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Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Pontile o piattaforma? Ecco l’ultimo trucco per mettere un pontile galleggiante senza bisogno di autorizzazione paesaggistica. Allo stabilimento “Le Terrazze”, per ora, funziona.

Qui apriamo, o meglio, riapriamo uno dei capitoli della tanto travagliata questione della struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere. E’ un capitolo minore, ma dà l’idea di quale tenacia si possa avere nel riproporre un manufatto che era già stato rimosso più volte. Non vi faccio la storia completa perché sarebbe noiosa (ma anche un po’ comica), vi propongo un estratto e l’aggiornamento ai giorni nostri.

Per anni, presso lo stabilimento “Le Terrazze”, abbiamo visto un pontile galleggiante, documentato anche da satelliti, o più semplicemente da fotografie aeree della Regione, ma anche dallo stesso titolare con foto pubblicitarie e striscioni. Ebbene, questo pontile, non presente nel P.U.D. (piano di utilizzo del demanio) comunale stava miracolosamente e magicamente sempre presente sul mare, estate, autunno, inverno, primavera, e via dicendo per anni, senza venire mai rimosso. Poi un bel giorno del 2014, dopo essere stato querelato dal sindaco per la storia dei parcheggi pubblici (che rimane ancora da essere chiarita e risolta), il sottoscritto decise di aprire, assieme al capitolo principale,  altri capitoli poco chiari, tra cui questo, quello del pontile fantasma, un pontile che c’è ma non è nel P.U.D.. Da quel momento quel pontile ebbe vita grama, riapparve senza autorizzazioni nel giugno del 2015 e poco dopo i miei accessi e segnalazioni sparì nuovamente. Non riapparve nel 2016, mentre è riapparso nei primi giorni di luglio di quest’anno.

Ebbene, pochi mesi prima, era stata pubblicata all’albo pretorio istanza di autorizzazione demaniale ad occupare uno specchio acqueo con una “piattaforma” galleggiante di m 12 x 2,50, proprio in relazione a “Le Terrazze”. In quell’occasione scoprii una bella novità che però non sembrava nuova, perché gli articoli di legge a cui si riferiva erano ben più vecchi:

risulterebbe prevista una nuova forma semplificata di autorizzazione paesaggistica per la quale una piattaforma galleggiante, se posizionata per meno di 120 gg. NON necessita di autorizzazione paesaggistica, ma rientra nella definizione di edilizia “libera” (!!!). Qualora la “piattaforma” sia messa in opera per un periodo inferiore a 120 gg., può configurarsi sotto il profilo di intervento di edilizia “libera”, ex art. 21, c. 1, L.R. Regione Liguria n.16/08 e ss. mm. ed ii., e sotto il profilo paesaggistico intervento esonerato dall’autorizzazione paesaggistica ai sensi del D.Lgs. n. 42 del 22/01/2004, art.149 (v. all. I al D.P.R. n.139/2010, punto 38).

Ma mi chiedo, per qualsiasi misura? Pure per una piattaforma di 50 o 100 metri? A parte ciò dove sta il trucco se c’è? E il trucco c’è, sta nella parola “piattaforma”. Ovvero nel fare un pontile che sembri una piattaforma, in quanto, grande genialata di qualche avvocato delle alte sfere, la piattaforma non è ancorata permanentemente alla terraferma e perciò, per la Soprintendenza, non ha impatti paesaggistici perché l’impatto parte dalla battigia verso terra (!!!). Bene, quindi, se vi costruite una casa galleggiante con luci da luna park in zona UNESCO va benissimo. A questo punto consiglierei a Toti & C. di fare tanti red carpet galleggianti, proprio come Christo (l’artista impacchettatore), quando ha messo le passerelle galleggianti sul lago di Iseo. Oddio adesso lo fa davvero!

Ma veniamo a noi al pontile… ops… alla piattaforma sistemata nei primi giorni di luglio davanti a “Le Terrazze”, lo vedete in foto. Che ne dite? Si capisce è una piattaforma. Se guardate il dettaglio si capisce che alcuni di quei cavi in basso sono per bellezza, non per fissare la piattaforma a terra. No, vero? Eppoi la passerella. Che dite si alza? Io dico di no, perché non vedo tiranti e mi sa tanto che rimane abbassata fino a che non levano tutto, pure la “piattaforma”.

Beh, vediamo se la “piattaforma” avrà vita tranquilla dopo le mie segnalazioni alle autorità che se la pigliano con calma (è agosto), ma magari si è ancora in tempo per un miracolo.

 

Portovenere (SP): interrogazione regionale sul libero accesso al mare

Sopralluogo di Francesco Battistini, consigliere regionale di opposizione, ed interrogazione al Consiglio Regionale, concernente il rispetto della libera fascia di accesso al mare a Portovenere, da parte del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria.

2017_05_23 01 IRI Demanio Portovenere

Importante novità nell’ambito del demanio marittimo a Portovenere. Nelle passate settimane, il consigliere di opposizione del gruppo regionale Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, Francesco Battistini, si è recato a Portovenere per effettuare un sopralluogo e verificare alcune delle situazioni in essere che impattano sulla fascia pubblica di libero accesso al mare. Particolare attenzione è stata posta alle situazioni più volte descritte su questo blog, relativamente agli stabilimenti balneari in zona Olivo, ovvero “Sporting Beach” e “Le Terrazze“.

Lo scorso 23 maggio, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini di Rete a Sinistra & liberaMENTE Liguria, hanno presentato una interrogazione in Consiglio Regionale. Nel testo si chiede di conoscere eventuali violazioni nell’ambito del demanio marittimo per la presenza di strutture di ogni genere o, comunque, se sia tutelato il libero e gratuito accesso e transito lungo la battigia.

Al momento l’interrogazione non è stata ancora calendarizzata in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale, vi aggiornerò. Mi auguro che questo possa essere un momento significativo, chiarificatorio, viste le situazioni quantomeno ambigue che si protraggono da tempo lungo la costa portovenerese. Spero anche che sia l’inizio di una profonda e concreta revisione degli spazi occupati illegittimamente e che la verifica possa allargarsi all’ambito dell’intero litorale comunale. Ringrazio Francesco Battistini e l’intero gruppo regionale di Rete a Sinistra e liberaMENTE Liguria, che hanno posto attenzione al tema e alle mie denunce spesso cadute nel vuoto.

Il prossimo sindaco di Portovenere (SP)

mayorI meriti concreti e dettagliati verranno accertati, ma mi sento di ringraziare per ciò che è stato comunque già fatto per il nostro paese sulla costa ligure.

Volevo ringraziare il dott. Santini, per tutto ciò che avrebbe fatto per il nostro Comune (Portovenere – SP) perché, a prescindere dalla regolarità o meno delle dazioni che sarebbero state fatte per opere buone per il nostro paese, ha comunque dimostrato di essere persona umile e modesta. Non avrebbe voluto far apparire il proprio ente (l’Autorità Portuale della Spezia) tra i generosi finanziatori di tante realizzazioni importanti per il nostro paese, tra cui i bellissimi e indimenticabili fuochi d’artificio a Le Grazie, palchi, luci, suoni, fantastici manifesti, sfarzose colonnine pubblicitarie, bellissime transenne ed elegantissimi new jersey. Tutte opere che rimarranno ad imperitura memoria, nei secoli dei secoli, che mostreranno ai nostri posteri gli sfarzi e la grandezza dei tempi odierni.

Ringrazio anche il giovanissimo sindaco del Comune di Portovenere, perché anch’egli ha mostrato grande umiltà e desiderio di non venire menzionato, per le opere che ha compiuto, anche grazie ai finanziamenti che sarebbero giunti alla sua ditta, ed alla ditta di suo padre, da parte del dott. Santini. Il nostro sindaco è il pioniere di una nuova politica 4.0, che va ben oltre lo spirito della terza repubblica, segno dei nostri tempi.

Non voglio dimenticare, però, il dott. Forcieri che ha scelto di fare chiarezza prima di dover lasciare il proprio ente, per cause a lui non contingibili, che ha voluto dare tutto il merito di tanta generosità al dott. Santini. Un modo per far risaltare le persone di valore.

Il nostro è un paese di gente umile, molto dedita al duro lavoro e con ferree regole di rispetto sociale, tutto ciò ha sempre fortemente motivato ognuno di noi a vigilare sulla cosa pubblica, perché sentiamo fortemente l’appartenenza al nostro paese e il senso civico non ci manca.

Detto ciò, mi sento di fare una proposta a tutti voi, di candidare per le prossime elezioni comunali il dott. Santini, per lo spirito tenace e la grande generosità. Mi auguro che questa proposta venga accolta ampiamente fra le forze politiche locali, perché potrebbe portare il nostro paese ad altissimi vertici mondiali. Buon anno a tutti!

Bibliografia: http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2017/01/09/ASy4XAtF-occulto_sponsor_authority.shtml

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio

Regole in mare: non si scherza

E’ il 24 agosto 2016, attorno alle 10 e 30, questo breve video è un po’ la summa di ciò che in mare non si dovrebbe (deve) fare, non per motivi etici ma per il rispetto delle elementari norme di sicurezza, oltre che delle leggi, delle ordinanze locali e degli altri. Purtroppo, anche i pirati locali devono rispettare tutto ciò.

Può sembrare un gioco, ma non lo è, se non fa parte di una manifestazione organizzata, nell’ambito di un quadro con ben specifiche strutture adibite alla vigilanza e sicurezza. Ma oltre a tutto ciò, elemento a mio vedere primario, è l’aver varcato quel limite che si chiama “area riservata alla balneazione”, che qui nella provincia della Spezia è di 200 metri dalle coste con arenili e di 100 metri dalle coste a picco sul mare (v. ordinanza della Capitaneria di Porto della Spezia n.80 del 13.05.14 e successiva integrazione n.160/14). Nel caso specifico ci troviamo di fronte alle spiagge dell’Olivo a Portovenere, dove la cima con galleggianti non segna il confine fra area balneabile e area di transito da diporto, ma segna esclusivamente il limite delle acque sicure, in teoria dove il mare raggiunge la profondità di m. 1.50. In realtà questa segnalazione è stata spostata più a largo, proprio per tutelare maggiormente i bagnanti, viste le incursioni non infrequenti di barche e motoscafi a discapito della sicurezza per la vita delle persone.

Sempre troppo spesso càpita, anche a me, di incrociare qualche natante a motore che attraversa l’area mentre nuoto, e a nulla vale far presente che il limite è di 200 (o 100) metri dalla costa. Di solito chi risponde è ignorante od arrogante, o tutte e due le cose, ma i peggiori, di solito, sono i locali che credono di conoscere tutte le leggi del mare e allora tirano fuori argomenti del tipo: ma tu dove sei nato, senti questi “foresti” (forestieri) che hanno da insegnare a noi come andare per mare, ecc… . Eh si sono un “foresto”, e ne sono anche orgoglioso di fronte a queste persone, sono nato a ben 15 Km. da Portovenere. Ma indigeni o meno, le norme ed il buonsenso dovrebbero valere per tutti.

La morale dovrebbe essere che: prima di andare in mare, bisogna conoscere le norme che lo regolano, anche nel luogo specifico e soprattutto, a prescindere dai natali, far funzionare il cervello e rispettare gli altri, soprattutto la vita degli altri. Ma anche che, vista la troppo frequente presenza di ignoranti in mare, bisogna fare di meglio per tutelare la sicurezza dei bagnanti, però non a discapito e riduzione delle aree balneabili. In alcune località della stessa Liguria, sono state create corsie di balneazione ben segnalate e non attraversabili così facilmente. Inoltre, a mio parere, andrebbe esteso anche l’orario di divieto al transito delle imbarcazioni, ora limitato tra le 09:00 e le 19:30, portandolo almeno alle 8:30-20:00.

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AGGIORNAMENTO del 30.08.16

Richiamato da una notifica su Facebook, leggo che vengo citato in commento ad un post nel profilo personale del sig. Fabio Castiglia (su cui non ho facoltà di commento), che dichiara di essere stato in quell’occasione al timone del “Quinto Remo”, il natante che viene anche utilizzato a Fezzano in occasione della manifestazione denominata “Lo sbarco dei pirati”. Ne deduco che il sig. Castiglia ha lavorato in ambito navale, ragione per la quale trovo ulteriore motivo di fermezza nel riprendere quell’episodio per come si è svolto. Cosa che però non mi sorprende, come del resto avevo già prospettato.
Ebbene, il sig. Castiglia condividendo il mio articolo sulla sua pagina Facebook così commenta:

Commento Castiglia

Signor Brunetti … ero io al timone del Quinto Remo …mi sono informato prima chiedendo se potevo passare….mi è stato risposto che quello è un corridoio e potevo anche far scendere i bambini sul pontile vicino alla spiaggia dell Olivo. ..quindi mi faccia la cortesia di chiedermi scusa e di fare a meno di scrivere cazzate senza essere informato. ….se guarda il ”Macaia””che porta i bagnanti alla Palmaria passa nel corridoio tra i vivai e le boette della Gabbiano …quindi scriva un bell l’articolo come quello dell’accusa. ….mi dia ascolto con la sua platea di poche persone …… faccia del bene come faccio io x i bambini diversamente abili….che vederli felici …è la più grande gioia . Aspetto le sue scuse

Non so da chi si sia informato per sapere se poteva passare (come se ci fossero norme ad personam ed autorizzazioni a voce), sarebbe interessante saperlo, con nome e cognome, presumo non dal lattaio o dalla signora che vende la frutta, ma a quanto pare sembra che le abbiano detto una serie di cose errate (v. ordinanze citate nell’articolo) e poco conta che altre imbarcazioni facciano o meno altre manovre non in regola, nello specifico mi pare che il Macaia (piccolo traghetto) non faccia come lei dice. Non mi pare inoltre che, portando a bordo bambini disabili, si possa fare ciò che potrebbe equivalere a violare norme del codice della strada. Apprezzabile che lei si renda disponibile per scopi umanitari ma, in questo caso, l’errore da parte sua c’è stato tutto. Insomma, mi pare, che lei poi riassuma ulteriormente il ragionamento classico all’italiana: se lo fanno altri, allora lo faccio pure io. Aspetti pure le mie scuse, mentre io aspetto le scuse di chi mi ha offeso negli ulteriori commenti al suo post, e stia tranquillo che le “cazzate” non le ho fatte certo io.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Tavola unica

Portovenere (SP) Le Terrazze: ripristino da abusi e/o danni? Un caso di successo per le informazioni ai cittadini

Vittoria? In pratica si, ma che fatica per far valere i propri diritti! Questa, secondo me, è la morale della vicenda su cui ho scritto in precedenza alcuni articoli e riguarda un accesso agli atti ambientale rigettato, poi ripresentato tramite la normativa dell’accesso civico, rigettato pure quello (riportato per l’analisi dei più esperti), ma infine accolto dopo lunga attesa, dopo una serie di note, anche al responsabile anticorruzione della Regione Liguria, al titolare del potere sostitutivo, ovvero il Segretario Generale sempre della Regione, e pure all’assessore Giampedrone, con delega in materia. Il responsabile anticorruzione scrisse una nota favorevole all’accesso, ma nonostante ciò ci volle un mio ulteriore sollecito ultimativo per far ripartire l’iter, figuriamoci come sarebbe andata a finire se avessi messo di mezzo il Difensore Civico Regionale, ben noto alle cronache di questo blog, autorità dipendente dalla Giunta Regionale.

Un caso all’apparenza banale, il titolare dello stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere invia, alla Regione Liguria, comunicazione

Comunicazione immersione in mare
Comunicazione immersione in mare

per il “… ripristino con riposizionamento di massi per la porzione crollata a seguito della mareggiata dei primi giorni di marzo. L’intervento comporta il recupero, per quanto possibile, dei massi scivolati, con l’integrazione di massi più piccoli“.

Ebbene, quest’ultimo episodio inizia, di fatto, da una comunicazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 109, del D.Lgs. 152/06, ovvero relativa all’immersione in mare di materiale, secondo il comma 3, il quale prevede che: “… Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, e’ dovuta la sola comunicazione all’autorità competente…“, ovvero la Regione.

Roba che ha a che fare con l’ambiente? No, no. Per la Regione Liguria, per la precisione la dott.ssa Fasce responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque: no, no. No due volte, all’accesso ambientale e all’accesso civico. Accesso civico che all’art. 40 (sia pre che post riforma D.Lgs. 97/16) si rifà alla stessa normativa ambientale per l’accesso agli atti (D.Lgs. 195/05), rendendo di fatto, in più, obbligatoria la pubblicazione di tutti gli atti inerenti l’ambiente sul sito della P.A..

Ma dato che il no, no della Regione Liguria era alquanto impresentabile DUE VOLTE, finalmente è giunta la documentazione richiesta che include la comunicazione, la nota all’invio degli atti da parte della dott.ssa Fasce, la tavola unica di progetto e la risposta/parere/assenso/nulla osta all’immersione materiale della stessa dott.ssa Fasce, che però già avevo avuto tramite il Comune di Portovenere.

Nota di invio
Nota di invio
Tavola unica
Tavola unica
Nulla osta immersione
Nulla osta immersione

Come mai tutta questa resistenza al rilascio di tale documentazione non si sa (visto che i documenti andavano rilasciati anche pre-riforma, certo la riforma ha indubbiamente e meritoriamente appesantito l’obbligo), ma in compenso si sa che contestualmente all’immersione in mare di materiale c’erano altre attività di cui formalmente l’ufficio Settore Costiero e Acque non era a conoscenza (n.b.: ci sono atti ufficiali che lo attestano, giusto per prevenire querele a vuoto), ovvero, le attività di demolizione per il ripristino dagli abusi accertati dalla Guardia Costiera, poi confluite in una SCIA, in seguito sospesa, rimpiazzata da due procedimenti di sanatoria, una paesaggistica ed una urbanistica. Capite bene che è curioso che si richieda un ripristino per scogliera danneggiata senza far sapere, allo stesso ufficio Settore Ecosistema Costiero, che nel medesimo luogo, contemporaneamente, si lavora anche per ripristinare da abusi. Ma questa curiosità la lasciamo ai posteri.

Qui devo ringraziare alcune persone che hanno contribuito a darmi spunti utili, affinché riuscissi a penetrare nel bunker: Rosy Battaglia dell’associazione Cittadini Reattivi, Gabriella Reboa dell’associazione Posidonia di Portovenere, Claudio Cesarano di Diritto di Sapere e l’avv. Ernesto Belisario che è stato uno dei principali propulsori della recentissima riforma dell’accesso civico, riforma che a quanto pare (incredibile ma vero) ha fatto gioco sull’apertura all’accesso da parte del responsabile anticorruzione della Regione Liguria, in pratica uno dei primi casi di successo, se non il primo in Italia, a seguito del D.Lgs. 97/16. Insomma: l’unione fa la forza!

Un’ultima nota, ma la Regione non dovrebbe pubblicare questi atti? Al momento pare li abbia inviati solo a me, per questo li pubblico io.

Anticorruzione e Trasparenza Regione Liguria smentisce dirigente Ecosistema Costiero

2016_06_22 nota favorevole resp. anticorruzionePenso sia importante, per chi tiene alla trasparenza delle nostre istituzioni, far sapere come procede la vicenda in merito all’ennesimo caso di mala-amministrazione, dovuto al doppio rigetto di una istanza di accesso ambientale, ed un’altra civica, che vertono su documenti riguardanti l’immersione in mare di materiale, operazione avvenuta presso lo stabilimento “Le Terrazze” di Portovenere, mentre erano (e sono) in corso una sanatoria paesaggistica ed una urbanistica, a seguito di abusi accertati presso la medesima area demaniale marittima. Il doppio rigetto è stato firmato dalla dott.ssa Ilaria Fasce, dirigente del settore Ecosistema Costiero e Acque della Regione Liguria, la quale sfidando l’art.2 del D.Lgs. 195/05, afferma che documenti ed operazioni inerenti l’immersione in mare di massi non conterrebbero “informazione ambientale”. In realtà uno stralcio dell’articolo 2 detta: “Ai fini del presente decreto s’intende per: a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente: (…) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonché le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi; (…)”.
E al n.1 abbiamo: “1) lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi elementi;“.

Ma nulla da fare, la dott.ssa Fasce è tosta e non ritiene di farmi accedere. Certo che questa legge sull’accesso ambientale è proprio indigesta a molti amministratori e burocrati. Ragione per cui ho ripetuto l’accesso, ma sulla base delle norme riguardanti l’accesso civico (D.Lgs. 33/13), per le quali le pubbliche amministrazioni devono pubblicare sui loro siti internet tutta una serie di documenti, fra cui le “informazioni ambientali”. E qui, la stessa normativa sull’accesso civico, si appoggia nuovamente alla disciplina dell’accesso ambientale: art.40 del D.Lgs. 33/13. Ringrazio Rosy Battaglia, giornalista e combattente (nomen omen) per la trasparenza e molto altro, per avermelo fatto notare.

Ma, novità di oggi, dopo aver interpellato presso la Regione Liguria il responsabile alla trasparenza e anticorruzione, il titolare del potere sostitutivo, oltre all’assessore regionale dott. Giampedrone, finalmente un primo segnale positivo.

Il responsabile del settore Performance, Trasparenza e Anticorruzione, dott. Luca Nervi mi comunica che: “… si è provveduto ad invitare il Settore Ecosistema Costiero e Acque a rendere disponibili i dati oggetto della richiesta di accesso …“.

Bene, buono, ottimo dott. Nervi! Anche se non canto ancora vittoria, fino a che non vedo cammello, perciò aspetto prima di scriverLe una mia nota.
Vale comunque la pena capire su che basi si è mosso il dott. Nervi, ovvero sulla riforma che entra in vigore domani 23.06.16, della tanto amata e contestata normativa che rivoluziona l’accesso agli atti e molto altro, definita da alcuni FOIA (Freedom of Information Act) e da altri riforma a metà, o comunque con carenze più o meno rilevanti. Ma, eccessi a parte, in un senso o in un altro, in questo caso, devo dire che, FOIA o non FOIA, ha fatto la sua bella figura. Devo, quindi, ringraziare tutti coloro che si sono prodigati per questo traguardo importante, anche se non finale, dato che sono già al lavoro per ampliarne la portata. In particolare ringrazio, fra i massimi esperti in materia di accesso, l’avvocato Ernesto Belisario che tra l’altro mi tutelerà presso il Consiglio di Stato per altro accesso inerente stesso stabilimento.

Ma la vicenda continua…

2016_06_20-a-assessore-Giampedrone

Caro Giampedrone, immersione di materiale in mare è informazione ambientale o no?

2016_06_20-a-assessore-GiampedroneLa lettera seguente è correlata all’articolo: Regione Liguria: immersione di materiale in mare non ha natura ambientale (!!!)

Egr. Dott. Giampedrone,

mi pregio di scriverLe la presente, anche in quanto dottore in giurisprudenza, rendendoLa partecipe, date le Sue ampie facoltà e responsabilità in ambito regionale, degli eventi succedutisi alle mie due istanze, l’una di accesso ambientale (D.Lgs. 195/05) e la successiva di accesso civico (D.Lgs. 33/13), come riportato in epigrafe.

Tengo a rilevare che, pur avendo una visione politica diversa dalla Sua e dall’amministrazione che l’ha preceduta, ogni mia istanza di accesso in materia ambientale, in rispetto della legge, è sempre stata puntualmente accolta e compiutamente corrisposta da codesto ente, prima dell’avvento dell’attuale amministrazione.

Mi rattrista pensare che alla base del rigetto per entrambe le istanze vi siano, oltre a motivazioni risibili dal punto di vista giuridico, motivazioni non applicabili o non previste dalla normativa e dalla giurisprudenza in merito, ma soprattutto che tra esse sia posto ad elemento dirimente, l’ardito concetto che in relazione alla documentazione richiesta, riguardante operazioni di immersione di materiale in mare, non vi sia “informazione ambientale”. Un’affermazione apodittica di tale portata per cui, mi chiedo, se all’origine vi sia un’azzardata presa di posizione del solo responsabile del Settore Ecosistema Costiero e Acque, oppure se tale decisione sia stata presa, o almeno avallata da altri responsabili nell’ambito di codesto ente pubblico, tra cui Lei. Dato che ritengo le mie ragioni, estesamente prodotte nei confronti di coloro che leggono in copia, giuridicamente inoppugnabili, vorrei avere chiarimenti precisi riferiti alle responsabilità personali di cui trattasi, in merito ai rigetti delle istanze in oggetto.

Fiducioso di un Suo puntuale e soddisfacente riscontro Le porgo i miei

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Portovenere (SP): là dove crescono le scogliere (abusivamente)

Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze
Portovenere (SP) 2015: Stabilimento Le Terrazze

Siamo sempre a Portovenere, patrimonio dell’umanità censita dall’UNESCO, in zona Olivo, a quanto pare una zona che negli anni passati è stata oggetto di diverse speculazioni ed abusi edilizi, proprio lungo la costa (e non solo), senza che nessuno vedesse nulla. Mi riferisco alla baia dell’Olivo, zona periferica rispetto al paese di Portovenere, scarsamente abitata in inverno, con numerose seconde abitazioni, ma tanti residenti “virtuali”, che essendo “virtuali” non vedono, non sentono e non parlano. In quest’area ai confini del mondo, anno dopo anno, si sono erose, un po’ alla volta, alcune aree del demanio marittimo, ma non per fenomeni meteo-marini, più semplicemente sono state assoggettate all’interesse privatistico di coloro che ne avevano più facilmente accesso, e più facilmente ne potevano ottenere lo sfruttamento.

La cosa curiosa è che, da queste parti, le scogliere nascono o crescono come esseri viventi, un po’ come i funghi, soltanto che poi rimangono, anzi ingrossano.

Ho scritto più volte della scogliera dello stabilimento balneare “Sporting Beach“, nata per iniziativa di qualcuno che dalla seconda metà degli anni ’70 cominciò a ricoprire una spiaggia di massi, un po’ alla volta, anno dopo anno, fino a creare una scogliera del tutto abusiva, senza alcuno studio delle correnti marine e dell’erosione costiera, per poter avere uno spazio molto più privato, impedendo il passeggio lungo la battigia, per risparmiare molti soldi con ripascimenti non più stagionali ma una tantum, e per sfruttare meglio una spiaggia che da scoscesa è diventata pianeggiante, un bordo piscina.
Su questo ne scriverò nuovamente, perché, ad oggi, dopo tutti gli abusi accertati (e non), i procedimenti di sanatoria sono ancora pendenti (una complessità notevole), non conclusi, permettendo l’uso inalterato dello stabilimento dal luglio del 2013, mese in cui il Comune emise ordinanza demolitoria per numerosi aspetti edilizi, tranne i due più importanti: la scogliera abusiva e il cordolo in cemento lungo la battigia, passato dagli autorizzati 20 cm. agli attuali 60 cm.. Abusi che si sono tradotti in una riduzione importante del terreno pubblico demaniale accessibile liberamente, con eliminazione di una spiaggia nel suo tratto di battigia. Un danno per la collettività, se non si fosse capito.

Ma ora voglio aggiornarvi sugli ultimi sviluppi, relativi agli accertamenti ed ai procedimenti in corso, che si riferiscono ad altra scogliera, quella frontale allo stabilimento “Le Terrazze”. Per il pregresso vi rimando al solito dossier “Le Terrazze” che raccoglie gli articoli pubblicati dal 2014.

Ebbene, dopo varie lotte (non concluse), anche per avere accesso a documenti banali, come le autorizzazioni demaniali marittime, si sono chiariti alcuni aspetti (alcuni, non tutti) inerenti gli abusi accertati dalla Guardia Costiera a partire dall’estate 2015, poi confluiti in un rapporto citato nell’elenco degli abusi mensili dell’ottobre 2015 (pubblicato dopo accesso civico del sottoscritto), che non ha avuto come conseguenza un’ordinanza demolitoria, ma più semplicemente una comunicazione di avvio di procedimento che, come tale quindi, non è stata resa nota ai più, ma di cui, chi vi scrive ne ha avuto accesso. Ed infatti, ad oggi, non risultano ordinanze demolitorie, ma una serie di atti in concreto equivalenti, che sarebbe stato bene rendere pubblici, perché vanno ad incidere su un’area demaniale marittima, ovvero pubblica.

Quindi, il 27.10.15 il Comune avvia un procedimento amministrativo per l'”accertamento dell’esistenza di opere prive dei necessari titoli autorizzativi presso gli immobili siti in Porto Venere, Via II Traversa Olivo – Stabilimento balneare Le Terrazze“, relativamente a:

  • un pontile galleggiante “fantasma” che non sarà presente al primo sopralluogo della Guardia Costiera del 07.08.15 (nessuno se lo ricorda o lo ha mai fotografato?), ma stranamente sarà notata la presenza di una passerella abbattibile (poi rimossa), contestualmente ad una richiesta (poi non andata a buon fine) per l’occupazione temporanea di uno specchio acqueo con il posizionamento di, appunto, un pontile galleggiante;
  • n.3 piattaforme-pontiletti in legno con tappeto sintetico verde e scaletta metallica, in assenza di titoli autorizzativi;
  • una scala metallica, in assenza di titoli autorizzativi.

Ma nel provvedimento del Comune del 27.10.15, che di fatto è un pacato preavviso di emanazione di ordinanze demolitorie, un po’ tra le righe, appare un aspetto importante che poi porterà ad altre conseguenze, ovvero la presenza di una gettata di calcestruzzo e ghiaia per livellare una massicciata che, in origine, avrebbe dovuto essere irregolare in quanto formata da massi e scapolame in pietra.

Su queste premesse, i titolari comunicano il 28 dicembre 2015, la rimozione delle piattaforme e scalette varie (bello sforzo, ben oltre la fine della stagione balneare), con l’intenzione di ripristinare la scogliera eliminando lo strato di cemento e ghiaino. Conseguenza è l’avvio di una semplice S.C.I.A. in data 04.02.16 per “rimessa in pristino della massicciata in concessione demaniale con rimozione della gettata di livellamento in cls a margine dello stabilimento balneare – Le Terrazze – N.C.T. Foglio 10, Mapp.le 226. Massicciata in concessione demaniale, in quanto, tale concessione non era di carattere balneare ma solamente ai fini di mantenimento della massicciata stessa. Va detto, quindi, che la massicciata è stata originata dalla concessione edilizia n.1263 del 03.08.1999, definita come “consolidamento statico di opera di contenimento di terreno“, che in realtà ha visto la trasformazione di quel tratto di costa, da muraglione a picco sul mare ad un terreno a degradare, grazie all’introduzione di due muri a scalare e due scale in pietra: questa la planimetria di progetto.

Da tutto ciò è apparso chiaro che una semplice S.C.I.A. non poteva bastare, in quanto la massicciata, ad oggi, è ben diversa, guarda caso è cresciuta: in volume, altezza e superficie emersa. Ragione per la quale sono stati subito avviati due procedimenti di sanatoria, urbanistico e paesaggistico, tuttora in corso, che sarebbe stato bene porre alla pubblica conoscenza, dato che scriviamo di area demaniale sul mare.

Sono stato prolisso a sufficienza, per cui, per ora, mi fermo qui, ma è chiaro che tutta questa riservatezza avrebbe un senso fino a che si procede nell’accertamento dei reati penali (a quanto pare in corso) o illeciti amministrativi ma, quando si mette mano ad autorizzazioni in sanatoria, la cittadinanza dovrebbe esserne già messa al corrente ancora prima del rilascio (benché sia impugnabile), proprio per anticipare danni ulteriori a terzi (e questo lo dicono anche sentenze del Consiglio di Stato), tanto più che si è già visto operare sulla scogliera con martelli pneumatici e altro. Operazioni complessivamente ancora non ben chiarite, con immersione di massi per il “ripristino” di una scogliera, su cui si sono chieste delucidazioni, di cui vi scriverò prossimamente. Tutti motivi per i quali, sarebbe bene che cittadini e associazioni in sonno si svegliassero dal torpore e che guardassero un po’ oltre il proprio giardino.