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Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio


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Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Tavola unica

Portovenere (SP) Le Terrazze: ripristino da abusi e/o danni? Un caso di successo per le informazioni ai cittadini

Vittoria? In pratica si, ma che fatica per far valere i propri diritti! Questa, secondo me, è la morale della vicenda su cui ho scritto in precedenza alcuni articoli e riguarda un accesso agli atti ambientale rigettato, poi ripresentato tramite la normativa dell’accesso civico, rigettato pure quello (riportato per l’analisi dei più esperti), ma infine accolto dopo lunga attesa, dopo una serie di note, anche al responsabile anticorruzione della Regione Liguria, al titolare del potere sostitutivo, ovvero il Segretario Generale sempre della Regione, e pure all’assessore Giampedrone, con delega in materia. Il responsabile anticorruzione scrisse una nota favorevole all’accesso, ma nonostante ciò ci volle un mio ulteriore sollecito ultimativo per far ripartire l’iter, figuriamoci come sarebbe andata a finire se avessi messo di mezzo il Difensore Civico Regionale, ben noto alle cronache di questo blog, autorità dipendente dalla Giunta Regionale.

Un caso all’apparenza banale, il titolare dello stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere invia, alla Regione Liguria, comunicazione

Comunicazione immersione in mare
Comunicazione immersione in mare

per il “… ripristino con riposizionamento di massi per la porzione crollata a seguito della mareggiata dei primi giorni di marzo. L’intervento comporta il recupero, per quanto possibile, dei massi scivolati, con l’integrazione di massi più piccoli“.

Ebbene, quest’ultimo episodio inizia, di fatto, da una comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 109, del D.Lgs. 152/06, ovvero relativa all’immersione in mare di materiale, secondo il comma 3, il quale prevede che: “… Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola comunicazione all’autorità competente…“, ovvero la Regione.

Roba che ha a che fare con l’ambiente? No, no. Per la Regione Liguria, per la precisione la dott.ssa Fasce responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque: no, no. No due volte, all’accesso ambientale e all’accesso civico. Accesso civico che all’art. 40 (sia pre che post riforma D.Lgs. 97/16) si rifà alla stessa normativa ambientale per l’accesso agli atti (D.Lgs. 195/05), rendendo di fatto, in più, obbligatoria la pubblicazione di tutti gli atti inerenti l’ambiente sul sito della P.A..

Ma dato che il no, no della Regione Liguria era alquanto impresentabile DUE VOLTE, finalmente è giunta la documentazione richiesta che include la comunicazione, la nota all’invio degli atti da parte della dott.ssa Fasce, la tavola unica di progetto e la risposta/parere/assenso/nulla osta all’immersione materiale della stessa dott.ssa Fasce, che però già avevo avuto tramite il Comune di Portovenere.

Nota di invio
Nota di invio
Tavola unica
Tavola unica
Nulla osta immersione
Nulla osta immersione

Come mai tutta questa resistenza al rilascio di tale documentazione non si sa (visto che i documenti andavano rilasciati anche pre-riforma, certo la riforma ha indubbiamente e meritoriamente appesantito l’obbligo), ma in compenso si sa che contestualmente all’immersione in mare di materiale c’erano altre attività di cui formalmente l’ufficio Settore Costiero e Acque non era a conoscenza (n.b.: ci sono atti ufficiali che lo attestano, giusto per prevenire querele a vuoto), ovvero, le attività di demolizione per il ripristino dagli abusi accertati dalla Guardia Costiera, poi confluite in una SCIA, in seguito sospesa, rimpiazzata da due procedimenti di sanatoria, una paesaggistica ed una urbanistica. Capite bene che è curioso che si richieda un ripristino per scogliera danneggiata senza far sapere, allo stesso ufficio Settore Ecosistema Costiero, che nel medesimo luogo, contemporaneamente, si lavora anche per ripristinare da abusi. Ma questa curiosità la lasciamo ai posteri.

Qui devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a darmi spunti utili, affinché riuscissi a penetrare nel bunker: Rosy Battaglia dell’associazione Cittadini Reattivi, Gabriella Reboa dell’associazione Posidonia di Portovenere, Claudio Cesarano di Diritto di Sapere e l’avv. Ernesto Belisario che è stato uno dei principali propulsori della recentissima riforma dell’accesso civico, riforma che a quanto pare (incredibile ma vero) ha fatto gioco sull’apertura all’accesso da parte del responsabile anticorruzione della Regione Liguria, in pratica uno dei primi casi di successo, se non il primo in Italia, a seguito del D.Lgs. 97/16. Insomma: l’unione fa la forza!

Un’ultima nota, ma la Regione non dovrebbe pubblicare questi atti? Al momento pare li abbia inviati solo a me, per questo li pubblico io.

censurato

Portovenere (SP): censura ad personam

Chi segue il mio blog sa che mi occupo, in particolare, di tematiche inerenti l’area in cui abito, ovvero Portovenere in provincia della Spezia, motivo per il quale frequento alcuni gruppi Facebook che si occupano della zona, tra cui il gruppo denominato “Il Comune Siamo Noi”, aperto ed ideato da una persona del luogo, Giovanni Dotti, molto attivo in loco e conosciuto anche con il soprannome “sindaco della calata“, ovvero del porticciolo di Portovenere.

Certamente in passato anche recente, gli attriti sui miei interventi critici, o comunque relativi a notizie da me reperite o riportate, non sono mancati, altrimenti il diritto di critica dove sarebbe? Ma, sebbene le mie notizie o posizioni vengano sempre scritte nel rispetto della dignità di ognuno, nei limiti del buongusto e soprattutto della legge, sono stato oggetto di pesanti insulti e minacce per le quali non ho ricevuto giustizia, in compenso ho ricevuto una querela, a mio vedere del tutto pretestuosa, da parte del Sindaco di Portovenere, relativamente ad una notizia di interesse pubblico riferitami da pubblico ufficiale, su cui è in corso un processo di cui vi aggiornerò prossimamente.

Ultimamente, sul gruppo alcuni fremevano per chiuderlo, stante eccessive le critiche (ovviamente non solo del sottoscritto), ma a quanto pare sta prevalendo la linea dell’avviso (per alcuni) e della censura definitiva senza preavviso (per altri). Ebbene, il gruppo “Il Comune Siamo Noi”, è stato aperto per discutere dei problemi o temi riguardanti il Comune, o per elogiare e fare solo propaganda? E’ un gruppo ufficiale del Comune, oppure di fan del sindaco Matteo Cozzani?

Per quale motivo questa mattina non ho più accesso al gruppo, nemmeno lo posso leggere, ma chi può leggere, a fianco al mio nome, vede una spunta con una barra che indica: “I post nel gruppo IL COMUNE SIAMO “NOI” non possono essere visualizzati da Daniele Brunetti”?

censurato

Quindi, non ho diritto di partecipare alla vita e discussione politica in questo paese? Ho scritto qualcosa di veramente censurabile ultimamente? Chi ha operato la censura, dato che fra gli amministratori appare Giovanni Dotti (recentemente rientrato nel ruolo) e Zagor Tenay, nickname di altra persona nota in paese, ma che non interviene da lungo tempo? E a chi corrisponde il “NOI” del gruppo? Noi cittadini o noi supporter del sindaco? Ditelo chiaramente una volta per tutte, senza nascondervi dietro ad un “noi” che è molto più ristretto di quello che si vuol far intendere. Ma soprattutto, questo Comune sta in Italia o in un altro Stato?

No, certamente sbaglio io, si è trattato di un semplice malinteso, il mio account sul gruppo verrà ripristinato al più presto. Ma guarda come sono stato prevenuto! Almeno me lo auguro.

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AGGIORNAMENTO del 17.07.16

Questa mattina mi è stato ridato accesso al gruppo di cui sopra. Grazie.

Anticorruzione e Trasparenza Regione Liguria smentisce dirigente Ecosistema Costiero

2016_06_22 nota favorevole resp. anticorruzionePenso sia importante, per chi tiene alla trasparenza delle nostre istituzioni, far sapere come procede la vicenda in merito all’ennesimo caso di mala-amministrazione, dovuto al doppio rigetto di una istanza di accesso ambientale, ed un’altra civica, che vertono su documenti riguardanti l’immersione in mare di materiale, operazione avvenuta presso lo stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere, mentre erano (e sono) in corso una sanatoria paesaggistica ed una urbanistica, a seguito di abusi accertati presso la medesima area demaniale marittima. Il doppio rigetto è stato firmato dalla dott.ssa Ilaria Fasce, dirigente del settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, la quale sfidando l’art.2 del D.Lgs. 195/05, afferma che documenti ed operazioni inerenti l’immersione in mare di massi non conterrebbero “informazione ambientale”. In realtà uno stralcio dell’articolo 2 detta: “Ai fini del presente decreto s’intende per: a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente: (…) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi; (…)”.
E al n.1 abbiamo: “1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi elementi;“.

Ma nulla da fare, la dott.ssa Fasce è tosta e non ritiene di farmi accedere. Certo che questa legge sull’accesso ambientale è proprio indigesta a molti amministratori e burocrati. Ragione per cui ho ripetuto l’accesso, ma sulla base delle norme riguardanti l’accesso civico (D.Lgs. 33/13), per le quali le pubbliche amministrazioni devono pubblicare sui loro siti internet tutta una serie di documenti, fra cui le “informazioni ambientali”. E qui, la stessa normativa sull’accesso civico, si appoggia nuovamente alla disciplina dell’accesso ambientale: art.40 del D.Lgs. 33/13. Ringrazio Rosy Battaglia, giornalista e combattente (nomen omen) per la trasparenza e molto altro, per avermelo fatto notare.

Ma, novità di oggi, dopo aver interpellato presso la Regione Liguria il responsabile alla trasparenza e anticorruzione, il titolare del potere sostitutivo, oltre all’assessore regionale dott. Giampedrone, finalmente un primo segnale positivo.

Il responsabile del settore Performance, Trasparenza e Anticorruzione, dott. Luca Nervi mi comunica che: “… si è provveduto ad invitare il Settore Ecosistema Costiero e Acque a rendere disponibili i dati oggetto della richiesta di accesso …“.

Bene, buono, ottimo dott. Nervi! Anche se non canto ancora vittoria, fino a che non vedo cammello, perciò aspetto prima di scriverLe una mia nota.
Vale comunque la pena capire su che basi si è mosso il dott. Nervi, ovvero sulla riforma che entra in vigore domani 23.06.16, della tanto amata e contestata normativa che rivoluziona l’accesso agli atti e molto altro, definita da alcuni FOIA (Freedom of Information Act) e da altri riforma a metà, o comunque con carenze più o meno rilevanti. Ma, eccessi a parte, in un senso o in un altro, in questo caso, devo dire che, FOIA o non FOIA, ha fatto la sua bella figura. Devo, quindi, ringraziare tutti coloro che si sono prodigati per questo traguardo importante, anche se non finale, dato che sono già al lavoro per ampliarne la portata. In particolare ringrazio, fra i massimi esperti in materia di accesso, l’avvocato Ernesto Belisario che tra l’altro mi tutelerà presso il Consiglio di Stato per altro accesso inerente stesso stabilimento.

Ma la vicenda continua…

2016_06_20-a-assessore-Giampedrone

Caro Giampedrone, immersione di materiale in mare è informazione ambientale o no?

2016_06_20-a-assessore-GiampedroneLa lettera seguente è correlata all’articolo: Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

Egr. Dott. Giampedrone,

mi pregio di scriverLe la presente, anche in quanto dottore in giurisprudenza, rendendoLa partecipe, date le Sue ampie facoltà e responsabilità in ambito regionale, degli eventi succedutisi alle mie due istanze, l’una di accesso ambientale (D.Lgs. 195/05) e la successiva di accesso civico (D.Lgs. 33/13), come riportato in epigrafe.

Tengo a rilevare che, pur avendo una visione politica diversa dalla Sua e dall’amministrazione che l’ha preceduta, ogni mia istanza di accesso in materia ambientale, in rispetto della legge, è sempre stata puntualmente accolta e compiutamente corrisposta da codesto ente, prima dell’avvento dell’attuale amministrazione.

Mi rattrista pensare che alla base del rigetto per entrambe le istanze vi siano, oltre a motivazioni risibili dal punto di vista giuridico, motivazioni non applicabili o non previste dalla normativa e dalla giurisprudenza in merito, ma soprattutto che tra esse sia posto ad elemento dirimente, l’ardito concetto che in relazione alla documentazione richiesta, riguardante operazioni di immersione di materiale in mare, non vi sia “informazione ambientale”. Un’affermazione apodittica di tale portata per cui, mi chiedo, se all’origine vi sia un’azzardata presa di posizione del solo responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque, oppure se tale decisione sia stata presa, o almeno avallata da altri responsabili nell’ambito di codesto ente pubblico, tra cui Lei. Dato che ritengo le mie ragioni, estesamente prodotte nei confronti di coloro che leggono in copia, giuridicamente inoppugnabili, vorrei avere chiarimenti precisi riferiti alle responsabilità personali di cui trattasi, in merito ai rigetti delle istanze in oggetto.

Fiducioso di un Suo puntuale e soddisfacente riscontro Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Portovenere (SP): là dove crescono le scogliere (abusivamente)

Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze
Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze

Siamo sempre a Portovenere, patrimonio dell’umanità censita dall’UNESCO, in zona Olivo, a quanto pare una zona che negli anni passati è stata oggetto di diverse speculazioni ed abusi edilizi, proprio lungo la costa (e non solo), senza che nessuno vedesse nulla. Mi riferisco alla baia dell’Olivo, zona periferica rispetto al paese di Portovenere, scarsamente abitata in inverno, con numerose seconde abitazioni, ma tanti residenti “virtuali”, che essendo “virtuali” non vedono, non sentono e non parlano. In quest’area ai confini del mondo, anno dopo anno, si sono erose, un po’ alla volta, alcune aree del demanio marittimo, ma non per fenomeni meteo-marini, più semplicemente sono state assoggettate all’interesse privatistico di coloro che ne avevano più facilmente accesso, e più facilmente ne potevano ottenere lo sfruttamento.

La cosa curiosa è che, da queste parti, le scogliere nascono o crescono come esseri viventi, un po’ come i funghi, soltanto che poi rimangono, anzi ingrossano.

Ho scritto più volte della scogliera dello stabilimento balneare “Sporting Beach“, nata per iniziativa di qualcuno che dalla seconda metà degli anni ’70 cominciò a ricoprire una spiaggia di massi, un po’ alla volta, anno dopo anno, fino a creare una scogliera del tutto abusiva, senza alcuno studio delle correnti marine e dell’erosione costiera, per poter avere uno spazio molto più privato, impedendo il passeggio lungo la battigia, per risparmiare molti soldi con ripascimenti non più stagionali ma una tantum, e per sfruttare meglio una spiaggia che da scoscesa è diventata pianeggiante, un bordo piscina.
Su questo ne scriverò nuovamente, perché, ad oggi, dopo tutti gli abusi accertati (e non), i procedimenti di sanatoria sono ancora pendenti (una complessità notevole), non conclusi, permettendo l’uso inalterato dello stabilimento dal luglio del 2013, mese in cui il Comune emise ordinanza demolitoria per numerosi aspetti edilizi, tranne i due più importanti: la scogliera abusiva e il cordolo in cemento lungo la battigia, passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm.. Abusi che si sono tradotti in una riduzione importante del terreno pubblico demaniale accessibile liberamente, con eliminazione di una spiaggia nel suo tratto di battigia. Un danno per la collettività, se non si fosse capito.

Ma ora voglio aggiornarvi sugli ultimi sviluppi, relativi agli accertamenti ed ai procedimenti in corso, che si riferiscono ad altra scogliera, quella frontale allo stabilimento “Le Terrazze”. Per il pregresso vi rimando al solito dossier “Le Terrazze” che raccoglie gli articoli pubblicati dal 2014.

Ebbene, dopo varie lotte (non concluse), anche per avere accesso a documenti banali, come le autorizzazioni demaniali marittime, si sono chiariti alcuni aspetti (alcuni, non tutti) inerenti gli abusi accertati dalla Guardia Costiera a partire dall’estate 2015, poi confluiti in un rapporto citato nell’elenco degli abusi mensili dell’ottobre 2015 (pubblicato dopo accesso civico del sottoscritto), che non ha avuto come conseguenza un’ordinanza demolitoria, ma più semplicemente una comunicazione di avvio di procedimento che, come tale quindi, non è stata resa nota ai più, ma di cui, chi vi scrive ne ha avuto accesso. Ed infatti, ad oggi, non risultano ordinanze demolitorie, ma una serie di atti in concreto equivalenti, che sarebbe stato bene rendere pubblici, perché vanno ad incidere su un’area demaniale marittima, ovvero pubblica.

Quindi, il 27.10.15 il Comune avvia un procedimento amministrativo per l'”accertamento dell’esistenza di opere prive dei necessari titoli autorizzativi presso gli immobili siti in Porto Venere, Via II Traversa Olivo – Stabilimento balneare Le Terrazze“, relativamente a:

  • un pontile galleggiante “fantasma” che non sarà presente al primo sopralluogo della Guardia Costiera del 07.08.15 (nessuno se lo ricorda o lo ha mai fotografato?), ma stranamente sarà notata la presenza di una passerella abbattibile (poi rimossa), contestualmente ad una richiesta (poi non andata a buon fine) per l’occupazione temporanea di uno specchio acqueo con il posizionamento di, appunto, un pontile galleggiante;
  • n.3 piattaforme-pontiletti in legno con tappeto sintetico verde e scaletta metallica, in assenza di titoli autorizzativi;
  • una scala metallica, in assenza di titoli autorizzativi.

Ma nel provvedimento del Comune del 27.10.15, che di fatto è un pacato preavviso di emanazione di ordinanze demolitorie, un po’ tra le righe, appare un aspetto importante che poi porterà ad altre conseguenze, ovvero la presenza di una gettata di calcestruzzo e ghiaia per livellare una massicciata che, in origine, avrebbe dovuto essere irregolare in quanto formata da massi e scapolame in pietra.

Su queste premesse, i titolari comunicano il 28 dicembre 2015, la rimozione delle piattaforme e scalette varie (bello sforzo, ben oltre la fine della stagione balneare), con l’intenzione di ripristinare la scogliera eliminando lo strato di cemento e ghiaino. Conseguenza è l’avvio di una semplice S.C.I.A. in data 04.02.16 per “rimessa in pristino della massicciata in concessione demaniale con rimozione della gettata di livellamento in cls a margine dello stabilimento balneare – Le Terrazze – N.C.T. Foglio 10, Mapp.le 226. Massicciata in concessione demaniale, in quanto, tale concessione non era di carattere balneare ma solamente ai fini di mantenimento della massicciata stessa. Va detto, quindi, che la massicciata è stata originata dalla concessione edilizia n.1263 del 03.08.1999, definita come “consolidamento statico di opera di contenimento di terreno“, che in realtà ha visto la trasformazione di quel tratto di costa, da muraglione a picco sul mare ad un terreno a degradare, grazie all’introduzione di due muri a scalare e due scale in pietra: questa la planimetria di progetto.

Da tutto ciò è apparso chiaro che una semplice S.C.I.A. non poteva bastare, in quanto la massicciata, ad oggi, è ben diversa, guarda caso è cresciuta: in volume, altezza e superficie emersa. Ragione per la quale sono stati subito avviati due procedimenti di sanatoria, urbanistico e paesaggistico, tuttora in corso, che sarebbe stato bene porre alla pubblica conoscenza, dato che scriviamo di area demaniale sul mare.

Sono stato prolisso a sufficienza, per cui, per ora, mi fermo qui, ma è chiaro che tutta questa riservatezza avrebbe un senso fino a che si procede nell’accertamento dei reati penali (a quanto pare in corso) o illeciti amministrativi ma, quando si mette mano ad autorizzazioni in sanatoria, la cittadinanza dovrebbe esserne già messa al corrente ancora prima del rilascio (benché sia impugnabile), proprio per anticipare danni ulteriori a terzi (e questo lo dicono anche sentenze del Consiglio di Stato), tanto più che si è già visto operare sulla scogliera con martelli pneumatici e altro. Operazioni complessivamente ancora non ben chiarite, con immersione di massi per il “ripristino” di una scogliera, su cui si sono chieste delucidazioni, di cui vi scriverò prossimamente. Tutti motivi per i quali, sarebbe bene che cittadini e associazioni in sonno si svegliassero dal torpore e che guardassero un po’ oltre il proprio giardino.

Isola Palmaria: abusi edilizi con abbattimento alberi

Isola Palmaria - Portovenere (SP)
Isola Palmaria – Portovenere (SP)

Cosa significa controllo del territorio, soprattutto quando si ha a che fare con risorse limitate e bellezze naturali da proteggere, questo è un esempio mirabile (purtroppo quando i danni sono già stati fatti) compiuto dal Corpo Forestale dello Stato (fino a che esisterà) della Spezia. Un “signore” (i responsabili sono però Romano Paglini proprietario e Renzo Paglini usufruttuario), in piena isola Palmaria a Colle Bruciato sopra Villa S. Giovanni, in area in teoria ultra-protetta, secondo l’accertamento compiuto con sequestro di un immobile con terreno, avrebbe compiuto una discreta serie di abusi edilizi e danni ambientali, anche falciando via varie alberature. Diciamo che a cominciare da alcune autorizzazioni gli sarebbe “partita la mano”, sapete com’è.

I lavori sono stati sospesi, ovviamente, come risulta dall’ordinanza n.2768 del 19.05.16, emessa dal Comune di Portovenere.

Dal sopralluogo successivo congiunto del 11.04.16, insieme all’ufficio tecnico del Comune, risulta però che il proprietario fosse sfornito di chiavi (càpita è normale, il proprietario non tiene doppioni MAI, soprattutto quando l’usufruttuario è un estraneo), per cui non è stato possibile accedere all’interno dell’abitazione per compiere ulteriori rilievi.

Quindi, la morale è sempre quella: vigilare, segnalare e non fermarsi alle prime difficoltà. La bellezza dei luoghi è un patrimonio comune, non possiamo farceli distruggere da chi non meriterebbe alcun titolo edilizio nemmeno per sbaglio.

Insomma, un’altra triste storia per i nostri luoghi, certo il “signore” sarebbe stato meglio fermarlo prima, sui banchi di scuola, insegnando il rispetto per il nostro ambiente e il senso civico.

Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

risp-accesso-atti-com109-Le-Terrazze Quando si entra in contatto con la pubblica amministrazione càpita (spesso o a volte, decidete voi) che l’aggettivo “banale”, nella lingua italiana, non abbia senso. Mentre, invece, acquisti un forte significato la parola “pranayama” che dovrebbe, a tutti gli effetti, entrare nella lingua corrente, parlata e scritta. Pranayama è la tecnica yoga di respirazione che permette il controllo del sistema nervoso e riduce gli stati di ansia o incazzatura, per dirla fuori dai denti.
Veniamo al punto, come libero cittadino di questo strano paese ho richiesto alla Regione Liguria gli atti riguardanti la comunicazione (con allegati) e il nulla osta (o parere, poco conta) relativi ad interventi di immersione di materiali in mare ai sensi del D.Lgs. n.152/06.
A me pare, forse sarò azzardato (ironico), che una operazione di immersione di massi in mare, anche se per il “ripristino” di una scogliera, debba essere ritenuta relativa all’ambiente, ragione per la quale ho richiesto di accedere a tali documenti sulla base del D.Lgs. n.195/05 (accesso ambientale). Ma sapete cosa mi ha risposto la dott.ssa Ilaria Fasce del Settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque della Regione Liguria? Reggetevi bene alle potrone… che da tale carteggio non emergono informazioni ambientali rilevanti ai sensi del D.Lgs. n.195/2005” (!!!). Evvai di pranayama… inspirare… espirare… inspirare… espirare… per almeno una mezzora.
Dopo aver ripreso contatto con la realtà molto irreale dei nostri amministratori regionali, riprendo le forze e la pacatezza necessaria per rispondere al dirigente del Settore Ecosistema Costiero, che forse si occupa dei riflessi sonori lungo le coste liguri, facendo presente che l’art.2 della normativa per l’accesso ambientale (D.Lgs. n.195/05) specifica cosa si debba intendere per “informazione ambientale”, senza bisogno di alcun sforzo ulteriore da parte dei dipendenti della Regione. Ebbene, in sintesi: si intende come informazione ambientale “(…) ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente (…).
Serve altro?
Ebbene, la Regione Liguria, però, dato che non vuole essere scortese con i propri cittadini, mi invita a ripresentare la domanda, ma sulla base della L.241/90, obbligandomi, perciò, a corredarla di motivazioni all’accesso ed a presentare i titoli necessari (ovvero, se proprietario limitrofo, ad esempio), metodo per poi rigettarmi con convinzione (e giuridicamente) l’accesso, magari affermando che sto cercando di operare un “controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. Tutte considerazioni che non sono opponibili quando si accede con la modalità “ambientale”. Capite bene che non ho l’anello al naso e nel trappolone non ci casco, ma esigo che una legge dello Stato venga applicata in quanto DEVE essere applicata, così com’è, nel caso specifico.
Che strade mi rimangono? La strada amministrativa, ad esempio. Potrei fare ricorso al Difensore Civico Regionale, ma ormai conosco il nostro Difensore Civico della Pubblica Amministrazione (v. dossier sull’accesso agli atti), tra l’altro dipendente della stessa Regione: quanto potrà essere autonomo nelle proprie decisioni? Al T.A.R.? No grazie, non ho altri 300 euro da spendere per il T.A.R. (v. dossier Le Terrazze), visto che mi è anche toccato ricorrere al Consiglio di Stato, per altro accesso negato inopportunamente (il procedimento è in corso), sempre sul medesimo specchio acqueo.

Ma quali segreti di Stato ci saranno?

Non mi rimane altro che rendere noto l’accaduto, nella speranza che qualche giornale e qualche esperto, o associazione, voglia interessarsi della vicenda, che nel merito, vi assicuro, è molto interessante.

Per coloro che diranno che il post non è in tema con il gruppo, vorrei far presente che parliamo di materiale immerso in mare presso lo stabilimento “Le Terrazze” a Portovenere, e che tutti i cittadini che hanno a cuore il proprio ambiente, nello specifico il mare, farebbero bene ad interessarsi della vicenda che sta proseguendo, con esiti ancora non scontati e importanti rivelazioni, di cui renderò noto in un prossimo articolo più specifico nel merito. Magari, se mi danno una mano alcune associazioni ambientaliste (o giornalisti) non sarebbe male, con la documentazione che già ho e la loro titolarità ex lege, si potrebbe tentare di spezzare la resistenza del Settore Ecosistema regionale… regionale… regionale…. Visto che di eco se ne intendono.

L’Italia è una repubblica sfondata sul lavoro

photo credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/53098051@N02/26181787621">Decay</a> via <a href="http://photopin.com">photopin</a> <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/">(license)</a>Non so quanto dipenda da direttive centrali e quanto dalla mentalità dei tempi, fatto sta, sempre più spesso, nei fatti comuni od eclatanti degli ultimi decenni, troviamo i binomi alternativi e contrastanti tra lavoro e salute, o lavoro e ambiente.
Pare che, ormai, per i governi italiani e buona parte delle istituzioni al seguito, non vi possa essere lavoro senza contestuali e inevitabili danni alla salute, o all’ambiente. Uno degli esempi recenti più eclatanti e feroci è stato, ed è, il caso Ilva di Taranto, ma molti altri se ne potrebbero fare, dal passato remoto in poi.
Ebbene, per il caso Ilva si è discusso ampiamente, ma quando si tratta di posti di lavoro (in quel caso molti) la salute e l’ambiente cominciano a scendere sempre più in basso nella scala dei valori. Il buon detto “l’importante è la salute” diventa “lavora e lascia morire”. In casi dove aziende fortemente inquinanti chiedono di proseguire l’attività, anche in barba alle leggi a tutela della salute e dell’ambiente, si è visto uno scontro altrettanto cruento e paradossale fra governo e magistratura, l’una a tutela delle aziende (più dei posti di lavoro) e l’altra a difesa della salute e dell’ambiente, semplicemente in applicazione delle leggi vigenti, o del dettato a valenza comunitaria denominato “principio di cautela”.
Qualche giorno fa, con il disastro a Genova sul torrente Polcevera, non si era quasi bloccato lo sversamento, che già qualcuno diceva “ma bisogna lavorare”, bene, allora non fermiamoci nemmeno e continuiamo a sversare. Sversa che ti passa, la voglia di vivere, non di lavorare.
Insomma, ormai siamo ad un paradosso acquisito, la nostra è una repubblica dove il lavoro prescinde dalla salute e dall’ambiente, punto.
Il nostro è, più che un paradosso, un ossimoro elevato a stile di vita, a buona amministrazione, a #italiaripartescarichiaparte.
Quindi il cielo è sempre più blu, ma suvvia sulla tinta non ci formalizziamo.
E questo diktat, arrivato con circolare o con influsso mentale, o affaristico, impregna media, strutture istituzionali e rapporti sociali.
Uno dei casi che trovo ripetersi, davanti ad abusi ambientali conclamati, è quando gli stessi rappresentanti delle autorità dicono: “… però devono lavorare…”, anche quando si tratta di due persone (non dell’Ilva di Taranto). Perciò, suvvia, le leggi, l’ambiente, la salute che sono di fronte a qualcuno che deve lavorare e che tiene famiglia? Se poi inquina, se poi fa del male pure a se stesso (e agli altri), che importa?
Ma mi chiedo, una persona che dovrebbe far rispettare le regole e non lo fa, nel nome del “devono lavorare”, segue una circolare interna, una moda o altri ragionamenti che mi sfuggono? E ancora, quante sono le persone in Italia che ragionano, o che hanno imparato una lezione del genere, come questo sig. tenente?
Se questo è il futuro che prevede il nostro governo, mi permetto di dire no, non mi va bene sig. presidente, o sig. tenente. Questo futuro fatevelo da un’altra parte. Emigrate voi! Non io, perché vorrei che in questo paese restassero coloro che lo vogliono cambiare in meglio, non in peggio.

photo credit: Decay via photopin (license)

FACEBOOK, mi hai rotto i cabasisi! Empathy è molto meglio!

pollice giù Era da tempo che lo volevo scrivere: FACEBOOK, mi hai rotto i cabasisi!

E da tempo volevo scrivere un articolo sulle relazioni tra il più potente dei social network e una rappresentazione malata di democrazia sociale, vincolata al più rigoroso ed ottuso accentramento, a danno di una reale libertà delle opinioni e della privacy (per chi usa il mezzo in maniera inconsapevole), che favorisce lo scontro sociale di bassa lega, a danno di coloro che usano argomenti scomodi, benché nel rispetto, non solo delle leggi ma, dell’educazione e con senso civico.

Di essere sbattuto fuori dal proprio account Facebook, per qualche tempo, non è capitato solo a me, ma ad altri come me, ovvero persone in grado di elaborare informazioni, pensieri e concetti in maniera autonoma dalla maggioranza non pensante e inerte. Opinioni e notazioni magari scomode ai più, soprattutto all’interno di piccole comunità locali culturalmente depresse, o magari ritenute aggressive anche se prive di contenuto offensivo o diffamatorio.

Il motivo addotto da Facebook, ormai consueto, è “riteniamo che ci siano delle attività sospette sul tuo account“… ah ahaaa! E quindi, divertiti con questi giochini di riconoscimento delle foto dei tuoi amici, per farci capire se sei un uomo o una gallina, oppure fai girare questo programmino per vedere se ci sono virus sul tuo computer. Tutte cose che poi compiute diligentemente non portano assolutamente a nulla, se non alla conferma del blocco sull’account fino a data da destinarsi. Nell’ultima occasione (in corso e con sparizione degli ultimi post), senza nemmeno poter comunicare messaggi (più che altro imprecazioni) all’assistenza (parola grossa), se non tramite un escamotage tecnico che non so se darà i propri frutti nel breve periodo. Le attività sospette per loro sono taggare troppe persone, cosa che faccio raramente, se non in casi eccezionali, perché la ritengo una forma di prepotenza, ma non di meno vedo chi tagga decine di account alla volta a ripetizione senza problemi. Oppure condividere in breve tempo un post su diversi account o gruppi, facendo pensare che, se scrivessi e cliccassi meno velocemente, eviterei di essere scambiato per un’attività sospetta, ovvero un virus o un programmino che in maniera automatica svolge tale funzione.

Però questi sono dettagli, il nocciolo è che non vedo mai sparire persone che scrivono offese e minacce, magari abitualmente, mentre gli unici di cui so avere avuto disavventure con mr. Facebook, sono persone che come me scrivono cose che ad alcuni fanno venire l’orticaria papulosa, ed allora, francamente, mi viene il dubbio che alla base dell'”attività sospetta” a mio carico ci sia ben altro che un virus o un robottino, e che questa non sia altro che una forma ipocrita e molto orwelliana, modello 1984.

Ma, a prescindere da tutto ciò, il fatto di vedermi sbattere fuori e tarparmi le ali mi fa venire una rabbia pazzesca, eh già, perché Facebook ingenera una maledetta forma di dipendenza, più o meno grave in tutti noi che lo utilizziamo, che si fa sentire quanto sei forzato a non poter utilizzare il tuo account, quasi come qualcuno ti avesse imbavagliato. Ciò mi fa riflettere sul senso di questo social network, totalmente accentrato nel controllo, totalmente sordo alle richieste o rimostranze, che in più sfrutta i propri iscritti, o meglio “coscritti” anche se volontari, adulandoli o rimproverandoli: se spendono o non spendono soldi per veicolare pubblicità, oppure se attirano o non attirano folle festanti. Tutto ciò gonfiando o sgonfiando i dati statistici di accesso alle proprie pagine o ai propri post. Si, perché chi crede completamente ai dati sugli accessi veicolati da FB, farebbe bene a mettere su un blog e a farne uno studio comparativo e ponderato.

L’invaso idraulico di FB è, poi, una grande pozza dove sguazzano gli apparati di governi democratici e non, aziende multinazionali e non, o altri enti che lavorano sui big data, a volte con intenti poco puliti. Lo sappiamo da tempo, il loro scopo è profilarci, commercialmente quando va bene, o sfruttare con algoritmi complessi quel non detto, ma chiaro dall’incrocio di dati e fonti diverse, che porta all’invadenza nella sfera più privata, che se sfruttata per scopi pesantemente commerciali o per fini ancora più invasivi, porta all’azzeramento dei diritti e della libertà, soprattutto in realtà politiche e sociali prive di adeguati anticorpi, se non in regimi dove la democrazia non è nemmeno sulla carta.

Per esperienza sul campo, posso affermare che FB non fa una piega se ti offendono, minacciano o se ti diffamano (per la verità può succedere anche di peggio con la nostra giustizia), mentre è estremamente reattivo se infastidisci con le tue sole opinioni un certo numero di persone. Mr. FB segue, cerca e sfrutta i gruppi di persone con pensiero normalizzato, non ha altri punti di riferimento, nella carta costituzionale del social network made in USA, sostanzialmente, è scritto che: la maggioranza nei gruppi sociali ha sempre ragione, a prescindere che il gruppo si chiami “Ku Klux Klan” o “Amici dei violentatori”.

E allora, siamo sicuri che ne valga la pena continuare a foraggiare questo mostro senza testa e senza orecchie, ma con un neurone che controlla tutto e si vende al migliore offerente?

No, francamente, vorrei che ci si liberasse di questo pseudo-social network e si fondasse un vero social network, open source e decentrato, perché è importante sapere come funziona, perché la trasparenza non ha senso solo nelle democrazie autentiche, ma anche nelle stesse emulazioni, come la rete internet stessa. E allora, come mai ancora nessuno ha pensato a fondare un social network privo di controllo centrale, open source e che sappia ascoltare i propri iscritti? Io lo chiamerei: Empathy, il network che mostra empatia nei confronti delle persone e non arroganza ed ottusità come FB, al servizio delle potenze. Sarei il primo ad iscrivermi se non a fondarlo… chi ci sta?