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Abusi Le Terrazze: il Comune di Portovenere tardivamente si attiva. Gli avvocati dello stabilimento vogliono vedere il mio esposto. Trasparenza sia.

Il Comune di Portovenere ha, molto tardivamente, avviato il dovuto procedimento di accertamento amministrativo nei confronti del mega-abuso de “Le Terrazze” sul demanio marittimo. La condanna penale definitiva è del gennaio 2019, ma solo ora, a fine stagione estiva, i titolari dello stabilimento si interessano al mio esposto del novembre 2017. Per facilitare il lavoro ai loro avvocati, pubblico tutto online.

Un breve accenno ai dati ed ai fatti già avvenuti. La struttura ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere consta di: stabilimento balneare, residence (residenza turistico alberghiera), ristorante, due bar, posti auto (di cui n.49 a destinazione pubblica e ora in concessione a prezzo molto conveniente), oneri di urbanizzazione mai edificati (come il prolungamento di una passeggiata a mare, con consolidamento della spiaggia, che il Comune però vuole cementificare e destinare a pontili per il diporto), oltre ad opere ancora inedificate (come un parcheggio privato interrato ed un campo di calcetto).

Oltre a tutto ciò, lo scorso gennaio, il Tribunale di La Spezia condanna, in via definitiva, il sig. Antonio Ricciotti, amministratore (uno degli attuali) della società Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria dello stabilimento balneare in questione, perché “realizzava (…) in proprietà demaniale ed in assenza  della prescritta autorizzazione (…), un’occupazione di mq 428 a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato in data 18 settembre 2017.“. Ma attenzione, ciò che si cela sotto la sintesi del decreto penale di condanna è, in particolare, un pesante abuso edilizio che consiste nell’interramento di un braccio di mare per una superficie di circa 200 mq., oltre ad altri aspetti, tra cui un muro che divide la fascia libera di transito lungo la costa.

Il Comune aveva sul caso un mio esposto dal novembre del 2017, ma da allora non ha aperto un procedimento formale di accertamento, nemmeno dopo la condanna penale definitiva del gennaio 2019. Solo ai primi di settembre di quest’anno (2019), guarda caso ormai in chiusura dell’ennesima stagione balneare, ben dopo i miei numerosi solleciti, da mesi, anche pubblici, anche con una lettera diretta al sindaco Matteo Cozzani, finalmente appare all’albo pretorio un rapporto mensile dell’attività edilizia con il caso in esame. La relazione tecnica è datata 8 luglio e l’avvio del procedimento risulta al 31.08.19. Certo dal 22.11.17 (data del mio esposto al Comune) al 31.08.19, ne sono passati di giorni. Da tenere in considerazione che, a seguito di un esposto, persino ben documentato, il Comune non poteva rimanere inerte tutto questo tempo. Gli accertamenti dovevano procedere immediatamente, casomai, una volta avviato il procedimento amministrativo, si potevano attendere le conclusioni del procedimento penale. Ma stare fermi tutti questi mesi, a mio parere, è ingiustificabile.

Detto ciò ora, in teoria, lo stabilimento “Le Terrazze” potrebbe rischiare ben di più di una ridicola ammenda di 250 euro (sanzione penale, vedete voi come sono le norme in Italia), oltre all’obbligo di “rimettere le cose in pristino, come previsto dall’art. 54 del Codice della Navigazione, già applicato penalmente. La rimozione degli abusi di difficile rimozione (ovvero la massicciata che ha interrato il mare per circa 200 mq., pietre e cemento) se non anche altro, sono pronto a scommetterci, vedrete che non avverrà. Eppure ci sono chiare sentenze del Consiglio di Stato (n.944/2016, sez. VI) e della Corte di Cassazione Penale a Sezioni Unite (n.17178/2002), che indicano indiscutibilmente l’obbligo della messa in pristino, non discrezionale, ordinata da parte delle autorità competenti, sia dal Comune, sia dalla Regione in difetto della prima, sia dall’autorità marittima (come scritto nell’articolo del codice), ovvero la Capitaneria di Porto, che però ha perso buona parte delle competenze originarie. Ma non per questo la C.P. non può stare certo a guardare, se le altre amministrazioni rimanessero inerti, anche se non potesse emettere lo stesso ordine direttamente (mi riferisco all’art.54 C.N.).

Ebbene, adesso che i titolari dello stabilimento hanno ricevuto notizia del procedimento amministrativo e invito a presentare osservazioni a propria difesa, cosa fanno? Vogliono leggere il mio esposto. Ci sta, è un loro diritto, ma certo non per capire di cosa si tratti il procedimento a loro carico, visto che hanno anche già subìto una condanna penale sulla stessa cosa, precisa, precisa. Oltre ad avere ricevuto una nota dal Comune di avvio del procedimento, in cui si descrive per filo e per segno la questione in corso. Certamente una descrizione ben più professionale ed ampia della mia nell’esposto.

Mi è quindi giunto un avviso da parte del Comune, relativo alla istanza di accesso da parte dello studio di Genova degli avvocati Gerbi e Massa. Il primo avviso, oltre a portare una data sbagliata dell’esposto, che lo postdatava al novembre di quest’anno (nel futuro!) , non allegava l’istanza originaria, ma sommariamente descriveva l’intenzione. Ho quindi replicato che oltre ad avere diritto, per mia  tutela, ad ottenere copia dell’istanza originaria, avrei voluto capire esattamente la data, perché di esposti ne ho fatti tanti.

Il Comune, quindi, correttamente, mi ha rimandato l’avviso con l’istanza di accesso allegata, prorogando i 10 gg. per potermi opporre. Cosa che non farò. Alcuni appunti:

  • per quale motivo il Comune ha inserito nella nota di avvio del procedimento l’indicazione di chi ha fatto l’esposto, con data e protocollo? Non mi pare un obbligo e non credo usuale, soprattutto se le indagini hanno già dato esito penale definitivo coerente e partono da informazioni di un semplice cittadino. Gli accertamenti si, sono un obbligo. Comunque non era un segreto, si trova la citazione dei miei esposti ripetuta sul mio blog, perché sono fatto così;
  • c’è da dire che la società in causa è tenuta a rispondere su quanto è stato contestato dal Comune nel procedimento or ora avviato, a prescindere da ciò che viene scritto nell’esposto. Quindi, è chiaro, che se si vuole accedere all’esposto è per ben altri motivi. Mi spiace deludere su questo. Come si potrà leggere, non c’è nulla di strano o sopra le righe. Anche se in Italia siamo ricchi di inventiva;
  • l’avvocato Massa scrive, poi, che la sua cliente (società) ha ricevuto solo il 12 settembre scorso copia del verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, atto già alla base della condanna penale. Per questo chiede una dilazione dei termini per le controdeduzioni. Quindi, avv. Massa, la sua cliente (società), o meglio uno degli amministratori, non ha fatto nulla quando è stato citato in Tribunale prima della condanna penale? No, così, per sapere.

Voglio, quindi, essere il più possibile trasparente con voi dello studio Gerbi-Massa, anche se in passato avete tentato di impedire un mio legittimo accesso agli atti (rimase il Comune solitario a perorare la causa), proprio inerente la vostra cliente (società). Per sveltirvi il lavoro pubblicherò tutto online, dato che non ho proprio nulla di cui temere o tenere riservato, ma orgoglioso per il proficuo impegno sul caso. Ciò ben prima dei 10 gg. di legge per l’eventuale opposizione del controinteressato all’accesso, che sarei io.

Cominciamo dall’esposto del 22.11.17, prot. n. 00017087 come protocollato dal Comune, corrispondente, in realtà, ad una mia PEC del 21.11.17 di riscontro ad una nota precedente del Comune con ulteriori segnalazioni, ad esempio il famoso pontile anomalo, ma fisso per anni e rimosso più volte solo a seguito delle mie segnalazioni o accessi agli atti. Pubblico il resto cronologicamente a ritroso.

Esposto del 22.11.17, prot. n. 00017087

Con i n.4 allegati che, per rapidità, pubblico in formato originario:

1. fotografia stato attuale scogliera Le Terrazze

A questo punto torniamo a ritroso alla nota del Comune del 09.11.17, a cui rispondevo, nella quale l’arch. Ottolini dichiarava che le verifiche erano state attivate, in realtà in maniera parziale, dato che, nonostante la mia nota aggiuntiva, non determinarono nessun avvio procedimentale, fino allo scorso agosto.

 

Nota del Comune del 09.11.17

Veniamo, quindi, alla mia PEC del 12.10.17, alla quale allego una istanza di accesso pregressa del 01.08.17, a seguito della quale avevo reperito documentazione, a mio avviso, insoddisfacente. Per questo ampliavo la platea dei destinatari per conoscenza.

PEC del 12.10.17

AAllegato alla PEC del 12.10.17

In occasione della PEC del 12.10.17, non trasmisi anche le fotografie citate nell’istanza di accesso del 01.08.17, cosa che però faccio ora (aggiungendo il copyright), per completezza di informazione.

Fotografie del 30.07.17

Una annotazione finale, l’area demaniale marittima abusata, in parte anche trattata come privata, nonostante la condanna penale del gennaio di quest’anno, ha continuato ad essere usata alla stregua degli anni precedenti. Infatti, anche per questa stagione balneare, lo stabilimento è stato libero di fare i propri guadagni su un’area in abuso dall’anno 2000.

Portovenere (SP), Sporting Beach: i curiosi “nulla osta” del Comune

Con una sconcertante semplice nota di “nulla osta“, il Comune di Portovenere (SP) “autorizza” lo stabilimento Sporting Beach a mantenere una recinzione fissata al terreno, in area demaniale marittima, assieme ad altri manufatti che contribuiscono ad ostacolare il libero passaggio verso il mare. Ma le contraddizioni si sprecano.

Non farò un’ampia premessa, se non riportarvi a quanto già scritto in merito alla massicciata (scogliera) abusiva, pseudo-sanata nel 2017, presso lo stabilimento “Sporting Beach”, in area UNESCO a Portovenere (SP). L’aspetto, indubbiamente, più importante di tutta la faccenda. Vi invito, comunque, a firmare la petizione #salvalespiagge attiva da tempo, arrivata quasi alle 60mila firme, ma che non verrà chiusa fino a riscontri concreti.

Credo sia molto interessante farvi conoscere le modalità con le quali un ente pubblico, come il Comune di Portovenere, coadiuvato dalla Capitaneria di Porto di La Spezia, disponga delle norme, del bene pubblico e delle proprie facoltà. Alcuni le vogliono far passare per stupidaggini ma, personalmente e non solo io, ritengo che ogni elemento parte del bene pubblico vada rispettato nella propria integrità. Sottovalutare, oltre ad essere sbagliato, apre la porta ad un uso sfrenato e illegittimo di tutto ciò che è pubblico, affinché diventi preda di privati. Poi, non meravigliamoci quando le nostre coste diventano colate di cemento, o inaccessibili, con recinzioni o cancelli. Non meravigliarsi significa che tutti noi siamo stati sconfitti, senza speranza. Quello che vi mostro ora è solo un esempio, piccolo se volete, ma non insignificante, per vedere, per capire, come vengono, troppo spesso, gestiti i beni e i diritti di tutti noi. Fate attenzione, dare un dito, per poi dare il braccio e il resto, anno dopo anno. Come se ciò non fosse già ampiamente avvenuto qui e in tante altre parti d’Italia. In perfetta continuità con i precedenti articoli della serie “Arroganza senza limiti1 e 2.

Veniamo direttamente a questa nota del Comune di Portovenere, prot. n. 8936 del 24.07.19, con la quale si assente (senza concedere, al momento, alcuna autorizzazione formale) al mantenimento di una serie di elementi installati sul demanio marittimo, esprimendo una formula finale omnicomprensiva di “nulla osta”, giuridicamente assolutamente inesistente. Inesistente, perché un Comune non si può permettere (giuridicamente), in un caso come questo, di scrivere “nulla osta” su una semplice nota, come una parolina magica, ma deve rilasciare (se possibile) una concessione demaniale suppletiva formale, una edilizia e una paesaggistica “semplificata” o meno, incluse, a seconda dei casi. Non “nulla osta“. Tra l’altro, anche per una semplice recinzione in area demaniale marittima, ma fissata stabilmente al terreno, ci vogliono il parere della Capitaneria di Porto (che ha rapidamente rilasciato, favorevolmente) e l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane (non informata, a quanto ho visto dagli atti), perché il demanio è anche confine terrestre. Senza parlare della conferenza dei servizi, che può/deve essere necessaria, anche in casi del genere. Il Comune, comunque, lo sa e si contraddice chiaramente come vedremo.

7 agosto 2019, stabilimento Sporting Beach, lato est.

1 – Rete metallica

Il Comune ritiene “(…) ammissibile l’installazione della rete metallica fissata al suolo con supporti di facile rimozione, in quanto installata per motivi di sicurezza pubblica costituendo parapetto tra il livello del piano spiaggia e gli scogli sottostanti (…)“. Salvo contraddirsi subito affermando: “(…) In considerazione del contesto in cui si inserisce detta rete la stessa dovrà essere sostituita con semplici strutture a giorno di altezza massima m. 1,30, munite dei debiti titoli autorizzativi edilizi e paesaggistici ove occorrenti, come previsto dall’art.9 dell’ordinanza n.2674/2015 (…)“. Da notare che l’ordinanza n.2674/2015 dello stesso Comune, all’art. 9, punto a), stabilisce “in ogni caso vietate le delimitazioni in rete metallica“.

14 giugno 2019, Sporting Beach, rete metallica

In lingua italiana scrivere “si ritiene ammissibile” e, subito dopo, affermare “dovrà essere sostituita” con un’altra cosa, significa che si sta facendo a cazzotti con sé stessi. In sostanza che la rete NON era ammissibile, ma che non si vuole scriverlo chiaramente. L’effetto è anche piuttosto comico, se non che si sta giocando con le parole sulle regole a tutela dei diritti di noi tutti.

Quella recinzione, fissata al terreno, impedisce anche di accedere liberamente alla spiaggia, dato che fa da barriera, in continuità con il resto, gli altri elementi riportati nel seguito della lettera: corda e pali (con funi) avvitati/imbullonati al cemento, tutto sul demanio marittimo.

Ma leggete come si sperticano a giustificare la rete “per motivi di sicurezza pubblica“. Quante ne dovrebbero mettere in giro, allora? Ho cercato altre cose del genere in zona e non esistono, esistono dei vasi (questi si facilmente rimovibili), o delle ringhiere al massimo (probabilmente non legittime nemmeno quelle), o delle panchine che, quantomeno, hanno un funzione utile.

Anzi, è proprio per esigenze di sicurezza, per non essere di impedimento al soccorso, che una rete, o qualsiasi recinzione stabile (stabilmente ancorata al terreno), posta in area demaniale marittima, o anche a 30 metri dal confine di detta area, deve essere rimossa. Aspetto che la Capitaneria di Porto, istituzionalmente, ha il dovere di far rispettare.

Ad ogni modo il Comune, a denti stretti, ammette che tale recinzione non era legittima. Scrive che verrà autorizzata (ovvero è abusiva, ma promettiamo di autorizzarla), però con strutture a giorno, che vuol dire un po’ tutto e un po’ niente, se poi ti mettono dei pali piantati stabilmente nel terreno, quando le norme vogliono che siano strutture rimovibili, non stabilmente fissate a terra. Aggiunge, saranno necessari i “debiti titoli autorizzativi edilizi e paesaggistici ove occorrenti, come previsto dall’art. 9 dell’ordinanza n.2674/2015. Appunto, altro che ammissibile, ma dato che con te siamo buoni e non ti facciamo la dovuta sanzione, facci avere la richiesta (quando vuoi, anche a babbo morto) ma, per ora, vai avanti tranquillo a fare la stagione balneare. Immaginate se eravate voi, signor nessuno, vi avrebbero fatto un trattamento di favore come questo? Ma si sa, ci sono persone o categorie che hanno trattamenti diversificati dalla plebe.

A memoria della PP.AA. coinvolte, ricordo norme (codice della navigazione in primis, che non ho visto applicare nemmeno negli accertamenti in origine alla sanatoria del 2017) e un accenno alla giurisprudenza di merito:

  1. Codice della Navigazione, art. 54 (Occupazioni e innovazioni abusive): “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ordine, provvede d’ufficio, a spese dell’interessato.“;
  2. Codice della Navigazione, art. 1161 (Abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata): “Chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l’uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate, ovvero non osserva i vincoli cui è assoggettata la proprietà privata nelle zone prossime al demanio marittimo od agli aeroporti, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a lire un milione, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato. (…)“;
  3. D.Lgs. n. 374/1990, art.19 (Edifici in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale): “1. E’ vietato eseguire costruzioni ed altre opere di ogni specie, sia provvisorie sia permanenti, o stabilire manufatti galleggianti in prossimità della linea doganale e nel mare territoriale, nonché spostare o modificare le opere esistenti, senza l’autorizzazione del direttore della circoscrizione doganale. La predetta autorizzazione condiziona il rilascio di ogni eventuale altra autorizzazione, nella quale della stessa deve essere fatta comunque espressa menzione. 2. La violazione del divieto previsto dal comma 1 comporta l’applicazione, da parte del direttore della circoscrizione doganale competente per territorio, di una sanzione amministrativa di importo da un decimo all’intero valore del manufatto. 3. Il direttore della circoscrizione doganale, accertata la sussistenza di un rilevante pericolo per gli interessi erariali, non diversamente eliminabile a cura e spese del trasgressore, dispone, previo parere dell’ufficio tecnico di finanza del dipartimento delle dogane e delle imposte indirette, competente per territorio, la demolizione del manufatto in danno ed a spese del trasgressore. Avverso tale provvedimento è ammesso il ricorso al Ministro delle finanze entro trenta giorni dalla data di notificazione al trasgressore del provvedimento stesso. Il ricorso al Ministro sospende l’efficacia del provvedimento impugnato.“;
  4. T.A.R. Liguria, Sez. I, 29 gennaio 2014, sentenza n. 166, che si riferisce alla fascia di rispetto dei 30 m. dal confine demaniale (art. 55 Codice della Navigazione), ma che per analogia fa capire l’entità delle opere realizzabili (a maggior ragione) anche sul demanio marittimo: “Le opere dell’uomo realizzabili nella fascia di rispetto di trenta metri dal confine demaniale marittimo (art. 55 c.nav.) sono soltanto quelle tese a soddisfare necessità e limitate nel tempo atteso che con l’espressione nuova opera il legislatore ha inteso riferirsi a tutti i manufatti ancorati stabilmente al suolo e destinati a soddisfare esigenze durevoli (TAR Abruzzo, L’Aquila 12 dicembre 1983 n. 412)“. In merito a questo ultimo punto, da parte di una delle persone competenti, mi sono sentito fare discorsi del tipo: “E’ un’opera facilmente rimovibile perché comunque si può togliere in poche ore“. Stendo un velo pietoso.
2 – Cima blu

Anche per la cima blu, il Comune ritiene “assentibile” (ma con quale autorizzazione non si sa) questo oggetto “con funzione di deterrente” e “delimitazione limite concessione demaniale“, in orario serale/notturno di chiusura alle “persone non autorizzate“. Persone non autorizzate ad andare in spiaggia in orario di chiusura dello stabilimento? E da quando si può impedire l’accesso in battigia se non c’è nessuno nello stabilimento? Mi facciano capire, quale norma, legge, lo stabilisce? Anzi, le norme dicono che l’accesso in battigia va sempre garantito h24/24, dalle leggi nazionali in giù. Ma da noi è diverso.

2 giugno 2019, Sporting Beach, cima blu (scura)

Però, attenzione, richiedono “l’installazione di apposito cartello indicante la possibilità di accedere liberamente all’arenile senza sostare nello stabilimento balneare“. Allora, capiamoci, il diritto di accedere c’è sempre, ma di notte l’avventore troverà questa cima a chiudere, però “di facile rimozione” ed un cartello che, in sostanza ti dovrebbe dire: “Ehi trovi una cima a chiudere, ma se vuoi proprio entrare per andare in spiaggia, senza sostare nello stabilimento, puoi aprire”. Beh carini, l’idea mi piace, mi pare intelligente. Peccato che alla data del 07.08 scorso, di questo cartello non ci sia traccia. Altro velo pietoso, perché o si chiude (il che non si può), o si tiene aperto senza alcun impedimento, come richiedono tutte le norme, inclusa l’ordinanza n.2674/2015, che all’art. 18 recita: “Il libero transito lungo la battigia deve essere garantito in qualunque momento; pertanto non è ammesso alcun ostacolo lungo tale fascia (…)“. Ecco, secondo voi è, o non è, nella fascia di libero transito dalla battigia, normalmente definita di 5 metri, ammettendo che sia valida la riduzione a 3 metri di una vecchia ordinanza comunale? Badate bene che, il transito deve valere nei due sensi, anche per chi proviene dall’altro lato dello stabilimento. Guardando la foto sotto: da una parte diciamo che siamo a 3 metri dalla battigia, ma dall’altro, è a zero metri. In ogni caso è l’unico punto di accesso e di transito per il mare, non si scappa. Ma anche qui le autorità si sperticano a giustificare, senza formalmente autorizzare, perché nemmeno saprebbero come.

3 – Paletti di facile rimozione

A parte che le ordinanze, inclusa quella del Comune di Portovenere, indicano che i pali debbano essere semplicemente infissi. Vuol dire senza viti/bulloni. Per la precisione l’ordinanza n.2674/2015 prevede, all’art. 9, punto a), delimitazioni: “… preferibilmente con pali in legno semplicemente infissi e corda… “. A casa mia “semplicemente infissi“, non significa fissati con viti o bulloni. Ma, come si prevede in ogni stabilimento balneare d’Italia, posizionati con supporti non fissati al terreno o su cemento, ad esempio con piedistalli. Credo li abbiate visti nei posti “normali”.

14 giugno 2019, Sporting Beach, paletti metallici

Invece, qui, sono trattati come elementi stabili, fissati al cemento (anche se con viti o bulloni), che fanno esattamente l'”effetto barriera” (assieme ai vasi e alla sopraelevazione della pavimentazione) vietato dalla stessa ordinanza. Il Comune definisce questi paletti, tra l’altro metallici e non in legno: “arredi coerenti con l’attività di stabilimento balneare“. Ergo, a stabilimento e stagione chiusa andrebbero rimossi. Lo vedremo. Perché io ho immagini riprese in tutte le stagioni e li ho sempre trovati lì, da quando sono stati installati, dopo il “restyling” del 2017;

4 – Fioriere

Come sopra, ma almeno amovibili e non fissate al terreno, anche se assieme ai paletti avvitati/imbullonati e alla sopraelevazione della pavimentazione della veranda (e stabilimento interno) contribuiscono a creare esattamente l'”effetto barriera“.

5 – Striscia luminosa a led

Chi ha seguito un po’ le vicende dallo scorso mese di maggio, ha visto che questa striscia led si è spostata diverse volte. All’inizio stava lungo la ringhiera pedonale della passeggiata soprastante lo stabilimento, poi è diventata verticale lungo uno dei pali del cartello sopra lo stabilimento. Infine si è trasferita sulla ringhiera pedonale sottostante, in piena area demaniale marittima.

Primo posizionamento striscia led
14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led 14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e insegna 14 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e luci insegna
Secondo posizionamento striscia led
26 maggio 2019, Sporting Beach, striscia led e insegna
Terzo e attuale posizionamento striscia led
14 giugno 2019, Sporting Beach, striscia led

Tutto ciò, in quanto io presentavo esposti che, fra le varie cose, facevano presenti l’assenza di autorizzazione della striscia luminosa, il fastidio che avrebbe provocato alla visibilità dalla passeggiata verso mare in fascia serale/notturna e l’inadeguatezza per la sicurezza degli impianti elettrici, in quanto a portata di tutti, soprattutto bambini. Quest’ultimo aspetto, evidentemente, il Comune non lo ha mai considerato, dato che ora siamo nella stessa situazione. Ma non solo, ora si scrive che: “l’installazione di striscia luminosa a led allo scopo di illuminare l’insegna dello stabilimento balneare risulta autorizzata con autorizzazione paesaggistica n. 25 del 24.04.2019“. Allora mi spieghino come mai l’hanno fatta spostare per ben due volte a seguito di miei due esposti. Qualcosa evidentemente non quadrava. E infatti, la striscia luminosa che NON illumina il cartello non è stata prevista. Se andiamo a vedere la citata paesaggistica (estratto), è stata autorizzata una illuminazione ben più limitata in ampiezza, sopra il cartello (non c’erano nemmeno i paraluce, ma meglio che ci siano, ovviamente). Anche se, non correttamente, l’illuminazione non viene citata esplicitamente nella relazione tecnica, ma riportata solo in una tavola. Nulla di più. Quindi, come mai questa striscia a led continua ad inerpicarsi lungo un altro cartello (diverso da quello in paesaggistica), un muro e una ringhiera del passaggio pubblico? La vogliamo rimuovere o fare finta di nulla fino a fine stagione? La seconda che ho scritto, immagino, se non rimane stabile anche in inverno.

6 – Tavolino in area demaniale marittima

Questo punto non è presente nella nota sopra riportata del Comune di Portovenere, come non viene considerato dalla Capitaneria di Porto, in relazione agli ultimi miei esposti, su una questione che parte da lontano, come ho scritto negli articoli:

Qui c’è un aspetto legato all’attività di ristorazione dello stabilimento. Ad un certo momento, il titolare, si è sentito libero di posizionare tavolini e sedie in area di concessione demaniale marittima, ma relegata all’attività balneare, che è altra cosa. Se hai l’autorizzazione per un certo uso, non è che puoi fare quello che vuoi. Mi pare chiaro. Non qui a Portovenere. Per anni, ogni anno, tornavo alla carica su questa questione, che mi pareva piuttosto chiara.

Oltre al fatto che, anche la licenza commerciale per “somministrazione di cibi e bevande”, dispone di una misura in metri quadri per l’area utilizzabile. L’ultima autorizzazione commerciale (che a me risulti), n.438 del 27.05.2010, stabilisce una superficie di somministrazione di mq. 15, mentre la veranda (sanata nel 2017) utilizzata per tale scopo è di mq. 57-58, poi ampliata a mq. 60. Su questo devo ancora vedere una licenza coerente.

Tornando, invece, alla questione dei tavoli in area demaniale marittima, adibita a stabilimento balneare ed esterna alla veranda, finalmente il Comune mi ha dato ragione. Però non mi risultano siano mai state comminate sanzioni, nonostante anni di uso improprio, ora dimostrati dalla necessità di una autorizzazione demaniale ad hoc. Ebbene, per essere sintetico, il Comune scrive in una nota a firma Benabbi, che si ci vuole un’autorizzazione specifica per mettere tavoli in area demaniale marittima, come fanno molte altre attività. Anche se hai già una concessione demaniale nella stessa area, ma per altro scopo. E dire che mi sono sentito dire, per anni, da Comune e Capitaneria in passato, che non era specificato nella concessione e quindi si vedrà al rinnovo. Assurdità, perché se è per stabilimento balneare c’è poco da rigirarci. Insomma, dopo il mio ennesimo esposto, il titolare viene invitato garbatamente (immagino sanzione esente) a presentare istanza e, in data 02.04.19, il Comune concede atto suppletivo alla concessione demaniale n.2/2010, repertorio 114, allo stabilimento Sporting Beach. In questo atto si autorizza ad utilizzare un’area di mq. 77,45, ai soli fini demaniali, per la posa di attrezzature per l’attività di somministrazione di cibi e bevande. Hai visto che avevo ragione? Pure per quanto riguarda i punti precedenti?

Ma, siccome non ci si accontenta mai, un tavolino viene mantenuto stabilmente piazzato in area demaniale marittima, però fuori dalla zona concessa da questo ultimo atto. Su questo, ovviamente, ho presentato nota all’interno dei vari esposti, ma nulla di nulla. Tutto ok. Tutto normale, siamo a Portovenere, Italia.

Area attrezzata autorizzata alla posa di tavoli e sedie per somministrazione cibi e bevande. La linea tratteggiata è il confine demaniale. 13 luglio 2019, Sporting Beach, tavolo in area demaniale non autorizzata (il divanetto è in area privata)
CONCLUSIONE

La morale è sempre quella, ci sono i semplici cittadini e ci sono gli altri. Che dire di più?

Portovenere (SP): la Regione Liguria ritocca il piano spiagge, ma la cementificazione non si ferma

Il Comune di Portovenere (SP) riceve il nulla osta al nuovo piano delle spiagge e demanio marittimo, ma con qualche brutta sorpresa per l’amministrazione. La spiaggia libera attrezzata prevista all’Olivo si dimezza, ma solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Il cemento non si ferma, almeno per ora, la spiaggetta delle sule sparirà, per diventare una banchina di cemento di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune di Portovenere, il 27 giugno scorso, ha ricevuto il nulla osta regionale alla variante al PUD, piano di utilizzo comunale del demanio marittimo, che ha visto una prima approvazione in Consiglio Comunale a dicembre 2018 e il respingimento di tutte le osservazioni (previste dalla legge) ricevute da parte di associazioni e singoli cittadini, tra cui le mie. La Regione a sua volta, però, ha dato seguito ad alcune delle osservazioni, ed ha indicato una serie di prescrizioni obbligatorie con il proprio decreto dirigenziale 3693 del 21.06.19. Il Comune dovrà impegnarsi ad applicare queste prescrizioni, con una nuova delibera nel prossimo Consiglio Comunale, previsto il 12.07.19 alle ore 18, ma nel complesso non c’è da stare contenti.

La Regione, in sostanza, smorza in alcuni punti, e non di poco conto, l’impianto del P.U.D. come voluto dal Comune, ma lascia ancora aperta la strada all’aumento della cementificazione costiera, a mio parere il punto principale e irrimediabile, una volta messo in atto. Ciò è legato allo spostamento dei pontili galleggianti, da via II Traversa Olivo alla spiaggetta (abbandonata da tempo) delle sule, posta tra lo stabilimento Sporting Beach e la stessa via appena citata.

Altro punto importante di questa variante al P.U.D., è la volontà di questa amministrazione nel voler trasformare le spiagge dell’Olivo, frontali alle attività commerciali, da libere a libere attrezzate. In Liguria però, troppo spesso, le spiagge libere attrezzate diventano stabilimenti balneari di fatto, con occupazione dell’arenile preventiva e a prescindere dall’arrivo effettivo di clienti per lettini e ombrelloni a noleggio. Se non aspettarsi l’invasione di spazi ulteriori, nel corso del tempo. Su questo, ad ogni modo, il Comune riceve una brutta sorpresa: la Regione ha imposto il dimezzamento dell’area prevista, da affidare in concessione di spiaggia libera attrezzata. Dobbiamo, su ciò, tenere conto che l’ampiezza dell’arenile e la sua morfologia, già poneva seri problemi alla convenienza economica della proposta, per un eventuale concessionario. Da considerare, inoltre, che per legge vanno posizionate cabine, toilette e servizi per disabili, riducendo non di poco gli spazi disponibili, certamente non ampi. Questo dimezzamento dell’area concessionabile rende, l’eventuale gestione della spiaggia libera attrezzata, ancora meno appetibile economicamente e, francamente, più a prezzi di saldo la concessione. A questo punto il Comune la farà, anche solo per orgoglio, ma ci perderanno tutti. Sicuramente si perderanno spazi. Meno persone potranno utilizzare questo tratto di spiaggia, se non altro perché la troveranno occupata da lettini ed ombrelloni, quando il portafoglio sarà già stato reso esangue dal costo dei parcheggi.

Veniamo alle prescrizioni imposte dalla Regione al Comune sul P.U.D., più nel dettaglio:

  1. la parte di costa lasciata libera dai pontili galleggianti, da trasferire davanti all’attuale spiaggetta delle sule, il Comune osava definirla spiaggia libera attrezzata, anche ad uso cani (SpaC). In realtà spiaggia non è, ma costa cementificata e pavimentata. Inoltre, sarebbe ad uso cani sopra ad un previsto paiolato sintetico, con l’ottima igiene conseguente alle fessure di tale pavimentazione. La Regione, giustamente, afferma che non si può definire “spiaggia”, ma “area attrezzata per l’utilizzo da parte di utenti con animali domestici”. Almeno questa presa in giro è stata disinnescata, ma viene comunque considerata area balneabile, sicuramente da bonificare, visto l’uso diportistico fatto sino ad oggi;
  2. la nuova spiaggia libera attrezzata all’Olivo (Spa1), davanti alle attività commerciali, non sarà di ml. 125, come previsto dal Comune, ma di ml. 76. In quanto la spiaggia libera attrezzata limitrofa allo stabilimento “Le Terrazze” (da cui viene trasferita) è attualmente di tale misura, ciò a non determinare un decremento di spiagge libere in proporzione, secondo la Regione. Da considerare poi che, per legge regionale, solo il 50% della concessione può essere utilizzato per gli impianti e l’attrezzatura , ivi compresi lettini e ombrelloni. Bene che la spiaggia libera attrezzata prevista sia stata dimezzata ma, in realtà, contestualmente, perdiamo due tratti di spiagge libere: 1) la spiaggetta delle sule sarà irrimediabilmente cementificata; 2) non è vero che si sposta una spiaggia libera attrezzata da una parte all’altra per ml. 76, dato che di fatto, sin dall’origine, nessuna spiaggia libera era stata assegnata in concessione come attrezzata. Quindi, alla fine, per il Comune è un brutto colpo vedersi dimezzato “l’affare”, ma i cittadini, comunque, perderanno la spiaggetta delle sule, benché abbandonata, ma recuperabile come da progetto che era stato elaborato già nel 2004. Il progetto, definito di “spiaggia sospesa”, mirava a consolidare e a recuperare arenile in quel tratto di costa. Un vero delitto di questi tempi, cementificare un tratto di costa recuperabile alla balneazione, soprattutto da noi, dove non si può certo scialare, visti gli spazi assai ristretti e, in buona parte, anche abusati. Siamo fra le regioni a maggior tasso di abuso e cementificazione, nulla da invidiare al sud d’Italia;
  3. la Regione, che il 25 marzo 2019 ha effettuato un sopralluogo nelle zone interessate, fa presente che la spiaggia libera attrezzata “…  dovrà essere completamente fruibile da persone disabili e pertanto la stessa dovrà essere dotata almeno di un servizio igienico, uno spogliatoio ed una doccia accessibili anche a persone disabili e relative rampe che colleghino la passeggiata con il piano arenile ed i servizi sopra citati …“. Aspetti non proprio facili da attuarsi sulle spiagge libere dell’Olivo, per nulla ampie in profondità e sfavorevoli come inclinazione dell’arenile. Forse conveniva lasciare la spiaggia libera attrezzata (formale, ma non sostanziale) dove era stata prevista prima, ci sarà stato un motivo logico, almeno come caratteristiche fisiche. Certo, lì dietro, ci sta pure la struttura “Le Terrazze” che, non manca (da tempo) di dare in affitto ombrelloni con piede in cemento (immagino trasportati dai clienti, dato che sarebbe vietato da parte dello stabilimento senza concessione specifica) e lettini. Mentre, in questo caso, per la spiaggia libera attrezzata nuova, in zona Olivo Via I Traversa, sembra che l’amministrazione segua un criterio diverso. Forse, si vogliono eliminare le bande dei ragazzi del pomeriggio? Forse, qualche commerciante in zona, già può proporre qualcuno dei servizi previsti, quindi gareggiare a prezzo più vantaggioso? Vedremo;
  4. la Regione scrive: “Solarium Calata Doria – prima del suo utilizzo sia verificata l’idoneità statica della copertura del manufatto per l’uso che se ne intende fare“. Meglio essere chiari, non si sa mai;
  5. pontile galleggiante N19, il famoso pontile misterioso de “Le Terrazze”. Ci sarebbe da scrivere un libro solo per questo, una storia degna di Conan Doyle, Roahl Dahl, ma anche Shakespeare. Un po’ giallo e un po’ fantastica, con risvolti da letteratura dell’imprevisto e commedia degli equivoci. Mi ha divertito tanto. Ora viene chiaramente alla superficie che, non solo il pontile era totalmente illegittimo da oltre dieci anni, perché inesistente nel P.U.D., ma è pure necessario metterlo a gara. Beh, una grande soddisfazione, dopo averci sbattuto la testa più volte, incrociando concessioni demaniali alquanto curiose e paesaggistiche (dell’ultim’ora) grottesche. Mi ricordo ancora i cartelli pubblicitari con scritto “pontile riservato ai clienti”. Ebbene, questo pontile galleggiante ci sarà, ma non davanti a “Le Terrazze”, per cui non più ad uso esclusivo loro. Slitterà, anche se di poco, davanti alla spiaggia libera limitrofa, in un punto dove l’accesso al mare dalla spiaggia è impedito da vecchie strutture, residui dell’attività di mitilicoltura. Per cui, non toglierà costa balneabile. Il pontile sarà stagionale (e non fisso come nella variante approvata in Consiglio), così ha chiesto il Comune, mentre la Regione studiava sulla questione nulla osta al P.U.D., probabilmente cercando di evitarne lo spostamento a svantaggio de “Le Terrazze”. A naso, però, direi che il Comune cambierà idea nuovamente e lo farà diventare fisso, vista la battaglia ormai persa. In ogni caso, però, il pontile N19 dovrebbe rientrare nel pacchetto da esaminare per la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) assieme agli altri pontili, come vedremo più avanti. Un “dettaglio” ulteriore trascurato da anni;
  6. la Regione indica: “Al fine di tutelare l’incolumità dell’utenza, il Comune per tutte le aree balneabili libere, prima dell’inizio di ogni stagione balneare, dovrà verificare la sicurezza delle scarpate eventualmente situate a ridosso delle spiagge o delle scogliere balneabili, ciò al fine di assicurare che le aree balneabili siano utilizzabili dai bagnanti in sicurezza“. Non so esattamente a quali casi si possa riferire, però è chiaro che le nostre spiagge non sono esattamente poco inclinate, come molte spiagge libere (soprattutto libere attrezzate) della costa ligure;
  7. molto importante la prescrizione n.7, ove la Regione impone la procedura di evidenza pubblica (gara) per tutte le nuove concessioni demaniali marittime destinate a soggetti diversi dal Comune. Che brutta sorpresa. Quindi pontili, spiagge e mi viene da pensare, anche aree “nuove” da destinare a somministrazione di cibi e bevande, quindi tavolini, sedie ed altro va messo a gara. Perché, non ho visto gara per la NUOVA concessione che il Comune vuole assegnare al Ristorante “Iseo” e il Bar “La Vigna”. Nuova, si. Così si legge nell’avviso pubblicato pochi giorni fa, il 1° luglio, in cui la “GBF s.r.l.” ha fatto istanza per il rilascio in concessione di ben tre aree demaniali marittime di mq. 77 di veranda, mq. 104 e mq. 45 di superfici scoperte per posa di tavoli, sedie, fioriere, bacheche amovibili ed arredi. Non c’erano tavoli esterni prima? Mi piacerebbe capire meglio, anche perché questa non è una istanza di variante, ma totalmente nuova. Quindi, Mr. Comune, come mai non metti a gara obbligatoria anche questa NUOVA concessione demaniale marittima?  Tralasciamo, per ora, la questione fallimento Iseo, anche questa da approfondire pubblicamente. Vedremo;
  8. la Regione indica l’obbligo di acquisire tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie per i pontili previsti davanti alla spiaggetta delle sule, denominati N18, e tutte le altre opere a mare che modificano l’utilizzo dello specchio acqueo, incluso il famoso N19 (si capisce). Una piccola tirata di orecchie? Mi pare di si. Insomma i pontili galleggianti (o meno) necessitano di V.I.A., paesaggistica seria, nulla osta del settore regionale del ciclo delle acque per immersione dei corpi morti, con conseguente supervisione all’immersione di ARPAL e Capitaneria di Porto (come non fu fatto per N19 e non mi fu dato ascolto). Pure l’ufficio delle dogane deve dire la sua, penserei, dato che si occupa di visibilità e controllo della costa, per eventuali traffici di materiali. In più, la C.P. deve dare parere in merito alla sicurezza in mare. Il Comune poi, vista la malaparata relativa al procedimento per la sistemazione dei nuovi pontili ai residenti in Palmaria e lato paese, che ha subito una brusca frenata nell’iter approvativo, proprio per la V.I.A., ha pensato bene di avviarne il procedimento di verifica di assoggettabilità, anche per il P.U.D. Questo, comunque, non a tempo debito ma ben in ritardo, solo il 13.06.19, a sole due settimane di anticipo dal nulla osta regionale. Non una bella figura;
  9. questa è una bella chicca nuova, la Regione ha imposto al Comune un ricalcolo degli utilizzi e delle percentuali, non solo a seguito delle prescrizioni precedenti, ma anche per elaborare due tabelle ulteriori che distinguano tra isola Palmaria e terra ferma. E qui viene il bello, per come era stato evidenziato in varie osservazioni al P.U.D.. Il Comune, era stato scritto anche da me, non indica da dove trae il fronte mare complessivo, se cioè include l’isola Palmaria o anche tratti di costa in mare aperto, per intenderci le spiagge delle Nere e delle Rosse, verso le Cinque Terre. Quest’ultime aree inaccessibili via terra e, per la verità, anche via mare, da tempo, per divieto dovuto alle frane di quel promontorio. Il Comune, poi, non può equiparare una spiaggia libera sull’isola, con quelle sulla terra ferma. E’ chiaro a tutti che l’accessibilità è ben diversa, considerando non solo persone meno abbienti (il biglietto per il traghetto è più caro di un bus, anche con tariffa residenti), ma anche anziani e disabili, che hanno difficoltà a deambulare per prendere un traghetto. Ebbene, da questo conteggio, appare subito evidente che, per quanto attiene la terra ferma, la percentuale degli arenili liberi e liberi attrezzati da contarsi assieme (unico parametro considerato dalla legge regionale, anche questo ingiusto, perché non distingue le libere vere dalle attrezzate) e gli stabilimenti balneari è di SOLO il 26,44% , di cui l’11,50% sarà libera attrezzata, ovvero: solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Per chi vuole capire il conteggio, questi i numeri in ml.:  arenili liberi 98,70, spiaggia libera attrezzata 76,00, stabilimenti balneari 486,00. Capite bene che sulla terra ferma rimane solo un 9% di autentica spiaggia libera, rispetto al fronte mare complessivo di aree balneabili (che include stabilimenti, spiagge libere, libere attrezzate, scogliera e pure l’area cani cementificata considerata balneabile). Una bella fregatura! Il tutto pensando anche alla situazione regionale, secondo un rapporto di Legambiente del 2018, per il quale la Liguria presenta una delle più basse percentuali di superficie di litorale non occupata da concessioni balneari: appena il 14%, molto meno anche dell’Emilia Romagna, al 23%. Vedremo se la Regione si attiverà, una volta ricevuti questi numeri che il Comune ha dovuto rendere più chiari, senza tema di smentita: scandalosi!

Per ora mi fermo qui. Attendiamo il consiglio comunale del 05.07 e le chiacchiere conseguenti. Vedremo se la Regione si farà sentire nuovamente, come mi auguro, ma con ben poche speranze. Soprattutto, sarà importante che si facciano sentire i cittadini (non certo i locali che usano poco quelle spiagge), ben prima della brutta sorpresa prevista per la prossima stagione balneare.

 

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?

Gli antefatti li trovate in questi articoli:

Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?

Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.

Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.

Lettera aperta al Presidente del Tribunale di La Spezia - 08.05.19

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.

Portovenere (SP): demanio marittimo, cementificazione e responsabilità

Nel precedente articolo scrivevo delle mie osservazioni al nuovo piano del demanio del Comune, per quanto riguarda la zona Olivo. Ebbene, approfondiamo il punto CEMENTIFICAZIONE e vediamo subito che un dirigente Regionale cerca di sfuggire, non a richieste o ulteriori osservazioni, ma alla documentazione che prova il collegamento nuovo P.U.D.=+cemento.

Siamo stati in diversi, tra coloro che hanno inviato le osservazioni alla variante del P.U.D. che il Comune approverà domani sera in Consiglio Comunale, a porre la questione dell’incremento della cementificazione costiera e alcuni, proprio per questo, anche dell’obbligo della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.).

Ma, in cosa consiste?

In breve, nel fatto che il Comune ha deciso la morte definitiva di una spiaggetta (quella delle sule), mai manuntenuta con i ripascimenti, che verrà eliminata con una banchina di accesso ai pontili, i quali slitteranno da est a ovest. In cambio, il sindaco ci dice che darà più litorale balneabile. Peccato che sarà cementificato anche quello. Già, in cambio dove ora ci sono i pontili si potrà fare il bagno, assieme ai cani, ma non ci sarà una spiaggia, ci sarà una banchina pavimentata ricoperta di finto paiolato: un solarium. Mi chiedo, poi, le deiezioni dei cani che fine faranno tra un listello e l’altro del finto paiolato?

Il Comune ha già predisposto i progetti coadiuvati da una serie di delibere, ma pochi conoscono i disegni dell’arch. Evaristi, deus ex machina di ogni cosa edilizia in quel dell’Olivo e frequentatore assiduo degli uffici comunali.

Eccoli, i disegni. Nel primo vediamo la cosiddetta “Area 2”, ovvero la spiaggetta, come dovrebbe diventare: una banchina per accedere ai pontili.

Nel secondo disegno, “Area 1”, l’attuale banchina pontili, diventerà la nuova spiaggia per cani e non. Più per cani, direi, perché non ci sarà molto arenile, ma tanto cemento ricoperto di paiolato finto legno, che durerà qualche anno se va bene, fra sole, intemperie ed evacuazioni canine. Davanti alla parte restante di arenile, la metà, tanti massi dove ora c’è un cordolo di cemento. Vedere il disegno per credere.

Uno scambio impari direi. Non converrebbe fare un ristrutturazione vera e seria della spiaggetta delle sule?

Ad ogni modo, ho voluto informare la Regione Liguria, ma tanto parliamo di amici del Comune, visto che la parte politica è la stessa. Ho voluto, comunque, scrivere alla Regione, affinché non possano dire che non sapevano quali conseguenze avrebbe portato il loro nulla osta alla variante del P.U.D.. Ho scritto chiaramente che le mie non erano ulteriori osservazioni al P.U.D., ma semplice trasmissione di documenti ufficiali per fare capire chiaramente quali sarebbero state le conseguenze. Ovvero spiegare in cosa consistesse tecnicamente l’aumento della cementificazione costiera, collegato a questo piano del demanio comunale.

Per Email PEC

Alla Regione Liguria

Settore tutela del paesaggio, demanio marittimo ed attività estrattive

PEC: protocollo@pec.regione.liguria.it

Portovenere (SP),11.02.2019

OGGETTO: piani di variante del P.U.D. del Comune di Portovenere, con conseguente incremento della cementificazione costiera - delibere e tavole di progetto

Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),

ha presentato

presso il Comune di Portovenere e trasmesso con PEC al Vs. prot.n.PG/2019/13110 in data 16/01/2019, assegnata al Settore tutela del paesaggio, demanio marittimo ed attività estrattive, osservazioni relativamente alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.

Le controdeduzioni da parte del Comune di Portovenere (all.1-2), in fase di approvazione al prossimo Consiglio Comunale, sono state estremamente superficiali e minimali, tralasciando praticamente quasi l'intera esposizione. Stessa cosa è avvenuta per altri soggetti, i quali hanno presentato ulteriori osservazioni, in particolare il circolo spezzino di Legambiente che ha rilevato la necessità di applicare la V.A.S., visto l'impatto delle opere previste conseguenza di detta variante.

In merito a ciò, ovvero all'evidente incremento della cementificazione costiera, conseguenza di tale variante al P.U.D., sono semplicemente a trasmetterVi, nel caso non ne siate già a conoscenza, documenti che attestano tali intenzioni da parte del Comune di Portovenere, ovvero: le d.g.c. n.3/18 e d.g.c. 27/18, relative alla riqualificazione del seno dell'Olivo e protocollo d'intesa della aree demaniali marittime, 4 tavole di progetto di tale “riqualificazione” e nota interna a firma del sindaco e della responsabile dell'area del 14.11.17, relativa alle ultime modifiche di progetto (tavole allegate).

Non produco con la presente, perciò nuove osservazioni al P.U.D. ma mi limito a trasmettervi documenti tecnici indubbiamente rilevanti al fine delle Vs. considerazioni sulla variante richiesta.

In particolare, mi permetto di farVi notare che l'”AREA 2” definita nelle tavole, corrisponde alla spiaggia Sp4 nel P.U.D. vigente, seppur molto ridotta per mancanza di ripascimenti stagionali. Tale AREA 2 a progetto, prevede cementificazione costiera aggiuntiva (all.8), o comunque l'eliminazione definitiva di un arenile, per la creazione di una banchina di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune, in sostituzione della Sp4 attuale, prevede in variante la SpaC, con accesso anche ai cani (all.7). Questo non è altro che un tratto di costa, in buona parte cementificato e pavimentato, che verrà semplicemente ricoperto da un finto paiolato.

Tanto Vi dovevo per assicurarmi che foste edotti di tali piani e progetti.

Si allega:
  1. Proposta di D.C.C. del 07.02.19 n.5 (per il C.C. del 13.02.19);
  2. Allegato alla proposta di cui al punto precedente, con controdeduzioni;
  3. D.G.C. n.3/18, interventi di riqualificazione seno dell'Olivo;
  4. D.G.C. n.27/18, approvazione protocollo intesa aree demaniali marittime seno dell'Olivo;
  5. Tavola di progetto A2, giugno 2017, area di intervento “2”, seno dell'Olivo;
  6. Tavola di progetto B1, giugno 2017, area di intervento “2”, seno dell'Olivo;
  7. Tavola di progetto B2, giugno 2017, area di intervento “1”, seno dell'Olivo;
  8. Tavola di progetto B2, giugno 2017, area di intervento “2”, seno dell'Olivo;
  9. nota interna del 14.11.17, Comune di Portovenere, Integrazioni richieste Area 2 progetto, Terrazze (ovvero riqualificazione seno dell'Olivo, come oneri di urbanizzazione primaria).
Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Ed ecco cosa mi risponde, subito, oggi, il dirigente regionale del Settore tutela del paesaggio, demanio marittimo ed attività estrattive, dott.ssa Corinna Artom:

Gentile sig. Brunetti,

in riferimento alla nota inerente i Piani di variante del P.U.D. del Comune di Portovenere (SP), con conseguente incremento della cementificazione costiera, con allegate delibere e tavole di progetto trasmesse a mezzo PEC in 4 parti in data 11/02/2019 e pervenute allo scrivente Settore in data 12/02/2019, si comunica che ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 bis della Legge regionale 28 aprile 1999, n. 13 e ss.mm.ii. le suddette osservazioni vanno presentate prioritariamente al Comune interessato.

Cordiali saluti.
Il Dirigente
Arch. Corinna Artom

Regione Liguria
Dipartimento Territorio, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti
Vice Direzione Generale Territorio
Settore Tutela del Paesaggio, Demanio Marittimo ed Attività Estrattive
Via Fieschi, 15 (Piano S2)
16121 Genova
tel.: 010.548.4251/8881
fax: 010.548.5522
e-mail: demanio@regione.liguria.it
PEC: protocollo@pec.regione.liguria.it

E menomale che avevo scritto di trasmissione di documenti, non di osservazioni. Non so come la vediate, ma io ci vedo un tentativo di non prendersi le proprie responsabilità (non vedo, non sento, non parlo), per cui ho replicato in tal senso, ma non alla mail demanio@regione.liguria.it, che dà errori, ma al protocollo@pec.regione.liguria.it, alla mail del dirigente del dipartimento dirgen.pianpaesamb@regione.liguria.it  e alla stessa dirigente del settore corinna.artom@regione.liguria.it . Insomma, rifiutare documentazione UFFICIALE, a prescindere, non fa una bella impressione.

Il nuovo piano del demanio marittimo a Portovenere (SP): più cemento, meno diritti, abusi intoccati

Il Comune procede sul P.U.D., ovvero sull’uso del litorale, senza minimamente riflettere (anche tecnicamente). Se le mie osservazioni sono state trattate come tutte le altre 7 andiamo male. Troppo facile trattare solo alcuni punti e saltare quelli più scomodi, magari molto scomodi e quindi meglio non divulgare. Meglio non vedere e non sentire, allora lo farò pubblicamente. Due punti su tutti: incremento della cementificazione costiera e presenza di considerevoli ed accertati abusi sulla costa, ad oggi non messi in pristino.

Sotto le mie osservazioni integrali (inviate per PEC il 15.01.19, quindi nei termini, anche se protocollate il giorno successivo) e in seguito ciò che il Comune vuole approvare (e approverà) al prossimo consiglio comunale. Le controsservazioni al n.6 sono veramente tirate via e striminzite. Qui il recente pregresso con le mappe. C’era di più caro Sindaco e chi ne fa le veci, in sintesi:

    • Nel 2005, la Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione (v. Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell’11.10.2005);

    • non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni;

    • Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l’Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati;

    • Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell’isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato;

    • Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22. Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all’interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E’ quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti;

    •  SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

      Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico;

    • P.U.D. con deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale;

    •  Inoltre, quest’area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti;

    • Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione;

    • Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo;

    • Massicciata abusiva e sanatoria Sporting Beach impropria. Nella relazione tecnica giurata dell’arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all’epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Ciò rende nulla la sanatoria;

    • Massicciata e stabilimento in abuso Le Terrazze. Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un’occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017;

    • e poi il secondo allegato, molto tecnico, con progetto di spiaggia sospesa allegato al P.U.O. Le Terrazze del 2004, dove ora si vogliono mettere i pontili eliminando del tutto un arenile abbandonato da anni.

Le mie osservazioni integrali

Per Email PEC

Al Comune di Portovenere
Via Garibaldi 9, 19025 Portovenere (SP)
email PEC: protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

Portovenere (SP),15.01.2019

OGGETTO: Osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18.

Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),

ESPONE

le proprie osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.

1- Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005 – stralcio Spa1

Per diversi aspetti, la presente proposta di variante al P.U.D. comunale di Portovenere, ricalca la precedente approvata con D.C.C. n.22 del 05.05.2005, approvata parzialmente con decreto regionale n.2137 dell'11.10.2005. In quel caso fu stralciata la parte riguardante la trasformazione delle spiagge libere in spiagge libere attrezzate, nel tratto di costa denominato Spa1 nella variante di allora, come in quella oggi in osservazione.

Si riprendono, perciò, le osservazioni che fece, all'epoca, Silvia Brunetti (all.1) e richiamate nello stesso atto regionale n.2137/05, considerandole ancora totalmente valide nel merito. Tale descrizione contribuì a chiarire alla Regione Liguria il contesto dei luoghi e delle situazioni, ad oggi invariati. La Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione.

In particolare, la Regione Liguria ritenne che la previsione di Spa1 penalizzi la libera balneazione nella zona centrale (della baia dell'Olivo) in quanto:
  1. la Sp2 è confinata nell'area portuale e in commistione con i natanti;
  2. la Sp4 è ormai di profondità scarsa o nulla, per cui di fatto la sua realizzazione priverebbe il capoluogo dell'unica spiaggia libera fruibile.
In merito al punto 1 il fatto rimane indiscutibilmente tale, mentre per il punto 2, dato che nel caso attuale abbiamo contestualmente la spiaggia libera attrezzata Spa2 nel P.U.D. vigente, il quale diventerebbe spiaggia libera, la questione è da approfondire anche nel paragrafo 6.

Bisogna, innanzitutto dire che la motivazione al punto 2, aveva allora, di fatto, assorbito le ulteriori osservazioni addotte da Silvia Brunetti, ma che rimangono assolutamente valide anche oggi. In particolare per quanto riguarda interessi pubblici che non paiono sussistere, anzi danneggiati, dalla trasformazione della spiaggia libera Sp3 in libera attrezzata Spa1, in quanto:

  1. pulizia del litorale. Compete comunque al Comune per le spiagge non affidate in concessione ai sensi dell’art.5 della L.R.n.13/99, dunque è già garantita;
  2. docce e servizi igienici pubblici già esistono nella Sp3. Vi sono due docce funzionanti e, all'interno di un piccolo immobile verso lo stabilimento Sporting Beach, vi sono una doccia con acqua calda e servizi igienici i quali, però, sono stati abbandonati da alcuni anni dall'attuale amministrazione, nonostante li avesse riattivati dopo il 2013 e affidati ad una cooperativa. Sono, perciò, servizi riattivabili abbastanza facilmente;
  3. attrezzature per la balneazione. I bagnanti interessati ad esse sono perfettamente in grado di portarle da soli in spiaggia, essa infatti è posta a lato di strada pedonale e carrozzabile. Non solo, già da due anni il Bar Atlantic, a pochissimi metri dalla spiaggia, noleggia l'attrezzatura;
  4. attività commerciali limitrofe. Sempre a pochi metri dalla Sp3, quindi, troviamo due bar, due ristoranti, un negozio di alimentari, una pizzeria e yogurteria. Non vi è, perciò, bisogno di alcuna ulteriore concorrenza per i medesimi servizi. Inoltre il Comune, da un paio d'anni, sta concedendo a queste attività di ristorazione l'uso delle spiagge per il posizionamento di alcuni tavolini nella fascia serale notturna. Attività che non sarebbe più possibile se quel tratto di litorale venisse occupato da un concessionario con attrezzatura e altri manufatti, in quanto l'arenile più pianeggiante è veramente molto limitato, il resto dell'area è troppo scosceso, anche per la stessa attrezzatura balneare, mentre più si adatta all'uso di semplici asciugamani e stuoie;
  5. accessi per disabili. La Sp3 già dispone di due discese in cemento a mare: una in origine ad uso alaggio per le imbarcazioni, poi ricoperta dai ripascimenti stagionali; un'altra inizialmente posizionata per l'accesso dei disabili alla spiaggia libera, poi prolungata per raggiungere lo stabilimento limitrofo Sporting Beach.
Oltre ai punti precedenti, in merito alla Spa1 in variante, non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni. La spiaggia, perciò, ordinariamente e in gran parte, viene utilizzata da avventori con semplici asciugamani e stuoie. Questi arenili, poi, non dispongono di una grande profondità. Per poter ricevere la sistemazione dei servizi, cabine, aree di accatastamento dell'attrezzatura balneare, si renderebbe necessario eliminare le asperità del fondo, magari con pedane. La scarsa profondità, poi, renderebbe il tutto un caos molto compatto e ingestibile. Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l'Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati.

Per questi motivi si ritiene che la Regione debba confermare lo stralcio della previsione della Spa1, confermando anche le considerazioni già valutate nel 2005, proprio perché, sostanzialmente, nulla è cambiato da allora.

2- Calcolo del fronte balneare comunale e percentuali tipologia d'utilizzo

Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell'isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato.

3- Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22

Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all'interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. E poco importa che tale legge sino ad oggi non sia stata impugnata formalmente, perché l'atto discriminatorio conseguente persiste. Appare poi, del tutto spropositato il vantaggio percentuale che detengono gli stabilimenti balneari rispetto alle spiagge libere e libere attrezzate, le quali non vengono distinte fra loro nel calcolo, se non dalla prescrizione a priori per la quale il 50% delle aree balneabili devono restare libere, ma all'interno del 40% minimo sul totale della costa balneabile, rispetto al 60% massimo concessionabile agli stabilimenti. Ovvero, la percentuale vera minima delle spiagge libere (e non attrezzate) arriverebbe, in termini effettivi e assoluti, al 50% del 40%, ovvero solo il 20% su totale della costa balneabile che, tra l'altro include le scogliere. Quindi, ben sapendo che gli stabilimenti e le spiagge libere attrezzate vengono privilegiati all'uso di arenili rispetto alle scogliere, possiamo ritenere che la percentuale delle spiagge libere con arenile della Liguria, possa essere ben inferiore persino al 20%. Un aspetto veramente discriminatorio che avvantaggia in maniera spropositata i privati che dispongono di concessioni per stabilimenti ed attrezzatura per spiagge libere attrezzate, rispetto al pubblico. Non si teme ad affermare che questa normativa sia una delle più restrittive, se non la più restrittiva, in ambito nazionale.

Va, quindi, considerato che la spiaggia libera attrezzata è sostanzialmente, grazie alla normativa regionale, di fatto, equivalente ad uno stabilimento balneare, perché si autorizza definitivamente l'occupazione di un'area (il 50% di quello concessionato è solo un puro escamotage che poco tutela dal punto di vista complessivo). In pratica, l'attrezzatura non viene sistemata all'arrivo e per conto del cliente, ma preventivamente, anche grazie alla possibilità di forme di abbonamento. In questo modo l'arenile viene occupato permanentemente e non è raro che persino l'ulteriore 50% venga invaso illegittimamente da ulteriore lettini e ombrelloni, impedendo agli astanti che non vogliono noleggiare l'attrezzatura, ad usare l'area che dovrebbe restare assolutamente libera. Purtroppo vige molta confusione e poca chiarezza su questo, per cui le persone non riescono ad auto-tutelarsi, anche grazie ad un controllo del territorio troppo spesso deficitario.

4- Aree balneabili effettivamente facilmente raggiungibili

Nell'ambito del Comune di Portovenere, facendo seguito alle considerazioni di cui alla parte precedente, è necessario fare una valutazione più attenta delle tipologia di costa, sia dal punto di vista morfologico, orografico e geografico, che dal punto di vista del collegamento viario.

Il Comune di Portovenere dispone, innanzitutto, di territori in ambito peninsulare e insulare, non possiamo, perciò, considerarli alla stessa stregua. Fra questi abbiamo anche coste alte e rocciose, spiagge, spiagge senza alcuna via d'accesso se non per mare. Non possiamo ritenere due arenili equivalenti, soprattutto se uno è posizionato lungo la costa dell'isola Palmaria, o lungo la costa alta e rocciosa che diparte dal Muzzerone e va verso lo scoglio Ferale, e l'altro si trova all'Olivo. All'Olivo sono situate le uniche spiagge con arenili, facilmente raggiungibili con mezzi terrestri, limitrofe alla strada che conduce al capoluogo, La Spezia. Sono le uniche spiagge degli spezzini che, per mille ragioni, non possono spendere di più, o non riescono con altri mezzi a raggiungere un tratto costiero balneabile, soprattutto se hanno difficoltà a deambulare.

E' veramente improponibile, quindi, il criterio usato per il conteggio delle aree balneabili, così privo di ulteriori aspetti da considerare.

In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E' quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti.

5- SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato, ora destinato a banchina e punto di approdo con pontili gallegianti e testate in cemento. Nel progetto già approvato dal Comune, il cemento verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico, probabilmente deteriorabile nell'arco di pochi anni. Questo, non sarà, perciò, nemmeno uno strato impermeabile, compatto ed omogeneo. Ci si chiede se sia, quindi, opportuno per contenere le deiezioni degli animali, facilmente lavabile, anche negli interstizi e, soprattutto nella parte a contatto con il cemento sottostante. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico.

Detto ciò, non può passare sotto traccia che, nella variante al P.U.D. del Comune, questo tratto di costa sarebbe sostitutivo dell'arenile denominato Sp4 nel P.U.D. vigente. Vero è che questo tratto di arenile non è mai stato sottoposto a ripascimenti da decenni, perciò, scomparso gradualmente per l'azione dell'erosione marina, che ha intaccato persino il muro di contenimento retrostante. Ma se fosse stato manutenuto, e non abbandonato, ci troveremmo ad uno “scambio” iniquo, un arenile perso, in cambio di costa cementificata. In questo caso specifico va anche considerato che, probabilmente, proprio in previsione di eseguire gli oneri di urbanizzazione connessi al P.U.O. della struttura ricettiva “Le Terrazze”, risalente al 2004, si è ritenuto che non fosse producente ripascere la Sp4, come le altre spiagge dell'Olivo. I progetti di allora, infatti, prevedevano per questo tratto costiero, il prolungamento della passeggiata e il consolidamento costiero con un'opera di difesa costiera denominata “spiaggia sospesa” (all.2), ovvero un consolidamento tramite massi sommersi e materiale di ripascimento in superficie. Ad oggi, quel progetto iniziale è cambiato e prevede una nuova banchina con pontili galleggianti, in pratica un deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale.

Inoltre, quest'area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti.

Per questi motivi l'attuale variante al P.U.D. andrebbe rigettata anche su questo punto.

6- Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione

La prevista spiaggia libera Sp4 sarebbe il risultato di un cambio di utilizzo, da spiaggia libera attrezzata a libera, ciò contribuirebbe (secondo i ragionamenti ufficiali, contestati in precedenza) anche a mantenere valide le percentuali previste dalla normativa regionale, a seguito della previsione della Spa1. Un altro scambio, ma che in realtà cela un ulteriore escamotage non accettabile. Questa spiaggia, che si, sarebbe più adatta ad essere libera attrezzata, in realtà non lo è mai stata e mai è stata in tal senso data in concessione ad alcuno, anche se il limitrofo stabilimento “Le Terrazze” la sfrutta da anni (legittimamente o meno) per il noleggio di proprie attrezzature, però solo su richiesta degli avventori. Non si capisce, perciò, perché questa spiaggia, più adatta per spazi e morfologia ad essere libera attrezzata (considerando però scorrette le percentuali calcolate), diventi libera e, contestualmente, perda lo status di spiaggia libera il previsto tratto Spa1. Non ha proprio alcun senso logico e razionale, se non per impedire l'accesso all'attuale Sp3, da parte di ragazzi e meno abbienti, con servizi a poca distanza, ed allo stesso tempo creare maggiore concorrenza commerciale con gli stessi bar e ristoranti, già in essere da anni e già in concorrenza fra loro. In conclusione, è comunque un bene che questa spiaggia diventi libera, ma è inaccettabile che possa essere la scusa tecnica, per trasformare la spiaggia libera frontale ai servizi esistenti in libera attrezzata Spa1.

7- Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo

Non a margine, nel quadro del P.U.D. comunale, vanno considerate pesanti, ed ancora attuali, situazioni di abuso edilizio costiero, soprattutto a carico dei due stabilimenti balneari dell'Olivo, lo Sporting Beach (ex Royal Sporting) e Le Terrazze. Questo, perché, nel complesso delle valutazioni sullo stato attuale della costa, in realtà:
  • frontalmente allo Sporting Beach, abbiamo una massicciata consolidata in totale abuso senza alcun titolo edilizio, in luogo di un arenile scosceso verso mare e senza ostacoli di sorta;
  • frontalmente allo stabilimento Le Terrazze, abbiamo una massicciata consolidata in buona parte in difformità ai titoli edilizi, che ha determinato un'occupazione abusiva di 428 mq. sul demanio marittimo, in luogo dei 195 mq. concessi.
Ciò è approfondito nei paragrafi seguenti.

7.1- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Sporting Beach

A fine febbraio 2017, il Comune di Portovenere (SP), area tutelata dall'UNESCO, ha concluso l'iter di una sanatoria edilizia iniziata grazie al rilascio, da parte della Regione Liguria, di un primo provvedimento di accertamento di conformità paesaggistica (decreto dirigenziale n.1160 del 08.05.14). Alla base del procedimento, una serie di accertamenti relativi ad abusi compiuti in area demaniale marittima, ed in area privata, presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, in zona Olivo. Tra i numerosi abusi, i due principali, una massicciata totalmente abusiva ed un cordolo di cemento in difformità, posto lungo la battigia, quindi in area demaniale marittima, non vengono rilevati nell'ordinanza demolitoria emessa dal Comune di Portovenere nel luglio del 2013 (ordinanza n.2518 del 13.07.13). Proprio per questo, la Regione Liguria può accogliere la domanda di compatibilità paesaggistica ed avviare l'iter, anche per quanto riguarda la conformità urbanistica.

Il 25.02.17, il tutto si conclude con un permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune(n.3/17), quindi vengono avviati e conclusi i lavori di messa in "pristino", alquanto contraddittori e incoerenti. In realtà si tacciono gli abusi insanabili (massicciata e cordolo in difformità sul demanio marittimo) nella fase iniziale dell'iter (ordinanza comunale demolitoria del 2013 e relazione tecnica alla sanatoria), per poter ottenere la conformità paesaggistica, da cui poi discenderà anche la sanatoria urbanistica. Per poi quindi introdurre, ex-post, tali abusi nella fase finale della sanatoria e nel calcolo della sanzione.

Difatti, nella relazione tecnica giurata dell'arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all'epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria.

Ciò è suffragato da tutti i documenti necessari, di cui il sottoscritto è in possesso a seguito di accessi agli atti effettuati sin dal 2012, dato che tali abusi furono denunciati alle varie autorità competenti dallo scrivente.

Della vicenda vi sono articoli dettagliati pubblicati sul blog del sottoscritto, in particolare ai seguenti link:

la sintesi - https://partigianocivico.it/index.php/2017/03/28/sporting-beach-portoveneresp-comera-doveva-rimanere/

il dossier - https://partigianocivico.it/index.php/category/spiagge/sporting-beach-portovenere/

Ogni documento è messo a Vs. disposizione.

7.2- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Le Terrazze

Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un'occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017.

Dall'analisi della documentazione a fascicolo, si tratta di opere di difficile rimozione, in pratica anche di una massicciata posizionata già dall'anno 2000, in difformità al pregresso titolo edilizio n.1263/99. In seguito, contestualmente al P.U.O. Le Terrazze, relativo anche agli oneri di urbanizzazione già citati al paragrafo 5, venne rilasciato dal Comune di Portovenere, un primo permesso di costruire (P.D.C. n.54/2004), il quale assorbì lo stato di fatto senza, però, effettuare alcuna sanatoria (!).

CONCLUSIONI

Per quanto su esposto, si ritiene che Comune di Portovenere e Regione Liguria debbano stralciare le previsioni alla variante del P.U.D. comunale nell'ambito della zona dell'Olivo, in quanto determinerebbero danni nell'uso di dette aree a svantaggio di cittadini e avventori, oltre ad incrementare la cementificazione costiera, aspetto che ogni P.A. ha il dovere di contrastare sia per direttive europee, che per aspetti tecnico scientifici rilevati da ricerche ambientali.

Si allega:
  1. osservazioni Silvia Brunetti a pregressa variante, in parte stralciata con Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005;
  2. progetto di spiaggia sospesa allegato a P.U.O. Le Terrazze;
  3. documento di riconoscimento C.I. n.(omissis), rilasciata dal Comune di Portovenere (SP) il (omissis).
Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Le striminzite controsservazioni n.6

Proposta approvazione PUD con controsservazioni (integrale – PDF).

Dobbiamo aspettarci altrettanto sbrigativo, superficiale, ottuso e timoroso lavoro anche dalla Regione?

 

Maxi-emendamento di Bilancio e Demanio Marittimo – Fact Checking

Nel maxi-emendamento alla legge di bilancio, appena uscito dalla prima approvazione al Senato, vediamo ciò che riguarda il demanio marittimo, ovvero le nostre coste. Prospettive e fatti allarmanti, ma forse ancora qualche margine di manovra a tutela del nostro ambiente costiero è possibile. Bisognerà farsi sentire da subito.

La Repubblica online di ieri, 23 dicembre, ha ripreso un post Facebook di Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi, pubblicato in stessa data, che mi ha molto allarmato, a torto o ragione, in quanto ritengo che il criterio della “valorizzazione” ambientale (e della salute) debba sempre prevalere sulla “valorizzazione” economico-speculativa.

Il post di Bonelli è questo sotto ed è francamente una rappresentazione estremamente fosca di quanto ci aspetta. Mi sono, però, chiesto fino a che punto fosse già realtà tutto ciò. Ho, quindi, cercato il testo originale del maxi-emendamento (qui in estratto) per leggere con i miei occhi nei dettagli. Vi dico subito che la realtà non appare rosea, ma nemmeno così cupa, soprattutto perché sono ancora da vedere i giochi come si concluderanno. Da ciò capirò se il M5S sarà stato completamente schiacciato dalla Lega e se si dovranno erigere tutte le barricate necessarie per contrastare questo governo, anche sui temi ambientali e della giustizia, perché parliamo di aree abusate da decenni senza contrasto alcuno, o quasi. Io spero ancora di no, ma a fatica.

Ed ecco la mia analisi del post di Bonelli, punto per punto, confrontandolo con il testo del maxi-emendamento.

MANOVRA: SPUNTA NORMA SALVA VILLE SUL DEMANIO MARITTIMO. E’ LA SVENDITA DELLE SPIAGGE ITALIANE (VERO/FALSO)

  • Nel maxi emendamento del governo non solo è prevista la proroga alla direttiva Bolkestein di 15 anniVERO;

  • ma anche il via libera a nuove concessioni demaniali sulle spiagge italiane VERO e assolutamente deprecabile;

  • il salvataggio di ville, cottage residenziali sulle spiagge e il mantenimento delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminateVERO/FALSO: si proroga di 15 anni, non è questione definitiva;

  • è scritto negli emendamenti dal 386 bis al 386 duodecies che prevedono di riformare entro 120 giorni la normativa sul demanio marittimo – VERO: ma nel dettaglio con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su Proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Toninelli, M5S) e del Ministro per le politiche agricole (Centinaio, Lega), di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze (Tria, tecnico), sentito il Ministro dello sviluppo economico (Di Maio, M5S), il Ministro degli affari europei (Savona, tecnico), il Ministro dell’Ambiente (Costa, M5S), il Ministro per gli affari regionali (Erika Stefani, Lega), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Ci sarà la possibilità di una riforma accettabile o non troppo indigeribile? Certo le premesse non ispirano fiducia. Occhi aperti;

  • istituendo il rating sulle spiagge italiane come avviene con le bancheFALSO: il rating non è sulle spiagge ma sulle imprese concessionarie, non è esattamente la stessa cosa, non è un dettaglio. In teoria potrebbe non essere un aspetto negativo, dipende da come si implementa concretamente;

  • individuando nuove spiagge libere da dare in concessioneVERO: terribilmente vero e indigesto;

  • Le spiagge diventano definitivamente una merce sottoposta ai meccanismi del rating e le ultime spiagge libere sopravvissute al cemento verranno così sottoposte ad ulteriore cementificazione e privatizzazione (il 60% delle nostre coste è compromesso)VERO/FALSO: il rischio c’è date le premesse, ma non ci sono ancora le norme definitive. Ancora almeno un barlume di speranza;

  • si prorogano le concessioni demaniali senza adeguarne i canoniFALSO: si prorogano le concessioni ma i canoni vengono rivisti, bisognerà vedere se i canoni verranno alzati adeguatamente. L’emendamento 386-quater lettera e) prevede la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali;

  • che vengono pagati (i canoni) allo Stato che incassa dalle concessione demaniali solo 103 milioni di euro a fronte di un’evasione, secondo l’agenzia del demanio del 50%: attualmente si paga solo 1,27 euro metro quadro/anno per la parte non ricoperta da struttureVERO: le concessioni hanno canoni ridicoli;

  • E’ l’assalto al territorio da parte di questo governo giallo-neroVERO/FALSO: c’è il rischio perché la Lega sta prevalendo sul M5S, che in teoria (e in pratica?) sarebbe più a tutela del territorio e meno delle lobbies. Bisognerà vedere come andrà a finire tenuto anche conto che l’emendamento 386-sexies prevede una procedura di consultazione pubblicain merito alle priorità e modalità di azione e intervento per la valorizzazione turistica delle aree insistenti sul demanio marittimo” (!?). Anche se la manina che scrive questi emendamenti pare leghista, dato che a fatica nomina la tutela del territorio costiero e più volentieri nomina la valorizzazione economica;

  • dall’albergo di lusso di Cala di Volpe, che ha in concessione a porto Cervo in Sardegna l’esclusiva spiaggia di Liscia Ruya per la cifra di 520 euro l’anno, fino al Twiga della Santanchè per un canone di 16.000 euro l’anno che si trovano sul demanio marittimo, trarranno beneficio da queste normeVERO: sicuramente, almeno dalla proroga di altri 15 anni delle concessioni se non altro;

  • Ma nel maxiemendamento spunta un comma che salva, attraverso una proroga di 15 anni, ville, cottage, bungalow ad uso residenziale e non turistico che occupano le spiagge italiane, situazione che non ha esempi in tutta Europa VERO: per 15 anni almeno li salva, ma si spera non definitivamente;

  • mentre nel comma 136 bis (refuso, 386-bis) si blocca l’eliminazione dalle spiagge delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminate al termine della stagione balneare ma che si sono trasformate ad essere fisse e perenni nel corso degli anni trasformandolo stato dei luoghiVERO, una questione annosa in tutta Italia, una vergogna che si spera ancora non definitiva;

  • Con queste norme si svendono le spiagge a quelle lobby che da anni hanno occupato arenili sottraendole alla pubblica fruibilità, alla visibilità e all’accesso al mare come nel caso di Ostia. Si sta preparando la strada alla sdemanializzazione ovvero alla svendita di un bene comune come le spiagge del nostro paese altro che BolkesteinVERO/FALSO: ci sono tutte le premesse, ma forse ancora i termini per lavorare a tutela delle coste dallo sfruttamento selvaggio, tutto dipenderà dall’iter in partenza con il decreto del governo collegato a questi emendamenti, entro 120 gg. dall’entrata in vigore della legge di bilancio. Le speranze sono, però, fioche, vista la preponderanza della Lega, sempre a favore della speculazione economica e delle lobbies e la scarsa forza di resistenza del M5S.

In conclusione le prospettive sono fosche, forse un po’ meno fosche rispetto a quanto scrive Angelo Bonelli, ma qualche margine di manovra politico e giuridico c’è ancora. Bisognerà vigilare e farsi sentire da subito.

Portovenere (SP): a rischio le spiagge libere all’Olivo. Mandate le vostre osservazioni al Comune

Buona parte delle spiagge libere a Portovenere, in zona Olivo, diventeranno spiagge libere attrezzate, ovvero stabilimenti di fatto. La facoltà di scegliere fra stabilimento, risparmio e libertà verrà limitata. Fatevi sentire, il Comune, per normativa, dovrà rispondere alle vostre osservazioni formali da inviare entro il 15 gennaio 2019. Lo stesso dovrà fare la Regione Liguria, prima del rilascio del nulla osta definitivo al nuovo piano del demanio marittimo.

Il Sindaco di Portovenere Matteo Cozzani, il 14 dicembre scorso, ha fatto approvare in Consiglio Comunale una variante al P.U.D. (Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo), con la quale si trasformano le spiagge libere, frontali ai bar e ristoranti, in spiagge libere attrezzate. Questo, soprattutto in Liguria, significa stabilimento balneare di fatto. In pratica, il 50% di questo tratto di litorale, segnato come “Spa1” nella mappa della variante, verrà permanentemente occupato da lettini ed ombrelloni (non da escludere che si vada oltre viste le abitudini nel nostro paese) e non si potrà usare senza pagare il noleggio di questa attrezzatura. In più, come immaginabile, dovrà essere prevista una zona per la gestione di questa spiaggia, un chiosco o simili, se non anche un piccolo bar. Ma di spazio da scialare non c’è. E’ altrettanto immaginabile, come succede praticamente sempre con concessioni sui beni pubblici di ogni tipo, che nel corso del tempo avremo allargamenti, magari vasi, pali, cordoli e altro, a confinare e inglobare.

All’Olivo ci sono gli unici tratti di litorale con arenili (non scogliere o massicciate) facilmente raggiungibili (anche dalla città) con mezzi terrestri e fuori diga, o fuori porto, come la spiaggetta in paese. Le uniche spiagge facili e dignitose per la balneazione, per chi vuole spendere meno. Le uniche spiagge facili per anziani, bambini e disabili. Sono spiagge libere che non possono essere paragonate, proprio per queste peculiarità, con le spiagge di Le Grazie (entro diga e balneabili?) e, più lontano, con quelle dell’isola Palmaria, le Nere o le Rosse, raggiungibili solo in barca o con i traghetti. Quindi a prezzi che possono permettersi i più, soprattutto con frequenza.

Inoltre, lo spostamento dei pontili dall’inizio del tratto di via II Traversa Olivo, verso il centro della baia, nella zona denominata “N18” sulla mappa della variante, determinerà la fine definitiva di quel tratto di spiaggia abbandonato da tempo e mai consolidato, magari con ripascimenti stagionali come gli altri arenili pubblici. La stessa area di riproduzione delle Sule, uccelli pelagici, sarà di fatto eliminata. In cambio si libererà quel tratto di costa (“SpaC” sulla variante) dove stanno ora quei pontili, ovvero non una spiaggia ma quasi completamente un pavimento cementato, il quale verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico. Una spiaggia vera (anche se maltrattata), perciò, lascerà il posto ad un tratto di costa cementificato, in più attrezzato e anche per i cani. Capite bene che lo scambio con una spiaggia che avrebbe dovuto rimanere ad arenile è assolutamente impari.

In pratica, solo la spiaggia limitrofa a Le Terrazze rimarrà libera. Rispetto al P.U.D. precedente, formalmente, cambierà denominazione da libera attrezzata (P.U.D. vigente “Spa2”) a libera “Sp4”, anche se, sempre formalmente, non è mai stata utilizzata come attrezzata e tanto meno data in concessione come tale. Anche se si, lo sappiamo, qualcuno ci metteva qualche ombrellone su richiesta.

Ora sta anche a Voi farvi ascoltare e non lo dico solo ai cittadini di Portovenere, che queste spiagge le usano meno (magari perché hanno la barca) rispetto a chi vive in altre zone. Lo dico soprattutto a che vive nei paesi limitrofi come, in maggioranza, in città e viene spesso a fare il bagno all’Olivo. Lo dico anche a coloro che hanno una seconda casa e queste spiagge le vivono stagionalmente. Le spiagge degli spezzini non saranno più libere, i ragazzi, in particolar modo, verranno scacciati anche da qui e non solo dal paese. Forse buon senso vorrebbe che ai ragazzi non si impedisse di avere aree di svago, ma di ricevere l’educazione appropriata, in famiglia come a scuola, come fuori grazie ad un’appropriata vigilanza. Tutto questo poi perché, per avere un paese di “VIP” e con accessi limitati ai meno abbienti? Già ci pensano le tariffe dei parcheggi pubblici, visibili o meno.

Detto questo, ora avete facoltà di parola, per procedura formale, anche se non specificato ampiamente nella delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18. Ogni frequentatore di queste spiagge è di fatto un soggetto legittimato, anche se, ovviamente il Comune cercherà di limitare la voce ai soli residenti ed esercenti commerciali. Fatevi comunque ascoltare. Per procedura formale, il Comune dovrà attendere le vostre osservazioni fino a 15 gg. dopo il termine della pubblicazione all’albo pretorio, ovvero fino a 15 gg. a partire dal 01.01.19. Per sicurezza, considerate il 15 gennaio 2019 termine ultimo per inviare le vostre osservazioni formali al Comune di Porto Venere, possibilmente per PEC a protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it o raccomandata (Via Garibaldi, 9 – 19025 Portovenere – SP). Per mail semplice a sindaco@comune.portovenere.sp.it non è garantito il vostro ascolto ma meglio di nulla. Se volete, inviate una copia anche a me partigianocivico@gmail.com, eventualmente per usare le vostre motivazioni anche in un secondo tempo. Questo, ovviamente, vale a maggior ragione per le associazioni. Il Comune, per normativa, dovrà accogliere o respingere le singole osservazioni motivandole una ad una. Dopo ciò, dovrà anche approvare una nuova delibera, prima di fare richiesta alla Regione Liguria del nulla osta sulla variante al P.U.D.. Assieme invierà tutte le osservazioni e le risposte del Comune. Anche la Regione Liguria, prima del rilascio del nulla osta, dovrà valutare tutte le vostre osservazioni. Intanto vi invito a farle. Trovate tutta la documentazione, anche dopo il termine della pubblicazione, a questo link (https://drive.google.com/open?id=1h5QlHZJtwKT74UjIyECbQY8Mkp4S-MBM), assieme a dettagli di mappe e un volantino dell’Associazione Posidonia, che si sta prodigando per la difesa dei nostri luoghi ed anche per questo caso specifico.

Portovenere (SP): demanio e superficie commerciale a libero uso? Il caso Sporting Beach

Fatemi capire come funziona la questione demanio marittimo e autorizzazioni commerciali a Portovenere, in particolare per lo stabilimento Sporting Beach. Di questa questione ho fatto carico il Comune di Portovenere e diverse autorità, almeno dal 2014, ma senza esito alcuno. Ho ottenuto solo delle parole di giustificazione che vediamo in seguito. E questo è solo un dettaglio rispetto alla ben nota massicciata abusiva insanabile che sarebbe stata sanata.

Dunque, lo stabilimento Sporting Beach dispone di una autorizzazione, n.433 del 31 dicembre 2009, rilasciata dal Comune di Portovenere, per somministrazione di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, per una superficie di somministrazione di mq.15.. In data 27.05.10, il Comune rilascia una ulteriore autorizzazione, n.438, a seguito di richiesta di estensione della tipologia dell’attività con codifica BAR RISTORANTE ATECO 55300 e sempre per mq.15 di superficie di somministrazione. Autorizzazione tuttora attiva perché menzionata nella visura della Camera di Commercio di qualche settimana fa.

Per mettere in chiaro, è stabilito che: “… Per superficie di somministrazione, si intende la superficie appositamente attrezzata per essere utilizzata per la somministrazione. Rientra in essa l’area occupata da banchi, scaffalature, tavoli, sedie, panche e simili, nonché lo spazio funzionale esistente tra dette strutture. Non vi rientra l’area occupata da magazzini, depositi, locali di lavorazione, cucine, uffici e servizi…” (http://suap.spezianet.it/info/impresa-facile/attivita-di-somministrazione/somministrazione-allinterno-di-pubblici-esercizi-bar-ristorante).

Ebbene, andiamo a vedere la superficie effettiva utilizzata con tavoli, sedie, poltroncine e divanetti.

Fatevi, ad esempio, un bel giro su Google a vedere le immagini ufficiali dell’attività, tra cui dall’interno di una splendida veranda adibita a ristorante e rinnovata da poco.

Ebbene questa è la situazione di oggi (4.10.18):

 

E questa la situazione di aprile 2017:

Ovvero, stabilimento balneare chiuso e ristorante aperto.

Punto primo, se lo stabilimento balneare è chiuso, in quanto fuori stagione (maggio-settembre), perché ci stanno le corde con pali ad impedire il libero passaggio lungo l’area demaniale?

Punto secondo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché la veranda ristorante con tavoli e sedie è di mq.58 (come da documenti ufficiali)?

Punto terzo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché tavoli e sedie (ma anche divanetti e tavolinetti all’occorrenza) vengono posizionati anche fuori dalla veranda ristorante di mq.58?

Punto quarto, dato che la veranda (abusiva e poi “sanata”) sta in buona parte anche in area demaniale (come da documenti ufficiali), dato che i tavoli sono posizionati anche esternamente alla veranda, perché si lascia che un’area in concessione per stabilimento balneare (tra l’altro, ora chiuso, ma altre volte no), venga occupata a stabilimento chiuso, o occupata da attrezzatura NON BALNEARE saltuariamente quando aperto, nonostante la concessione non preveda deroghe alla tipologia d’uso?

Ebbene, sapete cosa mi sono sentito dire tempo fa da persone varie e scrivere in maniera ambigua? Che il ristorante forse faceva self-service (!!!) e quindi non c’era somministrazione ai tavoli, ma anche che è vero, la concessione demaniale per stabilimento balneare non specifica (!!!) quando in realtà dovrebbe elencare cosa si può mettere e non mettere (???), allora aspettiamo il rinnovo(!!!).

Io sto chiedendo delucidazioni in punta di diritto, ma ancora non le vedo, nonostante varie richieste e lettere, ad esempio questa del 2014.

Come funziona, dato che vedo, stagionalmente, ogni anno, varie attività di ristorazione fare istanza per l’occupazione di area demaniale con tavoli e sedie, ma lo Sporting Beach no?