L’Italia è una repubblica sfondata sul lavoro

photo credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/53098051@N02/26181787621">Decay</a> via <a href="http://photopin.com">photopin</a> <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/">(license)</a>Non so quanto dipenda da direttive centrali e quanto dalla mentalità dei tempi, fatto sta, sempre più spesso, nei fatti comuni od eclatanti degli ultimi decenni, troviamo i binomi alternativi e contrastanti tra lavoro e salute, o lavoro e ambiente.
Pare che, ormai, per i governi italiani e buona parte delle istituzioni al seguito, non vi possa essere lavoro senza contestuali e inevitabili danni alla salute, o all’ambiente. Uno degli esempi recenti più eclatanti e feroci è stato, ed è, il caso Ilva di Taranto, ma molti altri se ne potrebbero fare, dal passato remoto in poi.
Ebbene, per il caso Ilva si è discusso ampiamente, ma quando si tratta di posti di lavoro (in quel caso molti) la salute e l’ambiente cominciano a scendere sempre più in basso nella scala dei valori. Il buon detto “l’importante è la salute” diventa “lavora e lascia morire”. In casi dove aziende fortemente inquinanti chiedono di proseguire l’attività, anche in barba alle leggi a tutela della salute e dell’ambiente, si è visto uno scontro altrettanto cruento e paradossale fra governo e magistratura, l’una a tutela delle aziende (più dei posti di lavoro) e l’altra a difesa della salute e dell’ambiente, semplicemente in applicazione delle leggi vigenti, o del dettato a valenza comunitaria denominato “principio di cautela”.
Qualche giorno fa, con il disastro a Genova sul torrente Polcevera, non si era quasi bloccato lo sversamento, che già qualcuno diceva “ma bisogna lavorare”, bene, allora non fermiamoci nemmeno e continuiamo a sversare. Sversa che ti passa, la voglia di vivere, non di lavorare.
Insomma, ormai siamo ad un paradosso acquisito, la nostra è una repubblica dove il lavoro prescinde dalla salute e dall’ambiente, punto.
Il nostro è, più che un paradosso, un ossimoro elevato a stile di vita, a buona amministrazione, a #italiaripartescarichiaparte.
Quindi il cielo è sempre più blu, ma suvvia sulla tinta non ci formalizziamo.
E questo diktat, arrivato con circolare o con influsso mentale, o affaristico, impregna media, strutture istituzionali e rapporti sociali.
Uno dei casi che trovo ripetersi, davanti ad abusi ambientali conclamati, è quando gli stessi rappresentanti delle autorità dicono: “… però devono lavorare…”, anche quando si tratta di due persone (non dell’Ilva di Taranto). Perciò, suvvia, le leggi, l’ambiente, la salute che sono di fronte a qualcuno che deve lavorare e che tiene famiglia? Se poi inquina, se poi fa del male pure a se stesso (e agli altri), che importa?
Ma mi chiedo, una persona che dovrebbe far rispettare le regole e non lo fa, nel nome del “devono lavorare”, segue una circolare interna, una moda o altri ragionamenti che mi sfuggono? E ancora, quante sono le persone in Italia che ragionano, o che hanno imparato una lezione del genere, come questo sig. tenente?
Se questo è il futuro che prevede il nostro governo, mi permetto di dire no, non mi va bene sig. presidente, o sig. tenente. Questo futuro fatevelo da un’altra parte. Emigrate voi! Non io, perché vorrei che in questo paese restassero coloro che lo vogliono cambiare in meglio, non in peggio.

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