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2014_01_09 Parere ISPRA 1128

La salute, dopo di tutto. Abbruciamenti in spiaggia una pratica cancerogena

Alcuni Comuni continuano ad autorizzare i falò in spiaggia, ma per ISPRA: “Non si ritiene, invece, opportuno, sotto il profilo ambientale e della tutela della salute, sottoporre il materiale ligneo ad abbruciamento in situ, anche in considerazione dell’elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“.

In questa penisola siamo abituati a vedere (e a subire) permanentemente, il primato di tutte le questioni possibili ed immaginabili a danno della nostra salute e dell’ambiente.

Il lavoro e i lavoratori dell’ILVA vengono prima dei morti di cancro, il referendum spezzino sulla centrale ENEL a carbone viene dopo, i livelli di arsenico nell’acqua in diverse zone del centro Italia vengono dopo, quindi si alzano i livelli tollerati per legge. Se ne potrebbero fare a migliaia di esempi. Il lavoro, gli interessi economici e il metodo più semplice per risolvere, prevalgono sempre sulla salute pubblica. E chissenefrega!

Fra tutto ciò, troviamo una pratica deleteria per la salute e l’ambiente andare alla grande nel nostro paese, anche in violazione delle direttive europee (speriamo arrivi presto una sanzione), la pratica delle combustioni di materiali vegetali open air. Normale prassi agricola? Già. Normale prassi agricola idiota e cancerogena. Idiota perché esistono anche in agricoltura metodi intelligenti di compostaggio, ne avevo scritto qui. Cancerogena perché da tempo, studi tecnico-scientifici, indicano la combustione di legna e biomasse, fonte di diossine, particolato, benzene ed altre sostanze dannose, CANCEROGENE, per la nostra salute e l’ambiente. Sostanze che entrano nell’ecosistema, che respiriamo, beviamo, mangiamo e si accumulano nel nostro organismo per tutta la vita. Ne avevo già scritto qui.

Pure i semplici caminetti a legna (e stufe a pellet) sono fonte elevata di inquinamento, ben conosciuta in Europa. Le varie agenzie regionali per la protezione dell’ambiente lo sanno bene, alcune molto bene e lo scrivono (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna), altre lo sanno ma fanno finta di non sapere, o di sapere meno. A questo proposito vi invito a vedere la puntata del 20.11.17 di REPORT su RAI3. Questa una parte introduttiva:

“Oggi il riscaldamento a legna pesa per il 65% sul totale delle emissioni nazionali di particolato, per il resto causate da traffico, attività agricole e industriali. Ma c’è differenza tra un camino tradizionale aperto e una stufa ad alto rendimento energetico, che consuma poco e di conseguenza emette meno polveri nell’aria. La legna è considerata fonte energetica rinnovabile e in quanto tale andrebbe favorita secondo l’accordo sul clima di Parigi firmato dall’Italia. Dipende però da come si brucia. Secondo l’Arpa Lombardia una tonnellata di legna permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto e di circa 900 kg di CO2 se bruciata in una stufa efficiente.”

Detto ciò, appare del tutto assurdo che si continui a praticare la combustione del materiale legnoso (o anche solo vegetale) sulle spiagge, quando periodicamente ci ritroviamo il problema degli accumuli dovuti alle condizioni meteo-marine. Anche in questo caso, viene prima la soluzione facile, liberarsi prima possibile del materiale, invece di pensare a tutelare la nostra salute e l’ambiente. Non solo, questo materiale “naturale”, ha subìto una vera e propria “contaminazione” entrando in contatto con i sali di sodio dell’acqua marina, perciò materiale che combusto genererà una: “(…) “elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.” (…)”. Lo scrive ISPRA nel suo parere dato alla Regione Liguria n.1128 del 09.01.14.

2014_01_09 Parere ISPRA 1128

Quindi, ISPRA non ritiene opportuno per ambiente e salute bruciare la legna spiaggiata “in situ”, ovvero sulle spiagge. E nelle pieghe della frase: “… particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“, si vuole intendere che quella legna, non solo ha assorbito sali di sodio, ma che bruciarla all’aria aperta, ad un punto di combustione più basso (rispetto ai caminetti, soprattutto quelli chiusi) è ulteriore causa di produzione di sostanze nocive… diciamolo chiaro cancerogene!

Detto questo che abbiamo? Come ogni anno la solita giostra delle ordinanze comunali, lungo tutto la penisola, in particolare in Liguria e Toscana (v. Lerici e Ameglia in provincia di La Spezia), che non solo allargano le maglie già ben allargate di una normativa all’italiana (in violazione delle direttive europee sulla qualità dell’aria), ma che addirittura citano il parere ISPRA qui sopra e ne omettono, guarda caso, l’ultimo comma, quello in cui non si ritiene opportuno l'”abbruciamento in situ“. Tra l’altro, mi pare che ISPRA sia stata già molto “generosa” nel concedere ai privati di bruciare tali rifiuti da trattare a casa propria, con buona pace della salute di tutti. Vediamo, almeno, di evitare di danneggiare la gente che abita lungo i litorali, ambiente incluso.


Aggiornamento del 27.12.17

Grazie a Sondra Coggio per sensibilizzare sull’argomento che pare ostico a chi dovrebbe tutelare la salute pubblica. Aggiungerei anche il fatto che appare chiaro che tale materiale spiaggiato non sia derivato direttamente da attività in qualche modo organizzata, perciò equivalente a rifiuti abbandonati e/o depositati in maniera incontrollata. Cosa c’è di più incontrollato di uno spiaggiamento dovuto a eventi meteo-marini? Quindi pare chiaro, oltremodo chiaro, che possa applicarsi l’art.256-bis del testo unico ambientale (D.Lgs. n.152 del 03.04.2006) per il quale: “Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata e’ punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile e’ tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.“. Evitando e tagliando corto su tutti gli altri sprechi di parole, grazie ad una normativa sempre ambigua, ma non in questo caso.

ARPAL: ghiaia con spigoli vivi nei ripascimenti a Portovenere

Ulteriori dettagli in merito ai ripascimenti 2017 a Portovenere, nello specifico in zona Olivo. L’ARPAL afferma che: “La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“, “Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

20170705 dai ciottoli di fiume ai sassi delle cave

Menomale, allora non ho le traveggole, ARPAL in una recente nota del 06.07 u.s., in risposta ai miei esposti, comincia a fare alcuni distinguo dopo il proprio sopralluogo del 19.06 scorso. Prima di tutto però, tengo a precisare quanto scritto in precedenza: nelle operazioni di ripascimento degli ultimi 10-15 e forse 20 anni, è sempre stata introdotta una quantità di materiale insufficiente a mantenere inalterati i profili costieri, in troppe parti ormai ridotti di almeno 1, se non 2 o 3 metri, per non parlare dell’evidente differenza a monte degli arenili.

Il materiale risulta essere “macinato di cava di colore grigio (diverso dal materiale usato sino al 2015), mentre in merito alla granulometria, distingue solamente le parti inferiori ai 0,0625 mm, ovvero polveri, che risulterebbero essere l’1,4% del peso. Non aggiunge altro in merito alla distribuzione dimensionale dei granuli.

ARPAL, però, fa alcune importanti considerazioni:

  • La ghiaia utilizzata proviene da cava di calcare, presenta ancora spigoli vivi non arrotondati e se strofinata sulla pelle evidenzia ancora un rilascio di polveri fini.“;
  • Per quanto sopra evidenziato si fa presente che durante le operazioni di ripascimento in cui si effettua movimentazione, conferimento, stesa, sistemazione, ecc. di materiale inerte di cava, le acque prospicienti gli arenili evidenziano nella totalità dei casi una torbidità più o meno accentuata, per tale motivi sarebbe opportuno effettuare tali operazioni nei mesi invernali o nella prima parte della primavera.“;
  • Sarebbe ottimale che il materiale per l’esecuzione di tali operazioni provenisse da cave di fiume, non presenti peraltro nel territorio ligure, e subisse trattamenti per rendere gli spigoli più arrotondati ed eliminare completamente la frazione fine.“.

Ad ogni modo, ARPAL non trova elementi normativi che facciano ritenere le operazioni di ripascimento 2017 effettuate fuori regola. Detto ciò, credo sia utile farvi conoscere la mia risposta che sintetizzo di seguito, in particolare la parte che approfondisce le granulometrie del ripascimento 2017 (non osservate precedentemente in dettaglio) e la spiaggetta non trattata, benché nel piano. Ribadendo che le spiagge previste nel piano in zona “Olivo 1”, non sono state trattate in maniera adeguata, sia relativamente al piano, sia in senso assoluto.

Notevoli differenze granulometriche già nelle analisi 2016

Il materiale esistente nel 2016 all’Olivo risultava avere dimensioni ben distribuite tra i 16mm e 4 mm, mentre nel rapporto di prova presso la cava NEC a Biassa il materiale era sostanzialmente composto da granuli di dimensione unica, ovverosia di dimensione inferiore a 14 mm per il 93,7%, mentre risultava essere inferiore ai 10 mm solo per il 22%. Ciò che ha determinato di fatto la totale alterazione, quantomeno estetica delle spiagge, senza considerare la diversità riscontrata quest’anno, anche da ARPAL, in relazione alla spigolosità e polverosità, del resto già notata dal sottoscritto nel 2016 e ripresa in almeno un articolo dalla stampa locale del 27.06.16, nel quale si utilizzano un paio delle mie immagini.

Notevole incongruenza tra le granulometrie previste nel piano 2017 e le analisi del materiale utilizzato

Tengo, inoltre, a far notare la notevole incongruenza tra le granulometrie previste per le spiagge dell’Olivo e le analisi del materiale utilizzato, del resto confortate dalle immagini già pubblicate. Nella relazione tecnica inviata dal Comune per la richiesta di parere da ARPAL, Tav. 01 del maggio 2017:

  • a pag.13 si riporta lo stato attuale delle spiagge Olivo 1: “Dalle analisi emerge una composizione piuttosto eterogenea, con diametro medio variabile da 4 a 20 mm.“;
  • a pag. 21, si riportano le caratteristiche dell’intervento previsto per le stesse spiagge Olivo 1: “Tale intervento verrà eseguito in due fasi distinte: – apporto di circa 46 mc di materiale (tout-venant di cava da 0 a 120 mm) nella prima fascia di battigia (larghezza di circa 1,50 metri), per tutta la lunghezza della spiaggia; – apporto di circa 196 mc di materiale (ghiaia da frantoio pezzatura indicativa 4/8, 8/16, 16/32) a copertura della zona di apporto con estensione a monte; finitura con 190 mc. L’utilizzo misto dei materiali di diversa pezzatura, con posa dei materiali più grossolani negli strati inferiori, ha lo scopo di ottimizzare la compatibilità ai fini turistico balneare .“, come del resto si riporta a pagina 2 nella tavola A03 “Computo metrico estimativo” del maggio 2017, nel “Supercapitolo – 02_Spiaggia dell’Olivo 1“.

La pezzatura previsionale indicata per l’intervento di ripascimento NON appare avere alcun riscontro coerente sia rispetto a quanto riportato a pag.13 del documento, sia rispetto alle stesse analisi del 2016 (allegate anche alla relazione del 2017 perché valide per 5 anni) e da ARPAL descritte ancora simili alle analisi affidate alla ditta SANA S.r.l., la stessa che ha proceduto ad effettuare i ripascimenti 2017. Come del resto, in maniera intuitiva, dalle immagini di dettaglio dei cumuli da me riprese, che mostrano due tipologie di materiale.

le due formulazioni depositate oggi
Le due formulazioni depositate nel 2017
Bagnanti in mare nelle acque torbide durante le operazioni di ripascimento

Benché le spiagge all'”Olivo 1″ fossero presidiate dai vigili, il mare era frequentato dai bagnanti durante le operazioni di ripascimento, i quali proseguivano a stare in acqua benché fosse notevolmente torbida, come ben visibile nelle fotografie già pubblicate.

torbidità 2
Torbidità
Ripascimento parziale e difforme rispetto ai piani

Non secondario poi, come rilevato sempre dalle fotografie già da me diffuse, l’aspetto inerente alle modalità di lavorazione che, diversamente da quanto riportato nelle planimetrie del piano per le spiagge Olivo 1, non sono state rispettate distribuendo il materiale per tutta la profondità dell’arenile, ma solo per la metà a mare.

IMG_20170622_073025
Erba in spiaggia dopo i ripascimenti (22.06.17)
Spiaggetta nel piano ma non trattata

Inoltre, la spiaggetta più a est presente nel piano per l'”Olivo 1″, diversamente da quanto previsto nel piano, non è stata rifornita di alcun apporto di materiale, ciò è riscontrabile sia nelle immagini già pubblicate, inerenti il materiale ivi presente allo stato attuale (ovvero materiale coerente ai ripascimenti sino al 2015), che nelle nuove immagini ora pubblicate, le quali mostrano le differenze di livello alla battigia tra altezza del mare e altezza dell’arenile immediatamente a monte. La spiaggia su cui è stato effettuato il ripascimento (foto 01) evidenzia un forte dislivello dell’arenile alla battigia (dovuto alle ultime mareggiate), ciò che non è visibile per la spiaggetta fortemente erosa dal mare (foto 02 e 03), su cui non è stato introdotto nuovo materiale sebbene presente nel piano. Qui il mare penetra in profondità, anche in ragione di onde relativamente modeste.

01 -Tratto che ha subìto il ripascimento (11.07.17)
02 -Tratto che NON ha subìto il ripascimento (11.07.17)
03 – Tratto che NON ha subìto il ripascimento (01.07.17)

Mi auguro che alcune persone non se ne abbiano a male se ho ripreso l’argomento, ma quando una situazione, soprattutto di interesse pubblico, mi pare non chiaramente focalizzata e/o risolta, penso sia bene sviscerarla e ribadirla fino ad ottenere qualche risultato. Almeno si spera.

Ripascimenti: 2a risposta al sindaco di Portovenere (SP)

20170625 sassi aguzzi arenili

In questo articolo integro la mia risposta precedente, basata principalmente sui pareri ARPAL. Vedremo più in dettaglio i piani dei ripascimenti, cercando anche di approfondire le questioni descritte nell’articolo di Sondra Coggio su Il Secolo XIX di domenica scorsa (25.06.17), senza tralasciare le quantità utilizzate di materiale e le modalità di lavoro.

Dunque, il sindaco scrive: “I ripascimenti sono stati fatti con gli stessi materiali degli anni scorsi.. Sui tempi, nulla da dire, anzi sono stati rapidissimi, casomai il problema è che si ripasce sempre a stagione inoltrata, quando la gente è al mare. Ma veniamo al punto, i materiali utilizzati, senza dimenticare le quantità e le modalità dei lavori, che non sono per nulla questioni secondarie, anzi.


I materiali di ripascimento per le spiagge dell’Olivo nel corso degli ultimi anni

Correva l’anno 2013:

2013 materiale

Nel piano di ripascimento del 2013 (integrale al link per come è stato inviato a me), di redattore anonimo, si riporta tout-venant come riempimento e finitura con ghiaino tondo 4/12 mm.

certificazione materiale usato nel 2013

Questa, invece, la certificazione del materiale usato come finitura nel piano 2013, che si legge con un po’ di difficoltà, ma si può capire: “aggregato 4/10“, “costituito da rocce calcaree” e “rocce metamorfiche ed arenarie“, “proveniente dalle cave (…) sul fiume Taro e Torrrente (…) (PR)“. Dunque di fiume o torrente.

Granulometria materiale 2013

Questa sopra la granulometria dello stesso materiale che si può vedere chiaramente cliccando sull’immagine.

Poi abbiamo l’analisi petrografica datata 2006 (!) che conferma la provenienza (fiume Taro e torrente Ceno), descrivendo gli inerti di forma arrotondata ed appiattita, con “frazione sabbiosa abbondante“.

Nel piano di ripascimento del 2014, redatto dall’ing. Alessandro Castro, abbiamo poche varianti, sostanzialmente quasi una fotocopia. Del resto la certificazione del materiale usato all’Olivo appare copia della precedente (peggio leggibile) e l’analisi granulometrica cambia di poco, ma questa volta riporta una data “13 febbraio 2010” (!). Non mi è stata data copia con analisi petrografica stavolta.

Con il piano ripascimenti 2015 cambia il progettista, diventa il geom. Gabriele Benabbi, responsabile area Lavori Pubblici. Anche qui, per l’Olivo, abbiamo alcune variazioni sulla quantità, ma non significativa rispetto a prima e sempre il solito ghiaino tondo 4/12. La certificazione del materiale appare una fotocopia della fotocopia, sempre meno leggibile. L’analisi granulometrica è identica a quella del 2014, stessa data “13 febbraio 2010“. Anche qui niente analisi petrografica, per lo meno non data a me.

Nel piano ripascimenti 2016, invece, abbiamo numerosi allegati, come le cartografie intervento 2 Olivo I intervento 3 Olivo II (sempre simili alle precedenti), oltre alle varie e nuove analisi 2016 del materiale preesistente nelle diverse spiagge del territorio comunale, incluso il materiale di ripascimento (cumulo Biassa c/o NEC Srl). Ai link solo le parti riguardanti l’Olivo, per quanto riguarda gli allegati. In questo piano, come nei precedenti, si scrive di finitura con ghiaino tondo 4/12 per l’Olivo, ma la cosa fa un po’ a pugni con l’analisi granulometrica che si direbbe riferita a materiale 10/14 (la percentuale si riferisce al materiale passato nei setacci di varia dimensione).

2016 analisi materiale nuovo

Se avete la pazienza, vedrete le differenze granulometriche tra le analisi 2016 e le precedenti, piuttosto evidenti, che non appaiono di poco conto, oltre alle stesse analisi del 2016 sul preesistente. Ma poi, di stondato di fiume si tratta per il nuovo materiale 2016? Non si direbbe. Il cumulo analizzato, sostanzialmente 10/14, ma molto 14 e poco altro, proviene da Biassa, dalla cava della N.E.C. Nuova Edilizia Cave, non più dal fiume Taro o torrente Ceno, come negli anni 2013-2015. A Biassa non mi risulta ci siano torrenti o fiumi di una certa entità. Da ciò se ne trae che può solo essere spezzato di cava e non stondato come scritto nel piano 2016. La cosa è stata confermata nel 2016 anche da osservazioni, non solo mie, riportate su FB.

2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato 1
2016_06_25 spezzato di cava 2
2016_06_25 spezzato di cava 2

Ma soprattutto abbiamo un parere ARPAL del 2016 che differisce dai precedenti fotocopia, come abbiamo visto anche nel precedente articolo.

Parere Arpal 2016
Parere Arpal 2016

Dunque, per la prima volta, nel 2016, il materiale di riempimento viene ricoperto con spezzato di cava e non più stondato di fiume, tra l’altro di dimensione sostanzialmente unica 14 mm, e non più eterogenea come in precedenza.

Nel 2017 abbiamo il nuovo piano redatto da studio esterno, il “costituendo RTP Ing. Michele Saporito e Arch. Luciano Sella“. Il piano è molto ben fatto e con planimetrie dettagliatissime (qui Olivo I), come citato nell’articolo “I ripascimenti peggiori che abbia mai visto”. Ora appare chiaro che anche di finitura con spezzato di cava si tratta, non più di stondato di fiume.

Piano ripascimenti 2017

Lavorazioni e quantità

Non si può, però tralasciare la quantità e la lavorazione. Nel corso del tempo, come se ne trae dai piani, dalle determine comunali e dalle fotografie, le quantità introdotte paiono decisamente insufficienti a mantenere i litorali pressoché inalterati nel tempo. Fare sempre affidamenti diretti (tranne una volta), ovvero, dover rimanere sotto la soglia dei 40mila euro per non fare gare, è decisamente un limite alla quantità di materiale, che non può che scemare nel tempo. E’ banale immaginare l’aumento dei prezzi, anche per il lavoro impiegato.

Caro sindaco, mi spiace smentirla decisamente e documentalmente (almeno per cercare di evitare un’altra querela), ma diversamente da quanto lei scrive, il materiale è cambiato dal 2016 e lei è sindaco dal 2013. Vi sono, poi, problemi ulteriori. Venga a fare un bel sopralluogo all’Olivo. Le paiono spiagge che un paese di richiamo turistico in zona UNESCO può permettersi? Il materiale è poco, c’è erba e terra in molti punti. Si è pensato a ripascere la metà delle spiagge lato mare e non lato monte, diversamente da quanto descritto nelle planimetrie del piano 2017. In più ci sono arenili non trattati in toto con nuovo e ulteriore materiale, come le due spiaggette ad est ed ad ovest dello Sporting Beach. Il livello e la profondità di queste spiagge è fortemente calato.

La spiaggia divisa in due, mare e monte

Spiagge lato monte

Ormai il livello dell’arenile pare sceso sul lato a monte di oltre 12 cm., rispetto ad anni fa, lo testimoniano i diversi punti in cui i muretti, o il cemento, sono scoperti alla base.

27.06.17 - Olivo Portovenere (SP) - Il muretto svela lo spessore originario dell'arenile
27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Il muretto svela lo spessore originario dell’arenile

Nell’immagine sotto, invece, si vedono chiaramente tre aree, data la differenza in colore e morfologia:

A – area non trattata che ha solamente il materiale pregresso, stondato di fiume, ma che risulta molto ridotta nel tempo, lo vedremo in altri articoli;

B- area non trattata a monte nel 2017;

C – area trattata solo con spezzato di cava negli anni 2016-2017.

27.06.17 – Olivo Portovenere (SP) – Le differenze rimaste dopo il ripascimento 2017

Mi spiace, inoltre, per i tanti fan del sindaco, ma non è questione di lana caprina ed è oggettivamente evidente a chiunque abbia frequentato queste spiagge nel corso degli anni. Se vogliamo che i turisti tornino, anche le spiagge fanno parte del gioco, non solo le crociere. Tra l’altro le spiagge portano turismo che in genere non è mordi e fuggi, ma consuetudinario ed anche all’Olivo ci sono commercianti che su questo ci vivono. Bisogna intervenire prima che alcuni lembi di spiagge diventino inutilizzabili, è necessario un ripascimento che recuperi le aree perse nel corso degli ultimi decenni. Va fatto un lavoro serio che indubbiamente richiede materiale adatto e quantità consistenti, almeno una tantum, per poi poter fare ripascimenti meno impegnativi nei prossimi anni, ma non sotto la soglia della sufficienza, come fino adesso. Quest’anno c’era anche il finanziamento di quasi 60mila euro della Regione, il Comune poteva e doveva dare di più di solo 3.405,40 euro.

torbidità 2

E’ tempo di ripascimenti all’Olivo di Portovenere (SP)

L’anno scorso, per la prima volta, al posto della ghiaia stondata di fiume è arrivato lo spezzato di cava, non è stato piacevole vedere le spiagge cambiare colore e consistenza, ma tant’è andò così. Ora torna lo spezzato di cava, sostanzialmente in due formulazioni, per quanto si può oggi documentare. Lo spezzato non appare presente al 100%, ma in forte prevalenza su materiale misto, un po’ meno peggio. Le due formulazioni sono visibili in questa immagine.

le due formulazioni depositate oggi
le due formulazioni depositate oggi

Vedremo l’effetto finale. Il primo effetto è visibile in queste due immagini, consistente nella forte torbidità delle acque, come l’anno scorso, ma la gente tranquillamente fa il bagno.

torbidità 1
torbidità 1
torbidità 2
torbidità 2

Tutto ciò alla presenza di due vigili che cercano di arginare la contemporanea presenza dei lavori e dei bagnanti.

Vedremo, ad ogni modo, se ARPAL valuterà sul campo i lavori e come termineranno. La torbidità non pare da sottovalutare ed è un fattore che ARPAL sa essere importante.

09.09.16 – Portovenere (SP): vasta chiazza schiumosa e non solo

09.09.16 Portovenere (SP), zona Olivo.

Tutto naturale oppure no? Venerdì scorso, 09.09.16, tra le ore 15 e le 16 si è presentata una vasta chiazza di schiuma persistente, con colori che variavano dal grigio scuro al marrone, o tendente al nero. Osservando bene, in superficie potevano notarsi presenze oleose, anche se non iridescenti, tipiche degli idrocarburi. La Guardia Costiera ha effettuato un rapido passaggio ma, a mio parere, non ha osservato il fenomeno nell’area in quel momento più interessata. Mi risulta che siano state effettuate varie chiamate anche ad altri enti interessati.

Ad ogni modo potete farvi un’idea osservando questa galleria di immagini fotografiche.