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Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Io censurato e bannato (pure insultato) perché non devo più rompere i c.

Arieccoci, nuovamente censurato e bannato dal gruppo “Il Comune siamo noi” (ovvero sono loro), ideato “per migliorare la vita dei cittadini” ma, in effetti, diciamola tutta, gruppo di riferimento dei fan del sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani. Creato e gestito, a fasi alterne, dal sig. Giovanni Dotti, alias “il sindaco della calata”, non ha mai spiccato per aderenze ai principi democratici italiani e, soprattutto, per tenuta alle basilari regole di convivenza civile ed educazione. Lo spirito del gruppo (impropriamente definito blog) è racchiuso in queste ultime parole dal suo fondatore: “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“. In maiuscolo, giusto per parlare forte e chiaro. Più chiaro di così!

rompere i c.

Ebbene, ora la mia colpa è stata innescata da una bonaria sfida tra me e l’avvocato Andrea Della Croce, dopo esserci incontrati in Tribunale, io come imputato su querela del sindaco e lui come legale di quest’ultimo, avendo mantenuto tra noi quel feeling ormai instaurato da alcuni anni: ci pizzichiamo volentieri. Per chi non lo sapesse, dalla querela ne sono uscito assolto definitivamente già in primo grado, con buona pace dei soldi dei contribuenti che hanno pagato la tutela legale a sindaco e Comune.

L’avvocato ha fatto la prima mossa, probabilmente esasperato dalle varie critiche piovute da parte di concittadini, ma anche dalle recenti informazioni ed esternazioni del sottoscritto riferite alla vicenda dei soldi dell’Autorità Portuale, gentilmente offerti a beneficio del Comune di Portovenere, per il tramite delle aziende di famiglia del primo cittadino. Come ho fatto mesi fa, in mancanza di chiarimenti, ho chiesto nuovamente le dimissioni di colui che tiene la chiave della città (paese), quantomento per opportunità, per etica. Ma non solo, ho ulteriormente messo in pericolo il buon nome del sindaco con un dettagliato articolo sui recenti ripascimenti delle spiagge all’Olivo, sempre a Portovenere. In questo ultimo testo, mi è toccato smentire documentalmente le affermazioni del sig. Matteo Cozzani.

Per tutto ciò, l’avv. Della Croce ha ritenuto opportuno postare sul gruppo una frase di J.F.K., “Non chiedetevi sempre cosa può fare il vostro Paese per voi; chiedetevi prima cosa potete fare voi per il vostro Paese” (riporto testuale dal post), arricchita da un commento, ovvero dispiacendosi che J.F.K. fosse morto invano. Il senso era: smettete di criticare o di porre problemi, arrangiatevi e osannate la nostra splendente amministrazione su cui il sole sempre splende. Ma non solo, l’avvocato ha anche violato uno dei cardini che da sempre viene religiosamente rispettato (vabbè) sul gruppo, scrivere solo di questioni di interesse pubblico nell’ambito del Comune, non opinioni slegate da un contesto concreto. Si appunto, come se non si fossero visti post del tutto personali, anche con insulti generalizzati o meno ma, questo si, sempre e solamente da parte del cerchio magico locale. E quindi, tutto ok, l’avvocato nel cerchio magico c’è a pieno titolo, quindi può.

A questo punto giunge il solito guastafeste, il Brunetti, quello che cova rancore e odio per questa splendida gente alla guida del nostro fulgido e sempreverde paese. Insomma, questo “partigiano civico” (il mio blog), dopo essere stato querelato ed anche insultato a riprese settimanali, mensili o annuali, per aver riportato notizie e aver fatto critiche del tutto civili, ancora non molla. E cosa ho fatto? Beh, ho osato mettere un post con una frase di Rodotà: “I valori devono vivere in spazi liberi e pubblici di confronto.“, con annesso commento, ovvero speranza che i valori democratici trasmessi dal professore non venissero dispersi.

Ehhh!!! Tuoni e fulmini! Rodotà?!!! Spazi liberi e pubblici di confronto?!!! Giammai! E come primo commento giunge una poco dolce signora che mi riserva un paio di improperi ben piazzati. Dato che era la terza volta, l’ho avvisata che trattasi di diffamazione aggravata, equiparata a mezzo stampa. Per identica cosa, ripetutasi a cadenza più o meno regolare, fino a pochi giorni fa, come scrivevo prima, sto aspettando giustizia dal 2014.

Insomma, dato che ormai il callo l’ho fatto, non mollo, con sommo dispiacere dei soldati del re e della corte (e pure del re, tutti che ben frequentano il gruppo), visto che mai, dico mai, hanno proferito verbo, non dico a difesa mia, ma a tutela della buona educazione, come minimo. Chi è poi che cova odio?

La vicenda termina, quindi, con una bella espulsione, dopo che un tutore del gruppo, non sapendo più che pesci prendere, pur espertissimo in scalate acrobatiche ed estreme sugli specchi, si ritrova a terra per dare senso al post dell’avvocato rispetto al mio, scrivendo: “Il post di Andrea [Della Croce, ndr] era una esortazione positiva alla convivenza in una comunità. Principio consono al nostro caso.“. Capite bene che la frase di Rodotà, invece, effettivamente, era un pesante incitamento alla violenza. Beh, non reggendo al peso della logica matematica, il nostro povero tutore è crollato. Non ha retto, ed ha pensato che unica via di fuga fosse cliccare, per eliminare il temibilissimo terrorista Brunetti, il distruttore del positivismo locale, invece di correre sulla cima dello specchio, ormai troppo scivoloso.

Ma io continuerò a scrivere (sul mio blog e su FB), spero presto di scrivere nuovamente sui ripascimenti, data nuova nota giunta da ARPAL. Non è poi detto che non scriva più dettagliatamente in merito ad un pezzettino di storia del caro gruppo de “Il Comune siamo noi” (ovvero voi), su cui da tempo mi ero ripromesso di scrivere, con documentazione allegata, ma che avevo lasciato nel cassetto per motivi di opportunità giudiziario-legale.

 

Portovenere (SP): interrogazione regionale sul libero accesso al mare

Sopralluogo di Francesco Battistini, consigliere regionale di opposizione, ed interrogazione al Consiglio Regionale, concernente il rispetto della libera fascia di accesso al mare a Portovenere, da parte del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria.

2017_05_23 01 IRI Demanio Portovenere

Importante novità nell’ambito del demanio marittimo a Portovenere. Nelle passate settimane, il consigliere di opposizione del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, Francesco Battistini, si è recato a Portovenere per effettuare un sopralluogo e verificare alcune delle situazioni in essere che impattano sulla fascia pubblica di libero accesso al mare. Particolare attenzione è stata posta alle situazioni più volte descritte su questo blog, relativamente agli stabilimenti balneari in zona Olivo, ovvero “Sporting Beach” e “Le Terrazze“.

Lo scorso 23 maggio, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini di Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, hanno presentato una interrogazione in Consiglio Regionale. Nel testo si chiede di conoscere eventuali violazioni nell’ambito del demanio marittimo per la presenza di strutture di ogni genere o, comunque, se sia tutelato il libero e gratuito accesso e transito lungo la battigia.

Al momento l’interrogazione non è stata ancora calendarizzata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale, vi aggiornerò. Mi auguro che questo possa essere un momento significativo, chiarificatorio, viste le situazioni quantomeno ambigue che si protraggono da tempo lungo la costa portovenerese. Spero anche che sia l’inizio di una profonda e concreta revisione degli spazi occupati illegittimamente e che la verifica possa allargarsi all’ambito dell’intero litorale comunale. Ringrazio Francesco Battistini e l’intero gruppo regionale di Rete a Sinistra e liberaMENTE Liguria, che hanno posto attenzione al tema e alle mie denunce spesso cadute nel vuoto.

Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Portovenere (SP), Daniele Brunetti assolto in primo grado dal reato di diffamazione su querela del sindaco, Matteo Cozzani.

Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/leviphotos/2332987961/">noyava</a> via <a href="http://foter.com/">Foter.com</a> / <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">CC BY-NC-SA</a>Assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. Il presunto reato era diffamazione aggravata tramite internet, su querela presentata dall’attuale sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani.

Per questo risultato devo, innanzitutto, ringraziare i miei avvocati dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, che si occupano dello sportello legale a tutela di giornalisti, bloggers e cronisti indipendenti. Tramite Ossigeno e MLDI (Media Legal Defence Initiative) è possibile ottenere assistenza legale gratuita nell’ambito dell’attività nel campo dell’informazione. L’associazione è, perciò, un importante presidio a difesa della libera informazione e della democrazia.

Ancora oggi, mi chiedo quale fosse il presunto reato e, soprattutto, quale fosse il reato individuato dal Pubblico Ministero nel testo: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla richiesta: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Un sindaco non ha facoltà di operare scelte politiche? Una pratica, che cos’è? E’ un procedimento amministrativo? O un iter non formalizzato? Senza, però, entrare nelle questioni accademiche di cosa si intenda per “pratica“, punto, non seguita da alcun aggettivo e quindi capire il senso del termine “sospesa“, mi pare non secondario rilevare un dettaglio. Il dettaglio era questo, dieci giorni dopo aver rilevato e riportato quell’informazione datami da un pubblico ufficiale e non in via riservata, ho avuto un lungo colloquio telefonico con un altro agente della Polizia Municipale. Durata 8 minuti e 24 secondi, eh si, registrato. Col senno di poi, mi dico che avrei dovuto registrare già la prima conversazione, ad ogni modo, registrai altra conversazione con altro agente, dieci giorni più tardi, il 30 settembre 2014. Questo ben prima di venire querelato in data 20 ottobre, ben prima della notizia della querela e della delibera che ne formalizzò la proposizione, in data 17.10.14. La telefonata, che verteva in tutt’altra questione per circa 8 minuti, fu tra l’altro sostanzialmente verbalizzata da me in una PEC inviata al Comune il 09.10.14. Che culo! Mi dico, che faccio bene a verbalizzare e formalizzare ciò che non mi viene ufficialmente messo per iscritto e che giudico di una certa rilevanza.

Il tema della telefonata, però, era altro, solo gli ultimi 22 secondi riportano alla questione che ha fatto scatenare la reazione del sindaco, cioè la annosa questione degli oneri di urbanizzazione legata al P.U.O. “Le Terrazze”, complesso turistico ricettivo di Portovenere che include: una residenza turistico alberghiera, uno stabilimento balneare, bar, ristorante, parcheggi pubblici e privati e opere ancora incompiute. In buona parte oneri di urbanizzazione ancora mancanti, come il prolungamento di una passeggiata lungo mare (a scomputo), un campo di calcetto, ma anche un’opera di consolidamento della costa, per la spiaggia sottostante (più o meno esistente) ed inclusa nel prolungamento della passeggiata. Oltre a ciò, è ancora da terminare una consistente parte di parcheggi privati interrati, dato che quelli previsti in superficie nell’area sterrata al termine della struttura (ma già operativi da anni), sarebbero in buona parte pubblici. Solo quelli pubblici nell’area incompiuta sarebbero 28, cosa che, all’epoca della querela, non conoscevo. Allora sapevo solamente dei parcheggi pubblici (17) edificati da anni, posti davanti al residence, ad oggi ancora privi di segnaletica stradale regolamentare, orizzontale e verticale. Invisibili per questo, perché non distinguibili da parcheggi privati posti, oltretutto, dopo uno stretto varco, a senso unico alternato, che difficilmente una persona può intendere come varco di accesso pubblico libero, con o senza striscioni pubblicitari o addetti privati a controllare. Ma lo vedremo in altro articolo, assieme alle carte.

Torno alla telefonata, avuta il 30.09.14, con un agente della Polizia Locale. Ebbene, volgeva il termine della chiamata, riporto la mia trascrizione (BD sono io, PL è l’agente di Polizia Locale):

BD – Vabbè. La sanatoria riguarda la materia edilizia non la materia commerciale. Stiamo facendo un po’ di confusione. Vabbè, comunque finiamola qua, perché vedo che non ci capiamo. Ehhh, niente. (min 08:02) Invece, per quanto riguarda la questione che avevo già fatto protocollare, mandato per PEC, “Le Terrazze”, li la questione…
PL – “Le Terrazze” io questo non l’ho seguito
BD – Non la sta seguendo lei
PL- Non la sto seguendo io “Le Terrazze”, comunque le sto dicendo che sta… ehhh le posso dire che è stato bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione
BD – Si… si allora mi conferma quello che mi era stato detto… in sostanza
PL – Va bene?
BD – Va bene. La ringrazio, buon…

bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione“, questo è il senso della questione. Non c’è riservatezza, non c’è segretezza, non c’è alcun tono che faccia intendere qualcosa di sospetto, ad esempio un ipotizzato abuso d’ufficio, per come l’ha inteso il sindaco. Nulla di tutto ciò, è stato del tutto normale e naturale, tanto è vero che, sia dall’ex-comandante Pruzzo, che dall’agente nella telefonata, sono stato indirizzato a sindaco o amministrazione, non all’ufficio tecnico. Perché non avrei dovuto ritenere come fonte valida un pubblico ufficiale? Poi diventati due pubblici ufficiali? Cosa vogliamo fare, querelare anche gli agenti della municipale? Insomma tutto rientrava, pure per me, nel normale quadro delle facoltà decisionali del sindaco, punto. Nulla di più, nulla di meno. Certamente la questione Le Terrazze rimane da anni incompiuta, nella parte più importante riguardante gli interessi pubblici, cosa che prima di me rilevò già l’associazione locale “Posidonia” in un articolo sul loro blog del 14.02.13, dal titolo “Strade negate 2“, ancora online. Non mi sembra, poi, che loro siano stati delicati con l’amministrazione di allora (Nardini-Pistone): “… Neppure i parcheggi in realtà sono pubblici perché, oltre all’impossibilità di accedervi fuori stagione per la presenza del cancello, se fossero tali dovrebbe avere valore anche per quell’area il pass residenti oppure il biglietto rilasciato dal parcometro che gestisce i parcheggi nell’area della II traversa Olivo e non dovrebbe essere necessario pagare altro biglietto. Domanda non secondaria: il ricavato da questi parcheggi ad uso pubblico va nelle casse del Comune?“. Anche del cancello, poi abbattuto a seguito di ordinanza del 24.07.13, ne scriverò nuovamente.

Dunque, anche la telefonata registrata fu depositata presso il P.M. in Procura, prima del mio rinvio a giudizio, cosa che però avvenne pochi giorni dopo. Non mi spiegai il perché, ed in seguito non mi spiegai perché la Procura non sentì l’agente della telefonata, persino senza chiamarlo a testimoniare nel processo. In udienza ebbi la risposta, quando il mio avvocato, Valerio Vartolo, chiese di depositare la registrazione telefonica, a seguito dell’esame in udienza dell’agente, chiamato dalla mia difesa. Ebbene, le ragioni della illegittimità della prova, per la Procura (seguita a ruota dalla difesa del sindaco), erano sostanzialmente tre:

  1. l’interlocutore non era a conoscenza della registrazione in corso;
  2. vi è strumentalità della prova precostituita;
  3. la modalità della trascrizione non è certificata.

Vi immaginate quanti processi debbano andare all’aria perché basati anche su prove registrate da persone implicate? La giurisprudenza, poi, appare chiara nel merito. Non vi è mai capitato di leggere di giornalisti che registrano le conversazioni, visto che le ritrattazioni sono all’ordine del giorno? Un esempio recentissimo, Berdini, l’assessore all’urbanistica della giunta Raggi a Roma, smentito dalle registrazioni. Anche se lì potrebbe esserci una questione di deontologia professionale giornalistica, visto che Berdini aveva chiesto la riservatezza. Un giornalista sarebbe tenuto a rispettare il segreto delle fonti. Ma questo è altro tema e non fa parte di questo mio caso specifico. Nessuno mi ha chiesto riservatezza, a prescindere dal non sapere di essere registrato. Cosa che potrebbe aver avuto senso se ritenuta, ad esempio, confidenza in merito ad un atto avvenuto in violazione della legge. Di esempi, ad ogni modo, ne possiamo fare tantissimi.

“Strumentalità della prova precostituita”, francamente faccio fatica a capirne il senso, dato che non se ne contesta la veridicità e nemmeno la data in cui è avvenuta (viste le prove di contesto depositate), ovvero ben prima di conoscere l’intenzione del sindaco di sporgere querela, avvenuta 17 giorni dopo.

La trascrizione non è certificata, ok. La trascrizione è stata depositata con il cd della registrazione, non mi pare insormontabile il problema, tanto da invalidare la prova.

Ovviamente, la prova fu acquisita dal giudice ed è questo che mi rende incomprensibile il mio rinvio a giudizio. Ma certo, le questioni non erano tutte qui. Il processo non è stato banale, nonostante le premesse al capo d’accusa, anzi proprio per quello direi. La presunta diffamazione non era certo intellegibile di primo acchito, perciò, chi poteva intenderla come tale tra il pubblico? Credo, però, risulti per voi noioso, e poco interessante riproporne pedissequamente la storia, dato che non è certo un caso di importanza nazionale. L’importanza, però, sta nel senso generale delle cose, che indubbiamente si riflette sui tanti casi simili nella nostra penisola e nel mondo. Dov’è il limite tra informazione e diffamazione? Dov’è il limite tra informazione e autocensura? Dov’è il limite tra critica politica e calunnia? In mancanza del buon senso, possiamo riferirci all’orientamento giuridico che ne dà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ripresa dalla mia difesa nel processo. Corte per la quale, a voler sintetizzare il più possibile, un pubblico amministratore, per il ruolo che svolge, è tenuto a subire critiche, anche un po’ ingiuste, dato che il suo ruolo è quello di dimostrare con i propri atti politici e amministrativi il proprio valore e le proprie capacità di operare per il buon governo della cosa pubblica. Ciò, senza dover comprimere le libere opinioni e l’informazione, se orientate a valutare il suo operato e non la sua persona. L’opinione pubblica, come l’informazione e la critica, rimangono, perciò, parti essenziali nella vita sociale di ogni paese democratico. Spero che, anche il mio caso, possa servire da esempio, come del resto è stato a proprio modo utile a farmi capire molte più cose, soprattutto a non rinunciare ad informare, ad esporre critiche, ma nel più razionale dei modi, conoscendo i temi esposti sulla base di una rigorosa ricerca documentale e di fonti attendibili.

Tornando alla frase del capo d’accusa e alla connessa domanda, il sindaco mi rispose? No, mi querelò. In seguito feci alcuni accessi agli atti, dovetti anche arrivare sino al Consiglio di Stato, ad ogni modo, nei prossimi articoli, intendo riprendere il tema nel merito, ovvero nella questione dell’incompiuto P.U.O. de “Le Terrazze”. Farò anche una breve parentesi sugli insulti come metodo intimidatorio, atti a zittire le opinioni altrui. L’insulto non va mai tollerato, perché è un’arma impropria al servizio delle prepotenze, è la base dei regimi non democratici.

Articolo correlato: A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

Per approfondire: Dossier “Le Terrazze”

Grazie Ossigeno per l’informazione, questo l’articolo sul loro sito: Il blogger Daniele Brunetti. Grazie Ossigeno. Questo il mio calvario

Le motivazioni giuridiche dei legali di Ossigeno: Sindaco querela. Giudice assolve applicando le regole europee

Photo credit: noyava via Foter.com / CC BY-NC-SA

Gas ed Elettricità: la truffa ti chiama al telefono

stockvault-fireball136952Parliamo di gas ed elettricità. Una direttiva europea e di conseguenza il nostro governo, assieme all’Autorità per l’energia, ci stanno obbligando a passare dal contratto a maggior tutela al mercato libero. Dal 2018, probabilmente, tutti i contratti a maggior tutela verranno aboliti per legge. Chi avesse già provato l’ebrezza del mercato libero (circa il 25% degli utenti e delle PMI) avrà potuto verificare che il tanto declamato blocco della tariffa (o sconti) è in gran parte un’enorme bufala, in quanto il blocco tariffario si riferisce solo ad una delle tante voci che concorrono a formare il prezzo finale per l’utente. Le altre voci, guarda un po’, si incrementano liberamente, di solito.

Ebbene, la nostra Autorità per l’energia ha messo in piedi un piano (per ora limitato all’energia elettrica) che prevede un contratto tariffario intermedio, per aiutare (pare) l’utente a prendere il largo tra i marosi del mercato libero. Questo contratto ponte, che rimane opzionale, entra in vigore dal 1 gennaio 2017 e si chiama “Tutela Simile”. Tramite tale tipologia contrattuale sarebbe garantita la vigilanza dell’autorità, con “sconti” che varierebbero tra le diverse società fornitrici. La “Tutela Simile” viene stipulata esclusivamente via web, si potrà aderire fino al 30 giugno 2018, per la durata massima di 12 mesi, dopo di che verrete catapultati sul mercato libero, o potrete tornare alla maggiore tutela, se ancora esisterà.

Al momento, gran parte delle associazioni dei consumatori non paiono reagire più di tanto a questi cambiamenti, anche perché sono state coinvolte nel processo da parte dell’Acquirente Unico (garante della fornitura di energia elettrica alle famiglie e alle piccole imprese). Ente che  si occupa anche di gestire il processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Infatti, il passaggio dalla maggior tutela alla tutela simile, può essere effettuato anche tramite una delle associazioni dei consumatori accreditate presso l’Acquirente Unico.

Inoltre, sempre da Gennaio 2017, a seguito della delibera 296/2015/R/COM dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, tutte le società che operano in ambito energetico dovranno avere denominazione sociale e marchio distinti a seconda se operano nel mercato libero o a maggior tutela. Questo comporta, ad esempio, che il marchio “ENEL” rimane per la società operante nel mercato libero, mentre la parte di ENEL che opererà formalmente con diversa società nel servizio a maggior tutela si chiamerà “Servizio Elettrico Nazionale”. Questa separazione formale più chiara, tra società dello stesso gruppo che operano su mercati diversi, dovrebbe aiutare l’utente a capire meglio la fonte che gli sottopone delle proposte commerciali. Magari queste società avranno stessa sede e stessi uffici, ma sarà più difficile nascondersi dietro nomi troppo simili (quasi uguali) per fare proposte commerciali che, a vostra insaputa, vi faranno passare dal mercato a maggior tutela a quello libero. Ovviamente, le società con marchi storicamente più conosciuti, tenderanno a mantenere il vecchio nome sul mercato libero, proprio per invogliarvi a seguirle su tale mercato, possibilmente sempre a vostra insaputa. Quindi, attenzione.

Attenzione perché, tutto ciò, a quanto pare, sta mandando in fibrillazione le compagnie energetiche fornitrici di luce o gas agli utenti finali. Tanto che nelle ultime settimane, probabilmente, vi sarà capitato di essere stati oggetto di chiamate telefoniche, di solito durante il pranzo o la cena, con le quali vengono fatte proposte commerciali mascherate in tutto e per tutto. Ecco alcuni esempi su cui riporre la massima attenzione:

  • un addetto/a di una società del gas (attuale vs. fornitore) vi propone un “aggiornamento della tariffa del gas“, perché il mercato è favorevole e la vostra tariffa risulta più alta. Durante la telefonata, l’operatore non vi parla di variazione contrattuale, o di cambio società, ma solamente di “aggiornamento“, di “blocco tariffa“, di “sconto” e di “lettura informativa poi spedita via email(in realtà nuovo contratto). L’obiettivo è, in realtà, di farvi passare dal servizio a maggior tutela ad una nuova tipologia contrattuale (mercato libero?), ovvero un diverso contratto per sganciarvi anticipatamente dalla maggiore tutela. Se poi dite che volete capire meglio, chiedendo se loro intendono farvi cambiare tipologia contrattuale, da maggior tutela a mercato libero, vi potrebbero rispondere che tanto dal 1 gennaio il servizio a maggior tutela non esisterà più, affermazione del tutto falsa (!!!);
  • altro addetto/a, della stessa società del gas di prima, vi chiama dopo alcuni giorni dalla chiamata precedente. Anche questo/a signore/a vi parla solamente di “aggiornamento tariffario“, ma nega con decisione la necessità di un cambio contrattuale o di tipologia contrattuale, ribadisce che si tratta esclusivamente di un cambio tariffario (chissà, magari perché siete simpatici?);
  • vi telefona un addetto/a, stavolta, di una società elettrica. Riesce a malapena a farsi comprendere, la lingua italiana non è il suo forte. Sembra di origine extra-europea, inizia a raccontarvi (almeno tenta) una serie di cose e di sconti, ma tutto è alquanto incomprensibile. Mi spiace ma non comprendo, fine della chiamata;
  • la stessa società elettrica (vs. fornitore attuale) di prima vi richiama dopo alcuni giorni. E’ un operatore italiano, ora si capisce, o meglio si capiscono le parole, ma non quello che vuole da voi. Esordisce dicendo qualcosa come, la nostra società passa da distribuzione ad energia (???) in fascia mono-oraria (immagino sappiate delle fasce bi-orarie attuali). Però aggiunge: “dal mercato tutelato a quello libero“. Ah, ok, bravo! Continua dicendo: “Se lei vuole restare con noi basta fare una registrazione telefonica” (?!?!?!). Se invece non si provvede a fare questa registrazione, dal 1 gennaio, cambia società. Oddio, cioè? L’operatore, dice che in questo caso si finisce in una società con mercato gestito dallo Stato. Ah ok, allora si rimane nel mercato a maggior tutela? NO (!!!), risponde l’addetto. Beh, o lui ha le idee poco chiare, oppure vuole confondere le vostre. Se chiedete di farvi avere le cose per mail, o posta, vi dice che già ha mandato tutto con l’ultima fattura. Ma se poi gli leggete il contenuto della lettera allegata alla fattura, dove si scrive che dal 1 gennaio la società in ambito a maggior tutela cambia solo il nome, beh… vi chiude la chiamata. Eccolo lì.

Capite bene che queste sono modalità ingannevoli, sono pratiche commerciali scorrette che meritano anche di essere sanzionate. Ecco perché sarebbe bene informare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust. Inutile, a quanto pare, segnalare questi episodi alla stessa Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, che tratta solo le segnalazioni dopo reclamo presentato alla società energetica. Se, però, inviate la segnalazione di pratiche scorrette all’Acquirente Unico (che dovrebbe tutelarvi come mission istituzionale), magari vi rispondono in pochi giorni, o meno di una settimana (evidentemente interessati ad essere rapidi). Ma vi arriva, almeno a me è capitato così, una letterona piena di parole, che non risponde nel merito della vostra segnalazione (che loro chiamano “richiesta di informazioni“!!!). La riporto per cronaca e per far capire come gira il mondo, anzi l’Italia. Segno evidente che è meglio girare al largo e cercare altre sponde di tutela. Peccato perché, una volta, l’Acquirente Unico funzionava e bene quando si trattava di tutelare gli utenti. Come dire, il “progresso”.

Ad ogni modo un consiglio, se da queste chiamate importune e malevoli ne volete uscire con dignità, dite che quando avverrà l’abolizione del servizio a maggior tutela deciderete sul momento, oppure di inviarvi tutto per iscritto per poter valutare bene. Detto ciò, mai accettare proposte commerciali porta a porta, per telefono, per strada o al centro commerciale mentre andate a fare shopping, sempre pretendere tutto per iscritto da valutare con calma, in poltrona o al computer, senza promotori che vi ansimano sul collo o che vi fanno il gioco delle tre carte.

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio

Tavola unica

Portovenere (SP) Le Terrazze: ripristino da abusi e/o danni? Un caso di successo per le informazioni ai cittadini

Vittoria? In pratica si, ma che fatica per far valere i propri diritti! Questa, secondo me, è la morale della vicenda su cui ho scritto in precedenza alcuni articoli e riguarda un accesso agli atti ambientale rigettato, poi ripresentato tramite la normativa dell’accesso civico, rigettato pure quello (riportato per l’analisi dei più esperti), ma infine accolto dopo lunga attesa, dopo una serie di note, anche al responsabile anticorruzione della Regione Liguria, al titolare del potere sostitutivo, ovvero il Segretario Generale sempre della Regione, e pure all’assessore Giampedrone, con delega in materia. Il responsabile anticorruzione scrisse una nota favorevole all’accesso, ma nonostante ciò ci volle un mio ulteriore sollecito ultimativo per far ripartire l’iter, figuriamoci come sarebbe andata a finire se avessi messo di mezzo il Difensore Civico Regionale, ben noto alle cronache di questo blog, autorità dipendente dalla Giunta Regionale.

Un caso all’apparenza banale, il titolare dello stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere invia, alla Regione Liguria, comunicazione

Comunicazione immersione in mare
Comunicazione immersione in mare

per il “… ripristino con riposizionamento di massi per la porzione crollata a seguito della mareggiata dei primi giorni di marzo. L’intervento comporta il recupero, per quanto possibile, dei massi scivolati, con l’integrazione di massi più piccoli“.

Ebbene, quest’ultimo episodio inizia, di fatto, da una comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 109, del D.Lgs. 152/06, ovvero relativa all’immersione in mare di materiale, secondo il comma 3, il quale prevede che: “… Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola comunicazione all’autorità competente…“, ovvero la Regione.

Roba che ha a che fare con l’ambiente? No, no. Per la Regione Liguria, per la precisione la dott.ssa Fasce responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque: no, no. No due volte, all’accesso ambientale e all’accesso civico. Accesso civico che all’art. 40 (sia pre che post riforma D.Lgs. 97/16) si rifà alla stessa normativa ambientale per l’accesso agli atti (D.Lgs. 195/05), rendendo di fatto, in più, obbligatoria la pubblicazione di tutti gli atti inerenti l’ambiente sul sito della P.A..

Ma dato che il no, no della Regione Liguria era alquanto impresentabile DUE VOLTE, finalmente è giunta la documentazione richiesta che include la comunicazione, la nota all’invio degli atti da parte della dott.ssa Fasce, la tavola unica di progetto e la risposta/parere/assenso/nulla osta all’immersione materiale della stessa dott.ssa Fasce, che però già avevo avuto tramite il Comune di Portovenere.

Nota di invio
Nota di invio
Tavola unica
Tavola unica
Nulla osta immersione
Nulla osta immersione

Come mai tutta questa resistenza al rilascio di tale documentazione non si sa (visto che i documenti andavano rilasciati anche pre-riforma, certo la riforma ha indubbiamente e meritoriamente appesantito l’obbligo), ma in compenso si sa che contestualmente all’immersione in mare di materiale c’erano altre attività di cui formalmente l’ufficio Settore Costiero e Acque non era a conoscenza (n.b.: ci sono atti ufficiali che lo attestano, giusto per prevenire querele a vuoto), ovvero, le attività di demolizione per il ripristino dagli abusi accertati dalla Guardia Costiera, poi confluite in una SCIA, in seguito sospesa, rimpiazzata da due procedimenti di sanatoria, una paesaggistica ed una urbanistica. Capite bene che è curioso che si richieda un ripristino per scogliera danneggiata senza far sapere, allo stesso ufficio Settore Ecosistema Costiero, che nel medesimo luogo, contemporaneamente, si lavora anche per ripristinare da abusi. Ma questa curiosità la lasciamo ai posteri.

Qui devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a darmi spunti utili, affinché riuscissi a penetrare nel bunker: Rosy Battaglia dell’associazione Cittadini Reattivi, Gabriella Reboa dell’associazione Posidonia di Portovenere, Claudio Cesarano di Diritto di Sapere e l’avv. Ernesto Belisario che è stato uno dei principali propulsori della recentissima riforma dell’accesso civico, riforma che a quanto pare (incredibile ma vero) ha fatto gioco sull’apertura all’accesso da parte del responsabile anticorruzione della Regione Liguria, in pratica uno dei primi casi di successo, se non il primo in Italia, a seguito del D.Lgs. 97/16. Insomma: l’unione fa la forza!

Un’ultima nota, ma la Regione non dovrebbe pubblicare questi atti? Al momento pare li abbia inviati solo a me, per questo li pubblico io.

censurato

Portovenere (SP): censura ad personam

Chi segue il mio blog sa che mi occupo, in particolare, di tematiche inerenti l’area in cui abito, ovvero Portovenere in provincia della Spezia, motivo per il quale frequento alcuni gruppi Facebook che si occupano della zona, tra cui il gruppo denominato “Il Comune Siamo Noi”, aperto ed ideato da una persona del luogo, Giovanni Dotti, molto attivo in loco e conosciuto anche con il soprannome “sindaco della calata“, ovvero del porticciolo di Portovenere.

Certamente in passato anche recente, gli attriti sui miei interventi critici, o comunque relativi a notizie da me reperite o riportate, non sono mancati, altrimenti il diritto di critica dove sarebbe? Ma, sebbene le mie notizie o posizioni vengano sempre scritte nel rispetto della dignità di ognuno, nei limiti del buongusto e soprattutto della legge, sono stato oggetto di pesanti insulti e minacce per le quali non ho ricevuto giustizia, in compenso ho ricevuto una querela, a mio vedere del tutto pretestuosa, da parte del Sindaco di Portovenere, relativamente ad una notizia di interesse pubblico riferitami da pubblico ufficiale, su cui è in corso un processo di cui vi aggiornerò prossimamente.

Ultimamente, sul gruppo alcuni fremevano per chiuderlo, stante eccessive le critiche (ovviamente non solo del sottoscritto), ma a quanto pare sta prevalendo la linea dell’avviso (per alcuni) e della censura definitiva senza preavviso (per altri). Ebbene, il gruppo “Il Comune Siamo Noi”, è stato aperto per discutere dei problemi o temi riguardanti il Comune, o per elogiare e fare solo propaganda? E’ un gruppo ufficiale del Comune, oppure di fan del sindaco Matteo Cozzani?

Per quale motivo questa mattina non ho più accesso al gruppo, nemmeno lo posso leggere, ma chi può leggere, a fianco al mio nome, vede una spunta con una barra che indica: “I post nel gruppo IL COMUNE SIAMO “NOI” non possono essere visualizzati da Daniele Brunetti”?

censurato

Quindi, non ho diritto di partecipare alla vita e discussione politica in questo paese? Ho scritto qualcosa di veramente censurabile ultimamente? Chi ha operato la censura, dato che fra gli amministratori appare Giovanni Dotti (recentemente rientrato nel ruolo) e Zagor Tenay, nickname di altra persona nota in paese, ma che non interviene da lungo tempo? E a chi corrisponde il “NOI” del gruppo? Noi cittadini o noi supporter del sindaco? Ditelo chiaramente una volta per tutte, senza nascondervi dietro ad un “noi” che è molto più ristretto di quello che si vuol far intendere. Ma soprattutto, questo Comune sta in Italia o in un altro Stato?

No, certamente sbaglio io, si è trattato di un semplice malinteso, il mio account sul gruppo verrà ripristinato al più presto. Ma guarda come sono stato prevenuto! Almeno me lo auguro.

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AGGIORNAMENTO del 17.07.16

Questa mattina mi è stato ridato accesso al gruppo di cui sopra. Grazie.

Anticorruzione e Trasparenza Regione Liguria smentisce dirigente Ecosistema Costiero

2016_06_22 nota favorevole resp. anticorruzionePenso sia importante, per chi tiene alla trasparenza delle nostre istituzioni, far sapere come procede la vicenda in merito all’ennesimo caso di mala-amministrazione, dovuto al doppio rigetto di una istanza di accesso ambientale, ed un’altra civica, che vertono su documenti riguardanti l’immersione in mare di materiale, operazione avvenuta presso lo stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere, mentre erano (e sono) in corso una sanatoria paesaggistica ed una urbanistica, a seguito di abusi accertati presso la medesima area demaniale marittima. Il doppio rigetto è stato firmato dalla dott.ssa Ilaria Fasce, dirigente del settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, la quale sfidando l’art.2 del D.Lgs. 195/05, afferma che documenti ed operazioni inerenti l’immersione in mare di massi non conterrebbero “informazione ambientale”. In realtà uno stralcio dell’articolo 2 detta: “Ai fini del presente decreto s’intende per: a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente: (…) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi; (…)”.
E al n.1 abbiamo: “1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi elementi;“.

Ma nulla da fare, la dott.ssa Fasce è tosta e non ritiene di farmi accedere. Certo che questa legge sull’accesso ambientale è proprio indigesta a molti amministratori e burocrati. Ragione per cui ho ripetuto l’accesso, ma sulla base delle norme riguardanti l’accesso civico (D.Lgs. 33/13), per le quali le pubbliche amministrazioni devono pubblicare sui loro siti internet tutta una serie di documenti, fra cui le “informazioni ambientali”. E qui, la stessa normativa sull’accesso civico, si appoggia nuovamente alla disciplina dell’accesso ambientale: art.40 del D.Lgs. 33/13. Ringrazio Rosy Battaglia, giornalista e combattente (nomen omen) per la trasparenza e molto altro, per avermelo fatto notare.

Ma, novità di oggi, dopo aver interpellato presso la Regione Liguria il responsabile alla trasparenza e anticorruzione, il titolare del potere sostitutivo, oltre all’assessore regionale dott. Giampedrone, finalmente un primo segnale positivo.

Il responsabile del settore Performance, Trasparenza e Anticorruzione, dott. Luca Nervi mi comunica che: “… si è provveduto ad invitare il Settore Ecosistema Costiero e Acque a rendere disponibili i dati oggetto della richiesta di accesso …“.

Bene, buono, ottimo dott. Nervi! Anche se non canto ancora vittoria, fino a che non vedo cammello, perciò aspetto prima di scriverLe una mia nota.
Vale comunque la pena capire su che basi si è mosso il dott. Nervi, ovvero sulla riforma che entra in vigore domani 23.06.16, della tanto amata e contestata normativa che rivoluziona l’accesso agli atti e molto altro, definita da alcuni FOIA (Freedom of Information Act) e da altri riforma a metà, o comunque con carenze più o meno rilevanti. Ma, eccessi a parte, in un senso o in un altro, in questo caso, devo dire che, FOIA o non FOIA, ha fatto la sua bella figura. Devo, quindi, ringraziare tutti coloro che si sono prodigati per questo traguardo importante, anche se non finale, dato che sono già al lavoro per ampliarne la portata. In particolare ringrazio, fra i massimi esperti in materia di accesso, l’avvocato Ernesto Belisario che tra l’altro mi tutelerà presso il Consiglio di Stato per altro accesso inerente stesso stabilimento.

Ma la vicenda continua…

2016_06_20-a-assessore-Giampedrone

Caro Giampedrone, immersione di materiale in mare è informazione ambientale o no?

2016_06_20-a-assessore-GiampedroneLa lettera seguente è correlata all’articolo: Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

Egr. Dott. Giampedrone,

mi pregio di scriverLe la presente, anche in quanto dottore in giurisprudenza, rendendoLa partecipe, date le Sue ampie facoltà e responsabilità in ambito regionale, degli eventi succedutisi alle mie due istanze, l’una di accesso ambientale (D.Lgs. 195/05) e la successiva di accesso civico (D.Lgs. 33/13), come riportato in epigrafe.

Tengo a rilevare che, pur avendo una visione politica diversa dalla Sua e dall’amministrazione che l’ha preceduta, ogni mia istanza di accesso in materia ambientale, in rispetto della legge, è sempre stata puntualmente accolta e compiutamente corrisposta da codesto ente, prima dell’avvento dell’attuale amministrazione.

Mi rattrista pensare che alla base del rigetto per entrambe le istanze vi siano, oltre a motivazioni risibili dal punto di vista giuridico, motivazioni non applicabili o non previste dalla normativa e dalla giurisprudenza in merito, ma soprattutto che tra esse sia posto ad elemento dirimente, l’ardito concetto che in relazione alla documentazione richiesta, riguardante operazioni di immersione di materiale in mare, non vi sia “informazione ambientale”. Un’affermazione apodittica di tale portata per cui, mi chiedo, se all’origine vi sia un’azzardata presa di posizione del solo responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque, oppure se tale decisione sia stata presa, o almeno avallata da altri responsabili nell’ambito di codesto ente pubblico, tra cui Lei. Dato che ritengo le mie ragioni, estesamente prodotte nei confronti di coloro che leggono in copia, giuridicamente inoppugnabili, vorrei avere chiarimenti precisi riferiti alle responsabilità personali di cui trattasi, in merito ai rigetti delle istanze in oggetto.

Fiducioso di un Suo puntuale e soddisfacente riscontro Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti