Archivi categoria: Le Terrazze – Portovenere (SP)

La vergognosa inerzia continua: Le Terrazze di Portovenere (SP)

Continua la vergognosa inerzia delle autorità competenti, a partire dal Comune di Portovenere (SP), in relazione all’enorme abuso de “Le Terrazze”, già condannato penalmente in via definitiva lo scorso gennaio. Nessun sequestro, nessuna sospensione o ritiro delle concessioni. Lo stabilimento continua tranquillamente la propria attività sull’area abusata dal 2000.

Questa la PEC trasmessa poco fa a varie amministrazioni, tra cui il sindaco di Portovenere, la Regione Liguria e la Capitaneria di Porto di La Spezia.

Egr. Sig. Sindaco,
Spett.li Uffici,

ad oggi, nessuno degli uffici competenti, in primis Comune di Portovenere e Regione Liguria, ha proceduto ad avviare procedimenti amministrativi, per quanto risulta all'albo pretorio, in particolare nei rapporti mensili relativi agli illeciti edilizi dei mesi di aprile (pubblicato con un mese di ritardo) e maggio.

Lo stabilimento balneare Le Terrazze, in via II Traversa Olivo a Portovenere, come già ribadito anche nella precedente PEC dell'11.05 u.s., ha aperto lo stabilimento balneare ed ha posizionato la propria attrezzatura da tempo, anche nell'area interessata dalla condanna penale, passata in giudicato dallo scorso gennaio (foto 1 del 13.06.19). Il Comune, informato dal novembre 2017, ad oggi, gravemente, non ha avviato il procedimento amministrativo dovuto per legge.

Foto 1
Invito la Capitaneria di Porto e le autorità competenti, ad evitare che questa fase di inerzia si prolunghi ulteriormente, verificando se sono applicabili estremi di legge, anche penali.

Ricordo che, la condanna in base all'art.54 del Codice della Navigazione dello scorso mese di gennaio, prevede la messa in pristino non discrezionale e che l'abuso consiste in occupazione e violazione dei limiti del demanio marittimo, i quali hanno determinato l'interramento di circa 200 mq. di specchio acqueo marittimo.

Il sottoscritto ritiene veramente vergognoso oltre che illegittimo, che si lasci tale stabilimento, impunemente, produrre ulteriori introiti sfruttando un'area edificata in abuso sul demanio marittimo sin dall'anno 2000, come attestato da fotografia aerea dell'Istituto Geografico Militare già prodotta.

Si vuole, inoltre, far notare:

- la presenza ancora attuale di un enorme cardine di metallo fissato sulla roccia, che è stato utilizzato per il posizionamento del pontile galleggiante, ora non presente, ma installato più volte e rimosso a seguito delle segnalazioni del sottoscritto (fotografia 2 del 13.06.19);
- la presenza delle piattaforme e delle scalette, autorizzate con concessioni demaniali rilasciate precedentemente alla verifica dell'abuso e della condanna, proprio in area interessata dal medesimo abuso, che dovrebbero verosimilmente essere sospese, se non ritirate;
- la presenza di ombrelloni con piede in cemento e carrello per il trasporto, vicino alla rampa che porta alla spiaggia libera, "attrezzata" nel P.U.D. attuale, ma mai data in concessione ad alcuno. Si verifichi se lo stabilimento sta noleggiando e trasportando attrezzatura su codesta spiaggia libera. Lo scrivente si riserva di segnalare eventuali presunte violazioni in tal senso.

Foto 2
Foto 3
Con l'augurio che ogni ufficio provveda rapidamente (ben prima del termine della stagione balneare) per quanto di propria competenza. Il sottoscritto Vi informa che sta approntando un esposto/denuncia presso le Procure di La Spezia e Genova, anche alla Procura Generale presso la Corte d'Appello competente, oltre a segnalare la questione alla Corte dei Conti. Ad ogni modo, la presente ha valore di denuncia/esposto presso tutte le autorità competenti e verrà resa pubblica su ogni mezzo di stampa.

Distinti saluti
Daniele Brunetti

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Autorizzazione più facile se il “pontile” si chiama “piattaforma”. La tensostruttura non la vede nessuno. Le Terrazze di Portovenere (SP)

Come fare un pontile galleggiante senza autorizzazione paesaggistica. Il caso Le Terrazze a Portovenere (SP)

Abusi e inerzia di troppi. Le Terrazze Portovenere (SP): lettera al sindaco Matteo Cozzani.

Dopo i pesanti abusi perpetrati a danno del mare, del demanio marittimo, cosa di noi tutti, vi pare normale che lo stabilimento balneare “Le Terrazze” cominci a posizionare la propria attrezzatura balneare, come se nulla fosse stato? Questa la lettera al sindaco Matteo Cozzani e non solo. Che paese è il nostro? Italia come Portovenere (SP).

Ricordo che lo scorso gennaio è stata emessa condanna penale definitiva per violazione degli artt. 54 e 1161 del codice della navigazione. L’ammenda è si ridicola, 250 euro, il codice è vetusto, ma l’articolo 54 impone la messa in pristino, ovvero la rimozione di una massicciata abusiva che ha interrato circa 200 mq. di mare.
Il Comune non ha ancora avviato il proprio procedimento amministrativo, dovuto per legge dal 22.11.17. Cosa gravissima. Che cosa aspetta, che passi questa stagione balneare? Con inclusi ulteriori e futuri introiti del privato, per utilizzo di quell’area demaniale di cui abusa dal 2000, ovvero ben prima del P.U.O. Le Terrazze del 2004? L’immagine dell’Istituto Geografico Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344) lo testimonia inequivocabilmente. E la concessione demaniale, dopo abusi del genere non dovrebbe, almeno eticamente, essere ritirata? Come dettaglio, è in forte ritardo la pubblicazione, all’albo pretorio, del rapporto sugli illeciti edilizi del mese di aprile.

Ai giornali ed alle associazioni ambientaliste che non muovono un dito dico che, loro sono dalla parte di chi commette gli abusi, in questo caso è evidente. Legambiente non ha soldi e tempo per questa causa, così mi è stato scritto dal suo presidente locale, Paolo Varrella. Eppure il loro presidente locale abita sullo stesso versante dello stabilimento e si occupa di mitilicoltura. Il mio è un atto di accusa, si, chiaro e forte. Perché chi dovrebbe fare informazione non fa il proprio dovere da mesi. Non è uscita una sola riga di questa storia sui giornali, giornaloni, giornaletti o giornalini su carta od online. Chi dovrebbe tutelare le nostre aree in zona Olivo, associazioni ambientaliste locali, con sedi nazionali, non lo fa da anni.

I responsabili, oltre alle pubbliche amministrazioni che non hanno vigilato e fatto il proprio dovere, sono veramente troppi, per un paese che dovrebbe avere come stella polare lo stato di diritto.

Questa la lettera e gli allegati che ho inviato al sindaco Matteo Cozzani, e non solo a lui, lo scorso sabato.

Gli allegati da nn. 01 a 06: fotografie del 10.05.19

L’allegato n. 07: nota dell’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria del 03.08.18, con le verifiche tecniche per stabilire il dividente demaniale sullo stato attuale dello stabilimento, in base ai progetti del P.U.O. Le Terrazze.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Capitaneria di La Spezia rifiuta l’accesso: lettera aperta al Presidente del Tribunale

La Capitaneria di Porto impedisce l’accesso ad atti penali ed amministrativi, nonostante il sottoscritto sia stata parte lesa nel procedimento penale sulla questione degli abusi demaniali marittimi, presso “Le Terrazze”, a Portovenere (SP). E’ autonoma decisione del comandante Seno o no? Il comandante poteva chiedere chiarimenti al Tribunale? Chi scrive ha avuto accesso al fascicolo penale in Tribunale ed agli atti presso tutti gli altri enti coinvolti. Unica eccezione, la Capitaneria di Porto di La Spezia. La Capitaneria è più inaccessibile di un Tribunale? Tutto ciò è normale?

Gli antefatti li trovate in questi articoli:

Ho voluto chiedere pubblicamente al Dott. Sorrentino, Presidente del Tribunale di La Spezia, chiarimenti, quantomeno per circoscrivere le responsabilità. E’ importante capire il senso del rifiuto del Comandante Seno della Capitaneria di Porto di La Spezia, nonostante la copertura giuridica della Commissione all’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Commissione aveva accolto il mio ricorso, aveva sostanzialmente dato tutela giuridica allo stesso comandante, il quale non avrebbe commesso alcuna violazione concedendomi l’accesso. Ma così non è stato. Il Comandante tutela il segreto istruttorio? La riservatezza? Cosa tutela, visto che il Tribunale mi ha già fatto accedere al fascicolo? Cosa c’è di più inaccessibile presso una Capitaneria, che non lo sia presso un Tribunale, per un procedimento penale concluso?

Ovvio che non farò alcun ricorso amministrativo, perché oneroso (per qualsiasi cittadino) e perché ho già avuto ragione, come avete avuto ragione tutti voi: sulla base dell’accesso ambientale (D.Lgs. 195/05), valido nel caso specifico, chiunque può accedere. Questa non è solo una questione di principio personale, è una questione di interesse pubblico, sia nel merito degli abusi, sia nello specifico del diritto di accesso.

Con questa lettera, mi auguro che il Presidente del Tribunale possa chiarire a tutti l’ambito dei propri diritti, delle tutele, della trasparenza, su questioni che riguardano la cosa pubblica, demanio marittimo o ambiente che sia.

Lettera aperta al Presidente del Tribunale di La Spezia - 08.05.19

La Spezia: la Commissione per l’Accesso agli Atti accoglie, la Capitaneria rifiuta la decisione

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).

Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.

Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.

A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte

A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.

La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito

A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.

Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.

Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.

Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..

Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.

Parcheggi pubblici a Portovenere: che affare! Ma non solo (Parte II)

Seconda parte della panoramica sui parcheggi pubblici primavera-estate 2019. Dopo la prima parte, incentrata soprattutto sui notevoli aumenti tariffari dei parcheggi a gestione diretta comunale, vedremo che il Comune non ha fatto un buon affare con l’affidamento del parcheggio pubblico, presso “Le Terrazze”, alla società titolare della stessa struttura.

Bisognerà, inoltre, anche valutare i profitti del passato, per i quali il Comune non ha ricevuto nemmeno un euro, totalmente andati nelle casse del privato dal 2004 (circa), fino all’entrata in vigore della convenzione n.167, stipulata il 12.10.18, relativa ai parcheggi interni al P.U.O. “Le Terrazze”. Guadagni, immagino, perfettamente risultanti nelle denunce dei redditi della società Lido di Portovenere s.r.l. che gestisce la struttura, benché i posti auto fossero in parte non edificati (in area sterrata, ma utilizzati, come oggi) ed in totale non consegnati formalmente al Comune.

Oggi, con la nuova convenzione, la sola differenza è che i posti auto pubblici edificati (ovvero solo quelli davanti al residence, 17 esterni e 4 interni), sono stati consegnati formalmente al Comune, senza collaudo, ma con verbale di consegna. Permangono, infatti, inedificati altri 28 stalli pubblici posti nell’area sterrata sempre, comunque, pienamente utilizzata e sfruttata a pagamento. Rimangono, soprattutto, inedificati importanti oneri di urbanizzazione come: il prolungamento della passeggiata a mare (da eseguire contestualmente al rilascio del primo permesso di costruire, v. convenzione originaria al P.U.O. del 2004) e il campo di calcetto assieme ai posti auto pubblici e privati nel comparto C (l’area ancora oggi non edificata). Un appunto, la convenzione definisce i posti auto come: 22 nell’area edificata e 27 nell’area non attuata. Ma la stessa planimetria allegata, ne mette 21 nell’area edificata e 28 nell’area non attuata, come da me descritto in precedenza. Ad ogni modo, il totale degli stalli è sempre 49.

Allora, vediamo cosa prevede la convenzione, su quale base di calcolo ha stabilito il canone, a carico dei privati, ma cosa avviene nella realtà.

Durata della convenzione e canone

Premettiamo che la durata della convenzione è fissata in ben 14 anni e il canone annuale di € 29.027,61 (oltre rivalutazioni ISTAT), è sganciato da eventuali aumenti a carico degli utenti. Aumenti corposi, già avvenuti alla velocità della luce, visto che “Le Terrazze” si è già adeguata, in sincrono, con gli aumenti dei parcheggi comunali a gestione diretta. Inizialmente, ad ottobre dello scorso anno, erano apparsi alcuni cartelli che indicavano in € 15,00 il costo giornaliero e in € 2,00 il costo orario del posto auto.

Ottobre 2018

Mentre ora, assieme alle nuove sbarre automatiche (e presto anche semafori), sono apparsi cartelli con tariffe ben più elevate e un regolamento “contrattuale”.

Marzo 2019

Quindi, a convenzione ancora nuova di zecca, viene già applicato un aumento tariffario a spese degli utenti, che non avrà nessuna ricaduta sul canone che i gestori privati dovranno versare al Comune. Facciamo due conti, leggendo calcoli e tabelle in convenzione, come qui sotto.

Estratto dalla convenzione n.167/18, pagg. 10-11

Nel dettaglio:

  •  il canone annuale viene calcolato sulla base di una tariffa giornaliera di soli € 5,00, che stagionalmente passa a €10,00 e poi a €15 (da aprile a settembre), mentre i gestori applicano all’utente € 25,00 fissi, ovvero 5 volte di più, o quasi il doppio, delle tariffe minima e massima di riferimento;
  • la tariffa oraria di € 3,00 per le prime due ore (e il resto a calare), lascia ulteriore e notevole spazio di calcolo sul ricavo del gestore rispetto a quanto definito in convenzione;
  • la tabella di riferimento per il calcolo riporta una stima dei posti auto utilizzati, a seconda del mese, fino ad un massimo di 31 stalli auto (?!), quando sulla stessa planimetria allegata risultano 49. Dove sono finiti 18 posti auto? Tra l’altro i 49 posti (e oltre, vedremo in avanti) vengono già sfruttati pienamente a prescindere che siano edificati e consegnati ufficialmente o meno;
  •  i gestori hanno introdotto anche una tariffa per le due ruote di € 5,00 al giorno, non prevista in convenzione. Ulteriore ricavo non calcolato ai fini della stima del canone annuale;
  • oltre a ciò, i posti auto effettivi nell’area ancora oggi sterrata (parcheggio pubblico esterno C e D) risultano in numero ben maggiore, di circa 14 unità, rispetto alla planimetria del P.U.O., la stessa della convenzione (v. paragrafo successivo). Tenendo in considerazione che il “parcheggio privato autorimessa C” è, ad oggi, inedificato e sarebbe collegato alla rampa di collegamento con il parcheggio privato interrato, ovviamente ancora inesistente.
Planimetria 49 posti auto in convenzione

Divertitevi, se volete, a fare il calcolo finale, per capire a quanto ammonta il vantaggio a favore della società Lido di Portovenere s.r.l., rispetto a quanto il Comune ha scritto nei buoni propositi della convenzione, ovvero: “… canone annuale a favore del Comune medesimo pari al 35% degli incassi al netto delle spese…” e poi, “… ipotizzando gli incassi a favore del Comune medesimo pari al 45% al netto delle spese…“. Un bell’affare, non c’è che dire.

Panoramica sugli usi e consumi di una prima domenica primaverile

E’ domenica mattina del 24 marzo 2019, ore 6:54, prima dell’arrivo degli avventori giornalieri. A sinistra, sbarre alzate, posti frontali al residence già in buona parte usati. Mentre, a destra, inutilizzati, molti posti pubblici limitrofi (più economici, si fa per dire). Domande: parcheggi disponibili al pubblico o ai clienti della struttura rimasti per la notte? Parcheggi a rotazione che non ruotano? Vero, i gestori pagano il canone, ma per cosa? Il quanto lo abbiamo visto. Sbarre abbassate, per ora, solo nel weekend, dalla mattina alla sera.

La giornata è iniziata da ore, è primo pomeriggio di domenica 24 marzo 2019, gli avventori sono arrivati. Pure una moto presente, nei posti a pagamento per due ruote (foto in alto a destra), non previsti in convenzione. Sbarre abbassate e posti auto al completo, sia nel comparto edificato (in alto), sia in quello ancora inedificato (in basso) e sterrato (tranne la striscia di asfalto che porta alla villa in fondo). In quest’ultima area stimiamo a vista, 5 file da 8 posti, ovvero 40 stalli, più 12 posti del parcheggio pubblico esterno D (v. planimetria convenzione), a destra nell’ultima foto in basso. La planimetria, nell’area sterrata, prevede 28 posti auto pubblici, più 10 privati, per un totale di 38 stalli. In realtà, in quella prima domenica di primavera, a sbarre abbassate, di auto ce ne stanno in totale circa, e almeno, 52. Ovvero 14 stalli in più, privati o pubblici? E i soldi a chi vanno?

Detto questo, non mi pare normale che si concedano posti auto pubblici da gestire, ad una struttura che, non solo non ha completato la struttura stessa, ma non ha ancora eseguito oneri di urbanizzazione pubblici importanti. Il prolungamento della passeggiata a mare doveva essere eseguito all’atto del rilascio del primo permesso di costruire (2004), qui è la convenzione originaria del P.U.O. n.3650/2004 che lo stabilisce (e non è scaduta per nulla), opere a scomputo, art.4, lettera f (qui la versione integrale). Aggiungiamo, poi, il campo di calcetto. Ad oggi, dal 2004, nemmeno una pietra.

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Parcheggi pubblici a Portovenere: che tariffe! Ma non solo (Parte I)

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

Trasparenza e informazioni: Comune di Portovenere (SP) bocciato duramente dal Consiglio di Stato

Trova le differenze: piattaforma o pontile? Le Terrazze di Portovenere (SP)

Le Terrazze: un’altra grande opera abusiva sul demanio marittimo a Portovenere (SP)

Scriviamo di stabilimenti balneari e abusi, tanto per cambiare. A Portovenere (SP), in zona Olivo, abbiamo solo due stabilimenti balneari, ma nel corso dei decenni è stata accumulata una quantità/qualità di abusi incredibile. Dalla massicciata abusiva frontale allo stabilimento Sporting Beach, che tale rimane perché in sostanza insanabile, ad un’altra grande opera edilizia abusiva presso “Le Terrazze”, ora accertata con condanna penale. Rimane, però, al palo il procedimento amministrativo da parte del Comune.
647 giorni trascorsi dall’esposto all’apertura del procedimento amministrativo del Comune di Portovenere.
203 giorni di censura stampa.

Ed è proprio di questa grande opera abusiva sul demanio marittimo, frutto dei gestori de “Le Terrazze”, a Portovenere, che ora posso liberamente scrivere, data la conclusione di un incompleto (a mio avviso) procedimento penale, rapidamente terminato con un decreto di condanna voluto dal P.M. dott. Monteverde, ed emesso dal G.I.P. dott.ssa Perazzo. Peccato che non ci sia stato un processo, ulteriori aspetti e responsabilità sarebbero potute uscire allo scoperto, lo vedremo nel corso dell’articolo. Ha giocato un ruolo fondamentale anche la normativa penale, estremamente debole in ambito abusi edilizi, grazie a prescrizioni rapidissime e, per il demanio marittimo, un codice della navigazione che commina sanzioni non ridicole, di più. Insomma vedrete che abusare del demanio marittimo, e in generale, conviene e paga il più delle volte. Per il codice della navigazione, artt. 54 e 1161, se “occupate” il demanio marittimo, in genere pagherete un’ammenda assolutamente ridicola, €500 ma poi ridotti a €250. Che voi sul demanio marittimo mettiate ombrelloni, un pollaio, o un grattacielo, pagherete praticamente la stessa cifra e tanti saluti. Per questo vi invito, se non l’avete già fatto, a firmare la petizione che non verrà chiusa fino a che il Ministero dell’Ambiente, della Giustizia, dei Beni Culturali, o il governo, non ci daranno l’attenzione chiesta da tempo: https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi/
Oggi siamo ad oltre 41mila firme e non ci fermeremo fino a quando il “governo del cambiamento” o altri governi, non ci ascolteranno.

Questo per quanto riguarda l’aspetto penale, meglio andrebbe dal punto di vista amministrativo, sempre che i vari enti preposti facciano il loro lavoro seriamente e senza sconti, soprattutto non meritati. Il Comune pare non abbia ancora attivato alcun procedimento, nonostante conosca il mio esposto dal novembre 2017.

Ma è solo grazie ai contributi finanziari che ho ricevuto da persone generose, che ho potuto accedere alla copia di un DVD con documenti delle indagini di cui sto per scrivervi. Se potete: contribuite, anche per tenere in vita questo blog! Pensate un po’, che voi siate persona offesa o imputato, se avete la sfortuna di imbattervi in un CD o DVD in un fascicolo penale, al quale vi serve accedervi per vostra difesa (o per informazione al pubblico), ad oggi, dovete pagare ben € 323,04. A prescindere che nel CD/DVD ci sia una foto o l’enciclopedia britannica, sempre quello è il costo, grazie ad una circolare che il Ministero della Giustizia aggiorna praticamente ogni anno. Vi pare sensato o giusto? Avete mai sentito un solo avvocato che abbia protestato per questo? No, loro si fanno rimborsare dal cliente. Allora sarà il caso di farsi sentire anche per questo, perché non c’è giustizia se non c’è trasparenza, ovvero se la trasparenza è vincolata a costi inaccessibili ai più. Ho aperto, perciò, un’altra petizione: https://www.change.org/p/alfonso-bonafede-spese-ingiuste-di-giustizia-la-copia-di-un-cd-dvd-costa-323-04/.

I fatti

Dopo un lungo e necessario preambolo, passiamo ai fatti concreti.  Guardate l’immagine Google Maps sotto, si tratta dello stabilimento “Le Terrazze”, parte di una struttura ricettiva composta anche da una Residenza Turistica Alberghiera, un ristorante e un comparto ancora oggi inedificato e sterrato. Quest’ultimo con una buona parte di parcheggi pubblici, una trentina (altri 20 circa compiuti da tempo, si trovano davanti alla R.T.A.) ed altri privati interrati e un campo di calcetto, che dal 2004 attendono un compimento. Storia di cui ho raccontato in più occasioni, scorrete il dossier.

Ebbene, non soddisfatti di tutto ciò, lo stabilimento balneare è stato costruito in buona parte in abuso sul demanio marittimo. Ma attenzione, non fatevi ingannare dal gergo algido del legalese spinto degli atti che seguono, non si tratta di mera occupazione di un terreno preesistente, si tratta di un terreno di circa 200 mq. uscito fuori per un’opera umana (o forse non molto umana) di interramento di un braccio di mare di identica estensione. Chissà, poi, che bel volume di materiale tra subacqueo e in superficie. Questo terreno, poi, è stato lasciato in parte a “scogliera”, o meglio massicciata (in effetti era stata cementificata pure questa, come in foto), e in parte cementificata con gradoni e pietra. Il tutto senza alcuna autorizzazione effettiva, semplicemente giocando a fare della costa ciò che si ritiene utile per il proprio interesse personale e senza nessun controllo da parte di chi avrebbe dovuto controllare.

L’immagine Google Maps è oltremodo esplicativa, rappresenta la situazione completa antecedente al febbraio 2016 (a dispetto di quanto scritto da Google). Fino a quell’epoca, il primo livello vicino al mare era cementificato per poter sistemare lettini ed ombrelloni, in barba alla concessione demaniale, perché avrebbe dovuto rimanere massicciata libera da attrezzatura balneare. Solo grazie ad un mio esposto, la gestione dello stabilimento dovette rapidamente dare una passata di martello pneumatico per riportare la massicciata alla luce. Ma ecco perché tolsero velocemente quel cemento e fecero una sanatoria, c’era molto, ma molto, di più. In quella sanatoria del 2016 si notò qualcosa di strano, la profondità della massicciata non appariva per nulla conforme a quella riportata nella planimetria della concessione edilizia n.1263/1999. Concessione accordata alla soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., ovvero la società che gestisce tutt’oggi “Le Terrazze”.

03.08.1999 planimetria CE n.1263

In merito a ciò, l’intraprendente architetto Roberto Evaristi, incaricato dai titolari de “Le Terrazze”, risolse facilmente la questione. L’archistar Evaristi è stato sempre presente in caso di sanatorie (e altre pratiche) degli stabilimenti balneari dell’Olivo (v. anche Sporting Beach), pure quando era presidente della stessa commissione paesaggistica comunale del medesimo Comune di Portovenere. L’architetto, nella dichiarazione asseverata alla sanatoria del 2016 (estratto), a pag.5-6, par. 1.2, scrisse che:

Le opere in difformità sono costituite da modeste variazioni nella disposizione delle pietre che costituiscono la massicciata a mare rispetto a quanto previsto e autorizzato dalla concessione edilizia n. 1263 del 03/08/99, mantenendone però inalterata la geometria ed estensione globale.
Infatti, a livello planimetrico, si riscontra una profondità media di circa tre metri per tutta l’estensione della scogliera, con alcune porzioni lievemente più profonde alternate ad altre più strette, così come si evidenzia negli schemi sottostanti.
Tale conformazione consolidata nel tempo, si pensa possa essere la conseguenza di particolari moti ondosi e flussi di corrente che caratterizzano lo specchio d’acqua in questione particolarmente soggetto all’azione delle maree.
Ciò che in realtà costituisce difformità tra quanto rilevato e quanto rappresentato graficamente nel titolo edilizio è la conformazione trasversale della scogliera in rapporto allo stato e conformazione del fondale.
Si presume che tale rappresentazione originaria sia stata redatta senza il supporto di un rilievo del fondale e senza minimamente considerare l’escursione delle maree, producendo un elaborato grafico di sezione non rispondente allo stato effettivo dei luoghi.
La profondità del fondale in quella fascia di specchio acqueo è infatti decisamente maggiore di quanto rappresentato originariamente e facilmente rilevabile rendendo praticamente irrealizzabile la tipologia di massicciata rappresentata nel titolo originario.
Fin dall’epoca della sua realizzazione, infatti, la massicciata, proprio per le motivazioni suesposte, si presenta come scogliera emersa in quanto prevista quale opera di consolidamento e protezione del muro di confine retrostante.
La diversa configurazione si ritiene pertanto quale diretta conseguenza sia dell’inesattezza della rappresentazione grafica originaria che dell’effettivo stato dei luoghi.
Si riporta, a solo scopo esemplificativo, lo schema della sezione tipo riportata nel progetto originario, nonché quella dello stato attuale e di raffronto.

Certamente, molto convincente. Sicuro. Tra maree, correnti molto particolari, lavoro svolto male all’epoca (1999), è chiaro che il fondale è stato eroso dai moti del mare, allo stesso tempo la scogliera è aumentata di volume, un po’ “naturalmente” e un po’ per gli errori dei progettisti dell’epoca. Volete farvi due risate? Progettista dell’epoca era l’ing. Montefiori, con cui l’arch. Evaristi ha avuto lunga e stretta collaborazione. Non per nulla, già nel 2002, lavorarono assieme al P.U.O. “Le Terrazze”: R.T.A., ristorante, stabilimento e parcheggi pubblici, ancora in parte inedificati e molto altro. Infatti, trovate anche una relazione, con loro firme appaiate (di cui parleremo ulteriormente), proprio collegata alla concessione dello stabilimento in oggetto. Peccato, poi, che il profilo costiero catastale, rispetto a quello reale, non l’abbia notato nessuno, nemmeno i tecnici infallibili del Comune, nemmeno la Guardia Costiera. Questo sempre durante la sanatoria del 2016, che ha coinvolto anche la Regione (differenti uffici) e la Soprintendenza di Genova. Nessuno.

Insomma, l’architetto, anzi gli architetti Evaristi, oltre a Ottolini, Nadotti, Portunato per il Comune e altri enti, non scrissero nulla in merito a una ben diversa, più che solida ipotesi, confortata da fotografie aree e satellitari storiche: la maggiore profondità della massicciata, rispetto al progetto del 1999, era dovuta semplicemente al fatto che la stessa massicciata era stata estesa verso mare per diversi metri, anche 5 o 6 metri e oltre.

Nella mappa catastale del 1999 il profilo costiero era questo:

Nella mappa catastale del 2016 (valida anche oggi), usata pure negli atti della sanatoria e non coincidente con le condizioni reali al momento dell’accertamento (!), invece, il profilo catastale risultava questo sotto. Questo disegno era opera del Ministero delle Infrastrutture, il quale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fece rilievi reali lungo tutta la costa italiana. E’ la ben conosciuta per i tecnici, “proiezione Z” dei dati catastali. E, guarda la fortuna (per noi), il rilievo nella zona fu fatto poco prima degli abusi. Il dettaglio e la precisione sono evidentemente maggiori, rispetto alle epoche precedenti:

Però, ben prima del 2016 (anno della sanatoria “Le Terrazze”), ovvero già dal 20.06.2000, secondo immagine dell’Istituto Geografico della Marina Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344), che non posso pubblicare per questione di copyright, lo stato reale della costa era già questo:

Qui, dal S.I.D., sistema informativo del demanio marittimo del M.I.T., vediamo la stessa mappa catastale del 2016 (e anni precedenti, valida pure oggi), sovrapposta ad una foto satellitare recente (ante febbraio 2016, notate i lettini sul primo livello a mare). La linea blu marca chiaramente quanta parte di mare, frontale allo stabilimento, è stata interrata, anche dallo sperone della proprietà limitrofa più a est, ovviamente segnalato anche questo da tempo, ma senza alcuna conseguenza (così va il mondo). Allo stesso tempo, la linea rossa segna il confine vero tra demanio e terreno privato. E’ evidente che buona parte dello stabilimento si è piazzato con struttura edilizia, cabine e muro a ovest, ben oltre i limiti reali della proprietà e, ad oggi, dopo il decreto penale di condanna, appare così.

Da tenere in forte considerazione che, solo nel 2004, viene rilasciato il permesso di costruire n.54 relativo allo stabilimento balneare come oggi, cioè con la linea di costa come già era dal 2000 e in difformità alla precedente concessione edilizia del 1999. Inoltre, nelle carte edilizie del P.U.O. 2004, non risulta essere presente alcuna autorizzazione ad hoc ad effettuare opere edilizie sul demanio marittimo. Opere che vennero compiute prima di costruire lo stesso stabilimento e nello stato come ad oggi. Come vedremo nelle foto di seguito. Nello stesso verbale dell’Agenzia del Demanio del 06.03.18, a pag. 3 si scrive:

Ovvero l’allegato 6 è sotto:

 

Infatti, io l’autorizzazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, collegato a quanto scrive l’Agenzia del Demanio, relativo alla costruzione frontale allo stabilimento con n.3 scale in pietra (e non due), non l’ho mai trovata nel P.U.O. Le Terrazze e, infatti, non è presente, né nel verbale della stessa Agenzia del Demanio, né nelle informative della C.P., che includono specifico atto di acquisizione documenti presso il Comune di Portovenere. Per la precisione, esiste si una lettera della C.P. datata 01.12.2003 (sempre negli atti del fascicolo penale), con approvazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, ma riguarda solo la parte in proprietà e non la parte demaniale. Gli atti dell’istanza a firme Montefiori e Evaristi vengono allegati alla nota della C.P., la quale scrive alquanto chiaramente:

Il Signor RICCIOTTI Antonio in qualità di legale rappresentante della Società IMMOBILIARE LIDO DI PORTOVENERE, con domanda pervenuta in data 10 novembre 2003 e successivamente integrata, ha chiesto l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 55 del Codice della Navigazione, per realizzare una struttura turistico ricettivo nell'area di proprietà entro trenta metri dal demanio marittimo, così come meglio indicato negli uniti elaborati grafici.

Del resto il fronte mare era già stato sistemato, senza alcuna autorizzazione, come dimostrato inequivocabilmente da una foto del 2003, estate 2003 (ante autorizzazioni stabilimento), che vedremo anche più in avanti.

E questo fa scopa (o non fa scopa, come preferite) con una nota dello stesso Comune a firma delle architette Ottolini, Nadotti e Portunato, prot.n.189 del 05.01.18, che io contestai in questo modo, appena ne ebbi copia, ed è agli atti:

Spett.le Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera,

mi pregio di comunicare e trasmettere documentazione relativa atta a confutare le affermazioni riportate nella nota allegata del Comune di Portovenere del 05.01.18, nello specifico al punto alla seconda pagina ove si scrive: "In merito a quanto riportato nella parte finale della Vs. nota e riferito al punto 2 della segnalazione del Sig. Daniele Brunetti (presenza di n.3 scale in pietra anziché n.2), si allega estratto titolo edilizio P.D.C. n.54/2004 relativamente agli immobili individuati catastalmente al Fg.10 mappale 864 e si dà atto che risultano autorizzate n.3 scale in forza del predetto titolo rilasciato successivamente alla citata concessione edilizia 1263/99....".

In merito a quanto sopra dichiarato devo sostenere che ciò non trova documentalmente conforto, in quanto:

il P.D.C. n.54/2004 che autorizzava n.3 scale in pietra (diversamente dalla c.e. 1263/99 che ne autorizzava solo due) è stato rilasciato in data 04.08.2004 (all.2), tra l'altro senza menzionare variazioni sulla linea di costa di fatto effettuate, ma anche ben dopo la costruzione della parte frontale dello stabilimento con n.3 scale come ad oggi, che era già in essere alla data del 05.08.2003, come provato dalla fotografia aerea reperibile presso l'ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872 (all.3, 3A e 3B). Ciò prova che la parte frontale dello stabilimento è stata costruita senza titolo edilizio conforme, anzi in palese difformità rispetto al titolo edilizio del 1999. Perciò, l'autorizzazione edilizia del 2004 è stata rilasciata a seguito di una rappresentazione non aderente alla realtà dei fatti di allora. Ad ulteriore conferma si allega la planimetria catastale dello stato dei luoghi, facente parte dell'allegato "E" al P.U.O. Le Terrazze, per come avrebbero dovuto essere prima della costruzione del comparto U.M.I. "D", relativo al P.d.C n.54/2004.

Voglio, inoltre porre in rilievo la nota con la quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Genova ha dato parere favorevole al rilascio del P.d.C n.54/2004 (all.2), quando indica di adottare "accorgimenti tali da rompere la continuità del muro di delimitazione dell'arenile mediante l'introduzione di elementi vegetali e/o una maggiore articolazione planimetrica dello stesso muro...", cosa che non è mai stata considerata. Non solo, tale muro rompe la continuità della fascia di libero accesso della battigia in violazione delle normative nazionali e regionali.

Mi auguro che di tali rilievi si terrà conto, assieme agli accertamenti effettuati dall'Agenzia del Demanio trasmessi a Voi circa tre mesi fa, dato che tale immagine fotografica del 2003, ma probabilmente ulteriori e precedenti di alcuni anni, che Vi trasmetterò, dimostrano che la parte frontale dello stabilimento era già in essere come oggi, ma prima del rilascio del titolo edilizio attuale, perciò, senza che fosse stato verificato lo stato dei luoghi prima del rilascio stesso, senza quindi sanare l'abuso preesistente, ma in maniera ingannevole.

Mi riservo di preparare ulteriore esposto specifico da integrare alle Vs. indagini presso la Procura della Repubblica.

Allegati n.6.

Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Tra gli allegati misi questo dettaglio dalla foto dell’ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65 (a sinistra), fotogramma (che posso pubblicare) dal quale si nota che il fronte mare era già come l’attuale ancora prima della costruzione dello stabilimento balneare (2004) vero e proprio (!!!). Addirittura c’erano già, però, i lettini in batteria, ergo foto dell’estate 2003.

anno 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872
anno 1999, volo alto 50 La Spezia, strisciata 21, fotogramma 451

Confrontato con il dettaglio del fotogramma a destra, sempre della Regione Liguria, ma del volo alto 50 La Spezia, anno 1999 (24.03.99 sul bordo fotogramma) strisciata 21, fotogramma 451, appare chiaro che, tra il 1999 e il 2003 ne furono fatti di lavori in quella zona! Questo ben prima dell’autorizzazione edilizia del 2004 che, tra l’altro, nemmeno fa fede per la parte nel demanio marittimo (anche Agenzia del Demanio e C.P. dixit).

Guardate, inoltre, questo muro che spezza la continuità della fascia libera demaniale, anche in sfregio alle norme regionali, oltre che nazionali.

Ma ecco il decreto penale di condanna del Tribunale di La Spezia n.12/19, emesso dal G.I.P. Marta Perazzo il 07.01.19, su richiesta del P.M. Luca Monteverde:

Nel decreto si scrive di “occupazione“, un termine un po’ generico, dato che non è descritto in cosa consista l’occupazione. Nel corso delle indagini si trova anche il termine “con impianti di difficile rimozione“, che nel decreto avrebbe reso un po’ meglio l’idea. Lo stesso articolo 54 del codice della navigazione prevede, come opzione aggiuntiva, anche il termine “innovazioni abusive” o “innovazioni non autorizzate“.

Cosa curiosa è che, a parte le mie note presenti nel fascicolo, nessuno descrive in cosa consistano queste “occupazioni” e questi “impianti di difficile rimozione. Il termine “interramento abusivo di ampie aree di mare“, tratto dai miei esposti, appare solo in una relazione di servizio della Guardia Costiera del 20.09.17, in fase iniziale delle indagini e mai più verrà ripetuta.

Sempre l’art. 54 prevede, inoltre che: “il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito.“. Il Capo compartimento sarebbe il comandante della Capitaneria di Porto, ma di ordine e termini di messa in pristino nulla appare nel fascicolo. Infine, il procedimento penale si è chiuso definitivamente, dato che il Ricciotti Antonio ha pagato l’ammenda di “ben” €250,00, in data 31.01.19.

A questo punto si attende lo svolgimento della parte amministrativa, da parte del Comune di Portovenere e, perché no, della Capitaneria di Porto a norma dell’art.54 del Codice della Navigazione, con un ordine di messa in pristino. Vedremo se la messa in pristino si farà, o se, come mi aspetto e ritengo più probabile, si tirerà fuori dal cappello una sanatoria, con in aggiunta un pontile galleggiante (N19), questa volta previsto nel nuovo P.U.D.. Più volte sistemato (e rimosso) con autorizzazioni zoppicanti e invenzioni lessicali, tipo “piattaforma”. Pontile che sarà, inevitabilmente, solo ad uso e consumo de “Le Terrazze”.

Ma qui sta la ciliegina. Si scrive solamente di “impianti di difficile rimozione”, senza alcuna descrizione della loro natura, pure nel verbale dell’Agenzia del Demanio, incaricata degli accertamenti tecnici. In tale verbale, a seguito di sopralluogo di un anno fa, si indica una cifra ad indennizzo per l’occupazione abusiva per gli anni 2009-2018 di €46.274,40 e si invita il Comune a procedere all’accatastamento delle opere esistenti (!!!). Avete capito benissimo: accatastamento! Altro che messa in pristino con demolizioni e rimozioni. La strada amministrativa sembra già segnata.

Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio

Ecco poi, le conclusioni delle indagini raccolte in queste righe sotto, tratte dall’annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18. Sul decreto penale di condanna arriverà solo il termine “occupazione” (indefinita nei modi), non arriveranno le frasi “inosservanza dei limiti di proprietà privata” e nemmeno “impianti di difficile rimozione” (mai descritti compiutamente). Mentre, la violazione degli articoli del codice della navigazione nn. 54 e 1161 vengono recepiti senza ulteriori rilievi dal P.M. e dal G.I.P..


Annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18

Il tutto, poi, è chiuso nel fascicolo penale, da un paio di interessanti note del Comune di Portovenere inviate a Capitaneria di Porto, Ufficio Locale Marittimo, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Entrate e Polizia Municipale per: “… confermare l’incontro… per il giorno 22 maggio p.v. …” (2018), “… per esaminare la pratica congiuntamente…“. Qualcosa, non mi è chiaro, ma forse sono io che mi aspetto un mondo diverso. Da quando, un ente che nemmeno ha aperto un procedimento amministrativo nei confronti di qualcuno e senza alcuna delega o subdelega alle indagini, prende le redini e invita la Capitaneria di Porto (e Ufficio Locale Marittimo) nelle vesti di Polizia Giudiziaria, per procedimento penale aperto sul quale stanno investigando, e altri, a “esaminare la pratica congiuntamente“? Per di più dopo che la Capitaneria stessa, in data 04.05.18, chiedeva (ordinava) al Comune, per esigenze di indagini, di fornire copia, con urgenza, di tutti gli atti in merito ad ipotesi di abusiva occupazione di demanio marittimo da parte dello stabilimento balneare in oggetto? Il Comune di Portovenere, sino ad oggi, non risulta aver aperto alcun procedimento amministrativo nei confronti de “Le Terrazze”, nonostante abbia ricevuto notizia della questione sin dal 22.11.17. Da allora ad oggi, nessun rapporto sugli abusi edilizi pubblicato mensilmente (e obbligatoriamente) all’albo pretorio, ha riportato alcunché di questa vicenda. Tutto ciò mi lascia veramente interdetto. Spero, a questo punto, che della vicenda si occupino anche associazioni ambientali serie. Che non mi lascino solo e che magari diano uno sguardo anche al caso Sporting Beach, a mio avviso ancora aperto.

P.S.: le concessioni demaniali non sono un regalo per sempre, è previsto anche il ritiro nel caso di violazioni di legge.


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Il Comune procede sul P.U.D., ovvero sull’uso del litorale, senza minimamente riflettere (anche tecnicamente). Se le mie osservazioni sono state trattate come tutte le altre 7 andiamo male. Troppo facile trattare solo alcuni punti e saltare quelli più scomodi, magari molto scomodi e quindi meglio non divulgare. Meglio non vedere e non sentire, allora lo farò pubblicamente. Due punti su tutti: incremento della cementificazione costiera e presenza di considerevoli ed accertati abusi sulla costa, ad oggi non messi in pristino.

Sotto le mie osservazioni integrali (inviate per PEC il 15.01.19, quindi nei termini, anche se protocollate il giorno successivo) e in seguito ciò che il Comune vuole approvare (e approverà) al prossimo consiglio comunale. Le controsservazioni al n.6 sono veramente tirate via e striminzite. Qui il recente pregresso con le mappe. C’era di più caro Sindaco e chi ne fa le veci, in sintesi:

    • Nel 2005, la Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione (v. Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell’11.10.2005);

    • non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni;

    • Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l’Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati;

    • Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell’isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato;

    • Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22. Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all’interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E’ quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti;

    •  SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

      Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico;

    • P.U.D. con deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale;

    •  Inoltre, quest’area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti;

    • Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione;

    • Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo;

    • Massicciata abusiva e sanatoria Sporting Beach impropria. Nella relazione tecnica giurata dell’arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all’epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Ciò rende nulla la sanatoria;

    • Massicciata e stabilimento in abuso Le Terrazze. Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un’occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017;

    • e poi il secondo allegato, molto tecnico, con progetto di spiaggia sospesa allegato al P.U.O. Le Terrazze del 2004, dove ora si vogliono mettere i pontili eliminando del tutto un arenile abbandonato da anni.

Le mie osservazioni integrali

Per Email PEC

Al Comune di Portovenere
Via Garibaldi 9, 19025 Portovenere (SP)
email PEC: protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it

Portovenere (SP),15.01.2019

OGGETTO: Osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18.

Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),

ESPONE

le proprie osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.

1- Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005 – stralcio Spa1

Per diversi aspetti, la presente proposta di variante al P.U.D. comunale di Portovenere, ricalca la precedente approvata con D.C.C. n.22 del 05.05.2005, approvata parzialmente con decreto regionale n.2137 dell'11.10.2005. In quel caso fu stralciata la parte riguardante la trasformazione delle spiagge libere in spiagge libere attrezzate, nel tratto di costa denominato Spa1 nella variante di allora, come in quella oggi in osservazione.

Si riprendono, perciò, le osservazioni che fece, all'epoca, Silvia Brunetti (all.1) e richiamate nello stesso atto regionale n.2137/05, considerandole ancora totalmente valide nel merito. Tale descrizione contribuì a chiarire alla Regione Liguria il contesto dei luoghi e delle situazioni, ad oggi invariati. La Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione.

In particolare, la Regione Liguria ritenne che la previsione di Spa1 penalizzi la libera balneazione nella zona centrale (della baia dell'Olivo) in quanto:
  1. la Sp2 è confinata nell'area portuale e in commistione con i natanti;
  2. la Sp4 è ormai di profondità scarsa o nulla, per cui di fatto la sua realizzazione priverebbe il capoluogo dell'unica spiaggia libera fruibile.
In merito al punto 1 il fatto rimane indiscutibilmente tale, mentre per il punto 2, dato che nel caso attuale abbiamo contestualmente la spiaggia libera attrezzata Spa2 nel P.U.D. vigente, il quale diventerebbe spiaggia libera, la questione è da approfondire anche nel paragrafo 6.

Bisogna, innanzitutto dire che la motivazione al punto 2, aveva allora, di fatto, assorbito le ulteriori osservazioni addotte da Silvia Brunetti, ma che rimangono assolutamente valide anche oggi. In particolare per quanto riguarda interessi pubblici che non paiono sussistere, anzi danneggiati, dalla trasformazione della spiaggia libera Sp3 in libera attrezzata Spa1, in quanto:

  1. pulizia del litorale. Compete comunque al Comune per le spiagge non affidate in concessione ai sensi dell’art.5 della L.R.n.13/99, dunque è già garantita;
  2. docce e servizi igienici pubblici già esistono nella Sp3. Vi sono due docce funzionanti e, all'interno di un piccolo immobile verso lo stabilimento Sporting Beach, vi sono una doccia con acqua calda e servizi igienici i quali, però, sono stati abbandonati da alcuni anni dall'attuale amministrazione, nonostante li avesse riattivati dopo il 2013 e affidati ad una cooperativa. Sono, perciò, servizi riattivabili abbastanza facilmente;
  3. attrezzature per la balneazione. I bagnanti interessati ad esse sono perfettamente in grado di portarle da soli in spiaggia, essa infatti è posta a lato di strada pedonale e carrozzabile. Non solo, già da due anni il Bar Atlantic, a pochissimi metri dalla spiaggia, noleggia l'attrezzatura;
  4. attività commerciali limitrofe. Sempre a pochi metri dalla Sp3, quindi, troviamo due bar, due ristoranti, un negozio di alimentari, una pizzeria e yogurteria. Non vi è, perciò, bisogno di alcuna ulteriore concorrenza per i medesimi servizi. Inoltre il Comune, da un paio d'anni, sta concedendo a queste attività di ristorazione l'uso delle spiagge per il posizionamento di alcuni tavolini nella fascia serale notturna. Attività che non sarebbe più possibile se quel tratto di litorale venisse occupato da un concessionario con attrezzatura e altri manufatti, in quanto l'arenile più pianeggiante è veramente molto limitato, il resto dell'area è troppo scosceso, anche per la stessa attrezzatura balneare, mentre più si adatta all'uso di semplici asciugamani e stuoie;
  5. accessi per disabili. La Sp3 già dispone di due discese in cemento a mare: una in origine ad uso alaggio per le imbarcazioni, poi ricoperta dai ripascimenti stagionali; un'altra inizialmente posizionata per l'accesso dei disabili alla spiaggia libera, poi prolungata per raggiungere lo stabilimento limitrofo Sporting Beach.
Oltre ai punti precedenti, in merito alla Spa1 in variante, non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni. La spiaggia, perciò, ordinariamente e in gran parte, viene utilizzata da avventori con semplici asciugamani e stuoie. Questi arenili, poi, non dispongono di una grande profondità. Per poter ricevere la sistemazione dei servizi, cabine, aree di accatastamento dell'attrezzatura balneare, si renderebbe necessario eliminare le asperità del fondo, magari con pedane. La scarsa profondità, poi, renderebbe il tutto un caos molto compatto e ingestibile. Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l'Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati.

Per questi motivi si ritiene che la Regione debba confermare lo stralcio della previsione della Spa1, confermando anche le considerazioni già valutate nel 2005, proprio perché, sostanzialmente, nulla è cambiato da allora.

2- Calcolo del fronte balneare comunale e percentuali tipologia d'utilizzo

Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell'isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato.

3- Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22

Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all'interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. E poco importa che tale legge sino ad oggi non sia stata impugnata formalmente, perché l'atto discriminatorio conseguente persiste. Appare poi, del tutto spropositato il vantaggio percentuale che detengono gli stabilimenti balneari rispetto alle spiagge libere e libere attrezzate, le quali non vengono distinte fra loro nel calcolo, se non dalla prescrizione a priori per la quale il 50% delle aree balneabili devono restare libere, ma all'interno del 40% minimo sul totale della costa balneabile, rispetto al 60% massimo concessionabile agli stabilimenti. Ovvero, la percentuale vera minima delle spiagge libere (e non attrezzate) arriverebbe, in termini effettivi e assoluti, al 50% del 40%, ovvero solo il 20% su totale della costa balneabile che, tra l'altro include le scogliere. Quindi, ben sapendo che gli stabilimenti e le spiagge libere attrezzate vengono privilegiati all'uso di arenili rispetto alle scogliere, possiamo ritenere che la percentuale delle spiagge libere con arenile della Liguria, possa essere ben inferiore persino al 20%. Un aspetto veramente discriminatorio che avvantaggia in maniera spropositata i privati che dispongono di concessioni per stabilimenti ed attrezzatura per spiagge libere attrezzate, rispetto al pubblico. Non si teme ad affermare che questa normativa sia una delle più restrittive, se non la più restrittiva, in ambito nazionale.

Va, quindi, considerato che la spiaggia libera attrezzata è sostanzialmente, grazie alla normativa regionale, di fatto, equivalente ad uno stabilimento balneare, perché si autorizza definitivamente l'occupazione di un'area (il 50% di quello concessionato è solo un puro escamotage che poco tutela dal punto di vista complessivo). In pratica, l'attrezzatura non viene sistemata all'arrivo e per conto del cliente, ma preventivamente, anche grazie alla possibilità di forme di abbonamento. In questo modo l'arenile viene occupato permanentemente e non è raro che persino l'ulteriore 50% venga invaso illegittimamente da ulteriore lettini e ombrelloni, impedendo agli astanti che non vogliono noleggiare l'attrezzatura, ad usare l'area che dovrebbe restare assolutamente libera. Purtroppo vige molta confusione e poca chiarezza su questo, per cui le persone non riescono ad auto-tutelarsi, anche grazie ad un controllo del territorio troppo spesso deficitario.

4- Aree balneabili effettivamente facilmente raggiungibili

Nell'ambito del Comune di Portovenere, facendo seguito alle considerazioni di cui alla parte precedente, è necessario fare una valutazione più attenta delle tipologia di costa, sia dal punto di vista morfologico, orografico e geografico, che dal punto di vista del collegamento viario.

Il Comune di Portovenere dispone, innanzitutto, di territori in ambito peninsulare e insulare, non possiamo, perciò, considerarli alla stessa stregua. Fra questi abbiamo anche coste alte e rocciose, spiagge, spiagge senza alcuna via d'accesso se non per mare. Non possiamo ritenere due arenili equivalenti, soprattutto se uno è posizionato lungo la costa dell'isola Palmaria, o lungo la costa alta e rocciosa che diparte dal Muzzerone e va verso lo scoglio Ferale, e l'altro si trova all'Olivo. All'Olivo sono situate le uniche spiagge con arenili, facilmente raggiungibili con mezzi terrestri, limitrofe alla strada che conduce al capoluogo, La Spezia. Sono le uniche spiagge degli spezzini che, per mille ragioni, non possono spendere di più, o non riescono con altri mezzi a raggiungere un tratto costiero balneabile, soprattutto se hanno difficoltà a deambulare.

E' veramente improponibile, quindi, il criterio usato per il conteggio delle aree balneabili, così privo di ulteriori aspetti da considerare.

In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E' quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti.

5- SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani

Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato, ora destinato a banchina e punto di approdo con pontili gallegianti e testate in cemento. Nel progetto già approvato dal Comune, il cemento verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico, probabilmente deteriorabile nell'arco di pochi anni. Questo, non sarà, perciò, nemmeno uno strato impermeabile, compatto ed omogeneo. Ci si chiede se sia, quindi, opportuno per contenere le deiezioni degli animali, facilmente lavabile, anche negli interstizi e, soprattutto nella parte a contatto con il cemento sottostante. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico.

Detto ciò, non può passare sotto traccia che, nella variante al P.U.D. del Comune, questo tratto di costa sarebbe sostitutivo dell'arenile denominato Sp4 nel P.U.D. vigente. Vero è che questo tratto di arenile non è mai stato sottoposto a ripascimenti da decenni, perciò, scomparso gradualmente per l'azione dell'erosione marina, che ha intaccato persino il muro di contenimento retrostante. Ma se fosse stato manutenuto, e non abbandonato, ci troveremmo ad uno “scambio” iniquo, un arenile perso, in cambio di costa cementificata. In questo caso specifico va anche considerato che, probabilmente, proprio in previsione di eseguire gli oneri di urbanizzazione connessi al P.U.O. della struttura ricettiva “Le Terrazze”, risalente al 2004, si è ritenuto che non fosse producente ripascere la Sp4, come le altre spiagge dell'Olivo. I progetti di allora, infatti, prevedevano per questo tratto costiero, il prolungamento della passeggiata e il consolidamento costiero con un'opera di difesa costiera denominata “spiaggia sospesa” (all.2), ovvero un consolidamento tramite massi sommersi e materiale di ripascimento in superficie. Ad oggi, quel progetto iniziale è cambiato e prevede una nuova banchina con pontili galleggianti, in pratica un deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale.

Inoltre, quest'area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti.

Per questi motivi l'attuale variante al P.U.D. andrebbe rigettata anche su questo punto.

6- Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione

La prevista spiaggia libera Sp4 sarebbe il risultato di un cambio di utilizzo, da spiaggia libera attrezzata a libera, ciò contribuirebbe (secondo i ragionamenti ufficiali, contestati in precedenza) anche a mantenere valide le percentuali previste dalla normativa regionale, a seguito della previsione della Spa1. Un altro scambio, ma che in realtà cela un ulteriore escamotage non accettabile. Questa spiaggia, che si, sarebbe più adatta ad essere libera attrezzata, in realtà non lo è mai stata e mai è stata in tal senso data in concessione ad alcuno, anche se il limitrofo stabilimento “Le Terrazze” la sfrutta da anni (legittimamente o meno) per il noleggio di proprie attrezzature, però solo su richiesta degli avventori. Non si capisce, perciò, perché questa spiaggia, più adatta per spazi e morfologia ad essere libera attrezzata (considerando però scorrette le percentuali calcolate), diventi libera e, contestualmente, perda lo status di spiaggia libera il previsto tratto Spa1. Non ha proprio alcun senso logico e razionale, se non per impedire l'accesso all'attuale Sp3, da parte di ragazzi e meno abbienti, con servizi a poca distanza, ed allo stesso tempo creare maggiore concorrenza commerciale con gli stessi bar e ristoranti, già in essere da anni e già in concorrenza fra loro. In conclusione, è comunque un bene che questa spiaggia diventi libera, ma è inaccettabile che possa essere la scusa tecnica, per trasformare la spiaggia libera frontale ai servizi esistenti in libera attrezzata Spa1.

7- Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo

Non a margine, nel quadro del P.U.D. comunale, vanno considerate pesanti, ed ancora attuali, situazioni di abuso edilizio costiero, soprattutto a carico dei due stabilimenti balneari dell'Olivo, lo Sporting Beach (ex Royal Sporting) e Le Terrazze. Questo, perché, nel complesso delle valutazioni sullo stato attuale della costa, in realtà:
  • frontalmente allo Sporting Beach, abbiamo una massicciata consolidata in totale abuso senza alcun titolo edilizio, in luogo di un arenile scosceso verso mare e senza ostacoli di sorta;
  • frontalmente allo stabilimento Le Terrazze, abbiamo una massicciata consolidata in buona parte in difformità ai titoli edilizi, che ha determinato un'occupazione abusiva di 428 mq. sul demanio marittimo, in luogo dei 195 mq. concessi.
Ciò è approfondito nei paragrafi seguenti.

7.1- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Sporting Beach

A fine febbraio 2017, il Comune di Portovenere (SP), area tutelata dall'UNESCO, ha concluso l'iter di una sanatoria edilizia iniziata grazie al rilascio, da parte della Regione Liguria, di un primo provvedimento di accertamento di conformità paesaggistica (decreto dirigenziale n.1160 del 08.05.14). Alla base del procedimento, una serie di accertamenti relativi ad abusi compiuti in area demaniale marittima, ed in area privata, presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, in zona Olivo. Tra i numerosi abusi, i due principali, una massicciata totalmente abusiva ed un cordolo di cemento in difformità, posto lungo la battigia, quindi in area demaniale marittima, non vengono rilevati nell'ordinanza demolitoria emessa dal Comune di Portovenere nel luglio del 2013 (ordinanza n.2518 del 13.07.13). Proprio per questo, la Regione Liguria può accogliere la domanda di compatibilità paesaggistica ed avviare l'iter, anche per quanto riguarda la conformità urbanistica.

Il 25.02.17, il tutto si conclude con un permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune(n.3/17), quindi vengono avviati e conclusi i lavori di messa in "pristino", alquanto contraddittori e incoerenti. In realtà si tacciono gli abusi insanabili (massicciata e cordolo in difformità sul demanio marittimo) nella fase iniziale dell'iter (ordinanza comunale demolitoria del 2013 e relazione tecnica alla sanatoria), per poter ottenere la conformità paesaggistica, da cui poi discenderà anche la sanatoria urbanistica. Per poi quindi introdurre, ex-post, tali abusi nella fase finale della sanatoria e nel calcolo della sanzione.

Difatti, nella relazione tecnica giurata dell'arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all'epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria.

Ciò è suffragato da tutti i documenti necessari, di cui il sottoscritto è in possesso a seguito di accessi agli atti effettuati sin dal 2012, dato che tali abusi furono denunciati alle varie autorità competenti dallo scrivente.

Della vicenda vi sono articoli dettagliati pubblicati sul blog del sottoscritto, in particolare ai seguenti link:

la sintesi - https://partigianocivico.it/index.php/2017/03/28/sporting-beach-portoveneresp-comera-doveva-rimanere/

il dossier - https://partigianocivico.it/index.php/category/spiagge/sporting-beach-portovenere/

Ogni documento è messo a Vs. disposizione.

7.2- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Le Terrazze

Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un'occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017.

Dall'analisi della documentazione a fascicolo, si tratta di opere di difficile rimozione, in pratica anche di una massicciata posizionata già dall'anno 2000, in difformità al pregresso titolo edilizio n.1263/99. In seguito, contestualmente al P.U.O. Le Terrazze, relativo anche agli oneri di urbanizzazione già citati al paragrafo 5, venne rilasciato dal Comune di Portovenere, un primo permesso di costruire (P.D.C. n.54/2004), il quale assorbì lo stato di fatto senza, però, effettuare alcuna sanatoria (!).

CONCLUSIONI

Per quanto su esposto, si ritiene che Comune di Portovenere e Regione Liguria debbano stralciare le previsioni alla variante del P.U.D. comunale nell'ambito della zona dell'Olivo, in quanto determinerebbero danni nell'uso di dette aree a svantaggio di cittadini e avventori, oltre ad incrementare la cementificazione costiera, aspetto che ogni P.A. ha il dovere di contrastare sia per direttive europee, che per aspetti tecnico scientifici rilevati da ricerche ambientali.

Si allega:
  1. osservazioni Silvia Brunetti a pregressa variante, in parte stralciata con Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005;
  2. progetto di spiaggia sospesa allegato a P.U.O. Le Terrazze;
  3. documento di riconoscimento C.I. n.(omissis), rilasciata dal Comune di Portovenere (SP) il (omissis).
Cordiali saluti
Daniele Brunetti

Le striminzite controsservazioni n.6

Proposta approvazione PUD con controsservazioni (integrale – PDF).

Dobbiamo aspettarci altrettanto sbrigativo, superficiale, ottuso e timoroso lavoro anche dalla Regione?

 

Le Terrazze: che fu sul demanio marittimo?

Voi avete capito che cosa è successo all’area demaniale frontale allo stabilimento Le Terrazze? Nei prossimi giorni ve lo spiegherò meglio, anche se il Comune di Portovenere (SP) e l’Agenzia del Demanio mi stanno impedendo l’accesso agli atti sull’accertamento, concluso dalla stessa Agenzia. Intanto abbiamo i dati del SID, Sistema Informativo Demanio Marittimo su cui molti si erano distratti e su cui, a mio parere, andrebbero fatte ulteriori verifiche lungo tutta la costa comunale. Sicuramente ci sono alcuni pontili non aggiornati con sanatorie o autorizzazioni, ma andrebbe fatta una verifica seria perché, mi pare, in alcuni casi ci siano degli allargamenti molto sospetti.

La prima immagine è l’unione che ho fatto di due immagini dal SID per avere un ingrandimento dell’area di interesse. Usa come sfondo l’immagine satellitare di default del sistema, mentre la seconda utilizza una immagine alternativa (sempre da opzioni SID) da Google, su cui, però non posso zoomare ulteriormente. La linea blu rappresenta il confine costiero catastale, la linea rossa il confine fra demanio e proprietà private/comunali, l’area gialla il demanio marittimo. Oltre la linea blu dovrebbe esserci solo mare, tenendo conto che in alcuni punti la costa può essere cambiata per erosione o insabbiamento, più o meno naturale, il resto potrebbe essere o non autorizzato, o non aggiornato con le ultime autorizzazioni. Osservando l’immagine ampia, appare evidente la coincidenza di molti punti fra mappa catastale e foto, assieme a varie difformità, grandi e piccole. Non si tratta comunque di errori di sfasamento di sovrapposizione, anzi è tutto molto preciso.

Di fronte a Le Terrazze abbiamo una evidente difformità della linea di costa reale rispetto alla mappa catastale, anche come curvatura. Quell’area è stata interessata da una massicciata autorizzata nel 1998 e poi dal P.U.O. Le Terrazze, per la precisione il permesso di costruire del comparto D (stabilimento balneare) del 2006, nulla di più se non una sanatoria legata alla cementificazione e alcune difformità della scogliera del 2016. E proprio in quell’occasione si sperava si facesse una verifica puntuale anche sui confini demaniali, ma così non pare sia stato. Secondo queste immagini con sovrapposizione della mappa catastale, molte cose sono slittate verso mare, come piscine e immobile bar dello stabilimento. Inoltre, le cabine di proprietà paiono entro l’area demaniale. Mi chiedo poi, da tempo, perché non ci sia continuità lungo la fascia di battigia tra demanio frontale allo stabilimento e spiaggia libera limitrofa: lì ci sta un bel muro.

Alla prossima.

Il sindaco di Portovenere sospese la pratica “Le Terrazze” – La prova regina

La prova che il sindaco sospese il procedimento, più che una semplice pratica, avviato pochi mesi prima dall’ex sindaco Nardini. Il sindaco Matteo Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Le scelte arriveranno, poi, a partire da agosto 2017.

Sapere è potere, soprattutto sapere la verità, magari per propagandare l’opposto. In questa vicenda, il sindaco Matteo Cozzani, ha dimostrato tutta la propria temerarietà querelandomi nel 2014, soprattutto alla luce di altre carte, che solo recentemente sono venute allo scoperto. Carte mancanti nell’indagine della Procura della Spezia, all’epoca in cui fui rinviato a giudizio e processato per aver scritto: “NOTIZIA FRESCA BREVI MANU: poco fa l’ex-comandante Pruzzo mi ha riferito a voce che per quanto riguarda il parcheggio pubblico INVISIBILE a Le Terrazze, la pratica è stata sospesa dal sindaco Matteo Cozzani.“. Subito seguito dalla mia domanda: “E’ d’uopo rivolgere la seguente domanda: perché?“. Il PM, dott.ssa Federica Mariucci, mi rinviò rapidamente a giudizio, dopo indagini fulminee, con questa motivazione al capo di imputazione: “… offendeva la reputazione di Matteo Cozzani, insinuando falsamente che lo stesso avrebbe commesso un atto illegittimo con abuso d’ufficio…“. Su una cosa può stare sicuro il sindaco, che se avessi avuto modo di sospettare o avere la certezza di un abuso di ufficio, nel primo caso avrei presentato un esposto alla magistratura, nel secondo caso una denuncia. Così non fu. Ebbene la dott.ssa Mariucci, tramite i Carabinieri, chiese al Comune le carte relative al progetto “Le Terrazze”, collegato alla riqualificazione dell’Olivo, quello ripartito solo ad agosto 2017, e il Comune qualcosa fece arrivare, un po’ tra le righe, che la Polizia Giudiziaria però, non vide, anche perché assieme a un po’ di fuffa, non inerente la questione cardine. C’erano, però, un paio di lettere che l’ufficio tecnico portovenerese rilasciò col contagocce, assieme a stralci di planimetrie copiate confusamente, con parti duplicate e con parti mancanti, proprio dove serviva. Per le planimetrie e altro del P.U.O. originario e ultima variante del 2008, però, mi ero attivato per tempo e le avevo recuperate per conto mio, perché chi fa da sé, fa per tre. Mentre le lettere interne mi giungevano del tutto nuove (mai consegnate nei miei accessi approfonditi), dato che risalivano agli ultimi mesi del mandato del sindaco Nardini, come ho già scritto e mostrato nell’articolo: “Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione“.

Insomma, da quelle lettere si capiva chiaramente che in merito ai posti auto pubblici, interni al P.U.O. “Le Terrazze”, qualcosa si era attivato nel 2013, il Comune ne stava richiedendo il passaggio per gestirli. Non era un dettaglio che si chiedesse una celere presa in carico dei parcheggi pubblici entro l’estate 2013! Ma poi, giunta la nuova amministrazione Cozzani, non se ne seppe più nulla, anzi io pubblicai online, nell’estate del 2014, diverse fotografie in cui si vedeva controllare il varco d’accesso dai privati. Feci esposti pubblici e via PEC al sindaco per ottenere chiarimenti, come nell’articolo “Della serie via PEC. Pubblica denuncia n.1: parcheggio pubblico presso Le Terrazze“, oppure “Portovenere: parcheggio pubblico (ora gratuito), c’è ma non si vede“. I chiarimenti non arrivarono, ma la querela si.

Fortunatamente, ma anche no, date le carte e i fatti oggettivi, il giudice comprese perfettamente il quadro. Mi assolse principalmente perché scrissi la pura verità e perché il sindaco (inconsapevolmente), mi diede un forte aiuto con la sua testimonianza, facendo comprendere quanto fosse presente l’elemento psicologico, più che oggettivo, alla base della querela.

Ma ora posso dire di aver trovato la prova regina (anzi il pacco di prove) di quella “sospensione della pratica“, che in realtà fu una sospensione di un vero e proprio procedimento amministrativo, avviato dal precedente sindaco e poi lasciato in bando fino ad agosto 2017. Infatti il 22.02.13, l’allora sindaco Nardini scrive alla proprietà “Le Terrazze”, nella persona del sig. Antonio Ricciotti, invitandolo ad adempiere agli obblighi convenzionali del 2004 (rep. 3650) e “… comunica altresì che al fine di consentire la presa in carico delle opere di viabilità pubblica e parcheggio pubblico, con definizione di interventi per quanto attiene la sicurezza della circolazione, verrà effettuato nei prossimi giorni sopralluogo da parte degli uffici competenti. …“.

22.02.13, invito ad adempiere art.10 p.2 convenzione

Fu anche di questo sopralluogo che l’ex-comandante Pruzzo mi accennò e poi scrisse in una mail, su invito del sindaco. Della sospensione, anzi della pratica “bloccata in amministrazione“, dieci giorni più tardi, mi parlò anche un secondo agente, che fortunatamente registrai. Ed in merito voglio riprendere un passaggio della sentenza con cui sono stato assolto, che tratta dei due agenti chiamati a testimoniare:  <<… invero i testi Pruzzo e [ndr: omissis], sentiti sul punto, non sono stati in grado di ricordare esattamente le parole pronunciate nel corso dei rispettivi colloqui con l’imputato e, pur non escludendo di avere utilizzato l’espressione “pratica sospesa”, hanno negato di avere lasciato intendere che l’iter burocratico fosse stato indebitamente “bloccato” o, peggio, “imboscato”. E’ del tutto evidente che tale precisazione trae origine dal fatto gli organi comunali si erano molto risentiti per il post pubblicato dall’imputato sulla pagina facebook, tanto da invitare – per le vie gerarchiche – l’Ag. Pruzzo Pierluigi a chiarire il contenuto della conversazione del 20.09.2014 a cui Brunetti aveva fatto riferimento, così da indurre i suddetti testi a temere che le loro parole potessero essere fraintese, ovvero, interpretate con la medesima chiave di lettura utilizzata per il messaggio postato dal prevenuto. …>>.

Ed ecco la prova regina che è venuta fuori come per magia, dopo mesi dalla mia assoluzione, mai mostrata agli inquirenti, che pur fecero richiesta agli uffici comunali. E non si può dire che questa nota firmata dal sindaco Cozzani fosse l’unico documento, perché era la conseguenza di un progetto sconosciuto ai più, depositato con una sconosciuta bella serie di planimetrie, stranamente mai uscite fuori nonostante polizia giudiziaria e il Brunetti che faceva accesso agli atti (migliaia di accessi secondo il sindaco).

05.08.2013 valutazioni da parte del sindaco

Quindi il sindaco Cozzani, in data 05.08.13 scrive: “… Relativamente a quanto in oggetto, ed in particolare alle Vs. proposte progettuali preliminari … si conferma che… quest’Amministrazione, recentemente insediata, sta valutando le scelte più opportune al fine di esprimersi in merito. …“. Scelte che arrivarono ad agosto 2017, a P.U.O. scaduto, con convenzione da rifare. Altro che celere presa in carico, entro l’estate 2013, come dalle lettere interne a fine mandato Nardini. E qui un piccolo accenno al merito dei parcheggi pubblici che, nella nuova convenzione, si prevede di dare in gestione agli stessi proprietari de “Le Terrazze” (che già li hanno sfruttati abbastanza), per ben 14 anni e per una cifra, 29mila euro/anno, a mio parere troppo bassa rispetto ai potenziali ricavi di circa 50 posti auto pubblici. Ebbene, c’era bisogno di querelare una persona che faceva informazione e chiedeva chiarimenti? Il sindaco forse si sentiva a disagio di fronte a tali richieste? Il sindaco aveva dimenticato il progetto presentato e la sua lettera di “valutazione”? Se ci penso dico che è pazzesco, querelare una persona sapendo che ha riportato la verità, tra l’altro documentale, oltre che oggettiva. E ancora più pazzesco la Procura, che si fa in quattro per una querela sul nulla, nonostante una prova sostanziale a mio favore: la registrazione della conversazione con il secondo agente. Che vi fosse inteso un abuso d’ufficio, poi, era tutto nella testa del querelante e anche del P.M., mi si permetta, sentenza definitiva docet. Senza calcolare lo sperpero di tempo e soldi pubblici (inclusi quelli del sindaco, anzi del Comune). Di fronte a tutto questo mi chiedo che paese vogliamo, un paese alla rovescia? Caro sindaco temerario.

Riqualificazione della baia dell’Olivo e mistificazione – Portovenere (SP)

  • I costi originari degli oneri di urbanizzazione per il prolungamento della passeggiata, riqualificazione del litorale e altro, erano di 180.059,80 euro, coperti da fidejussione bancaria dei privati, che non aggiungeranno un euro. Infatti, sono i 200mila euro e rotti del privato ad oggi, che includono gli interessi bancari/legali maturati. Ora i costi DECUPLICANO e SONO A CARICO DELLA COMUNITA’
  • La presa in gestione dei parcheggi pubblici (49 posti auto), interni a Le Terrazze, fu bloccata dal sindaco Cozzani già nel 2013
  • La gestione dei 49 posti auto interni pubblici non va lasciata, in conflitto di interesse, ai titolari de Le Terrazze
  • Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato

Parliamoci chiaro, un sindaco avrebbe il dovere di parlare seriamente dei fatti e dei documenti ufficiali, non di distorcere la realtà a beneficio della propria campagna elettorale. Si parla tanto di bufale e fake news, io direi che si tratta di illusionismo ma, invece di usare colombe e conigli bianchi, si usano sule e cagnolini. Di questo mi rattrista che un organo di stampa venga utilizzato a tale scopo.

In questo articolo mostrerò anche carte ufficiali, mai pubblicate sino ad ora dal Comune, mi riferisco alle ultime due amministrazioni, in particolare: Pistone-Nardini (io lo scrivo così sin dal 2011) e Cozzani. Sarà solo un assaggio, per non creare confusione a chi non è avvezzo alla questione, ma saranno sufficienti per dare cognizione esatta, integrando anche ciò che ho già pubblicato sul mio blog.

Riavvio ritardato del progetto e propaganda elettorale

In realtà parliamo di un’operazione a scoppio ritardato e con grandi perdite per la collettività. Per carità, i ritardi e le colpe sono ben distribuite tra le amministrazioni comunali che si sono succedute dal 2004 (incluso il commissario prefettizio), ma il sindaco Cozzani poteva sicuramente intervenire qualche anno fa, almeno a tutela dei parcheggi pubblici e delle relative entrate comunali, lasciate in bando senza una gestione, o meglio, lasciate di fatto al privato per 10 anni, o più. Ora, a pochi mesi dalle elezioni, il tutto ha un sapore amaro di trovata propagandistica, dato che sarà impossibile vedere,  prima delle elezioni, risolta in concreto la situazione parcheggi pubblici presso Le Terrazze e costruito il prolungamento della passeggiata (con sistemazione del litorale), atteso dal 2004, oltre ad altri oneri come il campo di calcetto.

Decuplicate le spese per la collettività

Leggo l’articolo de La Nazione del 14.01.17, dal titolo “Riqualificazione del Seno dell’Olivo. La giunta Cozzani dice sì al progetto, mi chiedo se si tratti di un’operazione di mastoplastica di una qualche signora, magari un po’ âgée. Leggo di amici a quattro zampe e parcheggi pubblici che rimangono di fatto (di nuovo!) in mano al privato. Cerco di focalizzare, poi capisco che è il titolo che mi disorienta, perché sarebbe stato più corretto scrivere: “Il progetto della giunta Cozzani prevede decuplicate le spese a carico dei cittadini“.

Articolo La Nazione commentato

Eh si, decuplicate, perché il progetto di riqualificazione, sostanzialmente, è formato dagli oneri di urbanizzazione a carico dei titolari de “Le Terrazze”, mai edificati dal 2004 ad oggi, con un problema in più: il prolungamento della passeggiata è a scomputo, ovvero a carico dei cittadini. Ma in origine, il carico sui cittadini doveva essere coperto interamente dalla fidejussione stipulata dal soggetto attuatore (Le Terrazze). Quindi, il ritardo, è stato utile al soggetto attuatore per farsi i fatti propri, avviare l’attività senza oneri di urbanizzazione eseguiti, prendere tutti i ricavi delle proprie attività (residence, ristorante, bar, stabilimento balneare) e parcheggi a pagamento, in buona parte a destinazione pubblica.

Quando scrivo che il costo in origine per i cittadini doveva essere inglobato nella fidejussione di allora, non scherzo, basta leggere il computo metrico estimativo del progetto allegato alla convenzione del 2004 (repertorio n.3650), che è stato la base della fidejussione richiesta. Nel computo metrico estimativo si scrive “EURO 180.059,80” (gli 80 centesimi escono dalla fotocopia), e quella cifra è stata esattamente richiesta come fidejussione a pag. 16 della convenzione stipulata nel 2004, per gli oneri di urbanizzazione primaria. Facciamo, perciò, i conti finali. Costo iniziale 180.059,80 euro, costo finale (secondo La Nazione) 1.860.293,00 euro. Che dite, ci siamo a dieci volte? Anzi di più!

Quindi puntualizziamo bene, quello che nell’articolo de “La Nazione” si mette come “Le Terrazze finanzieranno il completamento dei lavori con 223.293 euro“, non è altro che la fidejussione versata nel 2004, rivalutata con gli interessi legali/bancari. Non sono favori, o gentilezze, o trovate stupefacenti del sindaco. Il privato non ci mette un euro in più rispetto a quando ha stipulato la convenzione, ma saranno stati i cittadini a spendere, grazie alle vendite degli immobili comunali e agli introiti che avrebbero potuto essere usati per scopi diversi.  Vogliamo credere alle righe finali e sperare che ulteriori soldi non escano dalle nostre tasche, visto che “la progettazione definitiva ed esecutiva sarà a carico del privato“, come del resto doveva essere sin dall’origine?

C’è poi da chiedersi come si sia conclusa la questione degli oneri di urbanizzazione secondaria, garantita da un’ulteriore fidejussione di euro 107.439,46. Perché di questo io non ho trovato nulla nelle carte che mi sono state date tempo addietro.

Comunque bravo il sindaco Cozzani, che da esperto mago Silvan, spaccia lucciole per lanterne. Il completamento delle opere è a carico del privato dall’origine. Non è un regalo dell’amministrazione comunale attuale, ma i soldi (ora) sono quasi tutti a carico del pubblico.

I fantasmi del passato non risolti nel presente

Per il passato, c’è da chiedersi perché il Comune non abbia preteso, prima del rilascio delle certificazioni di agibilità e delle licenze commerciali, l’esecuzione degli oneri di urbanizzazione, ma abbia chiuso un occhio, e l’altro pure. Cozzani, forte della convenzione del 2004 (a pag.18), avrebbe potuto ritirarle (licenze e/o agibilità), o quantomeno intimarne la sospensione, ed accelerare tutto quanto, sin dal 2013, perché la storia la conosceva bene, dato che stava in opposizione in Consiglio Comunale. Ma così non è stato.

Convenzione del 2004, pag.18
Il sindaco Cozzani fermò la presa in carico dei parcheggi a destinazione pubblica interni a Le Terrazze: 49 posti auto in totale

Ma Cozzani ha un’altra colpa (politica), quella di aver sospeso/bloccato sul nascere la presa in gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze prevista già dal 2013, a termine mandato di Nardini (un frutto avvelenato?), che non sono solo i 17 posti davanti al residence (parcheggio pubblico esterno A e B), oltre a 4 posti nascosti (chi li vede?) nella struttura dello stesso residence (parcheggio pubblico coperto “E”) , ma sono anche i 28 posti nel comparto da ultimare (parcheggio pubblico esterno C e D). Tutti in superficie (livello 0) per un totale di ben 49 posti auto pubblici. Mentre interrati (oltre a 10 posti privati in superficie), mai edificati nel comparto da concludere, dovevano esserci altri parcheggi privati, oltre al campo di calcetto sopraelevato. La cosa la possiamo vedere riassunta nello schema standards livello 0 allegato all’ultima variante approvata del 2008.

Ma ecco perché ho scritto che il sindaco Cozzani ha lasciato cadere la presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici all’interno del P.U.O. Le Terrazze, perché ci sono le carte che ce lo dicono. Sono i documenti che il Pubblico Ministero aveva avuto dal Comune tramite i Carabinieri, nel corso delle indagini a mio carico per la querela del sindaco, da cui sono stato assolto lo scorso 20.02.17, sono le due lettere interne al Comune (ma non solo), che riporto qui avanti.

Il percorso NON partecipato e le note interne al Comune del 2013, ai fini di una celere presa in carico della gestione dei parcheggi pubblici interni a Le Terrazze

Il percorso di ascolto nel 2012, non confluì mai in un percorso partecipato, leggete Grondacci. Cosa che, quindi, non ha compiuto nemmeno il sindaco Cozzani, diversamente da quanto riportato da La Nazione. Nardini nei primi mesi del 2013 diede mandato agli uffici di attivarsi per l'”adempimento relativo alle opere di immediata attuazione preliminari alla presa in carico e attivazione della funzionalità del parcheggio pubblico (c/o ingresso struttura ‘Le Terrazze’)“. Nelle note interne del 02.04.13 e del 12.04.13, risulta che l’ufficio tecnico, a nomi Ottolini e Nadotti, sollecitò la Polizia Municipale, nella persona dell’allora comandante Pruzzo, di operare ai fini di una “celere approvazione ed attuazione dell’intervento e la presa in carico delle opere di urbanizzazione di uso pubblico entro la stagione estiva“. Pochi giorni dopo, le stesse, relazionano in merito a quanto deve effettuare il soggetto attuatore (Le Terrazze) per una “celere definizione degli interventi minimi per consentire l’effettiva gestione delle aree pubbliche“. Si tratta di opere necessarie per regolare la circolazione e la sosta dei veicoli, interna ed esterna al P.U.O. Le Terrazze. Ovvero, la sistemazione di segnaletica orizzontale e verticale, di un semaforo per regolare il senso unico alternato all’ingresso del complesso turistico ed ulteriori elementi per individuare e proteggere i percorsi pedonali. Tutte opere che non furono mai fatte. Solo l’anno successivo (2014), ma per la sola area esterna al P.U.O. , si installò tutt’altra cosa, un sistema a display che indicava i posti auto disponibili, conteggiando solamente, però, quelli esterni al P.U.O. Le Terrazze e NON quelli interni. Cosa rimasta invariata ad oggi.

Fu un frutto avvelenato di Nardini? Non lo sappiamo. Io credo che Nardini fosse certo di venire rieletto, ma così non fu e Cozzani non proseguì in quel senso. Che la decisione fosse nelle facoltà politiche del sindaco non ho dubbio, ma mi chiedo perché abbia tralasciato la cosa per tanto tempo pure lui.

La gestione prevista oggi dei posti auto (49) pubblici, interni a Le Terrazze

La gestione, ora citata nell’articolo de La Nazione, dei parcheggi pubblici da parte del privato, soprattutto degli stessi che ne hanno usufruito liberamente, fino ad oggi, appare in violazione della convenzione originaria (che andrebbe cambiata). Sempre che il tutto sia legale, ovvero nell’interesse pubblico. Infatti,  ciò potrebbe essere un ulteriore danno per la comunità, anche per il futuro, a vantaggio del solito privato, dato che il canone fisso annuo di 29mila euro potrebbe tornare a svantaggio della comunità. Perché non farli gestire, casomai, ad una società terza, per eliminare alla radice ogni conflitto di interesse di quel privato, nella gestione di quell’area? Credo sarebbe più a tutela di tutti.

La conclusione del progetto del sindaco Cozzani che NON è partecipato

Si va a concludere il progetto, ma fino al 20 febbraio 2017, il sindaco non è riuscito a portare in Tribunale una sola carta sull’avanzamento. Mi riferisco alla conclusione del processo per la querela a mio carico (assolto), accusato per aver scritto della sospensione/blocco del progetto, come riferito da DUE pubblici ufficiali. E’ solo dopo il 20 febbraio 2017 (conclusione del processo) che hanno cominciato a vedersi attività burocratiche più concrete. Il progetto NON e’ il frutto del percorso partecipato, perché vi è stato solo un percorso di ascolto, MAI sfociato in partecipato. La copertura economica è un bagno di sangue per il Comune (ovvero la comunità), che deve alienare beni immobili e utilizzare cospicue somme in cassa, prima non previste per questo. Il privato non finanzia più nulla dal 2004, in quanto i 223.293 euro non sono altro che la cifra della fidejussione bancaria del 2004 (180.059,80 euro) con gli interessi bancari/legali maturati. I costi totali del progetto, quindi, DECUPLICANO a 1.860.293 euro. La progettazione è sempre stata a carico del soggetto attuatore, ovvero Le Terrazze.

Gli spazi per la balneazione, sule e novità non documentate. Si pubblichino le carte

Se l’intenzione, come aveva già previsto la giunta Pistone-Nardini, è quella di spostare i pontili verso lo Sporting Beach, ovvero frontalmente alla piccola spiaggia libera abbandonata da decenni (perché mai consolidata con ripascimenti), pare difficile aumentare gli spazi della balneazione. SI PUBBLICHINO LE CARTE. Attualmente i pontili non stanno davanti al residence, ma davanti abitazioni private prima de Le Terrazze. Strano, poi, che non si conosca (nemmeno a spanne) la dimensione della nuova spiaggia ipotizzata. Che razza di progetto preliminare è? Con lo spostamento dei pontili appare poi poco credibile tutelare le DUE barche delle sule. Si vedano le carte. Si tenga anche conto che, liberare il tratto di costa ora occupato dai pontili, non significa guadagnare una spiaggia, ma una zona cementificata e pavimentata. Si vuole demolire il tutto (con che spese?) per creare un arenile accettabile?

possibile intenzione nel progetto

C’è ancora da aggiungere, le carte non terminano certo qui.