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Elezioni a Portovenere (SP): Matteo Cozzani

Portovenere si appresta a votare il prossimo sindaco e, indubbiamente, il più bravo a raccontare è Matteo Cozzani, con una “macchina da guerra” di una certa potenza alle sue spalle. Ma cosa e come racconta, e cosa non racconta?
Sicuramente ci sono alcuni punti a suo favore, ma molti altri andrebbero evidenziati e descritti meglio, se non altro per rispetto delle persone che si recheranno alle urne.

Sapete già come la penso, a mio parere una persona che gestisce la cosa pubblica deve, prima di ogni cosa, mostrare integrità morale e non sfruttare la propria posizione per interessi personali, dei propri parenti e dei propri amici. Questo perché fare il sindaco, un amministratore pubblico, significa svolgere il proprio compito con spirito di servizio e nell’esclusivo interesse della comunità tutta, non una sua parte.
Matteo Cozzani ha mostrato di non essere adatto a fare il sindaco, anche solo per una questione, a prescindere da aspetti giudiziari: il caso Autorità Portuale – segretario generale Santini e soldi alle imprese della famiglia Cozzani, per attività richiesta dal e nel Comune di Portovenere. Questo è un dato di fatto, acclarato e non smentito, che ha occupato l’informazione locale per un certo periodo di tempo e che ora pare essere stato messo nel dimenticatoio.

No, è sbagliato dimenticare, come è sbagliato sottovalutare un caso di rilevanza etica come questo. Solo per questo, sarebbe stato giusto e doveroso che il sindaco si fosse dimesso. Perché con quei fatti ha dato dimostrazione di non avere ben presenti gli scopi e i limiti del proprio ruolo pubblico, aggravati poi da un precedente che non è proprio una ragazzata: un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Serve altro? Per me sarebbe più che sufficiente per dire: non sei candidabile, torna a casa. Questo dal punto di vista puramente etico, non giuridico, del resto, in diversi paesi democratici i politici sono tornati a casa per molto meno. Ma capisco, l’Italia ha metri del tutto particolari, dato che un pregiudicato può andare tranquillamente a colloquio con il presidente delle Repubblica, per le consultazioni post elezioni.
Sarò fuori moda, ma credo che farebbe bene al paese cambiare passo su questo.

Detto questo, trovo aspetti negativi, molto somiglianti e sconcertanti del Cozzani, che mi ricordano molto le campagne elettorali di Berlusconi. Ad esempio il libretto dei sogni esauditi, pieno di belle figurine e poca ciccia su ciò che ha messo in vendita, ad esempio e altro. Ma soprattutto sul “volàno” (la sua parola mantra preferita) economico, che intende mettere in piedi per far girare gli affari alla Palmaria. Si, non si trova altro modo, lo ha detto più volte. E su questo ha ragione: l’accordo sui beni demaniali con la Marina Militare non è economicamente sostenibile, se si vogliono rimettere in sesto TUTTI gli immobili dismessi. Quindi servono soldi freschi e per averli servono i privati: magari vendendone una buona parte. E allora dico: se dobbiamo correre il rischio che la Palmaria si trasformi da parco naturale a luna park, si lascino andare in malora una parte di quegli immobili, la parte meno significativa e/o più danneggiata, ma si mantengano giusto gli immobili essenziali, il minimo, per l’accoglienza sul modello parchi naturali da tutelare, magari come riserva anche integrale in alcune sue aree più rilevanti. Si giochi, inoltre, un ruolo di recupero sugli immobili di rilevanza storica. Se poi il piano dovesse essere non sostenibile, senza svendere l’anima della Palmaria, allora si mandi all’aria il piano o si ritratti un piano ragionevole. Ma questo gioco del “volàno” non mi piace, non mi piace per nulla, perché mette avanti la natura economica e non la tutela, come del resto si fa ogni anno con il gioco dei Guinness dei primati. I numeri dei turisti che devono crescere sempre, a dismisura, anche a costo di un turismo insostenibile e dannoso per le stesse risorse che sono il richiamo nei nostri luoghi. L’esempio Cinque Terre mi pare chiaro.

Poi mi chiedo cosa abbia fatto il sindaco, per ciò che conosco meglio nel dettaglio, per la tutela delle aree demaniali, soprattutto all’Olivo e per quei famosi 50 posti auto pubblici che aspettano di essere indicati ed utilizzati come tali, anche se all’interno di una struttura privata, ma oneri di urbanizzazione mai resi disponibili dal 2004, anno della convenzione pubblica stipulata, che adesso sarebbe stata stracciata perché scaduta (?!), assieme al P.U.O. non concluso. Ho qualche dubbio pure su questo, vedremo. Ad ogni modo, la novità, collegata al progetto di “riqualificazione” dell’Olivo, è arrivata solo a partire da luglio 2017. Praticamente cinque anni, da quando un progetto era già pronto e definito già nel 2013. Carte uscite pochi mesi fa, per chi vi scrive e che è stato processato e assolto anche per questo. Ma si è preferito ritrattare tutto, per poi lasciare la gestione dei 50 posti auto pubblici sempre ai titolari de Le Terrazze, per altri 15 anni, come se non li avessero già sfruttati, in buona parte dal 2008, con tariffe di 1,50 e poi 2 euro l’ora.

Mentre, in merito alle aree demaniali frontali ai due stabilimenti balneari all’Olivo, ci sono altri forti dubbi che sintetizzo:

  • per lo stabilimento Sporting Beach è stata messa in piedi una sanatoria conclusa nel 2017 che ha l’aria di non stare in piedi. Come si faccia a sanare una massicciata completamente abusiva sul demanio marittimo è un mistero, anzi, no. Ogni giorno che passa aiuta ad arrivare al nocciolo della questione e confido che ci si arriverà. Nel frattempo, sappiamo che l’ordinanza demolitoria iniziale era deficitaria, non indicava chiaramente gli abusi principali, cosa che ha permesso il rilascio di una conformità paesaggistica dalla Regione Liguria che, in caso contrario, non avrebbe potuto essere rilasciata. Ma poi, la cosa più bella, è che nella fase finale della sanatoria, nel calcolo della sanzione e di seguito, avvenuta presso il Comune, sono apparsi gli abusi non trattati dall’ordinanza demolitoria iniziale e quindi dalla conformità paesaggistica. Vedere le carte per credere. Ci sarà occasione di scriverne nel dettaglio, sugli sviluppi futuri;
  • per lo stabilimento Le Terrazze (dopo abusi e sanatorie un po’ miopi), invece, sono in attesa di carte che Agenzia del Demanio e Comune non mi vogliono dare, su accertamenti che riguardano i confini demaniali di quella struttura e che paiono MOLTO, MA MOLTO, difformi rispetto al catasto, guardate qui sotto, ma che nessuno ha notato dal 2006 circa. Gli accertamenti sono terminati da poche settimane e il Comune non ha pubblicato ancora nulla nel rapporto mensile degli illeciti edilizi. Avrei voluto dirvi di più prima delle elezioni, ma non tarderò ulteriormente. Che ne dice il sindaco di fare trasparenza ANCHE su questo?

Trasparenza, ecco, il primo punto del programma Cozzani di adesso e di allora, su cui il Comune tutto pare non aver imparato nulla o molto poco.


Aggiornamento 08.06.18 h18:06

Queste le immagini più aggiornate dal nuovo Portale del Mare SID del Ministero Infrastrutture e Trasporti, che si comprendono ancora meglio.

Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Il giocoliere al semaforo – Portovenere (SP)

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, sfrutta le ultime settimane di mandato per trasformare questioni serie in boutade da propaganda elettorale. Non si decidono le sorti di un paese a tempo scaduto.

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Non passa ormai settimana o giorno, che il sindaco Matteo Cozzani non tiri fuori dal cappello qualche oggetto curioso per attirare i passanti, suoi cittadini od operatori dell’informazione. Mi ricorda quei giocolieri di strada che, all’incrocio, calcolano bene i tempi in sincrono col semaforo, prima che torni verde. Con la differenza che, il saltimbanco di strada ha giusto qualche decina di secondi per fare i suoi giochi, mentre il sindaco ha avuto cinque anni e, solo a tempo quasi scaduto, comincia a fare i primi tentativi di abilità.

Sindaco, se voleva fare le cose seriamente doveva pensarci prima, per tempo. Quando i mesi non le mancavano. Un percorso di ascolto, ora del piano urbanistico comunale, pochi mesi fa per la “valorizzazione” dell’isola Palmaria (oltre ai vari sondaggi online farlocchi e non per tutti), non significa nulla se non è collegato ad un percorso partecipato, pensato, pianificato, con i propri tempi e passi calibrati. Soprattutto con un garante terzo, o garanti indipendenti, veri. Di questi non c’è ombra, nemmeno all’orizzonte. Chissà, magari lo/li tirerà fuori come coniglietti bianchi nei prossimi giorni.

Ma, anche a prescindere dai garanti, che non è una opzione, è il tempo che manca, e aggiungerei la serietà. Perché è un dato di fatto: il percorso di ascolto per la Palmaria appare accantonato e langue, mentre il P.U.C. poteva, forse, vedere una partecipazione attivata per tempo. Sul P.U.C. abbiamo una sua prima delibera del 20.12.14, proprio in tempo per il Natale, la n.231, intitolata: “Verifica di adeguatezza del P.U.C. vigente (art.46 L.U.R.) – indirizzi“. Poi passa il tempo. Abbiamo altri provvedimenti dal 2016, come la determina n.303, “Approvazione avviso pubblico esplorativo per individuazione professionisti esperti per affidamento incarichi di pianificazione“. E fra esperti, gare, proroghe, arriviamo al 2017, dove si procede agli affidamenti per gli incarichi relativi al P.U.C.. Con determina n.201 del 06.05.17, si affida definitivamente il servizio attinente l’architettura e l’ingegneria relativo al P.U.C., al costituendo [n.d.r.: !!!] RTP MATE Soc. Cooperativa – D.R.E.Am. ITALIA SOC. COOP., con sede in via San Felice, 21 a Bologna, “per l’importo di € 48.434,40, contributi previdenziali ed IVA esclusa, per un corrispettivo totale di € 61.453,57 (Euro sessantunomilaquattrocentocinquantatre/57) a fronte dell’applicazione del ribasso offerto del 23,12%, alle condizioni di cui all’offerta tecnica presentata“.

E solo ora si pensa al percorso di ascolto? Che chissà se mai confluirà in un percorso realmente partecipato, poi? Ma credo che quest’ultima domanda sia il caso di non porla, o porsela nemmeno. A tempo scaduto, legittimare questi incontri, queste scelte demagogiche, sarebbe solo un modo per dare fiato alla propaganda elettorale. Capisco che possano anche venire lette come ricattatorie: se non vado, non faccio sentire la mia voce, le mie idee. Ma a che pro, se tanto non ci sono né i tempi, né le garanzie?

Uno strumento serio di partecipazione non può venire svilito sotto gli ultimi granelli della clessidra. Credo sarebbe dignitoso, per ogni persona coerente con gli ideali democratici e sensibile alla tutela dei nostri territori, non prestarsi a questo gioco, veramente squallido. Si lascino specchietti e perline ai “conquistadores”, si pensi alla tutela del territorio, senza farsi coinvolgere per così poco (nulla), col rischio di legittimare l’ennesima svendita del nostro oro, i nostri territori.

Si dia pace il sindaco. E’ probabile che venga rieletto. Non ha bisogno di coprirsi di ridicolo o di camminare sulle mani.

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Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte II

Per le iniziative territoriali 2016-17 promosse dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., percepiscono i maggiori introiti il Grand Hotel di Portovenere, il Bar Gelateria al Gabbiano, l’affitta camere “La Darsena” di Giovanni Dotti e “Garbo Wine and Food” di Andrea Cavallo. La società sportiva Forza e Coraggio di Le Grazie, riceve un sostanzioso sostegno diretto e indiretto, per le proprie attività sociali.

In questa seconda parte mi soffermerò esclusivamente sulla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., che ha limitato al minimo le evidenze documentali relative al mio accesso agli atti. La mia ricerca si è limitata alle attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Ho quindi ristretto l’analisi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa e non all’intero bilancio.

Come scritto nel precedente articolo, la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., capitale sociale 100.000 euro, è al 51,12% partecipata comunale e per il resto ad azionariato diffuso. Gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Nella lettera inviata dal C.d.A. mi specificano che la società non è controllata dal Comune di Portovenere. Interessante, avrebbe una guida del tutto autonoma dall’amministrazione comunale. Le entrate sarebbero dovute esclusivamente alle attività svolte: porto di Portovenere, stabilimento Arenella, porto delle Grazie, pontile Lulworth, gru di Portovenere, gru delle Grazie e gru di Fezzano. Opera in un mercato concorrenziale.

Nell’ambito della promozione territoriale, mi specificano che l’evento “Azimut Rendez-V Marine” del 7, 8 e 9 luglio 2017, che ha visto impedito l’accesso pubblico alla banchina del porticciolo di Portovenere, è stato organizzato dalla sola V Marine s.r.l., la quale ha noleggiato n.32 ormeggi. Si mantengono riservati in merito all’entità delle due fatture emesse per tale occasione ma, a quanto traggo da giornali e social, l’ammontare percepito sarebbe stato di 15.000 euro, oltre a presunte ricadute presso gli esercenti locali. Il Comune, in tutto ciò, non avrebbe avuto alcuna gestione diretta o indiretta. La società, in quanto concessionaria, mi scrivono, può disporre la chiusura degli accessi al porticciolo (ad esempio per la piscina naturale, o altri eventi come regate), senza per ciò andare in contrasto con le prescrizioni demaniali a proprio carico.

Quindi, per gli anni 2016-17, la maggiore voce di spesa per la promozione del territorio è dovuta all’organizzazione delle regate Melges. In tale ambito, le spese riguardano pagamenti agli operatori economici del territorio di Portovenere, per pernottamenti, pranzi e cene. Oltre a ciò, la società contribuisce ad offerte benefiche nei confronti della Pro Loco di Portovenere e Le Grazie, oltre alla Pubblica Assistenza Croce Bianca di Portovenere, che è anche socia nel capitale. Ha finanziato anche la società sportiva Forza e Coraggio ASD, contribuisce alle spese per l’organizzazione di manifestazioni di interesse sociale sul territorio, come GiocoleRia e il Cantiere della Memoria per promuovere l’arte dei maestri d’ascia.

Ma veniamo ai numeri relativi alle spese complessive degli anni 2016-17 in ambito promozionale del territorio: al primo posto il Grand Hotel di Portovenere, che per le regate Melges 2016 percepisce 6.681,82 euro; al secondo il Bar Gelateria al Gabbiano, che fra regate Melges 2016-17 e “pasti per commissioni selezione personale (ormeggiatori/bagnini e spiaggisti)” 2016-17 riceve 5.727,28 euro spalmati su 5 fatture, di cui 2 riguardano complessivamente circa 160 euro per le commissioni del personale, tutto il resto le regate Melges. Al terzo posto, l’affitta camere La Darsena, che per le Melges 2016 e 2017 incassa complessivamente 5.000 euro tonde. La Darsena è proprietà di Giovanni Dotti, soprannominato “il sindaco della calata“, grande sostenitore e stretto amico del sindaco Matteo Cozzani, organizzatore di eventi locali, come “Minaccia Bel Tempo“, cassiere (o ex-cassiere) della locale borgata marinara per il Palio del Golfo. Dotti è anche il creatore del ben conosciuto gruppo Facebook “Il Comune Siamo Noi“, ben frequentato da cittadini e amministratori comunali, di cui ho scritto in più occasioni, anche per gli insulti transitati sul social.

Di seguito troviamo Garbo – wine and food“, che per forniture presso la società sportiva Forza e Coraggio, ha percepito un totale di 4.266,68 euro in due fatture tra 2016 e 2017. Su internet troviamo “Garbo Italy“, nome non registrato della ditta individuale di Andrea Cavallo con sede ad Arcola (SP), che si occupa di vendita per catalogo di prodotti enogastronomici. E’ anche sponsor della società sportiva Forza e Coraggio. La stessa società sportiva ha ricevuto contributi diretti dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l. per totali 2.650,84 euro negli anni 2016-17. E sempre finalizzato all’attività della Forza e Coraggio, troviamo che la Special Cart ha ricevuto 1.785,40 euro in tre fatture tra 2016 e 2017. Special Cart è impresa individuale di Roberto Speciale che si occupa di commercio all’ingrosso di carta, cartone e articoli di cartoleria.

Per le locandine dell’iniziativa “Cantiere della Memoria”, la Publisystem di via Fontevivo a La Spezia,  ha emesso 10 fatture tra il 2016 e 2017, per un ammontare di 1.523,00 euro. Di seguito la Med s.r.l. per la gestione del sito web ha fatturato per 1.421,48 euro, La Bottega di Rena 875,00 euro (Melges 2016, premi coppa Dallorso 2016, targhe Cantiere della Memoria), Mainoldi per la Melges 2016 ha ricevuto 1.000 euro, stessa cifra per la Pro Loco Le Grazie per il 2016. Cifre sotto i mille euro per gli altri tra cui: Le Terrazze di Portovenere 763,64 euro (Melges 2017), Torre di Porto Venere s.r.l. 736,36 euro (Melges 2017), Pro Loco di Portovenere 560,00 euro (Madonna Bianca 2017, banner sul sito 2016-17), La Pitoneta 554,55 euro (Melges 2017). Eppoi, via via, sotto i 400 euro fino a poche decine di euro altri operatori ed esercenti, poco più di una decina. Infine, la Pubblica Assistenza di Portovenere (riceve una donazione di 150 euro del 2016), ma è anche titolare di una quota (470 euro) della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l..

 

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte I

G. e B. Light Music S.r.l. e Ant S.r.l.s. di Gionata Casone e Filippo Beggi del centro-destra le società che incassano di più per gli eventi estivi 2016-17, da parte della partecipata al 100% comunale Porto Venere Sviluppo s.r.l.. Prima parte di un’analisi sui conti delle partecipate comunali.

Un po’ di sana trasparenza nei conti delle due partecipate principali del Comune di Portovenere non può che fare bene, ma non per polemizzare, perché la trasparenza migliora anche la concorrenza per chi svolge servizi, oltre a calmierarne i costi. Se un ente pubblico, direttamente, o in maniera indiretta e poco trasparente tramite partecipate, affida appalti e servizi sempre ai soliti, appare chiaro che non c’è garanzia né sulla qualità, né sulla congruità dei costi. Fare luce su questo, senza intento polemico, fa bene a tutti, perché da questo se ne ricaverà solo migliorie a vantaggio dei contribuenti, di tutti i cittadini.

Ecco perché ho ritenuto fosse necessario scardinare, almeno un po’, quella riservatezza che impropriamente avvolge le partecipate del Comune di Portovenere. In particolare la Porto Venere Sviluppo s.r.l. al 100% comunale e la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., al 51,12% comunale e per il resto ad azionariato diffuso. In quest’ultima, gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Fra loro (sembra un elenco telefonico), molti con lo stesso cognome, alcune ditte, alcuni esercenti locali, una associazione. Alcuni tra i soci e le attività commerciali o professionali poi, hanno effettuato  servizi per conto della stessa Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l.. Per ciò beneficiano, ovviamente, dei dovuti importi fatturati.

Senza dilungarmi troppo per non annoiare, cercherò di dividere la mia analisi su più articoli. I dati che rivelerò in questi articoli, sono stati estratti ed elaborati da quelli che ho ricevuto da poco dalle citate partecipate, a seguito di una richiesta di accesso agli atti ben mirata. Le società coinvolte sono state collaborative, anche se, per la Porto Venere Sviluppo s.r.l., ho dovuto mostrare un po’ di più le mie ferme intenzioni, ma poi è stata decisamente più generosa della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., la quale si è limitata moltissimo sulle evidenze documentali, il minimo sindacale direi. Dopo tutto, però, sono riuscito nel mio intento, anche se ho limitato di molto l’ambito della mia ricerca. Solo in un caso ho trovato una società controinteressata che si è mostrata totalmente contraria al mio accesso, la Ant s.r.l.s.. A firma di Filippo Beggi scrive che: “… dichiara di esercitare il proprio diritto all’opposizione poiché i documenti di cui alla richiesta di accesso contengono informazioni inerenti i rapporti commerciali tra la scrivente e la Vs. società la cui divulgazione potrebbe nuocere agli interessi economici della scrivente“. Ma tale opposizione si è dimostrata inutile, dato che parliamo di partecipate in toto o a maggioranza comunale.

Più nello specifico, per la Porto Venere Sviluppo, la mia ricerca ha riguardato gli eventi estivi comunali dati in gestione per le stagioni 2016 e 2017. Mentre, per la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici, ha riguardato le attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Non ho quindi richiesto e ricevuto i dati relativi a tutte le fatture attive e passive di tali società per gli anni 2016-17, ma solo quelli relativi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa.

Dopo questo lungo e necessario preambolo, vengo al primo sguardo sui dati che ho elaborato.  Per gli eventi estivi 2016-17, la Porto Venere Sviluppo s.r.l. preferisce avvalersi della G. e B. Light Music S.r.l., con sede in via della Costa 17, la Spezia, come servizio palchi, audio e luci, la quale ha fatturato un totale eventi 2016-17 di € 76.189, divisi in tre fatture 2016 per € 29.829 e due fatture 2017 per € 46.360. Ottima crescita.

Al secondo posto troviamo la Ant S.r.l.s. di Gionata Casone e Filippo Beggi con un totale fatturato 2016-17 per € 60.784,18. Su questo la Porto Venere Sviluppo non specifica nel dettaglio in cosa consistano i servizi di tale ditta, che ha avuto lo stesso indirizzo di società della famiglia del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani. Del resto, come già rilevato da Sondra Coggio nei propri articoli per Il Secolo XIX nell’anno 2016, Gionata Casone e Filippo Beggi fanno parte dello stesso schieramento di centro-destra del sindaco, ed hanno svolto funzioni politiche in provincia. Dal loro sito internet appuriamo che si occupano di servizi pubblicitari di stampa, realizzazione di siti internet e promozione ed organizzazione di eventi. Possiamo ben capire che siano estremamente gelosi delle loro informazioni, in merito ai rapporti commerciali con la partecipata al 100% comunale Porto Venere Sviluppo, alla quale hanno presentato n.6 fatture nel 2016 per un totale di € 48.098,38 e solo due fatture con un totale di € 12.685,80 per il 2017. Una bella frenata.

Per ora freno pure io, in modo da non rendere faticosa la lettura.

 

 

Perché non ritirerò il “buono carburante”

Ricevo da Gabriella Reboa, membro dell’Associazione Posidonia, comunicato in merito alla prossima distribuzione del buono carburante per la presenza del rigassificatore GNL Italia di Panigaglia (SP), che firma solo a nome personale.

Siamo ormai alla fase attuativa della Delibera di Giunta Regionale che prevede l’elargizione di buoni carburante agli abitanti che sopportano nel proprio territorio l’impianto di rigassificazione di Panigaglia.
Abito al Fezzano, Comune di Porto Venere, ho patente di guida e macchina e quindi rientro nella platea di cittadini che potranno beneficiare di questa elargizione ma non è mia intenzione usufruirne. Spiego brevemente il perché di questa mia decisione.
Il rigassificatore di Panigaglia è un impianto ad altissimo rischio di incidente rilevante, sottoposto a particolari leggi e normative, anche europee, oltre che agli strumenti urbanistici vigenti. Senza andare molto indietro nel tempo, l’impianto presenta molte carenze rispetto all’ultimo Dlgs 105/2015 sull’ “attuazione della direttiva europea relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”. Per esempio ha un Rapporto di Sicurezza non aggiornato da almeno 5 anni così come risale al 2008 il Piano di Emergenza Esterna che dovrebbe invece essere aggiornato ogni tre anni dopo consultazione della popolazione. Quest’ultimo aspetto in particolare è stato costantemente disatteso da gestori e amministratori: la popolazione non è mai stata coinvolta, non è mai stata informata sui comportamenti da tenere in caso di incidente, a meno che non si voglia considerare informazione l’esercitazione farsa del 2010.
Impossibile poi, data l’ubicazione dell’impianto, rispettare le prescrizioni del Dlgs già citato laddove amplia la zona di attenzione intorno ad un impianto ad alto rischio portandola a “almeno 2 Km” dal confine dello stabilimento.
Ora è in cantiere una trasformazione dell’impianto in un modo che lo renderebbe ancora più pericoloso: uno small scale, cioè non solo impianto che rigassifica il GNL liquido e lo immette in rete ma anche distributore di GNL liquido con trasporto dello stesso via mare e via terra (cioè all’interno del nostro Golfo e lungo la SP 530 !!!!) a un impianto di stoccaggio e distribuzione sempre interno al Golfo.
A mio parere la Delibera della Giunta Regionale mira proprio ad aggirare queste difficoltà acquistando, nel senso letterale del termine, il parere favorevole della popolazione.
Trovo politicamente ripugnante che si possa anche solo immaginare di mercificare e monetizzare la salute, la sicurezza e la stessa vita dei cittadini e del territorio.
La prima e fondamentale ragione del mio rifiuto è quindi la coerenza con quanto ho sostenuto e combattuto almeno da trenta anni a questa parte.
Tenendo come punto fermo queste considerazioni, se ne possono fare altre anche sulla modalità di elargizione di questo bonus. Perché solo ai patentati con auto? L’anziano che vive solo e non ha macchina non è ugualmente esposto al rischio? Questa scelta lede il principio di uguaglianza tra i cittadini e vi si possono ravvisare problemi di incostituzionalità.
Mi chiedo anche se non sarebbe stato meglio che gli Enti locali interessati avessero utilizzato questi fondi per finanziare attività di prevenzione del rischio, a partire dall’aggiornamento dei documenti fondamentali previsti dalla legge e dal coinvolgimento, vero e effettivo, della popolazione in esercitazioni di simulazione di incidente.
In questo caso però l’impatto sui cittadini sarebbe stato meno rilevante, in prossimità delle elezioni meglio elargire denaro sonante, che siano 80 o 400 euro.

Nonostante l’evidenza continuo ostinatamente a sperare che in questo Golfo si attui un cambiamento di rotta, che la politica torni a occuparsi dei cittadini e del bene comune più prezioso che è la loro salute e il territorio in cui vivono. Questo si può fare anche aprendo con ENI una trattativa per la riconversione dell’area, tutelando i posti di lavoro e avviando una disamina sul futuro del Golfo anche nell’ottica di un progressivo abbandono delle fonti fossili.

Per concludere, chiedo che la quota di cui io non usufruirò venga vincolata alla realizzazione di quanto scritto sopra.

Gabriella Reboa

27 novembre 2017


Posso sicuramente affermare di concordare pienamente con ogni parola di Gabriella, in primis sul fatto che la sicurezza e la salute non si possono barattare, con soldi o altro. Anche questo dovrebbe essere palesemente incostituzionale, come vendere un rene o un occhio, oltre a distribuire l’obolo solo a certe categorie. Gli anziani e i bambini, o coloro che non hanno patente non ne hanno diritto, eppoi solo uno per famiglia. Quindi, almeno due potrebbero essere gli aspetti di incostituzionalità. E’ chiaro poi, che lo scopo è meramente propagandistico, date le ormai prossime elezioni amministrative locali e politiche nazionali. La posizione di Gabriella in merito al rigassificatore GNL Italia di Panigaglia è indubbiamente la più corretta in assoluto, ma voglio anche cercare di mettermi dalla parte di quella larga parte di cittadini, i quali non possono permettersi di rifiutare un bel gruzzolo, visto come ossigeno per le loro magre entrate. Escludendo, ovviamente, quei tanti falsi residenti (molti liberi professionisti, o comunque benestanti) nell’elenco dei beneficiari, che vedranno sommarsi, alla loro evasione fiscale annuale, ulteriori benefit come il posto barca da residente e la tariffa più conveniente per alcune utenze.

Ebbene, io risulto tra i beneficiari come effettivo residente, ma l’obolo lo prenderò come molto parziale rimborso all’attività civica che ho esercitato sino ad oggi, che mi è anche costata un processo a mio carico da cui sono risultato pienamente assolto già in primo grado. Con questo, pare chiaro, non mi farò comprare politicamente. Lo dico subito, non voterò Cozzani o la sua parte politica alle prossime elezioni (se qualcuno non mi conoscesse). Del resto non ci vuole molto a scoprirlo, dati i precedenti sin dal 2013, prima che diventasse sindaco di Portovenere. Anzi, avrebbe fatto bene a dimettersi appena rivelato il caso Autorità Portuale e i finanziamenti, tramite il dott. Santini, alle aziende di famiglia e personale, per lavori utili al Comune che amministra. Detto questo, è chiaro che ritengo più utile che questi soldi vengano destinati alla vera messa in sicurezza dell’area, o meglio, al trasferimento del rigassificatore in altra zona ben più lontana dai centri abitati. Proprio per questo mi ritengo disponibile a restituirli nel caso in cui venga data una destinazione più opportuna a tale finanziamento, o nel caso in cui sia dichiarata l’incostituzionalità di questi versamenti. L’importante è che prenderli non voglia dire farsi comprare politicamente, magari come ai tempi di Achille Lauro, nella speranza di avere una seconda scarpa a voto ultimato. Anche perché, la propria sicurezza ha un valore infinitamente maggiore di questa offerta pecuniaria ad usum populi.

Palmaria (SP). Grondacci smonta il percorso partecipato. Il sindaco ricorre al TAR per acquisire due immobili e accelera sul trasferimento delle caprette.

Nell’ambito delle cessioni del federalismo demaniale, pur di ottenere due piccoli immobili della Palmaria, il sindaco ricorre al TAR. Critiche tecniche del giurista ambientale Marco Grondacci smontano il percorso “partecipato” per la valorizzazione dell’isola. Ma nel frattempo si pensa a far sloggiare in fretta le caprette.

Promontorio Portovenere e isole

Forse tutti i nodi stanno già venendo al pettine, perlomeno i primi. Le questioni che si incrociano paiono diverse ma, in effetti, il denominatore comune è la Palmaria, o comunque, in senso più ampio, gli immobili in vendita (svendita) nell’ambito del Comune di Portovenere. Parto dall’ultima questione di cui sono venuto a conoscenza.

Ex polveriera e T.A.R.

Il sindaco ricorre al T.A.R. perché il Segretariato Regionale della Liguria ha confermato il vincolo di interesse culturale per l’immobile denominato “fabbricati ex polveriera della batteria Cala Fornace” sull’isola Palmaria. Per tale motivo, l’Agenzia del Demanio deve rigettare la richiesta di acquisizione a titolo non oneroso, presentata dal Comune il 28.11.13, per due fabbricati che avrebbero potuto, in caso positivo, essere posti in vendita. I due fabbricati non sono nemmeno ampi, uno di 62 mq. e l’altro di 28 mq., parzialmente accessibile. Edifici ad uso militare, che sarebbero stati destinati ad abitazione. Mentre, il terzo fabbricato del complesso e di 228 mq., già rudere, era già indisponibile. Perciò non avrebbe potuto, comunque, essere richiesto.

E qui mi domando. Addirittura ricorrere al T.A.R. per necessità e con urgenza? Ma dove sta questa necessità? Da quando il Comune ha necessità di acquisire due piccoli immobili (nemmeno messi bene) rispetto al complesso delle strutture in gioco alla Palmaria con il progetto di valorizzazione? Gli immobili non si trovano nemmeno in posizione ideale per raggiungere il mare con facilità. Perché tutta questa foga per acquisire questi immobili, spendendo altri soldi della comunità per far decadere un vincolo di interesse culturale? Si sono già fatte variazioni di bilancio per i costi dei procedimenti legali che pesano sul Comune. Questo ricorso appare del tutto inopportuno e ingiustificato.

Qui, poi, bisogna capire che ci troviamo davanti a due percorsi paralleli che stanno procedendo in maniera autonoma: vendite del federalismo demaniale e vendite (da prevedere) dei beni in dismissione della Marina Militare, all’interno del progetto di “riqualificazione” dell’isola.

Mentre questa amministrazione, a pochi mesi dall’insediamento (circa sei), ha prodotto una corposa lista di beni da acquisire in base alla legge sul Federalismo Demaniale (L. n.42/2009), in contemporanea manda avanti il progetto di valorizzazione della Palmaria, che è altra cosa. La legge prodotta dal governo Berlusconi, con Tremonti e Calderoli, tramite la quale si mette sul mercato un patrimonio notevole dello Stato, ovvero di noi tutti, qui sta già producendo frutti (miseri), vendita della ex-casa Carassale e vendita della casa del Capitano sul continente (a breve). In questo caso, vendere vuol dire perdere risorse potenziali per sempre, se non testimonianze storiche.

Ma perché non coordinare il tutto in un progetto unico? Perché questa fretta di vendere e (acquisire), in maniera del tutto svincolata, rispetto ad un’idea complessiva di valorizzazione dell’isola Palmaria? Tutto ciò mi fa pensare che il sindaco non abbia messo in atto un’idea razionale e strutturata di tutela dell’isola, ma stia precipitando, sempre più, sul versante della speculazione per mere esigenze di cassa. Questo vuol dire impoverire la comunità, dato che i soldi, molto più facilmente, potranno perdere valore o essere sperperati per qualcosa di effimero. Chi si avvantaggerà di tutto ciò?

Percorso NON partecipato e V.A.S.

In merito al progetto di valorizzazione della Palmaria, va ripreso ciò che ha esposto Marco Grondacci, durante l’incontro di sabato scorso, assieme ad Alice Salvatore del M5S. L’esperto giurista ambientale Grondacci, che da decenni si occupa di vertenze in Provincia e oltre, ben conosce il senso tecnico dei percorsi partecipati e di ascolto. In merito a ciò ha messo il dito su due questioni fondamentali:

  • il percorso “partecipato” attivato dal Comune, in realtà, allo stato attuale, è un percorso di “ascolto”, cosa ben diversa e non è un dettaglio. Non è un dettaglio, infatti, limitarsi ad ascoltare senza essere coinvolti nella stesura del progetto, senza vincoli imposti da regole prefissate. L’amministrazione, in questo caso, può tranquillamente dire: “belle proposte, interessanti, ora lasciateci decidere”. Mentre un percorso realmente partecipato, prevede regole prestabilite, vincolanti e garanti per vigilare su tutto ciò. In questo caso, se c’è, il garante ha come unica funzione la gestione dei contatti fra comunità e decisori. Un mero esercizio comunicativo;
  • la valorizzazione di un tale complesso di beni immobili, per forza di legge, obbliga all’attivazione della V.A.S. (valutazione ambientale strategica), con tutto ciò che implica: indagini, valutazioni ambientali, rapporti, monitoraggi e, non in ultimo, informazione e consultazione del pubblico. Tutto ciò all’interno di un quadro previsto per legge che, al momento, non è stato attivato dai gestori e decisori, ovvero Regione, Comune e gli altri enti coinvolti.

Mi permetto di fare una sola aggiunta in merito all’accordo di intesa fra Comune e Marina Militare, alla base delle attività fin qui intraprese. L’accordo è, di fatto, mi si permetta il termine, un “trappolone con convenienze”. Perché obbliga il Comune a fare cassa per riuscire a tenersi poco, vendendo molto. La M.M. pretende una rete idrica alle strutture e, l’entità degli immobili, per poter essere mantenuta, obbliga alla vendita del vendibile. Tutto ciò, fa comodo anche al Comune, per poter giustificare l’esigenza di fare vendite speculative. Questo con il rischio, però, che di denaro ne entri molto meno del previsto e, quindi, di andare in perdita. Esito di tutto ciò, perdita per sempre di valori immobiliari importanti e di risorse potenziali e perenni (ex casa Carassale docet).

Eradicazione urgente delle capre

Innegabile, poi, che l’accelerazione di questi ultimi giorni sul tema capre non venga a caso. Solo un mese per coloro (associazioni o privati) che vorranno preparare un piano di cattura e trasferimento delle capre dall’isola ad altra destinazione. L’amministrazione comunale, ma direi le istituzioni in generale, scaricano la questione sugli altri, quando il tema dovrebbe essere di competenza pubblica. Ora si vuole procedere celermente alla eradicazione delle capre per tutelare l’habitat dell’isola. Credo sia innegabile che diverse specie vegetali rare o uniche, endemismi della nostra zona, se non dell’isola, vadano protette. Ma questo non può trasformarsi in arma di ricatto, anche per non perdere finanziamenti europei: se non le prendete voi si farà una mattanza, come previsto nei piani originari. Penso che, in primis, il Ministero dell’Ambiente abbia il dovere di attivarsi a tutela di capre e cavoli, dove i cavoli sono il cavolo delle rupi (Brassica oleracea ssp. robertiana), ma soprattutto rarità per la Liguria come il cisto rosso (Cistus creticus L.s.l. ex-Cistus incanus), il Ginepro fenicio (Juniperus phoenicea) ed endemismi come il fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris), che vive solo sulle rupi calcaree del promontorio di Portovenere e sulle isole antistanti, descritte dal SIC IT1345104 Natura 2000.

Detto ciò, mi auguro che si moltiplichino le iniziative di interesse alla tutela dell’isola da parte di associazioni e parti politiche, fino ad oggi scarsamente presenti sulla tematica. Sabato scorso, come ho già scritto, c’è stato un incontro organizzato dal M5S preceduto e seguito da sopralluoghi. Altri ce ne saranno, anche di altri gruppi, come “Il futuro è qui”, per il 3 novembre, alle ore 21, presso la sala della Pubblica Assistenza di Portovenere.

Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

Perché la cattiva o imprecisa informazione diventa anche facile propaganda politica? Capirne i meccanismi serve a difenderci, non solo dalle “bufale” conclamate, ma anche da quelle manipolazioni più sottili, che poi possono anche portarci a ragionare erroneamente e, di conseguenza, a fare scelte sbagliate. Voglio mostrarvi un paio di esempi di questi ultimi giorni.

Esempio 1: il caso del Bar Lamia a Portovenere (SP), nato dalla messa all’asta dell’immobile passato al Comune dopo cessione da parte dell’Agenzia del Demanio.

Siamo di fronte ad una questione che sta animando molto la popolazione locale, ma ha anche raggiunto la cronaca nazionale, vista la notorietà e l’apprezzamento per questo esercizio pubblico che ha fatto la storia ed era la porta di ingresso del paese, da oltre settant’anni. Un bar storico, conosciuto alle cronache per la frequentazione di personaggi famosi, sin dagli anni ’60. Una questione, perciò, ritenuta importante da molti, sulla quale si giocano non solo interessi puramente economici ma, evidentemente, anche politici e di prestigio.

Il giorno 8 settembre scorso esce su Il Secolo XIX, un articolo senza firma e senza alcuna sigla in merito all’autore. Il titolo è: “Ex bar Lamia, no del Tar alla richiesta di annullare
la revoca della concessione“. E già qui non aiuta a raccontare la verità dei fatti. Ci può stare l’esigenza di sintetizzare in poco spazio, ed è anche vero, spesso, che di solito chi fa i titoli non è l’autore dell’articolo. Non è raro, perciò, che sui giornali il contenuto di un articolo smentisca il titolo, il sottotitolo o l’occhiello. Nello specifico, il fatto è che il TAR non ha detto no alla revoca della concessione, ma ha detto no alla richiesta di sospendere il provvedimento del Comune che revoca la concessione. Sono due cose ben diverse. Il titolo fa intendere una decisione nel merito, ma in realtà si tratta di una decisione che riguarda la sola richiesta di sospensiva. Il TAR, con questa decisione, non entra nella materia del contendere che ha innescato il processo, infatti non emette una sentenza ma un’ordinanza, in attesa di svolgere le udienze di approfondimento del caso. Poi, nell’articolo si legge: “Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto l’istanza cautelare presentata dagli ex concessionari della struttura che chiedevano l’annullamento della revoca della concessione rilasciata loro nel 2004“. Bene, si scrive di istanza cautelare, quindi di richiesta di sospensiva, in parole povere, della efficacia immediata del provvedimento del Comune, non accolta dal tribunale. Anche se a ben vedere, si tratta della sola concessione dell’area esterna al fabbricato, non del bar vero e proprio. Cosa del resto descritta nell’articolo, il quale riporta anche la parola “ordinanza” e non “sentenza”, citando dal provvedimento del Tribunale: “salvi gli approfondimenti di merito“. Da ciò si può ben capire che la storia non è finita, in quanto non affrontata ancora pienamente nel merito.

Per sintetizzare il caso 1, possiamo dire che il solo titolo trae in inganno, ma i lettori dell’intero l’articolo (una minoranza rispetto a chi si limiterà al titolo) ne potranno capire il senso compiuto. Però, spesso, il solo titolo diventa arma di dibattito impropria, se non propaganda. Ed ecco qua, un altro titolo sbagliato (questa volta della testata “Città della Spezia” online), ma dal  senso identico al titolo errato de Il Secolo XIX, diventa su Facebook strumento di campagna politica della buona amministrazione. Ne fa uso improprio il consigliere di maggioranza del Comune di Portovenere, Giovanna Angelino. Il titolo: “Ex Bar Lamia, il Tar respinge la richiesta di annullamento della revoca della concessione”, fa dire al consigliere Angelino che si tratta di una “sentenza”, di una decisione nel merito  e definitiva, che non è. Perciò, giù un dibattito sulla pretesa e conquistata vittoria da parte del Comune ma che, francamente, mi auguro non avverrà, almeno in toto, perché i Lamia nel frattempo stanno tentando di aprire altra attività limitrofa, a quanto pare resa improba da incomprensibili niet comunali. Del resto, se il Comune ritiene di avere ottenuto ciò che voleva, perché negare ad un’altra attività di nascere? Non mi pare ci sia un problema di concorrenza e concentrazione di bar, gelaterie e ristoranti nella zona.

Esempio 2: il caso dei lavori che hanno interessato il muro storico nell’area del Convento degli Olivetani a Le Grazie, frazione di Portovenere.

Anche in questo caso c’è una certa animazione, chi vuol difendere la memoria storica dei luoghi e chi, invece, ritiene il muro di scarsa importanza, se non ricettacolo di sporcizia. Il Comune è intervenuto, anche per le forti polemiche suscitate dal caso, e ha ritenuto di ordinare agli autori dei lavori di porre in pristino i luoghi. Quest’ultimi, però, hanno impugnato l’ordinanza comunale al TAR, chiedendone contestualmente la sospensiva. Il TAR respinge la sospensiva, in attesa di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa succede su Il Secolo XIX? Appare un articolo, questa volta a firma di Mariano Alberto Vignali, col titolo e sottotitolo: “Il Tar: «Ricostruire antico muro demolito» I giudici danno torto ai coniugi australiani“. E’ vera solo la seconda parte, i giudici danno torto ai coniugi australiani, perché riguarda l’istanza cautelare, l’efficacia immediata dell’ordine di messa in pristino, non l’intera vicenda. Il TAR non ha ancora deciso sulla ricostruzione del muro e questo inganna chi si limita a titolo e sottotitolo. Ok, va bene, diamo la colpa al solo titolista e vediamo che dice il contenuto dell’articolo. Inizia così: “DOVRA’ essere ricostruito…“. Eh no, il TAR non ha ancora emesso sentenza, non ha deciso, ha rigettato solo la richiesta di sospendere l’ordinanza del Comune. La decisione definitiva e nel merito deve ancora essere presa. Ma l’articolo continua: “Lo ha deciso il Tar della Liguria che ha dato torto ai due coniugi australiani…“, “Ora resta da capire però se sarà possibile ricostruire…“. Insomma, il nostro giornalista dà tutto per fatto, concluso. Peccato che non sia così, perché anche io parteggio per il muro storico e non per chi lo ha danneggiato.

Anche qui, in sintesi, qual è l’esito di titolo, sottotitolo e articolo che riportano un caso come concluso, quando in realtà non lo è ancora? L’esito è lo stesso di prima: la facile e ingannevole propaganda politica è servita. Ed ecco di nuovo il consigliere di maggioranza Giovanna Angelino, pubblicare la decisione del TAR (che ben pochi leggeranno e comprenderanno), commentando: “Il Comune di Portovenere ha vinto anche il ricorso al Tar, contro la famiglia Flintoff (gli Australiani), per l’abbattimento abusivo di una porzione del muro del Convento degli Olivetani. E NON CI VERGOGNIAMO NEMMENO DI QUESTO. Buona Madonna delle Grazie a tutti.“.  Buona Madonna a lei Angelino, ma (ops…) non ha notato che nella prima pagina, ben titolato, il TAR ha scritto “ordinanza” e non “sentenza”? Il Comune di Portovenere ha vinto si, ma solo sulla richiesta di sospensiva, non ancora contro l’abbattimento di porzione del muro del convento. E anche qui, giù propaganda ingurgitata a tonnellate. Il TAR nell’ordinanza ha scritto: “rilevato che, nelle more del necessario approfondimento di merito contestualmente ai connessi ricorsi (r.g. nn. 818\2016 e 208\2017), la domanda cautelare proposta in relazione al diniego impugnato nella presente sede non risulta accompagnata dai necessari presupposti, anche in relazione alla natura ed agli effetti dell’atto impugnato“.  Nelle more del necessario approfondimento di merito, in lingua italiana, significa che i giudici devono ancora decidere, quindi, per favore, le notizie diamole vere, altrimenti basta poco e diventa una vittoria. Per carità, se poi l’amministrazione vuole mostrare con orgoglio e senza vergogna le proprie vittorie (magari anche sconfitte, non poche), benissimo, ma almeno abbia la pazienza di attendere che siano tali, anche se magari, lo diventeranno dopo le prossime elezioni. Nel frattempo, invece, penserei anche a rispondere nel merito, senza rivendicare una domanda cautelare, ad un problema annoso di insulti sul Vs. gruppo Facebook, che mi pare ormai entrato a pieno titolo nel dossier politico. Giusto per regolare non solo la propaganda gratuita, ma anche gli annessi e connessi, visto il perdurante silenzio in merito. Sappiate, poi, lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, che non ci sarà legge a difendervi dalle “bufale” o dalle “fake news”, anche questa è propaganda. Perché fare una legge sulla selezione delle notizie non può che diventare uno strumento di controllo sulla libertà di stampa, una forma pericolosa di autoritarismo e censura. Chi stabilirà se una cosa è vera o falsa? Non sempre, poi, verità e falsità stanno così chiaramente separate. Quindi, fate affidamento su voi stessi, sulla vostra cultura (non sulla vostra ignoranza), sul vostro senso critico, sulla vostra capacità di intendere e di volere. Non delegate agli altri i vostri neuroni: la cultura e la scuola sono i veri strumenti contro ogni inganno.