dove attrezzata spesso vuol dire stabilimento. In più al posto dei pontili c’è una bella zona cementata. Che faranno? La demoliranno per fare arenile? Si, col botto.

Ecco cosa dice lo stesso Matteo Cozzani in merito all’inutile e dannoso nuovo pontile (inutile per i cittadini, utile per chi si aspetta altro): “Per quanto riguarda il pontile, noi non c’eravamo mai espressi, perché aspettavamo di vedere quali sarebbero state le reazioni da parte dei portatori di interesse, come abbiamo detto prima, ed abbiamo notato che comunque la posizione scelta era infelice e penso che l’amministrazione abbia fatto bene, per il momento, ad accantonare; in futuro magari si potrà prevedere di avere una posizione più baricentrica rispetto alla zona. Tra l’altro, non credo che sia un grosso problema avere o meno un pontile in quella zona.“.

Non si erano espressi fino ad allora, bravi furbissimi! La posizione era infelice, certamente. Meglio un pontile “baricentrico” ad una zona balneare piuttosto che laterale, GENIALE!!! Ma le menti raffinate, per il momento, accantonano ed il momento è già finito, lo spazio per arrivare alle elezioni. Ed ecco che al Cozzani sfugge la seconda parola che non doveva pronunciarsi “baricentrico”. Immaginiamo i morsi alla lingua del Nardini-Pistone. Ma fa ancora di meglio il Cozzani: “Tra l’altro, non credo che sia un grosso problema avere o meno un pontile in quella zona.” Perfetta conoscenza del territorio, e “tra l’altro” il Cozzani è di Portovenere, non di Fezzano (dall’altra parte del globo). Non sarà un problema per il Cozzani ricevere una marea (è il caso di dirlo) di accidenti da parte di tutte le persone che abitualmente fanno il bagno in quella zona, tra cui bambini, famiglie, anziani e disabili, proprio perché è fra le migliori e scarsissime zone facilmente agibili a tutti loro. Ma adesso ci pensa Nardini-Pistone a far apparire la zona ideale sostitutiva, al posto dei pontili dell’Unione Sportiva, con buona pace della principale area di balneazione.

Ma non è finita, Matteo Cozzani può fare molto di più e meglio. Dice in merito alle nuove concessioni o trasformazioni di concessioni che verranno date allo stabilimento “Le Terrazze”: “ … anche Le Terrazze potrebbero trarne beneficio, anche perché avrebbero la possibilità magari di ampliare il loro numero di tavolini, piuttosto per la possibilità di mettere sdraio, eccetera. Per quanto mi riguarda, a me non crea nessun tipo di problema, anzi, se Le Terrazze avessero la possibilità di mettere qualche tavolino in più, forse riuscirà ad assumere qualche persona in più, e questo gioverebbe a tutto il paese. Se poi ci sono delle cose alle quale Le Terrazze non adempiono, è bene che l’amministrazione controlli e prenda le contromisure adeguate, però a mio modo di vedere, il fatto che Le Terrazze abbiano qualche tavolino in più non mi scandalizza, anzi.“.

Ma quante cose che sfuggono al Cozzani, Nardini-Pistone non aveva detto che non si doveva parlare di tavolini e inadempienze del titolare de “Le Terrazze” sugli oneri di urbanizzazione? Tavolini? Si perché così potranno mettere nuove cose in spiaggia, magari un chiosco ristorante-bar con tavolini, per rabbonirli e fare mettere a “Le Terrazze” qualche soldo in più per gli oneri di urbanizzazione, mai eseguiti (prolungamento passeggiata, campetto di calcio e posteggio interrato), o comunque darsi una mossa, dato che i soldi bloccati con fidejussione da 10 anni hanno perso valore. Poi, immaginiamo quanto gioverà al paese l’assunzione stagionale di un giovane sottopagato, magari residente a Spezia. Inoltre Matteo non si scandalizza, e perché dovrebbe? Per un tavolino, quando nel suo partito c’è una persona di nome Berlusconi, non avrebbe proprio senso scandalizzarsi, per un tavolino, e nemmeno per due, tre, quattro tavolini e molto altro.

Ma arrivano altre chicche, Matteo Cozzani continua: “… se avessimo accorciato i tempi per portare avanti questo progetto, forse potevamo già pensare di pianificare realmente un progetto esecutivo, non dico di cantierarlo, ma perlomeno di poter impostare una serie di contributi, cercando una serie di contributi oppure di impegnare una serie di somme che avevamo a disposizione nel bilancio e che oggi, probabilmente, non riusciremo più a trovare, tant’è che non abbiamo neanche presentato il piano triennale delle opere, perché il nostro bilancio, ahimè, piange sangue, in poche parole.
Detto questo, il nostro voto sarà un voto di astensione, proprio per questo motivo, perché nel merito è un progetto che abbiamo condiviso, sia in Conferenza dei capigruppo, che nelle varie occasioni in cui ci siamo confrontati, purtroppo però il fatto che ci siamo dilungati così tanto e che non siamo riusciti a portare a compimento in questa amministrazione, in questa legislatura, perché dalle notizie che abbiamo, fra un paio di mesi o forse anche meno, si andrà a votare, questo credo che sia un neo per tutto il Consiglio Comunale.“.

Se avessimo…“, usa il “noi” Matteo, perché non siamo “noi” opposizione e “loro” maggioranza, ma NOI, un’unica famiglia politica PDL e “PD meno elle” (per dirla alla Grillo). Il bilancio piange sangue e negli ultimi 5 anni nemmeno è uscito un progetto esecutivo, ovvero 5 anni in cui si sono bruciati soldi fermi in banca oppure bruciati e basta. Cozzani aggiunge che il progetto è condiviso, va bene, una figata, ma è passato troppo tempo e allora si astiene. Non sarà il timore di essersi compromesso troppo e di voler mantenere la parvenza di opposizione?

Ma ecco il finale col botto di Matteo Cozzani in un intervento successivo: “… ho detto soltanto che l’astensione deriva dal fatto che dopo cinque anni non siamo ancora riusciti a fare un progetto esecutivo di questo benedetto intervento, e non solo, ho ribadito anche la questione che purtroppo ad oggi, senza i soldi benedetti che ci siamo spesi, probabilmente questo progetto qua la fine non la vedrà neanche nella prossima legislatura, spero di sbagliarmi, ultimamente quando faccio le previsioni ci azzecco sempre.“.

E’ quest’acqua qua… e i soldi se li sono spesi, in altre opere (di bene?). Quindi i soldi fermi nella fidejussione non solo sono stati mangiati dall’inflazione, ma anche da altro? Ottimo! Gestione perfetta dei soldi e poi chi ci rimette? Temiamo che non sia difficile scoprirlo.

Ma meno male che c’è qualcuno che in opposizione sembra più ragionevole (e non lo diciamo con ironia), l’intervento del consigliere PDL Emilio Di Pelino merita l’esposizione integrale: “Sindaco, visto che il dottor Grondacci è il garante di questo rapporto qua, mi sarei aspettato di trovarlo qua, non so se è stato invitato, oppure è fuori sede, comunque si parla di rapporto finale, ma per rapporto finale mancano due cose fondamentali per definirlo tale, le conclusioni e la firma in calce: a mio avviso, questa è la relazione finale, ma non il finale del percorso di ascolto. Per quanto riguarda la delibera, nella delibera leggiamo di fare in atto un cambiamento della convenzione con il soggetto attuatore; io non so se questo è legale e si possa fare, però trovo difficile che il soggetto attuatore, una volta finita la sua opera, ha avuto tutti i titoli abilitativi, possa spendere, sborsare dei soldi in più per accondiscendere all’amministrazione comunale, se lo facesse, evidentemente si presuppone che ne trae dei vantaggi, poi se dei lavori si devono fare, non capisco perché si comincia dal fondo e non dal proseguimento della passeggiata, si potrebbe cominciare, anche se in notevole ritardo, e sicuramente quelle fidejussioni già depositate non saranno sufficienti, però non capisco perché non si possa cominciare dal proseguimento della passeggiata a mare fino alla seconda traversa Olivo.“.

Si, infatti, il dott. Grondacci ha poi capito che il rapporto finale del “percorso di ascolto”, pseudo-partecipato dalla collettività, doveva terminare come previsto da Nardini-Pistone e siccome così non è stato, via tutto. In più, Emilio Di Pelino usa una parola tabù: “legale”. Ci scusi Di Pelino, ma è sicuro di stare nel partito giusto? Lo sappiamo… qual’è il partito giusto? Un bel problema, pure la giunta ha avuto un brivido. Ma certo, se il Comune vende altra merce (concessioni) magari il titolare de “Le Terrazze” accetta e qualcosa si riesce a fare, magari quelle cose più utili a lui e poi la passeggiata (più utile a noi cittadini) chissenefrega, la facciamo dopo con altri soldi, i nostri (dei cittadini).

Conclusione: speriamo che Matteo Cozzani, che ci azzecca sempre, ci azzecchi anche questa volta e che i piani di Nardini-Pistone non vadano a segno, almeno non interamente.