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I nostri incursori tutelano la democrazia, non altro

I giochi di guerra e le allusioni al fascismo della Xa MAS fanno male alla democrazia e a chi le sottovaluta, soprattutto alle istituzioni che chiudono gli occhi, o ci vedono benissimo. Gli incursori tutti non meritano che il loro duro lavoro venga svilito da queste insinuazioni, soprattutto dopo il recente evento in IRAQ.

Sabato scorso, 9 novembre 2019, a Portovenere si è tenuta “una manifestazione, due modalità sportive: gara O.C.R. (obstacle course race)” ed “evento BLADE, evento sportivo non competitivo di gruppo, formato da prove di resistenza mentale e fisica.“.

Il resto lo leggete sul volantino qui sotto.

E’ in bella evidenza un pugnale (ripetuto), che non ha la parvenza da uso cucina. In alto da sinistra si nota lo stemma del corpo degli incursori della Marina Militare (COMSUBIN), il simbolo del Comune di Portovenere e altri loghi degli organizzatori. Tra questi si nota una bella X rossa, di decima, che sarebbe impossibile non vedere come un richiamo allo stemma della Xa MAS.

Quindi, una combinazione? Non si direbbe proprio, dato anche il contesto e il testo del volantino, pure nella retorica degli stessi organizzatori, in particolare sui rispettivi siti web, che vi risparmio.

Metteteci poi, i mezzi blindati della Marina Militare, i percorsi “di guerra” e c’è poco da filosofeggiare. Il concetto è chiaro, l’attività “sportiva” è incentrata a simulare un campo di addestramento militare tout court, con i vari esercizi correlati. Le foto dei ragazzi in mimetica, ovviamente, non potevano mancare (alcuni giornali le hanno pubblicate).

Insomma la parvenza non è da evento sportivo “normale”, tipo Olimpiadi, dove prevale l’amicizia tra le persone e i popoli, la pace, ecc. ecc. … .

Siamo poi, in epoca di sottovalutazioni: sono ragazzi, c’è un po’ di goliardia, tanto il passato non torna. Nel frattempo abbiamo sdoganato tante altre cose: il linguaggio violento nella politica, l’uso di simboli di quel passato, la presenza alle elezioni di forze politiche apertamente anticostituzionali. Giorno dopo giorno, una cosa in più, una cosa alla volta. La tolleranza alle rappresentazioni antidemocratiche diventa sempre più una prassi.

Nel contesto locale, poi, aggiungiamo un elemento di non poco conto, un consigliere di maggioranza, già citato su questo blog per un atteggiamento non proprio consono nei confronti del caso di Giulio Regeni.

Del sig. Emilio Di Pelino, ora, abbiamo anche l’immagine usata sul suo profilo WhatsApp, credo non usata anche su Facebook. Chissà come mai, se non ne sente la vergogna, ma anzi l’orgoglio. L’immagine è, guarda caso, il simbolo della Xa MAS. Coincidenza?

Il sig. Di Pelino è un maresciallo incursore in pensione.

In tutto questo, chi ci rimette di più? A chi conviene trascinare un’associazione di idee (e chissà cos’altro) incursori della Marina Militare e rigurgiti fascisti? Nella nostra democrazia, per chi apprezza e crede nella Costituzione, non ci può essere una continuità e contiguità tra un corpo militare che era parte di uno Stato dittatoriale e antidemocratico, la Xa MAS e il corpo degli incursori della Marina Militare COMSUBIN, che è nato parte integrante di un sistema democratico, operando a difesa della Repubblica Italiana.

In tutto questo non può certo passarsi come l’ennesima leggerezza, ragazzata goliardica, vedere la sponsorizzazione del Comune di Portovenere e della Marina Militare per un’iniziativa che di sportivo richiama poco. Il termine “giochi di guerra” è quantomai un ossimoro. Non può esserci gioco, divertimento, soprattutto per un essere umano evoluto, nel prepararsi alla guerra, alla lotta fisica, all’omicidio. Il lavoro degli incursori è fondamentale per la difesa di un paese democratico come il nostro, non può essere trascinato nel gioco e nel gioco delle allusioni, evidenti, al passato fascista. Chi ci rimette in tutto questo è il Comune di Portovenere con l’amministrazione Cozzani, certamente, che dimostra leggerezza e scarsa propensione alla sensibilità delle nostre radici democratiche. E non per la prima volta. Ma ancora di più ci rimette la Marina Militare e lo stesso corpo degli incursori che, con tragica coincidenza, ha subìto un pesante attacco terroristico in IRAQ.

Gli incursori feriti, assieme agli altri membri dell’esercito italiano, sono la dimostrazione che il loro è un lavoro duro, serio, su cui pesa un responsabilità enorme: la difesa della democrazia dall’estremismo islamico, nel caso specifico. Questo lavoro non è sport, ma rischio estremo per la vita. Proprio perché tutti noi dobbiamo a questi ragazzi feriti un pezzo della nostra libertà, non possiamo fare spallucce di fronte a queste chiare allusioni al neofascismo. Loro rischiano per la democrazia, la libertà, non per altro. Non trasciniamo il nostro presente, il nostro futuro e sicuramente il nostro passato su versanti che non vogliamo più vedere. Però è chiaro, c’è chi per ignoranza, o per malafede, a quel cattivo passato vorrebbe tornare. Ricordiamo allora, che la Repubblica è nata col sacrificio di uomini e donne che hanno dato la vita, ma sta a noi tutelarla, giorno per giorno. Sottovalutare, giorno per giorno, invece, vuol dire lasciare morire tutto questo. Un domani potrebbe non esserci un nuovo fascismo, ma solo per nome, perché se non sarà democrazia, se non si chiamerà fascismo, cambierà ben poco. Nulla.

La mia solidarietà ai militari feriti è gratitudine, non allusione ad altro che non sia la difesa della nostra Repubblica democratica.

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?

Gli antefatti li trovate in questi articoli:

Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?

Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.

Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.

Lettera aperta al Presidente del Tribunale di La Spezia - 08.05.19

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

La prova che il sindaco sospese il procedimento, più che una semplice pratica, avviato pochi mesi prima dall’ex sindaco Nardini. Il sindaco Matteo Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Le scelte arriveranno, poi, a partire da agosto 2017.

Sapere è potere, soprattutto sapere la verità, magari per propagandare l’opposto. In questa vicenda, il sindaco Matteo Cozzani, ha dimostrato tutta la propria temerarietà querelandomi nel 2014, soprattutto alla luce di altre carte, che solo recentemente sono venute allo scoperto. Carte mancanti nell’indagine della Procura della Spezia, all’epoca in cui fui rinviato a giudizio e processato per aver scritto: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla mia domanda: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Il PM, dott.ssa Federica Mariucci, mi rinviò rapidamente a giudizio, dopo indagini fulminee, con questa motivazione al capo di imputazione: “… offendeva la reputazione di Matteo Cozzani, insinuando falsamente che lo stesso avrebbe commesso un atto illegittimo con abuso d’ufficio…“. Su una cosa può stare sicuro il sindaco, che se avessi avuto modo di sospettare o avere la certezza di un abuso di ufficio, nel primo caso avrei presentato un esposto alla magistratura, nel secondo caso una denuncia. Così non fu. Ebbene la dott.ssa Mariucci, tramite i Carabinieri, chiese al Comune le carte relative al progetto “Le Terrazze”, collegato alla riqualificazione dell’Olivo, quello ripartito solo ad agosto 2017, e il Comune qualcosa fece arrivare, un po’ tra le righe, che la Polizia Giudiziaria però, non vide, anche perché assieme a un po’ di fuffa, non inerente la questione cardine. C’erano, però, un paio di lettere che l’ufficio tecnico portovenerese rilasciò col contagocce, assieme a stralci di planimetrie copiate confusamente, con parti duplicate e con parti mancanti, proprio dove serviva. Per le planimetrie e altro del P.U.O. originario e ultima variante del 2008, però, mi ero attivato per tempo e le avevo recuperate per conto mio, perché chi fa da sé, fa per tre. Mentre le lettere interne mi giungevano del tutto nuove (mai consegnate nei miei accessi approfonditi), dato che risalivano agli ultimi mesi del mandato del sindaco Nardini, come ho già scritto e mostrato nell’articolo: “Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione“.

Insomma, da quelle lettere si capiva chiaramente che in merito ai posti auto pubblici, interni al P.U.O. “Le Terrazze”, qualcosa si era attivato nel 2013, il Comune ne stava richiedendo il passaggio per gestirli. Non era un dettaglio che si chiedesse una celere presa in carico dei parcheggi pubblici entro l’estate 2013! Ma poi, giunta la nuova amministrazione Cozzani, non se ne seppe più nulla, anzi io pubblicai online, nell’estate del 2014, diverse fotografie in cui si vedeva controllare il varco d’accesso dai privati. Feci esposti pubblici e via PEC al sindaco per ottenere chiarimenti, come nell’articolo “Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.1: parcheggio pubblico presso Le Terrazze“, oppure “Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede“. I chiarimenti non arrivarono, ma la querela si.

Fortunatamente, ma anche no, date le carte e i fatti oggettivi, il giudice comprese perfettamente il quadro. Mi assolse principalmente perché scrissi la pura verità e perché il sindaco (inconsapevolmente), mi diede un forte aiuto con la sua testimonianza, facendo comprendere quanto fosse presente l’elemento psicologico, più che oggettivo, alla base della querela.

Ma ora posso dire di aver trovato la prova regina (anzi il pacco di prove) di quella “sospensione della pratica“, che in realtà fu una sospensione di un vero e proprio procedimento amministrativo, avviato dal precedente sindaco e poi lasciato in bando fino ad agosto 2017. Infatti il 22.02.13, l’allora sindaco Nardini scrive alla proprietà “Le Terrazze”, nella persona del sig. Antonio Ricciotti, invitandolo ad adempiere agli obblighi convenzionali del 2004 (rep. 3650) e “… comunica altresì che al fine di consentire la presa in carico delle opere di viabilità pubblica e parcheggio pubblico, con definizione di interventi per quanto attiene la sicurezza della circolazione, verrà effettuato nei prossimi giorni sopralluogo da parte degli uffici competenti. …“.

22.02.13, invito ad adempiere art.10 p.2 convenzione

Fu anche di questo sopralluogo che l’ex-comandante Pruzzo mi accennò e poi scrisse in una mail, su invito del sindaco. Della sospensione, anzi della pratica “bloccata in amministrazione“, dieci giorni più tardi, mi parlò anche un secondo agente, che fortunatamente registrai. Ed in merito voglio riprendere un passaggio della sentenza con cui sono stato assolto, che tratta dei due agenti chiamati a testimoniare:  <<… invero i testi Pruzzo e [ndr: omissis], sentiti sul punto, non sono stati in grado di ricordare esattamente le parole pronunciate nel corso dei rispettivi colloqui con l’imputato e, pur non escludendo di avere utilizzato l’espressione “pratica sospesa”, hanno negato di avere lasciato intendere che l’iter burocratico fosse stato indebitamente “bloccato” o, peggio, “imboscato”. E’ del tutto evidente che tale precisazione trae origine dal fatto gli organi comunali si erano molto risentiti per il post pubblicato dall’imputato sulla pagina facebook, tanto da invitare – per le vie gerarchiche – l’Ag. Pruzzo Pierluigi a chiarire il contenuto della conversazione del 20.09.2014 a cui Brunetti aveva fatto riferimento, così da indurre i suddetti testi a temere che le loro parole potessero essere fraintese, ovvero, interpretate con la medesima chiave di lettura utilizzata per il messaggio postato dal prevenuto. …>>.

Ed ecco la prova regina che è venuta fuori come per magia, dopo mesi dalla mia assoluzione, mai mostrata agli inquirenti, che pur fecero richiesta agli uffici comunali. E non si può dire che questa nota firmata dal sindaco Cozzani fosse l’unico documento, perché era la conseguenza di un progetto sconosciuto ai più, depositato con una sconosciuta bella serie di planimetrie, stranamente mai uscite fuori nonostante polizia giudiziaria e il Brunetti che faceva accesso agli atti (migliaia di accessi secondo il sindaco).

05.08.2013 valutazioni da parte del sindaco

Quindi il sindaco Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Scelte che arrivarono ad agosto 2017, a P.U.O. scaduto, con convenzione da rifare. Altro che celere presa in carico, entro l’estate 2013, come dalle lettere interne a fine mandato Nardini. E qui un piccolo accenno al merito dei parcheggi pubblici che, nella nuova convenzione, si prevede di dare in gestione agli stessi proprietari de “Le Terrazze” (che già li hanno sfruttati abbastanza), per ben 14 anni e per una cifra, 29mila euro/anno, a mio parere troppo bassa rispetto ai potenziali ricavi di circa 50 posti auto pubblici. Ebbene, c’era bisogno di querelare una persona che faceva informazione e chiedeva chiarimenti? Il sindaco forse si sentiva a disagio di fronte a tali richieste? Il sindaco aveva dimenticato il progetto presentato e la sua lettera di “valutazione”? Se ci penso dico che è pazzesco, querelare una persona sapendo che ha riportato la verità, tra l’altro documentale, oltre che oggettiva. E ancora più pazzesco la Procura, che si fa in quattro per una querela sul nulla, nonostante una prova sostanziale a mio favore: la registrazione della conversazione con il secondo agente. Che vi fosse inteso un abuso d’ufficio, poi, era tutto nella testa del querelante e anche del P.M., mi si permetta, sentenza definitiva docet. Senza calcolare lo sperpero di tempo e soldi pubblici (inclusi quelli del sindaco, anzi del Comune). Di fronte a tutto questo mi chiedo che paese vogliamo, un paese alla rovescia? Caro sindaco temerario.

Oggi su Il Secolo XIX – La petizione #salvalespiagge ha superato le 11mila firme

Oggi la petizione #salvalespiagge sulla cronaca locale, edizione La Spezia, del giornale Il Secolo XIX.

In realtà, ad oggi, abbiamo già superato le 11mila firme e puntiamo a consegnarle al prossimo governo, ma non solo, all’Unione Europea.

Per ogni dettaglio:
https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi

Grazie a Sondra Coggio, giornalista de Il Secolo XIX, che segue la petizione e le vicende locali, in parte sintetizzate nell’articolo.

#salvalespiagge Il Secolo XIX

Perché non ritirerò il “buono carburante”

Ricevo da Gabriella Reboa, membro dell’Associazione Posidonia, comunicato in merito alla prossima distribuzione del buono carburante per la presenza del rigassificatore GNL Italia di Panigaglia (SP), che firma solo a nome personale.

Siamo ormai alla fase attuativa della Delibera di Giunta Regionale che prevede l’elargizione di buoni carburante agli abitanti che sopportano nel proprio territorio l’impianto di rigassificazione di Panigaglia.
Abito al Fezzano, Comune di Porto Venere, ho patente di guida e macchina e quindi rientro nella platea di cittadini che potranno beneficiare di questa elargizione ma non è mia intenzione usufruirne. Spiego brevemente il perché di questa mia decisione.
Il rigassificatore di Panigaglia è un impianto ad altissimo rischio di incidente rilevante, sottoposto a particolari leggi e normative, anche europee, oltre che agli strumenti urbanistici vigenti. Senza andare molto indietro nel tempo, l’impianto presenta molte carenze rispetto all’ultimo Dlgs 105/2015 sull’ “attuazione della direttiva europea relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”. Per esempio ha un Rapporto di Sicurezza non aggiornato da almeno 5 anni così come risale al 2008 il Piano di Emergenza Esterna che dovrebbe invece essere aggiornato ogni tre anni dopo consultazione della popolazione. Quest’ultimo aspetto in particolare è stato costantemente disatteso da gestori e amministratori: la popolazione non è mai stata coinvolta, non è mai stata informata sui comportamenti da tenere in caso di incidente, a meno che non si voglia considerare informazione l’esercitazione farsa del 2010.
Impossibile poi, data l’ubicazione dell’impianto, rispettare le prescrizioni del Dlgs già citato laddove amplia la zona di attenzione intorno ad un impianto ad alto rischio portandola a “almeno 2 Km” dal confine dello stabilimento.
Ora è in cantiere una trasformazione dell’impianto in un modo che lo renderebbe ancora più pericoloso: uno small scale, cioè non solo impianto che rigassifica il GNL liquido e lo immette in rete ma anche distributore di GNL liquido con trasporto dello stesso via mare e via terra (cioè all’interno del nostro Golfo e lungo la SP 530 !!!!) a un impianto di stoccaggio e distribuzione sempre interno al Golfo.
A mio parere la Delibera della Giunta Regionale mira proprio ad aggirare queste difficoltà acquistando, nel senso letterale del termine, il parere favorevole della popolazione.
Trovo politicamente ripugnante che si possa anche solo immaginare di mercificare e monetizzare la salute, la sicurezza e la stessa vita dei cittadini e del territorio.
La prima e fondamentale ragione del mio rifiuto è quindi la coerenza con quanto ho sostenuto e combattuto almeno da trenta anni a questa parte.
Tenendo come punto fermo queste considerazioni, se ne possono fare altre anche sulla modalità di elargizione di questo bonus. Perché solo ai patentati con auto? L’anziano che vive solo e non ha macchina non è ugualmente esposto al rischio? Questa scelta lede il principio di uguaglianza tra i cittadini e vi si possono ravvisare problemi di incostituzionalità.
Mi chiedo anche se non sarebbe stato meglio che gli Enti locali interessati avessero utilizzato questi fondi per finanziare attività di prevenzione del rischio, a partire dall’aggiornamento dei documenti fondamentali previsti dalla legge e dal coinvolgimento, vero e effettivo, della popolazione in esercitazioni di simulazione di incidente.
In questo caso però l’impatto sui cittadini sarebbe stato meno rilevante, in prossimità delle elezioni meglio elargire denaro sonante, che siano 80 o 400 euro.

Nonostante l’evidenza continuo ostinatamente a sperare che in questo Golfo si attui un cambiamento di rotta, che la politica torni a occuparsi dei cittadini e del bene comune più prezioso che è la loro salute e il territorio in cui vivono. Questo si può fare anche aprendo con ENI una trattativa per la riconversione dell’area, tutelando i posti di lavoro e avviando una disamina sul futuro del Golfo anche nell’ottica di un progressivo abbandono delle fonti fossili.

Per concludere, chiedo che la quota di cui io non usufruirò venga vincolata alla realizzazione di quanto scritto sopra.

Gabriella Reboa

27 novembre 2017


Posso sicuramente affermare di concordare pienamente con ogni parola di Gabriella, in primis sul fatto che la sicurezza e la salute non si possono barattare, con soldi o altro. Anche questo dovrebbe essere palesemente incostituzionale, come vendere un rene o un occhio, oltre a distribuire l’obolo solo a certe categorie. Gli anziani e i bambini, o coloro che non hanno patente non ne hanno diritto, eppoi solo uno per famiglia. Quindi, almeno due potrebbero essere gli aspetti di incostituzionalità. E’ chiaro poi, che lo scopo è meramente propagandistico, date le ormai prossime elezioni amministrative locali e politiche nazionali. La posizione di Gabriella in merito al rigassificatore GNL Italia di Panigaglia è indubbiamente la più corretta in assoluto, ma voglio anche cercare di mettermi dalla parte di quella larga parte di cittadini, i quali non possono permettersi di rifiutare un bel gruzzolo, visto come ossigeno per le loro magre entrate. Escludendo, ovviamente, quei tanti falsi residenti (molti liberi professionisti, o comunque benestanti) nell’elenco dei beneficiari, che vedranno sommarsi, alla loro evasione fiscale annuale, ulteriori benefit come il posto barca da residente e la tariffa più conveniente per alcune utenze.

Ebbene, io risulto tra i beneficiari come effettivo residente, ma l’obolo lo prenderò come molto parziale rimborso all’attività civica che ho esercitato sino ad oggi, che mi è anche costata un processo a mio carico da cui sono risultato pienamente assolto già in primo grado. Con questo, pare chiaro, non mi farò comprare politicamente. Lo dico subito, non voterò Cozzani o la sua parte politica alle prossime elezioni (se qualcuno non mi conoscesse). Del resto non ci vuole molto a scoprirlo, dati i precedenti sin dal 2013, prima che diventasse sindaco di Portovenere. Anzi, avrebbe fatto bene a dimettersi appena rivelato il caso Autorità Portuale e i finanziamenti, tramite il dott. Santini, alle aziende di famiglia e personale, per lavori utili al Comune che amministra. Detto questo, è chiaro che ritengo più utile che questi soldi vengano destinati alla vera messa in sicurezza dell’area, o meglio, al trasferimento del rigassificatore in altra zona ben più lontana dai centri abitati. Proprio per questo mi ritengo disponibile a restituirli nel caso in cui venga data una destinazione più opportuna a tale finanziamento, o nel caso in cui sia dichiarata l’incostituzionalità di questi versamenti. L’importante è che prenderli non voglia dire farsi comprare politicamente, magari come ai tempi di Achille Lauro, nella speranza di avere una seconda scarpa a voto ultimato. Anche perché, la propria sicurezza ha un valore infinitamente maggiore di questa offerta pecuniaria ad usum populi.

Ma questo gruppo “del Comune” ci fa o ci è? La politica social ai tempi di FB

Alcuni simpatici e documentati retroscena riguardanti il sindaco di Portovenere, il gruppo Facebook denominato: “Il Comune siamo noi” e ulteriori verità, o meno, all’epoca della politica molto social e poco etica.

Il gruppo

Dato che ho avuto modo di leggere una serie di interventi sgradevoli, nei confronti di persone che stanno facendo presenti i valori del confronto civile e democratico, dopo la mia espulsione dal gruppo, credo sia arrivato il momento di svelare alcuni retroscena, non secondari, riguardanti il gruppo “Il Comune siamo noi”, ormai chiaramente definibile un gruppo di propaganda politica, esclusivamente pro sindaco di Portovenere. Quindi, è il caso di sapere chi sono il “noi” nel nome del gruppo.

Io sapevo che il gruppo era stato creato immediatamente dopo [e.c.: o forse più correttamente, poco prima] le elezioni che hanno visto, come nuovo sindaco di Portovenere, il sig. Matteo Cozzani. Ero curioso di capire se l’impronta sarebbe stata di pura propaganda o, in qualche modo di servizio alla comunità. In verità il “noi” un po’ ambiguo nel nome non mi faceva presagire bene. Io avrei usato “voi”. Non è passato molto tempo per capirlo. Chi osava minimamente porre in dubbio qualche azione dei neoeletti amministratori, o far presenti problematiche un po’ più serie, veniva telematicamente “massacrato” con insulti, minacce (le mie querele del 2014 stanno ancora in Procura in attesa di sviluppi) o, come minimo, si usavano maldicenze per cercare di mettere il “nemico” in cattiva luce. Io fui tra i primi, se non il primo. Ebbene, volete un gruppo di propaganda? Ok, ma allora non camuffatevi dietro ad una parvenza di pubblica utilità, di servizio alla comunità, lindi e puri. Ditelo chiaramente. Ma, niente da fare, il camuffamento  viene perseguito sino ad oggi, anche se il “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“, un pochino dovrebbe far riflettere, almeno sull’urbanità dei modi.

A quattro mesi dalla mia querela del 2014, nei confronti di un paio di persone del gruppo, mi arriva una querela da parte del sig. Cozzani, in proprio e in quanto sindaco.

Leggo la querela, fuffa con alcune omissioni importanti, qualcosa d’altro, però, non mi torna e mi fa anche sorridere. Le omissioni importanti riguardano il capo d’accusa (mancava il contesto completo, soprattutto la domanda), ma ne ho già scritto e non mi pare il caso di tornarci, vista anche la sentenza a me favorevole. Ciò su cui mi soffermo, invece, è la frase che contiene: “… pagina Facebook – Il Comune siamo noi- (pagina di riferimento per le attività del Comune di Portovenere e dal medesimo creata)…“.

pagina di riferimento del Comune

Ah, quindi la pagina (per la verità il gruppo) Facebook citato, è la pagina ufficiale dell’ente Comune di Portovenere, creata dall’ente stesso? Ma davvero? Non mi pareva. Perché sapevo e avevo letto più volte, commenti e post, alcuni poco eleganti del sig. Giovanni Dotti, su cui si affermava altro, sempre che non fosse stato il suo alter ego. Uno è quello già ripreso prima con l’incipit: “… non deve più rompere i c.“, ma ce ne sono molti altri. In questi, Dotti ripete che: “Ho creato questo blog nella primavera del 2013 (insieme ad alcuni amici) sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla lista civica del Sindaco Matteo Cozzani..

Quindi qualcosa non torna. Ma sentiamo (leggiamo) cosa dice il sig. Matteo Cozzani durante la sua deposizione in aula durante il processo a mio carico, dall’estratto delle trascrizioni d’udienza. Questi alcuni passaggi (tralascio in questo articolo il tema “Le Terrazze” che rimane per il nostro territorio dirimente e irrisolto). Nel testo, l’avv. Andrea Della Croce è erroneamente riportato come avv. Della Corte, ogni riferimento è del tutto casuale da parte del Tribunale:

  1. Teste Cozzani: “… all’interno di una pagina dedicata al Comune di Porto Venere, intitolata: “Il Comune siamo noi”, dove raccogliamo sostanzialmente lamentele, suggerimenti e segnalazioni di… di vario genere…” (pag.4 della trascrizione);
  2. giusto per divertimento, teste Cozzani: “… il signor Brunetti chiama un sacco di volte in Comune e fa centinaia di accessi agli atti…” (pag. 6) [ormai è diventata una leggenda metropolitana questa di decine e decine, se non centinaia di accessi agli atti, arrivata fino al Consiglio di Stato, che poi il sindaco ripete a pag. 20 della deposizione, NDR];
  3. (…) P.M. – Su questa pagina del social network, questa pagina è, quindi, gestita direttamente dal Comune e poi è apparso questo…
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Commento?
    TESTE COZZANI – No, non è gestita dal Comune la...
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – La pagina. La pagina in realtà è uno strumento fatto da, eeeh, simpatizzanti, ovviamente, del…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – Della nostra… della nostra lista in campagna elettorale, proprio perché volevamo cercare di es… di avere più contatto diretto con le persone; no?
    Per cui sapete che oggi è difficilissimo, eeeh, poter confrontarsi per eva… per eventuali problematiche, eeeh, afferenti il territorio. Per cui abbiamo creato questa pagina, però non è uno strumento convenzionale del Comune di Porto Venere con, diciamo, un’ufficialità, anche perché non credo che un Comune possa…
    P.M. – A scopo promozionale, perché in querela si legge: “pagina di riferimento e dal medesimo creata”...
    TESTE COZZANI – No.
    P.M. – Ed allora volevo capire.
    TESTE COZZANI – Sì, per… creata, perché, ovviamente, in campagna elettorale c’eravamo tutti e quanti, però non può essere ufficiale del Comune, anche perché…
    P.M. – Mh.
    TESTE COZZANI – L’ufficialità lo, lo dia…
    P.M. – Se no sarebbe un sito di altro genere.
    TESTE COZZANI – Lo diamo attraverso l’albo pretorio…
    P.M. – Eh.
    TESTE COZZANI – Non di certo attraverso… Però, per esempio, è uno strumento talmente utilizzato che le allerte meteo, giusto per, per renderci…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Ho detto: “Le mettiamo sul… sul sito.”…
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – Quando chiudiamo le scuole, le mettiamo su quel sito lì, perché, purtroppo, non chiedetemi come mai, ma Facebook è più seguito del…
    GIUDICE – (Inc. voci sovrapposte).
    TESTE COZZANI – Dell’albo pretorio…
    P.M. – Perché ha molti accessi.
    TESTE COZZANI – Del Comune.
    P.M. – Sì, sì.
    TESTE COZZANI – È ovvio.
    P.M. – E… Ecco.
    TESTE COZZANI – Ed anche in termini di visibilità, ovviamente, questa cosa le posso garantire che ha fatto discutere molto a Porto Venere, perché… Insomma. (…)” (pagg. 7-9);
  4. AVV. VARTOLO – Senta, la… Un chiarimento: la pagina: “Il Comune siamo noi” è una pagina istituzionale?
    TESTE COZZANI – No, le ho già risposto prima: è una pagina che utilizza il Comune di Porto Venere e tutti i cittadini del Comune di Porto Venere…
    AVV. VARTOLO – Da chi è stata creata?
    TESTE COZZANI – Da cittadini del Comune di Porto Venere.
    AVV. VARTOLO – Siccome… Procedo ad una contestazione, perché (inc.) in querela è scritto che: “è la pagina di riferimento per le attività del Comune e dal medesimo
    creata”.
    TESTE COZZANI – Io, guardi, sono un cittadino del Comune di Porto Venere, poi, ovviamente, l’abbiamo creata, ma non è la pagina ufficiale del Comune di Porto Venere; capisce? Cioè un conto è l’ufficialità, se lei mi fa un’istanza di accesso agli atti, io le rispondo in base alla due quattro uno, non certo su Facebook, il concetto
    è quello lì.
    AVV. VARTOLO – Ho capito…
    TESTE COZZANI – Eh.
    AVV. VARTOLO – Siccome dice: “dal medesimo creata”, volevo capire…
    GIUDICE – Va beh, ha chiarito il concetto comunque. Viene
    utilizzata, ma non è quella ufficiale.(pag.14).

Non ho commenti da aggiungere, se non che non è bello che un sindaco in querela (ma ovunque) riporti fatti non veri. Il motivo, poi, lo lascio scovare a voi.

Io censurato e bannato (pure insultato) perché non devo più rompere i c.

Arieccoci, nuovamente censurato e bannato dal gruppo “Il Comune siamo noi” (ovvero sono loro), ideato “per migliorare la vita dei cittadini” ma, in effetti, diciamola tutta, gruppo di riferimento dei fan del sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani. Creato e gestito, a fasi alterne, dal sig. Giovanni Dotti, alias “il sindaco della calata”, non ha mai spiccato per aderenze ai principi democratici italiani e, soprattutto, per tenuta alle basilari regole di convivenza civile ed educazione. Lo spirito del gruppo (impropriamente definito blog) è racchiuso in queste ultime parole dal suo fondatore: “… E SOPRATTUTTO NON DEVE PIU’ ROMPERE I COGLIONI“. In maiuscolo, giusto per parlare forte e chiaro. Più chiaro di così!

rompere i c.

Ebbene, ora la mia colpa è stata innescata da una bonaria sfida tra me e l’avvocato Andrea Della Croce, dopo esserci incontrati in Tribunale, io come imputato su querela del sindaco e lui come legale di quest’ultimo, avendo mantenuto tra noi quel feeling ormai instaurato da alcuni anni: ci pizzichiamo volentieri. Per chi non lo sapesse, dalla querela ne sono uscito assolto definitivamente già in primo grado, con buona pace dei soldi dei contribuenti che hanno pagato la tutela legale a sindaco e Comune.

L’avvocato ha fatto la prima mossa, probabilmente esasperato dalle varie critiche piovute da parte di concittadini, ma anche dalle recenti informazioni ed esternazioni del sottoscritto riferite alla vicenda dei soldi dell’Autorità Portuale, gentilmente offerti a beneficio del Comune di Portovenere, per il tramite delle aziende di famiglia del primo cittadino. Come ho fatto mesi fa, in mancanza di chiarimenti, ho chiesto nuovamente le dimissioni di colui che tiene la chiave della città (paese), quantomeno per opportunità, per etica. Ma non solo, ho ulteriormente messo in pericolo il buon nome del sindaco con un dettagliato articolo sui recenti ripascimenti delle spiagge all’Olivo, sempre a Portovenere. In questo ultimo testo, mi è toccato smentire documentalmente le affermazioni del sig. Matteo Cozzani.

Per tutto ciò, l’avv. Della Croce ha ritenuto opportuno postare sul gruppo una frase di J.F.K., “Non chiedetevi sempre cosa può fare il vostro Paese per voi; chiedetevi prima cosa potete fare voi per il vostro Paese” (riporto testuale dal post), arricchita da un commento, ovvero dispiacendosi che J.F.K. fosse morto invano. Il senso era: smettete di criticare o di porre problemi, arrangiatevi e osannate la nostra splendente amministrazione su cui il sole sempre splende. Ma non solo, l’avvocato ha anche violato uno dei cardini che da sempre viene religiosamente rispettato (vabbè) sul gruppo, scrivere solo di questioni di interesse pubblico nell’ambito del Comune, non opinioni slegate da un contesto concreto. Si appunto, come se non si fossero visti post del tutto personali, anche con insulti generalizzati o meno ma, questo si, sempre e solamente da parte del cerchio magico locale. E quindi, tutto ok, l’avvocato nel cerchio magico c’è a pieno titolo, quindi può.

A questo punto giunge il solito guastafeste, il Brunetti, quello che cova rancore e odio per questa splendida gente alla guida del nostro fulgido e sempreverde paese. Insomma, questo “partigiano civico” (il mio blog), dopo essere stato querelato ed anche insultato a riprese settimanali, mensili o annuali, per aver riportato notizie e aver fatto critiche del tutto civili, ancora non molla. E cosa ho fatto? Beh, ho osato mettere un post con una frase di Rodotà: “I valori devono vivere in spazi liberi e pubblici di confronto.“, con annesso commento, ovvero speranza che i valori democratici trasmessi dal professore non venissero dispersi.

Ehhh!!! Tuoni e fulmini! Rodotà?!!! Spazi liberi e pubblici di confronto?!!! Giammai! E come primo commento giunge una poco dolce signora che mi riserva un paio di improperi ben piazzati. Dato che era la terza volta, l’ho avvisata che trattasi di diffamazione aggravata, equiparata a mezzo stampa. Per identica cosa, ripetutasi a cadenza più o meno regolare, fino a pochi giorni fa, come scrivevo prima, sto aspettando giustizia dal 2014.

Insomma, dato che ormai il callo l’ho fatto, non mollo, con sommo dispiacere dei soldati del re e della corte (e pure del re, tutti che ben frequentano il gruppo), visto che mai, dico mai, hanno proferito verbo, non dico a difesa mia, ma a tutela della buona educazione, come minimo. Chi è poi che cova odio?

La vicenda termina, quindi, con una bella espulsione, dopo che un tutore del gruppo, non sapendo più che pesci prendere, pur espertissimo in scalate acrobatiche ed estreme sugli specchi, si ritrova a terra per dare senso al post dell’avvocato rispetto al mio, scrivendo: “Il post di Andrea [Della Croce, ndr] era una esortazione positiva alla convivenza in una comunità. Principio consono al nostro caso.“. Capite bene che la frase di Rodotà, invece, effettivamente, era un pesante incitamento alla violenza. Beh, non reggendo al peso della logica matematica, il nostro povero tutore è crollato. Non ha retto, ed ha pensato che unica via di fuga fosse cliccare, per eliminare il temibilissimo terrorista Brunetti, il distruttore del positivismo locale, invece di correre sulla cima dello specchio, ormai troppo scivoloso.

Ma io continuerò a scrivere (sul mio blog e su FB), spero presto di scrivere nuovamente sui ripascimenti, data nuova nota giunta da ARPAL. Non è poi detto che non scriva più dettagliatamente in merito ad un pezzettino di storia del caro gruppo de “Il Comune siamo noi” (ovvero voi), su cui da tempo mi ero ripromesso di scrivere, con documentazione allegata, ma che avevo lasciato nel cassetto per motivi di opportunità giudiziario-legale.

Un silenzio istituzionale inaccettabile

Ma questo gruppo “del Comune” ci fa o ci è? La politica social ai tempi di FB

Portovenere (SP): censura ad personam

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte II

Cattiva informazione, nemica della buona politica e della verità

 

Diffamazione, informazione e critica: io assolto, ma altri?

Portovenere (SP), Daniele Brunetti assolto in primo grado dal reato di diffamazione su querela del sindaco, Matteo Cozzani.

Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/leviphotos/2332987961/">noyava</a> via <a href="http://foter.com/">Foter.com</a> / <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/">CC BY-NC-SA</a>Assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato. Il presunto reato era diffamazione aggravata tramite internet, su querela presentata dall’attuale sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani.

Per questo risultato devo, innanzitutto, ringraziare i miei avvocati dell’associazione Ossigeno per l’Informazione, Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, che si occupano dello sportello legale a tutela di giornalisti, bloggers e cronisti indipendenti. Tramite Ossigeno e MLDI (Media Legal Defence Initiative) è possibile ottenere assistenza legale gratuita nell’ambito dell’attività nel campo dell’informazione. L’associazione è, perciò, un importante presidio a difesa della libera informazione e della democrazia.

Ancora oggi, mi chiedo quale fosse il presunto reato e, soprattutto, quale fosse il reato individuato dal Pubblico Ministero nel testo: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla richiesta: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Un sindaco non ha facoltà di operare scelte politiche? Una pratica, che cos’è? E’ un procedimento amministrativo? O un iter non formalizzato? Senza, però, entrare nelle questioni accademiche di cosa si intenda per “pratica“, punto, non seguita da alcun aggettivo e quindi capire il senso del termine “sospesa“, mi pare non secondario rilevare un dettaglio. Il dettaglio era questo, dieci giorni dopo aver rilevato e riportato quell’informazione datami da un pubblico ufficiale e non in via riservata, ho avuto un lungo colloquio telefonico con un altro agente della Polizia Municipale. Durata 8 minuti e 24 secondi, eh si, registrato. Col senno di poi, mi dico che avrei dovuto registrare già la prima conversazione, ad ogni modo, registrai altra conversazione con altro agente, dieci giorni più tardi, il 30 settembre 2014. Questo ben prima di venire querelato in data 20 ottobre, ben prima della notizia della querela e della delibera che ne formalizzò la proposizione, in data 17.10.14. La telefonata, che verteva in tutt’altra questione per circa 8 minuti, fu tra l’altro sostanzialmente verbalizzata da me in una PEC inviata al Comune il 09.10.14. Che culo! Mi dico, che faccio bene a verbalizzare e formalizzare ciò che non mi viene ufficialmente messo per iscritto e che giudico di una certa rilevanza.

Il tema della telefonata, però, era altro, solo gli ultimi 22 secondi riportano alla questione che ha fatto scatenare la reazione del sindaco, cioè la annosa questione degli oneri di urbanizzazione legata al P.U.O. “Le Terrazze”, complesso turistico ricettivo di Portovenere che include: una residenza turistico alberghiera, uno stabilimento balneare, bar, ristorante, parcheggi pubblici e privati e opere ancora incompiute. In buona parte oneri di urbanizzazione ancora mancanti, come il prolungamento di una passeggiata lungo mare (a scomputo), un campo di calcetto, ma anche un’opera di consolidamento della costa, per la spiaggia sottostante (più o meno esistente) ed inclusa nel prolungamento della passeggiata. Oltre a ciò, è ancora da terminare una consistente parte di parcheggi privati interrati, dato che quelli previsti in superficie nell’area sterrata al termine della struttura (ma già operativi da anni), sarebbero in buona parte pubblici. Solo quelli pubblici nell’area incompiuta sarebbero 28, cosa che, all’epoca della querela, non conoscevo. Allora sapevo solamente dei parcheggi pubblici (17) edificati da anni, posti davanti al residence, ad oggi ancora privi di segnaletica stradale regolamentare, orizzontale e verticale. Invisibili per questo, perché non distinguibili da parcheggi privati posti, oltretutto, dopo uno stretto varco, a senso unico alternato, che difficilmente una persona può intendere come varco di accesso pubblico libero, con o senza striscioni pubblicitari o addetti privati a controllare. Ma lo vedremo in altro articolo, assieme alle carte.

Torno alla telefonata, avuta il 30.09.14, con un agente della Polizia Locale. Ebbene, volgeva il termine della chiamata, riporto la mia trascrizione (BD sono io, PL è l’agente di Polizia Locale):

BD – Vabbè. La sanatoria riguarda la materia edilizia non la materia commerciale. Stiamo facendo un po’ di confusione. Vabbè, comunque finiamola qua, perché vedo che non ci capiamo. Ehhh, niente. (min 08:02) Invece, per quanto riguarda la questione che avevo già fatto protocollare, mandato per PEC, “Le Terrazze”, li la questione…
PL – “Le Terrazze” io questo non l’ho seguito
BD – Non la sta seguendo lei
PL- Non la sto seguendo io “Le Terrazze”, comunque le sto dicendo che sta… ehhh le posso dire che è stato bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione
BD – Si… si allora mi conferma quello che mi era stato detto… in sostanza
PL – Va bene?
BD – Va bene. La ringrazio, buon…

bloccato su dall’amministrazione. Quindi se la veda con l’amministrazione“, questo è il senso della questione. Non c’è riservatezza, non c’è segretezza, non c’è alcun tono che faccia intendere qualcosa di sospetto, ad esempio un ipotizzato abuso d’ufficio, per come l’ha inteso il sindaco. Nulla di tutto ciò, è stato del tutto normale e naturale, tanto è vero che, sia dall’ex-comandante Pruzzo, che dall’agente nella telefonata, sono stato indirizzato a sindaco o amministrazione, non all’ufficio tecnico. Perché non avrei dovuto ritenere come fonte valida un pubblico ufficiale? Poi diventati due pubblici ufficiali? Cosa vogliamo fare, querelare anche gli agenti della municipale? Insomma tutto rientrava, pure per me, nel normale quadro delle facoltà decisionali del sindaco, punto. Nulla di più, nulla di meno. Certamente la questione Le Terrazze rimane da anni incompiuta, nella parte più importante riguardante gli interessi pubblici, cosa che prima di me rilevò già l’associazione locale “Posidonia” in un articolo sul loro blog del 14.02.13, dal titolo “Strade negate 2“, ancora online. Non mi sembra, poi, che loro siano stati delicati con l’amministrazione di allora (Nardini-Pistone): “… Neppure i parcheggi in realtà sono pubblici perché, oltre all’impossibilità di accedervi fuori stagione per la presenza del cancello, se fossero tali dovrebbe avere valore anche per quell’area il pass residenti oppure il biglietto rilasciato dal parcometro che gestisce i parcheggi nell’area della II traversa Olivo e non dovrebbe essere necessario pagare altro biglietto. Domanda non secondaria: il ricavato da questi parcheggi ad uso pubblico va nelle casse del Comune?“. Anche del cancello, poi abbattuto a seguito di ordinanza del 24.07.13, ne scriverò nuovamente.

Dunque, anche la telefonata registrata fu depositata presso il P.M. in Procura, prima del mio rinvio a giudizio, cosa che però avvenne pochi giorni dopo. Non mi spiegai il perché, ed in seguito non mi spiegai perché la Procura non sentì l’agente della telefonata, persino senza chiamarlo a testimoniare nel processo. In udienza ebbi la risposta, quando il mio avvocato, Valerio Vartolo, chiese di depositare la registrazione telefonica, a seguito dell’esame in udienza dell’agente, chiamato dalla mia difesa. Ebbene, le ragioni della illegittimità della prova, per la Procura (seguita a ruota dalla difesa del sindaco), erano sostanzialmente tre:

  1. l’interlocutore non era a conoscenza della registrazione in corso;
  2. vi è strumentalità della prova precostituita;
  3. la modalità della trascrizione non è certificata.

Vi immaginate quanti processi debbano andare all’aria perché basati anche su prove registrate da persone implicate? La giurisprudenza, poi, appare chiara nel merito. Non vi è mai capitato di leggere di giornalisti che registrano le conversazioni, visto che le ritrattazioni sono all’ordine del giorno? Un esempio recentissimo, Berdini, l’assessore all’urbanistica della giunta Raggi a Roma, smentito dalle registrazioni. Anche se lì potrebbe esserci una questione di deontologia professionale giornalistica, visto che Berdini aveva chiesto la riservatezza. Un giornalista sarebbe tenuto a rispettare il segreto delle fonti. Ma questo è altro tema e non fa parte di questo mio caso specifico. Nessuno mi ha chiesto riservatezza, a prescindere dal non sapere di essere registrato. Cosa che potrebbe aver avuto senso se ritenuta, ad esempio, confidenza in merito ad un atto avvenuto in violazione della legge. Di esempi, ad ogni modo, ne possiamo fare tantissimi.

“Strumentalità della prova precostituita”, francamente faccio fatica a capirne il senso, dato che non se ne contesta la veridicità e nemmeno la data in cui è avvenuta (viste le prove di contesto depositate), ovvero ben prima di conoscere l’intenzione del sindaco di sporgere querela, avvenuta 17 giorni dopo.

La trascrizione non è certificata, ok. La trascrizione è stata depositata con il cd della registrazione, non mi pare insormontabile il problema, tanto da invalidare la prova.

Ovviamente, la prova fu acquisita dal giudice ed è questo che mi rende incomprensibile il mio rinvio a giudizio. Ma certo, le questioni non erano tutte qui. Il processo non è stato banale, nonostante le premesse al capo d’accusa, anzi proprio per quello direi. La presunta diffamazione non era certo intellegibile di primo acchito, perciò, chi poteva intenderla come tale tra il pubblico? Credo, però, risulti per voi noioso, e poco interessante riproporne pedissequamente la storia, dato che non è certo un caso di importanza nazionale. L’importanza, però, sta nel senso generale delle cose, che indubbiamente si riflette sui tanti casi simili nella nostra penisola e nel mondo. Dov’è il limite tra informazione e diffamazione? Dov’è il limite tra informazione e autocensura? Dov’è il limite tra critica politica e calunnia? In mancanza del buon senso, possiamo riferirci all’orientamento giuridico che ne dà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ripresa dalla mia difesa nel processo. Corte per la quale, a voler sintetizzare il più possibile, un pubblico amministratore, per il ruolo che svolge, è tenuto a subire critiche, anche un po’ ingiuste, dato che il suo ruolo è quello di dimostrare con i propri atti politici e amministrativi il proprio valore e le proprie capacità di operare per il buon governo della cosa pubblica. Ciò, senza dover comprimere le libere opinioni e l’informazione, se orientate a valutare il suo operato e non la sua persona. L’opinione pubblica, come l’informazione e la critica, rimangono, perciò, parti essenziali nella vita sociale di ogni paese democratico. Spero che, anche il mio caso, possa servire da esempio, come del resto è stato a proprio modo utile a farmi capire molte più cose, soprattutto a non rinunciare ad informare, ad esporre critiche, ma nel più razionale dei modi, conoscendo i temi esposti sulla base di una rigorosa ricerca documentale e di fonti attendibili.

Tornando alla frase del capo d’accusa e alla connessa domanda, il sindaco mi rispose? No, mi querelò. In seguito feci alcuni accessi agli atti, dovetti anche arrivare sino al Consiglio di Stato, ad ogni modo, nei prossimi articoli, intendo riprendere il tema nel merito, ovvero nella questione dell’incompiuto P.U.O. de “Le Terrazze”. Farò anche una breve parentesi sugli insulti come metodo intimidatorio, atti a zittire le opinioni altrui. L’insulto non va mai tollerato, perché è un’arma impropria al servizio delle prepotenze, è la base dei regimi non democratici.

Articolo correlato: A sindaco (politicamente) debole, querela facile – Ubi minor, maior cessat (libera interpretazione)

Per approfondire: Dossier “Le Terrazze”

Grazie Ossigeno per l’informazione, questo l’articolo sul loro sito: Il blogger Daniele Brunetti. Grazie Ossigeno. Questo il mio calvario

Le motivazioni giuridiche dei legali di Ossigeno: Sindaco querela. Giudice assolve applicando le regole europee

Photo credit: noyava via Foter.com / CC BY-NC-SA

Le Terrazze

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Le TerrazzeFinalmente siamo arrivati all’epilogo di una delle vicende (altre sono in corso) relative alla struttura turistica denominata “Le Terrazze” di Portovenere: il Comune di Portovenere ha illegittimamente eluso l’accesso ad informazioni (o atti) e negato copia di una serie di documenti, peraltro individuati ed elencati da sé medesimo. In precedenti articoli ho raccontato il percorso che mi ha visto ricorrere sia al difensore civico regionale della Liguria (dott. Lalla), che al TAR della medesima regione, senza alcuna fortuna, se di fortuna si può trattare.

I punti dirimenti erano due:

1) in un verbale della Polizia Municipale risulta che il titolare de “Le Terrazze” abbia dichiarato l’esistenza di accordi con il Comune di Portovenere, per i quali sarebbe stato concesso, a tali privati, di controllare l’accesso carrabile all’intera struttura prevista dal P.U.O., nonostante la stessa contenga alcune decine di posti auto pubblici, motivo per il quale nel 2013, nel medesimo punto, era stato demolito per ordinanza sindacale un cancello a scorrimento. Ovvero, un addetto della struttura sarebbe stato legittimato a controllare il traffico veicolare su un accesso pubblico. Una nota firmata congiuntamente dall’attuale sindaco e dal segretario comunale, che accompagnava tale verbale, non ha rilevato alcuna anomalia in tale dichiarazione del titolare de “Le Terrazze”, ragione per la quale il sottoscritto ha chiesto di accedere a tali accordi. Ma, ad oggi, il Comune non ha compiutamente risposto, come ha confermato in sentenza il Consiglio di Stato;

2) chi scrive ha chiesto, poi, al Comune di poter accedere alle concessioni demaniali richieste e rigettate per l’anno balneare in corso (2015), inerenti la struttura “Le Terrazze”, ma il Comune dopo aver presentato un elenco di undici documenti ed averli fatti visionare al sottoscritto, ha ritenuto di non poter concederne copia in quanto atti endoprocedimentali, ovvero inerenti procedimenti in corso non conclusi. Oltre a ciò, il TAR ha ritenuto che la mia richiesta, per le sole concessioni del 2015 e per un unico stabilimento, fosse da definirsi come “controllo generalizzato dell’attività amministrativa” (!!!). Cattivelli eh? Tanto che mi condannarono a rifondere al Comune euro 500. Ma, anche in questo caso, i Giudici di Palazzo Spada radono al suolo le acrobazie giuridiche (o simili) di T.A.R., Comune e Difensore Civico.

Entrerò in dettaglio in una seconda puntata, più tecnica, perché vale la pena di analizzare con attenzione e calma la sentenza del Consiglio di Stato n.3856/16, emessa il 13 settembre a due mesi dall’udienza in Camera di Consiglio, diversamente dal T.A.R. che impiegò solo alcune ore dal termine dell’udienza prima di pubblicarla. Valutate voi, dato che per il Consiglio di Stato, il T.A.R. Liguria avrebbe dato l’avallo a: “difetto motivazionale, irragionevolezza, travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti” per entrambi i punti in questione. Delle due l’una, o i giudici di Genova hanno preso lucciole per lanterne, oppure hanno qualche problema con l’applicazione delle norme inerenti l’accesso agli atti amministrativi.

Ah, poi c’è anche il dott. Lalla, il nostro difensore civico regionale, più volte citato nei miei articoli passati, che anche questa volta inanella l’ennesimo successo al contrario, visto il provvedimento da lui firmato, privo di qualsiasi connotazione giuridica. Lo vedremo in una delle prossime puntate. Ne avevo già chiesto le dimissioni, ma purtroppo pare che il nostro magistrato pre-pensionato e poltronato non abbia ancora intenzione di andare a fare il nonno. Cosa che mi fa riflettere sull’utilità di Difensori Civici che non hanno la capacità o il coraggio di difendere il cittadino dagli abusi della cattiva amministrazione. Ebbene, per un provvedimento giuridicamente del tutto inconsistente del Difensore Civico, ho dovuto impegnare soldi e tempo in ricorsi al T.A.R. ed al Consiglio di Stato. Il T.A.R. Liguria, affrontato da cittadino qualunque, senza avvocato, ha voluto bocciare totalmente il mio ricorso, producendo una sentenza che non solo stravolge la realtà dei fatti, ma che si inalbera verso vette ardite, nel tentativo di opporsi alle stesse norme e giurisprudenza acquisita, oltre che al buon senso e logica. Veramente tali giudici non avevano compreso i miei testi, i documenti ed i fatti? Oppure un semplice cittadino vale meno di uno studio legale prestigioso, a prescindere?

Ma ci sono due punti, più degli altri che mi hanno colpito nella sentenza del T.A.R. ora definitivamente bocciata. Si voleva far passare anche il concetto che le concessioni demaniali fossero aprioristicamente e apoditticamente estranee ad ogni impatto ambientale, quando nel caso specifico si trattava anche di concedere lo stazionamento di un pontile galleggiante, con corpi morti immersi inclusi. Ma, ancora di più, si voleva anche far credere nell’esistenza di una procedura amministrativa definita “richiesta di informazioni” diversa ed alternativa ai normati procedimenti di accesso agli atti. Un procedimento fantasma inventato ad hoc dal T.A.R. Liguria, che ora rimarrà negli annali di giurisprudenza come l’Olandese Volante dei testi amministrativi.

Ad ogni modo, è sicuramente da ringraziare chi ha studiato attentamente le carte e le mie ragioni, in primis l’avv. Ernesto Belisario del Foro di Potenza ma con studio in Roma, che non ha certo creduto in me in maniera aprioristica ma, da attento professionista, studioso delle complessità giuridiche che mettono in relazione (e spesso in contrapposizione) il cittadino con la pubblica amministrazione, mi ha offerto la concreta possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, dopo le brutte batoste ricevute. Non ultima, devo dare merito a Rosy Battaglia, giornalista e paladina dei diritti civili, animatrice dell’associazione Cittadini Reattivi, di avermi consigliato ed indirizzato nel migliore dei modi, senza di lei a questo risultato non sarei certo arrivato, vista la difficoltà a trovare legali attenti, e soprattutto competenti, in queste tematiche.

Ho cercato di farmi valere, da semplice cittadino, inizialmente senza assistenza legale, sfruttando sino in fondo quella facoltà che consente la legge in materia di accesso agli atti amministrativi, ovvero di poter ricorrere al TAR senza difensore, ma persino in tale occasione sono stato sconfitto. Non ho, però, agito impulsivamente o troppo da principiante, ma nel mio piccolo ho studiato abbastanza approfonditamente la materia, ed alla fine ho avuto ragione. Però, tutto ciò denota quanto sia bassa (troppo spesso) la considerazione che P.A. e T.A.R. (e pure un buon numero di difensori civici) hanno nei confronti di un cittadino che esprime motivazioni giuridicamente fondate con i dovuti riferimenti alle norme e alla giurisprudenza, ma che di fronte a poteri forti (o comunque più forti), rappresentati da istituzioni, politica e studi legali prestigiosi, è destinato a non essere ascoltato (o letto), oppure palesemente ostracizzato in quanto fastidioso al buon andamento dell’angheria istituzionalizzata. Fino dove arriva la tracotanza, l’arroganza, la prepotenza, la tutela del prestigio delle cariche e dei ruoli, o la superficialità e la sufficienza delle proprie azioni non professionali? In questo caso, tutti questi aspetti, si sono fermati al Consiglio di Stato che, non solo ha studiato con attenzione e approfonditamente le carte, ma ha messo in campo le norme e la giurisprudenza applicandola come dovrebbe fare ogni tribunale che si rispetti, a mio parere, nella maniera più oggettiva possibile ed avulsa, il più possibile, da considerazioni umane improprie. Compensando pure le spese, graziando quindi il Comune da una condanna doppiamente amara, e come purtroppo accade troppo spesso, lasciando il cittadino con vittoria giuridica ma sconfitta economica. Ed è questo un aspetto che non pesa solo nel mio circoscritto caso, ma opera da ammonimento per quei cittadini non benestanti (o con non molto buone disponibilità economiche) che volessero cercare tutela, pur avendo pienamente motivo e ragioni di farlo, nel sistema giuridico del nostro paese che esegue, non proprio alla lettera, il mandato costituzionale definito a partire dall’art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge …“. Ma la mia intenzione non era certo pesare l’aspetto economico (per quanto mi fosse oggettivamente possibile), altrimenti sarei rimasto a masticare amaro e a fare giardinaggio. In questo modo, penso e spero, che un piccolo mattone sia stato messo a costruzione di un edificio comune più equo per tutti, in particolare per chi si trova a lottare per i diritti, per la difesa dell’ambiente, della legalità e non in ultimo della giustizia, che non sempre è affine alla legalità.

Mi è difficile nascondere la grande soddisfazione che ho ricevuto, la sentenza n.3856 del Consiglio di Stato, pubblicata il 13.09.16, ristabilisce verità e logica, e non solo giustizia e legalità. Si trattava di accogliere la mia richiesta ad accedere ad una serie di informazioni e documenti, presso il Comune di Portovenere (SP), inerenti i parcheggi pubblici e le concessioni demaniali presso lo stabilimento “Le Terrazze”. Richiesta parzialmente rigettata ed elusa dallo stesso Comune con ferma ostinazione, ma che ha trovato un altrettanto ostinato cittadino senza particolari titoli o benemerenze, quale io sono.

Nelle prossime puntate sarò più tecnico, nel mio piccolo, credo che valga la pena analizzare anche gli aspetti più reconditi, che potrebbero avere anche una certa influenza nel processo a mio carico voluto dal sindaco di Portovenere (prossima udienza il 10 ottobre 2016), inerente sempre la struttura “Le Terrazze”, e coadiuvato dalla Procura della Spezia, tramite il PM dott.ssa Federica Mariucci, che evidentemente ha trovato buoni motivi per rinviarmi a giudizio.

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Grazie a Sondra Coggio per l’attenzione mostrata al caso. Questo il suo articolo sul Secolo XIX del 20.09.16.

Articolo di Sondra Coggio


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