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Portovenere (SP), Sporting Beach: i curiosi “nulla osta” del Comune

Con una sconcertante semplice nota di “nulla osta“, il Comune di Portovenere (SP) “autorizza” lo stabilimento Sporting Beach a mantenere una recinzione fissata al terreno, in area demaniale marittima, assieme ad altri manufatti che contribuiscono ad ostacolare il libero passaggio verso il mare. Ma le contraddizioni si sprecano.

Non farò un’ampia premessa, se non riportarvi a quanto già scritto in merito alla massicciata (scogliera) abusiva, pseudo-sanata nel 2017, presso lo stabilimento “Sporting Beach”, in area UNESCO a Portovenere (SP). L’aspetto, indubbiamente, più importante di tutta la faccenda. Vi invito, comunque, a firmare la petizione #salvalespiagge attiva da tempo, arrivata quasi alle 60mila firme, ma che non verrà chiusa fino a riscontri concreti.

Credo sia molto interessante farvi conoscere le modalità con le quali un ente pubblico, come il Comune di Portovenere, coadiuvato dalla Capitaneria di Porto di La Spezia, disponga delle norme, del bene pubblico e delle proprie facoltà. Alcuni le vogliono far passare per stupidaggini ma, personalmente e non solo io, ritengo che ogni elemento parte del bene pubblico vada rispettato nella propria integrità. Sottovalutare, oltre ad essere sbagliato, apre la porta ad un uso sfrenato e illegittimo di tutto ciò che è pubblico, affinché diventi preda di privati. Poi, non meravigliamoci quando le nostre coste diventano colate di cemento, o inaccessibili, con recinzioni o cancelli. Non meravigliarsi significa che tutti noi siamo stati sconfitti, senza speranza. Quello che vi mostro ora è solo un esempio, piccolo se volete, ma non insignificante, per vedere, per capire, come vengono, troppo spesso, gestiti i beni e i diritti di tutti noi. Fate attenzione, dare un dito, per poi dare il braccio e il resto, anno dopo anno. Come se ciò non fosse già ampiamente avvenuto qui e in tante altre parti d’Italia. In perfetta continuità con i precedenti articoli della serie “Arroganza senza limiti1 e 2.

Veniamo direttamente a questa nota del Comune di Portovenere, prot. n. 8936 del 24.07.19, con la quale si assente (senza concedere, al momento, alcuna autorizzazione formale) al mantenimento di una serie di elementi installati sul demanio marittimo, esprimendo una formula finale omnicomprensiva di “nulla osta”, giuridicamente assolutamente inesistente. Inesistente, perché un Comune non si può permettere (giuridicamente), in un caso come questo, di scrivere “nulla osta” su una semplice nota, come una parolina magica, ma deve rilasciare (se possibile) una concessione demaniale suppletiva formale, una edilizia e una paesaggistica “semplificata” o meno, incluse, a seconda dei casi. Non “nulla osta“. Tra l’altro, anche per una semplice recinzione in area demaniale marittima, ma fissata stabilmente al terreno, ci vogliono il parere della Capitaneria di Porto (che ha rapidamente rilasciato, favorevolmente) e l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane (non informata, a quanto ho visto dagli atti), perché il demanio è anche confine terrestre. Senza parlare della conferenza dei servizi, che può/deve essere necessaria, anche in casi del genere. Il Comune, comunque, lo sa e si contraddice chiaramente come vedremo.

7 agosto 2019, stabilimento Sporting Beach, lato est.
1 – Rete metallica

Il Comune ritiene “(…) ammissibile l’installazione della rete metallica fissata al suolo con supporti di facile rimozione, in quanto installata per motivi di sicurezza pubblica costituendo parapetto tra il livello del piano spiaggia e gli scogli sottostanti (…)“. Salvo contraddirsi subito affermando: “(…) In considerazione del contesto in cui si inserisce detta rete la stessa dovrà essere sostituita con semplici strutture a giorno di altezza massima m. 1,30, munite dei debiti titoli autorizzativi edilizi e paesaggistici ove occorrenti, come previsto dall’art.9 dell’ordinanza n.2674/2015 (…)“. Da notare che l’ordinanza n.2674/2015 dello stesso Comune, all’art. 9, punto a), stabilisce “in ogni caso vietate le delimitazioni in rete metallica“.

14 giugno 2019, Sporting Beach, rete metallica

In lingua italiana scrivere “si ritiene ammissibile” e, subito dopo, affermare “dovrà essere sostituita” con un’altra cosa, significa che si sta facendo a cazzotti con sé stessi. In sostanza che la rete NON era ammissibile, ma che non si vuole scriverlo chiaramente. L’effetto è anche piuttosto comico, se non che si sta giocando con le parole sulle regole a tutela dei diritti di noi tutti.

Quella recinzione, fissata al terreno, impedisce anche di accedere liberamente alla spiaggia, dato che fa da barriera, in continuità con il resto, gli altri elementi riportati nel seguito della lettera: corda e pali (con funi) avvitati/imbullonati al cemento, tutto sul demanio marittimo.

Ma leggete come si sperticano a giustificare la rete “per motivi di sicurezza pubblica“. Quante ne dovrebbero mettere in giro, allora? Ho cercato altre cose del genere in zona e non esistono, esistono dei vasi (questi si facilmente rimovibili), o delle ringhiere al massimo (probabilmente non legittime nemmeno quelle), o delle panchine che, quantomeno, hanno un funzione utile.

Anzi, è proprio per esigenze di sicurezza, per non essere di impedimento al soccorso, che una rete, o qualsiasi recinzione stabile (stabilmente ancorata al terreno), posta in area demaniale marittima, o anche a 30 metri dal confine di detta area, deve essere rimossa. Aspetto che la Capitaneria di Porto, istituzionalmente, ha il dovere di far rispettare.

Ad ogni modo il Comune, a denti stretti, ammette che tale recinzione non era legittima. Scrive che verrà autorizzata (ovvero è abusiva, ma promettiamo di autorizzarla), però con strutture a giorno, che vuol dire un po’ tutto e un po’ niente, se poi ti mettono dei pali piantati stabilmente nel terreno, quando le norme vogliono che siano strutture rimovibili, non stabilmente fissate a terra. Aggiunge, saranno necessari i “debiti titoli autorizzativi edilizi e paesaggistici ove occorrenti, come previsto dall’art. 9 dell’ordinanza n.2674/2015. Appunto, altro che ammissibile, ma dato che con te siamo buoni e non ti facciamo la dovuta sanzione, facci avere la richiesta (quando vuoi, anche a babbo morto) ma, per ora, vai avanti tranquillo a fare la stagione balneare. Immaginate se eravate voi, signor nessuno, vi avrebbero fatto un trattamento di favore come questo? Ma si sa, ci sono persone o categorie che hanno trattamenti diversificati dalla plebe.

A memoria della PP.AA. coinvolte, ricordo norme (codice della navigazione in primis, che non ho visto applicare nemmeno negli accertamenti in origine alla sanatoria del 2017) e un accenno alla giurisprudenza di merito:

  1. Codice della Navigazione, art. 54 (Occupazioni e innovazioni abusive): “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ordine, provvede d’ufficio, a spese dell’interessato.“;
  2. Codice della Navigazione, art. 1161 (Abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata): “Chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l’uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate, ovvero non osserva i vincoli cui è assoggettata la proprietà privata nelle zone prossime al demanio marittimo od agli aeroporti, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a lire un milione, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato. (…)“;
  3. D.Lgs. n. 374/1990, art.19 (Edifici in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale): “1. E’ vietato eseguire costruzioni ed altre opere di ogni specie, sia provvisorie sia permanenti, o stabilire manufatti galleggianti in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale, nonché spostare o modificare le opere esistenti, senza l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale. La predetta autorizzazione condiziona il rilascio di ogni eventuale altra autorizzazione, nella quale della stessa deve essere fatta comunque espressa menzione. 2. La violazione del divieto previsto dal comma 1 comporta l’applicazione, da parte del direttore della circoscrizione doganale competente per territorio, di una sanzione amministrativa di importo da un decimo all’intero valore del manufatto. 3. Il direttore della circoscrizione doganale, accertata la sussistenza di un rilevante pericolo per gli interessi erariali, non diversamente eliminabile a cura e spese del trasgressore, dispone, previo parere dell’ufficio tecnico di finanza del dipartimento delle dogane e delle imposte indirette, competente per territorio, la demolizione del manufatto in danno ed a spese del trasgressore. Avverso tale provvedimento è ammesso il ricorso al Ministro delle finanze entro trenta giorni dalla data di notificazione al trasgressore del provvedimento stesso. Il ricorso al Ministro sospende l’efficacia del provvedimento impugnato.“;
  4. T.A.R. Liguria, Sez. I, 29 gennaio 2014, sentenza n. 166, che si riferisce alla fascia di rispetto dei 30 m. dal confine demaniale (art. 55 Codice della Navigazione), ma che per analogia fa capire l’entità delle opere realizzabili (a maggior ragione) anche sul demanio marittimo: “Le opere dell’uomo realizzabili nella fascia di rispetto di trenta metri dal confine demaniale marittimo (art. 55 c.nav.) sono soltanto quelle tese a soddisfare necessità e limitate nel tempo atteso che con l’espressione nuova opera il legislatore ha inteso riferirsi a tutti i manufatti ancorati stabilmente al suolo e destinati a soddisfare esigenze durevoli (TAR Abruzzo, L’Aquila 12 dicembre 1983 n. 412)“. In merito a questo ultimo punto, da parte di una delle persone competenti, mi sono sentito fare discorsi del tipo: “E’ un’opera facilmente rimovibile perché comunque si può togliere in poche ore“. Stendo un velo pietoso.
2 – Cima blu

Anche per la cima blu, il Comune ritiene “assentibile” (ma con quale autorizzazione non si sa) questo oggetto “con funzione di deterrente” e “delimitazione limite concessione demaniale“, in orario serale/notturno di chiusura alle “persone non autorizzate“. Persone non autorizzate ad andare in spiaggia in orario di chiusura dello stabilimento? E da quando si può impedire l’accesso in battigia se non c’è nessuno nello stabilimento? Mi facciano capire, quale norma, legge, lo stabilisce? Anzi, le norme dicono che l’accesso in battigia va sempre garantito h24/24, dalle leggi nazionali in giù. Ma da noi è diverso.

2 giugno 2019, Sporting Beach, cima blu (scura)

Però, attenzione, richiedono “l’installazione di apposito cartello indicante la possibilità di accedere liberamente all’arenile senza sostare nello stabilimento balneare“. Allora, capiamoci, il diritto di accedere c’è sempre, ma di notte l’avventore troverà questa cima a chiudere, però “di facile rimozione” ed un cartello che, in sostanza ti dovrebbe dire: “Ehi trovi una cima a chiudere, ma se vuoi proprio entrare per andare in spiaggia, senza sostare nello stabilimento, puoi aprire”. Beh carini, l’idea mi piace, mi pare intelligente. Peccato che alla data del 07.08 scorso, di questo cartello non ci sia traccia. Altro velo pietoso, perché o si chiude (il che non si può), o si tiene aperto senza alcun impedimento, come richiedono tutte le norme, inclusa l’ordinanza n.2674/2015, che all’art. 18 recita: “Il libero transito lungo la battigia deve essere garantito in qualunque momento; pertanto non è ammesso alcun ostacolo lungo tale fascia (…)“. Ecco, secondo voi è, o non è, nella fascia di libero transito dalla battigia, normalmente definita di 5 metri, ammettendo che sia valida la riduzione a 3 metri di una vecchia ordinanza comunale? Badate bene che, il transito deve valere nei due sensi, anche per chi proviene dall’altro lato dello stabilimento. Guardando la foto sotto: da una parte diciamo che siamo a 3 metri dalla battigia, ma dall’altro, è a zero metri. In ogni caso è l’unico punto di accesso e di transito per il mare, non si scappa. Ma anche qui le autorità si sperticano a giustificare, senza formalmente autorizzare, perché nemmeno saprebbero come.

3 – Paletti di facile rimozione

A parte che le ordinanze, inclusa quella del Comune di Portovenere, indicano che i pali debbano essere semplicemente infissi. Vuol dire senza viti/bulloni. Per la precisione l’ordinanza n.2674/2015 prevede, all’art. 9, punto a), delimitazioni: “… preferibilmente con pali in legno semplicemente infissi e corda… “. A casa mia “semplicemente infissi“, non significa fissati con viti o bulloni. Ma, come si prevede in ogni stabilimento balneare d’Italia, posizionati con supporti non fissati al terreno o su cemento, ad esempio con piedistalli. Credo li abbiate visti nei posti “normali”.

14 giugno 2019, Sporting Beach, paletti metallici

Invece, qui, sono trattati come elementi stabili, fissati al cemento (anche se con viti o bulloni), che fanno esattamente l'”effetto barriera” (assieme ai vasi e alla sopraelevazione della pavimentazione) vietato dalla stessa ordinanza. Il Comune definisce questi paletti, tra l’altro metallici e non in legno: “arredi coerenti con l’attività di stabilimento balneare“. Ergo, a stabilimento e stagione chiusa andrebbero rimossi. Lo vedremo. Perché io ho immagini riprese in tutte le stagioni e li ho sempre trovati lì, da quando sono stati installati, dopo il “restyling” del 2017;

4 – Fioriere

Come sopra, ma almeno amovibili e non fissate al terreno, anche se assieme ai paletti avvitati/imbullonati e alla sopraelevazione della pavimentazione della veranda (e stabilimento interno) contribuiscono a creare esattamente l'”effetto barriera“.

5 – Striscia luminosa a led

Chi ha seguito un po’ le vicende dallo scorso mese di maggio, ha visto che questa striscia led si è spostata diverse volte. All’inizio stava lungo la ringhiera pedonale della passeggiata soprastante lo stabilimento, poi è diventata verticale lungo uno dei pali del cartello sopra lo stabilimento. Infine si è trasferita sulla ringhiera pedonale sottostante, in piena area demaniale marittima.

Primo posizionamento striscia led
14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led 14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e insegna 14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e luci insegna
Secondo posizionamento striscia led
26 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e insegna
Terzo e attuale posizionamento striscia led
14 giugno 2019, Sporting Beach, striscia led

Tutto ciò, in quanto io presentavo esposti che, fra le varie cose, facevano presenti l’assenza di autorizzazione della striscia luminosa, il fastidio che avrebbe provocato alla visibilità dalla passeggiata verso mare in fascia serale/notturna e l’inadeguatezza per la sicurezza degli impianti elettrici, in quanto a portata di tutti, soprattutto bambini. Quest’ultimo aspetto, evidentemente, il Comune non lo ha mai considerato, dato che ora siamo nella stessa situazione. Ma non solo, ora si scrive che: “l’installazione di striscia luminosa a led allo scopo di illuminare l’insegna dello stabilimento balneare risulta autorizzata con autorizzazione paesaggistica n. 25 del 24.04.2019“. Allora mi spieghino come mai l’hanno fatta spostare per ben due volte a seguito di miei due esposti. Qualcosa evidentemente non quadrava. E infatti, la striscia luminosa che NON illumina il cartello non è stata prevista. Se andiamo a vedere la citata paesaggistica (estratto), è stata autorizzata una illuminazione ben più limitata in ampiezza, sopra il cartello (non c’erano nemmeno i paraluce, ma meglio che ci siano, ovviamente). Anche se, non correttamente, l’illuminazione non viene citata esplicitamente nella relazione tecnica, ma riportata solo in una tavola. Nulla di più. Quindi, come mai questa striscia a led continua ad inerpicarsi lungo un altro cartello (diverso da quello in paesaggistica), un muro e una ringhiera del passaggio pubblico? La vogliamo rimuovere o fare finta di nulla fino a fine stagione? La seconda che ho scritto, immagino, se non rimane stabile anche in inverno.

6 – Tavolino in area demaniale marittima

Questo punto non è presente nella nota sopra riportata del Comune di Portovenere, come non viene considerato dalla Capitaneria di Porto, in relazione agli ultimi miei esposti, su una questione che parte da lontano, come ho scritto negli articoli:

Qui c’è un aspetto legato all’attività di ristorazione dello stabilimento. Ad un certo momento, il titolare, si è sentito libero di posizionare tavolini e sedie in area di concessione demaniale marittima, ma relegata all’attività balneare, che è altra cosa. Se hai l’autorizzazione per un certo uso, non è che puoi fare quello che vuoi. Mi pare chiaro. Non qui a Portovenere. Per anni, ogni anno, tornavo alla carica su questa questione, che mi pareva piuttosto chiara.

Oltre al fatto che, anche la licenza commerciale per “somministrazione di cibi e bevande”, dispone di una misura in metri quadri per l’area utilizzabile. L’ultima autorizzazione commerciale (che a me risulti), n.438 del 27.05.2010, stabilisce una superficie di somministrazione di mq. 15, mentre la veranda (sanata nel 2017) utilizzata per tale scopo è di mq. 57-58, poi ampliata a mq. 60. Su questo devo ancora vedere una licenza coerente.

Tornando, invece, alla questione dei tavoli in area demaniale marittima, adibita a stabilimento balneare ed esterna alla veranda, finalmente il Comune mi ha dato ragione. Però non mi risultano siano mai state comminate sanzioni, nonostante anni di uso improprio, ora dimostrati dalla necessità di una autorizzazione demaniale ad hoc. Ebbene, per essere sintetico, il Comune scrive in una nota a firma Benabbi, che si ci vuole un’autorizzazione specifica per mettere tavoli in area demaniale marittima, come fanno molte altre attività. Anche se hai già una concessione demaniale nella stessa area, ma per altro scopo. E dire che mi sono sentito dire, per anni, da Comune e Capitaneria in passato, che non era specificato nella concessione e quindi si vedrà al rinnovo. Assurdità, perché se è per stabilimento balneare c’è poco da rigirarci. Insomma, dopo il mio ennesimo esposto, il titolare viene invitato garbatamente (immagino sanzione esente) a presentare istanza e, in data 02.04.19, il Comune concede atto suppletivo alla concessione demaniale n.2/2010, repertorio 114, allo stabilimento Sporting Beach. In questo atto si autorizza ad utilizzare un’area di mq. 77,45, ai soli fini demaniali, per la posa di attrezzature per l’attività di somministrazione di cibi e bevande. Hai visto che avevo ragione? Pure per quanto riguarda i punti precedenti?

Ma, siccome non ci si accontenta mai, un tavolino viene mantenuto stabilmente piazzato in area demaniale marittima, però fuori dalla zona concessa da questo ultimo atto. Su questo, ovviamente, ho presentato nota all’interno dei vari esposti, ma nulla di nulla. Tutto ok. Tutto normale, siamo a Portovenere, Italia.

Area attrezzata autorizzata alla posa di tavoli e sedie per somministrazione cibi e bevande. La linea tratteggiata è il confine demaniale. 13 luglio 2019, Sporting Beach, tavolo in area demaniale non autorizzata (il divanetto è in area privata)
CONCLUSIONE

La morale è sempre quella, ci sono i semplici cittadini e ci sono gli altri. Che dire di più?

La vergognosa inerzia continua: Le Terrazze di Portovenere (SP)

Continua la vergognosa inerzia delle autorità competenti, a partire dal Comune di Portovenere (SP), in relazione all’enorme abuso de “Le Terrazze”, già condannato penalmente in via definitiva lo scorso gennaio. Nessun sequestro, nessuna sospensione o ritiro delle concessioni. Lo stabilimento continua tranquillamente la propria attività sull’area abusata dal 2000.

Questa la PEC trasmessa poco fa a varie amministrazioni, tra cui il sindaco di Portovenere, la Regione Liguria e la Capitaneria di Porto di La Spezia.

Egr. Sig. Sindaco,
Spett.li Uffici,

ad oggi, nessuno degli uffici competenti, in primis Comune di Portovenere e Regione Liguria, ha proceduto ad avviare procedimenti amministrativi, per quanto risulta all'albo pretorio, in particolare nei rapporti mensili relativi agli illeciti edilizi dei mesi di aprile (pubblicato con un mese di ritardo) e maggio.

Lo stabilimento balneare Le Terrazze, in via II Traversa Olivo a Portovenere, come già ribadito anche nella precedente PEC dell'11.05 u.s., ha aperto lo stabilimento balneare ed ha posizionato la propria attrezzatura da tempo, anche nell'area interessata dalla condanna penale, passata in giudicato dallo scorso gennaio (foto 1 del 13.06.19). Il Comune, informato dal novembre 2017, ad oggi, gravemente, non ha avviato il procedimento amministrativo dovuto per legge.

Foto 1
Invito la Capitaneria di Porto e le autorità competenti, ad evitare che questa fase di inerzia si prolunghi ulteriormente, verificando se sono applicabili estremi di legge, anche penali.

Ricordo che, la condanna in base all'art.54 del Codice della Navigazione dello scorso mese di gennaio, prevede la messa in pristino non discrezionale e che l'abuso consiste in occupazione e violazione dei limiti del demanio marittimo, i quali hanno determinato l'interramento di circa 200 mq. di specchio acqueo marittimo.

Il sottoscritto ritiene veramente vergognoso oltre che illegittimo, che si lasci tale stabilimento, impunemente, produrre ulteriori introiti sfruttando un'area edificata in abuso sul demanio marittimo sin dall'anno 2000, come attestato da fotografia aerea dell'Istituto Geografico Militare già prodotta.

Si vuole, inoltre, far notare:

- la presenza ancora attuale di un enorme cardine di metallo fissato sulla roccia, che è stato utilizzato per il posizionamento del pontile galleggiante, ora non presente, ma installato più volte e rimosso a seguito delle segnalazioni del sottoscritto (fotografia 2 del 13.06.19);
- la presenza delle piattaforme e delle scalette, autorizzate con concessioni demaniali rilasciate precedentemente alla verifica dell'abuso e della condanna, proprio in area interessata dal medesimo abuso, che dovrebbero verosimilmente essere sospese, se non ritirate;
- la presenza di ombrelloni con piede in cemento e carrello per il trasporto, vicino alla rampa che porta alla spiaggia libera, "attrezzata" nel P.U.D. attuale, ma mai data in concessione ad alcuno. Si verifichi se lo stabilimento sta noleggiando e trasportando attrezzatura su codesta spiaggia libera. Lo scrivente si riserva di segnalare eventuali presunte violazioni in tal senso.

Foto 2
Foto 3
Con l'augurio che ogni ufficio provveda rapidamente (ben prima del termine della stagione balneare) per quanto di propria competenza. Il sottoscritto Vi informa che sta approntando un esposto/denuncia presso le Procure di La Spezia e Genova, anche alla Procura Generale presso la Corte d'Appello competente, oltre a segnalare la questione alla Corte dei Conti. Ad ogni modo, la presente ha valore di denuncia/esposto presso tutte le autorità competenti e verrà resa pubblica su ogni mezzo di stampa.

Distinti saluti
Daniele Brunetti

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

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La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Dopo i pesanti abusi perpetrati a danno del mare, del demanio marittimo, cosa di noi tutti, vi pare normale che lo stabilimento balneare “Le Terrazze” cominci a posizionare la propria attrezzatura balneare, come se nulla fosse stato? Questa la lettera al sindaco Matteo Cozzani e non solo. Che paese è il nostro? Italia come Portovenere (SP).

Ricordo che lo scorso gennaio è stata emessa condanna penale definitiva per violazione degli artt. 54 e 1161 del codice della navigazione. L’ammenda è si ridicola, 250 euro, il codice è vetusto, ma l’articolo 54 impone la messa in pristino, ovvero la rimozione di una massicciata abusiva che ha interrato circa 200 mq. di mare.
Il Comune non ha ancora avviato il proprio procedimento amministrativo, dovuto per legge dal 22.11.17. Cosa gravissima. Che cosa aspetta, che passi questa stagione balneare? Con inclusi ulteriori e futuri introiti del privato, per utilizzo di quell’area demaniale di cui abusa dal 2000, ovvero ben prima del P.U.O. Le Terrazze del 2004? L’immagine dell’Istituto Geografico Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344) lo testimonia inequivocabilmente. E la concessione demaniale, dopo abusi del genere non dovrebbe, almeno eticamente, essere ritirata? Come dettaglio, è in forte ritardo la pubblicazione, all’albo pretorio, del rapporto sugli illeciti edilizi del mese di aprile.

Ai giornali ed alle associazioni ambientaliste che non muovono un dito dico che, loro sono dalla parte di chi commette gli abusi, in questo caso è evidente. Legambiente non ha soldi e tempo per questa causa, così mi è stato scritto dal suo presidente locale, Paolo Varrella. Eppure il loro presidente locale abita sullo stesso versante dello stabilimento e si occupa di mitilicoltura. Il mio è un atto di accusa, si, chiaro e forte. Perché chi dovrebbe fare informazione non fa il proprio dovere da mesi. Non è uscita una sola riga di questa storia sui giornali, giornaloni, giornaletti o giornalini su carta od online. Chi dovrebbe tutelare le nostre aree in zona Olivo, associazioni ambientaliste locali, con sedi nazionali, non lo fa da anni.

I responsabili, oltre alle pubbliche amministrazioni che non hanno vigilato e fatto il proprio dovere, sono veramente troppi, per un paese che dovrebbe avere come stella polare lo stato di diritto.

Questa la lettera e gli allegati che ho inviato al sindaco Matteo Cozzani, e non solo a lui, lo scorso sabato.

Gli allegati da nn. 01 a 06: fotografie del 10.05.19

L’allegato n. 07: nota dell’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria del 03.08.18, con le verifiche tecniche per stabilire il dividente demaniale sullo stato attuale dello stabilimento, in base ai progetti del P.U.O. Le Terrazze.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?

Gli antefatti li trovate in questi articoli:

Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?

Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.

Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.

Lettera aperta al Presidente del Tribunale di La Spezia - 08.05.19

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Scriviamo di stabilimenti balneari e abusi, tanto per cambiare. A Portovenere (SP), in zona Olivo, abbiamo solo due stabilimenti balneari, ma nel corso dei decenni è stata accumulata una quantità/qualità di abusi incredibile. Dalla massicciata abusiva frontale allo stabilimento Sporting Beach, che tale rimane perché in sostanza insanabile, ad un’altra grande opera edilizia abusiva presso “Le Terrazze”, ora accertata con condanna penale. Rimane, però, al palo il procedimento amministrativo da parte del Comune.

Ed è proprio di questa grande opera abusiva sul demanio marittimo, frutto dei gestori de “Le Terrazze”, a Portovenere, che ora posso liberamente scrivere, data la conclusione di un incompleto (a mio avviso) procedimento penale, rapidamente terminato con un decreto di condanna voluto dal P.M. dott. Monteverde, ed emesso dal G.I.P. dott.ssa Perazzo. Peccato che non ci sia stato un processo, ulteriori aspetti e responsabilità sarebbero potute uscire allo scoperto, lo vedremo nel corso dell’articolo. Ha giocato un ruolo fondamentale anche la normativa penale, estremamente debole in ambito abusi edilizi, grazie a prescrizioni rapidissime e, per il demanio marittimo, un codice della navigazione che commina sanzioni non ridicole, di più. Insomma vedrete che abusare del demanio marittimo, e in generale, conviene e paga il più delle volte. Per il codice della navigazione, artt. 54 e 1161, se “occupate” il demanio marittimo, in genere pagherete un’ammenda assolutamente ridicola, €500 ma poi ridotti a €250. Che voi sul demanio marittimo mettiate ombrelloni, un pollaio, o un grattacielo, pagherete praticamente la stessa cifra e tanti saluti. Per questo vi invito, se non l’avete già fatto, a firmare la petizione che non verrà chiusa fino a che il Ministero dell’Ambiente, della Giustizia, dei Beni Culturali, o il governo, non ci daranno l’attenzione chiesta da tempo: https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi/
Oggi siamo ad oltre 41mila firme e non ci fermeremo fino a quando il “governo del cambiamento” o altri governi, non ci ascolteranno.

Questo per quanto riguarda l’aspetto penale, meglio andrebbe dal punto di vista amministrativo, sempre che i vari enti preposti facciano il loro lavoro seriamente e senza sconti, soprattutto non meritati. Il Comune pare non abbia ancora attivato alcun procedimento, nonostante conosca il mio esposto dal novembre 2017.

Ma è solo grazie ai contributi finanziari che ho ricevuto da persone generose, che ho potuto accedere alla copia di un DVD con documenti delle indagini di cui sto per scrivervi. Se potete: contribuite, anche per tenere in vita questo blog! Pensate un po’, che voi siate persona offesa o imputato, se avete la sfortuna di imbattervi in un CD o DVD in un fascicolo penale, al quale vi serve accedervi per vostra difesa (o per informazione al pubblico), ad oggi, dovete pagare ben € 323,04. A prescindere che nel CD/DVD ci sia una foto o l’enciclopedia britannica, sempre quello è il costo, grazie ad una circolare che il Ministero della Giustizia aggiorna praticamente ogni anno. Vi pare sensato o giusto? Avete mai sentito un solo avvocato che abbia protestato per questo? No, loro si fanno rimborsare dal cliente. Allora sarà il caso di farsi sentire anche per questo, perché non c’è giustizia se non c’è trasparenza, ovvero se la trasparenza è vincolata a costi inaccessibili ai più. Ho aperto, perciò, un’altra petizione: https://www.change.org/p/alfonso-bonafede-spese-ingiuste-di-giustizia-la-copia-di-un-cd-dvd-costa-323-04/.

I fatti

Dopo un lungo e necessario preambolo, passiamo ai fatti concreti.  Guardate l’immagine Google Maps sotto, si tratta dello stabilimento “Le Terrazze”, parte di una struttura ricettiva composta anche da una Residenza Turistica Alberghiera, un ristorante e un comparto ancora oggi inedificato e sterrato. Quest’ultimo con una buona parte di parcheggi pubblici, una trentina (altri 20 circa compiuti da tempo, si trovano davanti alla R.T.A.) ed altri privati interrati e un campo di calcetto, che dal 2004 attendono un compimento. Storia di cui ho raccontato in più occasioni, scorrete il dossier.

Ebbene, non soddisfatti di tutto ciò, lo stabilimento balneare è stato costruito in buona parte in abuso sul demanio marittimo. Ma attenzione, non fatevi ingannare dal gergo algido del legalese spinto degli atti che seguono, non si tratta di mera occupazione di un terreno preesistente, si tratta di un terreno di circa 200 mq. uscito fuori per un’opera umana (o forse non molto umana) di interramento di un braccio di mare di identica estensione. Chissà, poi, che bel volume di materiale tra subacqueo e in superficie. Questo terreno, poi, è stato lasciato in parte a “scogliera”, o meglio massicciata (in effetti era stata cementificata pure questa, come in foto), e in parte cementificata con gradoni e pietra. Il tutto senza alcuna autorizzazione effettiva, semplicemente giocando a fare della costa ciò che si ritiene utile per il proprio interesse personale e senza nessun controllo da parte di chi avrebbe dovuto controllare.

L’immagine Google Maps è oltremodo esplicativa, rappresenta la situazione completa antecedente al febbraio 2016 (a dispetto di quanto scritto da Google). Fino a quell’epoca, il primo livello vicino al mare era cementificato per poter sistemare lettini ed ombrelloni, in barba alla concessione demaniale, perché avrebbe dovuto rimanere massicciata libera da attrezzatura balneare. Solo grazie ad un mio esposto, la gestione dello stabilimento dovette rapidamente dare una passata di martello pneumatico per riportare la massicciata alla luce. Ma ecco perché tolsero velocemente quel cemento e fecero una sanatoria, c’era molto, ma molto, di più. In quella sanatoria del 2016 si notò qualcosa di strano, la profondità della massicciata non appariva per nulla conforme a quella riportata nella planimetria della concessione edilizia n.1263/1999. Concessione accordata alla soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., ovvero la società che gestisce tutt’oggi “Le Terrazze”.

03.08.1999 planimetria CE n.1263

In merito a ciò, l’intraprendente architetto Roberto Evaristi, incaricato dai titolari de “Le Terrazze”, risolse facilmente la questione. L’archistar Evaristi è stato sempre presente in caso di sanatorie (e altre pratiche) degli stabilimenti balneari dell’Olivo (v. anche Sporting Beach), pure quando era presidente della stessa commissione paesaggistica comunale del medesimo Comune di Portovenere. L’architetto, nella dichiarazione asseverata alla sanatoria del 2016 (estratto), a pag.5-6, par. 1.2, scrisse che:

Le opere in difformità sono costituite da modeste variazioni nella disposizione delle pietre che costituiscono la massicciata a mare rispetto a quanto previsto e autorizzato dalla concessione edilizia n. 1263 del 03/08/99, mantenendone però inalterata la geometria ed estensione globale.
Infatti, a livello planimetrico, si riscontra una profondità media di circa tre metri per tutta l’estensione della scogliera, con alcune porzioni lievemente più profonde alternate ad altre più strette, così come si evidenzia negli schemi sottostanti.
Tale conformazione consolidata nel tempo, si pensa possa essere la conseguenza di particolari moti ondosi e flussi di corrente che caratterizzano lo specchio d’acqua in questione particolarmente soggetto all’azione delle maree.
Ciò che in realtà costituisce difformità tra quanto rilevato e quanto rappresentato graficamente nel titolo edilizio è la conformazione trasversale della scogliera in rapporto allo stato e conformazione del fondale.
Si presume che tale rappresentazione originaria sia stata redatta senza il supporto di un rilievo del fondale e senza minimamente considerare l’escursione delle maree, producendo un elaborato grafico di sezione non rispondente allo stato effettivo dei luoghi.
La profondità del fondale in quella fascia di specchio acqueo è infatti decisamente maggiore di quanto rappresentato originariamente e facilmente rilevabile rendendo praticamente irrealizzabile la tipologia di massicciata rappresentata nel titolo originario.
Fin dall’epoca della sua realizzazione, infatti, la massicciata, proprio per le motivazioni suesposte, si presenta come scogliera emersa in quanto prevista quale opera di consolidamento e protezione del muro di confine retrostante.
La diversa configurazione si ritiene pertanto quale diretta conseguenza sia dell’inesattezza della rappresentazione grafica originaria che dell’effettivo stato dei luoghi.
Si riporta, a solo scopo esemplificativo, lo schema della sezione tipo riportata nel progetto originario, nonché quella dello stato attuale e di raffronto.

Certamente, molto convincente. Sicuro. Tra maree, correnti molto particolari, lavoro svolto male all’epoca (1999), è chiaro che il fondale è stato eroso dai moti del mare, allo stesso tempo la scogliera è aumentata di volume, un po’ “naturalmente” e un po’ per gli errori dei progettisti dell’epoca. Volete farvi due risate? Progettista dell’epoca era l’ing. Montefiori, con cui l’arch. Evaristi ha avuto lunga e stretta collaborazione. Non per nulla, già nel 2002, lavorarono assieme al P.U.O. “Le Terrazze”: R.T.A., ristorante, stabilimento e parcheggi pubblici, ancora in parte inedificati e molto altro. Infatti, trovate anche una relazione, con loro firme appaiate (di cui parleremo ulteriormente), proprio collegata alla concessione dello stabilimento in oggetto. Peccato, poi, che il profilo costiero catastale, rispetto a quello reale, non l’abbia notato nessuno, nemmeno i tecnici infallibili del Comune, nemmeno la Guardia Costiera. Questo sempre durante la sanatoria del 2016, che ha coinvolto anche la Regione (differenti uffici) e la Soprintendenza di Genova. Nessuno.

Insomma, l’architetto, anzi gli architetti Evaristi, oltre a Ottolini, Nadotti, Portunato per il Comune e altri enti, non scrissero nulla in merito a una ben diversa, più che solida ipotesi, confortata da fotografie aree e satellitari storiche: la maggiore profondità della massicciata, rispetto al progetto del 1999, era dovuta semplicemente al fatto che la stessa massicciata era stata estesa verso mare per diversi metri, anche 5 o 6 metri e oltre.

Nella mappa catastale del 1999 il profilo costiero era questo:

Nella mappa catastale del 2016 (valida anche oggi), usata pure negli atti della sanatoria e non coincidente con le condizioni reali al momento dell’accertamento (!), invece, il profilo catastale risultava questo sotto. Questo disegno era opera del Ministero delle Infrastrutture, il quale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fece rilievi reali lungo tutta la costa italiana. E’ la ben conosciuta per i tecnici, “proiezione Z” dei dati catastali. E, guarda la fortuna (per noi), il rilievo nella zona fu fatto poco prima degli abusi. Il dettaglio e la precisione sono evidentemente maggiori, rispetto alle epoche precedenti:

Però, ben prima del 2016 (anno della sanatoria “Le Terrazze”), ovvero già dal 20.06.2000, secondo immagine dell’Istituto Geografico della Marina Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344), che non posso pubblicare per questione di copyright, lo stato reale della costa era già questo:

Qui, dal S.I.D., sistema informativo del demanio marittimo del M.I.T., vediamo la stessa mappa catastale del 2016 (e anni precedenti, valida pure oggi), sovrapposta ad una foto satellitare recente (ante febbraio 2016, notate i lettini sul primo livello a mare). La linea blu marca chiaramente quanta parte di mare, frontale allo stabilimento, è stata interrata, anche dallo sperone della proprietà limitrofa più a est, ovviamente segnalato anche questo da tempo, ma senza alcuna conseguenza (così va il mondo). Allo stesso tempo, la linea rossa segna il confine vero tra demanio e terreno privato. E’ evidente che buona parte dello stabilimento si è piazzato con struttura edilizia, cabine e muro a ovest, ben oltre i limiti reali della proprietà e, ad oggi, dopo il decreto penale di condanna, appare così.

Da tenere in forte considerazione che, solo nel 2004, viene rilasciato il permesso di costruire n.54 relativo allo stabilimento balneare come oggi, cioè con la linea di costa come già era dal 2000 e in difformità alla precedente concessione edilizia del 1999. Inoltre, nelle carte edilizie del P.U.O. 2004, non risulta essere presente alcuna autorizzazione ad hoc ad effettuare opere edilizie sul demanio marittimo. Opere che vennero compiute prima di costruire lo stesso stabilimento e nello stato come ad oggi. Come vedremo nelle foto di seguito. Nello stesso verbale dell’Agenzia del Demanio del 06.03.18, a pag. 3 si scrive:

Ovvero l’allegato 6 è sotto:

 

Infatti, io l’autorizzazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, collegato a quanto scrive l’Agenzia del Demanio, relativo alla costruzione frontale allo stabilimento con n.3 scale in pietra (e non due), non l’ho mai trovata nel P.U.O. Le Terrazze e, infatti, non è presente, né nel verbale della stessa Agenzia del Demanio, né nelle informative della C.P., che includono specifico atto di acquisizione documenti presso il Comune di Portovenere. Per la precisione, esiste si una lettera della C.P. datata 01.12.2003 (sempre negli atti del fascicolo penale), con approvazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, ma riguarda solo la parte in proprietà e non la parte demaniale. Gli atti dell’istanza a firme Montefiori e Evaristi vengono allegati alla nota della C.P., la quale scrive alquanto chiaramente:

Il Signor RICCIOTTI Antonio in qualità di legale rappresentante della Società IMMOBILIARE LIDO DI PORTOVENERE, con domanda pervenuta in data 10 novembre 2003 e successivamente integrata, ha chiesto l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 55 del Codice della Navigazione, per realizzare una struttura turistico ricettivo nell'area di proprietà entro trenta metri dal demanio marittimo, così come meglio indicato negli uniti elaborati grafici.

Del resto il fronte mare era già stato sistemato, senza alcuna autorizzazione, come dimostrato inequivocabilmente da una foto del 2003, estate 2003 (ante autorizzazioni stabilimento), che vedremo anche più in avanti.

E questo fa scopa (o non fa scopa, come preferite) con una nota dello stesso Comune a firma delle architette Ottolini, Nadotti e Portunato, prot.n.189 del 05.01.18, che io contestai in questo modo, appena ne ebbi copia, ed è agli atti:

Spett.le Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera,

mi pregio di comunicare e trasmettere documentazione relativa atta a confutare le affermazioni riportate nella nota allegata del Comune di Portovenere del 05.01.18, nello specifico al punto alla seconda pagina ove si scrive: "In merito a quanto riportato nella parte finale della Vs. nota e riferito al punto 2 della segnalazione del Sig. Daniele Brunetti (presenza di n.3 scale in pietra anziché n.2), si allega estratto titolo edilizio P.D.C. n.54/2004 relativamente agli immobili individuati catastalmente al Fg.10 mappale 864 e si dà atto che risultano autorizzate n.3 scale in forza del predetto titolo rilasciato successivamente alla citata concessione edilizia 1263/99....".

In merito a quanto sopra dichiarato devo sostenere che ciò non trova documentalmente conforto, in quanto:

il P.D.C. n.54/2004 che autorizzava n.3 scale in pietra (diversamente dalla c.e. 1263/99 che ne autorizzava solo due) è stato rilasciato in data 04.08.2004 (all.2), tra l'altro senza menzionare variazioni sulla linea di costa di fatto effettuate, ma anche ben dopo la costruzione della parte frontale dello stabilimento con n.3 scale come ad oggi, che era già in essere alla data del 05.08.2003, come provato dalla fotografia aerea reperibile presso l'ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872 (all.3, 3A e 3B). Ciò prova che la parte frontale dello stabilimento è stata costruita senza titolo edilizio conforme, anzi in palese difformità rispetto al titolo edilizio del 1999. Perciò, l'autorizzazione edilizia del 2004 è stata rilasciata a seguito di una rappresentazione non aderente alla realtà dei fatti di allora. Ad ulteriore conferma si allega la planimetria catastale dello stato dei luoghi, facente parte dell'allegato "E" al P.U.O. Le Terrazze, per come avrebbero dovuto essere prima della costruzione del comparto U.M.I. "D", relativo al P.d.C n.54/2004.

Voglio, inoltre porre in rilievo la nota con la quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Genova ha dato parere favorevole al rilascio del P.d.C n.54/2004 (all.2), quando indica di adottare "accorgimenti tali da rompere la continuità del muro di delimitazione dell'arenile mediante l'introduzione di elementi vegetali e/o una maggiore articolazione planimetrica dello stesso muro...", cosa che non è mai stata considerata. Non solo, tale muro rompe la continuità della fascia di libero accesso della battigia in violazione delle normative nazionali e regionali.

Mi auguro che di tali rilievi si terrà conto, assieme agli accertamenti effettuati dall'Agenzia del Demanio trasmessi a Voi circa tre mesi fa, dato che tale immagine fotografica del 2003, ma probabilmente ulteriori e precedenti di alcuni anni, che Vi trasmetterò, dimostrano che la parte frontale dello stabilimento era già in essere come oggi, ma prima del rilascio del titolo edilizio attuale, perciò, senza che fosse stato verificato lo stato dei luoghi prima del rilascio stesso, senza quindi sanare l'abuso preesistente, ma in maniera ingannevole.

Mi riservo di preparare ulteriore esposto specifico da integrare alle Vs. indagini presso la Procura della Repubblica.

Allegati n.6.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Tra gli allegati misi questo dettaglio dalla foto dell’ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65 (a sinistra), fotogramma (che posso pubblicare) dal quale si nota che il fronte mare era già come l’attuale ancora prima della costruzione dello stabilimento balneare (2004) vero e proprio (!!!). Addirittura c’erano già, però, i lettini in batteria, ergo foto dell’estate 2003.

anno 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872
anno 1999, volo alto 50 La Spezia, strisciata 21, fotogramma 451

Confrontato con il dettaglio del fotogramma a destra, sempre della Regione Liguria, ma del volo alto 50 La Spezia, anno 1999 (24.03.99 sul bordo fotogramma) strisciata 21, fotogramma 451, appare chiaro che, tra il 1999 e il 2003 ne furono fatti di lavori in quella zona! Questo ben prima dell’autorizzazione edilizia del 2004 che, tra l’altro, nemmeno fa fede per la parte nel demanio marittimo (anche Agenzia del Demanio e C.P. dixit).

Guardate, inoltre, questo muro che spezza la continuità della fascia libera demaniale, anche in sfregio alle norme regionali, oltre che nazionali.

Ma ecco il decreto penale di condanna del Tribunale di La Spezia n.12/19, emesso dal G.I.P. Marta Perazzo il 07.01.19, su richiesta del P.M. Luca Monteverde:

Nel decreto si scrive di “occupazione“, un termine un po’ generico, dato che non è descritto in cosa consista l’occupazione. Nel corso delle indagini si trova anche il termine “con impianti di difficile rimozione“, che nel decreto avrebbe reso un po’ meglio l’idea. Lo stesso articolo 54 del codice della navigazione prevede, come opzione aggiuntiva, anche il termine “innovazioni abusive” o “innovazioni non autorizzate“.

Cosa curiosa è che, a parte le mie note presenti nel fascicolo, nessuno descrive in cosa consistano queste “occupazioni” e questi “impianti di difficile rimozione. Il termine “interramento abusivo di ampie aree di mare“, tratto dai miei esposti, appare solo in una relazione di servizio della Guardia Costiera del 20.09.17, in fase iniziale delle indagini e mai più verrà ripetuta.

Sempre l’art. 54 prevede, inoltre che: “il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito.“. Il Capo compartimento sarebbe il comandante della Capitaneria di Porto, ma di ordine e termini di messa in pristino nulla appare nel fascicolo. Infine, il procedimento penale si è chiuso definitivamente, dato che il Ricciotti Antonio ha pagato l’ammenda di “ben” €250,00, in data 31.01.19.

A questo punto si attende lo svolgimento della parte amministrativa, da parte del Comune di Portovenere e, perché no, della Capitaneria di Porto a norma dell’art.54 del Codice della Navigazione, con un ordine di messa in pristino. Vedremo se la messa in pristino si farà, o se, come mi aspetto e ritengo più probabile, si tirerà fuori dal cappello una sanatoria, con in aggiunta un pontile galleggiante (N19), questa volta previsto nel nuovo P.U.D.. Più volte sistemato (e rimosso) con autorizzazioni zoppicanti e invenzioni lessicali, tipo “piattaforma”. Pontile che sarà, inevitabilmente, solo ad uso e consumo de “Le Terrazze”.

Ma qui sta la ciliegina. Si scrive solamente di “impianti di difficile rimozione”, senza alcuna descrizione della loro natura, pure nel verbale dell’Agenzia del Demanio, incaricata degli accertamenti tecnici. In tale verbale, a seguito di sopralluogo di un anno fa, si indica una cifra ad indennizzo per l’occupazione abusiva per gli anni 2009-2018 di €46.274,40 e si invita il Comune a procedere all’accatastamento delle opere esistenti (!!!). Avete capito benissimo: accatastamento! Altro che messa in pristino con demolizioni e rimozioni. La strada amministrativa sembra già segnata.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ecco poi, le conclusioni delle indagini raccolte in queste righe sotto, tratte dall’annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18. Sul decreto penale di condanna arriverà solo il termine “occupazione” (indefinita nei modi), non arriveranno le frasi “inosservanza dei limiti di proprietà privata” e nemmeno “impianti di difficile rimozione” (mai descritti compiutamente). Mentre, la violazione degli articoli del codice della navigazione nn. 54 e 1161 vengono recepiti senza ulteriori rilievi dal P.M. e dal G.I.P..


Annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18

Il tutto, poi, è chiuso nel fascicolo penale, da un paio di interessanti note del Comune di Portovenere inviate a Capitaneria di Porto, Ufficio Locale Marittimo, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Entrate e Polizia Municipale per: “… confermare l’incontro… per il giorno 22 maggio p.v. …” (2018), “… per esaminare la pratica congiuntamente…“. Qualcosa, non mi è chiaro, ma forse sono io che mi aspetto un mondo diverso. Da quando, un ente che nemmeno ha aperto un procedimento amministrativo nei confronti di qualcuno e senza alcuna delega o subdelega alle indagini, prende le redini e invita la Capitaneria di Porto (e Ufficio Locale Marittimo) nelle vesti di Polizia Giudiziaria, per procedimento penale aperto sul quale stanno investigando, e altri, a “esaminare la pratica congiuntamente“? Per di più dopo che la Capitaneria stessa, in data 04.05.18, chiedeva (ordinava) al Comune, per esigenze di indagini, di fornire copia, con urgenza, di tutti gli atti in merito ad ipotesi di abusiva occupazione di demanio marittimo da parte dello stabilimento balneare in oggetto? Il Comune di Portovenere, sino ad oggi, non risulta aver aperto alcun procedimento amministrativo nei confronti de “Le Terrazze”, nonostante abbia ricevuto notizia della questione sin dal 22.11.17. Da allora ad oggi, nessun rapporto sugli abusi edilizi pubblicato mensilmente (e obbligatoriamente) all’albo pretorio, ha riportato alcunché di questa vicenda. Tutto ciò mi lascia veramente interdetto. Spero, a questo punto, che della vicenda si occupino anche associazioni ambientali serie. Che non mi lascino solo e che magari diano uno sguardo anche al caso Sporting Beach, a mio avviso ancora aperto.

P.S.: le concessioni demaniali non sono un regalo per sempre, è previsto anche il ritiro nel caso di violazioni di legge.


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Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Portovenere (SP): demanio e superficie commerciale a libero uso? Il caso Sporting Beach

Fatemi capire come funziona la questione demanio marittimo e autorizzazioni commerciali a Portovenere, in particolare per lo stabilimento Sporting Beach. Di questa questione ho fatto carico il Comune di Portovenere e diverse autorità, almeno dal 2014, ma senza esito alcuno. Ho ottenuto solo delle parole di giustificazione che vediamo in seguito. E questo è solo un dettaglio rispetto alla ben nota massicciata abusiva insanabile che sarebbe stata sanata.

Dunque, lo stabilimento Sporting Beach dispone di una autorizzazione, n.433 del 31 dicembre 2009, rilasciata dal Comune di Portovenere, per somministrazione di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, per una superficie di somministrazione di mq.15.. In data 27.05.10, il Comune rilascia una ulteriore autorizzazione, n.438, a seguito di richiesta di estensione della tipologia dell’attività con codifica BAR RISTORANTE ATECO 55300 e sempre per mq.15 di superficie di somministrazione. Autorizzazione tuttora attiva perché menzionata nella visura della Camera di Commercio di qualche settimana fa.

Per mettere in chiaro, è stabilito che: “… Per superficie di somministrazione, si intende la superficie appositamente attrezzata per essere utilizzata per la somministrazione. Rientra in essa l’area occupata da banchi, scaffalature, tavoli, sedie, panche e simili, nonché lo spazio funzionale esistente tra dette strutture. Non vi rientra l’area occupata da magazzini, depositi, locali di lavorazione, cucine, uffici e servizi…” (http://suap.spezianet.it/info/impresa-facile/attivita-di-somministrazione/somministrazione-allinterno-di-pubblici-esercizi-bar-ristorante).

Ebbene, andiamo a vedere la superficie effettiva utilizzata con tavoli, sedie, poltroncine e divanetti.

Fatevi, ad esempio, un bel giro su Google a vedere le immagini ufficiali dell’attività, tra cui dall’interno di una splendida veranda adibita a ristorante e rinnovata da poco.

Ebbene questa è la situazione di oggi (4.10.18):

 

E questa la situazione di aprile 2017:

Ovvero, stabilimento balneare chiuso e ristorante aperto.

Punto primo, se lo stabilimento balneare è chiuso, in quanto fuori stagione (maggio-settembre), perché ci stanno le corde con pali ad impedire il libero passaggio lungo l’area demaniale?

Punto secondo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché la veranda ristorante con tavoli e sedie è di mq.58 (come da documenti ufficiali)?

Punto terzo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché tavoli e sedie (ma anche divanetti e tavolinetti all’occorrenza) vengono posizionati anche fuori dalla veranda ristorante di mq.58?

Punto quarto, dato che la veranda (abusiva e poi “sanata”) sta in buona parte anche in area demaniale (come da documenti ufficiali), dato che i tavoli sono posizionati anche esternamente alla veranda, perché si lascia che un’area in concessione per stabilimento balneare (tra l’altro, ora chiuso, ma altre volte no), venga occupata a stabilimento chiuso, o occupata da attrezzatura NON BALNEARE saltuariamente quando aperto, nonostante la concessione non preveda deroghe alla tipologia d’uso?

Ebbene, sapete cosa mi sono sentito dire tempo fa da persone varie e scrivere in maniera ambigua? Che il ristorante forse faceva self-service (!!!) e quindi non c’era somministrazione ai tavoli, ma anche che è vero, la concessione demaniale per stabilimento balneare non specifica (!!!) quando in realtà dovrebbe elencare cosa si può mettere e non mettere (???), allora aspettiamo il rinnovo(!!!).

Io sto chiedendo delucidazioni in punta di diritto, ma ancora non le vedo, nonostante varie richieste e lettere, ad esempio questa del 2014.

Come funziona, dato che vedo, stagionalmente, ogni anno, varie attività di ristorazione fare istanza per l’occupazione di area demaniale con tavoli e sedie, ma lo Sporting Beach no?

 

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

La prova che il sindaco sospese il procedimento, più che una semplice pratica, avviato pochi mesi prima dall’ex sindaco Nardini. Il sindaco Matteo Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Le scelte arriveranno, poi, a partire da agosto 2017.

Sapere è potere, soprattutto sapere la verità, magari per propagandare l’opposto. In questa vicenda, il sindaco Matteo Cozzani, ha dimostrato tutta la propria temerarietà querelandomi nel 2014, soprattutto alla luce di altre carte, che solo recentemente sono venute allo scoperto. Carte mancanti nell’indagine della Procura della Spezia, all’epoca in cui fui rinviato a giudizio e processato per aver scritto: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla mia domanda: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Il PM, dott.ssa Federica Mariucci, mi rinviò rapidamente a giudizio, dopo indagini fulminee, con questa motivazione al capo di imputazione: “… offendeva la reputazione di Matteo Cozzani, insinuando falsamente che lo stesso avrebbe commesso un atto illegittimo con abuso d’ufficio…“. Su una cosa può stare sicuro il sindaco, che se avessi avuto modo di sospettare o avere la certezza di un abuso di ufficio, nel primo caso avrei presentato un esposto alla magistratura, nel secondo caso una denuncia. Così non fu. Ebbene la dott.ssa Mariucci, tramite i Carabinieri, chiese al Comune le carte relative al progetto “Le Terrazze”, collegato alla riqualificazione dell’Olivo, quello ripartito solo ad agosto 2017, e il Comune qualcosa fece arrivare, un po’ tra le righe, che la Polizia Giudiziaria però, non vide, anche perché assieme a un po’ di fuffa, non inerente la questione cardine. C’erano, però, un paio di lettere che l’ufficio tecnico portovenerese rilasciò col contagocce, assieme a stralci di planimetrie copiate confusamente, con parti duplicate e con parti mancanti, proprio dove serviva. Per le planimetrie e altro del P.U.O. originario e ultima variante del 2008, però, mi ero attivato per tempo e le avevo recuperate per conto mio, perché chi fa da sé, fa per tre. Mentre le lettere interne mi giungevano del tutto nuove (mai consegnate nei miei accessi approfonditi), dato che risalivano agli ultimi mesi del mandato del sindaco Nardini, come ho già scritto e mostrato nell’articolo: “Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione“.

Insomma, da quelle lettere si capiva chiaramente che in merito ai posti auto pubblici, interni al P.U.O. “Le Terrazze”, qualcosa si era attivato nel 2013, il Comune ne stava richiedendo il passaggio per gestirli. Non era un dettaglio che si chiedesse una celere presa in carico dei parcheggi pubblici entro l’estate 2013! Ma poi, giunta la nuova amministrazione Cozzani, non se ne seppe più nulla, anzi io pubblicai online, nell’estate del 2014, diverse fotografie in cui si vedeva controllare il varco d’accesso dai privati. Feci esposti pubblici e via PEC al sindaco per ottenere chiarimenti, come nell’articolo “Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.1: parcheggio pubblico presso Le Terrazze“, oppure “Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede“. I chiarimenti non arrivarono, ma la querela si.

Fortunatamente, ma anche no, date le carte e i fatti oggettivi, il giudice comprese perfettamente il quadro. Mi assolse principalmente perché scrissi la pura verità e perché il sindaco (inconsapevolmente), mi diede un forte aiuto con la sua testimonianza, facendo comprendere quanto fosse presente l’elemento psicologico, più che oggettivo, alla base della querela.

Ma ora posso dire di aver trovato la prova regina (anzi il pacco di prove) di quella “sospensione della pratica“, che in realtà fu una sospensione di un vero e proprio procedimento amministrativo, avviato dal precedente sindaco e poi lasciato in bando fino ad agosto 2017. Infatti il 22.02.13, l’allora sindaco Nardini scrive alla proprietà “Le Terrazze”, nella persona del sig. Antonio Ricciotti, invitandolo ad adempiere agli obblighi convenzionali del 2004 (rep. 3650) e “… comunica altresì che al fine di consentire la presa in carico delle opere di viabilità pubblica e parcheggio pubblico, con definizione di interventi per quanto attiene la sicurezza della circolazione, verrà effettuato nei prossimi giorni sopralluogo da parte degli uffici competenti. …“.

22.02.13, invito ad adempiere art.10 p.2 convenzione

Fu anche di questo sopralluogo che l’ex-comandante Pruzzo mi accennò e poi scrisse in una mail, su invito del sindaco. Della sospensione, anzi della pratica “bloccata in amministrazione“, dieci giorni più tardi, mi parlò anche un secondo agente, che fortunatamente registrai. Ed in merito voglio riprendere un passaggio della sentenza con cui sono stato assolto, che tratta dei due agenti chiamati a testimoniare:  <<… invero i testi Pruzzo e [ndr: omissis], sentiti sul punto, non sono stati in grado di ricordare esattamente le parole pronunciate nel corso dei rispettivi colloqui con l’imputato e, pur non escludendo di avere utilizzato l’espressione “pratica sospesa”, hanno negato di avere lasciato intendere che l’iter burocratico fosse stato indebitamente “bloccato” o, peggio, “imboscato”. E’ del tutto evidente che tale precisazione trae origine dal fatto gli organi comunali si erano molto risentiti per il post pubblicato dall’imputato sulla pagina facebook, tanto da invitare – per le vie gerarchiche – l’Ag. Pruzzo Pierluigi a chiarire il contenuto della conversazione del 20.09.2014 a cui Brunetti aveva fatto riferimento, così da indurre i suddetti testi a temere che le loro parole potessero essere fraintese, ovvero, interpretate con la medesima chiave di lettura utilizzata per il messaggio postato dal prevenuto. …>>.

Ed ecco la prova regina che è venuta fuori come per magia, dopo mesi dalla mia assoluzione, mai mostrata agli inquirenti, che pur fecero richiesta agli uffici comunali. E non si può dire che questa nota firmata dal sindaco Cozzani fosse l’unico documento, perché era la conseguenza di un progetto sconosciuto ai più, depositato con una sconosciuta bella serie di planimetrie, stranamente mai uscite fuori nonostante polizia giudiziaria e il Brunetti che faceva accesso agli atti (migliaia di accessi secondo il sindaco).

05.08.2013 valutazioni da parte del sindaco

Quindi il sindaco Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Scelte che arrivarono ad agosto 2017, a P.U.O. scaduto, con convenzione da rifare. Altro che celere presa in carico, entro l’estate 2013, come dalle lettere interne a fine mandato Nardini. E qui un piccolo accenno al merito dei parcheggi pubblici che, nella nuova convenzione, si prevede di dare in gestione agli stessi proprietari de “Le Terrazze” (che già li hanno sfruttati abbastanza), per ben 14 anni e per una cifra, 29mila euro/anno, a mio parere troppo bassa rispetto ai potenziali ricavi di circa 50 posti auto pubblici. Ebbene, c’era bisogno di querelare una persona che faceva informazione e chiedeva chiarimenti? Il sindaco forse si sentiva a disagio di fronte a tali richieste? Il sindaco aveva dimenticato il progetto presentato e la sua lettera di “valutazione”? Se ci penso dico che è pazzesco, querelare una persona sapendo che ha riportato la verità, tra l’altro documentale, oltre che oggettiva. E ancora più pazzesco la Procura, che si fa in quattro per una querela sul nulla, nonostante una prova sostanziale a mio favore: la registrazione della conversazione con il secondo agente. Che vi fosse inteso un abuso d’ufficio, poi, era tutto nella testa del querelante e anche del P.M., mi si permetta, sentenza definitiva docet. Senza calcolare lo sperpero di tempo e soldi pubblici (inclusi quelli del sindaco, anzi del Comune). Di fronte a tutto questo mi chiedo che paese vogliamo, un paese alla rovescia? Caro sindaco temerario.

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Portovenere (SP), Daniele Brunetti assolto in primo grado dal reato di diffamazione su querela del sindaco, Matteo Cozzani.

Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/leviphotos/2332987961/">noyava</a> via <a href="http://foter.com/">Foter.com</a> / <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">CC BY-NC-SA</a>Assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. Il presunto reato era diffamazione aggravata tramite internet, su querela presentata dall’attuale sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani.

Per questo risultato devo, innanzitutto, ringraziare i miei avvocati dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, che si occupano dello sportello legale a tutela di giornalisti, bloggers e cronisti indipendenti. Tramite Ossigeno e MLDI (Media Legal Defence Initiative) è possibile ottenere assistenza legale gratuita nell’ambito dell’attività nel campo dell’informazione. L’associazione è, perciò, un importante presidio a difesa della libera informazione e della democrazia.

Ancora oggi, mi chiedo quale fosse il presunto reato e, soprattutto, quale fosse il reato individuato dal Pubblico Ministero nel testo: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla richiesta: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Un sindaco non ha facoltà di operare scelte politiche? Una pratica, che cos’è? E’ un procedimento amministrativo? O un iter non formalizzato? Senza, però, entrare nelle questioni accademiche di cosa si intenda per “pratica“, punto, non seguita da alcun aggettivo e quindi capire il senso del termine “sospesa“, mi pare non secondario rilevare un dettaglio. Il dettaglio era questo, dieci giorni dopo aver rilevato e riportato quell’informazione datami da un pubblico ufficiale e non in via riservata, ho avuto un lungo colloquio telefonico con un altro agente della Polizia Municipale. Durata 8 minuti e 24 secondi, eh si, registrato. Col senno di poi, mi dico che avrei dovuto registrare già la prima conversazione, ad ogni modo, registrai altra conversazione con altro agente, dieci giorni più tardi, il 30 settembre 2014. Questo ben prima di venire querelato in data 20 ottobre, ben prima della notizia della querela e della delibera che ne formalizzò la proposizione, in data 17.10.14. La telefonata, che verteva in tutt’altra questione per circa 8 minuti, fu tra l’altro sostanzialmente verbalizzata da me in una PEC inviata al Comune il 09.10.14. Che culo! Mi dico, che faccio bene a verbalizzare e formalizzare ciò che non mi viene ufficialmente messo per iscritto e che giudico di una certa rilevanza.

Il tema della telefonata, però, era altro, solo gli ultimi 22 secondi riportano alla questione che ha fatto scatenare la reazione del sindaco, cioè la annosa questione degli oneri di urbanizzazione legata al P.U.O. “Le Terrazze”, complesso turistico ricettivo di Portovenere che include: una residenza turistico alberghiera, uno stabilimento balneare, bar, ristorante, parcheggi pubblici e privati e opere ancora incompiute. In buona parte oneri di urbanizzazione ancora mancanti, come il prolungamento di una passeggiata lungo mare (a scomputo), un campo di calcetto, ma anche un’opera di consolidamento della costa, per la spiaggia sottostante (più o meno esistente) ed inclusa nel prolungamento della passeggiata. Oltre a ciò, è ancora da terminare una consistente parte di parcheggi privati interrati, dato che quelli previsti in superficie nell’area sterrata al termine della struttura (ma già operativi da anni), sarebbero in buona parte pubblici. Solo quelli pubblici nell’area incompiuta sarebbero 28, cosa che, all’epoca della querela, non conoscevo. Allora sapevo solamente dei parcheggi pubblici (17) edificati da anni, posti davanti al residence, ad oggi ancora privi di segnaletica stradale regolamentare, orizzontale e verticale. Invisibili per questo, perché non distinguibili da parcheggi privati posti, oltretutto, dopo uno stretto varco, a senso unico alternato, che difficilmente una persona può intendere come varco di accesso pubblico libero, con o senza striscioni pubblicitari o addetti privati a controllare. Ma lo vedremo in altro articolo, assieme alle carte.

Torno alla telefonata, avuta il 30.09.14, con un agente della Polizia Locale. Ebbene, volgeva il termine della chiamata, riporto la mia trascrizione (BD sono io, PL è l’agente di Polizia Locale):

BD – Vabbè. La sanatoria riguarda la materia edilizia non la materia commerciale. Stiamo facendo un po’ di confusione. Vabbè, comunque finiamola qua, perché vedo che non ci capiamo. Ehhh, niente. (min 08:02) Invece, per quanto riguarda la questione che avevo già fatto protocollare, mandato per PEC, “Le Terrazze”, li la questione…
PL – “Le Terrazze” io questo non l’ho seguito
BD – Non la sta seguendo lei
PL- Non la sto seguendo io “Le Terrazze”, comunque le sto dicendo che sta… ehhh le posso dire che è stato bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione
BD – Si… si allora mi conferma quello che mi era stato detto… in sostanza
PL – Va bene?
BD – Va bene. La ringrazio, buon…

bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione“, questo è il senso della questione. Non c’è riservatezza, non c’è segretezza, non c’è alcun tono che faccia intendere qualcosa di sospetto, ad esempio un ipotizzato abuso d’ufficio, per come l’ha inteso il sindaco. Nulla di tutto ciò, è stato del tutto normale e naturale, tanto è vero che, sia dall’ex-comandante Pruzzo, che dall’agente nella telefonata, sono stato indirizzato a sindaco o amministrazione, non all’ufficio tecnico. Perché non avrei dovuto ritenere come fonte valida un pubblico ufficiale? Poi diventati due pubblici ufficiali? Cosa vogliamo fare, querelare anche gli agenti della municipale? Insomma tutto rientrava, pure per me, nel normale quadro delle facoltà decisionali del sindaco, punto. Nulla di più, nulla di meno. Certamente la questione Le Terrazze rimane da anni incompiuta, nella parte più importante riguardante gli interessi pubblici, cosa che prima di me rilevò già l’associazione locale “Posidonia” in un articolo sul loro blog del 14.02.13, dal titolo “Strade negate 2“, ancora online. Non mi sembra, poi, che loro siano stati delicati con l’amministrazione di allora (Nardini-Pistone): “… Neppure i parcheggi in realtà sono pubblici perché, oltre all’impossibilità di accedervi fuori stagione per la presenza del cancello, se fossero tali dovrebbe avere valore anche per quell’area il pass residenti oppure il biglietto rilasciato dal parcometro che gestisce i parcheggi nell’area della II traversa Olivo e non dovrebbe essere necessario pagare altro biglietto. Domanda non secondaria: il ricavato da questi parcheggi ad uso pubblico va nelle casse del Comune?“. Anche del cancello, poi abbattuto a seguito di ordinanza del 24.07.13, ne scriverò nuovamente.

Dunque, anche la telefonata registrata fu depositata presso il P.M. in Procura, prima del mio rinvio a giudizio, cosa che però avvenne pochi giorni dopo. Non mi spiegai il perché, ed in seguito non mi spiegai perché la Procura non sentì l’agente della telefonata, persino senza chiamarlo a testimoniare nel processo. In udienza ebbi la risposta, quando il mio avvocato, Valerio Vartolo, chiese di depositare la registrazione telefonica, a seguito dell’esame in udienza dell’agente, chiamato dalla mia difesa. Ebbene, le ragioni della illegittimità della prova, per la Procura (seguita a ruota dalla difesa del sindaco), erano sostanzialmente tre:

  1. l’interlocutore non era a conoscenza della registrazione in corso;
  2. vi è strumentalità della prova precostituita;
  3. la modalità della trascrizione non è certificata.

Vi immaginate quanti processi debbano andare all’aria perché basati anche su prove registrate da persone implicate? La giurisprudenza, poi, appare chiara nel merito. Non vi è mai capitato di leggere di giornalisti che registrano le conversazioni, visto che le ritrattazioni sono all’ordine del giorno? Un esempio recentissimo, Berdini, l’assessore all’urbanistica della giunta Raggi a Roma, smentito dalle registrazioni. Anche se lì potrebbe esserci una questione di deontologia professionale giornalistica, visto che Berdini aveva chiesto la riservatezza. Un giornalista sarebbe tenuto a rispettare il segreto delle fonti. Ma questo è altro tema e non fa parte di questo mio caso specifico. Nessuno mi ha chiesto riservatezza, a prescindere dal non sapere di essere registrato. Cosa che potrebbe aver avuto senso se ritenuta, ad esempio, confidenza in merito ad un atto avvenuto in violazione della legge. Di esempi, ad ogni modo, ne possiamo fare tantissimi.

“Strumentalità della prova precostituita”, francamente faccio fatica a capirne il senso, dato che non se ne contesta la veridicità e nemmeno la data in cui è avvenuta (viste le prove di contesto depositate), ovvero ben prima di conoscere l’intenzione del sindaco di sporgere querela, avvenuta 17 giorni dopo.

La trascrizione non è certificata, ok. La trascrizione è stata depositata con il cd della registrazione, non mi pare insormontabile il problema, tanto da invalidare la prova.

Ovviamente, la prova fu acquisita dal giudice ed è questo che mi rende incomprensibile il mio rinvio a giudizio. Ma certo, le questioni non erano tutte qui. Il processo non è stato banale, nonostante le premesse al capo d’accusa, anzi proprio per quello direi. La presunta diffamazione non era certo intellegibile di primo acchito, perciò, chi poteva intenderla come tale tra il pubblico? Credo, però, risulti per voi noioso, e poco interessante riproporne pedissequamente la storia, dato che non è certo un caso di importanza nazionale. L’importanza, però, sta nel senso generale delle cose, che indubbiamente si riflette sui tanti casi simili nella nostra penisola e nel mondo. Dov’è il limite tra informazione e diffamazione? Dov’è il limite tra informazione e autocensura? Dov’è il limite tra critica politica e calunnia? In mancanza del buon senso, possiamo riferirci all’orientamento giuridico che ne dà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ripresa dalla mia difesa nel processo. Corte per la quale, a voler sintetizzare il più possibile, un pubblico amministratore, per il ruolo che svolge, è tenuto a subire critiche, anche un po’ ingiuste, dato che il suo ruolo è quello di dimostrare con i propri atti politici e amministrativi il proprio valore e le proprie capacità di operare per il buon governo della cosa pubblica. Ciò, senza dover comprimere le libere opinioni e l’informazione, se orientate a valutare il suo operato e non la sua persona. L’opinione pubblica, come l’informazione e la critica, rimangono, perciò, parti essenziali nella vita sociale di ogni paese democratico. Spero che, anche il mio caso, possa servire da esempio, come del resto è stato a proprio modo utile a farmi capire molte più cose, soprattutto a non rinunciare ad informare, ad esporre critiche, ma nel più razionale dei modi, conoscendo i temi esposti sulla base di una rigorosa ricerca documentale e di fonti attendibili.

Tornando alla frase del capo d’accusa e alla connessa domanda, il sindaco mi rispose? No, mi querelò. In seguito feci alcuni accessi agli atti, dovetti anche arrivare sino al Consiglio di Stato, ad ogni modo, nei prossimi articoli, intendo riprendere il tema nel merito, ovvero nella questione dell’incompiuto P.U.O. de “Le Terrazze”. Farò anche una breve parentesi sugli insulti come metodo intimidatorio, atti a zittire le opinioni altrui. L’insulto non va mai tollerato, perché è un’arma impropria al servizio delle prepotenze, è la base dei regimi non democratici.

Articolo correlato: A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

Per approfondire: Dossier “Le Terrazze”

Grazie Ossigeno per l’informazione, questo l’articolo sul loro sito: Il blogger Daniele Brunetti. Grazie Ossigeno. Questo il mio calvario

Le motivazioni giuridiche dei legali di Ossigeno: Sindaco querela. Giudice assolve applicando le regole europee

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