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Abusi Le Terrazze, sanatoria in violazione del Codice della Navigazione?

Pesanti abusi a Portovenere (SP), condannati penalmente in via definitiva. Forte inerzia comunale per avviare il procedimento amministrativo. Ora l’obbligata demolizione e rimozione della massicciata abusiva si trasforma in sanatoria?

Scriviamo su “Le Terrazze” stabilimento balneare e struttura ricettiva di Portovenere (SP). Giusto poche righe per anticiparvi ciò che i giornali non scriveranno. L’annosa vicenda degli abusi perpetrati negli anni 1999-2000 (circa 200 mq. di mare interrato), mai visti da alcuno. Poi giunti a condanna penale definitiva a gennaio 2019, su mio esposto. Il Comune che, su mie informazioni del novembre 2017, non apre alcun procedimento amministrativo, anche ben oltre la condanna penale. Solo a fine agosto 2019, ad ennesima stagione balneare terminata, viene avviato il procedimento amministrativo e, pochi mesi fa, la Capitaneria di Porto pone l’area sotto sequestro “preventivo” (preventivo a cosa?).

Ebbene, ora la novità, il Comune ha avviato una sanatoria, come era facile immaginare. A sanare cosa? La massicciata abusiva che ha interrato 200 mq. circa di mare? Se così fosse, ci sarebbe una chiara violazione del Codice della Navigazione. Infatti, la condanna penale ha visto la violazione degli artt. 54 e 1161 del Codice della Navigazione.

Art. 54. (Occupazioni e innovazioni abusive).

Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ordine, provvede d’ufficio, a spese dell’interessato.

L’art.54 non lascia scampo (pure la giurisprudenza), l’abuso può essere riparato solo con la messa in pristino, senza alcuna discrezionalità da parte della Pubblica Amministrazione. Flebile mia speranza è che la sanatoria riguardi solo profili di abusi minori in area privata, ma i radar sono accesi.

Portovenere: un’ordinanza balneare “ad personam”

Dopo curiosi e stravaganti nulla osta in area demaniale marittima per lo stabilimento Sporting Beach. Ora una altrettanto curiosa ordinanza balneare, a fine stagione, in diversi punti in contrasto con il piano di utilizzo del demanio marittimo.

Il 26 ottobre scorso, il Comune di Portovenere ha emesso una nuova ordinanza balneare, la n.72 del 26.10.19. Strano che si faccia a stagione finita e non prima dell’inizio di una nuova stagione, ma i motivi c’erano. Eccoli, da me già esposti anche alla Regione Liguria, Capitaneria di Porto e, perché no, i Carabinieri, giusto per tenerli informati sulle novità.

Mi sono permesso di fare un’analisi accurata sulle differenze con la precedente ordinanza balneare n. 2674 del 30.05.15 (era maggio, non ottobre).

Nelle premesse dell’ultima ordinanza si dichiara:

(…) RITENUTO opportuno disciplinare l’utilizzazione delle aree del demanio marittimo in aggiornamento e conseguente sostituzione della previgente ordinanza comunale n. 1981/2007 e ad integrazione dell’ordinanza n. 2667/2015, alla luce delle modifiche legislative e delle linee guida regionali sopravvenute e della necessità di meglio disciplinare alcuni aspetti dell’attività balneare; (…)”.

In realtà, l’ordinanza n. 2667/15, oltre ad essere precedente alla n. 2674/15, non riguarda la balneazione, ma la disciplina delle aree demaniali marittime. Ergo, una citazione errata. Ad ogni modo, prendendo l’ordinanza di riferimento corretta, non appaiono modifiche legislative specifiche e linee guida regionali ulteriori, successive alle “‘Linee guida per l’apertura degli stabilimenti balneari e delle spiagge libere attrezzate’ approvate con Deliberazione di Giunta regionale n. 156/2013 come modificate con successiva D.G.R. n. 1057/2013 e le successive modifiche di cui alla D.G.R. n. 220 del 6 marzo 2015”, come dichiarato ad uno dei passaggi precedenti. Linee guida, sostanzialmente, già recepite nella precedente ordinanza balneare comunale n.2674 del 30.05.15. Come apparirà più chiaro in avanti. In realtà, le modifiche appaiono essere conseguenza degli esposti dello scrivente, in relazione ad unico e ben definito stabilimento balneare, lo stabilimento “Sporting Beach”. Ovvero, si adegua la regolamentazione comunale in maniera tale da aderire, più specificatamente, alle esigenze di detto stabilimento e non il contrario.

Legenda per i paragrafi seguenti: le lettere e i numeri a inizio di ogni paragrafo di dettaglio, indicano il comma, il numero e/o la lettera riportate nell’articolo dell’ordinanza attuale.


ART. 2 – REGOLE DI APERTURA DELLO STABILIMENTO BALNEARE E DELLA SPIAGGIA LIBERA ATTREZZATA

1 b) – un refuso in difformità rispetto al periodo definito al punto B) della stessa ordinanza del 2019 (v. di seguito, dato che la modifica al periodo di apertura è stata apportata, ma dimenticata incoerentemente in questa parte dell’articolo). Si scrive : “b) nel periodo dal 1/4 (ovvero dalla settimana antecedente la domenica di Pasqua) al 31/10” al posto di “01/11”. Anomalo è, quindi, che questa parte sia rimasta invariata rispetto all’ordinanza del 2015, ovvero un refuso;

2015
2019

B)diversamente da quanto riportato da dette linee guida regionali, si estende il periodo di apertura al 01/11, rispetto al 31/10. L’unico stabilimento in ambito comunale, che ha fatto richiesta, o comunque uso di tale periodo esteso, è stato, per questa stagione, lo stabilimento “Sporting Beach”;

2015
2019

B) 3 – in questo e altri passaggi simili (che non verranno evidenziati) è stato inserito il testo “… e osservando le norme vigenti per il periodo di elioterapia”. Rende effettivamente più chiara la norma, anche se non è stata sempre rispettata, come da esposti dello scrivente.

2015
2019

ART. 3 – NORME GENERALI ALLE QUALI SI DEVE ATTENERE IL TITOLARE DELLA CONCESSIONE DEMANIALE MARITTIMA ED IL GESTORE PER SPIAGGE LIBERE ATTREZZATE

16 – riformulato il testo, sostanzialmente autorizzando ciò che non era autorizzato nella precedente ordinanza balneare, di conseguenza andando in contrasto con il P.U.D. (piano di utilizzo del demanio marittimo) comunale. Si autorizza, cioè, a recintare la parte frontale alle cabine, invece di ammettere “soltanto la tamponatura delle strutture posizionate sotto la passeggiata che può essere effettuata dai singoli concessionari con pannelli di legno posizionati tra le cabine ed una fascia di ml. 2 antistante le cabine stesse” (v. P.U.D. comunale coordinato approvato con D.C.C. n.31 del 09.09.14 ss. mm. e ii.). Sempre in contrasto al P.U.D. comunale, si aumenta la fascia da ml. 2 a ml. 3 per il posizionamento, al di fuori della stagione balneare, di pannelli di tamponamento antistanti le cabine. Oltre ai pannelli di legno per tali recinzioni, nel nuovo testo (sempre in contrasto al P.U.D.) si prevede, come alternativa, l’uso di non meglio definite “strutture che non occludano la visibilità. Anche in questo caso, si viene incontro all’esigenza del già citato stabilimento balneare, unico a porre recinzioni alte, metalliche della tipologia da cantiere (pannelli da recinzione mobile), che non occludono la visibilità, sempre che non si posizionino su di esse anche pannelli in legno, come accaduto in passato. Ad ogni modo, tale recinzione metallica, sistemata da anni nel periodo di chiusura (puntualmente segnalata dallo scrivente), non si limita alle cabine, ma è posizionata anche frontalmente alla veranda/dehor e non appare né decorosa, né leggera per come definito da tale norma;

Dicembre 2019
2015
2019

18 – all’art.3 comma 18, si aggiunge il seguente passaggio sottolineato: “Il libero transito lungo la battigia deve essere garantito in qualunque momento; pertanto non sono ammessi ostacoli lungo tale fascia ad eccezione di delimitazioni atte a svolgere la funzione di deterrente all’accesso di malintenzionati all’interno delle aree oggetto di concessione demaniale. Tali delimitazioni dovranno essere di facile rimozione e tipologicamente assimilabili a cime, catene in plastica ecc. Per garantire il libero transito, anche a seguito di mareggiate, dovranno comunque essere rimossi gli ostacoli lungo la fascia.“. Duole riscontrare su ciò una serie di contrasti giuridici, sia rispetto alla normativa regionale (linee guida alla D.G.R. n.423 del 27.03.15), che alla normativa nazionale, che comunitaria. La legge finanziaria del 2007 (l. 296/2006), stabilisce espressamente, per i titolari delle concessioni sul demanio marittimo (quindi, in primo luogo, per i gestori dei lidi) l’obbligo di consentire il passaggio libero e gratuito verso la battigia (ore 24/24), anche al fine della balneazione. La sussistenza di tale diritto veniva ribadita, successivamente, dalla legge Comunitaria 2010 (l. 217/2011). Anche questa variante di regolamento va incontro alle esigenze del citato stabilimento, che fa uso da anni di una cima posta a chiusura del varco a mare sul lato est dello stabilimento. Tale chiusura si avvale di paletti metallici permanentemente ancorati al cemento sul lato mare e di paletti metallici imbullonati a terra sul lato interno (invece di paletti in legno semplicemente infissi, come previsto da ogni norma, di ogni livello). Quantomeno la rete metallica lato mare, visibile nella foto di ottobre, è stata rimossa. Ma permangono i paletti metallici cementati sul lato mare e 3 dei paletti imbullonati sul lato interno (v. foto sopra di dicembre), che andrebbero rimossi stagionalmente. Aspetti più volte fatti presenti, ma che trovano sperticate giustificazioni verbali e non, extra legem, da parte di diversi operatori delle norme locali.

Ottobre 2019
2015
2019

Insomma, ci sono tutti gli elementi che già avevo rilevato in esposti al Comune e scritto su questo blog, assieme a quei curiosi e giuridicamente inappropriati “nulla osta”. Non c’è che dire, questa ordinanza sembra fatta su misura di un unico stabilimento, ad personam.

Le Terrazze, Portovenere (SP): area demaniale sotto sequestro

Da alcuni giorni, l’area demaniale marittima frontale allo stabilimento balneare “Le Terrazze” di Portovenere (SP) è stata posta sotto sequestro preventivo. La Capitaneria di Porto di La Spezia ha proceduto ai sensi dell’art.321 del codice di procedura penale.

Indubbiamente un fatto importante, non un semplice segnale, che la Capitaneria di Porto, guidata dal comandante Giovanni Stella, da pochi giorni insediatosi nella sede di largo Fiorillo, ha reso palese.

Da rilevare che in data odierna, 20 novembre 2019, il nastro di delimitazione dell’area risulta strappato. Alcuni pescatori hanno tranquillamente fatto accesso alla scogliera per una classica giornata di pesca.

Il sequestro segue la vicenda che ha visto la condanna penale, passata in giudicato, dell’amministratore della Lido di Portovenere s.r.l., Antonio Ricciotti, come ho ampiamente descritto in articoli precedenti.


Abusi Le Terrazze: il Comune di Portovenere tardivamente si attiva. Gli avvocati dello stabilimento vogliono vedere il mio esposto. Trasparenza sia.

Il Comune di Portovenere ha, molto tardivamente, avviato il dovuto procedimento di accertamento amministrativo nei confronti del mega-abuso de “Le Terrazze” sul demanio marittimo. La condanna penale definitiva è del gennaio 2019, ma solo ora, a fine stagione estiva, i titolari dello stabilimento si interessano al mio esposto del novembre 2017. Per facilitare il lavoro ai loro avvocati, pubblico tutto online.

Un breve accenno ai dati ed ai fatti già avvenuti. La struttura ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere consta di: stabilimento balneare, residence (residenza turistico alberghiera), ristorante, due bar, posti auto (di cui n.49 a destinazione pubblica e ora in concessione a prezzo molto conveniente), oneri di urbanizzazione mai edificati (come il prolungamento di una passeggiata a mare, con consolidamento della spiaggia, che il Comune però vuole cementificare e destinare a pontili per il diporto), oltre ad opere ancora inedificate (come un parcheggio privato interrato ed un campo di calcetto).

Oltre a tutto ciò, lo scorso gennaio, il Tribunale di La Spezia condanna, in via definitiva, il sig. Antonio Ricciotti, amministratore (uno degli attuali) della società Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria dello stabilimento balneare in questione, perché “realizzava (…) in proprietà demaniale ed in assenza  della prescritta autorizzazione (…), un’occupazione di mq 428 a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato in data 18 settembre 2017.“. Ma attenzione, ciò che si cela sotto la sintesi del decreto penale di condanna è, in particolare, un pesante abuso edilizio che consiste nell’interramento di un braccio di mare per una superficie di circa 200 mq., oltre ad altri aspetti, tra cui un muro che divide la fascia libera di transito lungo la costa.

Il Comune aveva sul caso un mio esposto dal novembre del 2017, ma da allora non ha aperto un procedimento formale di accertamento, nemmeno dopo la condanna penale definitiva del gennaio 2019. Solo ai primi di settembre di quest’anno (2019), guarda caso ormai in chiusura dell’ennesima stagione balneare, ben dopo i miei numerosi solleciti, da mesi, anche pubblici, anche con una lettera diretta al sindaco Matteo Cozzani, finalmente appare all’albo pretorio un rapporto mensile dell’attività edilizia con il caso in esame. La relazione tecnica è datata 8 luglio e l’avvio del procedimento risulta al 31.08.19. Certo dal 22.11.17 (data del mio esposto al Comune) al 31.08.19, ne sono passati di giorni. Da tenere in considerazione che, a seguito di un esposto, persino ben documentato, il Comune non poteva rimanere inerte tutto questo tempo. Gli accertamenti dovevano procedere immediatamente, casomai, una volta avviato il procedimento amministrativo, si potevano attendere le conclusioni del procedimento penale. Ma stare fermi tutti questi mesi, a mio parere, è ingiustificabile.

Detto ciò ora, in teoria, lo stabilimento “Le Terrazze” potrebbe rischiare ben di più di una ridicola ammenda di 250 euro (sanzione penale, vedete voi come sono le norme in Italia), oltre all’obbligo di “rimettere le cose in pristino, come previsto dall’art. 54 del Codice della Navigazione, già applicato penalmente. La rimozione degli abusi di difficile rimozione (ovvero la massicciata che ha interrato il mare per circa 200 mq., pietre e cemento) se non anche altro, sono pronto a scommetterci, vedrete che non avverrà. Eppure ci sono chiare sentenze del Consiglio di Stato (n.944/2016, sez. VI) e della Corte di Cassazione Penale a Sezioni Unite (n.17178/2002), che indicano indiscutibilmente l’obbligo della messa in pristino, non discrezionale, ordinata da parte delle autorità competenti, sia dal Comune, sia dalla Regione in difetto della prima, sia dall’autorità marittima (come scritto nell’articolo del codice), ovvero la Capitaneria di Porto, che però ha perso buona parte delle competenze originarie. Ma non per questo la C.P. non può stare certo a guardare, se le altre amministrazioni rimanessero inerti, anche se non potesse emettere lo stesso ordine direttamente (mi riferisco all’art.54 C.N.).

Ebbene, adesso che i titolari dello stabilimento hanno ricevuto notizia del procedimento amministrativo e invito a presentare osservazioni a propria difesa, cosa fanno? Vogliono leggere il mio esposto. Ci sta, è un loro diritto, ma certo non per capire di cosa si tratti il procedimento a loro carico, visto che hanno anche già subìto una condanna penale sulla stessa cosa, precisa, precisa. Oltre ad avere ricevuto una nota dal Comune di avvio del procedimento, in cui si descrive per filo e per segno la questione in corso. Certamente una descrizione ben più professionale ed ampia della mia nell’esposto.

Mi è quindi giunto un avviso da parte del Comune, relativo alla istanza di accesso da parte dello studio di Genova degli avvocati Gerbi e Massa. Il primo avviso, oltre a portare una data sbagliata dell’esposto, che lo postdatava al novembre di quest’anno (nel futuro!) , non allegava l’istanza originaria, ma sommariamente descriveva l’intenzione. Ho quindi replicato che oltre ad avere diritto, per mia  tutela, ad ottenere copia dell’istanza originaria, avrei voluto capire esattamente la data, perché di esposti ne ho fatti tanti.

Il Comune, quindi, correttamente, mi ha rimandato l’avviso con l’istanza di accesso allegata, prorogando i 10 gg. per potermi opporre. Cosa che non farò. Alcuni appunti:

  • per quale motivo il Comune ha inserito nella nota di avvio del procedimento l’indicazione di chi ha fatto l’esposto, con data e protocollo? Non mi pare un obbligo e non credo usuale, soprattutto se le indagini hanno già dato esito penale definitivo coerente e partono da informazioni di un semplice cittadino. Gli accertamenti si, sono un obbligo. Comunque non era un segreto, si trova la citazione dei miei esposti ripetuta sul mio blog, perché sono fatto così;
  • c’è da dire che la società in causa è tenuta a rispondere su quanto è stato contestato dal Comune nel procedimento or ora avviato, a prescindere da ciò che viene scritto nell’esposto. Quindi, è chiaro, che se si vuole accedere all’esposto è per ben altri motivi. Mi spiace deludere su questo. Come si potrà leggere, non c’è nulla di strano o sopra le righe. Anche se in Italia siamo ricchi di inventiva;
  • l’avvocato Massa scrive, poi, che la sua cliente (società) ha ricevuto solo il 12 settembre scorso copia del verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, atto già alla base della condanna penale. Per questo chiede una dilazione dei termini per le controdeduzioni. Quindi, avv. Massa, la sua cliente (società), o meglio uno degli amministratori, non ha fatto nulla quando è stato citato in Tribunale prima della condanna penale? No, così, per sapere.

Voglio, quindi, essere il più possibile trasparente con voi dello studio Gerbi-Massa, anche se in passato avete tentato di impedire un mio legittimo accesso agli atti (rimase il Comune solitario a perorare la causa), proprio inerente la vostra cliente (società). Per sveltirvi il lavoro pubblicherò tutto online, dato che non ho proprio nulla di cui temere o tenere riservato, ma orgoglioso per il proficuo impegno sul caso. Ciò ben prima dei 10 gg. di legge per l’eventuale opposizione del controinteressato all’accesso, che sarei io.

Cominciamo dall’esposto del 22.11.17, prot. n. 00017087 come protocollato dal Comune, corrispondente, in realtà, ad una mia PEC del 21.11.17 di riscontro ad una nota precedente del Comune con ulteriori segnalazioni, ad esempio il famoso pontile anomalo, ma fisso per anni e rimosso più volte solo a seguito delle mie segnalazioni o accessi agli atti. Pubblico il resto cronologicamente a ritroso.

Esposto del 22.11.17, prot. n. 00017087

Con i n.4 allegati che, per rapidità, pubblico in formato originario:

1. fotografia stato attuale scogliera Le Terrazze

A questo punto torniamo a ritroso alla nota del Comune del 09.11.17, a cui rispondevo, nella quale l’arch. Ottolini dichiarava che le verifiche erano state attivate, in realtà in maniera parziale, dato che, nonostante la mia nota aggiuntiva, non determinarono nessun avvio procedimentale, fino allo scorso agosto.

 

Nota del Comune del 09.11.17

Veniamo, quindi, alla mia PEC del 12.10.17, alla quale allego una istanza di accesso pregressa del 01.08.17, a seguito della quale avevo reperito documentazione, a mio avviso, insoddisfacente. Per questo ampliavo la platea dei destinatari per conoscenza.

PEC del 12.10.17

AAllegato alla PEC del 12.10.17

In occasione della PEC del 12.10.17, non trasmisi anche le fotografie citate nell’istanza di accesso del 01.08.17, cosa che però faccio ora (aggiungendo il copyright), per completezza di informazione.

Fotografie del 30.07.17

Una annotazione finale, l’area demaniale marittima abusata, in parte anche trattata come privata, nonostante la condanna penale del gennaio di quest’anno, ha continuato ad essere usata alla stregua degli anni precedenti. Infatti, anche per questa stagione balneare, lo stabilimento è stato libero di fare i propri guadagni su un’area in abuso dall’anno 2000.

La vergognosa inerzia continua: Le Terrazze di Portovenere (SP)

Continua la vergognosa inerzia delle autorità competenti, a partire dal Comune di Portovenere (SP), in relazione all’enorme abuso de “Le Terrazze”, già condannato penalmente in via definitiva lo scorso gennaio. Nessun sequestro, nessuna sospensione o ritiro delle concessioni. Lo stabilimento continua tranquillamente la propria attività sull’area abusata dal 2000.

Questa la PEC trasmessa poco fa a varie amministrazioni, tra cui il sindaco di Portovenere, la Regione Liguria e la Capitaneria di Porto di La Spezia.

Egr. Sig. Sindaco,
Spett.li Uffici,

ad oggi, nessuno degli uffici competenti, in primis Comune di Portovenere e Regione Liguria, ha proceduto ad avviare procedimenti amministrativi, per quanto risulta all'albo pretorio, in particolare nei rapporti mensili relativi agli illeciti edilizi dei mesi di aprile (pubblicato con un mese di ritardo) e maggio.

Lo stabilimento balneare Le Terrazze, in via II Traversa Olivo a Portovenere, come già ribadito anche nella precedente PEC dell'11.05 u.s., ha aperto lo stabilimento balneare ed ha posizionato la propria attrezzatura da tempo, anche nell'area interessata dalla condanna penale, passata in giudicato dallo scorso gennaio (foto 1 del 13.06.19). Il Comune, informato dal novembre 2017, ad oggi, gravemente, non ha avviato il procedimento amministrativo dovuto per legge.

Foto 1

Invito la Capitaneria di Porto e le autorità competenti, ad evitare che questa fase di inerzia si prolunghi ulteriormente, verificando se sono applicabili estremi di legge, anche penali.

Ricordo che, la condanna in base all'art.54 del Codice della Navigazione dello scorso mese di gennaio, prevede la messa in pristino non discrezionale e che l'abuso consiste in occupazione e violazione dei limiti del demanio marittimo, i quali hanno determinato l'interramento di circa 200 mq. di specchio acqueo marittimo.

Il sottoscritto ritiene veramente vergognoso oltre che illegittimo, che si lasci tale stabilimento, impunemente, produrre ulteriori introiti sfruttando un'area edificata in abuso sul demanio marittimo sin dall'anno 2000, come attestato da fotografia aerea dell'Istituto Geografico Militare già prodotta.

Si vuole, inoltre, far notare:

- la presenza ancora attuale di un enorme cardine di metallo fissato sulla roccia, che è stato utilizzato per il posizionamento del pontile galleggiante, ora non presente, ma installato più volte e rimosso a seguito delle segnalazioni del sottoscritto (fotografia 2 del 13.06.19);
- la presenza delle piattaforme e delle scalette, autorizzate con concessioni demaniali rilasciate precedentemente alla verifica dell'abuso e della condanna, proprio in area interessata dal medesimo abuso, che dovrebbero verosimilmente essere sospese, se non ritirate;
- la presenza di ombrelloni con piede in cemento e carrello per il trasporto, vicino alla rampa che porta alla spiaggia libera, "attrezzata" nel P.U.D. attuale, ma mai data in concessione ad alcuno. Si verifichi se lo stabilimento sta noleggiando e trasportando attrezzatura su codesta spiaggia libera. Lo scrivente si riserva di segnalare eventuali presunte violazioni in tal senso.

Foto 2

Foto 3

Con l'augurio che ogni ufficio provveda rapidamente (ben prima del termine della stagione balneare) per quanto di propria competenza. Il sottoscritto Vi informa che sta approntando un esposto/denuncia presso le Procure di La Spezia e Genova, anche alla Procura Generale presso la Corte d'Appello competente, oltre a segnalare la questione alla Corte dei Conti. Ad ogni modo, la presente ha valore di denuncia/esposto presso tutte le autorità competenti e verrà resa pubblica su ogni mezzo di stampa.

Distinti saluti
Daniele Brunetti

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Dopo i pesanti abusi perpetrati a danno del mare, del demanio marittimo, cosa di noi tutti, vi pare normale che lo stabilimento balneare “Le Terrazze” cominci a posizionare la propria attrezzatura balneare, come se nulla fosse stato? Questa la lettera al sindaco Matteo Cozzani e non solo. Che paese è il nostro? Italia come Portovenere (SP).

Ricordo che lo scorso gennaio è stata emessa condanna penale definitiva per violazione degli artt. 54 e 1161 del codice della navigazione. L’ammenda è si ridicola, 250 euro, il codice è vetusto, ma l’articolo 54 impone la messa in pristino, ovvero la rimozione di una massicciata abusiva che ha interrato circa 200 mq. di mare.
Il Comune non ha ancora avviato il proprio procedimento amministrativo, dovuto per legge dal 22.11.17. Cosa gravissima. Che cosa aspetta, che passi questa stagione balneare? Con inclusi ulteriori e futuri introiti del privato, per utilizzo di quell’area demaniale di cui abusa dal 2000, ovvero ben prima del P.U.O. Le Terrazze del 2004? L’immagine dell’Istituto Geografico Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344) lo testimonia inequivocabilmente. E la concessione demaniale, dopo abusi del genere non dovrebbe, almeno eticamente, essere ritirata? Come dettaglio, è in forte ritardo la pubblicazione, all’albo pretorio, del rapporto sugli illeciti edilizi del mese di aprile.

Ai giornali ed alle associazioni ambientaliste che non muovono un dito dico che, loro sono dalla parte di chi commette gli abusi, in questo caso è evidente. Legambiente non ha soldi e tempo per questa causa, così mi è stato scritto dal suo presidente locale, Paolo Varrella. Eppure il loro presidente locale abita sullo stesso versante dello stabilimento e si occupa di mitilicoltura. Il mio è un atto di accusa, si, chiaro e forte. Perché chi dovrebbe fare informazione non fa il proprio dovere da mesi. Non è uscita una sola riga di questa storia sui giornali, giornaloni, giornaletti o giornalini su carta od online. Chi dovrebbe tutelare le nostre aree in zona Olivo, associazioni ambientaliste locali, con sedi nazionali, non lo fa da anni.

I responsabili, oltre alle pubbliche amministrazioni che non hanno vigilato e fatto il proprio dovere, sono veramente troppi, per un paese che dovrebbe avere come stella polare lo stato di diritto.

Questa la lettera e gli allegati che ho inviato al sindaco Matteo Cozzani, e non solo a lui, lo scorso sabato.

Gli allegati da nn. 01 a 06: fotografie del 10.05.19

L’allegato n. 07: nota dell’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria del 03.08.18, con le verifiche tecniche per stabilire il dividente demaniale sullo stato attuale dello stabilimento, in base ai progetti del P.U.O. Le Terrazze.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?

Gli antefatti li trovate in questi articoli:

Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?

Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.

Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.

Lettera aperta al Presidente del Tribunale di La Spezia - 08.05.19

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.