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Ripascimenti a Portovenere (SP): salute, ambiente e trasparenza rispettati?

Solo ora abbiamo conoscenza dei dati finali riguardanti i ripascimenti del Comune di Portovenere, con meno trasparenza. I campioni preventivi del materiale da analizzare, vengono prelevati da chi compie i lavori, senza verbale o metodo di prelievo. Non sono indicati né la cava, né il fornitore del pietrisco. Nessuna analisi sulla forma del ghiaino. Il parere “preventivo” di ARPAL viene redatto a lavori già in corso. Le analisi di ARPAL post-lavori risultano tardive e superficiali.

Spesso mi chiedo se la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo siano adeguatamente tutelati da coloro che dovrebbero vigilare su di essi. Non infrequentemente la risposta che trovo nei fatti è no. No, perché chi opera può far uso di pratiche non buone, per i motivi più disparati. Perché le norme non sono buone, ma anche perché cerca di aggirarle. No, perché chi controlla, a volte, è lo stesso controllato. Oppure, chi controlla, non fa bene il proprio dovere per carenza di risorse (personale o strumenti), o peggio, non vuole.

Questo è un caso in cui ritengo dimostrata l’inefficienza delle norme e/o l’inadeguatezza degli attori in gioco. Ciò, si tramuta in una scarsa garanzia e congruenza dei controlli a tutela di salute ed ambiente. Chiediamoci cosa si può fare. Lo dicano anche gli enti coinvolti, perché questo stato di cose non è accettabile in un paese evoluto.

Le premesse

Il caso, in fin dei conti, è relativamente semplice. Si tratta di ripascimenti stagionali delle spiagge, nello specifico degli arenili del Comune di Portovenere (SP) che, come ho documentato per gli anni 2016-18, hanno visto un peggioramento delle lavorazioni e del materiale utilizzato. In particolare mi riferisco alle spiagge dell’Olivo, che ho seguito con maggiore attenzione.

Per quest’anno abbiamo avuto un risultato finale, tutto sommato, all’apparenza migliore di quello dello scorso anno, ma attenzione a quanto rilevo in seguito. Lo scorso anno si evidenziava una superficie lavorata estremamente parziale, anche rispetto ai piani stabiliti, e una tipologia di materiale proveniente esclusivamente da una cava non fluviale, consistente in ghiaino spezzato spigoloso, non sempre agevole per chi cammina a piedi nudi (o calzature leggere da spiaggia) e si stende su asciugamani. Quest’ultimo aspetto, almeno, confermato dalla stessa ARPAL nel rapporto del 2017. Per il 2018 noto due fatti: una certa ritrosia e lentezza nell’ottenere la documentazione finale completa da parte di ARPAL, ma anche una formulazione eccessivamente sintetica del Comune. I piani di intervento sono tornati in house, nel “vecchio stile pre-2017”. Con meno spese in teoria, dato che i costi finali sono sempre gli stessi. Per ARPAL ci sono stati, si, problemi tecnici a quanto mi hanno scritto, ma probabilmente non hanno pesato un mese (almeno) di ritardo. Dal Comune abbiamo una relazione tecnica estremamente sintetica e nessun cronoprogramma o computo metrico (per lo meno per ciò che io ho ricevuto). Quest’anno non ho nemmeno avuto le fotografie pre e post lavori. Foto in genere piuttosto inutili e inutilizzabili, vista la stessa genericità della ripresa (una per zona). Le immagini post lavori, di solito, sono anche assenti, per quanto ho potuto reperire degli ultimi dieci anni.

Veniamo ai dati di quest’anno integrandoli con quanto già da me rilevato a maggio, durante i lavori, ricordando che le tipologie di materiale depositato sono state sostanzialmente due:

  • un primo apporto di materiale da riempimento, veramente disomogeneo e brutto a vedersi. Uno spezzato fine e meno fine, molto polveroso, di consistenza inadatta perché facile da disperdere. Di colore inadeguato, grigio scuro o marrone se umido;


Il primo carico di materiale giunto il 3.5.18 in spiaggia all’Olivo


Il ghiaino di rifinitura giunto sulle spiagge dell’Olivo sempre a inizio maggio 2018

I documenti di quest’anno

La relazione tecnica del Comune di Portovenere

Il Comune produce una relazione tecnica di progetto del 09.02.18, molto sintetica, per tutte le spiagge interessate, con analisi del pietrisco da utilizzare , che sarebbe proveniente dal fiume Vara tra i Comuni di Brugnato e Borghetto (analisi completa), o semplicemente dal fiume Vara (analisi completa), in entrambi i casi senza identificazione della zona precisa o della cava. Le analisi sono affidate dal Comune al laboratorio privato Analysis S.a.s. di La Spezia, come per gli ultimi anni. Ma non sono i tecnici che prelevano dal cumulo, come avvenuto in passato, ad esempio nel maggio 2016, quando il personale del laboratorio redige anche un verbale di campionamento. I campioni vengono prelevati e consegnati in laboratorio dal committente, ovvero lo stesso Comune, che quindi se la canta e se la suona. Il punto di prelievo è, genericamente, il greto del fiume Vara, come se nemmeno ci fosse un cumulo da utilizzare successivamente, visto che non c’è nemmeno un verbale di campionamento. Per questo non mi soffermo sui dati tecnici. Quindi, che garanzia ho che il materiale realmente utilizzato in fase esecutiva, sia conforme a quanto riportato dalle analisi preventive? Ricordiamoci, poi, che il certificato di conformità dei lavori è rilasciato dal Comune e, lo scorso anno, nonostante le evidenti discrepanze rispetto al progetto, non è stato evidenziato alcun problema.


Intestazione delle analisi preventive 2018, in cui non si riporta il punto esatto di prelievo/cava, né l’indicazione del cumulo e il nome del fornitore. Prelievi a cura di chi svolgerà i lavori, senza verbale.

La cava di provenienza

Tornando alla cava di provenienza, i documenti di quest’anno mandati dal Comune ad ARPAL non indicano il fornitore originario del pietrisco e non mostrano alcuna certificazione del materiale, diversamente dagli anni precedenti. Lo scorso anno il ghiaino proveniva dalla cava N.E.C. di Biassa. Quest’anno il materiale è fornito, in buona parte se non totalmente, dalla S.E.I.B. s.r.l. (cosa che non ho trovato scritto da nessuna parte tra i documenti avuti). La ghiaia è stata caricata sui camion nella sede di via Pedemonte 6/1 a Vezzano Ligure, ovvero lungo le sponde del fiume Magra e non Vara. Ciò non toglie che possa provenire dal Vara (esattamente non sappiamo da dove) e depositato in quella sede per la distribuzione. Ma che la S.E.I.B. s.r.l. abbia fornito quel materiale, non appare scritto da nessuna parte, almeno per quanto pubblicato dal Comune e dato a me da ARPAL. Sarebbe da chiedere al Comune la pubblicazione delle fatture e delle bolle di carico della ditta incaricata, legalmente senza gara, come usuale, ovvero della TEAS s.r.l. di Sestri Levante. Da notare che la S.E.I.B. s.r.l. aveva, o ha ancora, un’altra sede ad Aulla (sempre Val di Magra). Sul proprio sito scrive: “Il materiale è proveniente dalla Cava Monte Porro gestita sempre dalla nostra Seib srl ed è suddivisibile in due tipologie: semilavorato e prodotto finito“. Ma magari non è aggiornato. Il Monte Porro, comunque, si trova nel Comune di Aulla, vicino alla frazione di Bibola e la cava, per intenderci, non è di fiume.


Screenshots dal sito www.seibsrl.it

Il parere preventivo di ARPAL a lavori già avviati

Vediamo il parere preventivo sul progetto, da parte di ARPAL, del 07.05.18, protocollo n. 0013610. Udite-udite, il parere PREVENTIVO (zona Olivo) è del 07.05.18, mentre i lavori erano già in corso dal 03.05.18, ovvero 4 giorni prima, come ho puntualmente segnalato via PEC alla stessa ARPAL, Capitaneria di Porto, Guardia Costiera locale e lo stesso Comune di Portovenere. Il mio articolo dell’8 maggio si basa su osservazioni e fotografie riprese, appunto, lo stesso 3 maggio. NESSUNO HA FATTO UNA PIEGA, che io sappia, nonostante sia chiaramente scritto nei vari provvedimenti del Comune che “i lavori potranno avere inizio solamente dopo l’ottenimento dei pareri favorevoli di ARPAL e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale …” (l’autorità portuale ha competenza per le sole spiagge entro diga), ad esempio nella determina del 19.05.18 (post inizio lavori), n.254, di integrazione di spesa per pagamento dei pareri ARPAL. C’era fretta, quest’anno bisognava fare presto, le elezioni locali incombevano, mi pare chiaro. Mai visto ripascimenti ai primi di maggio, quando di solito avvengono a spiagge frequentate a fine giugno, se non nelle prime settimane di luglio. Le facessero ogni anno le elezioni. Comunque, ora sappiamo che il parere “preventivo” di ARPAL conta fino ad un certo punto. Nella medesima determina, poi, non si indica la data di rilascio dei pareri. Però, si deduce ulteriormente che il parere, o meglio i 3 pareri delle differenti zone, sono successivi al 02.05.18. Che senso avrebbe avuto fare una fattura il 02.05.18 che non li includesse? Questa, infatti, è la data della prima fattura di ARPAL riferita al riscontro dato alla prima richiesta del Comune in quanto: “… ARPAL ai fini dell’espressione del proprio parere, ha comunicato la necessità di fornire le analisi granulometriche del materiale che sarà posato sul litorale“. Il giorno dopo, 03.05.18, il Comune che fa? Inizia i lavori. Nella determina il Comune scrive “erroneamente” di due distinti pareri, in realtà ci sono 3 pareri e un pre-parere (senza le analisi di partenza), quello citato prima con la fattura del 02.05.18. I conti tornano perché, quello che il Comune definisce secondo parere costa € 1.104,99, ovvero € 368,33 (come riportato a fine del parere del 07.05.18) moltiplicato per 3 (pareri), al centesimo! Tra parentesi: a me la prima risposta per esposti e accesso arriva solo il 16.05.18, per evitare si possa dire che il timbro del protocollo fosse riferito alla missiva indirizzata a me e non alla nota originaria. Come se il resto non bastasse.


Il parere “preventivo” di ARPAL del 07.05.18 a lavori iniziati il 03.05.18

ARPAL tranquillizza sulla fiducia

Detto ciò, a seguito delle fotografie e degli esposti inviati da me a vari uffici, nei primi giorni di maggio 2018, ARPAL mi replica con una nota estremamente tranquillizzante del 16.05.18. Si limita a ribadire pedissequamente quanto riportato dal Comune nel progetto e dalle analisi di laboratorio sui campioni preventivi. Questo senza considerare il modo di campionare che ho descritto in precedenza. ARPAL, infine, definisce di fatto normale la torbidità. In sostanza, ci si affida totalmente al parere preventivo favorevole, espresso a lavori iniziati. Il personale, si riporta ancora nella nota, effettuerà un sopralluogo, che avverrà circa 3 settimane dopo. Sopralluogo che, per normativa, non è per nulla obbligatorio, a quanto mi riporta ARPAL in altre note. Il tutto nonostante le foto di quei cumuli (soprattutto il primo) che ho inviato, con dettagli. Tra le foto non pubblicate in precedenza, queste sotto, che danno un’idea più precisa sull’effetto del materiale depositato sulla battigia e della tipologia del primo cumulo, quello triturato e polverizzato. Guardate come si attacca alle pietre più grandi quando asciuga. Sembra quasi polvere di ferro attratta da una calamita. Questo, poi, viene rapidamente dilavato nei primi giorni di lavoro, ben prima del sopralluogo di ARPAL, come visibile nelle foto seguenti.


Effetti del materiale depositato in zona Olivo, fotografato il 6 maggio 2018


Effetti in mare del materiale dilavato fotografati in data 08.05.18

Già, perché il sopralluogo con prelievo dei campioni da parte di ARPAL, arriverà solo tre settimane dopo, circa, la fine dei lavori presso il litorale dell’Olivo. Capite bene con quale risultanze.

Il campionamento di ARPAL

Ed ecco il verbale di campionamento del 01.06.18, con alcuni campi non descritti. Non si riporta alcun dettaglio circa la profondità di prelievo, oltre a mancare la descrizione del materiale, caratteristiche, modalità e strumentazione. Appare solamente la dicitura generica “varie aliquote“. Nessun dato tecnico, quindi. Non si chiarisce se “l’aliquota” (peraltro assente) si riferisca alla profondità dell’arenile, o alla superficie dell’arenile rispetto al livello sul mare. Teniamo anche conto che per la lavorazione in spiaggia e i tempi, il nuovo materiale è ormai ben miscelato con il vecchio. Le analisi ARPAL avrebbero dovuto farsi ANCHE sui cumuli depositati prima della lavorazione.


Verbale di campionamento di ARPAL del 01.06.18

La dott.ssa Colonna di ARPAL sui pareri preventivi e i referti post-lavori

Sono vari gli aspetti che ho fatto presenti con una PEC alla dott.ssa Fabrizia Colonna responsabile spezzina di ARPAL, in risposta alla sua nota di accompagnamento dei referti. Ne aggiungo un altro paio ora, osservando il rapporto di prova granulometrico e dei metalli pesanti del 27.08.18, ovvero “i referti” completi:

  1. noto che questo rapporto del 27.08 sostituisce quello del 21.08. Evidentemente, ciò è dovuto ai problemi tecnici già citati da ARPAL. Problemi che non mi dispiacerebbe conoscere più nel dettaglio;
  2. noto l’assenza di maggior dettaglio nella granulometria, evidentemente con meno operazioni di setacciatura, altrimenti non mi spiego perché in questo referto si metta in una unica voce la frazione “4mm-18mm, quando nelle analisi del laboratorio privato abbiamo distinzioni tra 20-16-14-10-8-6,3 e 4 mm. Dal laboratorio Analysis s.a.s. vengono distinti anche i 2 mm dai 2,8 mm. ARPAL i 2 mm e i 4 mm li mette in una unica voce. Insomma, mi pare che il “dettaglio” granulometrico sia veramente poco considerato e ciò non sia affatto un dettaglio, per rimanere al gioco di parole. Ma ciò ha un impatto reale ed evidente sulle spiagge, se abbiamo pietre di quasi 2 cm o pietruzze di 4 mm.


Nota di accompagnamento ai referti 2018 della dott.ssa Colonna

Questo articolo, lo dico già ora, lo invierò alla stessa dott.ssa Colonna, al Comune, Capitaneria di Porto, Guardia Costiera e Carabinieri. In effetti è più completo rispetto alla mia risposta già inviata, qui di seguito.

Le mie ulteriori considerazioni

Queste le mie ulteriori considerazioni inviate alla dott.ssa Colonna il 4 settembre scorso, con cui concludo l’articolo di oggi, che riassumo dalla lettera riportata subito dopo:

  1. meno trasparenza da parte sia del Comune che di ARPAL. Il Comune scrive di due pareri di ARPAL, in realtà sono tre. Oltre a ciò, c’è anche un primo parere non rilasciato, sempre da pagare. Ovvero, una nota che non mi è stata data (ma indicata nei provvedimenti del Comune), nella quale si segnala la mancanza delle analisi preventive sui materiali , tramite laboratorio privato, a carico del Comune;
  2. il Comune compie delle modifiche a lavori in corso (anche contrattuali) e forse non informa ARPAL. In particolare: a) preliminare pulizia delle spiagge dal materiale ligneo presente sulle stesse; b) apporto di un maggiore quantitativo di materiale a causa delle mareggiate verificatesi nel periodo tra la redazione della perizia e l’appalto dei lavori; c)necessità di non eseguire i lavori sulla spiaggia della Marina a Porto Venere in quanto il materiale sorbonato non risultava di buona qualità (e poi non si è fatto nulla?);
  3. il Comune effettivamente produce meno documentazione e meno documentazione trasmette ad ARPAL. Niente cronoprogramma, niente computo metrico, diversamente dallo scorso anno;
  4. ARPAL si appella ai tempi standard (60 gg.) e ai problemi tecnici (che sarebbero di 6 giorni a leggere l’intestazione dei referti). In realtà, l’anno scorso, le cose erano andate in maniera diversa anche sulla tempistica, nonostante i ripascimenti fossero iniziati più di un mese dopo. Tenendo anche conto che quest’anno abbiamo l’analisi dei metalli pesanti in più. Così nel 2017: a) ripascimenti iniziati attorno al 14 giugno; b) il 19 giugno effettuati due sopralluoghi con prelievi di ARPAL; c) i riscontri tecnici di ARPAL mi arrivano il 6 luglio. Quest’anno: a) ripascimenti iniziati il 3 maggio; b) sopralluoghi e prelievi di ARPAL il 1 giugno (un mese dopo l’inizio lavori, tre settimane circa dopo la fine in zona Olivo!): c) i referti ARPAL mi arrivano il 29 agosto (3 mesi dopo il prelievo, includendo una settimana di ritardi per problemi tecnici). Oltre a ciò considerazioni ulteriori sui modi e i tempi per i referti, in parte già esposti in precedenza. In particolare, come ovvio, nelle analisi non appare traccia di quel primo cumulo di materiale che segnalai immediatamente ad ARPAL, Comune e Capitaneria di Porto, ormai parzialmente disperso in mare e ben disperso in spiaggia.

La lettera

La seguente lettera è stata inviata ad ARPAL, ma anche al Comune ed alla Capitaneria di Porto:

Gentile Dott.ssa Fabrizia Colonna,

a seguito della Sua nota prot.n. U.0025917 del 29.08 u.s., mi permetto di replicare con ulteriori considerazioni oggettive ed anche personali:
  1. solo tramite la Sua nota del 29.08 u.s. vengo a conoscenza del fatto che ARPAL ha emesso tre distinti pareri relativi ai ripascimenti presso le spiagge del Comune di Portovenere (Portovenere, Le Grazie e Fezzano), mentre solo dalla determina comunale n.254, del 19.05.18, ne traggo che ARPAL avrebbe emesso due distinti pareri, uno per le spiagge del (e limitrofe) al capoluogo, ed un altro per le spiagge di Le Grazie e Fezzano. Devo anche farLe presente che, diversamente da quanto Lei afferma, la mia istanza di accesso (a cui Ella dovrebbe riferirsi) del 03.05.18, Vs. prot.n. 13526, testualmente riporta: "CHIEDE di visionare ed estrarre documenti in formato elettronico o cartaceo, non autenticati, inerenti i ripascimenti costieri effettuati nell'anno 2018 nelle spiagge del Comune di Portovenere, in particolare: 1. disporre delle planimetrie indicanti le aree interessate da ripascimento; 2. disporre dei piani di ripascimento riportanti le quantità e la tipologia di materiale utilizzato per ogni arenile; 3. disporre degli atti (anche interni) inerenti le ispezioni o analisi effettuate ed eventuali procedimenti attivati; 4. disporre delle fotografie riprese prima, durante e dopo le operazioni di ripascimento.". Ne converrà che non mi riferivo alle sole spiagge dell'Olivo. Per tale motivo Le chiedo, cortesemente, di inviarmi anche i due pareri a me mancanti e gli eventuali ulteriori documenti relativi alle altre spiagge, come gli ulteriori referti e verbali di campionamento;
  2. prendo atto che, l'apporto maggiore di materiale esulante dal contratto, forse successivo ai Vs. accertamenti e campionamenti in loco, non modificherebbe la validità del parere da Voi espresso. Anche se mi rimane il dubbio che non vi sia stato alcun (pre)avviso in merito, da parte del Comune verso ARPAL, in quanto da Lei non espressamente chiarito;
  3. prendo atto anche del fatto che la documentazione da Voi ricevuta, da parte del Comune, ed a me inviata, sarebbe stata trasmessa integralmente;
  4. prendo atto delle problematiche tecniche relative alla refertazione dei campioni prelevati, ma mi permetto di criticare la tempistica dei 60 gg. standard, in quanto la stagione balneare a queste latitudini si limita, sostanzialmente, ai mesi tra giugno e agosto. Ne deriva che i risultati delle analisi, se nei tempi, con prelievo ai primi di giugno, arriverebbero solo ad agosto, quando gli avventori hanno già fatto largo uso degli arenili interessati. Si perderebbe, perciò, gran parte dell'utilità delle Vs. analisi e, soprattutto, non si farebbe adeguata tutela preventiva della salute e dell'ambiente. Nel caso specifico di quest'anno, il notevole ritardo ha reso sostanzialmente inutili le Vs. analisi dal punto di vista di tale prevenzione, nel caso non fossero state positive. Tenuto anche conto che ripascere le spiagge a Portovenere, i primi di maggio, è evento eccezionale, dato che normalmente avviene a stagione avviata, fine giugno o luglio. Devo inoltre rilevare aspetti, nel Vs. metodo di prelievo dei campioni e tempistica, che mi lasciano molti dubbi, o meglio, ritengo fallaci dal punto di vista tecnico-scientifico, pur essendo un semplice cittadino, senza nessuna competenza, ma che semplicemente fa uso della logica e delle proprie conoscenze scientifiche scolastiche. Riassumo per punti: a) per quanto attiene la spiaggia dell'Olivo, come già a Voi documentato con esposti del 3, 6 e e 8 maggio, i lavori si sono conclusi in pochi giorni e il Vs. prelievo è avvenuto solo il 01.06 u.s., ovvero circa tre settimane dopo la fine lavori in quella zona. Quindi, quando buona parte del materiale più fine, che ho potuto vedere e documentarVi come depositato lungo la battigia e area limitrofa (fotografia con intensa torbidità marina), si è già ben disperso in mare o in profondità nell'arenile più interno. Ecco perché le Vs. analisi non ne rivelano, sostanzialmente, la presenza; b) il Vs. verbale di campionamento in zona Olivo del 01.06.18, non riporta alcun dettaglio circa la profondità di prelievo, oltre a mancare la descrizione del materiale, caratteristiche, modalità e strumentazione. Si riporta solamente la dicitura generica "varie aliquote", che oltre a non dare dati tecnici, non chiarisce se si riferisca alla profondità dell'arenile o all'aliquota della superficie dell'arenile rispetto al livello sul mare; c) è totalmente mancata un'attività del prelievo dei campioni direttamente sul cumulo depositato in spiaggia, ulteriore motivo che determina un'analisi falsata dal fatto che il nuovo materiale è stato ormai disperso e mischiato con il precedente, senza poterne più distinguere le caratteristiche; d) le analisi di laboratorio preventive, compiute dalla ditta incaricata dal Comune, si riferiscono a "Campionamento a cura del Committente" e a "Campione consegnato in laboratorio a cura e responsabilità del Committente". Come a dire, in parole povere, che chi compie i lavori se la canta e se la suona, senza dare alcuna garanzia sul materiale che verrà effettivamente scaricato sugli arenili, forte anche del fatto che da parte Vs. non è stato fatto alcun prelievo sui cumuli depositati in loco prima della dispersione; e) manca totalmente per quest'anno, diversamente dagli anni scorsi, un'analisi sia pur basica, della tipologia del materiale relativamente alla forma, ovvero se il materiale fosse stondato (probabilmente di origine fluviale), oppure spezzato (di cava), oppure un misto, come ho potuto vedere e a Voi documentare, relativamente ai secondi carichi portati in zona Olivo; f) le mie precedenti considerazioni vengono confermate dal fatto che nulla appare, nelle Vs. analisi, relativamente al primo cumulo di materiale che ho documentato nel dettaglio (in particolare nella mia nota del 08.05.18 con fotografie e misura di riferimento). Che tale cumulo fosse composto da materiale estremamente disomogeneo, in gran parte molto fine e polveroso, oltre a pietre risultate da opera di triturazione, in buona parte depositato proprio lungo la battigia, del tutto inadatto ad un arenile per la balneazione, anche per il colore in contrasto con quello precedente sull'arenile, non appare nulla nelle Vs. indagini. Come del resto il materiale in altri cumuli, decisamente migliore, ma il risultato di un misto spezzato e stondato, usato per rifinire e ricoprire, dopo lunga e laboriosa opera (documentata) di mescolamento effettuata con le ruspe. Il risultato finale è, perciò, apparso decisamente migliore dello scorso anno, anche in relazione all'ampiezza dell'area lavorata. Sebbene lungo la battigia, il materiale più fine, si sia disperso nei primi giorni, mostrando cali della consistenza dell'arenile.
A conclusione di ciò, devo purtroppo notare, da semplice cittadino, che non mi sento per nulla tutelato, sia dal metodo di analisi preventivo effettuato su incarico del Comune a terzi, come descritto al punto d), che dalle Vs. analisi tardive e, mi permetta, superficiali in riferimento al metodo ed alla tempistica di prelievo dei campioni, oltre ad essere del tutto mancante un'analisi gemmologica (in passato presente) che, in una spiaggia frequentata da bagnanti e in zona UNESCO, non può essere secondaria, sia dal punto di vista estetico che della fruibilità, in quanto il materiale inadatto per conformazione e presenza di spigoli accentuati crea disagio allo stazionamento e alla deambulazione. Oltre a tutto questo, non abbiamo effettivo riscontro su tutto il materiale nuovo depositato, anche in merito alla quantità effettiva, che potrebbe essere, nel caso peggiore, dannoso alla salute e all'ambiente. Devo infine aggiungere che, negli anni precedenti, ho trovato maggiore disponibilità e meno superficialità da parte Vs..


Rimango in attesa del materiale ancora non inviatomi, relativo alle spiagge di Le Grazie e Fezzano.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

 

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

Voi avete capito che cosa è successo all’area demaniale frontale allo stabilimento Le Terrazze? Nei prossimi giorni ve lo spiegherò meglio, anche se il Comune di Portovenere (SP) e l’Agenzia del Demanio mi stanno impedendo l’accesso agli atti sull’accertamento, concluso dalla stessa Agenzia. Intanto abbiamo i dati del SID, Sistema Informativo Demanio Marittimo su cui molti si erano distratti e su cui, a mio parere, andrebbero fatte ulteriori verifiche lungo tutta la costa comunale. Sicuramente ci sono alcuni pontili non aggiornati con sanatorie o autorizzazioni, ma andrebbe fatta una verifica seria perché, mi pare, in alcuni casi ci siano degli allargamenti molto sospetti.

La prima immagine è l’unione che ho fatto di due immagini dal SID per avere un ingrandimento dell’area di interesse. Usa come sfondo l’immagine satellitare di default del sistema, mentre la seconda utilizza una immagine alternativa (sempre da opzioni SID) da Google, su cui, però non posso zoomare ulteriormente. La linea blu rappresenta il confine costiero catastale, la linea rossa il confine fra demanio e proprietà private/comunali, l’area gialla il demanio marittimo. Oltre la linea blu dovrebbe esserci solo mare, tenendo conto che in alcuni punti la costa può essere cambiata per erosione o insabbiamento, più o meno naturale, il resto potrebbe essere o non autorizzato, o non aggiornato con le ultime autorizzazioni. Osservando l’immagine ampia, appare evidente la coincidenza di molti punti fra mappa catastale e foto, assieme a varie difformità, grandi e piccole. Non si tratta comunque di errori di sfasamento di sovrapposizione, anzi è tutto molto preciso.

Di fronte a Le Terrazze abbiamo una evidente difformità della linea di costa reale rispetto alla mappa catastale, anche come curvatura. Quell’area è stata interessata da una massicciata autorizzata nel 1998 e poi dal P.U.O. Le Terrazze, per la precisione il permesso di costruire del comparto D (stabilimento balneare) del 2006, nulla di più se non una sanatoria legata alla cementificazione e alcune difformità della scogliera del 2016. E proprio in quell’occasione si sperava si facesse una verifica puntuale anche sui confini demaniali, ma così non pare sia stato. Secondo queste immagini con sovrapposizione della mappa catastale, molte cose sono slittate verso mare, come piscine e immobile bar dello stabilimento. Inoltre, le cabine di proprietà paiono entro l’area demaniale. Mi chiedo poi, da tempo, perché non ci sia continuità lungo la fascia di battigia tra demanio frontale allo stabilimento e spiaggia libera limitrofa: lì ci sta un bel muro.

Alla prossima.

Le spiagge UNESCO di Portovenere (SP) ancora maltrattate con i ripascimenti 2018

Anche per l’anno 2018, i ripascimenti del litorale dell’Olivo compiuti con materiale di bassa qualità e inadatto. Nonostante i 50mila euro di Toti dalla Regione Liguria, come per l’anno passato, si segue la via del risparmio a danno della qualità degli arenili.

Devo notare con rammarico che, dal 2016, i ripascimenti stagionali delle spiagge in zona Olivo hanno avuto un deciso declino di qualità del materiale, di distribuzione (si direbbe anche quantità in diverse aree) e di modalità del lavoro, tra materiale di riempimento e di copertura.

Il materiale di fiume (ghiaino tondo), come quello utilizzato fino al 2015, proveniente dalle cave del fiume Taro e un torrente limitrofo, possiamo scordarcelo. Qualcosa di fiume, quest’anno forse c’è, ma parliamo di ben poca cosa rispetto alla massa reale del materiale posato sino ad oggi. Spero non si usi una presenza minima ed insignificante per affermare la provenienza di fiume. Vedremo le carte. Eppure quest’anno, in via del tutto eccezionale, i ripascimenti sono iniziati i primi giorni di maggio (il 3), invece di fine giugno o luglio, come usuale. Pensavo che il sindaco volesse fare una bella figura per le elezioni del prossimo 10 giugno, ma mi sono evidentemente sbagliato.

Ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015

I costi finali sono sostanzialmente i soliti, da molti anni, i soliti 40mila euro di soglia per evitare la gara obbligatoria, che con i vari oneri e tasse superano di poco i 50mila euro, dallo scorso anno gentilmente forniti dalla Regione Liguria. Proprio nell’anno passato, poi, 6.028,89  euro lordi se ne erano andati per il solo progetto (!) affidato ad uno studio esterno, mentre quest’anno si è ritornati al piano fatto in casa dal geom. Benabbi, responsabile dei LL.PP.. Tanto, se si fa come nel 2017, il progetto serve a poco, visto che non si è rispettato, evitando di posare materiale in vaste aree interne dei litorali e alcune spiaggette ritenute minori (a quanto pare), come quella libera ad ovest dello stabilimento Sporting Beach, nonostante fossero previste dal piano. Chissà perché. Su questi aspetti, vedremo come proseguono le cose per quest’anno.

Invece, per ora, vorrei descrivere il materiale utilizzato e alcune modalità di lavorazione.

Nel primo giorno di lavoro (03.05.18) è arrivata una massa di roba, per fare riempimento, che non capivo bene cosa fosse (v. foto sotto). Mi sono trattenuto dal dare un giudizio negativo nell’immediato, infatti il giudizio non poteva essere negativo, ma assolutamente negativo. Un conglomerato di sassi (stondati si, probabilmente di fiume) di 10-20 cm., ma in quantità decisamente inferiore rispetto alla grande massa composta da roba che non saprei bene come definire, un tritato di cava misto a ghiaino, in cui prevale il tritato. Comunque materiale inadatto per fare da riempitivo per un ripascimento costiero, visto che un’onda la fa sparire via in un secondo, guardate l’acqua torbida in foto. Non per nulla è stato sistemato lungo la battigia e poi ricoperto.

Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Mi chiedevo se il termine conglomerato fosse adeguato, ma letto il dizionario, si direi che è il termine esatto: “materiale costituito da una mescolanza di sostanze incoerenti e leganti, impiegato nelle costruzioni edili e stradali“.

Vediamo il dettaglio della grande massa di un cumulo come quello, una volta asciutto, perché è stato portato umido-bagnato (per la pioggia immagino), ma non lavato data la torbidità marina.

Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)
Dettaglio del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

 

A parte il colore, direi terra e anche un po’ fecale, ma che roba è? La massa portante è formata da sabbia? No, non direi, vediamo una foto ulteriore più nel dettaglio ancora.

Massa portante del conglomerato posato nei primi giorni di lavoro (03.05.18)

Non è certo una sabbia da litorale dignitoso, si direbbe un macinato/tritato molto disomogeneo e con molta molta polvere, molto pulviscolo. Una roba che infatti è stata messa sotto, non sopra. Ma possibile che per fare da base si metta materiale di questa consistenza, oltre ad essere adatta per un fondo stradale e non una spiaggia? Sindaco, a lei, ARPAL e Capitaneria di Porto, ho già mandato due PEC, oggi arriverà la terza, non potrà dire di non aver saputo, visto che i lavori indecenti dei ripascimenti 2017 hanno avuto l’approvazione finale dell’ente dal lei amministrato. Mi pare, poi, che lo scorso anno ARPAL si fosse un po’ destata, menomale.

Vediamo ora il materiale di “rifinitura” portato negli ultimi giorni. Siamo alle solite, uno spezzato di cava con qualche traccia di stondato, anche questo più adatto all’ANAS che ad un litorale frequentato dai bagnanti.

Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Cumulo di spezzato di cava (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)
Spezzato di cava per rifinitura del 2018 (07.05.18)

Vorrei far notare la differenza con il dettaglio del ghiaino stondato di fiume utilizzato fino al 2015, qui sotto.

Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015
Ghiaino stondato di fiume, usato sino al 2015

Non sono dettagli, gli spigoli e il colore contano, soprattutto in zona UNESCO.

Nelle prossime puntate vedremo il resto.


Aggiornamento del 14.05.18

Questa è la torbidità effetto dello spezzato di cava. Notate, in contrasto, come è scura la riva che è stata bagnata.

08.05.18 torbidità e effetti dei ripascimenti 2018

Oggi su Il Secolo XIX – La petizione #salvalespiagge ha superato le 11mila firme

Oggi la petizione #salvalespiagge sulla cronaca locale, edizione La Spezia, del giornale Il Secolo XIX.

In realtà, ad oggi, abbiamo già superato le 11mila firme e puntiamo a consegnarle al prossimo governo, ma non solo, all’Unione Europea.

Per ogni dettaglio:
https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi

Grazie a Sondra Coggio, giornalista de Il Secolo XIX, che segue la petizione e le vicende locali, in parte sintetizzate nell’articolo.

#salvalespiagge Il Secolo XIX

Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Sporting Beach e autorità. Arroganza senza limiti (II) – Portovenere (SP)

Nonostante segnalazioni di quasi un mese fa, il cantiere presso lo stabilimento balneare Sporting Beach di Portovenere (SP) è ancora privo di cartello obbligatorio. La legge prevede anche ipotesi di reato penale. Intanto, una autorità mostra immediatamente il mio esposto all’interessato, senza avviso al controinteressato (a me).
20.12.2017, Portovenere (SP) – Sporting Beach, lavori ancora senza cartello di cantiere

La questione è molto semplice: se cantiere tu fai, cartello devi mettere. La legge è chiara. Siamo di fronte ad un cantiere con S.C.I.A. alternativa al Permesso di Costruire, convenzione pubblica, conferenza dei servizi, autorizzazione paesaggistica, atto suppletivo alla concessione demaniale e polizza fidejussoria. Non si tratta nemmeno di manutenzione ordinaria mi sembra chiaro, stanno anche facendo movimento terra con un piccolo escavatore.

Cosa dice il regolamento edilizio comunale del Comune di Portovenere nuovo di zecca del 13.11.17: “(…) Art.53 Cartello Indicatore – 1. All’ingresso dei cantieri nei quali si eseguano opere relative a permesso di costruire, a SCIA, ovvero a CILA, deve essere collocato affisso, in posizione ben visibile da spazi pubblici, un cartello di cantiere chiaramente leggibile, di adeguata superficie, contenente le seguenti informazioni (…) 3. Nel caso in cui non si sia provveduto ad affiggere il cartello indicatore, all’intestatario del titolo edilizio e al Direttore dei lavori ove nominato sarà applicata la sanzione di cui all’articolo 40, comma 5, della L.R. n.16/2008 e ss.mm. ed ii. Qualora si sia affisso il cartello, ma questo non risulti visibile, ovvero nel caso in cui non risulti comunque completo delle dovute informazioni e/o le riporti in forma inesatta o risulti non più leggibile, al titolare del titolo abilitativo e al Direttore dei lavori sarà applicata la sanzione da definirsi secondo le modalità previste dal successivo articolo 128. (…) “.

Guarda caso, il regolamento è stato scritto male, l’art.128 riguarda “Strade, passaggi e cortili”, non le modalità di sanzione che, invece si trovano all’art.135: “(…) il Comune applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’articolo 7-bis del D.Lgs. n.267/2000 e ss.mm. ed ii (TUEL), che prevede il pagamento di una somma da € 25,00 a € 500,00 ed emette diffida e messa in mora fissando il termine per l’adempimento (…)”.

Diffida e messa in mora è stata fatta a  seguito della mia prima segnalazione (con fotografie) del cantiere aperto, in data 28.11.17? Quasi un mese fa? Tra l’altro mi risulta che la mattina del 07.12.17 ci sia stato un controllo, a quanto riferitomi assai sgarbatamente (mi fermo qui) dal marito della titolare dello stabilimento. A questa persona è stato fatto vedere il mio esposto (indirizzato a più autorità) con fotografie allegate. Fotografie ben descritte durante lo spiacevole incontro. Qualcosa non funziona. Da quando le autorità competenti fanno immediatamente visionare gli esposti? Senza istanza di accesso agli atti? Senza avviso al controinteressato (a me)? Ovviamente sconsiglio querele/denunce a mio carico, perché scrivo a ragion veduta.

Tornando al punto, ci sarebbero stati controlli in data 07.12.17 e ancora oggi siamo senza cartello di cantiere? Ma andiamo oltre il regolamento comunale, vediamo cosa dice la Corte di Cassazione Penale, sez. III, con sentenza n.48178 del 19.10.17 in merito all’esposizione obbligatoria del cartello di cantiere. In sintesi:

la violazione dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del permesso di costruzione, qualora prescritto dal regolamento edilizio o dal provvedimento sindacale, configura una ipotesi di reato anche dopo la entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, ex artt. 27, comma quarto, e 44 lett. a) del citato d.P.R. n. 380, a carico del titolare del permesso, del direttore dei lavori e dell’esecutore (Sez. 3, n. 29730 del 04/06/2013, Stroppini; Sez. 3, n. 16037 del 07/04/2006, Bianco). Premessa la continuità normativa con i vigenti artt. 27, comma 4, e 44, lett. a), d.P.R. n. 380 del 2001, la ‘ratio’ del precetto sta nel fatto che la sistemazione del prescritto cartello, contenente gli estremi del permesso di costruire e degli autori dell’attività costruttiva presso il cantiere, consente una vigilanza rapida, precisa ed efficiente e risponde all’altro scopo di permettere ad ogni cittadino di verificare se i lavori siano stati autorizzati dall’autorità competente; il che non è poco ai fini della trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione. Tant’è, che anche l’esposizione, in maniera non visibile, del cartello che risulti comunque presente all’interno del cantiere viola il precetto penale (Sez. 3, n. 40118 del 22/05/2012, Zago).

Poi ci sarebbe altro da dire in merito ai lavori già in corso al 28.11.17, dato che la paesaggistica è stata rilasciata il 05.12.17 e la conclusione del procedimento con conferenza dei servizi semplificata è dell’11.12.17. E non pare un dettaglio.


AGGIORNAMENTO del 23.12.17

Speriamo che il Natale porti loro un bel cartello di cantiere. Perché nel frattempo sono arrivati dei cartelli si, ma non quello di cantiere come previsto dal regolamento edilizio del Comune (art.53), con indicati i dati dei lavori. Forse non lo sanno, o forse ci sono dei problemi di forniture dei cartelli di cantiere.

Cartelli del 23.12.17

Da uno degli allegati alla convenzione pubblicati ex post, si direbbe che il direttore dei lavori sia l’archistar locale Roberto Evaristi (v. in particolare “Sporting Beach: la grande saga a puntate. Terza puntata. La grande melma“). Colui che era fino a pochi anni fa anche presidente della locale commissione paesaggistica e che si è occupato, mentre era presidente (piccolo conflitto di interesse, ma usciva dalla seduta, eh) e dopo, della sanatoria dello stesso Sporting Beach. Si è occupato anche de Le Terrazze e molto altro qui in zona.

Palmaria (SP). Grondacci smonta il percorso partecipato. Il sindaco ricorre al TAR per acquisire due immobili e accelera sul trasferimento delle caprette.

Nell’ambito delle cessioni del federalismo demaniale, pur di ottenere due piccoli immobili della Palmaria, il sindaco ricorre al TAR. Critiche tecniche del giurista ambientale Marco Grondacci smontano il percorso “partecipato” per la valorizzazione dell’isola. Ma nel frattempo si pensa a far sloggiare in fretta le caprette.

Promontorio Portovenere e isole

Forse tutti i nodi stanno già venendo al pettine, perlomeno i primi. Le questioni che si incrociano paiono diverse ma, in effetti, il denominatore comune è la Palmaria, o comunque, in senso più ampio, gli immobili in vendita (svendita) nell’ambito del Comune di Portovenere. Parto dall’ultima questione di cui sono venuto a conoscenza.

Ex polveriera e T.A.R.

Il sindaco ricorre al T.A.R. perché il Segretariato Regionale della Liguria ha confermato il vincolo di interesse culturale per l’immobile denominato “fabbricati ex polveriera della batteria Cala Fornace” sull’isola Palmaria. Per tale motivo, l’Agenzia del Demanio deve rigettare la richiesta di acquisizione a titolo non oneroso, presentata dal Comune il 28.11.13, per due fabbricati che avrebbero potuto, in caso positivo, essere posti in vendita. I due fabbricati non sono nemmeno ampi, uno di 62 mq. e l’altro di 28 mq., parzialmente accessibile. Edifici ad uso militare, che sarebbero stati destinati ad abitazione. Mentre, il terzo fabbricato del complesso e di 228 mq., già rudere, era già indisponibile. Perciò non avrebbe potuto, comunque, essere richiesto.

E qui mi domando. Addirittura ricorrere al T.A.R. per necessità e con urgenza? Ma dove sta questa necessità? Da quando il Comune ha necessità di acquisire due piccoli immobili (nemmeno messi bene) rispetto al complesso delle strutture in gioco alla Palmaria con il progetto di valorizzazione? Gli immobili non si trovano nemmeno in posizione ideale per raggiungere il mare con facilità. Perché tutta questa foga per acquisire questi immobili, spendendo altri soldi della comunità per far decadere un vincolo di interesse culturale? Si sono già fatte variazioni di bilancio per i costi dei procedimenti legali che pesano sul Comune. Questo ricorso appare del tutto inopportuno e ingiustificato.

Qui, poi, bisogna capire che ci troviamo davanti a due percorsi paralleli che stanno procedendo in maniera autonoma: vendite del federalismo demaniale e vendite (da prevedere) dei beni in dismissione della Marina Militare, all’interno del progetto di “riqualificazione” dell’isola.

Mentre questa amministrazione, a pochi mesi dall’insediamento (circa sei), ha prodotto una corposa lista di beni da acquisire in base alla legge sul Federalismo Demaniale (L. n.42/2009), in contemporanea manda avanti il progetto di valorizzazione della Palmaria, che è altra cosa. La legge prodotta dal governo Berlusconi, con Tremonti e Calderoli, tramite la quale si mette sul mercato un patrimonio notevole dello Stato, ovvero di noi tutti, qui sta già producendo frutti (miseri), vendita della ex-casa Carassale e vendita della casa del Capitano sul continente (a breve). In questo caso, vendere vuol dire perdere risorse potenziali per sempre, se non testimonianze storiche.

Ma perché non coordinare il tutto in un progetto unico? Perché questa fretta di vendere e (acquisire), in maniera del tutto svincolata, rispetto ad un’idea complessiva di valorizzazione dell’isola Palmaria? Tutto ciò mi fa pensare che il sindaco non abbia messo in atto un’idea razionale e strutturata di tutela dell’isola, ma stia precipitando, sempre più, sul versante della speculazione per mere esigenze di cassa. Questo vuol dire impoverire la comunità, dato che i soldi, molto più facilmente, potranno perdere valore o essere sperperati per qualcosa di effimero. Chi si avvantaggerà di tutto ciò?

Percorso NON partecipato e V.A.S.

In merito al progetto di valorizzazione della Palmaria, va ripreso ciò che ha esposto Marco Grondacci, durante l’incontro di sabato scorso, assieme ad Alice Salvatore del M5S. L’esperto giurista ambientale Grondacci, che da decenni si occupa di vertenze in Provincia e oltre, ben conosce il senso tecnico dei percorsi partecipati e di ascolto. In merito a ciò ha messo il dito su due questioni fondamentali:

  • il percorso “partecipato” attivato dal Comune, in realtà, allo stato attuale, è un percorso di “ascolto”, cosa ben diversa e non è un dettaglio. Non è un dettaglio, infatti, limitarsi ad ascoltare senza essere coinvolti nella stesura del progetto, senza vincoli imposti da regole prefissate. L’amministrazione, in questo caso, può tranquillamente dire: “belle proposte, interessanti, ora lasciateci decidere”. Mentre un percorso realmente partecipato, prevede regole prestabilite, vincolanti e garanti per vigilare su tutto ciò. In questo caso, se c’è, il garante ha come unica funzione la gestione dei contatti fra comunità e decisori. Un mero esercizio comunicativo;
  • la valorizzazione di un tale complesso di beni immobili, per forza di legge, obbliga all’attivazione della V.A.S. (valutazione ambientale strategica), con tutto ciò che implica: indagini, valutazioni ambientali, rapporti, monitoraggi e, non in ultimo, informazione e consultazione del pubblico. Tutto ciò all’interno di un quadro previsto per legge che, al momento, non è stato attivato dai gestori e decisori, ovvero Regione, Comune e gli altri enti coinvolti.

Mi permetto di fare una sola aggiunta in merito all’accordo di intesa fra Comune e Marina Militare, alla base delle attività fin qui intraprese. L’accordo è, di fatto, mi si permetta il termine, un “trappolone con convenienze”. Perché obbliga il Comune a fare cassa per riuscire a tenersi poco, vendendo molto. La M.M. pretende una rete idrica alle strutture e, l’entità degli immobili, per poter essere mantenuta, obbliga alla vendita del vendibile. Tutto ciò, fa comodo anche al Comune, per poter giustificare l’esigenza di fare vendite speculative. Questo con il rischio, però, che di denaro ne entri molto meno del previsto e, quindi, di andare in perdita. Esito di tutto ciò, perdita per sempre di valori immobiliari importanti e di risorse potenziali e perenni (ex casa Carassale docet).

Eradicazione urgente delle capre

Innegabile, poi, che l’accelerazione di questi ultimi giorni sul tema capre non venga a caso. Solo un mese per coloro (associazioni o privati) che vorranno preparare un piano di cattura e trasferimento delle capre dall’isola ad altra destinazione. L’amministrazione comunale, ma direi le istituzioni in generale, scaricano la questione sugli altri, quando il tema dovrebbe essere di competenza pubblica. Ora si vuole procedere celermente alla eradicazione delle capre per tutelare l’habitat dell’isola. Credo sia innegabile che diverse specie vegetali rare o uniche, endemismi della nostra zona, se non dell’isola, vadano protette. Ma questo non può trasformarsi in arma di ricatto, anche per non perdere finanziamenti europei: se non le prendete voi si farà una mattanza, come previsto nei piani originari. Penso che, in primis, il Ministero dell’Ambiente abbia il dovere di attivarsi a tutela di capre e cavoli, dove i cavoli sono il cavolo delle rupi (Brassica oleracea ssp. robertiana), ma soprattutto rarità per la Liguria come il cisto rosso (Cistus creticus L.s.l. ex-Cistus incanus), il Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed endemismi come il fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris), che vive solo sulle rupi calcaree del promontorio di Portovenere e sulle isole antistanti, descritte dal SIC IT1345104 Natura 2000.

Detto ciò, mi auguro che si moltiplichino le iniziative di interesse alla tutela dell’isola da parte di associazioni e parti politiche, fino ad oggi scarsamente presenti sulla tematica. Sabato scorso, come ho già scritto, c’è stato un incontro organizzato dal M5S preceduto e seguito da sopralluoghi. Altri ce ne saranno, anche di altri gruppi, come “Il futuro è qui”, per il 3 novembre, alle ore 21, presso la sala della Pubblica Assistenza di Portovenere.

Ex Casa Carassale aggiudicata a società estone con due italiani nel c.d.a.

La società estone che ha acquistato la ex Casa Carassale alla Palmaria si occupa di vendita al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. Capitale sociale 10.000 euro. Nel consiglio di amministrazione Mario Federico Giuseppe Bontempi e Diego Feola.

Finalmente pubblicati il verbale e la determina con cui si conclude la quarta asta per la vendita della ex casa Carassale, immobile in degrado, in pessimo stato di conservazione ma di superficie lorda di circa 150 mq, con annessa area verde in stato di abbandono. Dagli originari 600 mila euro, previsti come base alla prima asta andata deserta, l’immobile è stato aggiudicato per € 371.510,00 alla società Sampa Pulin OÜ con sede a Tallinn, Estonia, capitale sociale di 10 mila euro. La società si occupa di vendita al dettaglio di abbigliamento in negozi specializzati. Così risulterebbe non essere una società immobiliare, come era stato scritto da alcuni. Membri del consiglio di amministrazione: Philip Piskator, Diego Feola e Mario Federico Giuseppe Bontempi. Quest’ultimo è membro del consiglio di amministrazione in diverse società estoni.

In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)
In basso a sx in giallo la ex Casa Carassale, isola Palmaria, Portovenere (SP)

Nel frattempo, il sindaco Matteo Cozzani sembrerebbe aver cambiato idea in merito alla destinazione dei proventi della vendita, non più il prolungamento della passeggiata dell’Olivo, ma i pontili per i residenti in Palmaria e la “casetta rifugio” al Terrizzo. Per i famosi e mai eseguiti oneri di urbanizzazione de “Le Terrazze”, tra cui la passeggiata dell’Olivo, dopo numerosi slittamenti, pare si dovrà attendere il terzo trimestre del 2018 per l’inizio dei lavori e il secondo trimestre del 2020 per la conclusione dei due lotti. Il costo previsto, a carico dei contribuenti, fluttua tra i 600mila ed 800mila euro (ma anche più). Ancora irrisolta, inoltre, la questione in merito alla cinquantina di posti auto pubblici interni alla stessa area de “Le Terrazze”, ancora invisibili perché privi di indicazioni.

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Un piccolo gioco “trova le differenze” fra un pontile e una piattaforma. Secondo voi quali sono le differenze? La Soprintendenza spiega che un pontile galleggiante ha impatto paesaggistico perché permanentemente collegato a terra, mentre una piattaforma no, o molto meno, in quanto non permanentemente collegata a terra. Per la prima è necessaria una relazione paesaggistica completa, mentre per la seconda è sufficiente una paesaggistica semplificata (se non nulla). Ora vi farò vedere le differenze, in pratica un gioco da settimana enigmistica. Vi darò pure la soluzione.

Sulla scia dell’articolo di ieri vi mostro i progetti presentati in Comune, entrambi approvati dalla Commissione Paesaggistica Comunale, soltanto che il primo del 2015 si chiamava “pontile” e non ha beneficiato delle ultime variazioni di legge che permettono paesaggistiche più facili, ovvero semplificate o senza (a seconda dei casi), mentre il secondo progetto del 2017, che si chiama “piattaforma”, è tutta un’altra storia. Il primo non ha mai avuto l’approvazione da parte della Soprintendenza, mentre il secondo si.

Ebbene, trovate le differenze. Per aiutarvi ho messo vicini i dettagli dei due progetti.

Qui sotto uno stralcio più ampio dei progetti con i timbri e date, giusto per mostrarvi che non c’è trucco, non c’è inganno.

Stralcio planimetrico pontile 2015
Stralcio planimetrico piattaforma 2017

Entrambi i progetti hanno gli stessi tiranti a terra, addirittura il primo disponeva di una passerella amovibile (grazie alla struttura a terra abusiva, poi rimossa dopo accertamento della Guardia Costiera), mentre il secondo, non disponendo di un sistema di tiranti per alzare la passerella, dispone si di una passerella ma non amovibile. Quindi è sparito pure il nome “passerella”. Vi pare chiaro no? Il primo è evidentemente un pontile (direi), mentre il secondo è solo una piattaforma (mah), con i medesimi tiranti a terra del primo e, addirittura, con una passerella NON amovibile (v. foto sotto).

Passerella non amovibile del 2017

E non si può certo dire che, con le ultime facilitazioni di legge, si siano applicate solamente norme più facili, perché qui c’è di più: un pontile che cambia nome in “piattaforma”. Da ridere, da piangere? Beh, certo non mi sembra una bella figura per il nostro Comune e per la nostra Soprintendenza.

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Per autorizzare facilmente il posizionamento di un pontile galleggiante stagionale, con un nuovo progetto si cambia la definizione da “pontile” a “piattaforma”, ma di fatto non cambia nulla, sempre permanentemente collegato a terra resta. L’immersione dei corpi morti per l’ancoraggio non viene comunicata, in violazione del decreto regionale del 2015. Inoltre, una tensostruttura sistemata stagionalmente da anni, non risulta autorizzata, ma da mesi il Comune non fa sapere nulla sull’accertamento.

Torniamo al tema “Le Terrazze” di Portovenere, complesso turistico composto da residence, ristorante, bar (2), parcheggio misto pubblico/privato (senza distinzioni) e stabilimento balneare.

Il primo agosto trasmetto al Comune e ad altri enti pubblici, una richiesta di accesso agli atti per sapere come si possa mettere un pontile galleggiante stagionale (vista anche all’albo pretorio una richiesta in tal senso). Il mio dubbio di base è come si possa risolvere una questione del genere con concessioni demaniali stagionali, dato che con la direttiva Bolkestein pendente, l’Italia non può rilasciare nuove concessioni demaniali marittime per servizi balneari e affini. Ebbene si. Se le cose sono stagionali, a quanto pare si fa. Ma si può? Normalmente un pontile, anche galleggiante, dovrebbe rientrare nel Piano di Utilizzo del Demanio, ma questo no. Da anni c’è, per un paio di anni è sparito, messo in crisi dai miei accessi e segnalazioni, ma ora è tornato alla grande. Però, entro il 30 ottobre dovrebbe essere rimosso, per poi riapparire il prossimo anno. Vedremo.

Oltre a ciò, chiedo lumi su un altro manufatto che appare stagionalmente, puntuale da anni: una tensostruttura, non proprio piccolina, in area privata ma sempre in area vincolata paesaggisticamente, tra l’altro nella fascia dei 50 metri dal mare. La vedete nella foto, a sinistra, con quattro cupole tipo pagoda.

Ebbene, a seguito dei soliti miei milioni  (o miliardi) di accessi agli atti (secondo alcuni) scopro una serie di cose, cose che non tornano. Queste cose non tornano ancora oggi, a più di due mesi dalla mia istanza di agosto ma, vuoi mai che ci sia un nuovo corso? E allora, oggi, scrivo una nota a Comune, Regione, Soprintendenza, ARPAL, Capitaneria nella quale espongo una serie di mie considerazioni e rilievi.

Per quanto riguarda il pontile/piattaforma galleggiante vedo che (mi rivolgo in primis al Comune di Portovenere):

  • rispetto a quanto prospettato nella Vs. nota n.3360 del 07.03.17, nella quale si riteneva possibile il posizionamento di tale struttura come ricadente sotto il profilo di “edilizia libera” (messa in opera inferiore a 120 gg.), esonerato anche dall’autorizzazione paesaggistica, si è ritenuto, invece, di procedere tramite rilascio di autorizzazione paesaggistica semplificata, ma sempre con obbligo di messa in pristino entro il 30 ottobre 2017;

  • non è stata effettuata alcuna operazione di supervisione immersione corpi morti per l’ancoraggio di tale struttura, in violazione delle disposizioni del decreto regionale n.1340 del 26.05.15 del Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria. Tale decreto stabiliva che fosse data preventiva comunicazione dell’inizio delle attività di immersione in mare alla Regione Liguria, al Comune di Portovenere, alla Capitaneria di Porto della Spezia ed al dipartimento provinciale dell’ARPAL. Tramite scambio epistolare con buona parte di tali enti, ho potuto appurare che nessuna comunicazione in tal senso è stata mai inviata. E’ poi da notare che tale decreto regionale risale al 2015, ovvero è relativo ad un precedente progetto di pontile galleggiante (mai autorizzato al posizionamento), e non “piattaforma”, come l’ultimo progetto autorizzato. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, necessitare di una nuova istanza e nuova autorizzazione per l’immersione dei corpi morti. Si ha, quindi, una evidente difformità formale, tra il progetto presentato nel 2017 al Comune di Portovenere (ma non al Settore Ecosistema costiero e ciclo delle acque della Regione Liguria) ed il progetto presentato nel 2015, quello si autorizzato al posizionamento dei corpi morti da parte della Regione. Rimane, comunque, formalmente non nota la data di immersione dei manufatti di ancoraggio, in quanto mai comunicata, come del resto mai supervisionata o accertata l’operazione di posizionamento dalle competenti autorità. Per ARPAL non è quindi noto nemmeno il materiale utilizzato;

  • il progetto del pontile è stato di fatto cambiato nel nome, da “pontile” a “piattaforma”, ma continua ad avere tiranti e passerella che lo collegano direttamente a terra (come anche da progetto), senza perciò avere concretamente lo status di piattaforma, ovvero di manufatto non permanentemente collegato a terra. Come avrebbe dovuto essere, anche a quanto riferitomi dal responsabile di zona della Soprintendenza, arch. Leoni. Questione che, poi, non appare sia stata notata anche dalla stessa Soprintendenza nell’ultimo progetto presentato.

Per quanto concerne la tensostruttura:

  • non ho potuto ottenere copia di alcun documento autorizzativo in quanto, già nella Vs. nota n.11374 del 08.08.17 (intendo il Comune), di riscontro alla mia richiesta di accesso, si riportava che: “… verranno tempestivamente condotti gli accertamenti di competenza, interessando gli uffici competenti.“. Ne deduco, perciò, che tale struttura rimossa alcuni giorni fa, ma da anni posizionata ad ogni stagione balneare, non sia mai stata autorizzata. Noto, però, che nei Vs. rapporti mensili sugli illeciti edilizi degli ultimi due mesi non risulta nessun accertamento relativo. Vi chiedo, perciò, chiarimenti in merito.

Invitando ad accertamenti di competenza, per tutti gli enti a cui ho indirizzato la mia nota, termino con un appunto alla Soprintendenza regionale, della quale devo rilevare l’assenza di risposte formali ad ogni mia istanza di accesso formale agli atti in difformità alla normativa, anche se (sino ad oggi) sempre concesso, tranne per quest’ultimo (istanza del 01.08.17), per il quale ho ricevuto solo conferma informale telefonica poi, però, finita nel nulla. Ritengo, perciò, che la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio debba, urgentemente ed obbligatoriamente, porre in essere quanto necessario affinché le normative all’accesso agli atti amministrativi (sia base – legge 241/90, sia ambientale – D.Lgs. 195/05, sia civico – D.Lgs. 33/13) vengano concretamente rispettate, anche formalmente.

Questo giusto per capire se effettivamente il Comune e gli altri enti preposti agiscano con la dovuta efficienza e neutralità nei confronti di tutti, oppure no. Fatemi capire per credere, perché a priori sto facendo fatica a crederlo. E mi sono limitato ad aspetti secondari, per ora. Credo di avere come cittadino, come ognuno di noi, diritto ad avere informazioni e azioni  dagli enti pubblici, coerenti e logiche, oltre che nel rispetto della legalità e, si spera, della giustizia. Il resto, più importante, lo vedremo nelle prossime puntate ma, fino a che potete, godetevi il pontile… ops… la piattaforma galleggiante, fino al 30 ottobre.