Archivi tag: diritti

Portovenere (SP): la Regione Liguria ritocca il piano spiagge, ma la cementificazione non si ferma

Il Comune di Portovenere (SP) riceve il nulla osta al nuovo piano delle spiagge e demanio marittimo, ma con qualche brutta sorpresa per l’amministrazione. La spiaggia libera attrezzata prevista all’Olivo si dimezza, ma solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Il cemento non si ferma, almeno per ora, la spiaggetta delle sule sparirà, per diventare una banchina di cemento di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune di Portovenere, il 27 giugno scorso, ha ricevuto il nulla osta regionale alla variante al PUD, piano di utilizzo comunale del demanio marittimo, che ha visto una prima approvazione in Consiglio Comunale a dicembre 2018 e il respingimento di tutte le osservazioni (previste dalla legge) ricevute da parte di associazioni e singoli cittadini, tra cui le mie. La Regione a sua volta, però, ha dato seguito ad alcune delle osservazioni, ed ha indicato una serie di prescrizioni obbligatorie con il proprio decreto dirigenziale 3693 del 21.06.19. Il Comune dovrà impegnarsi ad applicare queste prescrizioni, con una nuova delibera nel prossimo Consiglio Comunale, previsto il 12.07.19 alle ore 18, ma nel complesso non c’è da stare contenti.

La Regione, in sostanza, smorza in alcuni punti, e non di poco conto, l’impianto del P.U.D. come voluto dal Comune, ma lascia ancora aperta la strada all’aumento della cementificazione costiera, a mio parere il punto principale e irrimediabile, una volta messo in atto. Ciò è legato allo spostamento dei pontili galleggianti, da via II Traversa Olivo alla spiaggetta (abbandonata da tempo) delle sule, posta tra lo stabilimento Sporting Beach e la stessa via appena citata.

Altro punto importante di questa variante al P.U.D., è la volontà di questa amministrazione nel voler trasformare le spiagge dell’Olivo, frontali alle attività commerciali, da libere a libere attrezzate. In Liguria però, troppo spesso, le spiagge libere attrezzate diventano stabilimenti balneari di fatto, con occupazione dell’arenile preventiva e a prescindere dall’arrivo effettivo di clienti per lettini e ombrelloni a noleggio. Se non aspettarsi l’invasione di spazi ulteriori, nel corso del tempo. Su questo, ad ogni modo, il Comune riceve una brutta sorpresa: la Regione ha imposto il dimezzamento dell’area prevista, da affidare in concessione di spiaggia libera attrezzata. Dobbiamo, su ciò, tenere conto che l’ampiezza dell’arenile e la sua morfologia, già poneva seri problemi alla convenienza economica della proposta, per un eventuale concessionario. Da considerare, inoltre, che per legge vanno posizionate cabine, toilette e servizi per disabili, riducendo non di poco gli spazi disponibili, certamente non ampi. Questo dimezzamento dell’area concessionabile rende, l’eventuale gestione della spiaggia libera attrezzata, ancora meno appetibile economicamente e, francamente, più a prezzi di saldo la concessione. A questo punto il Comune la farà, anche solo per orgoglio, ma ci perderanno tutti. Sicuramente si perderanno spazi. Meno persone potranno utilizzare questo tratto di spiaggia, se non altro perché la troveranno occupata da lettini ed ombrelloni, quando il portafoglio sarà già stato reso esangue dal costo dei parcheggi.

Veniamo alle prescrizioni imposte dalla Regione al Comune sul P.U.D., più nel dettaglio:

  1. la parte di costa lasciata libera dai pontili galleggianti, da trasferire davanti all’attuale spiaggetta delle sule, il Comune osava definirla spiaggia libera attrezzata, anche ad uso cani (SpaC). In realtà spiaggia non è, ma costa cementificata e pavimentata. Inoltre, sarebbe ad uso cani sopra ad un previsto paiolato sintetico, con l’ottima igiene conseguente alle fessure di tale pavimentazione. La Regione, giustamente, afferma che non si può definire “spiaggia”, ma “area attrezzata per l’utilizzo da parte di utenti con animali domestici”. Almeno questa presa in giro è stata disinnescata, ma viene comunque considerata area balneabile, sicuramente da bonificare, visto l’uso diportistico fatto sino ad oggi;
  2. la nuova spiaggia libera attrezzata all’Olivo (Spa1), davanti alle attività commerciali, non sarà di ml. 125, come previsto dal Comune, ma di ml. 76. In quanto la spiaggia libera attrezzata limitrofa allo stabilimento “Le Terrazze” (da cui viene trasferita) è attualmente di tale misura, ciò a non determinare un decremento di spiagge libere in proporzione, secondo la Regione. Da considerare poi che, per legge regionale, solo il 50% della concessione può essere utilizzato per gli impianti e l’attrezzatura , ivi compresi lettini e ombrelloni. Bene che la spiaggia libera attrezzata prevista sia stata dimezzata ma, in realtà, contestualmente, perdiamo due tratti di spiagge libere: 1) la spiaggetta delle sule sarà irrimediabilmente cementificata; 2) non è vero che si sposta una spiaggia libera attrezzata da una parte all’altra per ml. 76, dato che di fatto, sin dall’origine, nessuna spiaggia libera era stata assegnata in concessione come attrezzata. Quindi, alla fine, per il Comune è un brutto colpo vedersi dimezzato “l’affare”, ma i cittadini, comunque, perderanno la spiaggetta delle sule, benché abbandonata, ma recuperabile come da progetto che era stato elaborato già nel 2004. Il progetto, definito di “spiaggia sospesa”, mirava a consolidare e a recuperare arenile in quel tratto di costa. Un vero delitto di questi tempi, cementificare un tratto di costa recuperabile alla balneazione, soprattutto da noi, dove non si può certo scialare, visti gli spazi assai ristretti e, in buona parte, anche abusati. Siamo fra le regioni a maggior tasso di abuso e cementificazione, nulla da invidiare al sud d’Italia;
  3. la Regione, che il 25 marzo 2019 ha effettuato un sopralluogo nelle zone interessate, fa presente che la spiaggia libera attrezzata “…  dovrà essere completamente fruibile da persone disabili e pertanto la stessa dovrà essere dotata almeno di un servizio igienico, uno spogliatoio ed una doccia accessibili anche a persone disabili e relative rampe che colleghino la passeggiata con il piano arenile ed i servizi sopra citati …“. Aspetti non proprio facili da attuarsi sulle spiagge libere dell’Olivo, per nulla ampie in profondità e sfavorevoli come inclinazione dell’arenile. Forse conveniva lasciare la spiaggia libera attrezzata (formale, ma non sostanziale) dove era stata prevista prima, ci sarà stato un motivo logico, almeno come caratteristiche fisiche. Certo, lì dietro, ci sta pure la struttura “Le Terrazze” che, non manca (da tempo) di dare in affitto ombrelloni con piede in cemento (immagino trasportati dai clienti, dato che sarebbe vietato da parte dello stabilimento senza concessione specifica) e lettini. Mentre, in questo caso, per la spiaggia libera attrezzata nuova, in zona Olivo Via I Traversa, sembra che l’amministrazione segua un criterio diverso. Forse, si vogliono eliminare le bande dei ragazzi del pomeriggio? Forse, qualche commerciante in zona, già può proporre qualcuno dei servizi previsti, quindi gareggiare a prezzo più vantaggioso? Vedremo;
  4. la Regione scrive: “Solarium Calata Doria – prima del suo utilizzo sia verificata l’idoneità statica della copertura del manufatto per l’uso che se ne intende fare“. Meglio essere chiari, non si sa mai;
  5. pontile galleggiante N19, il famoso pontile misterioso de “Le Terrazze”. Ci sarebbe da scrivere un libro solo per questo, una storia degna di Conan Doyle, Roahl Dahl, ma anche Shakespeare. Un po’ giallo e un po’ fantastica, con risvolti da letteratura dell’imprevisto e commedia degli equivoci. Mi ha divertito tanto. Ora viene chiaramente alla superficie che, non solo il pontile era totalmente illegittimo da oltre dieci anni, perché inesistente nel P.U.D., ma è pure necessario metterlo a gara. Beh, una grande soddisfazione, dopo averci sbattuto la testa più volte, incrociando concessioni demaniali alquanto curiose e paesaggistiche (dell’ultim’ora) grottesche. Mi ricordo ancora i cartelli pubblicitari con scritto “pontile riservato ai clienti”. Ebbene, questo pontile galleggiante ci sarà, ma non davanti a “Le Terrazze”, per cui non più ad uso esclusivo loro. Slitterà, anche se di poco, davanti alla spiaggia libera limitrofa, in un punto dove l’accesso al mare dalla spiaggia è impedito da vecchie strutture, residui dell’attività di mitilicoltura. Per cui, non toglierà costa balneabile. Il pontile sarà stagionale (e non fisso come nella variante approvata in Consiglio), così ha chiesto il Comune, mentre la Regione studiava sulla questione nulla osta al P.U.D., probabilmente cercando di evitarne lo spostamento a svantaggio de “Le Terrazze”. A naso, però, direi che il Comune cambierà idea nuovamente e lo farà diventare fisso, vista la battaglia ormai persa. In ogni caso, però, il pontile N19 dovrebbe rientrare nel pacchetto da esaminare per la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) assieme agli altri pontili, come vedremo più avanti. Un “dettaglio” ulteriore trascurato da anni;
  6. la Regione indica: “Al fine di tutelare l’incolumità dell’utenza, il Comune per tutte le aree balneabili libere, prima dell’inizio di ogni stagione balneare, dovrà verificare la sicurezza delle scarpate eventualmente situate a ridosso delle spiagge o delle scogliere balneabili, ciò al fine di assicurare che le aree balneabili siano utilizzabili dai bagnanti in sicurezza“. Non so esattamente a quali casi si possa riferire, però è chiaro che le nostre spiagge non sono esattamente poco inclinate, come molte spiagge libere (soprattutto libere attrezzate) della costa ligure;
  7. molto importante la prescrizione n.7, ove la Regione impone la procedura di evidenza pubblica (gara) per tutte le nuove concessioni demaniali marittime destinate a soggetti diversi dal Comune. Che brutta sorpresa. Quindi pontili, spiagge e mi viene da pensare, anche aree “nuove” da destinare a somministrazione di cibi e bevande, quindi tavolini, sedie ed altro va messo a gara. Perché, non ho visto gara per la NUOVA concessione che il Comune vuole assegnare al Ristorante “Iseo” e il Bar “La Vigna”. Nuova, si. Così si legge nell’avviso pubblicato pochi giorni fa, il 1° luglio, in cui la “GBF s.r.l.” ha fatto istanza per il rilascio in concessione di ben tre aree demaniali marittime di mq. 77 di veranda, mq. 104 e mq. 45 di superfici scoperte per posa di tavoli, sedie, fioriere, bacheche amovibili ed arredi. Non c’erano tavoli esterni prima? Mi piacerebbe capire meglio, anche perché questa non è una istanza di variante, ma totalmente nuova. Quindi, Mr. Comune, come mai non metti a gara obbligatoria anche questa NUOVA concessione demaniale marittima?  Tralasciamo, per ora, la questione fallimento Iseo, anche questa da approfondire pubblicamente. Vedremo;
  8. la Regione indica l’obbligo di acquisire tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie per i pontili previsti davanti alla spiaggetta delle sule, denominati N18, e tutte le altre opere a mare che modificano l’utilizzo dello specchio acqueo, incluso il famoso N19 (si capisce). Una piccola tirata di orecchie? Mi pare di si. Insomma i pontili galleggianti (o meno) necessitano di V.I.A., paesaggistica seria, nulla osta del settore regionale del ciclo delle acque per immersione dei corpi morti, con conseguente supervisione all’immersione di ARPAL e Capitaneria di Porto (come non fu fatto per N19 e non mi fu dato ascolto). Pure l’ufficio delle dogane deve dire la sua, penserei, dato che si occupa di visibilità e controllo della costa, per eventuali traffici di materiali. In più, la C.P. deve dare parere in merito alla sicurezza in mare. Il Comune poi, vista la malaparata relativa al procedimento per la sistemazione dei nuovi pontili ai residenti in Palmaria e lato paese, che ha subito una brusca frenata nell’iter approvativo, proprio per la V.I.A., ha pensato bene di avviarne il procedimento di verifica di assoggettabilità, anche per il P.U.D. Questo, comunque, non a tempo debito ma ben in ritardo, solo il 13.06.19, a sole due settimane di anticipo dal nulla osta regionale. Non una bella figura;
  9. questa è una bella chicca nuova, la Regione ha imposto al Comune un ricalcolo degli utilizzi e delle percentuali, non solo a seguito delle prescrizioni precedenti, ma anche per elaborare due tabelle ulteriori che distinguano tra isola Palmaria e terra ferma. E qui viene il bello, per come era stato evidenziato in varie osservazioni al P.U.D.. Il Comune, era stato scritto anche da me, non indica da dove trae il fronte mare complessivo, se cioè include l’isola Palmaria o anche tratti di costa in mare aperto, per intenderci le spiagge delle Nere e delle Rosse, verso le Cinque Terre. Quest’ultime aree inaccessibili via terra e, per la verità, anche via mare, da tempo, per divieto dovuto alle frane di quel promontorio. Il Comune, poi, non può equiparare una spiaggia libera sull’isola, con quelle sulla terra ferma. E’ chiaro a tutti che l’accessibilità è ben diversa, considerando non solo persone meno abbienti (il biglietto per il traghetto è più caro di un bus, anche con tariffa residenti), ma anche anziani e disabili, che hanno difficoltà a deambulare per prendere un traghetto. Ebbene, da questo conteggio, appare subito evidente che, per quanto attiene la terra ferma, la percentuale degli arenili liberi e liberi attrezzati da contarsi assieme (unico parametro considerato dalla legge regionale, anche questo ingiusto, perché non distingue le libere vere dalle attrezzate) e gli stabilimenti balneari è di SOLO il 26,44% , di cui l’11,50% sarà libera attrezzata, ovvero: solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Per chi vuole capire il conteggio, questi i numeri in ml.:  arenili liberi 98,70, spiaggia libera attrezzata 76,00, stabilimenti balneari 486,00. Capite bene che sulla terra ferma rimane solo un 9% di autentica spiaggia libera, rispetto al fronte mare complessivo di aree balneabili (che include stabilimenti, spiagge libere, libere attrezzate, scogliera e pure l’area cani cementificata considerata balneabile). Una bella fregatura! Il tutto pensando anche alla situazione regionale, secondo un rapporto di Legambiente del 2018, per il quale la Liguria presenta una delle più basse percentuali di superficie di litorale non occupata da concessioni balneari: appena il 14%, molto meno anche dell’Emilia Romagna, al 23%. Vedremo se la Regione si attiverà, una volta ricevuti questi numeri che il Comune ha dovuto rendere più chiari, senza tema di smentita: scandalosi!

Per ora mi fermo qui. Attendiamo il consiglio comunale del 05.07 e le chiacchiere conseguenti. Vedremo se la Regione si farà sentire nuovamente, come mi auguro, ma con ben poche speranze. Soprattutto, sarà importante che si facciano sentire i cittadini (non certo i locali che usano poco quelle spiagge), ben prima della brutta sorpresa prevista per la prossima stagione balneare.

 

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?

Gli antefatti li trovate in questi articoli:

Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?

Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.

Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.

Lettera aperta al Presidente del Tribunale di La Spezia - 08.05.19

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.

Portovenere (SP): a rischio le spiagge libere all’Olivo. Mandate le vostre osservazioni al Comune

Buona parte delle spiagge libere a Portovenere, in zona Olivo, diventeranno spiagge libere attrezzate, ovvero stabilimenti di fatto. La facoltà di scegliere fra stabilimento, risparmio e libertà verrà limitata. Fatevi sentire, il Comune, per normativa, dovrà rispondere alle vostre osservazioni formali da inviare entro il 15 gennaio 2019. Lo stesso dovrà fare la Regione Liguria, prima del rilascio del nulla osta definitivo al nuovo piano del demanio marittimo.

Il Sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, il 14 dicembre scorso, ha fatto approvare in Consiglio Comunale una variante al P.U.D. (Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo), con la quale si trasformano le spiagge libere, frontali ai bar e ristoranti, in spiagge libere attrezzate. Questo, soprattutto in Liguria, significa stabilimento balneare di fatto. In pratica, il 50% di questo tratto di litorale, segnato come “Spa1” nella mappa della variante, verrà permanentemente occupato da lettini ed ombrelloni (non da escludere che si vada oltre viste le abitudini nel nostro paese) e non si potrà usare senza pagare il noleggio di questa attrezzatura. In più, come immaginabile, dovrà essere prevista una zona per la gestione di questa spiaggia, un chiosco o simili, se non anche un piccolo bar. Ma di spazio da scialare non c’è. E’ altrettanto immaginabile, come succede praticamente sempre con concessioni sui beni pubblici di ogni tipo, che nel corso del tempo avremo allargamenti, magari vasi, pali, cordoli e altro, a confinare e inglobare.

All’Olivo ci sono gli unici tratti di litorale con arenili (non scogliere o massicciate) facilmente raggiungibili (anche dalla città) con mezzi terrestri e fuori diga, o fuori porto, come la spiaggetta in paese. Le uniche spiagge facili e dignitose per la balneazione, per chi vuole spendere meno. Le uniche spiagge facili per anziani, bambini e disabili. Sono spiagge libere che non possono essere paragonate, proprio per queste peculiarità, con le spiagge di Le Grazie (entro diga e balneabili?) e, più lontano, con quelle dell’isola Palmaria, le Nere o le Rosse, raggiungibili solo in barca o con i traghetti. Quindi a prezzi che possono permettersi i più, soprattutto con frequenza.

Inoltre, lo spostamento dei pontili dall’inizio del tratto di via II Traversa Olivo, verso il centro della baia, nella zona denominata “N18” sulla mappa della variante, determinerà la fine definitiva di quel tratto di spiaggia abbandonato da tempo e mai consolidato, magari con ripascimenti stagionali come gli altri arenili pubblici. La stessa area di riproduzione delle Sule, uccelli pelagici, sarà di fatto eliminata. In cambio si libererà quel tratto di costa (“SpaC” sulla variante) dove stanno ora quei pontili, ovvero non una spiaggia ma quasi completamente un pavimento cementato, il quale verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico. Una spiaggia vera (anche se maltrattata), perciò, lascerà il posto ad un tratto di costa cementificato, in più attrezzato e anche per i cani. Capite bene che lo scambio con una spiaggia che avrebbe dovuto rimanere ad arenile è assolutamente impari.

In pratica, solo la spiaggia limitrofa a Le Terrazze rimarrà libera. Rispetto al P.U.D. precedente, formalmente, cambierà denominazione da libera attrezzata (P.U.D. vigente “Spa2”) a libera “Sp4”, anche se, sempre formalmente, non è mai stata utilizzata come attrezzata e tanto meno data in concessione come tale. Anche se si, lo sappiamo, qualcuno ci metteva qualche ombrellone su richiesta.

Ora sta anche a Voi farvi ascoltare e non lo dico solo ai cittadini di Portovenere, che queste spiagge le usano meno (magari perché hanno la barca) rispetto a chi vive in altre zone. Lo dico soprattutto a che vive nei paesi limitrofi come, in maggioranza, in città e viene spesso a fare il bagno all’Olivo. Lo dico anche a coloro che hanno una seconda casa e queste spiagge le vivono stagionalmente. Le spiagge degli spezzini non saranno più libere, i ragazzi, in particolar modo, verranno scacciati anche da qui e non solo dal paese. Forse buon senso vorrebbe che ai ragazzi non si impedisse di avere aree di svago, ma di ricevere l’educazione appropriata, in famiglia come a scuola, come fuori grazie ad un’appropriata vigilanza. Tutto questo poi perché, per avere un paese di “VIP” e con accessi limitati ai meno abbienti? Già ci pensano le tariffe dei parcheggi pubblici, visibili o meno.

Detto questo, ora avete facoltà di parola, per procedura formale, anche se non specificato ampiamente nella delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18. Ogni frequentatore di queste spiagge è di fatto un soggetto legittimato, anche se, ovviamente il Comune cercherà di limitare la voce ai soli residenti ed esercenti commerciali. Fatevi comunque ascoltare. Per procedura formale, il Comune dovrà attendere le vostre osservazioni fino a 15 gg. dopo il termine della pubblicazione all’albo pretorio, ovvero fino a 15 gg. a partire dal 01.01.19. Per sicurezza, considerate il 15 gennaio 2019 termine ultimo per inviare le vostre osservazioni formali al Comune di Porto Venere, possibilmente per PEC a protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it o raccomandata (Via Garibaldi, 9 – 19025 Portovenere – SP). Per mail semplice a sindaco@comune.portovenere.sp.it non è garantito il vostro ascolto ma meglio di nulla. Se volete, inviate una copia anche a me partigianocivico@gmail.com, eventualmente per usare le vostre motivazioni anche in un secondo tempo. Questo, ovviamente, vale a maggior ragione per le associazioni. Il Comune, per normativa, dovrà accogliere o respingere le singole osservazioni motivandole una ad una. Dopo ciò, dovrà anche approvare una nuova delibera, prima di fare richiesta alla Regione Liguria del nulla osta sulla variante al P.U.D.. Assieme invierà tutte le osservazioni e le risposte del Comune. Anche la Regione Liguria, prima del rilascio del nulla osta, dovrà valutare tutte le vostre osservazioni. Intanto vi invito a farle. Trovate tutta la documentazione, anche dopo il termine della pubblicazione, a questo link (https://drive.google.com/open?id=1h5QlHZJtwKT74UjIyECbQY8Mkp4S-MBM), assieme a dettagli di mappe e un volantino dell’Associazione Posidonia, che si sta prodigando per la difesa dei nostri luoghi ed anche per questo caso specifico.

Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Io censurato e bannato (pure insultato) perché non devo più rompere i c.

Arieccoci, nuovamente censurato e bannato dal gruppo “Il Comune siamo noi” (ovvero sono loro), ideato “per migliorare la vita dei cittadini” ma, in effetti, diciamola tutta, gruppo di riferimento dei fan del sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani. Creato e gestito, a fasi alterne, dal sig. Giovanni Dotti, alias “il sindaco della calata”, non ha mai spiccato per aderenze ai principi democratici italiani e, soprattutto, per tenuta alle basilari regole di convivenza civile ed educazione. Lo spirito del gruppo (impropriamente definito blog) è racchiuso in queste ultime parole dal suo fondatore: “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“. In maiuscolo, giusto per parlare forte e chiaro. Più chiaro di così!

rompere i c.

Ebbene, ora la mia colpa è stata innescata da una bonaria sfida tra me e l’avvocato Andrea Della Croce, dopo esserci incontrati in Tribunale, io come imputato su querela del sindaco e lui come legale di quest’ultimo, avendo mantenuto tra noi quel feeling ormai instaurato da alcuni anni: ci pizzichiamo volentieri. Per chi non lo sapesse, dalla querela ne sono uscito assolto definitivamente già in primo grado, con buona pace dei soldi dei contribuenti che hanno pagato la tutela legale a sindaco e Comune.

L’avvocato ha fatto la prima mossa, probabilmente esasperato dalle varie critiche piovute da parte di concittadini, ma anche dalle recenti informazioni ed esternazioni del sottoscritto riferite alla vicenda dei soldi dell’Autorità Portuale, gentilmente offerti a beneficio del Comune di Portovenere, per il tramite delle aziende di famiglia del primo cittadino. Come ho fatto mesi fa, in mancanza di chiarimenti, ho chiesto nuovamente le dimissioni di colui che tiene la chiave della città (paese), quantomeno per opportunità, per etica. Ma non solo, ho ulteriormente messo in pericolo il buon nome del sindaco con un dettagliato articolo sui recenti ripascimenti delle spiagge all’Olivo, sempre a Portovenere. In questo ultimo testo, mi è toccato smentire documentalmente le affermazioni del sig. Matteo Cozzani.

Per tutto ciò, l’avv. Della Croce ha ritenuto opportuno postare sul gruppo una frase di J.F.K., “Non chiedetevi sempre cosa può fare il vostro Paese per voi; chiedetevi prima cosa potete fare voi per il vostro Paese” (riporto testuale dal post), arricchita da un commento, ovvero dispiacendosi che J.F.K. fosse morto invano. Il senso era: smettete di criticare o di porre problemi, arrangiatevi e osannate la nostra splendente amministrazione su cui il sole sempre splende. Ma non solo, l’avvocato ha anche violato uno dei cardini che da sempre viene religiosamente rispettato (vabbè) sul gruppo, scrivere solo di questioni di interesse pubblico nell’ambito del Comune, non opinioni slegate da un contesto concreto. Si appunto, come se non si fossero visti post del tutto personali, anche con insulti generalizzati o meno ma, questo si, sempre e solamente da parte del cerchio magico locale. E quindi, tutto ok, l’avvocato nel cerchio magico c’è a pieno titolo, quindi può.

A questo punto giunge il solito guastafeste, il Brunetti, quello che cova rancore e odio per questa splendida gente alla guida del nostro fulgido e sempreverde paese. Insomma, questo “partigiano civico” (il mio blog), dopo essere stato querelato ed anche insultato a riprese settimanali, mensili o annuali, per aver riportato notizie e aver fatto critiche del tutto civili, ancora non molla. E cosa ho fatto? Beh, ho osato mettere un post con una frase di Rodotà: “I valori devono vivere in spazi liberi e pubblici di confronto.“, con annesso commento, ovvero speranza che i valori democratici trasmessi dal professore non venissero dispersi.

Ehhh!!! Tuoni e fulmini! Rodotà?!!! Spazi liberi e pubblici di confronto?!!! Giammai! E come primo commento giunge una poco dolce signora che mi riserva un paio di improperi ben piazzati. Dato che era la terza volta, l’ho avvisata che trattasi di diffamazione aggravata, equiparata a mezzo stampa. Per identica cosa, ripetutasi a cadenza più o meno regolare, fino a pochi giorni fa, come scrivevo prima, sto aspettando giustizia dal 2014.

Insomma, dato che ormai il callo l’ho fatto, non mollo, con sommo dispiacere dei soldati del re e della corte (e pure del re, tutti che ben frequentano il gruppo), visto che mai, dico mai, hanno proferito verbo, non dico a difesa mia, ma a tutela della buona educazione, come minimo. Chi è poi che cova odio?

La vicenda termina, quindi, con una bella espulsione, dopo che un tutore del gruppo, non sapendo più che pesci prendere, pur espertissimo in scalate acrobatiche ed estreme sugli specchi, si ritrova a terra per dare senso al post dell’avvocato rispetto al mio, scrivendo: “Il post di Andrea [Della Croce, ndr] era una esortazione positiva alla convivenza in una comunità. Principio consono al nostro caso.“. Capite bene che la frase di Rodotà, invece, effettivamente, era un pesante incitamento alla violenza. Beh, non reggendo al peso della logica matematica, il nostro povero tutore è crollato. Non ha retto, ed ha pensato che unica via di fuga fosse cliccare, per eliminare il temibilissimo terrorista Brunetti, il distruttore del positivismo locale, invece di correre sulla cima dello specchio, ormai troppo scivoloso.

Ma io continuerò a scrivere (sul mio blog e su FB), spero presto di scrivere nuovamente sui ripascimenti, data nuova nota giunta da ARPAL. Non è poi detto che non scriva più dettagliatamente in merito ad un pezzettino di storia del caro gruppo de “Il Comune siamo noi” (ovvero voi), su cui da tempo mi ero ripromesso di scrivere, con documentazione allegata, ma che avevo lasciato nel cassetto per motivi di opportunità giudiziario-legale.

Un silenzio istituzionale inaccettabile

Ma questo gruppo “del Comune” ci fa o ci è? La politica social ai tempi di FB

Portovenere (SP): censura ad personam

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte II

Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

 

Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Portovenere (SP), Daniele Brunetti assolto in primo grado dal reato di diffamazione su querela del sindaco, Matteo Cozzani.

Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/leviphotos/2332987961/">noyava</a> via <a href="http://foter.com/">Foter.com</a> / <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">CC BY-NC-SA</a>Assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. Il presunto reato era diffamazione aggravata tramite internet, su querela presentata dall’attuale sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani.

Per questo risultato devo, innanzitutto, ringraziare i miei avvocati dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, che si occupano dello sportello legale a tutela di giornalisti, bloggers e cronisti indipendenti. Tramite Ossigeno e MLDI (Media Legal Defence Initiative) è possibile ottenere assistenza legale gratuita nell’ambito dell’attività nel campo dell’informazione. L’associazione è, perciò, un importante presidio a difesa della libera informazione e della democrazia.

Ancora oggi, mi chiedo quale fosse il presunto reato e, soprattutto, quale fosse il reato individuato dal Pubblico Ministero nel testo: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla richiesta: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Un sindaco non ha facoltà di operare scelte politiche? Una pratica, che cos’è? E’ un procedimento amministrativo? O un iter non formalizzato? Senza, però, entrare nelle questioni accademiche di cosa si intenda per “pratica“, punto, non seguita da alcun aggettivo e quindi capire il senso del termine “sospesa“, mi pare non secondario rilevare un dettaglio. Il dettaglio era questo, dieci giorni dopo aver rilevato e riportato quell’informazione datami da un pubblico ufficiale e non in via riservata, ho avuto un lungo colloquio telefonico con un altro agente della Polizia Municipale. Durata 8 minuti e 24 secondi, eh si, registrato. Col senno di poi, mi dico che avrei dovuto registrare già la prima conversazione, ad ogni modo, registrai altra conversazione con altro agente, dieci giorni più tardi, il 30 settembre 2014. Questo ben prima di venire querelato in data 20 ottobre, ben prima della notizia della querela e della delibera che ne formalizzò la proposizione, in data 17.10.14. La telefonata, che verteva in tutt’altra questione per circa 8 minuti, fu tra l’altro sostanzialmente verbalizzata da me in una PEC inviata al Comune il 09.10.14. Che culo! Mi dico, che faccio bene a verbalizzare e formalizzare ciò che non mi viene ufficialmente messo per iscritto e che giudico di una certa rilevanza.

Il tema della telefonata, però, era altro, solo gli ultimi 22 secondi riportano alla questione che ha fatto scatenare la reazione del sindaco, cioè la annosa questione degli oneri di urbanizzazione legata al P.U.O. “Le Terrazze”, complesso turistico ricettivo di Portovenere che include: una residenza turistico alberghiera, uno stabilimento balneare, bar, ristorante, parcheggi pubblici e privati e opere ancora incompiute. In buona parte oneri di urbanizzazione ancora mancanti, come il prolungamento di una passeggiata lungo mare (a scomputo), un campo di calcetto, ma anche un’opera di consolidamento della costa, per la spiaggia sottostante (più o meno esistente) ed inclusa nel prolungamento della passeggiata. Oltre a ciò, è ancora da terminare una consistente parte di parcheggi privati interrati, dato che quelli previsti in superficie nell’area sterrata al termine della struttura (ma già operativi da anni), sarebbero in buona parte pubblici. Solo quelli pubblici nell’area incompiuta sarebbero 28, cosa che, all’epoca della querela, non conoscevo. Allora sapevo solamente dei parcheggi pubblici (17) edificati da anni, posti davanti al residence, ad oggi ancora privi di segnaletica stradale regolamentare, orizzontale e verticale. Invisibili per questo, perché non distinguibili da parcheggi privati posti, oltretutto, dopo uno stretto varco, a senso unico alternato, che difficilmente una persona può intendere come varco di accesso pubblico libero, con o senza striscioni pubblicitari o addetti privati a controllare. Ma lo vedremo in altro articolo, assieme alle carte.

Torno alla telefonata, avuta il 30.09.14, con un agente della Polizia Locale. Ebbene, volgeva il termine della chiamata, riporto la mia trascrizione (BD sono io, PL è l’agente di Polizia Locale):

BD – Vabbè. La sanatoria riguarda la materia edilizia non la materia commerciale. Stiamo facendo un po’ di confusione. Vabbè, comunque finiamola qua, perché vedo che non ci capiamo. Ehhh, niente. (min 08:02) Invece, per quanto riguarda la questione che avevo già fatto protocollare, mandato per PEC, “Le Terrazze”, li la questione…
PL – “Le Terrazze” io questo non l’ho seguito
BD – Non la sta seguendo lei
PL- Non la sto seguendo io “Le Terrazze”, comunque le sto dicendo che sta… ehhh le posso dire che è stato bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione
BD – Si… si allora mi conferma quello che mi era stato detto… in sostanza
PL – Va bene?
BD – Va bene. La ringrazio, buon…

bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione“, questo è il senso della questione. Non c’è riservatezza, non c’è segretezza, non c’è alcun tono che faccia intendere qualcosa di sospetto, ad esempio un ipotizzato abuso d’ufficio, per come l’ha inteso il sindaco. Nulla di tutto ciò, è stato del tutto normale e naturale, tanto è vero che, sia dall’ex-comandante Pruzzo, che dall’agente nella telefonata, sono stato indirizzato a sindaco o amministrazione, non all’ufficio tecnico. Perché non avrei dovuto ritenere come fonte valida un pubblico ufficiale? Poi diventati due pubblici ufficiali? Cosa vogliamo fare, querelare anche gli agenti della municipale? Insomma tutto rientrava, pure per me, nel normale quadro delle facoltà decisionali del sindaco, punto. Nulla di più, nulla di meno. Certamente la questione Le Terrazze rimane da anni incompiuta, nella parte più importante riguardante gli interessi pubblici, cosa che prima di me rilevò già l’associazione locale “Posidonia” in un articolo sul loro blog del 14.02.13, dal titolo “Strade negate 2“, ancora online. Non mi sembra, poi, che loro siano stati delicati con l’amministrazione di allora (Nardini-Pistone): “… Neppure i parcheggi in realtà sono pubblici perché, oltre all’impossibilità di accedervi fuori stagione per la presenza del cancello, se fossero tali dovrebbe avere valore anche per quell’area il pass residenti oppure il biglietto rilasciato dal parcometro che gestisce i parcheggi nell’area della II traversa Olivo e non dovrebbe essere necessario pagare altro biglietto. Domanda non secondaria: il ricavato da questi parcheggi ad uso pubblico va nelle casse del Comune?“. Anche del cancello, poi abbattuto a seguito di ordinanza del 24.07.13, ne scriverò nuovamente.

Dunque, anche la telefonata registrata fu depositata presso il P.M. in Procura, prima del mio rinvio a giudizio, cosa che però avvenne pochi giorni dopo. Non mi spiegai il perché, ed in seguito non mi spiegai perché la Procura non sentì l’agente della telefonata, persino senza chiamarlo a testimoniare nel processo. In udienza ebbi la risposta, quando il mio avvocato, Valerio Vartolo, chiese di depositare la registrazione telefonica, a seguito dell’esame in udienza dell’agente, chiamato dalla mia difesa. Ebbene, le ragioni della illegittimità della prova, per la Procura (seguita a ruota dalla difesa del sindaco), erano sostanzialmente tre:

  1. l’interlocutore non era a conoscenza della registrazione in corso;
  2. vi è strumentalità della prova precostituita;
  3. la modalità della trascrizione non è certificata.

Vi immaginate quanti processi debbano andare all’aria perché basati anche su prove registrate da persone implicate? La giurisprudenza, poi, appare chiara nel merito. Non vi è mai capitato di leggere di giornalisti che registrano le conversazioni, visto che le ritrattazioni sono all’ordine del giorno? Un esempio recentissimo, Berdini, l’assessore all’urbanistica della giunta Raggi a Roma, smentito dalle registrazioni. Anche se lì potrebbe esserci una questione di deontologia professionale giornalistica, visto che Berdini aveva chiesto la riservatezza. Un giornalista sarebbe tenuto a rispettare il segreto delle fonti. Ma questo è altro tema e non fa parte di questo mio caso specifico. Nessuno mi ha chiesto riservatezza, a prescindere dal non sapere di essere registrato. Cosa che potrebbe aver avuto senso se ritenuta, ad esempio, confidenza in merito ad un atto avvenuto in violazione della legge. Di esempi, ad ogni modo, ne possiamo fare tantissimi.

“Strumentalità della prova precostituita”, francamente faccio fatica a capirne il senso, dato che non se ne contesta la veridicità e nemmeno la data in cui è avvenuta (viste le prove di contesto depositate), ovvero ben prima di conoscere l’intenzione del sindaco di sporgere querela, avvenuta 17 giorni dopo.

La trascrizione non è certificata, ok. La trascrizione è stata depositata con il cd della registrazione, non mi pare insormontabile il problema, tanto da invalidare la prova.

Ovviamente, la prova fu acquisita dal giudice ed è questo che mi rende incomprensibile il mio rinvio a giudizio. Ma certo, le questioni non erano tutte qui. Il processo non è stato banale, nonostante le premesse al capo d’accusa, anzi proprio per quello direi. La presunta diffamazione non era certo intellegibile di primo acchito, perciò, chi poteva intenderla come tale tra il pubblico? Credo, però, risulti per voi noioso, e poco interessante riproporne pedissequamente la storia, dato che non è certo un caso di importanza nazionale. L’importanza, però, sta nel senso generale delle cose, che indubbiamente si riflette sui tanti casi simili nella nostra penisola e nel mondo. Dov’è il limite tra informazione e diffamazione? Dov’è il limite tra informazione e autocensura? Dov’è il limite tra critica politica e calunnia? In mancanza del buon senso, possiamo riferirci all’orientamento giuridico che ne dà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ripresa dalla mia difesa nel processo. Corte per la quale, a voler sintetizzare il più possibile, un pubblico amministratore, per il ruolo che svolge, è tenuto a subire critiche, anche un po’ ingiuste, dato che il suo ruolo è quello di dimostrare con i propri atti politici e amministrativi il proprio valore e le proprie capacità di operare per il buon governo della cosa pubblica. Ciò, senza dover comprimere le libere opinioni e l’informazione, se orientate a valutare il suo operato e non la sua persona. L’opinione pubblica, come l’informazione e la critica, rimangono, perciò, parti essenziali nella vita sociale di ogni paese democratico. Spero che, anche il mio caso, possa servire da esempio, come del resto è stato a proprio modo utile a farmi capire molte più cose, soprattutto a non rinunciare ad informare, ad esporre critiche, ma nel più razionale dei modi, conoscendo i temi esposti sulla base di una rigorosa ricerca documentale e di fonti attendibili.

Tornando alla frase del capo d’accusa e alla connessa domanda, il sindaco mi rispose? No, mi querelò. In seguito feci alcuni accessi agli atti, dovetti anche arrivare sino al Consiglio di Stato, ad ogni modo, nei prossimi articoli, intendo riprendere il tema nel merito, ovvero nella questione dell’incompiuto P.U.O. de “Le Terrazze”. Farò anche una breve parentesi sugli insulti come metodo intimidatorio, atti a zittire le opinioni altrui. L’insulto non va mai tollerato, perché è un’arma impropria al servizio delle prepotenze, è la base dei regimi non democratici.

Articolo correlato: A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

Per approfondire: Dossier “Le Terrazze”

Grazie Ossigeno per l’informazione, questo l’articolo sul loro sito: Il blogger Daniele Brunetti. Grazie Ossigeno. Questo il mio calvario

Le motivazioni giuridiche dei legali di Ossigeno: Sindaco querela. Giudice assolve applicando le regole europee

Photo credit: noyava via Foter.com / CC BY-NC-SA

Gas ed Elettricità: la truffa ti chiama al telefono

stockvault-fireball136952Parliamo di gas ed elettricità. Una direttiva europea e di conseguenza il nostro governo, assieme all’Autorità per l’energia, ci stanno obbligando a passare dal contratto a maggior tutela al mercato libero. Dal 2018, probabilmente, tutti i contratti a maggior tutela verranno aboliti per legge. Chi avesse già provato l’ebrezza del mercato libero (circa il 25% degli utenti e delle PMI) avrà potuto verificare che il tanto declamato blocco della tariffa (o sconti) è in gran parte un’enorme bufala, in quanto il blocco tariffario si riferisce solo ad una delle tante voci che concorrono a formare il prezzo finale per l’utente. Le altre voci, guarda un po’, si incrementano liberamente, di solito.

Ebbene, la nostra Autorità per l’energia ha messo in piedi un piano (per ora limitato all’energia elettrica) che prevede un contratto tariffario intermedio, per aiutare (pare) l’utente a prendere il largo tra i marosi del mercato libero. Questo contratto ponte, che rimane opzionale, entra in vigore dal 1 gennaio 2017 e si chiama “Tutela Simile”. Tramite tale tipologia contrattuale sarebbe garantita la vigilanza dell’autorità, con “sconti” che varierebbero tra le diverse società fornitrici. La “Tutela Simile” viene stipulata esclusivamente via web, si potrà aderire fino al 30 giugno 2018, per la durata massima di 12 mesi, dopo di che verrete catapultati sul mercato libero, o potrete tornare alla maggiore tutela, se ancora esisterà.

Al momento, gran parte delle associazioni dei consumatori non paiono reagire più di tanto a questi cambiamenti, anche perché sono state coinvolte nel processo da parte dell’Acquirente Unico (garante della fornitura di energia elettrica alle famiglie e alle piccole imprese). Ente che  si occupa anche di gestire il processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Infatti, il passaggio dalla maggior tutela alla tutela simile, può essere effettuato anche tramite una delle associazioni dei consumatori accreditate presso l’Acquirente Unico.

Inoltre, sempre da Gennaio 2017, a seguito della delibera 296/2015/R/COM dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, tutte le società che operano in ambito energetico dovranno avere denominazione sociale e marchio distinti a seconda se operano nel mercato libero o a maggior tutela. Questo comporta, ad esempio, che il marchio “ENEL” rimane per la società operante nel mercato libero, mentre la parte di ENEL che opererà formalmente con diversa società nel servizio a maggior tutela si chiamerà “Servizio Elettrico Nazionale”. Questa separazione formale più chiara, tra società dello stesso gruppo che operano su mercati diversi, dovrebbe aiutare l’utente a capire meglio la fonte che gli sottopone delle proposte commerciali. Magari queste società avranno stessa sede e stessi uffici, ma sarà più difficile nascondersi dietro nomi troppo simili (quasi uguali) per fare proposte commerciali che, a vostra insaputa, vi faranno passare dal mercato a maggior tutela a quello libero. Ovviamente, le società con marchi storicamente più conosciuti, tenderanno a mantenere il vecchio nome sul mercato libero, proprio per invogliarvi a seguirle su tale mercato, possibilmente sempre a vostra insaputa. Quindi, attenzione.

Attenzione perché, tutto ciò, a quanto pare, sta mandando in fibrillazione le compagnie energetiche fornitrici di luce o gas agli utenti finali. Tanto che nelle ultime settimane, probabilmente, vi sarà capitato di essere stati oggetto di chiamate telefoniche, di solito durante il pranzo o la cena, con le quali vengono fatte proposte commerciali mascherate in tutto e per tutto. Ecco alcuni esempi su cui riporre la massima attenzione:

  • un addetto/a di una società del gas (attuale vs. fornitore) vi propone un “aggiornamento della tariffa del gas“, perché il mercato è favorevole e la vostra tariffa risulta più alta. Durante la telefonata, l’operatore non vi parla di variazione contrattuale, o di cambio società, ma solamente di “aggiornamento“, di “blocco tariffa“, di “sconto” e di “lettura informativa poi spedita via email(in realtà nuovo contratto). L’obiettivo è, in realtà, di farvi passare dal servizio a maggior tutela ad una nuova tipologia contrattuale (mercato libero?), ovvero un diverso contratto per sganciarvi anticipatamente dalla maggiore tutela. Se poi dite che volete capire meglio, chiedendo se loro intendono farvi cambiare tipologia contrattuale, da maggior tutela a mercato libero, vi potrebbero rispondere che tanto dal 1 gennaio il servizio a maggior tutela non esisterà più, affermazione del tutto falsa (!!!);
  • altro addetto/a, della stessa società del gas di prima, vi chiama dopo alcuni giorni dalla chiamata precedente. Anche questo/a signore/a vi parla solamente di “aggiornamento tariffario“, ma nega con decisione la necessità di un cambio contrattuale o di tipologia contrattuale, ribadisce che si tratta esclusivamente di un cambio tariffario (chissà, magari perché siete simpatici?);
  • vi telefona un addetto/a, stavolta, di una società elettrica. Riesce a malapena a farsi comprendere, la lingua italiana non è il suo forte. Sembra di origine extra-europea, inizia a raccontarvi (almeno tenta) una serie di cose e di sconti, ma tutto è alquanto incomprensibile. Mi spiace ma non comprendo, fine della chiamata;
  • la stessa società elettrica (vs. fornitore attuale) di prima vi richiama dopo alcuni giorni. E’ un operatore italiano, ora si capisce, o meglio si capiscono le parole, ma non quello che vuole da voi. Esordisce dicendo qualcosa come, la nostra società passa da distribuzione ad energia (???) in fascia mono-oraria (immagino sappiate delle fasce bi-orarie attuali). Però aggiunge: “dal mercato tutelato a quello libero“. Ah, ok, bravo! Continua dicendo: “Se lei vuole restare con noi basta fare una registrazione telefonica” (?!?!?!). Se invece non si provvede a fare questa registrazione, dal 1 gennaio, cambia società. Oddio, cioè? L’operatore, dice che in questo caso si finisce in una società con mercato gestito dallo Stato. Ah ok, allora si rimane nel mercato a maggior tutela? NO (!!!), risponde l’addetto. Beh, o lui ha le idee poco chiare, oppure vuole confondere le vostre. Se chiedete di farvi avere le cose per mail, o posta, vi dice che già ha mandato tutto con l’ultima fattura. Ma se poi gli leggete il contenuto della lettera allegata alla fattura, dove si scrive che dal 1 gennaio la società in ambito a maggior tutela cambia solo il nome, beh… vi chiude la chiamata. Eccolo lì.

Capite bene che queste sono modalità ingannevoli, sono pratiche commerciali scorrette che meritano anche di essere sanzionate. Ecco perché sarebbe bene informare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust. Inutile, a quanto pare, segnalare questi episodi alla stessa Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, che tratta solo le segnalazioni dopo reclamo presentato alla società energetica. Se, però, inviate la segnalazione di pratiche scorrette all’Acquirente Unico (che dovrebbe tutelarvi come mission istituzionale), magari vi rispondono in pochi giorni, o meno di una settimana (evidentemente interessati ad essere rapidi). Ma vi arriva, almeno a me è capitato così, una letterona piena di parole, che non risponde nel merito della vostra segnalazione (che loro chiamano “richiesta di informazioni“!!!). La riporto per cronaca e per far capire come gira il mondo, anzi l’Italia. Segno evidente che è meglio girare al largo e cercare altre sponde di tutela. Peccato perché, una volta, l’Acquirente Unico funzionava e bene quando si trattava di tutelare gli utenti. Come dire, il “progresso”.

Ad ogni modo un consiglio, se da queste chiamate importune e malevoli ne volete uscire con dignità, dite che quando avverrà l’abolizione del servizio a maggior tutela deciderete sul momento, oppure di inviarvi tutto per iscritto per poter valutare bene. Detto ciò, mai accettare proposte commerciali porta a porta, per telefono, per strada o al centro commerciale mentre andate a fare shopping, sempre pretendere tutto per iscritto da valutare con calma, in poltrona o al computer, senza promotori che vi ansimano sul collo o che vi fanno il gioco delle tre carte.

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

———–

Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio


Aggiornamenti e articoli correlati

TAR Liguria: le concessioni demaniali marittime NON impattano l’ambiente (!!!)

Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Tavola unica

Portovenere (SP) Le Terrazze: ripristino da abusi e/o danni? Un caso di successo per le informazioni ai cittadini

Vittoria? In pratica si, ma che fatica per far valere i propri diritti! Questa, secondo me, è la morale della vicenda su cui ho scritto in precedenza alcuni articoli e riguarda un accesso agli atti ambientale rigettato, poi ripresentato tramite la normativa dell’accesso civico, rigettato pure quello (riportato per l’analisi dei più esperti), ma infine accolto dopo lunga attesa, dopo una serie di note, anche al responsabile anticorruzione della Regione Liguria, al titolare del potere sostitutivo, ovvero il Segretario Generale sempre della Regione, e pure all’assessore Giampedrone, con delega in materia. Il responsabile anticorruzione scrisse una nota favorevole all’accesso, ma nonostante ciò ci volle un mio ulteriore sollecito ultimativo per far ripartire l’iter, figuriamoci come sarebbe andata a finire se avessi messo di mezzo il Difensore Civico Regionale, ben noto alle cronache di questo blog, autorità dipendente dalla Giunta Regionale.

Un caso all’apparenza banale, il titolare dello stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere invia, alla Regione Liguria, comunicazione

Comunicazione immersione in mare
Comunicazione immersione in mare

per il “… ripristino con riposizionamento di massi per la porzione crollata a seguito della mareggiata dei primi giorni di marzo. L’intervento comporta il recupero, per quanto possibile, dei massi scivolati, con l’integrazione di massi più piccoli“.

Ebbene, quest’ultimo episodio inizia, di fatto, da una comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 109, del D.Lgs. 152/06, ovvero relativa all’immersione in mare di materiale, secondo il comma 3, il quale prevede che: “… Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola comunicazione all’autorità competente…“, ovvero la Regione.

Roba che ha a che fare con l’ambiente? No, no. Per la Regione Liguria, per la precisione la dott.ssa Fasce responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque: no, no. No due volte, all’accesso ambientale e all’accesso civico. Accesso civico che all’art. 40 (sia pre che post riforma D.Lgs. 97/16) si rifà alla stessa normativa ambientale per l’accesso agli atti (D.Lgs. 195/05), rendendo di fatto, in più, obbligatoria la pubblicazione di tutti gli atti inerenti l’ambiente sul sito della P.A..

Ma dato che il no, no della Regione Liguria era alquanto impresentabile DUE VOLTE, finalmente è giunta la documentazione richiesta che include la comunicazione, la nota all’invio degli atti da parte della dott.ssa Fasce, la tavola unica di progetto e la risposta/parere/assenso/nulla osta all’immersione materiale della stessa dott.ssa Fasce, che però già avevo avuto tramite il Comune di Portovenere.

Nota di invio
Nota di invio
Tavola unica
Tavola unica
Nulla osta immersione
Nulla osta immersione

Come mai tutta questa resistenza al rilascio di tale documentazione non si sa (visto che i documenti andavano rilasciati anche pre-riforma, certo la riforma ha indubbiamente e meritoriamente appesantito l’obbligo), ma in compenso si sa che contestualmente all’immersione in mare di materiale c’erano altre attività di cui formalmente l’ufficio Settore Costiero e Acque non era a conoscenza (n.b.: ci sono atti ufficiali che lo attestano, giusto per prevenire querele a vuoto), ovvero, le attività di demolizione per il ripristino dagli abusi accertati dalla Guardia Costiera, poi confluite in una SCIA, in seguito sospesa, rimpiazzata da due procedimenti di sanatoria, una paesaggistica ed una urbanistica. Capite bene che è curioso che si richieda un ripristino per scogliera danneggiata senza far sapere, allo stesso ufficio Settore Ecosistema Costiero, che nel medesimo luogo, contemporaneamente, si lavora anche per ripristinare da abusi. Ma questa curiosità la lasciamo ai posteri.

Qui devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a darmi spunti utili, affinché riuscissi a penetrare nel bunker: Rosy Battaglia dell’associazione Cittadini Reattivi, Gabriella Reboa dell’associazione Posidonia di Portovenere, Claudio Cesarano di Diritto di Sapere e l’avv. Ernesto Belisario che è stato uno dei principali propulsori della recentissima riforma dell’accesso civico, riforma che a quanto pare (incredibile ma vero) ha fatto gioco sull’apertura all’accesso da parte del responsabile anticorruzione della Regione Liguria, in pratica uno dei primi casi di successo, se non il primo in Italia, a seguito del D.Lgs. 97/16. Insomma: l’unione fa la forza!

Un’ultima nota, ma la Regione non dovrebbe pubblicare questi atti? Al momento pare li abbia inviati solo a me, per questo li pubblico io.