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Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

Perché la cattiva o imprecisa informazione diventa anche facile propaganda politica? Capirne i meccanismi serve a difenderci, non solo dalle “bufale” conclamate, ma anche da quelle manipolazioni più sottili, che poi possono anche portarci a ragionare erroneamente e, di conseguenza, a fare scelte sbagliate. Voglio mostrarvi un paio di esempi di questi ultimi giorni.

Esempio 1: il caso del Bar Lamia a Portovenere (SP), nato dalla messa all’asta dell’immobile passato al Comune dopo cessione da parte dell’Agenzia del Demanio.

Siamo di fronte ad una questione che sta animando molto la popolazione locale, ma ha anche raggiunto la cronaca nazionale, vista la notorietà e l’apprezzamento per questo esercizio pubblico che ha fatto la storia ed era la porta di ingresso del paese, da oltre settant’anni. Un bar storico, conosciuto alle cronache per la frequentazione di personaggi famosi, sin dagli anni ’60. Una questione, perciò, ritenuta importante da molti, sulla quale si giocano non solo interessi puramente economici ma, evidentemente, anche politici e di prestigio.

Il giorno 8 settembre scorso esce su Il Secolo XIX, un articolo senza firma e senza alcuna sigla in merito all’autore. Il titolo è: “Ex bar Lamia, no del Tar alla richiesta di annullare
la revoca della concessione“. E già qui non aiuta a raccontare la verità dei fatti. Ci può stare l’esigenza di sintetizzare in poco spazio, ed è anche vero, spesso, che di solito chi fa i titoli non è l’autore dell’articolo. Non è raro, perciò, che sui giornali il contenuto di un articolo smentisca il titolo, il sottotitolo o l’occhiello. Nello specifico, il fatto è che il TAR non ha detto no alla revoca della concessione, ma ha detto no alla richiesta di sospendere il provvedimento del Comune che revoca la concessione. Sono due cose ben diverse. Il titolo fa intendere una decisione nel merito, ma in realtà si tratta di una decisione che riguarda la sola richiesta di sospensiva. Il TAR, con questa decisione, non entra nella materia del contendere che ha innescato il processo, infatti non emette una sentenza ma un’ordinanza, in attesa di svolgere le udienze di approfondimento del caso. Poi, nell’articolo si legge: “Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto l’istanza cautelare presentata dagli ex concessionari della struttura che chiedevano l’annullamento della revoca della concessione rilasciata loro nel 2004“. Bene, si scrive di istanza cautelare, quindi di richiesta di sospensiva, in parole povere, della efficacia immediata del provvedimento del Comune, non accolta dal tribunale. Anche se a ben vedere, si tratta della sola concessione dell’area esterna al fabbricato, non del bar vero e proprio. Cosa del resto descritta nell’articolo, il quale riporta anche la parola “ordinanza” e non “sentenza”, citando dal provvedimento del Tribunale: “salvi gli approfondimenti di merito“. Da ciò si può ben capire che la storia non è finita, in quanto non affrontata ancora pienamente nel merito.

Per sintetizzare il caso 1, possiamo dire che il solo titolo trae in inganno, ma i lettori dell’intero l’articolo (una minoranza rispetto a chi si limiterà al titolo) ne potranno capire il senso compiuto. Però, spesso, il solo titolo diventa arma di dibattito impropria, se non propaganda. Ed ecco qua, un altro titolo sbagliato (questa volta della testata “Città della Spezia” online), ma dal  senso identico al titolo errato de Il Secolo XIX, diventa su Facebook strumento di campagna politica della buona amministrazione. Ne fa uso improprio il consigliere di maggioranza del Comune di Portovenere, Giovanna Angelino. Il titolo: “Ex Bar Lamia, il Tar respinge la richiesta di annullamento della revoca della concessione”, fa dire al consigliere Angelino che si tratta di una “sentenza”, di una decisione nel merito  e definitiva, che non è. Perciò, giù un dibattito sulla pretesa e conquistata vittoria da parte del Comune ma che, francamente, mi auguro non avverrà, almeno in toto, perché i Lamia nel frattempo stanno tentando di aprire altra attività limitrofa, a quanto pare resa improba da incomprensibili niet comunali. Del resto, se il Comune ritiene di avere ottenuto ciò che voleva, perché negare ad un’altra attività di nascere? Non mi pare ci sia un problema di concorrenza e concentrazione di bar, gelaterie e ristoranti nella zona.

Esempio 2: il caso dei lavori che hanno interessato il muro storico nell’area del Convento degli Olivetani a Le Grazie, frazione di Portovenere.

Anche in questo caso c’è una certa animazione, chi vuol difendere la memoria storica dei luoghi e chi, invece, ritiene il muro di scarsa importanza, se non ricettacolo di sporcizia. Il Comune è intervenuto, anche per le forti polemiche suscitate dal caso, e ha ritenuto di ordinare agli autori dei lavori di porre in pristino i luoghi. Quest’ultimi, però, hanno impugnato l’ordinanza comunale al TAR, chiedendone contestualmente la sospensiva. Il TAR respinge la sospensiva, in attesa di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa succede su Il Secolo XIX? Appare un articolo, questa volta a firma di Mariano Alberto Vignali, col titolo e sottotitolo: “Il Tar: «Ricostruire antico muro demolito» I giudici danno torto ai coniugi australiani“. E’ vera solo la seconda parte, i giudici danno torto ai coniugi australiani, perché riguarda l’istanza cautelare, l’efficacia immediata dell’ordine di messa in pristino, non l’intera vicenda. Il TAR non ha ancora deciso sulla ricostruzione del muro e questo inganna chi si limita a titolo e sottotitolo. Ok, va bene, diamo la colpa al solo titolista e vediamo che dice il contenuto dell’articolo. Inizia così: “DOVRA’ essere ricostruito…“. Eh no, il TAR non ha ancora emesso sentenza, non ha deciso, ha rigettato solo la richiesta di sospendere l’ordinanza del Comune. La decisione definitiva e nel merito deve ancora essere presa. Ma l’articolo continua: “Lo ha deciso il Tar della Liguria che ha dato torto ai due coniugi australiani…“, “Ora resta da capire però se sarà possibile ricostruire…“. Insomma, il nostro giornalista dà tutto per fatto, concluso. Peccato che non sia così, perché anche io parteggio per il muro storico e non per chi lo ha danneggiato.

Anche qui, in sintesi, qual è l’esito di titolo, sottotitolo e articolo che riportano un caso come concluso, quando in realtà non lo è ancora? L’esito è lo stesso di prima: la facile e ingannevole propaganda politica è servita. Ed ecco di nuovo il consigliere di maggioranza Giovanna Angelino, pubblicare la decisione del TAR (che ben pochi leggeranno e comprenderanno), commentando: “Il Comune di Portovenere ha vinto anche il ricorso al Tar, contro la famiglia Flintoff (gli Australiani), per l’abbattimento abusivo di una porzione del muro del Convento degli Olivetani. E NON CI VERGOGNIAMO NEMMENO DI QUESTO. Buona Madonna delle Grazie a tutti.“.  Buona Madonna a lei Angelino, ma (ops…) non ha notato che nella prima pagina, ben titolato, il TAR ha scritto “ordinanza” e non “sentenza”? Il Comune di Portovenere ha vinto si, ma solo sulla richiesta di sospensiva, non ancora contro l’abbattimento di porzione del muro del convento. E anche qui, giù propaganda ingurgitata a tonnellate. Il TAR nell’ordinanza ha scritto: “rilevato che, nelle more del necessario approfondimento di merito contestualmente ai connessi ricorsi (r.g. nn. 818\2016 e 208\2017), la domanda cautelare proposta in relazione al diniego impugnato nella presente sede non risulta accompagnata dai necessari presupposti, anche in relazione alla natura ed agli effetti dell’atto impugnato“.  Nelle more del necessario approfondimento di merito, in lingua italiana, significa che i giudici devono ancora decidere, quindi, per favore, le notizie diamole vere, altrimenti basta poco e diventa una vittoria. Per carità, se poi l’amministrazione vuole mostrare con orgoglio e senza vergogna le proprie vittorie (magari anche sconfitte, non poche), benissimo, ma almeno abbia la pazienza di attendere che siano tali, anche se magari, lo diventeranno dopo le prossime elezioni. Nel frattempo, invece, penserei anche a rispondere nel merito, senza rivendicare una domanda cautelare, ad un problema annoso di insulti sul Vs. gruppo Facebook, che mi pare ormai entrato a pieno titolo nel dossier politico. Giusto per regolare non solo la propaganda gratuita, ma anche gli annessi e connessi, visto il perdurante silenzio in merito. Sappiate, poi, lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, che non ci sarà legge a difendervi dalle “bufale” o dalle “fake news”, anche questa è propaganda. Perché fare una legge sulla selezione delle notizie non può che diventare uno strumento di controllo sulla libertà di stampa, una forma pericolosa di autoritarismo e censura. Chi stabilirà se una cosa è vera o falsa? Non sempre, poi, verità e falsità stanno così chiaramente separate. Quindi, fate affidamento su voi stessi, sulla vostra cultura (non sulla vostra ignoranza), sul vostro senso critico, sulla vostra capacità di intendere e di volere. Non delegate agli altri i vostri neuroni: la cultura e la scuola sono i veri strumenti contro ogni inganno.

 

Ma questo gruppo “del Comune” ci fa o ci è? La politica social ai tempi di FB

Alcuni simpatici e documentati retroscena riguardanti il sindaco di Portovenere, il gruppo Facebook denominato: “Il Comune siamo noi” e ulteriori verità, o meno, all’epoca della politica molto social e poco etica.

Il gruppo

Dato che ho avuto modo di leggere una serie di interventi sgradevoli, nei confronti di persone che stanno facendo presenti i valori del confronto civile e democratico, dopo la mia espulsione dal gruppo, credo sia arrivato il momento di svelare alcuni retroscena, non secondari, riguardanti il gruppo “Il Comune siamo noi”, ormai chiaramente definibile un gruppo di propaganda politica, esclusivamente pro sindaco di Portovenere. Quindi, è il caso di sapere chi sono il “noi” nel nome del gruppo.

Io sapevo che il gruppo era stato creato immediatamente dopo [e.c.: o forse più correttamente, poco prima] le elezioni che hanno visto, come nuovo sindaco di Portovenere, il sig. Matteo Cozzani. Ero curioso di capire se l’impronta sarebbe stata di pura propaganda o, in qualche modo di servizio alla comunità. In verità il “noi” un po’ ambiguo nel nome non mi faceva presagire bene. Io avrei usato “voi”. Non è passato molto tempo per capirlo. Chi osava minimamente porre in dubbio qualche azione dei neoeletti amministratori, o far presenti problematiche un po’ più serie, veniva telematicamente “massacrato” con insulti, minacce (le mie querele del 2014 stanno ancora in Procura in attesa di sviluppi) o, come minimo, si usavano maldicenze per cercare di mettere il “nemico” in cattiva luce. Io fui tra i primi, se non il primo. Ebbene, volete un gruppo di propaganda? Ok, ma allora non camuffatevi dietro ad una parvenza di pubblica utilità, di servizio alla comunità, lindi e puri. Ditelo chiaramente. Ma, niente da fare, il camuffamento  viene perseguito sino ad oggi, anche se il “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“, un pochino dovrebbe far riflettere, almeno sull’urbanità dei modi.

A quattro mesi dalla mia querela del 2014, nei confronti di un paio di persone del gruppo, mi arriva una querela da parte del sig. Cozzani, in proprio e in quanto sindaco.

Leggo la querela, fuffa con alcune omissioni importanti, qualcosa d’altro, però, non mi torna e mi fa anche sorridere. Le omissioni importanti riguardano il capo d’accusa (mancava il contesto completo, soprattutto la domanda), ma ne ho già scritto e non mi pare il caso di tornarci, vista anche la sentenza a me favorevole. Ciò su cui mi soffermo, invece, è la frase che contiene: “… pagina Facebook – Il Comune siamo noi- (pagina di riferimento per le attività del Comune di Portovenere e dal medesimo creata)…“.

pagina di riferimento del Comune

Ah, quindi la pagina (per la verità il gruppo) Facebook citato, è la pagina ufficiale dell’ente Comune di Portovenere, creata dall’ente stesso? Ma davvero? Non mi pareva. Perché sapevo e avevo letto più volte, commenti e post, alcuni poco eleganti del sig. Giovanni Dotti, su cui si affermava altro, sempre che non fosse stato il suo alter ego. Uno è quello già ripreso prima con l’incipit: “… non deve più rompere i c.“, ma ce ne sono molti altri. In questi, Dotti ripete che: “Ho creato questo blog nella primavera del 2013 (insieme ad alcuni amici) sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla lista civica del Sindaco Matteo Cozzani..

Quindi qualcosa non torna. Ma sentiamo (leggiamo) cosa dice il sig. Matteo Cozzani durante la sua deposizione in aula durante il processo a mio carico, dall’estratto delle trascrizioni d’udienza. Questi alcuni passaggi (tralascio in questo articolo il tema “Le Terrazze” che rimane per il nostro territorio dirimente e irrisolto). Nel testo, l’avv. Andrea Della Croce è erroneamente riportato come avv. Della Corte, ogni riferimento è del tutto casuale da parte del Tribunale:

  1. Teste Cozzani: “… all’interno di una pagina dedicata al Comune di Porto Venere, intitolata: “Il Comune siamo noi”, dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di… di vario genere…” (pag.4 della trascrizione);
  2. giusto per divertimento, teste Cozzani: “… il signor Brunetti chiama un sacco di volte in Comune e fa centinaia di accessi agli atti…” (pag. 6) [ormai è diventata una leggenda metropolitana questa di decine e decine, se non centinaia di accessi agli atti, arrivata fino al Consiglio di Stato, che poi il sindaco ripete a pag. 20 della deposizione, NDR];
  3. (…) P.M. – Su questa pagina del social network, questa pagina è, quindi, gestita direttamente dal Comune e poi è apparso questo…
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Commento?
    TESTE COZZANI – No, non è gestita dal Comune la...
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – La pagina. La pagina in realtà è uno strumento fatto da, eeeh, simpatizzanti, ovviamente, del…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – Della nostra… della nostra lista in campagna elettorale, proprio perché volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone; no?
    Per cui sapete che oggi è difficilissimo, eeeh, poter confrontarsi per eva… per eventuali problematiche, eeeh, afferenti il territorio. Per cui abbiamo creato questa pagina, però non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere con, diciamo, un’ufficialità, anche perché non credo che un Comune possa…
    P.M. – A scopo promozionale, perché in querela si legge: “pagina di riferimento e dal medesimo creata”...
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Ed allora volevo capire.
    TESTE COZZANI – Sì, per… creata, perché, ovviamente, in campagna elettorale c’eravamo tutti e quanti, però non può essere ufficiale del Comune, anche perché…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – L’ufficialità lo, lo dia…
    P.M. – Se no sarebbe un sito di altro genere.
    TESTE COZZANI – Lo diamo attraverso l’albo pretorio…
    P.M. – Eh.
    TESTE COZZANI – Non di certo attraverso… Però, per esempio, è uno strumento talmente utilizzato che le allerte meteo, giusto per, per renderci…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Ho detto: “Le mettiamo sul… sul sito.”…
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – Quando chiudiamo le scuole, le mettiamo su quel sito lì, perché, purtroppo, non chiedetemi come mai, ma Facebook è più seguito del…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Dell’albo pretorio…
    P.M. – Perché ha molti accessi.
    TESTE COZZANI – Del Comune.
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – È ovvio.
    P.M. – E… Ecco.
    TESTE COZZANI – Ed anche in termini di visibilità, ovviamente, questa cosa le posso garantire che ha fatto discutere molto a Porto Venere, perché… Insomma. (…)” (pagg. 7-9);
  4. AVV. VARTOLO – Senta, la… Un chiarimento: la pagina: “Il Comune siamo noi” è una pagina istituzionale?
    TESTE COZZANI – No, le ho già risposto prima: è una pagina che utilizza il Comune di Porto Venere e tutti i cittadini del Comune di Porto Venere…
    AVV. VARTOLO – Da chi è stata creata?
    TESTE COZZANI – Da cittadini del Comune di Porto Venere.
    AVV. VARTOLO – Siccome… Procedo ad una contestazione, perché (inc.) in querela è scritto che: “è la pagina di riferimento per le attività del Comune e dal medesimo
    creata”.
    TESTE COZZANI – Io, guardi, sono un cittadino del Comune di Porto Venere, poi, ovviamente, l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere; capisce? Cioè un conto è l’ufficialità, se lei mi fa un’istanza di accesso agli atti, io le rispondo in base alla due quattro uno, non certo su Facebook, il concetto
    è quello lì.
    AVV. VARTOLO – Ho capito…
    TESTE COZZANI – Eh.
    AVV. VARTOLO – Siccome dice: “dal medesimo creata”, volevo capire…
    GIUDICE – Va beh, ha chiarito il concetto comunque. Viene
    utilizzata, ma non è quella ufficiale.(pag.14).

Non ho commenti da aggiungere, se non che non è bello che un sindaco in querela (ma ovunque) riporti fatti non veri. Il motivo, poi, lo lascio scovare a voi.

Io censurato e bannato (pure insultato) perché non devo più rompere i c.

Arieccoci, nuovamente censurato e bannato dal gruppo “Il Comune siamo noi” (ovvero sono loro), ideato “per migliorare la vita dei cittadini” ma, in effetti, diciamola tutta, gruppo di riferimento dei fan del sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani. Creato e gestito, a fasi alterne, dal sig. Giovanni Dotti, alias “il sindaco della calata”, non ha mai spiccato per aderenze ai principi democratici italiani e, soprattutto, per tenuta alle basilari regole di convivenza civile ed educazione. Lo spirito del gruppo (impropriamente definito blog) è racchiuso in queste ultime parole dal suo fondatore: “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“. In maiuscolo, giusto per parlare forte e chiaro. Più chiaro di così!

rompere i c.

Ebbene, ora la mia colpa è stata innescata da una bonaria sfida tra me e l’avvocato Andrea Della Croce, dopo esserci incontrati in Tribunale, io come imputato su querela del sindaco e lui come legale di quest’ultimo, avendo mantenuto tra noi quel feeling ormai instaurato da alcuni anni: ci pizzichiamo volentieri. Per chi non lo sapesse, dalla querela ne sono uscito assolto definitivamente già in primo grado, con buona pace dei soldi dei contribuenti che hanno pagato la tutela legale a sindaco e Comune.

L’avvocato ha fatto la prima mossa, probabilmente esasperato dalle varie critiche piovute da parte di concittadini, ma anche dalle recenti informazioni ed esternazioni del sottoscritto riferite alla vicenda dei soldi dell’Autorità Portuale, gentilmente offerti a beneficio del Comune di Portovenere, per il tramite delle aziende di famiglia del primo cittadino. Come ho fatto mesi fa, in mancanza di chiarimenti, ho chiesto nuovamente le dimissioni di colui che tiene la chiave della città (paese), quantomento per opportunità, per etica. Ma non solo, ho ulteriormente messo in pericolo il buon nome del sindaco con un dettagliato articolo sui recenti ripascimenti delle spiagge all’Olivo, sempre a Portovenere. In questo ultimo testo, mi è toccato smentire documentalmente le affermazioni del sig. Matteo Cozzani.

Per tutto ciò, l’avv. Della Croce ha ritenuto opportuno postare sul gruppo una frase di J.F.K., “Non chiedetevi sempre cosa può fare il vostro Paese per voi; chiedetevi prima cosa potete fare voi per il vostro Paese” (riporto testuale dal post), arricchita da un commento, ovvero dispiacendosi che J.F.K. fosse morto invano. Il senso era: smettete di criticare o di porre problemi, arrangiatevi e osannate la nostra splendente amministrazione su cui il sole sempre splende. Ma non solo, l’avvocato ha anche violato uno dei cardini che da sempre viene religiosamente rispettato (vabbè) sul gruppo, scrivere solo di questioni di interesse pubblico nell’ambito del Comune, non opinioni slegate da un contesto concreto. Si appunto, come se non si fossero visti post del tutto personali, anche con insulti generalizzati o meno ma, questo si, sempre e solamente da parte del cerchio magico locale. E quindi, tutto ok, l’avvocato nel cerchio magico c’è a pieno titolo, quindi può.

A questo punto giunge il solito guastafeste, il Brunetti, quello che cova rancore e odio per questa splendida gente alla guida del nostro fulgido e sempreverde paese. Insomma, questo “partigiano civico” (il mio blog), dopo essere stato querelato ed anche insultato a riprese settimanali, mensili o annuali, per aver riportato notizie e aver fatto critiche del tutto civili, ancora non molla. E cosa ho fatto? Beh, ho osato mettere un post con una frase di Rodotà: “I valori devono vivere in spazi liberi e pubblici di confronto.“, con annesso commento, ovvero speranza che i valori democratici trasmessi dal professore non venissero dispersi.

Ehhh!!! Tuoni e fulmini! Rodotà?!!! Spazi liberi e pubblici di confronto?!!! Giammai! E come primo commento giunge una poco dolce signora che mi riserva un paio di improperi ben piazzati. Dato che era la terza volta, l’ho avvisata che trattasi di diffamazione aggravata, equiparata a mezzo stampa. Per identica cosa, ripetutasi a cadenza più o meno regolare, fino a pochi giorni fa, come scrivevo prima, sto aspettando giustizia dal 2014.

Insomma, dato che ormai il callo l’ho fatto, non mollo, con sommo dispiacere dei soldati del re e della corte (e pure del re, tutti che ben frequentano il gruppo), visto che mai, dico mai, hanno proferito verbo, non dico a difesa mia, ma a tutela della buona educazione, come minimo. Chi è poi che cova odio?

La vicenda termina, quindi, con una bella espulsione, dopo che un tutore del gruppo, non sapendo più che pesci prendere, pur espertissimo in scalate acrobatiche ed estreme sugli specchi, si ritrova a terra per dare senso al post dell’avvocato rispetto al mio, scrivendo: “Il post di Andrea [Della Croce, ndr] era una esortazione positiva alla convivenza in una comunità. Principio consono al nostro caso.“. Capite bene che la frase di Rodotà, invece, effettivamente, era un pesante incitamento alla violenza. Beh, non reggendo al peso della logica matematica, il nostro povero tutore è crollato. Non ha retto, ed ha pensato che unica via di fuga fosse cliccare, per eliminare il temibilissimo terrorista Brunetti, il distruttore del positivismo locale, invece di correre sulla cima dello specchio, ormai troppo scivoloso.

Ma io continuerò a scrivere (sul mio blog e su FB), spero presto di scrivere nuovamente sui ripascimenti, data nuova nota giunta da ARPAL. Non è poi detto che non scriva più dettagliatamente in merito ad un pezzettino di storia del caro gruppo de “Il Comune siamo noi” (ovvero voi), su cui da tempo mi ero ripromesso di scrivere, con documentazione allegata, ma che avevo lasciato nel cassetto per motivi di opportunità giudiziario-legale.

 

censurato

Portovenere (SP): censura ad personam

Chi segue il mio blog sa che mi occupo, in particolare, di tematiche inerenti l’area in cui abito, ovvero Portovenere in provincia della Spezia, motivo per il quale frequento alcuni gruppi Facebook che si occupano della zona, tra cui il gruppo denominato “Il Comune Siamo Noi”, aperto ed ideato da una persona del luogo, Giovanni Dotti, molto attivo in loco e conosciuto anche con il soprannome “sindaco della calata“, ovvero del porticciolo di Portovenere.

Certamente in passato anche recente, gli attriti sui miei interventi critici, o comunque relativi a notizie da me reperite o riportate, non sono mancati, altrimenti il diritto di critica dove sarebbe? Ma, sebbene le mie notizie o posizioni vengano sempre scritte nel rispetto della dignità di ognuno, nei limiti del buongusto e soprattutto della legge, sono stato oggetto di pesanti insulti e minacce per le quali non ho ricevuto giustizia, in compenso ho ricevuto una querela, a mio vedere del tutto pretestuosa, da parte del Sindaco di Portovenere, relativamente ad una notizia di interesse pubblico riferitami da pubblico ufficiale, su cui è in corso un processo di cui vi aggiornerò prossimamente.

Ultimamente, sul gruppo alcuni fremevano per chiuderlo, stante eccessive le critiche (ovviamente non solo del sottoscritto), ma a quanto pare sta prevalendo la linea dell’avviso (per alcuni) e della censura definitiva senza preavviso (per altri). Ebbene, il gruppo “Il Comune Siamo Noi”, è stato aperto per discutere dei problemi o temi riguardanti il Comune, o per elogiare e fare solo propaganda? E’ un gruppo ufficiale del Comune, oppure di fan del sindaco Matteo Cozzani?

Per quale motivo questa mattina non ho più accesso al gruppo, nemmeno lo posso leggere, ma chi può leggere, a fianco al mio nome, vede una spunta con una barra che indica: “I post nel gruppo IL COMUNE SIAMO “NOI” non possono essere visualizzati da Daniele Brunetti”?

censurato

Quindi, non ho diritto di partecipare alla vita e discussione politica in questo paese? Ho scritto qualcosa di veramente censurabile ultimamente? Chi ha operato la censura, dato che fra gli amministratori appare Giovanni Dotti (recentemente rientrato nel ruolo) e Zagor Tenay, nickname di altra persona nota in paese, ma che non interviene da lungo tempo? E a chi corrisponde il “NOI” del gruppo? Noi cittadini o noi supporter del sindaco? Ditelo chiaramente una volta per tutte, senza nascondervi dietro ad un “noi” che è molto più ristretto di quello che si vuol far intendere. Ma soprattutto, questo Comune sta in Italia o in un altro Stato?

No, certamente sbaglio io, si è trattato di un semplice malinteso, il mio account sul gruppo verrà ripristinato al più presto. Ma guarda come sono stato prevenuto! Almeno me lo auguro.

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AGGIORNAMENTO del 17.07.16

Questa mattina mi è stato ridato accesso al gruppo di cui sopra. Grazie.

Libertà di stampa: ieri era, ma oggi è importante lottare per domani

HumphreyBogartDeadlineIeri era la giornata mondiale della libertà di stampa, francamente l’evento mi è sfuggito, come può essere sfuggito a molti. Le giornate in memoria, o per qualcosa, raggiungono, però, il loro scopo quando non rimangono lettera morta il giorno dopo, soprattutto nel domani.
La libertà (in generale), come la libertà di stampa e di informazione (la trasparenza), non possono durare lo spazio di un giorno o di un anno, ma devono permanere indefinitamente, in particolar modo nei cosiddetti paesi democratici, perché ne è la loro linfa.
Ma in Italia, come in altri paesi della sfera democratica, qualcosa (o più) non funziona, anche in questo senso. Nel nostro paese, la libertà di stampa e il diritto ad essere informati (trasparenza) hanno un’ampiezza ed un’efficacia estremamente variabile in ragione di una serie di fattori, non sarò certo esaustivo, ma fra questi pesano: l’influenza politica, l’autocensura, l’arroganza di alcune istituzioni pubbliche, i legami clientelari e di amicizia (tra cui varie forme di associazionismo più o meno palesi), il corporativismo, per arrivare a vere e proprie forme di associazioni a delinquere con forte radicamento sul territorio nazionale e locale, ovvero consorterie che spaziano all’interno di ambienti disomogenei e che spesso penetrano, o lambiscono, anche ambienti istituzionali di ogni specie: quelle forme di legami che possiamo anche definire con un termine che ormai va un po’ stretto (ed è datato) come “massonerie” o, forse più adeguatamente, “mafie” anche se non in modo tradizionale.
Volutamente, nella libertà di stampa, includo il diritto all’informazione, ovvero, alla trasparenza delle nostre istituzioni pubbliche, perché la mancata trasparenza nella pubblica amministrazione non solo è un sintomo di malessere antidemocratico, ma un presidio al malaffare, a ciò che di un’istituzione pubblica ne fa un gruppo di persone che lavorano per gli interessi di pochi, consapevolmente o meno.
Per questo la libertà di stampa e la trasparenza sono legate a filo doppio, l’una muore quando manca l’altra, mentre l’una e l’altra in salute contribuiscono a mantenere sano un paese, ne disvelano i problemi, le carenze, le marcescenze. Ciò che un’inchiesta giornalistica, o la trasparenza, rivela non rimane fine a sé stesso quando la libera stampa (e potremmo anche dire la libera diffusione su tutti i mezzi di informazione sociale) ne dà conto alla comunità. Ed è proprio la conoscenza sociale dei problemi e delle storture, in essere al proprio interno, che ne stimola le soluzioni, o ciò che alcuni hanno chiamato “anticorpi”, ovvero una reazione, o meglio una serie di reazioni che si riflettono a tutti i livelli, socio-politico-economici. E la parola “anticorpi” non esce a caso perché, come un medico sa, la malattia si debella definitivamente solo quando se ne acquisisce piena conoscenza e consapevolezza. Non è certo nascondendo la malattia, o i suoi stessi sintomi, che i problemi si risolvono ma, purtroppo, non è raro tra noi, trovare limiti all’esposizione o all’individuazione di una notizia, di una informazione, soprattutto in ambiti comunitari ristretti, e perciò più facilmente sottoposti all’influenza di piccoli gruppi di potere (ma ben ramificati), o per timore personale, o banalmente per ignoranza e quieto vivere comune, o per tutti questi fattori messi assieme.
L’Italia, come l’Europa o l’ambito democratico mondiale, vive, ormai da lungo tempo, un periodo di evidente decadenza di quei valori fondanti che fanno di una società umana una società vivibile ed equa, in cui “la Libertà e la ricerca delle Felicità” possono avere un senso solo nel solco del rispetto reciproco e della crescita culturale di ognuno di noi. Ed è proprio in questo senso che la libertà di stampa (e trasparenza) opera, senza la quale un popolo ignorante è alla totale sudditanza dei propri aguzzini, che siano all’interno delle istituzioni, di gruppi sociali od economici, o che semplicemente siano ras del quartierino.

FACEBOOK, mi hai rotto i cabasisi! Empathy è molto meglio!

pollice giù Era da tempo che lo volevo scrivere: FACEBOOK, mi hai rotto i cabasisi!

E da tempo volevo scrivere un articolo sulle relazioni tra il più potente dei social network e una rappresentazione malata di democrazia sociale, vincolata al più rigoroso ed ottuso accentramento, a danno di una reale libertà delle opinioni e della privacy (per chi usa il mezzo in maniera inconsapevole), che favorisce lo scontro sociale di bassa lega, a danno di coloro che usano argomenti scomodi, benché nel rispetto, non solo delle leggi ma, dell’educazione e con senso civico.

Di essere sbattuto fuori dal proprio account Facebook, per qualche tempo, non è capitato solo a me, ma ad altri come me, ovvero persone in grado di elaborare informazioni, pensieri e concetti in maniera autonoma dalla maggioranza non pensante e inerte. Opinioni e notazioni magari scomode ai più, soprattutto all’interno di piccole comunità locali culturalmente depresse, o magari ritenute aggressive anche se prive di contenuto offensivo o diffamatorio.

Il motivo addotto da Facebook, ormai consueto, è “riteniamo che ci siano delle attività sospette sul tuo account“… ah ahaaa! E quindi, divertiti con questi giochini di riconoscimento delle foto dei tuoi amici, per farci capire se sei un uomo o una gallina, oppure fai girare questo programmino per vedere se ci sono virus sul tuo computer. Tutte cose che poi compiute diligentemente non portano assolutamente a nulla, se non alla conferma del blocco sull’account fino a data da destinarsi. Nell’ultima occasione (in corso e con sparizione degli ultimi post), senza nemmeno poter comunicare messaggi (più che altro imprecazioni) all’assistenza (parola grossa), se non tramite un escamotage tecnico che non so se darà i propri frutti nel breve periodo. Le attività sospette per loro sono taggare troppe persone, cosa che faccio raramente, se non in casi eccezionali, perché la ritengo una forma di prepotenza, ma non di meno vedo chi tagga decine di account alla volta a ripetizione senza problemi. Oppure condividere in breve tempo un post su diversi account o gruppi, facendo pensare che, se scrivessi e cliccassi meno velocemente, eviterei di essere scambiato per un’attività sospetta, ovvero un virus o un programmino che in maniera automatica svolge tale funzione.

Però questi sono dettagli, il nocciolo è che non vedo mai sparire persone che scrivono offese e minacce, magari abitualmente, mentre gli unici di cui so avere avuto disavventure con mr. Facebook, sono persone che come me scrivono cose che ad alcuni fanno venire l’orticaria papulosa, ed allora, francamente, mi viene il dubbio che alla base dell'”attività sospetta” a mio carico ci sia ben altro che un virus o un robottino, e che questa non sia altro che una forma ipocrita e molto orwelliana, modello 1984.

Ma, a prescindere da tutto ciò, il fatto di vedermi sbattere fuori e tarparmi le ali mi fa venire una rabbia pazzesca, eh già, perché Facebook ingenera una maledetta forma di dipendenza, più o meno grave in tutti noi che lo utilizziamo, che si fa sentire quanto sei forzato a non poter utilizzare il tuo account, quasi come qualcuno ti avesse imbavagliato. Ciò mi fa riflettere sul senso di questo social network, totalmente accentrato nel controllo, totalmente sordo alle richieste o rimostranze, che in più sfrutta i propri iscritti, o meglio “coscritti” anche se volontari, adulandoli o rimproverandoli: se spendono o non spendono soldi per veicolare pubblicità, oppure se attirano o non attirano folle festanti. Tutto ciò gonfiando o sgonfiando i dati statistici di accesso alle proprie pagine o ai propri post. Si, perché chi crede completamente ai dati sugli accessi veicolati da FB, farebbe bene a mettere su un blog e a farne uno studio comparativo e ponderato.

L’invaso idraulico di FB è, poi, una grande pozza dove sguazzano gli apparati di governi democratici e non, aziende multinazionali e non, o altri enti che lavorano sui big data, a volte con intenti poco puliti. Lo sappiamo da tempo, il loro scopo è profilarci, commercialmente quando va bene, o sfruttare con algoritmi complessi quel non detto, ma chiaro dall’incrocio di dati e fonti diverse, che porta all’invadenza nella sfera più privata, che se sfruttata per scopi pesantemente commerciali o per fini ancora più invasivi, porta all’azzeramento dei diritti e della libertà, soprattutto in realtà politiche e sociali prive di adeguati anticorpi, se non in regimi dove la democrazia non è nemmeno sulla carta.

Per esperienza sul campo, posso affermare che FB non fa una piega se ti offendono, minacciano o se ti diffamano (per la verità può succedere anche di peggio con la nostra giustizia), mentre è estremamente reattivo se infastidisci con le tue sole opinioni un certo numero di persone. Mr. FB segue, cerca e sfrutta i gruppi di persone con pensiero normalizzato, non ha altri punti di riferimento, nella carta costituzionale del social network made in USA, sostanzialmente, è scritto che: la maggioranza nei gruppi sociali ha sempre ragione, a prescindere che il gruppo si chiami “Ku Klux Klan” o “Amici dei violentatori”.

E allora, siamo sicuri che ne valga la pena continuare a foraggiare questo mostro senza testa e senza orecchie, ma con un neurone che controlla tutto e si vende al migliore offerente?

No, francamente, vorrei che ci si liberasse di questo pseudo-social network e si fondasse un vero social network, open source e decentrato, perché è importante sapere come funziona, perché la trasparenza non ha senso solo nelle democrazie autentiche, ma anche nelle stesse emulazioni, come la rete internet stessa. E allora, come mai ancora nessuno ha pensato a fondare un social network privo di controllo centrale, open source e che sappia ascoltare i propri iscritti? Io lo chiamerei: Empathy, il network che mostra empatia nei confronti delle persone e non arroganza ed ottusità come FB, al servizio delle potenze. Sarei il primo ad iscrivermi se non a fondarlo… chi ci sta?

Disinformazia paraculazia

L'articolo ora
L’articolo ora

Oggi pareva essere una domenica sonnacchiosa e tranquilla, quando a fatica, per la luce del sole, faccio una rapida lettura della homepage di Repubblica sullo smartphone e trovo nuovamente il trafiletto di un articolo pubblicato ieri (5.9.15). L’articolo titola: “Giustizia, Orlando: aggiungere sanzioni patrimoniali al carcere”. Mi stropiccio gli occhi e mi dico, ma guarda che cretino, ieri l’ho messo sulla mia pagina Facebook e ne è nato un tormentone con una tizia, che di petto affronta il mio commento nel quale giudicavo il “ministro” reo di “profonda superficialità” perché avevo inteso il suo discorso improntato sul fatto che le sanzioni patrimoniali dovessero essere sostitutive al carcere. Come cavolo ho fatto a prendere un simile abbaglio? Arteriosclerosi modello Crozza-Montezemolo? Cerco di riprendere un po’ di fiducia in me stesso e mi viene da pensare che il redattore della pagina di Repubblica abbia nel frattempo modificato il titolo. Ma guarda, discuto aspramente per quell’articolo e ora viene fuori che cambia il senso dell’articolo a partire dal titolo? Ma dai, sto esagerando con i complotti, non sono mica un fan di Voyager. Però quando torno a casa voglio vedere la mia pagina Facebook. Nel frattempo il trafiletto dell’articolo sulla homepage del quotidiano online sparisce, vado sulla mia pagina FB e guarda guarda, ecco il titolo e la stessa foto del “ministro” con lo sguardo che gli riesce meglio, davanti allo sfondo rosé (PD di Renzi) della Festa Nazionale dell’Unità di Modena. Mi stropiccio di nuovo gli occhi (rischio la congiuntivite) e leggo il titolo: “Giustizia, Orlando: meglio sanzioni patrimoniali che carcere”. Naaaa, ma dai?! Clicco sul post e magicamente si apre la pagina di Repubblica con l’articolo dal titolo: “Giustizia, Orlando: aggiungere sanzioni patrimoniali al carcere”. Naaa!!! L’effetto è strepitoso, mi dico che questo è un piccolo grande scoop per la trasmissione TV Gazebo, una delle pochissime intelligenti e spassose nel panorama asfittico della televisione italiana. Ma guarda un po’, ieri quella discussione, con malcelati dubbi che vi fosse qualche rappresentante della guardia reale in giro, Orlando è di Spezia (senza “La”, usiamo così) e io purtroppo (per moltissimi motivi) lo sono pure, e ora l’inversione a “U” del titolo. Ma davvero? Qualche agente infiltrato-provocatore ha letto tutto e ha trasmesso al capo? Mi sto montando la testa, non può essere, certamente no, in un paese democratico ed avanzato come il nostro non può succedere. Fatto sta che il titolo è cambiato, magari anche l’articolo ha avuto qualche limatura e/o aggiustata (non lo so) e allora mi chiedo da cosa sia dipeso. E’ venuto un dubbio al giornalista? E’ venuto un dubbio al titolista? E’ partito un urlo dal direttore? Mah, chissà. O forse è arrivata una telefonata o un messaggino tramite Twitter? Sarà ma a me tutto ciò fa pensare, soprattutto mi fa pensare che troppo spesso in Italia vige la regola della “disinformazia paraculazia” e il posto nelle classifiche della libertà di stampa ce lo meritiamo tutto, proprio tutto.

L'articolo prima
L’articolo prima

LA STAMPA ITALIANA: autocensura e disinformazione

disinformazioneE’ in campagna elettorale che si fa più evidente la disinformazione o semplicemente l’auto-censura da parte della stampa italiana (locale e nazionale), ma ricordiamoci che è nel corso di tutto l’anno che siamo bombardati da informazione farlocca o privati di informazioni a loro modo dirimenti. Il primo metodo per cercare di tutelarsi da tali carenze o falsificazioni è essere attivi nella ricerca informativa. Prima potevamo solo comprare giornali di diverse testate, ora abbiamo anche internet, strumento potente ed allo stesso tempo mistificatore. Perché mistificatore: perché un vaso di Pandora dove si può scaricare liberamente qualsiasi cosa, vera, falsa, vera e falsa. La potenza del mezzo è parte anche della propria debolezza: assoluta mancanza di garanzia sulla verifica dei fatti o fact checking. Ma questo punto debole è anche parte, troppo spesso, delle testate giornalistiche “prestigiose”, sia radiotelevisive che della carta stampata, di seguito ne vedremo un esempio lampante. Il secondo metodo è cercare, tutte le volte che possiamo, la fonte primaria dell’informazione. Spesso i giornalisti non citano la fonte informativa, anche se si tratta, ad esempio, di una fonte ufficiale statale o governativa, come potrebbe essere un rapporto statistico o tecnico, o una fonte giuridica, ad esempio una […]

A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

photo credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/78755281@N00/4713319026">ten boxes</a> via <a href="http://photopin.com">photopin</a> <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">(license)</a>C’è veramente l’imbarazzo della scelta, non saprei da dove cominciare, gli argomenti potrebbero essere molti ma farò il possibile per essere sintetico.

Partiamo da ciò che ha eccitato alcuni giornali molto restii a parlare di argomenti veri e concreti, ma amanti della fuffa pseudo-politica, ovvero della delibera di Giunta del Comune di Portovenere del 17.10.14, con la quale il sindaco Matteo Cozzani dà mandato all’avv. Andrea Della Croce di presentare querela nei confronti del sottoscritto (Daniele Brunetti), gestore delle pagine Facebook denominate “Comitato Spiagge Libere Olivo”.

Ebbene, ieri ho saputo ciò e mi è costato molto, ho dovuto comprare il giornale che l’ha riportata, testata che non leggo praticamente mai, da quando ho capito che riporta, spesso, solo ciò che non può dar fastidio ai potenti (o ritenuti tali), anche se sono notizie documentate e di pubblico interesse. Avesse (il giornale), per una volta negli ultimi anni, riportato una delle informazioni evidenziate sulle pagine del Comitato. Purtroppo, non è l’unica testata che filtra informazioni vere, documentate e utili alla comunità. Ho scritto di scogliere abusive che sottraggono terreno demaniale al pubblico uso, di scempi edilizi e paesaggistici, di scarsa trasparenza amministrativa, o più in generale di malamministrazione e malaburocrazia, ed anche di giochi di “potere” (parola grossa) o di interessi opachi, degni di una soap opera. Il tutto basato su documenti ufficiali, spesso citati, se non riportati integralmente o per stralci.

E’ nella mia indole, non mi piace scrivere di fuffa, di gossip, ma ad ogni passo corrisponde una base concreta e documentata, non fosse altro per tutelarmi anche da azioni incaute, proprio come questa del giovane ed improvvido sindaco del Comune di Portovenere, non nuovo a mettere il piede in fallo.

Ma che sia chiaro, il mio scopo non è demolire ma svegliare, far conoscere ciò che chi lavora con scarsa trasparenza preferisce non far sapere e determinare una reazione civile, una presa di coscienza. Conoscere per scegliere davvero. Questo per puro spirito di servizio, in un certo senso, mi perdonerete spero l’ambizione (anche se in piccolo e parlo per Portovenere in particolare), per cercare di compensare le carenze politiche da un lato (inesistenza di una vera opposizione politica locale) e la frequente assenza di una difesa civica a tutela degli interessi comuni. E se proprio lo devo dire, è questo secondo aspetto che mi motiva principalmente.

Ma veniamo alla querela, nella delibera si scrive che il motivo è dettato dal “(…) contenuto diffamatorio di dette affermazioni nei confronti del Sindaco (…)” per la frase pubblicata per (ben) due volte: “l’ex comandante Pruzzo mi ha riferito che per quanto riguarda il parcheggio pubblico alle Terrazze, la pratica è stata sospesa dal Sindaco Matteo Cozzani“.

E qui si capisce al volo che la frase è una di quelle da far tremare i polsi, soprattutto la parola “sospesa” è chiaramente diffamatoria, fate perciò attenzione a non utilizzare la parola “sospesa” con facilità, magari sostituitela con il termine “fluttua” che parrebbe anche più adatta al gergo burocratese. “C’è una pratica che fluttua in ufficio”: dà anche l’impressione delle grandi capacità di telecinesi, in questo caso l’amministrazione è comunque salvaguardata.

Capite bene che se questo è il tema principale, ed unico, della querela come prospettata dalla delibera, già ne esco bene e con orgoglio per aver avuto dal sindaco implicita ammissione di verità per il restante 99,99% di ciò che ho scritto prima e dopo, almeno fino al 17.10.14, data della delibera.

il post incriminato
il post incriminato

Ma, c’è di più, la frase intera come pubblicata il 20.09.14: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani. E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché? I precedenti sono qui …” [vedasi l’articolo: Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede].

Cari giornali (non tutti, ma quelli che ho in mente io), prima di scrivere sentite anche l’altra campana, anche se non è un politico od un amministratore: nella frase si rivolge anche una domanda e si chiede il perché. E non sarebbe stata buona pratica democratica del Sindaco o chi per lui di rispondere, non dico direttamente a me (non son degno), ma magari direttamente in Consiglio Comunale o sui giornali con un bel comunicato stampa che passa sempre? No, molto meglio la querela.

Che dire, se non di aver toccato, evidentemente, un nervo scoperto di un’amministrazione debole che non riesce a dare spiegazioni concrete. Difatti, la campana del sindaco appare solo sul giornale (non in delibera) riportando: “Non è stata sospesa alcuna pratica. Si tratta di un parcheggio che verrà consegnato al Comune quando verranno terminate tutte le opere di urbanizzazione, compresa la passeggiata che dal Royal conduce alle Terrazze. La critica può essere costruttiva, ma affermare il falso può danneggiare l’immagine dell’amministrazione comunale“.

Allora permettetemi di entrare più nel dettaglio, parliamo di un parcheggio costruito ed attivo, utilizzato, da diversi anni, che in dipendenza di una convenzione tra privato e amministrazione (n.3650 del 05.02.2004) doveva essere destinato ad uso pubblico, questo dice la convenzione. Voglio, perciò, fare una domanda al sindaco, trattandosi di un parcheggio destinato ad essere esclusivamente pubblico, e a quanto riportato dal giornale: non ancora nella disponibilità (giuridica?) della comunità, in quanto non ancora “consegnato”. Parcheggio che avrebbe dovuto, perciò, essere chiuso ed inibito all’uso di tutti fino a “consegna”. Perché, egregio sindaco, si è ritenuto di dover ancora attendere, per l’uso pubblico di un parcheggio già pronto (e già utilizzato), la definizione dell’infinita vicenda degli ulteriori oneri di urbanizzazione, relativi ad opere mai terminate (o iniziate), sulle quali dovranno essere riversati ulteriori soldi (non previsti) dei contribuenti? Se c’è un ostacolo tecnico-giuridico-burocratico se ne può parlare, invece di sparare querele, direi che non sarebbe male l’idea, o forse pretendo troppo?

Nel frattempo, però, per la querela a me indirizzata, altri soldi dei contribuenti sono stati destinati all’avv. Andrea della Croce, “fatta salva l’eventuale successiva di parte civile costituzione in un successivo giudizio“, per un ammontare di euro 800,00 più 4% di Cassa Forense, più 22% di IVA ed è triste che i primi a perderci siano i cittadini, pure io stesso, ironia della vicenda.

E’ triste, anche, che un sindaco debole ed impacciato nel gestire la cosa pubblica, come scritto in altre occasioni, non trovi altra soluzione per tutelare una onorabilità già intaccata da un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Possiamo anche chiedere se i soldi, eventualmente guadagnati da tale commercio illegale, sono stati restituiti?

L’unica nota positiva è che finalmente un pezzo di verità è arrivato alla pubblica opinione e che, anche se distrattamente, qualche giornale, a malavoglia, ne ha dovuto scrivere. Approfondiamo, allora, i temi veri, ad esempio quello del parcheggio pubblico, ma da anni invisibile, a Le Terrazze, in zona Olivo.

Daniele Brunetti
Comitato Spiagge Libere Olivo
Facebook: https://www.facebook.com/comitatospiaggelibere

Photo credit: ten boxes via photopin (license)

Per approfondire vedasi l’articolo: Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede