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2014_01_09 Parere ISPRA 1128

La salute, dopo di tutto. Abbruciamenti in spiaggia una pratica cancerogena

Alcuni Comuni continuano ad autorizzare i falò in spiaggia, ma per ISPRA: “Non si ritiene, invece, opportuno, sotto il profilo ambientale e della tutela della salute, sottoporre il materiale ligneo ad abbruciamento in situ, anche in considerazione dell’elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“.

In questa penisola siamo abituati a vedere (e a subire) permanentemente, il primato di tutte le questioni possibili ed immaginabili a danno della nostra salute e dell’ambiente.

Il lavoro e i lavoratori dell’ILVA vengono prima dei morti di cancro, il referendum spezzino sulla centrale ENEL a carbone viene dopo, i livelli di arsenico nell’acqua in diverse zone del centro Italia vengono dopo, quindi si alzano i livelli tollerati per legge. Se ne potrebbero fare a migliaia di esempi. Il lavoro, gli interessi economici e il metodo più semplice per risolvere, prevalgono sempre sulla salute pubblica. E chissenefrega!

Fra tutto ciò, troviamo una pratica deleteria per la salute e l’ambiente andare alla grande nel nostro paese, anche in violazione delle direttive europee (speriamo arrivi presto una sanzione), la pratica delle combustioni di materiali vegetali open air. Normale prassi agricola? Già. Normale prassi agricola idiota e cancerogena. Idiota perché esistono anche in agricoltura metodi intelligenti di compostaggio, ne avevo scritto qui. Cancerogena perché da tempo, studi tecnico-scientifici, indicano la combustione di legna e biomasse, fonte di diossine, particolato, benzene ed altre sostanze dannose, CANCEROGENE, per la nostra salute e l’ambiente. Sostanze che entrano nell’ecosistema, che respiriamo, beviamo, mangiamo e si accumulano nel nostro organismo per tutta la vita. Ne avevo già scritto qui.

Pure i semplici caminetti a legna (e stufe a pellet) sono fonte elevata di inquinamento, ben conosciuta in Europa. Le varie agenzie regionali per la protezione dell’ambiente lo sanno bene, alcune molto bene e lo scrivono (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna), altre lo sanno ma fanno finta di non sapere, o di sapere meno. A questo proposito vi invito a vedere la puntata del 20.11.17 di REPORT su RAI3. Questa una parte introduttiva:

“Oggi il riscaldamento a legna pesa per il 65% sul totale delle emissioni nazionali di particolato, per il resto causate da traffico, attività agricole e industriali. Ma c’è differenza tra un camino tradizionale aperto e una stufa ad alto rendimento energetico, che consuma poco e di conseguenza emette meno polveri nell’aria. La legna è considerata fonte energetica rinnovabile e in quanto tale andrebbe favorita secondo l’accordo sul clima di Parigi firmato dall’Italia. Dipende però da come si brucia. Secondo l’Arpa Lombardia una tonnellata di legna permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto e di circa 900 kg di CO2 se bruciata in una stufa efficiente.”

Detto ciò, appare del tutto assurdo che si continui a praticare la combustione del materiale legnoso (o anche solo vegetale) sulle spiagge, quando periodicamente ci ritroviamo il problema degli accumuli dovuti alle condizioni meteo-marine. Anche in questo caso, viene prima la soluzione facile, liberarsi prima possibile del materiale, invece di pensare a tutelare la nostra salute e l’ambiente. Non solo, questo materiale “naturale”, ha subìto una vera e propria “contaminazione” entrando in contatto con i sali di sodio dell’acqua marina, perciò materiale che combusto genererà una: “(…) “elevata produzione di particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.” (…)”. Lo scrive ISPRA nel suo parere dato alla Regione Liguria n.1128 del 09.01.14.

2014_01_09 Parere ISPRA 1128

Quindi, ISPRA non ritiene opportuno per ambiente e salute bruciare la legna spiaggiata “in situ”, ovvero sulle spiagge. E nelle pieghe della frase: “… particolato e di altre sostanze nocive prodotte dalla combustione della legna in condizioni non ottimali.“, si vuole intendere che quella legna, non solo ha assorbito sali di sodio, ma che bruciarla all’aria aperta, ad un punto di combustione più basso (rispetto ai caminetti, soprattutto quelli chiusi) è ulteriore causa di produzione di sostanze nocive… diciamolo chiaro cancerogene!

Detto questo che abbiamo? Come ogni anno la solita giostra delle ordinanze comunali, lungo tutto la penisola, in particolare in Liguria e Toscana (v. Lerici e Ameglia in provincia di La Spezia), che non solo allargano le maglie già ben allargate di una normativa all’italiana (in violazione delle direttive europee sulla qualità dell’aria), ma che addirittura citano il parere ISPRA qui sopra e ne omettono, guarda caso, l’ultimo comma, quello in cui non si ritiene opportuno l'”abbruciamento in situ“. Tra l’altro, mi pare che ISPRA sia stata già molto “generosa” nel concedere ai privati di bruciare tali rifiuti da trattare a casa propria, con buona pace della salute di tutti. Vediamo, almeno, di evitare di danneggiare la gente che abita lungo i litorali, ambiente incluso.


Aggiornamento del 27.12.17

Grazie a Sondra Coggio per sensibilizzare sull’argomento che pare ostico a chi dovrebbe tutelare la salute pubblica. Aggiungerei anche il fatto che appare chiaro che tale materiale spiaggiato non sia derivato direttamente da attività in qualche modo organizzata, perciò equivalente a rifiuti abbandonati e/o depositati in maniera incontrollata. Cosa c’è di più incontrollato di uno spiaggiamento dovuto a eventi meteo-marini? Quindi pare chiaro, oltremodo chiaro, che possa applicarsi l’art.256-bis del testo unico ambientale (D.Lgs. n.152 del 03.04.2006) per il quale: “Art. 256-bis. (Combustione illecita di rifiuti). 1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata e’ punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile e’ tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.“. Evitando e tagliando corto su tutti gli altri sprechi di parole, grazie ad una normativa sempre ambigua, ma non in questo caso.

Perché non ritirerò il “buono carburante”

Ricevo da Gabriella Reboa, membro dell’Associazione Posidonia, comunicato in merito alla prossima distribuzione del buono carburante per la presenza del rigassificatore GNL Italia di Panigaglia (SP), che firma solo a nome personale.

Siamo ormai alla fase attuativa della Delibera di Giunta Regionale che prevede l’elargizione di buoni carburante agli abitanti che sopportano nel proprio territorio l’impianto di rigassificazione di Panigaglia.
Abito al Fezzano, Comune di Porto Venere, ho patente di guida e macchina e quindi rientro nella platea di cittadini che potranno beneficiare di questa elargizione ma non è mia intenzione usufruirne. Spiego brevemente il perché di questa mia decisione.
Il rigassificatore di Panigaglia è un impianto ad altissimo rischio di incidente rilevante, sottoposto a particolari leggi e normative, anche europee, oltre che agli strumenti urbanistici vigenti. Senza andare molto indietro nel tempo, l’impianto presenta molte carenze rispetto all’ultimo Dlgs 105/2015 sull’ “attuazione della direttiva europea relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”. Per esempio ha un Rapporto di Sicurezza non aggiornato da almeno 5 anni così come risale al 2008 il Piano di Emergenza Esterna che dovrebbe invece essere aggiornato ogni tre anni dopo consultazione della popolazione. Quest’ultimo aspetto in particolare è stato costantemente disatteso da gestori e amministratori: la popolazione non è mai stata coinvolta, non è mai stata informata sui comportamenti da tenere in caso di incidente, a meno che non si voglia considerare informazione l’esercitazione farsa del 2010.
Impossibile poi, data l’ubicazione dell’impianto, rispettare le prescrizioni del Dlgs già citato laddove amplia la zona di attenzione intorno ad un impianto ad alto rischio portandola a “almeno 2 Km” dal confine dello stabilimento.
Ora è in cantiere una trasformazione dell’impianto in un modo che lo renderebbe ancora più pericoloso: uno small scale, cioè non solo impianto che rigassifica il GNL liquido e lo immette in rete ma anche distributore di GNL liquido con trasporto dello stesso via mare e via terra (cioè all’interno del nostro Golfo e lungo la SP 530 !!!!) a un impianto di stoccaggio e distribuzione sempre interno al Golfo.
A mio parere la Delibera della Giunta Regionale mira proprio ad aggirare queste difficoltà acquistando, nel senso letterale del termine, il parere favorevole della popolazione.
Trovo politicamente ripugnante che si possa anche solo immaginare di mercificare e monetizzare la salute, la sicurezza e la stessa vita dei cittadini e del territorio.
La prima e fondamentale ragione del mio rifiuto è quindi la coerenza con quanto ho sostenuto e combattuto almeno da trenta anni a questa parte.
Tenendo come punto fermo queste considerazioni, se ne possono fare altre anche sulla modalità di elargizione di questo bonus. Perché solo ai patentati con auto? L’anziano che vive solo e non ha macchina non è ugualmente esposto al rischio? Questa scelta lede il principio di uguaglianza tra i cittadini e vi si possono ravvisare problemi di incostituzionalità.
Mi chiedo anche se non sarebbe stato meglio che gli Enti locali interessati avessero utilizzato questi fondi per finanziare attività di prevenzione del rischio, a partire dall’aggiornamento dei documenti fondamentali previsti dalla legge e dal coinvolgimento, vero e effettivo, della popolazione in esercitazioni di simulazione di incidente.
In questo caso però l’impatto sui cittadini sarebbe stato meno rilevante, in prossimità delle elezioni meglio elargire denaro sonante, che siano 80 o 400 euro.

Nonostante l’evidenza continuo ostinatamente a sperare che in questo Golfo si attui un cambiamento di rotta, che la politica torni a occuparsi dei cittadini e del bene comune più prezioso che è la loro salute e il territorio in cui vivono. Questo si può fare anche aprendo con ENI una trattativa per la riconversione dell’area, tutelando i posti di lavoro e avviando una disamina sul futuro del Golfo anche nell’ottica di un progressivo abbandono delle fonti fossili.

Per concludere, chiedo che la quota di cui io non usufruirò venga vincolata alla realizzazione di quanto scritto sopra.

Gabriella Reboa

27 novembre 2017


Posso sicuramente affermare di concordare pienamente con ogni parola di Gabriella, in primis sul fatto che la sicurezza e la salute non si possono barattare, con soldi o altro. Anche questo dovrebbe essere palesemente incostituzionale, come vendere un rene o un occhio, oltre a distribuire l’obolo solo a certe categorie. Gli anziani e i bambini, o coloro che non hanno patente non ne hanno diritto, eppoi solo uno per famiglia. Quindi, almeno due potrebbero essere gli aspetti di incostituzionalità. E’ chiaro poi, che lo scopo è meramente propagandistico, date le ormai prossime elezioni amministrative locali e politiche nazionali. La posizione di Gabriella in merito al rigassificatore GNL Italia di Panigaglia è indubbiamente la più corretta in assoluto, ma voglio anche cercare di mettermi dalla parte di quella larga parte di cittadini, i quali non possono permettersi di rifiutare un bel gruzzolo, visto come ossigeno per le loro magre entrate. Escludendo, ovviamente, quei tanti falsi residenti (molti liberi professionisti, o comunque benestanti) nell’elenco dei beneficiari, che vedranno sommarsi, alla loro evasione fiscale annuale, ulteriori benefit come il posto barca da residente e la tariffa più conveniente per alcune utenze.

Ebbene, io risulto tra i beneficiari come effettivo residente, ma l’obolo lo prenderò come molto parziale rimborso all’attività civica che ho esercitato sino ad oggi, che mi è anche costata un processo a mio carico da cui sono risultato pienamente assolto già in primo grado. Con questo, pare chiaro, non mi farò comprare politicamente. Lo dico subito, non voterò Cozzani o la sua parte politica alle prossime elezioni (se qualcuno non mi conoscesse). Del resto non ci vuole molto a scoprirlo, dati i precedenti sin dal 2013, prima che diventasse sindaco di Portovenere. Anzi, avrebbe fatto bene a dimettersi appena rivelato il caso Autorità Portuale e i finanziamenti, tramite il dott. Santini, alle aziende di famiglia e personale, per lavori utili al Comune che amministra. Detto questo, è chiaro che ritengo più utile che questi soldi vengano destinati alla vera messa in sicurezza dell’area, o meglio, al trasferimento del rigassificatore in altra zona ben più lontana dai centri abitati. Proprio per questo mi ritengo disponibile a restituirli nel caso in cui venga data una destinazione più opportuna a tale finanziamento, o nel caso in cui sia dichiarata l’incostituzionalità di questi versamenti. L’importante è che prenderli non voglia dire farsi comprare politicamente, magari come ai tempi di Achille Lauro, nella speranza di avere una seconda scarpa a voto ultimato. Anche perché, la propria sicurezza ha un valore infinitamente maggiore di questa offerta pecuniaria ad usum populi.

Gas ed Elettricità: la truffa ti chiama al telefono

stockvault-fireball136952Parliamo di gas ed elettricità. Una direttiva europea e di conseguenza il nostro governo, assieme all’Autorità per l’energia, ci stanno obbligando a passare dal contratto a maggior tutela al mercato libero. Dal 2018, probabilmente, tutti i contratti a maggior tutela verranno aboliti per legge. Chi avesse già provato l’ebrezza del mercato libero (circa il 25% degli utenti e delle PMI) avrà potuto verificare che il tanto declamato blocco della tariffa (o sconti) è in gran parte un’enorme bufala, in quanto il blocco tariffario si riferisce solo ad una delle tante voci che concorrono a formare il prezzo finale per l’utente. Le altre voci, guarda un po’, si incrementano liberamente, di solito.

Ebbene, la nostra Autorità per l’energia ha messo in piedi un piano (per ora limitato all’energia elettrica) che prevede un contratto tariffario intermedio, per aiutare (pare) l’utente a prendere il largo tra i marosi del mercato libero. Questo contratto ponte, che rimane opzionale, entra in vigore dal 1 gennaio 2017 e si chiama “Tutela Simile”. Tramite tale tipologia contrattuale sarebbe garantita la vigilanza dell’autorità, con “sconti” che varierebbero tra le diverse società fornitrici. La “Tutela Simile” viene stipulata esclusivamente via web, si potrà aderire fino al 30 giugno 2018, per la durata massima di 12 mesi, dopo di che verrete catapultati sul mercato libero, o potrete tornare alla maggiore tutela, se ancora esisterà.

Al momento, gran parte delle associazioni dei consumatori non paiono reagire più di tanto a questi cambiamenti, anche perché sono state coinvolte nel processo da parte dell’Acquirente Unico (garante della fornitura di energia elettrica alle famiglie e alle piccole imprese). Ente che  si occupa anche di gestire il processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas. Infatti, il passaggio dalla maggior tutela alla tutela simile, può essere effettuato anche tramite una delle associazioni dei consumatori accreditate presso l’Acquirente Unico.

Inoltre, sempre da Gennaio 2017, a seguito della delibera 296/2015/R/COM dell’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, tutte le società che operano in ambito energetico dovranno avere denominazione sociale e marchio distinti a seconda se operano nel mercato libero o a maggior tutela. Questo comporta, ad esempio, che il marchio “ENEL” rimane per la società operante nel mercato libero, mentre la parte di ENEL che opererà formalmente con diversa società nel servizio a maggior tutela si chiamerà “Servizio Elettrico Nazionale”. Questa separazione formale più chiara, tra società dello stesso gruppo che operano su mercati diversi, dovrebbe aiutare l’utente a capire meglio la fonte che gli sottopone delle proposte commerciali. Magari queste società avranno stessa sede e stessi uffici, ma sarà più difficile nascondersi dietro nomi troppo simili (quasi uguali) per fare proposte commerciali che, a vostra insaputa, vi faranno passare dal mercato a maggior tutela a quello libero. Ovviamente, le società con marchi storicamente più conosciuti, tenderanno a mantenere il vecchio nome sul mercato libero, proprio per invogliarvi a seguirle su tale mercato, possibilmente sempre a vostra insaputa. Quindi, attenzione.

Attenzione perché, tutto ciò, a quanto pare, sta mandando in fibrillazione le compagnie energetiche fornitrici di luce o gas agli utenti finali. Tanto che nelle ultime settimane, probabilmente, vi sarà capitato di essere stati oggetto di chiamate telefoniche, di solito durante il pranzo o la cena, con le quali vengono fatte proposte commerciali mascherate in tutto e per tutto. Ecco alcuni esempi su cui riporre la massima attenzione:

  • un addetto/a di una società del gas (attuale vs. fornitore) vi propone un “aggiornamento della tariffa del gas“, perché il mercato è favorevole e la vostra tariffa risulta più alta. Durante la telefonata, l’operatore non vi parla di variazione contrattuale, o di cambio società, ma solamente di “aggiornamento“, di “blocco tariffa“, di “sconto” e di “lettura informativa poi spedita via email(in realtà nuovo contratto). L’obiettivo è, in realtà, di farvi passare dal servizio a maggior tutela ad una nuova tipologia contrattuale (mercato libero?), ovvero un diverso contratto per sganciarvi anticipatamente dalla maggiore tutela. Se poi dite che volete capire meglio, chiedendo se loro intendono farvi cambiare tipologia contrattuale, da maggior tutela a mercato libero, vi potrebbero rispondere che tanto dal 1 gennaio il servizio a maggior tutela non esisterà più, affermazione del tutto falsa (!!!);
  • altro addetto/a, della stessa società del gas di prima, vi chiama dopo alcuni giorni dalla chiamata precedente. Anche questo/a signore/a vi parla solamente di “aggiornamento tariffario“, ma nega con decisione la necessità di un cambio contrattuale o di tipologia contrattuale, ribadisce che si tratta esclusivamente di un cambio tariffario (chissà, magari perché siete simpatici?);
  • vi telefona un addetto/a, stavolta, di una società elettrica. Riesce a malapena a farsi comprendere, la lingua italiana non è il suo forte. Sembra di origine extra-europea, inizia a raccontarvi (almeno tenta) una serie di cose e di sconti, ma tutto è alquanto incomprensibile. Mi spiace ma non comprendo, fine della chiamata;
  • la stessa società elettrica (vs. fornitore attuale) di prima vi richiama dopo alcuni giorni. E’ un operatore italiano, ora si capisce, o meglio si capiscono le parole, ma non quello che vuole da voi. Esordisce dicendo qualcosa come, la nostra società passa da distribuzione ad energia (???) in fascia mono-oraria (immagino sappiate delle fasce bi-orarie attuali). Però aggiunge: “dal mercato tutelato a quello libero“. Ah, ok, bravo! Continua dicendo: “Se lei vuole restare con noi basta fare una registrazione telefonica” (?!?!?!). Se invece non si provvede a fare questa registrazione, dal 1 gennaio, cambia società. Oddio, cioè? L’operatore, dice che in questo caso si finisce in una società con mercato gestito dallo Stato. Ah ok, allora si rimane nel mercato a maggior tutela? NO (!!!), risponde l’addetto. Beh, o lui ha le idee poco chiare, oppure vuole confondere le vostre. Se chiedete di farvi avere le cose per mail, o posta, vi dice che già ha mandato tutto con l’ultima fattura. Ma se poi gli leggete il contenuto della lettera allegata alla fattura, dove si scrive che dal 1 gennaio la società in ambito a maggior tutela cambia solo il nome, beh… vi chiude la chiamata. Eccolo lì.

Capite bene che queste sono modalità ingannevoli, sono pratiche commerciali scorrette che meritano anche di essere sanzionate. Ecco perché sarebbe bene informare l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust. Inutile, a quanto pare, segnalare questi episodi alla stessa Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico, che tratta solo le segnalazioni dopo reclamo presentato alla società energetica. Se, però, inviate la segnalazione di pratiche scorrette all’Acquirente Unico (che dovrebbe tutelarvi come mission istituzionale), magari vi rispondono in pochi giorni, o meno di una settimana (evidentemente interessati ad essere rapidi). Ma vi arriva, almeno a me è capitato così, una letterona piena di parole, che non risponde nel merito della vostra segnalazione (che loro chiamano “richiesta di informazioni“!!!). La riporto per cronaca e per far capire come gira il mondo, anzi l’Italia. Segno evidente che è meglio girare al largo e cercare altre sponde di tutela. Peccato perché, una volta, l’Acquirente Unico funzionava e bene quando si trattava di tutelare gli utenti. Come dire, il “progresso”.

Ad ogni modo un consiglio, se da queste chiamate importune e malevoli ne volete uscire con dignità, dite che quando avverrà l’abolizione del servizio a maggior tutela deciderete sul momento, oppure di inviarvi tutto per iscritto per poter valutare bene. Detto ciò, mai accettare proposte commerciali porta a porta, per telefono, per strada o al centro commerciale mentre andate a fare shopping, sempre pretendere tutto per iscritto da valutare con calma, in poltrona o al computer, senza promotori che vi ansimano sul collo o che vi fanno il gioco delle tre carte.