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Portovenere (SP): la Regione Liguria ritocca il piano spiagge, ma la cementificazione non si ferma

Il Comune di Portovenere (SP) riceve il nulla osta al nuovo piano delle spiagge e demanio marittimo, ma con qualche brutta sorpresa per l’amministrazione. La spiaggia libera attrezzata prevista all’Olivo si dimezza, ma solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Il cemento non si ferma, almeno per ora, la spiaggetta delle sule sparirà, per diventare una banchina di cemento di accesso ai pontili galleggianti.

Il Comune di Portovenere, il 27 giugno scorso, ha ricevuto il nulla osta regionale alla variante al PUD, piano di utilizzo comunale del demanio marittimo, che ha visto una prima approvazione in Consiglio Comunale a dicembre 2018 e il respingimento di tutte le osservazioni (previste dalla legge) ricevute da parte di associazioni e singoli cittadini, tra cui le mie. La Regione a sua volta, però, ha dato seguito ad alcune delle osservazioni, ed ha indicato una serie di prescrizioni obbligatorie con il proprio decreto dirigenziale 3693 del 21.06.19. Il Comune dovrà impegnarsi ad applicare queste prescrizioni, con una nuova delibera nel prossimo Consiglio Comunale, previsto il 12.07.19 alle ore 18, ma nel complesso non c’è da stare contenti.

La Regione, in sostanza, smorza in alcuni punti, e non di poco conto, l’impianto del P.U.D. come voluto dal Comune, ma lascia ancora aperta la strada all’aumento della cementificazione costiera, a mio parere il punto principale e irrimediabile, una volta messo in atto. Ciò è legato allo spostamento dei pontili galleggianti, da via II Traversa Olivo alla spiaggetta (abbandonata da tempo) delle sule, posta tra lo stabilimento Sporting Beach e la stessa via appena citata.

Altro punto importante di questa variante al P.U.D., è la volontà di questa amministrazione nel voler trasformare le spiagge dell’Olivo, frontali alle attività commerciali, da libere a libere attrezzate. In Liguria però, troppo spesso, le spiagge libere attrezzate diventano stabilimenti balneari di fatto, con occupazione dell’arenile preventiva e a prescindere dall’arrivo effettivo di clienti per lettini e ombrelloni a noleggio. Se non aspettarsi l’invasione di spazi ulteriori, nel corso del tempo. Su questo, ad ogni modo, il Comune riceve una brutta sorpresa: la Regione ha imposto il dimezzamento dell’area prevista, da affidare in concessione di spiaggia libera attrezzata. Dobbiamo, su ciò, tenere conto che l’ampiezza dell’arenile e la sua morfologia, già poneva seri problemi alla convenienza economica della proposta, per un eventuale concessionario. Da considerare, inoltre, che per legge vanno posizionate cabine, toilette e servizi per disabili, riducendo non di poco gli spazi disponibili, certamente non ampi. Questo dimezzamento dell’area concessionabile rende, l’eventuale gestione della spiaggia libera attrezzata, ancora meno appetibile economicamente e, francamente, più a prezzi di saldo la concessione. A questo punto il Comune la farà, anche solo per orgoglio, ma ci perderanno tutti. Sicuramente si perderanno spazi. Meno persone potranno utilizzare questo tratto di spiaggia, se non altro perché la troveranno occupata da lettini ed ombrelloni, quando il portafoglio sarà già stato reso esangue dal costo dei parcheggi.

Veniamo alle prescrizioni imposte dalla Regione al Comune sul P.U.D., più nel dettaglio:

  1. la parte di costa lasciata libera dai pontili galleggianti, da trasferire davanti all’attuale spiaggetta delle sule, il Comune osava definirla spiaggia libera attrezzata, anche ad uso cani (SpaC). In realtà spiaggia non è, ma costa cementificata e pavimentata. Inoltre, sarebbe ad uso cani sopra ad un previsto paiolato sintetico, con l’ottima igiene conseguente alle fessure di tale pavimentazione. La Regione, giustamente, afferma che non si può definire “spiaggia”, ma “area attrezzata per l’utilizzo da parte di utenti con animali domestici”. Almeno questa presa in giro è stata disinnescata, ma viene comunque considerata area balneabile, sicuramente da bonificare, visto l’uso diportistico fatto sino ad oggi;
  2. la nuova spiaggia libera attrezzata all’Olivo (Spa1), davanti alle attività commerciali, non sarà di ml. 125, come previsto dal Comune, ma di ml. 76. In quanto la spiaggia libera attrezzata limitrofa allo stabilimento “Le Terrazze” (da cui viene trasferita) è attualmente di tale misura, ciò a non determinare un decremento di spiagge libere in proporzione, secondo la Regione. Da considerare poi che, per legge regionale, solo il 50% della concessione può essere utilizzato per gli impianti e l’attrezzatura , ivi compresi lettini e ombrelloni. Bene che la spiaggia libera attrezzata prevista sia stata dimezzata ma, in realtà, contestualmente, perdiamo due tratti di spiagge libere: 1) la spiaggetta delle sule sarà irrimediabilmente cementificata; 2) non è vero che si sposta una spiaggia libera attrezzata da una parte all’altra per ml. 76, dato che di fatto, sin dall’origine, nessuna spiaggia libera era stata assegnata in concessione come attrezzata. Quindi, alla fine, per il Comune è un brutto colpo vedersi dimezzato “l’affare”, ma i cittadini, comunque, perderanno la spiaggetta delle sule, benché abbandonata, ma recuperabile come da progetto che era stato elaborato già nel 2004. Il progetto, definito di “spiaggia sospesa”, mirava a consolidare e a recuperare arenile in quel tratto di costa. Un vero delitto di questi tempi, cementificare un tratto di costa recuperabile alla balneazione, soprattutto da noi, dove non si può certo scialare, visti gli spazi assai ristretti e, in buona parte, anche abusati. Siamo fra le regioni a maggior tasso di abuso e cementificazione, nulla da invidiare al sud d’Italia;
  3. la Regione, che il 25 marzo 2019 ha effettuato un sopralluogo nelle zone interessate, fa presente che la spiaggia libera attrezzata “…  dovrà essere completamente fruibile da persone disabili e pertanto la stessa dovrà essere dotata almeno di un servizio igienico, uno spogliatoio ed una doccia accessibili anche a persone disabili e relative rampe che colleghino la passeggiata con il piano arenile ed i servizi sopra citati …“. Aspetti non proprio facili da attuarsi sulle spiagge libere dell’Olivo, per nulla ampie in profondità e sfavorevoli come inclinazione dell’arenile. Forse conveniva lasciare la spiaggia libera attrezzata (formale, ma non sostanziale) dove era stata prevista prima, ci sarà stato un motivo logico, almeno come caratteristiche fisiche. Certo, lì dietro, ci sta pure la struttura “Le Terrazze” che, non manca (da tempo) di dare in affitto ombrelloni con piede in cemento (immagino trasportati dai clienti, dato che sarebbe vietato da parte dello stabilimento senza concessione specifica) e lettini. Mentre, in questo caso, per la spiaggia libera attrezzata nuova, in zona Olivo Via I Traversa, sembra che l’amministrazione segua un criterio diverso. Forse, si vogliono eliminare le bande dei ragazzi del pomeriggio? Forse, qualche commerciante in zona, già può proporre qualcuno dei servizi previsti, quindi gareggiare a prezzo più vantaggioso? Vedremo;
  4. la Regione scrive: “Solarium Calata Doria – prima del suo utilizzo sia verificata l’idoneità statica della copertura del manufatto per l’uso che se ne intende fare“. Meglio essere chiari, non si sa mai;
  5. pontile galleggiante N19, il famoso pontile misterioso de “Le Terrazze”. Ci sarebbe da scrivere un libro solo per questo, una storia degna di Conan Doyle, Roahl Dahl, ma anche Shakespeare. Un po’ giallo e un po’ fantastica, con risvolti da letteratura dell’imprevisto e commedia degli equivoci. Mi ha divertito tanto. Ora viene chiaramente alla superficie che, non solo il pontile era totalmente illegittimo da oltre dieci anni, perché inesistente nel P.U.D., ma è pure necessario metterlo a gara. Beh, una grande soddisfazione, dopo averci sbattuto la testa più volte, incrociando concessioni demaniali alquanto curiose e paesaggistiche (dell’ultim’ora) grottesche. Mi ricordo ancora i cartelli pubblicitari con scritto “pontile riservato ai clienti”. Ebbene, questo pontile galleggiante ci sarà, ma non davanti a “Le Terrazze”, per cui non più ad uso esclusivo loro. Slitterà, anche se di poco, davanti alla spiaggia libera limitrofa, in un punto dove l’accesso al mare dalla spiaggia è impedito da vecchie strutture, residui dell’attività di mitilicoltura. Per cui, non toglierà costa balneabile. Il pontile sarà stagionale (e non fisso come nella variante approvata in Consiglio), così ha chiesto il Comune, mentre la Regione studiava sulla questione nulla osta al P.U.D., probabilmente cercando di evitarne lo spostamento a svantaggio de “Le Terrazze”. A naso, però, direi che il Comune cambierà idea nuovamente e lo farà diventare fisso, vista la battaglia ormai persa. In ogni caso, però, il pontile N19 dovrebbe rientrare nel pacchetto da esaminare per la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) assieme agli altri pontili, come vedremo più avanti. Un “dettaglio” ulteriore trascurato da anni;
  6. la Regione indica: “Al fine di tutelare l’incolumità dell’utenza, il Comune per tutte le aree balneabili libere, prima dell’inizio di ogni stagione balneare, dovrà verificare la sicurezza delle scarpate eventualmente situate a ridosso delle spiagge o delle scogliere balneabili, ciò al fine di assicurare che le aree balneabili siano utilizzabili dai bagnanti in sicurezza“. Non so esattamente a quali casi si possa riferire, però è chiaro che le nostre spiagge non sono esattamente poco inclinate, come molte spiagge libere (soprattutto libere attrezzate) della costa ligure;
  7. molto importante la prescrizione n.7, ove la Regione impone la procedura di evidenza pubblica (gara) per tutte le nuove concessioni demaniali marittime destinate a soggetti diversi dal Comune. Che brutta sorpresa. Quindi pontili, spiagge e mi viene da pensare, anche aree “nuove” da destinare a somministrazione di cibi e bevande, quindi tavolini, sedie ed altro va messo a gara. Perché, non ho visto gara per la NUOVA concessione che il Comune vuole assegnare al Ristorante “Iseo” e il Bar “La Vigna”. Nuova, si. Così si legge nell’avviso pubblicato pochi giorni fa, il 1° luglio, in cui la “GBF s.r.l.” ha fatto istanza per il rilascio in concessione di ben tre aree demaniali marittime di mq. 77 di veranda, mq. 104 e mq. 45 di superfici scoperte per posa di tavoli, sedie, fioriere, bacheche amovibili ed arredi. Non c’erano tavoli esterni prima? Mi piacerebbe capire meglio, anche perché questa non è una istanza di variante, ma totalmente nuova. Quindi, Mr. Comune, come mai non metti a gara obbligatoria anche questa NUOVA concessione demaniale marittima?  Tralasciamo, per ora, la questione fallimento Iseo, anche questa da approfondire pubblicamente. Vedremo;
  8. la Regione indica l’obbligo di acquisire tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie per i pontili previsti davanti alla spiaggetta delle sule, denominati N18, e tutte le altre opere a mare che modificano l’utilizzo dello specchio acqueo, incluso il famoso N19 (si capisce). Una piccola tirata di orecchie? Mi pare di si. Insomma i pontili galleggianti (o meno) necessitano di V.I.A., paesaggistica seria, nulla osta del settore regionale del ciclo delle acque per immersione dei corpi morti, con conseguente supervisione all’immersione di ARPAL e Capitaneria di Porto (come non fu fatto per N19 e non mi fu dato ascolto). Pure l’ufficio delle dogane deve dire la sua, penserei, dato che si occupa di visibilità e controllo della costa, per eventuali traffici di materiali. In più, la C.P. deve dare parere in merito alla sicurezza in mare. Il Comune poi, vista la malaparata relativa al procedimento per la sistemazione dei nuovi pontili ai residenti in Palmaria e lato paese, che ha subito una brusca frenata nell’iter approvativo, proprio per la V.I.A., ha pensato bene di avviarne il procedimento di verifica di assoggettabilità, anche per il P.U.D. Questo, comunque, non a tempo debito ma ben in ritardo, solo il 13.06.19, a sole due settimane di anticipo dal nulla osta regionale. Non una bella figura;
  9. questa è una bella chicca nuova, la Regione ha imposto al Comune un ricalcolo degli utilizzi e delle percentuali, non solo a seguito delle prescrizioni precedenti, ma anche per elaborare due tabelle ulteriori che distinguano tra isola Palmaria e terra ferma. E qui viene il bello, per come era stato evidenziato in varie osservazioni al P.U.D.. Il Comune, era stato scritto anche da me, non indica da dove trae il fronte mare complessivo, se cioè include l’isola Palmaria o anche tratti di costa in mare aperto, per intenderci le spiagge delle Nere e delle Rosse, verso le Cinque Terre. Quest’ultime aree inaccessibili via terra e, per la verità, anche via mare, da tempo, per divieto dovuto alle frane di quel promontorio. Il Comune, poi, non può equiparare una spiaggia libera sull’isola, con quelle sulla terra ferma. E’ chiaro a tutti che l’accessibilità è ben diversa, considerando non solo persone meno abbienti (il biglietto per il traghetto è più caro di un bus, anche con tariffa residenti), ma anche anziani e disabili, che hanno difficoltà a deambulare per prendere un traghetto. Ebbene, da questo conteggio, appare subito evidente che, per quanto attiene la terra ferma, la percentuale degli arenili liberi e liberi attrezzati da contarsi assieme (unico parametro considerato dalla legge regionale, anche questo ingiusto, perché non distingue le libere vere dalle attrezzate) e gli stabilimenti balneari è di SOLO il 26,44% , di cui l’11,50% sarà libera attrezzata, ovvero: solo il 14,94% delle spiagge disponibili sulla terra ferma saranno libere. Per chi vuole capire il conteggio, questi i numeri in ml.:  arenili liberi 98,70, spiaggia libera attrezzata 76,00, stabilimenti balneari 486,00. Capite bene che sulla terra ferma rimane solo un 9% di autentica spiaggia libera, rispetto al fronte mare complessivo di aree balneabili (che include stabilimenti, spiagge libere, libere attrezzate, scogliera e pure l’area cani cementificata considerata balneabile). Una bella fregatura! Il tutto pensando anche alla situazione regionale, secondo un rapporto di Legambiente del 2018, per il quale la Liguria presenta una delle più basse percentuali di superficie di litorale non occupata da concessioni balneari: appena il 14%, molto meno anche dell’Emilia Romagna, al 23%. Vedremo se la Regione si attiverà, una volta ricevuti questi numeri che il Comune ha dovuto rendere più chiari, senza tema di smentita: scandalosi!

Per ora mi fermo qui. Attendiamo il consiglio comunale del 05.07 e le chiacchiere conseguenti. Vedremo se la Regione si farà sentire nuovamente, come mi auguro, ma con ben poche speranze. Soprattutto, sarà importante che si facciano sentire i cittadini (non certo i locali che usano poco quelle spiagge), ben prima della brutta sorpresa prevista per la prossima stagione balneare.

 

Isola Palmaria, Portovenere (SP): le profonde incompatibilità del piano Toti col sito UNESCO

Vorrei cercare di focalizzare la questione Palmaria, ovvero del grande progetto di sfruttamento della splendida isola, finora parzialmente preservata dalla speculazione edilizia (e pseudo-agricola), non tanto sul masterplan dell’architetto Kipar e dei suoi committenti (Regione e Comune di Portovenere), ma sul protocollo d’intesa con la Marina Militare e le contraddizioni/incompatibilità con i vari piani di tutela, regolazione e pianificazione, a tutti i livelli. In questo articolo, per ora, sul piano del sito UNESCO “Portovenere, Cinque Terre e isole (Palmaria, Tino e Tinetto)”.

Perché scrivo parzialmente preservata dalla speculazione edilizia, perché basta guardare le fotografie degli anni ’50 e successive, per vedere e capire che diversi sono gli immobili edificati (case, talune abitate o utilizzate), anche dove prima non c’erano. Dove, insomma, non c’era nemmeno una seppur minima giustificazione di natura storica. La Palmaria, come il resto del Comune di Portovenere, non è stata certo immune dalla mano edificatoria dell’uomo degli ultimi sessanta-settant’anni. Diversi immobili sono stati abbandonati a loro stessi, ed oggi, in buona parte, sono in condizioni pietose, se non totalmente diruti o spariti, sotto la coltre vegetale o boschiva. Tranne poche eccezioni, di queste, ben meno sono di interesse storico. Trovare volumetrie da ristrutturare, in realtà da riedificare ex-novo, è esercizio principale di questo piano regionale-comunale, sostenuto dalla “fortunosa” giustificazione di dover rendere conto dei costi, piuttosto onerosi, derivanti da un protocollo d’intesa sostanzialmente incostituzionale. Che la Marina Militare possa vantare benefici economico-finanziari sulla cessione di beni che non sono suoi, ma del demanio pubblico, è cosa assai strana ed è stata ultimamente rilevata più volte. Giustamente. Questo è il punto di partenza. Non il masterplan, sostanzialmente un piano di massima, di buone intenzioni, pardon, pessime intenzioni, il quale verrà sicuramente cambiato mille volte, anche dopo una eventuale formulazione definitiva ed operativa, che mi auguro mai possa avvenire. Disperdere la discussione, o l’operatività per contrastare il masterplan è solo un mero esercizio accademico ed inutile, perché ciò che “obbliga” (piacevolmente per alcuni) a dover speculare finanziariamente ed economicamente sul bene comune isola Palmaria, è esclusivamente il protocollo di intesa con la Marina Militare. Lo scenario 1, ad esempio, era solo uno specchietto per le allodole, insostenibile economicamente, ma utile nelle fasi iniziali di propaganda di uno pseudo percorso partecipato, che al massimo è stato solo di ascolto. In realtà nemmeno quello, ma ha comunque contribuito a fare girare l’economia della giostra “masterplan” e ad intessere una possibile relazione con ambienti potenzialmente interessati ad una fetta della torta, anche se in formale opposizione politica.

La parola magica è “valorizzare”, ma nell’accezione piuttosto abusata di questi tempi di “capitalizzare”. E’ questo il senso vero del piano di “capitalizzazione” dell’isola Palmaria. Ma troveremo altre parole magiche nelle varie pieghe dei provvedimenti amministrativi che si curano di portare a termine questo progetto. Ad esempio “armonizzazione“, nel senso di “sottomissione”, ovvero sottomettere i piani di tutela, pianificazione, regionali, comunali e parco al masterplan (al protocollo d’intesa, in realtà) e non il contrario, come ragionevolmente dovrebbe essere. La parola chiave “armonia” torna, però, anche in altri passaggi, ad esempio nell’ambito uomo-natura, come vediamo subito di seguito.

Mi vorrei soffermare sul piano di gestione UNESCO, per il quale la Palmaria ha un ben definito e distinto ambito territoriale, il n. 94, assieme a Portovenere. Soprattutto, la Palmaria nel piano UNESCO, è bene saperlo, non è parte del calderone “Cinque Terre”, ovvero di ciò che viene scritto più volte anche negli atti ufficiali di Regione e Comune, prendendo a prestito la sintesi estrema della definizione del sito n.826. Questa è solo la definizione più generale, alla base della nomina del sito UNESCO nel 1997, come tradotta in italiano (forse non troppo fedelmente all’idea in lingua inglese): “(…) la Riviera Ligure di Levante tra le Cinque Terre e Portovenere è un’area culturale di eccezionale valore, che mostra l’armonioso rapporto tra uomo e natura cui si deve un paesaggio di straordinaria bellezza scenica dimostrazione di un tradizionale modo di vivere che si è conservato per mille anni e che continua a svolgere un’importante funzione socio economica nella vita della comunità (…)“.

L’ “armonioso rapporto tra uomo e natura“, infatti, diventa l’arco di volta su cui si appoggia la giustificazione a radere al suolo i boschi della Palmaria. A dire che la Palmaria è sporca, vada ripulita dai rovi. Per Toti & friends la Palmaria diventa un’isola da erbicidi. In realtà da motoseghe. Per i suoi luogotenenti, un’isola di splendidi terrazzamenti agricoli che aspettano solo di rivedere la luce tirando via solo erbacce infestanti e rovi. In realtà e non lo dico solo io, ma pure lo stesso Kipar a pag. 24 della relazione tecnica al masterplan: l’isola Palmaria è (sorpresa) coperta, per una buona parte, da boschi maturi di pino marittimo, di leccio, di pino d’aleppo e leccio ed anche di latifoglie termofile. Chi l’avrebbe mai detto?

Masterplan, pag.24

Detto questo, sempre lo stesso Kipar, nel suo masterplan (allegato tavola 3), ci fa sapere che ne vuole fare dell’isola, per ora.

Ebbene, l’agricoltura (altra parola magica) servirà a radere al suolo boschi (è chiaro), non a “pulire” dai rovi. Grosso modo, almeno 2/3 degli attuali boschi spariranno per i terrazzamenti agricoli. E voi siete sicuri che rimarranno, poi, terrazzamenti? Io, no. Ma io sono prevenuto, dato che di abusi in questa area UNESCO ne ho visti da tempo (non di poco conto) e nessuna delle autorità competenti ne vuole la “messa in pristino”, non discrezionale di legge. La mia fantasia, quindi, galoppa. Mi aspetto, perciò, un buon vino dalla Palmaria, magari di nome “Strinea” (per gli spezzini doc).

Altra sorpresa, a confrontare le due mappe sopra, sarà il trasferimento di parte dei boschi (!!!), dalla parte nord, alla parte sud e sud-est dell’isola, dove ora ci sarebbe la “pseudo-steppa”. Mi chiedo come avverrà, perché non ho ancora visto nulla sul “trasloco” boschi nel masterplan e nei documenti ufficiali dei nostri lungimiranti amministratori pubblici.

Ma ecco che diventa importante leggere il Piano di Gestione per il sito UNESCO. Per la precisione la scheda dell’ambito territoriale n.94, Portovenere, all’interno del “Quaderno 2 – Quadro pianificatorio” a cura dell’architetto Elisa Zanetta. La scheda, non per nulla, è riportata pure dallo stesso Kipar nel documento di “Fase 1 – Approfondimento conoscitivo” a pag.60, ma vedrete che se la sono dimenticata un po’ tutti. Tanto era solo la fase 1, da mettere in cantina.

Piano di Gestione per il sito UNESCO – Quaderno 2 – Quadro pianificatorio, pag.15
Piano di Gestione per il sito UNESCO – Quaderno 2 – Quadro pianificatorio, pag.16

La descrizione è ammirevolmente precisa, puntuale. Soprattutto pone una netta distinzione fra il paesaggio umano delle Cinque Terre e il paesaggio, chiaramente selvaggio, o rinselvatichito se preferite, ma attuale e sostanziale da molti decenni, più di mezzo secolo, della Palmaria.

Il promontorio di Portovenere e isole “Pur essendo la prosecuzione del versante delle Cinque Terre a sud e del golfo di La Spezia a nord, presenta alcune caratteristiche proprie di tipo geomorfologico e insediativo“. Molti si perderanno sul secondario, ne sono sicuro il “di La Spezia” al posto del “della Spezia”, che odio con tutte le mie forze. A scuola mi hanno insegnato che “La” è parte del nome e giustamente non si declina. Casomai si elimini l’articolo tout court e si scriva “di Spezia”, lo apprezzerei di più e semplificherebbe la vita a tutti. Ma torniamo a noi.

Prosegue: “Di notevole valore paesistico è l’isola Palmaria, caratterizzata da un versante roccioso, con grotte, a picco sul mare e da quello opposto che scende gradatamente all’arenile, con approdi e lembi di spiaggia, coronata da vegetazione mediterranea“. Coronata da vegetazione mediterranea, mi vengono i brividi per la contentezza. Esattamente!

E qui arriva una delle parti più belle. Ricordiamoci che questa è la descrizione ufficiale del quadro pianificatorio UNESCO di Portovenere e Palmaria nello specifico, non sono quattro chiacchiere come il masterplan. Questo documento non è “armonizzabile” da Marco Scajola per conto Toti: “Sull’isola Palmaria si trova una ricca vegetazione spontanea ben conservata, con pinete a pino marittimo, macchia mediterranea e latifoglie termofile (leccio e roverella).“. Mi chiedo, su che base il Segretariato Regionale per la Liguria alla “cabina di regia” abbia approvato questo masterplan, ma soprattutto abbia permesso l’inizio dei giochi con questo protocollo d’intesa. Il rappresentante italiano dell’UNESCO dovrebbe farsi venire i capelli dritti, si sta facendo strame (queste si) del piano UNESCO per Portovenere ambito 94.

E poi, per fare strame noi dell'”armonioso rapporto tra uomo e natura“, si afferma: “Le isole, viceversa, a parte alcune emergenze monumentali sono prive di insediamenti.“. Alcune case abitate e altre disabitate, non fanno certo un insediamento stabile. Un vero centro urbano, non c’è. Per carità non parliamo di Terrizzo. Pure lì non c’è un centro urbano. Ergo, per l’UNESCO l’isola è da tutelare in quanto ambiente naturale, nulla di più. Non ci piove.

Ed ancora: “La configurazione paesistica dell’ambito, pur con aspetti simili alle aree confinanti, si struttura in un’unità di promontorio a sé stante con valori paesistici autonomi ed esclusivi. Il versante che è geograficamente la prosecuzione delle Cinque Terre si differenzia da queste per la scarsità di insediamenti, l’inaccessibilità e la bellezza della costa.“. Ma si, è straordinariamente vero: la Palmaria (e con essa Portovenere) è ben diversa dalle Cinque Terre. Non si può parlare di vigne, di terrazzamenti. La Palmaria potrebbe benissimo, e sarebbe meglio, far parte di un parco nazionale assieme alle Cinque Terre, ma va trattata per come è ora, realmente, non per come la vorrebbero gli speculatori del mattone o della vigna (ergo sempre del mattone), per poi farne un albergo (o casa), passando attraverso fondi comunitari agricoli e agrituristici.

Quindi si scrive: “… l’appropriazione da parte della Marina Militare di insenature e di tratti costieri, anche se inibisce la godibilità del territorio, ne ha forse impedito lo sfruttamento intensivo.“. Toglierei il forse, sicuramente ne ha impedito lo sfruttamento intensivo, anche se la M.M. danni ne ha fatti e ne sta facendo. Sempre meno, però, del costruttore dalla moneta cash. Questa tutela che ci lascia la M.M. delle isole è, comunque, una grande fortuna. Facciamo in modo di non mandare tutto alle ortiche, o meglio, ai mattoni.

Si prosegue con la parte B della scheda ambito 94 UNESCO, B1 assetto insediativo: “MANTENIMENTO – L’indirizzo normativo è volto a tutelare gli attuali rapporti di equilibrio esistenti tra aree insediate e aree non insediate.“. Mantenimento, quindi, non sviluppo, non valorizzazione nell’accezione di capitalizzazione, ma di valorizzazione del bene per come è, e deve rimanere, con ben pochi, minimali interventi.

E ancora più chiaramente: “Sulle restanti parti dell’ambito, isole comprese, le potenzialità insediative sono da ritenersi esaurite.. ESAURITE. STOP. Nessun recupero di fabbricati senza valenza storica e a fini di vendita o concessione. Nessuna volumetria da recuperare a fini economici.

Per l’assetto vegetazionale poi si prevede: “CONSOLIDAMENTO-MODIFICABILITA’ – Boschi nel complesso poco estesi, la cui superficie può essere incrementata rispettando le tendenze evolutive in atto su aree prative e arbustate.“. Nessun abbattimento di boschi. Rispetto totale, se non incremento delle aree boschive. Altro che ampliamento delle aree agricole, quasi inesistenti, in Palmaria.

Interessanti, infine, al punto C, le azioni proposte, che in parte paiono ancora lontane dall’esaudirsi, come l’eliminazione della servitù militare tra il Varignano e Punta Castagna, per la parte continentale. Ma in concreto si chiede: “(la) formazione di un parco organizzato per la fruizione in accordo con le disposizioni della legge regionale istitutiva approvata nel dicembre 1985 comprendente il promontorio di Portovenere e le isole Palmaria, Tino e Tinetto rese accessibili per riduzione delle servitù militari, sia con un adeguato servizio marittimo che con una migliore infrastrutturazione delle percorrenze pedonali e dei servizi presenti o da istituire al loro interno. (…)”. Si qualche servizio, qualche struttura d’appoggio, ma al parco in sostanza. Certamente, aggiungo io, quello che serve ai residenti veri, ma nulla di più, nulla. Altrimenti perderemo il senso, l’anima di questa magnifica isola, un unicum per la nostra regione e per l’UNESCO. Il più potrà solo fare danni e contribuire a ridurre le risorse naturali-turistiche del nostro fragile territorio.

A questo punto mi chiedo, i titolari dell’azione UNESCO nel nostro ambito territoriale stanno facendo il proprio dovere? Com’è stato possibile far approvare il masterplan, senza che si siano rilevate tutte queste contraddizioni, non conformità col piano UNESCO, ambito 94, per Portovenere e isole? Le cose non tornano.

Sappiamo comunque che la c.d. “armonizzazione” di Toti-Scajola sarà, molto probabilmente, amministrativamente impugnabile, magari inglobando l’incostituzionalità, o almeno l’illegittimità, del protocollo d’intesa con la M.M., oltre ad altri aspetti tecnico-giuridici e strategici da giocare a tempo debito. Senza parlare dei vincoli che si cercano di saltare. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora molta, il tempo passa e pure le amministrazioni. Nulla è perduto. NO masterplan, ma soprattutto NO protocollo d’intesa capestro e SI Palmaria selvaggia.

Il nuovo piano del demanio marittimo a Portovenere (SP): più cemento, meno diritti, abusi intoccati

Il Comune procede sul P.U.D., ovvero sull’uso del litorale, senza minimamente riflettere (anche tecnicamente). Se le mie osservazioni sono state trattate come tutte le altre 7 andiamo male. Troppo facile trattare solo alcuni punti e saltare quelli più scomodi, magari molto scomodi e quindi meglio non divulgare. Meglio non vedere e non sentire, allora lo farò pubblicamente. Due punti su tutti: incremento della cementificazione costiera e presenza di considerevoli ed accertati abusi sulla costa, ad oggi non messi in pristino.

Sotto le mie osservazioni integrali (inviate per PEC il 15.01.19, quindi nei termini, anche se protocollate il giorno successivo) e in seguito ciò che il Comune vuole approvare (e approverà) al prossimo consiglio comunale. Le controsservazioni al n.6 sono veramente tirate via e striminzite. Qui il recente pregresso con le mappe. C’era di più caro Sindaco e chi ne fa le veci, in sintesi:

    • Nel 2005, la Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione (v. Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell’11.10.2005);

    • non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni;

    • Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l’Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati;

    • Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell’isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato;

    • Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22. Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all’interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E’ quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti;

    •  SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

      Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico;

    • P.U.D. con deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale;

    •  Inoltre, quest’area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti;

    • Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione;

    • Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo;

    • Massicciata abusiva e sanatoria Sporting Beach impropria. Nella relazione tecnica giurata dell’arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all’epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Ciò rende nulla la sanatoria;

    • Massicciata e stabilimento in abuso Le Terrazze. Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un’occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017;

    • e poi il secondo allegato, molto tecnico, con progetto di spiaggia sospesa allegato al P.U.O. Le Terrazze del 2004, dove ora si vogliono mettere i pontili eliminando del tutto un arenile abbandonato da anni.

Le mie osservazioni integrali

Per Email PEC

Al Comune di Portovenere
Via Garibaldi 9, 19025 Portovenere (SP)
email PEC: protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

Portovenere (SP),15.01.2019

OGGETTO: Osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18.

Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),

ESPONE

le proprie osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.

1- Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005 – stralcio Spa1

Per diversi aspetti, la presente proposta di variante al P.U.D. comunale di Portovenere, ricalca la precedente approvata con D.C.C. n.22 del 05.05.2005, approvata parzialmente con decreto regionale n.2137 dell'11.10.2005. In quel caso fu stralciata la parte riguardante la trasformazione delle spiagge libere in spiagge libere attrezzate, nel tratto di costa denominato Spa1 nella variante di allora, come in quella oggi in osservazione.

Si riprendono, perciò, le osservazioni che fece, all'epoca, Silvia Brunetti (all.1) e richiamate nello stesso atto regionale n.2137/05, considerandole ancora totalmente valide nel merito. Tale descrizione contribuì a chiarire alla Regione Liguria il contesto dei luoghi e delle situazioni, ad oggi invariati. La Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione.

In particolare, la Regione Liguria ritenne che la previsione di Spa1 penalizzi la libera balneazione nella zona centrale (della baia dell'Olivo) in quanto:
  1. la Sp2 è confinata nell'area portuale e in commistione con i natanti;
  2. la Sp4 è ormai di profondità scarsa o nulla, per cui di fatto la sua realizzazione priverebbe il capoluogo dell'unica spiaggia libera fruibile.
In merito al punto 1 il fatto rimane indiscutibilmente tale, mentre per il punto 2, dato che nel caso attuale abbiamo contestualmente la spiaggia libera attrezzata Spa2 nel P.U.D. vigente, il quale diventerebbe spiaggia libera, la questione è da approfondire anche nel paragrafo 6.

Bisogna, innanzitutto dire che la motivazione al punto 2, aveva allora, di fatto, assorbito le ulteriori osservazioni addotte da Silvia Brunetti, ma che rimangono assolutamente valide anche oggi. In particolare per quanto riguarda interessi pubblici che non paiono sussistere, anzi danneggiati, dalla trasformazione della spiaggia libera Sp3 in libera attrezzata Spa1, in quanto:

  1. pulizia del litorale. Compete comunque al Comune per le spiagge non affidate in concessione ai sensi dell’art.5 della L.R.n.13/99, dunque è già garantita;
  2. docce e servizi igienici pubblici già esistono nella Sp3. Vi sono due docce funzionanti e, all'interno di un piccolo immobile verso lo stabilimento Sporting Beach, vi sono una doccia con acqua calda e servizi igienici i quali, però, sono stati abbandonati da alcuni anni dall'attuale amministrazione, nonostante li avesse riattivati dopo il 2013 e affidati ad una cooperativa. Sono, perciò, servizi riattivabili abbastanza facilmente;
  3. attrezzature per la balneazione. I bagnanti interessati ad esse sono perfettamente in grado di portarle da soli in spiaggia, essa infatti è posta a lato di strada pedonale e carrozzabile. Non solo, già da due anni il Bar Atlantic, a pochissimi metri dalla spiaggia, noleggia l'attrezzatura;
  4. attività commerciali limitrofe. Sempre a pochi metri dalla Sp3, quindi, troviamo due bar, due ristoranti, un negozio di alimentari, una pizzeria e yogurteria. Non vi è, perciò, bisogno di alcuna ulteriore concorrenza per i medesimi servizi. Inoltre il Comune, da un paio d'anni, sta concedendo a queste attività di ristorazione l'uso delle spiagge per il posizionamento di alcuni tavolini nella fascia serale notturna. Attività che non sarebbe più possibile se quel tratto di litorale venisse occupato da un concessionario con attrezzatura e altri manufatti, in quanto l'arenile più pianeggiante è veramente molto limitato, il resto dell'area è troppo scosceso, anche per la stessa attrezzatura balneare, mentre più si adatta all'uso di semplici asciugamani e stuoie;
  5. accessi per disabili. La Sp3 già dispone di due discese in cemento a mare: una in origine ad uso alaggio per le imbarcazioni, poi ricoperta dai ripascimenti stagionali; un'altra inizialmente posizionata per l'accesso dei disabili alla spiaggia libera, poi prolungata per raggiungere lo stabilimento limitrofo Sporting Beach.
Oltre ai punti precedenti, in merito alla Spa1 in variante, non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni. La spiaggia, perciò, ordinariamente e in gran parte, viene utilizzata da avventori con semplici asciugamani e stuoie. Questi arenili, poi, non dispongono di una grande profondità. Per poter ricevere la sistemazione dei servizi, cabine, aree di accatastamento dell'attrezzatura balneare, si renderebbe necessario eliminare le asperità del fondo, magari con pedane. La scarsa profondità, poi, renderebbe il tutto un caos molto compatto e ingestibile. Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l'Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati.

Per questi motivi si ritiene che la Regione debba confermare lo stralcio della previsione della Spa1, confermando anche le considerazioni già valutate nel 2005, proprio perché, sostanzialmente, nulla è cambiato da allora.

2- Calcolo del fronte balneare comunale e percentuali tipologia d'utilizzo

Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell'isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato.

3- Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22

Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all'interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. E poco importa che tale legge sino ad oggi non sia stata impugnata formalmente, perché l'atto discriminatorio conseguente persiste. Appare poi, del tutto spropositato il vantaggio percentuale che detengono gli stabilimenti balneari rispetto alle spiagge libere e libere attrezzate, le quali non vengono distinte fra loro nel calcolo, se non dalla prescrizione a priori per la quale il 50% delle aree balneabili devono restare libere, ma all'interno del 40% minimo sul totale della costa balneabile, rispetto al 60% massimo concessionabile agli stabilimenti. Ovvero, la percentuale vera minima delle spiagge libere (e non attrezzate) arriverebbe, in termini effettivi e assoluti, al 50% del 40%, ovvero solo il 20% su totale della costa balneabile che, tra l'altro include le scogliere. Quindi, ben sapendo che gli stabilimenti e le spiagge libere attrezzate vengono privilegiati all'uso di arenili rispetto alle scogliere, possiamo ritenere che la percentuale delle spiagge libere con arenile della Liguria, possa essere ben inferiore persino al 20%. Un aspetto veramente discriminatorio che avvantaggia in maniera spropositata i privati che dispongono di concessioni per stabilimenti ed attrezzatura per spiagge libere attrezzate, rispetto al pubblico. Non si teme ad affermare che questa normativa sia una delle più restrittive, se non la più restrittiva, in ambito nazionale.

Va, quindi, considerato che la spiaggia libera attrezzata è sostanzialmente, grazie alla normativa regionale, di fatto, equivalente ad uno stabilimento balneare, perché si autorizza definitivamente l'occupazione di un'area (il 50% di quello concessionato è solo un puro escamotage che poco tutela dal punto di vista complessivo). In pratica, l'attrezzatura non viene sistemata all'arrivo e per conto del cliente, ma preventivamente, anche grazie alla possibilità di forme di abbonamento. In questo modo l'arenile viene occupato permanentemente e non è raro che persino l'ulteriore 50% venga invaso illegittimamente da ulteriore lettini e ombrelloni, impedendo agli astanti che non vogliono noleggiare l'attrezzatura, ad usare l'area che dovrebbe restare assolutamente libera. Purtroppo vige molta confusione e poca chiarezza su questo, per cui le persone non riescono ad auto-tutelarsi, anche grazie ad un controllo del territorio troppo spesso deficitario.

4- Aree balneabili effettivamente facilmente raggiungibili

Nell'ambito del Comune di Portovenere, facendo seguito alle considerazioni di cui alla parte precedente, è necessario fare una valutazione più attenta delle tipologia di costa, sia dal punto di vista morfologico, orografico e geografico, che dal punto di vista del collegamento viario.

Il Comune di Portovenere dispone, innanzitutto, di territori in ambito peninsulare e insulare, non possiamo, perciò, considerarli alla stessa stregua. Fra questi abbiamo anche coste alte e rocciose, spiagge, spiagge senza alcuna via d'accesso se non per mare. Non possiamo ritenere due arenili equivalenti, soprattutto se uno è posizionato lungo la costa dell'isola Palmaria, o lungo la costa alta e rocciosa che diparte dal Muzzerone e va verso lo scoglio Ferale, e l'altro si trova all'Olivo. All'Olivo sono situate le uniche spiagge con arenili, facilmente raggiungibili con mezzi terrestri, limitrofe alla strada che conduce al capoluogo, La Spezia. Sono le uniche spiagge degli spezzini che, per mille ragioni, non possono spendere di più, o non riescono con altri mezzi a raggiungere un tratto costiero balneabile, soprattutto se hanno difficoltà a deambulare.

E' veramente improponibile, quindi, il criterio usato per il conteggio delle aree balneabili, così privo di ulteriori aspetti da considerare.

In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E' quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti.

5- SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato, ora destinato a banchina e punto di approdo con pontili gallegianti e testate in cemento. Nel progetto già approvato dal Comune, il cemento verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico, probabilmente deteriorabile nell'arco di pochi anni. Questo, non sarà, perciò, nemmeno uno strato impermeabile, compatto ed omogeneo. Ci si chiede se sia, quindi, opportuno per contenere le deiezioni degli animali, facilmente lavabile, anche negli interstizi e, soprattutto nella parte a contatto con il cemento sottostante. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico.

Detto ciò, non può passare sotto traccia che, nella variante al P.U.D. del Comune, questo tratto di costa sarebbe sostitutivo dell'arenile denominato Sp4 nel P.U.D. vigente. Vero è che questo tratto di arenile non è mai stato sottoposto a ripascimenti da decenni, perciò, scomparso gradualmente per l'azione dell'erosione marina, che ha intaccato persino il muro di contenimento retrostante. Ma se fosse stato manutenuto, e non abbandonato, ci troveremmo ad uno “scambio” iniquo, un arenile perso, in cambio di costa cementificata. In questo caso specifico va anche considerato che, probabilmente, proprio in previsione di eseguire gli oneri di urbanizzazione connessi al P.U.O. della struttura ricettiva “Le Terrazze”, risalente al 2004, si è ritenuto che non fosse producente ripascere la Sp4, come le altre spiagge dell'Olivo. I progetti di allora, infatti, prevedevano per questo tratto costiero, il prolungamento della passeggiata e il consolidamento costiero con un'opera di difesa costiera denominata “spiaggia sospesa” (all.2), ovvero un consolidamento tramite massi sommersi e materiale di ripascimento in superficie. Ad oggi, quel progetto iniziale è cambiato e prevede una nuova banchina con pontili galleggianti, in pratica un deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale.

Inoltre, quest'area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti.

Per questi motivi l'attuale variante al P.U.D. andrebbe rigettata anche su questo punto.

6- Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione

La prevista spiaggia libera Sp4 sarebbe il risultato di un cambio di utilizzo, da spiaggia libera attrezzata a libera, ciò contribuirebbe (secondo i ragionamenti ufficiali, contestati in precedenza) anche a mantenere valide le percentuali previste dalla normativa regionale, a seguito della previsione della Spa1. Un altro scambio, ma che in realtà cela un ulteriore escamotage non accettabile. Questa spiaggia, che si, sarebbe più adatta ad essere libera attrezzata, in realtà non lo è mai stata e mai è stata in tal senso data in concessione ad alcuno, anche se il limitrofo stabilimento “Le Terrazze” la sfrutta da anni (legittimamente o meno) per il noleggio di proprie attrezzature, però solo su richiesta degli avventori. Non si capisce, perciò, perché questa spiaggia, più adatta per spazi e morfologia ad essere libera attrezzata (considerando però scorrette le percentuali calcolate), diventi libera e, contestualmente, perda lo status di spiaggia libera il previsto tratto Spa1. Non ha proprio alcun senso logico e razionale, se non per impedire l'accesso all'attuale Sp3, da parte di ragazzi e meno abbienti, con servizi a poca distanza, ed allo stesso tempo creare maggiore concorrenza commerciale con gli stessi bar e ristoranti, già in essere da anni e già in concorrenza fra loro. In conclusione, è comunque un bene che questa spiaggia diventi libera, ma è inaccettabile che possa essere la scusa tecnica, per trasformare la spiaggia libera frontale ai servizi esistenti in libera attrezzata Spa1.

7- Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo

Non a margine, nel quadro del P.U.D. comunale, vanno considerate pesanti, ed ancora attuali, situazioni di abuso edilizio costiero, soprattutto a carico dei due stabilimenti balneari dell'Olivo, lo Sporting Beach (ex Royal Sporting) e Le Terrazze. Questo, perché, nel complesso delle valutazioni sullo stato attuale della costa, in realtà:
  • frontalmente allo Sporting Beach, abbiamo una massicciata consolidata in totale abuso senza alcun titolo edilizio, in luogo di un arenile scosceso verso mare e senza ostacoli di sorta;
  • frontalmente allo stabilimento Le Terrazze, abbiamo una massicciata consolidata in buona parte in difformità ai titoli edilizi, che ha determinato un'occupazione abusiva di 428 mq. sul demanio marittimo, in luogo dei 195 mq. concessi.
Ciò è approfondito nei paragrafi seguenti.

7.1- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Sporting Beach

A fine febbraio 2017, il Comune di Portovenere (SP), area tutelata dall'UNESCO, ha concluso l'iter di una sanatoria edilizia iniziata grazie al rilascio, da parte della Regione Liguria, di un primo provvedimento di accertamento di conformità paesaggistica (decreto dirigenziale n.1160 del 08.05.14). Alla base del procedimento, una serie di accertamenti relativi ad abusi compiuti in area demaniale marittima, ed in area privata, presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, in zona Olivo. Tra i numerosi abusi, i due principali, una massicciata totalmente abusiva ed un cordolo di cemento in difformità, posto lungo la battigia, quindi in area demaniale marittima, non vengono rilevati nell'ordinanza demolitoria emessa dal Comune di Portovenere nel luglio del 2013 (ordinanza n.2518 del 13.07.13). Proprio per questo, la Regione Liguria può accogliere la domanda di compatibilità paesaggistica ed avviare l'iter, anche per quanto riguarda la conformità urbanistica.

Il 25.02.17, il tutto si conclude con un permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune(n.3/17), quindi vengono avviati e conclusi i lavori di messa in "pristino", alquanto contraddittori e incoerenti. In realtà si tacciono gli abusi insanabili (massicciata e cordolo in difformità sul demanio marittimo) nella fase iniziale dell'iter (ordinanza comunale demolitoria del 2013 e relazione tecnica alla sanatoria), per poter ottenere la conformità paesaggistica, da cui poi discenderà anche la sanatoria urbanistica. Per poi quindi introdurre, ex-post, tali abusi nella fase finale della sanatoria e nel calcolo della sanzione.

Difatti, nella relazione tecnica giurata dell'arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all'epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria.

Ciò è suffragato da tutti i documenti necessari, di cui il sottoscritto è in possesso a seguito di accessi agli atti effettuati sin dal 2012, dato che tali abusi furono denunciati alle varie autorità competenti dallo scrivente.

Della vicenda vi sono articoli dettagliati pubblicati sul blog del sottoscritto, in particolare ai seguenti link:

la sintesi - https://partigianocivico.it/index.php/2017/03/28/sporting-beach-portoveneresp-comera-doveva-rimanere/

il dossier - https://partigianocivico.it/index.php/category/spiagge/sporting-beach-portovenere/

Ogni documento è messo a Vs. disposizione.

7.2- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Le Terrazze

Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un'occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017.

Dall'analisi della documentazione a fascicolo, si tratta di opere di difficile rimozione, in pratica anche di una massicciata posizionata già dall'anno 2000, in difformità al pregresso titolo edilizio n.1263/99. In seguito, contestualmente al P.U.O. Le Terrazze, relativo anche agli oneri di urbanizzazione già citati al paragrafo 5, venne rilasciato dal Comune di Portovenere, un primo permesso di costruire (P.D.C. n.54/2004), il quale assorbì lo stato di fatto senza, però, effettuare alcuna sanatoria (!).

CONCLUSIONI

Per quanto su esposto, si ritiene che Comune di Portovenere e Regione Liguria debbano stralciare le previsioni alla variante del P.U.D. comunale nell'ambito della zona dell'Olivo, in quanto determinerebbero danni nell'uso di dette aree a svantaggio di cittadini e avventori, oltre ad incrementare la cementificazione costiera, aspetto che ogni P.A. ha il dovere di contrastare sia per direttive europee, che per aspetti tecnico scientifici rilevati da ricerche ambientali.

Si allega:
  1. osservazioni Silvia Brunetti a pregressa variante, in parte stralciata con Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005;
  2. progetto di spiaggia sospesa allegato a P.U.O. Le Terrazze;
  3. documento di riconoscimento C.I. n.(omissis), rilasciata dal Comune di Portovenere (SP) il (omissis).
Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Le striminzite controsservazioni n.6

Proposta approvazione PUD con controsservazioni (integrale – PDF).

Dobbiamo aspettarci altrettanto sbrigativo, superficiale, ottuso e timoroso lavoro anche dalla Regione?

 

Maxi-emendamento di Bilancio e Demanio Marittimo – Fact Checking

Nel maxi-emendamento alla legge di bilancio, appena uscito dalla prima approvazione al Senato, vediamo ciò che riguarda il demanio marittimo, ovvero le nostre coste. Prospettive e fatti allarmanti, ma forse ancora qualche margine di manovra a tutela del nostro ambiente costiero è possibile. Bisognerà farsi sentire da subito.

La Repubblica online di ieri, 23 dicembre, ha ripreso un post Facebook di Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi, pubblicato in stessa data, che mi ha molto allarmato, a torto o ragione, in quanto ritengo che il criterio della “valorizzazione” ambientale (e della salute) debba sempre prevalere sulla “valorizzazione” economico-speculativa.

Il post di Bonelli è questo sotto ed è francamente una rappresentazione estremamente fosca di quanto ci aspetta. Mi sono, però, chiesto fino a che punto fosse già realtà tutto ciò. Ho, quindi, cercato il testo originale del maxi-emendamento (qui in estratto) per leggere con i miei occhi nei dettagli. Vi dico subito che la realtà non appare rosea, ma nemmeno così cupa, soprattutto perché sono ancora da vedere i giochi come si concluderanno. Da ciò capirò se il M5S sarà stato completamente schiacciato dalla Lega e se si dovranno erigere tutte le barricate necessarie per contrastare questo governo, anche sui temi ambientali e della giustizia, perché parliamo di aree abusate da decenni senza contrasto alcuno, o quasi. Io spero ancora di no, ma a fatica.

Ed ecco la mia analisi del post di Bonelli, punto per punto, confrontandolo con il testo del maxi-emendamento.

MANOVRA: SPUNTA NORMA SALVA VILLE SUL DEMANIO MARITTIMO. E’ LA SVENDITA DELLE SPIAGGE ITALIANE (VERO/FALSO)

  • Nel maxi emendamento del governo non solo è prevista la proroga alla direttiva Bolkestein di 15 anniVERO;

  • ma anche il via libera a nuove concessioni demaniali sulle spiagge italiane VERO e assolutamente deprecabile;

  • il salvataggio di ville, cottage residenziali sulle spiagge e il mantenimento delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminateVERO/FALSO: si proroga di 15 anni, non è questione definitiva;

  • è scritto negli emendamenti dal 386 bis al 386 duodecies che prevedono di riformare entro 120 giorni la normativa sul demanio marittimo – VERO: ma nel dettaglio con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su Proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Toninelli, M5S) e del Ministro per le politiche agricole (Centinaio, Lega), di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze (Tria, tecnico), sentito il Ministro dello sviluppo economico (Di Maio, M5S), il Ministro degli affari europei (Savona, tecnico), il Ministro dell’Ambiente (Costa, M5S), il Ministro per gli affari regionali (Erika Stefani, Lega), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Ci sarà la possibilità di una riforma accettabile o non troppo indigeribile? Certo le premesse non ispirano fiducia. Occhi aperti;

  • istituendo il rating sulle spiagge italiane come avviene con le bancheFALSO: il rating non è sulle spiagge ma sulle imprese concessionarie, non è esattamente la stessa cosa, non è un dettaglio. In teoria potrebbe non essere un aspetto negativo, dipende da come si implementa concretamente;

  • individuando nuove spiagge libere da dare in concessioneVERO: terribilmente vero e indigesto;

  • Le spiagge diventano definitivamente una merce sottoposta ai meccanismi del rating e le ultime spiagge libere sopravvissute al cemento verranno così sottoposte ad ulteriore cementificazione e privatizzazione (il 60% delle nostre coste è compromesso)VERO/FALSO: il rischio c’è date le premesse, ma non ci sono ancora le norme definitive. Ancora almeno un barlume di speranza;

  • si prorogano le concessioni demaniali senza adeguarne i canoniFALSO: si prorogano le concessioni ma i canoni vengono rivisti, bisognerà vedere se i canoni verranno alzati adeguatamente. L’emendamento 386-quater lettera e) prevede la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali;

  • che vengono pagati (i canoni) allo Stato che incassa dalle concessione demaniali solo 103 milioni di euro a fronte di un’evasione, secondo l’agenzia del demanio del 50%: attualmente si paga solo 1,27 euro metro quadro/anno per la parte non ricoperta da struttureVERO: le concessioni hanno canoni ridicoli;

  • E’ l’assalto al territorio da parte di questo governo giallo-neroVERO/FALSO: c’è il rischio perché la Lega sta prevalendo sul M5S, che in teoria (e in pratica?) sarebbe più a tutela del territorio e meno delle lobbies. Bisognerà vedere come andrà a finire tenuto anche conto che l’emendamento 386-sexies prevede una procedura di consultazione pubblicain merito alle priorità e modalità di azione e intervento per la valorizzazione turistica delle aree insistenti sul demanio marittimo” (!?). Anche se la manina che scrive questi emendamenti pare leghista, dato che a fatica nomina la tutela del territorio costiero e più volentieri nomina la valorizzazione economica;

  • dall’albergo di lusso di Cala di Volpe, che ha in concessione a porto Cervo in Sardegna l’esclusiva spiaggia di Liscia Ruya per la cifra di 520 euro l’anno, fino al Twiga della Santanchè per un canone di 16.000 euro l’anno che si trovano sul demanio marittimo, trarranno beneficio da queste normeVERO: sicuramente, almeno dalla proroga di altri 15 anni delle concessioni se non altro;

  • Ma nel maxiemendamento spunta un comma che salva, attraverso una proroga di 15 anni, ville, cottage, bungalow ad uso residenziale e non turistico che occupano le spiagge italiane, situazione che non ha esempi in tutta Europa VERO: per 15 anni almeno li salva, ma si spera non definitivamente;

  • mentre nel comma 136 bis (refuso, 386-bis) si blocca l’eliminazione dalle spiagge delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminate al termine della stagione balneare ma che si sono trasformate ad essere fisse e perenni nel corso degli anni trasformandolo stato dei luoghiVERO, una questione annosa in tutta Italia, una vergogna che si spera ancora non definitiva;

  • Con queste norme si svendono le spiagge a quelle lobby che da anni hanno occupato arenili sottraendole alla pubblica fruibilità, alla visibilità e all’accesso al mare come nel caso di Ostia. Si sta preparando la strada alla sdemanializzazione ovvero alla svendita di un bene comune come le spiagge del nostro paese altro che BolkesteinVERO/FALSO: ci sono tutte le premesse, ma forse ancora i termini per lavorare a tutela delle coste dallo sfruttamento selvaggio, tutto dipenderà dall’iter in partenza con il decreto del governo collegato a questi emendamenti, entro 120 gg. dall’entrata in vigore della legge di bilancio. Le speranze sono, però, fioche, vista la preponderanza della Lega, sempre a favore della speculazione economica e delle lobbies e la scarsa forza di resistenza del M5S.

In conclusione le prospettive sono fosche, forse un po’ meno fosche rispetto a quanto scrive Angelo Bonelli, ma qualche margine di manovra politico e giuridico c’è ancora. Bisognerà vigilare e farsi sentire da subito.

Elezioni a Portovenere (SP): Matteo Cozzani

Portovenere si appresta a votare il prossimo sindaco e, indubbiamente, il più bravo a raccontare è Matteo Cozzani, con una “macchina da guerra” di una certa potenza alle sue spalle. Ma cosa e come racconta, e cosa non racconta?
Sicuramente ci sono alcuni punti a suo favore, ma molti altri andrebbero evidenziati e descritti meglio, se non altro per rispetto delle persone che si recheranno alle urne.

Sapete già come la penso, a mio parere una persona che gestisce la cosa pubblica deve, prima di ogni cosa, mostrare integrità morale e non sfruttare la propria posizione per interessi personali, dei propri parenti e dei propri amici. Questo perché fare il sindaco, un amministratore pubblico, significa svolgere il proprio compito con spirito di servizio e nell’esclusivo interesse della comunità tutta, non una sua parte.
Matteo Cozzani ha mostrato di non essere adatto a fare il sindaco, anche solo per una questione, a prescindere da aspetti giudiziari: il caso Autorità Portuale – segretario generale Santini e soldi alle imprese della famiglia Cozzani, per attività richiesta dal e nel Comune di Portovenere. Questo è un dato di fatto, acclarato e non smentito, che ha occupato l’informazione locale per un certo periodo di tempo e che ora pare essere stato messo nel dimenticatoio.

No, è sbagliato dimenticare, come è sbagliato sottovalutare un caso di rilevanza etica come questo. Solo per questo, sarebbe stato giusto e doveroso che il sindaco si fosse dimesso. Perché con quei fatti ha dato dimostrazione di non avere ben presenti gli scopi e i limiti del proprio ruolo pubblico, aggravati poi da un precedente che non è proprio una ragazzata: un patteggiamento per una condanna ad un mese e dieci giorni di carcere con 400 euro di multa per contraffazione, alterazione e uso di segni distintivi di opere dell’ingegno, oltre a introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsificati. Serve altro? Per me sarebbe più che sufficiente per dire: non sei candidabile, torna a casa. Questo dal punto di vista puramente etico, non giuridico, del resto, in diversi paesi democratici i politici sono tornati a casa per molto meno. Ma capisco, l’Italia ha metri del tutto particolari, dato che un pregiudicato può andare tranquillamente a colloquio con il presidente delle Repubblica, per le consultazioni post elezioni.
Sarò fuori moda, ma credo che farebbe bene al paese cambiare passo su questo.

Detto questo, trovo aspetti negativi, molto somiglianti e sconcertanti del Cozzani, che mi ricordano molto le campagne elettorali di Berlusconi. Ad esempio il libretto dei sogni esauditi, pieno di belle figurine e poca ciccia su ciò che ha messo in vendita, ad esempio e altro. Ma soprattutto sul “volàno” (la sua parola mantra preferita) economico, che intende mettere in piedi per far girare gli affari alla Palmaria. Si, non si trova altro modo, lo ha detto più volte. E su questo ha ragione: l’accordo sui beni demaniali con la Marina Militare non è economicamente sostenibile, se si vogliono rimettere in sesto TUTTI gli immobili dismessi. Quindi servono soldi freschi e per averli servono i privati: magari vendendone una buona parte. E allora dico: se dobbiamo correre il rischio che la Palmaria si trasformi da parco naturale a luna park, si lascino andare in malora una parte di quegli immobili, la parte meno significativa e/o più danneggiata, ma si mantengano giusto gli immobili essenziali, il minimo, per l’accoglienza sul modello parchi naturali da tutelare, magari come riserva anche integrale in alcune sue aree più rilevanti. Si giochi, inoltre, un ruolo di recupero sugli immobili di rilevanza storica. Se poi il piano dovesse essere non sostenibile, senza svendere l’anima della Palmaria, allora si mandi all’aria il piano o si ritratti un piano ragionevole. Ma questo gioco del “volàno” non mi piace, non mi piace per nulla, perché mette avanti la natura economica e non la tutela, come del resto si fa ogni anno con il gioco dei Guinness dei primati. I numeri dei turisti che devono crescere sempre, a dismisura, anche a costo di un turismo insostenibile e dannoso per le stesse risorse che sono il richiamo nei nostri luoghi. L’esempio Cinque Terre mi pare chiaro.

Poi mi chiedo cosa abbia fatto il sindaco, per ciò che conosco meglio nel dettaglio, per la tutela delle aree demaniali, soprattutto all’Olivo e per quei famosi 50 posti auto pubblici che aspettano di essere indicati ed utilizzati come tali, anche se all’interno di una struttura privata, ma oneri di urbanizzazione mai resi disponibili dal 2004, anno della convenzione pubblica stipulata, che adesso sarebbe stata stracciata perché scaduta (?!), assieme al P.U.O. non concluso. Ho qualche dubbio pure su questo, vedremo. Ad ogni modo, la novità, collegata al progetto di “riqualificazione” dell’Olivo, è arrivata solo a partire da luglio 2017. Praticamente cinque anni, da quando un progetto era già pronto e definito già nel 2013. Carte uscite pochi mesi fa, per chi vi scrive e che è stato processato e assolto anche per questo. Ma si è preferito ritrattare tutto, per poi lasciare la gestione dei 50 posti auto pubblici sempre ai titolari de Le Terrazze, per altri 15 anni, come se non li avessero già sfruttati, in buona parte dal 2008, con tariffe di 1,50 e poi 2 euro l’ora.

Mentre, in merito alle aree demaniali frontali ai due stabilimenti balneari all’Olivo, ci sono altri forti dubbi che sintetizzo:

  • per lo stabilimento Sporting Beach è stata messa in piedi una sanatoria conclusa nel 2017 che ha l’aria di non stare in piedi. Come si faccia a sanare una massicciata completamente abusiva sul demanio marittimo è un mistero, anzi, no. Ogni giorno che passa aiuta ad arrivare al nocciolo della questione e confido che ci si arriverà. Nel frattempo, sappiamo che l’ordinanza demolitoria iniziale era deficitaria, non indicava chiaramente gli abusi principali, cosa che ha permesso il rilascio di una conformità paesaggistica dalla Regione Liguria che, in caso contrario, non avrebbe potuto essere rilasciata. Ma poi, la cosa più bella, è che nella fase finale della sanatoria, nel calcolo della sanzione e di seguito, avvenuta presso il Comune, sono apparsi gli abusi non trattati dall’ordinanza demolitoria iniziale e quindi dalla conformità paesaggistica. Vedere le carte per credere. Ci sarà occasione di scriverne nel dettaglio, sugli sviluppi futuri;
  • per lo stabilimento Le Terrazze (dopo abusi e sanatorie un po’ miopi), invece, sono in attesa di carte che Agenzia del Demanio e Comune non mi vogliono dare, su accertamenti che riguardano i confini demaniali di quella struttura e che paiono MOLTO, MA MOLTO, difformi rispetto al catasto, guardate qui sotto, ma che nessuno ha notato dal 2006 circa. Gli accertamenti sono terminati da poche settimane e il Comune non ha pubblicato ancora nulla nel rapporto mensile degli illeciti edilizi. Avrei voluto dirvi di più prima delle elezioni, ma non tarderò ulteriormente. Che ne dice il sindaco di fare trasparenza ANCHE su questo?

Trasparenza, ecco, il primo punto del programma Cozzani di adesso e di allora, su cui il Comune tutto pare non aver imparato nulla o molto poco.


Aggiornamento 08.06.18 h18:06

Queste le immagini più aggiornate dal nuovo Portale del Mare SID del Ministero Infrastrutture e Trasporti, che si comprendono ancora meglio.

Anticorruzione e Trasparenza: il Comune di Portovenere (SP) dice NIET!

La triste storia su rotazione dei dirigenti e funzionari nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche sulla trasparenza proattiva degli atti pubblici presso la Pubblica Amministrazione

Il Comune dice NIET! Effettivamente è così. Si fa la consultazione pubblica per il nuovo Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza amministrativa, presso il Comune di Portovenere (SP), e le mie poche proposte vengono buttate nel cestino, un po’ perché la legge lo permette, un po’ perché non ci sono le volontà politiche.

La mia esperienza è sintetizzata in questo allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, di approvazione del P.T.P.C. del Comune di Portovenere dove, in pratica, nulla delle mie osservazioni viene preso concretamente in considerazione.

Principio n.1: tutti sono utili, nessuno è indispensabile, ma non nella Pubblica Amministrazione.

Vi ricordate quella norma, che poi non è propriamente una norma, ma più un classico buon proposito, tipo quelli di inizio anno quando ci diciamo: “farò la dieta” o “farò più attività fisica”? Mi riferisco ai principi dettati in varie sedi, come A.N.AC. (Autorità Nazionale Anti Corruzione) o Corte dei Conti, in relazione alla rotazione dei dirigenti. Ma anche di una serie di funzioni, o incarichi, in mano a funzionari in ambiti suscettibili a corruzione. Ebbene, sappiate che sono e rimangono solo bei propositi per gli anni a venire. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, l’esperienza (ma sarà sempre solo quella?) conta più di ogni altra cosa, tanto da rendere i dirigenti e i funzionari inamovibili, anche se la piaga del clientelismo sarà, praticamente, inevitabile. Non c’è storia. Ma mi chiedo, vogliamo prenderci meno in giro e trovare una soluzione che cerchi di tenere assieme esperienza maturata e necessità di prevenire (o almeno limitare) la piaga del clientelismo, se non peggio? Vogliamo allungare il periodo di rotazione da 5, a 7 anni, o anche a 10 (per me comunque troppi)? Almeno per non raccontarci favole? Se poi un Comune è piccolo, si pensi agli enti nelle aree limitrofi (Comuni o altri enti), come spazio per la rotazione.

Ebbene, guardiamo concretamente la mia influenza sul piano di prevenzione della corruzione del Comune ligure al punto 20:

P.T.C.P. vecchio
P.T.C.P. nuovo

In pratica si è solo fatta un po’ di pulizia dal copia e incolla del vecchio testo.

Principio n.2: trasparenza invisibile.

Lo sappiamo, con la recente riforma dell’accesso agli atti (FOIA – Freedom of Information Act) sono arrivate anche nuove forme di accesso, che nel bene e nel male funzionano (o meno), o possono funzionare, soprattutto dopo il periodo di rodaggio. Io ne ho avuto una prima esperienza (mi riferisco, in questo articolo, al solo accesso civico generalizzato), tutto sommato positiva, anche se ho dovuto limitare notevolmente le mie richieste rispetto alle intenzioni (ad esempio: qui e qui). Certo dipende anche con chi hai a che fare, e se sai cavartela con norme e giurisprudenza. Se trovi davanti a te personaggi arcigni, ti tocca affilare le unghie, ma come in ogni cosa. Soltanto che, al privato cittadino, se non trova almeno un difensore civico serio (e non è sempre così), gli tocca tirare fuori soldi (che non rivedrà mai) in costosi ricorsi a T.A.R. e al Consiglio di Stato. Ma veniamo al punto. La riforma Madia sull’accesso agli atti amministrativi ha rivisto gli obblighi di pubblicazione, quelli che dovrebbero andare sul sito internet dei Comuni e delle altre PP.AA., ha tolto molti degli obblighi precedenti e ha strutturato la cosa in maniera più complicata, non mi ci addentro perché pure io mi ci perdo. Quindi, ora, i Comuni, vengo al caso specifico, ci sguazzano e pubblicano meno di prima, soprattutto per quanto riguarda le questioni urbanistiche ed edilizie, a cui io pongo particolare attenzione nella mia zona, tra l’altro con vincoli UNESCO e non solo.

Ebbene, io chiedevo al Comune di fare uno sforzo di buona volontà, di dimostrare di non temere la trasparenza, anzi di usarla come metro di buona politica e di spirito di servizio, pur rispettando la privacy, ove serve. Ma NIET! Al punto 2, dell’allegato alla delibera di Giunta Comunale n.20 del 31.01.18, il segretario comunale mi scrive che mettere planimetrie non se ne parla, nemmeno limitando la cosa agli impatti paesaggistici come intendevo io. Il Comune già pubblica  semestralmente, lui scrive, ben oltre i propri obblighi, gli elenchi semestrali relativi ad autorizzazioni e concessioni. Però! E allora andiamo a vedere l’ultimo elenco relativo al secondo semestre del 2017.

Ad esclusione delle autorizzazioni paesaggistiche, da cui si può cercare di capire a cosa ci si riferisce, partendo da indirizzi civici, per il resto sono parole prive di senso, perché non vi è alcun riferimento né al luogo, né al soggetto. Sai com’è, la privacy prevale sempre, per coloro che usufruiscono di autorizzazioni pubbliche, o che hanno violato le norme. In particolare mi riferisco ai permessi di costruire, e a tutta un’altra serie di provvedimenti come: ordinanze e diffide alla demolizione di opere abusive,  messe in pristino, sanzioni relative e molto altro, come elencavo nelle mie osservazioni. Tutti provvedimenti che, se sono stati pubblicati, puoi forse trovare nello storico dell’albo pretorio, se va bene.

Morale.

La morale? Ve la devo pure scrivere?

Il giocoliere al semaforo – Portovenere (SP)

Il sindaco di Portovenere (SP), Matteo Cozzani, sfrutta le ultime settimane di mandato per trasformare questioni serie in boutade da propaganda elettorale. Non si decidono le sorti di un paese a tempo scaduto.

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Non passa ormai settimana o giorno, che il sindaco Matteo Cozzani non tiri fuori dal cappello qualche oggetto curioso per attirare i passanti, suoi cittadini od operatori dell’informazione. Mi ricorda quei giocolieri di strada che, all’incrocio, calcolano bene i tempi in sincrono col semaforo, prima che torni verde. Con la differenza che, il saltimbanco di strada ha giusto qualche decina di secondi per fare i suoi giochi, mentre il sindaco ha avuto cinque anni e, solo a tempo quasi scaduto, comincia a fare i primi tentativi di abilità.

Sindaco, se voleva fare le cose seriamente doveva pensarci prima, per tempo. Quando i mesi non le mancavano. Un percorso di ascolto, ora del piano urbanistico comunale, pochi mesi fa per la “valorizzazione” dell’isola Palmaria (oltre ai vari sondaggi online farlocchi e non per tutti), non significa nulla se non è collegato ad un percorso partecipato, pensato, pianificato, con i propri tempi e passi calibrati. Soprattutto con un garante terzo, o garanti indipendenti, veri. Di questi non c’è ombra, nemmeno all’orizzonte. Chissà, magari lo/li tirerà fuori come coniglietti bianchi nei prossimi giorni.

Ma, anche a prescindere dai garanti, che non è una opzione, è il tempo che manca, e aggiungerei la serietà. Perché è un dato di fatto: il percorso di ascolto per la Palmaria appare accantonato e langue, mentre il P.U.C. poteva, forse, vedere una partecipazione attivata per tempo. Sul P.U.C. abbiamo una sua prima delibera del 20.12.14, proprio in tempo per il Natale, la n.231, intitolata: “Verifica di adeguatezza del P.U.C. vigente (art.46 L.U.R.) – indirizzi“. Poi passa il tempo. Abbiamo altri provvedimenti dal 2016, come la determina n.303, “Approvazione avviso pubblico esplorativo per individuazione professionisti esperti per affidamento incarichi di pianificazione“. E fra esperti, gare, proroghe, arriviamo al 2017, dove si procede agli affidamenti per gli incarichi relativi al P.U.C.. Con determina n.201 del 06.05.17, si affida definitivamente il servizio attinente l’architettura e l’ingegneria relativo al P.U.C., al costituendo [n.d.r.: !!!] RTP MATE Soc. Cooperativa – D.R.E.Am. ITALIA SOC. COOP., con sede in via San Felice, 21 a Bologna, “per l’importo di € 48.434,40, contributi previdenziali ed IVA esclusa, per un corrispettivo totale di € 61.453,57 (Euro sessantunomilaquattrocentocinquantatre/57) a fronte dell’applicazione del ribasso offerto del 23,12%, alle condizioni di cui all’offerta tecnica presentata“.

E solo ora si pensa al percorso di ascolto? Che chissà se mai confluirà in un percorso realmente partecipato, poi? Ma credo che quest’ultima domanda sia il caso di non porla, o porsela nemmeno. A tempo scaduto, legittimare questi incontri, queste scelte demagogiche, sarebbe solo un modo per dare fiato alla propaganda elettorale. Capisco che possano anche venire lette come ricattatorie: se non vado, non faccio sentire la mia voce, le mie idee. Ma a che pro, se tanto non ci sono né i tempi, né le garanzie?

Uno strumento serio di partecipazione non può venire svilito sotto gli ultimi granelli della clessidra. Credo sarebbe dignitoso, per ogni persona coerente con gli ideali democratici e sensibile alla tutela dei nostri territori, non prestarsi a questo gioco, veramente squallido. Si lascino specchietti e perline ai “conquistadores”, si pensi alla tutela del territorio, senza farsi coinvolgere per così poco (nulla), col rischio di legittimare l’ennesima svendita del nostro oro, i nostri territori.

Si dia pace il sindaco. E’ probabile che venga rieletto. Non ha bisogno di coprirsi di ridicolo o di camminare sulle mani.

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Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.

Balneari in balìa dei balenghi

Un paio di giorni fa ho letto un articolo stupefacente, del tutto vaneggiante, su “Il Giornale” titolato “Balneari l’UE dà ragione alla Liguria” (in prima pagina) e “Balneari, la UE sostiene la via ligure” (nell’interno), in cui si scriveva che l’UE approva l’estensione delle concessioni per un MINIMO di 30 anni (!!!). Cosa che non contrasterebbe con la direttiva Bolkestein (certo, come darsi le martellate sulle dita). Si tirava fuori uno studio redatto su mandato della Commissione europea. Eppoi giù virgolettati di Marco Scajola che assieme a Toty (con la y) hanno fatto le cose per bene, a discapito di quanto dice il governo: “le due leggi liguri, a questo punto, hanno la benedizione UE“. Leggi su estensione delle concessioni per minimo 30 anni e poi tutele per i concessionari. Immagino anche fiaschi d’olio e vino a volontà. Dopo di che passiamo alla vendita dei litorali e la chiudiamo qui. Ora, ops… le stupefacenti leggi liguri sarebbero anticostituzionali e il governo le impugna. Certo, se poi le elezioni vanno come si teme dai sondaggi, addio demanio marittimo! La cosa vergognosa è che fra queste due leggi ci siano stati voti trasversali da parte del PD ligure stesso e astensioni della sinistra (Pastorino – Battistini). Una ha avuto l’unanimità e l’altra 5 contrari (Mov5Stelle) e 2 astenuti (Rete a sinistra & liberaMENTE-Liguria). Sarebbe ora di mettere ordine in questa svendita di fatto già avvenuta delle nostre coste.

Tra l’altro ho recuperato lo studio UE e non scrive per nulla che la Liguria ha ragione o approva tali idee a prescindere dalla Liguria, che poi non viene nominata se non su sentenze del TAR Ligure che non danno ragione alla Regione. Interessante, anzi, leggere questi passaggi a pag. 59 nella versione italiana e poi le conclusioni alla fine:

Alla luce delle esposte considerazioni, appare, quindi, possibile, delineare le seguenti
proposte operative, nel rispetto dei criteri sopra enunciati.
Per le nuove iniziative imprenditoriali da insediare su aree disponibili, la sola “opzione” di regolazione coerente con il principio di concorrenza sembrerebbe, dunque, riconducibile alla previsione generale della gara pubblica, congegnata anche in modo da fornire incentivi al corretto uso delle aree. Tra i criteri di selezione, andrebbero valorizzati i progetti di sviluppo e tutela delle aree utilizzate (oggetto di verifiche successive e con prevista applicazione di sanzioni di decadenza, in caso di inadempimento). Come suggerito dall’AGCM, «l’ente concedente potrebbe dare, inoltre, indicazioni in sede di gara in merito al tipo e all’entità degli investimenti che i nuovi concessionari saranno chiamati ad effettuare».
In tal senso, le disposizioni maggiormente innovative ed articolate sono rinvenibili nelle
normative regionali introdotte dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia Romagna, dalla Campania e dal Veneto.“.

E le conclusioni: “Alla luce delle esposte considerazioni, quel che appare certo è che occorre individuare soluzioni – rispettose, in primo luogo, dei principi di concorrenza, non discriminazione, parità di trattamento tra gli operatori nonché degli altri interessi generali coinvolti – che evitino ingiustificati aggravamenti della disciplina delle concessioni demaniali in Italia rispetto a quanto applicato in altri Stati membri dell’UE: un tale intervento rischierebbe di vanificare l’effetto utile dei Trattati e risulterebbe, inoltre, in contrasto con i canoni ammessi dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia e con gli stessi obiettivi perseguiti dalle Istituzioni europee nella funzione di “armonizzazione” del comparto balneare.“. [http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/596809/IPOL_STU(2017)596809_IT.pdf (link dal sito UE) – IPOL_STU(2017)596809_IT (link locale)]

Divertente poi Marco Scajola, in previsione delle due citate leggi regionali, se avrete la pazienza di sentirlo nel video, che ammette l’incompetenza della Regione a legiferare in tal senso e poi stupirsi che il governo le impugni. Faccia pace col cervello, assieme ai cervelli di Toty (con y) & C..

Portovenere: partecipate comunali, un po’ di trasparenza – Parte II

Per le iniziative territoriali 2016-17 promosse dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., percepiscono i maggiori introiti il Grand Hotel di Portovenere, il Bar Gelateria al Gabbiano, l’affitta camere “La Darsena” di Giovanni Dotti e “Garbo Wine and Food” di Andrea Cavallo. La società sportiva Forza e Coraggio di Le Grazie, riceve un sostanzioso sostegno diretto e indiretto, per le proprie attività sociali.

In questa seconda parte mi soffermerò esclusivamente sulla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., che ha limitato al minimo le evidenze documentali relative al mio accesso agli atti. La mia ricerca si è limitata alle attività di “promozione del territorio e lo sviluppo del marketing territoriale del Comune di Porto Venere“, per i soli anni 2016-17, proprio come definito al primo punto del loro oggetto sociale. Ho quindi ristretto l’analisi ad un preciso capitolo, o ambito di spesa e non all’intero bilancio.

Come scritto nel precedente articolo, la Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l., capitale sociale 100.000 euro, è al 51,12% partecipata comunale e per il resto ad azionariato diffuso. Gran parte dei soci di minoranza posseggono lo 0,47% delle quote per un valore di 470 euro, un paio di soci detengono lo 0,94% e poi vengono gli altri, poco più di un centinaio in tutto. Nella lettera inviata dal C.d.A. mi specificano che la società non è controllata dal Comune di Portovenere. Interessante, avrebbe una guida del tutto autonoma dall’amministrazione comunale. Le entrate sarebbero dovute esclusivamente alle attività svolte: porto di Portovenere, stabilimento Arenella, porto delle Grazie, pontile Lulworth, gru di Portovenere, gru delle Grazie e gru di Fezzano. Opera in un mercato concorrenziale.

Nell’ambito della promozione territoriale, mi specificano che l’evento “Azimut Rendez-V Marine” del 7, 8 e 9 luglio 2017, che ha visto impedito l’accesso pubblico alla banchina del porticciolo di Portovenere, è stato organizzato dalla sola V Marine s.r.l., la quale ha noleggiato n.32 ormeggi. Si mantengono riservati in merito all’entità delle due fatture emesse per tale occasione ma, a quanto traggo da giornali e social, l’ammontare percepito sarebbe stato di 15.000 euro, oltre a presunte ricadute presso gli esercenti locali. Il Comune, in tutto ciò, non avrebbe avuto alcuna gestione diretta o indiretta. La società, in quanto concessionaria, mi scrivono, può disporre la chiusura degli accessi al porticciolo (ad esempio per la piscina naturale, o altri eventi come regate), senza per ciò andare in contrasto con le prescrizioni demaniali a proprio carico.

Quindi, per gli anni 2016-17, la maggiore voce di spesa per la promozione del territorio è dovuta all’organizzazione delle regate Melges. In tale ambito, le spese riguardano pagamenti agli operatori economici del territorio di Portovenere, per pernottamenti, pranzi e cene. Oltre a ciò, la società contribuisce ad offerte benefiche nei confronti della Pro Loco di Portovenere e Le Grazie, oltre alla Pubblica Assistenza Croce Bianca di Portovenere, che è anche socia nel capitale. Ha finanziato anche la società sportiva Forza e Coraggio ASD, contribuisce alle spese per l’organizzazione di manifestazioni di interesse sociale sul territorio, come GiocoleRia e il Cantiere della Memoria per promuovere l’arte dei maestri d’ascia.

Ma veniamo ai numeri relativi alle spese complessive degli anni 2016-17 in ambito promozionale del territorio: al primo posto il Grand Hotel di Portovenere, che per le regate Melges 2016 percepisce 6.681,82 euro; al secondo il Bar Gelateria al Gabbiano, che fra regate Melges 2016-17 e “pasti per commissioni selezione personale (ormeggiatori/bagnini e spiaggisti)” 2016-17 riceve 5.727,28 euro spalmati su 5 fatture, di cui 2 riguardano complessivamente circa 160 euro per le commissioni del personale, tutto il resto le regate Melges. Al terzo posto, l’affitta camere La Darsena, che per le Melges 2016 e 2017 incassa complessivamente 5.000 euro tonde. La Darsena è proprietà di Giovanni Dotti, soprannominato “il sindaco della calata“, grande sostenitore e stretto amico del sindaco Matteo Cozzani, organizzatore di eventi locali, come “Minaccia Bel Tempo“, cassiere (o ex-cassiere) della locale borgata marinara per il Palio del Golfo. Dotti è anche il creatore del ben conosciuto gruppo Facebook “Il Comune Siamo Noi“, ben frequentato da cittadini e amministratori comunali, di cui ho scritto in più occasioni, anche per gli insulti transitati sul social.

Di seguito troviamo Garbo – wine and food“, che per forniture presso la società sportiva Forza e Coraggio, ha percepito un totale di 4.266,68 euro in due fatture tra 2016 e 2017. Su internet troviamo “Garbo Italy“, nome non registrato della ditta individuale di Andrea Cavallo con sede ad Arcola (SP), che si occupa di vendita per catalogo di prodotti enogastronomici. E’ anche sponsor della società sportiva Forza e Coraggio. La stessa società sportiva ha ricevuto contributi diretti dalla Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l. per totali 2.650,84 euro negli anni 2016-17. E sempre finalizzato all’attività della Forza e Coraggio, troviamo che la Special Cart ha ricevuto 1.785,40 euro in tre fatture tra 2016 e 2017. Special Cart è impresa individuale di Roberto Speciale che si occupa di commercio all’ingrosso di carta, cartone e articoli di cartoleria.

Per le locandine dell’iniziativa “Cantiere della Memoria”, la Publisystem di via Fontevivo a La Spezia,  ha emesso 10 fatture tra il 2016 e 2017, per un ammontare di 1.523,00 euro. Di seguito la Med s.r.l. per la gestione del sito web ha fatturato per 1.421,48 euro, La Bottega di Rena 875,00 euro (Melges 2016, premi coppa Dallorso 2016, targhe Cantiere della Memoria), Mainoldi per la Melges 2016 ha ricevuto 1.000 euro, stessa cifra per la Pro Loco Le Grazie per il 2016. Cifre sotto i mille euro per gli altri tra cui: Le Terrazze di Portovenere 763,64 euro (Melges 2017), Torre di Porto Venere s.r.l. 736,36 euro (Melges 2017), Pro Loco di Portovenere 560,00 euro (Madonna Bianca 2017, banner sul sito 2016-17), La Pitoneta 554,55 euro (Melges 2017). Eppoi, via via, sotto i 400 euro fino a poche decine di euro altri operatori ed esercenti, poco più di una decina. Infine, la Pubblica Assistenza di Portovenere (riceve una donazione di 150 euro del 2016), ma è anche titolare di una quota (470 euro) della Porto Venere Servizi Portuali e Turistici s.r.l..